Novorossija, il consolidamento delle Repubbliche popolari

Alessandro Lattanzio, 23/7/20141511916Il 16 luglio 2014, alle 5:00 la milizia avviava una massiccia offensiva contro la Guardia Nazionale presso Savr-Mogila, Stepanovka e Marinovka. Le colonne militari ucraine continuavano a ritirarsi attraverso Kozhevnja, Novopetrovskoe, Grigorovka e Amvrosevka, sotto il tiro dell’artiglieria della milizia composta da cannoni semoventi Gvozdika e MLRS Grad. Inoltre le truppe golpiste abbandonavano anche Slavjansk e Kramatorsk. L’area d’Izvarino veniva completamente abbandonata dalle forze ucraine. Qui il comandante della 24.ma brigata meccanizzata, colonnello Aleksandr Pavljuk, era fuggito lasciando la brigata in balia di se stessa, la 72.ma brigata meccanizzata era praticamente distrutta, avendo perso 200 soldati, e il 15.mo e il 95.mo battaglione della 79.ma brigata, assieme alla brigata d’artiglieria Zaporozhja, si ritiravano in disordine. Nell’assalto su Lugansk, l’esercito ucraino aveva perso oltre 40 carri armati. Presso Savr-Mogila, la milizia abbatteva 1 aereo d’attacco ucraino che aveva lanciato 4 missili. Pesanti combattimenti presso Marinovka, che veniva per due volte bombardata da aerei golpisti. I majdanisti in ritirata verso Provale Marinovka subivano gravi perdite presso Birjukovo, dove i miliziani tendevano un’imboscata. Con la liberazione di Marinovka, al confine con la Federazione russa, l’accerchiamento di gran parte delle forze d’assalto ucraine ad opera dalle Forze Armate della Novorossija veniva completato, intrappolando oltre 6000 effettivi majdanisti, 300 blindati e 150 pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi delle 24.ma, 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 79.ma brigata aeroportata, 1.ma brigata d’artiglieria, 3° e 9° reggimenti della Guardia nazionale e notevoli forze della guardia di frontiera, tra cui le unità di Lugansk e Donetsk, ed avamposti mobili di altre unità. Durante i combattimenti, le forze si sono ridotte a 2500-3000 effettivi, divisi in tre gruppi quasi privi di comunicazioni tra essi e le altre unità delle forze armate ucraine. In pratica le milizie dell’autodifesa hanno sconfitto 4 brigate meccanizzate e 2 aeromobili, 1 battaglione corazzato, 3 squadre delle forze speciali e 6 battaglioni d’artiglieria.
Il 17 luglio 1 Su-25 ucraino veniva abbattuto su Dmitrevka, mentre presso Kozhevnja, a sud di Dmitrievka, al confine con la Russia, un gruppo da ricognizione e sabotaggio della milizia distruggeva un carro armato e un BTR di un convoglio majdanista bloccato dopo la distruzione del ponte di barche sul fiume Mius. A Snezhnoe, un velivolo cargo Antonov An-26, delle forze aeree ucraine, veniva abbattuto dall’unità antiaerea del battaglione Oplot. Sarebbero andati perduti anche 4 elicotteri Mi-8 delle forze majdaniste. A sud di Mospino, a Svetloe, il gruppo da ricognizione del 2° battaglione attaccava un checkpoint majdanista distruggendo 1 BTR, 1 autocarro Kamaz, 1 autobus e 1 sistema ATGM Konkurs ed eliminando oltre 50 naziguardie, dopodiché gli ucrainisti abbandonavano la posizione. A Stara Krasnjanka (80 km a nordovest da Lugansk) la milizia distruggeva una postazione e 1 BMP dei mjadanisti. La milizia abbatteva un aereo ucraino entrato nello spazio aereo russo, a 6000 metri di quota, alle 19:00 del 16 luglio. Presso Metalist, le milizie del 2° battaglione attaccavano le unità majdaniste infliggendo perdite significative, mentre i miliziani del battaglione Kalmius, in un’imboscata a una colonna ucraina presso Karlovka, distruggeva 2 BMP-2 e catturava il veicolo comando, completo di sistema di trasmissione, documenti e mappe, della 93.ma brigata meccanizzata ucraina.
Il 18 luglio, il bombardamento della giunta fascista di Kiev su Lugansk uccideva  44 civili. Il gruppo da ricognizione e sabotaggio del 1.mo Battaglione della milizia attaccava un checkpoint majdanista presso Ostroe, distruggendo 1 BTR nemico, mentre 8 carri armati majdanisti venivano catturati nei villaggi di Tonenkoe e Severnij, poi bombardati dagli MLRS majdanisti.
Il 20 luglio, a Lugansk, durante la notte un gruppo majdanista tentava di lasciare l’aeroporto, ma la milizia lo respingeva eliminando 4 golpisti e ferendone 15.
L’esercito ucraino avrebbe perso almeno 1600 uomini nelle operazioni contro l’Ucraina del sud-est, tra il 9 e il 15 luglio, cui vanno aggiunti 4723 feriti, 35 carri armati, 96 blindati (BTR e BMP), 38 pezzi di artiglieria, 7 aerei, 2 elicotteri e 104 autoveicoli. Le milizie di autodifesa avevano subito la perdita di 48 combattenti, 64 feriti, 2 carri armati, 8 pezzi di artiglieria e 8 autoveicoli. 496 civili sono stati uccisi dai majdanisti e altri 762 feriti. Quindi, le forze di autodifesa del Donbas hanno compiuto progressi significativi nel corso delle ultime 12 settimane, eliminando 5780 effettivi majidanisti ed un generale della giunta di Kiev, e distruggendo 96 BMP, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 100 BTR, 35 T-64, 5 MLRS BM-27 Uragan, 5 MLRS BM-21 Grad, 10 autocarri Kamaz e 12 autocarri Ural-4320, 1 aereo cargo Iljushin Il-76, 1 velivolo da ricognizione Antonov An-30, 8/10 aerei d’attacco al suolo Su-25, 2 cacciabombardieri Su-24, 2 aerei cargo Antonov An-26, 1 aereo da collegamento An-2, 18 elicotteri Mi-24 e Mi-17. I mezzi nemici requisiti dalle milizie sono  2 carri armati T-34, 7 carri armati T-64, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 17 blindati BTR, 7 blindati BMP, 5 autobus, 1 autocarro Kamaz, 1 mortaio da 82 millimetri 2B9 Vasilek, 1 sistema anticarro 9K111 Fagot, 3 lanciagranate automatici AGS-17, 1 aereo d’attacco al suolo Su-25, 1 sistema di difesa aerea missilistica Strela-10M.
10410680I combattimenti continuavano presso Lugansk, dove la 24.ma e la 72.ma brigate erano accerchiate, e a nord-ovest di Aleksandrovka, che la giunta aveva preso il 13 luglio e perso il 15. A Lisichansk-Rubezhnoe-Severodonetsk, i golpisti  bombardavano sistematicamente le posizioni della milizia, nel tentativo di distruggere la raffineria di Lisichansk. Scontri anche a Popasnaja e Shaste. Ad ovest di Gorlovka e Donetsk, la milizia distruggeva una serie di punti di controllo majdanisti infliggendogli perdite significative. Il Primo ministro della RPD Aleksandr Borodaj annunciava che la difesa aerea della milizia aveva i complessi SAM Strela-10M,La difesa aerea della milizia da oggi possiede i complessi Strela-10M”. Borodaj osservava che la quota massima di questi complessi è 5000 metri, “Questi complessi, che abbiamo catturato, vengono attualmente aggiornati dal nostro arsenale per essere pienamente operativi“.
