La Cina alla conquista della Luna

La Corea del Sud fa già parte del “club spaziale”. L’India è interessata a Marte e la Cina alla Luna
Voce della Russia 9 febbraio 2014
001fd04cf03a1403d90402L’ascesa dell’Asia nell’industria aerospaziale nel 2013 ha sorpreso gli esperti. La Corea del Sud ha lanciato il terzo missile dal suo cosmodromo. La sonda indiana Mangalyaan è decollata su un missile vettore indiano dal cosmodromo in India. Questa sonda è dotata anche di dispositivi realizzati in India per riprendere Marte e i suoi satelliti, mentre il rover cinese Yutu (coniglio di giada), cammina sulla superficie lunare dal 15 dicembre alla velocità di 200 km/h. Yutu studia la geologia della Luna. Le immagini che il rover ha inviato sulla Terra sono di migliore qualità rispetto a quelle delle sonde russe e statunitensi. Il rover cinese funziona a batterie solari, compiendo la missione per tre mesi. È dotato di telecamere e radar per esplorare la superficie lunare fino a qualche centinaio di metri di profondità. È un vero successo dell’industria aerospaziale cinese, ritiene l’esperto dell’Istituto sull’Estremo Oriente Aleksandr Larin. “Sono notevoli realizzazioni dell’industria aerospaziale cinese“, spiega. “Dimostrano la svolta nello sviluppo delle tecnologie spaziali. Tutti ritengono che la Cina possa solo copiare altre tecnologie. I cinesi sono riusciti a dimostrare il contrario. Possiamo aspettarci che la Cina realizzi il suo sogno, diventare non solo la prima economia del mondo, ma anche leader del progresso tecnologico.”
Il “Coniglio di Giada” è un progetto al 100% made in Cina, a differenza dei veicoli spaziali con equipaggio, basati sui progetti sovietici. Il CEO del gruppo russo JC, Evgenij Chernjakov, ritiene che la Russia e la Cina abbiano l’opportunità di cooperare nello spazio. “La Cina sviluppa assai rapidamente l’industria aerospaziale“, dice. “In questa fase, mantenendo un passo avanti rispetto alla Repubblica popolare cinese, la Russia potrà contribuirvi. Ad esempio, per progetti complessi, dal bilancio non pienamente accessibile. Russia e Cina hanno la reale necessità d’interagire. Nella tecnologia, la Cina ha tratto molto dalla Russia e continua ad averne molto. Ciò le permette di ridurre il tempo richiesti per sviluppare la struttura spaziale.”
L’editore della rivista Novosti Kosmonavtiki (Notizie di Cosmonautica), accademico dell’Accademia Russa della Cosmonautica, Igor Marinin, cita progetti russo-cinesi che potrebbero essere inviati nello spazio. “Questa collaborazione può essere presente nella ricerca e nel trattamento delle informazioni provenienti dai satelliti scientifici. Questo potrebbe essere molto utile per creare i sistemi di navigazioni Beidou cinese e GLONASS russo. Questa collaborazione potrebbe avere dei vantaggi. In Russia, il programma potrebbe beneficiare di un forte sostegno finanziario nei prossimi anni, una dozzina di satelliti per studiare la Terra sarà lanciata. I cinesi sono abbastanza avanzati nel settore. Ma non ci sarebbero progetti nel settore dei voli con equipaggio.  La Cina non ha bisogno della cooperazione con la Russia nei voli spaziali, come gli europei o giapponesi“.
La prima missione lunare nel 21° secolo suscita molte voci e articoli menzionando l’intenzione della Cina d’installarvi una base militare. Il direttore del Centro di Studi Sociali e Politici Vladimir Evseev la considera una “bufala”. Detto questo, ogni passo avanti nello spazio è “dual use”, pensa. “Non credo possibile che il programma spaziale non possa essere solo pacifico. Ogni Paese pensa se può o meno piazzarvi delle armi. Ho sempre visto un doppio fondo nelle conquiste spaziali della Cina. Soprattutto che la Cina sia meglio preparata ad affrontare gli Stati Uniti nello spazio. I cinesi si rendono conto che se l’esercito statunitense sarà privato del supporto tecnico spaziale, sarà privato dei suoi principali vantaggi tecnologici, tra cui le tecnologie per bloccare i canali di comunicazione e i sistemi di puntamento. La Cina vi si prepara assai aggressivamente. Probabilmente crea questi sistemi per compensare i vantaggi degli Stati Uniti.” Nel 2013, la Cina ha lanciato 20 satelliti. Secondo Vladimir Evseev, la stragrande maggioranza di questi satelliti ha duplice impiego.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’è successo alla navetta spaziale Buran?

Natalija Jachmennikova, Rossijskaja Gazeta 19 gennaio 2014 – RIR

Il volo della Buran, durato 205 minuti, fu sensazionale. La navetta spaziale sovietica fu la prima al mondo ad atterrare automaticamente, mentre le navette statunitensi non potevano farlo, se non manualmente. Ma perché il lancio trionfale della navetta sovietica fu il primo e ultimo? C’è qualche speranza che la navetta russa possa di nuovo puntare alle stelle? Rossijskaja Gazeta ha parlato con Valerij Burdakov, uno dei progettisti della Buran e a capo del dipartimento dell’associazione per la produzione scientifica Energija. Oggi è professore presso l’Istituto Aeronautico di Mosca.

