La Russia invia forze strategiche in Crimea

Washington protesta, Mosca se ne fotte
VPK - Le Monde Russe 22 ottobre 2014

1488933I congressisti degli Stati Uniti accusano le autorità russe di voler installare in Crimea vettori tattici nucleari, in particolare i bombardieri strategici Tu-22M3 e i missili balistici Iskander-M, dicendo che sarebbe “una flagrante violazione” degli accordi tra Russia e NATO. Mosca non vuole, però, rinunciare al dispiegamento di un gruppo strategico in Crimea. Secondo il quotidiano russo Kommersant, i membri del Congresso hanno scritto una lettera al presidente statunitense Barack Obama sui piani per lo schieramento di armi nucleari tattiche sul territorio della penisola. Il messaggio è firmato dal presidente della Camera dei Rappresentanti, responsabile delle forze armate, Howard MacKeon, dal presidente della sottocommissione forze strategiche Mike Rogers e dal presidente della sottocommissione forze tattiche aeroterrestri Michael Turner. I congressisti dicono che ai primi di agosto le autorità russe hanno deciso d’installare in Crimea i bombardieri Tupolev Tu-22M3 e i missili Iskander-M, in grado compiere attacchi ad alta precisione utilizzando i missili balistici P-500 con testate nucleari. Di conseguenza, per il membro del Comitato forze armate del Senato degli Stati Uniti, James Inhofe, si tratta della violazione diretta del trattato per l’eliminazione dei missili a medio raggio e corto, firmato dall’URSS nel 1987. La gittata del missile è 260 km, mentre l’accordo riguarda il divieto di produrre e testare armi terrestri con una gittata da 500 a 5500 km, secondo il giornale russo. I congressisti hanno chiesto al presidente degli Stati d’informare il Congresso, nel prossimo futuro, sulle ritorsioni da poter prendere a Washington. La prima, come dicono i membri della camera bassa, potrebbe essere la decisione di cessare ogni contatto tra l’alleanza militare e Mosca, così come l’espulsione del personale militare russo da “basi e navi della NATO”. Hanno inoltre proposto di vietare le ispezioni di sicurezza della Russia nell’ambito dell’accordo “cieli aperti”, nota il giornale.
La fonte di Kommersant, un Maggiore-Generale dell’esercito russo, afferma che la decisione di assegnare un reggimento di bombardieri strategici Tupolev Tu-22M3 è già stata presa, ma il processo sarà completato nel 2016 (quando sarà attuata una profonda modernizzazione delle infrastrutture della base aerea). Per contro i piani di dispiegamento dei missili Iskander in Crimea non sono stati discussi dal militare, ma il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha già detto che questi sistemi missilistici possono essere posizionati assolutamente ovunque sul territorio della Federazione Russa.

000-Backfire-C-8SVictory Parade general rehearsal held on Red SquareTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il malvagio piano di Putin. Come combattere contro l’impero globale

Ivan Lizin, PolitikusReseau International, 17 ottobre 2014PUTINXIL’isteria infinita nel campo di patrioti ostinati, occasionata dal rifiuto categorico del cessate il fuoco di Minsk che vedono come abbandono della Novorossija e presa di una delle torri del Cremlino dalla giunta di Kiev, sono emozioni che oscurano la ragione ed impediscono la comprensione di alcuni aspetti assai importanti dell’informazione, senza cui non si può concepire una visione completa del confronto geopolitico.

La leadership russa è coerente?
La Russia è diretta da persone che conoscono il senso degli eventi attuali, sia il Presidente che i ministri. D’altra parte, i rappresentanti del potere ritengono opportuno informare la popolazione con la massima trasparenza sul caos ai confini della Russia. Perciò, le loro azioni sono per lo meno riflessive. Senza dubbio, sono influenzate in qualche modo dai rappresentanti dei circoli oligarchici dell’industria e della finanza. Tuttavia, tale influenza non è dominante, il Paese non è certamente guidato da persone indecise come confermano l’arresto di Khodorkovskij ed Evtushenko. Ciò significa che il Cremlino non si fa illusioni sulla possibilità di trovare un accordo con l’occidente. E il fatto che “se non fosse effettivamente l’Ucraina, altri mezzi in politica estera o interna sarebbero usati”. Ciò significa che il clamore sull’abbandono, e tutto ciò che lo riguarda, non corrisponde alla realtà ma erode il combattivo spirito patriottico della società russa. La situazione sul cessate il fuoco e le prospettive socio-politiche delle autorità di Kiev sono perfettamente definite dal rispettato Rostislav Ishenko, il che spiega il significato del piano ‘malvagio’ di Putin verso le autorità di Novorossija e Kiev. Per tale ragione non mi dilungo sulla questione della guerra civile ucraina qui. Ciò che interessa è l’esistenza o assenza di un piano ‘malvagio’ di Putin, la cui applicazione consentirebbe alla Russia di prevalere nel confronto con Stati Uniti ed Unione europea, seguendo passaggi specifici che rafforzano le posizioni russe.

