Novorossija, panico a Kiev

Alessandro Lattanzio, 30/8/2014

saur moghila 4Poroshenko e Kolomojskj sono due grandi. Questi due ebrei si vendicano sugli ucraini per tutto: per i pogrom, per la cacciata degli insediamenti ebraici, per Babij Jar, per i ghetti bruciati. Sono riusciti a organizzare le cose in modo tale che i pinocchi ucraini li paghino per non morire nelle sacche preparate con cura dai separatisti. In nessun luogo c’è mai stata tale padronanza; i cittadini che hanno raccolto i soldi per l’esercito hanno ricevuto giubbotti antiproiettili difettosi a un prezzo triplo, uniformi a un prezzo triplo, il proprio petrolio derubato dagli oleodotti e venduto all’esercito a un prezzo triplo. E ora per la terza volta e nello stesso luogo i battaglioni più ucrainisti degli ucrainisti vengono distrutti nelle posizioni su cui da tempo si addestra la milizia, venendo mandati a morire per la terza volta da Poroshenko e Kolomojskij.
Gloria all’Ucraina, gloria agli imbecilli!
Oleg Anderson

10559686C’è voluto molto tempo per accumulare le forze. Tenevamo le nostre posizioni e preparavamo la controffensiva. Alla fine ce l’abbiamo fatta e continueremo la nostra operazione militare liberando le regioni di Donetsk e Lugansk dalle forze di occupazione“, aveva dichiarato il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharchenko.
Il 25 agosto le milizie della Repubblica Popolare di Donetsk avevano occupato la strategicamente importante collina di Saur-Mogila e controllavano la zona di frontiera con la Russia fino al Mar d’Azov. “Quasi tutto il confine che si estende da Saur-Mogila al Mare di Azov è nostro”, dichiarava il quartier generale della milizia popolare, “Nel punto più alto nella regione di Donetsk, le truppe ucraine potevano seguire i movimenti delle milizie. La liberazione di questa quota può essere considerata un importante passo avanti. Le milizie potranno ora seguire i movimenti delle truppe ucraine. Infatti, ciò significa che le nostre forze hanno ottenuto un’altra vittoria circondando le guardie nazionali“. Venivano liberate definitivamente anche Ilovajsk, Elenovka, Jasinovataja e i villaggi Markon, Kovsk, Sherbak, Svidovo-Vasiljoka, Klimkina, Kuznetsij e Resij Luksemburg. A Marjupol veniva liquidato il colonnello dell’intelligence militare ucraina (GRU) Vjacheslav Galvaj (“Kuzmits”).
Nella notte del 26 agosto, il 3.zo battaglione della 51.ma brigata ucraina veniva bombardato nella zona di Dokuchaevsk, presso Ilovajsk, così come anche il 2.do battaglione venuto in suo aiuto. Dei 100 soldati majdanisti del battaglione, che cercava di rompere l’accerchiamento in cui era stretto, 45 furono eliminati e gli altri vennero dispersi. Nel complesso, la 51.ma brigata majdanista, il solo 26 agosto, subiva 100 morti e almeno 50 prigionieri, tra cui il comandante della batteria antiaerea e quello della batteria mortai. A Kutejnikovo, 94 soldati ucraini si arrendevano alla milizia, dopo esser stati circondati ad Amvrosievka e aver perso 70 effettivi nel tentativo di sfondare a sud-ovest. Liberando Starobeshevo, la milizia catturava 4 cannoni semoventi 2S19 Msta-S e un grande deposito di munizioni. Nei combattimenti i majanisti persero 12 BTR e BMP e subirono 19 morti e oltre 40 feriti. Liberando Saur-Mogila, dopo violenti duelli di artiglieria, la milizia eliminava anche il comandante neonazista ucraino Timur Juldashev. A Novoazovsk, ad est di Marjupol, un’unità della milizia catturava il generale ucraino Oleg Podoljan con 3 guardie di frontiera ucraine. Sergej Taruta, il governatore della regione di Donetsk nominato dai golpisti e insediatosi a Marjupol a luglio dopo l’occupazione majdanista, abbandonava la città all’avvicinarsi dell’Esercito Popolare di Novorossija.
10433105 Il 27 agosto la milizia della Repubblica Popolare di Donetsk catturava 65 guardie confinarie ucraine nei pressi del villaggio Uljanovskoe e 24 militari della 93.ma brigata ucraina a Petrovskoe. Inoltre le milizie distrussero 5 MLRS BM-21 Grad presso Novoannovka e un convoglio ucraino a Starobeshevo. Sempre a Starobeshevo, 129 soldati della Guardia nazionale ucraina si arrendevano alla milizia popolare, cedendo anche 4 BTR-4, 3 BMP-2, 3 cannoni anticarro da 100mm, 1 semovente d’artiglieria 2S1 Govdizka, 4 autocarri e 2 fuoristrada, così come depositi di munizioni e attrezzature. A Krasnogorovka, 10 km ad ovest di Donetsk, la milizia distruggeva una batteria di 4 MLRS Grad e relativi veicoli comando e osservazione, oltre a 2 carri armati e 2 BTR ucraini. L’avanguardia corazzata della Repubblica Popolare di Donetsk arrivava a Novoazovsk, “I carri armati sono entrati e si sono posizionati alla periferia occidentale di Novoazovsk, rafforzandone la difesa contro una possibile controffensiva delle truppe d’occupazione ucraine“, dichiarava il portavoce della milizia. Durante la notte tra il 27 a il 28 agosto, Marjupol veniva accerchiata dalle forze repubblicane di Novorossija, dopo brevi combattimenti nelle cittadine di Berdjansk, Lunacharskij e Osipenka. Nei combattenti presso Novokaterinovka, le milizie di Novorossija distruggevano 2 T-64, 9 BMP, 10 autoveicoli e catturavano 24 majdanisti. 400 soldati ucraini del 5.to battaglione della difesa territoriale ‘Carpazi‘ abbandonavano le loro posizioni presso Marjupol cercando di sfondare un posto di blocco majdanista presso Orekhov, regione di Zaporozhe. I militari tornavano ad Ivano-Frankovsk, in Galizia. A metà agosto fu catturato un autocarro Kamaz carico di missili anticarro Javelin, scaricati dagli aerei canadesi che trasportavano ‘aiuti non letali’ all’esercito majdanista. Germania, Polonia e Repubblica Ceca inviano ai majdanisti armamenti e aeromobili tratti dalle scorte di materiale dell’ex-Patto di Varsavia, tra cui carri armati T-72 e altri blindati. In effetti, la maggior parte dei T-72 ucraini fu venduta all’estero dal regime atlantista di Jushenko e Timoshenko.
Il 16-23 agosto, le milizie dell’autodifesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk catturarono 14 carri armati T-64, 25 BMP, 18 BTR, 1 BRDM, 1 MLRS Uragan, 2 SAU Gvozdika, 4 obici D-30, 4 mortai, 1 sistema di difesa aerea ZU-23-2 e 33 autoveicoli. Quindi dal 20 giugno al 23 agosto, “I difensori delle Repubbliche di Lugansk e Donetsk presero agli ucraini 79 carri armati T-64, 94 BMP, 57 BTR e 24 MLRS durante la spedizione di Kiev contro Novorossija”. Nel frattempo, le Forze Armate di Novorossija (FAN) contavano ora 12 brigate, per circa 35000 effettivi, tra cui almeno una corazzata formata da due battaglioni carri e uno meccanizzato.
Al 28 agosto l’esercito ucraino aveva perso in due giorni 750 effettivi tra morti e prigionieri. 20 commando majdanisti, infiltratisi a Donetsk, furono intercettati dalla milizia. Erano cecchini ed osservatori dell’artiglieria. Ad Amvrosievka furono eliminati 70 soldati della Guardia Nazionale ucraina. Novoazovsk veniva liberata dalla milizia. Scontri ad Urzuf, 20 km a sud-ovest di Marjupol, mentre Slovjanoserbsk, Krimske e Kirovsk, a nord di Lugansk, venivano liberate dalle milizie federaliste. L’offensiva a sud di Donetsk, mentre le truppe majdaniste attaccavano verso Eelenovka e Jasinovataja senza grandi risultati, permetteva alle milizie di prendere almeno 900 prigionieri. Davanti tale offensiva, interi battaglioni majdanisti disertavano mentre gli squadroni della morte composti da mercenari neonazisti venivano usati per bloccare i disertori, avendo la polizia paura di affrontare i tanti soldati che disertavano. Marjupol era circondata, ma non prima che politici golpisti e squadristi dell’SBU fossero fuggiti. Poroshenko annullava il suo viaggio in Turchia e radunava il suo Consiglio di Sicurezza. Anche il mafioso sionista Kolomojskij, che controlla parte del sud-ovest ucraino, faceva la stessa cosa con il suo Consiglio di sicurezza. Timoshenko invocava l’introduzione della legge marziale e l’arruolamento della popolazione maschile fino ai 60 anni. Jatsenjuk e Poroshenko piativano dalla NATO l’intervento diretto in Ucraina. Kiev era preda del panico totale. Putin incontrando Poroshenko e i capi dell’UE, il 26 agosto, dichiarava: “non parlate con noi, non siamo parte del conflitto, parlate con i novorussi”; inoltre i russi si preparavano ufficialmente ad inviare un secondo convoglio di aiuti nel Donbas.
w590 Il 29 agosto le milizie liberavano Jalta, a 12 km da Marjupol. Le Forze Armate di Novorossija (FAN), chiudevano la grande sacca di Volnovakha, mentre interrompevano i collegamenti tra Marjupol e Zaporozhe. Marjupol veniva accerchiata. Reparti da ricognizione delle FAN entravano nella regione di Zaporozhe, mentre le FAN avanzavano su Marinka, Karlovka e Krasnogorovka, ad ovest di Donetsk, e su Debaltsevo, Metallist, Shaste e Lutugino, a nord di Lugansk; infine l’aeroporto di Donetsk veniva liberato dalle milizie. La milizia abbatteva 4 aerei d’attacco Su-25 ucraini, presso Merezhkij e Vojkovo. A metà agosto l’attività dell’aeronautica di Kiev si era drasticamente ridotta, mentre quella degli elicotteri era assai diminuita già in precedenza.
Il 25 agosto, durante l’esercitazione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) Missione di Pace-2014, in Cina, le unità d’artiglieria del Distretto Militare orientale della Russia testavano i nuovi proiettili a guida laser Krasnopol, “Durante l’operazione, i militari della batteria obici semoventi della fanteria motorizzata hanno colpito i bersagli corazzati con proiettili di precisione, nel poligono cinese. Inoltre, i militari hanno utilizzato munizioni ad alto esplosivo dotate di spolette radiocomandate, che esplodendo ad un’altezza di circa 50 metri hanno colpito i bersagli. I tiri sono stati condotti da 7 a 11 km di distanza“, aveva detto il portavoce Distretto Militare Orientale Colonnello Aleksandr Gordeev. Un battaglione della 36.ma Brigata di fanteria motorizzata indipendente del Distretto Militare Orientale e un gruppo del 3.zo Comando Aeronautica e Difesa Aerea rappresentavano la Russia alle esercitazioni. Il contingente russo era composto da oltre 1000 effettivi, 60 veicoli corazzati, tra cui 40 BMP-2 e 13 carri armati, oltre 20 unità missilistiche e d’artiglieria. Inoltre, il gruppo comprendeva 60 autoveicoli, 8 elicotteri Mi-8AMTSh, 4 aerei d’attacco Su-25 e 2 aerei da trasporto militari Il-76. Le esercitazioni tattiche russo-indiane Indra 2014 si terranno nella regione di Volgograd a settembre, “Le esercitazioni sono le prime manovre sul territorio del Distretto Militare Meridionale. Unità della 20.ma Brigata fucilieri motorizzati russa e di una brigata di fanteria meccanizzata indiana prenderanno parte alle manovre“.
Le forze di pace dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) si preparavano alle operazioni al di fuori dei propri territori, come in Ucraina, affermava il Segretario Generale della CSTO Nikolaj Bordjuzha, “Le forze di pace della CSTO sono pronte da diversi anni. Il loro personale militare è ben preparato e dotato dei mezzi militari e tecnici necessari, pronto a partecipare alle operazioni di mantenimento della pace di qualsiasi tipo, come confermato dai risultati delle recenti esercitazioni congiunte nella Repubblica del Kirgizistan. L’invio delle forze di pace della CSTO è competenza del Consiglio del Trattato per la Sicurezza Collettiva, l’organo supremo della CSTO costituito dai Capi di Stato aderenti. Con una decisione congiunta e in conformità agli accordi esistenti, le forze di pace possono essere inviate anche all’estero“. La CSTO è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan.

