La Svolta: la Battaglia per al-Qusayr

Artiglieria, aeronautica e fanteria assistiti da Hezbollah e dai guerriglieri della Forza di Difesa Nazionale nella battaglia contro i gruppi militanti radicali divisi
Alaa, Haider, Wafa, Leith, Syrian Perspective, Sham FM – Syria Report 21 maggio 2013

984317In seguito a controllo dei villaggi che circondano la città chiave di al-Qusayr nella provincia di Homs, gli aerei siriani hanno lanciato volantini sulla città il 10 maggio. I volantini informavano i civili della città assediata di un corridoio a nord, attraverso cui venivano invitati a evacuare, in attesa dell’imminente offensiva per sradicare i militanti presenti. Gli osservatori si aspettavano una pronta offensiva, ma a causa della pausa per l’evacuazione dei civili, l’assalto era stato rinviato al 14 maggio circa. Recentemente, articoli suggeriscono che i civili che cercavano di andarsene sono stati costretti a rimanere, utilizzati come scudi umani dalle frammentate fazioni dei militanti.

Perché è importante al-Qusayr?
Al-Qusayr è una piccola città con una popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, a circa 9 km dal confine nord del Libano. Si trova anche a 22 km a sud-ovest di Homs. Grazie alla sua vicinanza al Libano, al-Qusayr occupa una posizione interessante nel traffico di armi e di persone per i gruppi militanti. Al-Qusayr è un nodo strategico tra Damasco, le coste, Homs, Hama e Aleppo. Da marzo, l’esercito siriano è all’offensiva, sorvegliando le aree chiave di Aleppo, provincia di Damasco, Dara’a e Homs. L’obiettivo principale di queste operazioni puntiformi è la disgregazione e l’eliminazione delle linee di rifornimento dai Paesi vicini, la linea di sicurezza che consente ai gruppi militanti di continuare il loro logoramento delle installazioni dell’esercito siriano, come le basi aeree. Nel Rif Dimashq (provincia di Damasco) in particolare, le organizzazioni militanti hanno intensificato i tentativi di boicottare la vita quotidiana a Damasco con continui lanci di razzi e colpi di mortaio, e con le autobombe.
A seguito di uno straordinario dispiegamento di artiglieria e potenza aerea, il 19 maggio le forze siriane ed alleate, distaccamenti dei guerriglieri delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) ed Hezbollah, hanno preso d’assalto al-Qusayr. Entro il primo giorno, il centro della città è stato occupato secondo testimonianze dalla chiesa, distrutta dai militanti, al-Qusayr ha una significativa popolazione cristiana. Secondo la nostra fonte, la più grande sfida per le truppe siriane e i suoi alleati guerriglieri, sono i militanti ceceni e i cecchini ben addestrati. Sottolineando l’importanza logistica e strategica della città, sono stati segnalati insorti ben armati che costantemente sparano centinaia di colpi al minuto, mentre schierano mortai e lanciarazzi. Il 20 maggio, è stato segnalato che l’esercito siriano aveva il controllo di oltre il 60% della città. Da allora, l’avanzata è stata indicata rallentare, ma in modo significativo essendo il ruolo delle unità aeree e blindate divenuto più limitato, utilizzando la fanteria con l’obiettivo di combattere in una zona densamente abitata. Significativamente, il comando siriano ha lasciato aperta la via di uscita a nord della città. Inizialmente, questo era il corridoio per i civili invitati ad evacuare nei giorni e nelle settimane prima dell’assalto. Poco si sa del motivo di una tale decisione, ma è molto probabile che sia al fine di attirare gli avversari in campo aperto per consentirne un bombardamento preciso e la sconfitta finale dei militanti armati che hanno esaurito i rifornimenti durante il loro accerchiamento. In effetti, una scissione in due gruppi si è avuta a seguito dell’accerchiamento quasi totale della città, tra coloro che vogliono combattere fino alla morte e coloro che vogliono evacuare in previsione dei bombardamenti di saturazione siriani sulla città.
Ad oggi, la progressione rimane lenta ma costante. Le varie brigate militari coinvolte nell’assalto multi-direzionale sulla città convergono nella zona sud, preparandosi a un assalto a ovest. La battaglia non è finita e che ne sarà dei rimanenti avversari nel corridoio settentrionale della città, resta da vedere. Il seguente video, girato nella periferia della città documenta l’inizio dell’assalto:


Dopo la battaglia di al-Qusayr

Una mappa pubblicata da Syrian Perspective, che mette in luce la strategia dell’esercito siriano.
syrpermapCome notato, i dintorni di al-Qusayr sono stati oggetto dell’accerchiamento e dell’ammassamento delle truppe siriane e alleate. A nord-ovest della città, i villaggi di al-Hamidiyah e al-Haydariya sono stati assicurati, completando una rete di postazioni e trincee intorno ai ribelli. Si prevede che i gruppi militanti saranno completamente circondati, assediati ed eliminati in modo da assicurare il Governatorato (provincia) di Homs nella sua interezza. La strategia dell’esercito per assicurare le città più importanti, cittadine e gli altri centri abitati, ponendo meno enfasi sulle posizioni rurali isolate, ha pagato. E’ possibile che l’esercito e i suoi alleati controlleranno pienamente l’ovest del Paese e si muoveranno verso est nel tentativo di affrontare al-Qaida e altre fazioni particolarmente attive in quella regione. Si notino le posizioni circostanti la città Hama, tra cui Talbiseh e Rastan.

Dalle previsioni sul crollo dell’esercito siriano alle continue vittorie sul campo
Le relazioni sulle nuove strategie di contro-insurrezione nei primi mesi del 2013, sembrano indicare dare frutti, con un netto aumento del morale delle truppe siriane. Rapporti da Damasco indicano un’amministrazione sempre più sicura. Più di recente, il trasferimento dalla Russia dell’avanzato missile anti-nave P-800 Oniks/Jakhont, sottolinea la posizione di Mosca sul conflitto, contraria all’intervento straniero. Una marcata rielaborazione dei metodi dell’esercito siriano può essere fatta risalire alle ultime settimane del 2012, quando rapporti sulle “vittorie dell’opposizione” venivano attribuite nella cattura di installazioni insignificanti e di posizioni isolate dell’esercito siriano. In realtà, i rapporti suggeriscono che gli strateghi militari avevano deciso contro la difesa di avamposti strategicamente poco importanti, a favore del consolidamento operativo delle truppe e degli equipaggiamenti, al fine di perseguire il confronto diretto con le organizzazioni militanti. L’esame della tendenza dell’esercito siriano verso la dottrina militare sovietica, dagli anni del presidente Hafiz al-Assad, e la stretta relazione tra l’Unione Sovietica, e oggi la Russia, sono importanti. Le lezioni russe dalla costosa guerra in Cecenia e la conseguente sconfitta dei gruppi jihadisti militanti, sono la chiave per una maggiore comprensione della logica siriana nell’affrontare gruppi militanti trincerati e spesso inafferrabili. Inoltre, il materiale militare sovietico ha avuto molte opportunità di presentare difetti e vantaggi.
L’esercito siriano, mal preparato all’assalto militante asimmetrico, armato e finanziato dall’estero, si è dimostrato notevolmente resistente. Nonostante l’hardware militare cruciale sia vecchio, è costituito però da veicoli e velivoli affidabili gestiti da personale ben addestrato, consentendo alle forze armate siriane di adottare una strategia di successo. In effetti, la narrazione dei media occidentali ha eseguito un’ampia inversione, dall’esercito che aveva i giorni contati, in ritirata, afflitto da defezioni e vicino al collasso. Invece erano assenti dalle notizie sui media occidentali, che spesso citano presunti esperti, rapporti esatti sulla dottrina dell’ordine di battaglia dell’esercito siriano, che indicavano la reputazione di uno degli eserciti meglio addestrati ed attrezzati della regione. Vale la pena considerare anche, che l’esercito ha spezzato i due assedi molto seguiti di Wadi al-Daif e Hamidiya, presso Maarat al-Numan, a metà aprile. I lanci aerei sugli impianti naturalmente sono stati interrotti, consentendo di concentrare maggiore potenza aerea su altri importanti focolai.
Il principio del presidente Hafiz al-Assad per mantenere un esercito ben disciplinato e competente, continua. Adeguatosi alle lezioni russe sul conflitto in Cecenia e all’esperienza, all’efficacia e alle tattiche di combattimento asimmetriche di Hezbollah, l’esercito siriano è all’altezza della sua reputazione di forza organizzata e coesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze speciali dietro le bombe di Boston

Aangirfan, 18 aprile 2013

4chan ThinkTank – Imgur.
5uhkquYqq0ZDMQuesti due uomini, visti al traguardo della maratona di Boston poco prima delle esplosioni, indossano stivali militari per il deserto (foto in alto).
Uno indossa un berretto con un logo utilizzato dalle forze speciali degli Stati Uniti o da ex membri delle forze speciali (foto in basso).
È questo il bombarolo?

kylecapIl berretto è della “Craft International”, una società per l’addestramento di mercenari fondata dall’ex Navy SEAL Chris Kyle. “Almeno uno di loro indossa un auricolare, il tipo che i servizi segreti usano per comunicare sul posto durante le operazioni.”
La bomba di Boston: uomini addestrati dalla Craft International presso il luogo dell’attentato, prima dell’esplosione della bomba.

punisherI Navy SEALs visti alla maratona di Boston, indossavano zaini sospetti?

chriskyleIl Navy SEAL Kyle

Una squadra d’emergenza della Guardia Nazionale, la 24.ma squadra civile di supporto della Guardia Nazionale per la Distruzione di Armi di Massa di New York, era a Boston quando le bombe sono esplose. L’unità ADM della Guardia Nazionale è intervenuta a Boston.

