La Russia traccia la sua linea rossa sulle sabbie siriane

S-300, MiG-29 e MiG-31 alla Siria. La Russia traccia la sua linea rossa sulle sabbie siriane. Verso l’equilibrio strategico in Medio Oriente
Christof Lehmann (Nsnbc) 6 giugno 2013

Mikoyan-MiG-29M-Russian-Air-ForceIl recente impegno da parte della Russia di onorare un contratto con la Siria per la fornitura dei  sistemi di difesa aerea S-300, considerati tra i migliori, se non i migliori del mondo, viene seguita dalla richiesta siriana di ricevere aerei da combattimento MiG-29M/M2. Nel 2012 la NATO stanziava dei sistemi di difesa missilistica Patriot lungo i 900 km del confine siriano con la Turchia, e Arabia Saudita e Stati Uniti firmavano un accordo per un importante aggiornamento dell’aviazione saudita. La Russia traccia una linea rossa sulla sabbia siriana. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, un intervento militare diretto contro la Siria sarebbe inutile. Il Medio Oriente si prepara al confronto. Nel corso di una conferenza stampa il giorno dell’apertura del vertice Russia-UE a Ekaterinburg, il 4 giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha confermato ancora una volta che la Russia onorerà il suo contratto con la Siria fornendo i sistemi SAM S-300. Putin ha sottolineato la delusione della Russia per il mancato prolungamento dell’embargo dell’Unione europea sulle armi alla Siria, che consente ad ogni Stato membro dell’UE di decidere se armare i terroristi e i mercenari che destabilizzano la Siria dal 2011. Gli S-300 secondo Putin stabilizzeranno la regione. Putin ha sottolineato che gli S-300 sono tra i migliori, se non sono i migliori sistemi di difesa aerea che, così Putin, ogni esperto militare può confermare. Nella stessa occasione, il presidente russo ha indirizzato un malcelato avvertimento a NATO, Israele e Stati membri del CCG, quando ha dichiarato che qualsiasi tentativo d’intervento militare diretto contro la Siria sarebbe inutile.
Le forze armate siriane raccolgono sempre più successi nella lotta all’insurrezione. Dopo che la strategia militare è stata adattata alla guerra asimmetrica e alle tattiche contro-insurrezionali, tra cui le milizie popolari che difendono villaggi e città contro nuovi attacchi dei ribelli, dopo che l’esercito arabo siriano li ha eliminati assicurando la zona, gli insorti continuano a perdere terreno e iniziano ad utilizzare tattiche da guerra psicologica sempre più disperate, come armi chimiche e il cannibalismo sui cadaveri dei soldati siriani uccisi, con tanto di telecamere. Gli insorti mostrano segni di disperazione. Il coinvolgimento di Hezbollah a protezione del confine libanese con la Siria, rendendolo meno poroso all’infiltrazione di armi e combattenti, e l’impegno del governo iracheno nel fare lo stesso al confine siriano-iracheno, limitano i rifornimento agli insorti. I restanti fronti aperti sono limitati a Turchia, Giordania, Israele e alla regione curda del nord dell’Iraq. La rivolta popolare in Turchia è probabile che, per lo meno, si traduca in un’amministrazione Erdogan gravemente indebolita da dover essere costretta ad adeguare la sua politica verso la Siria. La Turchia potrebbe cessare di essere il fronte logistico primario degli insorti. La Russia ha anche tracciato una linea rossa nella sabbia o nelle acque siriane, quando ha deciso di ricreare la flotta mediterranea. Le prime implementazioni sono arrivate a Tartus che viene lentamente trasformata da porto ausiliario a base navale operativa. La mossa stabilizza la regione ad un certo livello e potrebbe contrastare la creazione di una base NATO a Cipro.
Nel 2012, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno approvato un accordo per un grande aggiornamento dell’aviazione saudita. Oltre a consegnare la versione più avanzata del jet da combattimento F-15, normalmente riservato ad un ristretto club di sole sei nazioni, gli F-15 più vecchi dell’arsenale saudita hanno ricevuto notevoli aggiornamenti. Dopo il completamento delle consegne, degli aggiornamenti e dell’addestramento l’Arabia Saudita avrà circa 300 jet da combattimento F-15, rendendo l’aviazione saudita paragonabile a quella d’Israele.
Dopo che la Russia aveva inizialmente sospeso il contratto russo-siriano per l’aggiornamento dell’aeronautica siriana, sembra che la Russia lo stia riconsiderando, in risposta alla mancanza di volontà occidentale nel risolvere pacificamente la controversia sulla Siria. In linea di principio, la guerra in Siria è causata dalla mancanza di convergenza sulle pretese energetiche e di sicurezza tra Qatar, Arabia Saudita, Israele, Stati Uniti e i due blocchi concorrenti nell’UE guidati rispettivamente da Francia e Regno Unito e da Germania e Repubblica Ceca, così come con le richieste di Iran e Russia. Il successo della conferenza Ginevra 2 consentirebbe di affrontare le questioni fondamentali. Le dichiarazioni di Vladimir Putin, secondo cui l’introduzione degli S300 crea stabilità, potrebbero essere seguite dall’instaurazione dell’equilibrio strategico anche tra le forze aeree regionali. E’ anche un segnale chiaro che la NATO e l’UE non possono contare sul fatto di poter risolvere i problemi di sicurezza e geopolitica energetiche con guerre illegali, senza dover prendere in considerazione la possibilità di dover pagare un prezzo che potrebbe essere alto.