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10457833Fonti:
Alawata
Cassad
Cassad
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ITAR-TASS
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
Sociologia Critica
Strategic Culture
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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Novorossija: Donetsk avanza, Kiev in rotta

Alessandro Lattanzio, 26/8/2014

10557760Dopo il fallimento delle offensive su Donetsk e Lugansk, con enormi perdite materiali e umane, la junta di Kiev pensava di passare a una strategia difensiva. La leadership ucraina si preparava a una campagna invernale e alla possibile ritirata da Donetsk e Lugansk, per attestarsi sulla linea Slavjansk-Marjupol e iniziare operazioni repressive nelle regioni di Kharkov e Zaporozhe. Perciò il ministero della Difesa ucraino avviava l’edificazione di due aree fortificate, “Slavjansk – Kramatorsk – Druzhkovka – Konstantinovka – Artemovsk” e “Marjupol”. Le linee difensive dovevano essere dotate di aree fortificate, distaccamenti militari e depositi di materiale, con un sistema di comunicazione nelle basi aeree di Kramatorsk e Marjupol. L’offensiva generale majdanista per distruggere Novorossia era iniziata il 1° luglio, e sebbene parecchie città venissero occupate, gli aggressori avevano subito enormi perdite senza raggiungere alcun obiettivo strategico, mentre le milizie sempre più spesso conducevano riuscite operazioni di difesa strategica contro l’esercito majdanista. Infatti, dall’8 al 15 agosto, l’esercito di Novorossija aveva catturato 18 carri armati T-64, 24 BMP, 11 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 MLRS BM27 Uragan, 2 cannoni semoventi (SAU) 2S4 Tjulpan, 2 SAU 2S9 Nona, 10 SAU 2S1 Gvozdika, 6 mortai automatici da 82mm, 3 cannoni antiaerei ZU-23-2 e 44 autoveicoli. Quindi, in totale dal 20 giugno al 15 agosto, secondo gli stessi militari ucraini, le milizie avevano catturato: 65 carri armati T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 BM27 Uragan, 2 2S4 Tjulpan, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Gvozdika, 10 obici D-30, 32 mortai da 82 mm, 18 cannoni antiaerei ZU-23-2, 124 autoveicoli. Inoltre andarono distrutti oltre 200 tra pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi (MLRS) Grad e Uragan, assieme a circa 500 tra carri armati, veicoli da combattimento della fanteria (BMP) e corazzati da trasporto truppa (BTR), costringendo la junta di Kiev a riesumare mezzi dai depositi vecchi anche di 40 anni, “le cui condizioni sono a dir poco insoddisfacenti: pezzi mancanti, motori che non si avviano … i pezzi di ricambio devono essere ordinati in Russia”. Allo stesso tempo, la situazione più catastrofica riguarda l’aviazione. “Dopo aver perso nell’operazione ATO quasi tutto ciò che poteva volare, ovvero 32 (36) tra aerei ed elicotteri, possiamo dire che l’aviazione ucraina non esiste più, né ci sono fondi e professionisti per ricostruirla. Pertanto, senza un adeguato supporto di fuoco, le normali truppe restano azzoppate. Gli ufficiali hanno rifiutato di guidare le loro unità al fronte. E i politici pensano solo a minacciare. Ecco il ‘cambiamento di tattica’” presentato da Poroshenko il 18 agosto. Infatti, il 20 agosto la milizia abbatteva un cacciabombardiere ucraino Su-24M nella regione di Lugansk, presso il villaggio di Novosvitlivka, dove era stato abbattuto anche un altro aereo d’attacco Su-25 ucraino. Sempre il 20 agosto, presso Ilovajsk, la Guardia nazionale ucraina perse 21 militari ed altri 63 furono feriti. Il 21 agosto veniva abbattuto un elicottero d’attacco Mi-24 ucraino presso Lugansk.
10400030 Il 24 agosto, le forze federaliste arrivavano nella zona di Novoazovsk, sul Mar d’Azov, dove erano presenti un centro della difesa aerea ucraina e un concentramento di truppe confinarie. La milizia federalista aveva trovato un vuoto tra le forze ucraine a sud-est di Marinovka; un’aerea non presidiata dalle truppe golpiste. Di conseguenze le unità da ricognizione e sabotaggio federaliste arrivarono a Novoazovsk, Kholodnoe e Sedovo, colpendo diversi posti di blocco majdanisti sulla strada per Marjupol. In sostanza, tra Novoazovsk, Marjupol e Amvrosievka Kiev scopriva di non avere un reale presidio militare. Si ebbero combattimenti anche a Ilovajsk, Savrovka, Shakhtjorsk e Torez. La milizia contrattaccava a Djakovo, mentre a nord di Donetsk contrattaccava su Uglegorsk per assicurare Gorlovka e Enakievo. Presso Zhdanovka altre truppe majdaniste venivano accerchiate, mentre il saliente nella zona di Verkhnaja e Nizhnaja Krinka, verso Donetsk-Makeevka, veniva liquidato; la milizia faceva diversi prigionieri e catturava molti mezzi ucraini. A nord di Debaltsevo la milizia effettuava un attacco contro i golpisti avvicinandosi a Severodonetsk. L’assalto a Lugansk era fallito, i majdanisti furono cacciati da Khrjashevatoe a Novosvetlovka, mentre la milizia conduceva un’offensiva su Lutugino e Shaste. Lutugino e Debaltsevo sono i punti chiave della rete viaria di Novorossija e controllarli era obiettivo dell’iniziativa operativa della milizia, permettendo così, il 22 agosto, che il convoglio umanitario russo arrivasse a Lugansk, “La consegna delle merci umanitarie è iniziata. I carichi saranno poi distribuiti tra i residenti“, dichiarava il portavoce della città di Lugansk. Il Presidente Vladimir Putin aveva detto alla cancelliera tedesca Angela Merkel che ulteriori ritardi nell’invio degli aiuti umanitari russi era inammissibile, così Mosca aveva ordinato al convoglio di entrare in Novorossija. “Le nuove richieste e i pretesti di Kiev sono artificiali e… intollerabili. Tutti i pretesti per impedire la consegna degli aiuti alla popolazione della zona del disastro umanitario sono esauriti. La parte russa ha preso la decisione di agire“, aveva detto il ministero degli Esteri russo. Nel frattempo, nella zona di Zaliznishne Guljajpolskij, regione di Zaporozhe, in un’imboscata veniva distrutto un convoglio di 6 autocarri majdanisti, bloccando anche la linea ferrovia della Pridneprovskaja, avendo fatto esplodere il convoglio a un passaggio a livello, interrompendo anche la linea elettrica. In un’altra azione d’intelligence militare federalista, furono prelevati dei documenti operativi dell’esercito ucraino, permettendo a una brigata d’artiglieria della milizia di rilevare un’unità majdanista e di bombardarla distruggendo 1 ZU-23-2, 2 BMD e un carro armato. L’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk si era ampliato, creando 4 brigate di fanteria e comprendendo 2 battaglioni di carri armati, 2 di artiglieria lanciarazzi, 2 di cannoni semoventi e 3 di artiglieria, divenendo l’Esercito Popolare di Novorossija.
Tra il 24 e il 25 agosto, l’Esercito Popolare di Novorossija accerchiava, nei pressi di Donetsk, tra Alekseevskoe, Blagodatnoe, Vojkovskij, Kutejnikovo, Uljanovskoe e Uspenkoe, il comando dell’8.vo corpo d’armata ucraino, assieme alle 28.ma e 30.ma brigate meccanizzate, alla 95.ma brigata avioportata e ai battaglioni della naziguardia Ajdar, Donbass e Shakhtjorsk, “Circa 7000 militari, 120 carri armati, 380 blindati, 50 lanciarazzi multipli Grad e Uragan, ed oltre 100 pezzi d’artiglieria“. Ciò avveniva nell’ambito della controffensiva dell’esercito federalista della Novorossija su Olenovskoe, nella sua prima grande operazione. Nella controffensiva l’Esercito Popolare di Novorossija distruggeva 4 MLRS Smerch, 12 MLRS Grad, 17 carri armati, 30 blindati, 50 autocarri ed eliminato oltre 150 effettivi majdanisti, “Abbiamo catturato 7 depositi militari con grandi quantità di armamenti, munizioni, rifornimenti, razioni alimentari e beni dei cittadini espropriati dalle guardie nazionali durante le operazioni di rastrellamento, tra cui veicoli fuoristrada. Da ora intendiamo annientare completamente le forze nemiche intrappolate nei pressi di Olenovskoe e Kutejnikovo-Blagodatnoe-Uspenskoe“, affermava il comando supremo dell’esercito di Novorossija. “Il comando generale dell’esercito della RPD ha deciso di passare dall’azione con piccole unità ad operazioni con ampie formazioni appoggiate dal pieno supporto dell’artiglieria“, con tre brigate di fanteria della milizia. Un reggimento era costituito da minatori del Donbas e militari ucraini passati ai federalisti. “Negli ultimi due giorni abbiamo formato due battaglioni di carri armati, tre battaglioni di MLRS Grad, due battaglioni di obici semoventi, tre battaglioni di artiglieria, utilizzando gli armamenti che le milizie avevano catturato alle forze nemiche nell’ultima controffensiva“, riferiva il comunicato dell’esercito di Novorossija. Le direttrici dell’offensiva dell’esercito popolare di Novorossija a nord erano Perevalsk, Lisichansk e Severodonetsk (dove il sobborgo di Sirotino Borovskoe era sotto il controllo dell’esercito popolare), mentre su Stakhanov puntava la guardia nazionale cosacca. I resti delle forze majdaniste invano tentavano di attaccare sul fianco. A sud, il gruppo ucraino di Amvrosievka veniva accerchiato, intrappolando almeno 4000 uomini e circa 200 blindati. Scontri a Starobeshevo ed Elenovka, quasi sotto il controllo federalista. In queste prime fasi, l’EPN aveva subito 7 caduti, 18 feriti e la perdita di 2 blindati, mentre i majdanisti avevano perso 250 effettivi, 300 feriti, 16 blindati, 6 mortai, 3 pezzi d’artiglieria e 2 cannoni semoventi. Durante l’offensiva le milizie distrussero la base militare ucraina di Sedovo, spazzando via la presenza majdanista anche da Novoazovsk, aprendo la strada per Marjupol. Aspri combattimenti presso i villaggio Nikolskoe e Markino contro i battaglioni “Dnepr-1″ e “Donbass“. Qui le forze majdaniste subivano 110 morti e 75 feriti, e perdevano 28 mezzi militari. La mattina del 25 agosto un terzo gruppo ucraino veniva accerchiato tra Stepanovka, Amvrosievka e Stepano-Krinka, mentre le milizie stringevano l’accerchiamento dei due gruppi ucraini bloccati nella zona di Vojkovskij, Kutejnikovo, Blagodatnoe, Alekseevskoe, Uspenka, Uljanovskoye ed Elenovka, intrappolando 40 carri armati, 100 BMP, BTR e BMD, 50 MLRS “Grad” e “Uragan” e oltre 60 pezzi d’artiglieria. Presso Elenovka, dei reparti dell’Esercito Popolare di Novorossija distruggevano 8 carri armati, 19 blindati e una batteria di mortai, e catturava 3 cannoni anticarro, 1 cingolato armato e 1 GAZ-66. La milizia aveva lanciato l’offensiva oltre che su Severodonetsk, nel nord-ovest della regione di Lugansk, anche su Debaltsevo, nell’est della regione di Donetsk, ed avanzava su Lisichansk liberando i villaggi Belaja Gora e Borovskoe.
10492602 Nel 2014 la Shanghai Cooperation Organization (SCO) condurrà due grandi manovre in Cina. Vostok-2014, per settembre, e Missione di Pace per il 24-29 agosto presso la base di Zhurihe, nel nord della Cina. Si trattava di un’esercitazione antiterrorismo cui partecipavano 7000 militari di Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Cina. Zhurihe è la più grande e moderna base d’addestramento della Cina. La base si estende su una superficie di circa 1000 kmq, e la sua funzione primaria è organizzare le unità a livello di divisione, brigata e reggimento nelle esercitazioni tattiche combinate e nella cooperazione con le forze corazzate e le altre armi dell’EPL. Infine, truppe indiane arrivavano a Lipetsk, in Russia, per partecipare alle esercitazioni aeree Aviaindra 2014, dal 25 agosto al 5 settembre, “Dal 25 agosto al 5 settembre 2014 l’esercitazione congiunta russo-indiana Aviaindra 2014 si terrà sul territorio russo sotto la guida del comandante in capo dell’aeronautica russa. I piloti indiani esamineranno le aree dei prossimi voli e i simulatori moderni del Lipetsk State Aviation Center, mentre il personale della difesa aerea si addestrerà nell’Air Force Training Center di Gatchina“, aveva dichiarato il portavoce del Ministero della Difesa russo, colonnello Igor Klimov. Alle esercitazioni partecipavano equipaggi misti russo-indiani su velivoli Su-30SM Flanker-C, e su elicotteri Mil Mi-35 Hind-E e Mi-8 Hip nei poligoni di Pogonovo e Ashuluk, nelle regioni di Voronezh e Astrakhan. Gli equipaggi dei Su-30SM Flanker-C effettueranno anche degli aviorifornimenti con le aerocisterne Iljushin Il-78 Midas, mentre le squadre della difesa aerea respingeranno un attacco simulato con i sistemi antiaerei S-300, S-400, Buk-M1 e Pantsir-S1.

1qaeN2WEfwgFonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
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E-News
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Global Research
LifeNews
Novorossia
RIAN
RIAN
RussiaToday
Russiepolitics
Rusvesna
Sociologia Critica
StopNATO

1057706624agosto2014106468311512457

L’incubo di Washington diventa realtà: Il partenariato strategico russo-cinese diventa globale

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 21 agosto 2014

La partnership strategica russo-cinese (RCSP), ideata nel 1996, è l’ancora geopolitica dell’Eurasia del 21° secolo, plasmandone evoluzione ed ingresso nel mondo multipolare. Nessun altro rapporto politico tra attori dei due continenti vi si avvicina, facendo della RCSP l’unico formidabile rivale degli Stati Uniti con le loro alleanze militari privilegiate con NATO, regni del Golfo e Giappone. Nella lotta di questo secolo per il supercontinente, l’interazione tra RCSP e Stati Uniti definirà la politica mondiale.

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Detrattori o distrattori?
Molto rumore proviene dai media occidentali sulla RCSP, con qualche illuminazione dell’importanza sfida al Washington Consensus, e altro, presentata come null’altro che l’aggravarsi  della dipendenza di Mosca da Pechino. Tali vedute vengono spesso strombazzate sia per spaventare gli statunitensi e giustificare l’aggressione del loro governo a Russia e Cina, che per alimentare la disinformazione volta a dividere Russia e Cina. Solo raramente la RCSP viene citata come avvertimento agli Stati Uniti nel moderare le proprie politiche, modo più competente di presentare tali fatti all’elettore occidentale. L’intento dell’articolo è sostenere provocatoriamente che la RCSP è già una realtà nel mondo in divenire, manifestazione dell’incubo di Washington che si estende dall’Eurasia al Nord Africa e America Latina, sfidando l’ordine occidentale, ma solo per guidarne la transizione al mondo multipolare, obiettivo di entrambi i Paesi nella loro solidarietà dal 1997. La riluttanza degli Stati Uniti nel riconoscere i cambiamenti radicali verificatisi nel mondo, da allora, e l’insistenza nel prolungare il momento unipolare in dissoluzione, sono le maggiori cause della destabilizzazione globale attuale. Nonostante i detrattori che cercano di suscitare paure e le tattiche divisive dei distrattori, la RCSP è solida, difensiva e più unita che mai. Esplorando le convergenze della politica russo-cinese nei settori chiave dell’Eurasia e altrove, l’articolo dimostrerà che la RCSP è viva e in crescita, e che attivamente avvicina il mondo al multipolarismo.

