Casagladio, dalla Siria all’Ucraina

Il ratto perde il pelo, ma non il vizio, neanche in Crimea
Alessandro Lattanzio, 26/10/2014

Il vero pensiero di Casapound, aldilà dei vari sofismi sullo steccato da superare e un europeismo antimperialista, è esplicato da tale manifesto, affisso sul vero sito di CPI.

Il Generale Patton, ispiratore dei fascisti ‘antiamericani’ di casapound-zentropa, afferma che i nazisti non dovevano essere annientati per far posto ai mongoli, i sovietici. Tale è il pensiero autentico di Casapound, aldilà dei vari sofismi sullo ‘steccato da superare’ e un ‘europeismo antimperialista’, esplicato efficacemente da tale manifesto, affisso sul vero sito di CPI.

Negli ultimi mesi non pochi sodali di Casapaound (CasaGladio), si sono agitati per riferire che no, i ragazzotti di Iannone, Distefano e Fontana non appoggiano il golpe della NATO a Kiev, e i massacri a Odessa e nel Donetsk. Anzi, ci dicono che costoro, tramite l’onlus Sold.Id (Solidarité Identité), associata ai neonazisti versione ‘Himmler in Tibet’ de L’Uomo Libero onlus, hanno perfino aperto una ‘missione’ in Crimea. Qualche ‘dottor gonzo’ ci cascherebbe con tutte le scarpette, poiché tale missione è stata sì aperta, ma nel 2012, con lo scopo preciso di suscitare tensioni etniche nella penisola a maggioranza russa, inventandosi una nuova minoranza, quella ‘italiana’, da usare come leva contro i sentimenti russofili della popolazione locale:
mp231sm “Da Bolzano a Kerch. Viaggio di Solidarietà in Crimea, per incontrare la Comunità italiana locale nel 70° anniversario della sua deportazione nei gulag sovietici. Queste foto sono state pubblicate con la speranza di poter diffondere una storia che riguarda dei nostri connazionali e tristemente mai raccontata dalla storiografia ufficiale italiana. Mi auguro inoltre che queste umili foto possano invitarvi a visitare i paesaggi e la comunità italiana di quelle terre tanto lontane dal suolo natio, ma tanto vicine a un Amor patrio che oggi come oggi è sempre più raro a casa nostra”.
L’Uomo Libero onlus – Solidarité Identité onlus.
Un buon esempio di linguaggio ‘antimperialista’ ed ‘oltre lo steccato’ profuso da tali ambienti di fiancheggiatori dei servizi segreti della NATO e di servizio alla propaganda atlantista. A proposito di antimperialismo, è tale pezzo dell’associazione ‘culturale’ Zenit, fiancheggiatrice di Casapound e già nota per le ‘simpatie’ pro-Siria, ma assai meno per le simpatie pro-Golpe di Gladio in Ucraina (qui convergendo con i presunti ‘antifa’):
“Per quanto la Federazione Russa possa essere definita da certa stampa nostrana “un impero” e una riproposizione in chiave liberista dell’U.r.s.s. e Putin il nuovo “Zar”, ricordiamo che chi rivestiva questa carica i dissidenti li faceva squartare pubblicamente e non concedeva amnistie e che, se ci fosse stata oggi l’Unione Sovietica, per la tensione generata dalle rivolte di Kiev sulla popolazione crimeana, gli uomini e le donne di Kiev sarebbero finiti sotto i cingolati dell’Armata Rossa” Associazione culturale Zenit
Difatti, sono i loro ‘eroici camerati anticomunisti’ a bombardare le case delle popolazioni di Donetsk e Lugansk. Ma le bombe fasciste, come quelle atlantiste, sono buone, non ammazzano mica come le brutte bombe sovietiche. E difatti, qualche miserabile ‘fascista post-fascista’ ha tentato si spacciare tale porcherie russofobe come dimostrazione dell’allineamento pro-Novorossija dei neonazisti di CasaGladio. Non ci si faccia ingannare.


I nazisti ucraini, sostenuti a Voerzio, frequentati da Fontana, elogiati da Cazzulani, Casapound e italofascistume vario, protetti da Mogherini e dai servizi segreti italiani, abbracciati dall’ANPI, assassinano, di notte come si conviene ai farabutti, dei civili sequestrati nel Donbas. Di certo, i giornalisti di servizio italiani, dipendenti della CIA, diranno che sia un falso, o che si tratta dei russi che sterminano dei pacifici nazisti.

i neonazisti di Gladio di Casapound affermano una loro vicinanza alla Siria baathista, ma il loro ambiente e i loro sodali, sono pesantemente infiltrati dal Mossad e dalle altre agenzie spionistiche israeliane.

I neonazisti di Gladio di Casapound affermano una loro vicinanza alla Siria baathista, ma il loro ambiente e i loro sodali sono pesantemente infiltrati dal Mossad e dalle altre agenzie spionistiche israeliane. Non è un mistero per nessuno che Israele destabilizzi sia la Siria che l’Ucraina. E non è un caso che Casapound-Zentropa sia presente in entrambi i teatri di guerra.

In realtà, lo spazio dove Casapound esprime il suo pensiero autentico è questo sito Zentropaville. Qui si esplicita al vero e s’illustra l’autentico volto di Casapound e della sua Onlus Solid.Id (Solidarité Identité). Tale sito pseudo-francese non fa altro che elogiare i mercenari della legione straniera, la repressione contro i partigiani algerini, vietnamiti, africani, quando non passa il tempo a celebrare i sicari ucrofascisti di Soros e della NATO, il cui nesso francese è guarda caso un altro mercenario, Gaston Besson, che recluta terroristi nazisti per massacrare la popolazione di Novorossija. I veri ispiratori ideologici di Casapound sono OAS, Aginterpress ed ‘intellettuali’ bianco-africani e sudafricani, come l’ennesimo mercenario Ruben Rosiers, tutti allievi di Jacques Soustelle, un noto golpista anti-DeGaulle e animatore dell’OAS, l’organizzazione terroristica francese finanziata dalla CIA per uccidere DeGaulle. In Italia si camuffano dietro il ‘superamento degli steccati’, trabocchetto cui può cascare qualche giovin filosofo dalla lingerie marca Vattimo. Sono sempre e comunque integralisti anti-comunisti, russofobi, sinofobi e indianofobi.

tumblr_nba1dhDdc21rnng97o1_1280tumblr_nc42zphuV91rnng97o1_500“Io non so chi ha ragione e chi ha torto, chi è il nemico e quali sono gli interessi dei rispettivi progetti, alla fine vince il più abile e più machiavellico nel grande gioco geopolitico, quali disastri o reati portano questi giorni di tumulto… Ma quello che so è che questo faccia da bambino imbrattato di fuliggine, arroccato su una barricata un cocktail molotov in mano, non ha ricevuto un assegno dalla CIA, che non aspira a un televisore gigante schermo piatto o una vacanza al Club Med di San Domingo… è lì per un’idea, una speranza, un soffio, un sogno (Quale? Le fosse comuni nel Donbas)… E questo ragazzo, proprio come i suoi fratelli, non posso che ammirare e onore. Al di sopra di ogni altra considerazione. Poiché si tratta di sangue e linfa, quando tanti altri non sono altro che carta e inchiostro. Perché lui è in piedi quando tanti altri sono proni. Perché lui è coraggioso e folle, quando tanti altri sono sciolti e ragionevoli. Forse è romanticismo. Ma il romanticismo è il contrario di tutti i surrogati lezioso e sciropposo…, onore ai figli di Kiev così a quelli di Praga, Budapest e di Tiananmen” Zentropaville. Puro nazismo di servizio all’Atlantismo, causa vera per cui combattono questi lerci mercenari, non quella fumosa spacciata da Casapound, ma quella attenta e precisa studiata al Pentagono, attuata da Gladio e Mossad e comprata dai mafiosi Soros e Kolomojskij. Altro che disinteresse e puro spirito di ribellione. Infatti, si tratta soltanto di nemici di qualsiasi progetto alternativo all’imperialismo di Washington, nonostante una fraseologia alla ‘Europa-nazione’ volta a soggiogare i soliti “dottor gonzo”. Ma è appunto un inganno degno del livello culturale dei servizi segreti italiani, che non è di certo pari a quello degli ufficiali francesi della cosiddetta ‘guerra rivoluzionaria’ o dei creatori dell’organizzazione CATENA. Ovviamente, gli strapponi di CasaGaldio poi straparlano delle ‘marocchinate’, dimenticando che furono opera proprio della Legion Etranger di cui sono le sfegatate croupies. Ma da tali personaggi ci si deve attendere solo malafede e cervelli bacati. Gli schemi ideocratici qui utilizzati, sono gli stessi, identici, utilizzati dai servizi segreti sionisti e atlantisti per recuperare e intruppare le centinaia di migliaia di terroristi e mercenari islamisti scagliati contro la Siria. Gladio, e quindi CasaGladio e il restante fecciume naziatlantista, svolge un compito, assegnatogli dalle centrali della guerra sovversiva della NATO. Il resto è soltanto fumo come il lirismo su riportato illustra.