1461156Rossijskaja Gazeta: Valerij Pavlovich, si dice che la navicella spaziale Buran fosse la macchina più complessa mai creata dall’uomo.
Valerij Burdakov: Sicuramente. Fino all’avvento della Buran, la navetta spaziale statunitense era al vertice, ma la Buran era molto più capace sia per carico che poteva far rientrare sulla Terra (20-30 tonnellate anziché 14,5) che per l’ampiezza dell’orbita. Avremmo potuto far rientrare la stazione spaziale Mir e trasformarla in un oggetto da museo! Atterraggio automatico, carburante non tossico, test di volo orizzontale e trasporto del serbatoio del razzo su un aereo appositamente progettato. Tutto fu superlativo.

RG: Chi fu la prima persona ad avere l’idea che l’aeromobile orbitale potesse atterrare su una pista  come un aereo?
VB: (Sergej) Koroljov! Lo sentì da Sergej Pavlovich stesso. Nel 1929 aveva 23 anni, ed era già un noto pilota di alianti. Pensava di spingere un aliante a 6 km di quota e poi nella stratosfera, con una cabina pressurizzata. Decise di visitare (Konstantin) Tzjolkovskij per convincerlo a firmare una lettera che confermasse che il volo a quell’altezza fosse praticabile.

RG: E Tzjolkovskij firmò?
VB: No, criticò l’idea. Disse che senza un motore a razzo a propellente liquido l’aliante non poteva essere controllato a quella altezza, spezzandosi mentre accelerava. Tzjolkovskij diede a Koroljov un libretto intitolato “Missili spaziali” consigliandogli a come utilizzare motori a razzo a combustibile liquido per i voli non nella stratosfera, ma ancora più in alto, nello spazio. Koroljov era molto seccato.

RG: E quando hai iniziato a lavorare sul progetto Buran?
VB: Nel 1962, con il sostegno di Sergej Pavlovich, ebbi il brevetto di primo ideatore di un veicolo spaziale riutilizzabile. Quando la navetta statunitense emerse dalle nubi, non era ancora deciso se si dovesse seguire la stessa strada. Ma nel 1974 fu istituito il cosiddetto Servizio n° 16 di Energija. Aveva due reparti di progettazione, il mio si occupava dell’aeromobile e quello di Efrem Dubinskij del vettore di lancio. Affrontammo traduzioni, analisi scientifiche, la stesura e pubblicazione di uno “studio” sulla navetta. E senza tante storie, sviluppammo la nostra versione di navetta e relativo vettore di lancio.

RG: La precisione con cui Buran atterrò fu assolutamente sbalordita.
VB: Quando la navetta spuntò dalle nuvole, uno dei direttori era praticamente in delirio, continuava a dire: “Si schianterà!” Tutti ansimammo quando la Buran picchiò mettenodosi in perpendicolare alla pista. Ma in realtà tale manovra faceva parte del piano. Sembra, tuttavia, che il direttore in questione non lo sapesse o l’avesse dimenticato. La navetta atterrò proprio sulla pista. Quei 205 minuti di volo della Buran eliminarono qualsiasi critica ai suoi progettisti.

RG: Come ti sei sentito dopo quel trionfo?
VB: Le parole non possono esprimerlo. Ma c’era un’altra sensazione: chiusero un progetto riuscito e innovativo. Alla fine, 15 miliardi di rubli furono sprecati.

RG: Il know-how scientifico e tecnico del progetto Buran sarà mai utilizzato?
VB: Come navetta, la Buran non è finanziariamente sostenibile perché il sistema di lancio è costoso e inaffidabile. Ma le soluzioni tecniche uniche possono essere sviluppate ulteriormente nell’ambito del progetto Buran-M. Un nuovo velivolo spaziale modificato che tenga conto degli ultimi sviluppi potrebbe diventare assai veloce, affidabile e conveniente nel trasporto intercontinentale di passeggeri e turisti. Ma perché ciò avvenga, dobbiamo creare un nuovo vettore di lancio multi-uso, monostadio ed integralmente ecologico (MOVEN) per sostituire il missile Sojuz. Per inciso, il nuovo velivolo non richiederà un sistema di lancio ingombrante, quindi potrebbe anche decollare dal cosmodromo di Vostochnyj. Il know-how della Buran non è svanito. L’atterraggio automatico del velivolo ha ispirato gli aerei da combattimento di quinta generazione e numerosi velivoli senza equipaggio. Solo che, come è avvenuto con i satelliti artificiali, ci arrivammo prima.

RG: Secondo te, qual è la prospettiva dell’industria spaziale oggi?
VB: L’era degli idrocarburi sta per essere sostituita dall’era atomica e solare, inconcepibile se non usiamo una gamma molto ampia di velivoli spaziali. Per costruire centrali solari spaziali che forniscano energia ai consumatori sulla Terra, avremmo bisogno di velivoli che possano trasportare un carico utile di 250 tonnellate, che si baseranno sui MOVEN. E se mi chiedi dell’industria spaziale nel complesso, allora potrà soddisfare tutti i bisogni dell’umanità, non solo le esigenze dell’informazione che soddisfa oggi.