J57yXU2hIl ragazzo che è morto (in alto), l’uomo che passa la borsa (in basso)

Un anonimo scrive: I due tizi avvistati al traguardo erano della 1° unità ADM CST di Boston, MA, cioè la Squadra di supporto civile sulle Armi di distruzione di massa. Uno indossa il logo utilizzato dal personale per le operazioni speciali.  

puvQAoAhUomo con zaino

La 1° Unità WMD CST durante un’esercitazione a Boston, MA, 666.ma Strada, “Vicino la più antica taverna massonica“. 1° Unità WMD CST

Bost 3Jn82qarhScott Creighton non è d’accordo con John Kaminski. La bomba di Boston: “niente vittime“, solo “attori dell’emergenza”, la disinformazione è iniziata prima. La Craft International è una società militare e sicurezza privata simile alla Blackwater (Xe).

FI4ogxThLa Craft International alla maratona di Boston.

4chan.org, Anthony Gucciardi, Paul Joseph Watson e Alex Jones hanno rivelato che vi erano appaltatori militari privati con zaini operanti sulla scena delle bombe di Boston.

CraftL’uniforme della Craft International.

craft-international-boston-marathon1Prima che le bombe esplodessero.

qTHP5z4obyu7VDhFI4ogxThDopo.

Sandy HookSandy Hook e Boston.

Secondo i media main stream, questa volta il suo nome è Donna ed era a pochi isolati di distanza dalle bombe di Boston… Non credo che questo sia un errore di FOX News, a mio parere, è la firma di coloro che sono dietro il massacro di Sandy Hook, collegando i due eventi.
Le bombe di Boston sono un affare interno – le prove

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele colpisce la Siria: primo atto del “finale di partita”?

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation, 06/02/2013

turkParlando al vertice dei capi della difesa a Monaco di Baviera, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha infine confermato ciò che le agenzie di stampa avevano rivelato con clamore nei giorni precedenti: l’aviazione israeliana aveva lanciato un’operazione militare contro il legittimo governo della Siria. Dando luogo a speculazioni su un intervento militare su vasta scala da intraprendere molto presto. Barak ha riconosciuto il fatto, nel suo solito modo ambiguo, spargendo i segni per diverse interpretazioni…, “Non posso aggiungere nulla a quello che avete letto sui giornali di ciò che è successo in questi giorni in Siria”, ha detto Barak alla riunione degli alti diplomatici e funzionari della difesa di tutto il mondo. Poi ha proseguito: “Io continuo a dire francamente ciò che abbiamo detto – e questa è la prova che quando diciamo qualcosa, è vera – che non crediamo debba essere consentito trasportare sistemi d’arma avanzati in Libano”. (1)
Questo tipo di affermazione è un buon esempio per illustrare quale tipo di operazioni venga lanciato contro Damasco. Oltre agli attacchi militari immediati, anche i metodi della guerra d’informazione vengono utilizzati intensamente, evidenziando i fatti con una grande quantità di ambiguità, insinuazioni torbide e anche supposizioni arbitrarie. La missione è demoralizzare il nemico, spezzare la sua forza di volontà a resistere e privare la Siria di un qualsiasi sostegno internazionale, di cui potrebbe aver goduto finora. Secondo le prime notizie, negli attacchi aerei dell’aviazione israeliana effettuati la notte del 30 gennaio, l’obiettivo era un impianto chimico della difesa situato nelle vicinanze di Damasco. L’interpretazione è stata rapidamente ripresa dall’opposizione siriana. Spiegando così facilmente perché il nemico storico sia dalla sua parte. Sostenendone ancora tale versione dei fatti. Al resto del mondo è stata raccontata una storia diversa, quattro gruppi aerei, ognuno composto da tre velivoli, hanno sorvolato a bassa quota il monte Hermon e colpito un centro logistico congiunto di Siria, Hezbollah e Iran dove venivano conservate delle “armi ad alta tecnologia”, tra cui moderni missili superficie-aria. Presumibilmente un convoglio di camion sulla strada per il confine con il Libano è stato danneggiato, ma ben presto questa versione scomparve senza essere confermata.
Damasco ha detto che Israele ha attaccato un centro di ricerca della difesa. L’edificio è stato distrutto e due membri del personale sono morti, cinque altri feriti. Il 31 gennaio i governi di Siria e Iran hanno fatto dichiarazioni affermando che si riservavano il diritto di vendicarsi. Finora la Siria non ha risposto, probabilmente non vuole coinvolgere nuovi attori nello scontro. L’ambasciatore siriano in Libano, Ali Abdul-Karim Ali, ha minacciato ritorsioni all’attacco aereo israeliano dicendo che Damasco “ha la possibilità e la capacità di effettuare una rappresaglia a sorpresa”. Non ha precisato di cosa si trattasse. Nel frattempo le attività militari in prossimità del confine israeliano con la Siria e il Libano si sono intensificate, andando oltre la portata di azioni limitate. Forse è il primo atto del previsto “finale di partita”. A Londra si ricordano che il giorno prima dell’attacco israeliano, il Maggior-Generale Amir Eshel aveva avvertito che la Siria sta cadendo a pezzi e nessuno sa che cosa accadrà il giorno dopo: “La guerra non può scoppiare domani”, aveva detto, “ma noi siamo pronti a qualsiasi evenienza”.
All’inizio del 3 febbraio, i media libanesi hanno riportato che l’aviazione israeliana ha aumentato le proprie attività in diverse parti del sud del Libano. Volando sopra le città di Nabatia, al-Hiam e altre aree urbane, conducendo missioni di addestramento al combattimento a bassa quota. Né le forze armate libanesi, né Hezbollah hanno risposto. (2) Il ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour ha chiesto la condanna internazionale d’Israele. Ha detto che il raid aereo della scorsa settimana in Siria “è un’aggressione contro il Libano”. Ha inoltre aggiunto, “Israele merita risposte dure e un boicottaggio duro sul piano economico, politico e diplomatico”. Parlando prima di recarsi a Cairo per partecipare a una conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, Mansour ha detto, “i jet israeliani continuano a invadere lo spazio aereo del Libano ogni giorno. Dobbiamo resistere agli attacchi israeliani, ma non solo con gli appelli, le dichiarazioni e la condanna”.
E’ noto che le forze armate israeliane sono in stato di allerta al combattimento dal 25 gennaio. Tre batterie della difesa missilistica Iron Dome sono stati dispiegati nel nord d’Israele. Secondo il canale TV al-Manar (Hezbollah), un’unità israeliana ha smantellato il filo spinato vicino al villaggio di Yarun. Il gruppo consisteva in venti soldati e alcuni veicoli blindati. Non hanno attraversato realmente la frontiera, ma vi si sono avvicinati. In Israele molti hanno iniziato a parlare della necessità urgente di creare una zona cuscinetto profonda 16 km tra Israele e la Siria, e di spostare due divisioni e un battaglione sulle alture del Golan. Secondo gli esperti, nel caso di un grande intervento contro la Siria, il Libano e Hezbollah sarebbero i principali obiettivi d’Israele. Nessun dubbio che Hezbollah lo sappia bene e stia intraprendendo le misure preparatorie. Le forze armate libanesi sono in stato di massima allerta. Presumibilmente i militari non si confronteranno con gli israeliani (non l’hanno fatto durante l’ultimo conflitto sul loro territorio), ma non ostacoleranno Hezbollah.
Nel caso di un conflitto, i 60.000 razzi che Hezbollah ha contrabbandato in Libano (tre volte in più rispetto al 2006), sarebbero un vero rompicapo per Israele. Le armi provenienti dalla Siria, nel caso collassasse, è una questione di particolare interesse, in particolare per i SA-15 e SA-17 di fabbricazione russa, in grado di colpire bersagli a bassa quota. Yiftah Shafir del Centro Jaffee per gli studi strategici dell’Università di Tel Aviv, ha detto a Ynet,Nel 2006 abbiamo visto che Hezbollah è un esercito come gli altri, con punti forti e deboli. Non ha carri armati, per esempio, e non è certo che vorrà avere dei carri armati siriani. Suppongo che vuole ancora essere rifornito dalla Siria di razzi e missili antiaerei. Abbattere un aereo israeliano con il sistema missilistico antiaereo SA-17 sarebbe una vittoria per la propaganda di Hezbollah, ma questo sistema è molto difficile da usare. Presumo che preferiscano i piccoli sistemi antiaerei, come il SA-8. Questi missili possono essere caricati su un camion e sono abbastanza facili da usare”. Israele teme che alcune di queste armi finiscano non solo nelle mani di Hezbollah, ma nelle mani di elementi legati alla Jihad globale di al-Qaida. (3)
Come in tempo di guerra, il tintinnare di sciabole va di pari passo con l’aggressione mediatica, comprese quella orchestrata ai vertici. Ad esempio, i media israeliani hanno diffuso dappertutto notizie secondo cui il governo ha ottenuto il via libera per l’attacco contro la Siria da Washington e da Mosca. Debkafile, sito open-source sull’intelligence militare israeliana, ha riferito che l’operazione è stata attuata con il via libero del presidente Obama, dopo che la Casa Bianca, il 22 gennaio, era stata informata del piano dal comandante dell’Aman (l’intelligence militare israeliana), Maggior-Generale Aviv Kochavi. Il sito ha anche riferito che un altro emissario israeliano, il consigliere della sicurezza nazionale Yakov Amidror aveva visitato Mosca, nello stesso momento, per avvertire i leader russi dell’imminente attacco. Mentre i funzionari russi hanno espresso obiezioni nei confronti dell’attacco israeliano alla Siria, apparentemente avrebbero omesso di avvertire il Presidente Assad di quello che sarebbe successo, che è stato colto di sorpresa. Dopo il raid, il presidente Vladimir Putin ha comunicato al leader siriano di non aggravare la situazione militare con Israele. (4) Secondo altre fonti, compresa Debka, gli israeliani hanno raccontato a Mosca la solita storia che era loro intenzione impedire che armi chimiche finissero nelle mani di Hezbollah, senza fornire dettagli. (5)
E’ chiaro che confondere i fatti e le informazioni abbia il solo scopo di legittimare le azioni israeliane, ottenendo una presunta approvazione dalle grandi potenze. Nel caso della Russia, l’obiettivo è minare la sua credibilità nel mondo arabo, anche presso Damasco. Questo abuso della riservatezza (è difficile credere che i funzionari di Stato israeliani non abbiano nulla a che fare con ciò che scrive Debka) non è passata inosservata a Mosca. Non è un caso che il raid aereo sia stato condannato da Mosca, e senza mezzi termini, “la Russia dice di essere estremamente preoccupata per le notizie di un attacco aereo israeliano in Siria, nei pressi di Damasco, e una tale azione sarebbe un’indebita interferenza militare. Se questa informazione è confermata, allora si tratta di un attacco non provocato contro obiettivi sul territorio di un Paese sovrano, che viola palesemente la Carta delle Nazioni Unite e che non è accettabile, non importano i motivi addotti per giustificarlo”, ha detto il ministero degli Esteri russo in una dichiarazione del 31 gennaio.
La risposta della Turchia è stata alquanto particolare. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha criticato il raid israeliano in Siria, mettendo pesantemente in discussione l’inazione di Damasco verso l’aggressione. “Perché [Bashar] al-Assad non ha neanche gettato un sasso quando i jet israeliani sorvolavano il suo palazzo e si facevano beffe della dignità del suo Paese?” ha detto Davutoglu ai giornalisti durante la sua visita bilaterale nella capitale serba Belgrado, ha riferito il quotidiano Hurriyet. “Perché l’esercito siriano, che ha attaccato il suo stesso inerme popolo per 22 mesi dal cielo, con gli aviogetti, e a terra con i carri armati e il fuoco dell’artiglieria, non risponde all’operazione d’Israele? Perché non è possibile per al-Assad, che ha dato ordine di sparare missili SCUD su Aleppo, fare qualcosa contro Israele?” ha chiesto Davutoglu. Ha detto di non conoscere le circostanze precise del raid, ma ha aggiunto che la Turchia non sarebbe rimasta senza rispondere ad un attacco israeliano contro un Paese musulmano. (6) Ecco perché gli israeliani hanno un motivo per credere che una guerra tra Israele e la Siria sarebbe la migliore soluzione per i militari turchi. La Turchia se ne sarebbe rimasta in disparte, avendo ancora la possibilità di giocare il ruolo del “pacificatore e del liberatore dal nemico secolare”.
Il fatto che Netanyahu possa gettare il paese nella mischia sta diventando una questione sempre più preoccupante per gli israeliani. Secondo il quotidiano di destra Maariv, alti funzionari del ministero degli Esteri israeliano dicono che non ci sono stati cambiamenti strategici in Siria di recente, e non vi è alcun motivo di esser presi dal panico o di fare dichiarazioni ad alta voce. C’é uno status quo e la probabilità che armi di distruzione di massa finiscano nelle mani dei terroristi rimane sempre la stessa. Maariv scrive che Netanyahu istiga la tensione cercando di formare il più ampio governo di coalizione nazionale possibile. La cosa più semplice è invitare le parti a essere responsabili e a formare il governo che Netanyahu vuole, sotto il condizionamento della paura e delle minacce alla sicurezza. (7)
Molti in Israele dicono che tali azioni non soddisfano gli interessi dello Stato di Israele. Gli analisti locali scrivono che Israele non è interessato alla caduta di Assad, ma volente o nolente l’indebolisce mostrando al mondo che la difesa aerea siriana è vulnerabile. In questo modo si potrebbe accelerare un intervento straniero in Siria e facendo finire nelle mani sbagliate delle armi non convenzionali, divenendo un vero e proprio incubo prima del previsto. (8)

