La Serbia volge a Oriente? Il vero significato della visita di Putin

Joaquin Flores (Serbia) Oriental Review 21 ottobre 2014

Vladimir-Putin-Tomislav-Nikolic-8-830x553Acclamato da decine di migliaia di cittadini, con colonne di carri armati e migliaia di soldati serbi che sfilavano per il Nikola Tesla Boulevard, a Nuova Belgrado. La destinazione della sfilata era il Palazzo di Serbia, dove leader internazionali, alti dignitari e generali stranieri erano in tribuna a guardare. Tra questi, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin. In una cerimonia per l’occasione è stato insignito dell’Ordine della Repubblica di Serbia, la più alta onorificenza nazionale, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Belgrado dalle forze d’occupazione naziste. Alcuni veterani della Seconda Guerra Mondiale comparivano tra i dignitari, a ricordare i compagni caduti nella grande guerra di liberazione antifascista. L’evento non è stato solo commemorativo, ma di per sé storico. È stata la prima parata militare serba dal 1918, e la prima parata militare in Serbia dal 1985, quando la repubblica era il nucleo della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. La manifestazione aerea dei caccia MiG russi “Strizhi” sui cieli di Belgrado ha affascinato il pubblico, mentre i blindati serbi sfilavano in formazione di marcia al canto partigiano della seconda guerra mondiale, ‘Po Shumama i Gorama‘ (“Nelle foreste e montagne”). Ma il significato dell’evento era maggiore, molto più grande della riflessione storica e della celebrazione nazionale di una grande vittoria popolate sulla più potente e aggressiva macchina da guerra in Europa dell’epoca. L’importanza di questo evento va oltre la sola dimostrazione di determinazione e ricordo nazionali. E’ il simbolo della svolta della Serbia verso l’alleato storico, la Russia. Con Putin ospite d’onore, la Serbia sembra annunciare un nuovo corso, mentre apertamente e spudoratamente celebra il passato. In realtà, con sgomento della NATO, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha annunciato in conferenza stampa congiunta con Putin, dopo la cerimonia, che la Serbia non si aderirà mai alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Con questo possiamo vedere che la Serbia volge ‘verso est’, verso la sfera eurasiatica.
Come indicano i sondaggi, la stragrande maggioranza dei serbi si oppone alla politica, ai dettami e all’ingresso dell’UE. Vorrebbero aumentare gli scambi commerciali con le nazioni europee, purché rispettino il principio democratico fondamentale della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione del popolo serbo. I dettami di Bruxelles sono, a parere di molti analisti, in contrasto con il concetto di sovranità. La politica dell’UE, combinata con la crisi economica e l’aumento dell’austerità, ha portato ad un aumento continuo dell’euro-scetticismo nei Paesi dell’UE e della zona euro. Si può solo immaginare la frustrazione degli atlantisti di Stati Uniti, NATO e UE che speravano di costringere la Serbia all’integrazione nell’UE. Non gli è sfuggito che la Serbia ha lo status di osservatore presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), considerata dalla NATO come la reincarnazione del Patto di Varsavia. Ha anche un accordo di libero scambio con la Russia, simile a quello che l’Ucraina aveva. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, giustificato dai partner europei come passo necessario per l’adesione dell’Ucraina all’accordo di associazione UE, ha mostrato al mondo dove un maggiore sforzo sulla Serbia porterebbe. A differenza dell’Ucraina, però, il nazionalismo serbo è fermamente pan-slavo e anti-hitleriano. Gli eventi del 16 ottobre non erano solo un esercizio di memoria formale, ma vigoroso, ottimista e militarizzata forte messaggio, con immagini che mai alcun discorso avrebbe responsabilmente espresso. E’ inoltre preoccupante per la NATO che la Serbia abbia la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) l’anno prossimo. Cosa significa ciò per la missione OSCE nella regione meridionale serba del Kosovo, attualmente sotto occupazione statunitense? Infatti, il momento più importante del 16 ottobre era prossimo alla firma di un’alleanza Russia-Serbia quanto si può avere senza firmarla. Rispondendo con tono condiscendente e paternalistico, il relatore del Parlamento europeo sulla Serbia David McAllister, ha espresso preoccupazione per tali eventi, ribadendo che UE e NATO non vedevano con favore i 4500 soldati serbi salutare Vladimir Putin. Ha anche affermato che si aspettava che la Serbia continui il suo cammino verso l’adesione all’UE.
Lo Stato serbo guidato dal Partito Progressista di Tomislav Nikolic precedentemente si era posizionato formalmente per una politica d’integrazione nell’UE. Prima dell’elezione, il supporto per l’integrazione era al 70% . Oltre alla preoccupazione dei serbi sul declino euro-dollaro, numerosi insuccessi e frustrazioni sui punti critici negoziali hanno spinto Bruxelles a respingere ulteriori colloqui. Nel frattempo, il supporto serbo è sceso al di sotto del 40%, forse. Ciò lascia gli analisti europei chiedersi se l’intenzione dichiarata dalla Serbia di aderire all’UE sia genuina. La Serbia continua ad affermare la propria intenzione di aderire all’UE, ma contemporaneamente persegue sempre più una politica di rottura. Forse, aiutando a chiarire la confusione, Nikolic ha detto ciò, dopo l’evento: “Condividiamo nella gloriosa storia di Serbia e di Russia un legame permanente e indissolubile di fratellanza ed amicizia permanete, ora e per sempre orgoglio dei nostri Paesi e popoli, a vantaggio dei ben intenzionati nel mondo. Serbia e Russia sono legate da origine, lingua, costumi, religione, storia, cultura, amore sublime per la libertà ed orgoglio eroico, da tumuli e tombe comuni senza nome, orfani e donne abbandonate, giovani vite stroncate, da una generazione perduta che ricorda la nostra comune lotta. Quanti di noi ci sarebbero se non ci fossero state le guerre che non abbiamo iniziato?
