La ricetta segreta ucraina: “Brennan a Kiev”

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 15/04/2014
0107-John-Brennan-CIA.jpg_full_600Il direttore della Central Intelligence Agency, John O. Brennan, prepara una tempesta in Ucraina e “Brennan a Kiev” è l’entrée sul menu. Brennan ha recentemente visitato in segreto la capitale ucraina per discutere con i golpisti su come spezzare la rivolta in Ucraina orientale. Secondo diverse agenzie europee Brennan è arrivato il 12 aprile a Kiev con un passaporto diplomatico sotto falsa identità. Brennan avrebbe esortato i membri del “Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale”, l’autorità suprema creata dai capi che hanno deposto il Presidente Viktor Janukovich nel colpo di Stato di febbraio, a sedare con violenza la ribellione degli ucraini filo-russi a est. Brennan e altri funzionari del governo degli Stati Uniti sono anche responsabili dell’identificazione dei secessionisti dell’est come “terroristi”, nell’ambito di una grande guerra di propaganda statunitense e occidentale contro i leader secessionisti ucraini orientali e il governo russo. La notizia della visita segreta di Brennan a Kiev proviene soprattutto dai lealisti di Janukovich rimasti nel governo ucraino, così come dai funzionari del Partito Comunista ucraino ancora parlamentari. Brennan ha coordinato le attività anti-russe della CIA con i servizi d’intelligence degli alleati della NATO in Europa orientale, in particolare di Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. E’ anche significativo che Brennan, figlio di immigrati irlandesi, sia sposato con Kathy Pokluda, nativa del New Jersey di origine ceca. Tre figli di Brennan, Kyle, Kelly e Jaclyn, sono ceco-irlandesi. I Pokluda non abitano solo nella Repubblica Ceca, ma anche in Slovacchia e Ucraina occidentale. I legami di Brennan con la Repubblica ceca, che ha eletto capi violentemente antirussi, spiega in parte il desiderio di Brennan di aumentare le tensioni con Mosca in Ucraina orientale.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiamato i capi della violenta ribellione che rovesciò Janukovich a febbraio “combattenti per la libertà” e “forze pro-democrazia”, anche se le milizie nazionaliste di  destra hanno sparato sui manifestanti di piazza Majdan con i cecchini annidati negli edifici intorno al luogo delle proteste. I “combattenti per la libertà” dell’occidente hanno ucciso numerosi manifestanti e agenti di polizia. La CIA, utilizzando prevalentemente i gruppi di facciata della “società civile” di George Soros e le operazioni mediatiche, aveva affermato che i cecchini erano fedelissimi del governo Janukovich e persino unità delle forze speciali russe. Tuttavia, ciò che la CIA accusa facciano Janukovich e la Russia in Ucraina è esattamente ciò ha fatto nelle ultime settimane: dispiegare unità delle forze speciali, tra cui forze di sicurezza private della CIA, come  l’Academi (la famigerata ex-Blackwater), per sparare sui manifestanti filo-russi nell’Ucraina orientale. Brennan, i cui sentimenti filo-sauditi sono così ben noti che viene soprannominato “Shayq Brennan” dagli addetti della CIA, secondo quanto riferito ha contribuito a forgiare la reazione violenta delle forze di sicurezza ucraine nella città di Slavjansk e in altri centri abitati, tra cui Donetsk, Kharkov e Lugansk. Essendo normale routine viaggiare, per i direttori della CIA, Brennan avrebbe fornito consulenza ai funzionari ucraini, assistito da una squadra del servizio nazionale clandestino della CIA, tra cui agenti sul campo della CIA, già presenti in Ucraina e che parlano correntemente l’ucraino. In reazione alla presenza di Brennan nella capitale ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto spiegazioni a Washington su ciò che Brennan fa in Ucraina.  Parlando ad una conferenza stampa, Lavrov ha detto che la Russia non ha ancora ricevuto una risposta ragionevole dagli Stati Uniti sullo scopo del viaggio segreto di Brennan a Kiev.
La CIA ha una lunga tradizione nell’assumere il comando virtuale dei servizi di sicurezza stranieri, come il servizio di sicurezza ucraino o Sluzhba Bezpekij Ukrajinij (SBU). Durante il regno dello Scià dell’Iran, la CIA guidava il temuto servizio di sicurezza SAVAK iraniano e dopo che si dimise  da direttore della CIA, Richard Helms divenne l’ambasciatore degli Stati Uniti a Teheran. Come nelle recenti attività di Brennan in Ucraina, Helms comandava la SAVAK addestrata dalla CIA in Iran. Ciò che seguì all’operato di Helms a Teheran fu la rivoluzione islamica che, in parte, reagì agli  agenti della SAVAK addestrati dalla CIA in tecniche di tortura ed esecuzioni extragiudiziali dei leader dell’opposizione iraniana. La CIA guidava virtualmente i servizi segreti del dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko, del caudillo della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo, del dittatore panamense Manuel Noriega e di quello nicaraguense Anastasio Somoza. Tuttavia, ciò che potrebbe causare una certa apprensione tra i capi provvisori di Kiev, va notato: quando la CIA si stancò di tali dittatori, se ne sbarazzò rapidamente. Mobutu morì in esilio in Marocco, dopo essere stato rovesciato da forze aiutate dalla CIA. Trujillo fu assassinato nella sua Chevrolet Bel Air da congiurati addestrati dalla CIA. Noriega fu arrestato mentre cercava asilo nell’ambasciata del Vaticano a Panama City, dopo l’invasione degli Stati Uniti; fu condannato in Florida e in Francia ed ora marcisce in una prigione nella giungla panamense; e Somoza fu costretto a fuggire in Nicaragua dopo il taglio del sostegno degli Stati Uniti; la sua auto fu poi colpita da un razzo anticarro mentre viveva in esilio in Paraguay. Il presidente temporaneo ucraino Aleksandr Turchinov, il primo ministro Arseniyj Jatsenjuk, il ministro degli Interni Arsen Avakov e gli altri golpisti ucraini, ovviamente, non hanno considerato ciò che la CIA fa dei suoi “amici” diventati inutili e spendibili.
Il deputato del Partito comunista ucraino Vladimir Golub ha detto a RIA Novosti che l’SBU è diventata una “unità della CIA”. Gli agenti della CIA hanno respinto le notizie su Brennan a Kiev come “bugie”. Tuttavia, Brennan è noto per aver mentito in passato sulle operazioni clandestine della CIA e la CIA ha pubblicato la sua risposta standard che “né conferma né smentisce” la presenza di Brennan in Ucraina.
