La Russia nell’odissea nello spazio dell’India

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 27 settembre 2014

1420Il successo della Mars Orbiter Mission ha messo l’India sulla scena mondiale come potenza spaziale. E’ l’unico Paese asiatico che ha effettuato con successo una missione su Marte, e l’unico Paese al mondo che riesce in tale missione nel primo tentativo. Il successo dello sviluppo della tecnologia nazionale e il suo uso nell’esplorazione spaziale, negli ultimi anni, sono davvero sorprendenti. Quest’anno è anche il trentesimo anniversario del volo dell’unico astronauta indiano, Rakesh Sharma, sulla stazione spaziale sovietica Saljut-7 dal cosmodromo di Bajkonur. La storia della cooperazione spaziale indo-russa (sovietica) effettivamente iniziò molto prima. L’Unione Sovietica fu il primo Paese non solo ad inviare un astronauta indiano nello spazio, ma anche a lanciarne i satelliti, come Aryabhatta nel 1970. Il crollo dell’Unione Sovietica incise sulle relazioni bilaterali, anche nella cooperazione spaziale. La controversia sulla tecnologia criogenica ne fu una questione. Tuttavia, la cooperazione spaziale fu ripresa gradualmente. Nel 2004, entrambi i Paesi firmarono un accordo per l’esplorazione pacifica dello spazio e un altro per lo sviluppo del sistema di navigazione satellitare GLONASS e il lancio di veicoli spaziali russi con missili indiani. Vi furono anche discussioni sullo sviluppo congiunto di apparecchiature per le sonde solari, la costruzione dell’osservatorio spaziale solare per studiare la radiazione a raggi X, e la ricerca sui motori elettrici per veicoli spaziali. Nel 2005 fu firmato un accordo sulla tecnologia di sicurezza, e uno per l’attuazione della cooperazione a lungo termine sullo sviluppo congiunto, operatività ed uso del sistema GLONASS. Tale accordo prevede il lancio di satelliti GLONASS usando il vettore indiano GSLV, e a sua volta la Russia fornisce l’accesso al sistema GLONASS agli indiani. E’ inoltre previsto lo sviluppo congiunto di apparecchiature per lo sfruttamento dei segnali per scopi commerciali. L’accordo apre la strada all’attuazione di un accordo del 2004 sulla progettazione congiunta e il lancio dei satelliti per comunicazione GLONASS, utilizzabili da entrambi i Paesi per scopi civili e militari. Fu firmato un accordo di cooperazione nel campo della fisica solare e le relazioni terrestri-solari nell’ambito del progetto Coronas-Photon, del 2005. Il progetto era volto alla ricerca nel campo della fisica solare e delle relazioni terrestri solari. L’accordo inoltre permise l’integrazione dei carichi indiani RT-2 sulla sonda Coronas-Photon e l’esperimento spaziale congiunto utilizzando le attrezzature RT-2. L’accordo fece rivivere il progetto sovietico Coronas-Photon con cui sei strumenti fabbricati presso l’Istituto Tata di ricerca fondamentale dell’India, furono installati sul satellite russo Photon. Nel 2007, l’agenzia spaziale dell’India ISRO e l’agenzia spaziale russa Roscosmos firmarono un accordo per lo sviluppo congiunto della missione indiana Chandrayana-2. Il veicolo spaziale venne lanciato nel 2013. Nel 2008, entrambi i Paesi firmarono un memorandum d’intesa sul programma di volo spaziale umano. La lista è infatti lunga, indicando il desiderio di entrambi i Paesi di voler sviluppare congiuntamente programmi spaziali con reciproco vantaggio.

2014: anno promettente
00-glo-3russia-india-flag-glonass.3 Quest’anno s’è dimostrato promettente per la cooperazione spaziale bilaterale. Nel febbraio 2014, il viceprimo ministro della Russia, e anche co-presidente della Commissione inter-governativa russo-indiana per la cooperazione culturale commerciale, economica, scientifica e tecnica, Dmitrij Rogozin, durante la sua visita in India ha ricordato la passata cooperazione spaziale ed ha sostenuto che v’è un ‘enorme potenziale’ per la cooperazione bilaterale spaziale, rivelando anche un nuovo accordo: “Abbiamo concordato una serie di consultazioni tra le nostre agenzie spaziali per coinvolgere i nostri partner indiani nei piani e progetti intrapresi dall’United Rocket and Space Corporation“. Nell’aprile 2014, il capo dell’agenzia spaziale russa Oleg Ostapenko ha ribadito l’interesse della Russia a sviluppare la cooperazione spaziale con India e Cina. Recentemente, la Russia ha annunciato una serie di programmi spaziali da miliardi di dollari. L’India può essere interessata a partecipare ad alcuni di questi programmi. Ciò rafforzerà la cooperazione bilaterale, fornendo all’India la tecnologia spaziale necessaria e alla Russia il capitale, rafforzandone la cooperazione spaziale. Oltre alla cooperazione tra governi, è anche fondamentale promuovere la cooperazione pubblico-privato e tra privati nel settore spaziale. Già vi sono esempi come la Sistema Shyam Teleservices Ltd. Anche se alcuni problemi sono emersi a causa di una truffa in India, i funzionari di entrambi i Paesi li maneggiano con destrezza. A luglio la società indiana Aniara ha firmato un accordo per la progettazione e produzione di satelliti per telecomunicazioni con la società russa Dauria Aerospace. Il progetto vale 210 milioni di dollari. Insieme a un’altra società, Dauria attuerà il progetto, responsabile per l’analisi del volo e controllo a terra della missione. La cooperazione congiunta si allargherà alla commercializzazione di Aniara, consentendole di entrare nei mercati della radiotelediffusione e comunicazione via satellite di altri Paesi. E’ necessario che i partenariati pubblici e privati siano incoraggiati. I milionari in India aumentano, e i nuovi ricchi indiani possono svolgere un ruolo chiave nel dare impulso alla cooperazione spaziale bilaterale.

Andare avanti
Le agenzie spaziali indiane e russe, tuttavia, devono risolvere le differenze in modo reciprocamente vantaggioso. Le differenze su progetti come Chandrayana-2 o il programma di volo spaziale umano avrebbero potuto essere meglio affrontate. Lo scorso ottobre, il capo dell’agenzia spaziale indiana ha espresso insoddisfazione per la lentezza degli sviluppi del programma e dichiarato l’intenzione dell’India di continuare da sola. Forse i problemi riguardanti il programma avrebbero potuto essere meglio gestiti se i funzionari che si occupano del programma avessero resistito alla tentazione di rendere pubbliche i dettagli delle differenze, tentando di risolverle nei forum bilaterali. Potrebbe essere possibile che il programma sia sviluppato congiuntamente e lanciato entro il 2016 o 2017, con la Russia che fornisce il lander e l’India che costruisce rover e orbiter. L’Odissea nello spazio dell’India non sarebbe stata possibile senza la cooperazione russa (sovietica). Sebbene i rapidi progressi spaziali dell’India non sarebbero stati possibili senza la cooperazione russa, non è utile aver nostalgia del passato, ignorando il presente. Entrambi i Paesi devono sinergizzarsi tenendo presenti le dinamiche mutevoli. E’ possibile che il prossimo Forum dell’Innovazione a Mosca, ad ottobre, sia testimone di alcuni sviluppi positivi nella cooperazione spaziale bilaterale.

sat6-IRNSSTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi ucraina: il grande bluff delle sanzioni economiche dell’Occidente contro la Russia

Lezione N° 72 di Geostrategia africana, parte 2/4
Jean-Paul Pougala (ex-cameriere) Bamena (Camerun), 05/05/2014
Jean-Paul Pougala insegna Geostrategia Africana al Master II presso l’Istituto Superiore di Management, ISMA, di Douala, Camerun

Soyuz-Docked-with-ISSCrisi ucraina: il grande bluff delle sanzioni economiche occidentali contro la Russia
Ecco il 2 e 3 aprile 2014, i titoli dei principali quotidiani occidentali:
The New York Times del 2 aprile è il primo a pubblicare la nota interna di un certo Michael F. O’Brien, vicedirettore per le relazioni internazionali della NASA, “La NASA rompe il maggior contatto con la Russia” (NASA ha tagliato tutti i rapporti con la Russia).
Il giorno dopo, il 3 aprile, sono emittenti e giornali europei ad  entrare in ballo:
“La NASA taglia i rapporti con Mosca a causa della crisi in Ucraina”, Info-RTS (Radio Télévision Suisse).
“La NASA sospende i “contatti” con la Russia”, Le Monde
“La NASA sospende i contatti con la Russia”, Le Figaro
Queste informazioni sono solo fumo, come il bluff delle pseudo-sanzioni economiche occidentali contro la Russia sulla crisi ucraina e ne capiremo immediatamente il perché.