Note
(1) Novosti
(2) Zman.com
(3) (4) (5)
(6) Novosti
(7) Novosti
(8) MigNews

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: i Fratelli e il Grande Muto

Ahmed Bensaada Reporters, 29 dicembre 2012

Mursi-sacks-Tan8618Quando lo scorso agosto Mohamed Morsi, il primo civile eletto presidente egiziano, ha attaccato l’esercito del suo paese, i titoli dei media “mainstream” applaudirono la sua “epica” impresa e l’esplosione di titoli ditirambici fu immediata: “Il Presidente egiziano colpisce il vertice dell’esercito”, “Il presidente Mohamed Morsi sfida l’esercito”, “Il Presidente Morsi assesta un colpo contro l’esercito,” ecc. Un “esperto” ha spinto il ragionamento facendo uso di espressioni tratte da un racconto africano, confrontando Morsi a una mangusta che attacca il cobra la cui “unica possibilità di sopravvivenza è mordere il temibile mammifero prima che l’afferri alla gola.” E conclude: “E’ così che il presidente islamista Mohamed Morsi affronta l’esercito” [1]: la vittoria straordinaria del Presidente-mangusta sul formidabile esercito-cobra, conferma l’onnipotenza della fratellanza dei Fratelli Musulmani (da cui proviene Morsi) e prova l’inesorabile marcia verso la democrazia, eliminando tutto ciò che trova nel suo percorso.

Morsi e lo SCAF
E’ vero che il presidente Morsi è stato (apparentemente) in grado di “spingere” alla pensione il maresciallo Hussein Tantawi (77 anni), immobile ministro della difesa per venti anni, e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Sami Anan (64), il numero due del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF),  compito non facile. Per dare sostanza all’atto, questa decisione presidenziale è stata anche accompagnata da voci di arresti domiciliari per i due nuovi “pensionati”, ma sono state subito smentite. Tuttavia, questi media sono stati meno verbosi circa il fatto che il nuovo rais non solo ha deciso di nominarli entrambi “consiglieri del Capo dello Stato”, ma li ha decorati due giorni dopo il loro cosiddetto licenziamento. Si noti, per inciso, che la cerimonia della decorazione è stata trasmessa dalla televisione nazionale, sottolineando l’importanza dell’evento.
Abbiamo visto un presidente profondersi in ringraziamenti verso Tantawi: “Data la vostra fedeltà e il vostro amore per la nazione, questo è un gesto di gratitudine del popolo d’Egitto, e non solo del suo presidente, verso un uomo che è stato fedele al suo popolo e al suo Paese. Dio vi doni il successo!“[2]. Il maresciallo ha ricevuto la “Collana del Nilo”, la più alta onorificenza del paese, mentre al generale è stata assegnata la “Medaglia della Repubblica.” Il maresciallo Hussein Tantawi è stato sostituito da Abdel Fattah al-Sissi, capo dell’intelligence militare. Questo generale si è fatto conoscere, nell’era post-Mubaraq, giustificando i “famosi” test di verginità cui i militari sottoposero le manifestanti egiziane. [3]
Anche se alcuni osservatori hanno interpretato la cerimonia della decorazione come il desiderio di Morsi di risparmiare l’esercito, sembra piuttosto che la decisione delle “dimissioni” sia stata presa in accordo con militari e lo SCAF [4]. Soprattutto, come sembra secondo fonti informate, che il generale Anan “goda di ottimi rapporti con i Fratelli musulmani” [5], come ci renderemo conto in seguito.