Una forte maggioranza di serbi supporta il Presidente Putin, molti lo vedono come loro presidente surrogato. I successi della Russia e di Putin sono, nella psiche collettiva serba, anche i suoi, condividendoli. Nella loro affinità con la Russia, i serbi si sentono parte di un mondo dalla maggiore rilevanza geopolitica. Ma questa visione della maggioranza non aveva trovato espressione nel proprio governo, anche se i sentimenti anti-NATO sono considerati parte integrante dell’identità serba. Questa contraddizione ribolliva da tempo, ed ora trova i segni tangibili di una vera e propria risoluzione. La Serbia lentamente esce dall’occupazione occidentale neo-coloniale dopo varie tragedie. Le potenze occidentali hanno condotto una guerra civile per quasi dieci anni, togliendo la vita ad oltre 100000 persone. Tale guerra per procura, criminale e illegale, del divide et impera di Stati Uniti e NATO contro la Jugoslavia, fu seguita da 76 giorni di bombardamenti della NATO, nel 1999, culminando nella cacciata del presidente democraticamente eletto Slobodon Milosevic, nell’ottobre del 2000. Sul terreno, questo fu coordinato da “Otpor!”, movimento sintetico statunitense del NED di George Soros. Nato in gran parte dal lavoro di Gene Sharp, è ampiamente considerato uno dei primi usi moderni di ciò che si chiama tattica combinata della primavera araba e della rivoluzione colorata. Quando il leone uccide, lo sciacallo prospera; e i seguenti dodici anni videro una Serbia malgovernata da governi fantocci supportati da una corrotta oligarchia pro-UE e pro-NATO. Alcuni, come Kostunica, furono reclutati direttamente da “Otpor!”. Ma ora questa storia deplorevole, carica di tradimento e angoscia, è il prologo del nuovo libro della nuova Serbia eurasiatica. L’importante e storica visita di Putin, poi, non riguarda solo il passato, ma anche presente e futuro. La lotta comune contro il nazismo in passato non manca di allusioni nei commenti di Putin, oggi, su Ucraina e Novorossija. Durante la visita, ha rilasciato un’intervista rivelatrice al quotidiano Politika. Alla domanda sulle relazioni bilaterali USA-Russia, ha affermato: “Washington ha sostenuto attivamente Majdan a Kiev, e come risultato delle sue mosse, a Kiev si è scatenato un nazionalismo che ha provocato il risentimento di una parte significativa dell’Ucraina, e gettato il Paese nella guerra civile, (gli Stati Uniti) incolpano la Russia di aver provocato la crisi. Poi il presidente Barack Obama davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha incluso “l’aggressione russa all’Europa” nella lista delle tre principali minacce all’umanità di oggi, insieme alla mortale febbre ebola e al gruppo terrorista SIIL. Insieme alle restrizioni verso interi settori della nostra economia, un tale approccio è difficile non definirlo ostile“. La lotta al nazismo non è di mera importanza storica, ma indica chiaramente la lotta della Novorossija, oggi, contro la junta sostenuta dagli statunitensi. Mentre la Serbia ha recentemente proposto una legislazione per vietare il volontariato nei conflitti esteri, più di 200 serbi, e ancora di più, sono attivamente coinvolti con i filo-russi nella nascente Federazione di Novorossija. E’ troppo presto per dire se la visita di Putin avrà alcun effetto sul risultato del voto, o al contrario se approvato verrebbe seriamente applicato. La guerra civile nell’ex-Ucraina si svolge in parte con volontari stranieri presenti nella resistenza antinazista ed antifascista.
Gli accordi firmati tra Putin e Nikolic sono notevoli. Tra i più importanti quelli sull’organizzazione governativa russa a Nis, nella Serbia meridionale. Un accordo concede piena immunità legale ai dipendenti dell’organizzazione. Il Centro umanitario russo-serbo di Nis fu sottoposto a un grave controllo delle minoranze liberali filo-occidentali, e rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ne sollecitarono un’indagine approfondita. Le accuse sono che il Centro umanitario russo-serbo, chiamato anche Centro per le situazioni di emergenza, operi come centro dell’FSB, con l’obiettivo di creare una base militare russa. Ciò è smentito dalle autorità serbe. Vi è un crescente movimento che chiede basi militari russe nella Serbia meridionale. Nis è a 80 miglia da Camp Bondsteel, nella regione serba meridionale del Kosovo occupata dagli Stati Uniti. Putin, durante la visita, ha ribadito la posizione incrollabile sulla necessaria fine dell’occupazione del Kosovo, e il suo ritorno legittimo alla Serbia. Tutte le proposte sul gasdotto South-stream passano per o vicino Nis. Il Centro per le situazioni d’emergenza è stato chiaramente istituito come centro di comando per gli “interventi d’emergenza”, come le inondazioni che scossero la Serbia lo scorso maggio, provocando decine di vittime. È una popolare teoria della cospirazione, in Serbia, che tali inondazioni siano state causate dal programma HAARP degli Stati Uniti, per punire la Serbia per aver ignorato l’UE che chiede di mollare il gasdotto South-stream. Il completamento del gasdotto è un passo fondamentale per l’accesso russo ai mercati europei, così come misura contro l’instabilità creata dagli Stati Uniti in Ucraina, dove attualmente il 65-70% del gas russo passa per l’Europa. Sulla questione del Sudstream, Putin ha anche sottolineato l’importanza del progetto durante la visita. Ha detto: “Il Sudstream non può essere realizzato unilateralmente. Come in amore, vi è la necessità di due parti. Non possiamo costruire l’oleodotto da miliardi per conto nostro. Una discussione simile s’è svolta sul Nordstream, ma ora tutti sono soddisfatti. I problemi del Sudstream sono politici e danneggiano l’economia. Non vogliamo avere una crisi energetica questo inverno. E certamente non sarà colpa nostra“. Si può facilmente leggere tra le righe dell’ultima frase cosa questo significa per l’Ucraina.
Altri colloqui ruotavano sull’esportazione di merci serbe in Russia. Le esportazioni serbe, per lo più agricole, in Russia sono aumentate di oltre il 60% da quando NATO/UE hanno imposto le sanzioni lo scorso gennaio. Le discussioni riguardavano anche o latticini. Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, e consulenti agroalimentari russi verrebbero coinvolti in progetti futuri. Un problema per le esportazioni serbe è la mancanza di organizzazione, ed i produttori agricoli non hanno un sindacato dei produttori che esportano. Per queste ragioni le cose non si muovono così velocemente come potrebbero. Ciò riflette alcuni elementi della cultura serba, sull’approccio informale su affari e scadenze. Inoltre, vi sono state trattative dettagliate sull’esportazione di auto prodotte in Serbia con l’etichetta Zastava (ex-Yugo, che utilizza la piattaforma FIAT), in Russia. Come detto, la Serbia gode di un accordo di libero scambio con la Russia. La Germania potrebbe cercare una scappatoia alle sanzioni dell’Unione europea e al regime tariffario, operando tramite la Serbia con i partner russi. La Germania, che si sente soffocata dalla normativa comunitaria, ha già discusso apertamente di lasciare l’Unione europea. Alla luce delle sanzioni UE alla Russia sulla Novorossija, un serio ostacolo per la Germania, ciò potrebbe essere più attraente che mai. La Serbia è un ottimo candidato sia per la vicinanza all’Europa centrale che per la sua non adesione all’UE. La Serbia è come il ‘Texas’ dei Balcani, che infatti potrebbe riscuotere grandi dividendi alla fine.
Tutto ciò indica una reale e crescente mutamento, non solo per la Serbia ma per tutta l’Europa. Mentre il conflitto tra CSTO e NATO s’intensifica, la Russia puntella i suoi tradizionali alleati, ribadendo il sostegno agli alleati dell’America Latina dell”Onda rosa’ del Mercosur. La Russia non si oppone alla possibile adesione della Serbia all’UE, vista come un altro asset nell’UE che può aiutare a mantenere le posizioni nelle relazioni bilaterali. Con tutto ciò in mente, sappiamo almeno che la pioggia battente non ha impedito a un solo serbo dal partecipare alle manifestazioni di massa del 16 ottobre, che hanno causato ingorghi a Belgrado di cui, per la prima volta dopo tanto tempo, erano felici.

