“La diplomazia si tradurrà in una vittoria della Siria e nella pace duratura”

Thierry Meyssan, Intervista di Djamel Zerrouk, Rete Voltaire, 20 settembre 2013

In un’intervista simultanea ad Algérie Patriotique e a Jeune Indépendant, Thierry Meyssan spiega come la Siria, un Paese che affronta da 32 mesi una guerra di aggressione tra le più letali della storia, abbia potuto invertire i rapporti di forza in suo favore. L’analisi dell’intellettuale francese suggerisce anche una chiarificazione sulla nuova configurazione geopolitica regionale che emergerà, ha detto, che con la Russia. Riguardo Gran Bretagna e Francia, analizza il politologo,  saranno le perdenti della guerra in Siria. “Non gli Stati Uniti!” Perché “si divideranno la regione con la Russia” sulle rovine del patto Sykes-Picot del 1916, con il quale il Regno Unito e la Francia controllavano la zona.
Syria_civil_war-2Come si può spiegare che un Paese come la Siria, moderatamente armato, abbia potuto contenere l’invasione più mortale della storia, specialmente se dietro questa invasione terroristica vi è la temuta macchina della NATO e il supporto logistico e ideologico continuo dei Paesi del CCG?
Thierry Meyssan: la Siria sapeva che gli Stati Uniti si preparavano ad attaccare fin dal 2001, si veda  la testimonianza del generale Wesley Clark. Ha sventato diversi complotti, come ad esempio quello volto a renderlo responsabile dell’assassinio dell’ex-primo ministro libanese Rafiq Hariri. Ma pensava di dover affrontare una guerra convenzionale, non un’ondata di terrorismo settario. In una dozzina di anni, la Siria aveva così risolto diversi problemi fondamentali, compreso il rimborso integrale del debito. L’Esercito arabo siriano è stato dotato di attrezzature essenziali, ma non sapeva come trattare i jihadisti. Dal febbraio 2011 al luglio 2012, ha evitato di fare uso delle armi quando ciò metteva in pericolo la vita dei civili. Fu un momento particolarmente difficile, durante cui perse più soldati che nelle guerre contro Israele. Fu solo con l’assassinio dei principali leader militari, il 18 luglio 2012, che l’amministrazione Assad ha ordinato di sradicare i jihadisti con tutti i mezzi. L’esercito ha poi adottato le tecniche russe sviluppate durante la guerra in Cecenia. La resistenza del Paese agli invasori riflette questi due passaggi. Durante il primo anno, l’amministrazione Assad ha cercato di convincere l’opinione pubblica che la campagna occidentale secondo cui il Paese era scosso da una rivoluzione della primavera araba e che la NATO avrebbe cambiato il regime, era falsa. Dalla crisi del luglio 2012 e dalla sua vittoria militare, ha ritenuto di aver vinto politicamente la partita all’interno, e che avrebbe potuto mobilitarsi contro l’invasore. Quindi, fu costituita la milizia di autodifesa di quartiere, alla fine del 2012, e ci fu la prima ondata di volontari nell’Esercito arabo siriano, durante la crisi di Ghuta, nell’agosto-settembre 2013. In guerra, ci sono solo due campi. Ognuno è costretto a posizionarsi o a morire. Come altrove, quando il popolo immagina che il governo sarà rovesciato da un invasore, resta in attesa, aspettando di vedere. Ma quando il popolo capisce che gli invasori indietreggiano, si sacrifica per salvare il Paese. Nel maggio 2013, un rapporto della NATO stimava il sostegno al governo di Assad al 70%, un 20% di indecisi e un 10% a sostenere i jihadisti. Non ci sono più indecisi. Il 90% dei siriani sostiene il proprio Stato, il 90% dei francesi supportava de Gaulle dopo lo sbarco alleato in Normandia.

Gli Stati Uniti non invocano più la guerra, ora sostengono l’opzione diplomatica, mentre pochi giorni fa le forze armate degli Stati Uniti avevano il dito sul grilletto, in attesa dell’ordine del presidente, comandante supremo delle forze armate, per lanciare i missili contro la Siria. E’ un miracolo o l’opera di fondo svolta da terzi?
Thierry Meyssan: l’analisi, sia in Siria che in Russia, è che gli Stati Uniti sono una potenza in declino che non ha più la possibilità di lanciare una guerra convenzionale. Proprio quest’anno, il Pentagono ha ridotto le dimensioni delle proprie truppe del 20%, e questo processo del “sequestro” è destinato a continuare negli anni a venire. D’altra parte, gli interessi degli Stati Uniti che hanno portato la Casa Bianca a pianificare la guerra nel 2001, non esistono più. All’epoca il Vicepresidente Cheney aveva creato una task force per valutare il futuro energetico. I suoi esperti erano convinti che il mondo avrebbe dovuto affrontare il “picco del petrolio”, cioè la scarsità di “petrolio greggio” (la qualità del petrolio saudita). Per sopravvivere, doveva pertanto fare man bassa e il più presto possibile, di tutte le riserve di petrolio e gas. Tuttavia, i maggiori giacimenti non sfruttati sono nel sud del Mediterraneo, soprattutto in Siria. Dodici anni dopo, questa analisi s’è dimostrata falsa. Sappiamo ora utilizzare altre forme di petrolio, oltre al “petrolio greggio”, anche se questo significa costruire raffinerie adatte. Inoltre, il gas sostituisce una parte del petrolio e gli Stati Uniti sfruttano, nel Paese ed all’estero, il gas di scisto. Nel ventunesimo secolo non ci sarà una crisi dell’approvvigionamento energetico, e quindi nessun bisogno di occupare la Siria. Pertanto, le diplomazie siriana e russa cercavano, fin dal maggio 2012, di trovare una via d’uscita agli Stati Uniti. Questo fu lo scopo della conferenza di Ginevra alla fine del giugno 2012. La Russia aveva proposto agli Stati Uniti di abbandonare il piano sul “Grande Medio Oriente” e di dividere la regione. Obama aveva accettato questo accordo, ma ha affrontato una forte opposizione interna. Non è successo nulla durante la campagna elettorale negli USA, ma Barack Obama ha ripulito casa poco dopo. Furono prima estromessi gli ultra-sionisti (a partire da Hillary Clinton) e costretto i sostenitori della guerra coperta a dimettersi (cacciata del generale David Petraeus) e, infine, i capi anti-russi (dimissioni dei capi dello scudo anti-missile e della NATO). Successivamente, Barack Obama s’è impegnato a controllare i suoi alleati. Ha forzato l’emiro del Qatar a dimettersi e il suo successore a ritirarsi dalla scena internazionale. Oggi chiede al Regno Unito e alla Francia di ritirarsi dal gioco. Non vi è alcun miracolo in ciò, ma un lavoro diplomatico paziente il cui scopo è evitare il confronto diretto con gli Stati Uniti e, al contrario, sostenerli nella loro ritirata. Questo lavoro è estremamente lungo e ogni giorno che passa è costoso in vite umane, ma in ultima analisi, dovrebbe portare alla vittoria della Siria e a una pace duratura.

