Cosa ne farà l’FBI dei beni rubati all’Ucraina?

Valentin Katasonov Strategic Culture Foundation 22/04/2014

ucrainaRecentemente l’Ufficio del portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato che gli USA avevano inviato un team di esperti di FBI, dipartimenti della Giustizia e del Tesoro ad aiutare Kiev a recuperare beni rubati all’estero. Il 29 aprile Stati Uniti e Gran Bretagna ospiteranno una riunione multilaterale sul tema con la partecipazione di funzionari ucraini. Si prevede che l’International Center of Asset Recovery (ICAR) di Basilea parteciperà alla riunione. L’Ucraina è sull’orlo del collasso, di massicce fiammate sociali e perfino della carestia. L’Ucraina ha bisogno di soldi per salvare l’economia nazionale dal collasso. Certo, Washington non si preoccupa di ciò che accade all’economia ucraina; è preoccupata dalla capacità dell’Ucraina di pagare i debiti ai creditori occidentali. Attualmente il debito estero dell’Ucraina è stimato a 145 miliardi dollari. Ora, nessuno in occidente vuole fare nuovi prestiti all’Ucraina. Gli importi menzionati dai media, di miliardi di dollari e di euro, non sono altro che “intervento verbale” di politici ucraini e funzionari occidentali.  Vi sono segni evidenti che il settore bancario ucraino presto crollerà. La Banca Nazionale dell’Ucraina (NBU) discute la possibilità di salvare le banche commerciali come s’è fatto a Cipro, cioè confiscando i conti dei depositanti e girandoli forzatamente agli “investitori” (“azionisti”). Il piano del regime a Kiev è mobilitare diversi miliardi di dollari in questo modo; tale palese rapina potrebbe salvare diverse banche, ma non può salvare il Paese dal collasso. Ciò richiederebbe decine di miliardi di dollari. Quando si arriva al dunque, pagare i debiti ai creditori stranieri, l’Ucraina ha solo due risorse. La prima è privatizzare i beni dello Stato, anche le risorse naturali del Paese. La seconda sono i beni esteri dell’Ucraina. Quindi FBI e dipartimento della Giustizia e del Tesoro degli Stati Uniti hanno deciso di aiutare Kiev ad utilizzare la seconda risorsa.
Le attività estere ucraine sono costituite da diversi componenti. La principale sono le riserve internazionali della NBU, che si dileguano continuamente da metà 2011 (al culmine dei 38 miliardi di dollari). Oggi sono a meno di 15 miliardi; tale riserva è insufficiente per pagare i debiti dovuti ai prestiti e ai servizi precedenti, perfino per la fine dell’anno. Ci anche sono beni esteri privati. E’ noto che gli investimenti diretti privati ucraini all’estero non arrivano a 10 miliardi cumulati; tuttavia, questi sono solo gli investimenti diretti. Ci sono anche i portafogli dei nuovi investimenti, prestiti, crediti, fondi bancari e contanti in valuta estera. In tutto, alla fine dello scorso anno, le attività estere arrivavano a oltre 140 miliardi di dollari. Importo pari solo al debito estero complessivo dell’Ucraina. E circa il 70% delle attività è sotto forma di valuta e liquidità in conti bancari esteri, una forma molto liquida di attività. Tuttavia, il patrimonio privato ufficiale in valuta estera dell’Ucraina è solo la punta dell’iceberg. La parte principale delle attività ucraine all’estero è formata da capitali esportati illegalmente da funzionari di alto rango e oligarchi. Non sono contabilizzati nelle statistiche del bilancio dei pagamenti della NBU. Lo scorso anno i media ucraini hanno pubblicato una valutazione dei 100 cittadini ucraini più ricchi (Top-100). Le attività di questi “top 100″ nel 2012 erano pari a 130 miliardi dollari (80% del PIL di Ucraina). E le attività estere degli oligarchi, per la maggior parte, sono superiori a quelli nazionali. Tuttavia, questi dati non tengono conto dei fondi nei conti bancari degli oligarchi. Ciò rimane completamente nell’ombra. Negli ultimi anni le attività irregolari di oligarchi ucraini e funzionari in vari settori all’estero, vennero  alla luce. Jatsenjuk, nella sua passione nel denunciare il “regime criminale di Janukovich”, ha dichiarato che negli anni della sua presidenza 70 miliardi di dollari uscirono dal Paese per aree off-shore. Tuttavia, ha taciuto su quanti ne uscirono sotto Jushenko e Timoshenko. Secondo le stime della Rete della Giustizia Tributaria, un centro di analisi statunitense, dall’indipendenza dell’Ucraina 167 miliardi di dollari finirono off-shore. Importo quasi pari al prodotto interno lordo del 2012 e in modo significativo superiore al debito estero complessivo del Paese. È tali attività estere che il regime a Kiev, insieme ai padroni di Washington, vede come potenziale risorsa per la soluzione dei problemi economici e finanziari dell’Ucraina.
L’esperienza internazionale del rientro di attività estere in patria c’è. In pratica ci sono stati tentativi di recuperare il denaro di Saddam Hussein, Muammar Gaddhafi, Hosni Mubaraq, Francois Duvalier, Robert Mugabe e altri. Tali operazioni utilizzarono quasi sempre lo slogan della “restituzione di ciò che hanno rubato i ricchi”. C’è un protocollo chiaro per tali operazioni:
1. approvare le leggi necessarie nel Paese vittima per le operazioni di recupero dei beni, nonché la firma di accordi con altri paesi.
2. cercare e trovare i beni all’estero.
3. congelamento dei beni.
4. dimostrare l’origine illecita dei beni.
5. presentazione di un programma per l’utilizzo dei beni recuperati dal paese vittima.
6. trasferimento dei beni al Paese vittima e attuazione del programma.
Questa è la procedura descritta nelle istruzioni ideate da International Centre for Asset Recovery (ICAR), Banca mondiale e altri organismi. In realtà, di solito non si arriva mai all’ultima fase. Questo per le difficoltà a districarsi nei complicati schemi utilizzati per l’esportazione dei beni provenienti dai Paesi vittima. Perché l’occidente, dove i beni sono ubicati, ha interesse a congelare i beni il più a lungo possibile, soprattutto nel caso dei conti bancari. Tale aspetto della questione non viene quasi mai menzionato. Dopotutto, i fondi congelati che spesso ammontano a miliardi di dollari, sono un vero regalo alla banca che li ospita. Qualsiasi banca sogna clienti che non utilizzano i conti che hanno aperto. Anche se gli specialisti presentano le dovute prove della provenienza illecita dei beni esteri, il governo del Paese in cui tali beni sono nascosti non si affrettano a sbloccarli immediatamente e a restituirli al “popolo” del Paese derubato. Il ragionamento del Paese che “ospita” i beni illegali è più o meno così: se riprendiamo tali beni (denaro), saranno sottratte di nuovo. Possiamo solo trasferirle al Paese vittima se avremo le giustificazioni di spesa e meccanismi per monitorarne l’uso nello scopo previsto. Gli Stati Uniti usano termini come questi per tenersi i beni rubati.
Nel valutare la probabilità che l’Ucraina possa recuperare una piccola parte delle decine di miliardi di dollari presi ed esportati, è utile ricordare la storia dell’ex-primo ministro ucraino Pavel Lazarenko che sconta una condanna negli Stati Uniti per riciclaggio di denaro. La corte federale degli Stati Uniti considera illeciti tutti i soldi trovati nei conti bancari a suo nome, in diversi Paesi. L’importo sarebbe stimato a 1000 miliardi di dollari, ma non è ancora stato dimostrato che tutti i conti e il denaro siano legati al primo ministro o a abbiano origine criminale. Attualmente ciò è stato incontestabilmente dimostrato per fondi pari a soli 250 milioni di dollari. Passati 15 anni dall’arresto di Lazarenko negli Stati Uniti, l’Ucraina non ha ancora ricevuto un solo dollaro dei fondi congelati dell’ex-primo ministro. E non li avrà mai… L’esperienza del Kazakistan nella cooperazione con Washington sembra un po’ più ottimista. Astana ha potuto prendersi 84 milioni dollari dagli Stati Uniti, sebbene gli esperti stimano che i beni illegali di origine kazaka negli Stati Uniti siano pari a diversi miliardi di dollari. Come si suol dire, la montagna ha portato un topolino. Anche l’esperienza della Libia è interessante. Dopo il rovesciamento di Gaddhafi, fu lanciata una vasta campagna per cercarne i beni personali e dei suoi stretti collaboratori, nelle banche e nei vari Paesi. I media hanno riferito che i vari beni in totale non ammontano a miliardi, ma a decine di miliardi di dollari. Tuttavia neanche l’un per cento è tornato in Libia. Il precedente libico è interessante: fin dall’inizio dell’aggressione alla Libia, Washington a gran voce dichiarò che “i beni del dittatore saranno restituiti al popolo”. Quando furono trovati, fu detto che il popolo libico doveva a Washington larghe somme di denaro speso per instaurare la democrazia nel Paese, riferendosi alle spese per le operazioni militari statunitensi che uccisero migliaia di civili. Alcuni esperti sono convinti che i soldi di Gaddhafi e di altri cittadini libici saranno semplicemente trasferiti nel bilancio federale degli Stati Uniti. E’ del tutto probabile che la stessa sorte attenda il patrimonio ucraino, quando gli statunitensi lo troveranno.
Un’ultima cosa. Il recente arresto dell’oligarca ucraino Dmitrij Firtash è una minaccia per l’aristocrazia off-shore dell’Ucraina. I conti esteri di Firtash sono stati sequestrati perché il denaro è di origine criminale, e in futuro sarà utilizzato per rimborsare i debiti di Firtash con le banche occidentali. Ciò che resterà, sarà utilizzato per ripagare i debiti dell’Ucraina con il FMI e altri creditori “prioritari”. Il popolo non avrà nulla.