Morsi e le commemorazioni storiche
Ma il presidente Morsi non solo ha adempiuto alla cerimonia. Infatti, meno di due mesi dopo questo evento, ha approfittato della ricorrenza della “guerra dell’ottobre 1973″ per decorare, postumo, l’ex presidente Anwar Sadat. Una distinzione assegnata allo stesso maresciallo Tantawi è stata data al figlio del presidente. Ironia della sorte, è in questa stessa cerimonia che, 31 anni fa, quasi nello stesso giorno, venne assassinato Sadat da soldati appartenenti al movimento della Jihad islamica egiziana, fondata da ex membri dei Fratelli Musulmani. Tentando una spiegazione di questo gesto altamente politico, il quotidiano libanese “al-Safir” dice che l’azione del presidente islamista “illumina il rapporto interessante nato negli anni ’70 del secolo scorso, tra Sadat e i vertici islamisti, tra i più fondamentalisti, di cui liberò molti dei membri dalle carceri di Nasser, e che utilizzò in un modo o nell’altro per indebolire i suoi avversari politici nasseriani, i gruppi nazionalisti e di sinistra, ed altri, prima che gli islamici non gli si rivoltassero contro, fino al suo assassinio sul palco per la commemorazione della guerra di ottobre“[6]. Alcuni teorici della “mangusta” hanno avanzato la spiegazione che “mettendo da parte” i due alti ufficiali, il presidente Morsi porrebbe fine alla “generazione del 1973″, per far posto a militari più giovani. [7] Con la decorazione postuma di Sadat, il ciclo si sarebbe chiuso.
Va da sé che questa improvvisa frenesia del presidente nell’assegnare decorazioni militari, che non dimentichiamolo è un civile, è molto curiosa, soprattutto se si tiene conto del breve periodo trascorso dalla sua ascesa alla presidenza e il tormentato rapporto tra la Fratellanza e l’esercito egiziano negli ultimi decenni. Ma cosa più interessante in questo caso è che alcune persone che hanno segnato indelebilmente la storia dell’Egitto moderno, sono state deliberatamente oscurate dal presidente Morsi. A questo proposito, alcuni osservatori hanno notato che all’innegabile leader storico, il compianto Presidente Jamal Abdel Nasser, non è stato decorato (postumo) durante le celebrazioni del 60° anniversario della “rivoluzione del 23 luglio 1952.” Peggio ancora, il presidente dei Fratelli Musulmani ha semplicemente svolto un discorso televisivo in cui ha criticato in modo implicito ed esplicito Nasser. [8] Commentando quell’epoca, Neveen Ahmed ha scritto: “Nessuno può negare che questo periodo sia molto doloroso, nella mente di molti dei Fratelli musulmani, per le detenzioni e le torture nelle carceri. Vi è quindi una storica ostilità tra i fratelli e l’era di Nasser“. [9]
Con questa verità lapalissiana, possiamo solo chiederci, assieme ai sempre (più numerosi) critici del nuovo rais, se Morsi sia il presidente di tutti gli egiziani o solo dei Fratelli musulmani, come suggerito dalla sua selettiva memoria storica. Certo, Nasser è considerato dalla confraternita come il “distruttore” dell’islamismo, ma non è questo aspetto della politica nasseriana che giustifica tale “amnesia” selettiva. Infatti, è ben noto che sia l’esercito egiziano che il governo islamista al potere sono alleati del governo degli Stati Uniti. Il primo riceve una rendita generosa, mentre il secondo gode di un innegabile sostegno politico “post-primavera”. Piuttosto, Nasser e gli Stati Uniti si vedevano come nemici. Per illustrarlo, la cosa che potrebbe essere più eloquente è la famosa affermazione di Nasser: “Se vedete che gli Stati Uniti si compiacciono di me, allora saprete che sono sulla strada sbagliata“.
Se si crede a Bernard Lugan, l’esercito egiziano sarebbe diviso in tre gruppi distinti: “uno stato maggiore composto da vecchi sodali di Washington, una fazione islamista difficilmente quantificabile, e una maggioranza composta da ufficiali e sottufficiali nazionalisti che hanno per modello Nasser“. [10] In questo caso, tenendo conto del fatto che per una frangia significativa della popolazione e di intellettuali egiziani, Nasser non è solo il figlio prediletto dell’Egitto, ma anche un eroe del pan-arabismo, va da sé che Morsi corre il rischio di alienarsi una parte dell’esercito e dell’opinione pubblica, se non è in grado di migliorare la propria immagine di “presidente dei Fratelli.”

Morsi e lo Sceicco Cieco
Durante il suo discorso simbolico a Piazza Tahrir, pochi giorni dopo la sua elezione alla più alta carica dello Stato, Morsi fece una dichiarazione sottaciuta dalla stampa internazionale, ma che non passò inosservata negli Stati Uniti. Ha strombazzato ad alta voce: “Io farò tutto il possibile per la liberazione dei [...] prigionieri, tra cui lo sceicco Omar Abdel-Rahman” condannato nel 1995 all’ergastolo dai tribunali degli Stati Uniti per aver ideato l’attacco contro obiettivi a New York e l’assassinio dell’ex presidente Hosni Mubaraq. [11] Ma chi è questo sceicco di cui Morsi ha sentito l’obbligo  di citare in uno dei suoi primi discorsi presidenziali, come se si trattasse di una questione cruciale per il paese? In realtà, lo sceicco Omar Abdel-Rahman, noto come lo “Sceicco Cieco”, a causa della sua cecità contratta durante l’infanzia, è il leader spirituale della Jamaa al-Islamiya, organizzazione islamista egiziana che ha recuperato i resti della Jihad islamica egiziana ed è stata responsabile di diversi attacchi terroristici in Egitto e negli Stati Uniti. Condannato per il primo attacco contro il World Trade Center nel 1993, lo sceicco Abdel-Rahman sta attualmente scontando la pena negli Stati Uniti. [12]
La richiesta della “liberazione” dello sceicco da parte del neoeletto presidente, ha fatto arrabbiare molti politici statunitensi, come è possibile comprendere leggendo queste reazioni. Il senatore Charles Schumer ha dichiarato che “le offensive dichiarazioni del presidente Morsi sono un insulto alla memoria delle vittime dell’attentato al World Trade Center“, e lo sceicco Abdel-Rahman è “un terrorista che aveva pianificato l’assassinio di americani innocenti, non vi preoccupate, rimarrà al suo posto, in carcere per il resto della sua vita.” La senatrice Kirsten Gillibrand ha, nel frattempo, descritto la dichiarazione di Morsi “non solo scandalosa, ma che rappresenta una fonte di profonda preoccupazione per il rispetto di Mohammed Morsi per lo Stato di diritto e la democrazia“. [13]
Va notato che nel 2006, Ayman al-Zawahiri, da tempo numero due di al-Qaida, ed egli stesso ex-membro di spicco della Jihad islamica egiziana, aveva annunciato la fusione della Jamaa al-Islamiya con al-Qaida. [14] Uno dei motivi avanzati per  tale alleanza, era proprio l’incarcerazione dello sceicco Abdel-Rahman. Elemento interessante in questa storia: lo sceicco è stato incarcerato in seguito all’assassinio del presidente Sadat, accusato di aver emesso una fatwa che ne autorizza l’abbattimento [15] e per avere istigato l’attentato. A causa di mancanze di prove, lo sceicco è stato successivamente rilasciato ma deportato.
Così, è facile vedere l’ambivalenza politica del presidente Morsi: è in grado di decorare postumo un presidente assassinato e chiedere il rilascio della persona su cui pesa il grave sospetto di essere il mandante. Questo caso illustra il doppio gioco di Morsi: vuole essere “il presidente di tutti” onorando i suoi predecessori, ma non dimentica i suoi “compagni” islamisti, la prova della sua lealtà alla confraternita e alla sua “Mourchid” (guida suprema dei Fratelli musulmani).

Un matrimonio molto speciale
Il 31 agosto 2012, poco più di due settimane dopo il “pensionamento obbligatorio” del maresciallo Tantawi e del generale Sami Anan, l’hotel a cinque stelle “al-Masah” di Cairo ha ospitato un matrimonio elegante. L’eccitazione che ha colto l’edificio, di proprietà delle forze armate egiziane, era al culmine per la notorietà degli sposi, ma soprattutto di quella degli ospiti. Quel giorno, Mohamed Mamdouh Shahin convolava a nozze con Ithar Kamal al-Katatni. La coppia felice è formata dal figlio del generale Mamdouh Shahin, membro influente del SCAF e assistente del ministro della difesa responsabile per le questioni giuridiche e costituzionali. La bella moglie di 25 anni, è la figlia dell’ingegnere Kamal al-Katatni parente di Saad al-Katatni, ex presidente della disciolta Assemblea del popolo egiziano, membro del Consiglio direttivo della Fratellanza musulmana e attuale presidente del Partito per la Libertà e la Giustizia (la vetrina politica della Fratelli musulmani).
Ma al di là della vita mondana, il matrimonio tra i figli di un alto militare e di un membro della famiglia di un anziano islamista dei Fratelli musulmani, ha fatto i titoli dei giornali. In primo luogo, la presenza del generale Sami Anan seduto accanto a Saad al-Katatni non poteva passare inosservata. La prima apparizione pubblica del generale “licenziato” ha posto fine alle voci sui suoi arresti domiciliari. Anzi, Sami Anan era arrivato con la stessa auto di servizio che aveva durante lo svolgimento delle sue funzioni, ed era protetto da guardie del corpo. D’altra parte, il quotidiano “al-Youm al-Sabii” ha riferito che alla fine della cerimonia nuziale, il “generale Sami Anan era entrato in una sala VIP con il dottor Saad al-Katatni, e la porta della stanza si era chiusa dietro di loro“. [16] Lo stesso giornale ha pubblicato numerose fotografie dell’evento, tra cui personaggi che è difficile immaginare insieme: il Mufti della repubblica, personalità salafite, sufi o dei Fratelli musulmani, ex ministri, uomini d’affari, ecc. Questo gruppo eterogeneo mostrava come l’esercito e gli islamisti possano vivere in “perfetta armonia” e indicava come Sami Anan coltivi buoni rapporti con i Fratelli musulmani, come accennato in precedenza. Il suo pensionamento e quello del suo superiore, da parte del presidente islamista Morsi, non può essere interpretato come un “licenziamento”, ma piuttosto come un accordo tra le due istituzioni più grandi sulla scena egiziana: l’esercito egiziano e la fratellanza.

