Il caso di Houla illustra il ritardo dell’intelligence occidentale in Siria

Thierry Meyssan, Réseau Voltaire Damasco (Siria), 2 giugno 2012 

Gli occidentali non sbagliano mai, è improbabile che riconosceranno di essersi sbagliati sul massacro di Houla. Ma la cosa importante non è se o meno rettificare la falsa immagine della Siria che la loro propaganda fabbrica. La cosa importante è il mutato equilibrio di forze tra la NATO e la SCO. Il caso di Houla mostra che gli occidentali non sono in grado di sapere ciò che accade sul campo, mentre l’intelligence militare russa è ben consapevole della situazione sul terreno.

108 corpi sono stati mostrati dall’esercito libero “siriano” [1] in una moschea di Houla. Secondo i ribelli, questi erano i resti dei civili uccisi il 25 maggio 2012 dalla milizia filo-governativa, conosciuta con il termine “Shabbihas”.
Il governo siriano è apparso completamente scioccato dalla notizia. Ha immediatamente condannato le uccisioni ad esso attribuiti dall’opposizione armata.
Mentre l’agenzia di stampa nazionale, SANA, non ha potuto fornire dettagli con certezza, l’agenzia di stampa cattolica siriana, Vox clamantis, ha rilasciato una testimonianza immediata su una parte degli eventi, accusando formalmente l’opposizione [2]. Cinque giorni dopo, il notiziario russo Rossiya 24 (ex Vesti) ha trasmesso un servizio molto dettagliato di 45 minuti che resta, ad oggi, l’indagine pubblica più dettagliata [3].
Gli Stati occidentali e del Golfo, che lavorano per un “cambio di regime” in Siria e hanno già riconosciuto l’opposizione come interlocutore privilegiato, hanno adottato la versione dei fatti forniti dall’ELS senza attendere la relazione della missione degli osservatori delle Nazioni Unite (UNSMIS). Come una punizione, la maggior parte di essi ha attuato una misura preparata in caso di necessità: l’espulsione degli ambasciatori siriani nei loro rispettivi paesi. Questa misura politica non equivale all’interruzione delle relazioni diplomatiche, restando in loco il resto del personale diplomatico accreditato siriano.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una dichiarazione presidenziale di condanna del massacro senza nominarne i colpevoli. Ha anche ricordato che il governo siriano ha le sue responsabilità nel proteggere il suo popolo con mezzi adeguati, vale a dire senza l’uso di armi pesanti [4].
Invece, l’Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay, ha riferito le accuse che incolpano le autorità della Siria e ha chiesto che il dossier venga trasferito alla Corte penale internazionale.
Il presidente francese Francois Hollande e il suo ministro degli esteri Laurent Fabius hanno espresso la loro intenzione di convincere la Russia e la Cina a non interferire con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che autorizzi l’uso della forza. Mentre la stampa francese accusa la Russia e la Cina di proteggere un regime criminale.
In risposta a questa accusa, il vice ministro degli esteri russo Andrej Denisov, si è rammaricato che la posizione francese sia una “semplice reazione emotiva,” priva di analisi. Ha sottolineato che la posizione coerente del suo paese, in questo caso come in altri, non è sostenere un governo, ma un popolo (sottinteso che il popolo siriano ha confermato il presidente al-Assad nell’ultimo referendum costituzionale).
Su richiesta del governo di Damasco, la missione degli osservatori delle Nazioni Unite ha visitato il sito. È stata accolta dall’opposizione che controlla la zona ed è stata in grado di stabilire diverse osservazioni per la preparazione della sua relazione intermedia.
In una conferenza stampa per uso interno, il Presidente della Commissione d’inchiesta siriana sul massacro ha letto una breve dichiarazione che rivela i risultati preliminari dell’indagine in corso. Ha detto che il massacro è stato perpetrato dall’opposizione nel contesto di un’operazione militare dell’ELS nella zona.
Consapevole del fatto che la relazione della missione degli osservatori delle Nazioni Unite potrebbe rivoltarsi contro di essa, l’Occidente sta creando una Commissione per ulteriori indagini da parte del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, da essa controllata. Questo potrebbe rapidamente produrre un rapporto per imporre una versione prima della missione di osservatori renda le sue conclusioni.

Come facciamo a sapere cosa è successo a Houla?
Due gli ostacoli principali che impediscono le indagini: il governo siriano ha perso il controllo di Houla per diverse settimane. I giudici siriani non possono recarvisi e se dei giornalisti ci riescono, ciò avviene con il consenso e sotto la stretta supervisione dell’ELS. C’è una sola eccezione: un team di Rossiya 24, il canale di informazione russo, è riuscito a recasi nell’area senza scorta e a realizzare un rapporto eccezionalmente dettagliato.
La Commissione ufficiale siriana afferma di aver ricevuto numerose testimonianze, ma dichiara che le presenterà alla stampa  una volta che la relazione finale sarà preparata. Finora, l’identità di questi testimoni è protetta dalla segretezza delle indagini. Tuttavia, televisione di stato ha trasmesso diverse testimonianze, il 1° giugno.
Gli investigatori hanno anche dei video forniti esclusivamente dall’ELS. Infine, l’ELS avendo raggruppato i corpi in una moschea e dopo aver iniziato, il giorno dopo, le sepolture, non è stato possibile per gli osservatori delle Nazioni Unite svolgere degli accertamenti legali sui corpi.

Le conclusioni di Réseau Voltaire
Houla non è una città, ma un’area amministrativa che comprende tre comunità di circa 25.000 abitanti ciascuno, ora in gran parte abbandonata. La città sunnita di Tal Daw è stata sotto il controllo dei ribelli per diverse settimane. L’esercito libero “siriano” aveva imposto la sua legge. L’esercito nazionale controllava le vie di comunicazione tenendo delle postazioni su diverse strade della zona, ma mai si avventurato lontano da queste strade.
Degli individui hanno rapito i bambini e hanno cercato invano di estorcere dei riscatti [5]. In definitiva, questi bambini sono stati uccisi pochi giorni prima della strage di Houla, ma i loro corpi sono stati portati dall’esercito libero “siriano” per essere esposti con gli altri.
Il 24 maggio sera, l’esercito libero “siriano” ha lanciato una vasta operazione per rafforzare il suo controllo su tutta l’area e fare di Tal Daw una nuova base. Per fare questo, da 600 a 800 combattenti, provenienti da distretti più o meno lontani, riunitisi a Rastan e Saan, hanno poi attaccano simultaneamente le postazioni militari. Nel frattempo, una squadra fortificava Tal Daw con l’installazione di cinque batterie di missili anticarro ed epurava la popolazione eliminando alcuni degli abitanti.
Le prime vittime a Tel Daw erano una dozzina di parenti di Abd al-Muty Mashlab un membro del partito Baath, appena eletto, diventato segretario dell’Assemblea Nazionale, e poi la famiglia di un alto ufficiale, Mouawyya al-Sayyed. Gli obiettivi successivi furono le famiglie di origine sunnita che si erano convertite allo sciismo. Le vittime includono la famiglia di due giornalisti di Top News e New Orient News, agenzie di stampa aderenti a Réseau Voltaire. Diverse persone, compresi i bambini, sono state violentate prima di essere uccise.
Dopo che una sola delle posizioni dell’esercito nazionale era caduta, gli aggressori hanno cambiato la loro strategia. Hanno trasformato la loro sconfitta militare in un’operazione di propaganda. Hanno attaccato l’ospedale al-Watani, e l’hanno bruciato. Hanno preso dei corpi dall’obitorio dell’ospedale e quelli di varie vittime, nella moschea, dove sono stati filmati.
La teoria di un massacro commesso da una singola milizia filo-governativa non resiste ai fatti.  C’erano stati scontri tra lealisti e ribelli, e numerosi massacri di civili filo-governativi da parte dei ribelli. Poi, una messa in scena è stata organizzata dall’esercito libero “siriano”, mischiando corpi dalle diverse origini, corrispondenti a decessi avutisi in parecchi giorni.
Inoltre, l’esistenza dei “Shabbihas” è un mito. Ci sono certamente dei filo-governativi armati e che potevano commettere atti di vendetta, ma non c’è nessuna struttura, nessun gruppo organizzato che può essere descritto come milizia filo-governativa.