Parte I: Struttura
Prima di passare ai dettagli geopolitici della RCSP, occorrerà identificarne le basi strutturali: il ruolo di Russia e Cina, le basi della loro cooperazione e le azioni istituzionali per la ristrutturazione dell’ordine internazionale.

Contrappeso russo e porta cinese
Ci sono ruoli definiti che entrambi i partner svolgono nella loro interazione. La Russia agisce come equilibratore militar-politico in Eurasia, divenendo un’alternativa (che siano Stati Uniti o Cina) per  grandi potenze, Stati emergenti ed entità interessate. Verrà mostrato come funziona la stretta collaborazione della Russia con la Cina nell’assicurarsi che questo equilibrio raggiunga gli obiettivi strategici di entrambi, a volte riproducendo la dinamica del ‘poliziotto buono, poliziotto cattivo’. La Cina, da parte sua, è sulla via del sorpasso degli Stati Uniti quale prima economia mondiale in termini di PIL, quest’anno, ed è la potenza economica predominante nel mondo in via di sviluppo. I suoi profondi e privilegiati legami nei mercati in via di sviluppo dell’agricoltura e delle materie prime di Africa, America Latina e Stati del filo di perle ne fa la porta economica della Russia, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi. Così, ciò che la Russia può fornire alla Cina in termini di equilibrio militar-politico nelle regioni chiave, la Cina lo ricambia con opportunità economiche e agevolazioni negli scambi tramite i suoi contatti e reti di elitarie. Naturalmente, il tandem tra Russia e Cina è ben lungi dall’essere perfetto, come lo è l’applicazione strategica nel mondo, ma questa è la teoria generale dell’approccio cauto: la Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più agiscono  assieme, per esempio in Medio Oriente e America Latina, più se ne intravedono gli obiettivi multipolari puri e lo stretto coordinamento; allo stesso modo, più si avvicinano questi due nuclei eurasiatici, più il rapporto appare complesso e difficile da comprendere.

La culla della cooperazione
La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è la culla in cui la RCSP è nata e cresciuta.  Originariamente fondata come i Cinque di Shanghai nel 1996, fu riformata come SCO nel 2001 con l’inclusione dell’Uzbekistan. Da allora, ha stabilito la cooperazione con osservatori come Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran, così come il dialogo per la collaborazione con Sri Lanka, Turchia e  Bielorussia. Questi Paesi rientrano direttamente nella sfera immediata della RCSP, in cui  Russia e Cina esercitano un certo grado d’importante influenza su vari livelli. Inoltre, la SCO fonda  le basi della RCSP, indicando la lotta contro “terrorismo, separatismo ed estremismo in tutte le loro manifestazioni” (quindi anche le rivoluzioni colorate), in quanto nemici principali. Si dà il caso che gli Stati Uniti siano impegnati in tali attività nella campagna per il caos e il controllo in Eurasia, mettendosi così in contrasto esistenziale con Russia e Cina, così come con gli altri aderenti. Non va dimenticato che la SCO conduce anche regolarmente esercitazioni militari congiunte.

Il bastione dei BRICS
Nella forma più visibile della RCSP, i due Paesi cooperano come forza nell’ambito dei BRICS. A  maggio Putin aveva dichiarato che con la Cina “abbiamo priorità comuni, sia globali che regionali… Abbiamo deciso di coordinare più strettamente la nostra politica estera, anche in seno a Nazioni Unite, BRICS e APEC… Non abbiamo divergenze. Al contrario, abbiamo grandi piani che siamo  determinati a tradurre in realtà”. Questa innovativa dichiarazione d’intenti globale s’è tradotta nel passaggio indispensabile all’azione al vertice BRICS di luglio in Brasile, in cui i cinque membri hanno fondato la nuova Banca di Sviluppo confrontandosi direttamente con il predominio economico istituzionale occidentale. Memorandum importanti sulla comprensione multipolare e la creazione di una riserva di valuta hanno conformato gli altri importanti risultati del vertice. Si può dunque vedere che i BRICS sono divenuti il baluardo istituzionale del coordinamento mondiale russo-cinese.

Sintesi strutturale
Russia e Cina hanno ruoli distinti nel loro tandem del potere, e ancora ne perfezionano l’interazione reciproca. La SCO, pur essendo un quadro multilaterale, opera essenzialmente come ente bilaterale della grande cooperazione russo-cinese, con l’Asia centrale come campo di attuazione di future applicazioni esterne. La continua collaborazione istituzionale tra Russia e Cina appare chiaramente nei BRICS, in particolare nell’ultimo vertice. Una volta analizzati unitariamente, entrambi i Paesi uniscono le forze nelle istituzioni appropriate, perseguendo l’obiettivo comune della multipolarità.

Parte II: Applicazione geopolitica
Ora è il momento di seguire le applicazioni geopolitiche della RCSP.  Questa sezione inizierà con l’Asia nordorientale e poi procederà in senso antiorario esplorando il doppio approccio verso Asia centrale, Asia meridionale e sud-est asiatico. Poi passerà all’Europa prima di guardare a Medio Oriente/Nord Africa (MENA) e America Latina. Solo in Africa la RCSP deve ancora maturare, anche se ci sono sicuramente possibilità per la Cina di bilanciare l’influenza della Russia nel continente, in futuro, e d’influenzare i leader regionali espandendone i legami commerciali con Mosca. Infine, la conclusione unificherà l’articolo dimostrando che la RCSP è veramente il rapporto più importante del 21° secolo e veicolo definitivo del multipolarismo. Al lettore si consiglia di tenere a mente quanto segue durante la lettura di questa sezione: ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte nelle regioni/Stati in cui sarebbe in svantaggio rispetto al partner, con lo scopo finale di stabilire un vero multipolarismo globale. Con ciò premesso, l’esame della geopolitica della RCSP inizia.

Asia orientale
L’essenza della RCSP in Asia nordorientale è affrontare con attenzione la “portaerei inaffondabile” degli Stati Uniti e neutralizzarne la letalità. Russia e Cina avevano già dispute territoriali con il Giappone, prima dell’avvio della RCSP, ma il Giappone non ha aggravato tali tensioni che nei primi anni 2010. Il problema giapponese potrebbe più accuratamente essere visto come un problema statunitense, a causa dell’occupazione e della mutua sicurezza reciproca con il Paese, quindi tramite un delegato, la RCSP effettivamente affronta l’ostruzione statunitense al processo di pacificazione del Nordest asiatico. Tokyo ha sempre la ‘clausola per optare’ per la normalizzazione dei rapporti con Mosca (nell’interesse nazionale di entrambi gli attori), ma ciò non sembra apparire nell’orizzonte dell’amministrazione Abe. L’occupazione statunitense è troppo forte e influente perché il Paese se ne liberi nel prossimo futuro; sarebbe un colpo di fortuna una sua frattura e l’avvio di una vera politica estera indipendente, permettendo a Mosca di svolgere un ruolo positivo nel moderare le azioni di Tokyo verso Pechino. Nel contesto attuale, tuttavia, Russia e Cina sanno che il Giappone, e non la Corea democratica (entrambi i Paesi s’impegnano ai colloqui multilaterali per la denuclearizzazione), pone il forte rischio della destabilizzazione del nord-est asiatico, per via dell’aggressività delle rivendicazioni territoriali, in ciò aiutato e spalleggiato dagli Stati Uniti al fine di avere un partner regionale eterodiretto volto a sabotare la prospettiva della cooperazione pan-regionale. Così, per quanto improbabile possa sembrare al momento, nel caso in cui scoppiasse una guerra, Russia e Cina potrebbero cooperare militarmente o userebbero i più forti strumenti diplomatici e politici a disposizione per spingere il Giappone a fare marcia indietro e fermare le ostilità al più presto possibile.

Asia centrale
Molto è stato scritto su una presunta rivalità russo-cinese in Asia centrale, ma in realtà non è così, e non è altro che un pio desiderio di coloro che intendono dividere la RCSP e vedere Russia e Cina scornarsi sulla regione. La Russia guida il processo d’integrazione politica ed economica con  Kazakistan e Kirghizistan sotto gli auspici dell’Unione eurasiatica, ed ha accordi di mutua sicurezza con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e nella CSTO (anche partecipando regolarmente alle esercitazioni militari). La Cina, d’altra parte, è più di un leader dal basso profilo in Asia centrale, dopo aver stipulato lucrosi contatti commerciali in questi anni ed accordi energetici estremamente strategici con la maggior parte degli Stati della regione, in primo luogo il Turkmenistan. La situazione in Asia centrale è la seguente: la Russia consolida l’influenza sulla sfera ex-sovietica, con gli Stati con cui già coltivava rapporti profondi, mentre la Cina colma il vuoto in alcuni aspetti economici. E’ della massima importanza per la Cina poter diversificare le rotte d’importazione delle risorse, al fine di evitare lo stretto di Malacca, occupato e controllato dagli USA, da cui l’interesse per l’energia dell’Asia centrale. Tramite l’accettazione implicita della Russia del coinvolgimento della Cina, la RCSP procede senza intoppi, essendo nell’interesse della Russia avere un forte partner in una Cina il più possibile energeticamente indipendente. L’espansione fulminea dell’influenza energetica della Cina in Asia centrale è anche utile alla Russia, comunque. I legami che ha favorito con l’Uzbekistan, che negli ultimi anni s’era allontanato dalla Russia (lasciando la CSTO nel 2012 e programmando di acquistare molte avanzate attrezzature militari della NATO in Afghanistan) e  prossimo a divenire il socio eterodiretto degli Stati Uniti dopo la ritirata afghana, potrebbe temperarne le politiche regionali. Non è detto che la Cina possa convincerlo ad astenersi da una maggiore cooperazione militare con gli Stati Uniti, ma potrebbe esercitare l’influenza economica e il forte impatto energetico sull’Uzbekistan cercando di evitare un catastrofico confronto militare con il Tagikistan, che probabilmente coinvolgerebbe la Russia attraverso le sue responsabilità nella CSTO.

Asia meridionale
Questa è una regione in cui la RCSP assume una natura molto complessa, estremamente difficile discernere, fatta eccezione per i più attenti osservatori. Tracciando accordi politici, la Russia è il più stretto alleato dell’India, con il nuovo Primo ministro Nahrendra Modi che ha recentemente proclamato che “Se chiedete a qualcuno tra l’oltre miliardo di persone che vive in India, chi sia il più grande amico del nostro Paese, ogni persona, ogni bambino dirà la Russia. Tutti sanno che la Russia è sempre stata a fianco dell’India nei momenti più difficili, e senza chiedere nulla in cambio”. Questo è un rapporto politico di per sé intriso di titaniche implicazioni globali, ma nel contesto della RCSP, permette alla Russia di esercitare una forte influenza sull’India, mantenendo la pace con la Cina, tanto più che quest’ultima ha aumentato drasticamente la retorica sulla disputa di confine, negli ultimi due anni, con uno stile ironicamente simile a quello che il Giappone usa con la Cina. A differenza del Giappone, però, la Cina ha indicato due mesi fa di essere disposta a risolvere finalmente tale disputa, dando così alla Russia il ruolo di stabilizzatore da svolgere da dietro le quinte, in modo che nessuna delle parti agisca incautamente e metta in pericolo i colloqui. Sempre in tale senso, la Cina ha un rapporto strategico assai stretto con il Pakistan, rivale mortale dell’India, e i due Paesi interagiscono su base militare ed economica. La Cina è interessata a un corridoio energetico verso l’Oceano Indiano, saldamente sotto il suo controllo, e il Pakistan ha bisogno del suo grande vicino per coprirsi contro la minaccia indiana. Questo rapporto minaccia ovviamente l’India, trovandosi in cima alle considerazioni della politica estera dell’élite diplomatica della nazione, così come la strategia navale della collana di perle della Cina nell’Oceano Indiano. Questo è il nome dato alla politica cinese volta a stabilire rapporti navali preferenziali con Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar, aumentando l’azione nel cortile dell’India e assicurandosi le rotte energetiche che attraversano la regione. Con tale rivalità geopolitica tra India e Cina, il ruolo della Russia verso entrambi gli attori assume un’importanza fondamentale nel garantire pace e stabilità e, a differenza dell’Asia nord-orientale con il Giappone, in Asia del Sud la Russia ha l’alta probabilità di poter influenzare gli eventi in misura più incisiva. Proseguendo nella strategia della collana di perle della Cina, si aprono anche le porte alle opportunità della Russia. Grazie al rapporto di Pechino con Islamabad e la sensibilità politica sull’invio di armi al suo partner, la Russia può agire per delega e vendere elicotteri da combattimento con la pretesa della lotta antidroga del Pakistan. Anche se irrita l’India, ciò rappresenta un “cambio di paradigma” in più di un senso: non solo Russia e Pakistan snobbano l’occidente, ma la Russia può utilizzare la fiducia dell’India per fare accettare (o comunque sopportare) agli indiani questa nuova relazione militare. La vendita aiuta il Pakistan a bilanciare la Cina in quanto delegato verso l’India (non importa quanto sia secondario), e aiuta indirettamente la Russia sulla situazione in Afghanistan nel dopo 2014. Tale sviluppo monumentale è interamente attribuibile all’intercessione della Russia, in quanto se la Cina avesse venduto apparecchiature simili al Pakistan, avrebbe potuto creare una crisi nelle relazioni bilaterali con l’India e affondato i possibili colloqui sulla definizione della disputa sui confini. Inoltre, tangenzialmente, la Russia potrebbe in futuro utilizzare i legami commerciali preferenziali della Cina con i suoi partner della collana di perle, per la diversificazione economica dei prodotti agricoli, obiettivo intrapreso da quando le contro-sanzioni sono state emanate ai primi di agosto. Ciò sarebbe soltanto un ricambio per quanto la Russia ha permesso alla Cina in Asia centrale, con la diversificazione energetica, per esempio; quindi ha un senso nella struttura della RCSP che la Cina aiuti la Russia nel fare questo per la sua agricoltura e la bassa diversificazione commerciale verso l’Asia meridionale. Come è stato sottolineato all’inizio della seconda parte dell’articolo, Russia e Cina sono complementari in tutti i modi possibili, essendo ciò la spina dorsale del partenariato strategico. Se uno apre la porta alla cooperazione con un certo Stato o regione a proprio vantaggio, poi permette all’altro di entrarvi, se non anche dal retro, lontano dal controllo pubblico.