1964841La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama, Erdogan, i ribelli siriani e la linea rossa

Seymour M. Hersh Global Research, 8 aprile 2014
obamaerdNel 2011, Barack Obama decise l’intervento militare alleato in Libia senza consultare il Congresso. Ad agosto, dopo l’attacco con il gas sarin su Ghuta, sobborgo di Damasco, era pronto a lanciare una nuova compagnia aerea alleata, questa volta per punire il governo siriano per aver attraversato la “linea rossa” che aveva tracciato nel 2012 sull’uso di armi chimiche. Poi, due giorni prima degli attacchi annunciò che avrebbe cercato l’approvazione del Congresso. L’attacco fu rinviato mentre il Congresso si preparava per le audizioni, solo per essere annullate quando Obama accettò l’offerta di Assad di cedere l’arsenale chimico a seguito di un accordo negoziato dalla Russia. Perché Obama ritardò e poi mollò l’attacco alla Siria quando non esitò in Libia? La risposta è nello scontro tra coloro che nell’amministrazione erano determinati a far rispettare la linea rossa e i capi militari che pensavano che una guerra fosse ingiustificata e potenzialmente disastrosa. Il motivo del ripensamento di Obama si trova a Porton Down, un laboratorio della difesa nel Wiltshire. I servizi segreti inglesi avevano ricevuto un campione del gas sarin usato dell’attacco del 21 agosto e le analisi dimostrarono che il gas utilizzato non corrispondeva a quello dell’arsenale chimico dell’esercito siriano. Venne rapidamente detto ai capi di Stato maggiore degli Stati Uniti che le le accuse contro la Siria non avrebbero retto. La relazione dal Regno Unito confermava i dubbi del Pentagono; i capi di stato maggiore già si preparavano a mettere in guardia Obama sui piani d’attacco su larga scala, con bombardamenti e missile sulle infrastrutture in Siria, che avrebbero causato una grande guerra in Medio Oriente. Perciò, gli ufficiali statunitensi avvertirono all’ultimo minuto il Presidente del loro avviso, infine portand alla cancellazione dell’attacco. Per mesi ci fu grande preoccupazione tra i militari e i capi della comunità d’intelligence, sul ruolo svolto nella guerra dai vicini della Siria, in particolare dalla Turchia. Il primo ministro Recep Erdogan era noto per il suo sostegno ad al-Nusra, una fazione jihadista della ribellione, e ad altri gruppi di insorti islamisti.  “Sapevamo che c’erano alcuni, nel governo turco“, ha detto un ex-alto ufficiale dell’intelligence statunitense, che ha accesso ai documenti, “che credevano di poter agguantare per le palle Assad coinvolgendolo nell’uso del gas sarin in Siria, costringendo Obama a rispondere“. I Capi di Stato Maggiore sapevano anche che le accuse dell’amministrazione Obama, secondo cui solo l’esercito siriano aveva accesso al sarin, erano false. I servizi d’intelligence statunitensi e inglesi sapevano fin dalla primavera 2013 che certe unità ribelli in Siria avevano prodotto armi chimiche. Il 20 giugno, gli analisti della Defense Intelligence Agency (DIA – servizi d’intelligence delle forze armate statunitensi) pubblicarono un rapporto di cinque pagine, altamente classificato, sui “punti discussi” in una riunione informativa del vicedirettore della DIA, David Shedd, secondo cui al-Nusra aveva prodotto del sarin: il suo programma, dice il rapporto, erano “sforzi più avanzati della cospirazione sul sarin di al-Qaida, già prima del 9/11“. (Secondo un consulente del dipartimento della Difesa, l’intelligence statunitense da tempo sapeva che al-Qaida aveva sperimentato armi chimiche, ed è in possesso di un video di tali esperimenti sui cani). Il documento della DIA continua: “Finora, l’attenzione dei servizi d’intelligence s’è concentrata quasi esclusivamente sulle armi chimiche siriane; ora vediamo che al-Nusra tenta di fabbricare le stesse armi… la relativamente grande libertà di manovra di al-Nusra in Siria ci porta a credere che il gruppo creerà difficoltà in futuro“. Il documento cita numerose informazioni classificate di molte organizzazioni. “Con l’intermediazione turca e saudita“, dice, “ha tentato di avere decine di chili di componenti per il sarin, probabilmente per avviarne la produzione su vasta scala in Siria“. (Alla domanda sul documento DIA, un portavoce del direttore della National Intelligence dichiarava: “Nessun rapporto è mai stato richiesto o prodotto dagli analisti dell’intelligence“).
A maggio, più di dieci membri del Fronte al-Nusra furono arrestati nel sud della Turchia, per quello che la polizia locale riferì alla stampa essere due chili di sarin. Nell’accusa di 130 pagine, il gruppo fu accusato di cercare di comprare detonatori, tubi per mortai e prodotti chimici per il sarin. Cinque degli arrestati furono rilasciati dopo una breve detenzione. Gli altri, tra cui il capo Haytham Qasab, per il quale il pubblico ministero chiese una pena di 25 anni, furono rilasciati in attesa di giudizio. Nel frattempo, la stampa turca diffuse la speculazione secondo cui l’amministrazione Erdogan avesse occultato la propria complicità con i ribelli. In una conferenza stampa della scorsa estate, Aydin Sezgin, ambasciatore della Turchia a Mosca, minimizzava gli arresti e disse ai giornalisti che il “sarin” fornito era semplicemente “antigelo”. Il documento della DIA dice che gli arresti sono la prova che al-Nusra aveva accesso alle armi chimiche. Dice che Qasab s’era “auto-identificato” come membro di al-Nusra direttamente correlato ad Abd al-Ghani, “l’emiro del Fronte addetto alla produzione militare.” Qasab e il suo partner Usta Qalid lavoravano con Halit Unalkaya, dipendente della società turca Zirve Export, che fornì i “preventivi per grosse quantità di componenti del sarin“. Il piano di Abd al-Ghani era che i due soci “perfezionassero la produzione del sarin, per poi recarsi in Siria ad addestrare altri nella produzione su larga scala, in un laboratorio non identificato in Siria”. Il documento della DIA afferma che uno dei suoi agenti aveva comprato un componente sul “mercato dei prodotti chimici di Baghdad“, “presidendo ad almeno sette tentativi di produrre armi chimiche, dal 2004“. Una serie di attacchi con armi chimiche, a marzo e aprile 2013, venne studiato nel mese successivo da una speciale missione delle Nazioni Unite in Siria. Una persona con conoscenza specifica delle attività delle Nazioni Unite in Siria, mi ha detto che c’erano prove che collegano l’opposizione siriana al primo attacco con il gas del 19 marzo a Qan Al-Asal, un villaggio nei pressi di Aleppo. Nella sua relazione finale di dicembre, la missione affermò che almeno 19 civili e un soldato siriano furono uccisi e decine feriti. La missione non era autorizzata ad indicare il responsabile dell’attacco, ma la persona a conoscenza delle attività delle Nazioni Unite mi ha detto: “Gli investigatori hanno intervistato le persone presenti, compresi i medici che curarono le vittime. Era chiaro che furono i ribelli ad usare il gas. L’informazione non fu resa pubblica perché nessuno avrebbe ascoltato“. Nei mesi precedenti gli attentati, mi ha detto un ex-alto funzionario del dipartimento della Difesa, la DIA diffuse un rapporto classificato, noto come SYRUP, su tutte le informazioni relative al conflitto siriano, tra cui le armi chimiche. Ma in primavera, la distribuzione di una parte del rapporto sulle armi chimiche fu gravemente ridotta su ordine di Denis McDonough, capo dello staff della Casa Bianca. “C’era qualcosa che innescò il nervosismo di McDonough“, ha detto l’ex-funzionario del ministero della Difesa. “A un certo punto, divenne un’enormità e poi, dopo gli attacchi con il sarin di marzo e aprile, schioccò le dita e puf, tutto finì“.  La decisione di limitare la distribuzione del rapporto fu presa mentre i capi di Stato Maggiore ordinavano la pianificazione dettagliata ed urgente della possibile invasione via terra della Siria, con l’obiettivo principale di eliminare le armi chimiche. L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che molti della sicurezza nazionale degli Stati Uniti furono a lungo turbati dalla linea rossa del presidente: “I Joint Chiefs of Staff chiesero alla Casa Bianca “Cos’è la linea rossa? Che significa in termini militari? Truppe di terra? Attacchi massicci? Attacchi limitati?” Assegnarono uno studio all’intelligence militare su come attuare le minacce. Non seppero altro delle intenzioni del presidente“.