Brennan mentì sul ruolo di sauditi e Qatar nell’operazione della CIA a Bengasi, in Libia, che vide l’ambasciatore USA Christopher Stevens e altri tre diplomatici statunitensi uccisi dai ribelli islamisti nel tentativo di trasferire armi dai depositi del leader libico caduto Muammar Gheddafi ai guerriglieri salafiti in Siria. Brennan era il viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama al momento del disastro di Bengasi. Dopo l’ammissione del direttore della CIA David Petraeus di una relazione extraconiugale con la sua biografa, Brennan, ex-agente del Servizio Nazionale Clandestino della CIA dai solidi legami con l’Arabia Saudita, sostituì Petraeus. Brennan ha supportato la politica dell’invio segreto di armi e tortura dell’amministrazione di George W. Bush, usata contro “al-Qaida” in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro nel 2005, Brennan è diventato l’amministratore delegato di The Analysis Corporation (TAC), il contraente privato favorito dalla CIA. Fin dall’inizio della campagna presidenziale del 2008, i dipendenti del TAC di Brennan presso l’Ufficio passaporti del dipartimento di Stato, si assicurarono che certe informazioni su Obama e i suoi parenti venissero eliminate dai documenti del dipartimento di Stato. Il mini-scandalo riguardava anche le registrazioni dei passaporti degli avversari di Obama, Hillary Rodham Clinton e John McCain, cancellati anch’essi. Brennan fu premiato per il suo lavoro a favore della campagna di Obama con la seconda carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e, infine, con la direzione della CIA dopo la caduta di Petraeus. Brennan prende poche decisioni senza prima discuterne con Obama. Qualsiasi decisione d’inviare agenti della CIA, tra cui mercenari, in Ucraina orientale avrebbe il consenso di Obama, ufficialmente con la firma di un “decreto presidenziale”, o ufficiosamente con una semplice “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” a Brennan. Brennan, definito un “delinquente insopportabile” dai funzionari e pensionati della CIA che lo conoscono, non sarebbe la figura più gradita in Ucraina, se le autorità di Kiev in realtà desiderassero la soluzione pacifica con gli oppositori…

John-Brennan-Confirmed-As-CIA-DirectorLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La menzogna libica

Dean Henderson 7 aprile 2014

G8: AL VIA ULTIMA GIORNATAIl golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
La nuova Repubblica della Libia adottò la bandiera verde, che simboleggia il ‘Libro Verde’ di Gheddafi, che scrisse per spiegare il modello economico unico dell’anarco-sindacalismo libico. E’ un libro molto premuroso di cui raccomando la lettura. Nel 1970 Gheddafi costrinse le forze statunitensi ed inglesi ad evacuare le loro basi militari. L’anno seguente nazionalizzò le proprietà della British Petroleum e costrinse le altre compagnie a versare allo Stato libico una quota molto più alta dei loro profitti. Inoltre nazionalizzò la banca centrale della Libia. La Libia era uno dei soli cinque Paesi al mondo la cui banca centrale non era controllata dalle otto famiglie del sindacato bancario guidato dai Rothschild. A causa della drastica uscita dall’usura coloniale, la Libia ebbe uno dei più alti standard di vita di tutta l’Africa. Il reddito medio pro-capite era di 14000 dollari all’anno. I lavoratori non solo avevano le proprietà delle fabbriche in cui lavoravano, ma decidevano cosa produrre. Le donne godevano di pari diritti. Mentre i media degli illuminati ritraggono lo Stato libico come altamente centralizzato e onnipotente, niente era più lontano dalla verità. L’idea dell’anarco-sindacalismo è che lo Stato alla fine sparisce. E fu così. Quando Gheddafi diceva che non aveva molto a che fare con la gestione quotidiana degli affari della nazione, intendeva ciò. Il popolo gestiva quegli affari e il potere era assai disperso. Gheddafi accusò la rivolta libica di essere opera di al-Qaida e delle nazioni occidentali. Si riferiva al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), affiliato ad al-Qaida, che a lungo operò dalle basi in Ciad tentando di rovesciare Gheddafi. Gli estremisti del NFS erano finanziati dall’Arabia Saudita ed erano guidati dai loro gestori di CIA/MI6/Mossad. I giornalisti occidentali ricevevano notizie fresche dai capi del NFS. Il Ciad fu a lungo il Paese nordafricano più importante nel sistema di produzione petrolifero della Exxon. Nel 1990, a seguito di un contro-colpo di Stato filo-libico contro il governo del Ciad che dava rifugio al NFS, gli Stati Uniti evacuarono in Kenya 350 elementi del NFS con il finanziamento saudita. Negli anni ’80 il pazzo Reagan bombardò la casa di Gheddafi uccidendo molti suoi parenti dopo che l’intelligence occidentale falsamente gli attribuì un attentato ad una discoteca tedesca.

La menzogna di Lockerbie
lockerbieIl volo Pan Am 103 del 21 dicembre 1988 fu fatto esplodere su Lockerbie, in Scozia. Quando il presidente Bush prestò giuramento il mese dopo, accusò dell’attentato terroristico due libici, Abdal Basat Ali al-Magrahi e Lamin Qalifa Fimah. Bush impose le sanzioni alla Libia. Il presidente Bill Clinton poi chiese il boicottaggio internazionale del petrolio libico. Nel 2000 i libici furono condannati da un tribunale scozzese istituito a L’Aia. Le prove erano inconsistenti. Numerose indagini indipendenti sull’incidente dipingono un quadro molto diverso. Interfor, una società d’intelligence aziendale di New York City, assunta dalla compagnia assicurativa della Pan Am, scoprì che una cellula della CIA a Francoforte, Germania, proteggeva un’operazione di contrabbando di eroina mediorientale, che usava il deposito di Francoforte della Pan Am come punto di trasbordo del suo traffico. Interfor individuò nel siriano Manzar al-Qasar il capo dell’operazione di contrabbando. Un’indagine della rivista Time giunse alla stessa identica conclusione. Andò oltre scoprendo che al-Qasar era anche parte di una cellula super-segreta della CIA dal nome in codice COREA. Un altro gruppo di agenti della CIA che lavorava per liberare i cinque ostaggi della CIA, detenuti dagli aguzzini dell’Hezbollah di William Buckley, scoprì che al-Qasar poté continuare il contrabbando di eroina, nonostante i vertici della CIA sapessero delle sue attività. Il team sugli ostaggi a Beirut aveva scritto e chiamato il quartier generale della CIA a Langley per denunciare la rete di al-Qasar. Non ebbe alcuna risposta. Così decisero di andare negli Stati Uniti e informare di persona i loro capi della CIA. Tutti e sei gli agenti erano sul Pan Am 103 quando fu fatto esplodere. Dopo un’ora dall’attentato, agenti della CIA indossanti le uniformi della Pan Am giunsero sul luogo dello schianto. Gli agenti rimossero una valigia che apparteneva a uno degli agenti morto insieme agli altri 269. La valigia molto probabilmente conteneva prove incriminanti sul coinvolgimento di al-Qasar e dell’unità COREA della CIA nella rete del narcotraffico siriana. Forse conteneva anche una videocassetta sulle confessioni del capo stazione della CIA a Beirut, William Buckley, ai suoi torturatori di Hezbollah, che avrebbe potuto ulteriormente svelare il coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in Medio Oriente.