Antonov_An-225_with_Buran_at_Le_Bourget_1989_ManteufelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Testato il nuovo sistema radar di sorveglianza spaziale russo

Andrej Kisljakov, RIR, 15 dicembre 2013

Con un passo volto a rafforzare la difesa aerospaziale, la Russia ha avviato una moderna stazione radar di sorveglianza spaziale.

l3pM8Ai primi di dicembre è entrato in servizio il nuovo radar di sorveglianza ‘oltre l’orizzonte’ russo. Il sistema è progettato per il rilevamento e l’inseguimento di bersagli aerei. La sua antenna radar è un’enorme superficie composta da 144 antenne alta quanto un edificio di 10 piani. La stazione può rilevare bersagli aerei a una distanza di circa 3000 km, è uno dei sistemi di sorveglianza e preallarme contro un attacco aereo nemico. “Tali stazioni, quando s’illuminano, fanno rimbalzare il segnale radio sulla ionosfera, come uno specchio, in modo da poter vedere tutto ciò che succede oltre l’orizzonte“, ha detto il capo progettista della stazione, Valentin Strelkin. Secondo Strelkin, vi erano stazioni analoghe presso Chernobyl e Nikolaev in Ucraina, così come a Komsomolsk-na-Amur. Con il crollo dell’Unione Sovietica, divenne impossibile il loro funzionamento e nei primi anni ’90 si ebbe l’idea di creare un nuova generazione di radar di rilevamento oltre l’orizzonte. Lo sviluppo del programma iniziò circa sei anni fa.
L’Unione Sovietica utilizzò un radar oltre l’orizzonte che raggiunse i 10.000 km di raggio. Furono progettati per rilevare il lancio di missili dal territorio degli Stati Uniti. Tuttavia, tali stazioni non potevano specificare le coordinate del lancio perché il fascio emesso veniva interrotto dalla ionosfera. “Oggi, tornare a quelle antenne giganti è impraticabile. Il sistema spaziale di allarme contro gli attacchi missilistici Echelon svolge il compito di individuare i lanci dei missili balistici intercontinentali. Invece l’Echelon spaziale non ha il compito di definire le coordinate del bersaglio aereo. Qui c’è bisogno del radar di rilevamento oltre l’orizzonte del tipo “contenitore”, con il raggio che, rimbalzando nella ionosfera, può rilevare in modo accurato ogni obiettivo”, ha spiegato il capo-progettista.
Negli ultimi due anni, l’amministrazione ha già consegnato i due più recenti complessi radar alle forze armate. Così, l’anno scorso i reparti radiotecnici furono dotati di circa 20 dei più recenti complessi radar. Tra di essi gli aggiornati Gamma-S1M, Volga, Approccio, Kasta-2.2, nonché varie modifiche delle stazioni Sky. I primi esemplari del radar di nuova generazione Gamma-S1M già svolgono la funzione di allarme per la protezione dello spazio aereo del distretto industriale di Mosca e della Russia centrale. Per addestrare più di 300 ufficiali e specialisti dei reparti radiotecnici, le truppe IRR vengono inviate nei centri di sviluppo dei nuovi modelli di armi ed attrezzature militari. Il Gamma-S1M consente l’efficace rilevamento e determinazione delle coordinate degli attacchi aerei, anche sotto l’influenza di ampie interferenze naturali ed artificiali. Oltre al rilevamento di obiettivi multipli, il radar classifica i singoli obiettivi sulla base dei dati della rotta e della traiettoria.
Il radar di sorveglianza spaziale Don-2N è oggi uno dei principali elementi del sistema di difesa antimissile russo. Questo radar a scansione circolare controlla continuamente lo spazio, fino a una a quota di 40000 Km e, dalla sua zona di operazioni, può rivelare bersagli balistici, sostenere e guidare gli intercettori. La stazione può sorvegliare contemporaneamente l’intera stratosfera emisferica di sua responsabilità. L’operatività del radar Don-2N fu testata nel febbraio 1994, in un esperimento congiunto con gli Stati Uniti per il rilevamento di piccoli oggetti nello spazio. In un esperimento con la navetta spaziale statunitense Discovery nello spazio, furono rilevati speciali microsatelliti. Il radar analizzò tutti i settori interessati all’esperimento ed oggetti del diametro di 10 centimetri furono rivelati soltanto da tre radar: due radar russi e lo statunitense Cobra Dane in Alaska.
Il Radar Don-2N fu l’unico a rilevare e tracciare le traiettorie di piccoli oggetti nello spazio a distanze di circa 1500-2000 chilometri. Tuttavia, il Don-2N svolge compiti non solo nell’interesse della Difesa. La stazione è integrata nella rete di sistemi di gestione delle informazioni della difesa antimissile e del controllo spaziale. A tal fine, viene regolarmente impiegato per seguire il lancio di missili balistici e di missili spaziali dai siti di lancio di Plesetsk e Bajkonur, così come il lancio di missili balistici dai sottomarini nel mar di Barents e nel mare di Okhotsk.

don2ncoberturaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Follie supersoniche: perché i nuovi bombardieri strategici sono dinosauri volanti
Rakesh Krishnan Simha RIR, 21 novembre 2013