Implicazioni politiche e diplomatiche
L’espulsione degli ambasciatori siriani negli stati occidentali è una misura che è stata preparato con largo anticipo, per essere coordinata. Gli occidentali aspettavano un massacro di questo tipo per attivarsi. Hanno ignorato i molti massacri precedenti, perché sapevano che erano stati commessi dall’esercito libero “siriano”, e hanno arraffato ciò che credevano fosse stato perpetrato da milizie filo-governative.
L’idea di una espulsione coordinata non è stata concepita a Parigi, ma a Washington. Parigi l’aveva accettato in linea di principio, senza considerare le implicazioni legali. In pratica Lamia Shakkour è anche l’ambasciatrice siriana all’Unesco, e non può essere espulsa dal territorio francese in virtù dell’accordo di soggiorno. E anche se non sarà più accreditata presso l’UNESCO, non può essere espulsa perché ha la doppia nazionalità francese e siriana.
Le espulsioni sono state coordinate da Washington per creare l’illusione di un movimento generale, al fine di esercitare pressioni sulla Russia. Infatti, gli Stati Uniti cercano di testare il nuovo equilibrio di potere internazionale, di valutare le reazioni russe, e fino dove si può andare.
Tuttavia la scelta del massacro di Houla è un errore tattico. Washington ha preso la questione, senza verificare i dettagli e pensando che nessuno potesse controllarlo. Si dimentica che in alcuni mesi, Mosca ha investito sul paese. Più di 100.000 russi vivono in Siria. Non si sono, naturalmente, limitati a schierare un sofisticato sistema antiaereo per scoraggiare i bombardamenti NATO della Siria; hanno anche insediato unità dell’intelligence comprendenti dei militari in grado di muoversi nelle zone dei ribelli. In questo caso, Mosca è riuscita a far luce sui fatti in pochi giorni. I suoi specialisti sono riusciti a identificare 13 membri dell’ELS colpevoli degli omicidi, e hanno trasmesso i loro nomi alle autorità siriane. In queste condizioni, non solo Mosca non si è lasciata impressionare, ma ha indurito la sua posizione.
Per Putin, il fatto che gli occidentali hanno voluto fare del massacro di Houla un loro simbolo, indica che non controllano più la realtà sul terreno. Dopo aver ritirato gli ufficiali che hanno inquadrato l’esercito libero “siriano”, gli occidentali non hanno altra informazione che i loro droni e satelliti per osservare ciò che accade. Sono diventati vulnerabili alle menzogne e alle vanterie dei mercenari che hanno spedito sul posto.
Visto da Mosca, questo massacro è solo una tragedia fra le tante che i siriani subiscono da un anno. Ma la sua strumentazione anticipata da parte degli occidentali, dimostra che essi non hanno ancora sviluppato una nuova strategia collettiva dalla caduta dell’Emirato Islamico di Bab Amr. In definitiva, operano alla cieca e quindi hanno perso il vantaggio che permette al giocatore di scacchi di vincere.

Note
[1] Réseau Voltaire ha scelto di trascrivere ELS inserendo “siriano” tra virgolette per sottolineare che questa milizia è in gran parte composta da stranieri, e che il suo comando non è siriano.
[2] «Fractionnements irréversibles en Syrie?», Vox Clamantis, 26 maggio 2012.
[3] Global Research ha tradotto la trascrizione di brani estratti dal programma. Vedasi: “Opposition Terrorists “Killed Families Loyal to the Government””, Voltaire Network, 1 giugno 2012.
[4] «Syrie: que dit le Conseil de sécurité?», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 28 maggio 2012.
[5] Questo è attualmente il principale problema della sicurezza nel paese. Molti delinquenti che erano stati reclutati nei ranghi dell’esercito libero “siriano” sono stati smobilitati per mancanza di fondi. Rimasti in possesso delle armi fornite dall’Occidente, si sono dati alla criminalità organizzata, soprattutto al rapimento per riscatto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza saudita-israeliana

Dean Henderson 27 febbraio 2012
(Tratto dal Capitolo 5. Sceicchi del Golfo Persico affittasi: Big Oil & i suoi banchieri…)

L’iraniana Press TV ha riferito ieri che gli Stati Uniti e i sauditi iniziarono a finanziare i ribelli siriani otto mesi fa. Dopo aver finanziato i ribelli islamisti libici per rovesciare Gheddafi, i sauditi e i loro despoti amici del Gulf Cooperation Council (GCC) sono passati al tentativo di far cadere il governo di Assad in Siria, sulla loro strada per Teheran.
Sia la Fratellanza Musulmana della Casa dei Saud che i cabalisti d’Israele, condividono una lunga storia con i loro fratelli massoni dei servizi segreti inglesi, risalente alle scuole misteriche egiziane.
La marcia oligarchia dei banchieri illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia mondiale attraverso il monopolio delle banche centrali e l’egemonia sul commercio di petrolio, armi e droga.
Questa cricca di fanatici satanisti trilionari guidata dai Rothschild crea fanatici all’interno delle fedi ebraica, cristiana e musulmana, per dividere i popoli e massimizzare i profitti di guerra.
Da quando la Chevron scoprì il petrolio in Arabia Saudita nel 1938, la monarchia  della Casa dei Saud è sempre servita come finanziatrice delle avventure militari segrete dei Rothschild. Rientra nell’inganno del petrolio in cambio delle armi.
I sauditi inviarono più di 3,8 miliardi dollari ai mujahidin afgani addestrati dalla CIA. Il loro emissario presso gli statunitensi era Usama bin Ladin.
Diedero 35 milioni di dollari ai Contras del Nicaragua. Il destinatario della tangente Northrop/Lockheed, Adnan Khashoggi, giocò un ruolo chiave nel rifornire  l’Impresa di Richard Secord con fondi della casa dei Saud. Ma mentre gli sforzi  per i contra e i mujahidin ottennero l’attenzione dei giornali, i Saud si impegnarono a finanziare la contro-insurrezione in tutto il mondo.
In Africa, i sauditi supportarono decenni fa il Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), che operava dalle basi in Ciad, nei suoi tentativi di rovesciare il Presidente libico Muhammar Gheddafi.
Il Chad è stato a lungo un paese importante per i sistemi di produzione petrolifera della Exxon Mobil nel Nord Africa. Nel 1990, a seguito del riuscito contro-colpo di stato appoggiato dalla Libia contro il governo del Ciad, che sponsorizzava il NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS grazie ai finanziamenti sauditi. Gli Stati Uniti diedero 5 milioni di dollari in aiuti al governo dittatoriale keniota di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i capi del NFS che gli altri governi africani rifiutarono di accogliere. Arap Moi, in seguito appoggiò le operazioni segrete della CIA in Somalia, sempre finanziate dai sauditi.
I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi, in Angola, nel loro sforzo brutale di rovesciare il governo socialista dell’MPLA del presidente Jose dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi inviarono milioni al Marocco per pagare l’addestramento in quel paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi riserve di petrolio. Nel 1985 la Chevron Texaco raccoglieva il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990 il 29% del greggio della Exxon Mobil destinato agli USA, proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio mondiale del diamante, si vantava di comprare diamanti dall’UNITA. Savimbi era stato accolto alla Casa Bianca dal presidente Reagan.
I sauditi finanziarono la RENAMO, nell’ambito del ‘Piano Rosa‘ della CIA, nella sua campagna terroristica contro il governo nazionalista del Mozambico. A metà degli anni ’80, sia i sauditi che l’Oman inviarono armi alla RENAMO attraverso le isole Comore, per conto di Israele e del Sud Africa dell’apartheid. Due presidenti delle Comore, Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi.
Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), l’ex-Zaire, il pupazzo degli Illuminati Mobutu Sese Seko governò con pugno di ferro per quasi quattro decenni. Era il cane da guardia della City of London nello Zaire, ricco di giacimenti di cobalto, uranio e molibdeno, tutti elementi vitali per il programma di armi nucleari statunitense. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi di dollari nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore.
Mobutu, che fu insediato nei primi anni ’60 dall’agente della CIA Frank Carlucci, in seguito segretario alla difesa di Reagan e Bush e ora presidente dall’azienda di consulenza degli investimenti della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, operò come un gangster assassinando il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti installarono basi militari a Kitona e Kamina, da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro Angola, Mozambico e Namibia, e con il finanziamento dei Saud. La guardia di palazzo di Mobutu venne addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70, i sauditi pagarono per inviare le truppe marocchine a salvare Mobutu dai secessionisti katangahesi guidati da Laurant Kabila.
Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, un amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono a finanziare le incursioni militari in Congo da parte dei governi di Ruanda, Uganda e Burundi. Questa destabilizzazione della regione dei laghi ha portato al genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000, dopo essersi rifiutato di giocare per conto degli Illuminati. Oltre quattro milioni di persone sono morte nella RDC negli ultimi dieci anni.
Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani presi di mira per essere eliminati da questi individui marci. Nel corso degli anni ’50 e ’60, la CIA e i servizi segreti francesi assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi Ben Barka, la cui Union Nationale de Forces Populaire minacciava la monarchia di re Hassan II, fantoccio degli Stati Uniti. Il presidente di sinistra della Guinea Sekou Toure e quello socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali.
Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir accusò i sauditi di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di Johnny Garang. La parte meridionale del Sudan, che l’SPLA sta cercando di staccare, è ricca di petrolio. Il Mossad ha rifornito il SPLA per anni attraverso il Kenya. Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciava aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto era inviato per l’offensiva su Khartoum del SPLA. La crisi in Darfur è il risultato diretto delle intromissioni di Arabia Saudita-Israele-USA per conto di Big Oil.
Il presidente algerino Chadli Benjadid accusò i sauditi di finanziare il barbarico Gruppo Islamico Armato (AIG) che, dopo che l’Algeria aveva biasimato l’avvio della Guerra del Golfo da parte degli Stati Uniti, scatenò un regno di terrore contro i cittadini algerini. Benjadid fu costretto a dimettersi. A ciò fece seguito il passaggio frettoloso della legge sugli idrocarburi, che ha aperto i giacimenti petroliferi del paese, una volta socialista, ai Quattro Cavalieri. La CIA ha poi aiutato i terroristi dell’AIG a recarsi in Bosnia, dove hanno contribuito a distruggere la Jugoslavia socialista.
L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader arabi socialisti di tutti i tempi, iniziò a fare appello a un ordine economico internazionale più giusto, nei suoi discorsi infuocati presso le Nazioni Unite. Incoraggiò i cartelli dei produttori come mezzo per l’emancipazione del Terzo Mondo dai banchieri di Londra. Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e gli altri Stati nazionalisti dell’OPEC, che volevano vendere il loro petrolio a livello internazionale senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente dell’intelligence francese Thyraud de Vosjoli dice che la sua agenzia vi era coinvolta. William McHale di Time magazine, che seguì il tentativo di Mattei di rompere il cartello di Big Oil, morì in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni dollari in aiuti militari attraverso l’Arabia Saudita allo Yemen, nella speranza di evitarvi una rivoluzione marxista. Lo sforzo fallì e il paese fu diviso in Yemen del Nord e del Sud per due decenni, prima di riunirsi di nuovo nel 1990. Gli aiuti di Stati Uniti-Arabia a Yemen e Oman continuano fino a oggi, nel tentativo di stroncare i movimenti nazionalisti in quei paesi che confinano con il Regno e i suoi vasti giacimenti petroliferi controllati dai Quattro Cavalieri.
Durante il tentativo degli USA di staccare la Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fahd chiese la fine dell’embargo ONU sulle armi. Quando l’embargo venne revocato, i sauditi finanziarono gli acquisti di armi dei bosniaci musulmani.  Più tardi, i sauditi finanziarono il narcotrafficante Kosovo Liberation Army, così come i separatisti albanesi dell’UCK che attaccavano il governo nazionalista di Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia, dove nel 1985 sperperarono 10 milioni di dollari per aiutare a distruggere il partito comunista.
Recentemente il principe saudita Bandar ha donato un milione di dollari alla biblioteca presidenziale di Bush Sr. e un altro milione per una campagna di alfabetizzazione di Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001, il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin vennero evacuati dagli Stati Uniti, con lo spazio aereo chiuso al resto del traffico.
I sauditi giocarono semplicemente il ruolo storico di cassieri nell’operazione dell’11 settembre?
Il più grande azionista di News Corporation – creatore sia della voce dei  banchieri Wall Street Journal che della psyop Fox News – è Rupert Murdoch. Il secondo più grande proprietario è il principe saudita Alaweed bin Talal.
Fox News è un’operazione coperta di controllo mentale dei Rothschild contro il popolo americano?