L’esercito soccorre Morsi
Contrariamente a ciò che dicono oggi, gli islamisti non sono “rivoluzionari” della prima ora. Erano molto scettici, all’inizio delle rivolte contro Mubaraq, e si sono uniti al movimento di protesta molto tardi. Inoltre, pochi mesi dopo la caduta del presidente deposto, hanno reso pubblico il loro desiderio di dividersi dal movimento pro-democrazia, nato in piazza Tahrir. Commentando questo periodo, il professor Stéphane Lacroix scrive: “Siaono stati alleati o no durante la rivoluzione, i giovani rivoluzionari e i Fratelli hanno rapidamente scelto percorsi diversi. I Fratelli prendono le distanze dalla piazza, preferendo investire nel gioco politico delle istituzioni. Fanno finta di mostrare la loro fiducia nel processo di “transizione” guidato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), con la quale, riprendendo le abitudini dell’era Mubaraq, non esitano a negoziare dietro le quinte“. [17] Da allora, i fratelli vengono regolarmente accusati di collusione con i militari. Già nel luglio 2011 (un anno prima del pensionamento dei due anziani membri del SCAF), Mohammed Badie, Mourchid dei Fratelli musulmani, mostrava il cammino ai membri della sua fratellanza. Dopo gli incidenti di piazza Abbassiya, che fecero quasi 300 feriti nelle file dei manifestanti pro-democrazia che volevano marciare sul Ministero della Difesa, ha detto: “Noi difenderemo sempre l’esercito e l’esercito ci difenderà” [18].
Con la promulgazione del decreto del 22 novembre 2012, Morsi si è dato dei poteri definiti “faraonici” dai suoi oppositori. Sono seguite battaglie campali tra gli islamisti e l’opposizione liberale che hanno lasciato sette morti e centinaia di feriti. I carri armati sono ricomparsi per le strade di Cairo e Morsi ha ordinato all’esercito di proteggere il paese. Gli ha dato il diritto di arrestare i civili, potere molto criticato dai “rivoluzionari” durante la transizione post-Mubaraq. Quindi, l’esercito è di nuovo sulla ribalta politica del paese, proteggendo gli islamisti su loro richiesta, come previsto più di un anno prima dal Mourchid, e per impedire al paese di scadere nel caos. Il Fronte di salvezza nazionale (NSF), è la principale coalizione dei movimenti di opposizione di sinistra, laici e liberali mobilitati contro l’autocratico presidente Morsi. La coalizione è fortemente contraria alla volontà del governo di forzare la riscrittura della costituzione, accelerata dagli islamisti, e d’indire assai rapidamente un referendum costituzionale. In considerazione della pericolosa polarizzazione della società egiziana, l’esercito egiziano ha chiesto al governo islamista e all’opposizione di dialogare. Il portavoce delle forze armate ha affermato che, senza dei colloqui, l’Egitto prenderà “un sentiero oscuro, che porterebbe a un disastro“, cosa che l’esercito “non può permettere“. [19]
Pertanto, contrariamente a quanto è stato trasmesso dai media “mainstream”, al momento dell’apparente “spiazzamento” di Tantawi e Anan, le forze militari del paese mostrano unilateralmente come l’esercito non sia sottoposto a un potere e rimanga al timone del paese. Anche se l’incontro tra le due parti infine non ha avuto luogo, si deve rilevare che l’esercito non ha abbandonato l’idea del vertice se non dopo essersi assicurato che il NSF abbia richiesto ai suoi di partecipazione al referendum costituzionale, riducendo notevolmente la tensione politica nel paese. In ultima analisi, tutto indica che l’esercito ha scelto di cooperare con il gruppo politico del paesaggio politico dell’Egitto più forte e più organizzato, vale a dire i Fratelli musulmani. Questa opzione è stata probabilmente “incoraggiata e consigliata” dal governo degli Stati Uniti [20], che ha stretti rapporti con entrambe le parti da decenni. Pertanto, la decisione di mandare in pensione il maresciallo Tantawi e il generale Anan sembra essere stata presa di comune accordo e consensualmente con l’esercito dal governo islamico Morsi. Secondo l’opposizione, la collusione tra le due istituzioni si riflette nell’articolo 197 della nuova costituzione del paese, in cui il bilancio militare non viene realmente posto sotto controllo, potendo così continuare a proteggere i privilegi goduti dall’esercito sotto Mubaraq. [21]
Il 22 dicembre, il giorno della seconda fase del referendum sulla costituzione, Anne Patterson, l’ambasciatrice statunitense a Cairo, ha visitato un certo numero di seggi elettorali nella capitale egiziana. Vedendo la diplomatica, gli elettori hanno iniziato a cantare “Islamiya, Islamiya” (islamico, islamico) [22], vedendo nella visita della signora Patterson un’interferenza degli Stati Uniti negli affari interni del loro paese. Questa animosità popolare ha costretto l’ambasciatrice a rientrare e ad evitare certi uffici “inospitali”. Un aneddoto che mostra come la diffidenza del “piccolo popolo” contro l’onnipresenza statunitense in Egitto (prima e dopo la caduta di Mubaraq), sia in netto contrasto con la qualità delle relazioni tra l’esercito egiziano e i Fratelli musulmani con l’amministrazione statunitense.
Nella mitologia dell’antico Egitto, il dio “Ra” si trasforma in un’enorme “ichneumon” (mangusta) per combattere “Apophis” (serpente gigante che personifica il male). In Egitto, oggi, la mangusta e il cobra più probabilmente danzano insieme al suono del flauto suonato da un incantatore dotato di grande destrezza. Ma gli spettatori non sembrano apprezzare la musica.

Ahmed Bensaada Montreal, 25 dicembre 2012
Questo articolo è stato pubblicato 29 dicembre 2012 dalle quotidiano algerino Reporters

Riferimenti
1 – Christophe Ayad, «Le président égyptien frappe l’armée à la tête», Le Monde, 13 agosto 2012
2 – AFP, «En Égypte, Mohamed Morsi décore les généraux qu’il a limogés», Le Monde, 14 agosto 2012
3 – AFP, «Un général égyptien justifie les “tests de virginité” sur des manifestantes», Le Point.fr, 26 giugno 2011
4 – Karim Kebir, «Morsi écarte l’armée du pouvoir», Liberté, 13 agosto 2012
5 – Maghreb Intelligence, «Le général Anan, au chevet de l’Égypte», 3 agosto 2012
6 – Essafir, «Morsi décore Sadate!», 4 ottobre 2012
7 – Alain Gresh, « Égypte, de la dictature militaire à la dictature religieuse?», Le Monde diplomatique, novembre 2012
8 – Essafir, Op.Cit.
9 – Névine Ahmed, «Entre Nasser et Morsi, des jeunes si semblables…si différents!», Le Progrès Égyptien, 24 luglio 2012
10 – Bernard Lugan, «Irak, Libye, Syrie, Égypte et demain Iran. La stratégie du chaos», Metamag, 14 dicembre 2012
11 – AFP, «Morsi promet d’agir pour faire libérer Omar Abdel-Rahman aux États-Unis», Romandie.com
12 – David D. Kirkpatrick, «Egypt’s New Leader Takes Oath, Promising to Work for Release of Jailed Terrorist», The New York Times, 29 giugno 2012
13 – Jonathan Dienst, «Area Pols Condemn Egypt’s Next President for Supporting ’93 WTC Terrorist», NBC New York, 29 giugno 2012
14 – Andrew Cochran, «New Al Qaeda Tape Announces “Merger” With Egyptian Islamic Group, a.k.a. Gamaa Islamiya», Counter Terrorism Blog, 5 agosto 2006
15 – Christophe Ayad, «Géopolitique de l’Égypte», Editions Complexe, Bruxelles, 2002, pp. 143
16 – Mohamed Ahmed Tantaoui, «En photos: Le général Anan assiste au mariage du fils du général Mamdouh Chahine et rencontre l’ancien chef de l’assemblée du peuple Saad el-Katatni», El-Youm el-Sabii, 31 août 2012
17 – Stéphane Lacroix, «L’Égypte, l’armée et les Frères», Le Monde, 25 juin 2012
18 – Alexandre Buccianti, «Égypte: les Frères musulmans confirment leur rapprochement avec l’armée contre les révolutionnaires», RFI, 25 luglio 2011
19 – AFP, «L’armée égyptienne somme pouvoir et opposition de dialoguer», Libération, 8 dicembre 2012
20 – Jacques Chastaing, «Égypte: la révolution et les islamistes», Culture & Révolution, 28 settembre 2012
21 – R.B., «Égypte: pourquoi le projet de Constitution inquiète» Le Parisien.fr. 23 dicembre 2012
22 – Bahjat Abou Deif, «Les électeurs scandent contre l’ambassadrice américaine “islamique … islamique”», El-Youm el-Sabii, 22 dicembre 2012

Copyright © 2013 Reporters

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hamas ha assassinato il capo del programma missilistico siriano?

Uprooted Palestinians 28 novembre 2012


“La Siria ha abbracciato Mishaal come un orfano in cerca di rifugio, dopo che gli altri paesi gli chiusero la porta in faccia.”

“Il giorno in cui hanno cercato di ucciderlo è stato il giorno in cui Mishal è ridiventato un leader”,  ha detto a McGeough un giornalista giordano. “L’uomo che morì quel giorno fu Abu Marzook. Nessuno voleva parlare con il moderato Abu Marzook” (conosciuto come Mr. CIA), dopodiché,  Mishal, Mishal, Mishal”. Era solo fortuna come dice McGeough?