L’ex-investigatore dell’US Air Force Gene Wheaton pensò che il colonnello Charles McKee e gli altri cinque agenti della CIA fossero gli obiettivi primari dell’attentato. Wheaton dichiarò: “Un paio di miei vecchi compagni del Pentagono ritengono che gli attentatori del Pan Am mirassero alla squadra di soccorso degli ostaggi di McKee“. Wheaton sospetta il coinvolgimento della CIA in un altro incidente aereo verificatosi poco dopo l’attentato della Pan Am. In quell’incidente, 248 soldati statunitensi di ritorno dal servizio in Europa rimasero uccisi quando un aereo da trasporto militare Arrow Air si schiantò nei pressi di Gander, Terranova. Wheaton ritiene che l’Arrow Air fosse una compagnia aerea della CIA e che l’incidente fosse collegato a un “accordo su operazioni segrete andate male” tra la CIA e la BCCI. Il giorno in cui Arrow Air si schiantò, due uomini in borghese arrivarono sul posto portandosi via una sacca da viaggio di 70 chili. Wheaton pensa che la borsa fosse zeppa di denaro che la BCCI aveva fornito alla CIA per un’operazione segreta. Pensa che la CIA avesse causato l’incidente per far sembrare che il denaro della BCCI fosse bruciato per poi arrivare sul posto e rubarlo, dopo averlo avvolto con materiale ignifugo. La CIA poté quindi andare dalla BCCI e riscuoterne altro. Poco dopo, le relazioni BCCI/CIA s’inasprirono. La CIA si preparò ad abbandonare la nave della BCCI che affondava e ad attaccare i poveri del Terzo Mondo con la chiusura della Bank of England dei Rothschild.
La Polizia Federale Tedesca (BKA) fece irruzione nella casa di un sospetto terrorista, due mesi prima l’attentato di Lockerbie. Trovò una bomba identica a quella utilizzata sul Volo 103. Tutti, tranne uno degli arrestati nel raid, furono misteriosamente rilasciati. Il giorno dell’attentato un agente di sorveglianza della BKA assegnato al controllo del bagaglio, notò un diverso tipo di valigia per la droga utilizzata dalla gente di al-Qasar. Informò i suoi superiori che trasmise le informazioni a un’unità della CIA di Francoforte. Al-Qasar contattò la stessa unità della CIA per farle sapere che McKee e gli altri cinque agenti stavano rientrando negli USA quel giorno. La risposta del gruppo della CIA di Francoforte al rapporto della BKA fu: “Non vi preoccupare. Non fermatelo. Lasciatelo perdere”. L’ambasciata degli Stati Uniti in Finlandia ricevette l’avvertimento di un possibile attentato aereo quel giorno. Si strinse nelle spalle, nonostante un altro avvertimento della FAA. Un’indagine di PBS Frontline scoprì la prova che la bomba era stata effettivamente piazzata sul Volo 103 quando si fermò a Heathrow, Londra. Una valigia appartenente all’agente della CIA Matthew Gannon, uno degli altri cinque della squadra del colonnello McKee, fu scambiata con una valigia a Heathrow. Frontline ritiene che la valigia di Gannon contenesse informazioni che collegavano la cellula COREA della CIA di Damasco con la narcorete di al-Qasar, così la valigia fu rubata e sostituita da una contenente la bomba. Secondo il settimanale tedesco Stern, un funzionario della sicurezza Pan Am a Francoforte fu sorpreso a retrodatare l’allerta che la FAA aveva emesso. La Pan Am fu multata per 600000 dollari dalla FAA dopo l’attentato. L’agenzia accusò il lassismo della sicurezza nelle operazioni di movimentazione dei bagagli della Pan Am. Secondo l’indagine d’Interfor queste operazioni con i bagagli furono più che inette. Furono seguite da al-Qasar. Nel giugno 2007 la polizia spagnola arrestò al-Qasar per traffico di armi. Pan Am ha vecchie relazioni con la CIA. Il suo consiglio consultivo internazionale è il “chi è” dei trafficanti di droga e armi dei Caraibi. Tra costoro Ronald Joseph Stark, il piduista collegato agli spacciatori di LSD della Brotherhood of Eternal Love; Sol Linowitz della Carl Lindner United Brands; il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance della Gulf & Western Corporation, controllata dalla Lindner, e Walter Sterling Surrey, agente dell’OSS in Cina che contribuì a lanciare la Cartaya World Finance Corporation di Guillermo Hernandez.
Stati Uniti e Gran Bretagna si impegnarono ad insabbiare i fatti. L’editorialista Jack Anderson registrò una conversazione telefonica tra il presidente Bush Sr. e il primo ministro inglese Margaret Thatcher, dopo l’attentato entrambi decisero che l’indagine doveva essere limitata, per non danneggiare l’intelligence delle due nazioni. Paul Hudson, avvocato di Albany, NY, che dirige il gruppo “Famiglie di Pan Am 103/Lockerbie“, perse la figlia 16enne nello schianto. “Sembra che il governo sappia i fatti e li copra, o non conosce tutti i fatti e non vuole sapere“, spiega Hudson.  Nell’aprile 1990, l’omologo inglese del gruppo “familiari inglesi del Volo 103″ inviò lettere aspre a Bush e Thatcher, citando “resoconti pubblici interamente credibili…avete deciso di minimizzare deliberatamente le prove e ridurre le indagini fino a liquidare il caso come storia vecchia“. Abdel Basat Ali al-Magrahi, uno dei libici capro espiatorio dell’attentato, fece appello nel febbraio 2002. L’argomento centrale dell’avvocato era la nuova prova secondo cui il reparto bagagli di Heathrow, a Londra, era stato violato la notte prima dell’attentato. Nel 2010 i libici furono improvvisamente liberati. Alcune voci insistettero che il loro rilascio fosse parte di un accordo petrolifero della BP con la Libia. Gheddafi fece altre aperture verso l’occidente, ma fu tutto inutile. Quando hai a che fare con i dei pazzi veri, come lo sono senza dubbio i banchieri illuminati, le concessioni sono raramente efficaci. Il popolo libico ha perso la bandiera verde che simboleggiava la fuga rivoluzionaria dalla trappola dei bankster, tornando a vivere sotto colonialismo, feudalesimo e monarchia.