Se la prima potenza mondiale decide di accettare la realtà sul terreno (una Siria fermamente determinata a resistere ferocemente a qualsiasi aggressione straniera, una Russia che non ha alcuna intenzione di abbandonare Damasco, un’opinione pubblica statunitense stanca…), come si può spiegare che Parigi, vassallo di Washington, possa opporvisi? La Francia ha interesse a dichiarare guerra ad un Paese sovrano?
Thierry Meyssan: Paralizzati dal loro declino, gli Stati Uniti avevano affidato a Regno Unito e Francia la ricolonizzazione di Libia e Siria. Entrambi gli Stati avevano stipulato il Trattato di Lancaster House, nel novembre 2010, quindi prima della primavera araba, per condividere la loro “proiezione di potenza”, vale a dire le loro forze coloniali. Dovevano attaccare insieme e dividersi  la torta in base alle loro ex-aree di influenza: la Libia agli inglesi, la Siria ai francesi. Riguardo la Libia, il Regno Unito ha organizzato la rivolta di Bengasi, non sul modello rivoluzionario, ma su quello separatista, consegnando agli insorti la vecchia bandiera di re Idris, vale a dire quella della dominazione inglese. Riguardo la Siria, la Francia ha organizzato l’Esercito libero siriano, consegnandogli la bandiera del mandato francese (1920-1946). Come in altri casi, è sufficiente vedere le bandiere per sapere che non sono un movimento rivoluzionario, ma gli ascari degli ex occupanti. Tuttavia, se il Regno Unito ha potuto occupare la Libia, è perché la NATO è intervenuta a distruggerne la resistenza, totalizzando 160000 morti, secondo i rapporti interni della Croce Rossa. Mentre in Siria, i tre veti contrari di Russia e Cina hanno scoraggiato la NATO dall’intervenire. Così la Francia s’è immersa nel sangue per niente. In tale questione strategica, si aggiungono personalità di peso, come il ministro degli Esteri Laurent Fabius e in particolare il Capo dello Stato Maggiore il Presidente della Repubblica, generale Benoit Puga. Il primo è un ultra-sionista, mentre il secondo è un lefebvriano cattolico, essi condividono la stessa ideologia colonialista. La Francia non ha alcun interesse nel cercare di conquistare la Siria, ma alcune grandi imprese hanno interesse nel far pagare la conquista al contribuente francese, a loro privato profitto. Inoltre, Regno Unito e Francia sono i grandi perdenti della guerra in Siria, non gli Stati Uniti, perché essi condivideranno la regione con la Russia sulle macerie del trattato Sykes-Picot del 1916, con il quale Regno Unito e Francia controllavano la regione.

Alcuni analisti hanno avanzato l’idea che la Siria, una volta finita la guerra d’aggressione, abbandonerà ufficialmente la Lega Araba perché si riterrà una potenza regionale come la Turchia e l’Iran, e non servirà più a nulla, per Damasco, sedersi in una lega che ha la tendenza negli ultimi anni a consegnare i propri membri al nemico imperiali-sionista e alla NATO (Libia, Yemen,…). Siete d’accordo con questa idea?
Thierry Meyssan: la Siria, membro fondatore della Lega araba non ha ancora deciso nulla. Ma è certo che il partito panarabo Baath non può più essere visto come prima. Il mondo arabo è un’entità culturale, non politica. I peggiori nemici della Siria non sono a Washington, ma a Doha e Riyadh. Inoltre, i risultati nei 68 anni della Lega araba sono pari quasi zero. Questa struttura è stata manipolata dall’occidente. Tuttavia, abbandonarla suppone che venga sostituita da un altro forum regionale organizzato su una base più solida.