Poche settimane fa ho scritto: “Non sono sorpreso di sapere che il giorno in cui hanno cercato di uccidere Mishaal (Mr. Mossad), il leader fu fatto partorire da due ostetriche, Netanyahu e re Hussain.  Il re Hussain morì nel 1999, e Mishaal fu espulso in Siria lo stesso anno. Fu una coincidenza o il momento giusto per impiantare Mr. Mossad in Siria”.
Oggi, dopo la lettura e la traduzione della lettera aperta di Amr Nassef a Mishaal, ho scritto: “Comunque, Imad Mughniyeh ha incontrato il figlio ingrato di Hamas, il ‘martire vivente’, 5 ore prima del suo assassinio da parte del Mossad. Pochi giorni dopo la ‘storica’ visita dell’emiro del Qatar a Gaza, Israele ha assassinato al-Jaabari, il ‘Mughniyeh palestinese’.” Comunque, secondo al-Quds al-Arabi, al-Jaabari supportava l’accordo di Doha tra Mishaal e Abbas. “Nove mesi fa, fonti informate di Hamas avevano detto ad al-Quds della controversia tra i ranghi di Hamas sull’accordo di Doha… Le fonti hanno detto che c’è una spaccatura sull’accordo di Doha  all’interno della leadership di al-Qassam, la spina dorsale delle agenzie di sicurezza che operano nella Striscia di Gaza. Secondo tali fonti, Mohammed Deif, che è il padrino del braccio armato del movimento, sosteneva la posizione del Dr. Mahmoud al-Zahar, che si oppone apertamente a Khaled Mishaal.”
Ora leggete questo: “Hamas ha colpito Tel Aviv con missili ideati dal Generale Nabil Zughaib e consegnati attraverso i tunnel a Gaza da Imad Mughniyeh, e l’ingrata Hamas ha ucciso entrambi.”
Leggasi la seguente storia: “Durante colloqui informali con il ministro degli esteri egiziano Mohamed Kamel Amr…  Clinton espresse la sua ‘indignazione perché Israele aveva assassinato il comandante militare di Hamas Ahmed Jaabari, portando all’escalation del confronto… così come Jaabari era il migliore ufficiale in grado di controllare la sicurezza della Striscia di Gaza e di comprendere una qualsiasi possibilità di raggiungere una tregua.’
La fonte citava un dirigente palestinese, che per caso era vicino ai colloquianti, che diceva di aver sentito con le sue orecchie la Clinton dire al suo omologo egiziano: “Chi ha ucciso il Generale Nabil Zughaib non avrebbe dovuto essere premiato uccidendogli il comandante militare. Questo è quello che ho detto gli israeliani.” Il leader palestinese, utilizzando il motore di ricerca su Internet, ha scoperto che Clinton stava parlando del Maggior Generale Dr. Nabil Zugheib assassinato a Damasco il 21 luglio con tutti i membri della sua famiglia, mentre stavano andando nella loro nuova casa ‘segreta’, a  Masaken Barzeh, “dopo che le bande dell’ELS avevano trovato la sua casa nel quartiere di Bab Touma e iniziato a sorvegliarlo.”
Scioccato e stordito, il leader palestinese chiamò un amico nell’ufficio dell’OLP a Damasco, e una figura palestinese indipendente che vive in Siria e Libano, per raccogliere maggiori informazioni. Alla fine, e dopo un controllo incrociato, ha concluso che il generale Zugheib, responsabile del programma missilistico siriano, era stato assassinato dalla rete di Hamas a Damasco, gestita da Kamal Ghannajah, capo della sua sicurezza in Siria, che fu assassinato a giugno nella sua abitazione, nel quartiere Qudsaya, a ovest di Damasco.
Ecco alcune citazioni estratte da un post precedente: “Secondo fonti affidabili, SyriaTruth ha affermato che Ghannajah era coinvolto in operazioni terroristiche condotte dai gruppi armati siriani e non siriani contro le istituzioni, le personalità siriane e palestinesi vicine al regime, tra cui l'”Esercito di liberazione palestinese”, i cui depositi di armi nei sobborghi di Damasco sono stati saccheggiati dai gruppi armati sotto la supervisione personale di Ghanajah”. Un’altra fonte ha detto che “è confermato che Ghanajah aveva previsto un’infrastruttura per i gruppi armati islamisti nei sobborghi di Damasco, e in particolare per quelli connessi con i Fratelli musulmani, tra cui nascondigli, magazzini di armi, auto fuoristrada, mitragliatrici Dushka, mezzi di comunicazione, ecc”. Secondo la fonte, le indagini siriane hanno rivelato che Ghannajah, in virtù delle sue forti relazioni con i funzionari di sicurezza siriani, imposte dalla natura del suo lavoro, gli diedero “le chiavi della sicurezza e delle strutture” che ha messo al servizio dei gruppi armati siriani, permettendogli in seguito di assassinare alti ufficiali dell’esercito e dei servizi di intelligence siriani e dell'”Esercito di Liberazione palestinese”, e di rapinare a mano armata i depositi di armi e di far saltare in aria un certo numero di importanti centri di sicurezza militari dentro e fuori Damasco. Ha anche usato le strutture di sicurezza affidategli dalle autorità siriane a favore dell’opposizione armata siriana, da e per il Libano. La fonte afferma che… gli assassini di Hamas hanno la residenza nel quartiere Masaken Barzeh di Damasco, e non nel campo profughi di Yarmouk o nella zona della pietra nera, dove la maggior parte dei membri di Hamas viveva; centinaia di loro si sono uniti all’ELS nel corso degli ultimi sei mesi.”
Secondo la fonte, il gruppo di Hamas implicato nell’assassinio del Maggiore Generale Zugheib, ha legami con un gruppo vicino ai servizi speciali della sicurezza interna di Khaled Mishaal, che almeno uno di esso è coinvolto nell’assassinio di Imad Mughniyeh, il comandante militare di Hezbollah, nel febbraio 2008. E’ importante notare che l’indagine sull’assassinio di Mughniyeh, condotta dalle competenti autorità siriane e da Hezbollah, ha stabilito nel 2009 che un compagno di Khaled Mishaal, che era incaricato di preparare gli incontri di Mishaal con Imad Mughniyeh e del trasferimento di armi a Gaza e del trasferimento di combattenti in Libano per l’addestramento, era stato reclutato dai servizi segreti giordani durante il suo soggiorno in Giordania, dopo il suo rilascio dalle carceri israeliane. Non è improbabile che l’intelligence israeliana lo abbia reclutato durante la sua detenzione.
A causa dell’imbarazzo, sia Hezbollah che la Siria hanno annullato una dichiarazione sui risultati delle indagini. Se questa storia è vera, sarebbe uno dei più strani paradossi della decadenza morale della storia. Hamas ha colpito Tel Aviv con missili ideati dal generale Nabil Zughaib e consegnati attraverso i tunnel a Gaza da Imad Mughniyeh, e l’ingrata Hamas ha ucciso entrambi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la battaglia di Aleppo sarebbe decisiva per i terroristi?

Hoteit Amin e Ahmed Farhat, Mondialisation, 1 ottobre 2012
Dottor Amin Hoteit, Ahmed Farhat, al-Manar 29/09/2012 Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca Copyright © 2012 Global Research

Una breve conversazione telefonica non è volta a spiegare totalmente una questione dolorosa e orribile come la guerra contro la Siria, affidata alle cure del terrorismo più abietto alimentato dai cosiddetti stati democratici, che cercano di diffondere il loro nuovo ordine e la loro nuova governance col fuoco e il sangue… Questa è la Siria che soffre, ma la magnifica Aleppo soffoca tra i fumi… soffoca tra gli incendi che hanno devastato i tesori archeologici che conservava per tutta l’umanità… E’ strangolata da tonnellate di pneumatici bruciati per suggerire che in parte è andata in fumo… Dove c’era bellezza vi è solo desolazione… Dove fioriva il gelsomino e filtrava il dolce odore delle arance, ora puzza di tradimento… Per la seconda volta in meno di un secolo, il governo francese è colpevole della sofferenza dei suoi abitanti… Il dottor Amin Hoteit ce lo ricorda senza elaborazioni… Chi non è d’accordo con questa accusa consulti i libri di storia sugli accordi e i trattati per la divisione  dei territori siriani tra la Francia e la Turchia, nel corso del secolo scorso; il loro tentativo attuale di smembrare e dividere questi territori è un segreto solo per chi non sa leggere o sentire! [Nota del traduttore Mouna Alno-Nakhal].

Su una superficie di soli 18500 chilometri quadrati, i migliori strateghi di tutti i colori si affrontano, bardati di tutto punto e di entusiasmo guerriero: il tempo è venuto ed è ad Aleppo che si gioca tutto! E Aleppo, la capitale economica e la seconda più grande città siriana, dovrebbe influenzare il corso degli eventi della campagna quasi universale condotta dai tamburi di guerra occidentali e regionali contro la Siria… E’ ad Aleppo che i mercenari dovrebbero rimettere piede prima di diffondersi. Perché Aleppo e per quali  motivi? Il dottor Amin Hoteit esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione risponde alle domande, nel corso di una breve telefonata.