Il senso globale del piano ‘malvagio’ di Putin
Non una delle tribù barbariche ai confini dell’impero romano poteva distruggere individualmente la macchina da guerra dell’impero e vincere Roma. L’impero aveva più risorse e fanteria per distruggere i nemici. E i barbari erano divisi e senza un coordinamento. Roma cadde solo quando le sue strutture di governo si divisero e l’esercito cessò di esistere. L’impero perse gradualmente le province che, prive di risorse, s’indebolirono e persero i mezzi per contrastare i nemici. Ciò significa che per sconfiggere gli Stati Uniti, che si considerano gli eredi dell’impero romano, è necessario:
1. Unire coloro che desiderano liberarsi del potere di Washington.
2. Indebolire la ‘nuova Roma’ dall’interno.
3. Privarlo delle necessarie risorse.
Paesi stanchi della egemonia degli Stati Uniti si sono uniti nei BRICS, SCO e Unione doganale eurasiatica. Indebolire gli USA dall’interno è molto complicato perché richiede azioni specifiche, preparazione ad alto livello di ONG e specialisti in rivoluzioni colorate, che Russia e Cina non hanno. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno problemi interni che ultimamente peggiorano e si espandono, come s’è visto a Fergusson. In tal modo, la via più efficace per contrastare gli Stati Uniti è privarli delle risorse, perciò si devono rifiutare nettamente i prodotti chiave degli USA, vale a dire i dollari con cui Washington opera la ridistribuzione delle risorse.

Attuazione del piano ‘malvagio’
Qui si dovrebbe tornare ai fatti e allontanarsi dall’isteria mediatica. In primo luogo farla finita con l’acquisto di obbligazioni USA ed UE che pompano dalle riserve dei fondi russi. Al 1° gennaio, i fondi utilizzati per l’acquisto di tali obbligazioni dei “partner occidentali” saranno utilizzati dal tesoro. Poi, nelle strutture profonde del partito “Russia Unita” si prepara una rivoluzione economica dall’alto. Terzo, continua il riavvicinamento con la Cina; che è utile osservare più da vicino. In oltre, con l’avvio memorabile del progetto dell’oleodotto “Forza della Siberia” prosegue la collaborazione determinata e coordinata nella costruzione dei mezzi militari e nella stabilizzazione dei partner dell’Asia centrale. Ad esempio, la Cina sembra essere il principale investitore in Tagikistan. Una serie di progetti russo-cinesi è avviata, dalla costruzione di aerei alle infrastrutture, passando per gli elicotteri. Tuttavia, un lavoro fondamentale si svolge per allontanarsi dagli scambi con il dollaro USA. È interessante notare che gli Stati Uniti, attraverso le loro azioni a Hong Kong, hanno decisamente irritato Pechino. Il sostegno della popolazione cinese è aumentato dal 47% al 66% in un anno per via del confronto con l’occidente. Alla 18.ma sessione della commissione russo-cinese per la preparazione delle riunioni di governo, il Vicepremier Wang Yang ha detto che le sanzioni occidentali contro la Russia sono “sbagliate”, ed ha esortato Russia e Cina a dare una risposta adeguata ai Paesi occidentali. Al Forum Economico Russia-Cina, il presidente della Banca centrale della Cina, quinto istituto finanziario del mondo, ha detto che “è essenziale rafforzare la cooperazione nelle transazioni in valuta estera e porre fine al monopolio del dollaro. Ciò risponde agli interessi strategici di entrambe le parti“. Il meccanismo di disgregazione dell’egemonia del dollaro è praticamente pianificato. L’11 ottobre, la stampa ha riferito che Russia e Cina hanno concluso un accordo sulle operazioni di cambio (scambio delle valute estere) per le esportazioni in rubli e yuan. Questo accordo sarà probabilmente firmato a ottobre. Non c’è dubbio che, dopo la firma dell’accordo sullo ‘scambio’, i candidati che intendono rinunciare al dollaro aumenteranno, con la Turchia che vi ha già manifestato un proprio interesse. Il riavvicinamento con l’Iran continua. Teheran e Mosca valutano una transazione “centrali contro petrolio”. Mentre l’Iran rimane sotto sanzioni e le banche commerciali russe esitano a lavorare con gli iraniani, prosegue il lavoro per creare una banca comune per finanziare mutui progetti economici e commerciali. Senza parlare dell’ininterrotta attività per il lancio dello ‘spazio economico eurasiatico’, riunendo Armenia e Kirghizistan che vi aderiranno entro la fine dell’anno.
Quindi vi è infatti l’ingegnoso piano di Putin, volto alla cooperazione con chi è stanco dell’egemonia degli Stati Uniti, mentre priva gli Stati Uniti delle risorse, stimola l’economia e vieta l’uso del dollaro nelle transazioni. Quindi Russia e Cina si astengono dal cadere nelle trappole tese sotto forma di “ombrelli gialli” o aperta partecipazione alla guerra civile ucraina. Se non piace a qualcuno, è un suo problema. Agli altri auguro mente lucida e pazienza. La nuova Roma, a colpo sicuro, cadrà.