Oblio selettivo delle informazioni
Tutti i giornalisti che danno queste informazioni non comunicano quella più importante, di soli cinque giorni prima che contraddice tali presunte informazioni. Il 27 marzo 2014, al Congresso degli Stati Uniti d’America, il numero 1 dell’agenzia spaziale statunitense, la NASA, Charles Bolden dice ad alcuni deputati e senatori statunitensi che se ci saranno sanzioni tra Russia e Stati Uniti, gli Stati Uniti avranno più da perdere. Spiega perché in realtà gli Stati Uniti non potrebbero sostenere a lungo le sanzioni russe contro gli statunitensi nello spazio. In conclusione, secondo le agenzie, da AP a Reuters via AFP, ai membri del Congresso “conferma la fiducia nel partenariato spaziale con la Russia, da cui gli Stati Uniti dipendono per inviare i loro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), nonostante le tensioni per la crisi ucraina“. Ecco le informazioni fornite dallo stesso direttore al Congresso degli Stati Uniti. Ma perché i giornali occidentali ignorano queste informazioni per concentrarsi invece su una nota interna del vicedirettore di una sottocommissione? Ancora più inquietante: perché Michael F. O’Brien può fare una dichiarazione in totale contraddizione con le dichiarazioni del suo capo di cinque giorni prima? Ecco in dettaglio la sua dichiarazione: “Data la violazione da parte della Russia della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, fino a nuovo avviso il governo statunitense ha deciso che qualsiasi contatto tra la NASA e funzionari del governo russo dovrebbe essere sospeso, salvo quanto diversamente ed espressamente previsto (…) L’agenzia spaziale degli Stati Uniti pone termine ai voli dipendenti dalla Russia, così come all’ospitalità data ai russi nei suoi edifici, e decreta il congelamento dei contatti via e-mail, teleconferenze o videoconferenze“. Chi ha ragione in questo gioco a poker truccato, dove entrambi i giocatori giocano lo stesso ruolo  al fine di confondere il cittadino ignaro in una cortina di fumo e montature? In  tutto ciò, vi sono due statunitensi nello spazio con tre russi che volano sulle nostre teste nella stazione spaziale internazionale, ISS. Dalla fine dei voli degli Shuttle nel 2011 ad oggi, è la Russia che ha i mezzi tecnici per inviare qualcuno su questa stazione. Il direttore della NASA cercava di spiegare ai congressisti che se la Russia si arrabbia, i due astronauti statunitensi rimarranno bloccati per sempre nello spazio.
E l’Agenzia spaziale europea? Il suo caso è ancora più grave, perché per inviare i propri cittadini nello spazio, gli europei sgomitano. E la Russia ne approfitta. La tariffa per visitare la Stazione Spaziale Internazionale ISS per qualsiasi cittadino non russo è di 71 milioni di dollari, 53 milioni di euro andata e ritorno. E i posti sono limitati, naturalmente. Nel caso di serie sanzioni contro la Russia, questa potrebbe semplicemente rimborsare il Paese occidentale del biglietto di ritorno chiedendogli di sbrogliarsela da solo nel far rientrare il suo astronauta. Si può quindi immaginare l’effetto devastante sull’opinione pubblica occidentale contro i propri capi politici che lasciano morire i propri astronauti nello spazio. Non è finzione, questo è il piano B che Mosca ha preparato in risposta agli occidentali, se superassero la linea rossa. Per saperlo basta ascoltare il viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin dopo la prima delle sanzioni del 28 aprile. Ecco cosa ha detto all’agenzia russa Interfax: “Se vogliono colpire l’industria dei missili russi, automaticamente abbandoneranno i loro cosmonauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (…) Onestamente, cominciano a dare sui nervi con le loro sanzioni e non capiscono nemmeno che gli ritorneranno come boomerang.(…)” E secondo l’agenzia Itar-Tass ecco cosa aggiunge sul suo account Twitter: “Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la nostra industria spaziale. Ma abbiamo avvertito che risponderemo dichiarazione per dichiarazione e azione per azione (…) Gli statunitensi potranno inviare i loro astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con un trampolino“. I due astronauti statunitensi sono Rick Mastracchio e Steve Swanson e il loro rientro è previsto per ottobre 2014. Salvo che nel frattempo la situazione si aggravi tra i due Paesi e che i russi semplicemente decidano di lasciarli morire nello spazio. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe dovuto seguire il consiglio di un detto popolare akonolinga del Camerun, che recita: “Se vuoi entrare in lotta, per primo togliti il cesto di uova che hai sulla testa“. Prima di fare dichiarazioni sensazionali sulle sanzioni contro la Russia, si dovrebbe far prima rientrare gli astronauti. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è un investimento da 150 miliardi di dollari forniti da diversi Paesi del mondo. Ma in realtà è gestita dalla Russia, dato che essa solo ha i mezzi tecnici per portarvi personale. Per ridurre la dipendenza dai voli del cargo da trasporti russo Progress, il governo degli Stati Uniti ha concluso accordi miliardari per inviarvi solo 40 tonnellate di carico con due società statunitensi, l’Orbital Sciences per 1,9 miliardi dollari (8 viaggi per consegnare 20 tonnellate di carico) e la SpaceX per 1,6 miliardi dollari (12 viaggi per trasportare 20 tonnellate di carico). Pertanto, senza i russi il programma spaziale degli Stati Uniti è un’avventura piuttosto rovinosa, senza risultati convincenti. L’uscita del 2 aprile 2014 della NASA, che denunciava la cooperazione con la Russia per la crisi ucraina, è un vero e proprio bluff, perché almeno in questo settore, gli statunitensi hanno bisogno dei russi e non il contrario. Ci sono per esempio sempre due navette russe Sojuz nella stazione spaziale, per evacuarne gli occupanti in caso di imprevisti o d’emergenza (incendi, mancanza di ossigeno, prolungata assenza di elettricità, ecc.). Tuttavia su ogni navetta ci sono solo tre posti. E in caso d’incidente, come regola sono i russi i primi a prendervi posto e Mosca poi decide il destino dei restanti occupanti, chi salvare e sacrificare tra europei e statunitensi. E questo non è tutto. Nel settore degli investimenti e dei lanci orbitali dei satelliti per comunicazioni militari o civili, gli Stati Uniti dipendono dalla Russia. Secondo il New York Times del 2 aprile 2014, il segretario della Difesa degli Stati Uniti d’America, Chuck Hagel, ha preteso rabbiosamente che l’US Air Force non si rivolga più alla Russia. Finge di dimenticare che i previsti satelliti militari statunitensi sono assegnati al vettore Atlas-5 della joint venture tra Boeing e Lockheed Martin. E queste due aziende da anni usano per i loro lanciatori motori realizzati in Russia, tra cui i famosi RD-180 che hanno superato tutti i record di lanci senza incidenti dovuti a guasti del motore. Dire a Boeing o Lockheed Martin di lasciare i motori russi, significa chiedergli di iniziare nel 2014 le ricerche su nuovi motori per equipaggiare i loro vettori. Tempo necessario, almeno 10 anni per avere i primi motori. Si tratta puramente e semplicemente di null’altro che stupidità strategica. Ma perché tale improvviso odio contro la Russia? È per amore dell’Ucraina? Ne dubito.

7451784_origLa democrazia negli USA
Per comprendere la sequenza degli eventi in Ucraina negli ultimi mesi, può essere importante tornare al 1835 per leggere un libro di 438 pagine, attuale punto di riferimento per comprendere la politica degli Stati Uniti. Ecco cosa Alexis de Tocqueville scriveva nel primo volume del suo libro, “La democrazia negli Stati Uniti“: “Sulla terra oggi ci sono due grandi popoli che, partendo da diversi punti, sembrano muoversi verso lo stesso obiettivo: i russi e gli anglo-americani. Entrambi sono cresciuti nell’ombra; e mentre l’attenzione degli uomini era rivolta altrove, improvvisamente sono tra le prime nazioni, e il mondo ne ha appreso quasi allo stesso tempo nascita e grandiosità. Tutti gli altri popoli sembrano aver raggiunto i limiti che la natura gli ha tracciato non avendo che da conservare; ma loro avanzano: tutti gli altri si sono fermati o avanzano con estrema difficoltà; solo loro camminano con passo rapido e facile su un corso di cui non si possono ancora vedere i limiti. (…) Per raggiungere l’obiettivo, i primi puntano agli interessi personali e danno libero corso alla forza e alla ragione individuali. I secondi concentrano in qualche modo su un uomo tutto il potere della società. (…) Il loro punto di partenza è diverso, i loro percorsi sono diversi; tuttavia, ciascuno sembra chiamato a un disegno segreto della Provvidenza, che un giorno terrà nelle sue mani i destini di mezzo mondo“.
Quando analizziamo gli eventi in Ucraina, possiamo dire che dei due protagonisti principali, gli Stati Uniti sembrano agire con maggiore dilettantismo, nella mediocrità. Minacciare di sanzioni Putin, acclamato dal suo popolo con quasi l’80% di popolarità per aver annesso la Crimea, sperando che tremi come un bambino alla’asilo, è alquanto ingenuo per non dire sciocco. Ma perché? Secondo le analisi e le previsioni di Tocqueville, la democrazia statunitense è indebolita dalla totale assenza di libertà intellettuale, per via di ciò che chiamava “dispotismo delle masse” e “tirannia della maggioranza”. Dice che in questo Paese gli “ignoranti si credono saggi”. Sul dilettantismo statunitense nella politica internazionale sappiamo che non è dovuto a mancanza d’intelligenza dei suoi strateghi, ma piuttosto dal bisogno di compiacere e assoggettarsi alla “tirannia della maggioranza”, agli ignoranti che non sanno nemmeno dove siano i propri interessi. E’ in questo contesto che il presidente Obama annuncia e minaccia sanzioni economiche contro la Russia, quando tutti sanno che tali sanzioni non saranno mai messe in pratica senza colpire gli operatori economici degli Stati Uniti. Ciò vale per gli Stati Uniti, ma anche per i loro alleati. In termini puramente economici, si veda l’esempio di uno dei Paesi occidentali che brandisce le sanzioni contro la Russia, la Germania.