Sul piano politico, i successi della milizia dell’autodifesa sabotavano i colloqui segreti tra il politico ed affarista moscovita Vladislav Surkov e gli oligarchi ucrainia Akhmetov e Kolomojskij, per il tramite dell’agente del Mossad e gorbacioviano Sergej Kurginjan. In sostanza l’oligarchia moscovita (ad esempio Fridman), rappresentata da Surkov, cercava di negoziare con gli oligarchi ucraini la creazione di una “grande Transnistria” composta dalle Repubbliche di Lugansk e Donetsk al cui vertice porre Oleg Tsarjov. Altri esponenti coinvolti in tali trattative erano il sindaco di Donetsk Lukjanchenko (poi fuggito a Kiev), il presidente del parlamento di Novorossija Denis Pushilin (dimissionato), il ministro della sicurezza Khodakovskij (licenziato, mentre il battaglione Vostok che comandava è stato rinominato brigata ed assegnata allo stato maggiore di Strelkov) e il generale della polizia Pozhidaev (che era al ministero degli Interni, da cui è stato epurato subito dopo l’arrivo di Strelkov a Donetsk). Tutti costoro erano collegati all’oligarca di Kharkov Rinat Akhmetov, mentre Antjufeev è stato nominato per imporre la legge marziale a Donetsk ed imporre le dimissioni agli elementi inaffidabili nell’ambito dell’amministrazione di Donestk. Dopo il riavvio dell’azione militare nell’Ucraina orientale, gli oligarchi ucraini in contatto con Mosca, divennero oggetto di una campagna mediatica, una volta scoperti i contatti del deputato di Kolomojskij, Korban, con Kurginjan. Da allora la campagna contro Kolomojskij sui media ucraini ha assunto notevoli dimensioni, e il SBU ha reso pubbliche le registrazioni audio ai danni di Kolomojskij per mettergli contro i neofascisti che finanzia. Nel frattempo gli appelli di Kolomojskij, Filatov e Korban affinché le proprietà di Akhmetov venissero confiscate venivano ignorati dai media locali, che iniziavano a difendere Akhmetov, avendo già consegnato Marjupol alla giunta, e che stava per consegnare anche Donetsk. Dopo l’interruzione dei colloqui, la giunta golpista esitava a distruggere città e infrastrutture, perché il controllo del Donbas può avvenire solo militarmente. Intanto la milizia iniziava a ricevere carri armati, artiglieria, blindati, obici D-30, cannoni semoventi Gvozdika ed MLRS in quantità abbastanza significativa e in pochi giorni. In una settimana la milizia ricevette più armi che nei 3 mesi precedenti, permettendo il 13-14 luglio la controffensiva anti- majdanista iniziata il 13 luglio. Ciononostante la giunta dispone di quantità superiori in effettivi e mezzi, grazie all’aiuto materiale, tecnico ed organizzativo di Stati Uniti e NATO. Quindi la giunta ha continuato l’offensiva, anche dopo la sconfitta subita sul fianco meridionale del Donetsk, attaccando i punti più deboli del fronte del Donetsk. In relazione all”incidente’ del volo MH17, il provocatore Kurginjan arrivava ad affermare che “Strelkov voleva uccidere Putin, e quindi dobbiamo capire che è lui che ha colpito il Boeing“… La provocazione della giunta con il Boeing malese veniva così raccolta dal partito dei disfattisti russi, diffondendo la tesi che dietro l’abbattimento del Boeing ci potesse essere Strelkov e la milizia della RPD, che veniva attaccata sia dagli Stati Uniti e dalla loro giunta di Kiev, che dai compradores disfattisti russi e dai loro agenti mediatici come Kurginjan. L’accusa che Strelkov volesse uccidere Putin era necessaria per spaventare chi volesse sostenere Strelkov, sia tra l’opinione pubblica che ai vertici della dirigenza della Federazione Russa. Il senso complessivo di tale operazione era screditare Strelkov sui media, vera quinta colonna atlantista, al contrario dei buffoni liberal-pederasti, e gettare le basi della sua sostituzione. Non andrebbe escluso che una parte del territorio di Donetsk venisse svenduta per raggiungere tale obiettivo, permettendo così di attaccare Strelkov. La variante ideale era affidare la leadership militare della RPD a Surkov, al fine di evitare qualsiasi iniziativa ed avviare i negoziati con la giunta di Kiev. Se Strelkov e gli altri comandanti sul campo, come Mozgovoj, restano in circolazione, tali piani sono impossibili ed i disfattisti dovranno spendere tempo e capitale politico per distruggere Strelkov.
10526126 Il 21 luglio, le forze majdaniste cercarono di sfondare preso la stazione ferroviaria di Donetsk, che veniva bombardata da vari sistemi lanciarazzi Grad e da aerei da guerra ucraini. Dzerzhinsk, Rubezhnoe e Soledar venivano occupate e 7 miliziani uccisi. A Borovskoe (40 km a nordovest di Lugansk), l’assalto di decine di blindati majdanisti falliva. Anche gli attacchi da ovest e sud, su Juvilejne, Georgovka e Rozkishne, fallivano con la perdita di 3 carri armati e un aereo d’attacco ucraini. Il ministro della Difesa della Repubblica popolare del Donetsk Igor Strelkov osservava che “unità dell’esercito ucraino hanno fatto irruzione da Avdivka in direzione della stazione ferroviaria. Nello stesso tempo, le nostre posizioni sono attaccate a Peskij, Karlovka e Netajlova. Carri armati e veicoli d’assalto corazzati della fanteria sono utilizzati con il massiccio sostegno dell’artiglieria“. Il 22 luglio, pesanti combattimenti intorno gli aeroporti di Lugansk e Donetsk e nella sacca a sud, intorno alle forze golpiste intrappolate. Il leader della Repubblica Popolare di Lugansk Valerij Bolotov ordinava la controffensiva contro l’esercito ucraino, “Considerando la situazione attuale, la resa di Severodonetsk e Lisichansk, e la situazione umanitaria a Lugansk, ho ordinato la controffensiva per sbloccare Lugansk“, che non è stata circondata e “danni considerevoli sono stati inflitti al nemico e un gruppo (di truppe ucraine) rimane intrappolato presso l’aeroporto della città“. Il bombardamento di Lugansk ha ucciso 5 civili. Una piccola unità della nazigardia di 8 elementi veniva distrutta in un agguato alla frontiera tra Kherson e Novorossija. I loro corpi furono allineati lungo la strada, ed armi e attrezzature portate via.
Gli Stati Uniti prevedono d’espandere l’assistenza tecnico-militare all’Ucraina; un disegno di legge presentato al Congresso prevede la fornitura di servizi e addestramento per la difesa all’Ucraina, e l’invio di armi anticarro, antiaereo e leggere, blindati, veicoli polivalenti, gommoni e giubbotti antiproiettile. L’Ucraina deve adottare lo “stato d’emergenza sull’informazione” e la censura, dichiarava Vasilij Kostitskij, presidente della Commissione nazionale ucraina sulla tutela della morale pubblica. Un altro moralista, Dmitrij Jarosh, annunciava la creazione del “Corpo dei volontari ucraini” composto da squadristi di “Pravij Sektor“, per formare un'”unità da combattimento potente simile alle SS” per contrastare “i terroristi del sud-est”.