Fonti:
Mercenary Mischief in Zaire”, Jane Hunter, Covert Action Information Bulletin, Primavera 1991.
Hot Money and the Politics of Debt, RT Naylor, The Linden Press/Simon & Schuster. 1987. p.238
Earth First! Journal. Vol. 26, #1. Samhain/Yule, 2005
“US to Aid Regimes to Oust Government”, David B. Ottaway, Washington Post, 11-10-96
The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism, Henrik Kruger, South End Press, Boston, 1980, p.43
The Gulf: Scramble for Security, Raj Choudry, Sreedhar Press, New Dehli 1983, p.14
Dude, Where’s My Country, Michael Moore, Warner Books, New York, 2003
ABC News Online, 10-19-04

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries e Das Kartell der Federal Reserve. L’abbonamento al suo blog Left Hook è gratuito su www.deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le truppe di Assad sempre più vicine ai mercenari stranieri

Saeed Naqvi Sunday Guardian 19 febbraio 2012
Saeed Naqvi è un Distinguished Fellow presso la Observer Research Foundation ed è un giornalista.
 
Una caratteristica della crisi siriana, che deve piacere a chi cerca apertamente la cacciata del regime, è che si sta rivelando un percorso lungo. Così lungo, infatti, che il mondo sta cominciando a sviluppare l’amnesia in merito alla questione palestinese. Questo deve essere uno stato di cose abbastanza felice per alcuni. Ciò fornisce certamente sollievo, una digressione che potenzialmente può tenere l’attenzione lontana da temi imbarazzanti, anche se i burattinai improvvisano una crisi dopo l’altra.
Ora ci sono giornalisti, traghettati in Siria da contrabbandieri affidabili, che testimoniano “il terrorismo transfrontaliero” da Turchia, Iraq, Giordania, Libano alla Siria. La risposta “brutale” siriana fa notizia, ma “il terrorismo transfrontaliero” no. L’espressione deve essere raccolta almeno a New Delhi.
I governi a volte operano in segreto e attutiscono le loro risposte. Ma il terrorismo transfrontaliero non fa eco neanche nei media indiani e in coloro che credono di attivare un discorso pubblico. Infuria il dibattito negli Stati Uniti, se assassinare gli scienziati iraniani abbia uno scopo utile. Ma l’intellighenzia, in questa madre della civiltà, non esprime stupore sulla dimensione etica se l’organizzare l’assassinio degli scienziati sia giusto o sbagliato, non c’è in nessuna parte del discorso. Questo stato di cose è un miglioramento della descrizione di Anthony Trollope di un colono della Tasmania che, alla domanda chi avrebbe ucciso prima se avesse visto un serpente e un aborigeno, ha risposto con candore stupefacente, “La questione non dovrebbe sorgere“?
Già, la storia siriana ha avuto molti colpi di scena sconvolgenti. La Lega Araba invia una missione in Siria, ma la sua relazione è nascosta perché il capo “sudanese” della missione è troppo “equilibrato” tra la  brutalità di Stato e la violenza dei manifestanti. Che gli operativi di al-Qaida e dei taliban di Libia, Afghanistan e Pakistan abbiano trovato la loro strada per la Siria, viene riferito anche in Occidente. Ma i taliban dal Qatar? Il Qatar è un hub per il dialogo con i taliban, anche se ha iniziato a sdoppiarsi in un centro di reclutamento per le operazioni in Siria? Se è così, queste operazioni hanno la benedizione dalla più alta autorità di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri.
In altre parole, Stati Uniti, Europa, Israele, Arabia Saudita, Qatar sono apertamente in compagnia di al-Qaida in Siria. Lanciare una guerra globale contro il terrorismo in Afghanistan e in Pakistan e infilare al-Qaida in nuovi teatri come la Libia e la Siria! Suppongo, la guerra globale al terrore verrà reindirizzata in questi teatri, una volta che l’Afghanistan e il Pakistan saranno stati ripuliti – una sorta di seconda fase di un’operazione in due tempi.
Bana kar mitana
Mita kar banane
(Costruisci, distruggi, costruisci di nuovo).
Nel frattempo, il gioco siriano è stato immensamente complicato dalla visita del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Damasco, insieme al personale d’intelligence russo. La prova fotografica è stata paragonata al di fuori di tutta la massa del dissenso violento in Siria. Evidentemente, Bashar al-Assad ha ricevuto il termine di una quindicina di giorni entro cui “ripulire” tali centri di ribellione, come Homs, non lontano dal confine con il Libano.
Lo spionaggio correlato alla diplomazia sta procedendo in parallelo alle operazioni ad Homs. Ad esempio, i nove pellegrini iraniani catturati dai ribelli mentre viaggiavano da Aleppo ad Hama per il santuario di Zainab, a Damasco. All’incirca nello stesso tempo, l’esercito siriano ha arrestato 49 soldati turchi. Ankara ha chiesto a Teheran di organizzare la loro liberazione. Il Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu si precipitava a Mosca per chiedere aiuto. Per facilitare lo scambio l’esercito libero siriano (un camuffamento dei ribelli) ha rilasciato i pellegrini iraniani sul lato turco del confine. I pellegrini hanno fatto ritorno a Teheran.
Una situazione infinitamente più grave è sorta in una zona di Homs, dove mercenari e forze speciali stranieri sono circondati dall’esercito siriano. Piuttosto che bombardare la zona di Baba Amro, la strategia siriana punta a catturare vivi gli stranieri e a ribaltare la situazione nella guerra mediatica occidentale. Un indizio circa la veridicità di questa storia è venuto dal ministro degli esteri francese Alain Juppé, che sta cercando l’aiuto della Russia per creare “corridoi umanitari” con cui consentire l’accesso ai “civili intrappolati dalle violenze“. In effetti, lo sforzo sui “corridoi” include l’idea di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, a cui l’occidente sta cercando di legare i russi.
I siriani, nel frattempo, stanno mantenendo i loro occhi sull’orologio e si affrettano lentamente a stringere il cordone sulla località di Baba Amro, presso Homs. Con altre buone notizie per loro, le fonti giordane confermavano l’arresto da parte dell’esercito giordano di sette terroristi che s’infiltravano in Siria. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza blasfema tra i mercenari della Blackwater e i governanti degli Emirati Arabi Uniti