Sud-Est asiatico
Questa regione è una delle più deboli per la RCSP, ma è ancora un’opportunità per entrambi gli Stati. La Cina è coinvolta nell’aspro battibecco con i vicini sui reclami nel Mar Cinese Meridionale, in particolare con il Vietnam. E’ qui che si presenta l’occasione per la Russia di svolgere il ruolo di bilanciamento strategico e di adoperarsi per promuovere la grande partnership con la Cina. Russia e Vietnam hanno un rapporto lungo e cordiale risalente all’epoca sovietica, Mosca fornisce ad Hanoi sottomarini dandogli una relativa tranquillità verso la Cina.  Anche se la rivalità cino-vietnamita nel sud-est asiatico non è strutturalmente feroce come quella indiano-pakistana in Asia meridionale, in entrambi i casi la Russia può fungere da mediatore tra i due grazie alla sua posizione unica. E’ ironico che il rapporto russo-vietnamita, costruito durante la guerra fredda per contrastare la Cina, possa ora essere utilizzato per aiutare Pechino in modo contorto. Russia e Cina, come già accennato, hanno bisogno l’uno dell’altro per restare forti e stabili, raggiungendo l’obiettivo a lungo termine del multipolarismo globale, quindi l’invio di armi della Russia al Vietnam non dovrebbe essere visto come un tentativo d’indebolire la Cina, ma piuttosto di ancorare l’influenza di Mosca in un Paese che s’è già dimostrato problematico per Pechino. Attraverso questa profonda presenza, la Russia può quindi influenzare le decisioni dell’élite politica vietnamita operando verso una soluzione costruttiva (o almeno non militare), anche se ciò si traduce in un ‘conflitto congelato’ o prolungamento dell’attuale stallo. Naturalmente, vi sono altri attori che influenzano il Vietnam (in particolare gli USA), ma l’influenza russa ad Hanoi non va sottovalutata, in quanto entrambi i Paesi parlano anche di maggiore cooperazione economica nell’ambito dell’Unione Eurasiatica, mostrando così che il fattore Russia ancora ha un peso nella capitale vietnamita.

Europa
Alla luce dell’attuale spirale nelle relazioni Russia-UE, non c’è praticamente nulla che la Russia possa fare nella RCSP per aiutare la Cina, ma la Cina può offrire un’opportunità alla Russia. Così, uno dei grandi disegni strategici della Cina è facilitare il commercio accelerato con l’UE attraverso un triplice approccio: Nuova Via della Seta (con componenti terrestri e marittime), Ponte Eurasiatico e Rotta Artica. Gli ultimi due passano direttamente sul territorio russo, marittimo o terrestre, aumentando così la prominenza geopolitica della Russia tra Europa e Cina, che piaccia o no all’UE. Non importa se l’Europa ricambia trasportando i propri prodotti attraverso il territorio russo o meno, dato che la Cina ancora prevede nettamente di farlo, consegnando ancora alla Russia una posizione economica più forte e guadagni più tangibili rispetto a prima.

Medio Oriente e Nord Africa (MENA)
Dalla rivoluzione colorata della Primavera araba del 2011, il MENA è il punto focale dell’intenso coordinamento politico russo-cinese. Sergej Lavrov aveva dichiarato nel maggio 2011, dopo un incontro con il ministro degli Esteri cinese, che “Abbiamo deciso di coordinare le nostre azioni utilizzando le capacità di entrambi gli Stati per facilitare una prima stabilizzazione e impedire ulteriori conseguenze negative imprevedibili”. Fu la risposta ovvia alla violazione occidentale della UNSC 1973, quando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza fu palesemente violata per giustificare la guerra della NATO alla Libia e il successivo cambio di regime. Chiaramente, Russia e Cina compresero che tale violazione potrà un giorno verificarsi anche più vicino ai loro confini, se non perfino affrontare destabilizzazione interna e relativo indebolimento dello Stato, e quindi anche nei loro stessi Paesi. Nel Medio Oriente si può anche facilmente vedere che entrambi i Paesi adempiono ai loro ruoli specifici nel partenariato. L’interazione della Russia con Siria e Iran, e più recentemente Egitto, visibilmente ne illustra il ruolo di equilibratore militare e politico. La Cina è profondamente coinvolta nel commercio energetico dal MENA, con il 60% del petrolio proveniente da qui. Entra anche nell’economia non-energetica della regione, in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Così, oltre al coordinamento politico generale e l’assoluto accordo tra Russia e Cina nel MENA, la regione ne definisce i rispettivi ruoli.

America Latina
Questa regione, più del MENA, mostra senza dubbio che la RCSP è attiva in condizioni di quasi-laboratorio. L’America Latina è lontana dagli intrighi geopolitici dell’Eurasia, rendendo in tal modo la cooperazione tra Russia e Cina comprensibile anche per l’occhio inabituato ad osservare. Negli ultimi dieci anni la Russia è tornata in America Latina, sia nello stile che nella sostanza. Le sue navi hanno visitato porti ed attuato esercitazioni congiunte con il Venezuela, bombardieri russi l’hanno sorvolato e vi si sono riforniti. Il Nicaragua ospiterà una base russa a guardia del canale finanziato dai cinesi, ora in costruzione nel Paese. Gazprom ha iniziato ad investire in Bolivia e Argentina, e Rosneft è attiva in Venezuela. Medvedev e Putin hanno anche visitato la regione, ed è stato ipotizzato che la Russia abbia accettato di riaprire la base spionistica sovietica a Cuba, nella visita di quest’ultimo a luglio. Si può quindi affermare che la Russia è più influente in America Latina oggi di quanto lo sia mai stata durante la Guerra Fredda. La Cina, essendo la porta economica, è l’investitore in più rapida crescita in America Latina, ed è destinata a diventarne il secondo maggiore partner commerciale. Come già accennato, finanzia il rivoluzionario canale del Nicaragua, diversificando la rotta trans-oceanica dal cliente panamense degli Stati Uniti, invitando ulteriori investimenti e commerci non-statunitensi nella zona. Questo in realtà già accade anche senza il canale. La Russia capitalizza un decennio di contatti ristabiliti con l’America Latina, diversificando il commercio agricolo dall’occidente per via delle recenti contro-sanzioni. Ciò rivela l’ampia strategia della Russia, spezzando il predominio occidentale su taluni mercati agricoli e fornendo ai produttori un’opzione alternativa. La Russia vuole anche migliorare la propria sovranità statale e quindi diminuire l’influenza economica occidentale sulla sua economia interna, da cui l’espansione commerciale verso i mercati non-occidentali delle ultime settimane. Complessivamente, l’America Latina è la base più adatta nel far progredire il mondo multipolare nel cortile del gigante unipolare in dissoluzione. Russia e Cina non hanno assolutamente alcun interesse a una qualche competizione in questo teatro, senza dubbio dimostrando così i grandi obiettivi strategici generali della RCSP. Il coinvolgimento russo e cinese nella regione avanza a ritmo spettacolare e multiforme, aprendo così la possibilità di una drammatica trasformazione geopolitica proprio sulla porta di casa degli Stati Uniti. L’America Latina è in molti sensi per gli Stati Uniti ciò che è l’Europa dell’Est per la Russia, una regione dall’intensa antipatia verso il suo grande vicino e quindi da gestire in modo flessibile partecipando anche ad azioni dannose per il suo ex-egemone.

Pensieri conclusivi
Il partenariato strategico Russia-Cina (RCSP) è veramente di portata globale, comprendendo il mondo intero su vari livelli. Gli assiomi presentati devono essere riesposti al fine di ricordarne al lettore l’essenza: Ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte in regioni/Stati in cui può essere in svantaggio rispetto al partner, allo scopo di stabilire vero multipolarismo globale. La Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più cooperano per esempio in Medio Oriente e America Latina, più si possono vederne i puri obiettivi multipolari e lo stretto coordinamento tra questi Stati; allo stesso modo, più questi due nuclei eurasiatici si avvicinano, più appare complesso il rapporto e più sarebbe difficile capirlo.
Con ciò in mente, la RCSP è più facile da comprendere, e le sue ambizioni multipolari appaiono evidenti. Tornando all’inizio del testo, dove sono citati detrattori e distrattori, è ormai dimostrato che i distrattori gettano fumo cercando di nascondere l’ovvio, la RCSP è una forza reale e tangibile nel mondo. I detrattori a loro volta, avevano torto quando affermavano che questa partnership è aggressiva. Sicuramente sfida il Washington Consensus, ma lo fa con mezzi pacifici e politici, soprattutto con un approccio che combina contatti militari-diplomatici e contrappeso politico della Russia al ruolo di porta economica della Cina. Così è indiscutibile che, nel 21° secolo, la RCSP sarà il partenariato più dinamico nella costruzione della multipolarità mondiale, respingendo i disperati tentativi degli Stati Uniti di preservarsi l’anacronismo unipolare.

xi_putin3Andrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, nuove sconfitte di Kiev e manovre di Mosca