All’indomani dell’attacco del 21 agosto, Obama ordinò al Pentagono di redigere un elenco degli obiettivi da bombardare. All’inizio, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “la Casa Bianca respinse 35 elenchi forniti dai Capi di Stato Maggiore, per il fatto che non erano sufficientemente “dolorosi” per il regime di Assad”. Gli obiettivi iniziali includevano solo siti militari e non infrastrutture civili. Sotto la pressione della Casa Bianca, il piano di attacco degli Stati Uniti divenne una “mostruosità” e due flotte di bombardieri B-52 furono trasferite in basi aeree vicine alla Siria e sottomarini e navi armati di missili Tomahawk furono schierati. “Ogni giorno, l’elenco degli obiettivi si allungava“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “I pianificatori del Pentagono dissero che non potevamo usare solo i Tomahawk per colpire i siti missilistici in Siria, perché le strutture erano troppo profonde, perciò i B-52 ebbero tale missione venendo dotati di bombe da una tonnellata. In secondo luogo, c’era bisogno di squadre di soccorso per recuperare i piloti abbattuti e di droni per gli obiettivi selezionati. Divenne una cosa enorme“. Il nuovo elenco dei bersagli fu progettato per “sradicare totalmente la capacità militare di Assad“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. L’elenco dei principali obiettivi includeva le reti elettriche ad alta tensione, giacimenti di petrolio e gas, tutti i depositi logistici e di armi, i posti di comando e di controllo, e tutti gli edifici militari e dell’intelligence noti. Gran Bretagna e Francia avrebbero svolto un ruolo. Il 29 agosto, giorno in cui il Parlamento (inglese) votò contro la proposta di Cameron di aderire all’attacco, The Guardian riferì  che Cameron aveva già ordinato il dispiegamento di sei caccia Typhoon a Cipro, e inviò un sottomarino in grado di lanciare missili Tomahawk. L’aviazione francese, attore chiave durante l’attacco del 2011 alla Libia, venne profondamente impegnata, secondo un articolo di Le Nouvel Observateur; François Hollande aveva ordinato a diversi caccia-bombardieri Rafale di partecipare all’attacco statunitense. I loro obiettivi furono localizzati nella Siria occidentale. A fine agosto, il presidente diede ai Capi di Stato Maggiore un termine per l’inizio delle operazioni. “L’ora zero doveva andare non oltre la mattina del 2 settembre, per un attacco massiccio volto a neutralizzare Assad“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. Quindi, fu per molti una sorpresa  quando in un discorso alla Casa Bianca nel Giardino delle Rose, il 31 agosto, Obama dichiarò che l’attacco veniva respinto e che si rivolgeva al Congresso per un voto. A questo punto, la supposizione di Obama secondo cui solo l’esercito siriano poteva usare il sarin, si disintegrò. Pochi giorni dopo l’attacco del 21 agosto, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, gli ufficiali dei servizi segreti militari russi aveva recuperato dei campioni dell’agente chimico di Ghuta. L’analizzarono e l’inviarono al servizio d’intelligence militare inglese; era il materiale inviato a Porton Down. (Un portavoce di Porton Down disse: “La maggior parte dei campioni analizzati nel Regno Unito risultò l’agente nervino sarin“, l’MI6 disse di non commentare gli affari dell’intelligence). L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che il russo che diede il campione era “una fonte affidabile. Una persona che aveva accesso, conoscenze e fiducia”  Dopo la prima notizia sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, lo scorso anno, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti e degli alleati “tentarono di scoprire cosa fosse stato utilizzato e la sua origine“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Usiamo i dati scambiati nel quadro della Convenzione sulle armi chimiche. La procedura della DIA è conoscere la composizione di ogni arma chimica di produzione sovietica. Ma non sapevamo che tipo di scorte avesse l’arsenale siriano. Nei giorni che seguirono l’incidente di Damasco, abbiamo chiesto a una fonte del governo siriano di darci un elenco delle scorte di proprietà del governo. Ecco perché siamo arrivati così rapidamente alla conclusione“. La procedura non operò così a primavera, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, perché gli studi dei servizi d’intelligence occidentali “non furono conclusivi sul tipo di gas utilizzato. La parola “sarin” non fu pronunciata. Ci fu molta discussione su ciò, ma dato che nessuno poteva decidere la natura del gas, non potemmo dire che Assad aveva attraversato la linea rossa del presidente“. Il 21 agosto, secondo l’ex-capo dell’intelligence, “l’opposizione siriana aveva chiaramente appreso la lezione e annunciò che il “sarin” dell’esercito siriano era stato utilizzato prima delle analisi, e la stampa e la Casa Bianca colsero al volo l’occasione. Per cui il sarin “doveva essere stato usato da Assad“. I militari del Regno Unito che trasmisero i risultati di Porton Down ai Capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti inviarono un messaggio agli statunitensi, ha detto l’ex-ufficiale dell’intelligence: “Ve lo faremo avere” (ciò dà senso al messaggio laconico di fine agosto di un agente della CIA: “Non è opera del regime, Regno Unito e Stati Uniti lo sanno“). Si era a un paio di giorni dall’assalto e aerei, navi e sottomarini statunitensi, inglesi e francesi erano pronti.
Il responsabile per la pianificazione e l’esecuzione dell’attacco era il Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff. Fin dall’inizio della crisi, ha detto l’ex funzionario dell’intelligence, i Capi di Stato Maggiore erano scettici sugli argomenti addotti dall’amministrazione per sostenere la colpevolezza di Assad. Esortarono DIA e altre agenzie a fornire  dati più conclusivi. “Pensarono che fosse impossibile che la Siria utilizzasse il gas in quella fase, perché Assad stava vincendo la guerra“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. Dempsey aveva fatto arrabbiare molte persone nell’amministrazione Obama durante l’estate, e avvertì ripetutamente il Congresso sul pericolo del coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Siria. Lo scorso aprile, dopo una valutazione ottimistica dei progressi dei ribelli da parte del segretario di Stato John Kerry, davanti alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, Dempsey disse alla Commissione Forze Armate del Senato che “è possibile che questo conflitto sia entrato in una fase di stallo”. L’ex-funzionario dell’intelligence ha detto che la prima idea di Dempsey dopo il 21 agosto, fu che l’attacco degli Stati Uniti alla Siria, nel caso in cui il governo di Assad fosse responsabile dell’attacco con il sarin, sarebbe stato un errore militare. La relazione di Porton Down spinse il Joint Chiefs of Staff a confidare al presidente la preoccupazione ancora più grave che il desiderio dell’attacco della Casa Bianca costituisse un atto di aggressione ingiustificata. Così i capi di Stato Maggiore fecero cambiare rotta ad Obama. La spiegazione ufficiale della Casa Bianca sul voltafaccia, secondo i media, fu che il presidente durante una passeggiata nel Giardino delle Rose con Denis McDonough, suo capo dello staff, improvvisamente decidesse di chiedere l’approvazione da un Congresso profondamente diviso, con cui era in conflitto da anni. L’ex-capo del dipartimento della Difesa ha detto che la Casa Bianca diede una spiegazione diversa ai membri della leadership civile del Pentagono: l’attacco era stato annullato a causa di informazioni secondo cui, in caso di attacco, “il Medio Oriente sarebbe andato in fumo“. La decisione del presidente di rivolgersi al Congresso fu inizialmente considerata dai vertici dalla Casa Bianca, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, un recupero della tattica di George W. Bush nell’autunno del 2002, prima dell’invasione dell’Iraq: “Quando apparve chiaro che non c’erano ADM (armi di distruzione di massa) in Iraq, il Congresso, che aveva approvato la guerra in Iraq, e la Casa Bianca, condivisero le responsabilità invocando ripetutamente la disinformazione. Se l’attuale Congresso avesse votato a favore dell’attacco, la Casa Bianca poteva ancora vincere su due tavoli, colpendo la Siria con un attacco massiccio e confermando l’impegno della linea rossa del presidente, mentre poteva condividerne la colpa con il Congresso se si fosse scoperto che l’esercito siriano non era responsabile dell’attacco“. L’inversione fu una sorpresa anche per i capi democratici del Congresso. A settembre, il Wall Street Journal riportò che tre giorni prima del suo discorso al Giardino delle Rose, Obama telefonò a Nancy Pelosi, capo democratico alla Camera dei Rappresentanti, “per discutere le varie opzioni“. Poi disse ai colleghi, secondo il giornale, che non chiese al presidente di presentare un voto sul bombardamento al Congresso. La manovra di Obama per avere l’approvazione del Congresso entrò rapidamente in stallo. “Al Congresso non sarebbe passato“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Il Congresso indicò che, contrariamente all’autorizzazione della guerra in Iraq, ci sarebbero state ampie udienze. In quel momento c’era un senso di disperazione alla Casa Bianca“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “E improvvisamente apparve il piano B. Si annullavano gli attacchi ad Assad se accettava di firmare unilateralmente il trattato sulle armi chimiche e di distruggere tutte le armi chimiche sotto il controllo delle Nazioni Unite“. Nel corso di una conferenza stampa a Londra, il 9 settembre, Kerry parlava ancora d’intervento: “il rischio di non agire è maggiore del rischio di agire“. Ma quando un giornalista gli chiese se c’era qualcosa che Assad poteva fare per fermare i bombardamenti, Kerry disse: “Certo. Potrebbe cedere tutte le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la prossima settimana… Ma lui non intende farlo, non può farlo ovviamente“. Secondo il New York Times del giorno dopo, l’accordo negoziato dai russi apparso subito dopo, era già stato negoziato da Obama e Putin nell’estate 2012. Anche se erano stati esclusi i piani d’attacco, l’amministrazione non cambiò la tesi ufficiale per giustificare la guerra. “A quel punto non c’è alcuna tolleranza per gli errori“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence, parlando dei vertici della Casa Bianca. “Non potevano permettersi di dire: “Abbiamo sbagliato”.” (Il portavoce del DNI  dichiarò: “E’ solo il regime di Assad responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto”).