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo gratuitamente su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gestapo, CIA e internazionale nazista

FBII 12 marzo 2014
Operation-Paperclip-The-CIA-And-the-Nazis3I capi nazisti ucraini furono tra le migliaia di nazisti fuggiti in occidente nel 1945. Poi gli statunitensi li usarono per attività sovversive contro l’Unione Sovietica. Tuttavia, dopo la guerra fredda nulla è cambiato, e ora la CIA utilizza gli estremisti di destra per combattere i governi indesiderabili in tutto il mondo.
Gli archivi d’intelligence statunitensi sono pieni di dettagliati rapporti di Washington con i nazionalisti ucraini. L’Independent Workers Party of Chicago dice: “Abbiamo scovato un opuscolo dei National Archives del 10 dicembre 2010 che accompagna la pubblicazione di documenti declassificati della CIA che vi presentiamo. L’opuscolo, dal titolo: “L’ombra di Hitler: criminali di guerra nazisti, US Intelligence e Guerra Fredda” fu scritto da Richard Breitman e Norman J. W. Goda, è una guida esplicativa indispensabile dei documenti che leggerete qui. Troverete il capitolo sull’uso della CIA dei fascisti ucraini. Siamo lieti di presentare ai nostri lettori i documenti sugli sforzi riusciti del governo statunitense nell’aiutare il collaborazionista dei nazisti, il fascista ucraino Stefan Bandera, ad evitare la cattura da parte dell’Unione Sovietica alla fine della Seconda Guerra Mondiale“. In seguito, quando si stabilì a Monaco di Baviera, gli Stati Uniti iniziarono la partita con la sua partecipazione. In relazione con altri nazionalisti ucraini formò la forza clandestina antisovietica su opportune istruzioni, e diretta da Bandera. Bandera era considerato dalla CIA troppo appassionato dalla propria leggenda ed incapace di compromessi. Bandera, secondo il rapporto della CIA nel 1948, era un politico ambizioso differenziandosi dagli altri immigrati ucraini. Dichiarandosi per la formazione del governo in Ucraina, era favorevole alla dittatura del suo partito, Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN-B). Nel 1959 Bandera fu ucciso e gli statunitensi non ne furono dispiaciuti. La sua morte non ebbe effetti sulle operazioni della CIA contro il potere sovietico in Ucraina. Da quel momento, la loro direzione dipese interamente da dirigenti espatriati che, essendo seguaci di Bandera durante la guerra, ripetutamente affermarono che l’ex-capo era una caricatura auto-promozionale. Ne continuarono l’opera sotto la tutela CIA fin quando l’URSS crollò, secondo lo storico e giornalista Max Blumenthal. Secondo L’ombra di Hitler: criminali di guerra nazisti, US Intelligence e Guerra Fredda di Richard Breitman e Norman Goda, i documenti segreti statunitensi pubblicati nel 2010 rivelano che il 5 maggio 1952 il vicedirettore della CIA Allen Dulles, noto per aver gestito le ratlines naziste dopo la Seconda Guerra Mondiale facilitando la fuga di criminali di guerra nazisti, scrisse una lettera al Commissario degli Stati Uniti per l’immigrazione e naturalizzazione riguardo Mykola Lebed, il capo della polizia segreta dell’organizzazione di Stepan Bandera OUN-B. Nella lettera, Dulles scrisse che Lebed era di “inestimabile valore per le operazioni dell’agenzia. In connessione con future operazioni di primaria importanza dell’agenzia, è urgente che il soggetto possa viaggiare in Europa occidentale, ma prima di tali viaggi tuttavia questa agenzia deve poterne assicurare il rientro negli Stati Uniti, senza indagini o incidenti che attrarrebbero un’attenzione eccessiva sulle sue attività“. La lettera di Allen Dulles non fa alcuna menzione della provenienza di Lebed dalla Gestapo, né della pulizia etnica, da parte sua e di Bandera, di ebrei e polacchi in Ucraina. Come documentato da Breitman e Goda, la missione di Dulles era, come oggi, condurre la guerra contro la Russia (allora Unione Sovietica) sul suolo ucraino, impiegando noti nazisti. Il loro resoconto solleva seri interrogativi sul fatto che tale  programma non venisse mai interrotto, come affermato.
Mentre MI6 e BND lavorarono con Bandera, la CIA lavorò invece con Lebed dal 1950 fino alla cosiddetta fine della guerra fredda, nel 1990, nonostante il fatto che un rapporto del CIC (Controspionaggio dell’US Army) del luglio 1947 definisse Lebed un “ben noto sadico e collaborazionista dei tedeschi”. Dal 1953, Aerodynamic iniziò ad operare come gruppo di studio ucraino guidato da Lebed a New York, sotto gli auspici della CIA. Nel 1956 tale gruppo fu annesso alla non-profit Prolog Research and Publishing Association. Nel solo 1956, con il sostegno della CIA, Prolog trasmise 1200 programmi radiofonici per 70 ore al mese, e diffuse 200000 giornali e 5000 opuscoli. Nel 1980, Prolog ampliò le sue operazioni per colpire altre nazionalità sovietiche. Nel giugno 1985, l’Ufficio per le indagini speciali (OSI) del dipartimento della Giustizia iniziò a studiare Lebed. La CIA fu preoccupata che l’indagine su Lebed compromettesse Lebed, proteggendolo ancora una volta negando qualsiasi connessione tra lui e i nazisti. Ancora nel 1991, la CIA cercò di dissuadere l’OSI dall’ottenere le registrazioni di guerra sull’OUN-B dai governi tedesco, polacco e sovietico. Lebed è morto nel 1998 ed è sepolto nel New Jersey.
74760135_nazi_gop_xlargePrimo architetto delle operazioni segrete e di sabotaggio della CIA contro le nazioni dell’Europa centrale e orientale fu il dottor Lev Dobriansky, espatriato ucraino e padre del cosiddetto movimento delle “nazioni prigioniere”. Dobriansky e i suoi alleati di destra, in particolare nel Consiglio di Sicurezza statunitense, di cui Dobriansky era un agente, raccolsero gli ucraini destra in esilio contro l’Unione Sovietica. Il ricco Consiglio di sicurezza statunitense finanziò i sabotatori ucraini avendo suoi membri tra i dirigenti di US Steel, Motorola, General Electric, American Zync e Eversharp. Venerato dai nazionalisti ucraini come leggendario combattente per la libertà, la vera natura di Bandera era a dir poco ignominiosa. Dopo aver partecipato ad una campagna per assassinare gli ucraini che sostennero gli accordi con i polacchi negli anni ’30, le forze di Bandera  ripulirono etnicamente l’Ucraina occidentale dai polacchi, nel 1943 e 1944, eliminando oltre 90000 polacchi e molti ebrei, che il vice di Bandera e “primo ministro” Jaroslav Stetsko era deciso a sterminare. Bandera sostenne l’ideologia fascista nel dopoguerra, favorendo un’Europa etnicamente pura e totalitaria, mentre il suo esercito insurrezionale ucraino (UPA) condusse una lotta armata condannata contro l’Unione Sovietica. Il bagno di sangue che suscitò finì quando agenti del KGB l’assassinarono a Monaco di Baviera nel 1959. Molti superstiti dell’OUN-B fuggirono in Europa occidentale e Stati Uniti, spesso con l’aiuto della CIA, dove tranquillamente forgiarono alleanze politiche con la destra. Alla fine del 1949, il presidente degli Stati Uniti Harry Truman inviò un messaggio amichevole ai nazionalisti ucraini, augurando successo alle loro importanti imprese. “Devi capire, siamo un’organizzazione clandestina. Ci abbiamo messo anni per conquistare tranquille posizioni d’influenza“, disse un membro al giornalista Russ Bellant, che documentò la rinascita del gruppo negli Stati Uniti, nel suo libro del 1988 “Vecchi nazisti, Nuova Destra e Partito Repubblicano“.