Alessandro Lattanzio, 21/8/2014

10478110L’offensiva majdanista lanciata a metà agosto per circondare Donetsk e fratturare la Novorossija si risolveva in un nuovo disastro per Kiev. Dopo una prima avanzata tra le linee difensive dei federalisti, le unità ucraine sono state nuovamente accerchiate dalla milizia, prima ancora di raggiungere un qualsiasi obiettivo strategico.
Il 13 agosto, il fronte principale di Novorossia era l’enclave majdanista presso l’aeroporto di Lugansk, e l’offensiva di Kiev su Ilovajsk, Debaltsevo e Uglegorsk. L’obiettivo dell’offensiva su Ilovajsk era tagliare la strada principale dei rifornimenti per Donetsk. A Ilovajsk, la milizia distruggeva 3 carri armati e 4 blindati ucraini. A Stepanovka, il battaglione speciale majdanista Gorin veniva distrutto dai lanciarazzi MLRS Grad della milizia faderalista. A nord iniziava la nuova grande offensiva della giunta majdanista. Dopo un massiccio bombardamento su Donetsk e Jasinovataja, si ebbe l’attacco dei carri armati verso Enakievo, contemporaneamente vi fu l’attacco su Uglegorsk. Scopo dell’offensiva era tagliare Gorlovka dalle principali forze della milizia. Continuavano i combattimenti nella zona Torez-Snezhnoe-Mjusinsk, dove la giunta golpista di Kiev subiva perdite notevoli. Krasnij Luch era saldamente controllata dalle milizie, sventando la minaccia di tagliare in due Novorossija. Presso Antratsit, la milizia circondava le forze majdaniste che avevano sfondato a Krasnij Luch. Il gruppo di Mozgovoj, da Stakhanov e Alchevsk, continuava ad operare tra Pervomajsk e Debaltsevo. Nel complesso l’offensiva della giunta, anche se è effettuata con notevoli forze, risultava più debole del previsto, probabilmente ciò era dovuto al processo di esaurimento dei militari ucraini e alla significativa resilienza della milizia.
234_1408435253 A Donetsk, un commando del comandante della milizia Bezler distruggeva una postazione d’artiglieria ucraina che bombardava la città. 20 militari ucraini furono uccisi e 3 MLRS BM-27 Uragan distrutti. Altri 4 MLRS Uragan furono catturati assieme a grandi quantità di munizioni e a 2 mortai semoventi 2S4 Tulip da 240mm, “Catturando la zona fortificata sono stati distrutti 3 lanciarazzi multipli Uragan. 20 soldati ucraini sono stati eliminati e sei feriti. Sono stati catturati 4 lanciarazzi Uragan, 2 mortai semoventi, più di 500 razzi e munizioni“. Sempre presso Donetsk, un’unità di Pravij Sektor cadeva in un’imboscata, 12 i neonazisti eliminati e 13 arrestati. La sera del 13 agosto, un gruppo di 10 carri armati con BTR, BMP e diversi autocarri partiva dall’aeroporto di Lugansk in direzione di Novosvetlovka. Il gruppo meccanizzato si precipitò sulla carreggiata Krasnodon-Lugansk tagliandola nella zona di Novosvetlovka, dove si svolsero pesanti combattimenti. Il gruppo ucraino, composto dalla 1.ma brigata corazzata e dal battaglione neonazista Ajdar, veniva circondato subendo gravi perdite, principalmente per opera dell’artiglieria della milizia, perdendo almeno 4 carri armati, mentre la milizia ne perse 1. Krasnodon oltre a dover ricevere il carico umanitario da Mosca, è infatti il centro di coordinamento delle milizie. Il comando di Krasnodon fu creato dopo il viaggio di Bezler a Mosca, dove visitò lo Stato Maggiore e chiese aiuto per l’organizzazione del comando delle milizie. Lo Stato maggiore formatosi a Krasnodon, cercava di coordinare i vari gruppi della milizia. Dopo la liquidazione della sacca meridionale, forze significative della milizia furono rese disponibili per gli altri fronti.
Nei bombardamenti dei majdanisti, dall’11 al 14 agosto, furono uccisi 96 civili: 74 nel Donetsk e 22 presso Lugansk. A Gorlovka, il vicino impianto chimico veniva colpito e il personale e i residenti evacuati. Presso Savroka, la controffensiva delle forze della RPD, iniziata l’11 agosto, portava alla liberazione di Stepanovka e Marinovka, nel pomeriggio del 13 agosto, accerchiando altri tre gruppi corazzati ucraini. Diversi soldati e ufficiali ucraini furono presi prigionieri, tra cui Nikolaj Zakorpatsk, colonnello e commissario politico del battaglione speciale Grad. La reazione dei golpisti portava a pesanti combattimenti nella periferia di Stepanovka, il 13-14 agosto. Jasinovataja veniva nuovamente liberata dalle milizie della RPD, mentre presso Gorlovka i majdanisti perdevano decine di blindati. Il raggruppamento Mozgovoj che aveva avviato un’offensiva da Debaltsevo, le truppe della junta di Kiev rischiavano di finire nuovamente circondate.
La mattina del 15 agosto, il battaglione neonazista Ajdar subiva 22 morti e 36 feriti presso Khrjashevatoe. Presso Izjum i guerriglieri della milizia eliminavano 6 mercenari polacchi della Othago. Nella zona di Novosvetlovka, le unità ucraine perdevano la metà di una compagnia di carri armati. L’artiglieria della RPL martellava le posizioni occupate dai resti della compagnia carri armati e di una di fanteria motorizzata ucraine. Il comandante del battaglione neonazista Rus di Kiev, Gumenjuk, veniva eliminato a Slavjansk. A Lugansk, la milizia intercettava tre commando della naziguardia a bordo di un auto civile sulla strada tra la Russia e Lugansk, per tendere un agguato al convoglio umanitario russo piantando delle mine lungo il suo percorso. Durante l’interrogatorio, i commando dissero che l’esercito ucraino aveva inviato 7 squadre di sabotatori nelle regioni di Donetsk e Lugansk per tendere imboscate sulle strade controllate dalla milizia.
Il 16 agosto Zhdanovka, tra Donetsk e Gorlovka, veniva occupata dai majdanisti minacciando così Enakievo da sud; qui l’esercito della RPD si concentrava liberando poco dopo Zhdanovka e Nizhnaja Krinka, dove gli ucraini perdevano 32 mezzi, tra cui 6 MLRS Grad. L’esercito della RPD liberava il valico di frontiera di Uspenka. Kozhevnja veniva liberata mentre tra Mjusinsk e Krasnij Luch le unità ucraine furono isolate ed eliminate. Qui 17 soldati della 25.ma brigata ucraina disertavano nella Federazione Russa. Ad ovest e a nord di Lugansk, la milizia liberava Zimgore, Rodakovo e Sabovka, accerchiando il raggruppamento majdanista di Lutugino. A Ilovajsk, 20 km a est di Donetsk, i majdanisti subirono la perdita di 2 carri armati, 2 BMP e 30 effettivi. A Savrovka la milizia distruggeva 2 BTR ucraini. La Milizia abbatteva 3 aerei ca combattimento ucraini, 1 MiG-29 presso Lugansk e 2 Su-25 presso Krasnodon. Le milizie della Novorossija distruggevano un grande serbatoio di carburante presso Chuguev, Kharkov. Un migliaio di tonnellate di prodotti petroliferi furono bruciati.
Il 17 agosto, un primo segmento di 16 camion del convoglio umanitario russo, arrivava al posto di frontiera di Izvarino. Il 18 agosto, l’artiglieria delle milizie della Repubblica Popolare di Lugansk distrussero 6 carri armati e 1 BTR ucraini presso Krsanodon, dove 400 guardie nazionali ucraine erano accerchiate.
10330240 Il 19 agosto, ad Ilovajsk gli ucraini persero una compagnia carri armati della 71.ma brigata corazzata, mentre una compagnia mista della 93.ma brigata veniva intrappolata in città con i resti del battaglione Donbass; anche tre compagnie BTR della 51.ma brigata furono distrutte mentre risultavano dispersi la 5.ta compagnia del battaglione Dnepr-1 e il 2.do plotone del battaglione Azov. Per alleviare l’assedio, i battaglioni Dnepr, Azov e Shakhtjorsk e bande di Pravjy Sektor furono inviati ad Ilovajsk, dove tentarono di entrare in città per tre volte, ogni volta venendo respinti dalla milizia. Dopo di che i tre battaglioni naziatlantisti si ritiravano. Qui i majdanisti persero 3 carri armati, 3 BMP, 3 BTR, una decina di autoveicoli ed ebbero 150 tra morti e feriti. Presso Lugansk, i majdanisti tentarono di difendere le posizioni presso Cheljuskinets, Khrjashevatoe, Novosvetlovka e Georgievka, dove l’esercito del Sud-Est abbatteva un aereo d’attacco Su-25 e un elicottero d’attacco Mi-24 ucraini. Nella notte tra il 19 ed il 20 agosto, i majdanisti furono circondati ad Ilovajsk, mentre il loro attacco su Makeevka, dove gli ucraini subirono 30 perdite tra morti e feriti, veniva respinto. I golpisti ucraini bombardarono infrastrutture e aree residenziali di Donetsk causando numerose vittime tra i civili. Le unità della Guardia Nazionale ucraina tentarono d’entrare a Staromkihajlovka, nella periferia occidentale di Donetsk, me le forze di autodifesa le respinsero.
Quindi, nei combattimenti presso Ilovajsk, Novosvetlovka, Khrjashevatoe, Gorlovka e Jasinovataja, le truppe della giunta di Kiev subivano la perdita di 483 soldati mentre altri 700 furono feriti. Tra i morti si contavano il comandante del battaglione neonazista Donbass Semjon Semenchenko e il mercenario statunitense Mark Paslavskij. Le forze della junta di Kiev avevano perso il nucleo dei reparti militari professionali, che venivano sempre più integrati, e poi sostituiti, da unità di volontari e riservisti. Le perdite subite dalle truppe di Kiev, quindi, l’avevano costretta a richiamare in prima linea le unità di riserva. In altre parole, le unità più efficienti della junta erano state distrutte, come le brigate 72.ma, 79.ma, 51.ma e 24.ma, o erano accerchiate, come le brigate 80.ma, 95.ma, 30.ma e i resti della 24.ma. Inoltre, secondo Kiev, le milizie avevano fatto prigionieri 1007 soldati e ufficiali ucraini. L’equilibrio delle forze si spostava a favore delle forze armate di Novorossija. Il nuovo premier della RPL, Zakharchenko, infatti dichiarava che le riserve di Novorossija contavano 30 carri armati, 120 tra BTR e BMP, e pezzi d’artiglieria.
Mosca inviava un convoglio umanitario di 287 camion destinato a consegnare 400 tonnellate di cereali, 100 di zucchero, 62 di alimenti per l’infanzia, 54 di medicine e attrezzature mediche, 12000 sacchi a pelo e 69 generatori alla Novorussia. Il 13 e 14 agosto, si dimettevano dai loro incarichi Igor Strelkov e Valerij Bolotov. Igor Strelkov, dimessosi da ministro della Difesa della RPD, veniva sostituito da Viktor Kononov. Valerij Bolotov si dimetteva da premier della Repubblica popolare di Lugansk, “Ho preso la decisione di abbandonare la posizione alla testa della Repubblica Popolare di Lugansk. Le conseguenze delle ferite non mi permettono di lavorare in questa posizione a pieno beneficio dei residenti di Lugansk, in questo difficile momento militare“. “Le dimissioni di Valerij Bolotov da primo ministro della RPL si spiega con le stesse ragioni delle dimissioni di Aleksandr Borodaj da primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, avvenuta pochi giorni prima. Secondo alcune fonti ciò avveniva in base a un accordo tra Rinat Akhmetov e la dirigenza di Novorossija. Inoltre, Rinat Akhmetov intendeva inviare aiuti umanitari nella regione di Donetsk e Lugansk per non meno di 10mila tonnellate, tramite l’ONG “Aiutiamo” che egli finanzia. Bolotov, ex-sergente delle VDV, veniva sostituito da Igor Plotnitskij, ex-maggiore d’artiglieria. Queste dimissioni avvenivano dopo la costituzione dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Milizia, costituendo così l’Esercito della Novorossija, permettendo all’esercito del sud-est di cominciare a assolvere anche compiti esterni alle due repubbliche popolari, non solo militari, ma anche politici.
original456_1408435304 Oltre 1000 militari e circa un centinaio di mezzi da combattimento e attrezzature speciali delle forze armate russe, tra cui 5 elicotteri Mi-8AMTSh, partecipavano all’esercitazione sulle isole di Kunashir e Iturup, nelle Kurili, il 13 agosto. L’esercitazione comprendeva elementi della Difesa costiera dotati di velivoli senza equipaggio e un’operazione di elisbarco su una delle isole. Inoltre, il 18 agosto 400 militari russi partecipavano alle esercitazioni dell’artiglieria costiera della Flotta russa del Baltico, nella Regione di Kaliningrad, assieme ad oltre 60 sistemi d’artiglieria Gjatsint, Grad, Nona e Gvozdika. La base principale della flotta del Baltico si trova a Baltijsk, nella Regione di Kaliningrad, ed ospiterà una divisione di navi di superficie, una brigata di sottomarini, navi ausiliarie, aerei dell’aviazione navale, truppe costiere, unità speciali e di supporto. Sempre il 18 agosto, 3000 commando delle forze speciali del Collective Security Treaty Organization (CSTO), partecipavano alle esercitazioni in Kazakhstan. “Lo scopo delle esercitazioni, in tre fasi, è addestrare i contingenti e le formazioni della Forza di reazione rapida collettiva della CSTO in operazioni nella regione dell’Asia centrale“, affermava il portavoce della CSTO Vladimir Zajnetdinov. Oltre ai 3000 effettivi, alle esercitazioni parteciparono 200 mezzi militari e 30 tra jet da combattimento ed elicotteri. I 3000 effettivi comprendevano 500 paracadutisti russi, con equipaggiamento ed armamenti, una brigata aerea del Kazakhstan, una brigata per operazioni speciali bielorussa, un’unità speciale del Kirghizistan e un’unità d’assalto aereo del Tagikistan. Inoltre i Reggimenti 1.mo, 11.mo e 377.mo, dotati di sistemi S-300, della difesa aerea bielorussa, compivano esercitazioni il 19 agosto assieme alla 15.ma Brigata della difesa aerea e ai cadetti dell’Accademia Militare. Nel poligono russo di Ashuluk, dei sistemi di difesa aerea S-400 distruggevano 3 missili balistici durante le manovre militari nella regione di Astrakhan, secondo il Comandante delle truppe della Difesa Aerea ed Aerospaziale, Generale Andrej Demin. “I sistemi S-300 e S-400 lanceranno circa 20 missili il 20 agosto in risposta a un massiccio attacco aero-missilistico nemico, distruggendo ad alta e a bassa quota tali obiettivi balistici“. Circa 800 soldati e oltre 200 sistemi delle Truppe di Difesa Aerospaziale russe partecipavano alle esercitazioni.
Nel frattempo, il Pentagono annunciava l’invio di 600 soldati della 1.ma brigata della 1.ma Divisione di cavalleria dell’US Army in Polonia e Stati baltici, assieme a carri armati M-1 Abrams, veicoli da combattimento e mezzi blindati, sostituendo i 600 paracadutisti della 173.ma Aerobrigata dell’US Army.

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TTCjSFvXWtwFonti:
Alawata
Cassad
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FARS News
Histoire et Societé
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ITAR-TASS
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Novorossia
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Zerohedge

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Novorossija, la resistenza s’intensifica