Sia la Russia che gli Stati Uniti spingono lo sviluppo di nuovi bombardieri a lungo raggio, ma i droni sono una scelta più economica e più futuristica.

post-48173-1274374577,72_thumbChe cosa hanno in comune i terroristi e i generali dell’aeronautica? La risposta è che hanno lo stesso incubo ricorrente sui droni. Ciò perché tali velivoli senza equipaggio minacciano di metterli entrambi fuori gioco. L’ironia è che, nonostante la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, che eseguono missioni di attacco che poco prima erano appannaggio esclusivo dell’aviazione, la Russia e gli Stati Uniti hanno dato il via libero allo sviluppo dei bombardieri a lungo raggio. I nuovi progetti non miglioreranno sensibilmente la sicurezza russa o statunitense, ma sicuramente lasceranno dei buchi nei bilanci della difesa.

Arriva il via libera al bombardiere con la stella rossa
L’aviazione russa ha approvato lo sviluppo del nuovo bombardiere strategico PAK-DA che sostituirà la vecchia flotta di bombardieri strategici della Russia dei 63 Tupolev Tu-95M Bear e 13 Tu-160 Blackjack, nel prossimo decennio. Sorprendentemente, in un’epoca in cui i missili aria-aria sono ipersonici (cinque-dieci volte la velocità del suono), il nuovo bombardiere russo viene indicato  subsonico. Così, quando il PAK-DA entrerà in servizio negli anni 2020 sostituirà velivoli che furono progettati 50-70 anni prima, e ancora il nuovo bombardiere sarà più lento di alcuni aeromobili ritirati. In secondo luogo, la dottrina dell’attacco aereo strategico resta invariata. Il subsonico Tu-95 e il Tu-160 da Mach 2 sono progettati per decollare da basi nella Russia profonda e lanciare centinaia di missili da crociera nucleari Kh-102 da distanze sicure, fino a 3000 km dalle coste americane. Il nuovo bombardiere, che dovrebbe costare miliardi di rubli nella R&S (ricerca e sviluppo), avrà lo stesso ruolo, sarà un’altra piattaforma per il lancio di missili da crociera. L’unico miglioramento importante è che avrà un rivestimento furtivo, la cui efficacia non è stata definitivamente dimostrata contro un vero nemico.

E in un angolo blu
I giganti aerospaziali statunitensi Boeing e Lockheed Martin hanno dichiarato, nell’ottobre 2013, che collaboreranno su un nuovo bombardiere a lungo raggio (LRSB) progetto per l’US Air Force, mentre i militari cercano di sostituire la flotta dei vecchi 160 bombardieri pesanti: 76 B-52 Stratofortress, 63 B-1 Lancer e 20 stealth B-2 Spirit. L’US Air Force ha detto che il costo di ogni velivolo è stimato 550 milioni dollari e il valore totale di 100 aerei sarebbe di 55 miliardi dollari. Ma nel frattempo, il prime contractor è Lockheed-Martin il re dei costi gonfiati. Nel 1996, quando  intascò il contratto, il costo previsto del velivolo era di circa 65 milioni, che ora è arrivato a circa  200 milioni di dollari. Il programma LRSB, che ha già macinato 300 milioni di dollari, difficilmente invertirà il trend. Si potrebbe pensare che con la fine della minaccia sovietica, l’US Air Force non abbia motivi per un nuovo bombardiere. Ma il nuovo mantra è che se non si dispone di un nemico, lo s’inventa. Nonostante il fatto che l’esercito cinese sia insignificante per gli standard statunitensi, l’esercito statunitense lo raffigura come un drago più grande della realtà. Il punto di vista del Pentagono è che nessuna nave militare cinese potrà pattugliare senza finire sotto la potenza aerea basata a terra. Secondo il vicecapo di Stato Maggiore dell’US Air Force, Generale Philip Breedlove, gli Stati Uniti devono continuare ad avere la capacità di colpire dall’aria qualsiasi bersaglio sul globo. Il tiro da distanza è la capacità centrale nella nuova dottrina militare statunitense dell’Airsea Battle, che chiede una stretta integrazione tra l’US Air Force e l’US Marines nel campo di battaglia.

Bombardieri nel mirino
Ma, supersonico o lento, gli attaccanti sono sempre vulnerabili. L’analista della difesa Loren Thompson dice che l’area più importante in cui i bombardieri diventano obsoleti è la loro decrescente capacità di eludere l’intercettazione da parte delle difese avversarie. “Molti Paesi come l’Iran e la Siria hanno implementato difese aeree integrate che combinano radar altamente sensibili con agili missili terra-aria. Queste difese sono state progettate per eliminare le interferenze generate dai dispositivi jamming degli Stati Uniti, e per inseguire gli aeromobili su diverse frequenze in modo che non possano essere facilmente ingannate dalle contromisure. Ciò renderà più difficile ai bombardieri statunitensi penetrare lo spazio aereo ostile in futuro, soprattutto se non hanno le caratteristiche che li rendono invisibili. Il B-2 è l’unico vero bombardiere stealth nella flotta di oggi, e anche se è carente su alcune lunghezze d’onda.” Goffo e costoso, il bombardiere è già nel mirino delle forze antiaeree. L’abbattimento del cacciabombardiere stealth F-117 da parte delle forze di terra serbe che utilizzavano un antiquato sistema missilistico sovietico, indica di cosa dei combattenti motivati ed istruiti, a differenza delle forze mal addestrate di Saddam Hussein, siano capaci sul campo di battaglia. Con i nuovi missili terra-aria S-300 e S-400, la minaccia si è moltiplicata di diverse volte. Inoltre, i nuovi radar in fase di sviluppo, in particolare in Russia, sono progettati per rilevare facilmente aerei stealth quanto quelli non stealth.