PUTIN-1-640x340Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista del Centro per gli Studi Sincretici, un think-tank geostrategico pubblico. La sua esperienza riguarda Europa orientale, Eurasia ed ha grande competenza nelle questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda, e a svelare il rumore del ‘sovraccarico d’informazione’. Negli Stati Uniti ha lavorato per un certo numero di anni come sindacalista, capo negoziatore e stratega di una grande federazione sindacale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sorpresa di Putin

Konstantin Dushenov, PravdaVoice of Sevastopol, 5/10/2014
Konstantin Dushenov nel 1977-1987 ha prestato servizio nella Flotta del Nord della Marina sovietica, a bordo dei sottomarini nucleari Projekt 671RTM e 667A come comandante addetto al gruppo missili e siluri.

12870_originalimage_IMGP5259I nuovi missili da crociera navali russi neutralizzano la potenza militare statunitense nella grande regione geopolitica da Varsavia a Kabul, da Roma a Baghdad. Il presidente Barack Obama, parlando alla 69.ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha definito le azioni della Russia principale minaccia per il mondo, più grave del terrorismo internazionale e del fondamentalismo islamico. I suoi attacchi contro la Federazione russa sono nevrotici e fallaci. Cosa disturba il presidente del Paese più forte del mondo? Uno dei motivi potrebbe essere il dispiegamento dei nuovi missili da crociera navali russi che Putin ha annunciato nell’ultima riunione a Novorossijsk, neutralizzando la potenza e la superiorità militare di Washington nella grande regione geopolitica tra Varsavia e Kabul, Roma e Baghdad. Ma andiamo con ordine.
Il 10 settembre le agenzie di stampa russe riferirono che il Presidente Putin guida personalmente la Commissione militar-industriale finora guidata dal governo, ordinando di preparare la nuova versione della dottrina militare della Russia entro dicembre 2014. Il Presidente ha proposto di discutere in dettaglio quali sistemi d’arma dovrebbero essere sviluppati, in modo da rispondere adeguatamente alle nuove minacce. Putin aveva indicato le munizioni di precisione come promettente direzione nello sviluppo del complesso industrial-militare, sottolineando che lo sviluppo di tutte le componenti di tali armi sarà necessario nei prossimi anni. Inoltre, il capo dello Stato ha detto che è necessario creare modelli unificati di armi e attrezzature militari, sottolineando che la Marina russa deve sviluppare nuove navi con sistemi di armamento, controllo e comunicazione globale. Il capo dello Stato è giustificato dal fatto che la Russia deve rispondere alle nuove minacce alla sicurezza: gli Stati Uniti continuano la costruzione del sistema di difesa missilistico ignorando i tentativi di negoziato della Russia. Inoltre, parti di tale sistema sono sempre schierate in Europa e Alaska, vicino ai nostri confini, ha detto. Inoltre, gli Stati Uniti sviluppano la dottrina dell’attacco preventivo globale, ha aggiunto il presidente. Ci sono altre cose realmente interessanti, ha detto Putin accennando ad altre sorprese spiacevoli per i partner occidentali, concludendo con sarcasmo che tali suggerimenti sono importanti per salvarli dalla futura isteria. Innanzitutto, solo pochi hanno dato la dovuta attenzione alle strane parole sull’isteria. La maggior parte degli analisti e politologi, interpreti e commentatori, ha preso le parole di Putin come mero discorso figurato, solita retorica volta a dimostrare all’occidente, guidato da Washington, la determinazione del nostro Presidente a difendere gli interessi nazionali russi. Solo pochi esperti hanno preso sul serio le sue parole su sorpresa e isteria. Ma mentre questi pochi si chiedono quali sorprese lo Zio Vova prepari per loro Zio Sam, la situazione ha cominciato a chiarirsi.
02.jpg46a3da45-80e1-47b0-a055-79fa940f2a8dLarge Il 23 settembre Putin giunse a Novorossijsk per un incontro sullo sviluppo del porto. Nel corso della riunione, l’Ammiraglio Vitko riferiva sullo stato di avanzamento della costruzione della base della Flotta del Mar Nero di Novorossijsk. In particolare, l’ammiraglio disse: i sottomarini basati a Novorossijsk, dotati di missili da crociera a lungo raggio e furtività, hanno un vantaggio qui superiore rispetto a Sebastopoli. Quando il presidente ha chiesto della gittata di questi missili, il comandante della Flotta del Mar Nero ha detto: oltre 1500 km. La base può ospitare otto sottomarini, ma per ora abbiamo intenzione di averne sette. Alla fine del 2016 sarà completata. Tutti le reti TV illustrarono la riunione e tutte le agenzie del Paese ne hanno scritto. E allora? Un lettore medio potrebbe chiedersi. Per capire la portata di questa “sorpresa”, prima di tutto è necessario dire qualche parola sui sottomarini che presto saranno dislocati nella base navale di Novorossijsk. Secondo i media i sottomarini sono del tipo Projekt 636.3, una versione profondamente modernizzata dei Varshavjanka, terza generazione dei grandi sottomarini diesel-elettrici della Marina sovietica. La prima generazione erano i Projekt 641 chiamati “Ferraglia”, la seconda, i Projekt 641B, fu chiamata “Gomma” per lo scafo leggero elastico. Nel 1983 la terza generazione di questi sottomarini, Projekt 877, fu completata e soprannominata Varshavjanka per l’intento di fornire i sottomarini non solo alla Marina sovietica, ma anche alle flotte dei nostri alleati del Patto di Varsavia. L’attuale versione modernizzata di questo sottomarino porta il nome di Projekt 636. Originariamente il Varshavjanka non era attrezzato per trasportare missili. Lo sviluppo dei missili da crociera adattati ai Varshavjanka iniziò solo nel 1983, quando i sottomarini del Projekt 877 furono inclusi nelle forze da combattimento della Marina sovietica e la prima dimostrazione di questi missili da crociera si svolse un decennio più tardi, nel 1993. In un primo momento, il missile da crociera Birjuza (SS-NX-27) e poi il Kalibr (3M-54 Klub) furono progettati per il Projekt 877. La portata massima di questi missili è inferiore a 300 km, secondo fonti aperte.
Fin dall’avvio, il Projekt 877 Varshavjanka è il più grande e potente sottomarino non nucleare nel mondo, e quindi il solo sottomarino non nucleare al mondo dotato di missili. I missili inclusi tra le sue munizioni sono i primi modelli di missili da crociera lanciati da tubi lanciasiluri del diametro di 533 millimetri della nostra Marina. In precedenza, solo missili balistici venivano lanciati da tali tubi lanciasiluri: 81R, 83R, 84R e varianti. Utilizzarono testate nucleari dalla metà degli anni ’70, e la combinazione missile-siluro dalla metà degli anni ’80. La loro gittata non superava i 50 km. Ed ora il comandante della Flotta del Mar Nero riferisce al Presidente della Russia che questi sottomarini saranno armati con missili da crociera che potranno colpire bersagli distanti oltre mille miglia!
Se tutto ciò è vero (e come potrebbe mentire l’ammiraglio al comandante in capo) e i responsabili degli armamenti russi sono riusciti ad inserire in un tubo lanciasiluri da 533 millimetri un missile da crociera con una gittata di 1500 km, si tratta di un vero passo avanti e di un risultato eccezionale della difesa nazionale. Inoltre, ciò significa il completo fallimento della strategia militare statunitense e il cambio qualitativo nell’equilibrio di potere a favore della Russia. Ora, ogni nave da guerra della Marina russa, non solo un sottomarino ma anche una nave di superficie, potrà divenire un vettore di missili strategici. Perché strategici? Perché dotare tali straordinari sistemi missilistici con testate nucleari è solo questione di tempo e di volontà politica del Cremlino. Le navi di superficie richiedono una spiegazione. Se questi nuovi missili a lungo raggio non superano le dimensioni del sistema missilistico Kalibr, difatti installato sul Varshavjanka, allora saranno nel munizionamento di qualsiasi nave attualmente dotata dei Kalibr. Il fatto è che il Kalibr è facile da installare su qualsiasi nave della Marina russa, dalle motomissilistiche agli incrociatori. L’unico problema è il numero dei missili che dipende dal tonnellaggio della nave. Finora si credeva che le caratteristiche del Kalibr non consentissero l’uso di questi missili contro qualsiasi nave o bersaglio a terra oltre i 300 km. Ora, attenzione per favore, abbiamo un’altra sorpresa.
292307cbed46c3c7ce78aa2b2ebefc5d Il 29 settembre 2014 i media riferirono del vertice sul Caspio cui hanno partecipato i capi dei cinque Stati rivieraschi: Russia, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaijan. I partecipanti al vertice concordarono una dichiarazione politica che esprime, per la prima volta, l’accordo unanime sul futuro status del Mar Caspio. Vladimir Putin commentava l’evento: “la cosa più importante che abbiamo concordato per la prima volta, è una relazione riguardante i principi fondamentali della cooperazione politica delle cinque controparti nel Mar Caspio. Gli accordi riflettono interessi a lungo termine di tutti”. Disse anche che la cooperazione tra i cinque Stati del Caspio rafforzerà la sicurezza regionale. I cinque hanno deciso che la presenza di forze armate straniere nella regione non sarà accettabile. Così, per i media, le nove corvette missilistiche Projekt 21631 Bujan-M delle unità da combattimento della Flotta russa del Mar Caspio diventano particolarmente interessanti. Queste navi agili, equipaggiate con motori a reazione e dal dislocamento di 950 tonnellate, possono anche essere basate sul fiume Volga, se necessario. Sono progettate specificamente come navi fluviali-marittime ma soprattutto, nonostante le loro piccole dimensioni, sono dotate del sistema missilistico Kalibr, con otto missili nel lanciatore verticale. Tre navi sono già in servizio, e il resto arriverà nella flotta da combattimento entro il 2018. Supponendo che saranno armati con missili convenzionali dalla gittata di 300 km, non è chiaro contro cui la Russia ha intenzione di utilizzarle sul Mar Caspio. Uno di questi missili può affondare un cacciatorpediniere, ma nessuno dei Paesi del Mar Caspio ha navi di questa classe. I missili convenzionali possono solo distruggere bersagli a terra sul territorio di Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakistan e Iran, assolutamente inutile oggi. Ma se assumiamo che il Bujan-M sarà equipaggiato con i nuovi missili a lungo raggio, come i Varashvjanka di Novorossijsk, tutto appare chiaro. Il trattato Intermediate-Range Nuclear Forces firmato da Mosca e Washington nel lontano 1987 vieta ancora alla Russia di schierare missili a terra dalla gittata superiore ai 500 km. Ma tale divieto non riguarda missili superficie-superficie navali. Ciò significa che i nove Bujan armati con la nuova super-arma potranno distruggere 72 bersagli a una distanza di oltre 1500 km con un lancio solo. Date le dimensioni del Caspio, diventata la base delle corvette Bujan, è facile capire che copriranno la grande regione dell’Eurasia. E se si aggiungono i missili che verranno installati sui Varshavjanka nel Mar Nero, copriranno uno spazio enorme. Varsavia e Roma, Baghdad e Kabul, le basi della Sesta Flotta degli Stati Uniti nel Mediterraneo e i suoi gruppi navali d’attacco, Israele e la maggior parte delle coste meridionale del Mediterraneo, saranno sotto il tiro dei nuovi missili russi. Tutto ciò assieme al fatto che gli Stati Uniti non possono dispiegare forze per contrastare questa nuova inaspettata “minaccia russa” dal Mar Nero e dal Caspio. La Convenzione di Montreux del 1936 l’impedisce nel Mar Nero e i leader del Caspio hanno appena annunciato tolleranza zero verso una presenza militare straniera nella regione. Nient’altro da dire, Putin ha preparato una bella sorpresa per i nostri “partner statunitensi”. Dipartimento di Stato e Pentagono avranno di che pensare nel tempo libero.