Habib Siddiqui Mediamonitors 23 maggio 2011

“… Non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi per evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tanti volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.”

Ricordate la Blackwater USA, il gruppo militare privato che ha lavorato come contractor per il Dipartimento di Stato USA? Dal giugno 2004, è stata pagata più di 320milioni di dollari dal budget del Dipartimento di Stato per il suo servizio mondiale di protezione individuale, proteggendo funzionari degli Stati Uniti e alcuni funzionari stranieri, nelle zone di conflitto. Solo in Iraq, in una sola volta, impiegava non meno di 20.000 forze di sicurezza armate. Nell’Iraq post-Saddam, avevano tratto molta notorietà per il loro grilletto facile, dall’atteggiamento da Gung Ho. Tra il 2005 e il settembre 2007, il personale di sicurezza della Blackwater è stato coinvolto in 195 scontri a fuoco, in 163 di questi casi, il personale della Blackwater ha sparato per primo.
Nel 31 marzo 2004, gli insorti iracheni a Falluja attaccarono un convoglio con quattro contractor della Blackwater. Secondo i resoconti iracheni, gli uomini fecero irruzione in una casa e violentarono alcune donne. I quattro contractor furono attaccati e uccisi con granate e armi leggere. Più tardi i loro corpi vennero appesi a un ponte che attraversa l’Eufrate. Nell’aprile del 2005, sei contractor indipendenti della Blackwater furono uccisi in Iraq quando il loro elicottero Mi-8 venne abbattuto.
Il 16 febbraio 2005, quattro guardie della Blackwater di scorta ad un convoglio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in Iraq, spararono 70 colpi su un’auto. Una ricerca condotta dal servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato concluse che la sparatoria non era giustificata e che i dipendenti della Blackwater fornirono dichiarazioni false agli investigatori. Le false dichiarazioni sostenevano che uno dei veicoli della Blackwater era stato colpito dagli spari dei ribelli, ma l’indagine aveva rivelato che una delle guardie della Blackwater aveva effettivamente sparato al proprio veicolo per sbaglio. Tuttavia, John Frese, alto funzionario della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq, non volle punire la Blackwater o le guardie di sicurezza, perché credeva che eventuali azioni disciplinari abbassassero il morale del gruppo di mercenari.
Il 6 febbraio 2006, un cecchino impiegato dalla Blackwater Worldwide aveva aperto il fuoco dal tetto del ministero della giustizia iracheno, uccidendo tre guardie che lavoravano per l’Iraqi Media Network statale. Molti iracheni presenti alla scena dissero che le guardie non avevano sparato contro il ministero della giustizia. La vigilia di Natale 2006, una guardia di sicurezza del vicepresidente iracheno venne uccisa, mentre era in servizio all’esterno del compound del primo ministro iracheno, da un dipendente della Blackwater USA. Cinque contractor della Blackwater furono uccisi il 23 gennaio 2007, quando il loro elicottero venne abbattuto sull’Haifa Street di Baghdad. Alla fine di maggio del 2007, i contractor della Blackwater aprirono il fuoco per le strade di Baghdad, per due volte in due giorni, uno degli incidenti provocò una  situazione di stallo tra i contractor della sicurezza e i commando del ministero dell’interno iracheno. Il 30 maggio 2007, i dipendenti della Blackwater uccisero un civile iracheno di cui fu detto che stesse “guidando troppo vicino” ad un convoglio del Dipartimento di Stato che veniva scortato dai contractor della Blackwater.
Il governo iracheno revocò la licenza di operare in Iraq alla Blackwater, il 17 settembre 2007, a causa della morte di diciassette iracheni. Gli infortuni mortali si verificarono mentre una Blackwater Security Detail (PSD) privata stava scortando un convoglio di veicoli del Dipartimento di Stato statunitense, in viaggio per una riunione, nella parte occidentale di Baghdad, con dei funzionari dell’USAID. Come in molti altri casi precedenti, anche in questo si era riscontrato che le guardie della Blackwater avevano aperto il fuoco senza provocazione e con un uso eccessivo della forza. L’incidente aveva causato almeno cinque indagini, e una inchiesta della FBI aveva rilevato che i dipendenti della Blackwater usarono incautamente una forza letale. La licenza venne ripristinata dal governo statunitense nell’aprile 2008, ma all’inizio del 2009 gli iracheni annunciarono di aver rifiutato di estendere tale licenza.
I documenti ottenuti dalla fuga di informazioni sulla guerra in Iraq, sostengono che i contractor della Blackwater hanno commesso gravi abusi in Iraq, uccidendo anche dei civili. Nell’autunno del 2007, un rapporto del Comitato di Vigilanza della Camera del Congresso, aveva rilevato che la Blackwater aveva intenzionalmente “ritardato e ostacolato” le indagini sulla morte dei contractor (del 31 marzo 2004).
Così negativa era la percezione pubblica del gruppo di mercenari, che ha dovuto cambiare il suo nome due volte – prima nell’ottobre 2007 come Blackwater Worldwide e poi come Xe Services LLC, nel febbraio del 2009.
Dopo tutti questi incidenti gravi di non provocate orge omicide di civili inermi in Iraq, da parte dei mercenari dal grilletto facile che lavoravano come contractor per il Dipartimento di Stato USA, nel periodo post-Saddam, abbiamo pensato che avremmo visto per l’ultima la Blackwater e il suo CEO Erik Prince. Ma ci sbagliavamo. Assolutamente sbagliato! Ci siamo dimenticati che il male si vende alla grande! Un brutto mostro è tanto più preferibile di un Don della mafia quanto un affascinante uomo dall’animo candido.
Erik Prince si è stabilito ad Abu Dhabi e vi ha aperto una filiale dei mercenari. Ha preso il nome di Reflex Responses. La società, spesso chiamata R2, è stata autorizzata nel marzo scorso (2011). Oltre a statunitensi, inglesi, francesi e alcuni colombiani, R2 ha reclutato un plotone di mercenari sudafricani, inclusi alcuni veterani di Executive Outcomes, una società sudafricana nota per avere preparato dei tentativi di golpe o la soppressione di ribellioni contro dittatori africani negli anni ’90.
La scorsa settimana il New York Times (NYT) ha avuto un rapporto dettagliato su questo gruppo di mercenari, che viene impiegato – da chi altri questa volta se non – il principe Sheik Mohamed bin Zayed al-Nahyan di Abu Dhabi, emirato zuppo di petrolio, per proteggere la sceiccato dalle minacce. L’affare redditizio vale 529 milioni dollari. R2 spende circa 9 milioni di dollari al mese per mantenere il battaglione, comprendendo tra le spese gli stipendi dei dipendenti, per le munizioni e i salari per decine di lavoratori domestici che cucinano i pasti, lavano i panni e puliscono il campo.
Le legge degli emirati vieta la divulgazione dei documenti riguardanti le imprese, che tipicamente indicano le cariche sociali, ma richiede di pubblicare i nomi delle società sugli uffici e le vetrine. Nell’ultimo anno, il cartello fuori la suite è cambiato almeno due volte – ora dice Management Consulting Assurance.