Separatist rebels remove a Soviet era T-54 tank from a historical museum in DonetskFonti:
Alawata
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Asie Centrale
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Eugene DF
ITAR-TASS
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StopNATO
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La situazione in Iraq, dal 28 giugno al 9 luglio

Alessandro Lattanzio, 10/7/2014

iraq-hell-terrorism-650_41628 giugno, un capo dell’ordine Naqshabandi, Qalid Ibrahim, viene ucciso a Baquba dalle forze speciali. Il SIIL distrugge tre moschee sciite: Husaniyah, Ahlulbayt e al-Haqim e tre mausolei, Qadir Ilyas, Imam Sad Ibn Aqil, Ar Mamut a Tal Afar. Il SIIL annuncia che santuari e mausolei nel suo territorio saranno distrutti. A Tiqrit, elicotteri da combattimento attaccano le postazioni dei terroristi prima dell’assalto dell’esercito. Il Tenente-Generale Sabah Fatawi, “I terroristi del SIIL hanno due scelte: fuggire o morire“. L’ammiraglio John Kirby, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dichiara che gli Stati Uniti possono schierare 30000 soldati in Iraq in caso il presidente lo decida. 5 terroristi del SIIL sono eliminati dalle forze di sicurezza a Falluja; 20 autoveicoli dei terroristi distrutti presso Samara; Abu Abdul Hadi, capo del SIIL e altri 29 terroristi sono eliminati a Tiqrit. Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, afferma che i velivoli russi Sukhoj Su-25 sosterranno presto le operazioni dell’esercito. Le forniture di aerei militari russi all’Iraq rientrano nei contratti già stipulati e da completare entro la fine dell’estate, afferma l’ambasciatore russo in Iraq Ilja Morgunov. “Prevediamo di fornire 5-10 aeroplani entro la fine dell’estate, se non prima. I contratti furono conclusi nel 2013 e ora sono adempiuti. Non sono per gli aerei, ma anche per altri equipaggiamenti, che verranno consegnati appena pronti“. 5 aviogetti sono stati consegnati con un aereo da trasporto russo An-124. “Il Sukhoj Su-25 è un aereo da supporto aria-terra per le missioni antiterrorismo. In questi tempi difficili abbiamo grande bisogno di tali aeromobili. Con l’aiuto di Dio, potremo schierarli nei prossimi 3-4 giorni a sostegno delle nostre forze di terra, nelle operazioni contro il SIIL“, aveva detto il Tenente-Generale dell’esercito iracheno Anwar Hamad Ahmad. “Abbiamo piloti provetti e altri professionisti. I nostri amici russi hanno anche inviato i propri esperti per aiutarci nella preparazione dei velivoli. Anche la logistica è pianificata“. Gli aerei da combattimento saranno di stanza in una base aerea meridionale, mentre il comandante dell’aeronautica irachena Hamid al-Maliqi ha confermato l’invio di elicotteri d’attacco russi MI-35M e MI-28, per “supportare lo slancio” negli attacchi contro il SIIL. Il comandante ha firmato tre contratti con i russi e ha sottolineato l’importanza degli elicotteri quali “eccellenti armi antiterrorismo“. Se l’Iraq crolla potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente e le regioni limitrofe, avvertiva il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “Se crolla l’Iraq, e considerando che la Libia è quasi crollata, e qualcuno vuole che la Siria condivida un destino simile, l’intera regione semplicemente esploderebbe e i disordini diventerebbero sua caratteristica dominante, influenzando non solo Medio Oriente e Nord Africa, ma le regioni adiacenti. Esortiamo tutti a trarre le conclusioni da ciò che è successo in Iraq, Libia e Yemen. Non sono Londra e Washington che dovrebbero decidere,.. come in Iraq nel 2003, ma tutti i Paesi della regione, tutti i vicini dell’Iraq“, aveva detto Lavrov aggiungendo che Russia e Cina dovrebbero partecipare a “questa consultazione”. “Vorrei sottolineare ancora una volta, che tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero partecipare ai negoziati, proprio come tutti i vicini della Siria dovrebbero discutere la questione siriana. Credo che un simile approccio dovrebbe essere adottato affrontando la crisi in Afghanistan. Se l’occidente smettesse di pensare di esser l’unico ad elaborare una strategia per tutta la comunità internazionale, la situazione si svilupperebbe in modo assai positivo“.
29 giugno, Qasim Ata afferma che 142 terroristi sono stati eliminati e 51 loro autoveicoli distrutti. Scontri tra le forze di sicurezza e il SIIL a sud di Tiqrit, nel villaggio di al-Rwashid. La milizia turcomanna cerca di spezzare la presa del SIIL sul villaggio sciita Bashir, presso Kirkuk. Unmanned Aerial Vehicles (UAV) dell’esercito iracheno bombardano le basi del SIIL a Mosul. Inoltre, al-Iraqiya TV ha riferito che aerei da combattimento iracheni avevano attaccato un convoglio di decine di autoveicoli del SIIL presso Samara eliminando tutti i terroristi a bordo, “la forza aerea irachena ha lanciato intensi e precisi attacchi aerei su raduni del SIIL presso Mosul”. Un nuovo gruppo di resistenza a Mosul, composto da 183 elementi, soldati e ufficiali dell’esercito, si propone di contrastare la presenza dei terroristi nella provincia di Niniwa.
30 giugno, il capo della più grande tribù sunnita irachena, Ali Hatim Sulaymani, dichiarava che continuerà a sostenere gli islamisti fintanto che Maliqi sarà al potere. Il re dell’Arabia Saudita Abdullah licenziava il viceministro della Difesa principe Qalid bin Bandar bin Abdulaziz, su raccomandazione del ministro della Difesa, principe Salman.
1 luglio, l’aeronautica irachena attaccava gli islamisti a Samara. La Turchia registrava un forte calo delle esportazioni in Iraq, pari al 21% rispetto l’anno precedente. Hossein Amir Abdul Allahaan, viceministro degli Esteri iraniano, durante la sua visita a Mosca dichiarava la volontà dell’Iran di fornire attrezzature militari a Baghdad, contro “il tentativo degli Stati Uniti di fare dell’Iraq una seconda Ucraina. … Anche se l’Iraq ha un forte esercito, l’Iran è pronto ad inviarvi consulenti militari per aiutarlo nella battaglia contro il SIIL. Tutte le fazioni irachene dovrebbero rispettare la costituzione del Paese“. Gli Stati Uniti inviavano altri 200 militari in Iraq assieme a droni ed elicotteri, per proteggere i propri interessi. Secondo l’ONU 2417 iracheni furono uccisi a giugno. Il capo del SIIL di Kirkuk, il ceceno Abu Baqr al-Shishani, veniva eliminato dai servizi di sicurezza iracheni. Altri 50 terroristi del SIIL eliminati ad ovest di Mosul. Scontri a Baquba, 1 soldato e 3 terroristi uccisi. Due IED esplodevano a Baghdad uccidendo 9 civili. I seguaci del movimento anti-iraniano del religioso sciita Mahmud al-Hasani al-Sarqi si scontravano a Qarbala con la polizia, 25 persone sarebbero morte. Il movimento blocca anche le strade per Nasiriya e Basrah. L’aeronautica siriana bombardava le posizioni del SIIL a Raqah, distruggendo il centro di ricerca agricolo usato dai terroristi come deposito per gli autoveicoli, un campo di addestramento usato dai terroristi come centro comando, una postazione a 10 chilometri dalla città e le basi del SIIL di Raqah, al-Manaqir e al-Hamrat, e le raffinerie di petrolio. Gli attacchi aerei distrussero numerosi autoveicoli sottratti dai terroristi all’esercito iracheno ed inviati in Siria.