Pensate che il GME (Greater Middle East), il piano statunitense, dal nome ingannevole, per atomizzare e indebolire i Paesi arabi davanti a un’entità sionista più forte che mai, stia affondando? Ciò tanto più che l’emergere della Russia di Putin e la volontà della Siria di riposizionarsi da principale protagonista della nuova mappa geopolitica che si va tracciando ora, dissiperanno il piano atlantista?
Thierry Meyssan: il progetto del “Grande Medio Oriente” era volto a dividere la regione per mezzo degli eserciti occidentali, non per garantire agli Stati Uniti il loro approvvigionamento in petrolio, ma per far dominare Israele. Se ci potemmo sbagliare su questo nel 2003, quando George W. Bush  l’evocò, ciò non è più possibile oggi, non avendo gli Stati Uniti più bisogno del petrolio della regione. D’altra parte, nell’ambito della nuova divisione della regione, la Russia non ha intenzione di entrare in guerra con Israele e gli Stati Uniti. Il piano di Mosca è costringere Tel Aviv ad abbandonare la natura coloniale del suo regime, come Pretoria fu costretta ad abbandonare l’apartheid. Questo è un punto molto importante, perché l’origine delle guerre in questa regione, come in passato in Sud Africa, non è l’esistenza di un particolare Stato, ma la natura coloniale del suo regime.

Signor Meyssan avete sostenuto il colpo di Stato contro il presidente Mursi in Egitto, spiegando che la politica auspicata dall’ex-presidente della Fratellanza musulmana faceva parte di una logica atlantista e sionista, e quindi era necessario che l’Egitto, Paese chiave, se ne sbarazzasse. Ma si scopre che il generale al-Sisi, l’uomo forte di Cairo, contratta con gli statunitensi e anche gli israeliani, i cui droni sorvolano, bombardano e uccidono liberamente in Sinai, ”nel quadro dell’antiterrorismo”. Non sarebbe più corretto indicare Mursi e Sisi dei simili, dato che il nuovo regime di Cairo non ha ritenuto opportuno sostenere la Siria?
Thierry Meyssan: In Egitto, tutte le fazioni sono state finanziate dagli Stati Uniti. Quando Washington sentiva che il Paese stava per implodere, fece affidamento su tutti i giocatori in una sola volta, per essere sicuri che il prossimo governo fosse un suo vassallo. Come avete detto, io non sostengo il generale al-Sisi in particolare, ma il colpo di Stato per consenso, che ha posto fine alla dittatura dei Fratelli musulmani. Resta che l’esercito deve dimostrare le sue doti politiche. Osservo che, per il momento, la situazione è così complicata che molti giocatori hanno ruoli invertiti. Così, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sostengono l’esercito egiziano e la lotta contro l’esercito siriano, mentre l’Iran sostiene i Fratelli musulmani egiziani e combatte contro i loro omologhi siriani. Ci vorrà un po’ di tempo per riportare le cose alla normalità e a che le posizioni interne coincidano con quelle esterne. In ogni caso, i rapporti tra l’esercito egiziano e gli Stati Uniti sono tesi. Abbiamo dimenticato che è l’esercito che ha chiuso gli uffici delle organizzazioni “non governative” aperte dalla CIA in Egitto e, al momento, il Pentagono ha sospeso gli aiuti. Furono restaurati sotto la presidenza di Mursi e sospesi dopo il colpo di Stato militare. E’ quindi sbagliato pensare all’esercito egiziano come un pedone degli Stati Uniti. Dobbiamo attendere il ritorno della pace civile per vedere come l’Egitto si evolve.

Potete analizzare la situazione in Libano, che recentemente ha subito una serie di attentati mortali.  Gli autori di questi attacchi vorrebbero punire la resistenza di Hezbollah libanese fin dal 1982? Ci sarà un legame con ciò che accade in Siria?
Thierry Meyssan: gli Stati Uniti inizialmente pianificarono l’impiego del Libano come base per attaccare e poi distruggere la Siria. Inoltre, per via della sua storia e della sua geografia, il Libano è dipendente totalmente ed esclusivamente dalla Siria. L’unica alternativa sarebbe frammentarsi e diventare un principato maronita alleato d’Israele, un piano incarnato da Samir Geagea. E’ deplorevole che il Libano non abbia altra scelta, ma è inutile nascondere questo fatto. Nel 2005, i libanesi chiesero in modo schiacciante la partenza dell’esercito siriano, che garantiva la pace civile.  Ciò avvenne senza discutere. I libanesi, che si sentivano umiliati dal dover pagare una minuscola tangente a qualche generale siriano, ebbero poi il piacere di essere saccheggiati in modo massiccio da altri libanesi. Dalla partenza dell’esercito siriano, non ci sono più servizi pubblici. Lo Stato si sfascia a favore delle comunità etnico-religiose. Attualmente, non c’è elettricità, ognuno è obbligato a comparsi un generatore, e non c’è acqua potabile, obbligando ognuno a prendere l’acqua dalla cisterna di casa. Da marzo, l’MI6 inglese ha chiuso la maggior parte delle sue strutture in Giordania per trasferirle in Libano. Abbiamo poi visto l’inizio di una serie di attentati volti non a colpire la resistenza, ma a creare il caos. Per il momento, la guerra civile non è scoppiata perché l’equilibrio delle forze è così a favore di Hezbollah, che nessuno ha interesse ad iniziarla. Quando Hezbollah si rese subito conto che il nemico l’avrebbe assaltato dalla Siria, si mobilitò per difenderla. Il piano occidentale era stato ben progettato, a condizione del bombardamento della Siria e del  rovesciamento del regime laico. Ma dopo l’inversione degli Stati Uniti sulla questione delle armi chimiche, esso fallirà. Tra un anno, si porrà la questione se il Libano rimarrà paralizzato dalle sue divisioni etnico-comunitarie, imposte da Laqdar Brahimi con l’accordo di Taif, o se raggiungerà, almeno in parte, la sfera d’influenza russa.

