Ucraina: la catastrofe del Fronte meridonale

Cassad 26 agosto 2014

0zEGehRxVAgAttualmente, si assiste ad eventi epici e storici. L’esercito e i battaglioni della spedizione punitiva subiscono una sconfitta catastrofica a sud di Donetsk. Poco prima le repubbliche erano in cattive acque, la RPD era effettivamente appesa a un sottile filo dei rifornimenti che il governo tentava di tagliare tra Shahtjorsk e Krasnij Luch; il saliente di Saur-Mogila era stato abbandonato e la controffensiva di Bolotov non aveva comportato successi decisivi. Molti pensavano che le forze della milizia di autodifesa erano alle corde e sul punto di rottura, portando al crollo di Novorossija e alla vittoria militare della junta fascista. Tuttavia, la milizia riuscì a resistere ai peggiori colpi, la junta usava tutte le forze a sua disposizione fino alla metà di agosto. La junta non nascose i suoi obiettivi, e parlava apertamente di assalti a Shahtjorsk e Lugansk. Le numerose notizie trionfalistiche che accompagnavano le avanzate delle brigate meccanizzata, le esageravano. Il primo momento critico fu quando i soldati delle Forze Armate dell’Ucraina, la 25.ma brigata aeroportata e le unità della Guardia nazionale, irruppero a Shakhtjorsk. La RPD in quei giorni era letteralmente appesa a un filo, la junta era a un passo da una vittoria strategica. Ma i pochi miliziani che combattevano nella città tennero fin quando arrivarono i rinforzi, salvando Novorossija dall’essere spezzata in due parti. Nelle successive battaglie l’avanzata della junta su questa posizione fu fermata e, dopo aver subito pesanti perdite in effettivi e mezzi, la junta vi rimediava la sconfitta. Il secondo momento critico si ebbe quando venne attaccata Debaltsevo da Fashevka, per incontrare la 24.ma brigata meccanizzata, rompendo l’accerchiamento meridionale. Era un piano ambizioso, il nemico cercava di dividere Novorossija utilizzando le unità descritte quali gruppo d’attacco. Quest’attacco congiunto su Mjusinsk e Krasnij Luch innescava una grave crisi in Novorossija; c’erano poche truppe in zona. Mjusinsk, su cui i convogli meccanizzati della junta puntavano, era quasi indifesa, e alcuni cosacchi delle milizia abbandonarono le posizioni a Krasnij Luch. Emerse la minaccia che Novorossija venisse divisa in due, con la distruzione delle forze della milizia a Torez-Snezhnoe-Saur-Mogila. Ma ancora una volta, il coraggio dei soldati semplici che si attestarono nelle città permise di resistere fino a quando le riserve arrivarono, eliminando il nemico da Mjusinsk e tenendo Krasnij Luch. Dopo aver superato la crisi, la milizia vi ha vinto battaglie decisive, dalle conseguenze di vasta portata. Poiché l’offensiva su Jasinovataja fallì, la puntata su Verkhnjaja Krinka e Zhdanovka per isolare Gorlovka fu fermata, e la junta non riuscì a compiere alcun progresso su Enakievo, nella seconda metà di agosto l’offensiva della junta iniziava a smorzarsi e la milizia a poco a poco riprese slancio offensivo.
Oggettivamente, la situazione richiedeva che la junta fermasse l’offensiva, raggruppasse e concentrasse le riserve, creando depositi di carburante e munizioni, e poi proseguisse l’offensiva riunendo nuovi gruppi d’attacco. Tuttavia, considerazioni politiche richiesero la continuazione dell’offensiva con gli stessi gruppi tattici esauriti. Poiché il fronte della RPL si era stabilizzato, l’accerchiamento da sud fu sventato e l’offensiva a nord di Donetsk arrestata; la junta cercava di strappare ulteriori vittorie simboliche, continuando l’offensiva da sud cercando d’investire direttamente Ilovajsk e Mospino, nonostante il grave rischio operativo. E mentre la junta sprofondava sempre più in tali battaglie urbane, il fronte dell’offensiva si restringeva, iniziata ai primi di agosto su un ampio fronte, ma già dal 20 agosto era stata efficacemente ridotta ad un unico punto. I punti deboli di tale offensiva erano le pendici meridionali del Saur-Mogila, la semi-circondata Mospino e la periferia sud di Ilovajsk. Negli ultimi giorni dell’offensiva, le truppe furono semplicemente ridotte a spingersi su Ilovajsk. Nel frattempo, una minaccia incombeva sul fianco meridionale, ignorando ciò che poi si rivelava fatale. Dopo aver fermato l’accerchiamento a sud e respinto l’offensiva su Mjusinsk e Krasnij Luch, la milizia riprese Marinovka (passata di mano 2 volte nel luglio-agosto) ed iniziò a penetrare dal valico di frontiera di Uspenka, circondando il gruppo di Amvrosevka. E’ difficile dire perché la junta non abbia risposto a tale minaccia, forse decise che si trattava solo di gruppi da ricognizione/sabotaggio, cosa sgradevole ma di nessuna importanza operativa. Forse pensava che avrebbe preso Ilovajsk presto, e quindi respinto la minaccia da sud. Comunque, la milizia accumulò una forza sufficiente a sud-est di Amvrosevka, effettuando l’attacco che ruppe le linee di rifornimento delle principali forze della junta coinvolte nei combattimenti presso Ilovajsk, Mospino e Saur-Mogila. Allo stesso tempo, vi fu l’attacco delle brigate meccanizzate della milizia ad ovest di Mospino, verso le unità delle milizia che avanzavano da sud, ciò fu completamente inaspettato per la junta, poiché fino a poco tempo prima cercava di circondare Mospino da entrambi i lati. L’intelligence della junta apparentemente non rilevò questa offensiva, e quindi non notò la relativamente piccola forza della milizia che intercettava le principali vie di rifornimento del più grande gruppo tattico della junta a sud di Donetsk. Nel gruppo era concentrata la maggior parte delle unità combattenti, tra cui i 3 battaglioni speciali “Azov“, “Shakhtjorsk” e “Donbass-1″, tutte le unità che avevano assaltato Mospino, Saur-Mogila e Ilovajsk, oltre a varie unità di rinforzo ed indipendenti. Più di 5000 soldati e circa 180 mezzi militari finirono per essere circondati assieme a 90 pezzi di artiglieria, mortai e MLRS.
Confrontare le due operazioni è ridicolo in termini di scala, ma la milizia in realtà effettuò una mini “operazione di accerchiamento” simile a quella di Stalingrado, il classico attacco a tenaglia su direzioni convergenti. Naturalmente le unità della junta non avevano rumeni e italiani ai fianchi, ma da una parte c’era solo un vuoto, e dall’altro una cortina incapace di resistere ad un attacco delle unità meccanizzate. Di conseguenza, oltre ai resti accerchiati a Djakovo, si ebbe l'”accerchiamento di Amvrosevka”, attorno cui la milizia cominciava ad espandere la zona che controllava, ampliando l’offensiva a sud e a sud-ovest, occupando insediamenti in profondità al tergo dei gruppi tattici meridionali della junta. Allo stesso tempo, la disorganizzazione dilagava tra i comandi della junta. Il battaglione “Azov” in realtà si dileguò e la maggior parte fuggì a Marjupol, i battaglioni Donbass-1 e Shakhtjorsk rimasero bloccati nei combattimenti urbani di Ilovajsk, e invece di uscire dalla sacca, iniziarono a richiedere carri armati e artiglieria ai militari per continuare l’assalto sulla città, che era praticamente una causa persa. Poiché solo distaccamenti della retroguardia senza armi pesanti rimasero all’esterno dell’accerchiamento, la milizia iniziò immediatamente l’offensiva a sud-ovest di Amvrosevka, verso Starobeshevo, presa la sera del 26 agosto. Nel frattempo, i combattenti delle milizie già muovevano su Volnovakha il 25. In effetti, una volta prese quelle aree strategiche, la junta non ha nemmeno le posizioni da cui provare a rompere gli accerchiamenti. Le truppe circondate, in sostanza, sprofondarono tra la retroguardia, lontano dalla nuova linea del fronte e con una quantità limitata di carburante e munizioni. Davanti la nuova prima linea c’è il vuoto della junta, e nulla per colmarlo. I resti delle forze della junta, tra cui il battaglione “Azov”, fuggivano a Marjupol, abbandonando diversi insediamenti praticamente senza sparare un colpo. Perciò, la milizia avanzò direttamente sui sobborghi di Novoazovsk e gli approcci per Marjupol. Non c’è praticamente nessun fronte della junta da Starobeshevo a Novoazovsk. La mancanza di milizie disponibili era l’unica cosa che rallentava la catastrofe a sud. Allo stesso tempo, la milizia sviluppava un’offensiva a ovest di Mospino, su Ugledar, Elenovka e Nikolskoe. Qui le forze della junta erano scarse, quindi l’offensiva della milizia ebbe successo, anche se non troppo rapidamente. A Elenovka si ebbe un altro “mini-accerchiamento” e i collegamenti dei gruppi della junta semi-accerchiati verso Donetsk furono irrimediabilmente spezzati. La junta non ha riserve con cui aiutare il gruppo circondato e colmare il vuoto enorme al fronte, ora ritira frettolosamente le truppe da Perekop (al confine della Crimea) portando al fronte dei battaglioni territoriali dalla dubbia prontezza al combattimento. Ha anche annunciato la 4.ta mobilitazione cercando di trascinare velocemente vecchissimi mezzi in prima linea, al fine di compensare le enormi perdite in uomini e mezzi.
Nel complesso, non è del tutto chiaro come la junta possa evitare una sconfitta totale. Chiaramente non potrà ripristinare il vecchio fronte, l’unica domanda è se le truppe circondate potranno uscirne (e dovendo farlo da sole, probabilmente dovranno prendere la decisione ASAP) e dove si fermerà l’offensiva della milizia che ha ancora forze limitate, mettendo in rotta una forza grande con una minore. Nel frattempo, il fronte, una volta solido che si estendeva da Marinovka a Elenovka, ora s’è dissolto in sacche separate di resistenza con linee di rifornimento interrotte. Dopo questo disastro, appare assolutamente chiaro che la junta non ha alcuna capacità militare per distruggere Novorossija. Sperperando le brigate più efficienti in operazioni offensive continue, le forze della junta si sono dissanguate subendo una schiacciante sconfitta puramente militare. Il fronte sud è crollato. Novorossija sarà!