Germania
I politici europei sono veramente incoscienti“. Non lo dico io, ma è ciò che pensa e dice apertamente chi conta nell’economia tedesca, soprattutto industriali chimici, automobilistici e bancari riguardo le dichiarazione dei vari capi europei sulla crisi ucraina. In un articolo del quotidiano economico francese “La Tribune” del 13 marzo, con il suggestivo titolo: “I padroni tedeschi riluttanti a punire la Russia“, il giornalista Romaric Godin ci dice come praticamente tutti i boss tedeschi siano in prima linea nel difendere Vladimir Putin e la sua decisione di annettere la Crimea. E per non offendere il padrone statunitense questo sostegno non apparirà mai sui giornali tedeschi che all’unisono hanno condannato il malvagio Vladimir ed espresso il loro sostegno ai manifestanti Euro-Majdan a Kiev, che entreranno nella storia per aver attuato la rivoluzione più idiota regalando al nemico che volevano umiliare, la Russia, una regione dalle dimensioni del Belgio. Ci sono state delle eccezioni, tuttavia, nell’allineamento unanime della stampa tedesca dietro il presidente Obama. Questo è il quotidiano “Handelsblatt“, espressione della confindustria tedesca. Nel suo editoriale del 13 marzo, l’editore in persona, Gabor Steingart, denuncia gli occidentali per il confronto fatto da Hillary Clinton tra Vladimir Putin e Hitler. Va oltre, restituendo al mittente le accuse di espansionismo mosse dall’occidente contro Putin. Risponde l’ex-vice di McCain nelle presidenziali del 2008 degli Stati Uniti, Sara Palin, che ha trovato Obama troppo morbido sul caso ucraino e ha suggerito la necessità di un duro per bloccare un altro duro; Steingart si beffa completamente di ciò che chiama la politica chiacchierona dei “pitbull” occidentali. Ma in questa fase, c’è ancora qualcosa che intriga: perché diavolo la confindustria tedesca sostiene Vladimir Putin, al punto da prendere in giro i propri politici? Questi capi tedeschi hanno presentato alla cancelleria Merkel il risultato di un sondaggio che dice che il 69% del popolo tedesco è con Vladimir Putin e contro le sanzioni. Ciò ha spinto il vicecancelliere Gabriel a cercare di calmare il malcontento degli industriali tedeschi con promesse che contraddicono il comunicato finale di Bruxelles che conferma le sanzioni contro i funzionari russi, in questi termini: “La Germania farà di tutto per evitare nuove sanzioni contro la Russia“.
Il motivo di questo attendismo è più facile di quanto si possa immaginare: il buon senso. I tedeschi hanno rinunciato all’energia nucleare. Hanno bisogno di produrre energia termica, soprattutto dall’energia fossile in cui il gas fa la parte del leone. Oggi il prezzo del gas che la Russia applica per la Germania non è il risultato di un negoziato, l’equilibrio di potere è completamente a favore della Russia perché non vi è partita, la Germania non ha alcuna alternativa credibile al gas russo, e i russi lo sanno. Quindi, indipendentemente dal prezzo che i russi imporrebbero, i tedeschi dovrebbero pagare senza batter ciglio. Ma la Russia non ne abusa. Sostenendo la competitività tedesca la Russia mantiene il prezzo del gas in modo corretto, sufficiente a che queste aziende possano soddisfare sempre più clienti e quindi aver sempre più bisogno del gas russo. Ecco perché la quasi unanimità degli industriali tedeschi nell’indignazione verso la cancelliera Merkel che supporta la causa dell’opposizione ucraina sostenendo apertamente i manifestanti anti-russi. Questo è anche il motivo per cui gli industriali tedeschi, noti per la loro discrezione, hanno gettato le loro riserve. Ad esempio, il 12 marzo 2014 Jürgen Fitschen, presidente della federazione delle banche private BdB, co-direttore della Deutsche Bank, ha fatto dichiarazioni ufficiali mendicando  dalla cancelliera Angela Merkel di smetterla d’innervosire la Russia, perché dice “non si sa mai cosa può succedere nella testa di un Putin arrabbiato“. E che la Germania non può permettersi il lusso di solleticarlo per scoprirlo. In altre parole, prega i politici tedeschi di non aderire all’unanimità europea contro il presidente Putin, e di fare tutto “per evitare assolutamente di far rivivere la Guerra Fredda”. Quando ho provato a chiedere ad alcuni degli industriali tedeschi del loro sostegno alla Russia, più o meno ho avuto l’essenza del loro ragionamento assai pragmatico: la Germania versa ogni anno alla Russia 40 miliardi di euro per acquistare soprattutto gas. E la Germania non ha risolto il problema del deficit commerciale per bilanciare i conti tra i due Paesi. Ciò che dicono è facile da capire anche per i bambini all’asilo: la Germania paga 40 miliardi di euro alla Russia. E’ responsabilità degli industriali tedeschi recuperare questi soldi con tutti i mezzi, perché un deficit commerciale con un Paese significa essere sempre più poveri rispetto a quel Paese. E ogni anno i risultati sono incoraggianti, la Germania recupera dalla Russia circa l’8% annuo del suo debito. E una crisi con la Russia rovinerebbe tutto il lavoro degli industriali tedeschi per ridurre lo squilibrio tedesco nei confronti della Russia, dove sono presenti 6000 aziende tedesche.
Si comprende dunque perché il 12 marzo di quest’anno, il presidente della Federazione degli esportatori tedeschi, BDA, ha convocato una riunione di emergenza a Berlino seguita da una conferenza stampa per dire, forte e chiaro, che gli industriali tedeschi sono con la Russia. Ha continuato suggerendo al governo di prendere tempo. Ecco cosa ha detto in una conferenza stampa: “l’essenziale obiettivo principale da raggiungere nella crisi con la Russia è guadagnare tempo e non lanciare immediatamente i missili delle sanzioni“. Per coloro che non capiscono, dice che si deve fingere di condannare la Russia ufficialmente, ma in sordina continuare gli affari, dopo tutto queste aziende hanno investito 20 miliardi di euro in Russia.