628x472Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la teoria della cospirazione Putin-oligarchi è uno strumento per destabilizzare la Russia

Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica – Actual Comment10696311Nelle ultime settimane, internet è inondata da contenuti che sviluppano e giustificano la teoria del complotto secondo cui, su pressione degli oligarchi, Putin (vorrei sottolineare Putin piuttosto che il governo russo), ha accettato di eliminare la Novorossija e ora, nel quadro del processo di Minsk, presumibilmente completerà la distruzione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Mentre la situazione peggiora a Kiev dove i media locali e radicali accusano Poroshenko dell’accordo di Minsk, un “tradimento dell’Ucraina”, numerose pubblicazioni russe su internet sono dedite al tema del “tradimento” della Novorossija di Putin.
Lo formula di tale accusa si compone di tre parti:
1. Si segnala che le sanzioni occidentali hanno causato perdite enormi agli oligarchi russi che fanno pressione su Putin per por termine alla politica estera attiva e fare della Russia un dominio statunitense.
2. L’arresto dell’offensiva d’agosto e l’inizio del processo di Minsk, in contrasto con i fatti, sono dettati dalla volontà malvagia di Mosca che trama alle spalle della milizia con l’occidente. Ignorando l’incapacità della milizia di sviluppare una vera offensiva di grande profondità, gli ‘addetti ai lavori’ la pretendono che alcuni miliziani “avrebbero preso Marjupol in due giorni”, sebza spiegare perché non presero l’aeroporto di Donetsk (davvero ben fortificato da Stalin) e le città di Shastje e Stanitsa Luganskaja, e non poterono chiudere definitivamente la sacca di Debaltsevo. Inoltre, in questa parte si accentua il ruolo di Strelkov che a mani quasi nude per molti mesi avrebbe combattuto orde blindati di Kiev. Inoltre, contrariamente ai fatti, si sostiene che una volta rimosso dal Donbas, gli altri comandanti iniziarono a subire sconfitte.
3 Infine, l’ultima parte della tesi è che il governo russo e Putin personalmente hanno tradito e ingannato non solo la Novorossija, ma anche la Russia e i patrioti, e di conseguenza sia naturale un necessario cambio di potere al Cremlino, da Putin a un patriota russo. Il patriota nuovo come viene spesso definito, è Strelkov.
Tale campagna anti-Putin si diffonde sulla rete come un incendio boschivo e inghiotte molti blogger rispettati. E’ evidente che gran parte delle persone interessate (tra cui molto probabilmente Strelkov con i suoi posse e fan) ne sono ignare e sbagliano onestamente, trasmettendo le loro idee sbagliate ad altri. Tuttavia, la campagna per screditare Putin non è iniziata per caso e ha come obiettivo ben definito l’indebolimento (e idealmente il rovesciamento) delle autorità russe. Entro la fine dell’estate è apparso chiaro che gli Stati Uniti hanno subito una pesante sconfitta in Ucraina. Il crollo del regime sotto il peso dei propri crimini e della catastrofe economica è questione di tempo (sempre più vicino). Il riconoscimento della natura nazista delle autorità ucraine, almeno in l’Europa, fermenta. Kiev non può più contare sui mezzi militari per risolvere il problema della Novorossija: i poteri di Kiev si dividono in fazioni in guerra e gli insorti nazisti sono meno inclini ad obbedire ai politici di Majdan. Reclamano il potere e sono pronti ad uccidere i loro alleati liberali. In generale, non ci resta che aspettare e l’Ucraina cadrà dritto nelle mani di Putin come un frutto maturo. L’occidente deve quindi non solo accettare, ma anche benedire un tale risultato. Le sanzioni non hanno avuto alcun impatto serio sull’economia russa. Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe non essere troppo profondo e prolungato per devastare le finanze russe, perché con un prezzo inferiore agli 80 dollari al barile, i sauditi e le compagnie petrolifere statunitensi verrebbero espulsi assai più velocemente rispetto al settore petrolifero e gasifero russo.