Ci viene detto che la forza militare straniera era prevista mesi prima delle cosiddette rivolte della primavera araba, che molti esperti ritengono improbabile che si diffonda tra il popolo degli Emirati Arabi Uniti; funzionari statunitensi di R2 e coinvolti nel progetto, hanno detto ai giornalisti del NYT che gli emirati erano interessati allo schieramento del battaglione R2 per rispondere agli attacchi terroristici e per reprimere le insurrezioni all’interno dei campi di lavoro presenti in ogni angolo del paese, che ospitano pakistani, filippini e altri stranieri che costituiscono il grosso della forza lavoro del paese.
Vale la pena sottolineare che gli Emirati Arabi Uniti sono il fondo abissale della democrazia nel mondo arabo di oggi. Attraverso la loro infinita ricchezza si sono trasformati in una nuova federazione high-tech popolata da due comunità dal basso profilo – un corpo di modernisti capitalisti arabi (21% della popolazione) e occidentali (8% in totale), che hanno ben pochi contatti con il grande corpo dell’Islam, e una massa di lavoratori stranieri immigrati (per un totale del 71%) – 27% indiani, 20% pakistani, 8% bengalesi e 16% di altri asiatici – non pagati o sottopagati, senza documenti o passaporti (confiscati), che lavorano tutto il giorno, in ogni condizione, senza assistenza medica o supervisione. Come gli schiavi egizi dei tempi biblici che hanno costruito le piramidi, i lavoratori migranti – negatigli i fondamentali diritti umani – sono gli schiavi moderni che hanno costruito il Burj Khalifah (l’edificio più alto del mondo) e continuano a costruire il parco giochi per l’elite capitalista del mondo – una zona senza regole e senza timore di ricorso alla legge. Come sottolineato recentemente da Shaykh Abdal Qadir as-Sufi, “Non ci sono kamikaze negli Emirati Arabi Uniti, solo il suicidio settimanale di un lavoratore in preda alla disperazione per il suo stipendio, le sue condizioni di lavoro, il suo squallido dormitorio e il suo futuro.”
Gli Emirati Arabi Uniti, come molti dei Paesi del Golfo, hanno una scala dei redditi altamente discriminatoria, che si basa sulla nazionalità. Ad esempio, i salariati più pagati sono i bianchi occidentali (da Stati Uniti, Europa, Australia e Nuova Zelanda), seguiti dai cittadini del GCC, asiatici orientali (da Giappone, Corea), Sud-est asiatici (da Singapore, Filippine, Thailandia), sud-asiatici (da India, Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh) e altri paesi africani (in questo ordine).
Mentre principi e sceicchi corrotti vivono una opulenta vita da parassiti, beneficiando delle prestazioni del dono di Dio alla nazione – la risorse in petrolio e gas naturale – e del frutto del lavoro dei loro lavoratori schiavi, che lavorano in quei giacimenti di petrolio e di gas naturale, nell’industria delle costruzioni e nei negozi o centri commerciali; questi lavoratori sono pagati con dei salari tra i più bassi immaginabili. Gli operai edili lavorano 12 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e sono pagati circa 370 AED (100 dollari USA) al mese. I ‘lavoratori’ sono vincolati dal sistema Kafala a non spostarsi dal loro lavoro ad un altro e vengono ‘legati’ al datore di lavoro. I lavoratori sono ospitati dai datori di lavoro nei dormitori conosciuti come campi di lavoro, di solito ai margini delle zone urbane. Ad al-Quoz e a Sonopar, a Dubai, la tipica abitazione di un operaio edile medio è una piccola sala (40 mq) che deve ospitare fino a otto lavoratori. Al-Quoz Camp ospita 7.500 lavoratori migranti che condividono 1.248 camere. La ritenuta dei salari, in totale disprezzo delle regole islamiche, è un luogo comune. Agli avidi datori di lavoro non piace che i loro lavoratori musulmani digiunino durante il Ramadhan, temendo che la loro efficienza sul lavoro ne risenta.
Nel maggio 2010, centinaia di lavoratori hanno marciato dal loro campo di lavoro a Sharjah al Ministero di Dubai, chiedendo di essere rimandati a casa. Avevano affermato che erano rimasti senza assegni per oltre sei mesi ed erano stati mantenuti nello squallore. Le autorità finalmente ne mandarono a casa 700 dei bloccati nel campo di lavoro Sharjah al-Sajar.
Quindi, non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tante volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.
Negli ultimi anni, il governo degli emirati ha inondato le aziende della difesa statunitensi, con miliardi di dollari per contribuire a rafforzare la sicurezza del paese. Una società gestita da Richard A. Clarke, ex consigliere dell’antiterrorismo durante la amministrazioni Clinton e Bush, ha vinto diversi contratti lucrativi di consulenza, negli Emirati Arabi Uniti, su come proteggere le loro infrastrutture.
Gli ufficiali degli emirati avevano promesso che se il primo battaglione R2 di Erik Prince fosse stato un successo, sarebbe stata acquisita una brigata intera di diverse migliaia di uomini. I nuovi contratti sarebbero miliardari, e avrebbero aiutato il prossimo grande progetto di Prince: un complesso di addestramento nel deserto per le truppe straniere, modellato sul compound della Blackwater di Moyock, Carolina del Nord
In una notte della scorsa primavera, dopo mesi di stanza nel deserto, i mercenari della R2 salirono su un autobus non marcato e furono inviati in un hotel nel centro di Dubai. Lì, alcuni dirigenti della R2 avevano organizzato il loro passatempo serale con le prostitute. In quale altro luogo nel mondo arabo se non negli Emirati Arabi Uniti, si può trovare tale esposizione di immoralità?
In un noto hadith, Muhammad (S), il Profeta dell’Islam, ha detto: “Allah l’Altissimo dice: ‘Ci saranno tre persone contro cui mi batterò nel Giorno del Giudizio: (1) la persona che fa una promessa con un giuramento nel mio nome e poi lo rompe, (2) la persona che vende un uomo libero come schiavo e si appropria dei proventi della vendita, e (3) la persona che impiega un operaio e dopo aver beneficiato appieno del suo lavoro, non riesce a pagargli i suoi debiti.” [Bukhari: Abu Hurayrah (RA)].
Muhammad (S) disse anche: “Date il suo salario al lavoratore prima che il suo sudore si asciughi.” [Ibn Majah: Abdullah b. Umar (RA)] Umar (RA)]
Qualcosa è profondamente sbagliato nel mondo arabo. Una una volta dotati di cammelli e di tenda-dimora, ed ora che volano su jet e hanno ricche abitazioni moderne, gli arabi del deserto sono così occupati a godere delle modalità e dei valori delle moderne tecno-società che hanno completamente perso il cuore di tutta la loro identità civica e spirituale. Hanno dimenticato che la migliore sicurezza non viene dai mercenari, ma da una forza lavoro soddisfatta che sia trattata equamente e umanamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cecchini e “rivoluzioni colorate”