tumblr_ndp4jiVTdz1rnng97o2_1280Quindi, non si ci faccia ingannare dall’operazione simpatia di CasaGladio verso la Siria. Si tratta solo di un’operazione d’infiltrazione negli ambienti che esprimono simpatia per la causa del governo baathista siriano, un modo per monitorare tale area area oltre che per infiltrarsi direttamente in territorio siriano.
Di seguito i passi salienti di un reportage elogiativo (ma anche esplicativo), svolto dai soliti giornalisti a libro paga della CIA, e volto a suscitare simpatia e supporto mediatico ai terroristi nazi-atlantisti di Gladio che operano in Ucraina. Il figuro in questione è un militare svedese inviato dall’intelligence di Stoccolma a partecipare al golpe nazisorosiano a Kiev e alla repressione della popolazione russofona. Non è un caso che la Svezia si sia inventata una nuova sindrome, quella del ‘sottomarino russo fantasma’, al solo scopo di mobilitare l’opinione pubblica interna per sostenere i crimini nazisti ed atlantisti commessi in Ucraina.E-solidarity-for-syria “Mike Skillt, svedese, 47enne, di professione cecchino. Dice di aver ucciso almeno 150 persone… è un mercenario, … c’incontriamo a bere il tè in un bar a piazza Majdan a Kiev… tutto allo scoperto,… Mike dice di essere in Ucraina perché votato a una causa superiore “non è la mia guerra ma questa è la mia Europa e sono per un’Europa unita contro l’Imperialismo” (ovviamente quello russo), tanto che al momento ha rimandato a data da destinarsi il prossimo campo di battaglia, la Siria, perché prima deve finire il suo lavoro nell’Est (“ho qualche altro russo da uccidere”). In Svezia era un soldato, poi ha iniziato a viaggiare per prestare il suo sniper a guerre straniere. Il governo svedese ha smentito la sua presenza in Ucraina: “Siamo interessati solo ai nostri concittadini che partecipano alle attività legate al terrorismo, come ad esempio nei gruppi di al-Qaeda ispirati in Siria”, aveva spiegato a febbraio. Ma la faccia e il nome di Mike non sono così difficili da trovare in rete. (La Svezia, nell’ambito di Gladio, ha supportato e supporta il golpe naziatlantista a Kiev e la guerra di propaganda contro la Russia).tumblr_n1o6c8JDyd1rnng97o1_500
“Alle spalle di Majdan in un vecchio palazzo sorvegliato come una fortezza, il Battaglione Azov ha aperto una delle sue sedi amministrative. Qui avvengono i reclutamenti e nelle stanze dormono i ragazzi che devono affrontare due settimane di addestramento. Si presentano solo con lo zaino in spalla, devono imparare presto a eseguire ordini militari e soprattutto a combattere prima di essere inviati nel Donbass. Mike, nel quartiere generale di Kiev, è uno degli insegnanti, ma sul campo di battaglia è parte di una squadra speciale di poche decine di uomini che vengono mandati in prossimità della prima linea per “ripulire la zona” dopo l’intervento dell’artiglieria pesante (leggasi l’assassinio di civili nel Donbas). Il comandate dell’Azov Andrej Biletskij, leader politico del gruppo nazionalista, ha pubblicato su Internet i due principi fondamentali a cui devono ispirarsi i soldati. Principi che porterà anche in Parlamento se verrà eletto il 26 ottobre: “Preparare l’Ucraina per la liberazione dell’intera razza bianca dalla dominazione del capitalismo e punire le moltissime perversioni sessuali e ogni contatto interrazziale che porta all’estinzione dell’uomo bianco”. Mike è stato attirato anche da questo. Racconta che l’esperienza ucraina è diversa dalle altre guerre a cui ha partecipato. “Qui combatto per qualcosa in cui credo, per questo accetto di essere pagato 2000 grivnie al mese (circa 110 euro), lo stipendio di un normale soldato ucraino”. (Anche i ratti nazisti e nazipiddini Voerzio, Fontana e Cazzulani esprimono un’identica ideologia).
“I contractor italiani al fianco degli ucraini: Con i commilitoni (“camerati”) il saluto è una stretta di avambraccio (è il saluto dell’OAS, setta culto presso Casapound e altre associazioni legate a Gladio), l’uniforme è nera, il braccio spesso si tende verso il cielo durante i raduni o nel cortile delle esercitazioni. L’impronta di estrema destra ha attirato tanti uomini soprattutto dall’Europa occidentale che hanno deciso di arruolarsi come Mike. “Con me ci sono anche alcuni italiani che fanno ancora parte dell’esercito in Italia”, racconta Skillt. Con uno in particolare lavora spesso insieme, ha una quarantina d’anni e viene dall’Italia settentrionale. Un uomo “coraggioso, incredibile”. … I contractors lavorano su indicazione di “sponsor”, come li definisce lo svedese, che in accordo con i gruppi militari o paramilitari nelle zone di crisi si muovono e chiamano i soldati indicando anche la tariffa.” Corriere

sudafrica-solidMilitari italiani, quindi, partecipano al massacro nel Donbas sotto le bandiere del nazismo. Perciò si capisce ancora meglio come mai i nazisti Voerzio e Cazzulani, e il mercenario assassino Fontana, possano muoversi liberamente in Italia; sono protetti dall’AISE e dall’AISI, le agenzie d’intelligence-zerbino della CIA.
E ad integrazione di quanto riportato: “Se è vero che estremisti di destra sono presenti in Siria, servizi segreti e altri hanno motivo di preoccuparsi. La scoperta accidentale di un possibile gruppo estremista di destra in Germania getta luce su tale potenziale: Nel marzo 2012 un uomo fu trovato morto in un albergo nel villaggio Herzberg, circa 60 km a nord ovest di Berlino. L’uomo, identificato come Joerg Lange, era morto d’infarto. Tuttavia, nella sua stanza, la polizia trovò uno zaino militare contenente tre armi, tra cui un fucile mitragliatore modificato di fabbricazione statunitense, e 300 cartucce. Le indagini hanno dimostrato che stava creando un centro di addestramento (per la Siria o per l’Ucraina?). Il necrologio in una pubblicazione estremista notava che Lange aveva combattuto come volontario nelle guerre jugoslave, dalla parte croata (ovvio) e che la morte fu una grave battuta d’arresto “organizzativa e politica” per il progettato centro di addestramento”. Hate-speech
SNIPERSNon si tratta di denunciare il fascistucolo che ancora piange la salma trafugata di Mussolini, o di dare la caccia all”om salvadeg‘ rossobruno, che quando esiste, è coccoloso ospite di PD e ANPI. Si tratta di esporre l’inganno ideologico avanzato da tali arnesi di Gladio, strumenti della NATO per condurre una guerra contro la Storia, e non a caso, l’atlantismo non può che ricorrere ai cadaveri che la Storia ha seppellito nel 1945, ma che il Pentagono e la CIA hanno riesumato e che conservano nel freddo obitorio ideologico politico chiamato Atlantismo.

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La democrazia spontanea di Iannone, Voerzio, Cazzulani-in-Pittella e Federica -manoamica- Mogherini

L''anitmperialismo' di Gladio

L”antimperialismo’ di Gladio

Ciò non dimeno, non va dimenticato che ampi settori del cosiddetto antagonismo anarcoide, legato agli autonomen e agli antideutsches tedeschi, finanziati da Soros e diretti dalle intelligence atlantiste BND e Mossad, si siano schierati al fianco dei nazisti ucraini, non solo diffondendo propaganda atlantista spacciandola come analisi ‘marxiste’, che in realtà sono solo puro schematismo ideologico, settario e ultrasettario, delle varie frange ‘fringe’ dell’ultra-sinistrismo occidentalista, hollywoodiano, che ha come padri fondatori ideologi settari accolti nelle istituzioni accademiche statunitensi, come Mattick, Goldner, Korsch ed altri epifenomeni del ‘marxismo’ quale ideologia statunitense, filo-imperialista e ultracapitalista. La matrice settaria filo-statunitense traspare da tale ‘letteratura’ sottoforma di denigrazione dell’esperienza sovietica, e do vere e proprie espressioni di razzismo verso i russi, cinesi, vietnamiti, latinoamericani. Tali settari, che per vendere meglio la loro mercanzia scaduta e fradicia, smentita dai fatti fin dal ….1848, si camuffano di volta in volta in trotskisti, maoisti, guevaristi, anarchici (cosa che sono in realtà), partigianisti, antifa, antideustche, ecc. Ma il loro segno distintivo, il marchio della bestia, e la sempre indefessa azione di supporto alle aggressioni imperialiste della NATO, denigrando i governi presi di mira dal Pentagono e da Soros (che finanzia le attività di tale feccia rossa e rosso-nera), avanzando la pretesa che siano sempre ‘borghesia nazionalisti’, ‘comunisti nazionali’, ‘nazionalisti capitalisti’, ‘capitalisti di Stato’, ‘centralisti’, e quant’altro. La loro azione si riflette nell’azioni di coloro che appaiono loro ‘avevrsari’, ma che in realtà sono complementari, come Casapound, anarco-nazisti, animalisti specisti e altro pattume umano-politico.
mossad_mottoQuindi non è un caso che tale circo delle pulci rosse, critiche-critiche, antagoniste, anarchiche o autonome, di fatto sostengano sempre e comunque le operazioni della NATO e di Gladio. Come insegna la summa ideologico-organizzativa di tale cloaca, l’OAKKE greca. I santoni di tale sottile strato di melma ideologico-settaria, dedita a disinformazione e sabotaggio, sono i cheerleders dell’UCK Andrea Ferrario e Ilairo Salucci, e i cheerleaders di al-Qaida Antonio Moscato, Valerio Evangelisti e Francesco Ricci, ecc. ecc., tutti proni alla propaganda atlantista, a supporto delle azioni della NATO, dalla Jugoslavia all’Ucraina, con analisi contorte, speciose, confusionarie, contenenti dosi abbondanti di falsità e menzogne, (specialità di gente come Ferrario e Moscato), e cosparse di polverina magica ‘marxiana’ giusto per esaltare e dare allegria ai “dottor gonzi” pronti a cedere all’orgasmo dell’analisi ‘finalmente marxistica’. Poveri fessi, mentre costoro abboccano, i kameraden antifa e antideustche, su ordine del BND e del Mossad che li gestiscono, raggiungono le file dei banderisti-atlantisti a Kiev, per massacrare i ‘subumani russofoni della Novorossija’, che i sunnominati scarafaggi ‘marxistici’ dipingono quale realtà neofascista; come hanno fatto con la Jugoslavia di Miloshevich, la Libia di Gheddafi, la Siria di Assad e il Venezuela di Chavez.

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Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

PS 1. Le minacce dalla fogna
Marco Bolis Lattanzio è in malafede totale ed avrebbe bisogno di una legnata lui come tanti altri sa che il fatto Fascismo è stato altra cosa ma a lui sta bene così deve dimostrare ai suoi lettori che i fasci stanno col capitalismo fanno schifo lui e tutti gli altri che riferendosi agli ucraini parlano di nazisti!

Carlo M. Breschi ci vorrebbe molto tempo e molta pazienza per rispondere a certi deliri….e forse un par di legnate ben assestate ridonerebbero umiltà….ma anche i “migliori” hanno fatto finta di non capire….meglio lasciare sfumare sta questione…

Ps 2. L’infiltrata
Irina Osipova Dire che Lattanzio è in malafede è non dire nulla. Per lui io sono Kretina Osipova vlassoviana che lavora per la CIA e esegue gli ordini di CasaPound (esatto). Ragazzi? Lattanzio è il più squallido personaggio autore di articoli sul tema Ucraina che io abbia mai conosciuto. Per lui una qualsiasi persona con la sfumatura “nera” è agente CIA. Su CPI ne ha scritti altri di articoli mettendoci delle menzogne. L’unica cosa vera della faccenda è che in CPI ci sono ucraini, siam membri, sia simpatizzantt CPI che gestiscono Zentropa, la loro pagina su VK fino poco tempo fa a loro insaputa e fanno quotidianamente il lavaggio di cervello ad alcuni militanti. Ma si tratta di amicizie nate da tempo, prima che accdesse tutto. infatti alcuni di CPI simpatizzano l’idea della terza posizione in Ucr, altri no per niente. Infatti la linea ufficiale di CPI si può leggere nelle interviste a Iannone e Di Stefano alla vigilia della manifestazione del 18 con la Lega e postumi. Lattanzio ha offeso a me, perché non sono comunista, trozkista e mai sarò. Quindi, vedete, pure i russi pro-russi, ma non rossi sono i suoi nemici. Figuriamoci CPI.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Lo squallore dei guitti. Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, irride alla devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega. Notare il nullismo umano del vecchio viceguru, gli anni di galera per omicidio non l’hanno reso meno spiritoso.

Irina Osipova Lattanzio che prende la foto dal film dove uno tiene con i denti un pezzo di braccio staccato scrivendo la replica – CPI sostiene questi nazisti è ridicolo. Capisco se fossero storie e critiche vere ma qui questo, come è stato detto fa di tutta l’erba un fascio collegando cose assurde.

Ecco le ‘cose assurde‘. Ovviamente Osipova si guarda bene dall’esprime qualcosa sulle foto delle vittime a Odessa e Donetsk dei suoi amici nazitalantisti.

Il servizio esclusivo di Irina Osipova per il sito neofascista Il Primato Nazionale:

Lo stesso giorno, sempre il Primato Nazionale metteva on line quest’altro suo video ‘esclusivo’ realizzato in Ucraina:

Cosa sponsorizza Irina Osipova, e chi rappresenta in realtà? Non i russi, questo è sicuro.