Alessandro Lattanzio, 12/8/20141526920Il comandante di battaglione della 51.ma brigata meccanizzata Pavel Protsjuk veniva dimesso per non aver saputo catturare Savrovka. Protsjuk affermava che Kiev annunciò la cattura di Savrovka prima ancora che la 51.ma vi arrivasse. Protsjuk disse “Nessuno ci ha assegnato un compito preciso. Ci hanno detto solo di una missione di due giorni. Prendemmo razioni per due giorni, ma ci impiegammo due giorni per arrivarci. I rapporti della ricognizione indicavano che a Savrovka (Saur-Mogila) vi erano degli “sconosciuti” e un posto di blocco con la bandiera rossa. Al comandante dissero via radio che erano dei nostri. Subito ci dirigemmo a piedi, “gli sconosciuti” ci spararono immediatamente con mortai, mitragliatrici e fucili da cecchino. Subimmo un paio di feriti e il capo delle comunicazioni, maggiore Khmelnitskij, venne ucciso. Per riassumere, ci siamo ritirati. Chiedemmo l’intervento dell’artiglieria, invano. Questo il 28 luglio. E al comandante dissero che se nella prossima ora catturava la collina, sarebbe stato processato. Comunque, ci siamo separati e avvicinati alla difesa perimetrale. Alle 05:00… abbiamo chiesto aiuto per evacuare i nostri 18 feriti, e due ‘separatisti’ catturati. E alle 20:00 il comandante inviò un gruppo di assalto verso Savrovka, 3 BMP, 3 T-64 e fanteria. Riferiamo allo stato maggiore che Saur-Mogila era nostra. Il comandante ordinava di porsi in cima e stabilire il perimetro difensivo, ma subito dal “checkpoint con la bandiera rossa” (che avevamo già distrutto) una mitragliatrice ci sparò con proiettili “traccianti” e perforanti, e mentre il convoglio stava risalendo la collina venne bombardato da cannoni semoventi. Ma riuscimmo ad impostare il perimetro difensivo. 3 BMP erano al vertice e 1 carro armato T-64 si trovava nelle vicinanze. Subito dopo i mortai e gli obici nemici ci bombardarono con proiettili a frammentazione dalle 21:30 alle 04:00. I BMP furono incendiati e il personale si nascose dove possibile. Molti erano nel panico, abbandonando veicoli e munizioni. Il comandante disse: “Dobbiamo ritirarci, perché ci uccideranno tutti qui”. Il comandante radunò tutti e li riportò agli autoveicoli. I cannoni avevano distrutto 2 BMP, solo uno era ancora in funzione, e i 3 carri armati furono danneggiati. Abbiamo trasferito il carburante dai mezzi danneggiati a quelli funzionanti. Ci ritirammo, e il comandante ricevette ancora l’ordine di catturare la cima. Che l’intero battaglione muoia, ma la cima deve essere catturata… Così, alla fine ci siamo ritirati ancora di più, e bombardammo Savrovka per l’intera giornata con i “Grad” e gli obici. Il 27 luglio Kiev annunciò che la nostra brigata aveva catturato Savrovka. Nessuno può catturarla, anzi da lì bombardarono la 30.ma brigata, la 95.ma brigata (di cui sono rimasti, forse, 150 soldati), la 72.ma, la nostra 51.ma e il 3.zo reggimento. … Io non sono un tattico, sono solo un soldato, ma capisco perché dobbiamo prendere Savr-Mogila (Savrovka), non transiterebbe l’artiglieria pesante destinata a Snezhnoe, la cui strada passa nelle vicinanze. Ma non capisco una cosa: da dove i separatisti prendono così tante munizioni, ci hanno “bombardato” per tre giorni. E solo noi”.
_-Fh8_7eZT4 Riguardo alla dissoluzione del gruppo ucraino nella sacca meridionale, a sud di Donetsk e Lugansk, la decisione di ritirarsi nel territorio della Russia fu presa dagli ufficiali del 72.ma brigata meccanizzata e del Servizio delle guardie di frontiera nazionale per mancanza di munizioni, rifornimenti e carburante. “In due settimane abbiamo combattuto in modo efficace, senza munizioni e carburante. Ho avuto la capacità di nutrire la mia unità per più di due settimane. Eravamo anche a corto di razioni. Il personale era esausto non tanto dai bombardamenti, ma dalla disperazione. Inoltre il centro non ci aiutava in alcun modo e nell’ultima settimana aveva addirittura smesso di parlarci, ci aveva già sepolto“, così spiegava la decisione il comandante di battaglione Vitalij Dubinjak, fuggito in Russia con centinaia di suoi soldati. “Onestamente parlando, non ci aspettavamo che saremmo stati trattati in questo modo, potrei dire in modo fraterno. Chi ci invia ordini dall’alto, in realtà mente dicendo che combattiamo contro la Russia. Nessuno russo ci ha nemmeno guardato di traverso, capiscono che siamo ostaggi della situazione. Qui ci hanno curato, i feriti sono stati soccorsi, siamo stati nutriti. Ci siamo lavati per la prima volta in un mese e ci hanno dato vestiti e condizioni per riposarci, posso darvi per certo che dopo aver attraversato questo tritacarne, non torneremo in tale macello una seconda volta. Ho salvato la vita dei miei ragazzi e gli ho detto, lasciateli combattere da soli che inviino i loro figli a morire, ne abbiamo avuto abbastanza. Nei loro calcoli non esistiamo e non ci dovrebbero tener più in considerazione“, ha riassunto Dubinjak. Il comandante del battaglione ucraino riconosceva che l’azione militare nel Sud-Est era già divenuta una guerra civile. “Certo, io non saprò guardare negli occhi le madri dei miei ragazzi morti. Ma so per certo che tale mattatoio civile deve essere fermato. Ho già visto abbastanza lacrime dei residenti e tormenti dei miei ragazzi. La cosa più importante è che siamo vivi e che poi ci preoccuperemo di come tornare a casa“. In definitiva, con la resa dei militari ucraini, 70 mezzi militari venivano consegnati alla Milizia, tra cui 18 sistemi lanciarazzi multipli Grad, sistemi missilistici Osa e 15 carri armati, segnando la fine della 72.ma brigata meccanizzata dell’esercito ucraino. Nella sacca meridionale rimanevano i resti della 79.ma aeroportata e della 24.ma corazzata, e un battaglione della 72.ma.
Secondo Kiev, dal 30 luglio al 3 agosto 2014 le forze armate ucraine subirono la perdita di 357 militari, 38 guardie di frontiera e 59 paramilitari, oltre alla distruzione di 30 carri armati T-64, 63 blindati BRDM/BTR/BMP, 5 cannoni semoventi 2S9 Nona e almeno 20 autoveicoli. Infine le Milizie catturarono altri 2 carri armati, 2 BMD, 2 cannoni antiaerei da 23 mm e 1 autocarro Kamaz.
Il 5 agosto, a Zaporozhja, 40 km ad ovest di Donetsk, il battaglione di mercenari neonazisti Dnepr subiva un’imboscata da un commando federalista, sostenendo gravi perdite. Ad Avdjovka, le milizie respingevano le forze ucraine. A Dokuchaevsk, il battaglione neonazista Shahktjorsk assassinava 18 civili. A Marjupol, il deputato del partito radicale, e pedofilo neonazista, Oleg Ljashko, rapiva il locale capo della polizia Oleg Morgun, più tardi rilasciato dal ministero degli Interni ucraino.
Il 6 agosto, a Slavjansk si ebbero combattimenti sul colle Karachun tra truppe majdaniste e commando dei miliziani della Repubblica di Donetsk. A Marinka, la milizia respingeva l’attacco del battaglione Azov che subiva gravi perdite, oltre a 3 carri armati e diversi blindati distrutti. Da parte sua la milizia aveva 2 miliziani caduti e altri 5 feriti. La sera del 6 agosto, la giunta di Kiev continuava l’offensiva verso la periferia di Donetsk e le linee da Savrovka a Latishevo. La milizia si ritirava da Marinka, ma a sud, dopo aver fallito nell’aprire un corridoio per la sacca meridionale, i reparti meccanizzati majdanisti puntavano a nord, cercando di colpire Latishevo e Snezhnoe. Ma nei pressi di Latishevo e Rassipnoe, la manovra veniva sventata respingendo i majdanisti. L’offensiva di Kiev dei primi di agosto 2014 puntava ad accerchiare Donetsk e a spezzare i collegamenti tra le due repubbliche popolari di Novorossija. Durante la serata del 6 agosto i majdanisti bombardavano la periferia di Donetsk, uccidendo tre civili, mentre i majdanisti intrappolati nella sacca meridionale ingaggiavano combattimenti tra Snezhnoe e Dmitrovka, dove due convogli golpisti furono respinti dal fuoco dell’artiglieria della milizia, presso Djakovo, mentre i resti della 79.ma brigata e la 24.ma brigata meccanizzata tentavano uno sfondamento su Mjusinsk. Scontri anche a Pervomajskoe e Limanchuk, a sud di Snezhnoe. La milizia cercava di respingere il nemico a nord-est di Mjusinsk, per impedirne il congiungimento con il gruppo majdanista che avanzava verso Enakievo da Orlovka. La milizia e i cosacchi del Don respinsero la 24.ma brigata meccanizzata, eliminando 250 majdanisti, distruggendo 17 BMP, 27 BTR, 7 carri armati, 7 MLRS, catturando un centinaio di altri mezzi pesanti e facendo diversi prigionieri, tra cui ufficiali e sottufficiali, mentre circa 1000 effettivi della 79.ma brigata meccanizzata ucraina riuscivano a ritirarsi abbandonando gran parte del loro equipaggiamento. Infine, 150 soldati ucraini avrebbero chiesto di aderire alla milizia e 4 ufficiali ucraini della 72.ma brigata, sospettati di avere bombardato un posto di confine russo a Gukovo, regione di Rostov sul Don, venivano arrestati dalle autorità di Donetsk.
In questa fase le forze erano impegnate in combattimenti intorno a tre aree strategiche:
Gorlovka, a nord di Donetsk, a Debaltsevo, ad ovest di Donetsk e lungo l’asse che collega le due repubbliche.
Shahktjorsk, sull’asse meridionale che collega le due repubbliche, teatro di una potente offensiva della 25.ma brigata aeromobile ucraina, la manovra falliva dopo che la 25.ma brigata aveva subito gravi perdite.
Savrovka – Marinovka dove si chiudeva la sacca lungo il confine con la Russia in cui era intrappolato ciò che rimaneva del corpo di spedizione della junta di Kiev.
Il 7 agosto la difesa aerea di Novorossija, presso Enikevo, abbatteva 1 caccia multiruolo MiG-29 ucraino, oltre a 1 aereo da ricognizione e a 1 aereo da trasporto ucraini. Dopo un’ora e mezza di bombardamento preliminare sulla linea difensiva Snezhnoe-Torez-Ivanovka, 3 battaglioni corazzati della 81.ma brigata meccanizzata, con il sostegno del 74.mo reggimento delle Forze Speciali ucraine, attaccavano finendo però su un campo minato steso la notte precedente dai miliziani. 19 blindati vi rimasero distrutti e decine di majdanisti furono catturati, assieme ad altri 8 BMP e 4 carri armati. Alle 22:30, la bandiera della Guardia Nazionale cosacca veniva issata sul checkpoint Dolzhanskij, al confine tra Ucraina e Russia, da parte dell’unità Prapor che compiva una missione assegnata dal Generale federalista N. I. Kositsin. Nello scontro i majdanisti perdevano 2 blindati. Presso Savrovka, a Quota 277 (Savr-Mogila), il Battaglione Vostok respingeva l’ennesimo assalto majdanista, subendo 8 caduti e 11 feriti. I majdanisti vi avevano perso 2 BMP e 4 BTR. Il Gruppo Sabotaggio-Ricognizione (“SSR”) del battaglione aveva anche abbattuto 1 elicottero ucraino.
L’8 agosto, Gorlovka veniva bombardata dai majdanisti uccidendo cinque civili. Nelle ultime due settimane nella città, i bombardamenti dei golpisti avevano ucciso 40 civili e ferito altri 130. Guerriglieri di Zaporozhe distruggevano un convoglio della Guardia nazionale ucraina, la notte del 7 agosto presso Malinovka. 1 autocarro Ural venne distrutto mentre 1 autocarro KrAZ, 1 autocarro KamAZ e 2 blindati “Hummer” furono catturati. Inoltre veniva preso un prigioniero, un uomo in mimetica senza insegne, probabilmente un mercenario straniero.
xQTlrPBnuJA Il 9 agosto mattina, un gruppo corazzato della 24.ma brigata meccanizzata, respinto da Mjusinsk, irrompeva a Krasnij Luch; contemporaneamente a Fashevka e Vakhrushevo, presso Debaltsevo, avveniva l’attacco di un alto gruppo corazzato ucraino. In totale, gli assalti coinvolsero 60 blindati e 700 soldati ucraini. La situazione fu assai critica e l’assalto ucraino minacciava l’accerchiamento di Donetsk. Ma la guarnigione federalista di Krasnij Luch bloccava l’avanzata majdanista nella cittadina, respingendola dopo diverse ore di combattimenti. La milizia continuava il contrattacco sloggiando i majdanisti dai villaggi Khrustalnij e Vakhrushevo. Una batteria di artiglieria della RPD distruggeva un convoglio madjanista a nord di Pantelejmonovka e un’altra unità golpista presso Illovajsk veniva distrutta completamente. In tali ultimi assalti, i majdanisti avevano perso almeno 250 effettivi e subito la cattura di 30 tra blindati e pezzi d’artiglieria. Un funzionario del ministero della Difesa ucraino, affermava: “3427 soldati sono ancora dispersi e si presume morti. Non c’è speranza che qualcuno delle 72.ma, 24.ma e 51.ma brigate, della 79.ma aeroportata e del 3.zo reggimento delle forze speciali sia rimasto vivo. Nelle ultime due settimane, solo quattro gruppi tra 7 e 18 persone hanno rotto l’accerchiamento”. Al 9 agosto, la 72.ma brigata meccanizzata contava solo 467 soldati, sottufficiali e ufficiali, la 24.ma brigata meccanizzata 473, la 51.ma brigata meccanizzata non più di 136, la 79.ma aeroportata indipendente 369 e il 3.zo reggimento Spetsnaz era ridotto a livello del suo battaglione da ricognizione. Intorno alle 5:00, nella città di Konotop, Oblast di Sumi, vi furono quattro forti esplosioni nell’impianto di riparazione aeronautico Aviakon, responsabile della manutenzione e riparazione degli elicotteri militari Mi-8 e Mi-24 ucraini. A Novoja Kondrashevka (Lugansk), i bombardamenti ucraini uccidevano due donne.
Il 10 agosto, ad Ilovajsk (35 km ad est di Donetsk), i majdanisti si ritiravano dopo che per tre giorni avevano cercato di catturarla, perdendo almeno 20 blindati e circa 500 mercenari. Secondo  Tatjana Dvorjadkina, co-presidente della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD), “500 mercenari del battaglione Azov della Guardia nazionale ucraina sono stati uccisi nei pressi di Ilovajsk. Abbiamo avuto conferma che vi erano lettoni tra i mercenari“. Inoltre, i volontari serbi del Battaglione Jovan Sevic della milizia di Donetsk, distruggevano “2 carri armati, 1 cannone semovente con i loro equipaggi, nonché 1 mortaio dei neo-banderisti“. A Gorlovka, una colonna ucraina subiva un’imboscata dalla milizia del Comandante Igor Bezler. Oltre 20 mezzi, tra cui 3 carri armati, furono distrutti. A Krasnij Luch, a 50 km a sudovest da Lugansk, la milizia resisteva a un nuovo grande assalto ucraino, che veniva infine respinto.
La sacca meridionale (detta anche Calderone) era ridotta a sacche frammentate di truppe disperse. Degli oltre 700 soldati ucraini fuggiti in Russia il 60% ha chiesto asilo, mentre un accordo veniva raggiunto: i majdanisti abbandonavano i loro mezzi intatti ricevendo il permesso di abbandonare la sacca a bordo di autobus. Il gruppo che invece aveva tentato la sortita per uscire dalla sacca era costituito soprattutto da mercenari. Nel tentativo di spezzare l’assedio, perse gli equipaggiamenti e dei circa 700 mercenari che tentarono di rompere l’accerchiamento, 225 soltanto riuscirono a fuggire. Tutte le unità ucrainiste superstiti si concentravano tra l’aeroporto di Lugansk e la città di Antratsit, nel sud-est di Novorossija. All’inizio dell’operazione, il 13 luglio, il raggruppamento armato ucraino che poi venne circondato, era composto, da 1 battaglione carri armati della 72.ma brigata meccanizzata, 3 battaglioni meccanizzati (2 della 72.ma brigata meccanizzata e 1 della 24.ma brigata meccanizzata), 2 battaglioni della 79.ma aeroportata, 1 battaglione del 3.zo reggimento forze speciali, distaccamenti carri armati, ricognizione e cecchini delle 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 1.ma brigata corazzata, 79.ma aeroportata, 6 batterie di artiglieria delle 72.ma, 51.ma e 24.ma brigate meccanizzate e della 79.ma aeroportata. L’organico complessivo del gruppo, comprendeva 5500 effettivi, 70 carri armati, 200 blindati, 130 cannoni e MLRS.  Di tale organico, il 10 agosto non restavano che 500 effettivi in grado di combattere, essendo almeno 3500 i morti o dispersi subiti dal corpo di spedizione della junta di Kiev. Le truppe federaliste avevano recuperato almeno 22 carri armati, 43 blindati, 12 lanciarazzi Grad, 8 semoventi d’artiglieria. Inoltre, 2 brigate ucraine, la 95.ma e la 30.ma meccanizzate, cercarono di spezzare l’accerchiamento dall’esterno, passando per Shakhtjorsk, Stepanovka, Latishevo, Peredergievo, Mjusinsk e Debaltsevo. L’11 agosto, l’unità della milizia che difendeva Savr-Mogila, 100 km a est di Donetsk, si ritirava dopo aver subito un pesante bombardamento dai majdanisti, perdendo il comandante dell’unità, 4 caduti e 18 feriti. Per due mesi la collina di Savr-Moghila aveva resistito all’assalto dei 5500 uomini del Corpo di spedizione meridionale della junta di Kiev, in seguito liquidato dalle milizie di Lugansk e Donetsk.
Il 7 agosto, il premier della RPD Aleksandr Borodaj si dimetteva. Borodaj era collegato al gruppo di Surkov, “il nostro uomo al Cremlino”. Con la nomina di Antjufeev a luglio, veniva avviato un radicale rimaneggiamento della leadership politico-militare della RPD; oltre a Borodaj furono dimessi Pushilin, Lukjanchenko, Khodakovskij e Pozhidaev. Zakharchenko, comandante di “Oplot“, prendeva il posto di Borodaj. In questo modo si subordinavano tutte le risorse della RPD all’obiettivo della difesa militare.
va7fxpP2kgQ Il comitato investigativo della Federazione Russa affermava che armi proibite venivano utilizzate contro i civili in Ucraina orientale, “Il comitato investigativo della Federazione russa ha prove incontestabili per un procedimento penale contro l’Ucraina per impiego di mezzi e metodi di guerra vietati nelle regioni di Donetsk e Lugansk“, affermava il portavoce del comitato Vladimir Markin. “Il materiale su tali crimini sarà consegnato agli appositi tribunali internazionali, come abbiamo già fatto per i crimini delle truppe georgiane contro i civili in Ossezia del Sud“. Il Ministero della Difesa russo dichiarava di sapere che bombe al fosforo o a grappolo furono utilizzate dai majdanisti nel bombardamento di Slavjansk del 12 giugno, di Slavjansk e Kramatorsk il 21 giugno, di Semjonovka il 24 giugno e il 29 giugno, di Lisichansk il 7 luglio e di Donetsk il 23 luglio. Il 6 agosto, a Kiev arrivava una squadra del Comando Europeo degli Stati Uniti “Su richiesta del dipartimento di Stato, una piccola squadra di valutazione dell’US European Command arriva oggi presso l’ambasciata a Kiev per valutare, consigliare e fornire raccomandazioni all’ambasciata degli Stati Uniti e al suo staff sull’eventuale sostegno degli Stati Uniti a Paesi Bassi, Australia, Malaysia e altri partner che conducono le operazioni di recupero dell’aereo della Malaysia” abbattuto dai golpisti ucraini il 17 luglio nei cieli di Donetsk. Nel frattempo, il Canada iniziava a fornire all’Ucraina materiale militare, elmetti, binocoli balistici, giubbotti antiproiettile, kit di pronto soccorso, tende e sacchi a pelo. “L’equipaggiamento logistico fornito consentirà alle autorità di sicurezza e di frontiera ucraine di monitorare la circolazione di beni e persone. E’ ciò che l’Ucraina ci ha chiesto e offriamo“, aveva detto il premier canadese Harper in relazione all’arrivo a Kharkov di un velivolo-cargo C-17 Globemaster III canadese che trasportava 4,5 milioni di dollari di materiale militare “che l’Ucraina utilizzerà per assicurare e proteggere il suo confine orientale”.
La Federazione Russa, nel frattempo, vietava l’importazione di frutta, verdura, carne, pesce e prodotti caseari da Unione europea, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Australia. Mentre si svolgevano le esercitazioni presso il poligono di tiro di Ashuluk nella regione russa di Astrakhan, il 6 agosto, dove l’esercito russo si addestrava in manovre che prevedevano un conflitto tra due Stati immaginari, coinvolgendo dal 4 all’8 agosto circa 6500 militari, 800 mezzi e oltre 100 aerei ed elicotteri, così come sistemi missilistici superficie-aria S-300, Sergej Shojgu, ministro della Difesa della Russia, dichiarava che “le unità di mantenimento della pace dovranno essere in stato di prontezza operativa. Il mondo è cambiato, ed è cambiato drammaticamente come si vede dagli ultimi esempi, quindi le unità di peacekeeping possono essere attivate senza preavviso“. Dall’11 al 16 agosto, nella regione di Pskov si svolgevano le manovre della 76.ma Divisione paracadutisti della Guardia, coinvolgendo 3000 paracadutisti e  blindati aerolanciati dai velivoli da trasporto Il-76, come i sistemi di artiglieria 2S25 Sprut, 2S9 Nona e D-30, e sistemi missilistici Strela-10 e Igla. “Per eseguire gli attacchi aerei contro obiettivi a terra di un nemico ipotetico, e il sostegno al trasporto aereo e aviosbarco dei paracadutisti (…) più di 30 aerei ed elicotteri saranno utilizzati“, tra cui cacciabombardieri Su-24, elicotteri da combattimento Mi-28 e Mi-24 e da trasporto Mi-8. Infine, truppe russe e cinesi avviavano le esercitazioni militari congiunte antiterrorismo Missione di Pace 2014, della Shanghai Cooperation Organization (SCO), presso la base di Zhurihe, nella Mongolia Interna della Cina. Più di 7000 soldati provenienti da 5 Paesi prenderanno parte alle esercitazioni del 24-29 agosto. “L’esercitazione sarà la quinta manovra multinazionale nel quadro della SCO e avrà lo scopo di scoraggiare le “tre forze del male” del terrorismo, separatismo ed estremismo, salvaguardando la pace e la stabilità regionale e migliorando la capacità di coordinamento delle forze armate nella lotta al terrorismo“, dichiarava il Ministero della Difesa cinese. La Russia vi inviava anche 4 jet Su-25 e 8 elicotteri Mi-8MT.