Rassegna storica e analisi
Gearóid Ó Colmáin Global Research, 28 novembre 2011

Cecchini sconosciuti hanno giocato un ruolo fondamentale in tutte le cosiddette «Rivoluzioni della primavera araba», eppure, nonostante i rapporti sulla loro presenza nei media mainstream, sorprendentemente è stata rivolta poca attenzione sul loro scopo e ruolo. Il giornalista investigativo russo Nikolaj Starikov ha scritto un libro che tratta il ruolo dei cecchini sconosciuti nella destabilizzazione dei paesi colpiti da un cambio di regime da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il seguente articolo cerca di chiarire alcuni esempi storici di questa tecnica, al fine di fornire uno sfondo all’interno del quale  comprendere l’attuale guerra occulta contro il popolo della Siria da parte degli squadroni della morte al servizio delle intelligence occidentali. [1]

Romania 1989
Nel documentario di Susanne Brandstätter ‘Scacco matto: Strategia della Rivoluzione’, trasmessa sulla rete televisiva Arte qualche anno fa, ufficiali delle intelligence occidentali hanno rivelato come squadroni della morte sono stati utilizzati per destabilizzare la Romania e rivoltare il popolo contro il capo dello Stato Nicolai Ceausescu. Il film di Brandstätter è una tappa obbligata per chiunque sia interessato su come le agenzie di intelligence occidentali, gruppi per i diritti umani e la stampa aziendale colludono con la distruzione sistematica dei paesi la cui leadership è in conflitto con gli interessi del grande capitale e dell’impero.
L’ex agente segreto dei servizi segreti francesi, la DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure) Dominique Fonvielle, ha parlato apertamente del ruolo degli agenti segreti occidentali nel destabilizzare la popolazione rumena. “Come si fa ad organizzare una rivoluzione? Credo che il primo passo sia quello di individuare le forze di opposizione in un determinato paese. E’ sufficiente avere un servizio di intelligence altamente sviluppato, al fine di determinare quali persone siano abbastanza credibili per avere l’influenza per destabilizzare il popolo a svantaggio del regime al potere.”[2]
Questa aperta e rara ammissione della sponsorizzazione del terrorismo occidentale è giustificata sulla base del “bene maggiore” che ha portato alla Romania il capitalismo del libero mercato. Era necessario, secondo gli strateghi della “rivoluzione” in Romania, che alcune persone  morissero. Oggi, la Romania resta uno dei paesi più poveri in Europa. Su una relazione di Euractiv si legge: “La maggior parte romeni associa gli ultimi due decenni al continuo processo di impoverimento e deterioramento delle condizioni di vita, secondo il Life Quality Research Institute della Romania, citato dal quotidiano Financiarul“. [3]
I funzionari dell’intelligence occidentale, intervistati nel documentario hanno anche rivelato come la stampa occidentale ha avuto un ruolo centrale nella disinformazione. Per esempio, le vittime dei cecchini filo-occidentali sono state fotografate presentandole al mondo come prova di un dittatore folle che “uccide il suo stesso popolo“.
Ancora oggi, c’è un museo nelle strade secondarie di Timisoara Romania, che promuove il mito della “rivoluzione rumena”. Il documentario di Arte è stata una delle rare occasioni in cui la grande stampa ha rivelato alcuni dei segreti oscuri della democrazia liberale occidentale. Il documentario ha causato uno scandalo quando fu mandato in onda in Francia, con il prestigioso Le Monde Diplomatique che discuteva del dilemma morale del terrorismo supportato dall’occidente nel suo desiderio di diffondere la ‘democrazia’.
Dalla distruzione della Libia e dalla guerra occulta in corso in Siria, Le Monde Diplomatique si è posto nettamente dalla parte della correttezza politica, condannando Bashar al-Assad per i crimini della DGSE e della CIA. Nella sua edizione attuale, l’articolo di prima pagina si legge ‘Ou est la gauche?’ Dov’è la sinistra? Certamente non nelle pagine di Le Monde Diplomatique!

Russia 1993
Nel corso della contro-rivoluzione di Boris Eltsin in Russia, nel 1993, quando il parlamento russo è stato bombardato causando la morte di migliaia di persone, i contro-rivoluzionari di Eltsin fecero ampio uso dei cecchini. Secondo molti rapporti di testimoni oculari, furono visti cecchini sparare sui civili dall’edificio di fronte l’ambasciata statunitense a Mosca. I cecchini furono attribuiti al governo sovietico dai media internazionali. [4]

Venezuela 2002
Nel 2002, la CIA ha tentato di rovesciare Hugo Chavez, presidente del Venezuela, con un colpo di stato militare. L’11 aprile 2002, una marcia dell’opposizione verso il palazzo presidenziale fu organizzata dall’opposizione venezuelana sostenuta dagli Stati Uniti. I cecchini nascosti negli edifici vicino al palazzo aprirono il fuoco contro i manifestanti, uccidendone 18. I media venezuelani ed internazionali affermarono che Chavez “uccideva il suo stesso popolo“, giustificando così il colpo di stato militare, presentato come un intervento umanitario. Successivamente. è stato dimostrato che il golpe era stato organizzato dalla CIA, ma l’identità dei cecchini non è mai stata stabilita.

Thailandia aprile 2010
Il 12 aprile 2010, il Christian Science Monitor ha pubblicato un rapporto dettagliato dei disordini in Thailandia tra gli attivisti delle “camicie rosse” e il governo thailandese. Il titolo dell’articolo diceva: ‘Le proteste delle camice rosse della Thailandia oscurate da cecchini sconosciuti, sfilata di bare’.
Come le loro controparti in Tunisia, le camicie rosse della Thailandia chiedevano le dimissioni del primo ministro tailandese. Mentre una pesante risposta da parte delle forze di sicurezza thailandesi ai manifestanti fu indicata nella relazione, la versione degli eventi del governo venne anche riportata: “Mr. Abhisit ha  si è solennemente rivolto alla televisione per raccontare la sua storia. Ha accusato la teppaglia armata, o “terroristi”, per le intense violenze (almeno 21 persone morte e 800 ferite) e sottolineato la necessità di un’inchiesta approfondita sull’assassinio di soldati e manifestanti. La televisione di stato ha trasmesso immagini ripetute di soldati sotto il tiro di proiettili ed esplosivi“.
Il rapporto del CSM ha continuato a citare ufficiali tailandesi e diplomatici occidentali anonimi: “Osservatori militari dicono che le truppe thailandesi sono incappato in una trappola tesa da agenti provocatori con esperienza militare. Colpendo i soldati dopo il tramonto e scatenando battaglie caotiche con i manifestanti inermi, uomini armati sconosciuti hanno assicurato pesanti perdite da entrambe le parti. Alcuni sono stati catturati delle telecamere e visti dai giornalisti, compreso questo. Cecchini sparavano ai comandanti militari, indicando un grado di pianificazione anticipata e la conoscenza dei movimenti dell’esercito, dicono diplomatici occidentali informati dai funzionari thailandesi. Mentre i leader delle manifestazioni hanno negato l’uso delle armi da fuoco e dicono che la loro lotta è non violenta, non è chiaro se i radicali nel movimento sapessero della trappola. “Non si può pretendere di essere un movimento politico pacifico e avere un arsenale di armi dietro, se necessario. Non si può avere entrambe le cose”, dice un diplomatico occidentale in costante contatto con i leader della protesta.” [5]
L’articolo del CSM indaga anche la possibilità che i cecchini potessero essere schegge impazzite dei militari tailandesi, usato come agenti provocatori per giustificare un giro di vite contro l’opposizione democratica. La classe dirigente della Thailandia è attualmente sotto pressione da parte del  gruppo delle Camicie rosse. [6]