10525934Per una rassegna video abbastanza precisa della situazione sui fronti:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sulla questione delle “sacche” ucraine

Vineyard Saker 26 agosto 2014

10314677Molti si chiedono cosa sia la questione delle cosiddette “sacche” in cui le forze ucraine vengono circondate diverse volte. I generali ucraini sono semplicemente stupidi, o cos’altro? Cercherò di spiegare.
Si ricordi che le forze ucraine sono in genere “pesanti”. Hanno molti carri armati, artiglieria, munizioni, soldati, ecc., almeno inizialmente. Ma sono anche assai inferiori in competenze tattiche, morale e volontà. Al contrario, le forze della Resistenza hanno assai meno meno carri armati, pezzi d’artiglieria, munizioni e soldati. Ma il loro morale è alle stelle, le capacità tattiche sono eccellenti e combattono sulla propria terra, “giocare in casa” è un grande vantaggio. Si aggiunga che gli ucraini cercano disperatamente di dimostrare al mondo che “vincono”, mentre la Resistenza cerca di espellere una forza occupante. Ora, se si tiene tutto ciò in mente, si potrà facilmente capire come mai queste “sacche”. Succede così:
I politici a Kiev ordinano ai comandanti della cosiddetta “operazione antiterrorismo” di mostrare dei risultati. Questi si riuniscono e definiscono ciò che considerano città e villaggi importanti. Poi ordinano alle loro forze di entrare e prendere tali città o villaggi. Le forze della junta si muovono con molta potenza di fuoco, superiore per la sola distruzione di un paio di posti di blocco della Resistenza sulle strade principali, su cui passano per occupare le dette città. A questo punto dicono “missione compiuta, la nostra bandiera è sull’amministrazione della città X”. La BBC prende tali informazioni dai suoi ucraini e il mondo viene a conoscenza di un’altra vittoria ucraina. Nel frattempo, gli squadroni della morte ucraini eliminano eventuali simpatizzanti della Resistenza nelle città occupate. I carri armati vengono utilizzati per proteggere le forze ucraine mentre l’artiglieria a lungo raggio viene utilizzata per terrorizzare la popolazione della prossima città sulla lista. Poi tutto va a rotoli.
In primo luogo, una grande forza richiede molta benzina, lubrificanti, munizioni, rifornimenti, cibo, ecc. Ma le strade sono sotto la costante minaccia delle forze della Resistenza. Successivamente, i novorussi, lentamente ma inevitabilmente, portano qualche pezzo d’artiglieria che inizia a bombardare le forze ucraine. A poco a poco, le forze ucraine, più grandi, sono costrette a trincerarsi mentre la Resistenza riprendere il pieno controllo delle strade principali e dei dintorni delle città. Questo è tutto; il cerchio si chiude, gli ucraini sono circondati e si forma la ‘sacca’. A quel punto accadono due cose: a) gli ucraini cercano di ritirarsi, b) rinforzi vengono inviati per salvarli. Ma a questo punto densità e qualità delle forze della Resistenza sono sufficienti a bloccare le strade principali e ad impedire ritirate o rinforzi. In alcuni casi gli ucraini riescono ad uscirne o ad aver rinforzi, ma in genere con grandi perdite in attrezzature e vite. E ciò porta ad un altro punto importante:
Gli ucraini preferiscono combattere sulle arterie principali. La Resistenza è di casa nelle foreste, colline, campi e cespugli (ciò che l’esercito russo chiama “la macchia”). Ciò significa che i movimenti ucraini sono molto prevedibili. Non così per la Resistenza. Gli ucraini temono la “macchia”, i novorussi l’amano. Non so di una sola battaglia, finora, in cui gli ucraini abbiano attaccato attraverso la “macchia”. I novorussi lo fanno sempre. Ben presto i rifornimenti diventano un problema reale, e con più o meno l’intera aviazione ucraina defunta, data la densità delle armi antiaeree della Resistenza, anche le grandi unità passano dalla modalità di combattimento a quella di sopravvivenza. Almeno 4 squadroni della morte ucraini vi si trovano proprio oggi. Ma si ricordi, gli ucraini hanno più armi e potenza di fuoco, quindi non è così facile ridurli e schiacciarli nelle sacche, ed è per questo che la Resistenza ha bisogno di tanto tempo per finirli. Facendolo, però, una per una. Se avessero tempo e forze, avrebbero potuto farlo facilmente, ma non è così. In questo momento, le principali forze che proteggono Marjupol sono bloccate in 2-3 sacche a sud-est di Donetsk. Ma invece di perdere tempo a ridurle, le Forze Armate della Novorussia hanno lanciato l’attacco lungo le coste su Marjupol, dove gli ucraini sono già nel panico non essendovi nulla che si frapponga tra loro e la Resistenza. E questa è la mossa giusta dei novorussi. Proprio come negli scacchi, un pezzo bloccato è essenzialmente inutile, come le forze ucraine in una sacca. La cosa importante è mantenere l’iniziativa e sfruttare il vantaggio. Questo è il motivo per cui la Resistenza avanza verso Marjupol. Se la città viene presa, o anche circondata, o se le sacche a sud di Donetsk sono ridotte, sarà il crollo del fronte meridionale ucraino contro Novorussia. Ci sono dei rischi però.
In primo luogo, qualsiasi forza dei novorussi diretta su Marjupol rischia di esser accerchiata dai rinforzi ucraini. Ora, non si sa di certo cosa facciano gli ucraini, ma è probabile siano nel panico totale a Kiev e che rinforzi saranno inviati da tutto il Paese per evitare che Marjupol cada in mano dei novorussi. I novorussi devono fare molta attenzione al loro tergo (ma poi, c’è la certezza che i tanti occhi del GRU, nello spazio e a terra, lo stiano già facendo al loro posto). In secondo luogo, gli ucraini circondati potrebbero cercare di unire le forze per uscirsene o attaccare verso nord. Se non ci riescono, probabilmente faranno ciò che hanno già fatto, scappare per salvarsi abbandonando tutte le attrezzature pesanti, o combattere fino all’ultimo. In entrambi i casi va bene per i novorussi.
Spero che la breve (e un po’ semplificata) spiegazione tracci, almeno nelle linee generali, perché e come tali “sacche” vanno costantemente formandosi.