HVhDuPS: un’altra cosa: qualcosa mi dice che non è l’ultima…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa rivela la battaglia per l’aeroporto di Donetsk

Saker, Vineyard Saker, 3 ototbre 20141043058Ho sentito notizie contraddittorie sulla situazione dell’aeroporto di Donetsk, che vanno dall'”aeroporto al 90% nelle mani della Novorossija” ad “aeroporto preso”. Comunque, credo che ci sia la buona probabilità che i novorussi abbiano ragione quando dicono che l’aeroporto sarà preso questo fine settimana. Ho dato una rapida occhiata al sito militarymaps.info per scaricare l’ultima relazione e questo è ciò che ho visto:

Donetsk Airport 2014-10-03 09_02_49Vi sono combattimenti in questo momento (17:00 ora di Mosca), ma la maggior parte dell’aeroporto è in mani novorusse. Inoltre, gli ucraini sono stati respinti quanto basta per rendere assai difficile, se non impossibile, rifornire i loro camerati nell’aeroporto. In realtà, i soldati novorussi sui social media dicono che ogni volta che gli ucraini tentavano d’inviare in un convoglio dei rifornimenti, veniva distrutto. Gli anglosionisti apparentemente si preparano alla perdita dell’aeroporto: attualmente si discute l’imposizione di ulteriori sanzioni contro la Russia se l’aeroporto cade in mano ai novorussi. Molto stupido, ma così tipico in tali burocrati arroganti e incompetenti. Ma la cosa veramente interessante è il comportamento ucraino. Provo a darne un senso.