2 luglio, altri 5 aerei Sukhoj Su-25 arrivavano in Iraq. L’aeronautica irachena ora possiede 10 Su-25 forniti dalla Russia, assieme a 7 elicotteri russi, 3 Mil Mi-28 e 4 Mi-35M. Altri 24 Mi-28NE e Mi-35M saranno consegnati entro il 2016 con un contratto da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. Secondo fonti inglesi altri 7 Su-25 iraniani sarebbero arrivati a Baghdad per sostenere le operazioni delle forze armate irachene contro il SIIL. I velivoli sarebbero pilotati dai Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC). Gli aerei sarebbero schierati, assieme ai Su-25 russi, nella base aerea Imam Ali. Secondo ACIG.org, l’Iran ha fornito agli iracheni 3 velivoli da combattimento Su-25UBKM e 4 Su-25KM. Tiqrit veniva sgombrata dai terroristi. L’ambasciatore iracheno negli Stati Uniti, Luqman al-Fayli, dichiarava: “Baghdad non può aspettare oltre l’assistenza degli Stati Uniti“, sottolineando che l’Iraq potrebbe rivolgersi ad altri governi per gli aiuti militari, come Iran e Turchia. Il dr. Haydar al-Abadi, portavoce di Maliqi, dichiarava, “Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere in una guerra settaria: gli sciiti non sono contro sunniti, e il SIIL ha una propria agenda sull’Iraq. Qualunque cosa facciamo, anche se nominassimo un primo ministro sunnita, saranno contro di noi. Combatteranno anche contro Alawi perché è laico, anche se non sciita“. I Su-25 attaccavano le posizioni del SIIL ad Anbar e Babylon, eliminando 60 terroristi. Athil al-Nujayfi, governatore di Niniwa, chiedeva la creazione di un “territorio sunnita” in Iraq, sottolineando che la regione è ricca di petrolio, come i 15 giacimenti recentemente scoperti nella provincia di Anbar, oltre ad ampie risorse idriche. Il SIIL a Mosul chiedeva alle tribù alleate e ai combattenti baathisti di deporre le armi e giurare fedeltà al loro califfo. I capi di al-Qaida giordana Abu Muhammad al-Maqdisi e Muhammad Shalabi condannavano il SIIL. Scontri tra terroristi del SIIL e combattenti Naqshabandi ad Himrin, provincia di Niniwa, che lasciavano 4 morti. I terroristi del SIIL conquistavano la cittadina siriana di Buqamal, occupata dal rivale Jabhat al-Nusra. Il SIIL avanzava verso la roccaforte di Jabhat al-Nusra, Shuhayl. Masud Barzani incontrava il capo della Coalizione nazionale siriana Ahmad al-Jarba.
3 luglio, aeromobili iracheni bombardavano un convoglio di autocisterne del SIIL  presso il villaggio di al-Safra, a sud di Kirkuk. Il raid ha distruggeva 3 autocisterne e ne danneggiava altre 6. I peshmerga si scontravano con i militanti del SIIL a Baquba. Da Jurf al-Saqar, provincia di Babil, venivano cacciati i terroristi del SIIL, mentre l’aviazione bombardava Shurqat, nella provincia di Salahudin. Abu al-Ula al-Shami, capo del SIIL responsabile del reclutamento, veniva eliminato dalle forze di sicurezza ad Anbar. Usama al-Nujayfi, capo del partito Mutahidun, affermava di “aver ricevuto la conferma dal vicepresidente statunitense Joe Biden della ‘necessità di un cambio’ nel Paese. Maliqi è ormai il passato“, e giustificava l’indipendenza curda. La coalizione dello Stato di Diritto guidata da Nuri al-Maliqi dichiarava che non avrebbe permesso ad Usama al-Nujayfi di occupare la carica di presidente, primo ministro o presidente del parlamento. Il portavoce Muhammad al-Sayhud dichiarava: “la nostra convinzione è che Nujayfi abbia fallito nel processo politico iracheno“. L’esercito iracheno liberava il villaggio di Awja, a sud di Tiqrit, eliminando 50 terroristi.
4 luglio, scontri tra SIIL e peshmerga a Jalawa, provincia di Diyala. Il comando delle forze speciali degli Stati Uniti diventava operativo ad Irbil, nel Kurdistan iracheno. Le forze antiterrorismo del governo iracheno eliminavano 80 terroristi e 12 autoveicoli nella provincia di Salahudin, e controllavano Qarbala e le altre città coinvolte nella rivolta di Mahmud al-Sarqi. I velivoli Sukhoj Su-25 iracheni effettuavano attacchi a Kirkuk contro obiettivi del SIIL. 30 terroristi del SIIL venivano eliminati nell’assalto alla raffineria di Baiji. Maliqi dichiarava “Non rinuncerò mai alla mia candidatura a primo ministro“.
5 luglio, la Tunisia ritirava il personale diplomatico in Iraq. I curdi scoprivano finanziariamente e politicamente difficile dichiarare l’indipendenza, dato che per poter vendere il petrolio devono raffinarlo presso gli impianti di Baghdad. Una nave cisterna carica del loro greggio era al largo del Marocco in attesa di acquirenti. Le tribù irachene eliminavano un capo del SIIL, Nasir Sabat. Il pilota iraniano colonnello Shojat Alamdari Murjani cadeva in combattimento in Iraq, presso il santuario sciita di Samara. Il SIIL distruggeva un santuario sunnita, la tomba del nipote del secondo Califfo Umar ibn Qatab a Mosul. Rinforzi arrivavano alla raffineria di Baiji mentre si ebbero scontri tra il personale della sicurezza e milizie filogovernative con i terroristi a Babil, a sud di Baghdad. 2 civili venivano uccisi da 2 autobombe a Basrah. Husayn Firas al-Mashadani, l’emiro di al-Qaida in Iraq, veniva eliminato dalle forze di sicurezza irachene. Il primo ministro Nuri al-Maliqi avvertiva che un referendum sullo Stato curdo nel nord dell’Iraq è incostituzionale, “Nessuno ha il diritto di sfruttare gli eventi attuali per imporre il fatto compiuto, come è già accaduto nella regione curda“.
L’ambasciatore iracheno in Sud Africa, dr. Hisham al-Alawi, dichiarava “L’insurrezione non è solo un problema iracheno, ma internazionale, quindi richiede cooperazione internazionale per essere sconfitta. Le nostre forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del campus universitario di Tiqrit e continuano le operazioni di rastrellamento in città, ma ci vorrà del tempo dato che gli insorti hanno piazzato molte bombe. Abbiamo ricevuto jet Sukhoj dalla Russia e attendiamo la consegna di alcuni jet F-16 dagli Stati Uniti. L’Iran ha offerto assistenza militare, se il nostro governo lo richiede, quindi abbiamo supporto morale e materiale da tutto il mondo. Gli insorti hanno ucciso più di 2000 uomini disarmati, donne e bambini nel tentativo di seminare paura tra la popolazione civile, così almeno mezzo milione di persone è fuggito dalle aree che controllano. Gli insorti provengono per lo più dell’apparato di sicurezza della vecchia dittatura. Hanno cercato di dipingerla come un conflitto settario, ma non è così, il capo dell’esercito e il capo delle forze speciali sono sunniti, 9 delle 14 divisioni sono guidate da generali sunniti. Abbiamo diviso il reddito tra le province sulla base della popolazione e le due province più povere sono infatti quelle sciite, a sud di Baghdad. Abbiamo avuto tre elezioni negli ultimi dieci anni e ridotto la disoccupazione dal 30 per cento nel 2003 all’11 per cento dell’anno scorso. Siamo impegnati in uno Stato federale democratico e unito nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I ribelli hanno commesso crimini di guerra, ucciso 14 importanti imam sunniti e distrutto santuari. Questo è un modello visto in altre parti del mondo, motivo per cui diciamo che è una minaccia globale e dobbiamo avere la cooperazione internazionale per sconfiggerlo“.