I miliardi della Crimea
Si osservino i volti dei capi dell’Ucraina alle riunioni con i capi occidentali. Notate qualcosa di strano? Osservate ancora con cura. Ancora non vedete niente di strano? Beh, ci sono persone che hanno appena preso il potere con un golpe nella rivoluzione popolare, dovrebbero essere molto felici. Beh no, hanno una faccia da funerale. Sono in lutto. Guardate Obama quando riceve il nuovo primo ministro ucraino alla Casa Bianca. La si confronti con la conferenza stampa in Olanda del mese prima. Sono in lutto, sì anche Obama è in lutto. Pensate che il lutto sia per la Crimea? Bingo, indovinato. Ma ciò che non sapete è che non si tratta solo della Crimea. E perché sono in lutto? Per capirlo, indaghiamo con un po’ di brainstorming e dalle nostre informazioni su alcune situazioni reali. Quando a Kiev vi è stato tale sorta di passaggio di poteri da un governo legittimamente eletto dal popolo dell’Ucraina a estremisti di destra sostenuti da Stati Uniti ed Unione europea, in quel preciso momento il gigante russo del gas Gazprom accelerava la costruzione del gasdotto South Stream che dovrebbe bypassare l’Ucraina a sud rifornendo Paesi come l’Italia o l’Austria del gas russo, aggiudicando l’appalto per la costruzione della prima delle 4 sezioni del gasdotto alla società italiana Saipem, per un importo di 2 miliardi di euro. Stessa cosa con due altre aziende, la tedesca Wintershall già partner del progetto al 15% e la francese EDF che possiede sempre il 15% del progetto, sei giorni prima dell’occupazione della Crimea da parte delle cosiddette SDF russe. Ma questa informazione non dice nulla. Per comprenderne la portata, scopriamo dalle notizie pubblicate il giorno stesso dell’occupazione della Crimea da parte delle truppe russe, su un giornale russo specializzato in questioni energetiche del marzo 2014, il mensile “Ekspert” che titola: “Con la Crimea, la Russia risparmia 20 miliardi di dollari sul gasdotto South Stream“. Per comprendere il significato di questa informazione, dobbiamo ricordare che la Russia ha deciso di costruire due gasdotti, uno a Nord attraverso il Mar Baltico, portando il gas in Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia bypassando l’Ucraina, evitando la crisi del 2007 e i ricatti che Kiev potrebbe imporre sulle forniture di gas russo all’Unione europea. Quindi il secondo gasdotto denominato South Stream che passa per Mar Nero, Turchia e Grecia, rifornendo Italia, Grecia, ecc., sempre bypassando il territorio ucraino. Solo che quando il progetto fu tracciato, si basava su una Crimea ucraina e quindi l’evitava. Occupando la Crimea, ha ridotto la lunghezza della pipeline e quindi il lavoro per completarlo. Risparmio totale: 20 miliardi di dollari. Finora, e non dico sempre, Obama e i nuovi dirigenti a Kiev sono in lutto per la perdita della Crimea. Ciò semplicemente perché la Crimea era l’unica possibilità per l’Ucraina d’indipendenza energetica dalla Russia da quando furono scoperti, su un’area di 1400 kmq al largo della Crimea orientale, i giacimenti di gas e petrolio più importanti della regione. Secondo il quotidiano economico italiano “Il Sole 24 ore” del 15 marzo 2014, le scoperte fatte dagli occidentali, tra cui ENI, Shell e Exxon, sono fenomenali. Il quotidiano italiano spiega che l’ENI dovrebbe controllare il 50% dell’operazione e la società pubblica ucraina Chornomornaftogaz, come spesso accade in Africa, solo il 10%.
Il progetto South Stream sarebbe costato ai russi 46 miliardi dollari. Recuperando la Crimea, il costo passa a 25 miliardi di dollari. E inoltre la Russia nega l’unica possibilità dell’Ucraina di produrre petrolio e gas. La questione ora è come l’Ucraina senza la Crimea potrà pagare i propri debiti con l’occidente. La Russia potrebbe anche condonarglieli ma in ogni caso i giacimenti di gas e petrolio dalla Crimea consoleranno i russi. Ecco perché le sanzioni pseudo-economiche contro la Russia non fanno né freddo né caldo al Presidente Putin e al Primo ministro Medvedev, cosa che quest’ultimo ha detto  in una dichiarazione del 22 aprile. Tornando al gasdotto South Stream e alla Crimea. La Russia ha già steso una mano agli europei, offrendo alle società Saipem, Wintershall ed EDF un buon prezzo. La velocità della proposta dimostra che è una manovra per dividere gli europei, e che funziona: da allora, da quando si parla di sanzioni economiche dell’Unione Europea contro la Russia, non c’è unanimità su una dura presa di posizione contro la Russia. E la statunitense Exxon e l’olandese Shell? Anch’esse si sono rivoltate contro i loro rispettivi governi pur di evitare il confronto con i russi per le sanzioni. Saranno escluse dalle operazioni in Crimea su petrolio e gas? Il beneficio finanziario della Crimea è troppo grande per la Russia per farsi emozionare dalle sanzioni occidentali ed inoltre penalizzerà gli stessi investitori in terra russa. La Russia attraverso Gazprom ha diviso le briciole del progetto South Stream tra diversi Paesi, come Austria, Bulgaria, Croazia, Grecia… Paesi che in sordina soffrono l’ira della Commissione Europea, che si giustifica così: “Nella sua forma attuale, il gasdotto South Stream non opererà sul territorio dell’Unione europea”. Per la Commissione ci sono tre ragioni per non andare avanti: “nessuna separazione tra produzione e trasmissione, monopolio dei trasporti e opacità della struttura tariffaria“.

Conclusione parziale
Le eventuali sanzioni dell’occidente contro la Russia sono una spada a doppio taglio che farà più danni all’occidente che alla Russia, Continente-Stato di 17 milioni kmq che può tranquillamente vivere in completa autarchia isolandosi dal mondo senza soffrirne indebitamente. Meglio, viviamo nel ventunesimo, piuttosto che nel ventesimo secolo. Le sanzioni economiche saranno solo simboliche perché i beni rifiutati a un Paese vengono rapidamente sostituito da altri. E su questo punto i cinesi non si fanno pregare sostituendo i Paesi che applicano sanzioni. L’abbiamo visto in Iran, s’è visto anche in Corea democratica dove, nonostante le sanzioni occidentali, non manca nulla. S’è visto anche in Zimbabwe, dove quasi ci si dimentica che c’è un embargo economico europeo contro questo Paese, perché lì i voli giornalieri da Harare per Londra sono stati sostituiti dai voli giornalieri per Pechino. Seguendo la strategia della Cina in occidente, la Russia mette le mani su tutti i gioielli dell’economia occidentale, perché ha i soldi, un sacco di soldi. La Russia ha una chiara strategia per controllare il mercato azionario e comprare tutte le aziende che operano in Russia su aree strategiche. Così, British Petroleum fu acquistata dai russi per 55 miliardi di dollari, vale a dire 27500 miliardi di franchi CFA. L’azienda dei trasporti francese GEFCO è ora di proprietà al 100% di una società delle ferrovie russe. In Italia, Pirelli è inghiottita dai miliardi russi. In un caso o nell’altro i russi non sono africani. Sanno quali sono i loro interessi e sanno come difenderli. Qualsiasi sanzione contro di loro riduce due volte in ginocchio coloro che le impongono.

sevastopol-putinQuali lezioni per l’Africa?
Quando il 2 maggio 2014 49 ucraini chiamati dagli occidentali “filo-russi” e dai russi “sostenitori del federalismo ucraino” sono stati bruciati vivi in un edificio del sindacato a Odessa, nel sud dell’Ucraina, dai “filo-occidentali” o “partigiani dell’unione”, le reazioni più di ogni altro hanno chiarito che l’Ucraina gioca ancora una parte nella Guerra Fredda tra gli Stati Uniti d’America e la Russia, per interposti attori. Gli statunitensi sanno di essere stati ancora una volta intrappolati dai russi nella famosa conferenza di Ginevra del 17 aprile 2014. Gli statunitensi credevano di avere i russi in pugno facendoli sedere per la prima volta su un tavolo con coloro che l’amministrazione Putin ha definito “estremisti che hanno preso il potere a Kiev illegalmente“. Gli statunitensi scoprirono, solo dopo la riunione, che in fondo hanno dovuto convalidare l’annessione della Crimea alla Russia, dato che tutto sarà discusso a Ginevra, ma senza alcuna traccia della Crimea, formalizzando di fatto l’accettazione degli Stati Uniti dell’annessione della Crimea alla Russia. E’ questa consapevolezza che frustra Washington mettendo sotto pressione la sua gente al potere a Kiev per sferrare l’attacco armato contro i separatisti in Ucraina orientale. In fondo fu lo stesso Obama che chiese e ottenne la risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel marzo 2011, per proteggere gli abitanti di Bengasi in Libia perché, disse, “Gheddafi spara al proprio popolo”. Forse il presidente degli Stati Uniti Obama riesce a spiegarci la differenza tra il popolo di Bengasi in Libia, che riceve il suo sostegno, e le popolazioni di Slavjansk, Odessa, Kostantinovka, Marjupol, Kramatorsk, ecc., uccise e bruciate dai militari del proprio Paese inviati dai golpisti di Kiev agli ordini di Washington. Forse Obama è l’unico a spiegare la differenza tra le dichiarazioni del capo dei servizi antiterrorismo ucraino, Vassilij Krutov, in una conferenza stampa a Kiev il 3 maggio 2014: “L’Ucraina è ora in una situazione di guerra, perché ciò che accade nella regione di Donetsk e nelle regioni orientali non è un evento passeggero, ma una guerra“.
Le affermazioni della Guida libica Gheddafi, nel febbraio 2011, dicevano: “Ciò  che succede a Bengasi non è una rivolta del popolo scontento, ma terroristi stranieri di al-Qaida che ci hanno dichiarato guerra. E a Bengasi c’è la guerra“. Su qualunque cosa Obama decide a geometria variabile i buoni e definisce gli altri, i cattivi da combattere, secondo gli interessi del momento degli Stati Uniti. Ma temo che questa volta il presidente degli Stati Uniti non sia nemmeno in grado di scoprire perché sostiene il caos in Ucraina o, peggio, sia incapace di dire come i morti nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina siano utili agli interessi degli Stati Uniti. O tutti questi morti servono solo a flettere i muscoli contro il nemico, la Russia? Oggi la Repubblica del Sud Sudan creata da Obama con il fuoco e il sangue, con il solito aiuto della razzista Corte penale internazionale che aveva decretato che i malvagi si trovavano a Khartoum, il cui peggiore difetto è avere accordi strategici con la Cina, escludendo le società statunitensi dall’operare nel suo sottosuolo. L’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale del Sud Sudan aprì il giorno dell’indipendenza, al fine di far godere al Sud Sudan i miracoli forniti dalla democrazia. Obama non ha nemmeno lasciato un giorno di tregua a questi nuovi capi nel decidere con quali Paesi avere relazioni diplomatiche, così come hanno avuto l’indipendenza con il caos che gli statunitensi erano riusciti a creare in Sudan con l’aiuto dei loto illustri attori di Hollywood, che dalle loro sontuose ville in California scorgevano il genocidio in Darfur. E quando hanno diviso il Sudan in due parti, il miracolo s’è avverato: il genocidio in Darfur è improvvisamente scomparso. La staffetta è passata al Sud Sudan sotto il controllo di Washington. E se la Russia minacciasse sanzioni economiche e militari agli Stati Uniti, se la pace non tornasse rapidamente in Sud Sudan?