Le autorità governative siriane hanno ripreso i contatti riguardanti l’attivazione del contratto russo -siriano per l’acquisizione dei caccia MiG-29M/M2 dopo la fine dell’embargo sulle armi dell’UE alla Siria. L’informazione è stata confermata dal costruttore aereo russo. Una delegazione siriana  recentemente era arrivata a Mosca per discuterne i dettagli e i tempi, ha dichiarato il capo del Mikojan Design Bureau Sergej Korotkov. Il contratto è stato inizialmente firmato nel 2007, ma lo scoppio dei disordini civili in Siria nel 2011 ha inizialmente spinto la Russia a sospendere l’accordo per fornire 24 aerei da combattimento MiG-29M e 5 intercettori MiG-31.
Trovare una soluzione pacifica della crisi in Siria diventa sempre più improbabile. Mentre l’opposizione sostenuta dall’estero, ovvero al-Qaida, crea un disastro di pubbliche relazioni dopo l’altro e non riesce a creare un coerente fronte politico, il dialogo nazionale tra i partiti, le organizzazioni di massa, le comunità etniche e religiose, le organizzazioni d’interesse speciale e il governo in Siria continuano a fare progressi. Una vittoria decisiva della rivolta contro l’esercito siriano diventa sempre più improbabile, e la continuazione da parte di Unione europea, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar nel finanziare e armare i terroristi mercenari di Jabhat al-Nusrah, anche se potrà destabilizzare la Siria, non porterà ad una vittoria decisiva senza l’intervento militare diretto o il sostegno militare diretto alla sovversione. L’introduzione dei MiG-29 e dei MiG-31 russi, insieme all’introduzione dei SAM S-300 e di altra tecnologia missilistica russa, così come la maggiore presenza navale russa, regolerà l’equilibrio strategico tra l’asse occidentale e l’asse russo-iraniano- siriano. Non possono compensare l’enorme potenza di fuoco accumulata dalla NATO e dagli alleati della NATO nella regione, ma garantiranno che qualsiasi aggressione militare contro la Siria sarà più costosa di quanto i leader politici occidentali o arabi siano disposti a subire per sopravvivervi politicamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tashkent si rivolge a Mosca: l’Uzbekistan non ha più scelta

Lev Vershinin Rete Voltaire Mosca (Russia) 27 maggio 2013

Islam Karimov, il divino capo uzbeko, è stato in grado di mantenere l’equidistanza tra il Cremlino e la Casa Bianca per anni. Continuava a flirtare con uno e a litigare con l’altra, e viceversa. Tuttavia, il pianoo statunitense di destabilizzazione dell’Asia centrale sostituendo il regime talib in Afghanistan non gli lascia altra scelta: l’Uzbekistan si allinea con Mosca.

political-map-of-UzbekistanA fine di marzo, siamo riusciti a trovare sul web informazioni secondo cui Islam Karimov [1] sarebbe sopravvissuto a un grave infarto, sfiorando la morte [2]. Lo scoop non essendo stato negato dai principali media, ha originato un vero suq. L’opposizione all’estero ha detto che il presidente non si sarebbe più ripreso, fonti ufficiali a Tashkent hanno risposto invece che Islam Karimov è in perfetta salute, ma non erano molto convincenti, come se ci fosse qualcosa di sospetto. Anche quando la figlia [maggiore] del Presidente, Gulnara, persona politicamente attiva con piani a lungo termine, ha detto la stessa cosa, in pochi le hanno creduto. Invece, si sono diffuse voci sul probabile abbandono della sua carica di ambasciatrice dell’Uzbekistan presso le Nazioni Unite, dal momento che “si preparava a un ruolo politico più importante nel Paese [3]“. Le discussioni al riguardo non  finivano, dato che ogni giorno a Tashkent spuntavano “notizie da fonti attendibili” e “prove da persone competenti.” Dopo di che, come al solito, vi furono molte riflessioni e analisi su “cosa succederà adesso?“, “chi gli succederà?” e naturalmente, “e se tutto questo non sia che una bufala?” Tutto ciò ha continuato per un po’ di tempo.
Poi un decreto del presidente uzbeko è stato emanato: nominava a posizioni chiave nel Paese, l’Hakim (governatore) della regione di Tashkent, il generale della polizia Ahmad Usmanov. Questa notizia ha messo in difficoltà tutti i “profeti”. Infatti il generale Usmanov è un uomo delle guardie del corpo del presidente, non è un cortigiano, ma piuttosto un uomo d’azione, nel senso più letterale, interamente dedito al presidente e così vicino che tutte le famiglie dell’élite dell’Uzbekistan, tra cui i sostenitori del presidente, si opposero al suo avvicinamento al potere politico. Si opposero così ferocemente che anche Dio sulla terra avrebbe dovuto accordarsi con il loro risentimento. Per il solo fatto che la sua nomina ha messo i puntini su tutte le i, dal momento che nessuno poteva dare questo ordine, andato di traverso a tutti, se non il presidente, che è in piena salute più che mai.