Le bande che affliggono la Siria hanno dichiarato che la “Battaglia di Aleppo” è determinante. Perché Aleppo? Perché non Damasco la capitale del paese? 
In più di 18 mesi in cui le bande di terroristi devastano la Siria, non sono riuscite a prendere il controllo finale di una parte del paese, che sia in continuità con le zone di confine. Pertanto, il controllo di Aleppo sarebbe un “salto di qualità” verso la vittoria, altrimenti il gioco è finito! Non essendo state in grado di farlo a Damasco, Homs e Idlib… si sono dirette a nord, per mettere le mani su Aleppo e quindi giungere a una sorta di spartizione territoriale contro le autorità. Se Aleppo gli sfugge, nessun altro territorio di grande importanza, nessuna città siriana, potrebbe essergli utile!

Che cosa vuole la Turchia? 
Il governo di Recep Tayyip Erdogan vuole che le bande vincano ad Aleppo, permettendo così di giustificare la loro ospitalità in territorio turco, e in particolare, il sostegno che ha continuato a fornirgli, un supporto che diventa un pesante fardello per Ankara. Dopo aver fatto tanto per incendiare la Siria, vede le fiamme arrivare pericolosamente vicine per, infine, divorarlo a sua volta. Il governo vuole vincere la guerra tramite i mercenari, e solo una vittoria gli permetterebbe di perseguire la sua politica… Inoltre, anche prima che le bande annunciassero la loro intenzione di dare la battaglia decisiva ad Aleppo, Ankara e Washington hanno avuto diverse riunioni di coordinamento al massimo livello d’intelligence e militare… eppoi, dall’esito di questa battaglia dipende il futuro di Erdogan, che ha un urgente bisogno di successi, da una parte contro i suoi avversari nel suo partito il cui Congresso è stato annunciato per la prossima settimana; dall’altra contro i partiti di opposizione e molti segmenti della società turca, le cui critiche contro la sua politica estera provengono da tutte le direzioni!
Senza contare che a causa della sua posizione strategica e della sua vicinanza all’Anatolia, Aleppo contava molto durante il dominio ottomano. Era già la seconda più grande città dell’Impero dopo Costantinopoli [Istanbul], il primo centro commerciale tra oriente e occidente, e se le ambasciate occidentali erano a Istanbul, Aleppo è sempre stata la sede delle rappresentanze consolari. Senza dimenticare che il Trattato di Sèvres, concluso il 10 agosto 1920 tra gli alleati e l’impero ottomano, dove Aleppo e la sua regione furono aggregate alla Siria, fu respinta da Mustafa Kemal Ataturk, che voleva annetterla come aveva annesso l’Armenia all’Anatolia; Il trattato infine fu sostituito il 24 luglio 1923 con il Trattato di Losanna, più vantaggioso per la Turchia su più di un titolo… Aleppo venne isolata dal suo porto sul Mediterraneo e il suo territorio ampiamente amputato, cioè il Sangiaccato di Alessandretta [corrispondente all'incirca alla provincia attuale di Hatay della Turchia, ndt].

Che cosa cercano i mercenari?
Cercano di trasformare la capitale economica Aleppo nella capitale del terrorismo, che diventerebbe la sede di un nuovo “Consiglio nazionale di transizione” e i paesi del Golfo sarebbero ben lieti di riconoscere, ora che le bande hanno avuto al promessa di questo riconoscimento da parte del governo degli Stati Uniti e del presidente francese François Hollande! Ma questo non è il loro unico scopo. Da un punto di vista sociale, Aleppo è in qualche modo una sorta di piccola Siria, essendo molto rappresentativa di tutta la popolazione e delle sue componenti religiose. Controllarla, permetterebbe alla presunta opposizione siriana di promuovere il suo desiderio di istituire un cosiddetto “sistema pluralistico”, uno slogan bugiardo ed ipocrita dal momento che è ormai chiaro che questa opposizione obbedisce ai dettami di un colore… e che i cristiani avranno molto da perdervi!

Come pensate finirà questa battaglia di Aleppo? 
Gli insorti sono caduti in una trappola e le loro ambizioni si basano sulle sabbie mobili. La battaglia di Siria finirà con la vittoria. I terroristi accetteranno la sconfitta. Nulla all’orizzonte suggerisce una conclusione diversa!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sionisti utilizzano al-Qaida per attaccare la Siria

Dean Henderson, Left Hook 13/2/2012

Non è stata una sorpresa per gli studiosi della storia del Medio Oriente che ieri, il leader di al-Qaida Ayman al-Zawahiri abbia chiesto l’estromissione dalla Siria del “regime pernicioso e canceroso“. La Siria progressista è stata presa di mira da al-Qaida, in passato, ed è attualmente sotto attacco degli islamisti dell’esercito libero siriano addestrato da CIA/Mossad. Quando al-Zawahiri era il capo della Jihad islamica egiziana, nel 1984, la CIA di Reagan inviò i mujahidin del suo amico Ali Mohammed negli Stati Uniti, dove si mise ad addestrare i terroristi afghani a Brooklyn e Jersey City, nei fine settimana. Durante la settimana era istruito dalle forze speciali statunitensi a Fort Bragg. Nel 1998 ha partecipato al bombardamento delle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. La reazione di una puttana.
Più tardi la CIA ha aiutato i terroristi della Jihad islamica egiziana a sfuggire alla giustizia, inviandoli a combattere con i musulmani bosniaci e con i narcos del Kosovo Liberation Army, che dovevano fare a pezzi la Jugoslavia. Gli islamisti sono stati utilizzati per uccidere Gheddafi e privatizzare la banca centrale libica per conto del cartello Rothschild. Ora, queste creazioni dell’intelligence occidentale – Israele, Turchia, CCG e NATO – vengono utilizzate per attaccare il governo di Assad in Siria e occupare la banca centrale della Siria per conto del cartello sionista bancario degli Illuminati. E la strada per attaccare l’Iran corre diritta attraverso Damasco. L’articolo che segue del Dr. Boris Dolgov – Ricercatore del Centro di Studi Arabi dell’Istituto russo di Studi Orientali – è la migliore che si sia letta sulla situazione. E’ apparso sull’eccellente sito Oriental Review.