Thierry Meyssan, Documenti allegati (PDF – 1,9 MB)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”: operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria? Parte II

Valentin Vasilescu AVIC 14 giugno 2013
482521Nella prima parte di questo articolo abbiamo mostrato le possibilità e forse i piani degli statunitensi per creare un corridoio per “la ritirata” dalla Siria alla Giordania, delle divisioni dei ribelli islamici circondate nei governatorati di Idlib e Hama. Vediamo ora perché questi mujahidin sono così importanti per gli Stati Uniti. Il primo passo è definire il termine “al-Qaida”, che comprende i ribelli islamici secondo gli statunitensi. Al-Qaida è un’invenzione statunitense che serve da pretesto alla Casa Bianca per consentire all’esercito statunitense d’invadere altri Paesi e quindi neutralizzare le lotte di liberazione dei popoli ostili o per ripristinare l’onore degli Stati Uniti, quando invasione e neutralizzazione falliscono. Per illustrare ciò, ecco tre esempi relativamente recenti.
Primo esempio. Dopo il ritiro sovietico dall’Afghanistan, i taliban presero il potere. Il loro comportamento profondamente religioso e la severa intransigenza erano limitati ai loro concittadini.  Nel 1996, il principe saudita Usama bin Ladin giunse in Afghanistan per unirsi ai combattenti di al-Qaida. Poco dopo, il 7 agosto 1996, i suoi accoglienti ospiti appresero dalla stampa che Usama bin Ladin era stato accusato degli attentati contro le ambasciate statunitensi di Nairobi e Dar es Salaam, che fecero centinaia di morti e feriti. Gli Stati Uniti prima lanciarono un paio di missili da crociera contro i taliban, e dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 risposero attaccando e occupando militarmente l’Afghanistan.
Secondo esempio. Nella primavera del 2012, mentre il regime libico Gheddafi veniva sostituito dai ribelli islamici con il supporto militare dell’occidente, un movimento separatista tuareg nel nord del Mali era in procinto di creare un proprio Stato. Approfittando del fatto che il centro e il meridione erano crollati e che l’esercito nazionale era assai debole e incapace di combattere, i tuareg occuparono tutte le maggiori città del nord preparandosi a dividere il Paese. Allo stesso tempo, in Maghreb apparve al-Qaida, in conflitto con i tuareg per prendersi tutti i territori da loro conquistati. Finì tutto nei primi mesi del 2013, con una sorta di “lieto fine”’ dell’operazione Serval, che poi si dimostrò essere stata preparata da tempo e per cui la Francia aspettava soltanto un buona scusa per intervenire in Mali. A differenza dei taliban, i tuareg si erano quantomeno avvicinati all’indipendenza.
Terzo esempio. Alla fine di aprile 2013, per la prima volta in due anni, l’iniziativa nel conflitto siriano è stata presa dall’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad e la bilancia del successo militare è passata dalla parte del governo. La divisione al-Nusra, la principale forza militare dell’opposizione siriana caratterizzata da forte capacità di combattimento e disciplina di ferro,  responsabile della difesa dell’area strategica di Qusayr, era fondamentale per la difesa dei ribelli siriani. Unendo le forze di manovra al supporto della potenza di fuoco, l’esercito siriano ha condotto un’operazione da manuale riuscendo a circondare l’intera divisione al-Nusra. Gli esperti occidentali stimano che l’accerchiamento sia stato tale che non c’era alcun modo per i ribelli di fuggire. Questo quando, improvvisamente, alla fine di maggio 2013, probabilmente su suggerimento degli statunitensi, Abu Mohammad Golani comandante della divisione di al-Nusra, fece un giuramento pubblico di fedeltà all’attuale leader di al-Qaida Ayman al-Zawahiri. Su iniziativa degli Stati Uniti, le Nazioni Unite avevano inserito il fronte al-Nusra nella lista delle organizzazioni terroristiche, e soddisfacendo le richieste degli Stati Uniti, il Qatar e gli altri alleati smisero di fornire armi alla divisione al-Nusra che combatteva a Qusayr. I rifornimenti, che non potevano arrivare in ogni caso, non ebbero luogo dato che i ribelli erano stati circondati dall’esercito siriano. Quindi, il 5 giugno 2013, le truppe governative hanno spento l’ultima resistenza armata ad al-Qusayr; solo una frazione della divisione al-Nusra riuscì a fuggire in Libano.
Il secondo passo è capire da dove vengono e come sono stati selezionati, addestrati e armati i ribelli islamici che si ritrovano in tutti i Paesi in cui gli Stati Uniti hanno innescato una “primavera araba”? “Lupi grigi” ed “Ergenekon” furono creati in Turchia durante la guerra fredda, dalle forze speciali degli Stati Uniti in collaborazione con la CIA. Si tratta delle reti dell’organizzazione paramilitare Gladio al confine con l’URSS, essendo inizialmente composte da ex ufficiali della Wehrmacht nazista che passeranno più tardi, dopo la guerra, alla CIA.
Durante la guerra del Vietnam, il programma Phoenix fu progettato e coordinato dalla CIA ed attuato dal Comando Operazioni Speciali dell’Esercito USA (USSOCOM), aiutato dall’intelligence del Vietnam del sud. Il programma fu progettato per identificare e “neutralizzare” (via infiltrazione, cattura, terrorismo, tortura e omicidio) le infrastrutture gestite dal Fronte di Liberazione Nazionale, meglio conosciuto come Viet Cong. In sostanza, gli obiettivi di USSOCOM erano bambini, donne, anziani, cioè i membri delle famiglie dei combattenti Viet Cong. La neutralizzazione si basava su una legge speciale (Direttiva MACV 381-41/1967) pubblicata in segreto dal presidente degli Stati Uniti che comportava all’arresto e l’esecuzione di vietnamiti senza bisogno di alcuna prova o processo.
Durante l’occupazione statunitense dell’Iraq, il generale David Petraeus utilizzò gli stessi veterani specializzati nella guerra “sporca” appartenenti alle forze speciali degli Stati Uniti per la creazione e la gestione di unità paramilitari irachene, denominata “Brigata Lupi”, per missioni di commando nell’omicidio e rapimento degli obiettivi, azioni non convenzionali che portarono a orribili torture durante l’occupazione statunitense, creando una vasta rete di centri di detenzione segreti in Iraq. La “Brigata Lupo” è uguale come gocce d’acqua all’organizzazione dei “Lupi grigi” e ad “Ergenekon“, creati in Turchia durante la guerra fredda. La loro missione era infiltrarsi in profondità nel territorio sovietico, condurre azioni di sabotaggio, costruire depositi di armi, reclutare persone del posto per attivare azioni di guerriglia e predisporre vie sicure di esfiltrazione e ritirata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: Fallimento della NATO in Libia e sconvolgimento dell’US Army