Ps 3. L’infiltratissimo
Luca Mad Mai detto, che Cpi è filo-Nato. Ho solo detto che certe posizioni “terzaposizioniste” tendono ad avvallare posizioni di quel tipo: insomma , avendo navigato a vista o essendosi fermati alle “sovrastrutture” (simboli, ecc.) hanno avvallato una posizione che senz’altro non avvantaggia il fronte anti-Nato. Motivo? Sono ragazzi, forse! Ma potrei dirti che frange consistenti del trockijsmo italico (PCL, LCT, PAC, ecc.) ha sostenuto le rivolte in nord Africa pensando che il popolo se scende in piazza ha sempre ragione! E cannavano tutto, perdendo di credibilità! Idem Cpi, che ha senz’altro dentro ragazzi per bene. Infatti so riconoscere che in Cpi c’è dentro di tutto, così come nei centri sociali di sinistra e nei vari partiti. Non sono come Lattanzio che fa dossier ma poi s’incazza se io scrivo articoli vs Stato e impotenza o se Saverio Ferrari, Claudia Cernigoi e Valerio Evangelisti gli rompono i maroni perchè scrive su “Eurasia”! Loro fanno dell’antifà, una caricatura dell’antifascismo dei padri, un mezzo per distrare le masse e fare la guerra come fra cowboy e indiani. Mr lattanzio, che scrive che sono al soldo della Cia e del Mossad (Patetico!) (sarebbe patetico se fosse vero, ma luca andriola si sopravvaluta un tantino se pensa che io sopravvaluti lui a tal punto. Patetico sì) usi un pò di coerenza, usi epiteti diversi contro l’avversario (se fossi Iannone ecc. lo querelerei per l’uso del termine CasaGladio, che non è una semplice critica come faccio io, ma insulto puro. Io da marxista – diverso dai coglionazzi radical chic che vietano pure i concerti metal [vedi il psot sul sito di Ugo Maria Tassinarie la vaccata fatta dall'Anpi] – contesto Cpi e a sua ideologia come ho avuto le palle di contestare certe tue riflessioni che non condividevo davanti a te, seduto a due passi dalla tua scrivania, in casa dell’interlocutore, cioè con la dialettica, senza mancare di rispetto, darmi – come ha fatto con me – della “scimmia ammaestrata che mangia la merda!” (lo ribadisco) e alte cose per cui si va davanti ad un tribunale. Lattanzio è identico ai dossieristi pennivendoli che lui e i suoi amici ibridi denunciano da anni! Sono – scusa lo sfogo – segaioli!

PS 4. Il viceguru sugli specchi
Maurizio Murelli Lattanzio l’ha fatta fuori dal vaso e di brutto…. ma di brutto proprio. Fa il paio con quelli che pensando alla Germania credono li ci sia Hitler. Lui pensa che la Russia di Putin sia quella di Baffone. Roba propria dei comunisti. Siccome non sono settario, posso dire che qualche volta nei suoi scritti ci coglie. Più spesso è accecato da risentimento ideologico e vede l’atlantismo anche sotto i tappi della Coca-cola. (Al contrario di tale poveraccio, si guardi pure sotto quei tappi).

Maurizio Murelli  Mi pare di sognare: Questo sarebbe un comunicato filoatlantista e anti russo?
E’ il documento che citi te, Luca Mad.
«Roma, 22 Febbraio – “Lo sforzo eroico del popolo ucraino, soprattutto dell’opposizione nazionalista, protagonista indiscussa della piazza negli ultimi giorni per riconquistare la propria sovranità, non può che far esultare chiunque abbia a cuore la causa dei popoli e delle nazioni”. Lo afferma CasaPound Italia in una nota a proposito di quanto sta avvenendo in questo ore a Kiev. “Ora però – continua Cpi – noi che conosciamo fin troppo bene le politiche oligarchiche e antinazionali dell’Unione europea auspichiamo che gli ucraini lottino per avere uno stato sovrano, con una banca nazionale pubblica e una propria moneta, che faccia accordi commerciali con chicchessia ma nell’esclusivo interesse dell’Ucraina. Per far questo, tuttavia, sarà necessario un eguale sforzo della componente nazionalista contro i tentativi eterodiretti di trasformare la rivolta ucraina in una ‘rivoluzione arancione’ che abbatta una oligarchia per insediarne un’altra. Le sirene della Nato, della Ue, dei vari professionisti della destabilizzazione come George Soros o Bernard-Henri Lévy sono per ogni popolo, Ucraina compresa, più pericolosi di ogni governo corrotto».

In Ucraina ci sono solo 'nazisti non veri' e 'partigiani diversamente antifascisti'.

In Ucraina ci sono solo ‘nazisti non veri’ e ‘partigiani diversamente antifascisti’.

“Questo sarebbe un comunicato filoatlantista e anti russo”, si domanda il vecchio arnese. Abituato a minacciare e a spacciare fumo, Murelli evita di citare i documenti successivi al 22 febbraio, data che celebrerà assieme al 28 ottobre e al 30 gennaio.
“L’altra cosa da cui vorrei un risposta da Washington è sulla visita segreta del coordinatore di Pravij Sektor, Andrej Artjomenko, a Washington per presunti incontri con Victoria Nuland. Vogliamo risposte perché è assai grave manipolare gli eventi in Europa dall’Atlantico. Non è un telecomando. E’ molto grave per noi” (MID)

Jarosh non nasconde il fatto che il suo movimento è guidato dalle idee di Bandera, quindi diamone un’occhiata:
• “Compito generale è la pulizia del territorio dell’Ucraina dal massimo numero di ‘moskali’ ostili (soprannome dispregiativo per i russi e gli ucraini russofoni), al fine di non distrarre significative forze nella custodia dei prigionieri di guerra o persone internate nel corso della difficile lotta”.
• “La gente ucraina sa: Mosca, Polonia, Ungheria ed ebrei sono i tuoi nemici. Uccidili!”. Cherson and Molschky Cherson and Molschky

L’assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Victoria Nuland, aveva  incontri il gruppo neofascista ucraino Pravij Sektor a Washington DC. I capi di Pravij Sektor, tra cui il coordinatore di Pravij Sektor Andrej Artjomenko, a fine aprile 2014 si erano recati negli Stati Uniti con l’aiuto dell’ambasciatore statunitense a Kiev Jeffrey Payet, per colloqui con i rappresentanti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per negoziare con Victoria Nuland. Gli statunitensi hanno dato assistenza finanziaria e informativa ad Artjomenko per creare il partito Pravij Sektor. I funzionari del dipartimento di Stato USA avrebbero “investito” nella costruzione del partito neonazista ucraino 5/10 milioni di dollari. Tale finanziamenti non soddisfacevano il ducetto di Pravij Sektor Dmitrij Jarosh. Per lui la cifra offerta da Washington era insufficiente. Real War in Ukraine

mossad_mottoIl 26 febbraio 2014 l’ambasciatore d’Israele in Ucraina, Reuven El Din, si è incontrato con la dirigenza del movimento “Pravij Sektor“, compresa il suo capo Dmitrij Jarosh. I capi del movimento hanno informato l’ambasciatore sulla loro posizione sul futuro dell’Ucraina, e sottolineato che seguono una politica di tolleranza sulle questioni nazionali. Dmitrij Jarosh ha anche sottolineato che ogni retorica odiosa, in particolare l’antisemitismo, non solo è condannata dal “Pravij Sektor“, ma che l’avrebbero combattuta con tutti i mezzi giuridici legittimi. L’obiettivo del movimento è costruire un’Ucraina democratica, avere  trasparenza nel governo, combattere la corruzione e garantire pari opportunità per tutte le nazioni e dei popoli; intendono unire il popolo e costruire uno stato governato dal popolo. Le parti hanno convenuto d’istituire un numero verde per evitare provocazioni e problemi di coordinamento che si presentano. I capi del movimento hanno sottolineato che qualsiasi manifestazione di sciovinismo e xenofobia sarebbe stata punita. EmbassiesHeritage FL

CPi, affiliati ed altri arnesi di Gladio, tentano di affermare che in Ucraina non ci sono nazisti e fascisti, ma fantomatici ‘nazisti non veri’, qualsiasi cosa ciò significhi. Intanto, il figlio del vicecapo dei kollabos nazisti uraini, inaugura il ‘nuovo parlamento’ di Kiev. I kollabos dei nazisti, nel Walalla del neofascistume non entrano, essendo dei nazisti non sufficientemente ‘veri’.

544e139203655_38377La prima sessione del nuovo parlamento ucraino sarà aperta da Jurij Shukhevich, figlio del braccio destro di Stepan Bandera, duce dell’UNA-UNSO, il vecchio partito nazista ucraino. Shukhevch è stato eletto nel partito del terrorista neonazista pedofilo Oleg Ljashko. Novorossia

reinhard_gehlen_1945La verginità anale dei neofascisti: “I veri fascisti non stanno con gli americani”, come no! I generali e i comandanti delle SS non erano ‘veri nazisti’, secondo la psicolabilità del nullismo neofascista italiano:
L’ex-assistente di Adolf Eichmann, Otto von Bolschwing, fu reclutato dai servizi segreti statunitensi, proprio perché sapevano della sua carriera di criminale di guerra nelle SS, per contrastare la diffusione del comunismo e l’influenza del blocco sovietico. Uno spauracchio tutt’ora agitato dai ‘saltatori di steccati ideologici’ di Casapound. Otto von Bolschwing, braccio destro di Eichmann durante lo sterminio degli ebrei, a quanto pare per Murelli e camerateria avariata di contorno non era un ‘vero nazista’. Rivendicare la ‘non-nazistità’ dei comandanti e dei generali delle SS la si può definire paraculismo? Romanamente e autarchicamente, sì. “Nel 1980 l’FBI protesse dalle indagini del ministero della Giustizia 16 nazisti che vivevano negli USA che lavoravano per l’agenzia. Nel dopoguerra gli USA reclutarono 1000 nazisti secondo il New York Times (molti di più, in realtà), utilizzandoli nella lotta contro l’URSS. Il capo dell’FBI Edgar Hoover e quello della CIA Allen Dulles decisero di importare tali nazisti da usare contro Mosca proteggendoli dalle indagini sui crimini commessi negli anni ’30 e ’40. Hoover in persona approvò il reclutamento delle ex-SS, sostenendo che la meticolosità e l’anticomunismo viscerale di tali “nazisti moderati” fossero preziose per gli USA. Eccoli qua i ‘nazisti non veri’, i ‘nazisti moderati’ di Hoover. Sono costoro i numi tutelari dell’odierno paraculismo naziatlantista di CPI e cameratti? “Il New York Times racconta che quando il ministero della Giustizia si preparava a processare Aleksandras Lileikis, capo della Gestapo responsabile del massacro di 60mila ebrei lituani, la CIA cercò di difendere la spia, reclutata nel 1952… I giudici tennero duro e alla fine si giunse ad un compromesso: la magistratura avrebbe rinunciato a condannare Lileikis solo se nel processo fossero venute fuori questioni tali da mettere in pericolo la sicurezza nazionale USA. Non successe e il criminale nazista finì in galera.” Corriere

Edgar Hoover, santo patrono dei nazisti in America

Edgar Hoover, santo patrono dei nazisti in America

Uno spauracchio tutt'ora agitato dai 'saltatori di steccati ideologici' di Casapound.