5059F911-9D9E-4F25-B7BF-B2EE8274BC2D_mw1024_n_sTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’è successo alla navetta spaziale Buran?

Natalija Jachmennikova, Rossijskaja Gazeta 19 gennaio 2014 – RIR

Il volo della Buran, durato 205 minuti, fu sensazionale. La navetta spaziale sovietica fu la prima al mondo ad atterrare automaticamente, mentre le navette statunitensi non potevano farlo, se non manualmente. Ma perché il lancio trionfale della navetta sovietica fu il primo e ultimo? C’è qualche speranza che la navetta russa possa di nuovo puntare alle stelle? Rossijskaja Gazeta ha parlato con Valerij Burdakov, uno dei progettisti della Buran e a capo del dipartimento dell’associazione per la produzione scientifica Energija. Oggi è professore presso l’Istituto Aeronautico di Mosca.

1461156Rossijskaja Gazeta: Valerij Pavlovich, si dice che la navicella spaziale Buran fosse la macchina più complessa mai creata dall’uomo.
Valerij Burdakov: Sicuramente. Fino all’avvento della Buran, la navetta spaziale statunitense era al vertice, ma la Buran era molto più capace sia per carico che poteva far rientrare sulla Terra (20-30 tonnellate anziché 14,5) che per l’ampiezza dell’orbita. Avremmo potuto far rientrare la stazione spaziale Mir e trasformarla in un oggetto da museo! Atterraggio automatico, carburante non tossico, test di volo orizzontale e trasporto del serbatoio del razzo su un aereo appositamente progettato. Tutto fu superlativo.

RG: Chi fu la prima persona ad avere l’idea che l’aeromobile orbitale potesse atterrare su una pista  come un aereo?
VB: (Sergej) Koroljov! Lo sentì da Sergej Pavlovich stesso. Nel 1929 aveva 23 anni, ed era già un noto pilota di alianti. Pensava di spingere un aliante a 6 km di quota e poi nella stratosfera, con una cabina pressurizzata. Decise di visitare (Konstantin) Tzjolkovskij per convincerlo a firmare una lettera che confermasse che il volo a quell’altezza fosse praticabile.

RG: E Tzjolkovskij firmò?
VB: No, criticò l’idea. Disse che senza un motore a razzo a propellente liquido l’aliante non poteva essere controllato a quella altezza, spezzandosi mentre accelerava. Tzjolkovskij diede a Koroljov un libretto intitolato “Missili spaziali” consigliandogli a come utilizzare motori a razzo a combustibile liquido per i voli non nella stratosfera, ma ancora più in alto, nello spazio. Koroljov era molto seccato.

RG: E quando hai iniziato a lavorare sul progetto Buran?
VB: Nel 1962, con il sostegno di Sergej Pavlovich, ebbi il brevetto di primo ideatore di un veicolo spaziale riutilizzabile. Quando la navetta statunitense emerse dalle nubi, non era ancora deciso se si dovesse seguire la stessa strada. Ma nel 1974 fu istituito il cosiddetto Servizio n° 16 di Energija. Aveva due reparti di progettazione, il mio si occupava dell’aeromobile e quello di Efrem Dubinskij del vettore di lancio. Affrontammo traduzioni, analisi scientifiche, la stesura e pubblicazione di uno “studio” sulla navetta. E senza tante storie, sviluppammo la nostra versione di navetta e relativo vettore di lancio.

RG: La precisione con cui Buran atterrò fu assolutamente sbalordita.
VB: Quando la navetta spuntò dalle nuvole, uno dei direttori era praticamente in delirio, continuava a dire: “Si schianterà!” Tutti ansimammo quando la Buran picchiò mettenodosi in perpendicolare alla pista. Ma in realtà tale manovra faceva parte del piano. Sembra, tuttavia, che il direttore in questione non lo sapesse o l’avesse dimenticato. La navetta atterrò proprio sulla pista. Quei 205 minuti di volo della Buran eliminarono qualsiasi critica ai suoi progettisti.

RG: Come ti sei sentito dopo quel trionfo?
VB: Le parole non possono esprimerlo. Ma c’era un’altra sensazione: chiusero un progetto riuscito e innovativo. Alla fine, 15 miliardi di rubli furono sprecati.

RG: Il know-how scientifico e tecnico del progetto Buran sarà mai utilizzato?
VB: Come navetta, la Buran non è finanziariamente sostenibile perché il sistema di lancio è costoso e inaffidabile. Ma le soluzioni tecniche uniche possono essere sviluppate ulteriormente nell’ambito del progetto Buran-M. Un nuovo velivolo spaziale modificato che tenga conto degli ultimi sviluppi potrebbe diventare assai veloce, affidabile e conveniente nel trasporto intercontinentale di passeggeri e turisti. Ma perché ciò avvenga, dobbiamo creare un nuovo vettore di lancio multi-uso, monostadio ed integralmente ecologico (MOVEN) per sostituire il missile Sojuz. Per inciso, il nuovo velivolo non richiederà un sistema di lancio ingombrante, quindi potrebbe anche decollare dal cosmodromo di Vostochnyj. Il know-how della Buran non è svanito. L’atterraggio automatico del velivolo ha ispirato gli aerei da combattimento di quinta generazione e numerosi velivoli senza equipaggio. Solo che, come è avvenuto con i satelliti artificiali, ci arrivammo prima.

RG: Secondo te, qual è la prospettiva dell’industria spaziale oggi?
VB: L’era degli idrocarburi sta per essere sostituita dall’era atomica e solare, inconcepibile se non usiamo una gamma molto ampia di velivoli spaziali. Per costruire centrali solari spaziali che forniscano energia ai consumatori sulla Terra, avremmo bisogno di velivoli che possano trasportare un carico utile di 250 tonnellate, che si baseranno sui MOVEN. E se mi chiedi dell’industria spaziale nel complesso, allora potrà soddisfare tutti i bisogni dell’umanità, non solo le esigenze dell’informazione che soddisfa oggi.

Antonov_An-225_with_Buran_at_Le_Bourget_1989_ManteufelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Follie supersoniche: perché i nuovi bombardieri strategici sono dinosauri volanti
Rakesh Krishnan Simha RIR, 21 novembre 2013

Sia la Russia che gli Stati Uniti spingono lo sviluppo di nuovi bombardieri a lungo raggio, ma i droni sono una scelta più economica e più futuristica.

post-48173-1274374577,72_thumbChe cosa hanno in comune i terroristi e i generali dell’aeronautica? La risposta è che hanno lo stesso incubo ricorrente sui droni. Ciò perché tali velivoli senza equipaggio minacciano di metterli entrambi fuori gioco. L’ironia è che, nonostante la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, che eseguono missioni di attacco che poco prima erano appannaggio esclusivo dell’aviazione, la Russia e gli Stati Uniti hanno dato il via libero allo sviluppo dei bombardieri a lungo raggio. I nuovi progetti non miglioreranno sensibilmente la sicurezza russa o statunitense, ma sicuramente lasceranno dei buchi nei bilanci della difesa.