Kirghizistan giugno 2010
Le violenze etniche scoppiate nella repubblica dell’Asia centrale del Kirghizistan nel giugno 2010. E’ stato ampiamente riportato che cecchini sconosciuti hanno aperto il fuoco sui membri della minoranza uzbeka in Kirghizistan. Eurasia.net riporta: “In molti mahallas usbechi, gli abitanti offrono una testimonianza convincente di uomini armati che sparavano sui loro quartieri da posizioni avanzate. Gli uomini asserragliati nel quartiere Arygali Niyazov, per esempio, testimoniarono di aver visto uomini armati ai piani superiori del vicino ostello dell’istituto medico, con vista sulle stradine del quartiere. Hanno detto che durante il culmine della violenza, questi uomini armati coprivano attaccanti e saccheggiatori, aggredendo la loro zona con il tiro dei cecchini. Uomini in altri quartieri uzbechi raccontano storie simili.”
Tra voci e notizie non confermate che circolano nel Kirghizistan, dopo le violenze del 2010, vi è chi sostiene che le forniture di acqua alle aree uzbeke erano state avvelenate. Tali voci erano state anche diffuse contro il regime di Ceaucescu in Romania, durante il colpo di stato appoggiato dalla CIA, nel 1989 Eurasia.net continua a sostenere che: “Molte persone sono convinte di aver visto mercenari stranieri agire come cecchini. Questi presunti combattenti stranieri si distinguono per il loro aspetto – abitanti dicono di aver visto cecchini bianchi e alti, biondi, e cecchini donne degli stati baltici. L’idea di cecchini inglesi che devastano le strade sparando sugli uzbeki a Osh, è anch’essa popolare. Non ci sono state conferme indipendenti di tali avvistamenti da parte dei giornalisti stranieri o rappresentanti di organismi internazionali“. [7]
Nessuno di questi rapporti è stato studiato in modo indipendente o confermato. E’ quindi impossibile trarre conclusioni difficili da queste storie. Le violenze etniche contro i cittadini uzbeki in Kirghizistan si sono verificate di pari passo con la rivolta popolare contro il regime appoggiato dagli USA, che molti analisti hanno attribuito alle macchinazioni di Mosca. Il regime Bakiyev è salito al potere con un colpo di stato popolate della CIA, noto al mondo come Rivoluzione dei Tulipani nel 2005.
Situato a ovest della Cina e al confine con l’Afghanistan, il Kirghizistan ospita una delle più grandi e importanti basi militari statunitensi in Asia centrale, la base aerea di Manas, che è vitale per l’occupazione NATO del vicino Afghanistan. Nonostante le preoccupazioni iniziali, le relazioni USA/Kirghizistan sono rimaste buone sotto il regime del presidente Roza Otunbayeva. Questo non è sorprendente in quanto Otunbayeva aveva già partecipato nella rivoluzione dei tulipani creata dagli USA nel 2004, prendendo il potere come ministro degli esteri. Fino ad oggi nessuna indagine è stata condotta sulle origini delle violenze etniche che si diffusero in tutto il sud del Kirghizistan nel 2010, né i saccheggiatori e i cecchini sconosciuto sono stati identificati e arrestati.
Data l’importanza geostrategica e geopolitica del Kirghizistan sia per gli Stati Uniti che per la Russia, e il precedente record dell’uso degli squadroni della morte per dividere e indebolire i paesi e per mantenere il dominio degli Stati Uniti, il coinvolgimento degli Stati Uniti nella diffusione del terrorismo in Kirghizistan non si può escludere. Un modo efficace per mantenere la presa sui paesi dell’Asia centrale, sarebbe esacerbare le tensioni etniche. Il 6 agosto 2008, il quotidiano russo Kommersant riferiva che un nascondiglio di armi degli Stati Uniti era stato trovato in una casa nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, che era stata affittata da due cittadini statunitensi.  L’ambasciata degli Stati Uniti sosteneva che le armi erano usati per le esercitazioni “anti-terrorismo”. Tuttavia, questo non è stato confermato dalle autorità del Kirghizistan. [8]
Il sostegno militare occulto degli Stati Uniti ai gruppi terroristici nella ex Repubblica federale di Jugoslavia si è rivelata una strategia efficace nel creare le condizioni per i bombardamenti “umanitari” del 1999. Un mezzo efficace per mantenere il governo di Bishkek fermamente a fianco degli statunitensi sarebbe insistere sulla presenza statunitense ed europea nel paese per aiutare a “proteggere” la minoranza uzbeca.
L’intervento militare simile a quello nella ex Jugoslavia da parte dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è stato difeso dal New York Times, il cui fuorviante articolo sui disordini del 24 giugno 2010 ha il titolo “Il Kirghizistan chiede all’Organismo europeo di sicurezza delle squadre di polizia“. L’articolo è fuorviante, in quanto il titolo contraddice il rapporto reale, che cita un funzionario del Kirghizistan che afferma: “Un portavoce del governo ha detto che funzionari hanno discusso la presenza esterna della polizia con l’OSCE, ma ha detto di non poter confermare che la richiesta di uno schieramento sia stato fatto.”
Non ci sono prove in questo articolo di una qualsiasi richiesta da parte del governo del Kirghizistan, per un intervento militare. Infatti, l’articolo presenta molte prove del contrario. Tuttavia, prima che il lettore abbia la possibilità di leggere la spiegazione del governo del Kirghizistan, l’articolista del New York Times presenta la narrazione ormai fin troppo orribilmente familiare, dei popoli oppressi che mendicano all’Occidente di venire a bombardare o occupare il loro paese: “L’etnia uzbeka nel sud ha chiesto a gran voce un intervento internazionale.  Molti hanno detto che sono stati attaccati nei loro quartieri, non solo dalla folla, ma anche dai militari e dalla polizia del Kirghizistan.”[9]
Solo verso la fine di questo articolo troviamo che le autorità del Kirghizistan accusano il dittatore appoggiato dagli Usa di fomentare la violenza etnica nel paese, attraverso l’utilizzo di jihadisti islamici in Uzbekistan. Questa politica di utilizzare le tensioni etniche per creare un ambiente di paura per puntellare una dittatura estremamente impopolare, la politica di usare il jihadismo islamico come strumento politico per creare quello che l’ex Consigliere alla Sicurezza Nazionale, Zbigniew Bzrezinski, ha definito “un arco di crisi”, lega bene con la storia del coinvolgimento degli Stati Uniti in Asia centrale, dalla creazione di al-Qaida in Afghanistan nel 1978, fino ai giorni nostri.
Ancora una volta, la questione persiste, chi erano i “cecchini sconosciuti” che terrorizzavano la popolazione usbeca, da dove provenivano le loro armi e quale beneficio potrebbero trarre da un conflitto etnico nei punti caldi geopolitici dell’Asia centrale?

Tunisia gennaio 2011
Il 16 gennaio 2011, la CNN aveva riferito che ‘bande armate’ stavano combattendo le forze di sicurezza tunisine. [10] Molti degli omicidi commessi durante la rivolta tunisina, furono attribuiti a “ignoti cecchini“. Ci sono stati anche i video pubblicati su Internet che mostrano cittadini svedesi detenuti dalle forze di sicurezza tunisine. Uomini che erano chiaramente armati di fucili da cecchino. Russia Today aveva trasmesso delle immagini drammatiche. [11]
A dispetto degli articoli dei professori Michel Chossudovsky, William Engdahl e altri, che dimostrano come le rivolte in Nord Africa seguissero il modello dei golpe di massa appoggiati dagli Stati Uniti, piuttosto che delle rivoluzioni autenticamente popolari, partiti e organizzazioni di sinistra hanno continuato a credere alla versione dei fatti presentati da al-Jazeera e dalla stampa mainstream. se la sinistra avesse preso il vecchio libro di Lenin, avrebbe trasposto i suoi commenti sulla rivoluzione di febbraio/marzo in Russia così: “L’intero corso degli eventi nella Rivoluzione do gennaio/febbraio mostra chiaramente che le ambasciate britanniche, francesi e statunitensi, con i loro agenti e “connessioni”, … hanno direttamente organizzato un complotto in combinazione con una sezione dei generali e ufficiali dell’esercito tunisino, con l’obiettivo esplicito della deposizione di Ben Ali.”
Ciò che la sinistra non ha capito, è che a volte è necessario all’imperialismo per rovesciare alcuni dei suoi clienti. Un degno successore di Ben Ali potrebbe sempre essere trovato tra i feudalisti dei Fratelli Musulmani, che ora hanno la prospettiva di prendere il potere. Nei loro slogan rivoluzionari e nell’arrogante insistenza che gli eventi in Tunisia e in Egitto siano “rivolte spontanee e popolari“, hanno commesso quello che Lenin aveva identificato come i peccati più pericoloso in una rivoluzione, cioè la sostituzione dell’astratto con il concreto. In altre parole, i gruppi di sinistra sono stati semplicemente ingannati dalla raffinatezza dagli eventi della “primavera araba” sostenuta dall’occidente.
Ecco perché la violenza dei manifestanti, e in particolare l’uso diffuso di cecchini, eventualmente collegate ai servizi segreti occidentali, è stato il grande fatto trascurato della rivolta tunisina. Le stesse tecniche sarebbe state usate in Libia poche settimane dopo, costringendo la sinistra a riprendere e modificare il suo entusiasmo iniziale per la “primavera araba” della CIA.
Quando si parla di “sinistra” qui, ci si riferisce a veri e propri partiti di sinistra, vale a dire, i partiti che hanno sostenuto la Grande Jamahirya Araba Socialista Popolare Libica nella sua lunga e coraggiosa lotta contro l’imperialismo occidentale, non gli infantili gonzi piccolo-borghesi che hanno sostenuto i terroristi della NATO di Bengasi. La palese idiozia di una tale posizione dovrebbe essere chiara a chiunque che capisca la politica globale e la lotta di classe.