Infatti, il colpo era inatteso e singolarmente forte. Confrontandolo con gli scacchi, ricorda il Karpov di quando era sulla cresta dell’onda. Tutti gli equilibri vennero infranti da lui. L’alta figura di un “uomo semplice”, che non è legato a nessun clan, messa al centro dell’alta politica di un Paese dove tutto è da tempo stabile e indistruttibile, e dove tutti i clan che appaiono inginocchiati davanti allo “shah”, avevano iniziato a prendere posizione in vista della lotta, nel caso in cui avessero dovuto  condividere il potere, prendendo perciò i necessari consigli. Un uomo personalmente unto dal Signore, che difende i suoi interessi come se fossero suoi, in grado di distruggere tutti gli sporchi trucchi ma che mira anche, è sempre un uomo, a creare il proprio clan.
Ma tutti questi segreti e intrighi della Corte di Tashkent non sono interessanti in se, se non solo agli specialisti, se il soggetto non fosse un altro. Secondo le persone che hanno familiarità con la situazione, non solo dai pettegolezzi, il Generale Usmanov è tra l’altro un nemico convinto dell’”Islam politico” e ritiene che questa tendenza dovrebbe essere stroncata sul nascere, senza tener conto “di ciò che pensa l’estero” [4]. L’ha dimostrato quando era Hakim [governatore] di Andijan riuscendo a spiegare agli estremisti religiosi che dovevano comportarsi bene o l’avrebbero pagata cara. Per il momento, come anche gli specialisti del Pentagono riconoscono, la macchia “barbuta” [5], nella valle di Ferghana, ancora oggetto di tensione, è ridotta al minimo. L’uomo non è di certo un “amico della democrazia”, ecco perché non è amato in occidente, secondo un eufemismo.  Soprattutto perché ritiene, come suggeriscono le circostanze, che Tashkent può fermare l’offensiva islamista se non collaborando con la Russia.
Infine, Islam Karimov è apparso in pubblico. Era molto concentrato, in forma, e ciò che è importante da notare, s’era subito recato in visita ufficiale a Mosca, dove ha avuto lunghi colloqui con il suo omologo russo sull’Afghanistan e la possibilità del suo Paese di aderire all’Unione doganale [6]. Dopo questo colloquio, una serie di ipotesi che sembravano indistruttibili s’è dissolta. In primo luogo, è chiaro che la deriva verso occidente di Tashkent s’è fermata. Era iniziata il 4 luglio 2012, quando l’Uzbekistan annunciò l’abbandono dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva dopo un colloquio probabilmente infelice [con la Russia]. Se vi ricordate, avevo scritto molto sull’argomento, e tutto concludeva che Islam Karimov pensava che dopo di lui vi sarebbe stato il diluvio. Con questo significato: la paura della rivoluzione “arancione” verdeggiante [7] che l’occidente era perfettamente in grado di scatenargli, l’affrettava a mettere il Paese sotto l’ombrello statunitense per garantirsene la stabilità, mentre è al potere, e cioè finché è in vita. Accettando l’arrivo sulla sua scia di un qualche “Saakashvili uzbeko” chiamato a destabilizzare l’Asia centrale, ventre molle della Russia.
L’uomo propone ma Dio dispone. Non è chiaro il motivo per cui gli Stati Uniti hanno deciso di spezzare un piano già pronto. Secondo il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, che ha intervistato il presidente afghano Hamid Karzai in visita in Qatar, dove ha incontrato l’emiro diabetico per l’apertura di un’ambasciata a Doha dei taliban, “il mullah Omar ha il diritto di presentare la propria candidatura alle prossime elezioni presidenziali in Afghanistan, e il governo non ha nulla in contrario“. [8] Oh. Lo stesso mullah Omar ideologo dell’ala estremista dei taliban ed emiro dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il nemico giurato degli statunitensi che l’hanno dichiarato morto ucciso più volte, ma che in realtà è più vivo che mai. Se vi ricordate, un tempo si diceva che fosse nella top ten dei terroristi più ricercati dagli Stati Uniti, che sulla sua testa pendesse una taglia di 10 milioni di dollari. In realtà, come sappiamo, vive tranquillamente e liberamente a Karachi e inoltre ha ancora un forte esercito che mantiene non si sa con quale denaro, ma ottimamente. Meglio ancora, l’FBI ha detto di nuovo nel 2011, dopo 10 anni di interferenze yankee in Afghanistan, che il mullah Omar non è mai stato in nessuna “lista nera” e più tardi, nel febbraio 2012, l’orbo [9] ha scritto una lettera a Obama, da pari a pari, offrendosi di avviare i negoziati di pace. Notizie sulle riunioni di vario tipo e in diversi luoghi tra i “rappresentanti ufficiali” dei taliban e i funzionari del dipartimento di Stato USA, appaiono di tanto in tanto sui media. E ora, come si può vedere, la dichiarazione di Karzai la dice lunga. Ovviamente, l’hanno concordata. Il risultato è molto interessante.