A Washington, l’OUN-B fu ricostituita sotto la copertura del Comitato del Congresso ucraino d’America (UCCA) un’organizzazione composta da “facciate dell’OUN-B”, secondo Bellant. A metà degli anni ’80, l’amministrazione Reagan era un covo di membri dell’UCCA, con il presidente del gruppo Lev Dobriansky ambasciatore alle Bahamas e sua figlia, Paula, nel Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nel 1983 Reagan accolse personalmente alla Casa Bianca Stetsko, capo dei banderisti che diresse il massacro di 7000 ebrei a Leopoli. “La vostra lotta è la nostra lotta“, disse Reagan all’ex-collaborazionista. “Il tuo sogno è il nostro sogno“. Le dichiarazioni da uno dei più noti presidenti degli Stati Uniti concordano con l’inquietante conclusione del funzionario del gruppo di cacciatori di nazisti al dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, Eli Rosenbaum. Dei 20 nazisti al centro dei dossier appena pubblicati, disse Rosenbaum, almeno sei erano utilizzati dall’intelligence statunitense, sei dall’intelligence sovietica e cinque dall’organizzazione Gehlen, dominata dalla CIA, l’agenzia d’intelligence tedesco-occidentale fondata da un ex-generale di Hitler, Reinhard Gehlen. “Questi documenti dimostrano che i veri vincitori della guerra fredda erano criminali di guerra nazisti“, ha detto Rosenbaum. Tuttavia, sarebbe ingenuo credere che dopo il crollo dell’Unione Sovietica, armi così potenti come “immigrati” e “clandestinità” venissero dimenticate da Washington. La russofobia occupò intere regioni in Europa orientale, Baltico, Georgia. Un fatto non difficile da sostenere: l’internazionale neo-nazista divenne più attiva nelle zone in cui arrivarono Stati Uniti e NATO. Nell’Ucraina di oggi, per esempio, i risultati della glorificazione e della giustificazione del fascismo sono chiaramente visibili. L’ex-presidente ucraino Victor Jushenko nominò eroe Bandera, il capo dell’OUN. Il capo di Stato lo disse durante la cerimonia della Giornata dell’Unità ucraina a Kiev, il 22 gennaio 2010. (Per inciso, Katerina Jushenko, moglie di Viktor Jushenko, lavorò alla Casa Bianca presso l’Ufficio del pubblico collegamento, durante l’amministrazione Reagan, vicina ai nazisti ucraini). Tuttavia, il Presidente Victor Janukovich annullò il decreto, ma non cacciò i nazisti dalla politica. Secondo i media ucraini, durante Euromajdan, 22000 provenivano da Lvov. Le agenzie d’intelligence statunitensi non persero mai i contatti con loro. É indubbio.
Nazi-George-42982971756L’ex deputato di Cleveland Dennis Kucinich ha accusato gli Stati Uniti di “operare dietro le quinte tramite” CIA, Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale e National Endowment for Democracy,creando problemi” negli ultimi due mesi contro il precedente governo dell’Ucraina del Presidente Janukovch, lamentando che i “neonazisti” ora controllano il nuovo governo dell’Ucraina. Il professor Francis Boyle, è professore di diritto internazionale presso il College of Law dell’University of Illinois di Champaign, Illinois, ed ha diversi dottorati. Disse in un’intervista: “Mi sembra che sia un colpo di Stato da manuale della CIA. Nuland, l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei, collaborava con l’ambasciatore degli Stati Uniti, di cui abbiamo le registrazioni. Quindi si tratta del classico colpo di Stato attuato con ciò che posso chiamare ‘camicie brune’ del posto: Svoboda, Fazione Destra, banderisti e skinhead, sono questi tipi che vogliono. Così questa gente ha operato per rovesciare un governo democraticamente eletto e fondamentalmente stracciare la Costituzione, senza prestare alcuna attenzione a un qualsiasi accordo costituzionale. E come sappiamo, oggi, ancora non hanno un governo a Kiev, non riuscendo ad accordarsi. Così pare che gli statunitensi siano favorevoli a che Tymoshenko (Julija Tymoshenko, politica ucraina) torni al potere, perché fece quella famosa foto con l’ambasciatore Pyatt, chiaramente indicandone il favore degli statunitensi. Ma penso che nemmeno i neo-nazisti, i fascisti di Fazione Destra la vogliano. Tale scenario si verifica spesso in Paesi che osano una politica contraria ai desideri di Washington. Mentre drammatici eventi si svolgono in Ucraina, disordini civili ispirati dagli Stati Uniti avanzano nel Venezuela ricco di petrolio e gas. Le autorità non mettono in dubbio che le proteste siano finanziate dalla Casa Bianca e sostenute dalla CIA. Decine di persone sono state uccise e ferite durante gli scontri a Caracas. Secondo fonti del governo venezuelano, gli Stati Uniti puntano su forze di estrema destra, nazisti, collegati ai gruppi paramilitari in Colombia, una pratica costante delle provocazioni USA nei colpi di Stato“.