Il momento del drone
Indicativo di quanto i droni ridisegnano la guerra moderna sono i top gun statunitensi riassegnati ai  droni, creando un enorme deficit di piloti nell’US Air Force. Il problema è così acuto che l’arma offre 225mila dollari di bonus ai nuovi piloti, a condizione che rimangono nell’aviazione per nove anni. L’aviazione del 21° secolo affronta una crisi esistenziale, con la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, limitate solo dai rifornimenti di carburante, cambiando l’equazione aerea a favore dei velivoli senza pilota. Con il rifornimento in volo, l’autonomia sarà limitata solo dal fallimento dei sottosistemi. Inoltre, il loro basso costo e il fatto che i droni riducano a zero i rischi per il pilota, dovrebbero idealmente farne i sostituti perfetti dei costosi bombardieri intercontinentali. L’assenza di un pilota si traduce in notevoli risparmi sui costi, non solo di carburante, ma anche perché non sono necessari costosi sistemi di supporto vitale.

Ritorno al futuro
Secondo l’Air Force Magazine, lo scontro tra droni e velivoli pilotati “ha poco a che fare con la tecnologia e tutto con la politica“. Questo perché il mondo è ancora a disagio all’idea di una macchina armata che vola senza un pilota umano a bordo. Tuttavia, la tecnologia senza pilota non è veramente nuova. Lo space shuttle russo Buran, che volò nel novembre 1988, era completamente automatizzato. Secondo un rapporto elaborato dall’Istituto di ricerca panrusso sui materiali aerei, la differenza più importante dalla navetta statunitense era che la navetta spaziale russa poteva volare ed atterrare in modalità totalmente automatica. Più di recente, il Boeing 777 è un esempio di aereo  automatico di cui si potrà dire che ha “piloti opzionali”. Il piloti dell’aviazione possono essere glamour e virili, ma nell’era dei droni i bombardieri a lungo raggio, e in effetti gli altri aerei pilotati, hanno i giorni contati. Se le aviazioni, e i loro capi civili, l’ammettono con umiltà, potrebbero risparmiare ad entrambe le ex superpotenze molto denaro.

Tupolev_Tu-95_in_flight

I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Venticinque anni fa, questo mese, la navetta spaziale sovietica Buran compì il suo unico volo
Anatolij Zak Popular Mechanics 19 novembre 2013

1465135Un quarto di secolo fa, sembrava che la navetta spaziale avesse improvvisamente un nuovo fratello.  Il 15 novembre 1988, l’orbiter riutilizzabile Buran, fiore all’occhiello del programma spaziale sovietico, compì il suo primo volo. Si sarebbe dimostrato l’ultimo del Buran. Ma guardando 25 anni dopo, alcuni esperti dicono che l’URSS avrebbe costruito una migliore navetta spaziale, che avrebbe posto le basi per una nuova generazione di veicoli di lancio, se avesse resistito alle tempeste economiche degli anni ’90 e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Copia?
Una volta che la navetta alata sovietica finalmente fece il suo debutto pubblico, dopo anni di sviluppo segreto, una leggenda metropolitana diffuse la notizia che si trattasse di una replica esatta della navetta spaziale statunitense. Fu facile credervi. Un lungo elenco di equivalenti sovietici della tecnologia occidentale, dagli aspirapolvere alle auto, dagli aerei ai razzi, erano vere copie. Ma mentre la somiglianza tra i veicoli spaziali è sorprendente, era però ingannevole. All’inizio del programma Buran, nel 1976, la leadership sovietica infatti assegnò all’industria il compito di sviluppare un sistema con capacità tecniche simili a quelle della navetta spaziale. Tuttavia, i politici lasciarono agli ingegneri la scelta della percorso esatto a un tale veicolo, un’apertura che il capo-progettista del Buran Valentin Glushko sfruttò. Come ora sappiamo da numerosi documenti non classificati e testimonianze, gli ingegneri di Glushko non copiarono ciecamente la navetta, ma invece attraversarono un lungo e doloroso processo nel determinare l’architettura dell’equivalente sovietico. Alla fine si convenne che la forma aerodinamica e le ali a doppia freccia della navetta statunitense fornissero la soluzione migliore. Allo stesso tempo, respinsero la filosofia economica della NASA sulla navetta, che prometteva un facile accesso allo spazio grazie alla sostituzione totale dei razzi tradizionali con una navicella riutilizzabile a basso costo, nonché l’approccio statunitense verso la sua architettura di lancio. Molti storici e ingegneri oggi dicono che così facendo i sovietici in realtà costruirono un sistema migliore di quello degli Stati Uniti. Si potrebbe obiettare che crearono il più avanzato e versatile velivolo spaziale che l’umanità avesse mai conosciuto.