Lo spauracchio tutt’ora agitato dai ‘saltatori di steccati ideologici’ di Casapound.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Giornalista tedesco: I media europei scrivono menzogne su ordine della CIA

Sottotitoli in italiano

Udo Ulfkotte, giornalista tedesco ed ex-redattore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, racconta come la CIA corrompe e sottomette i media europei per svolgere propaganda favorevole agli Stati Uniti e contraria alla Russia. I non allineati perdono il posto di lavoro. Ulfkotte ha rilasciato questa intervista ad RT e Russia Insider.

Artico, “questione di sicurezza nazionale” della Russia

Romaric Thomas Agoravox 7 ottobre 2014

Da oltre un anno, gli annunci delle autorità russe sulla politica verso la regione artica hanno una cadenza di tre o quattro al mese. Nodo energetico dai primi anni 2000, l’Artico nel 2013 è diventato un priorità per la sicurezza nazionale della Federazione russa, ripristinando d’urgenza il confronto al confine settentrionale verso l’interferenza della NATO nella regione. Data l’importanza di sforzi e ambizioni, il Nord è oggi la priorità assoluta della geopolitica russa. La situazione strategica russa in una zona che minaccia la guerra.

2013-20-fig1-eI. Artico pilastro energetico della Russia
Una regione straordinariamente ricca di risorse naturali
L’Artico è di nuovo d’interesse strategico dalla fine degli anni ’90, principalmente per lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte marittime e un maggiore sfruttamento delle risorse. Secondo alcune stime, gli idrocarburi situati oltre il Circolo Polare Artico rappresentano un quarto delle riserve mondiali, 90 miliardi di barili di petrolio e il 30% del gas da scoprire nel mondo. Il 27 settembre, la compagnia petrolifera russa Rosneft ha annunciato la scoperta di un giacimento di petrolio nel Mare di Kara che potrebbe contenere 87 miliardi di barili, parte di una zona che potrebbe avere riserve equivalenti a quelle saudite. Eccezionali giacimenti di gas sono stati scoperti anche nel Barents e Kara. I giacimenti di nichel, cobalto, rame, platino, barite e apatite sono notevoli. Infine, quasi il 15% delle risorse ittiche mondiali proviene dall’Artico. Se la ricchezza delle risorse naturali dell’Artico è ambita da tutti i Paesi rivieraschi, così come da molti Paesi non rivieraschi, la regione per la Russia rappresenta molto più di un aumento delle entrate. Riguarda direttamente gli interessi vitali della Federazione russa, dato che solo l’Artico garantisce il 60% della produzione di petrolio, il 95% del gas, oltre il 90% di nichel e cobalto, il 60% del rame, il 96% dei metalli del gruppo del platino, il 100% di barite e apatite, quasi un quarto delle esportazioni e il 12-15% del PIL. Indipendentemente dalle rivendicazioni territoriali della Russia e dalle risorse aggiuntive che potrebbero essere tratte, l’Artico è già il primo pilastro energetico del Paese. Oltre che per le risorse energetiche e minerarie, l’Artico è di grande interesse commerciale per la Russia. La Rotta del Nord potrebbe diventare, in pochi anni, una grande alternativa ai canali di Suez e Panama per il traffico marittimo tra i porti europei e dell’Estremo Oriente. Quasi due volte più breve della rotta che attraversa Canale di Suez e Oceano Indiano, ma con il vantaggio di essere completamente privo di pirateria, una delle principali minacce globali odierne ai trasporti marittimi, e di non aver limiti su numero e stazza delle navi che possono prendere tale rotta. Anche se è navigabile solo in estate, potrebbe dare notevoli benefici alla Russia che, garantendone la sicurezza, offre alla comunità internazionale un rotta libera dal controllo statunitense. La Cina partecipa attivamente allo sviluppo di questa rotta ed ha recentemente condotto la prima spedizione commerciale da Dalian a Rotterdam attraverso l’Oceano Artico. Islanda e Scozia hanno già previsto la creazione di porti dedicati.
Numerose spedizioni scientifiche del governo russo nell’Artico riflettono il forte interesse per la regione. Tutte coinvolte, in un modo o nell’altro, al consolidamento del Paese nella regione artica tramite quattro missioni principali:
• giustificare scientificamente le rivendicazioni territoriali della regione artica russa presso le Nazioni Unite, fornendo prove scientifiche sull’estensione della piattaforma continentale russa nel Mar Glaciale Artico.
• valutare e individuare le risorse naturali del Mar Glaciale Artico, principalmente idrocarburi e minerali.
• lavorare per il progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche.
• contribuire alla reputazione tecnico-scientifica russa e, più in generale, al prestigio internazionale del Paese.
Nel 2007, due batiscafi Mir raggiunsero le profondità del Polo Nord. I principali obiettivi della spedizione erano definire i limiti della piattaforma continentale russa nella zona che si estende dalle isole della Nuova Siberia al Polo Nord, prelevare campioni dai fondali e piantare una bandiera russa sul fondo del mare. L’evento scatenò le proteste di altri Paesi rivieraschi, in primo luogo gli Stati Uniti, lamentandosi che ci si potesse appropriare simbolicamente del Polo. Si potrebbe pensare che tali proteste, da un Paese che aveva chiesto ai suoi astronauti di piantare la bandiera statunitense sulla Luna, siano effettivamente motivate da assai più gravi preoccupazioni: la prova che le dorsali Lomonosov e Mendeleev, che raggiungono la Groenlandia, siano un’estensione geologica della piattaforma continentale russa permetterebbe alla Russia “di rivendicare diritti di esplorazione su ulteriori 1,2 milioni di chilometri quadrati nella regione artica, evidenziando gli enormi giacimenti di petrolio e gas nel triangolo Chukotka-Murmansk-Polo Nord”. (RIA Novosti, 3 agosto 2007)

Rivendicazioni territoriali della Russia nell’Artico
Artur Chilingarov Nel 2001 la Russia sorprese i Paesi rivieraschi presentando una richiesta alle Nazioni Unite per l’impostazione dei confini esterni della sua piattaforma continentale nell’Artico, Bering e Okhotsk, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata nel 1997. Secondo tale accordo:
• la piattaforma continentale comprende il fondo marino e il sottosuolo “al bordo esterno del margine continentale”, la sua estensione minima è di 200 miglia nautiche dalla costa (articolo 76).
• la piattaforma continentale fa parte del territorio di uno Stato, ma gli Stati costieri hanno diritti sovrani sulla piattaforma continentale a scopo di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali (articolo 77).
• “Lo Stato costiero ha diritto esclusivo di autorizzare e regolamentare le perforazioni nella piattaforma continentale a tutti gli effetti” (articolo 81).
• i diritti degli Stati costieri non pregiudicano il regime giuridico delle acque sovrastanti o dello spazio aereo su tali acque e non devono in alcun modo sminuire la navigazione aerea e marittima, o l’installazione di cavi e condutture sottomarine (sezioni 78 e 79).
• raccomandazioni su questioni relative alla definizione dei limiti esterni della piattaforma continentale sono emesse da una commissione sui limiti della piattaforma continentale.
• lo Stato costiero deve presentare domanda entro dieci anni a decorrere dall’entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti (o termine stabilito nel 2009 per la Russia, nel 2013 per il Canada e nel 2014 per la Danimarca).
• Infine, i limiti fissati da uno Stato costiero sulla base di tali raccomandazioni, sono definitivi e vincolanti.
La richiesta da parte russa è stata considerata ricevibile dalla Commissione sui limiti della piattaforma continentale. Tuttavia, considerando che i dati avanzati non erano sufficienti per prendere in considerazione le aree indicate nel Mar Glaciale Artico, nell’ambito della piattaforma continentale russa, ha raccomandato ulteriori studi. Le rivendicazioni sull’Artico russo, per quanto siano importanti, non sono nulla di speciale e sono perfettamente ammissibili ai sensi del diritto internazionale. Con decisione del 14 marzo 2014, la Commissione sui limiti della piattaforma continentale delle Nazioni Unite ha già avuto successo parziale, nel Mare di Okhotsk, riconoscendo 52000 kmq di estensione della piattaforma continentale russa. Queste affermazioni hanno avuto l’effetto di un terremoto negli Stati Uniti, e ancora di più in Canada. Grazie a basi giuridiche, minaccia seriamente l’egemonia statunitense dall’esclusiva presenza nell’Artico dal crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti hanno risposto affermando che le acque costiere si estendono fino a 600 miglia (965 km) dall’Alaska, basandosi in particolare sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata ma non ratificata dal Paese. Il Canada sceglie di rispondere con scherno e disprezzo facendo dire al suo ministro degli Esteri che la Russia fa ricorso a metodi medievali nel fissare i limiti della piattaforma continentale e che nulla, “nulla” sarebbe la Russia, minaccia la sovranità dell’Artico canadese.
La politica diplomatica e mediatica occidentale da tempo non è altro che uno sprezzante blocco atlantico sicuro della sua forza contro le pretese territoriali di una Russia sicura dei propri diritti. Il discorso ha cominciato a cambiare quando la possibilità che la Russia abbia successo presso le Nazioni Unite è divenuta sempre più probabile. Nel 2003, il Canada decise di ratificare la Convenzione, seguita dalla Danimarca l’anno dopo. Il 27 novembre 2006 la Norvegia, che fa parte della Convenzione dal 1996, presentava la sua richiesta alla Commissione. Lo stesso anno, Canada e Danimarca condussero insieme una spedizione denominata “Determinazione della composizione della Dorsale Lomonosov”, seguita da altre tre spedizioni congiunte tra il 2007 e il 2009. Il 15 maggio 2007, George Bush esortò inutilmente il Senato a ratificare la Convenzione, firmata nel 1994 e mai ratificata. Nell’agosto 2007, un rompighiaccio statunitense arrivò nell’Artico per mappare i fondali al largo delle coste dell’Alaska. Il 9 gennaio 2009, George W. Bush disse chiaramente che l’Artico era una priorità del suo secondo mandato: “Gli Stati Uniti hanno interessi ampi e fondamentali sulla sicurezza nella regione artica e sono pronti ad agire individualmente o in cooperazione con altri Stati per tutelare questi interessi”, (nota inviata agli altri Paesi per proteggere gli interessi statunitensi, senza reciprocità). Il 15 settembre 2010, Norvegia e Russia concordavano il confine marittimo nel Mare di Barents e nel Mar Glaciale Artico. Nel giugno 2012, la Danimarca presentava domanda sulla piattaforma continentale a sud della Groenlandia, la domanda sarà probabilmente ampliata verso nord entro la fine del 2014. Il 10 dicembre 2013 fu finalmente il turno del Canada a presentare una domanda preliminare.