La bozza di risoluzione delle Nazioni Unite sulla glorificazione del nazismo: inammissibilità di certe pratiche che contribuiscono alle forme contemporanee di razzismo, fu adottata nel 2010 con  una votazione di 129 a favore, 3 contrari e 54 astensioni. Nel frattempo, gli Stati Uniti sono contraria all’approvazione della risoluzione. Di conseguenza, dipendere da nazisti e ideologia antiumana non è che una fastidiosa sciocchezza per Washington. Tutto ciò rientra perfettamente nello schema tradizionale utilizzato dalle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, e deriva direttamente dai principi politici degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’uso della CIA dei nazisti ucraini fin dalla Guerra Fredda

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 20/02/2014

400641La Central Intelligence Agency sembra essere intrappolata in una distorsione temporale. Alle radici del movimento di “resistenza” di CIA e George Soros in Ucraina si trovano fascisti e pro-nazisti ucraini, gli antenati ideologici dell’attuale partito fascista ucraino Svoboda e di altri gruppi della destra radicale e antirussa si trovano soprattutto in Ucraina occidentale. Un documento della CIA dell’agosto 1950 rivela che all’avvio della Guerra Fredda, l’intelligence statunitense sfruttò l’intelligence e la strategia naziste che usarono vari gruppi nazionalisti ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale intelligence sull’Ucraina fu catturata dall’Office of Strategic Services (OSS) pre-CIA negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. La rivelazione sull’uso da parte della CIA d’intelligence nazista in Ucraina, è significativa alla luce della attuale sostegno del governo degli Stati Uniti ai gruppi nazionalisti antirussi ucraini, molti dei quali neo-nazisti e fascisti. Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti sostennero numerosi gruppi nazionalisti ucraini contro l’Unione Sovietica. Dopo la guerra, tali gruppi ricevettero il sostegno della CIA nel movimento di resistenza clandestina contro l’Unione Sovietica, in particolare in Ucraina occidentale. Il rapporto dell’intelligence nazista trovato negli archivi della CIA s’intitola “Die nationale-Ukrainische Widerstandssbewegung” o “resistenza nazionale ucraina”. La CIA rese il rapporto confidenziale. Molti gruppi ucraini elencati nel rapporto nazista della CIA facevano parte del cosiddetto movimento delle “nazioni prigioniere” incentrato a Washington e che cercava di mobilitare i partigiani nazionalisti contro l’Unione Sovietica nel secondo dopoguerra, in Europa centrale e orientale. Molti degli antenati ideologici dell’attuale opposizione ucraina al Presidente Viktor Janukovich piovono da tali pagine della Guerra Fredda.
Tra i gruppi ucraini identificati dai nazisti come potenziali alleati della CIA vi era l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN). Uno degli eredi del dogma politico dell’OUN è l’estrema destra neonazista Svoboda guidata da Oleg Tjagnybok. Tjagnybok è stato spesso ospite dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey Pyatt, un ebreo sionista fervente che passa una quantità eccessiva di tempo partecipando ad eventi per commemorare l’olocausto in Ucraina da quando fu nominato. Tjagnybok viene menzionato assieme ai leader dell’opposizione Vitalij Klithko, un ex-pugile, e Arsenij Jatsenjuk, quale possibile membro di un governo post-Janukovich che prenderebbe ordini da Washington e Unione europea. Altri gruppi ucraini identificati dai nazisti e abbracciati dalla CIA sono il Sluzhba Bezopasnosti o servizio di sicurezza del OUN, il Gruppo Bandera, il Gruppo Mel’nik, l’Unità Partigiana Taras Bulba (Borovets) in Galizia, l’esercito rivoluzionario dell’Ucraina occidentale e Galizia (la bandiera rossa e nera, reintrodotta dai gruppi finanziati da George Soros nelle attuali proteste in Ucraina), il Movimento Hetman, l’Unione per la liberazione dell’Ucraina (che aveva sede a Parigi), e il Movimento nazionale cosacco ucraino (con sede a Berlino). Il leader pro-nazista dell’Unione per la liberazione ucraina di Parigi era Levitskij, un ebreo ucraino. Il documento dell’intelligence nazista sottolinea anche che molti nazionalisti ucraini, alcuni dei quali aderirono alla CIA, furono addestrati nei “campi dell’esercito e della polizia tedesche di Cracovia, Neuhammer, Brandeburgo e Frankfurt-Oder” e furono successivamente “assegnati ad est per la guerra partigiana.” Il collegamento tra l’intelligence inglese e il movimento di liberazione cosacco ucraino era noto come “Markotun”. La Gestapo identificò Markotun come un capo massone. La CIA usò anche l’intelligence della Gestapo sulla massoneria in Europa centrale e orientale per stabilire legami con figure della futura clandestinità antisovietica e anticomunista. La CIA scoprì che durante la seconda guerra mondiale e, successivamente, i massoni elusero la prigionia parlando tra di loro tramite un codice telefonico speciale, in particolare in Romania. La CIA, in base a una relazione informativa del 12 maggio 1952, seppe che i membri rumeni del Gran Consiglio della Loggia massonica furono preparati a condurre atti di sabotaggio contro il governo rumeno ed obiettivi sovietici nel Paese. Il primo architetto delle operazioni segrete e di sabotaggio della CIA contro le nazioni dell’Europa centrale e orientale fu il dottor Lev Dobriansky, un espatriato ucraino e cofondatore del movimento delle “nazioni prigioniere”. Dobriansky e i suoi alleati di destra, in particolare del Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense, di cui Dobriansky era un agente, riunirono gli esiliati di destra ucraini contro l’Unione Sovietica. Le ampie tasche del Consiglio di sicurezza statunitense finanziarono i sabotatori ucraini, poiché tra i suoi membri vi erano dirigenti di US Steel, Motorola, General Electric, American Zinc ed Eversharp. Dobriansky e la propaganda dei suoi colleghi veniva regolarmente ascoltata, negli anni ’60, sulle frequenze di Radio WMAL-AM di Washington DC, e la sua leadership ebbe stretti legami con la CIA diretta dall’ammiraglio William F. Raborn, Jr. Il Premier sovietico Nikita Khrushjov derise le attività degli esuli ucraino-statunitensi e dei loro padroni del Congresso e della CIA degli Stati Uniti, nel 1960. Si chiese Khrushjov, “Come si sentirebbero gli USA e gli statunitensi se il Parlamento del Messico, per esempio, approvasse una risoluzione che chiedesse che Texas, Arizona e California siano liberati dalla schiavitù statunitense?