L’estensione della cooperazione degli Stati Uniti con Turchia, Arabia Saudita e Qatar nel sostenere l’opposizione dei ribelli in Siria, è ancora da scoprire. L’amministrazione Obama non ha mai ammesso pubblicamente il suo ruolo nella creazione di ciò che la CIA definisce “linea dei ratti: linea di esfiltrazione/infiltrazione” clandestina in Siria. La “linea dei ratti” autorizzata nei primi mesi del 2012 fu utilizzata per inviare all’opposizione armi e munizioni dalla Libia alla Siria passando dal sud della Turchia. Molti di quelli che in Siria ricevettero le armi erano jihadisti, alcuni affiliati ad al-Qaida. (Il portavoce della DNI ha detto: “L’idea che gli Stati Uniti diano a chiunque le armi della Libia è falsa“). A gennaio, il comitato per l’intelligence del Senato degli Stati Uniti pubblicò un rapporto sull’attacco del settembre 2012 di una milizia locale contro il Consolato degli Stati Uniti e il centro clandestino della la CIA di Bengasi, che provocò la morte dell’ambasciatore Christopher Stevens e di altri tre. Le critiche nella relazione al dipartimento di Stato erano che non avesse fornito adeguata protezione al consolato e che i servizi segreti non avevano allertato l’esercito degli Stati Uniti sulla presenza dell’avamposto della CIA nella regione. Ciò fece sensazione e creò animosità a Washington, con i repubblicani che accusavano Obama e Hillary Clinton di cercare di coprirlo. Un allegato altamente classificato alla relazione, mai reso pubblico, descrive l’accordo segreto d’inizio 2012 tra Obama e il governo Erdogan sulla “linea dei ratti”. Secondo i termini dell’accordo, il finanziamento proveniva da Turchia, Arabia Saudita e Qatar; la CIA, con il sostegno dell’MI6 inglese, era responsabile dell’invio di armi dall’arsenale di Gheddafi alla Siria. Un certo numero di società di copertura fu creato in Libia, alcuni sotto la copertura di enti australiani. Gli ex-militari statunitensi, spesso ignari su chi fosse il loro vero datore di lavoro, furono assunti per gestire approvvigionamento e trasporto. L’operazione era guidata da David Petraeus, il direttore della CIA che presto si sarebbe dimesso dopo la rivelazione della sua relazione con l’autrice della sua biografia. (Un portavoce di Petraeus ha negato l’esistenza di tali operazioni). L’accordo non fu comunicato alle commissioni sull’intelligence e ai capi del Congresso, in violazione delle leggi dal 1970. Il coinvolgimento dell’MI6 permise alla CIA di evitare la legge classificando la missione come operazione di collegamento. L’ex-agente dell’intelligence mi ha detto che per anni fu riconosciuta una legge che consente alla CIA di non dichiarare le proprie operazioni di collegamento al Congresso (Tutte le operazioni segrete della CIA devono essere descritte sui documenti e approvate dai vertici del Congresso). La diffusione delle dichiarazioni fu limitata agli assistenti che prepararono la relazione e agli otto massimi dirigenti del Congresso, i capi democratici e repubblicani della Camera dei Rappresentanti e del Senato, e i capi democratici e repubblicani delle commissioni sull’intelligence di Camera e Senato. Questa misura non può essere considerata una volontà di controllo, dato che questi otto capi in realtà non hanno l’abitudine di porre domande o discutere le informazioni segrete che ricevono. L’allegato non dice nulla di ciò che successe a Bengasi prima dell’attacco, e non spiega perché il consolato degli Stati Uniti fu attaccato. “L’unica missione del Consolato era fornire la copertura per l’invio delle armi“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence che lesse il programma. “Non ebbe alcun reale ruolo politico“. Dopo l’attacco al consolato, Washington interruppe bruscamente la partecipazione della CIA nel trasferimento di armi dalla Libia, ma la “linea dei ratti” fu mantenuta. “Gli Stati Uniti non controllavano più ciò che i turchi inviavano ai jihadisti“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. In poche settimane, non meno di quaranta lanciamissili portatili antiaerei, comunemente chiamati MANPADS, finirono nelle mani dei ribelli siriani. Il 28 novembre 2012, Joby Warrick del Washington Post riferì che i ribelli vicini ad Aleppo usarono il giorno prima, quasi certamente, un Manpad per abbattere un elicottero da trasporto siriano. “L’amministrazione Obama“, ha scritto Warrick, “si era sempre rifiutata di armare le forze di opposizione siriane con tali missili, avvertendo che queste armi potrebbero cadere nelle mani dei terroristi ed essere utilizzate per abbattere aerei civili“. Due agenti dell’intelligence in Medio Oriente indicarono il Qatar come fonte, e un ex-analista dell’intelligence negli Stati Uniti ipotizzò che i MANPADS potrebbero essere recuperati dagli avamposti militari siriani investiti dai ribelli. Non c’era alcuna indicazione che il possesso di MANPADS dei ribelli fosse l’involontaria conseguenza del programma illegale degli Stati Uniti, poi sfuggito al controllo.
Alla fine del 2012, l’opinione generale dominante nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti era che i ribelli stavano perdendo la guerra. “Erdogan era arrabbiato“, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, “e si sentì abbandonato come un vecchio calzino. Aveva speso il suo denaro e vide la rottura come un tradimento“. Nella primavera del 2013, l’intelligence degli Stati Uniti apprese che il governo turco, attraverso elementi del MIT, l’agenzia di intelligence nazionale, e la gendarmeria, organizzazione per la repressione militare, lavoravano direttamente con al-Nusra e i suoi alleati per produrre armi chimiche. “Il MIT aveva legami politici con i capi dei ribelli, e la gendarmeria forniva logistica, consulenza e addestramento militare, anche per la guerra chimica“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Il rafforzamento del ruolo della Turchia nella primavera del 2013 fu visto come una soluzione ai problemi. Erdogan sapeva che se fermava il sostegno ai jihadisti, sarebbe finito. I sauditi non potevano sostenere la guerra a causa dei problemi logistici, la distanza e la difficoltà d’inviare armi. La speranza di Erdogan era creare un evento che permettesse agli Stati Uniti di attraversare la linea rossa. Ma Obama non rispose a marzo e aprile“. Non c’era alcun segno di discordia pubblica quando Erdogan e Obama s’incontrarono il 16 maggio 2013 alla Casa Bianca. Nel corso della conferenza stampa seguente, Obama disse di aver convenuto che Assad “deve andarsene”. Alla domanda se pensava che la Siria avesse varcato la linea, Obama riconobbe che non vi era la prova che fossero state utilizzate tali armi, ma aggiunse “è importante avere informazioni più precise su quanto accade esattamente”. La linea rossa era ancora intonsa. Un esperto di politica estera statunitense, che incontra regolarmente funzionari di Washington e Ankara, mi ha parlato di una cena di lavoro ospitata da Obama per Erdogan, durante la sua visita di maggio. Il pasto fu dominato dall’insistenza dei turchi secondo cui  la Siria aveva attraversato la linea e dalla loro richiesta d’intervenire verso cui Obama era riluttante. Obama era accompagnato da John Kerry e Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale uscente. Erdogan fu raggiunto da Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri della Turchia e da Hakan Fidan a capo del MIT. Fidan è noto essere un prossimo di Erdogan e un regolare finanziatore dell’opposizione dei ribelli radicali in Siria. L’esperto di politica estera mi ha detto che la relazione su questa riunione fu fatta da Donilon. (Fu poi confermato da un ex-funzionario statunitense, che l’aveva appreso da un alto diplomatico turco). Secondo l’esperto, Erdogan chiese una riunione per dimostrare a Obama che la linea rossa era stata attraversata, e s’era portato Fidan per perorare tale causa. Quando Erdogan cercò di far condurre la conversazione a Fidan, appena iniziò Obama lo fermò dicendo: “Sappiamo“. Erdogan provò una seconda volta a condurre la conversazione a Fidan e Obama ancora tagliò corto dicendo: “Lo sappiamo“. A questo punto, Erdogan esasperato disse: “Ma la tua linea rossa è stata superata!” E mi ha detto l’esperto, “secondo Donilon, Erdogan agitò il dito medio al Presidente, alla Casa Bianca”. Obama puntò il suo di dito su Fidan e disse: “Sappiamo cosa fate con gli estremisti in Siria“. (Donilon, che entrò al Council on Foreign Relations a luglio, non ha risposto alle nostre domande su questa storia. Il ministero degli Esteri turco non ha risposto alle domande sulla cena. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha confermato che la cena ha avuto luogo e mi diede una foto che mostra Obama, Kerry, Donilon, Erdogan, Davutoglu e Fidan seduti intorno a un tavolo. “Oltre a ciò“, disse, “Non voglio dirvi i dettagli della discussione“). Ma Erdogan non se ne andò a mani vuote. Obama acconsentì ancora alla Turchia di continuare a sfruttare la vulnerabilità di un decreto presidenziale che vietava l’esportazione di oro in Iran, una delle sanzioni degli Stati Uniti contro quel Paese. Nel marzo 2012, in risposta alle sanzioni contro le banche iraniane dell’UE, il sistema di pagamento elettronico SWIFT, che facilita i pagamenti transfrontalieri, espulse decine di istituti finanziari iraniani, limitando gravemente il Paese nel commercio internazionale. Gli Stati Uniti le perpetuarono con un decreto a luglio, ma lasciarono ciò che in seguito fu noto come “scappatoia d’oro” permettendo di far continuare il traffico di oro a singoli privati iraniani. La Turchia è un importante acquirente di petrolio e gas iraniani, e ne approfittò depositando i versamenti in moneta turca in un conto iraniano in Turchia; questi fondi furono poi utilizzati per comprare oro turco da esportare in Iran. Oro per 13 miliardi dollari fu trasferito in Iran tra marzo 2012 e luglio 2013. Il programma divenne rapidamente una vacca da mungere per i politici e gli affaristi corrotti di Turchia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. “Gli intermediari fecero quello che fanno sempre“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Con una tangente del 15 per cento, la CIA ha stimato che ben due miliardi di dollari furono scremati. Oro e lire turche scorrevano“. La cresta illegale fu svelata, suscitando lo scandalo “sulla benzina contro oro” in Turchia, a dicembre, e portando all’arresto di venti persone, tra cui uomini d’affari e funzionari governativi di primo piano, e alle dimissioni di tre ministri, tra cui uno invitato da Erdogan a dimettersi. Il direttore esecutivo della banca controllata dallo Stato turco, al centro dello scandalo, insistette sul fatto che gli oltre 4,5 milioni di dollari in contanti, trovati dalla polizia nelle scatole delle scarpe durante una perquisizione della casa, erano destinati alla beneficenza. L’anno scorso, Jonathan Schanzer e Mark Dubowitz scrissero sulla rivista Foreign Policy che l’amministrazione Obama aveva chiuso la scappatoia dell’oro nel gennaio 2013, ma “fece pressione per garantirsi che la legislazione non… entrasse in vigore prima di sei mesi”. Ipotizzarono che l’amministrazione volesse utilizzare il tempo come incentivo per portare l’Iran al tavolo dei negoziati sul suo programma nucleare, o per placare l’alleato turco sulla guerra civile siriana. Il ritardo permise all’Iran “di raccogliere miliardi di dollari supplementari in oro, minando ulteriormente il regime delle sanzioni“.
La decisione degli Stati Uniti di porre fine al sostegno della CIA all’invio di armi in Siria, espose Erdogan politicamente e militarmente. “Uno dei temi al vertice di maggio fu che la Turchia era l’unica via per rifornire i ribelli in Siria“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Non possiamo passare dalla Giordania, dato che il campo a sud è scoperto e i siriani sono ovunque. E non può passare attraverso le valli e le colline del Libano, non possiamo mai essere sicuri che non finiscano dall’altra parte“. Senza il sostegno militare degli Stati Uniti ai ribelli, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “il sogno di Erdogan di assoggettare lo Stato siriano evaporerà, e penserà che è stata colpa nostra. Quando la Siria vincerà la guerra, sa che i ribelli potranno perfettamente prendersela con lui, dove possono andare? A quel punto, avrà migliaia di estremisti a casa“. Il consulente del’intelligence degli Stati Uniti mi ha detto che un paio di settimane prima del 21 agosto, visionò informazioni altamente riservate preparate per Dempsey e il segretario della Difesa Chuck Hagel, che descrivevano l’”acuta preoccupazione” dell’amministrazione Erdogan sul tetro futuro dei ribelli. L’analisi avvertiva che i capi turchi avevano espresso “la necessità di fare qualcosa che potesse precipitare l’intervento militare degli Stati Uniti“. Alla fine dell’estate, l’esercito siriano era in vantaggio sui ribelli, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, e la potenza degli attacchi aerei degli Stati Uniti poteva invertire la tendenza. In autunno, ha continuato l’ex-capo dei servizi segreti, gli analisti dell’intelligence degli Stati Uniti continuavano a lavorare sugli eventi del 21 agosto “capendo che la Siria non era l’autrice dell’attacco con i gas. Ma la grande domanda era, chi? Abbiamo subito sospettato dei turchi, perché avevano tutti gli elementi per farlo“. Mentre furono raccolti informazioni e frammenti di dati sugli attacchi del 21 agosto, la comunità d’intelligence ebbe le prove dei propri sospetti. “Ora sappiamo che si trattava di una operazione segreta progettata dalla gente di Erdogan per spingere Obama ad attraversare la linea rossa“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Bisognava alzare la posta e scatenare un attacco con i gas nella zona di Damasco, mentre gli ispettori dell’ONU, arrivati il 18 agosto per indagare sugli attacchi dei gas precedenti, erano ancora presenti. Il piano era creare un’operazione spettacolare. I nostri alti ufficiali seppero da DIA e altre fonti d’intelligence che il sarin proveniva dalla Turchia, e non poteva arrivare senza il sostegno della Turchia. I turchi hanno anche addestrato alla produzione e alla manipolazione del gas. Gran parte delle conferme a questa versione proviene dagli stessi turchi, tramite le intercettazioni all’indomani dell’attacco. La prova principale proviene dalle molte intercettazioni con saluti e complimenti reciproci dopo l’attacco. Le operazioni sono sempre un grande segreto, durante la fase di preparazione, ma tutto crolla quando si tratta di congratularsene dopo. La maggiore vulnerabilità di tali operazioni sono gli autori che se ne vantano“. I problemi di Erdogan in Siria si sarebbero presto risolti. “Si invia il gas, e Obama dirà che la linea rossa è stata attraversata, e gli USA attaccheranno la Siria, almeno questo era il piano. Ma il piano non andò come previsto“. Le informazioni furono raccolte dopo l’attacco mancato della Casa Bianca. “Nessuno vuole parlarne“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “C’è grande riluttanza nel contraddire il presidente, anche se le analisi dei servizi d’intelligence non supportano le sue conclusioni. Non ci sono mai state prove del coinvolgimento siriano nell’attacco con il sarin da quando la Casa Bianca ha annullato la rappresaglia. Il mio governo non può dirlo, perché abbiamo agito in modo totalmente irresponsabile. E poiché abbiamo accusato Assad, non possiamo tornare indietro e accusare Erdogan“.
La volontà della Turchia di manipolare gli eventi in Siria per i propri interessi sembra essere stata confermata alla fine del mese scorso, pochi giorni prima delle elezioni comunali, quando una registrazione tra Erdogan e i suoi assistenti è stata postata su Youtube. Sentiamo la conversazione su un’operazione sotto falsa bandiera (false flag) per giustificare l’incursione dell’esercito turco in Siria. Si parla di bombardare la tomba di Sulayman Shah, nonno di Osman primo venerato fondatore dell’impero ottomano che si trova vicino Aleppo, ceduta alla Turchia nel 1921 quando la Siria era sotto dominio francese. Una fazione dei ribelli islamici minacciava di distruggere la tomba, ai loro occhi simbolo d’idolatria, e il governo Erdogan minacciava pubblicamente ritorsioni. Secondo un articolo della Reuters su questa conversazione, una voce, apparentemente quella di Fidan, dice come creare una provocazione: “Guardate, mio comandante (Erdogan), se serve una giustificazione, inviamo quattro uomini dall’altra parte. Gli faccio sparare otto razzi su un campo vuoto (vicino alla tomba). Non è un problema. Una giustificazione si può trovare“. Il governo turco ha riconosciuto che la riunione della sicurezza nazionale riguardò le minacce provenienti dalla Siria, ma disse che la registrazione era manomessa. Il governo turco improvvisamente bloccò l’accesso a Youtube. A meno di un cambiamento importante nella politica di Obama, l’interferenza della Turchia nella guerra civile siriana è destinata a continuare. “Ho chiesto ai miei colleghi se ci sia un modo per fermare Erdogan nel continuare a sostenere i ribelli, soprattutto ora che va così male“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. La risposta è stata: “Siamo fottuti. Se fosse stato qualcuno di diverso da Erdogan, avremmo potuto rivelare tutto, ma la Turchia è un caso speciale, è un membro della NATO. I turchi non si fidano dell’occidente. Non rimarranno con noi se agiamo contro i loro interessi. Se rivelassimo ciò che sappiamo sul ruolo di Erdogan con il gas, sarebbe un disastro. I turchi ci dicono “Odiamo sentirci dire cosa possiamo e non possiamo fare“.