I liberali non possono con i loro slogan anti-corruzione e “universali” nelle piazze raccogliere granché persone. Sono una folla di bohémien con i loro “Rain” e “Echo” ancora più utile al governo russo, dimostrando ilo volto sgradevole dell’opposizione. Non sono ipnotizzatori, ma dilettanti avidi che pensano che il popolo russo sia bestiame e che odiano perché non li adora. Con il loro ordine del giorno non possono scuotere la situazione politica interna in Russia. Ma in Russia ci sono sempre i patrioti. Il campo patriottico riunisce persone da tutto lo spettro politico e ideologico. Ci sono i comunisti (dai moderni comunisti liberali agli irriducibili stalinisti e leninisti, i fautori del ritorno agli insegnamenti di Marx nella forma originaria, non offuscata dalle opere dei leader della rivoluzione russa). Vi sono gli anarchici di tutte le sfumature possibili, i monarchici (dai costituzionalisti ai sostenitori della restaurazione ai fan della vita politica russa pre-Pietro il Grande). Ci sono gli ortodossi (vocerkovlene e nevocerkovlene, clericali e rinnovatori, centurie nere e vecchi credenti). Ci sono anche i nazisti russi, alcuni dei quali combattono con Kiev, mentre altri sostengono la milizia. Tutto sommato è una società molto colorata, i cui membri in altri momenti erano disposti a combattersi fino all’ultima goccia di sangue, ma che ora sono uniti nella lotta per gli interessi nazionali della Russia. Hanno un problema: vogliono una vittoria immediata. Sono avversari delle manovre politiche e credono che Putin debba semplicemente “calpestarsi i piedi” e respingere gli statunitensi nelle Montagne Rocciose e nelle foreste del Vermont, e la milizia dovrebbe essere rafforzata dall’esercito russo in modo che, entro una settimana o due, prenda Kiev.
Tutto sommato, si tratta delle stesse persone che nell’agosto 1914, in stato di torpore patriottico, saccheggiarono l’ambasciata tedesca esprimendo sostegno all’amato monarca che iniziava la guerra, e che due anni e mezzo dopo, nel febbraio 1917, con non meno furia rovesciarono lo stesso monarca incapaci di accettare relativamente piccole difficoltà e perdite militari. Queste persone sono il bersaglio di una propaganda contro la cauta e misurata politica Estera di Putin, che già da quindici anni ha permesso alla Russia, pur essendo in una posizione debole sulla scena internazionale, di conquistare vittoria dopo vittoria rafforzandone l’autorità a costi minimi. Sono convinti che possiamo vincere presto e subito, che la Russia non ha ancora eliminato la rivolta nazista in Ucraina solo perché la leadership è intimidita ed è incantata da certi oligarchi. Nella sua versione ‘light’ tale campagna dovrebbe indebolire il sostegno pubblico a Putin, e opporlo ai quei patrioti suoi alleati naturali. La variante più greve presume che patrioti armati, combattenti in Novorossija, si gettino contro Putin rafforzati dalle masse patriottiche di Mosca scontente del “debole governo”. Con l’aiuto di esperti combattenti di strada delle organizzazioni patriottiche, e idealmente aiutati dai volontari armati della Novorossija, Putin dovrebbe affrontare tali problemi politici interni, dimenticando l’Ucraina.
La Russia di nuovo deve essere distrutta per mano dei patrioti russi impazienti, precipitando il Paese nel conflitto civile. E il fatto che “i patrioti impazienti vogliono il meglio e più giustizia” non è giustificato. Una volta lessi le memorie di un artigliere che criticò aspramente Stalin per la dura pianificazione e le improprie operazioni strategiche nella seconda guerra mondiale. L’artigliere spiegò che era in prima linea e sapeva meglio del Comandante-in-capo “come combattere correttamente”. I patrioti impazienti appaiono ridicoli come l’artigliere, ma possono fare assai più danni nella loro ingenuità. Mentre spezzano l’unione tra Putin e il pubblico patriottico (e alcuni ripetono lo slogan “Strelkov for President!” senza rendersi conto che spacciano solo fumo, l’immagine mediatica di un eroe e non di una persona reale), i patrioti impazienti aiutano l’ambasciatore Tefft a risolvere l’irrisolvibile paradigma liberale, compito universale per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca. I 15 anni di successi di Putin non sono abbastanza convincenti. Preferiscono vivere tra le proprie fobie e i propri complessi infantili, ma è il momento di crescere.