Non dobbiamo dubitare che il “capo militare, il capo della resistenza e il leader dei taliban” più che altro noto per la sua pietà e il suo disinteresse per il denaro, la lealtà e l’odio per il caos illimitato del  feudalesimo, vincerà le elezioni se si candiderà contro Karzai, noto per essere corrotto fino al collo e un burattino [degli USA]. Non c’è dubbio che “la seconda venuta sulla terra dei taliban” avverrà sotto la protezione del Qatar e che questo Paese, e quindi gli Stati Uniti, pianificherà il futuro dell’Afghanistan. E quindi, anche dell’Asia centrale, come vorrebbero. Creando un centro sia per irritare l’Iran, sia per destabilizzare le ex repubbliche sovietiche, costringendo la Russia a voltarsi verso il fronte dell’Asia centrale. Senza la possibilità di evitarlo, perché altrimenti l’onda annegherebbe Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan dove, tenuto contro che anche Nazarbaev è mortale [10] gli ascessi sono pronti a esplodere influenzando la Russia. Anche la Cina avrà problemi molto seri. Ma, a differenza della Russia, non avendo la pretesa di essere “civile”, non limiterà le risorse e le migliori possibilità di difendersi.
In realtà, gran parte di quanto è stato detto precedentemente è risaputo. La stessa ritirata degli statunitensi dall’Afghanistan (ne hanno diritto!) crea alla Russia una serie di problemi che semplicemente non può evitare. A tale riguardo, senza dubbio, è stata giocata dagli USA. Ma per khan, emiri, padishah e altri leader popolari post-sovietici, questa svolta di 180° è dieci volte più sgradevole [11]. In realtà, non hanno alcun margine per trattative e il solito mercanteggiare, ma devono scegliere tra due strade: o mantenere la rotta prostrandosi davanti all’occidente, aspettando i taliban, o volgersi a nord fornendo garanzie della loro sottomissione. Come era di moda dire una volta: non c’è altra possibilità.

Lev Vershinin Odnako (Federazione Russa)

Note
[1] Presidente dell’Uzbekistan dal 1990, rieletto ripetutamente in condizioni assai antidemocratiche. De facto un presidente a vita proveniente dall’alleanza tra la nomenklatura comunista e le élite gentilizie tradizionali, che hanno ricreato intorno a lui una sorta di corte orientale post-moderna, con  cortigiani e lotte di potere felpate. Contesto: un Paese che produce molto cotone ed è privo dei benefici della democrazia come intesa e imposta dagli occidentali.
[2] “Ислам Каримов находится при смерти?” Asia News, 26 marzo 2013.
[3] “Гульнара Каримова остается послом Узбекистана – миссия ООН в Женеве” Vasilij Bychkov, Profi Forex, 9 aprile 2013.
[4] Questo è il parere dell’occidente (UE, USA), messo qui in gioco.
[5] Barbuta: islamista. La Valle di Fergana è la regione più densamente popolata dell’Asia centrale, con 11 milioni di persone in 22000 kmq. Divisa tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, la valle molto fertile è spesso sottoposta a forti tensioni etniche alimentate dall’Islam combattente. L’ultimo grande episodio finora ha comportato l’eccidio di Andijan nel 2005.
[6] La Russia ricrea attorno a sé un’unione di civiltà ed economica, l’Unione eurasiatica, che ruota attorno al Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), in realtà, piccoli Paesi che ricorrono all’assistenza militare del grande vicino russo, ma anche un’unione doganale che si compone attualmente di Russia, Bielorussia e Kazakshtan. Inoltre Kirghizistan, Tagikistan e Siria, così come Ossezia del Sud e Abkhazia potrebbero aderire all’unione doganale e di libero commercio nei prossimi anni.
[7] L’allusione alla possibilità di una rivoluzione pseudo-democratica guidata dall’estero, sul modello della “primavera araba”. Qui ci si riferisce ad una miscela di rivoluzione “arancione”, che ha portato l’Ucraina a un governo filo-occidentale e la “primavera araba”, che si basa sugli islamici (il cui colore è verde) tradizionalmente forti nella valle di Ferghana. Lo scopo di una tale rivoluzione sarebbe così non tanto installare un potere filo-occidentale ma creare una fonte d’instabilità nel cortile della Russia, mettendo a repentaglio l’organizzazione dell’Unione Eurasiatica.
[8] “Karzai Says Mullah Omar Can Run For President“, Radio Free Europe, 2 aprile 2013.
[9] Impegnato nella guerra contro i sovietici nel 1979, il mullah Omar è stato ferito quattro volte e ha perso un occhio
[10] Il Presidente del Kazakistan ha una malattia incurabile, come è stato annunciato ai primi di aprile 2013, dandogli tra i 6 ai 12 mesi di vita.
[11] “Талибан вновь готовится к схватке с шурави“, Andrej Ivanov e Sergej Ishenko, SVPressa, 20 aprile 2013.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Washington non gradisce che la Russia esporti gas nell’Est asiatico?

Konstantin Penzev (Russia) Oriental Review 16 aprile 2013 – New Oriental Outlook

cooperation_sino_russeIl mondo sta diventando sempre più multipolare, e gli Stati Uniti sono solo uno dei poli. Hanno una grande marina e si sforzano disperatamente di controllare tutti gli oceani del mondo e, quindi, le principali rotte commerciali. Gli Stati Uniti sono anche il centro finanziario mondiale. Il dollaro funziona come moneta mondiale, e la Federal Reserve lo stampa. Gli Stati Uniti non fabbricano pantaloni, ma si possono acquistare dalla Cina. Il polo industriale si è spostato in Cina non molto tempo fa. La Cina ha un enorme forza lavoro qualificata che opera a buon mercato, ed ha anche un ambiente economico favorevole. La Cina ha bisogno di molto petrolio e gas per far sì che i pantaloni siano indossati da persone di tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. Le aziende cinesi usano i dollari per acquistare petrolio e gas in tutto il mondo, ma soprattutto dal mondo arabo, dai Paesi del Golfo Persico in particolare. Questi Paesi sono sotto il controllo militare e politico degli Stati Uniti (tranne l’Iran). Questo è un circolo chiuso. Gli Stati Uniti fanno tintinnare le loro sciabole, i lavoratori cinesi cuciono i jeans e gli sceicchi arabi hanno un vivace commercio con le materie prime energetiche.