068_2142824Seymour Hersh London Review of Books
Copyright © 2014 Global Research

yeneTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO e Gladio-B in azione in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 21/4/2014

628x471Su invito di un consigliere per la sicurezza nazionale ucraina e di un deputato di Kiev, l’ex-generale statunitense Wesley K. Clark, (ex-comandante NATO) e il dottor Phillip A. Karber, (ex-consigliere per la strategia del segretario della Difesa USA Caspar Weinberger), nell’ambito della Potomac Foundation (un’organizzazione che supporta l’adesione nella NATO dei Paesi dell’Europa orientale e delle repubbliche ex-sovietiche), hanno intrapreso una missione militare segreta in Ucraina. Clark e Karber hanno avuto 35 riunioni con alti ufficiali e politici locali; Karber ha visitato le unità di prima linea sui fronti settentrionale, orientale e meridionale. Secondo costoro, i golpisti di Kiev affrontano gravi minacce militari da Bielorussia, Russia, Crimea, Mar Nero e Transnistria. Clark e Karber confermano che l’esercito ucraino attua la più grande mobilitazione nell’ambito della NATO dalla seconda guerra mondiale. Inoltre, i due consigliano all’Ucraina di acquisire ulteriori velivoli e sistemi antiaerei e anticarro dai Paesi della NATO che hanno materiale compatibile a quello delle forze armate ucraine, come caccia MiG-29, carri armati T-72, sistemi di difesa aerea ed armi anticarro. Inoltre, sempre secondo i due ‘consulenti’, gli USA dovrebbero inviare giubbotti antiproiettili per gli ufficiali ucraini, visori notturni, sistemi di comunicazione, radio satellitari e carburante avio. Inoltre, chiedono all’amministrazione Obama di nominare immediatamente un alto ufficiale dotato di pieni poteri per poter avviare i rifornimenti militari statunitensi per l’Ucraina. Infine i due ‘consiglieri’ statunitensi, sospettando dell’inaffidabilità dei vertici militari ucraini, chiedono di porre al fianco dei golpisti di Kiev dei ‘consulenti militari ed esperti della sicurezza’ statunitensi. I due ‘consulenti’ statunitensi puntualizzavano nel loro documento: “Il presente resoconto è focalizzato sull’invio di armi non letali. Successivamente offriremo riflessioni sulla necessità di prepararsi ad inviare Aiuti Letali”.
Gli Stati Uniti avevano promesso razioni militari (MRE), sacchi a pelo e nafta per l’esercito ucraino, ma i due ‘consulenti’ statunitensi si lamentano che tutto ciò non è arrivato alle truppe ucraine “limitando l’addestramento e la mobilità delle forze ucraine nell’est del Paese”. In conclusione, il documento della fondazione Potomac elenca le unità ucraine che supportarono “con onore” le forze statunitensi in Afghanistan e in Iraq: le brigate meccanizzate 24.ma, 30.ma, 72.ma e 93.ma e le brigate aeroportate 20.ma, 25.ma e 95.ma. Nel 2013, gli Stati Uniti fornirono alla 95.ma Brigata apparecchiature di comunicazione e comando digitali, in modo che operasse in coordinamento con le forze degli Stati Uniti. E’ chiaro che gli statunitensi e la NATO puntano su tali forze per inasprire la situazione in Ucraina meridionale e orientale, con l’ausilio dei vari strumenti atlantisti* chiamati a raccolta tramite le reti Stay Behind (Gladio II e Gladio B) per agire in Ucraina. Un esempio è stato l’assalto all’ambasciata della Federazione russa di Varsavia, nel novembre 2013, proprio mentre Polonia e NATO addestravano i terroristi e sabotatori nazi-atlantisti poi attivati a Piazza Majdan a Kiev, nel dicembre 2013 – febbraio 2014.
La Fondazione Potomac, con sede a Vienne, in Virginia, assai vicino Langley, sede della CIA, è sovvenzionata da Smith Richardson Foundation, Soros/Open Society Fund, Boeing e Georgetown University. La Fondazione Potomac gestisce anche l’ente di beneficenza China Vitaefondata nel 2001 con due obiettivi: migliorare la qualità e la quantità delle informazioni biografiche in lingua inglese sui vertici della Cina, e creare una centrale per mettere tali informazioni a disposizione del pubblico mondiale“. China Vitae è gestita dai coniugi David e Susan Gries. David Gries fa parte del CdA del Washington Institute for Foreign Affairs collegato a CIA e Georgetown University.
Dato che Obama supporta i golpisti a Kiev, gli USA hanno inviato nel Paese denaro, armi e consiglieri (mercenari), come è accaduto in Libia e Siria. In Ucraina quindi sono presenti mercenari, consulenti ed operativi dell’US Special Operations Command che integrano il personale di sicurezza ucraino. Diverse operazioni segrete e palesi sono in corso, in particolare le operazioni di supporto  informativo militare (MISO), per la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso il cyber-spazio e i media, e che vede coinvolti funzionari della sicurezza nazionale, membri del Congresso degli Stati Uniti, media e varie ONG. Ciò rientra nelle direttive indicate dal Documento Congiunto 3-22 della Foreign Internal Defense del 12 luglio 2010: “… Le operazioni congiunte prevedono l’applicazione di tutti gli strumenti di potere nazionale, negli sforzi della nazione ospite per costruire la capacità di liberare e proteggere la propria società da sovversione, illegalità e insurrezione… Un Programma di difesa e sviluppo interno (IDAD) che coinvolge quattro funzioni interdipendenti nell’impedire o contrastare le minacce interne. Uno sviluppo equilibrato per raggiungere gli obiettivi nazionali attraverso programmi politici, sociali ed economici, consentendo a tutti gli individui e  gruppi della società di condividere i frutti dello sviluppo, alleviando la frustrazione. La funzione della sicurezza comprende tutte le attività volte a proteggere la popolazione dalle violenze e a creare un ambiente sicuro per lo sviluppo nazionale. La sicurezza dovrebbe creare un ambiente in cui il governo provveda alla propria sicurezza con un supporto limitato dagli Stati Uniti. La neutralizzazione è un concetto politico che fisicamente e psicologicamente emargina un ribelle o un criminale dalla popolazione, rendendo in tal modo gli elementi minacciosi irrilevanti nel processo politico. Ciò comprende le misure legali (ad eccezione di quelle che degradano la legittimità del governo) per screditare, distruggere, impedire, disorganizzare e sconfiggere l’organizzazione degli insorti. La mobilitazione fornisce risorse umane organizzate e materiali necessarie alle attività per motivare e organizzare il sostegno popolare al governo. La mobilitazione permette al governo di rafforzare le istituzioni esistenti e di svilupparne di nuove per rispondere alle richieste promuovendo la propria legittimità…”