Egitto 2011
Il 20 ottobre 2011, il quotidiano Telegraph ha pubblicato un articolo intitolato: “Nostro fratello è morto per un Egitto migliore“. Secondo il Telegraph, “Mina Daniel, un attivista anti-governativo del Cairo, era stato ucciso da un cecchino ignoto, ferendolo mortalmente al petto“. Inspiegabilmente, l’articolo non è più disponibile sul sito web del Telegraph, per una lettura on-line. Ma una ricerca su Google di ‘Egitto, cecchino ignoto, Telegraph’ mostra chiaramente la spiegazione sopra citata per la morte di Mina di Daniel. Allora, chi potevano essere questi “ignoti cecchini”?
Il 6 febbraio al-Jazeera riferiva che il giornalista egiziano Ahmad Mahmoud era stato colpito dai cecchini mentre tentava di seguire gli scontri tra le forze di sicurezza egiziane e i manifestanti. Riferendosi alle dichiarazioni fatte dalla moglie di Mahmoud, Enas Abdel-Alim, l’articolo di al-Jazeera insinua che Mahmoud potrebbero essere stato ucciso dalle forze di sicurezza egiziane: “Abdel-Alim aveva detto che diversi alcuni testimoni oculari le avevano detto che un capitano di polizia in uniforme delle famigerate forze di sicurezza centrale egiziane aveva urlato al marito di smettere di filmare. Prima che Mahmoud avesse anche avuto la possibilità di reagire, ha detto, un cecchino gli ha sparato”. [12]
Mentre l’articolo di al-Jazeera avanza la teoria che i cecchini erano agenti del regime di Mubarak, il loro ruolo nella rivolta rimane ancora un mistero. Al-Jazeera, la stazione televisiva del Qatar di proprietà dell’emiro Hamid bin Khalifa al-Thani, ha svolto un ruolo fondamentale nel suscitare le proteste in Tunisia ed Egitto, prima di lanciare una campagna di propaganda di guerra e di menzogne assolute pro-NATO durante la distruzione della Libia.
Il canale del Qatar è un partecipante centrale nell’attuale guerra segreta condotta dalle agenzie della NATO e dai loro clienti contro la Repubblica di Siria. La disinformazione incessante di al-Jazeera contro la Libia e la Siria, ha portato alla dimissioni di alcuni giornalisti di spicco come il capo stazione di Beirut, Ghassan Bin Jeddo [13] e del senior executive di al-Jazeera Wadah Khanfar, che fu costretto a dimettersi dopo che un cablo di Wikileaks l’aveva rivelato che cooperava con la Central Intelligence Agency. [14]
Molte persone sono state uccise durante la rivoluzione colorata in Egitto appoggiata dagli USA. Anche se gli omicidi sono stati attribuiti all’ex semi-cliente Hosni Mubarak, il coinvolgimento dei servizi segreti occidentali non si può escludere. Tuttavia, occorre sottolineare che il ruolo dei cecchini sconosciuti in manifestazioni di massa, resta complesso e sfaccettato, e quindi non si deve saltare alle conclusioni. Ad esempio, dopo il massacro della domenica di sangue (Domhnach na Fola) a Derry, Irlanda 1972, dove furono uccisi manifestanti pacifici da parte dell’esercito britannico, i funzionari britannici hanno affermato che erano finiti sotto il fuoco dei cecchini. Ma dopo 30 anni  d’indagine sulla Domenica di Sangue ha successivamente dimostrato che questo è falso. Ma la domanda persiste ancora una volta, chi erano i cecchini in Egitto e a quali finalità servono?

Libia 2011
Durante la destabilizzazione della Libia, un video è stato trasmesso da al-Jazeera con la pretesa di mostrare pacifici manifestanti “pro-democrazia” presi di mira dalle “forze di Gheddafi“. Il video era stato modificato per convincere lo spettatore che i manifestanti anti-Gheddafi erano stati uccisi dalle forze di sicurezza. Tuttavia, la versione non modificata del video è disponibile su youtube. Mostra chiaramente i manifestanti pro-Gheddafi con le bandiere verdi presi sotto tiro da cecchini sconosciuti. L’attribuzione reati della NATO alle forze di sicurezza della Jamahirya libica, era una caratteristica costante della brutale guerra mediatica scatenata contro il popolo libico. [15]

Siria 2011
Il popolo della Siria è assediato da squadroni della morte e da cecchini dallo scoppio delle violenze di marzo. Centinaia di soldati e personale di sicurezza siriani sono stati assassinati, torturati e mutilati da militanti salafiti e dai Fratelli musulmani. Eppure i media aziendali internazionali continuano a diffondere la patetica menzogna che i morti sono il risultato della dittatura di Bashar al-Assad.
Quando ho visitato la Siria ad aprile di quest’anno, ho personalmente incontrato i commercianti ed i cittadini di Hama che mi hanno detto di aver visto terroristi armati appestare le strade di quella città un tempo tranquilla, terrorizzando il quartiere. Ricordo che discutendo con un venditore di frutta nella città di Hama, che parlava dell’orrore che aveva visto quel giorno e mi descriveva le scene di violenza, la mia attenzione fu attratta da un titolo del Washington Post mostrato alla televisione siriana: “La CIA sostiene l’opposizione siriana“. La Central Intelligence Agency offre addestramento e finanziamento ai gruppi che operano agli ordini degli interessi imperialistici statunitensi. La storia della CIA dimostra che supportare le forze dell’opposizione significa fornirgli armi e finanziarli, azioni illegali secondo il diritto internazionale.
Pochi giorni dopo, in un ostello della antica, colta città di Aleppo, ho parlato con un uomo d’affari siriano e la sua famiglia. Gli uomini d’affari dirigono molti alberghi in città e sono pro-Assad. Mi disse che aveva l’abitudine di guardare al-Jazeera, ma ora aveva dubbi sulla sua onestà. Mentre conversavamo, al-Jazeera sullo sfondo mostrava scene di soldati siriani battere e torturare manifestanti. “Ora, se questo è vero, è semplicemente inaccettabile“, aveva detto. A volte è impossibile verificare se le immagini mostrate in televisione siano vere o no. Molti dei crimini attribuiti all’esercito siriano sono state commessi da bande armate, come ad esempio aver gettato dei corpi mutilati nel fiume a Hama, presentato al mondo come ulteriore prova dei crimini del regime di Assad.
C’è una minoranza di oppositori innocenti al regime di Assad che crede a tutto quello che vedono e sentono su al-Jazeera e le altre stazioni satellitari filo-occidentali. Queste persone semplicemente non capiscono la complessità della politica internazionale. Ma i fatti sul terreno dimostrano che la maggior parte del popolo in Siria sostiene il governo. I siriani hanno accesso a tutti i siti Internet e ai canali televisivi internazionali. Possono guardare la BBC, CNN, al-Jazeera, leggere il New York Times on-line o Le Monde, prima di sintonizzarsi sui propri media statali. A questo proposito, molti siriani sono più informati sulla politica internazionale rispetto alla media europea o statunitense. La Maggior parte degli europei e degli statunitensi crede nei loro media. Pochi sono in grado di leggere la stampa siriana in arabo o guardare la televisione siriana. Le potenze occidentali sono i padroni del discorso, possedendo i media. La primavera araba è stato l’esempio più orribile dell’abuso sfrenato di questo potere.
La disinformazione è efficace nel seminare il seme del dubbio tra coloro che sono sedotti dalla propaganda occidentale. I media di stato siriani hanno smentito centinaia di menzogne di al-Jazeera fin dall’inizio di questo conflitto. Eppure i media occidentali si rifiutano di riferire anche la posizione del governo siriano, affinché la copertura dell’altro lato di questa storia non favorisca un minimo pensiero critico nell’opinione pubblica.

Conclusione
L’impiego di mercenari, squadroni della morte e cecchini dalle agenzie di intelligence occidentali è ben documentato. Nessun governo razionale che tentasse di rimanere al potere, ricorrerebbe a cecchini sconosciuto per intimidire i suoi avversari. Sparare contro manifestanti innocenti sarebbe controproducente, di fronte alle pressioni assolute da parte dei governi occidentali, decisi ad installare un regime vassallo a Damasco. Sparare a manifestanti disarmati è accettabile solo in dittature che godono del sostegno incondizionato dei governi occidentali come Bahrain, Honduras o Colombia.
Un governo che è così massicciamente supportato dalla popolazione della Siria, non saboterebbe la propria sopravvivenza, usando i cecchini contro le proteste di una piccola minoranza. L’opposizione al regime siriano è, infatti, minuscola. Gas lacrimogeni, arresti di massa e altri metodi non letali sarebbero perfettamente sufficiente a un governo che desidera controllare dei dimostranti disarmati.
I cecchini sono utilizzati per creare il terrore, la paura e la propaganda anti-regime. Sono parte integrante di un cambiamento di regime sponsorizzato dall’occidente. Se si dovesse fare una critica seria al governo siriano nei mesi scorsi, è che non è riuscito ad attuare efficaci misure antiterrorismo nel paese. Il popolo siriano vuole le truppe per le strade e sui tetti degli edifici pubblici. Nelle settimane e nei mesi a venire, le forze armate siriane probabilmente conteranno sempre più sugli specialisti militari russi per rafforzare le difese del paese, mentre la crociata occidentale iniziata in Libia, si diffonde da marzo sul Levante.
Non vi è alcuna prova conclusiva che i cecchini che uccidono uomini, donne e bambini in Siria siano degli agenti dell’imperialismo occidentale. Ma c’è la prova schiacciante che l’imperialismo occidentale sta cercando di distruggere lo Stato siriano. Come in Libia, non hanno mai una volta menzionato la possibilità di negoziati tra la cosiddetta opposizione e il governo siriano. L’Occidente vuole il cambiamento di regime ed è determinato a ripetere il massacro in Libia per raggiungere questo obiettivo geopolitico.
Sembra ormai probabile che la culla della civiltà e della scienza sarà invasa da barbari semi-analfabeti, mentre il declino dell’Occidente si gioca nei deserti d’Oriente.

Note
[1] N.Starikov
[2] Youtube
[3] Euractiv
[4] Truth in media
[6] Activist Post
[7] Eurasianet
[8] Kommersant
[9] NY Times
[11] Youtube
[12] al-Jazeera
[13] Ynet
[14] Intelligence News
[15] Youtube

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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