Altra figura dell'estremismo anti-Putin (un rasputiniano), è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi con elementi neocon come Garry Kasparov, (l'altro personaggio nella foto)

Altra figura dell’estremismo anti-Putin (un rasputiniano) è Edvard Limonov, ovvero Edvard Savenko. Fino al 2013 partegiava per il rovesciamento del governo Putin affiancandosi ad elementi come il neocon Garry Kasparov, (l’altro personaggio nella foto) e diversi figuri comprati dalle ONG statunitensi e dalla CIA per organizzare una rivoluzione colorata a Mosca, nel dicembre 2011-marzo 2012, volta ad impedire l’elezione di Putin.

Strelkov e il blogger el-Murid, ovvero

Strelkov e il noto blogger russo el-Murid, ovvero Anatolij Nesmejanov. El-Murid durante l’aggressione alla Libia, svolse un’efficace informazione sugli eventi a supporto della Resistenza della Jamahiriya, finchè alla vigilia dell’invasione di Tripoli, nell’agosto 20’11, capovolse totalmente posizione indondando disinformazione e vera e propria merda mediatica dal suo blog, arrivando ad irridere e disprezzare ciò che difendeva solo 24 ore prima.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La debacle militare della junta in Ucraina orientale

Alexander Mercouris (UK),  Oriental Review 9 ottobre 2014c9d5381e6d05d6ca4d58591cc7058e36Seguendo le stime pubbliche secondo cui il vero tasso di mortalità nell’esercito della junta nell'”operazione antiterrorismo” (ATO) potrebbe essere stato di 8000-12000 caduti, numerose osservazioni possono essere avanzate:
1. Tali cifre non sono certo verificate. Tuttavia non sembrano irragionevoli vista l’ammissione di Poroshenko che l’Ucraina ha perso nell’ATO qualcosa come il 65% dei blindati. Sembra anche che l’aviazione ucraina sia stata sostanzialmente annientata. Certamente ha cessato di essere presente nelle ultime settimane.
2. Supponendo che le cifre siano vere, allora l’Ucraina è stata testimone di un massacro inaudito in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Vale la pena dire che i combattimenti hanno raggiunto la massima intensità dopo la caduta di Slavjansk, il 5 luglio 2014, I combattimenti intorno Slavjansk a maggio e giugno furono d’intensità minore. Sicuramente quindi la maggior parte delle perdite ucraine sia dovuta ai combattimenti dopo la caduta di Slavjansk il 5 luglio 2014. In altre parole, è probabile che 8000-12000 soldati ucraini siano stati uccisi nei 2 mesi dal 5 luglio 2014 al cessate il fuoco del 5 settembre 2014. Se è così ciò significherebbe che l’Ucraina ha perso in tale periodo uomini a un tasso di 129-190 al giorno. Niente di paragonabile è accaduto in Europa dalla resa tedesca del 9 maggio del 1945.
3. Un altro modo di osservare la dimensione di tali perdite sarebbe considerare la proporzione che avevano nelle forze ucraine coinvolte nell’ATO. La maggior parte dei dati ricevuti indicano che la dimensione della forza nella regione fosse di 60-80000 uomini. Se la stima dei morti è 8000-12000, è quantomeno vero che tra un decimo (10%) e un quinto (20% ) di tale forza può ora essere morto. La realtà sarebbe sicuramente peggiore essendovi la certezza che una quota sproporzionata dei morti sarebbe composta dai soldati di prima linea, che rappresentano solo una parte della forza coinvolta nell’ATO. Una buona parte dei 60-80000 uomini nella forza ATO erano truppe di supporto e logistiche, che ci si aspetterebbe uscirsene con meno perdite. Una volta ho letto che il tasso di perdita di oltre il 5% in un’azione di combattimento è più di quanto un’unità possa ragionevolmente sopportare, e che qualsiasi dato oltre tale cifra renderebbe l’unità inutilizzabile. Se i dati di 8000- 12000 sono vicini alla verità, allora tale cifra del 5% è stata superata, nel qual caso l’esercito ucraino ha cessato di esistere come forza efficace.
4. Vorrei solo anche dire che è chiaro che il grosso delle perdite ucraine sono soldati dell’esercito regolare. E’ ovvio che nei combattimenti, le varie unità paramilitari di destra raramente fossero in prima linea, ma che siano state usate per terrorizzare la popolazione nelle retrovie.