Cosa indica l’aeroporto di Donetsk delle forze ucraine
imagesPO28S6NC Per ‘mesi’ le forze ucraine resistevano nell’aeroporto in condizioni molto difficili, spesso completamente circondate e assai raramente rifornite. I novorussi gli avevano offerto innumerevoli volte ciò che avevano offerto alla maggior parte delle altre forze della junta: andarsene attraverso un corridoio. Ma rifiutarono. Certo, l'(ex) ultra-moderno aeroporto Sergej Prokofev di Donetsk offriva molti edifici robusti e diversi tunnel sotterranei e strutture per nascondersi, ma le condizioni non ne furono alleviate di molto: sono stati bombardati, sottoposti al tiro dei cecchini, attaccati da commando speciali e fondamentalmente affamati, si può solo immaginare il loro morale considerando che le possibilità di vittoria o addirittura d’evacuazione erano vicine allo zero. Eppure hanno resistito con una determinazione feroce. Secondo una fonte novorussa, oltre 1000 ucraini sono morti per questo aeroporto. Perché? Perché resistono in quel modo? L’aeroporto in realtà ha un valore così strategico? La risposta è no, per nulla. Un concetto sciocco era che gli ucraini tenevano l’aeroporto per impedire ai russi di utilizzarlo per sbarcarvi le loro forze. Ridicolo per diversi motivi. In primo luogo i russi possono far atterrare una divisione aeroportata meccanizzata ovunque, non hanno bisogno di un aeroporto. In secondo luogo, se l’esercito russo voleva prendere l’aeroporto, l’avrebbe fatto in poche ore (prima che dopo). Ma soprattutto perché mai i russi si sarebbero presi la briga di atterrare in un aeroporto contestato quando potevano sbarcare a Lugansk o semplicemente attraversare il confine ?! Quindi no, il controllo dell’aeroporto non impediva una mitica invasione russa. L’aeroporto ha un qualche altro valore strategico? Permette di controllare Donetsk, forse? La risposta è di nuovo no, per niente. In realtà, se guardiamo a ciò che gli ucraini facevano effettivamente dall’aeroporto arriviamo al “mistero” più sconcertante di tutti: da mesi gli ucraini nell’aeroporto bombardavano la città di Donetsk in modo completamente casuale ed indiscriminato. Tizi dal grilletto facile che uccidono civili e distruggono gli edifici, ma senza avere alcun impatto sulle Forze Armate della Novorossija (FAN). E quando dico nulla intendo proprio nulla. Mi spiego.
Gli ucraini non hanno capacità di ricognizione/intelligence per monitorare i movimenti delle unità delle FAN a Donetsk. Né hanno puntatori che potrebbero correggere il tiro d’artiglieria. Inoltre, mentre le forze della spedizione punitiva della junta (JRF) a nord-ovest dell’aeroporto, forse, fornivano tiro di supporto agli ucraini nell’aeroporto, l’artiglieria nell’aeroporto di per sé è inutile, poiché le FAN sono troppo vicine perché quel tipo di artiglieria sia di grande utilità. Inoltre, le JRF hanno pochi (2?) carri armati e mortai per farlo. Quindi l’unico scopo possibile delle forze ucraine nell’aeroporto era terrorizzare la popolazione di Donetsk. È semplicemente strabiliante, ma sembra che circa 1000 ucraini siano stati eliminati in mesi di pesanti combattimenti al solo scopo di uccidere civili. Sì, suona assolutamente folle, ma perché è assolutamente pazzesco. Ora, è vero che il “ministro della Difesa” ucraino Valerij Geletej è un pagliaccio incompetente. Un ex-poliziotto divenuto ufficiale della sicurezza dello Stato e poi militare (letteralmente in una notte), che sostiene che la Russia ha utilizzato armi nucleari a Lugansk, “firmato” il suo giuramento con una penna chiusa ed esibito munizioni della seconda guerra mondiale come prova dell’invasione russa. È odiato e disprezzato anche dagli ucraini. Ci vedo uno che ordina di “uccidere civili fino a che sarete tutti morti”, ma perché mai gli ucraini nell’aeroporto hanno eseguito un tale ordine idiota? Infine, ritengo che uno dei pochi aspetti positivi di un cessate il fuoco altrimenti molto controverso, sia proprio aver congelato il conflitto più o meno lungo l’attuale linea di contatto dove nessuna unità circondata versa più sangue. Diverse unità ucraine hanno sfruttato tale occasione per uscire da certe piuttosto disperate situazioni. Il JRF s’è anche unilateralmente ritirato da alcuni villaggi. Fatta eccezione per i pazzi nell’aeroporto che, invece di uscirsene dall’inferno, hanno deciso di sprofondarvi, rimanendo per continuare a terrorizzare i civili. Potrei sbagliarmi, e vorrei apprezzare eventuali delucidazioni, ma l’unica spiegazione che ho del comportamento apparentemente folle è che tali ucraini avessero subito il lavaggio del cervello. Come le SS che nel 1945 urlavano “Heil Hitler” davanti a un plotone di esecuzione sovietico. Proprio come le SS, questi tizi apparentemente credono che il loro “onore si chiama fedeltà” e sono disposti a combattere fino all’ultimo respiro per terrorizzare i civili. Gli ucraini che hanno combattuto a Saur Mogila almeno possono dirsi di essere morti in una battaglia per il controllo del saliente meridionale di fondamentale importanza della Novorossija; ma morire per l’aeroporto di Donetsk è morire per niente, o morire per poter uccidere dei civili. Roba pazzesca e spaventosa.

Cosa l’aeroporto di Donetsk rivela delle forze novorusse
df1c308c051aafcd161ec721133381d3 C’è un’altra cosa su questo aeroporto che mi sembra importante. Per mesi i novorussi non hanno potuto prenderlo. Certo, era un obiettivo difficile e si potrebbe anche sostenere che le FAN siano state distratte da combattimenti più importanti altrove; vero, ma ciò non spiega perché non potevano prendere tale aeroporto. C’è un fatto che i civili non sanno e che anche i militari spesso non riescono a capire: tutte le forze militari sono buone quando vincono. Permettetemi di spiegare: quando inizia una battaglia e, diciamo, il lato A prende il sopravvento e comincia a battere o inseguire il lato B, le prestazioni effettive del lato A sono quasi sempre buone. E’ estremamente raro che una forza militare dimostri incompetenza, scarso addestramento o compia errori mentre insegue il nemico in ritirata. Ciò significa anche che non si può giudicare l’efficienza di una forza vedendo come ha vinto una battaglia. Il criterio chiave per misurare l’efficienza di una forza militare (dal soldato al comandante) è se può invertire la tendenza, se può combattere bene mentre si ritira, se può subire una sonora sconfitta e poi avviare con successo la controffensiva. Qualcosa che solo una forza veramente efficace può fare. Penso agli insorti afghani che hanno dimostrato capacità superba contro l’esercito sovietico (in particolare i tagichi nel nord). Ognuno aveva capito che, non appena l’ultimo soldato sovietico sarebbe andato via, agli insorti sarebbero bastate poche ore per occupare Kabul. Gli si sono voluti tre anni!
Le operazioni offensive urbane sono uno dei compiti più difficili per qualsiasi forza militare ed anche una forza che esegua superbamente una campagna può assolutamente fallire in ambiente urbano, in particolare contro un difensore determinato. Le FAN hanno mutato l’andazzo e da una situazione in cui la JRF aveva quasi circondato Donetsk e separato Donetsk da Lugansk. Le FAN hanno molto abilmente utilizzato il fatto che la JRF “seguiva le strade” per circondarla, isolarla e distruggerla. Ma questa era un’operazione difensiva ed inoltre aveva ricevuto ‘molti’ aiuti dalla Russia, non solo “Voentorg” ma anche supporto di fuoco diretto dalla Russia. Poi gli ucraini si ritirarono. La loro ritirata fu un disastro totale, una rotta in cui il JRF mostrò veramente quanto scarsa fosse tale forza militare. Ma non confondiamo l’incompetenza militare degli ucraini con la prova che le FAN siano una forza offensiva. Il fatto è che non sappiamo quanto siano efficienti le FAN in un’operazione offensiva, soprattutto contro un difensore determinato. Il caso dell’aeroporto di Donetsk è piuttosto singolare e non dimostra che le FAN non siano efficienti, ma dovrebbe concedere pausa e motivi di riflessione a coloro che credono che, se non fosse per il cessate il fuoco, le FAN avrebbero liberato Marjupol o il resto della Novorossija. Inoltre, se accettiamo la tesi avanzata spesso dai novorussi che non potevano inviare le forze necessarie nell’aeroporto perché erano sovraestesi e che queste forze erano necessarie altrove, allora ciò ci dice cosa sarebbe successo alle FAN se fossero avanzate su più fronti, come ventilato poco prima della firma del cessate il fuoco. Coloro che oggi deplorano che Marjupol non sia stata presa, si rendono conto che le migliori unità delle FAN erano già state assegnate a questo compito e che erano lontane dal resto della Novorussia? Per coloro arrabbiati per il cessate il fuoco, ho una domanda: se tutte le migliori forze delle FAN venivano assegnate alla battaglia per Marjupol, quali forze sarebbero state disponibili in caso di attacco ucraino da nord? Se fosse successo quando vi erano solo deboli forze delle FAN presso Donetsk e Lugansk? So che non avrò risposta da coloro che accettano come indiscutibile la tesi che le FAN avrebbero preso Marjupol e liberato il resto della Novorussia (non badiamo a coloro che credono che le FAN avrebbero preso Kiev). Per loro, la rotta ucraina dalla Novorossija è la chiara prova che i militari ucraini sono finiti e che la vittoria totale era a portata di mano. Ma non all’aeroporto di Donetsk.
La storia non può essere riscritta e non lo sapremo mai con certezza. Ma fin quando si può fare un ragionamento plausibile, il cessate il fuoco è stato firmato nel momento perfetto per le FAN, al culmine del successo, allora non c’era bisogno di presumere che coloro che non si opponessero categoricamente al cessate il fuoco fossero dei traditori, agenti di Surkov o qualsiasi altro tipo di sciocchezze che i patriottardi vomitano su chi non condivide la loro opinione. A mio parere la battaglia per l’aeroporto di Donetsk dimostra chiaramente che le FAN erano già sovraestese e che siano molto più abili nelle operazioni difensive rurali che in quelle offensive urbane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo

I primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
RusVesna - Histoire et Societé 13/09/2014

13930305000564_PhotoIA Dushanbe, capitale del Tagikistan, si è conclusa la parte ufficiale del vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Anche se formalmente non è stato menzionato, in realtà il primo risultato dell’evento è riassunto dalle parole di un esperto: “Perfetto, ora la NATO fa un po’ di spazio“. In primo luogo, dopo la creazione della struttura unitaria della SCO per la lotta al traffico di droga, è stata annunciata a Dushanbe il quadro unificato della lotta al terrorismo. In realtà, si tratta di un’alleanza militare, forse ancora più potente della NATO, visto che si parla della possibilità di formare contingenti militari congiunti con comando unificato e condivisione di tutte le risorse necessarie contro un nemico comune. La dichiarazione dopo il vertice è stata preceduta dalle esercitazioni militari congiunte “Missione di Pace – 2014″, del 24-29 agosto in Cina, le più ambiziose nella storia della SCO. La ragione ufficiale della decisione è la prospettiva della ritirata delle truppe NATO dall’Afghanistan mentre il Paese è sempre più teatro dello scontro tra forze governative e radicali. Tuttavia, il commento del presidente del Tagikistan ha lasciato intendere che non si tratta dei taliban. Rakhmonov ha detto: “La situazione diventa preoccupante quando un gruppo di persone possiede moderne tecnologie militari, una volta esclusivamente appannaggio degli Stati. Tali cambiamenti mutano radicalmente la natura delle sfide che affrontiamo, e l’approccio alla loro soluzione“. Chiaramente si tratta del SIIL, i cui membri sono già attivi in tutti i Paesi aderenti alla SCO: Russia, Cina, Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan, e in tutti i Paesi osservatori della SCO: Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran. Un altro Paese interessato alla lotta contro il SIIL è la Turchia, che ha lo status di “interlocutore della SCO”. A tal proposito è importante ricordare che, sotto la presidenza della Russia, da Dushanbe si prevede di fissare nel 2015 l’adozione della strategia per sviluppare l’organizzazione per il 2025, facendo aderire alla SCO India e Pakistan come membri a pieno titolo.
Nonostante le varie complesse relazioni tra gli Stati della SCO, la loro volontà di agire come fronte unito contro la minaccia comune, indica anche la volontà di negoziare a vantaggio della prosperità comune: i progetti prioritari della SCO sono i programmi di collaborazione per lo sviluppo economico strategico. Così si parla di unione, non solo di alleanza economica, ma anche militare di quasi tutta l’Asia meridionale. Dato che la SCO ha strette relazioni con la Comunità economica eurasiatica e i Paesi CSI e BRICS, è comprensibile che molti esperti considerino il vertice di Dushanbe una chiara linea contro Stati Uniti e NATO, che hanno sostenuto la creazione della minaccia terroristica internazionale, tra cui anche il SIIL, provocando il crollo di numerosi Stati. Anche se la SCO non è destinata ad essere il contraltare di UE e NATO, con la loro disciplina di ferro, a giudizio di alti funzionari russi, la causa del rafforzamento dell’organizzazione è chiara: nonostante le contraddizioni, i principali Paesi del mondo non europeo sono pronti a difendersi dagli attacchi occidentali alla propria sovranità e la Russia è la mediatrice che ha contribuito all’unione. Particolarmente evidente è la posizione della SCO indicata a Dushanbe sulla “crisi ucraina”, che deve essere risolta pacificamente al più presto.
Rendendosi conto che il conflitto in Ucraina è una minaccia diretta alla Russia e quindi alle associazioni internazionali e soprattutto ai programmi economici e sociali cui partecipano, tutti i Paesi della SCO hanno espresso sostegno al piano di pace di Vladimir Putin. Si ricordi che questo piano attua il cessate il fuoco e avvia i negoziati. Tuttavia, il ritiro delle truppe dalle aree popolate dovrebbe essere superiore alla gittata dell’artiglieria. Il che significa che i gruppi della spedizione punitiva di Kiev devono lasciare il Donbas, dato che la densità della popolazione non gli permette di ritirarsi nella distanza specificata e di rimanere entro i suoi confini.

4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO vede la Russia come avversaria