Cordiali saluti, Saker

10649673Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morte dell’industria della difesa ucraina

Il giornalista televisivo ucraino Maksim Ravreba descrive storia e prospettive dell’industria della difesa ucraina.
Colonel Cassad - VoicesevasKharkov-armor-repair-facility-in-UkraineQuando vedo su facebook le foto del ministro degli interni ucraino Avakov abbracciare un modello di aereo radiocomandato, che questo ignorante definisce “drone”, sono amareggiato e divertito. Quando vedo la confusione sulle industrie nella rubrica “I costruttori navali di Nikolaev consegnano ai militari dell’operazione ATO il blindato “Buganka“, mando giù valeriana. Ma quando sento che l’esercito ucraino non ha nulla per combattere, dal presidente dell’Ucraina… come i politici di Majdan chiedano alla NATO armi, capisco quali usurpatori e parassiti pericolosi siano al potere in Ucraina, pronti a qualsiasi umiliazione del Paese, che vendeva e continua a vendere i mezzi più sofisticati e le armi migliori del mondo, per salvarsi la pelle. L’Ucraina ha una potente e moderna industria militare. Solo poco prima, sei mesi prima. Ora l'”industria militare” è stata uccisa e seppellita. Non lo sapevate? Ve lo dico io. La gente della mia età ricorda come l’industria ucraina sia morta una prima volta. Un quarto di secolo fa lavoravo come installatore di radio nella fabbrica Artjom di Kiev. Lo stesso luogo dove mio padre ha lavorato per quasi 50 anni. La maggior parte degli inquilini del mio palazzo vi lavorava, e del mio quartiere. Per tutta la vita ho vissuto nella casa costruita dalla fabbrica Artjom per i suoi lavoratori, come l’intero quartiere. Il profilo principale della fabbrica, per tutto il “periodo sovietico”, fu militare. L’ufficio progettazione in cui mio padre lavorava ideò complessi sistemi di guida elettronica per missili “terra-aria” e “aria-aria”. La Perestrojka prima distrusse il profilo della fabbrica, e quindici anni furono necessari ai vecchi partner sovietici per ritrovarla e ristabilire i legami precedenti. Non vi era alcuna politica, solo aspiratori e utensili da cucina che la fabbrica iniziò a fabbricare attraverso un inutile programma di conversione (c’era una cosa del genere molto tempo fa). Negli anni ’90 la fabbrica dava uno spettacolo molto triste, e gli ex-ingegneri del design bureau “Luch“, che progettavano i cervelli dei missili, frequentavano i mercatini delle pulci, negoziando la vendita di effetti personali vecchi e usati. Fuggendo dalla povertà, mio padre andò all’estero, e lo Stato ucraino gli inviò l’ultimo saluto sotto forma di notifica che gli toglieva la pensione, e questo dopo aver lavorato per lo Stato per tutta la vita! All’inizio del XXI secolo la situazione della fabbrica iniziò a migliorare. I dirigenti di fabbrica, dipartimenti, laboratori, uffici di progettazione, in realtà quasi tutti chiusi, trovarono un aggancio: ristabilire i collegamenti con vecchi partner e industrie connesse, tutte in Russia, e fino ai nostri giorni “maledetti” chi rimase da operaio, era un occupato grazie agli ordini del Ministero della Difesa della Russia. Non c’è nessun altro per cui lavorare: il ministero della Difesa dell’Ucraina non ordina alcunché, e non può ordinare, non ha soldi. E tutte le unità e i dispositivi che le fabbrica produce sono utili solo per il materiale militare dell’URSS.
A quanto ho capito, ora la fabbrica Artjom è minacciata di una seconda morte. Non ne conosco ancora i dettagli, ma ultimamente ho letto un titolo secondo cui la fabbrica ZAZ ha annunciato chiusura e tagli; è un evento atteso. A causa di crisi politica, agitazioni, colpo di Stato e guerra civile, la vendita di nuove automobili in Ucraina (in generale, non solo della ZAZ) è dimezzata. Le prime vittime della catastrofe sono le linee di montaggio, laddove oggi anche Daewoo e Chevrolet vengono assemblate. Ma la ZAZ è la prima vittima, il motivo è semplice, nessuno compra più le sue auto. La chiusura della ZAZ crea 21000 disoccupati, assieme a 120000 funzionari statali che Jatsenjuk licenzia. Più altri 20000 assistenti sociali di cui lo Stato fascista si sbarazza. Anche i giganti “Turboatom”, “Motor Sich” sono orientati verso la Russia, come “Juzhmash” e molte aziende che hanno la Russia come loro cliente? Mi urtano i media majdastardi, che oggi sostengono questo schifoso regime fascista con la sua discarica di teste di legno. Nel 1991 c’erano 3594 imprese ucraine, dove circa 3 milioni di persone lavoravano. 700 erano impegnate nella produzione strettamente militare, tra cui 205 associazioni di produttori e 139 associazioni scientifiche e produttive, per un totale di 1,45 milioni di lavoratori. L’Ucraina ha ereditato quasi un terzo dell’industria spaziale dell’ex-Unione Sovietica, comprese 140 imprese e istituti che davano lavoro a 200000 persone. Le industrie ucraine producevano 350 aerei all’anno. Nei primi cinque anni d’indipendenza, nel 1997, il numero di imprese della Difesa scese di cinque volte. E la quota della produzione militare ucraina scese dal 35 al 6%. Circa 550 imprese e uffici di progettazione relativi all’industria della difesa chiusero o cambiarono profilo. In particolare, l’ufficio di progettazione “Luch” fu preservato soltanto perché la fabbrica Artjom fu dichiarata impresa strategica e non fu oggetto di privatizzazione. I lavoratori del design bureau, che lavorava a causa della vecchia abitudine solo per un paio d’ore, a poco a poco scoprirono i vecchi subappaltatori, e vissero grazie ai loro ordini finora. Tuttavia, non tutti sono sopravvissuti (letteralmente). La stessa cosa è successa per tutta l’industria della difesa. Il numero di posti di lavoro nel ramo si ridusse di sette volte. Nel 2010, secondo i dati del ministero della politica industriale dell’Ucraina, 143 imprese del Paese operavano nell’interesse della difesa. E nel 2011 l’Ucraina uscì dai primi dieci venditori di armi del mondo, con il 12.mo posto. Perché e come è potuto accadere? Fin dalla proclamazione dell’indipendenza l’industria fu sacrificata alla politica. La necessità di spogliare l’industria della difesa dai clienti russi dominava. Il colpo più dannoso, se non mortale, fu la decisione di Kuchma e Jushenko dell’integrazione con la NATO, con l’obiettivo di una successiva adesione a tale unione militare. Pertanto, con inaudita generosità e leggerezza, i capi ucraini rigettarono i progetti ucraino-russi. Nel 2008, durante la guerra russo-georgiana, il presidente Jushenko vietò alla Russia l’uso del poligono “Nitka” in Crimea. E nel 2009 Mosca decise di costruire un poligono analogo a Ejsk, che sarà pronto quest’anno. Tuttavia, ora la Crimea è territorio della Russia, e in precedenza al Cremlino fu rifiutato l’uso delle stazioni radar di Sebastopoli e Mukachevo. Invece della cooperazione militare e tecnica con i partner tradizionali, l’Ucraina si precipitò a costruire castelli in aria sui progetti congiunti con la NATO e i Paesi occidentali. Uno degli esempi spiacevoli di tale cooperazione: la corvetta ucraina sviluppata da un centro di progettazione navale pilota di Nikolaev. La costruzione della corvetta doveva iniziare nel 2010 e doveva entrare in servizio quest’anno. Ma la prima nave fu varata solo il 17 maggio 2011, ma effettivamente non è mai stata realizzata. Per salvare il progetto, il governo Azarov previde di rivederlo e sbarazzarsi della collaborazione con le imprese occidentali, perché armi ed equipaggiamenti russi erano più adatti. Ma gli “ideologi”, in particolare il direttore del Centro di ricerca dell’esercito per la conversione e il disarmo, Badrak, annunciarono: “La corvetta la dobbiamo costruire con i partner occidentali, l’elicottero con i partner francesi… la Russia non può partecipare alla nostra modernizzazione“. Simile situazione nel tentativo di collaborazione tra l’ufficio “Antonov” e la società europea “Airbus” per fabbricare l’aereo da trasporto A400M. Il tutto s’è concluso con gli europei che ricevettero la documentazione tecnica dell’aereo per poi produrlo in proprio, sospettosamente simile al prototipo ucraino. Naturalmente, senza la partecipazione ucraina. I motivi furono rivelati dal Primo ministro Nikolaj Azarov. “Nonno” era ridicolizzato presso gli ucraini, tutti ne risero, pochi ascoltarono quello che aveva da dire. Ed ecco cosa disse, rivelando che Airbus aveva apertamente annunciato i piani per ostacolare l’entrata del velivolo ucraino An-70 sul mercato. “Ho avuto un incontro con la dirigenza francese e la leadership della società aeronautica Airbus, e mi hanno detto che “il vostro aereo è migliore del nostro, ma faremo di tutto affinché il vostro aereo non trovi un mercato”.” Non è forse questa una notizia per voi? Non è forse vero che siete sotto l’effetto di droghe spacciate dai media ucraini? Va tutto bene, giusto? Secondo loro, la NATO è pronta ad accettare l’Ucraina nei suoi ranghi, più o meno in questo momento. E ieri dissero che le merci ucraine già arrivavano sui mercati europei! Non so però da quali appunti (l’articolo parlava solo di atti normativi), ma penso che sia una bufala. La crisi non è finita da nessuna parte, colpisce l’economia mondiale, i cavalli da battaglia UE e USA. Nessun Paese ha i soldi per sovvenzionare l’economia ucraina, l’economia di un Paese devastato dalla guerra.
Nel frattempo, la Russia ha iniziato a produrre il nuovo missile balistico “Topol-M” e il suo analogo navale “Bulava” senza l’ufficio di progettazione “Juzhnoe”. Nella realizzazione del nuovo elicottero Ka-60, la Russia ha rifiutato i motori realizzati da “Motor Sich” (tuttavia, i suoi prodotti sono ancora in vendita in Russia, fino ad oggi)! L’holding statale “Industrie Dnepr”, che ha partecipato alla produzione dell’S-300, a un certo punto è stato escluso dalla produzione del complesso della difesa aerea S-400. Il missile balistico intercontinentale su ferrovia SS-24 Scalpel, creato dai costruttori della “Juzhmash” di Dnepropetrovsk, non è più necessario alla Russia. Lo sviluppo del nuovo complesso missilistico ferroviario viene effettuato dall’Istituto di Mosca per la Tecnologia Termica, che già aveva partecipato alla realizzazione dei missili “Bulava”, “Topol” e “Jars”. La Russia ha inoltre acquistato i diritti per la produzione della versione militare dell’aereo da trasporto An-70, assemblato a Samara dalla fabbrica “Aviakor”. Nell’ambito del programma di sviluppo della Federazione Russa per il periodo 2007-2015, s’è deciso di impostare la produzione di massa dei motori per elicotteri sul territorio russo, inclusi i motori TVZ-117 e VK-2500 prodotti da “Motor Sich“. La produzione dovrebbe essere messa a punto dalla OAO “Klimov” di San Pietroburgo, raggiungendo una capacità prevista di 450 motori entro il 2015. La partecipazione di imprese ucraine alla dotazione tecnica di aerei militari e mezzi della difesa aerea russi è stata ridotta. La “Sistemi Informativi Satellitari” (Zheleznogorsk, regione di Krasnodar), la PO “Volo” (Omsk) e la DB “Progress” (Samara) effettivamente si sono rifiutate di cooperare ulteriormente con la “Kievpribor” ed hanno iniziato ad ordinare esclusivamente a società nazionali. La fabbrica in cui ho lavorato, “Artjom”, affronta una situazione analoga. Fino a tempi recenti, nonostante la situazione estera ed interna deludente, la mia fabbrica aveva un posto significativo sul mercato russo dei missili “aria-aria”, ma ora le società russe hanno iniziato a modernizzare i missili tipo R-77 con un ciclo di produzione completamente chiuso. Anche prima del colpo di Stato, analisti economici scrissero che se Kiev non avrà significativi progressi nella cooperazione militare e tecnica con la Russia, le imprese russe potranno produrre la maggior parte dei pezzi ucraini in due-tre anni, e i complessi in otto-dieci anni, ma ora è assai peggio. Con il colpo di Stato, politici assolutamente ostili sono al potere a Kiev. Dichiarano una guerra contro “l’aggressione russa”, anche se non l’annunciano ufficialmente, e ciò significa morte dell’industria nazionale, disoccupazione e povertà per i lavoratori delle imprese della difesa.