miraq 6 luglio, 20 terroristi vengono eliminati nella provincia di Salahudin, a Tiqrit, mentre un capo del SIIL e due guardie del corpo vengono eliminati da una IED, a nord-est di Baquba. Masud Barzani dichiarava a un giornale tedesco che la partizione dell’Iraq è inevitabile e che la Turchia è ormai un “buon vicino” del Kurdistan. Il ministero della Difesa iracheno inviava un battaglione di carri armati a supporto delle forze governative che combattono a Jurf al-Saqir, a nord di Babil. L’ex primo ministro iracheno Iyad Allawi incontrava funzionari turchi a Istanbul chiedendo a Maliqi di dimettersi. 3 civili uccisi a Baquba. L’esercito iracheno distruggeva 8 autoveicoli del SIIL presso la raffineria di Baiji e 5 autoveicoli di un convoglio del SIIL presso Falluja. Il giornale curdo Ozgur Gundem, del Partito dei lavoratori curdo, affermava che l’operazione avviata dal SIIL contro Mosul seguiva un piano stabilito in un incontro ad Amman, il 1° giugno, tra esponenti di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e il leader del Kurdistan Masud Barzani. Parteciparono alla riunione il capo dell’intelligence giordana e rappresentante del re Salah Qalab, il rappresentate del Partito Democratico del Kurdistan Azad Bervari, il vicepresidente dell’intelligence curda Masrur Barzani noto come “Juma”, rappresentanti del partito Baath, due delegati dell’esercito dei mujahidin, e rappresentanti di Ansar al-Islam, Ansar al-Sunnah, esercito della ‘Comunità vittoriosa’ maghrebina, “Brigate della Rivoluzione del 1920″, Esercito dell’Islam e un libico residente a Mosul. L’obiettivo della riunione era l’occupazione di Mosul e l’avanzata su Baghdad, con cui imporsi sull’Iraq, mentre Barzani riceveva il sostegno di Gran Bretagna, Israele e Turchia all’indipendenza del Kurdistan iracheno. Secondo la rete irachena al-Sumarya, il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, sarebbe in Siria dopo essere stato gravemente ferito in un raid aereo ad Anbar. Secondo il rappresentante del Parlamento internazionale iracheno, dr. Haydar al-Shara, “Le forze di sicurezza irachene hanno effettuato un’operazione nella città di Qaim, al confine con la Siria. Grazie ad intelligence accurata e con l’aiuto dell’aeronautica, avrebbero ferito gravemente il capo del SIIL. Dopo essere stato colpito, al-Baghdadi e vari elementi della sua organizzazione sono fuggiti nella vicina Siria, dove al-Baghdadi potrebbe essere morto per le ferite”. Iran e Russia concordi nel sostenere congiuntamente l’Iraq contro il terrorismo, affermava il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian. “Teheran e Mosca sostengono fermamente l’Iraq nella sua lotta contro il terrorismo e sosterranno nettamente la nazione e il governo iracheni nel proteggere unità, indipendenza e l’integrità territoriale irachene“. Iran e Russia si oppongono a qualsiasi cospirazione per la disintegrazione dell’Iraq, “Teheran e Mosca hanno stretto in molti casi una comune e coordinata posizione sugli sviluppi regionali. Se Maliqi viene riproposto come primo ministro dell’Iraq, lo sosterremo con forza; e chiunque altro venga eletto nell’ambito del risultato delle recenti elezione, sarà anch’egli sostenuto dalla Repubblica islamica dell’Iran. È una questione interna dell’Iraq”. Il generale di brigata iraniano Masud Jazayri indica negli USA il cervello dei gruppi terroristici nella regione.
7 luglio, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian visiterà Oman, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante delle forze Basiji iraniane, Generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, dichiarava che un nuovo fronte di resistenza contro l’occidente si formerebbe in Iraq se gli Stati Uniti continueranno a proteggere i terroristi. Citibank e Standard Chartered Bank ritiravano i loro uffici dall’Iraq, come HSBC aveva già fatto a crisi iniziata. Il governo iracheno affermava di combattere contro SIIL, baathisti e l’ordine Naqshabandi. Il Kurdistan iracheno ha bisogno di 6 milioni di litri di benzina al giorno, per alimentare oltre 600000 vetture, ma ne produce solo 3,2 milioni di litri. Il governo locale ricorre al razionamento. La protezione del santuario di Samara dell’Imam Asqari veniva assegnata alle Brigate Badr guidate da Haji al-Amari e alla Asayb Ahlal Haq guidata da Qais al-Qazali, la periferia era assegnata alle Brigate della Pace di Muqtada Sadr, mentre la polizia federale veniva allontanata. Un alto comandante delle forze irachene, Maggior-Generale Najm Abdullah Sudan, della 6° Brigata, rimaneva ucciso nelle operazioni antiterrorismo presso Baghdad, dove 60 terroristi venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene. L’alleanza del Kurdistan dichiarava che non parteciperà ai colloqui per la formazione del governo fino a quando non sarà scelto un nuovo Primo ministro. Le forze peshmerga effettuavano operazioni contro il SIIL a Jalawla, presso Diyala. L’esercito e l’aviazione iracheni distruggevano 15 autoveicoli del SIIL a Baiji, provincia di Salahudin, mentre altri 125 terroristi venivano eliminati a Baghdad e dintorni. Il Primo ministro iracheno licenziava il comandante delle forze di terra irachene, Tenente-Generale Ali Ghaidan Majid, insieme al suo vice maggiore Abdul Rahman al-Handal e al suo capo di stato maggiore, Generale di brigata Hasan Abdul Razaq. La motivazione era la ritirata da Mosul di giugno.
8 luglio, l’esercito iracheno assaltava Tiqrit da nord. Muqtada Sadr incontrava la leadership delle Brigate della Pace a Samara. Ad al-Zwaya, a nord di Tiqrit, l’esercito distruggeva 3 autoveicoli del SIIL. Il religioso sunnita e capo degli Studiosi in Iraq, shayq Qalid al-Mulla dichiarava che nelle città sunnite verranno organizzati i Battaglioni di Difesa Nazionale per lottare contro i terroristi, in sintonia con l’appello lanciato da Sistani. Una bomba uccideva 3 poliziotti presso Samara. Diverse bombe a Baghdad uccidevano 3 civili e ne ferivano 17. Maliqi nominava il Generale Raid Shair Jawdat nuovo capo della polizia irachena. Abdulqadir Hamat, ex-colonnello dell’esercito baathista veniva eliminato assieme a 33 terroristi nei raid aerei governativi su Tal Afar. Altri 38 terroristi rimanevano feriti. Un ex-jihadista turco afferma che oltre 6000 islamisti turchi sono stati addestrati dal SIIL. Masud Barzani affermava che i curdi non sono più soggetti alla costituzione irachena. I curdi sosteevano di aver eliminato 200 terroristi del SIIL. Il Consiglio provinciale di Najaf vietava la vendita di merci saudite. L’inviato cinese in Medio Oriente Wu Sike  incontrava il premier iracheno Nuri al-Maliqi, affermando che la Cina è saldamente al fianco degli iracheni nella loro lotta per preservare la sovranità e l’indipendenza contro il terrorismo. Iraq e Cina hanno piena fiducia reciproca e sincera amicizia, dichiarava il Primo ministro, ringraziando il governo cinese per il sostegno a sovranità e indipendenza dell’Iraq, promettendo che Baghdad continuerà a promuovere la cooperazione con Pechino in tutti i settori. Invitava inoltre la Cina a partecipare alla ricostruzione del Paese. “La stabilità dell’Iraq è essenziale per la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo”, dichiarava Wu. La Cina esorta la comunità internazionale a fare di più per aiutare l’Iraq, sottolineando che continuerà a fornire sostegno materiale all’Iraq.
9 luglio, 3 autobombe esplodevano a Hila, provincia di Babil, uccidendo 3 civili e ferendone 11. Abu Usama al-Musrati, emiro di Sadiya, veniva eliminato insieme a due guardie del corpo in un attentato nella provincia di Diyala. Aerei Sukhoj Su-25 bombardavano le posizioni del SIIL a Babil, eliminando 28 terroristi, mentre unità antiterrorismo del governo, in coordinamento con l’aviazione, assaltavano le posizioni del SIIL nella provincia di Salahudin. Agenti dei servizi segreti del Qatar venivano arrestati negli Emirati Arabi Uniti. La Coalizione nazionale siriana sostituiva Ahmad al-Jarba con Hadi al-Bahra, un agente dell’Arabia Saudita.