2009_7_7_uMbXWCQ2HmhL6p9n96UzJ3Lo sfruttamento delle risorse naturali
Dato il clima e l’abbondanza, lo sfruttamento delle risorse del Grande Nord pone una duplice sfida alla Russia che dovrà condividere un massiccio investimento nel settore delle infrastrutture e dei mezzi di produzione e trasporto, sviluppando le tecnologie essenziali per lo sfruttamento di idrocarburi. Per quanto riguarda gli investimenti necessari, le autorità russe hanno ripetutamente detto di farne una priorità, soprattutto riguardo la costruzione di un’ampia flotta navale per trasportare idrocarburi. Il 20 dicembre, il viceprimo ministro russo incaricato della difesa e dell’industria, Dmitrij Rogozin, è stato particolarmente esplicito in proposito: “Ogni battaglia, per quanto virtuale, coinvolge attori seri (ha luogo in questa regione) dal valore inestimabile e la Russia può finire in un vicolo cieco se perde le sue ambizioni e non riesce a potenziare la cantieristica contemporaneamente. (…) Questo compito non è economico, ma politico e geopolitico. È una questione di sicurezza nazionale per il nostro Paese“. Secondo il governo russo, sarà necessario costruire 2000 navi, l’80% solo per il trasporto di idrocarburi. Il 30 aprile s’è appreso che i cantieri navali di Crimea potrebbero essere interessati principalmente alla costruzione di gigantesche navi cisterne per petrolio e GNL dell’Artico. La sola compagnia petrolifera Rosneft investirà 400 miliardi di dollari in 20 anni per le operazioni sulla piattaforma continentale artica. L’altra sfida che la Russia deve affrontare è il controllo delle tecnologie specifiche per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi e minerali del Mar Glaciale Artico. Fino a poco prima la Russia, che non ha tutte queste tecnologie, aveva una stretta cooperazione con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio regionale. si prevede che la situazione cambi in maniera significativa per via delle nuove “sanzioni” adottate unilateralmente dall’occidente il 12 settembre. Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni alla fornitura di prodotti, servizi e tecnologie a cinque società russe (Rosneft, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil e Surgutneftegaz). Tali misure si concentrano su progetti di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti petroliferi di difficile accesso. L’Unione europea è naturalmente allineata al padrone, vietando alle imprese europee di collaborare con società russe nell’esplorazione e produzione di petrolio in acque profonde e sulla piattaforma artica della Russia. Nel breve e medio termine, tali misure colpiranno senza dubbio la Russia e ritarderanno l’attuazione del programma di sviluppo regionale che dovrebbe iniziare nel 2017. Secondo Gennadij Shmal, presidente dell’Unione dei produttori di petrolio e gas russi, le società russe sostituiranno le attrezzature per la perforazione e produzione di petrolio in parte con apparecchiature simili provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina, e in parte con apparecchiature di fabbricazione russa. Ciò viene anche suggerito che Dmitrij Medvedev, che il 18 settembre affermava: “il rafforzamento della cooperazione economica e commerciale (nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization) è la migliore risposta a tali misure restrittive“. Possiamo già supporre che la Cina, che ha lo status di osservatore al Consiglio artico e la cui prima compagnia petrolifera (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica creata con la Rosneft, Oriente, coglierà l’occasione per rafforzare la cooperazione con la Russia nella zona artica divenendo il maggiore investitore estero nelle infrastrutture russe.

icebreakerxuelongsnowdrIl rompighiaccio cinese “Xue Long” (nave commerciale ucraina modernizzata), salpava per la sesta spedizione nella zona artica a luglio. La Cina è il più grande dei molti Paesi non rivieraschi che desiderano le risorse del Nord. Ha lo status di osservatore nel Consiglio artico dall’estate, e una base sull’isola Spitsbergen, dove affitta un terreno dalla Norvegia. La prima compagnia petrolifera della Cina (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica Oriente con la Rosneft, il 20% di Jamal LNG e potrebbe fare il suo ingresso nel capitale della società petrolchimica Oriente con il 25-30%. Secondo Rosneft, la Cina importerà 270 miliardi di dollari di petrolio russo nei prossimi 25 anni. Ha già investito decine di miliardi di dollari nei progetti infrastrutturali nell’Artico russo.

Arctic Route from Dalien China to RotterdamII. L’Artico al centro della strategia della Difesa russa
La regione artica è di fatti il confine marittimo tra Stati Uniti e Russia. Degli altri sei Paesi rivieraschi, quattro sono membri della NATO (Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia) e due hanno frontiere terrestri e marittime con la Russia (Finlandia e Norvegia). Solo la Svezia non è membro della NATO o confina con la Russia (tranne che per la breve frontiera marittima nella regione di Kaliningrad). Ciò dimostra l’importanza strategica della regione artica per la Russia.

I motivi militari del rinnovato impegno russo nell’Artico
I leader russi hanno ripetutamente espresso la necessità di ripristinare le strutture militari nella regione del Grande Nord, che ha diverse basi NATO ma dove tutte le strutture militari ex-sovietiche erano finora abbandonate. Le loro successive dichiarazioni sono globalmente convergenti e indicano la necessità di tutelare gli interessi del Paese nella regione. Questo, in sostanza, è ciò che ha detto Vladimir Putin il 10 dicembre 2013: “La Russia è attivamente alla scoperta di questa regione, ristabilendo la sua presenza e avendovi le leve necessarie per difendere la sicurezza e gli interessi nazionali“. Questi commenti riflettono la crescente preoccupazione del governo russo verso le mire di Stati Uniti e NATO sull’Artico. Il primo fattore fu l’avviso della pretesa della NATO d’interessarsi al regolamento delle rivendicazioni territoriali nella regione. Secondo una tattica illustrata oggi in Ucraina, i Paesi rivieraschi membri della NATO pretendono di avere diritto ai regolamenti, mentre l’Alleanza nega sistematicamente di avere delle mire sulla regione artica. Le autorità russe hanno fatto sapere, a più riprese, di avere informazioni secondo cui era netta la volontà della NATO d’interferire nella regione, ma di essere disposte a non militarizzare il confine settentrionale se l’alleanza rinuncia ai suoi piani:
• il 27 marzo 2009, l’ambasciatore presso la NATO Dmitrij Rogozin disse che la NATO non aveva “nulla a che fare” con i Paesi costieri dell’Artico, che possono risolvere i loro problemi.
• lo stesso giorno, il governo russo pensava a una risposta proporzionata lasciando che il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Federazione dichiarasse che la Russia ha in programma di creare entro il 2020 un gruppo militare nella regione artica per proteggere gli interessi economici e politici nella regione. Il portavoce è stato attento, però, a ventilare la possibilità di un accordo, affermando che non vi è “alcun motivo di militarizzare l’Artico“.
• il 16 settembre, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ribadiva la posizione russa ricordando alla controparte canadese che non c’era bisogno che la NATO sia il poliziotto nella regione artica.
• il 15 settembre 2010, il Presidente Dmitrij Medvedev disse a una conferenza stampa che il suo Paese seguiva con preoccupazione le attività della NATO nell’Artico e che era a favore della cooperazione non militare nella regione.
• l’8 febbraio 2011, il governo russo rinnovava la proposta a non militarizzare l’Artico, per voce della portavoce del Ministero della Difesa russo Irina Kovalchuk, che disse: “La Russia si oppone alla militarizzazione del Grande Nord e non crede che una qualsiasi presenza militare sia ora necessaria nella regione“.
• Il 6 luglio 2011, l’Ammiraglio Vladimir Visotskij, comandante in capo della marina russa, prese atto del persistente rifiuto della NATO, dicendo: “abbiamo rapporti secondo cui l’Alleanza atlantica considera (sottinteso: sempre) l’Artico come sua area d’interesse“.
Un secondo fattore di preoccupazione, ancora più importante, fu la decisione degli Stati Uniti di rafforzare lo scudo missilistico nell’Artide e in Europa orientale per neutralizzare le capacità di deterrenza nucleare della Russia. L’Artico è al centro di tale dispositivo che minaccia la Russia con un attacco preventivo nucleare:
• Groenlandia, la base di Thule è parte vitale del sistema di difesa antimissile e dell’arco strategico che collega i centri di comando della California ai sistemi marittimi dell’Oceano Pacifico e del Sud-Est asiatico.
• Alaska, il radar Cobra Dane, costruito durante la Guerra Fredda sull’isola Shemya, fa parte dello scudo missilistico. Tra luglio e novembre 2004, i sei primi missili intercettori a lungo raggio furono schierati a Fort Greely, cui si aggiunsero nel 2005 altri 14 e i missili Patriot. Nel 2012 vi erano 26 missili intercettori a lungo raggio schierati in Alaska.
• Canada, il primo ministro del momento, Paul Martin, che l’aveva rifiutava nel 2005, evocava l’adesione allo scudo missilistico degli Stati Uniti: questa era la posizione del primo ministro Stephen Harper, nel 2006.
• La Finlandia, nonostante i suoi impegni internazionali per la neutralità si avvicina alla NATO negli ultimi anni. L’adesione, respinta dalla maggioranza dei finlandesi ma predisposta dal Governo, darebbe agli Stati Uniti un nuovo territorio al confine della Russia per implementare il loro sistema di difesa missilistica.
• sul mare, 26 navi con il sistema di combattimento Aegis sono state schierate nel 2012, di cui 23 possono essere presenti sulle frontiere marittime della Russia (8 della 2.da Flotta, 8 della 3.za Flotta, 2 della 6.ta Flotta e 5 della 7.ma Flotta).