“La situazione attuale in Siria rimane una delle componenti più importanti della politica Mediorientale e internazionale. Utilizzando la crisi interna della Siria e perseguendo i propri obiettivi, NATO, Israele, Turchia e monarchie del Golfo Persico stanno cercando di minare il regime siriano. Dall’inizio della crisi in Siria ho fatto due viaggi in questo paese, in qualità di membro di delegazioni internazionali, nell’agosto 2011 e nel gennaio 2012. Se osserviamo le dinamiche dello sviluppo della situazione in questo periodo, da un lato si può affermare l’intensificarsi dei gruppi terroristici in Siria, e d’altra parte si vede il supporto accresciuto del popolo al presidente Bashar Assad e una chiara distinzione delle posizioni delle forze politiche. Due attentatori si sono fatti esplodere davanti a sedi fortemente sorvegliate delle agenzie di intelligence della Siria, uccidendo almeno 44 persone e ferendone altre decine, in un attentato diretto, il 23 dicembre 2011.
Negli ultimi due mesi la Siria ha visto una serie di attacchi terroristici. I terroristi hanno attaccato militari e strutture militari, agenzie delle forze dell’ordine, istituzioni, oleodotti, ferrovie siriani ed effettuato omicidi e sequestrato cittadini pacifici (nella città di Homs, gli insorti hanno ucciso cinque noti scienziati), incendiato scuole e ucciso insegnanti (da marzo 2011, 900 scuole sono state incendiate e 30 insegnanti sono stati uccisi). Gli attacchi terroristici a Damasco sono stati i più sanguinosi. Due di essi sono stati effettuati il 23 dicembre 2011, quando auto cariche di esplosivo sono esplose di fronte agli edifici del servizio di sicurezza dello Stato, uccidendo 44 persone e ferendone circa 150. Il 6 gennaio 2012 un attentato kamikaze su una strada trafficata ha ucciso 26 e ferito 60 persone. C’erano ufficiali delle forze dell’ordine tra le vittime, ma la maggior parte di loro erano passanti.
Nel gennaio del 2012, Damasco ha un aspetto più grave rispetto all’estate del 2011. Addetti alla sicurezza controllano i passaporti sulla strada per l’aeroporto, chiedendo alla gente da quale paese provengono. Gli ingressi di molte istituzioni statali sono protetti da blocchi di cemento. Ci sono punti di controllo con sacchi di sabbia in prossimità delle stazioni di polizia, che sono protette da soldati con giubbotti antiproiettile. Anche i cancelli che chiudono l’ingresso ad alcune delle strade sono sorvegliati da soldati e giovani con mitragliatrici – volontari provenienti dai movimenti giovanili pro-governativi. Ma la vita di tutti i giorni non è cambiata drasticamente. Non ci sono militari, veicoli armati o verifiche dei documenti in città. Damasco è ancora una città frenetica, senza posti liberi negli internet cafè e nei fine settimana le strade sono affollate di coppie, famiglie e giovani. Dopo gli attacchi terroristici a Damasco, manifestazioni a sostegno di Bashar Assad e di condanna dei terroristi si sono svolte tutti i giorni. Manifestazioni simili sono state organizzate in altre grandi città, come Aleppo, Homs, Hama, Daraa, Deir az-Zor. Queste manifestazioni sono state coperte dalla TV siriana. Durante il nostro soggiorno in Siria, abbiamo potuto muoverci liberamente per la città e parlare con la gente a nostro piacere, ma non abbiamo visto una singola manifestazione anti-governativa. La maggior parte dei partecipanti dei raduni erano giovani.
Il presidente siriano Bashar al-Assad ha salutato i sostenitori durante una apparizione pubblica a Damasco, l’11 gennaio 2012, in cui ha promesso di sconfiggere il “complotto” contro la Siria. La manifestazione più massiccia ha raccolto decine di migliaia di persone, e si era tenuta il 1° gennaio nel centro di Damasco. A quel raduno, Bashar Assad indirizzò alla nazione il suo discorso con le parole: “Fratelli e sorelle“. Parlava di una storia lunga migliaia di anni, della necessità di combattere il terrorismo e il sostegno che i terroristi ricevono dall’estero. Il discorso di Assad è stato accolto con vero entusiasmo e non c’erano segni che questa reazione fosse una messa in scena. Tutta la piazza (decine di migliaia di persone) aveva gridato lo slogan popolare “Allah, Siria, Bashar!” (“Allah, Siria Bashar wa bas!“). L’8 gennaio, in memoria delle vittime degli attentati terroristici a Damasco, una cerimonia di commemorazione si svolse nella Cattedrale Santa Croce di Damasco. Il Mufti di Siria, Ahmad Badr al-Din Hassoun, il Metropolita della Chiesa siro-ortodossa e il Priore del monastero cattolico sono intervenuti alla cerimonia. Nei loro discorsi hanno condannato “gli assassini e coloro che hanno messo le armi nelle loro mani e li hanno mandati in Siria“. La tragedia del Muftì della Siria, il cui figlio è stato ucciso da membri di un gruppo terroristico islamico, dopo che il Muftì aveva rifiutato di passare con l’opposizione straniera, il cui scopo è rovesciare Bashar Assad, è un esempio eloquente di per sé.
Dopo l’adozione di una nuova legge sui partiti politici, un processo attivo per la loro creazione è in corso in Siria. Anche se formalmente la Costituzione prevede un sistema pluripartitico e sette parti sono rappresenti  in parlamento, in conformità con la clausola 8 il ruolo di governo di primo piano apparteneva al partito Baath. Attualmente vi è un ampio dibattito in Siria su questa clausola. Un funzionario del ministero degli Esteri siriano ci ha detto che nella nuova costituzione (in cui il referendum nazionale si terrà a  febbraio), questa clausola sarebbe stata abolita, se la maggior parte delle forze pubbliche e politiche fossero d’accordo su questo (E così è stato – NdT). Nel suo discorso alla nazione, Bashar Assad ha detto che la nuova costituzione sarebbe stata approvata nel marzo 2012. Le elezioni parlamentari si terranno nel maggio-giugno 2012. Insieme con la legge sui partiti politici, sono stati adottate le nuove leggi sulle elezioni generali, dell’amministrazione locale e sui mass media. In conformità con la nuova legge, nel dicembre 2011 si sono svolte le elezioni per i governi locali. Ma a causa della minaccia di attacchi terroristici, l’affluenza è stata solo del 42%, come è stato confermato dai funzionari del Baath. Tuttavia, le amministrazioni locali sono state elette ed hanno cominciato a lavorare. Ai sensi della legge recentemente adottata sui mass media, si stanno creando nuove reti televisive in aggiunta alle attuali 20, 15 stazioni radio e 30 quotidiani.
Al momento ci sono tre tendenze principali nell’opposizione siriana patriottica – democratica, liberale e di sinistra, che è principalmente comunista. Il Partito Social-Nazionalista Siriano è il partito più influente tra le forze democratiche. E’ anche il più antico partito, essendo stato fondato nel 1932. Come Iliah Saman, membro dell’ufficio politico del Partito Social-Nazionalista Siriano, ha detto, il programma del partito è più conservatore rispetto al programma del Baath. Tuttavia non ci sono differenze di principio tra i due partiti. Secondo lui, la politica di Stati Uniti, Francia e Regno Unito è il principale fattore di destabilizzazione in Siria. Ha detto che tali paesi agiscono nell’interesse di Israele allo scopo di dividere la Siria in cinque formazioni statali basate sulle differenze religiose ed etniche. La tendenza liberale dell’opposizione è rappresentata dal nuovo movimento laico democratico sociale guidato da Nabil Feysal, un intellettuale siriano, scrittore e  traduttore. E’ un avversario assoluto del fondamentalismo islamico, sostenitore della democrazia liberale. Il suo obiettivo è trasformare la Siria nella “Danimarca mediorientale“.
Il Comitato nazionale per l’unità dei comunisti siriani è la componente più influente della sinistra (di tendenza comunista) dell’opposizione nel paese. Recentemente ha cambiato il suo nome in Partito Popolare, diretto da Qadri Jamil, un eminente economista siriano e professore presso l’Università di Damasco. È l’unico rappresentante dell’opposizione che sia entrato nel comitato per la progettazione della nuova costituzione. Jamil ritiene che il dialogo nazionale e la creazione del governo di unità nazionale (che dovrebbe includere rappresentanti dell’opposizione patriottica) è l’unica via d’uscita dalla crisi. Allo stesso tempo, pensa che sia necessario rimuovere tutti i politici che non siaono interessati alla conduzione delle riforme da parte del governo, ripulire l’opposizione dagli elementi distruttivi e sopprimere i membri radicali che tendono ad usare la violenza. I comitati di coordinamento sono una significativa forza politica che ha contatti con il Partito della Volontà Popolare. Questi comitati, da un lato organizzano le manifestazioni che richiedono riforme concrete e migliori condizioni di vita, dall’altra parte, con le sue unità di autodifesa armate, protegge i quartieri dagli attacchi dei gruppi terroristici, in particolare, dal cosiddetto Esercito libero siriano.
Va notato che, sebbene all’inizio delle proteste in Siria una parte della popolazione, tra cui gli intellettuali, abbia condiviso il malcontento dell’opposizione verso il regime e le richieste sulla democratizzazione, ora dopo l’intensificarsi delle azioni dei gruppi terroristici, tende a sostenere il regime e le riforme proposte dal governo. Un esempio significativo dei crimini del terrorismo è stato il bombardamento di un quartiere a Homs, l’11 gennaio, che ha ucciso otto residenti locali. Giles Jacquier, un giornalista della TV France-2 è stata un’altra vittima dell’attacco. Abbiamo parlato con Jacquier poco prima della sua tragica morte; era convinto che le proteste venissero represse dal regime autoritario siriano. Cercava l’opposizione dappertutto, per fare dei reportages. Non trovandola a Damasco, si era trasferito con un gruppo di colleghi olandesi e svizzeri a Homs. Ma anche a Homs ha incontrato persone che sostenevano Bashar Assad e chiedevano di proteggerli dai terroristi. Un gruppo di residenti e Giles Jacquier che si trovava vicino, finirono sotto il fuoco dei lanciagranate, cosa comune in quel quartiere. Commentando la tragica morte del giornalista francese Madre Agnés Mariam, che è la priora della cattedrale cattolica di San Giacomo di Damasco, ha detto che non vi è una protesta dell’opposizione in Siria, ma solo dei banditi che uccidono le persone. Molti di coloro che abbiamo contattato in Siria, tra cui giornalisti stranieri indipendenti, ci hanno raccontato della guerra dell’informazione contro la Siria. Secondo loro, il canale del Qatar al-Jazeera, per esempio, al fine di trasmettere un pezzo sulle manifestazioni di massa anti-governative in Siria, ha prodotto un falso filmato con l’ausilio del computer editing, di decine di comparse e di uno sfondo di strade siriane, una sorta di villaggio di “Hollywood”.
Per quanto riguarda l’opposizione siriana all’estero, la sua parte politica è rappresentata dal Consiglio nazionale siriano, con sede a Istanbul. E’ diretto da Burhan Ghalioun, un politologo siriano-francese dell’Università della Sorbona di Parigi. Si tratta piuttosto di una formazione eterogenea che comprende gruppi dai diversi obiettivi. Vi sono rappresentati i Fratelli musulmani e altre organizzazioni sunnite, separatisti curdi, dissidenti liberal-democratici che di solito risiedono in Europa e negli Stati Uniti. L’opposizione armata che  conduce gli atti terroristici in Siria è rappresentata da un certo numero di gruppi, dall’ala militare dei Fratelli musulmani agli islamisti radicali libici e ad al-Qaida. Secondo le informazioni che riceviamo dai nostri colleghi siriani, vi sono campi di addestramento per i ribelli in Libano e Turchia. Gli ufficiali dei servizi di sicurezza della NATO, della Turchia e di alcuni Stati arabi sono responsabili dell’addestramento e dell’armamento degli insorti, mentre le monarchie del Golfo Persico provvedono al loro finanziamento.
Il futuro sviluppo della situazione in Siria dipende molto dalla capacità del regime al potere nel consolidare le forze pubbliche e nek guidare le riforme annunciate. Altre priorità sono la liquidazione dei gruppi terroristici e la stabilizzazione della situazione interna. A sua volta, questo problema è direttamente collegato allo sviluppo delle politiche globali e dipenderà dalle attività dei principali paesi della NATO, della Turchia, della Lega Araba (che ha inviato i propri osservatori in Siria) e dalla Russia e dalla Cina. Quanto alla Russia, essa dichiara fermamente che la ripetizione dello “scenario libico” in Siria è inaccettabile”.

Dean Henderson è autore di BBig Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries e Das Kartell der Federal Reserve.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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