La stretta collaborazione della CIA con i gruppi politici di estrema destra ucraini ed altri, fu un’idea personale di Richard Helms, vicedirettore e direttore dell’agenzia. Helms testimoniò al Congresso che tra i gruppi di esiliati della CIA vi erano “fonti d’intelligence sensibili in via di sviluppo” attraverso gruppi d’immigrati da Ucraina, Paesi Baltici e altri Paesi. L’Assemblea delle nazioni europee prigioniere (ACEN), comprendeva numerosi esponenti della destra comprati dalla CIA, tra cui il presidente dell’ACEN il lituano Vaclovas Sidzikauskas, il vicepresidente polacco Stefan Korbonski, il bulgaro George M. Dimitrov, il ceco Josef Lettrich, l’ungherese Ferenc Nagy e il dottor Dobriansky in rappresentanza della natia Ucraina. Oltre ad avere contatti con i partiti repubblicano e democratico degli Stati Uniti, ACEN ebbe legami con il partito dell’indipendenza americana che nel 1968 candidò alla presidenza George Wallace e il vicecandidato presidenziale di dell’estrema destra generale Curtis LeMay. Attraverso il Consiglio di Sicurezza statunitense, Dobriansky e i suoi colleghi di destra, alcuni affiliati alla John Birch Society e agli Young Americans for Freedom, ebbero stretti legami con dittatori e gruppi paramilitari latinoamericani. Vi sono tutte le indicazioni che tali collegamenti continuino ad esistere oggi, con lo scoppio delle violenze in Ucraina subito precedute da violenze simili in Venezuela. Le proteste violente contro il governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro sono finanziate da una serie di gruppi paramilitari di destra della Colombia, alcuni dei quali collegati agli stessi elementi fascisti e sionisti responsabili delle violenze in Ucraina. Tali elementi includono l’American Enterprise Institute e il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS).
Il cosiddetto problema delle “nazionalità” della Russia e dell’ex repubbliche dell’Unione Sovietica fu spesso usato come arma dalla CIA, dalle sue organizzazioni di facciata e dai suoi sostenitori. Dobriansky una volta tuonò al Congresso su luoghi di cui la maggior parte degli statunitensi non aveva sentito parlare, e di un suo piano per creare tensioni etniche in Eurasia. Dobriansky ridicolizzò i commentatori statunitensi chiedendogli, “Dove si trova la Rutenia Bianca? Dove si trova la Cosacchia?” aggiungendo, “Molti ammettono di non aver mai sentito parlare di Idel-Ural, Azerbaijan o Turkestan”. Oggi, gli eredi di Dobriansky, tra cui la figlia Paula Dobriansky, funzionaria dell’amministrazione Bush al dipartimento di Stato e ardente neo-conservatrice, agitano  la bandiera dell’intervento occidentale in Ucraina e Federazione russa… La loro retorica è così inane e stupida, oggi, come lo era durante gli anni ’50 e ’60, quando i loro antenati si allearono ad  estremisti di destra, come le rancide stelle del cinema Ronald Reagan e Adolphe Menjou, e agli ex-nazisti.

1962584Ripubblicazione è accolto con riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’imperialismo occidentale e la distruzione creativa in Siria

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 18/02/2014
1175033Il cambio di regime occidentale in Siria potrebbe essere descritto come un processo di distruzione creativa. Come nel concetto economico di Schumpeter della ciclica distruzione creativa, così anche le macchinazioni politiche di Washington in Siria sembrano operare allo stesso modo. Iniziamo con la premessa che la crisi umanitaria in Siria negli ultimi quasi tre anni sia in gran parte risultato della guerra per procura occulta occidentale inflitta al Paese. L’obiettivo è destabilizzare, terrorizzare e avere un cambio di regime nel Paese arabo…
La crisi che affligge la Siria, con oltre 130000 morti e quasi nove milioni di sfollati, il 40 per cento della popolazione totale, non si sarebbe verificata se non fosse stata per l’infiltrazione di flussi massicci di armi, fondi e brigate di mercenari stranieri. Le forze speciali di Stati Uniti e NATO, insieme all’intelligence militare occidentale hanno collaborato con gli alleati Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Israele e Turchia nel fomentare tale insurrezione eterodiretta. Il tutto spacciato come rivolta della primavera araba. Tale processo criminoso ha tentato di distruggere un Paese sovrano, per creare un nuovo ordine politico, privo della dirigenza politica esistente con il Presidente Bashar al-Assad. Questo nuovo ordine indotto da un cambio di regime sarebbe prono agli interessi occidentali in politica mediorientale ed economia del petrolio. In particolare, il desiderato regime filo-occidentale negherebbe a Russia, Cina e Iran un importante alleato nel Mediterraneo. Il desiderio occidentale del cambio di regime in Siria è ben documentato. Secondo il giornalista Seymour Hersh, risale almeno al 2007, quando la presidenza di George W. Bush concepì un piano per minare la resistenza siriana-iraniana all’egemonia regionale di Washington. Altri studi storici sostengono che i piani occidentali per un cambio di regime in Siria risalgono agli anni ’50, quando Dwight Eisenhower era presidente degli Stati Uniti. L’anno scorso, l’ex-ministro degli Esteri francese Roland Dumas rivelò di esser stato avvicinato due anni prima dello scoppio del conflitto in Siria, nel marzo 2011, da esponenti politici inglesi che gli dissero del complotto per rovesciare il governo siriano.
Quindi, la nostra premessa del cambio di regime occidentale responsabile del conflitto e della crisi umanitaria in Siria, ha solide basi. Al contrario, la premessa alternativa che gli eventi in Siria siano dovuti a una “sollevazione popolare pro-democrazia contro Assad” è un racconto nebuloso diffuso da governi e media mainstream occidentali. Tale racconto non regge ad un esame. Una versione modificata accoglie la contraddizione che la “rivolta” sia stata ripresa soprattutto dalle brigate di al-Qaida dalle linee inizialmente pro-democrazia del movimento, cioè in qualche modo “dirottata dagli estremisti”. Ma uno studio oggettivo del conflitto dimostra che gli estremisti erano sempre dominanti, e che sin dall’inizio erano finanziati, diretti e armati dall’asse tra USA, NATO e alleati regionali. La divergenza tra questi racconti, uno basato sulla realtà, l’altro sulla propaganda  interessata politicamente, giunge a una svolta sulla questione umanitaria delle città siriane assediate.  La città principale attualmente assediata è Homs, terzo centro urbano della Siria dopo la capitale, Damasco, e Aleppo. In tutta la Siria si presume che circa 250000 civili siano assediati, secondo le Nazioni Unite. Le condizioni di questi civili sono peggiorate in modo allarmante con notizie su  fame e assenza di servizi di base e medicine. Ma quale partito è responsabile di assedi e sofferenze umanitarie? In genere, i governi e i media occidentali accusano le autorità e l’esercito siriani dei blocchi. Come sempre nella loro narrazione, vi sono poche prove a sostegno e sembrano affidarsi alle insinuazioni. “La Siria ha evacuato 83 civili assediati dal governo nella città devastata di Homs per un anno e mezzo”, si legge sul New York Times dell’8 febbraio. L’inferenza generale nei media occidentali è che il governo di Assad sia colpevole di un crimine contro l’umanità utilizzando la fame come arma. Una bozza di risoluzione presentata questa settimana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dagli Stati occidentali e arabi, attribuisce nettamente la responsabilità dell’assedio a Homs e altre città al governo siriano. Russia e Cina hanno respinto il progetto di risoluzione come “unilaterale” e “alienato”, come il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto. Come si è visto, infatti, la Russia e la Cina hanno una valutazione corretta dell’assedio ai civili in Siria. Concordano sostanzialmente con il resoconto del governo siriano secondo cui la sofferenza umanitaria dei civili intrappolati nella città vecchi di Homs, così come in alcune zone di Damasco e Aleppo, sia voluto dai mercenari filo-occidentali. Tali gruppi in effetti occupano il territorio urbano tenendo in ostaggio civili come scudi umani. Ciò è stato obliquamente ammesso dal New York Times. Verso la fine dell’articolo, il giornale osserva che il motivo per cui l’assedio a Homs perdura da quasi 18 mesi fino all’arrivo questa settimana dei convogli di aiuti e dell’evacuazione parziale dei cittadini, è perché i militanti antigovernativi hanno impedito qualsiasi accordo al riguardo. “I ribelli hanno già respinto proposte per evacuare donne e bambini per la preoccupazione per ciò che potesse accadere a tutti gli uomini, compresi i combattenti, che restavano”, riferiva il NYT. In altre parole, i cosiddetti ribelli usavano donne e bambini come scudi umani. In un’altra tacita ammissione della situazione reale, in contrasto con la versione propagandata che accusa il governo siriano dell’assedio, l’inglese Guardian riferiva che la maggior parte dei civili evacuati da Homs, questa settimana, venivano alloggiati in altre parti della città, cioè, nelle zone controllate dalle forze governative. Il Guardian riporta il 12 febbraio: “La stragrande maggioranza di coloro che lasciano la città vecchia (di Homs) va nelle case dei parenti in altri quartieri di Homs, secondo le Nazioni Unite”.