1406461768813_wps_7_KIEV_UKRAINE_JULY_26_UkraPS. In linea di principio le tendenze nell’industria ucraina erano piuttosto evidenti anche prima del colpo di stato, che le ha solo accelerate decisamente. E’ assolutamente chiaro che i resti dell’industria ex-sovietica ucraina non sono utili a nessuno nella NATO (tutta la documentazione più o meno preziosa ha da tempo lasciato l’Ucraina), magari solo per la produzione di materiale per i Paesi del Terzo Mondo, dove gli Stati Uniti e i loro satelliti intraprenderanno le loro prossime guerre. Il conflitto con la Russia chiude il mercato principale della produzione industriale locale, anche se non direi che in questo momento il taglio dei legami sia totale, e coma “la figlia dell’ufficiale”, mi piace dire non tutto qui è irrevocabile. Recentemente ho parlato con un alto funzionario di una grande impresa della difesa, quindi ero sorpreso dall’apprendere che, nonostante la guerra, la sua azienda lavora ancora efficacemente con una joint venture stipulata con la Russia, senza cui l’azienda assai probabilmente chiuderebbe. Naturalmente, la Russia ha ridotto la dipendenza dalle forniture ucraine negli ultimi 10 anni, ma alcuni aspetti per la Federazione russa fisicamente rimangono scoperti; non nei specialisti (proprio come fu per la progettazione delle portaerei, stilando un progetto su cui iniziarono a porre domande: dimenticate il denaro, ma dove sono gli specialisti per questo, questo e questo). Ma ancora una volta è questione di tempo, quando tale produzione sarà avviata nella Federazione russa o si riorienterà all’acquisto di parti di ricambio e sistemi esteri. Non importa per quanto, ma l’Ucraina sarà superflua data l’inevitabile morte dei resti della sua industria, completando la deindustrializzazione finale dei resti dell’Ucraina.

030412_An-70_01Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Volontà internazionale di contrastare il SIIL: verità o inganno?