5. La domanda è come sia successo una tale debacle? Anche se i dati di 8000-12000 perdite sono un’esagerazione, ci si deve ancora spiegare la perdita del 65% dei blindati ucraini. Le dichiarazioni secondo cui gli ucraini hanno combattuto contro l’esercito regolare russo chiaramente non sono vere, quindi non spiegano la debacle.
6. In primo luogo va detto che non vediamo assenza di coraggio o determinazione nelle truppe ucraine. Non c’è il crollo subito dall’esercito iracheno nei combattimenti con il SIIL, in cui i soldati guidati dai loro ufficiali semplicemente fuggirono. Piuttosto si tratta di un esercito dissanguato in settimane di logoramento terribile nei mesi estivi. Il fatto che le vittime possano essere così tante, non suggerisce mancanza di disciplina o coraggio delle truppe. Al contrario, suggerisce straordinaria disciplina e coraggio nelle truppe inviate nel tritacarne dai loro comandanti, con modalità che a un inglese come me suscitano i brutti ricordi della Somme. Le rivendicazioni di febbraio e marzo secondo cui l’esercito ucraino era così malridotto da Janukovich che praticamente aveva cessato di esistere, si dimostrano alla luce di ciò che è accaduto a luglio e agosto semplicemente false. Dubito fortemente della possibilità dei soldati occidentali, oggi, di poter combattere per così tanto tempo subendo perdite su tale scala.
7. Penso che la spiegazione della debacle sia semplicemente la disastrosa leadership della junta.
8. E’ chiaro che da quando la junta ha preso il potere a febbraio, la leadership militare professionale ucraina non sia affidabile. Il comando operativo dell’ATO sembra sia stato dato a psicopatici dilettanti come Parubij, Jarosh, Avakov e Ljashko. Dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza del 30 giugno 2014, che decise di riprendere l’offensiva, il generale Kovalov (“Koval”), poi ministro della Difesa della junta, che era almeno un soldato professionista, si dimise o più probabilmente fu dimesso (presumibilmente trasferito, dopo di che sembra scomparso). Probabilmente ha contestato la ripresa dell’offensiva. Andato via, il comando dell’esercito passò a persone come Parubij, Avakov ecc. che non hanno alcuna idea della guerra. Furono raggiunti da Geletej, nuovo ministro della Difesa, un agente della sicurezza piuttosto che soldato. Non avendo alcuna comprensione della guerra o conoscenza del comando militare, costoro poi hanno trascorso il resto dell’estate a scagliare l’esercito ucraino fino a distruggerlo attaccando ripetutamente le posizioni delle FAN, mentre bombardavano indiscriminatamente zone residenziali e scagliavano i loro criminali nazisti a uccidere e terrorizzare i civili. A peggiorare le cose, e a ulteriore dimostrazione della loro ignoranza e arroganza, scelsero di combattere la guerra seguendo il calendario, fissando la scadenza arbitraria del giorno dell’indipendenza ucraina del 24 agosto 2014, per la vittoria.
9. Per contro, le FAN ad un certo punto hanno chiaramente acquisito una corretta leadership militare professionale con personale adeguato e un comando generale composto da ufficiali di Stato maggiore in pensione di Mosca che hanno istituito il comando nella città orientale di Krasnodon, al confine russo. Sappiamo molto poco di queste persone, ma Strelkov ha indirettamente ammesso che uno dei motivi del suo licenziamento era far posto a una leadership militare più professionale, cosa che non possiede non essendo un soldato professionista. Potrebbe riferirsi al personale di Krasnodon, che da parte sua sembra aver combattuto una battaglia difensiva nel classico stile sovietico, incentrato su città come Donetsk e Lugansk per avere uno sbarramento dietro cui costituire una riserva corazzata per la controffensiva. Un fiero parallelo (anche se ovviamente combattuta su scala incommensurabilmente più grande) potrebbe essere la battaglia di Kursk.
Questo almeno è la mia interpretazione del disastro dell’ATO. Naturalmente non avrebbe mai dovuto essere lanciata. E chi l’ha fatto è un criminale. Però la mia lettura riguarda il comportamento verso i civili, massacrati indiscriminatamente, e verso gli sventurati soldati ucraini inviati al macello. Chi si pretende vero patriota ucraino dovrebbe oggi condannare non Putin e i russi, ma coloro che tra grida inane “Gloria all’Ucraina”, sono responsabili di aver mandato a morte tanti figli dell’Ucraina.