Ora pensateci. Se le forze governative siriane hanno davvero imposto un assedio barbaro ai cittadini della Città Vecchia, come i media occidentali sostengono, come mai quei cittadini affamati ne uscirebbero per poi andare a rifugiarsi volontariamente nelle zone controllate dal governo per avere riparo? La testimonianza di alcuni sfollati di Homs lo supportano. Una madre ha raccontato come la  nella città intrappolata fosse come “vivere in una giungla di mostri”, aggiungendo che i militanti rubavano di solito qualunque scarsa razione alimentare che i civili avessero. Diverse altre fonti, come il governatore di Homs, Talal al-Bazari, confermano che il governo siriano ha collaborato con le Nazioni Unite e la Mezzaluna Rossa Araba Siriana per spezzare l’assedio. Convogli di aiuti e mezzi di evacuazione furono attaccati con armi da fuoco e mortai. Fonti attendibili indicano che furono i militanti della Città Vecchia ad aprire il fuoco. Ciò è coerente con gli avvertimenti posti da tali stessi gruppi, che avrebbero attaccato eventuali convogli di aiuti delle Nazioni Unite che cercassero di entrare nell’area. Anche il sequestro di ostaggi, lo scenario degli scudi umani, prevale nel quartiere di Yarmuq controllato dai militanti, a Damasco e Aleppo. È chiaro quindi che la crisi umanitaria nelle città siriane assediate sia una perniciosa azione dei mercenari filo-occidentali, gli stessi mercenari fatti infiltrare in Siria per distruggerla, al fine del cambio di regime filo-occidentale. La situazione umanitaria nella città assediata di Homs e in altre aree urbane potrebbe essere il microcosmo del conflitto che la Siria subisce da tre anni. Un’intera nazione tenuta in ostaggio da forze estere, dai jihadisti stranieri di al-Qaida sul terreno ai vertici politici occidentali. Ciò che è inquietante di tale criminale distruzione creativa occidentale, è che il ciclo non si ferma una volta scatenato. I mercenari filo-occidentali infliggono sofferenze umanitarie spaventose nelle città assediate, ma la narrazione e i suoi autori, invece di renderne conto rigorosamente, come si deve per via dei fatti e delle testimonianze raccolte, i propagandisti occidentali passano ad un altro ciclo creativo-distruttivo. Financial Times e New York Times hanno pubblicato questa settimana articoli che falsamente sostengono che la crisi umanitaria nelle città della Siria imponga il pieno intervento militare occidentale. Max Boot, senior fellow il Counsil on Foreign Relations statunitense, scrive sul Financial Times confrontando la Siria con Ruanda e Srebrenica e addossandone l’orrore al “regime di Assad”, una litania menzognera. Boot dice: “Nessuno propone l’invio di truppe di terra. Ma le opzioni vanno dal fornire altre armi all’opposizione moderata (sic), a dichiarare una no-fly zone. I droni potrebbero colpire al-Qaida in Siria; la potenza dell’aria potrebbe creare zone umanitarie presso il confine turco e giordano. Gli Stati Uniti potrebbero anche prendere l’iniziativa di far perseguire Assad e i suoi collaboratori per crimini di guerra”. E aggiunge: “Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite probabilmente non sosterrà tali misure, ma gli Stati Uniti non dovrebbero agire da soli. Gli alleati, dalla Francia all’Arabia Saudita, sollecitano l’azione e vorrebbero cooperare. Ma non faranno molto finché Obama si rifiuta di agire”. Tale cadente appello alla “responsabilità di proteggere”, che Stati Uniti ed alleati hanno usato come pretesto per il cambio di regime imperialista in Libia nel 2011, viene ribadito anche da Danny Postel e Nader Hashemi sul New York Times, definendo gli assedi in Siria “oscenità morali” e accusando la Russia di “grave ostacolo” per il suo sostegno al governo siriano. Postel e Hashemi sostengono: “Dobbiamo invocare la responsabilità di proteggere, il principio che se uno Stato non riesce a proteggere la propria popolazione dalle stragi, o ne è l’autore, la comunità internazionale deve intervenire per proteggere le vittime… E se una forza multinazionale non può essere costituita, almeno alcuni Paesi devono sbrigarsi… a fornire la necessaria forza sul terreno con la copertura aerea delle nazioni partecipanti”.
Nel caso in cui il trito e ritrito appello R2P non funzioni, gli opinion maker occidentali sono pronti a infilare altre “giustificazioni” per l’intervento militare in Siria, tra cui la “minaccia di al-Qaida ai Paesi occidentali” e la destabilizzazione della sicurezza regionale dai profughi per le violenze in Siria. Tutti problemi, va notato, creati dal precedente ciclo d’intervento distruttivo occulto occidentale in Siria. Come si può essere così depravati? Le soluzioni creative dell’imperialismo occidentale sono generate dalla sue stesse predazioni distruttive. Perduta tra le distruzioni, a quanto pare, è qualsiasi capacità di ragionamento intelligente come la cognizione di pensatori e pianificatori occidentali nell’affrontare la vera natura del problema in Siria: l’imperialismo occidentale.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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