Dr. Amin Hoteit al-Thawra, al-Wihda (Siria) 18/08/2014
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Global Research
10590515In questi ultimi giorni il campo occidentale ha preso due posizioni contro il SIIL, creatore del califfato islamico in Iraq e Siria (CIIS); il primo sono gli attacchi aerei statunitensi nel nord Iraq, vicino al confine del Kurdistan; il secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Qualcuno potrebbe spiegare tali dichiarazioni con il fatto che l’occidente ha finalmente deciso di ammettere la verità e di affrontare seriamente il terrorismo di queste due organizzazioni. E’ così? Rispondiamo che un documento non può essere letto dall’ultima pagina o riga, ma dobbiamo collegare le cose dal passato per capire il presente, prevedere il futuro e ridurre il secondario ai principi fondamentali, per dedurne il vero obiettivo. Pertanto, dobbiamo iniziare da una verità nota a tutti, e che si riduce al fatto che l’apparizione di tali due organizzazioni terroristiche è inseparabile dall’occidente, dai suoi alleati e strumenti regionali, essendo stato oramai chiarito e ampiamente documentato che Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno patrocinato, finanziato e covato entrambe le organizzazioni sperando di distruggere lo Stato siriano, sradicandolo in quanto baluardo dell’Asse della Resistenza come preludio alla distruzione del resto dell’Asse, come vuole il piano statunitense-sionista. Così molte verità emergono, tanto che non sfuggono nemmeno alle persone comuni o a coloro che non vogliono interessarsi minimamente alle questioni politiche e strategiche. D’altro canto, sulla base di prove concrete, è chiaro che l’assalto del SIIL alla Siria, e poi da lì all’Iraq, s’è verificato:
• Nel contesto che possiamo designare come “strategia della stretta” contro l’Asse della resistenza; ricordando la transazione avviata da Bashir Gemayel durante la guerra civile, quando chiese “l’unificazione di tutti i fucili cristiani”, un’operazione che portò alla formazione delle “Forze libanesi” e alla sua elezione, in quanto loro comandante in capo, alla presidenza della Repubblica durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982 [1].
• Nell’ambito dell’attuazione del nuovo piano statunitense per eliminare l’Asse della Resistenza e tagliarne il legami con la resistenza palestinese a Gaza; un piano di cui il SIIL era il responsabile dell’attuazione in Iraq, Siria e Libano, e Israele a Gaza.
Pertanto, anche se qualcuno potrebbe pensare che l’occidente rigetti il comportamento criminale del SIIL e che abbia effettivamente deciso di combatterlo con gli attacchi aerei e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riteniamo prudente guardare oltre l’albero che nasconde la foresta e, in questo caso, diffidare delle trappole occidentali. Infatti:

Gli attacchi aerei USA sull’Iraq
Non crediamo assolutamente che gli attacchi aerei sull’Iraq siano volti alla sicurezza e sovranità dell’Iraq o, come sostengono certi politici iracheni che cercano di giustificarsi, con il cosiddetto accordo strategico del “trattato di sicurezza iracheno-statunitense”. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero colpito quando le autorità irachene formalmente ne chiesero l’aiuto per contrastare l’avanzata del SIIL [2], dopo la messa in scena dell'”invasione di Mosul” [3] del SIIL o, almeno, quando i loro satelliti registrarono l’esecuzione di 1700 persone a Mosul e dintorni, o quando ebbero la conferma del genocidio e dei crimini contro l’umanità commessi dal SIIL contro Yezidi a Sinjar e cristiani o altre minoranze presso Mosul. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. Tuttavia, Obama ha chiaramente affermato che “gli Stati Uniti hanno interesse strategico nel fermare l’avanzata del SIIL e di non essere l’aviazione degli sciiti iracheni o di qualsiasi altra fazione” [4]. È alla luce di tale affermazione che dobbiamo interpretare gli attacchi aerei in Iraq. Non diremo che gli Stati Uniti, che hanno creato e nutrito l’organizzazione terroristica al-Qaida e i suoi vari rami, si siano infine rivolti contro la loro creatura. Ma diciamo che vedendosi minacciati da “elementi indisciplinati” del SIIL, hanno lanciato il loro attacco aereo per i loro scopi:
• punendo gli errori e ricordando al SIIL la politiche e i confini terrestri già prefissati
• scaricando le accuse di molti analisti e ricercatori che l’incolpano del terrorismo del SIIL,
• garantendo l’integrità dei confini del Kurdistan iracheno, per continuare a usarlo contro la nostra regione come un pugnale, tra l’indipendenza incompiuta dall’Iraq e l’impossibile recupero di un legame organico con il governo centrale iracheno, da cui il nuovo concetto di “stato di quasi-indipendente”!
Ciò senza dimenticare la possibilità per gli Stati Uniti di creare un precedente su cui poter costruire una giustificare per l’intervento militare in Siria con il pretesto di colpire il SIIL e lasciare che la situazione evolvi nella direzione desiderata, senza incontrare alcun ostacolo ogni trimestre. Questo è, a nostro avviso, la ragione dell’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed è ciò che intendiamo dimostrare.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n° 2170 [5]
Questa risoluzione, il cui disegno è stato presentato al Consiglio di Sicurezza dall’occidente, guidato dalla Gran Bretagna, è importante in quanto si tratta di un punto di vista di principio, ma non risolve il problema. Condanna SIIL, al-Nusra e tutti coloro che li sostengono, invitano a combatterli ed invoca il divieto del loro finanziamento diretto o indiretto, l’invio di armi, ecc., ma uno studio dettagliato e approfondito ci fa pensare alla favola della montagna che ha partorito il topolino! Infatti, nonostante la sua rilevanza giuridica, questa risoluzione è priva di efficacia operativa, di tutto ciò che potrebbe indurre a chiedere conto agli Stati che sostengono e facilitano le operazioni criminali del SIIL, mentre tutti sanno, almeno, del ruolo svolto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, ieri e oggi. A ciò bisogna aggiungere l’irritazione evidente del presidente inglese del Consiglio di Sicurezza per gli interventi dei delegati di Siria [6] e Iraq; irritazione interpretata come rifiuto di permettere d’illuminare le carenze della risoluzione e cosa possa nascondere. Pertanto, e nonostante tutto ciò che è stato detto della risoluzione, pensiamo che l’unica cosa utile sia il riconoscimento unanime dei membri del Consiglio di Sicurezza, della veridicità dell’indicazione della Siria sulla natura terroristica delle due organizzazioni citate. Il che implica che la Siria subisce un attacco terroristico straniero e non una rivoluzione popolare, come alcuni membri del Consiglio di sicurezza continuano ad affermare!
Oltre a ciò, non vediamo nulla nella presente risoluzione che soddisfi o ispiri la seria speranza della volontà occidentale di combattere il terrorismo. A questo proposito, cogliamo l’occasione per porre alcune domande agli ideatori di tale disegno di risoluzione e ai responsabili dell’adozione, come Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare:
1. Perché Abu Baqr al-Baghdadi e i suoi 12 più stretti collaboratori non appaiono sulla lista dei terroristi internazionali? Perché non gli hanno congelato i beni? Perché non vengono trascinati davanti alla Corte Penale Internazionale per decisione del Consiglio di Sicurezza? Quest’ultima decisione era compromettente per i funzionari degli Stati Uniti che appaiono nelle foto assieme ad al-Baghdadi e altri?
2. Chi fornisce al SIIL mappe dettagliate dei territori siriani e iracheni? Chi indica al SIIL i punti di forza della struttura difensiva da evitare per poter infiltrarsi in entrambi i Paesi? Chi pianifica le invasioni del SIIL in base a tali informazioni? Le forze che hanno satelliti puntati sulla regione e agenzie d’intelligence internazionali, come Stati Uniti e NATO?
3. La Turchia, membro della NATO, non è forse l’unico Paese attraverso cui passa il petrolio rubato in Siria e Iraq e venduto sul mercato internazionale, in particolare in Europa, consegnando al SIIL tre milioni di dollari al giorno? Perché non si prendono misure drastiche contro la Turchia per fermarla?
4. La Turchia non è ora il punto di transito principale dei terroristi del SIIL diretti in Siria e Iraq? Perché non bandirne porti ed aeroporti? Perché non viene rimproverata?
5. Non è ben chiaro che Qatar, Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo finanziano entrambe le organizzazioni terroristiche, avendo giustamente adottato l’ideologia del wahhabismo dell’alleato degli USA? [7].
Molte domande da porre le cui risposte indicano che, se l’occidente in generale e gli USA in particolare, volessero seriamente combattere il terrorismo di SIIL e Jabhat al-Nusra, potrebbero inaridirne le risorse in pochi mesi, senza nemmeno bisogno di alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO e gli Stati regionali sottoposti, potrebbero farlo se lo volessero. Ma la decisione dovrebbe venire dagli Stati Uniti, ma non verrà perché gli Stati Uniti vedono ancora nel terrorismo e nelle bande armate il loro “esercito segreto” permettendogli di raggiungere quegli obiettivi che un’esercito convenzionale non può raggiungere! Infine, la risoluzione 2170 si spiega con il fatto che l’occidente, avendo la responsabilità fisica e morale dei crimini di SIIL e Jabhat al-Nusra, cerca di discolparsi negandone i delitti, mentre crea un precedente che giustificherebbe gli attacchi aerei degli USA nel territorio siriano con la scusa della guerra contro il SIIL… e questo è ciò che si deve evitare!