Interni
All’interno, il Buran aveva molti componenti che svolgevano le stesse funzioni dei suoi equivalenti statunitensi. Entrambe le navette impiegavano celle a combustibile ad idrogeno per produrre energia elettrica e bruciavano idrazina per alimentare i sistemi idraulici di bordo. Eppure, gli ingegneri sovietici progettarono la maggior parte di questi meccanismi da zero, con solo un’idea generale di come gli equivalenti statunitensi funzionassero. Soprattutto, gli ingegneri sovietici costruirono un nuovo sistema di lancio per il Buran. Invece di due relativamente semplici (ma, come si è scoperto dopo il disastro del Challenger, mortalmente inaffidabili) booster a propellente solido per il primo stadio, i sovietici impiegato quattro razzi a propellente liquido. La loro eredità vive oggi nel vettore russo-ucraino Zenit. Il Buran utilizzava anche quattro motori principali (al posto dei tre della navetta) volti a fornire la maggior parte della spinta durante l’orbita. Misero questi motori in un stadio separato, piuttosto che sull’orbiter alato, come avvenne con la navetta. Questo approccio fece  sì che il sistema sovietico perdesse i suoi motori principali dopo ogni volo, invece di tornare a Terra con l’orbiter, rendendolo meno riutilizzabile. D’altra parte, significava che quasi ogni carico concepibile fino a 95 tonnellate, fosse una stazione spaziale da combattimento, un modulo lunare o un veicolo per una spedizione marziana, potesse essere disposto sul sistema di lancio del Buran. Al contrario, il carico utile massimo della navetta spaziale fu limitato a 29 tonnellate nella stiva del modulo orbitante. Con la costruzione del Buran in questo modo, i sovietici costruirono essenzialmente dei razzi multiuso superpesanti poi conosciuti come Energija. Si potrebbe potenzialmente sostenere che fosse la risposta sovietica al programma di guerre stellari di Ronald Reagan, così come la base lunare con equipaggio e anche le spedizioni su Marte. Tuttavia, con la fine della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica, nessuno di questi progetti superò il tavolo da disegno. Ironia della sorte, poi toccò alla NASA cercare di decodificare un progetto sovietico, in quanto gli ingegneri statunitensi cercavano un’architettura simile a quella dell’Energija, ma utilizzando i componenti della navetta. Purtroppo, il concetto noto come Shuttle-C non andò mai oltre al modello in scala reale.

Quello che avrebbe potuto essere
Gli strateghi spaziali sovietici apparentemente sopravvalutarono enormemente l’importanza militare della navetta e ritenevano che dovessero rispondere con un sistema simile, come avrebbero fatto normalmente per qualsiasi sviluppo di un’arma importante degli Stati Uniti. Il Cremlino vide la navetta spaziale soprattutto come vettore per armi spaziali e le scontate applicazioni scientifiche e commerciali furono pubblicizzate come elaborata cortina fumogena. Allo stesso tempo, però, i sovietici non accettarono mai l’idea della NASA che il sistema riutilizzabile potesse sostituire i tradizionali razzi usa e getta. Di conseguenza, il Buran sovietico fu realizzato solo per compiti specifici (soprattutto militari), che necessitavano delle sue capacità uniche di manutenzione nello spazio e di far rientrare carichi dall’orbita. Il Buran poteva essere utilizzato nell’assemblaggio di grandi stazioni spaziali, come il complesso modulare Mir-2 sviluppato negli anni ’80, nonché per lo schieramento e il rifornimento di satelliti spia e grandi piattaforme antisatellite e antimissile, se il riarmo raggiungeva lo spazio, come i leader del Cremlino temevano. Tuttavia, sia Energija che Buran apparvero quando l’ultimo atto della guerra fredda terminava. Il nuovo volto del Cremlino, Mikhail Gorbaciov, era molto più interessato a risanare l’economia sovietica fatiscente che non a superare gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti. Di conseguenza, nessuno dei grandi e costosi programmi spaziali, che avevano bisogno delle capacità impressionanti del Buran, si materializzò, lasciando il veicolo spaziale senza compiti. Nel 1991, il crollo dell’URSS e la crisi economica in Russia lasciarono decadere il Buran e le sue infrastrutture.
In retrospettiva, alcuni dicono che se solo il Buran, o almeno il suo lanciatore Energija, avessero resistito alle tempeste economiche degli anni ’90, la Russia e la comunità internazionale avrebbero ora un avanzato e potente mezzo spaziale in grado di porre una base internazionale sulla luna e anche d’inviare esseri umani su Marte. Invece, in questi giorni sia la NASA che l’agenzia spaziale russa sono all’inizio di una strada decennale per sviluppare una nuova generazione di veicoli di lancio che, un giorno, potrebbero avvicinarsi alle capacità del potente lanciatore del Buran.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Primo Raggio. L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013