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BtTHLiuIgAAqWo9Fonti:
Alawata
Alawata
Cassad
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Cassad
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Cassad
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Eurasian Union
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Kiev ha abbattuto MH17

Alessandro Lattanzio, 21/7/2014

1052530Kiev dovrebbe spiegare perché un suo caccia evoluiva nel corridoio aereo riservato ai voli civili poco prima dell’incidente del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, ha detto il capo del comando operativo dello Stato Maggiore dell’esercito russo Tenente-Generale Andrej Kartapolov. “A che scopo questo aereo da combattimento volava nel corridoio aereo dell’aviazione civile, quasi contemporaneamente e alla stessa quota di un aereo civile? È auspicabile una risposta a questa domanda“. Secondo lui, un aereo da combattimento ucraino Su-25 era a 3-5 km dal Boeing malese poi schiantatosi. Kartapolov ha osservato che il Su-25 può distruggere bersagli aerei a 5 km di distanza. “Ci piacerebbe avere una spiegazione del perché il jet militare volava in un corridoio destinato all’aviazione civile, quasi nello stesso momento e alla stessa quota dell’aereo passeggeri. I dati mostrano che l’aereo dell’aeronautica ucraina arrivò a 3-5 km dal Boeing malese. Il jet da combattimento Su-25 può arrivare alla quota di 10 km, e può essere armato di missili aria-aria R-60 in grado di colpire un bersaglio a 12 km di distanza; a 5 km di sicuro. Ciò è confermato dal riprese video del centro di monitoraggio di Rostov. Vorremmo sapere perché l’aereo ucraino volava lungo un corridoio civile sulla stessa rotta del Boeing malese“.
MH-17-Missile-Attack-QuestionsIl Boeing cominciò a perdere velocità a 51 km dal confine con la Russia. Al momento dello schianto del MH17 un satellite statunitense stava sorvolando l’Ucraina orientale, secondo il ministero della Difesa russo, che esorta gli Stati Uniti a pubblicare le foto ed i dati acquisiti. Inoltre, il Generale Kartapolov ha dichiarato, “Abbiamo immagini satellitari dei luoghi in cui la difesa aerea ucraina era situata, nel sud-est del Paese“. Le prima immagini illustrate dal Generale, mostrano un veicolo semovente e due lanciatori dei sistemi missilistici Buk, a circa 8 km a nord-ovest dalla città di Lugansk. Un’altra immagine mostra una stazione radar presso Donetsk. Mentre una terza immagine mostra dei sistemi di difesa aerea presso Donetsk. In particolare, un sistema semovente, oltre a circa 60 unità militari e speciali. “Le immagini di questa zona sono state prese sempre il 17 luglio. Bisogna notare che il lanciamissili è assente. L’immagine n°5 mostra il sistema missilistico Buk la mattina dello stesso giorno presso  Zaroshinskoe, a 50 km a sud di Donetsk e a 8 km a sud di Shakhtjorsk. La questione da risolvere è il motivo per cui il sistema missilistico (che è ucraino) sia apparso vicino alla zona controllata dalle milizie locali poco prima della catastrofe. Le immagini scattate il 18 luglio mostrano che i sistemi missilistici avevano lasciato la zona dello schianto del MH17“. Kartapolov aveva anche sottolineato il fatto che il giorno del disastro aereo, aumentò l’attività delle stazioni radar dei sistemi missilistici Buk ucraini.
L’ex-reporter di Associated Press, Robert Parry, ha saputo  da una fonte dell’intelligence che gli Stati Uniti hanno le immagini satellitari che dimostrano che le truppe ucraine sono responsabili dell’abbattimento del Volo MH17 delle Malaysian Airlines, “Quello che mi è stato detto da una fonte, che ha fornito informazioni accurate su questioni simili in passato, è che le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti hanno dettagliate immagini satellitari della batteria missilistica che probabilmente ha lanciato il missile fatale, ma la batteria sembra essere controllata dalle truppe governative ucraine, indossanti ciò che sembrano essere uniformi ucraine. La fonte ha detto che gli analisti della CIA non escludono la possibilità che le truppe siano in realtà ribelli ucraini orientali con uniformi simili, ma la valutazione iniziale era che le truppe fossero ucraine. C’era anche il suggerimento che i soldati coinvolti fossero indisciplinati e forse ubriachi, dato momento che le immagini mostrano ciò che sembravano essere bottiglie di birra sparse nel sito, ha detto la fonte”.
Inoltre, gli esperti audio che hanno studiato l’autenticità di una registrazione diffusa dalle autorità golpiste ucraine secondo cui i ribelli filo-russi siano responsabili del l’attacco missilistico al MH17, hanno concluso che il nastro è stato fabbricato. “Il nastro è costituito da tre pezzi, ma è stato presentato come singola registrazione audio. Tuttavia, un’analisi spettrale e del tempo dimostra che il nastro è stato ritagliato e poi assemblato. Le brevi pause del nastro sono molto indicative: il file audio conserva i ritmi che dimostrano che il dialogo è stato assemblato da vari spezzoni“.

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Fonti:
Consortium News
InfoWars
ITAR-TASS
RIAN
RussiaToday