Arriva il via libera al bombardiere con la stella rossa
L’aviazione russa ha approvato lo sviluppo del nuovo bombardiere strategico PAK-DA che sostituirà la vecchia flotta di bombardieri strategici della Russia dei 63 Tupolev Tu-95M Bear e 13 Tu-160 Blackjack, nel prossimo decennio. Sorprendentemente, in un’epoca in cui i missili aria-aria sono ipersonici (cinque-dieci volte la velocità del suono), il nuovo bombardiere russo viene indicato  subsonico. Così, quando il PAK-DA entrerà in servizio negli anni 2020 sostituirà velivoli che furono progettati 50-70 anni prima, e ancora il nuovo bombardiere sarà più lento di alcuni aeromobili ritirati. In secondo luogo, la dottrina dell’attacco aereo strategico resta invariata. Il subsonico Tu-95 e il Tu-160 da Mach 2 sono progettati per decollare da basi nella Russia profonda e lanciare centinaia di missili da crociera nucleari Kh-102 da distanze sicure, fino a 3000 km dalle coste americane. Il nuovo bombardiere, che dovrebbe costare miliardi di rubli nella R&S (ricerca e sviluppo), avrà lo stesso ruolo, sarà un’altra piattaforma per il lancio di missili da crociera. L’unico miglioramento importante è che avrà un rivestimento furtivo, la cui efficacia non è stata definitivamente dimostrata contro un vero nemico.

E in un angolo blu
I giganti aerospaziali statunitensi Boeing e Lockheed Martin hanno dichiarato, nell’ottobre 2013, che collaboreranno su un nuovo bombardiere a lungo raggio (LRSB) progetto per l’US Air Force, mentre i militari cercano di sostituire la flotta dei vecchi 160 bombardieri pesanti: 76 B-52 Stratofortress, 63 B-1 Lancer e 20 stealth B-2 Spirit. L’US Air Force ha detto che il costo di ogni velivolo è stimato 550 milioni dollari e il valore totale di 100 aerei sarebbe di 55 miliardi dollari. Ma nel frattempo, il prime contractor è Lockheed-Martin il re dei costi gonfiati. Nel 1996, quando  intascò il contratto, il costo previsto del velivolo era di circa 65 milioni, che ora è arrivato a circa  200 milioni di dollari. Il programma LRSB, che ha già macinato 300 milioni di dollari, difficilmente invertirà il trend. Si potrebbe pensare che con la fine della minaccia sovietica, l’US Air Force non abbia motivi per un nuovo bombardiere. Ma il nuovo mantra è che se non si dispone di un nemico, lo s’inventa. Nonostante il fatto che l’esercito cinese sia insignificante per gli standard statunitensi, l’esercito statunitense lo raffigura come un drago più grande della realtà. Il punto di vista del Pentagono è che nessuna nave militare cinese potrà pattugliare senza finire sotto la potenza aerea basata a terra. Secondo il vicecapo di Stato Maggiore dell’US Air Force, Generale Philip Breedlove, gli Stati Uniti devono continuare ad avere la capacità di colpire dall’aria qualsiasi bersaglio sul globo. Il tiro da distanza è la capacità centrale nella nuova dottrina militare statunitense dell’Airsea Battle, che chiede una stretta integrazione tra l’US Air Force e l’US Marines nel campo di battaglia.

Bombardieri nel mirino
Ma, supersonico o lento, gli attaccanti sono sempre vulnerabili. L’analista della difesa Loren Thompson dice che l’area più importante in cui i bombardieri diventano obsoleti è la loro decrescente capacità di eludere l’intercettazione da parte delle difese avversarie. “Molti Paesi come l’Iran e la Siria hanno implementato difese aeree integrate che combinano radar altamente sensibili con agili missili terra-aria. Queste difese sono state progettate per eliminare le interferenze generate dai dispositivi jamming degli Stati Uniti, e per inseguire gli aeromobili su diverse frequenze in modo che non possano essere facilmente ingannate dalle contromisure. Ciò renderà più difficile ai bombardieri statunitensi penetrare lo spazio aereo ostile in futuro, soprattutto se non hanno le caratteristiche che li rendono invisibili. Il B-2 è l’unico vero bombardiere stealth nella flotta di oggi, e anche se è carente su alcune lunghezze d’onda.” Goffo e costoso, il bombardiere è già nel mirino delle forze antiaeree. L’abbattimento del cacciabombardiere stealth F-117 da parte delle forze di terra serbe che utilizzavano un antiquato sistema missilistico sovietico, indica di cosa dei combattenti motivati ed istruiti, a differenza delle forze mal addestrate di Saddam Hussein, siano capaci sul campo di battaglia. Con i nuovi missili terra-aria S-300 e S-400, la minaccia si è moltiplicata di diverse volte. Inoltre, i nuovi radar in fase di sviluppo, in particolare in Russia, sono progettati per rilevare facilmente aerei stealth quanto quelli non stealth.

Il momento del drone
Indicativo di quanto i droni ridisegnano la guerra moderna sono i top gun statunitensi riassegnati ai  droni, creando un enorme deficit di piloti nell’US Air Force. Il problema è così acuto che l’arma offre 225mila dollari di bonus ai nuovi piloti, a condizione che rimangono nell’aviazione per nove anni. L’aviazione del 21° secolo affronta una crisi esistenziale, con la crescente sofisticazione e resistenza dei droni, limitate solo dai rifornimenti di carburante, cambiando l’equazione aerea a favore dei velivoli senza pilota. Con il rifornimento in volo, l’autonomia sarà limitata solo dal fallimento dei sottosistemi. Inoltre, il loro basso costo e il fatto che i droni riducano a zero i rischi per il pilota, dovrebbero idealmente farne i sostituti perfetti dei costosi bombardieri intercontinentali. L’assenza di un pilota si traduce in notevoli risparmi sui costi, non solo di carburante, ma anche perché non sono necessari costosi sistemi di supporto vitale.

Ritorno al futuro
Secondo l’Air Force Magazine, lo scontro tra droni e velivoli pilotati “ha poco a che fare con la tecnologia e tutto con la politica“. Questo perché il mondo è ancora a disagio all’idea di una macchina armata che vola senza un pilota umano a bordo. Tuttavia, la tecnologia senza pilota non è veramente nuova. Lo space shuttle russo Buran, che volò nel novembre 1988, era completamente automatizzato. Secondo un rapporto elaborato dall’Istituto di ricerca panrusso sui materiali aerei, la differenza più importante dalla navetta statunitense era che la navetta spaziale russa poteva volare ed atterrare in modalità totalmente automatica. Più di recente, il Boeing 777 è un esempio di aereo  automatico di cui si potrà dire che ha “piloti opzionali”. Il piloti dell’aviazione possono essere glamour e virili, ma nell’era dei droni i bombardieri a lungo raggio, e in effetti gli altri aerei pilotati, hanno i giorni contati. Se le aviazioni, e i loro capi civili, l’ammettono con umiltà, potrebbero risparmiare ad entrambe le ex superpotenze molto denaro.

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I sovietici costruirono uno Space Shuttle migliore?

Venticinque anni fa, questo mese, la navetta spaziale sovietica Buran compì il suo unico volo
Anatolij Zak Popular Mechanics 19 novembre 2013

1465135Un quarto di secolo fa, sembrava che la navetta spaziale avesse improvvisamente un nuovo fratello.  Il 15 novembre 1988, l’orbiter riutilizzabile Buran, fiore all’occhiello del programma spaziale sovietico, compì il suo primo volo. Si sarebbe dimostrato l’ultimo del Buran. Ma guardando 25 anni dopo, alcuni esperti dicono che l’URSS avrebbe costruito una migliore navetta spaziale, che avrebbe posto le basi per una nuova generazione di veicoli di lancio, se avesse resistito alle tempeste economiche degli anni ’90 e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Copia?
Una volta che la navetta alata sovietica finalmente fece il suo debutto pubblico, dopo anni di sviluppo segreto, una leggenda metropolitana diffuse la notizia che si trattasse di una replica esatta della navetta spaziale statunitense. Fu facile credervi. Un lungo elenco di equivalenti sovietici della tecnologia occidentale, dagli aspirapolvere alle auto, dagli aerei ai razzi, erano vere copie. Ma mentre la somiglianza tra i veicoli spaziali è sorprendente, era però ingannevole. All’inizio del programma Buran, nel 1976, la leadership sovietica infatti assegnò all’industria il compito di sviluppare un sistema con capacità tecniche simili a quelle della navetta spaziale. Tuttavia, i politici lasciarono agli ingegneri la scelta della percorso esatto a un tale veicolo, un’apertura che il capo-progettista del Buran Valentin Glushko sfruttò. Come ora sappiamo da numerosi documenti non classificati e testimonianze, gli ingegneri di Glushko non copiarono ciecamente la navetta, ma invece attraversarono un lungo e doloroso processo nel determinare l’architettura dell’equivalente sovietico. Alla fine si convenne che la forma aerodinamica e le ali a doppia freccia della navetta statunitense fornissero la soluzione migliore. Allo stesso tempo, respinsero la filosofia economica della NASA sulla navetta, che prometteva un facile accesso allo spazio grazie alla sostituzione totale dei razzi tradizionali con una navicella riutilizzabile a basso costo, nonché l’approccio statunitense verso la sua architettura di lancio. Molti storici e ingegneri oggi dicono che così facendo i sovietici in realtà costruirono un sistema migliore di quello degli Stati Uniti. Si potrebbe obiettare che crearono il più avanzato e versatile velivolo spaziale che l’umanità avesse mai conosciuto.