C’è un Paese che è un esportatore di petrolio e gas da un lato e, dall’altro possiede un potente esercito e un grande arsenale di missili a testata nucleare, che non rientra in questo ben oliato sistema costruito da Washington. Questo Paese è la Russia. Inoltre, la Russia ha il GLONASS e veicoli spaziali, mentre gli Stati Uniti hanno il GPS ma non le astronavi. Le hanno perse a causa delle carenze di bilancio, che hanno avuto un ruolo preciso nella loro scomparsa. Così, gli Stati Uniti hanno dollari ma non astronavi, che affittano dalla Russia utilizzando i dollari, naturalmente.
Il problema è che il numero di dollari in circolazione è in aumento, ma il loro potere d’acquisto è in calo. Mille dollari significavano qualcosa dieci anni fa, ma non oggi. Non tanto perché la Russia ama di meno il dollaro, ma perché ha iniziato ad amare di più gli yuan, quei pezzi di carta colorata con il ritratto del grande presidente cinese Mao Tse-tung. Mao valutava i diritti umani ancor meno del compagno Stalin, ma è possibile acquistare un sacco di prodotti di alta qualità a buon mercato con gli yuan. Inoltre, i comunisti cinesi amano acquistare (o semplicemente copiare) le armi russe.  Potrebbe piacergli mettere le mani sulle armi statunitensi, preferibilmente quelle più avanzate, ma gli imperialisti di Washington non si fidano dei loro partner economici di Pechino. Liu Guchang, ambasciatore della Cina in Russia, ha colto l’essenza del conflitto (hegeliano) nella politica mondiale quando ha osservato che la Cina sta cercando di diversificare le sue importazioni energetiche, e la Russia le sue esportazioni di energia. Ha fatto questa dichiarazione in occasione del lancio del progetto per la costruzione dell’oleogasdotto ESPO.
Ciò che gli Stati Uniti vogliono è controllare tutto, soprattutto il commercio mondiale di energia. Il petrolio e il gas vengono pagati in dollari sul mercato mondiale, e non appena qualcuno vuole gli yuan o l’euro in cambio delle materie prime energetiche, questo “qualcuno” si scopre essere un dittatore e un tiranno che viola i diritti umani e che possiede armi chimiche. Gli Stati Uniti non amano tanto i Paesi che dispongono di armi nucleari, ma non possono fargli nulla. Il grande leader nordcoreano Kim Jong-Un ha recentemente promesso di scatenare un attacco nucleare contro le basi statunitensi in Corea del Sud, Hawaii, Guam e Giappone se provocato dagli Stati Uniti. Allora, cosa si può fare? Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rinviato un lancio di prova di un suo ICBM Minuteman-3. Il Pentagono è giunto a tale decisione per evitare di aggravare la situazione nella penisola coreana. Gli statunitensi sono un popolo potente. Ma sono anche un popolo molto nervoso. Kim Jong-Un n’è consapevole e conduce periodicamente test missilistici o nucleari.
Tornando al tema della diversificazione dell’import-export, vorrei sottolineare che il presidente Obama e, soprattutto, la signora Clinton, non sono esattamente entusiasti del fatto che Cina e Russia  stiano migliorando le rispettive relazioni. In particolare che le vendite di petrolio e gas russi alla Cina siano in aumento. Mosca e Pechino possono infine rifiutarsi di utilizzare i dollari USA nel regolare i pagamenti, e poi la fine del mondo, che non si è avuta nel dicembre 2012 finalmente accadrebbe, almeno per i politici della Casa Bianca e i loro compatrioti della Federal Reserve.
Ancora una volta, gli statunitensi sono un popolo potente. La loro forza è che non sono abituati a restarsene fermi mentre qualcuno o qualcosa minaccia i loro profitti. Karl Marx ha detto una volta che i capitalisti sono capaci di ogni crimine per un profitto del 300%. Era così  prima, durante la dura era imperialista, quando gli Stati Uniti importavano schiavi dall’Africa, piuttosto che petrolio. Le cose oggi sono diverse. I capitalisti moderni sono ancora in grado di commettere qualsiasi crimine, ma per difendere i diritti umani e lottare contro la corruzione, non per dei soldi che disprezzano. Non appena è iniziata la costruzione dell’ESPO, Aleksej Navalnij, socio di minoranza della Rosneft, apparendo dal nulla ha annunciato al mondo attonito che ci sono dei ladri in Russia.  Poi si è scoperto che Navalnij ha apparentemente rubato alcune cose egli stesso: una distilleria, il denaro del partito e un po’ di legname. E’ difficile dire se l’ha fatto o no. Un comitato investigativo russo è attualmente all’opera al riguardo. Ma resta il fatto che la costruzione dell’ESPO ha generato un po’ di rumore, “ma senza interferenze esterne”, naturalmente. Il problema principale che gli Stati Uniti hanno con l’ESPO è che la Cina ottiene petrolio e gas dalla Russia attraverso un gasdotto  terrestre e non con le superpetroliere che attraversano lo Stretto di Malacca. Ciò significa che le portaerei statunitensi non rappresentano una minaccia per l’ESPO. Un’operazione di terra contro la Russia non avrebbe senso per nessuno, e l’esercito statunitense sicuramente non è all’altezza di un simile compito.