M K Bhadrakumar 7 Settembre 2014putin-against-obama-stupid-bingo-4L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico fa in modo che la parola “continua” non sia la stessa di “permanente”. Il vertice NATO in Galles s’è appena fermata dall’inviare truppe permanenti presso le frontiere della Russia, violando l’atto istitutivo del 1997 dell’alleanza con la Russia. Così una forza di 4000 uomini, “punta di lancia” appena creata, dovrebbe solo “continuare” la presenza militare. La forza potrebbe, comunque, oltrepassare in poche ore il confine della Russia. La NATO afferma che si tratta di una forza deterrente ma, probabilmente è almeno un limitato rafforzamento della NATO lungo la divisione Est-Ovest, avvicinandosi per diverse centinaia di chilometri a Mosca dalla Guerra Fredda, quando il Patto di Varsavia copriva il vasto spazio fino al muro di Berlino. È vero, il vertice non ha discusso l’adesione alla NATO dell’Ucraina; né ha accettato di fornirle armi. Ma il presidente statunitense Barack Obama ha sollecitato l’alleanza ad intraprendere un piano a lungo termine per ricostruire l’esercito ucraino, nonché aggiungere nuovi membri. (Il testo della dichiarazione del vertice in Galles è qui.)
La Russia non può non interrogarsi sulla tabella di marcia della NATO, che dovrebbe ricordarle l’apertura di basi permanenti presso il confine e quanto l’alleanza si propone di avvicinarsi ulteriormente a Ucraina e Georgia, di fatto trascinando questi Paesi sotto le sue ali senza, forse, farne dei membri. Mosca ha preso atto che, come ha detto una dichiarazione del ministero degli Esteri di Mosca, “Il vertice ha adottato la linea espansionista della NATO verso est e ne rafforzerà la presenza in prossimità delle frontiere della Russia“, aggiungendo che tali piani sono “nutriti da molto tempo e la crisi ucraina è semplicemente un pretesto per iniziarne l’attuazione“. La dichiarazione avvertiva espressamente che l’interferenza della NATO in Ucraina porterà all’escalation delle tensioni in Ucraina e al sabotaggio della via alla pace e, più sinistramente, “ad approfondire la spaccatura nella società ucraina“.
La linea di fondo è che il vertice NATO in Galles ha formalizzato lo status di avversario della Russia. L’ambito della sicurezza in Europa è cambiata in modo fenomenale, ed è inevitabile che ci siano conseguenze strategiche. Sarebbe una coincidenza, o meno, che sei navi della Flotta del Nord della Russia si siano dirette verso le isole della Nuova Siberia, nell’Artico, per ricostruirvi la base navale sovietica abbandonata nel 1993.

mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, panico a Kiev

Alessandro Lattanzio, 30/8/2014

saur moghila 4Poroshenko e Kolomojskj sono due grandi. Questi due ebrei si vendicano sugli ucraini per tutto: per i pogrom, per la cacciata degli insediamenti ebraici, per Babij Jar, per i ghetti bruciati. Sono riusciti a organizzare le cose in modo tale che i pinocchi ucraini li paghino per non morire nelle sacche preparate con cura dai separatisti. In nessun luogo c’è mai stata tale padronanza; i cittadini che hanno raccolto i soldi per l’esercito hanno ricevuto giubbotti antiproiettili difettosi a un prezzo triplo, uniformi a un prezzo triplo, il proprio petrolio derubato dagli oleodotti e venduto all’esercito a un prezzo triplo. E ora per la terza volta e nello stesso luogo i battaglioni più ucrainisti degli ucrainisti vengono distrutti nelle posizioni su cui da tempo si addestra la milizia, venendo mandati a morire per la terza volta da Poroshenko e Kolomojskij.
Gloria all’Ucraina, gloria agli imbecilli!
Oleg Anderson