Interni
All’interno, il Buran aveva molti componenti che svolgevano le stesse funzioni dei suoi equivalenti statunitensi. Entrambe le navette impiegavano celle a combustibile ad idrogeno per produrre energia elettrica e bruciavano idrazina per alimentare i sistemi idraulici di bordo. Eppure, gli ingegneri sovietici progettarono la maggior parte di questi meccanismi da zero, con solo un’idea generale di come gli equivalenti statunitensi funzionassero. Soprattutto, gli ingegneri sovietici costruirono un nuovo sistema di lancio per il Buran. Invece di due relativamente semplici (ma, come si è scoperto dopo il disastro del Challenger, mortalmente inaffidabili) booster a propellente solido per il primo stadio, i sovietici impiegato quattro razzi a propellente liquido. La loro eredità vive oggi nel vettore russo-ucraino Zenit. Il Buran utilizzava anche quattro motori principali (al posto dei tre della navetta) volti a fornire la maggior parte della spinta durante l’orbita. Misero questi motori in un stadio separato, piuttosto che sull’orbiter alato, come avvenne con la navetta. Questo approccio fece  sì che il sistema sovietico perdesse i suoi motori principali dopo ogni volo, invece di tornare a Terra con l’orbiter, rendendolo meno riutilizzabile. D’altra parte, significava che quasi ogni carico concepibile fino a 95 tonnellate, fosse una stazione spaziale da combattimento, un modulo lunare o un veicolo per una spedizione marziana, potesse essere disposto sul sistema di lancio del Buran. Al contrario, il carico utile massimo della navetta spaziale fu limitato a 29 tonnellate nella stiva del modulo orbitante. Con la costruzione del Buran in questo modo, i sovietici costruirono essenzialmente dei razzi multiuso superpesanti poi conosciuti come Energija. Si potrebbe potenzialmente sostenere che fosse la risposta sovietica al programma di guerre stellari di Ronald Reagan, così come la base lunare con equipaggio e anche le spedizioni su Marte. Tuttavia, con la fine della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica, nessuno di questi progetti superò il tavolo da disegno. Ironia della sorte, poi toccò alla NASA cercare di decodificare un progetto sovietico, in quanto gli ingegneri statunitensi cercavano un’architettura simile a quella dell’Energija, ma utilizzando i componenti della navetta. Purtroppo, il concetto noto come Shuttle-C non andò mai oltre al modello in scala reale.

Quello che avrebbe potuto essere
Gli strateghi spaziali sovietici apparentemente sopravvalutarono enormemente l’importanza militare della navetta e ritenevano che dovessero rispondere con un sistema simile, come avrebbero fatto normalmente per qualsiasi sviluppo di un’arma importante degli Stati Uniti. Il Cremlino vide la navetta spaziale soprattutto come vettore per armi spaziali e le scontate applicazioni scientifiche e commerciali furono pubblicizzate come elaborata cortina fumogena. Allo stesso tempo, però, i sovietici non accettarono mai l’idea della NASA che il sistema riutilizzabile potesse sostituire i tradizionali razzi usa e getta. Di conseguenza, il Buran sovietico fu realizzato solo per compiti specifici (soprattutto militari), che necessitavano delle sue capacità uniche di manutenzione nello spazio e di far rientrare carichi dall’orbita. Il Buran poteva essere utilizzato nell’assemblaggio di grandi stazioni spaziali, come il complesso modulare Mir-2 sviluppato negli anni ’80, nonché per lo schieramento e il rifornimento di satelliti spia e grandi piattaforme antisatellite e antimissile, se il riarmo raggiungeva lo spazio, come i leader del Cremlino temevano. Tuttavia, sia Energija che Buran apparvero quando l’ultimo atto della guerra fredda terminava. Il nuovo volto del Cremlino, Mikhail Gorbaciov, era molto più interessato a risanare l’economia sovietica fatiscente che non a superare gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti. Di conseguenza, nessuno dei grandi e costosi programmi spaziali, che avevano bisogno delle capacità impressionanti del Buran, si materializzò, lasciando il veicolo spaziale senza compiti. Nel 1991, il crollo dell’URSS e la crisi economica in Russia lasciarono decadere il Buran e le sue infrastrutture.
In retrospettiva, alcuni dicono che se solo il Buran, o almeno il suo lanciatore Energija, avessero resistito alle tempeste economiche degli anni ’90, la Russia e la comunità internazionale avrebbero ora un avanzato e potente mezzo spaziale in grado di porre una base internazionale sulla luna e anche d’inviare esseri umani su Marte. Invece, in questi giorni sia la NASA che l’agenzia spaziale russa sono all’inizio di una strada decennale per sviluppare una nuova generazione di veicoli di lancio che, un giorno, potrebbero avvicinarsi alle capacità del potente lanciatore del Buran.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Primo Raggio. L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013


La militarizzazione dello spazio degli USA

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/12/2012

x37-orbit-580x424L’11 dicembre 2012 un velivolo, un Boeing X-37B, veniva lanciato da Cape Canaveral per il suo terzo volo di prova. Il primo velivolo orbitale di prova (OTV-1) venne lanciato nell’aprile 2010 e tornò sulla Terra a dicembre. Fu il primo velivolo senza equipaggio degli Stati Uniti a tornare dallo spazio e ad atterrare da solo. La navetta spaziale era l’unico velivolo spaziale in grado di atterrare su una pista. Un secondo OTV-2 ha stabilito un record, per un velivolo spaziale riutilizzabile, a giugno del 2012, quando ha completato una missione di 469 giorni. In confronto, la più lunga missione dello Space Shuttle era durata 17 giorni.
Il velivolo orbitale sperimentale (X-37B), fu ideato dalla NASA nel 1999, ma il progetto venne assegnato alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) nel 2004, e poi all’US Air Force nel 2006. Si tratta di un spazioplano senza pilota riutilizzabile a decollo verticale e atterraggio orizzontale. L’X-37B può rientrare nell’atmosfera terrestre e atterrare autonomamente senza pilota. Il robot può anche regolare la sua orbita nello spazio invece di seguire la stessa prevedibile orbita, una volta decollato. La navetta non ha un abitacolo, nessun sistema di supporto vitale, e né l’Air Force, né la NASA hanno espresso il desiderio di aggiornarlo al volo spaziale umano. L’autonomia della navetta orbitale è dovuta ai suoi pannelli solari che generano potenza elettrica dopo essere dispiegati dal vano di carico, permettendogli di rimanere in orbita per 270 giorni. L’X-37B è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m, con un vano di carico delle dimensioni di un camioncino. Due velivoli X-37B potrebbero rientrare nel vano di carico di uno Space Shuttle.
Il costo totale del progetto è sconosciuto poiché il bilancio è classificato da quando il progetto X-37B è stato trasferito alla DARPA. L’identità specifica del carico utile non è stato rivelato… L’Air Force ha dichiarato solo che il velivolo spaziale avrebbe “eseguito vari esperimenti e consentito a sensori, sottosistemi, componenti per satellite e alla tecnologia associata di essere immessi nello spazio e fatti rientrare.”