10569075Alexander Mercouris è un ex-avvocato inglese, esperto di diritto internazionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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“Combattere al loro fianco è stato un onore”

Testimonianza di un volontario francese e uomo d’onore
Sergio il Francese, Alawata, 5 ottobre 2014

Sergio è un francese andato al fronte a giugno per combattere con i ribelli del Donbas fino a metà agosto. Presenta un’autentica testimonianza che irradia la nobiltà e l’umiltà di un uomo che risponde all’appello del suo cuore. Un grande grazie!auteur 2“Non sono uno specialista militare di alto livello, sono solo uno studente francese di 22 anni e ho avuto una piccola esperienza militare nell’esercito francese. Provengo dal Donbas dove ho ancora la famiglia. Ciò che accade in Ucraina è una grave ingiustizia. Europa e Stati Uniti si scagliano contro il popolo russofono dell’Ucraina che ha la sfortuna di non essere d’accordo con Majdan. Non solo le persone vengono massacrate, ma vengono passate per dei terroristi. Quando sappiamo la verità, non possiamo restare a guardare, sarebbe viltà. Chiunque sappia la verità ha il dovere morale di agire. Appena ho potuto sono andato a Donetsk sperando che le mie esperienze militari potessero essere utili alla difesa locale contro l’aggressione di cui l’esercito ucraino è lo strumento principale. Siamo arrivati a fine giugno a Donetsk, mi sono presentato all’ex-edificio della SBU, il servizio segreto ucraino. Vi aveva la base l’unità dell’esercito ortodosso. C’erano armi per trenta persone, mentre l’unità ne contava circa 200! Nuovi volontari arrivavano ogni giorno, e non avevamo nulla da dargli. La maggior parte erano giovani locali senza esperienza militare, ma dalla forte volontà di vincere. Gli ex-militari avevano il comando (potevamo contarli sulle dita di una mano), un ex-paracadutista di 1.ma classe ucraino era il comandante di compagnia!
Avevo intenzione di partire per Slavjansk con altri volontari, ma mi chiesero di restare a Donetsk e aiutare i leader a formare ed organizzare la loro unità. Due giorni dopo mi convinsero e divenni loro istruttore. Ho dovuto addestrare civili con quattro AK-74. Tutti i giorni, dalla mattina alla sera, diverse sezioni venivano e gli mostravo come usare il fucile, e gli ho insegnato le regole di sicurezza per evitare incidenti. Come molti dei leader del gruppo, io stesso cumulavo le funzioni e dormivo solo tre ore per notte. Ero responsabile di una sezione di 20 effettivi che istruivo come anche altri. Di notte, integravo 4 guardie armate agli ingressi dell’edificio. Più tardi, i combattenti di Slavjansk si ritirarono a Donetsk. La nostra unità si trasferì nei pressi dell’aeroporto, in una base militare vicina alla città di Peski, accanto all’aeroporto di Donetsk. La nostra nuova missione era controllare il posto di blocco di Peski. Eravamo al fronte. Continuavo ad addestrare i ragazzi, il campo mi permise di spiegare le basi del combattimento, imparando a muoversi con tattiche di sostegno reciproco. I “Grad” iniziarono a colpire il posto di blocco, causando vittime. Rimasi con un piccolo gruppo di cacciatori di osservatori dell’artiglieria che dirigevano il tiro nascosti in cima a una collina artificiale (tipica nella regione mineraria del Donbas).
A metà luglio dovemmo ripiegare quando i carri armati ucraini superarono il posto di blocco e cominciarono a spararci. Poi arrivarono i rinforzi e andammo a caccia dei carri armati. Ci furono combattimenti intorno alla base, con casi di fratricidio. Mi sono ritrovato con un’unità del battaglione Vostok. Un carro armati spuntò a circa 25 metri da noi correndo a tutta velocità. Ebbe il tempo di spararci e ferirci prima di essere distrutto. Riprendemmo il posto di blocco con l’aiuto dei nostri carri armati. Il giorno successivo i Grad ripresero a bombardarci mentre eravamo completamente allo scoperto. Dovetti ripararmi in una grondaia perché non c’erano ripari nelle vicinanze. La notte fummo circondati in un garage per i autocarri Volvo. La stazione di servizio era in fiamme propagando l’incendio nel bosco, i cecchini ci impedivano di uscire dall’edificio. Poi arrivarono i rinforzi e subimmo un massiccio attacco del battaglione Donbass. Le cose si calmarono, ma gli ucraini sparavano sulla nostra base, così come sulla zona circostante. Potemmo evacuare i civili. La zona era deserta, con branchi di cani randagi. Gli demmo da mangiare e furono le nostre guardie. Quando c’era il fuoco dell’artiglieria, scappavano con noi. Pochi giorni dopo, la base era stata completamente distrutta, come la fabbrica accanto e le abitazioni civili. Pensavo di essere in un film apocalittico. Più tardi, la nostra unità si unì ai cosacchi del Don. Istituimmo un posto di blocco a sud-est di Donetsk, a Novij Svet. Gli abitanti del villaggio ci davano cibo ogni giorno, come il pesce che pescavano, e ci davano informazioni sugli ucraini che sparavano bombe al fosforo su un villaggio, che vedemmo bruciare per tutta la notte. Attaccarono il villaggio, ma furono respinti, quindi lo bombardarono per coprire la ritirata. Tale scenario si ripeteva ogni giorno, ma quando scoprimmo la loro base e sparammo dei colpi di mortai, ebbero paura e se ne andarono! Che soldati coraggiosi!
Poi tornai in Francia lasciando uomini organizzati ed in grado di svolgere missioni di combattimento contro un avversario più forte. Ho fatto il mio dovere, ed ora il mio dovere è informare. La forza degli ucraini risiede nella politica internazionale che gli permette di fare ciò che vogliono usando armamenti pesanti contro i civili, così come armi vietate. Ma la forza del russo è la sua mente! Il russo dimostra grande capacità di adattamento ed è disposto a sopportare il peggio per la causa giusta. Tale nobiltà di spirito è rara in questo mondo dominato dai valori della pigrizia e del consumo.
Combattere al loro fianco è stato un onore”.