Russia e Cina uniscono gli sforzi per impedire la corsa agli armamenti spaziali

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 30.10.2013

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L’agenda della sicurezza internazionale ha ancora un vuoto importante da colmare. Ci sono molte ragioni per essere preoccupati dallo sviluppo di un’arma spaziale e dalle relative tecnologie di difesa missilistica, compreso il vasto spreco di risorse che accompagna qualsiasi riarmo e i risultati fisici dei combattimenti nello spazio. Le due nazioni leader, Russia e Cina, hanno a lungo sollevato la questione affrontandone la minaccia. Non solo parole e appelli, ma un’iniziativa internazionale concreta e globale si avrà aggiungendolo all’ordine del giorno delle Nazioni Unite. Parlando alle Nazioni Unite il 17 ottobre 2013, Mikhail Uljanov, direttore del dipartimento per gli Affari della Sicurezza e il Disarmo presso il ministero degli Esteri russo, ha informato il pubblico che la Russia e la Cina hanno deciso di presentare un progetto di risoluzione sulla trasparenza e la fiducia nelle attività spaziali, da sottoporre alle Nazioni Unite. Il diplomatico ha sottolineato che la ragione dell’iniziativa era “la carenza di obblighi di legge che vietino il posizionamento di armi nello spazio,  un fattore che influenza negativamente la stabilità strategica e impedisce la creazione di nuovi trattati sulle armi nucleari”. Il progetto di trattato è volto a ristabilire la situazione e a colmare il gap dell’agenda della Conferenza di Ginevra sul PAROS (Prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio).

Lo spazio e il problema della sua militarizzazione
La militarizzazione dello spazio risale alla fine degli anni ’50, quando i primi sistemi antisatellite superarono le prove. Finora, tuttavia, le armi non sono state poste nello spazio. Le armi nucleari e altre armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato del 1967 sui principi che governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, includendo la Luna e gli altri corpi celesti, di solito chiamato Trattato sullo spazio cosmico. Il trattato impedisce ai firmatari di mettere in orbita eventualmente armi nucleari o altri tipi di armi di distruzione di massa, così come vieta l’installazione di tali armi sui corpi celesti e l’utilizzo di qualsiasi altro metodo per  mettere tali armi nello spazio. Ma l’Outer Space Treaty non menziona alcuna restrizione sulle armi convenzionali nello spazio. SALT I, il primo trattato sovietico-statunitense sulla limitazione delle armi strategiche, include l’obbligo reciproco di non attaccare veicoli spaziali. Ma nel 1983 il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan cambiò le carte promuovendo l’Iniziativa di Difesa Strategica, che prevedeva la messa in orbita di armi d’attacco per colpire missili strategici sovietici in volo. Nel 2002 il presidente Bush Jr. abbandonò il trattato ABM del 1972 che limitava i sistemi di difesa missilistica. Appare evidente che gli Stati Uniti erano pronti a mettersi a sviluppare potenziali sistemi d’attacco spaziale come, per esempio laser, sistemi cinetici e a fascio di particelle. Molti elementi del sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti, attualmente in fase di sviluppo o in programma, possiedono caratteristiche a duplice uso e potrebbero diventare armi spaziali. La difesa missilistica permette ai Paesi di sviluppare tecnologie offensive con il pretesto della difesa. Ad esempio, il Kinetic Energy Interceptor schierato in California e Alaska e che viene lanciato nello spazio per distruggere i missili in arrivo, presuppone la capacità di distruggere anche i satelliti…
Le risoluzioni delle Nazioni Unite e relative discussioni mostrano che vi è un accordo generale per impedire che armi siano immesse nello spazio. La stragrande maggioranza degli Stati membri dell’ONU è preoccupata che la militarizzazione di questo campo scateni la corsa agli armamenti e insiste sul fatto che un trattato multilaterale è l’unico modo per evitare un tale sviluppo degli eventi.  Si sottolinea che il trattato non limita l’accesso allo spazio, ma piuttosto evita tale limitazione. Nel 2006, la Russia sostenne che se tutti gli Stati rispettassero il divieto di militarizzare lo spazio, non vi sarebbe stata alcuna corsa. Russia e Cina sostengono anche di stabilire l’obbligo di non usare o minacciare l’impiego della forza contro oggetti spaziali, e hanno presentato un progetto di trattato alle Nazioni Unite per impedire il posizionamento di armi nello spazio. Tuttavia, a causa della struttura del regime giuridico internazionale e dell’obiezione di un piccolo numero di Stati, come gli Stati Uniti, un trattato non è ancora stato negoziato per impedire il completo dispiegamento di armi spaziali.
Il 12 febbraio 2008, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov affrontò la Conferenza presentando il progetto del Trattato per la prevenzione del collocamento di armi nello spazio, la minaccia o l’uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), della Russia e sostenuto dalla Cina. Fu il primo progetto di trattato su questo tema introdotto formalmente alla Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo.  Prima, Cina e Russia presentarono diversi “documenti di lavoro” sulla prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio e un progetto di trattato definito con precedenti documenti comuni. Allora il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov disse che il trattato fu concepito “per eliminare le lacune esistenti nel diritto internazionale sullo spazio, creando le condizioni per un’ulteriore esplorazione e utilizzo dello spazio, conservando le costose proprietà dello spazio, rafforzando la sicurezza generale e il controllo degli armamenti”. L’iniziativa Russia-Cina del 2008 non giunse a nulla di concreto per l’opposizione dagli Stati Uniti. Poi, in qualità di viceassistente del segretario degli Stati Uniti per il controllo delle esportazioni e i negoziati per la riduzione delle minacce Donald Mahley disse, “Ulteriori accordi vincolanti sul controllo degli armamenti non sono semplicemente uno strumento efficace per migliorare, a lungo termine, gli interessi dello sicurezza spaziale degli Stati Uniti e dei loro alleati”.