nyhed_16-10-13b_storIl programma di riarmo convenzionale sul confine settentrionale
Alla fine del 2012, il piano per creare un gruppo di truppe nella regione artica per il 2020 fu annunciato il 27 marzo 2009, non era avanzato. Il 27 febbraio 2013, Vladimir Putin chiese ancora la cooperazione non militare, denunciando il rischio inequivocabile della militarizzazione dell’Artico per l’espansione della NATO e il dispiegamento della difesa missilistica: “sistematici tentativi vengono fatti per distruggere, in un modo o nell’altro, l’equilibrio strategico. In realtà, gli Stati Uniti hanno iniziato la seconda fase di attuazione del sistema di difesa missilistico globale, con l’opportunità di un ulteriore allargamento della NATO ad est. Esiste il rischio di militarizzazione dell’Artico”. L’ultimo avvertimento del comandante delle forze navali, diceva il 20 marzo che il suo Paese “prende in considerazione” l’incremento della capacità di deterrenza nucleare e convenzionale nella regione artica. Fu solo nell’autunno del 2013, quando non era più possibile rinviare ulteriormente. Che si ebbe l’introduzione del sistema di difesa che la Russia è determinata a recuperare. Dai primi di ottobre, un mese dopo il caso dei missili statunitensi intercettati dalla flotta russa al largo della Siria, vari comunicati delle autorità russe annunciarono l’intenzione del governo di riarmare il confine settentrionale, e nell’arco di tempo estremamente breve di un anno, fissato da Vladimir Putin al Collegio del Ministero della Difesa, il 10 dicembre: “Dobbiamo completare la formazione di nuovi gruppi e unità militari nel 2014. Vi invito a prestare particolare attenzione allo schieramento di infrastrutture e unità nell’Artico“. Questo termine è sostanzialmente più vicino del 2020 previsto dal programma di modernizzazione delle forze convenzionali russe, e che era anche la data di creazione del gruppo di truppe artiche annunciata nel 2009. La fretta è dovuta principalmente alla minaccia del dispiegamento della difesa missilistica degli Stati Uniti: secondo il Capo di Stato Maggiore russo, potrà influenzare negativamente la capacità di deterrenza nucleare della Russia nel 2015. Tale programma di riarmo, completato a tempo di record, è modesto rispetto alle forze della NATO dispiegate nella regione artica, ma è comunque sufficientemente completo per costituire un dispositivo credibile di protezione dei confini e siti militari nucleari del nord. Tale dispositivo comprende:
1) Una rete di basi e siti militari per garantire la presenza di tutte le armi;
• basi navali, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino delle basi navali della Terra di Francesco Giuseppe e delle isole della Nuova Siberia. Il 22 aprile Vladimir Putin annunciava la creazione di un sistema unificato di basi navali nell’Artico. Un gruppo tattico della Flotta del Nord russa in autunno sarà schierato permanentemente nelle isole della Nuova Siberia.
• basi aeree, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino degli aeroporti militari della Terra di Francesco Giuseppe, delle isole della Nuova Siberia, di Tiksi, Narjan-Mar, Alykel, Amderma, Anadyr, Rogachevo e Nagurskaja. L’aeroporto dell’arcipelago della Novaja Zemlja può accogliere velivoli da combattimento da pochi giorni.
• basi della fanteria: il 1 ottobre 2014, il comandante delle truppe di terra Oleg Saljukov annunciava la creazione, nel 2017, del gruppo artico Nord e di due brigate artiche: una di fanteria motorizzata schierata nella regione di Murmansk e una seconda brigata da creare nel 2016 nel distretto autonomo di Jamal-Nenets.
• basi d’intelligence: il reggimento da guerra elettronica della Flotta del Nord è stato schierato a marzo nel villaggio di Alakurtti (regione di Murmansk).
• centri radar fissi: cinque erano in fase di completamento nel luglio 2014 (isola Sredni, Terra di Alessandra, isola Wrangel, isola Juzhnij e Chukotka).
• siti della Difesa aerea: l’infrastruttura della Difesa aerea della zona sarà ripristinata entro ottobre 2015. All’inizio dell’anno, la necessità di adeguare il sistema di difesa aerea a corto raggio Pantsir-S1 al clima artico fu sollevata dal viceprimo ministro Dmitrij Rogozin; prove sono state eseguite con successo a giugno.
2) Un comando strategico unificato tra Flotta del Nord, brigate artiche, unità dell’aeronautica, difesa aerea e centri di controllo sarà operativo entro la fine dell’anno.
3) Una serie di risorse e strutture per rafforzare le truppe operative:
• addestramento: esercitazioni regolari e, spesso improvvise, per integrare i componenti delle forze armate russe, continuano a svolgersi. Il 14 marzo, le truppe aeroportate hanno effettuato il primo lancio di mezzi nella regione artica; l’8 aprile un distaccamento di cinquanta paracadutisti si lanciava sul ghiaccio alla deriva, nell’ambito di un’esercitazione di salvataggio. Dalla fine dell’estate, le esercitazioni si moltiplicano: 15 settembre, la Marina conduceva esercitazioni nella regione artica; il 23, le esercitazioni strategiche Vostok-2014 impegnavano 155000 uomini, di cui una parte conduceva missioni di combattimento nella regione artica (tra cui il tiro dal vivo dei sistemi missilistici Iskander-M e Pantsir-S); il 30, navi e truppe costiere della Flotta del Nord russa si esercitavano nel Mare di Laptev.
• addestramento, una scuola militare per l’istruzione operativa delle truppe nella regione artica, veniva annunciata dal ministro della Difesa Sergej Shojgu, il 22 maggio.
• ricerca tecnologica: attrezzature specializzate sono programmate, come un diesel speciale operante a -65°C, attivo da febbraio, la progettazione di un elicottero specializzato, annunciato il 22 maggio, l’adattamento dei sottomarini previsto entro il 2015 e l’adozione di navi dallo scafo rinforzato dalla fine del 2013.

181215Conclusioni
Se l’Artico è una questione energetica fondamentale per le grandi potenze e i Paesi vicini, è molto più per la Russia, le principali riserve di idrocarburi e minerali note e da scoprire si trovano oltre il circolo polare. L’Artico è l’assicurazione per la Russia quale potenza energetica mondiale di questo secolo, spiegando i notevoli sforzi compiuti per sviluppare la regione. La questione militare è ancora più significativa, dato che Artico subisce la crescente interferenza della NATO ed è parte essenziale del sistema di difesa missilistico statunitense che potrebbe indebolire nel breve termine il deterrente nucleare russo e spezzare l’equilibrio strategico tra le prime due potenze nucleari. Il confine settentrionale della Russia emerge quale settore in cui la pressione della NATO sarà tale, nei prossimi tre-cinque anni, da minacciare direttamente e più efficacemente di altrove, gli interessi vitali del Paese. La stessa politica occidentale di pressione sulla Russia è in corso nel Nord, anche se molto più discreta che in Europa e nel Caucaso. Senza i mezzi per una eversione o destabilizzazione della regione sotto-popolata, l’arroganza occidentale non può che esprimersi ponendo una minaccia militare diretta alla Russia. Il programma di riarmo russo nell’Estremo Nord è già integrato: il ghiaccio si scioglie e l’estensione dei diritti degli Stati costieri sulla piattaforma continentale, a poco a poco, trasformano l’Artico una zona di potenziale guerra convenzionale, come gli altri oceani.

econ_arctic35__01__630x420Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le manipolazioni politiche del prezzo del petrolio

Mikhail Aghanjanjan Strategic Culture Foundation 23/10/2014

102528646zIl calo del prezzo del petrolio, iniziato quando lo Stato islamico (SI) ha attaccato Iraq e Siria, non può essere spiegato con fattori economici. Il mondo sa da tempo che il mercato reagisce ad ogni guerra in Medio Oriente, dove il 47 per cento delle riserve di oro nero mondiali si concentra, con un deciso balzo dei prezzi del petrolio. Questo è ciò che è accaduto nelle due guerre nel Golfo Persico, ed anche ciò che è successo quando gli statunitensi iniziarono la ‘missione per ripristinare la democrazia’ in Afghanistan. E la speculazione su un possibile conflitto militare tra Stati Uniti ed Iran fu accompagnata dalla previsione di un aumento dei prezzi del petrolio fino a 200 dollari al barile e oltre. Allo stato attuale, tutto s’è capovolto, ma per quanto? Quando fu invaso l’Iraq a giugno, le quotazioni di borsa del petrolio inizialmente salirono, passando da 109 a 115 dollari al barile tra il 10 e il 19 giugno, ma poi la mano invisibile del mercato sembrò improvvisamente perdere forza. I successi militari dello Stato islamico nei teatri di guerra siriano ed iracheno furono caratterizzati dal calo dei prezzi del petrolio al minimo dal novembre 2010, ed ulteriori riduzioni del prezzo si sono registrati ad ogni nuova attività militare in Medio Oriente. L’aumento degli attacchi aerei contro obiettivi in Siria e Iraq da parte della rappattumata coalizione degli USA e l’afflusso di informazioni sui piani dello SI per invadere Libano e Giordania hanno comportato il calo del prezzo dell”oro nero’. E al momento dei più intensi attacchi aerei statunitensi sulle posizioni presso la città siriana di Kobani (più di 50 attacchi aerei effettuati in 48 ore il 15-16 ottobre), il prezzo di un barile è anche sceso sotto il livello degli 85 dollari. La nuova teoria del ‘complotto’ petrolifero tra Stati Uniti ed Arabia Saudita contro la Russia (e forse anche l’Iran) ha forte presa su molti analisti. Per il momento si tratta prevalentemente di congetture. Ma poi il punto delle cospirazioni è che sono difficili da scoprire, se la cospirazione in effetti c’è. Nel complesso, la messa a fuoco antirussa delle possibili speculazioni saudita-statunitensi sul calo delle quotazioni del petrolio è evidente. Va anche ricordato, però, che in questo momento la squadra del premio Nobel per la pace Barack Obama non solo rappattuma una nuova coalizione militare fornendo ordini al complesso militare-industriale statunitense, ma anche si prepara alle elezioni di medio termine al Congresso del 4 novembre, i cui risultati potrebbero chiarire la possibilità di un ‘cambio della guardia’ alla Casa Bianca, nell’autunno del 2016. Le teorie della cospirazione statunitense-saudita portano anche l’idea che i prezzi del petrolio crollarono nelle ultime elezioni negli Stati Uniti, ed anche questa volta non vi sono ragioni economiche.
Sembra che la storia si ripeta. Obama e i suoi avversari repubblicani cercano di conquistare la simpatia degli elettori. Per gli statunitensi, i prezzi bassi della benzina sono molto più importanti della politica estera del governo. L’accessibilità dei prezzi dei prodotti petroliferi deve sedurre non solo le famiglie statunitensi, ma anche stimolare gli affari. La posta in gioco per i democratici e Obama personalmente, nelle elezioni di medio termine, é relativamente elevata. Se i repubblicani prendono il controllo del Congresso, l’attuale inquilino della Casa Bianca sarà un’anatra zoppa nei due anni fino alle prossime elezioni presidenziali. Il campanello d’allarme per i democratici suonava quattro anni fa, alle precedenti elezioni di medio termine del Congresso, quando i membri del partito di Obama, che fino a quel momento controllava la fiducia delle camere del Congresso, persero il vantaggio nella Camera dei Rappresentanti dopo avervi perso 63 seggi, assieme a 6 seggi al Senato. Fu la peggiore perdita di voti, per un partito di governo alle elezioni di medio termine, dal 1938. Un’intesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita sulla regolamentazione dei prezzi del petrolio utilizzando leve non economiche è assai probabile. Tuttavia, Washington sa che non dovrebbe allargarsi troppo, non solo per motivi economici, quando il petrolio di scisto viene estratto dai giacimenti nordamericani rovinando le aziende interessate per l’alto costo della sua produzione. Per gli Stati Uniti è più importante che la Cina sia uno dei principali beneficiari del ribasso del mercato petrolifero. Gli statunitensi vogliono davvero accelerare da sé l’arrivo del momento in cui la Cina sarà l’economia globale leader, con tutte le conseguenze geopolitiche che ciò implica? Oppure sono così ossessionati dall’idea di punire la Russia che la loro politica del contenimento della Cina ha perso ogni urgenza? Né l’uno, né l’altro. Sembra che dopo le elezioni del Congresso, l’amministrazione di Obama perderà gran parte della motivazione a giocare sul ribasso dei prezzi nel mercato del petrolio. Tanto più che con l’avvicinarsi della stagione invernale, supportare tale speculazione sarebbe eccessivamente costoso.
A lungo termine, le manipolazioni politiche dei prezzi del petrolio potrebbero anche causare gravi problemi al secondo presunto cospiratore. L’Arabia Saudita ha sulle spalle la maggior parte della spesa per la lotta allo Stato islamico. Finanzia l’addestramento della cosiddetta opposizione moderata siriana nella speranza che, col tempo, riesca a rovesciare il regime di Bashar Assad con la forza. Riyadh finanzia anche l’importazione di armi nella regione (contratti con Francia e Libano per 3 miliardi di dollari). La prima monarchia del Golfo Persico ha anche l’onere dei propri problemi interni dovuti alla necessità di controllare la crescita del radicalismo tra i sauditi tramite programmi sociali miliardari. Tutto ciò richiede denaro. Ma non vi è alcuna garanzia che la petromonarchia riceva quanto è necessario dai prezzi recentemente istituiti nel mercato petrolifero.

oil_1806906bLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Barzani incoronato per salvare Kobané e il nuovo progetto di Erdogan per salvare il SIIL

Nasser Kandil Mondialisation, 23 ottobre 2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

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“Verso il complicato Oriente, volavo con idee semplici”
(Charles de Gaulle, Memorie di guerra)