mappedNote:
[1] Operazione Pace in Galilea o invasione del Libano 1982: il 6 giugno 1982 le forze israeliane invasero il sud del Libano, apparentemente per fermare gli attacchi dell’OLP lanciati dal Libano…
[2] L’Iraq chiede agli USA d’intervenire contro i jihadisti
[3] Quali sono gli obiettivi della finta invasione dell’Iraq da parte del SIIL?
[4] Obama giura di continuare gli attacchi aerei in Iraq, ‘se necessario’
[5] Risoluzione n° 2170: Il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità una risoluzione sul divieto di qualsiasi supporto a SIIL e fronte al-Nusra
[6] Video: intervento del Dr. Bashar Jafari, delegato permanente della Siria alle Nazioni Unite, dopo l’adozione della risoluzione 2170
[7] Il “fondamentalismo islamico” sponsorizzato dagli USA: Le radici dell’alleanza USA-wahhabita

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico, esperto di strategia militare ede x-generale di brigata  libanese.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, nuove sconfitte di Kiev e manovre di Mosca

Alessandro Lattanzio, 21/8/2014

10478110L’offensiva majdanista lanciata a metà agosto per circondare Donetsk e fratturare la Novorossija si risolveva in un nuovo disastro per Kiev. Dopo una prima avanzata tra le linee difensive dei federalisti, le unità ucraine sono state nuovamente accerchiate dalla milizia, prima ancora di raggiungere un qualsiasi obiettivo strategico.
Il 13 agosto, il fronte principale di Novorossia era l’enclave majdanista presso l’aeroporto di Lugansk, e l’offensiva di Kiev su Ilovajsk, Debaltsevo e Uglegorsk. L’obiettivo dell’offensiva su Ilovajsk era tagliare la strada principale dei rifornimenti per Donetsk. A Ilovajsk, la milizia distruggeva 3 carri armati e 4 blindati ucraini. A Stepanovka, il battaglione speciale majdanista Gorin veniva distrutto dai lanciarazzi MLRS Grad della milizia faderalista. A nord iniziava la nuova grande offensiva della giunta majdanista. Dopo un massiccio bombardamento su Donetsk e Jasinovataja, si ebbe l’attacco dei carri armati verso Enakievo, contemporaneamente vi fu l’attacco su Uglegorsk. Scopo dell’offensiva era tagliare Gorlovka dalle principali forze della milizia. Continuavano i combattimenti nella zona Torez-Snezhnoe-Mjusinsk, dove la giunta golpista di Kiev subiva perdite notevoli. Krasnij Luch era saldamente controllata dalle milizie, sventando la minaccia di tagliare in due Novorossija. Presso Antratsit, la milizia circondava le forze majdaniste che avevano sfondato a Krasnij Luch. Il gruppo di Mozgovoj, da Stakhanov e Alchevsk, continuava ad operare tra Pervomajsk e Debaltsevo. Nel complesso l’offensiva della giunta, anche se è effettuata con notevoli forze, risultava più debole del previsto, probabilmente ciò era dovuto al processo di esaurimento dei militari ucraini e alla significativa resilienza della milizia.
234_1408435253 A Donetsk, un commando del comandante della milizia Bezler distruggeva una postazione d’artiglieria ucraina che bombardava la città. 20 militari ucraini furono uccisi e 3 MLRS BM-27 Uragan distrutti. Altri 4 MLRS Uragan furono catturati assieme a grandi quantità di munizioni e a 2 mortai semoventi 2S4 Tulip da 240mm, “Catturando la zona fortificata sono stati distrutti 3 lanciarazzi multipli Uragan. 20 soldati ucraini sono stati eliminati e sei feriti. Sono stati catturati 4 lanciarazzi Uragan, 2 mortai semoventi, più di 500 razzi e munizioni“. Sempre presso Donetsk, un’unità di Pravij Sektor cadeva in un’imboscata, 12 i neonazisti eliminati e 13 arrestati. La sera del 13 agosto, un gruppo di 10 carri armati con BTR, BMP e diversi autocarri partiva dall’aeroporto di Lugansk in direzione di Novosvetlovka. Il gruppo meccanizzato si precipitò sulla carreggiata Krasnodon-Lugansk tagliandola nella zona di Novosvetlovka, dove si svolsero pesanti combattimenti. Il gruppo ucraino, composto dalla 1.ma brigata corazzata e dal battaglione neonazista Ajdar, veniva circondato subendo gravi perdite, principalmente per opera dell’artiglieria della milizia, perdendo almeno 4 carri armati, mentre la milizia ne perse 1. Krasnodon oltre a dover ricevere il carico umanitario da Mosca, è infatti il centro di coordinamento delle milizie. Il comando di Krasnodon fu creato dopo il viaggio di Bezler a Mosca, dove visitò lo Stato Maggiore e chiese aiuto per l’organizzazione del comando delle milizie. Lo Stato maggiore formatosi a Krasnodon, cercava di coordinare i vari gruppi della milizia. Dopo la liquidazione della sacca meridionale, forze significative della milizia furono rese disponibili per gli altri fronti.
Nei bombardamenti dei majdanisti, dall’11 al 14 agosto, furono uccisi 96 civili: 74 nel Donetsk e 22 presso Lugansk. A Gorlovka, il vicino impianto chimico veniva colpito e il personale e i residenti evacuati. Presso Savroka, la controffensiva delle forze della RPD, iniziata l’11 agosto, portava alla liberazione di Stepanovka e Marinovka, nel pomeriggio del 13 agosto, accerchiando altri tre gruppi corazzati ucraini. Diversi soldati e ufficiali ucraini furono presi prigionieri, tra cui Nikolaj Zakorpatsk, colonnello e commissario politico del battaglione speciale Grad. La reazione dei golpisti portava a pesanti combattimenti nella periferia di Stepanovka, il 13-14 agosto. Jasinovataja veniva nuovamente liberata dalle milizie della RPD, mentre presso Gorlovka i majdanisti perdevano decine di blindati. Il raggruppamento Mozgovoj che aveva avviato un’offensiva da Debaltsevo, le truppe della junta di Kiev rischiavano di finire nuovamente circondate.
La mattina del 15 agosto, il battaglione neonazista Ajdar subiva 22 morti e 36 feriti presso Khrjashevatoe. Presso Izjum i guerriglieri della milizia eliminavano 6 mercenari polacchi della Othago. Nella zona di Novosvetlovka, le unità ucraine perdevano la metà di una compagnia di carri armati. L’artiglieria della RPL martellava le posizioni occupate dai resti della compagnia carri armati e di una di fanteria motorizzata ucraine. Il comandante del battaglione neonazista Rus di Kiev, Gumenjuk, veniva eliminato a Slavjansk. A Lugansk, la milizia intercettava tre commando della naziguardia a bordo di un auto civile sulla strada tra la Russia e Lugansk, per tendere un agguato al convoglio umanitario russo piantando delle mine lungo il suo percorso. Durante l’interrogatorio, i commando dissero che l’esercito ucraino aveva inviato 7 squadre di sabotatori nelle regioni di Donetsk e Lugansk per tendere imboscate sulle strade controllate dalla milizia.
Il 16 agosto Zhdanovka, tra Donetsk e Gorlovka, veniva occupata dai majdanisti minacciando così Enakievo da sud; qui l’esercito della RPD si concentrava liberando poco dopo Zhdanovka e Nizhnaja Krinka, dove gli ucraini perdevano 32 mezzi, tra cui 6 MLRS Grad. L’esercito della RPD liberava il valico di frontiera di Uspenka. Kozhevnja veniva liberata mentre tra Mjusinsk e Krasnij Luch le unità ucraine furono isolate ed eliminate. Qui 17 soldati della 25.ma brigata ucraina disertavano nella Federazione Russa. Ad ovest e a nord di Lugansk, la milizia liberava Zimgore, Rodakovo e Sabovka, accerchiando il raggruppamento majdanista di Lutugino. A Ilovajsk, 20 km a est di Donetsk, i majdanisti subirono la perdita di 2 carri armati, 2 BMP e 30 effettivi. A Savrovka la milizia distruggeva 2 BTR ucraini. La Milizia abbatteva 3 aerei ca combattimento ucraini, 1 MiG-29 presso Lugansk e 2 Su-25 presso Krasnodon. Le milizie della Novorossija distruggevano un grande serbatoio di carburante presso Chuguev, Kharkov. Un migliaio di tonnellate di prodotti petroliferi furono bruciati.