1535591Fonti:
Electronic Resistance
ITAR-TASS
Iraqi News
Nsnbc
Nsnbc
PressTV
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
The Aviationist
The BRICS Post
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Voice of Russia

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Sikorski e Dziewulski: strategia e tattica del neo-Commonwealth

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 10 giugno 2014

10440098_733479700032357_4629280279112388550_nMentre la guerra nel sud-est dell’ex-Ucraina infuria, altre prove emergono sulla partecipazione polacca. Tale partecipazione è stata finora indiretta (cioè senza unità militari polacche ufficiali), anche se ciò non vuol dire che sia meno letale. Non solo la Polonia è complice nell’addestramento dei terroristi urbani durante il caos di EuroMajdan, ma ha anche inviato mercenari a reprimere i manifestanti antigolpe contrari alla giunta. Ora, prove fotografiche collegano la Polonia alla follia ucraina. Jerzy Dziewulski, consigliere per la sicurezza dell’ex-presidente polacco Aleksander Kwasniewski, è stato fotografato la scorsa settimana con Turchinov a Slavjansk. Dziewulski è un noto esperto di antiterrorismo addestrato da Stati Uniti, Israele, Francia e Germania e attualmente gestisce la sua organizzazione di ‘sicurezza’ privata. Nonostante Sikorski sia muto sulla presenza dei mercenari polacchi in Ucraina, dicendo che aveva “segnalato il fatto alla Procura del Paese”, foto di Dziewulski con Turchinov dimostrano che mente. In realtà, Sikorski e Dziewulski guidano l’interferenza strategica e tattica della Polonia nel conflitto civile dell’Ucraina, e non possono più distinguersi dagli altri. I rapporti su squadre mercenarie operanti nell’ex-Ucraina apparvero alla vigilia dell’operazione punitiva della giunta di Kiev di aprile, ma solo di recente emergono le prove del contributo della Polonia a tali forze. A fine maggio vi furono indicazioni su mercenari polacchi inviati in Ucraina, quasi immediatamente contestate da Sikorski nonostante il Viceministro degli Esteri della Russia sottolinei che mercenari stranieri, “in particolare dalla Polonia”, siano attivi sul campo. Sikorski ha ora altrettanto facilmente smentito la prova effettiva su tali mercenari e loro comandanti polacchi, con il ministero degli Esteri polacco che semplicemente afferma che tali informazioni siano “propaganda nera”. Non dovrebbe sorprendere dato che Sikorski ha fatto passare quasi una settimana prima di parlare dell’illegittimità di tali mercenari, in primo luogo, e non potendo mai confermarne l’esistenza. Ora la foto di Dziewulski (in tenuta da combattimento, elmetto e sembra con una pistola nella fondina al petto) assieme a Turchinov a Slavjansk appare su internet, ed è impossibile negare la partecipazione della Polonia in tale conflitto.
cia-seal_20110502090517_320_240Per capire bene il significato della fotografia che coglie il governo polacco in flagrante, poche parole devono essere dette su Dziewulski. Secondo il suo sito web, è un esperto di antiterrorismo che ha fondato la Commissione per i servizi speciali della Polonia. Ha brevetti di guerra delle mine, pirotecnico e cecchino. S’è addestrato in Israele, Stati Uniti, Germania e Francia, anche al dipartimento di Stato e al Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms durante la sua permanenza negli USA. Si presenta come l’esperto del premier sulla sicurezza, compreso le società di sicurezza (leggi: compagnie militari private) e la “personalizzazione dei piani di sicurezza” (leggi: dirigere le offensive dei mercenari). Considerando la sua precedente intima associazione con Kwasniewski, è assai probabile che sia un componente importante del complesso della sicurezza nazionale della Polonia. Ciò rende ancor meno probabile che Sikorski non sappia del coinvolgimento di un dirigente governativo nel purulento conflitto nel Paese confinante. Ciò che è emerso è che Sikorski e Dziewulski hanno dirottato la politica polacca sull’Ucraina e ora guidano un’unica offensiva su due fronti contro il popolo del Donbas. Sikorski, che manovra per il primo posto nella politica estera dell’UE, ha quasi completamente oscurato il primo ministro della Polonia, che il 69% degli europei nemmeno conosce. L’approccio di Sikorski è presentare l’alta strategia della Polonia nel promuovere i propri interessi nelle terre dell’ex-commonwealth polacco-lituano (la cui rinascita ha motivato il capo dei servizi di sicurezza polacco nel partecipare al golpe di febbraio contro Janukovich). Dziewulski è più subdolo, e prima della pubblicazione della foto, aveva un approccio subdolo ad est. È la forza attiva che sul terreno guida tatticamente la strategia di Sikorski. La sua vasta esperienza potrebbe anche indicare che controlli le legioni mercenarie che devastano il Donbas (e quindi responsabile dei crimini di guerra da esse commesse. Dopo tutto, è improbabile che Turchinov sprechi tempo facendosi fotografare con una figura insignificante (ma sappiamo che Dziewulski non lo è) presso le linee del fronte della sua offensiva. Sikorski e Dziewulski quindi formano la combinazione aggressiva di ‘cervelli e muscoli’ rappresentanti braccio e martello dei piani per il Neo-Commonwealth della Turchia slava.

Radosław Sikorsk

Radosław Sikorski

Andrew Korybko è master statunitense presso l’Università Statale di Relazioni Internazionali di Mosca (MGIMO).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Omicidi e sesso in Belgio: Mossad e CIA

Aangirfan 1 giugno 2014

Screen-Shot-2014-05-26-at-1_56_27-PMIl 24 maggio 2014, a Bruxelles, Emmanuel e Mira Riva furono uccisi. Secondo quanto riferito,  lavoravano per il Mossad. Il 25 maggio 2014 ci sono state le elezioni in Belgio. Il 26 maggio 2014, il primo ministro belga Elio di Rupo ha rassegnato le dimissioni. Elio di Rupo è collegato al Bilderberg e ai ragazzi. Il killer dei Riva sembra un killer professionista. Mistero
Il fatto che il killer sia scappato potrebbe suggerire che fosse aiutato delle autorità del Belgio?  Alcuni politici belgi furono fortemente critici verso Israele. Il 24 maggio, si legge che la polizia aveva arrestato un sospetto sulla scena e che ne ricercava un secondo. Il sospettato è stato rilasciato. La polizia belga detiene un sospetto dell’omicidio al Museo Ebraico – 24 maggio 2014
Il 1° giugno 2014, leggiamo che un capro espiatorio era stato arrestato. Un francese con legami sospetti con islamisti in Siria è stato arrestato per la sparatoria mortale della scorsa settimana presso il Museo Ebraico di Bruxelles. L’uomo armato sospettato, di 29 anni, Mahdi Namush, fu arrestato a Marsiglia per possesso di un Kalashnikov e una pistola simili a quelli usati durante l’attacco del 24 maggio, riferiscono le fonti. E’ stato arrestato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio in relazione all’atto terroristico, riferiva una fonte giudiziaria. Sospetto arrestato per la sparatoria al Museo Ebraico di Bruxelles

138750-eric-rassineux1Zev Barkan (Omicidi del Mossad in  Belgio…)
Secondo quanto riferito, Zev Barkan, alias Bruckenstein, un tempo era un agente del Mossad a Bruxelles. Secondo quanto riferito, Barkan coinvolse Bernard Weinstein nell’organizzazione di Marc Dutroux, in modo da ricattarne i clienti. Secondo quanto riferito, Dutroux scoprì cosa facesse Weinstein, e l’uccise. Dutroux fu arrestato nel 1996. Dutroux venne rilasciato dal carcere in anticipo. Secondo quanto riferito, la polizia belga l’ha aiutato a rapire i bambini da far abusare da personalità come poliziotti e giudici. Diversi testimoni nel caso Dutroux, circa 20, sono morti in circostanze strane. Secondo quanto riferito, Barkan ha contribuito a silenziare il caso Dutroux. Nel 2002, il politico belga Alain Van der Biest, legato al caso Dutroux, fu ‘suicidato’. Biest era ministro degli Interni quando Dutroux fu rilasciato dal carcere nel 1991 dopo aver scontato solo 3 anni della condanna a 13 anni per stupro. Biest era sospettato essere il mandante dell’assassinio del politico belga André Cools, nel 1994.