10559686C’è voluto molto tempo per accumulare le forze. Tenevamo le nostre posizioni e preparavamo la controffensiva. Alla fine ce l’abbiamo fatta e continueremo la nostra operazione militare liberando le regioni di Donetsk e Lugansk dalle forze di occupazione“, aveva dichiarato il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharchenko.
Il 25 agosto le milizie della Repubblica Popolare di Donetsk avevano occupato la strategicamente importante collina di Saur-Mogila e controllavano la zona di frontiera con la Russia fino al Mar d’Azov. “Quasi tutto il confine che si estende da Saur-Mogila al Mare di Azov è nostro”, dichiarava il quartier generale della milizia popolare, “Nel punto più alto nella regione di Donetsk, le truppe ucraine potevano seguire i movimenti delle milizie. La liberazione di questa quota può essere considerata un importante passo avanti. Le milizie potranno ora seguire i movimenti delle truppe ucraine. Infatti, ciò significa che le nostre forze hanno ottenuto un’altra vittoria circondando le guardie nazionali“. Venivano liberate definitivamente anche Ilovajsk, Elenovka, Jasinovataja e i villaggi Markon, Kovsk, Sherbak, Svidovo-Vasiljoka, Klimkina, Kuznetsij e Resij Luksemburg. A Marjupol veniva liquidato il colonnello dell’intelligence militare ucraina (GRU) Vjacheslav Galvaj (“Kuzmits”).
Nella notte del 26 agosto, il 3.zo battaglione della 51.ma brigata ucraina veniva bombardato nella zona di Dokuchaevsk, presso Ilovajsk, così come anche il 2.do battaglione venuto in suo aiuto. Dei 100 soldati majdanisti del battaglione, che cercava di rompere l’accerchiamento in cui era stretto, 45 furono eliminati e gli altri vennero dispersi. Nel complesso, la 51.ma brigata majdanista, il solo 26 agosto, subiva 100 morti e almeno 50 prigionieri, tra cui il comandante della batteria antiaerea e quello della batteria mortai. A Kutejnikovo, 94 soldati ucraini si arrendevano alla milizia, dopo esser stati circondati ad Amvrosievka e aver perso 70 effettivi nel tentativo di sfondare a sud-ovest. Liberando Starobeshevo, la milizia catturava 4 cannoni semoventi 2S19 Msta-S e un grande deposito di munizioni. Nei combattimenti i majanisti persero 12 BTR e BMP e subirono 19 morti e oltre 40 feriti. Liberando Saur-Mogila, dopo violenti duelli di artiglieria, la milizia eliminava anche il comandante neonazista ucraino Timur Juldashev. A Novoazovsk, ad est di Marjupol, un’unità della milizia catturava il generale ucraino Oleg Podoljan con 3 guardie di frontiera ucraine. Sergej Taruta, il governatore della regione di Donetsk nominato dai golpisti e insediatosi a Marjupol a luglio dopo l’occupazione majdanista, abbandonava la città all’avvicinarsi dell’Esercito Popolare di Novorossija.
10433105 Il 27 agosto la milizia della Repubblica Popolare di Donetsk catturava 65 guardie confinarie ucraine nei pressi del villaggio Uljanovskoe e 24 militari della 93.ma brigata ucraina a Petrovskoe. Inoltre le milizie distrussero 5 MLRS BM-21 Grad presso Novoannovka e un convoglio ucraino a Starobeshevo. Sempre a Starobeshevo, 129 soldati della Guardia nazionale ucraina si arrendevano alla milizia popolare, cedendo anche 4 BTR-4, 3 BMP-2, 3 cannoni anticarro da 100mm, 1 semovente d’artiglieria 2S1 Govdizka, 4 autocarri e 2 fuoristrada, così come depositi di munizioni e attrezzature. A Krasnogorovka, 10 km ad ovest di Donetsk, la milizia distruggeva una batteria di 4 MLRS Grad e relativi veicoli comando e osservazione, oltre a 2 carri armati e 2 BTR ucraini. L’avanguardia corazzata della Repubblica Popolare di Donetsk arrivava a Novoazovsk, “I carri armati sono entrati e si sono posizionati alla periferia occidentale di Novoazovsk, rafforzandone la difesa contro una possibile controffensiva delle truppe d’occupazione ucraine“, dichiarava il portavoce della milizia. Durante la notte tra il 27 a il 28 agosto, Marjupol veniva accerchiata dalle forze repubblicane di Novorossija, dopo brevi combattimenti nelle cittadine di Berdjansk, Lunacharskij e Osipenka. Nei combattenti presso Novokaterinovka, le milizie di Novorossija distruggevano 2 T-64, 9 BMP, 10 autoveicoli e catturavano 24 majdanisti. 400 soldati ucraini del 5.to battaglione della difesa territoriale ‘Carpazi‘ abbandonavano le loro posizioni presso Marjupol cercando di sfondare un posto di blocco majdanista presso Orekhov, regione di Zaporozhe. I militari tornavano ad Ivano-Frankovsk, in Galizia. A metà agosto fu catturato un autocarro Kamaz carico di missili anticarro Javelin, scaricati dagli aerei canadesi che trasportavano ‘aiuti non letali’ all’esercito majdanista. Germania, Polonia e Repubblica Ceca inviano ai majdanisti armamenti e aeromobili tratti dalle scorte di materiale dell’ex-Patto di Varsavia, tra cui carri armati T-72 e altri blindati. In effetti, la maggior parte dei T-72 ucraini fu venduta all’estero dal regime atlantista di Jushenko e Timoshenko.
Il 16-23 agosto, le milizie dell’autodifesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk catturarono 14 carri armati T-64, 25 BMP, 18 BTR, 1 BRDM, 1 MLRS Uragan, 2 SAU Gvozdika, 4 obici D-30, 4 mortai, 1 sistema di difesa aerea ZU-23-2 e 33 autoveicoli. Quindi dal 20 giugno al 23 agosto, “I difensori delle Repubbliche di Lugansk e Donetsk presero agli ucraini 79 carri armati T-64, 94 BMP, 57 BTR e 24 MLRS durante la spedizione di Kiev contro Novorossija”. Nel frattempo, le Forze Armate di Novorossija (FAN) contavano ora 12 brigate, per circa 35000 effettivi, tra cui almeno una corazzata formata da due battaglioni carri e uno meccanizzato.
Al 28 agosto l’esercito ucraino aveva perso in due giorni 750 effettivi tra morti e prigionieri. 20 commando majdanisti, infiltratisi a Donetsk, furono intercettati dalla milizia. Erano cecchini ed osservatori dell’artiglieria. Ad Amvrosievka furono eliminati 70 soldati della Guardia Nazionale ucraina. Novoazovsk veniva liberata dalla milizia. Scontri ad Urzuf, 20 km a sud-ovest di Marjupol, mentre Slovjanoserbsk, Krimske e Kirovsk, a nord di Lugansk, venivano liberate dalle milizie federaliste. L’offensiva a sud di Donetsk, mentre le truppe majdaniste attaccavano verso Eelenovka e Jasinovataja senza grandi risultati, permetteva alle milizie di prendere almeno 900 prigionieri. Davanti tale offensiva, interi battaglioni majdanisti disertavano mentre gli squadroni della morte composti da mercenari neonazisti venivano usati per bloccare i disertori, avendo la polizia paura di affrontare i tanti soldati che disertavano. Marjupol era circondata, ma non prima che politici golpisti e squadristi dell’SBU fossero fuggiti. Poroshenko annullava il suo viaggio in Turchia e radunava il suo Consiglio di Sicurezza. Anche il mafioso sionista Kolomojskij, che controlla parte del sud-ovest ucraino, faceva la stessa cosa con il suo Consiglio di sicurezza. Timoshenko invocava l’introduzione della legge marziale e l’arruolamento della popolazione maschile fino ai 60 anni. Jatsenjuk e Poroshenko piativano dalla NATO l’intervento diretto in Ucraina. Kiev era preda del panico totale. Putin incontrando Poroshenko e i capi dell’UE, il 26 agosto, dichiarava: “non parlate con noi, non siamo parte del conflitto, parlate con i novorussi”; inoltre i russi si preparavano ufficialmente ad inviare un secondo convoglio di aiuti nel Donbas.
w590 Il 29 agosto le milizie liberavano Jalta, a 12 km da Marjupol. Le Forze Armate di Novorossija (FAN), chiudevano la grande sacca di Volnovakha, mentre interrompevano i collegamenti tra Marjupol e Zaporozhe. Marjupol veniva accerchiata. Reparti da ricognizione delle FAN entravano nella regione di Zaporozhe, mentre le FAN avanzavano su Marinka, Karlovka e Krasnogorovka, ad ovest di Donetsk, e su Debaltsevo, Metallist, Shaste e Lutugino, a nord di Lugansk; infine l’aeroporto di Donetsk veniva liberato dalle milizie. La milizia abbatteva 4 aerei d’attacco Su-25 ucraini, presso Merezhkij e Vojkovo. A metà agosto l’attività dell’aeronautica di Kiev si era drasticamente ridotta, mentre quella degli elicotteri era assai diminuita già in precedenza.
Il 25 agosto, durante l’esercitazione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) Missione di Pace-2014, in Cina, le unità d’artiglieria del Distretto Militare orientale della Russia testavano i nuovi proiettili a guida laser Krasnopol, “Durante l’operazione, i militari della batteria obici semoventi della fanteria motorizzata hanno colpito i bersagli corazzati con proiettili di precisione, nel poligono cinese. Inoltre, i militari hanno utilizzato munizioni ad alto esplosivo dotate di spolette radiocomandate, che esplodendo ad un’altezza di circa 50 metri hanno colpito i bersagli. I tiri sono stati condotti da 7 a 11 km di distanza“, aveva detto il portavoce Distretto Militare Orientale Colonnello Aleksandr Gordeev. Un battaglione della 36.ma Brigata di fanteria motorizzata indipendente del Distretto Militare Orientale e un gruppo del 3.zo Comando Aeronautica e Difesa Aerea rappresentavano la Russia alle esercitazioni. Il contingente russo era composto da oltre 1000 effettivi, 60 veicoli corazzati, tra cui 40 BMP-2 e 13 carri armati, oltre 20 unità missilistiche e d’artiglieria. Inoltre, il gruppo comprendeva 60 autoveicoli, 8 elicotteri Mi-8AMTSh, 4 aerei d’attacco Su-25 e 2 aerei da trasporto militari Il-76. Le esercitazioni tattiche russo-indiane Indra 2014 si terranno nella regione di Volgograd a settembre, “Le esercitazioni sono le prime manovre sul territorio del Distretto Militare Meridionale. Unità della 20.ma Brigata fucilieri motorizzati russa e di una brigata di fanteria meccanizzata indiana prenderanno parte alle manovre“.
Le forze di pace dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) si preparavano alle operazioni al di fuori dei propri territori, come in Ucraina, affermava il Segretario Generale della CSTO Nikolaj Bordjuzha, “Le forze di pace della CSTO sono pronte da diversi anni. Il loro personale militare è ben preparato e dotato dei mezzi militari e tecnici necessari, pronto a partecipare alle operazioni di mantenimento della pace di qualsiasi tipo, come confermato dai risultati delle recenti esercitazioni congiunte nella Repubblica del Kirgizistan. L’invio delle forze di pace della CSTO è competenza del Consiglio del Trattato per la Sicurezza Collettiva, l’organo supremo della CSTO costituito dai Capi di Stato aderenti. Con una decisione congiunta e in conformità agli accordi esistenti, le forze di pace possono essere inviate anche all’estero“. La CSTO è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan.

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10457833Fonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
Sociologia Critica
Strategic Culture
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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