Il 17 agosto, un primo segmento di 16 camion del convoglio umanitario russo, arrivava al posto di frontiera di Izvarino. Il 18 agosto, l’artiglieria delle milizie della Repubblica Popolare di Lugansk distrussero 6 carri armati e 1 BTR ucraini presso Krsanodon, dove 400 guardie nazionali ucraine erano accerchiate.
10330240 Il 19 agosto, ad Ilovajsk gli ucraini persero una compagnia carri armati della 71.ma brigata corazzata, mentre una compagnia mista della 93.ma brigata veniva intrappolata in città con i resti del battaglione Donbass; anche tre compagnie BTR della 51.ma brigata furono distrutte mentre risultavano dispersi la 5.ta compagnia del battaglione Dnepr-1 e il 2.do plotone del battaglione Azov. Per alleviare l’assedio, i battaglioni Dnepr, Azov e Shakhtjorsk e bande di Pravjy Sektor furono inviati ad Ilovajsk, dove tentarono di entrare in città per tre volte, ogni volta venendo respinti dalla milizia. Dopo di che i tre battaglioni naziatlantisti si ritiravano. Qui i majdanisti persero 3 carri armati, 3 BMP, 3 BTR, una decina di autoveicoli ed ebbero 150 tra morti e feriti. Presso Lugansk, i majdanisti tentarono di difendere le posizioni presso Cheljuskinets, Khrjashevatoe, Novosvetlovka e Georgievka, dove l’esercito del Sud-Est abbatteva un aereo d’attacco Su-25 e un elicottero d’attacco Mi-24 ucraini. Nella notte tra il 19 ed il 20 agosto, i majdanisti furono circondati ad Ilovajsk, mentre il loro attacco su Makeevka, dove gli ucraini subirono 30 perdite tra morti e feriti, veniva respinto. I golpisti ucraini bombardarono infrastrutture e aree residenziali di Donetsk causando numerose vittime tra i civili. Le unità della Guardia Nazionale ucraina tentarono d’entrare a Staromkihajlovka, nella periferia occidentale di Donetsk, me le forze di autodifesa le respinsero.
Quindi, nei combattimenti presso Ilovajsk, Novosvetlovka, Khrjashevatoe, Gorlovka e Jasinovataja, le truppe della giunta di Kiev subivano la perdita di 483 soldati mentre altri 700 furono feriti. Tra i morti si contavano il comandante del battaglione neonazista Donbass Semjon Semenchenko e il mercenario statunitense Mark Paslavskij. Le forze della junta di Kiev avevano perso il nucleo dei reparti militari professionali, che venivano sempre più integrati, e poi sostituiti, da unità di volontari e riservisti. Le perdite subite dalle truppe di Kiev, quindi, l’avevano costretta a richiamare in prima linea le unità di riserva. In altre parole, le unità più efficienti della junta erano state distrutte, come le brigate 72.ma, 79.ma, 51.ma e 24.ma, o erano accerchiate, come le brigate 80.ma, 95.ma, 30.ma e i resti della 24.ma. Inoltre, secondo Kiev, le milizie avevano fatto prigionieri 1007 soldati e ufficiali ucraini. L’equilibrio delle forze si spostava a favore delle forze armate di Novorossija. Il nuovo premier della RPL, Zakharchenko, infatti dichiarava che le riserve di Novorossija contavano 30 carri armati, 120 tra BTR e BMP, e pezzi d’artiglieria.
Mosca inviava un convoglio umanitario di 287 camion destinato a consegnare 400 tonnellate di cereali, 100 di zucchero, 62 di alimenti per l’infanzia, 54 di medicine e attrezzature mediche, 12000 sacchi a pelo e 69 generatori alla Novorussia. Il 13 e 14 agosto, si dimettevano dai loro incarichi Igor Strelkov e Valerij Bolotov. Igor Strelkov, dimessosi da ministro della Difesa della RPD, veniva sostituito da Viktor Kononov. Valerij Bolotov si dimetteva da premier della Repubblica popolare di Lugansk, “Ho preso la decisione di abbandonare la posizione alla testa della Repubblica Popolare di Lugansk. Le conseguenze delle ferite non mi permettono di lavorare in questa posizione a pieno beneficio dei residenti di Lugansk, in questo difficile momento militare“. “Le dimissioni di Valerij Bolotov da primo ministro della RPL si spiega con le stesse ragioni delle dimissioni di Aleksandr Borodaj da primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, avvenuta pochi giorni prima. Secondo alcune fonti ciò avveniva in base a un accordo tra Rinat Akhmetov e la dirigenza di Novorossija. Inoltre, Rinat Akhmetov intendeva inviare aiuti umanitari nella regione di Donetsk e Lugansk per non meno di 10mila tonnellate, tramite l’ONG “Aiutiamo” che egli finanzia. Bolotov, ex-sergente delle VDV, veniva sostituito da Igor Plotnitskij, ex-maggiore d’artiglieria. Queste dimissioni avvenivano dopo la costituzione dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Milizia, costituendo così l’Esercito della Novorossija, permettendo all’esercito del sud-est di cominciare a assolvere anche compiti esterni alle due repubbliche popolari, non solo militari, ma anche politici.
original456_1408435304 Oltre 1000 militari e circa un centinaio di mezzi da combattimento e attrezzature speciali delle forze armate russe, tra cui 5 elicotteri Mi-8AMTSh, partecipavano all’esercitazione sulle isole di Kunashir e Iturup, nelle Kurili, il 13 agosto. L’esercitazione comprendeva elementi della Difesa costiera dotati di velivoli senza equipaggio e un’operazione di elisbarco su una delle isole. Inoltre, il 18 agosto 400 militari russi partecipavano alle esercitazioni dell’artiglieria costiera della Flotta russa del Baltico, nella Regione di Kaliningrad, assieme ad oltre 60 sistemi d’artiglieria Gjatsint, Grad, Nona e Gvozdika. La base principale della flotta del Baltico si trova a Baltijsk, nella Regione di Kaliningrad, ed ospiterà una divisione di navi di superficie, una brigata di sottomarini, navi ausiliarie, aerei dell’aviazione navale, truppe costiere, unità speciali e di supporto. Sempre il 18 agosto, 3000 commando delle forze speciali del Collective Security Treaty Organization (CSTO), partecipavano alle esercitazioni in Kazakhstan. “Lo scopo delle esercitazioni, in tre fasi, è addestrare i contingenti e le formazioni della Forza di reazione rapida collettiva della CSTO in operazioni nella regione dell’Asia centrale“, affermava il portavoce della CSTO Vladimir Zajnetdinov. Oltre ai 3000 effettivi, alle esercitazioni parteciparono 200 mezzi militari e 30 tra jet da combattimento ed elicotteri. I 3000 effettivi comprendevano 500 paracadutisti russi, con equipaggiamento ed armamenti, una brigata aerea del Kazakhstan, una brigata per operazioni speciali bielorussa, un’unità speciale del Kirghizistan e un’unità d’assalto aereo del Tagikistan. Inoltre i Reggimenti 1.mo, 11.mo e 377.mo, dotati di sistemi S-300, della difesa aerea bielorussa, compivano esercitazioni il 19 agosto assieme alla 15.ma Brigata della difesa aerea e ai cadetti dell’Accademia Militare. Nel poligono russo di Ashuluk, dei sistemi di difesa aerea S-400 distruggevano 3 missili balistici durante le manovre militari nella regione di Astrakhan, secondo il Comandante delle truppe della Difesa Aerea ed Aerospaziale, Generale Andrej Demin. “I sistemi S-300 e S-400 lanceranno circa 20 missili il 20 agosto in risposta a un massiccio attacco aero-missilistico nemico, distruggendo ad alta e a bassa quota tali obiettivi balistici“. Circa 800 soldati e oltre 200 sistemi delle Truppe di Difesa Aerospaziale russe partecipavano alle esercitazioni.
Nel frattempo, il Pentagono annunciava l’invio di 600 soldati della 1.ma brigata della 1.ma Divisione di cavalleria dell’US Army in Polonia e Stati baltici, assieme a carri armati M-1 Abrams, veicoli da combattimento e mezzi blindati, sostituendo i 600 paracadutisti della 173.ma Aerobrigata dell’US Army.