Il Capo della CIA John Brennan

Il Capo della CIA John Brennan

Nota:
*Come i movimenti neonazisti dell’Europa occidentale, da sempre serbatoio delle operazioni di guerra psicologica, terrorismo, guerriglia e guerra a bassa intensità istigate ed alimentate dalla NATO in Romania nel 1989, in Jugoslavia dal 1991 in poi, nel Caucaso nel periodo 1992-2008, e quindi in Iraq dal 1991, Afganistan dagli anni ’80, Libia nel 2011 e Siria dal 2011. In Italia, tali formazioni di supporto al sovversivismo atlantista sono Casa Pound Italia, Black Bloc, Forza Nuova e un nugolo di gruppi e gruppetti mimetizzati che sfoggiando una superficiale simpatia verso le forze ‘anti-americane’, hanno il solo scopo di disinformare, infiltrare, influenzare, sabotare e confondere le poche forze anti-atlantiste e anti-egemoniche esistenti in Europa occidentale.

Fonti:
Cryptome
DTIC
4.th Media

I fascisti di CasaPound spacciano la propaganda NATO/Soros in Italia

Ucraina: sfuma Ginevra e si consolida Novorossija

Alessandro Lattanzio, 20/4/2014

Pro-Russian-protester-DonetskCinque persone sono state uccise in uno scontro a fuoco a Slavjansk, città orientale controllata dai manifestanti antigolpisti. Le vittime sono due manifestanti e due aggressori di Fazione Destra. L’attacco è avvenuto la notte del 19/20 aprile, presso un posto di blocco alla periferia della città.  Quattro automobili s’erano dirette contro il checkpoint aprendo il fuoco sui manifestanti uccidendone due e ferendone gravemente altri tre. “Si avvicinarono con i fari abbaglianti. Uno dei nostri s’è diretto verso di loro per chiederne i documenti, ma fu ucciso con un colpo di fucile“. Un’altra vittima è deceduta in ospedale per una ferita alla testa. Tra le vittime dell’attacco vi era Sergej Rudenko, autista di scuolabus, di guardia al checkpoint la notte di Pasqua insieme ai due figli. Mentre i civili venivano colpiti, un gruppo di 20 manifestanti armati è giunto dalla città  aprendo il fuoco contro gli aggressori, uccidendone due, ferendone cinque e arrestandone uno. Due delle quattro autovetture degli assalitori sono state incendiate dai cittadini di Slavjansk. Diverse armi da fuoco, una mitragliatrice, un visore notturno, foto aeree di Slavjansk, uniformi e attrezzi da campeggio sono stati sequestrati. L’aggressore arrestato ha confessato di appartenere a Fazione Destra, “Il giovane s’era perso e cercava di fuggire da Slavjansk verso Kharkov“. Proviene da  Vinnitsa, ha partecipato alle proteste EuroMaidan e s’è unito a Fazione Destra. Gli aggressori  progettavano un’incursione alla torre della televisione di Slavjansk, contrassegnata da un cerchio sulla mappa scoperta nelle auto sequestrate. I leader della protesta hanno ordinato il coprifuoco a Slavjansk e chiesto alla Russia d’inviare forze di pace per proteggere i cittadini da altri attacchi. “Uccidono i nostri fratelli. E’ guerra aperta contro il popolo. Non ci parlano, semplicemente ci uccidono“. Il 1° marzo, il Consiglio della Federazione russa ha autorizzato il leader del Cremlino Vladimir Putin ad usare la forza militare sul territorio dell’Ucraina “per la normalizzazione della situazione socio-politica del Paese“. Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’aggressione e affermato che Kiev è incapace di disarmare i gruppi radicali. Il ministero degli Interni di Kiev aveva invitato gli ex-membri dell’unità antisommossa Berkut, bollati come criminali dai golpisti, a riprendere servizio. Il ministero golpista ha detto che le truppe Berkut devono “dimenticare il passato e proteggere Kiev dall’invasione segreta russa”.
Il 15 aprile, a Lugansk, Anatolij Visir, presidente ad interim della Federazione dell’Ucraina orientale ha dichiarato: “Io, Anatolij Mikhailovich Visir, Generale, mi rivolgo a Voi liberi cittadini della Repubblica Federata del Donbas. Il 21 marzo 2014, la terra ucraina è stata vittima di un colpo di Stato e i fascisti al potere hanno versato il sangue dei minatori. Il nostro popolo è immerso nella guerra civile. I nipoti di Bandera, che aveva tradito i vincitori sul fascismo, hanno preso le armi, oggi, per assassinare i pacifici abitanti del sud-est dell’Ucraina. Come presidente dell’Ucraina sud-orientale devo proteggerne gli abitanti e por termine alle violazioni costituzionali commesse dai nazionalisti ucraini. I popoli slavi, il popolo ucraino e le minoranze etniche devono e saranno protetti. L’economia dell’Ucraina sud-orientale adotta il rublo russo. Tutte le transazioni saranno effettuate in questa valuta, davanti al crollo della moneta nazionale ucraina, la grivna. I salari e le pensioni saranno pagati in rubli rafforzando l’economia del Sud-Est ucraino. Chiedo a tutti i leader dell’Ucraina sud-orientale di seguire il mio esempio. Ho ordinato alle autorità e ai servizi di sicurezza di Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Nikolaev e Kherson di non ostacolare la federalizzazione sud-orientale e di affrontare i nazionalisti ucraini. L’Esercito Nazionale della Federazione Sud-Orientale sarà inviato nelle regioni di cui sopra. Non permetterò a nessuno di violare il diritto alla vita. Dichiaro che la giunta neo-fascista, al potere con mezzi illegittimi, deve essere condannata. Dico a soldati, ufficiali, comandanti dell’esercito ucraino che hanno prestato giuramento al popolo ucraino, non ai traditori che trascinano il Paese nel caos e nella guerra civile.  Chiedo alle forze armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero di difendere il popolo ucraino.  Come presidente del Sud-Est dell’Ucraina, proclamato dal popolo, ordino alle Forze Armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero d’ignorare gli ordini dei nazionalisti e di prendere il controllo di aeroporti, stazioni ferroviarie, banche ed evitare saccheggi e caos. Ordino di bloccare le bande nazionaliste e di rilasciare i prigionieri politici. Ognuno di voi ha una famiglia, e nessuno vuole piangere la morte dei propri figli in nome di idee folli. Il Signore ci ha dato il diritto alla vita. E prima di prendere le armi contro i vostri fratelli, sarete maledetti dalle madri dei morti.
198218123 anni di caos sono ora finiti. La Federalizzazione del Paese dà ai popoli slavi l’opportunità di avvicinarsi. Chiedo ai cittadini russi supporto. L’Ucraina sud-orientale non ha mai lasciato la Comunità degli Stati Indipendenti. Noi abbiamo sostenuto l’economia, quando Kiev era in fermento per Majdan. L’Ucraina sud-orientale non ha mai opposto il popolo ucraino al popolo slavo. Chiedo al popolo russo, nostro fratello, di sostenere la federalizzazione dell’Oriente ucraino e al Presidente russo di non farci morire nel sangue. L’Ucraina sud-orientale adotta la Costituzione del 1996. Presto sarà pubblicata dai media. Secondo questo testo, l’unica fonte legittima e sovrana del potere è il popolo ucraino, che esercita il potere attraverso le istituzioni statali e comunali. Ha il diritto di determinare e modificare la Costituzione ucraina, e questo diritto non può ritornare allo Stato o ai suoi funzionari. Invito la comunità internazionale, compresi Stati Uniti e Unione europea, a non interferire nelle riforme per la federalizzazione dell’Ucraina. Gli Stati Uniti devono ritirare le forze armate della NATO dal territorio ucraino. I vostri padri e nonni, a fianco dei sovietici, combatterono i fascisti, e allora perché supportano oggi i fascisti in Ucraina? La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale ha prove concrete della presenza di soldati degli Stati Uniti sul territorio ucraino. Avverto i capi del Pentagono e della CIA: qui non siano in a Jugoslavia, ma nel Paese di un grande popolo slavo. Paese di soldati, contadini, minatori e operai che riconoscono il fascismo. Ogni cittadino dell’Ucraina orientale difenderà, armi in pugno, l’indipendenza dell’Ucraina. L’Ucraina non sarà mai colonia o discarica radioattiva di europei e americani”.