1364296453André Cools, che sapeva troppo dei collegamenti tra politici statunitensi e criminalità belga, venne assassinato a Liegi. Secondo quanto riferito vi sono collegamenti tra il caso Dutroux, l’Operazione Gladio della CIA e le reti di pedofili che operano nel Jersey, Paesi Bassi, Stati Uniti… Il 27 novembre 1995, la polizia belga perquisì i locali utilizzati dal culto di Rajneesh Osho (un culto legato alla CIA). Cercava Eric Mattheeussen, accusato di scattare fotografie di incidenti stradali. La polizia trovò molte scatole. “In queste scatole… trovammo centinaia di immagini di cadaveri di bambini, spesso nelle pose più orribili. Molte delle foto furono fatte da lui stesso, altre furono prese su ordinazione di altri fotografi… In diverse scatole trovammo pornografia infantile… spesso bambini molto piccoli penetrati da adulti, e certe fantasie pedofile assai strane… ritagli di giornale di famose sparizioni“. (De Demmink Doofpot Istituto per lo Studio della Globalizzazione)

0 GLADIONel 2011, ci furono sparatorie in stile Gladio a Liegi, in Belgio; sei persone vi morirono. Secondo il procuratore belga Cedric Visart de Bocarme: “Solo un disturbo mentale come la ricezione di trasmissioni radio della CIA… può spiegare la furia omicida di Liegi”. Strage di Liegi: ciarlataneria politica/L’Operazione Gladio rimbalza in Europa?/Belgio – Nordine Amrani l’assassino belga.
Le Soir riferì che tre uomini eseguirono l’attentato a Liegi. Il giornale riferì che uno dei tre era nascosto nel Palais de Justice. ‘3 uomini eseguirono l’attentato di Liegi, centro dalla città evacuato’
Nell’aprile 2011, il Belgio irritò Israele sostenendo una dichiarazione dell’UE che chiedeva a Israele moderazione negli attacchi dei razzi da Gaza… Nel maggio 2011, Shimon Samuels, direttore del Simon Wiesenthal Center e il  dottor Moshe Kantor, presidente dell’European Jewish Congress (EJC) chiesero che il primo ministro del Belgio Yves Leterme licenziasse il ministro della giustizia Stefaan De Clerck poiché aveva accolto un atto d’accusa di 70 pagine contro i leader israeliani (Ehud Olmert, Ehud Barak e Tzipi Livni, ecc) per crimini di guerra nell’operazione Piombo Fuso a Gaza, nel 2009. “Livni aveva evitato di recarsi in Belgio nel 2009 quando era ministra degli Esteri, per paura di esservi arrestata”. Ai primi del dicembre 2011, il rabbino Marvin Hier del Simon Wiesenthal Center chiese che Hillary Clinton licenziasse il suo ambasciatore ebreo in Belgio, Howard Gutman, per aver accusato Israele di alimentare l’antisemitismo in Europa e nel mondo musulmano”. Il Mossad ha visitato il Belgio?

article-2074978-0F2D8FC200000578-8_233x423Nordine Amarani fu accusato dell’attentato di Liegi. Nordine Amrani, 33 anni, è nato in Belgio. In giovane età rimase orfano e venne cresciuto in case-famiglia. Amrani non era un musulmano ed era in procinto di sposarsi. Daily Mail
Amrani è stato condannato per possesso illegale di armi e droga, e per violenze sessuali. Secondo Richard Cottrell, ex-parlamentare europeo (conservatore) e autore di Gladio: Il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa: “Amrani è “il capro espiatorio stereotipo… esattamente come Breivik in Norvegia… Nei primi anni ’80, un gruppo di uomini pesantemente armati terrorizzò supermercati e altri negozi nella regione del Brabante nei pressi di Bruxelles. Gli armati sparavano a caso sugli astanti durante una serie di rapine tra il 1982 e il 1985, uccidendo 28 persone e ferendone molte altre. Le vittime includevano clienti sfortunati uccisi a sangue freddo dai mitraglieri nei supermercati affollati e nei parcheggi. L’inchiesta parlamentare belga ufficiale… concluse che i criminali erano collegati ai servizi segreti belgi…” End the Lie

article-2074978-0F2C7A9A00000578-208_468x308Nel 2006, le armi e le munizioni usate nei massacri del Brabante furono infine rintracciate, nel … ramo belga dell’esercito segreto della NATO Stay-behind, chiamato ‘Squadrone d’Intervento Speciale’, conosciuto dal comando della struttura di Gladio come ‘Organizzazione Diana (la cacciatrice)’
Nel 2003, Nordine Amrani ebbe due anni di sospensione della pena per stupro. Nel 2007, la polizia irruppe a casa di Nordine Amrani e trovò lanciarazzi, potenti fucili e munizioni. La polizia trovò  anche migliaia di piante di cannabis. Amrani fu imprigionato nel 2008. Amrani era in libertà vigilata quando la sparatoria di Liegi ebbe luogo. Perché non era sotto stretta sorveglianza? Riuscì ad ottenere un fucile d’assalto belga FAL, granate e altre armi subito dopo il suo rilascio anticipato dalla prigione, nell’ottobre 2010. Daily Mail

p.txtGli attacchi tipo Gladio di Liegi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito ucraino e il genocidio contro la popolazione dell’Ucraina