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TTCjSFvXWtwFonti:
Alawata
Cassad
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Cassad
FARS News
Histoire et Societé
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ITAR-TASS
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Novorossia
Slavyangrad
Vineyard Saker
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Zerohedge

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I terroristi islamici del SIIL sono supportati da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita

Washington’s Blog Global Research, 16 agosto 201410371511Chi tira veramente le fila?
Il Times of Israel ha riferito: “Un comandante dell’esercito libero siriano, arrestato il mese scorso dalla milizia islamista del fronte al-Nusra, ha detto ai suoi rapitori di aver collaborato con Israele in cambio di sostegno medico e militare, in un video pubblicato questa settimana. Il comandante ribelle siriano dice di aver collaborato con Israele. In un video caricato su YouTube … Sharif al-Safuri, comandante del battaglione al-Haramayn dell’esercito libero siriano, ha ammesso di essersi recato cinque volte in Israele per incontrare ufficiali israeliani che poi gli hanno fornito armi anticarro e armi leggere sovietiche. Safuri è stato rapito dal fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaida, nella zona di Qunaytra, presso il confine israeliano, il 22 luglio. “Le fazioni (opposizione) avrebbero ricevuto sostegno e inviato i feriti (in Israele), a condizione che l’area protetta israeliana fosse assicurata. A nessuno era permesso avvicinarsi alla recinzione senza previo coordinamento con le autorità israeliane”, ha detto Safuri nel video”.
Nel video confessione in cui Safuri appare fisicamente illeso, dice che in un primo momento si era incontrato al confine con un ufficiale israeliano di nome Ashraf ed ebbe un telefono cellulare israeliano. Poi incontrò un altro ufficiale di nome Yunis e con il comandante dei due uomini, Abu Daud. Insomma, Safuri ha detto che entrò in Israele cinque volte per riunioni svoltesi a Tiberiade. Dopo le riunioni, Israele iniziò a fornire Safuri e i suoi uomini “supporto medico di base e vestiti”, così come armi, tra cui 30 fucili russi, 10 lanciarazzi RPG con 47 razzi, e 48000 proiettili da 5,56 mm. Inoltre l’Agenzia Telegrafica Ebraica, agenzia stampa ebraica vecchia di 97 anni, ha riferito: “Una dirigente del Ministero della Giustizia olandese ha detto che il gruppo jihadista SIIL è stato creato dai sionisti che cercano di dare all’Islam una cattiva reputazione. Yasmina Haifi, capo progetto presso il National Cyber-Security Center del ministero, ha fatto tale affermazione su Twitter, secondo il quotidiano De Telegraaf. “Il SIIL non ha nulla a che fare con l’Islam. E’ parte di un piano dei sionisti che deliberatamente cercano d’infangare il nome dell’Islam”, ha scritto Haifi”. A marzo, Haaretz ha riferito: “L’opposizione siriana è disposta a rinunciare a reclamare le alture del Golan in cambio di denaro e aiuto militare israeliano contro il Presidente Bashar Assad, un alto funzionario dell’opposizione ha detto al giornale al-Arab, secondo un articolo di al-Alam”.
I gruppi islamisti filo-occidentali vogliono che Israele imponga una no-fly zone sulle regioni meridionali della Siria per proteggere le basi dei ribelli dagli attacchi aerei delle forze di Assad, secondo l’articolo. WorldNet Daily afferma che gli USA hanno addestrato i jihadisti islamici che si sarebbero poi uniti al SIIL, in Giordania. Il Jerusalem Post riporta che un combattente del SIIL dice che la Turchia finanzia il gruppo terroristico. La Turchia è un membro della NATO e, almeno fino a poco prima, stretto alleato degli Stati Uniti. I ricchi donatori negli alleati degli Stati Uniti, Quwayt e Qatar, sono dietro il SIIL, e funzionari dei servizi segreti occidentali dicono che i governi ne approvano il supporto. Un ex-alto comandante di al-Qaida ha ripetutamente sostenuto che il SIIL lavora per la CIA. A giugno, il consulente per gli investimenti Jim Willie affermava: “Le truppe (del SIIL) lì attive [Siria e Iraq] sono truppe di Langley (cioè della CIA). Addestrate, finanziate e armate da Langley. Ciò l’ho sentito… dall’esercito statunitense (regolari del Pentagono), e bisogna stare attenti quando si fa riferimento ai militari degli USA. Che tipo di militari degli Stati Uniti? L’US Army del Pentagono o quelli di Langley, che hanno uniformi senza contrassegni e decine di migliaia di mercenari? S’incontrano in Iraq. I regolari militari USA del Pentagono evacuati dall’Iraq, il cui vuoto viene riempito dai mercenari di Langley, addestrati contro la Siria e che migrando a Sud annunciano il loro nuovo ordine del giorno. Se e quando i regolari del Pentagono incontreranno i mercenari di Langley in Iraq, Obama avrà una visita a domicilio, dato che militari degli Stati Uniti combatteranno militari degli Stati Uniti. Pentagono contro Langley”.
Anche se non sappiamo quale delle affermazioni di cui sopra sia vera, due cose sono certe:
• Gli Stati Uniti hanno armato i jihadisti islamici in Siria e le loro armi sono nelle mani del SIIL; e
• Gli stretti alleati degli Stati Uniti sostengono e addestrano i terroristi del SIIL
Perché mai gli Stati Uniti e i loro alleati sostengono il SIIL, se sono dei barbari terroristi islamici? Beh, ammesso che sia vero, petrolio e gas potrebbero spiegarlo. Dopo tutto, ci sono prove che gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono frantumare Iraq e Siria da decenni. E il SIIL lo fa. In ogni caso, se sia vero o meno per il SIIL, è ben documentato che statunitensi, sauditi e israeliani sostengono da decenni i terroristi islamici più pericolosi e radicali del mondo. Si veda qui. E chi vede la battaglia contro il SIIL come una guerra di religione, viene ingannato.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

20140803FM-ObamaAlessandro Lattanzio all’IRIB: “Dominio su pozzi petroliferi dietro fornitura armi da Usa e Ue a curdi in Iraq”

Radio Italia (IRIB) –  “Presumo che la partita che si gioca in Iraq si faccia in tre: gli Usa piu’ Israele che agiscono tramite il cosiddetto Stato Islamico, che penso sia una creazione diretta del Pentagono e del Mossad…“. Sono le parole di Alessandro Lattanzio, redattore della rivista ‘Eurasia‘ e analista delle questioni politiche internazionali, in un’intervista telefonica a Radio Italia IRIB. E’ disponibile l’audio integrale dell’intervista.

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