Siamo pronti a negoziare con Kiev se le seguenti richieste saranno onorate:
• riconoscimento della federalizzazione dell’Ucraina;
• divieto del partito nazionalista Svoboda e dei movimenti fascisti in Ucraina;
• disarmo delle fazioni nazionaliste;
• riconoscimento dello status ufficiale del russo e dell’ucraino;
• scioglimento del Parlamento che adotta leggi incostituzionali e alimenta l’odio etnico.
La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale dichiara lo stato di emergenza in questa parte del Paese per proteggere la popolazione dai fascisti. Il mio dovere come ufficiale, di  Generale, è impedire il genocidio.
Al vertice a quattro sulla situazione in Ucraina a Ginevra, del 19 aprile, veniva approvato il documento che riduce le tensioni, con la firma dei rappresentanti del governo golpista ucraino,  Russia, UE e USA. Kiev in cambio approva la riforma costituzionale e l’ampia autonomia regionale.
Il documento chiede il dialogo nazionale ed esorta tutte le parti ad astenersi dalla violenza. Tutte le parti hanno accettato di sostenere la richiesta del Segretario generale dell’OSCE, Lamberto Zannier, di estendere il mandato della missione speciale dell’OSCE in Ucraina.
In relazione all’accordo, il sito Vineyardsaker osserva che:
1) Il regime di Kiev ha dimostrato che non ha i mezzi per schiacciare la ribellione in Oriente.
2) NATO e Stati Uniti non hanno un opzione militare in Ucraina.
3) le sanzioni occidentali non danneggiano in modo significativo la Russia e aumentano la popolarità di Putin e il programma delle riforme.
4) Il tempo non è dalla parte del regime di Kiev, l’occidente non può salvare l’Ucraina; la Russia può, ma non lo farà fino a quando rimane un regime illegittimo e folle.
5) milizia popolare può apparire in una notte e può scomparire dall’oggi al domani.
6) Finora Kiev ha rifiutato ogni negoziato con l’Oriente.
7) Kiev detiene decine o addirittura centinaia di antifascisti nelle sue carceri (AP ha riferito che 63 anti-golpisti sono stati arrestati di cui 38 poi rilasciati. Non si sa nulla dei rimanenti 25).
8) La popolazione che subisce una guerra aperta è quella in Oriente.
Diamo un’occhiata a ciò che è successo il 17 aprile:
1) Kiev ha accettato di negoziare con l’Oriente.
2) tutti i gruppi armati illegali dovranno disarmare (già concordato tra Janukovich e l’UE).
3) osservatori dell’OSCE andranno in Oriente a monitorare la situazione.
4) Kiev s’impegna a intraprendere riforme per una maggiore autonomia.
5) la Crimea non è nemmeno stata discussa.
6) l’Unione europea accetta la proposta di Putin per discutere le forniture di gas.
7) nessuno sarà processato fatta eccezione i gravi crimini.
Poco è infatti stato accettato, e tutto ciò che è stato concordato è vago, ambiguo e non verificabile nell’ambito di un calendario preciso”.
Secondo Lionel Reynolds, del sito Dispatchesfromempire.comL’accordo di Ginevra non cambia nulla. USA/UE/NATO non accetteranno alcuna risoluzione della crisi dell’Ucraina se essa non sarà  integrata nello spazio geopolitico occidentale. Ci hanno lavorato per 20 anni, speso 5 miliardi di dollari e provocato una crisi regionale con implicazioni globali. Sono determinati a non restare a mani vuote“. Infatti, i golpisti a Kiev già avvertivano che “L’operazione (contro la popolazione dell’Ucraina orientale), continua e la sua intensità dipende l’attuazione degli accordi, dall’evacuazione degli edifici occupati e dalla consegna delle armi“, affermava il ‘ministro degli Esteri’ di Kiev Andrej Deshitsa. Mosca rispondeva “Quando si parla di disarmo, intendiamo prima di tutto togliere le armi ai combattenti di Pravy Sektor e altri gruppi filo-nazisti che hanno partecipato al colpo di Stato del 22 febbraio”, affermava un comunicato del ministero degli Esteri russo. Il documento chiarisce che i sostenitori di Maidan dovrebbero essere i primi a lasciare gli edifici governativi di Kiev e le regioni occidentali dell’Ucraina. I manifestanti anti-golpisti di Donetsk rispondevano che sgombereranno gli edifici governativi e cederanno le armi, come chiede l’accordo di Ginevra, solo quando i golpisti libereranno tutti gli ostaggi e si attuerà il referendum sul sistema politico nazionale, “Se rilasciano tutti i prigionieri politici, fermano le persecuzioni e disarmano Fazione Destra, e si avvia il referendum sul sistema politico dell’Ucraina, naturalmente gli edifici amministrativi saranno lasciati e la lotta sarà giunta al termine“, dichiarava il leader dei federalisti Sergej Tsiplakov. Ma Tsiplakov ha detto di non credere che il governo golpista a Kiev sopravviverà all’accordo né che disarmerà i neo-fascisti.
1505420Non va dimenticata la visita compiuta a Kiev dal capo della CIA Brennan, secondo Brandon  esperto di affari internazionali, “E’ chiaro che la presenza del direttore della CIA a Kiev è molto più di una semplice coincidenza. Nonostante le smentite della Casa Bianca, sembra che la visita di Brennan sia un tentativo di sostenere la violenta repressione dei manifestanti filo-russi in Ucraina orientale. È ancor più probabile, tuttavia, che il viaggio di Brennan sia un tentativo di formulare, incoraggiare e avviare l’uso della forza. La presenza di Brennan a Kiev poco prima dell’annuncio della violenta repressione in Ucraina orientale è semplicemente troppo tempestiva per supporre che si tratti di una coincidenza”. Per Sriram Chaulia, Preside della Scuola Affari Internazionali di Jindal, il direttore della CIA s’è recato a Kiev promettendo ingenti finanziamenti “per creare nuove unità speciali e squadre per schiacciare le rivolte popolari in Ucraina orientale. Doveva andarci di persona al posto del capo locale della CIA, in modo da fare sperare alle agenzie di sicurezza ucraine che il riordinamento occidentale dello Stato è in corso, tentando di rendere l’Ucraina più aggressiva verso la Russia, dimostrandole l’alto impegno dell’occidente nel contro-spionaggio e nel sabotaggio“. Secondo F. William Engdahl “La decisione di Washington di sostenere il colpo di Stato in Ucraina… isola il potere egemone negli Stati Uniti e apre la porta al mondo multipolare in cui la cooperazione pacifica sostituisce le minacce militari e il dominio di una sola superpotenza. La stupida imposizione di sanzioni alla Russia da parte di Washington ha costretto Mosca a reagire vendendo i titoli di Gazprom non in dollari ma in yuan cinesi. Gli Stati Uniti si sono dati la zappa sui piedi. Ciò porta a un radicale cambio sul dollaro come valuta di riserva. Le stolte minacce di Obama contro Mosca semplicemente accelerano la rifocalizzazione delle gigantesche società russe, come Gazprom e Norilsk Nickel, sul grande mercato asiatico. A seguito del golpe della NATO in Ucraina e conseguente crisi, altri Paesi cercano di ridurre la loro esposizione in dollari. Gli stupidi al comando negli Stati Uniti e nella NATO non pensano alle conseguenze globali delle loro azioni”.
E nel frattempo, un nuovo giacimento da 300 milioni di tonnellate di petrolio e 90 miliardi di metri cubi di gas è stato scoperto nella regione di Astrakhan, in Russia. “Le riserve del campo sono senza precedenti, questa scoperta conferma l’elevato potenziale della regione di Astrakhan“, afferma Sergej Donskoj ministro delle Risorse Naturali della Russia. Il campo Velikoe è stato scoperto dall’AFB Oil and Gas Company, che probabilmente si assocerà a Rosneft o a Lukoil per lo sfruttamento. Rosneft possiede il limitrofo campo petrolifero Vanqor, da oltre 500 milioni di tonnellate di petrolio. Un altro giacimento della regione di Astrakhan è Filanovskij della Lukoil, di oltre 150 milioni di tonnellate di petrolio. Nel 2012, l’azienda aprì anche il vicino giacimento di Tambov, il quinto maggiore del mondo.

1609780Fonti:
4.th Media
4.th Media
Global Research
Nsnbc
PressTV
Reseau International
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday

Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 282 follower