Horace G. Campbell, Pambazuka, 26/11/2012
PETRAEUS AFGHANISTAN

La relazione extraconiugale che avrebbe causato le dimissioni del capo della CIA, generale Petraeus, è insignificante in confronto all’appartenenza a una sezione delle forze armate e delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti che persegue un complesso e completo programma di destra. E’ in questo contesto che i giornalisti e le università sono manipolati con la bella storia dell’AFRICOM, in particolare sulla Libia, diffusa negli Stati Uniti. Ma la morte dell’ambasciatore Stevens a Bengasi sfata questo mito.

Carter Ham è stato sollevato dal suo incarico a capo del Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM). Petraeus si è dimesso dalla CIA il 9 novembre. Il 26 ottobre, il viceammiraglio Charles M. Gaouette è stato assegnato al comando del gruppo d’attacco dell’USS John Stennis. Questi tre cambiamenti nei vertici della dirigenza militare statunitense sono tutti collegati al fallimento della missione e dell’intervento della NATO in Nord Africa, con la successiva guerra e ondate di assassini effettuati dalle milizie in Libia, in particolare a Bengasi. Questi cambiamenti mostrano la nuova autonomia e capacità di combattere una guerra testata in circostanze in cui, la CIA e i capi delle strutture di comando militare, come il Comando Centrale (CENTCOM) o AFRICOM, perseguono politiche indipendenti dal potere esecutivo e dalla leadership civile. Questi esperimenti hanno fallito, con conseguenze devastanti per l’intero apparato militare, incastrando generali, speculatori finanziari e specialisti mediatici di questioni militari e politiche.
Il 18 ottobre 2012, il segretario della difesa, Leon Panetta, annunciava che il presidente Obama avrebbe nominato comandante di AFRICOM il generale David Rodriguez, in sostituzione di Carter Ham. Quest’ultimo ha preso il comando di Africom dal generale William “Kip” Ward l’8 marzo 2011, e si fece notare come responsabile dell’intervento internazionale della NATO in Libia, presumendo che sarebbe durato un mese. Questa guerra è durata più di un anno. Un anno più tardi, dopo che le forze NATO hanno annunciato il loro “successo” in Libia, gli scontri con le milizie dell’11 settembre 2012 portarono al decesso dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia Christopher Stevens, e di altre tre persone (uno specialista del dipartimento di stato e due agenti della CIA) nei “locali” statunitensi di Bengasi. La risposta all’indagine interna dell’US Army è stata la nomina del generale David Rodriguez a capo di AFRICOM. Se e quando il Senato confermerà la nomina di David Rodriguez, AFRICOM avrà avuto tre diversi comandanti in meno di quattro anni.
Il 9 novembre, due giorni dopo che Barack Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, veniva annunciato che il generale a quattro stelle in pensione e direttore generale della Central Intelligence Agency (CIA) si era dimesso. David H. Petraeus, che aveva corteggiato la stampa e le università per crearsi la reputazione di soldato-studioso di successo, improvvisamente si dimetteva dopo che la sua relazione extraconiugale era stata rivelata al pubblico. Questa relazione extraconiugale, a Washington, con la sua biografa che ha scritto “Tutto: la formazione del generale David Petraeus“, non era un segreto per nessuno. Questo libro è stato pubblicato nel gennaio 2012. Quando Paula Broadwell apparve in televisione a gennaio per promuoverlo, fece un discorso era pieno di allusioni, e coloro che potevano leggere tra le righe avrebbero capito ciò che stava cercando di comunicare. I media hanno riferito che la relazione extraconiugale è stata scoperta dal Federal Bureau of Investigation (FBI) e che questo testimoniava “un giudizio discutibile” del generale. Tra il 18 ottobre, quando il comandante di AFRICOM è stato sollevato dal suo incarico, e il 9 novembre, quando il generale Petraeus si è dimesso, c’è stato un notevole sforzo per presentare le informazioni sugli eventi di Bengasi, allo scopo d’influenzare il risultato delle elezioni presidenziali del 6 novembre. In gergo militare, questo sforzo dei neo-conservatori di scaricare la caduta di Bengasi sulle spalle della Casa Bianca, sarebbe stata considerata un’operazione d’informazione militare.
La stretta relazione tra media statunitensi, mondo accademico e forze armate è stata perfezionata nella nuova guerra, volta a combattere secondo i metodi sperimentati dall’adozione del Patriot Act e dalla fusione di media, aziende high-tech e quelle armi letali, robotiche, senza equipaggio, chiamate droni. Nella guerra gestita con tali metodi, i giornalisti e gli accademici che servono gli interessi dei vari rami militari hanno cercato di nascondere quegli enormi fallimenti come il fiasco dell’Iraq o della massiccia guerra contro la droga in Afghanistan. Questi camuffamenti sono stati rafforzati da relazioni tendenziose sul ruolo dei vari generali. Il recente libro di Thomas Ricks: “Generali: il comando militare americano dalla seconda guerra mondiale ad oggi” è uno degli spettacoli della nuova alleanza tra settori dei media e della dirigenza  militare. In questo libro, molti generali vengono criticati per la loro incompetenza e mancanza di visione. Tom Ricks ha partecipato a un dibattito dicendo che molti generali erano da licenziare. Per quanto riguarda Petraeus, Tom Ricks ha avuto solo complimenti, notando che “ha dimostrato