Le tendenze politiche spaziali degli Stati Uniti
Nel luglio 2010, l’amministrazione Obama rilasciò il documento chiamato Politica spaziale nazionale degli Stati Uniti. Affermava che gli USA perseguono la trasparenza bilaterale e multilaterale e misure di fiducia per incoraggiare un’azione responsabile e l’uso pacifico dello spazio. Pur sostenendo di esser aperti a considerare le iniziative sul controllo degli armamenti spaziali, gli Stati Uniti sostengono che tali proposte devono soddisfare i “rigorosi criteri di equità, verificabilità efficace e migliorare gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati”. Il progetto comune russo-cinese di Trattato sulla prevenzione del collocamento di armi nello spazio esterno (PPWT), presentato nel 2008, non soddisfaceva tali criteri. Gli Stati Uniti sostengono sistematicamente che la corsa agli armamenti nello spazio non c’è ancora, e non è quindi necessario intervenire sulla questione. Il resto della comunità internazionale concorda sul fatto che, poiché non vi è ancora una corsa agli armamenti, sia ora il momento di evitare la militarizzazione dello spazio. Al che gli Stati Uniti non hanno avanzato eventuali iniziative proprie. L’esercito statunitense continua a investire in programmi che potrebbero fornirgli armamenti spaziali. Si presenta la grande opportunità alle aziende interessate a un affare redditizio, mentre il dominio dello spazio comporta ulteriori profitti nella guerra convenzionale. La superiorità nella guerra convenzionale si basa sulle risorse militari nello spazio, in particolare i satelliti utilizzati per l’intelligence, il telerilevamento, la navigazione e la sorveglianza, tra le altre cose. Dato che gli Stati Uniti attualmente affermano la propria volontà politica attraverso la forza, la protezione delle proprie risorse spaziali e la minaccia posta a quelle appartenenti ad altri Paesi, sono fondamentali per garantire il dominio degli Stati Uniti.
L’11 dicembre 2012, l’Orbital Test Vehicle Boeing X-37B, il primo veicolo senza equipaggio degli Stati Uniti a tornare dallo spazio e ad atterrare da solo, compì il suo terzo volo di prova. Ideato dalla NASA nel 1999 fu assegnato ai militari nel 2004. L’X-37B, un velivolo senza pilota riutilizzabile a decollo verticale e atterraggio orizzontale, è un navicella spaziale che può rientrare nell’atmosfera terrestre e atterrare autonomamente. Il robot può anche regolare la orbita nello spazio invece di seguire la stessa orbita prevedibile, una volta in volo. L’autonomia orbitale della navicella è garantita dal pannello solare che genera potenza dopo il suo dispiegamento dalla stiva, permettendole di rimanere in orbita per 270 giorni. L’X-37B è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m, con un vano di carico delle dimensioni di un pianale di camioncino. Due veicoli X-37B potrebbero adattarsi alla stiva di una navetta spaziale. L’identità specifica del carico utile non è stata rivelata.  Ci sono diverse versioni di ciò che il veicolo spaziale potrebbe compiere, mentre compie orbite dichiarate tra 200 e 750 km dalla superficie terrestre. L’idea iniziale era che il veicolo spaziale fosse un nuovo tipo di satellite di sorveglianza che poteva cambiare l’orbita volando sul territorio desiderato della Terra. Questa versione è confermata dal fatto che la navetta ha sorvolato Afghanistan, Iran, Iraq, Corea democratica e Pakistan cambiando orbita più di una volta. E’ quasi certamente un aereo spia o almeno un banco prova per equipaggiamenti per la sorveglianza spaziale e piattaforma di lancio per satelliti spia in miniatura. E’ stato definito anche un modello per provare  il futuro “bombardiere spaziale” che potrà distruggere obiettivi dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B possa essere un sistema da bombardamento nucleare, mentre altri suggeriscono che l’X-37B sia un satellite-tracker o un satellite-killer. Potrebbe essere entrambe le cose.
La militarizzazione dello spazio minerà la sicurezza internazionale, disturberà gli strumenti esistenti per il controllo delle armi e comporterà una serie di effetti negativi (come i detriti spaziali). Può innescare una corsa agli armamenti devastante, distraendo risorse dai problemi reali che oggi l’umanità affronta. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato sui missili antibalistici, nel 2002, e il successivo sviluppo di sistemi basati a terra e in mare degli Stati Uniti, hanno già aumentato le tensioni con la Russia e la Cina. La diffusione di tecnologie spaziali comporterà il rifiuto di nuovi trattati per regolamentare le armi nucleari e i loro vettori. La situazione spinge alla scelta più ovvia: o la corsa agli armamenti spaziali o una limitazione basata sui trattati internazionali, ciò che la Russia e Cina propongono. Ora la palla è dall’altro lato del campo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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