Un altro punto a favore è che il petrolio della Siberia orientale è migliore del petrolio degli Urali, che attualmente è la principale merce dell’esportazione petrolifera della Russia. Contiene meno zolfo e altre impurità, ed è più leggero. Avrà una domanda levata. Così, il prezzo fissato per il petrolio di Dubai, la cui produzione è controllata dagli sceicchi arabi (o da chi per loro) può essere messo in discussione in futuro. Questa situazione non ispira gli sceicchi arabi e i loro protettori di Washington dall’ottimismo storico, e sono nervosi. Quali azioni possono intraprendere i tizi del governo degli Stati Uniti e dei Paesi esportatori di petrolio, o meglio, hanno già fatto qualcosa per trovarsi in questa situazione, adesso? Dal momento che la pressione militare diretta sulla Russia non è molto promettente, possono ricorrere ai tradizionali metodi politici anglosassoni. Cioè, possono trovare delle persone in Russia, dal nobile titolo di “agenti di influenza”, che accetteranno di aiutarli a contrastare la costruzione dell’ESPO per soldi o per “il grande amore per la Patria”.
Prima di tutto, tutti coloro che in Russia combattono la corruzione sono mobilitati. C’è la corruzione in Russia, non c’è? Vi è qualcosa di eccezionale, non c’è motivo di elaborare qualcosa di simile alla lista Magnitskij o di usare qualcosa che già esiste. Cioè, si può tentare di intimidire alcuni alti funzionari del governo russo. Le grida sulla corruzione possono essere facilmente utilizzate come motivo per congelarne i conti bancari. E questo è un bene. In secondo luogo, tutti questi burattinai d’oltreoceano hanno mobilitato un gran numero di attivisti russi per proteggere l’ambiente, le tigri e le piante autoctone della taiga. Le tigri stanno soffrendo, e la vegetazione sta appassendo. In terzo luogo, ci sono i cosiddetti “patrioti” e “nazionalisti” che strillano sui loro blog che Vladimir Putin prevede di utilizzare l’ESPO per “smembrare la madre Russia e venderla ai cinesi.
Tutto questo meccanismo è in funzione da molto tempo. La maggior parte di coloro che si oppongono al “regime di Putin”, sono all’oscuro e non hanno nemmeno il sospetto di chi tira le fila. Tuttavia, nessuno gli ha promesso che sarebbe stato facile.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia e la SCO, non è uno scherzo…

Dedefensa 2 febbraio 2013

putin-erdogan3Si tratta di un’idea generata durante un’intervista televisiva al Primo ministro turco Erdogan lo scorso luglio (vedasi 30 luglio 2012), riferendosi a ciò che aveva detto, in modo molto informale, alcuni dicono scherzando, durante una riunione nel luglio 2012 con il presidente russo Putin. Erdogan ha sollevato la possibilità di abbandonare definitivamente il progetto turco di entrare nell’Unione europea, e di discutere della possibilità di un’adesione della Turchia alla SCO (Shanghai Cooperation Organization, basata principalmente sull’asse Mosca-Pechino, assieme ad alcuni paesi dell’Asia centrale e con molti Paesi invitati in qualità di osservatori, che possono essere tentati di avvicinarsi, o anche più, all’organizzazione, come Pakistan, India, Afghanistan, Iran, ecc.)