Chi oggi può vantare semplici idee su questo Oriente, che sembra sempre più complicato? Chi è disposto a credere a coloro che vivono le tragedie che lo sconvolgono e a diffidare di coloro che diffondono menzogne? Le analisi di Nasser Kandil, sviluppate sulla rete TV siriana al-Fadaiya, dovrebbero rientrare nella categoria delle “opinoni” o dei fatti? Ai lettori giudicare. (NdT)

1. Signor Kandil, vede alcuna efficacia negli attacchi aerei quotidiani della “coalizione internazionale” in Iraq e Siria, e pensa che esista un ordine del giorno degli Stati Uniti che non ha nulla a che fare con la lotta al terrorismo?
È certo che a livello locale ed internazionale ci avviciniamo a un periodo post-SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante). In ogni caso, ciò che viene fuori dal discorso di Obama, mi sembra vero non per l’importanza del SIIL, ma perché ciò ha comportato la nascita dell’organizzazione terroristica e pertanto l’emergere della “Coalizione internazionale contro il SIIL” sotto la bandiera della lotta al terrorismo, è il risultato di un’equazione emersa dopo tre anni di guerra concentrata sulla Siria. Infatti, a meno di un imprevisto, la tendenza è verso la vittoria dell’Esercito arabo siriano e della Resistenza libanese in diverse regioni. E’ un dato di fatto per la maggior parte degli analisti, perché se andiamo indietro di sei mesi ricordando la sconfitta dei gruppi armati nel Qalamun (Siria occidentale), gruppi divenuti il SIIL contando elementi di Jabhat al-Nusra, ELS e molte altre brigate, alcune delle quali ormai dimenticate o sterminate, come il gruppo Ahrar al-Sham, ecc. Così come le loro sconfitte a Qara, Nabaq, Yabrud… possiamo parlare di un effetto valanga accompagnato dal loro crollo morale e militare. Non lo dico io ma la stampa estera come l’Independent, ecc, che credono che la Siria si sbarazzerà in 1/3 mesi dei gruppi armati. Ciò significa che esce da questa guerra da vincitrice, cosa che John Kerry ha cercato di evitare quando disse a una riunione annuale tenutasi nel luglio 2013 nella Sala dei Congressi del Mar Morto, in Giordania, “Vogliamo evitare una situazione con vincitori e vinti nella regione, in quanto ciò darebbe, in un modo o nell’altro, all’asse vittorioso un segno religioso e a quello sconfitto un altro segno, per cui sarà difficile trovare un compromesso internazionale“. In altre parole, nonostante il braccio di ferro continuo tra Stati Uniti e Russia, c’è la necessità di una situazione win-win, impossibile nella nostra regione: l’Iran dalla parte dei vincitori, mentre l’Arabia Saudita non potrà che uscire perdente ed Israele impotente. E ciò è ancora più vero un anno dopo (la dichiarazione di John Kerry) per l’Arabia Saudita dopo gli eventi in Yemen e la guerra d’Israele a Gaza, e le successive vittorie dell’esercito della Siria sui gruppi terroristici; cosa che gli Stati Uniti non possono tollerare. Qui mi limiterò a ricordare ciò che disse Richard Perle, il principale organizzatore dei neoconservatori statunitensi che portarono George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti con il “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” del 1998 [1] e divenuto ufficiale per il Pentagono nel 2000. Da membro della Commissione responsabile della politica della Difesa degli Stati Uniti, Perle disse in sostanza: “Gli interessi degli Stati Uniti e la loro supremazia nel mondo dipendono dal controllo delle fonti di gas e petrolio e dalle modalità strategiche per trasportali“. E’ quindi chiaro che l’invasione di Afghanistan e Iraq soddisfacesse tali interessi, ma gli Stati Uniti sono bloccati, tra le altre cose, dal “complesso del Vietnam”. Da qui l’idea che il processo “sarà probabilmente lungo, in assenza di un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor“. [2] E poi improvvisamente e per puro caso, avvenne l’attacco dell’11 settembre giustificando l’invasione di entrambi i Paesi. E ora che gli USA hanno bisogno di un equivalente per riequilibrare una situazione vincitori-perdenti, improvvisamente e per puro caso, appare il SIIL!
Il SIIL è un’entità creata per colpire tutti, impantanandoli in un vicolo cieco ove cercare una soluzione per uscirsene. Ricordate i titoli dei media: “Se la Siria esce vittoriosa in breve tempo, cosa accadrà se i mujahidin occidentali, come si dice, tornassero all’ovile?“. Tutti temono il loro ritorno e prendono misure per proteggersi iniziando dall’Arabia Saudita, ma anche Gran Bretagna, Olanda, Australia, Canada, ecc. Cosa fare quando si teme il loro ritorno? Risposta: creare un “sogno seducente” che mantenga quelli già nella nostra regione e attrarre coloro che sono ancora in occidente. Un’altra regola dice: “Se non potete creare ulteriori motivi per una vostra vittoria, potete organizzarvi per creare ulteriori motivi per trascinare il vostro avversario nelle crisi.” La “crisi di bilanciamento” diventa la soluzione che compensa l’incapacità di spezzare le difese del nemico. Così Israele può spezzare la deterrenza della Resistenza in Libano e Palestina, continuando a creare problemi simili al suo. Da qui, come fare il possibile affinché Arabia Saudita e Turchia siano, in ultima analisi, gli unici due Paesi fuori dalla crisi? Affinché Iran, Siria e Resistenza subiscano la stessa crisi? Come? Risposta: inventando il SIIL! Ma il SIIL incontra anche il secondo requisito imposto dal fatto che vi sono due blocchi nella nostra regione, da un lato Iran, Siria e Resistenza; dall’altro il blocco guidato dagli Stati Uniti. Anche se gli Stati Uniti svolgono un gioco win-win con la Russia a livello internazionale, rimangono ancora meno “perdenti” su scala regionale, anche se i loro alleati lo sono. Chi altro agirebbe da terzo assegnando a vittoria agli alleati degli Stati Uniti, se non il SIIL? Così, alla fine di questo lungo film statunitense, Arabia Saudita e Turchia ne usciranno “vincitrici” perché hanno partecipato alla vittoria contro il SIIL. Ciò non impedisce a Stati Uniti e alleati di cercare pur sempre di sconfiggere la Siria e il nostro campo utilizzando il SIIL, anche se non sono arrivati ad unire le forze con Qatar, Israele, Francia, NATO, al-Qaida e Fratelli musulmani (…). In sintesi, il SIIL è stato prodotto per soddisfare il desiderio d’invadere la Siria, coprendo altre esigenze: crisi di bilanciamento, soccorrere gli alleati perdenti, “sogno seducente” che aliena i terroristi che minacciano la sicurezza nazionale di tutti. Quest’ultimo requisito è di gran lunga il più importante (…). Poi dicono che la Coalizione internazionale è qui per sterminare il SIIL? No! Quale sarebbe l’interesse degli Stati Uniti? Sterminare il SIIL equivale a riconoscere la vittoria della Siria e rischiare il ritorno dei “mujahidin” nel Paese di origine (…). Sono stati inviati per essere uccisi. Sono disposti a morire per una storia inventata, credendo a tutte le stronzate che gli si dicono, le urie che li attendono in cielo, il pranzo alla destra del Profeta… Coloro che comandano sono dell’intelligence e in contatto con il centro che li ha creati, ma non può controllarli. Sono gli aerei da guerra statunitensi a occuparsene. Così hanno dovuto cacciarli da Irbil, a meno che gli USA non li abbiano indirizzati su questa città per raddrizzare Masud al-Barzani e portarlo dalla loro parte. Sono al confine giordano e sono uno spaventapasseri per i sauditi, a cui viene suggerito che attaccheranno subito dopo la festa di al-Adha, e quindi questi si precipitano a mendicare la protezione e pagare 30 miliardi di dollari in apparecchiature elettroniche made in USA.
In conclusione: il SIIL è stato creato per uno scopo. Vietato eliminarlo e le sue azioni sono controllate dal centro degli USA. Da cui lo scopo della coalizione.

2. Oggi al centro della scena c’è Ayn al-Arab (Kobané). Perché proprio questa città e quali sono le equazioni che governano tale battaglia?
Comincio col dire un punto importante che potrebbe sorprendere molti analisti. La propaganda vuole che il SIIL sia collegato a una setta religiosa precisa, e la presenta come protettore degli uni e pericolo degli altri. Alcuni ancora ingollano tale favola. In realtà siamo passati da una fase in cui gli Stati Uniti fomentavano il conflitto settario in Iraq, Siria e Libano, a una nuova fase in cui non è più questione di partizione su basi religiose. Il gioco è diventato troppo pericoloso per l’Arabia Saudita, che cadrebbe. In questo caso, i 10 milioni di barili estratti nella regione di Qatif sotto l’autorità morale di shayq al-Namir [3] andrebbero persi per gli USA e i sauditi. Allo stesso modo, quando Masud al-Barzani annunciò di voler indire un referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, dopo l’improvvisa offensiva del SIIL del 9 giugno 2014, trovò solo Netanyahu a congratularsi con lui. Gli Stati Uniti dissero ‘stop’ e vietarono la partizione dell’Iraq e la creazione dello Stato curdo, perché la stessa cosa sarebbe accaduta in Turchia. In breve, ci sarebbe stato un “suicidio” contro cui avvertì l’ex-segretario generale della NATO Rasmussen alla riunione di Francoforte del 2012, discutendo la proposta di partizione del Medio oriente dello storico Bernard Lewis; il progetto era basato sull’esplosione delle componenti sociali ed etniche del mondo arabo e musulmano, spingendo i popoli a uccidersi a vicenda su basi settarie e dottrinali. [4] Così si vuol far saltare i confini disegnati da Sykes e Picot e creare il “caos” costruttore o distruttore, chiamatelo come vi pare.