una vera indipendenza mentale… Si tratta di un generale che sa adattarsi.” In questo libro, Petraeus è la pietra di paragone, mentre altri, come Tommy Frank e Casey vengono paragonati a William Westmoreland, simbolo del fallimento in Vietnam. Il web è ormai invaso da storie di sesso, intrighi e corruzione ora svelati al Mondo, in modo che tutti possano vedere come dei generali, come John Allen comandante delle forze USA in Afghanistan, che si ritiene sia al centro della guerra, abbia avuto il tempo e lo spazio per inviare da 20 a 30000 pagine di e-mail a Jill Kelley, una donna che vive a Tampa (Florida) considerata una rivale dell’amante del generale Petraeus. I titoli dei media su “la comunicazione non appropriata” con Jill Kelly, può distrarre dalla realtà dell’attuale situazione di guerra e di insicurezza in Libia, che ha provocato più di 50.000 morti  dall’intervento della NATO e della sua “responsabilità di proteggere“.
Per il popolo libico, le Nazioni Unite e la comunità pacifista, la rivelazione dello scandalo Petraeus ha un interesse particolare a causa della stretta relazione tra compagnie petrolifere, agenzie militari e di intelligence occidentali e le milizie di predoni che terrorizzano la popolazione libica. Il fallimento della strategia di controinsurrezione in Iraq e in Afghanistan si svela in Libia. Tutto è qui. Quando le informazioni sull’attacco ai “locali” statunitensi a Bengasi furono date, ci fu confusione. Lo spazio attaccato è un “consolato”, un “locale” del Dipartimento di Stato, un rifugio della CIA o, addirittura, una prigione per i miliziani catturati? Questa confusione ha distolto l’attenzione dal fatto che gli elementi dell’esercito hanno formulato una politica di allineamento con alcune milizie nella parte orientale della Libia (a volte chiamati jihadisti), che in passato hanno avuto legami con gruppi che gli Stati Uniti indicavano come “organizzazioni terroristiche”. Francia, CIA e AFRICOM hanno avuto come alleati questi jihadisti, nel destabilizzare la Libia, congelare i miliardi di Gheddafi, assassinarlo e stringere un’alleanza con una Libia quale base per l’attuale spinta al cambio di regime in Siria. I repubblicani pensavano di poter approfittare della confusione e della disinformazione diffuse dai servizi d’intelligence e militari sulla vera causa della morte dell’ambasciatore statunitense a Bengasi. Le udienze si svolgono su richiesta dei repubblicani, nel Congresso dominato dai repubblicani. Il Dipartimento di Stato ha fatto dichiarazioni, e la CIA ha pubblicato un calendario degli eventi a Bengasi, nella notte dell’11 settembre.
I media conservatori tentano di politicizzare il caso cercando di presentare una tabella che dimostri l’incompetenza dell’amministrazione Obama. Dopo ogni nuova dichiarazione alla stampa e presentazione del calendario, spuntano nuove informazioni, che pongono nuove questioni circa il marciume e la corruzione nell’esercito degli Stati Uniti. Dopo le sue dimissioni, è stato riferito dalla stampa statunitense che il generale David Petraeus ha visitato la Libia a fine ottobre, per condurre una propria indagine (alcuni direbbero un cover-up). Dopo la pubblicazione di queste informazioni, è stato rivelato che la CIA deteneva  miliziani libici in un suo edificio a Bengasi. Queste informazioni, rilasciate da Paula Broadwell in un discorso all’Università di Denver il 26 ottobre, ha ulteriormente complicato il nodo libico. Petraeus è stato il comandante delle forze USA in Iraq e in Afghanistan, in un momento della storia degli Stati Uniti in cui le informazioni militari sono importanti quanto le armi. Secondo la dottrina militare degli Stati Uniti, in questa nuova forma di guerra c’è una lotta per il controllo della narrazione. L’esercito degli Stati Uniti non è mai stato in grado di controllare le storie sull’Africa perché la storia della supremazia e del sciovinismo bianco hanno impedito una chiara comprensione delle dinamiche dell’auto-determinazione in Africa. Nel corso degli ultimi dieci anni, di assoluto fallimento delle operazioni militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan, lo sforzo per  controllare la narrazione ha comportato una massiccia campagna di disinformazione contro i cittadini statunitensi.
Nel caso specifico della Libia, i media hanno presentato la “fine della guerra” come la vittoria delle forze della NATO. La verità non è mai stata dichiarata. Non è mai stato detto che la lotta continua in Libia, con la recentissima battaglia di Bani Walid quale prova esplicita della continuazione della guerra. Il “successo” dell’intervento della NATO era la versione ufficiale, fino a che la morte dell’ambasciatore Stevens ha dimostrato la natura stratificata della guerra. Tra il licenziamento del generale Carter Ham e le dimissioni del generale Petraeus, vi è stata la sostituzione del viceammiraglio Charles M. Gaouette posto a capo del gruppo d’attacco dell’USS John C. Stennis. Mentre tutta la questione su Libia e Petraeus viene sezionata, questa settimana vogliamo esaminare in che modo le strutture come l’AFRICOM cercano di gestire il tutto, come se il comando fosse un governo parallelo con un proprio accesso a risorse contro l’AIDS, le società militari private, il gruppo di attacco della portaerei John Stennis… Siamo di fronte alla collusione tra l’esercito e i servizi di intelligence indipendenti dal potere esecutivo, che ne ha perso il controllo.