La cooperazione russo-iraniana sulla sicurezza regionale

Vladimir Evseev New Oriental Outlook 16/07/2014

IranafpakNegli ultimi anni, un Grande (allargato) Medio Oriente che include Asia Centrale e Caucaso, attrae sempre più attenzione dalla comunità internazionale. In passato tale attenzione fu collegata in diversi modi ai giacimenti di petrolio e gas naturale e al loro trasporto nel mondo, così come ai numerosi conflitti regionali, alcuni dei quali armati. Successivamente, a causa del “risveglio islamico” (un termine più preciso di “primavera araba”) e del continuo intervento di Stati Uniti ed  alleati negli affari interni degli Stati stranieri, l’instabilità interna s’è intensificata notevolmente nella regione, fino al punto di divenire una minaccia agli interessi nazionali della Federazione Russa e dei suoi alleati della Collective Security Treaty Organization (CSTO) e dei partner della Shanghai Cooperation Organization (SCO), tra cui i principali attori regionali: Repubblica islamica dell’Iran (IRI) e Turchia. La situazione della sicurezza nel Grande Medio Oriente peggiora. Ad esempio, il problema afghano rappresenta una potenziale minaccia per tutti i Paesi circostanti, come la crescente esportazione illecita di stupefacenti e il radicalismo islamico. Le elezioni presidenziali in Afghanistan, in questo caso non ispirano ottimismo. Il protetto degli statunitensi Ashraf Ghani Ahmadzai, già ministro delle Finanze, ha vinto le elezioni al secondo turno. Sostiene chiaramente la firma dell'”Accordo di cooperazione per la sicurezza e difesa tra Stati Uniti d’America e Repubblica islamica dell’Afghanistan”. Questo garantirà la presenza delle truppe statunitensi nel Paese fino al 2024, quando si prevede che i soldati statunitensi saranno sotto giurisdizione degli USA, cioè non potranno essere portati davanti ai tribunali afghani. Tuttavia, la vittoria nelle elezioni presidenziali afghane è dovuta in gran parte a brogli. Ciò dà all’altro candidato, Abdullah Abdullah, già ministro degli Esteri, motivo con cui sfidare non solo i risultati delle elezioni, ma anche per controbattere con forza gli ascari degli statunitensi. Tutto ciò avviene sullo sfondo della significativa riduzione del numero di truppe straniere in Afghanistan, prevista per la fine del 2014, e del ritiro statunitense dalla base di transito nell’aeroporto internazionale di Manas. Tali soggetti più enfaticamente prevedono la costituzione di un sistema di sicurezza unificato, con la partecipazione di tutti gli Stati interessati come Russia, Iran, Pakistan, India, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan. Purtroppo, la Cina è riluttante a partecipare al processo, desiderando accordarsi con i taliban afghani. Presumibilmente ciò darà a Pechino vantaggi significativi, se i taliban arrivassero al potere a Kabul.
La presenza militare degli Stati Uniti in Afghanistan, dopo il 2014, merita una considerazione a parte come fanno, forse, alcuni loro alleati (per esempio, la Germania). Secondo i dati disponibili, tra 6000 e 13600 truppe straniere rimarranno nel Paese, che non basterebbero a contenere i vari estremisti. Per via di elevata corruzione, mancanza di formazione e attrezzature, e vulnerabilità alla propaganda islamista, le forze armate nazionali e le forze dell’ordine non potrebbero fare nulla. In particolare, solo il 7% delle unità dell’esercito afgano (1 su 23 brigate) e il 9% delle unità di polizia hanno sufficiente addestramento nel combattere i taliban, permettendogli di agire con un supporto minimo di truppe estere. Non solo Pechino, ma Washington e Kabul hanno grandi speranze sui negoziati con i taliban afghani. Molto probabilmente, ciò porterà a significative concessioni delle tre parti, con la conseguente “islamizzazione soft” dell’Afghanistan nel migliore dei casi, o la presa  dei taliban dell’autorità a Kabul, nella peggiore. In tale contesto, il traffico di droga in Afghanistan aumenterà significativamente, così come il contrabbando di armi, milizie e radicalismo sul territorio dei vicini Tajikistan, Uzbekistan e Kirghizistan. In uno scenario possibile, i taliban, in collaborazione con i combattenti di al-Qaida e del “movimento islamico uzbeko”, creeranno una base politica e militare nel distretto Warduj, nella provincia del Badakhshan, espandendosi gradualmente ai distretti limitrofi di Jurm e Yumgon. Ciò preparerebbe la presa dei taliban del nord dell’Afghanistan, costituendo una vera e propria minaccia per gli Stati dell’Asia centrale. I leader di detti Stati chiaramente lo sanno, ma non potranno resistere senza aiuti. Allo stesso tempo, Dushanbe e Bishkek contano sull’assistenza militare di Mosca e Tashkent di Washington. E’ del tutto possibile evitare lo scenario negativo degli eventi in Afghanistan, soprattutto se si considera che l’Iran vi ha un’influenza seria, in primo luogo sui prossimi tagiki e hazara. L’Iran ha fornito a questo Paese assistenza economica sostanziale. Ad esempio, nel 2008, l’Iran ha costruito la ferrovia Herat-Khwaf, di cui 76 km in territorio iraniano e 115 km in territorio afgano. E anche sotto la pressione dei narcotrafficanti, l’Iran continua a dare rifugio e lavoro a centinaia di migliaia di rifugiati afghani. Le posizioni di Mosca e Teheran sul problema afghano in gran parte coincidono. La Russia è a favore del ritiro completo delle truppe straniere e del dialogo tra le diverse forze politiche del Paese. Allo stesso tempo, il ritorno dei taliban al potere a Kabul non è auspicabile per la Russia, per via dell’inevitabile crescita delle minacce alla sicurezza non tradizionali che ne deriverebbe. Pertanto, Federazione Russa e Iran devono coordinare i loro sforzi, sia su base bilaterale che attraverso i contatti tra Iran e CSTO.
hakbari20130305192058713Una situazione estremamente complessa rimane nella Repubblica araba siriana (RAS). La conferenza internazionale “Ginevra-2″ ha avuto un successo assai limitato, e le elezioni presidenziali della Siria nel 2014 non sono state riconosciute legittime, ancor prima che avessero luogo, dall’occidente e dagli Stati arabi del Golfo Persico. Ciò ha permesso a Stati Uniti ed alleati di sollevare la questione della necessità di un forte aumento dell’invio di armi, tra cui missili antiaerei portatili e lanciarazzi anticarro, per armare l’opposizione e rovesciare il Presidente Bashar al-Assad.  In particolare, gli Stati Uniti prevedono per la cosiddetta “opposizione moderata” 500 milioni di dollari in diversi tipi di armi e attrezzature militari. Non vi è dubbio che gran parte di esse finirà ai radicali, sia per sequestro che con la vendita sul mercato “nero” della regione. Ciò accade mentre le forze di opposizione si sono radicalizzate, l’esercito libero siriano moderato continua a degradarsi e il suo successore non è solo il fronte islamico, ma lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL), che poco prima era generosamente finanziato dall’Arabia Saudita. Inoltre, quest’ultima organizzazione ha annunciato la creazione dello Stato islamico (califfato) sul territorio di Iraq e Siria, che potrebbe portare alla disintegrazione dell’Iraq e a mutare i confini di tutti gli Stati circostanti. Oltre a ciò, con il tacito appoggio di Ankara e Washington, il presidente del Kurdistan iracheno Masud Barzani ha invitato il parlamento regionale ad istituire una commissione per la preparazione del referendum per l’indipendenza. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha fortemente condannato le azioni della leadership curda, tra cui l’occupazione armata di Kirkuk e delle sue circostanti aree ricche di petrolio. Ciò preoccupa vivamente l’Iran, dove vi è una significativa diaspora curda. L’Iran ha una maggiore influenza sugli iracheni arabi sciiti che costituiscono la maggioranza della popolazione del Paese. Per via del lungo confine tra i due Paesi, i molti santuari religiosi sciiti in Iraq, la necessità di mantenere corridoi per la Siria e una varietà di altre ragioni, l’Iran è attivamente coinvolto nella soluzione della crisi irachena. In particolare, non meno di tre battaglioni della Guardia Rivoluzionaria Islamica e molto probabilmente velivoli iraniani combattono in Iraq, per impedire il rovesciamento del governo di Nuri al-Maliqi e la preservazione dell’integrità territoriale dello Stato. Ancora una volta Mosca e Teheran hanno la stessa posizione. Ciò si riflette, per esempio, sul fatto che il 28 giugno, su richiesta del governo nazionale, cinque aerei d’assalto russi Su-25 siano stati schierati in Iraq nella base di al-Muqtana, nei pressi di Baghdad. Teheran, da parte sua, ha consegnato all’Iraq un gruppo di suoi velivoli senza equipaggio d’intelligence “Ababil”, lanciati dalla base aerea Rashid, sempre vicino Baghdad, e gestiti da specialisti iraniani, avendo quel dominio dell’aria che impedisce alla milizia sunnita di organizzare grandi offensive.
C’è ancora molta incertezza sulla questione nucleare iraniana. Alla fine della presidenza di GW Bush, ciò quasi comportò la guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili. Ora la situazione è notevolmente migliorata grazie agli sforzi del presidente iraniano Hassan Rouhani nel risolvere la crisi nucleare, come indicato nel “piano d’azione comune” firmato il 24 novembre 2013 a Ginevra. Nel prossimo futuro un accordo più ampio tra i rappresentanti dell’Iran e i sei mediatori internazionali potrà essere firmato risolvendo la crisi nucleare iraniana. Tuttavia, contrariamente ad alcune aspettative, ciò non rafforzerà i legami statunitensi-iraniani, in primo luogo per le profonde divergenze sulla risoluzione delle crisi siriana, irachena e afgana, e poi per la riluttanza di Washington a rimuovere completamente le sanzioni economiche e finanziarie unilaterali su Teheran. Questo processo prevede dieci anni, quindi per il momento la questione è togliere solo le sanzioni bancarie all’Iran. Ciò, da un lato, conserva la contrapposizione statunitense e iraniana, sebbene a un livello sostanzialmente inferiore. Dall’altra, gli iraniani avranno nuove opportunità d’interazione con partner in ambiti politico-militari ed economici. La Russia è senza dubbio il partner regionale più attraente per l’Iran. Ciò per la coincidenza delle posizioni sulla maggior parte dei problemi regionali e globali, nonché per la persistente volontà di rafforzare non solo la cooperazione politica ed economica, ma anche militare. Di conseguenza, una partnership “costruttiva” tra i due Stati è possibile, e nel lungo termine, anche un partenariato strategico. In particolare, ciò implica, con il sostegno attivo della Russia, l’avvio dei principali gasdotti iraniani verso est (Pakistan, Cina, India). Il coinvolgimento dell’Iran nel processo d’integrazione eurasiatica e della cooperazione tra Iran e Stati membri della CSTO nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale, continuerà. Nella prima fase del processo, quest’ultimo potrà essere realizzato attraverso la creazione dei contatti operativi nell’Associazione Analitica della Collective Security Treaty Organization.
Rouhani and PutinNonostante alcuni problemi, la Turchia ha un’elevata credibilità nella regione, avendo una crescita economica stabile e fungendo da corridoio petrolifero per molti Paesi. In queste circostanze sarebbe utile coinvolgere la Turchia nel dialogo russo-iraniano, rafforzando la stabilità regionale e contrastando minacce non tradizionali come estremismo e terrorismo islamici. L’iniziativa russa d’istituire un centro universale della SCO per contrastare le nuove sfide e minacce che, di regola, provengono da attori non-regionali (Stati Uniti e altri Stati membri della NATO) è estremamente rilevante. E’ chiaro che la situazione nel consiglio di sicurezza regionale dipende in larga misura dall’interazione tra Russia, Iran e Turchia, caratterizzate da rivalità tradizionale e cooperazione durevole. In particolare, Teheran e Ankara costantemente oscillano tra confronto e relazioni diplomatiche reciprocamente favorevoli, avendo numerose divergenze strategiche su sicurezza regionale e cooperazione economica. Entrambi i Paesi hanno apertamente espresso il loro desiderio di diventare leader regionali. Hanno scelto diversi piani di sviluppo politico assieme alle tattiche corrispondenti per influenzare il Grande Medio Oriente. Tuttavia, la leadership di entrambi i Paesi si basa su un approccio ben noto in diplomazia: “una pace imperfetta è meglio di nessuna pace”, già confermata dai risultati della visita del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a Teheran, alla fine di gennaio 2014, e poi dalla visita del Presidente Hassan Rouhani ad Ankara nella prima metà di giugno. Nel corso della prima visita, l’Iran non ha richiamato l’attenzione sull’atto ostile della Turchia d’installare sistemi missilistici antiaerei Patriot ed altri elementi del sistema di difesa missilistica, o sulle posizioni opposte dei due Paesi sulla Siria. Non possono ancora addivenire a un accordo su questi temi. Di conseguenza, il pragmatismo è necessario alla diplomazia del Presidente Hassan Rouhani, basata sulla comprensione che, sebbene l’Iran giochi un ruolo importante nel Grande Medio Oriente, non sia l’unico. Il Ministero degli Esteri dell’Iran riconosce il diritto della Turchia ad avere la propria politica militare, in gran parte dipendente dagli obblighi di Ankara in conformità all’adesione alla NATO e dalle relazioni da alleato di Washington. Ciò determina la prevedibilità della diplomazia iraniana verso la Turchia, per cui la priorità della cooperazione bilaterale è espandere le relazioni economiche e commerciali. Teheran ha molta esperienza. La  visita del presidente Hassan Rouhani ad Ankara l’ha confermato. L’obiettivo è raddoppiare il commercio turco-iraniano fino a 30 miliardi di dollari all’anno. Hanno inoltre discusso della lotta al terrorismo e all’estremismo nella regione, così come della situazione in Egitto, Siria e Stati arabi del Golfo Persico. Tuttavia, Ankara è preoccupata dalle prospettive delle relazioni iraniano-turche, dopo il possibile miglioramento delle relazioni tra Iran e occidente. E’ chiaro che dalla revoca parziale delle sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran, influenza di Teheran nei processi regionali potrebbe aumentare seriamente. Perciò la Turchia può perdere lo status di superpotenza regionale.  Secondo alcuni esperti russi, le differenze dei possibili modelli di sviluppo di Iran e Turchia favoriscono Teheran, prima di tutto, in politica estera. E la rivalità tra Turchia e Iran segue linee parallele. Ciò costringe Stati Uniti e Unione europea a venire a patti con l’idea che, nel prossimo futuro, potrebbero avere a che fare con l’egemonia regionale di questi Paesi islamici.
Un altro leader regionale, l’Arabia Saudita, basa le sue rivendicazioni sul sostegno alle forze radicali islamiche. Il sostegno dall’occidente è temporaneo, per esempio, su Siria e Iran. In queste circostanze, alcuni negli Stati Uniti e in Europa considerano l’Iran un partner sufficientemente prevedibile e affidabile. L’occidente, ovviamente vincolato dagli obblighi con la NATO, avrebbe preferito una scelta a favore di Ankara. Ma l’Iran non intende fare marcia indietro. Questo è il motivo per cui il suo mercato attrae le aziende occidentali, in modo che, a loro volta, combattano per rilassare le severissime sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran. La Russia, allo stesso tempo, sviluppa la politica di collaborazione con Iran e Turchia. Mosca è interessata a rafforzare la cooperazione politica tra Ankara e Teheran, mentre l’amministrazione statunitense considera inaccettabile qualsiasi interazione iraniana e turca su questioni chiave del Medio Oriente. Tuttavia, le differenze rimangono, in primo luogo sulla questione siriana. E possono anche peggiorare, se Ankara non abbandona i piani per rovesciare il governo legittimo della Siria e di concedere l’indipendenza al Kurdistan iracheno. Ma a dispetto dei seri legami economici della Turchia con Mosca e Teheran, Ankara continua a concentrarsi solo sull’opposizione siriana, e talvolta funge da canale degli interessi statunitensi. Ciò convince della necessità di rafforzare le relazioni bilaterali con l’Iran in tutti i campi, facendone un partner strategico. In futuro questo processo potrebbe includere la Turchia dove, in caso di riduzione sostanziale dell’influenza occidentale, gli interessi nazionali potrebbero probabilmente avere la priorità sugli interessi degli alleati della NATO. Solo quando sarà possibile costruire un nuovo sistema di sicurezza regionale trilaterale, per stabilire pace e stabilità nel Grande Medio Oriente, escludendo eventuali conflitti armati, vi sarà lo sviluppo della cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa e il rafforzamento dei processi d’integrazione, nonché il rafforzamento dei legami nella scienza, cultura e sport.
Naturalmente, nel Grande Medio Oriente, così come nelle sue singole parti (ad esempio, il Caucaso meridionale), significative minacce alla sicurezza permangono. Ciò è dovuto ai problemi irrisolti afgani, iracheni e siriani, mancata regolamentazione nella crisi nucleare iraniana, nonché dalla questione del Nagorno-Karabakh e dell’integrità territoriale della Georgia. Ma questo sottolinea solo l’urgente necessità d’istituire un nuovo sistema regionale di sicurezza, basato sugli interessi nazionali di tutti gli Stati, e indipendentemente dalla loro affiliazione ad unioni politico-militari. “Una piattaforma per la stabilità e la cooperazione nel Caucaso” potrebbe esserne la base, come proposto dalla Turchia nell’agosto 2008. Non vi è dubbio che l’attivazione del gruppo di lavoro di Minsk dell’OSCE, un significativo miglioramento delle relazioni russo-iraniane e russo-georgiane, e il rafforzamento dei processi d’integrazione in Asia centrale e nel Caucaso meridionale ridurranno significativamente i possibili conflitti nel Grande Medio Oriente trovando una soluzione pacifica ai problemi attuali. Ci saranno ulteriori opportunità, questa volta, per Armenia, Kirghizistan e forse Tagikistan, entrando nell’Unione economica eurasiatica, in via di formazione. In questo modo, la cooperazione russo-iraniana nella sicurezza regionale viene ulteriormente rafforzata. Ciò permette di pensare a una partnership “costruttiva” tra Russia e Iran e di sollevare la questione della redditività di un futuro partenariato strategico tra i nostri due Paesi.

2Vladimir Evseev, Direttore del Centro di Studi Sociali e Politici, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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