Ora Erdogan mette la questione sul tappeto. Stranamente, si parla in maniera sostenuta e con  ritardo, della dichiarazione di Erdogan fatta il 25 gennaio 2013 nello stesso canale televisivo che aveva dato la precedente notizia. Questa ipotesi sembra al tempo stesso folle, anche se improbabile, che per qualche tempo si è esitato a commentare. Tuttavia, la dichiarazione di luglio di Erdogan è ora classificata come uno “scherzo”, e quella del 25 gennaio 2013 è considerata molto più seria. Il 29 gennaio 2013, l’eccellente sito al-Monitor che copre tutti gli affari del Medio Oriente, nella sua rubrica Turkey Pulse, riprendeva un articolo di Can Dundar, commentatore del giornale turco Milliyet. L’articolo si fa beffe dal punto di vista politico, dell’idea proposta da Erdogan, ma che ancora considera seria. La derisione sta nel fatto che il commentatore vede questa prospettiva nella SCO come un “passo indietro” per la Turchia, schematizzando secondo il nostro stato d’animo caricaturale, la Turchia volta le spalle alla civiltà (il blocco BAO) per abbracciare la barbarie sino-russa e company…
…Il mio modo di vedere è questo: il campo della Shanghai è comodo. Non ci sono progressi da affrontare. Non ci sono considerazioni sulle violazioni dei diritti umani, nessun barometro della democrazia e né ispettori che indagano. I media sono soppressi, i giornalisti sono in prigione, e a chi importa? In ogni caso siamo in competizione con la Russia per il primo posto nelle violazioni dei diritti umani, proposta alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Come la Cina, impone il controllo dei media, gli arresti arbitrari e la tortura. In gran parte assomigliamo a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan quando si tratta di dispotismo. Certo che vuole essere vicina a questo campo. E’ come dire: “Beh, non abbiamo potuto emulare l’occidente, quindi cerchiamo di andare ad est, che è già più simile a noi. Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non poteva avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”
Il 31 gennaio 2013, sullo stesso sito di al-Monitor, sempre nella rubrica Turkey Pulse, Kadri Gursel, giornalista sempre del giornale turco Milliyet, spiega il problema, ma con un tono diverso… “Il primo ministro turco ha annunciato la sua prima intenzione di portare il suo paese nella Shanghai Cooperation Organization [SCO], nota anche come “Shanghai Five”, in un’intervista del 25 luglio scorso a un canale televisivo turco vicino al suo partito. Erdogan poi ha detto: “Ho scherzato con Putin”. Ma ora basta scherzare con noi e chiediamoci ciò che stiamo facendo con l’UE. Ora è il mio turno di scherzare. Venite, accettateci alla Shanghai Five e noi riconsideremo l’UE.” Al momento Erdogan non è stato preso troppo sul serio, perché ha detto che stava scherzando con Putin. Il 25 gennaio, sullo stesso canale televisivo, quando ha sostenuto l’adesione della Turchia alla SCO, l’opinione pubblica turca lo ha preso sul serio. Questa volta non stava scherzando. La sua intenzione era seria. Ecco cosa ha detto Erdogan questa volta: “L’UE vuole dimenticarci, ma non può. E’ riluttante. Sarebbe meglio che lo dicesse. Invece di restare in stallo, siamo noi che lo diremo, e andremo sulla nostra strada. Naturalmente…, quando questa vicenda [dell'UE] non procede bene, il Primo ministro di 75 milioni di abitanti inizia a guardarsi intorno per trovare delle alternative. Questo è ciò che ho detto a Putin l’altro giorno, ‘Prendeteci nei Shanghai Five e noi dimentichiamo l’Unione europea.’ Portateci nei Shanghai Five e diremo addio all’UE. Qual è il punto di questo stallo? A una domanda se la SCO sia l’alternativa all’Unione europea, il primo ministro turco ha risposto: “I Shanghai Five sono migliori, sono più forti”. [...]
Ci possono essere coloro che a prima vista potrebbero avere la sensazione che non sia serio e che ancora Erdogan tenti di spaventare l’UE con il “ricatto della SCO” per accelerare il processo di adesione. Ma qui la stampa si sbaglia, perché Erdogan è serio. Il mio suggerimento a chi pensa che la preferenza di Erdogan per la SCO non sia seria, non è di respingerla come la frivola mentalità del governo arbitrario che prevale in Turchia. L’obiettivo della SCO è serio e coerente con lo stile del governo arbitrario. [...] Anche il paragone fatto è fuori luogo. La Turchia, per diventare un membro della SCO, prima di dimenticare l’UE dovrebbe lasciare la NATO, perché questi organismi sono alternativi l’uno all’altro. La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un dichiarato punto dell’agenda. Gli alleati occidentali del mondo libero della Turchia, prendono sul serio gli scherzi di Erdogan…
Nello stesso testo del 30 luglio 2012, ovviamente abbiamo commentato le precedenti dichiarazioni del primo ministro turco Erdogan. Per ingenuità o non conoscenza delle persone, del clima e delle cose, o per ignoranza, avevamo preso sul serio quello che si sarebbe dimostrato essere uno “scherzo” di Erdogan … Ma non su questo punto, che ci sembra, in ultima analisi, piuttosto non essere uno “scherzo”, perché ritornandoci, seriamente, rinveniamo la prova che lo dimostra. Ripetiamo qui alcune delle nostre osservazioni del 30 luglio 2012, in cui è chiaro che noi non vedevamo come scherzo la dichiarazione di Erdogan, anche se forse è stato detto in questa forma, ma ovviamente nascondendo una prospettiva molto seria. (Una prospettiva che Kadri Gursel mette sotto una luce nuova, rifiutando l’interpretazione dello “scherzo” quando scrive: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.” Lo “scherzo”  dimostra dunque una prospettiva molto seria.)
“…Nel frattempo, si comprende il processo per quello che è, senza alcun apprezzamento delle sfumature interpretative, della divinazione e di altri secondi fini. Resta quindi Erdogan che chiede a Putin supporto alla domanda di adesione a un’organizzazione che riunisce gli avversari del blocco di potenze BAO, spingendo Putin in una zona altamente strategica che, in caso di successo, lo  classificherebbe almeno come “sospetto alla NATO”, se non “nemico della NATO.” Ora, la Turchia da un lato fa parte della NATO, con un impegno strategico in questo senso con la politica-sistema del grande blocco BAO (l’impegno nell’antimissile della BMDE ne è l’aspetto principale), d’altra parte, la Turchia è in prima fila tra gli “Amici della Siria”, e quindi fa parte necessariamente del carrozzone del blocco BAO. Ciò è compatibile con l’appartenenza alla SCO?