10365839Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Putin ha fermato l’offensiva della Novorussia

Jurij Selivanov, Novorossija 6 ottobre 201400-vitaly-podvitsky-muzzle-em-2014La Russia ha sostanzialmente trovato la risposta all’eterna domanda di “chi è la colpa” sull’Ucraina (quasi in condizione di consenso nazionale a giudicare dai numerosi lugubri banderisti tra i 10 mila partecipanti della “marcia della pace” nazionale). Lo smarrimento quasi totale sull’altra domanda fondamentale, “cosa fare”, persiste. Così Putin ha saggiato, più precisamente, ha indubbiamente svolto un ruolo importante nel sospendere la fase militare del conflitto in Donbas. Ma, per favore, si prenda nota: non ha solo fermato, ma provvisoriamente “consigliato” di bastonare Poroshenko e il suo esercito così duramente da non lasciargli illusioni di sorta su una qualsiasi possibile vittoria militare. Ha anche certamente chiarito abbastanza che in caso di ulteriori mosse di Kiev su Marjupol, molto probabilmente da subito la junta di Kiev verrebbe costretta a mollare un altro paio di regioni limitrofe. Si può valutare la forza di convinzione del leader russo valutando gli squallidi discorsi di Poroshenko la cui la bellicosità è subito svanita nel nulla, dando luogo alle triste rivelazioni sul fatto che “non possiamo prenderci il Donbas militarmente”. Il fatto è che Putin e i suoi hanno fatto cadere dalle mani della junta l’ascia di guerra, che non prometteva nulla di buono per la Russia. Nel caso in cui lo scenario bellico fosse rimasto all’ordine del giorno, Mosca si sarebbe trovata in una situazione disagevole. In primo luogo, le forze della Novorussia sono limitate e, in secondo luogo, sarebbe stato piuttosto imbarazzante rifornire su grande scala aiuti militari e de jure illegittimi. Ma poi di nuovo, vi sarebbe stata la prospettiva di un bagno di sangue infinito nei rapporti Russia-Ucraina. Dio non voglia tale prospettiva!
Attualmente sullo scenario, il confronto militare sembra sostituito dal fattore tempo e dalle questioni socio-economiche. Qui dobbiamo ringraziare il nostro Gran Maestro degli scacchi al Cremlino, avendo tutte le carte vincenti in mano o, per dirla in altro modo, passare ogni pedone! E quasi tutti possono divenire la regina vittoriosa. La Russia ha rifiutato di uccidere i suoi fratelli ucraini e di avviarvi una guerra, anche se di liberazione. Ha così onorato le norme umanitarie e di civiltà internazionale. La Federazione Russa ha diritto assolutamente inoppugnabile a non voler alimentare ulteriormente l’ostile governo ucraino con gratuiti rifornimenti energetici così come gratificarlo con ogni sorta di benefici economici. Questo diritto è assolutamente in linea con l’intesa delle entità finanziarie internazionali, nonché con il bazar mercanteggiante ucraino. Quindi, la comunità internazionale e l’opinione pubblica ucraina dovranno ammettere il diritto della Russia ad avere cura innanzitutto dei propri interessi, semplicemente perché avrebbero agito allo stesso modo al suo posto. Su questa solida piattaforma morale ed etica Vladimir Putin avvia comodamente i colloqui d’affari con l’Ucraina. A proposito delle forniture di gas e prodotti ucraini naturali, dell’industria della difesa ucraina bloccata per la frattura commerciale con la Russia, delle normative transfrontaliere, dell’associazione ucraina con l’UE e di qualsiasi altra cosa. In ogni caso, Kiev non ha nulla con cui rispondere. Lo scavo di alcun fossato gigantesco, l’erezione di alcun fantastico muro ai confini e nessun appello ad usare la “mitragliatrice nucleare”, l’aiuteranno. Merce-denaro-merce, ecco l’intero schema di relazione. Una botte di ferro, dal punto di vista delle regole mondiali. O si pagano i 6 miliardi di dollari di debiti e si avrà il gas, o resterete soli. O si forniscono alla Russia missili e motori per elicotteri militari o siete perduti. Dimenticate anche il cioccolato Roshen, avremo il nostro cioccolato Rot-front.
Ringrazieremo Dio nel caso l’Ucraina possa esistere in tali condizioni, con l’occidente che gli presta miliardi e ne acquista la produzione per i prossimi 50 anni. Gente, sventoleremo la bandiera. Il problema è che nulla di ciò accadrà mai e Putin naturalmente lo sa. Anche Poroshenko lo sa, così come Obama e Merkel. Nessuno darà nulla all’Ucraina. Neanche la Russia darà nulla di gratuito all’Ucraina. Anche se possiamo discutere le condizioni, soprattutto perché l’Ucraina ha familiarità con le richieste russe avanzate da tempo. In sostanza l’unica domanda principale è se l’Ucraina sarà un Paese normale, e non ancora il mostro fascista sanguinario tipo Terzo Reich. Cosa del tutto possibile nel caso si abbia del cervello, o almeno un vero presidente piuttosto che un pagliaccio statunitense. Quindi la palla è dalla parte di Poroshenko. Putin finalmente gioca il gioco in cui la Russia ha tutte le carte vincenti, mentre Kiev ha solo due di picche. Allora perché uccidere gente?10269489Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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