Una missione da interpretare
Le fonti ufficiali dell’US Air Force dicono che il velivolo viene utilizzato come “programma di test sperimentali per la dimostrazione tecnologica di una piattaforma a controllo remoto, affidabile e riutilizzabile, da testare nello spazio per conto dell’US Air Force.” Vi sono diverse versioni di ciò che il velivolo spaziale dovrebbe fare, mentre orbita intorno al pianeta in quote dichiarate che variano da 200 a 750 km sopra la superficie terrestre. L’idea iniziale era che il velivolo spaziale agisse come un nuovo tipo di satellite di sorveglianza che potesse cambiare le orbite volando sopra un determinato territorio della Terra. Questa versione è confermata dal fatto che la navetta ha sorvolato Afghanistan, Iran, Iraq, Corea del Nord, Pakistan e ha cambiato orbita più di una volta.
E’ quasi certamente un aereo spia, o almeno un banco prova per attrezzature di sorveglianza spaziale, e una piattaforma di lancio per mini-satelliti spia. Il carico utile del veicolo è sufficiente per alcuni equipaggiamenti da spionaggio come telecamere e sensori. Il velivolo non ha un portello di attracco, non potendo così essere un altro piccolo velivolo da carico per la ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello di prova per un futuro “bombardiere spaziale” che sarebbe in grado di distruggere obiettivi dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B, in sé, possa essere un sistema da bombardamento nucleare, se l’astronave è destinata a rientrare nell’atmosfera terrestre e, con il pilota automatico, sganciare bombe su un bersaglio nemico. Ma altri analisti non sono d’accordo, dicendo che il carico utile è troppo piccolo e le specifiche non sono conformi allo scopo. Alcuni ipotizzano che l’X-37B sia un satellite-tracker o un satellite-killer. O entrambe le cose.
James Lewis, direttore del Programma di Tecnologia e Politiche Pubbliche presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington, dice che la durata della missione indica che l’OTV ha anche una missione ancor più segreta. Non ci sarebbe la necessità di rimanere in orbita per mesi, altrimenti, dice Lewis. “Non si tratta solo di un bus progettato per prendere le cose nello spazio e riportarle indietro.” Questo esperimento dimostra che gli Stati Uniti possono utilizzare lo spazio “come piattaforma per i sensori in grado di raccogliere dati dagli altri paesi e in in modo veramente continuo” aggiunge. Nel caso dell’X-37B ciò probabilmente comprende la raccolta “di segnali elettronici di tutti i tipi“, che si tratti di comunicazioni a microonde o della capacità di misurare dei dati a distanza. “Nel caso, per esempio, del recente lancio del missile nordcoreano, questo potrebbe includere i messaggi tra il controllo a terra ed il missile, così come misurare la firma termica e la traiettoria del lancio” (1).
Il presidente di Global Network, Dave Webb (che è anche il presidente della Campagna per il disarmo nucleare del Regno Unito) ritiene che il velivolo spaziale sia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale, e in meno di un’ora. Dice: “Crediamo che lo spazioplano X-37B faccia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale in meno di un’ora; noto come Prompt Global Strike. Così, mentre gli Stati Uniti portano avanti questi tipi di sistemi di attacco globale spaziali, sarà probabile che la Russia e la Cina saranno costrette a rispondere, rifiutandosi di ridurre le armi nucleari e sviluppando tecnologie spaziali per contrastare il programma degli Stati Uniti. “Global Networ sostiene che lo sviluppo di questi nuovi spazioplani è uno dei motivi per cui l’amministrazione Obama e il Pentagono sono desiderosi di ridurre le scorte di armi nucleari di Russia e Cina, in futuro. Come elementi chiave dell’avanzamento del programma di primo attacco degli Stati Uniti (insieme ai sistemi della cosiddetta ‘difesa antimissile’), diventano ancora più efficaci se gli Stati Uniti possono far ridurre le capacità di rappresaglia nucleare dei loro potenziali rivali, fornendo al Pentagono una probabilità ancora maggiore di scagliare con successo un decisivo attacco di primo colpo” (2).
Il ruolo della navetta può essere ampliato in futuro. Allo stato attuale, il velivolo potrebbe condurre missioni di carico attraccando ai vani di approdo congiunto di un avamposto orbitante, affermano dei funzionari della Boeing (3).
Vorrei aggiungere qualcosa, un parere strettamente personale sulla base di una modesta esperienza militare. Le altitudini utilizzate a fini militari e di esplorazione, oggi, vanno da 0 a 20 km e da 140 km in poi. C’è un vuoto da riempire tra tali orbite, che viene considerato come un potenziale teatro bellico. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire il vuoto dall'”alto” in basso, mentre il Boeing X-51 (noto anche come X-51 Wave Rider), va dal “basso” o da un livello inferiore in alto. L’X-51 è un velivolo senza pilota per la dimostrazione nelle prove di volo del scramjet ipersonico (Mach 6, circa 4.000 miglia orarie (6.400 km/h) in quota). Nelle dimostrazioni di volo, l’X-51 viene trasportato da un B-52 ad una altitudine di circa 50.000 piedi (15,2 chilometri) e poi rilasciato sopra l’oceano. Il programma è gestito dall’US Air Force. La navetta ha completato con successo il suo primo volo a motore nel maggio 2010, ed ha anche compiuto il volo alla velocità di oltre Mach 5 di maggiore durata.

Aspetti giuridici
Dalla metà del XX.mo secolo, lo spazio è stato utilizzato per le operazioni dei velivoli spaziali militari come i satelliti per le comunicazioni e la ricognizione, e da alcuni missili balistici che passano attraverso lo spazio durante il volo. Finora, tuttavia, le armi non sono state dislocate nello spazio. Le armi nucleari e di distruzione di massa sono vietate nello spazio in virtù del trattato del 1967, i cui principi governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, che di solito viene chiamato Trattato sullo Spazio. Ma il Trattato non vieta il posizionamento di armi convenzionali in orbita. Azioni e piani attuali di Washington hanno suscitato preoccupazioni sulle armi non nucleari nello spazio. Attraverso risoluzioni e discussioni in seno alle Nazioni Unite, un accordo generale ha dichiarato che una corsa agli armamenti nello spazio deve essere evitata. Tuttavia, a causa della struttura del regime giuridico internazionale e ad eccezione di un piccolo numero di stati, come gli Stati Uniti, per esempio, non è ancora stato negoziato un trattato per impedire completamente lo schieramento di armi spaziali. Gli Stati Uniti sostengono che una corsa agli armamenti nello spazio non esiste ancora, e non è quindi necessario intervenire sulla questione.
Il 12 febbraio 2008, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, rivolgendosi alla Conferenza aveva presentato un progetto della Russia di trattato per la prevenzione del collocamento di armi nello spazio, la minaccia o l’uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), sostenuto anche dalla Cina. Fu il primo progetto di trattato sulla questione formalmente presentato alla Conferenza sul Disarmo (CD), anche se si basava su elementi proposti in un documento di lavoro per il CD, del giugno 2002, da Russia, Cina, Vietnam, Indonesia, Bielorussia, Zimbabwe e Siria. Il Ministro Lavrov aveva spiegato che il progetto di trattato era volto “ad eliminare le lacune esistenti nel diritto spaziale internazionale, creare le condizioni per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio, a conservare le costose proprietà spaziali, a rafforzare la sicurezza generale e il controllo degli armamenti.” In precedenza la Cina e la Russia avevano presentato diversi “documenti di lavoro” per impedire una corsa agli armamenti nello spazio, ed elementi preliminari del trattato definito dai precedenti documenti congiunti.
L’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, in un discorso al gruppo sul disarmo, espresse costernazione per la lunga impasse nei colloqui volti a fermare la diffusione di armi pericolose. Eppure l’iniziativa di Russia-Cina non è arrivata a compimento per l’opposizione degli Stati Uniti. Donald Mahley, in qualità di viceassistente del segretario si Stato statunitense per la riduzione delle minacce, i controlli sulle esportazioni e le trattative, aveva detto, “Gli accordi vincolanti sul controllo degli armamenti non sono che semplicemente uno strumento efficace per migliorare le interessi a lungo termine per la sicurezza spaziale degli Stati Uniti e dei loro alleati.”
Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi che potrebbero fornire armamenti anti-satelliti e spaziali. Nel luglio 2010, l’amministrazione Obama lanciava la nuova politica spaziale nazionale degli Stati Uniti, affermando: “Gli Stati Uniti restano impegnati nell’utilizzo di sistemi spaziali a sostegno della propria sicurezza nazionale e interna. Gli Stati Uniti investono nella capacità di conoscere la situazione e di lanciare velivoli; di sviluppare i mezzi per garantire le funzioni essenziali delle missioni spaziali, di migliorare la nostra capacità di identificare e caratterizzare le minacce, di dissuadere, difendere e, se necessario, sconfiggere le minacce volte a interferire o ad attaccare sistemi spaziali degli Stati Uniti o degli alleati“(4).
La nuova politica rileva inoltre che gli Stati Uniti esamineranno proposte e concetti sulle misure di controllo degli armamenti, se sono “equi, effettivamente verificabili e volti a migliorare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati.” Secondo gli Stati Uniti, il comune progetto di trattato russo-cinese sulla prevenzione del collocamento di armi nello spazio (PPWT) non rispondeva ai criteri degli Stati Uniti, in quanto è “fondamentalmente errato” e non forniva motivi per iniziare dei negoziati. In qualche modo, gli Stati Uniti non sono riusciti a venire incontro a una qualsiasi altra iniziativa, finora, dando priorità alla continua militarizzazione dello spazio.
Militarizzare lo spazio distruggerà l’equilibrio e la stabilità strategica, minerà la sicurezza internazionale e nazionale, compromettendo il regime di controllo delle armi e provocando una corsa agli armamenti. Il modo per evitarlo è un trattato multilaterale per non lanciare velivoli spaziali militari in missioni avvolte dal segreto.

Riferimenti:
1. The Christian Science Monitor, US launches super-secret, orbiting, robotic plane, 12 dicembre 2012,
2. War is Crime.org, Planned Military Space Plane Launch Highlights Keep Space for Peace Week Concerns, 6 ottobre 2012
3. The space.com, Air Force’s Secret X-37B Space Plane Lands in Calif. After Mystery Mission, 16 giugno 2012
4. National_Space_Policy_6-28-10

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sitoaurora

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