In secondo luogo e al contrario, fino al caso siriano, e almeno dal 2009 (dopo la guerra tra la Georgia e la Russia [vedi 18 agosto 2008]), la Turchia ha seguito un percorso molto originale che, a quanto pareva, l’allontanava decisamente dal blocco BAO e l’avvicinava alla Russia. La sua posizione estremamente critica su Israele, con gli incidenti che seguirono, ne dava testimonianza. (Inoltre, nonostante la sua “evoluzione” recente, la Turchia è ancora fredda verso Israele.) Secondo questa logica, naturalmente, la Turchia sembrava promessa ad avvicinarsi alla SCO e inoltre la Turchia ha effettivamente partecipato al recente vertice dell’Organizzazione (vedi 11 giugno 2012), come “partner del dialogo”. Ma lo status di membro a pieno titolo va ben oltre ed introduce un elemento del tutto nuovo e completamente inaspettato. (Si legga, ad esempio, lo stesso cronaca di M. K. Bhadrakumar del 23 luglio 2012 su Atimes.com, che prendeva in considerazione la visita di Erdogan a Mosca, ma senza menzionare l’adesione alla SCO, cronaca assai pessimista a nostro avviso, dando un grande ruolo agli Stati Uniti e dando per scontato il coinvolgimento di Israele in Siria sulle sostanze chimiche siriane, e così via, tutte cose completamente rimesse in questione, al momento.)
Invece di spossarci con innumerevoli ipotesi che vanno in tutte le direzioni, sostenute dalle “informazioni del momento” e su tante analisi contraddittorie e incontrollabili, proclamiamo immediatamente la nostra clausola d’inconsapevolezza, rimanendo sul fatto da noi considerato importante (la domanda di adesione alla SCO), dopo aver osservato che il zig-zag e le variazioni della politica turca possono benissimo derivare, infine, dal caos suscitato dalle relazioni internazionali e da vari piani contraddittori. Erdogan ha fatto un annuncio estremamente contorto sull’atto fondamentale della sua domanda di adesione alla SCO, in cui si impegna nei confronti di Mosca, qualcosa di estremamente serio per Erdogan e la Russia, tutto ciò dimostra che desidera far notare questo atto fondamentale, pur essendo consapevole della sua incongruenza rispetto alla caotica evoluzione della Siria. Per noi, se dobbiamo scegliere tra l’impegno turco in Siria e la richiesta di adesione alla SCO, qui il secondo caso va oltre il primo per importanza…”
Non si aggiunge nulla di fondamentale a tutto questo, ma si osserva che le varie condizioni nel passaggio sopra riportato hanno solo rafforzato, in particolare, il ruolo sia destabilizzante che falsificante di molte posizioni naturali degli uni e degli altri sulla crisi siriana. Semplicemente, o meglio in modo complicato, la crisi siriana è davvero diventata ancor più complicata, sempre meno distinta in due campi e sempre più scatola e vaso colmi di contraddizioni, paradossi, calcoli falsi e reali, ecc., rispetto alle grandi linee di forza politica. In questo caso, ovviamente, saremmo portati a considerare la questione sollevata ancora una volta da Erdogan in modo serio, anche se a volte sembra avere sia l’apparenza dello “scherzo”, sia del carattere del tutto fondamentale. Portando al commento alquanto sprezzante di Can Dundar (“Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non può avere il favore di entrambe le parti.  L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”), con Dundar, diciamolo ancora, che ovviamente propende per l’abbraccio senza riserve del “civile blocco BAO”, portandolo a tali commenti ma rilevandoci, a differenza di quanto suggerisce Dundar, che la Turchia non sia “sospesa in aria”, ma che abbia chiaramente scelto il blocco BAO da decenni (l’adesione alla NATO non è niente?…), e la “sospensione in aria” non risale in realtà che al 2008, con gli errori di Erdogan e la crisi siriana che, come venti del disordine, impediscono di fissare una decisione netta. E quindi, da questo punto di vista, l’opzione della SCO diventa una cosa molto seria, più che mai considerata tale, e quindi l’osservazione di Gursel assume assolutamente tutto il suo significato sia dal punto di vista fondamentale, che dal punto di vista delle circostanze: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.”
Questo… è un dibattito fondamentale, perché per la Turchia (come per qualsiasi grande paese nella stessa posizione), la questione “Ovest-Est” (estranea alla Guerra fredda) è del tutto essenziale, poiché questa è la sfida del Sistema. Oltre a questo, il calderone in Medio Oriente e la crisi siriana, le ambizioni regionali, le esplosioni arcaiche e utopiche fra sunniti, sciiti, islamisti radicali e liberali, vari trafficanti e industrie del petrolio, non hanno alcun valore duraturo. Nel migliore dei casi, fanno parte di un disturbo che non si è sviluppato ancora abbastanza, paradossalmente, per passare a una posizione accettabile ai margini del movimento anti-Sistema. Nel peggiore dei casi si tratta di un disturbo da deviazione della questione fondamentale, e cioè del Sistema. (Questo fatto è un bene per la Turchia, perché ha altre opzioni, ma non è valido per altri Paesi incassati nel Medio Oriente, in grado di analizzare la loro posizione, rispetto al disordine generale della regione, in modo diverso), invece l’equazione simbolica della NATO contro la SCO rappresenta pienamente per la Turchia, la logica perenne della nostra crisi globale: la Turchia nella NATO rimane nel Sistema, passando alla SCO la Turchia diventa anti-Sistema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
- La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
- Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
- Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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