Carter Ham è stato scelto dai crociati dell’esercito degli Stati Uniti
Quando l’Africa Command degli Stati Uniti è stata fondata nell’ottobre del 2007, William E. “Kip” Ward, un generale statunitense a quattro stelle, vi prestò servizio come comandante dal 1° ottobre 2007 all’8 marzo 2011. Afro-americano, è stato degradato a generale a tre stelle e sarà presto in pensione. È stato ritirato dall’AFRICOM subito dopo l’adozione della risoluzione 1973, nel febbraio 2011, quando la NATO e le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti erano a conoscenza del complotto contro il popolo libico, da eseguirsi mediante AFRICOM. Come afro-americano, Ward aveva instaurato stretti rapporti con generali e politici africani, anche quelli che avevano pubblicamente preso posizione contro AFRICOM. La retrocessione di Ward si basa sull’accusa di aver speso troppo denaro, consentendo ai membri della famiglia di viaggiare con gli aerei del governo. Ed ecco un ufficiale che viaggiava con moglie e famiglia, caduto in disgrazia dall’alto comando dell’esercito, in un momento in cui il generale Petraeus dimostrava “mancanza di giudizio” verso Paula Broadwell.
Nel novembre 2012, hanno tolto una stella al generale William  “Kip” Ward” per uso improprio dei fondi militari quando era capo di AFRICOM, e deve ancora risarcire 82 mila dollari. Nel novembre 2010, il Senato confermava la nomina del generale Carter Ham al comando AFRICOM, ma l’ondata rivoluzionaria in Tunisia e in Egitto accelerava mentre assumeva l’incarico e s’insediava l’8 marzo 2011. A quel tempo, le forze armate degli USA erano divise tra coloro che ho definito le rocce e i crociati (vedi “Le Forze armate statunitensi e Africom: tra le rocce e i crociati” Pambazuka News, 31 marzo 2011). In questo articolo, ho detto che il capo di AFRICOM è stato scelto dai crociati. I crociati è un termine di Seymour Hersh, che lo ha usato per un pubblico poco preoccupato dalla pace e dalla giustizia sociale, in un articolo sulla rivista Foreign Policy. In questo articolo, Hersh ha rivelato che una fazione all’interno delle forze armate degli Stati Uniti, nota come “i crociati”, ha preso il potere nell’esercito. Hersh ha sostenuto che i crociati erano determinati a intensificare la guerra contro l’Islam e a considerarsi i protettori del cristianesimo. Secondo questo articolo, Hersh sostiene che gli elementi neo-conservatori dominano le alte sfere delle forze armate statunitensi, tra cui figure come l’ex-comandante statunitense in Afghanistan, Stanley McChrystal e il viceammiraglio William McRaven. Hersh ha detto: “Quello che sto dicendo è che otto o nove neo-conservatori, dei radicali se si vuole, hanno rovesciato il governo americano e preso il potere.”
Nel maggio 2009, quattro mesi dopo l’arrivo al potere del presidente Barack Obama, Harper Magazine ha pubblicato un lungo articolo che poneva il generale David Petraeus al centro dei crociati. L’articolo dal titolo “Proselitismo evangelico ancora dilagante tra le forze armate degli Stati Uniti“, dettagliava  in modo notevole il ruolo dei crociati. L’articolo discuteva di un libro del tenente-colonnello William McCoy, il cui titolo è “Manuale spirituale per il personale militare“. Secondo l’articolo, il libro sottolineava le “tendenze anti-cristiane” negli Stati Uniti e tentava di contrastare queste tendenze difendendo “la necessità per i cristiani di avere un esercito che funzioni correttamente“. Il libro di McCoy è stato adottato dal generale David Petraeus, che ha detto: “Oltre alle bandiere, questo libro dovrebbe essere in ogni zaino oggi, in cui i soldati hanno bisogno di energia spirituale“.
La guerra in Libia ha fornito ai crociati la possibilità di distruggere una società stabile del Nord Africa e di devastarne la società con 1700 milizie. Non solo i crociati hanno permesso l’invasione della Libia, ma anche di crearvi il caos, generando un grande tensione in Africa. L’impatto ha creato instabilità in tutto il nord-ovest dell’Africa. Carter Ham ha preso il comando di AFRICOM dopo che il generale Stanley McChrystal era stato licenziato. Petraeus ha curato i media e il mondo accademico, e ora sappiamo che la sua arroganza e superbia gli garantivano una elevata tolleranza all’idea dell’eccezionalità e superiorità innata del cittadino statunitense di origine europea. AFRICOM ha approfondito il concetto del generale Petraeus di mobilitazione delle forze “oscure” per la guerra. Questo concetto si basa sulla mobilitazione di risorse finanziarie e di personale esterni alla struttura formale dell’US Army, e un grande uso della Central Intelligence Agency (CIA) e delle società militari private. Nick Turse ha documentato questo cambiamento della pianificazione e dei combattimenti dell’istituzione militare nel libro: “Il nuovo volto dell’impero: operazioni speciali, droni, spie, combattenti-fantoccio, basi segrete e guerra informatica“, Haymarket Book, 2012. All’inizio dell’anno, Turse aveva partecipato a un dibattito con il colonnello Davis dell’AFRICOM sulla crescita rapida della presenza militare degli Stati Uniti in Africa (Vedasi: La rapida crescente presenza militare degli Stati Uniti in Africa). La discussione con il direttore dell’Ufficio affari pubblici del Comando dettagliava grandemente una serie di questioni sollevate da Turse, ed ha mostrato come la burocrazia dell’AFRICOM sia diventata sensibile alle nuove forme di guerra, delegandola alle operazioni con i droni e le forze speciali. (cfr. Dibattito).
Petraeus ha trovato lo spazio ideale per creare una unità militare/intelligence per elaborare una politica alternativa, quando chiese il comando della CIA e di gestire la rete di corruzione e droga in Afghanistan, nel 2011. Secondo il New York Times, Petraeus ha offuscato il confine tra soldati e spie in missione segreta all’estero. “La nomina del generale Petraeus e del signor Panetta sono l’ultima prova di un mutamento significativo negli ultimi dieci anni, su come gli Stati Uniti combattano le loro battaglie, confondendo il confine tra soldati e spie in missione segreta all’estero… Petraeus ha gettato l’esercito nelle braccia della CIA, che si avvale di operazioni speciali militari e di agenzie di sicurezza private per condurre missioni di spionaggio. Come comandante del Comando Centrale degli USA, ha anche firmato nel settembre 2009 un ordine confidenziale che autorizza le truppe per operazioni speciali a raccogliere informazioni in Arabia Saudita, Giordania, Iran e in altri luoghi ancora, oltre alle zone di guerra tradizionali.” (Vedasi)