3. Ma quali sono le conseguenze?
Molti mini-Stati sciiti sulle coste del Golfo Persico dipendenti dall’Iran e mini-Stati alawiti sulle coste Mediterraneo. Angoli confessionali che gli Stati Uniti non hanno particolarmente apprezzato, soprattutto perché questi due valori geostrategici si trovano nell’alleanza guidata dall’Iran. L’obiezione di Rasmussen, presa in considerazione da Henry Kissinger alla riunione del “Comitato dei saggi” presieduto da Madeleine Albright, delegata dalla NATO, lo portò a proporre una nuova teoria per sfruttare le tensioni demografiche e settarie spezzando le società locali e indebolendo gli Stati, senza arrivare alla partizione. Pertanto SIIL e Jabhat al-Nusra hanno tale compito dividendosi su basi settarie più appropriate. Infatti, se la preoccupazione di SIIL e Jabhat al-Nusra fosse confessionale, cosa li avrebbe portati a scegliere Qunaytra, Mosul e Ayn al-Arab? Qunaytra non ha un colore religioso, ma geograficamente è collegata alla sicurezza d’Israele. Analogamente Mosul, scelta come sede del califfato di uno Stato islamico presunto, è lontano da Baghdad, che sarebbe più appropriata in ciò. E perché no Tiqrit? Perché più vicina al confine turco? Pertanto è ora di tracciare nuovi confini. Per provarlo, basta individuare le posizioni di SIIL e Jabhat al-Nusra; per inciso quest’ultima organizzazione è in procinto di essere considerata “il fronte anti-Assad moderato”, mentre è il ramo ufficiale di al-Qaida, che non riconosce il SIIL.
Posizioni di Jabhat al-Nusra:
• Confine tra Libano e Siria
• Confine tra Libano e Palestina
• Confine tra Siria e Palestina
Posizioni del SIIL:
• Confine tra Siria e Iraq
• Confine tra Siria e Turchia
• Confine tra Iraq e Turchia
• Confine tra Iraq e Giordania
• Confine tra Iraq e Arabia Saudita
Riguardo l’invasione di Ayn al-Arab, è volta a chiudere i confini tra Siria e Turchia.
Osserviamone il gioco. Il SIIL si avvicinava ad Irbil (capitale della regione autonoma del Kurdistan in Iraq) con un’espansione che non ha quindi nulla a che vedere con gli sciiti. Se così fosse, sarebbe stato più logico se il SIIL si dirigesse su Samara, ma Samara è una linea rossa. E se il SIIL voleva occupare una zona contestata, sarebbe stato più logico che i suoi combattenti avanzassero su Kirkuk, uno dei più grandi centri petroliferi dell’Iraq. Ma preferì Irbil, un’altra linea rossa, perché, come affermato dal New York Times, una volta che Obama ne fu informato inviò immediatamente i bombardieri B-1 per creare un “muro di fuoco” contro tale avanzata. Risultato: il SIIL è stato utile per denunciare i Peshmerga che presenziarono senza muoversi alla disfatta delle truppe dell’esercito iracheno [5] e Masud al-Barzani (presidente del Governo Regionale del Kurdistan in Iraq e leader del Partito Democratico del Kurdistan PDK) ottemperasse alla volontà degli Stati Uniti. Abbandonò l’idea di uno Stato curdo indipendente in Iraq? Mise i Peshmerga sotto la tutela esclusiva degli Stati Uniti, venendo elogiato dagli israeliani e dai turchi? E’ sempre “protetto” ed è la sua bandiera a sventolare su Ayn al-Arab, non quella della Turchia o del PYD siriano (Partito dell’Unione Democratica Curdo presieduto da Salah Muslim). Questo perché le Unità di protezione del popolo (YPG da Yekineyen Parastina Gel, che formano l’ala armata del PYD) sono una miscela di movimenti indipendenti, spiegando perché agiscono correttamente o sbagliano. Le dichiarazioni del tipo “Siamo all’opposizione, ma non vogliamo colpire la Siria o l’esercito siriano, non vogliamo essere strumenti degli stranieri, perché la Siria è il nostro Paese e non possiamo dimenticare i suoi benefici”, non fanno parte del dizionario degli Stati Uniti, in particolare quando gli Stati Uniti non supportano tale molteplicità di attori e vorrebbero limitarne il numero. Sul gioco curdo, il SIIL ha dovuto abbandonare grandi città come Aleppo e Idlib per entrare ad Ayn al-Arab che, ancora una volta, non è di grande interesse per il loro progetto apparentemente confessionale. Ma qui, a differenza di Irbil, abbiamo avuto spiegazioni dallo Stato Maggiore degli Stati Uniti che ci dice che le condizioni sul terreno gli impedivano di bombardarlo per salvare Ayn al-Arab (…).

4. Non hanno detto che non era la loro missione?
Infatti, John Kerry ha detto che “Kobané non è un obiettivo strategico“. [6] Nel frattempo le forze curde che difendono la città sono state dissanguate e ripiegano, ed Abdullah Ocalan ha invocato l’unità dei curdi [7] per salvare Kobané. Tutti vanno da Barzani, illustrata dalla foto ricordo dei 12 leader politici curdi che gli dichiarano fedeltà. Masud al-Barzani è stato incoronato “capo dei curdi”. La missione per Ayn al-Arab è adempiuta. Indubbiamente non deve cadere in mano al SIIL. I bombardamenti statunitensi sono divenuti più efficaci. [8] Le equazioni vengono modificate e la Turchia deve sedersi al tavolo dei negoziati.

5. Perché la Turchia si astiene dal partecipare alla coalizione internazionale? Come spiegare le condizioni che portano al suo coinvolgimento e in particolare all’accanimento contro il presidente siriano? Come spiegare le dichiarazioni di Erdogan che rifiuta di armare il PYD trattandolo da partito terrorista?
Per me Turchia e Stati Uniti agiscono d’accordo (…). Gli Stati Uniti hanno il loro piano e la Turchia il suo, ma rimane comunque al centro del piano degli Stati Uniti. Il SIIL nasce su richiesta degli Stati Uniti e la Turchia lo gestisce su delega. E’ ormai risaputo che il governo turco e il Qatar sono etichettati Fratelli musulmani, e il piano di metterli al potere in Egitto, Tunisia, Libia, Siria e Iraq è stato assegnato a Hilary Clinton ministra degli Esteri degli Stati Uniti, per por terminare alla Resistenza nella nostra regione (…). Non importa il sacrificio di alleati come Hosni Mubaraq e Zin al-Abidin. Non importava l’uccisione di Muammar Gheddafi. Dovevano piegare Bashar al-Assad e scegliere il più adatto alla bisogna (…). Erdogan sa che non è più il soggetto del momento. Quindi non attribuiscono troppa importanza alle sue parole d’ordine, il suo nuovo piano è diverso ed ha sorpreso i delegati statunitensi che l’hanno visitato la scorsa settimana ad Ankara. Sebbene il SIIL sia una creazione di Stati Uniti e Turchia, è lui che lo controlla e può sempre usarlo come spaventapasseri, alimentando o svezzandolo a seconda delle circostanze, decidendo che sarebbe un peccato fare a meno dei suoi servizi. Quindi parlò ai visitatori della nuova missione del SIIL, carte alla mano. Tale nuova missione è concentrare le forze del SIIL nella zona tra Siria e Iraq, tra Tigri ed Eufrate, evitando Baghdad, occupando il corridoio che va dal deserto alla Giordania. Così pensa di poter far passare il gasdotto del Qatar per l’Europa senza dover combattere con i governi siriano e iracheno. E così pensa di accontentare Stati Uniti ed Europa liberandoli dalla dipendenza dal gas russo (…). I delegati statunitensi risposero che il SIIL deve avere una scadenza, perché è impossibile giustificare l’occupazione di questi territori da parte di terroristi, né presso i militari, né verso l’opinione pubblica, anche se l’hanno creato, e che non è il caso di scherzare in quel modo con l’organizzazione dei Paesi esportatori di gas e petrolio. Ecco il disaccordo tra Turchia e l’amministrazione degli USA, apparire dopo il palese fallimento degli altri alleati sul campo di battaglia (…). Ed è per questo che può, in qualsiasi momento, essere liberato da ogni responsabilità lasciandoli affrontare la crisi da perdenti. Non basta che Erdogan alzi la posta affinché Joe Biden ricordi agli alleati regionali gli ordini ricevuti [9] nel famoso discorso ad Harvard?

1014046Nasser Kandil, 19/10/2014
Nasser Kandil è un ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser Kandil e direttore del quotidiano libanese al-Bina

Fonte:

Video al-Fadaiya TV (Siria): Nasser Kandil intervistato dalla signora Rasha al-Qasar

Note:
[1] Progetto per il Nuovo Secolo Americano
[2] Strategia Imperiale per un Nuovo Ordine Mondiale: Le origini della Terza Guerra Mondiale.
[3] La pena di morte in Arabia all’oppositore politico e religioso shayq Baqir al-Nimr
[4] Lo storico Bernard Lewis, la “primavera araba” e i nuovi assassini
[5] I curdi sognano, grazie a ciò che fa il SIIL
[6] Perché Kobané non è una città strategica per gli USA
[7] I curdi uniti per salvare Kobané
[8] Siria: I curdi controllano gran parte di Kobané
[9] SIIL, il non-presidente statunitense Joe Biden, mangia la foglia!

syria-map2Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ottawa false flag?

Aanirfan 22 ottobre 2014_78456282_canadagallery2Michael Joseph Hall è accusato dell’attentato nella capitale del Canada Ottawa. Secondo quanto riferito, ha ucciso il caporale Nathan Cirillo. La sparatoria ha avuto luogo presso il Monumento ai Caduti.

images7XIDFIQHSecondo quanto riferito, Hall è stato poi ucciso nel Parlamento canadese dal sergente Kevin Vickers, che ha lavorato per la polizia canadese per 29 anni. Naturalmente, nessun membro del parlamento è stato colpito. Quanto è facile entrare in parlamento con un’arma dopo aver ucciso un soldato? La madre di Hall, Susan Bibeau, è un alto funzionario pubblico federale dell’ufficio immigrati e rifugiati. Sembra probabile che Hall abbia subito il lavaggio del cervello mentre era in prigione. Hall aveva una lunga fedina penale e fu condanno a due anni per rapina, nel 2003. Le autorità sembravano proteggere Hall. Nel 2011 fu accusato di rapina, ma passò solo un giorno in carcere. Hall si sarebbe convertito all’Islam ribattezzandosi Zehaf-Bibeau. Dailymail.
Il 22 ottobre 2014, la foto di Hall è stata twittata su un account collegato al SIIL, ‘Islamic Media‘. Essendo il SIIL gestito dalla CIA e prossimi, si può supporre che gli eventi di Ottawa siano stati organizzati da CIA e prossimi? Un giornalista dell’Ottawa Citizen, Jordan Press, dal Parlamento ha scritto su twitter che il sospettato era in sovrappeso. Alcuni testimoni hanno detto che il sospettato sembrasse sudamericano. Dailymail.

parliament-attack-shootingCome in simili operazioni “false flag”, c’erano molti fotografi pronti a riprendere molte foto dal ‘vivo’. D’altra parte, gli agenti di polizia di Ottawa hanno puntato le pistole su certi giornalisti ordinandogli di mettersi a terra. “I giornalisti sono stati bloccati nell’androne della Camera dei Comuni“, riporta Josh Wingrove del Globe and Mail.
La sparatoria di Ottawa sembra un’operazione di Gladio. “La sparatoria di Ottawa non deve essere un pretesto per spogliarsi delle libertà civili”.

Quebec Military StruckLa sparatoria di Ottawa segue un incidente in Quebec dove due soldati canadesi sono stati travolti da un’auto guidata da un malintenzionato che, secondo gli agenti, recentemente si sarebbe convertito all’Islam radicale. Una delle vittime poi è deceduta, hanno riferito.

imageCercando di non sorridere, il capo del servizio di sicurezza canadese, Richard Fadden (secondo da destra) lascia l’area della sparatoria sulla collina del Parlamento, a Ottawa, 22 ottobre 2014 (Adrian Wyld/Canadian Press) CTVNews

ottawa-shooting-locationsCome per le precedenti “false flag”, vi sono notizie contrastanti sull’evento. I primi rapporti indicano un possibile altro tiratore. Uno dei luoghi della sparatoria sarebbe stato il Rideau Centre Mall, centro commerciale vicino al Parlamento. Inizialmente un tiratore al Rideau Centre è stato confermato dalla polizia, ma poi ciò è stato ritrattato, secondo The Epoch Times.

977713-b3b936f4-5923-11e4-821d-5da22c4f991dIl primo ministro del Canada Stephen Harper è sospettato essere un agente d’Israele. Ci sarebbe stata una esercitazione delle autorità prima dell’attacco? Il personale della sicurezza del Parlamento era stato addestrato allo scenario del 22 ottobre 2014. “Hanno anche provato a nascondersi dietro le colonne di marmo che vedete in cima alle scale e a rispondere al fuoco“, ha detto Craig Oliver di CTV.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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