Valentin Vasilescu Reseau International 30 maggio 2014
tank-graveyard-6_2840058kL’interferenza di Washington nella politica della Difesa dell’Ucraina ha portato al genocidio  perpetrato dall’esercito ucraino nel Paese. L’incapacità dei militari d’impegnarsi in combattimento contro gli insorti armati ha portato a scegliere i civili come bersaglio, necessario agli scopi statunitensi, fornendo involontariamente un grande nucleo di soldati ben addestrati e motivati pronti a servire la causa della federalizzazione dell’Ucraina.
Il massacro di Odessa e l’assassinio di decine di civili in Ucraina orientale, applauditi con soddisfazione dall’occidente, sono stati attribuiti alle organizzazioni fasciste Svoboda e Fazione destra tollerate dalle autorità. Dopo l’elezione del presidente ucraino, l’esercito nazionale dirige il genocidio della minoranza russa in Ucraina orientale, sparando con i cannoni sui quartieri di Slavjansk, bombardando a Donetsk con aerei da combattimento Su-25 le auto sulle strade, provocando in un giorno oltre 50 vittime civili. Tali metodi mettono l’esercito ucraino fuori dal diritto internazionale sulle questioni umanitarie e la protezione dei civili nei conflitti armati, secondo le Convenzioni di Ginevra, e suscitando possibili sanzioni dalla comunità internazionale. Sono anche la prova che non c’è più un esercito nazionale al servizio del popolo ucraino, ma una banda di mercenari asserviti agli oligarchi sostenuti dall’occidente. Tale metamorfosi dell’esercito ucraino che massacra i civili, è dovuta all’incapacità già dimostrata di combattere ad armi pari contro le forze dell’autodifesa di Donetsk e Lugansk. Ad esempio, la mattina del 10 maggio, giorno del referendum a Donetsk e Lugansk, una colonna di sei blindati della 95.ma Brigata paracadutisti che eseguiva la cosiddetta “operazione antiterrorismo”, cadde in un’imboscata organizzata dai federalisti a 40 km da Slavjansk (nel nord della regione di Donetsk). I paracadutisti della brigata ucraina furono preparati da istruttori statunitensi del centro “John F. Kennedy” del Special Operations Command di Fort Bragg, per partecipare alle operazioni con le truppe statunitensi in Afghanistan. Ma il gruppo federalista, composto da 20 ufficiali della riserva che in passato comandarono le unità aviotrasportate ucraine, li neutralizzarono con lanciarazzi portatili MLI, colpendo testa e coda del convoglio. Una volta sbarcati dai loro blindati fuori uso sulla strada, i paracadutisti furono circondati e costretti ad arrendersi. Alla loro testa vi era un comandante di battaglione, un colonnello. In precedenza, un elicottero MI-17 con 13 sospetti mercenari occidentali a bordo, fu abbattuto a Kramatorsk (zona nel nord di Donetsk), senza lasciare sopravvissuti, e ciò dopo che era stato abbattuto un primo elicottero d’attacco ucraino Mi-24, incaricato di proteggerlo. Ciò ha il segno degli ufficiali di riserva, categoria di veri professionisti dell’esercito ucraino.
I generali ucraini che guidano la cosiddetta operazione “antiterrorismo” in Ucraina orientale hanno dimostrato vividamente di non aver alcuna idea dei principi fondamentali della lotta armata, cioè  coordinamento nel tempo e nello spazio tra diversi tipi di forze e armi comandate. Il 21 maggio, un punto di appoggio fu costituito da tre plotoni di paracadutisti dell’esercito ucraino, con blindati e mitragliatrici pesanti ZU-23, presso Volnovaga, città a sud di Donetsk. Quando il punto di appoggio fu attaccato con armi automatiche dai federalisti, i paracadutisti subirono perdite pesanti. L’agenzia ucraina Unian, citata dall’agenzia Agerpres, dice che vi furono 16 morti e 30 feriti tra i militari ucraini dopo l’intervento di due elicotteri d’attacco ucraini Mi-24. Gli equipaggi intervennero senza contatto radio con i loro commilitoni paracadutisti, e in assenza di qualsiasi agente presente nel dispositivo ad indicargli gli obiettivi. Così i piloti degli elicotteri spararono senza saperlo sui propri commilitoni, e il fuoco continuò dopo che il comandante della compagnia paracadutisti poté contattare il comando ucraino. Coloro che credono che l’esercito romeno sia guidato da generali migliori degli ucraini, sbagliano. Il 23 dicembre 1989, alle 10:30, l’elicottero IRA 330 n° 87 dell’UM01901 di Boteni, ebbe l’ordine di attaccare dei “terroristi” nei pressi del cimitero militare Ghencea, dove vi era la sede del Ministero delle Difesa Nazionale (DND). L’equipaggio non ebbe informazioni sulla posizione del dispositivo e distribuzione della difesa del DND, o della radiofrequenza con cui contattare le truppe a terra, e nessun agente ad indicare il bersaglio. Inoltre, i comandanti del comando centrale della difesa del DND non furono informati della missione dell’elicottero, provocandone l’abbattimento con munizioni da 12,7 millimetri sparate dai soldati del dispositivo a difesa del DND.
Come è possibile una tale mancanza di professionalità e di sentimento nazionale nell’esercito ucraino? Il 22 ottobre 1991, quando l’Ucraina divenne indipendente dall’URSS, il materiale bellico dell’esercito sovietico in Ucraina fu ceduto all’esercito ucraino. Erano i più moderni mezzi bellici delle riserve strategiche dell’URSS organizzate in Ucraina. Vi erano 4080 carri armati, 5050 veicoli blindati, 3095 veicoli leggeri, 4040 pezzi di artiglieria, 1090 aerei, 330 elicotteri e truppe con vasta esperienza. Tra la disintegrazione del Patto di Varsavia e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la NATO impose la firma del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa di Parigi, ultimato nel novembre 1992 e massicciamente applicato nel 1995. Il trattato disarma gli ex-membri del Patto di Varsavia, per impedirgli di resistere all’annessione alla NATO e all’UE. Dopo 10 anni, nel 2005, dopo l’insediamento della coppia Jushenko-Timoshenko a Kiev, con il pretesto della compatibilità con le forze della NATO, il Pentagono impose all’Ucraina un cosiddetto “piano di modernizzazione e di sviluppo” con cui, entro 7-8 anni, l’esercito ucraino si sbarazzava di gran parte del suo equipaggiamento militare rimastogli dopo la prima epurazione attuata applicando il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa, e a seguito di tale nuova ristrutturazione, l’equipaggiamento dell’esercito ucraino si ridusse; dei 600 aerei ed elicotteri sopravvissuti, ne rimasero non più di 200, e dei 2800 carri armati, veicoli corazzati e leggeri sopravvissuti, ne rimasero 1600 ad esempio. Nel 2006, l’ultimo squadrone ucraino dotato di bombardieri supersonici Tu- 22M3 venne privato dei 43 velivoli rimasti dalla dissoluzione dell’ex-URSS. La decisione del Pentagono non ha alcuna spiegazione se non minare le difese dell’Ucraina per soddisfare i propri interessi, cioè servirsene come forza di occupazione in Iraq e in Afghanistan, come l’esercito rumeno. Considerando che, se ci riferiamo solo ai velivoli Tu-22M3, Su-25, Su-27 e MiG-29 (con più della metà delle risorse impoverite), ne bastava l’aggiornamento. Questo potrebbe essere facilmente eseguito dalla rinomata industria aeronautica ucraina di Kiev Antonov. Il suo nuovo velivolo da trasporto pesante An-70 (realizzato in collaborazione con la Russia) lo dimostra. I comandi dell’An-70 sono elettronici, fly-by-wire, e i piloti utilizzano una cloche simile a quella montata sul pannello laterale della cabina degli F-16. La cabina è di tipo vetronico che utilizza schermi LCD a colori subordinati ai sistemi di controllo del volo. Il sistema di controllo di volo ha un’interfaccia uomo-macchina tipo FEP (protezione dell’inviluppo di volo) che calcola continuamente la sicurezza del volo e annulla gli ordini del pilota quando superano i limiti dell’evoluzione dell’angolo di attacco o i limiti strutturali del velivolo.
Durante il piano di riduzione degli armamenti, ancora nel 2005, il Pentagono pubblicò la lista di 3500 alti ufficiali della riserva ucraina. L’elenco conteneva il 95% di coloro che inquadrarono gli stati maggiori dell’esercito, dell’aeronautica e della marina dell’Ucraina. Inoltre, vi furono inseriti i comandanti dei distretti militari e delle grandi unità dell’esercito. Il Pentagono continuò senza ostacoli a ripulire l’esercito ucraino, anche dopo l’avvento al potere di Janukovich, così che fino al 2014 più di 41mila ufficiali erano stati rimossi e messi in riserva, e al loro posto fu messo personale civile, in parte proveniente da organizzazioni estremiste come Svoboda e Fazione destra, da altri ambiti o anche teppisti. L’esercito ucraino si renderà conto ben presto cosa sia la protezione degli Stati Uniti nel genocidio del proprio popolo. Sperando che i suoi crimini restino impuniti, come successe nel 1989 all’esercito romeno. Per trascinare la Romania nella condizione di colonia statunitense, l’esercito romeno uccise 1100 persone dopo la cacciata dal potere di Ceausescu, attribuendo le vittime a terroristi immaginari.

10357991Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare dell’aeroporto di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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