Carter Ham licenziato dopo Bengasi
Questa è l’alleanza dei crociati che ha occupato il Dipartimento di Stato e la diplomazia degli Stati Uniti nella guerra in Libia. L’ambasciatore Stevens è diventato un campione della collaborazione tra il Comando Operazioni Speciali e le società militari private. Christopher Stevens aveva lasciato il suo posto presso l’ambasciata a Tripoli, nel febbraio 2011, per coordinare questo tipo di guerra a Bengasi. Quando la NATO ha dichiarato la vittoria, nell’ottobre 2011, Christopher Stevens venne scelto come ambasciatore in Libia e nel maggio 2012 era di nuovo in Libia. Tuttavia, la base principale per le operazioni speciali e gli intrighi in favore della sicurezza privata a Bengasi, era laddove la CIA aveva una base per il reclutamento degli “estremisti” diretti in Siria. Stevens è stato intrappolato in uno scontro tra la milizia e la CIA. L’ambasciatore Christopher J. Stevens, il senior management delle informazioni Smith Sean e gli agenti della CIA Tyrone Woods e Glen Doherty sono stati uccisi in un attacco a Bengasi, durante la notte dell’11-12 settembre 2012. Quando giunse la notizia, venne inizialmente detto che Woods e Doherty erano stati identificati come contractor privati, al fine di distogliere l’attenzione sulla CIA nella battaglia di Bengasi. Sean Smith, il responsabile informazione del Dipartimento di Stato, era il simbolo di quei simpaticoni che si sono mobilitati per una nuova postura militare degli Stati Uniti. Dopo la sua morte, la comunità “trendy” era in lutto.
Secondo il New York Times: “Il signor Smith era un accanito giocatore online di un videogame multiplayer chiamato Eve Online, in cui centinaia di migliaia di partecipanti di tutto il mondo, agiscono come pirati o diplomatici in un ambiente fantascientifico. Smith, on-line era “topo vile”. La sua esperienza è indicativa di come l’esercito abbia mobilitato esperienze sia nel mondo reale che nel mondo virtuale. Messaggi in codice vennero scambiati nel mondo virtuale, per assecondare gli interessi dei servizi segreti militari che operano al di fuori del quadro politico del governo. Sean Smith era chiamato “Maven” dai suoi compagni di gioco che ne hanno pianto la morte. E’ nel libro di Malcolm Gladwell, “Tipping Point” (Punto di interruzione), che Smith viene accostato ai “Maven” o connettori, “specialisti dell’informazione” o “alla persona che riposa dopo averci dato nuove informazioni.” Questi esperti o connettori sono cruciali per la nuova forma di guerra dove il confine tra guerra virtuale e guerra reale svanisce. Sempre più spesso i giocatori pescano a piene mani da situazioni reali, al punto che molti videogiochi sono in realtà delle simulazioni di possibili scenari di guerra. I militaristi conservatori che progettano questo tipo di distrazioni macho, hanno appena pubblicato Call of Duty Black Ops II, dove si presenta un David Petraeus virtuale come Segretario della Difesa. Sean Smith ha tragicamente imparato che la vera guerra non è un gioco. Il libro di Bob Woodward ci dice che l’ex generale Jack Keane (ora membro del consiglio dell’Istituto per lo studio della guerra) è uno dei più forti sostenitori della dirigenza militare/intelligence di Petraeus.
Il fatto che Jack Keane era arrivato alla National Public Radio (NPR) come presentatore, per spiegare la tempistica degli eventi di Bengasi (dove Stevens e Smith sono morti), rivela l’importanza del coinvolgimento di Petraeus negli eventi della notte dell’11-12 settembre. E’ in questa intervista del 2 novembre, che Jack Keane ha detto al Mondo della decisione del generale Carter Ham di chiedere alla National Response Force Mission (NMRF) di schierarsi a Bengasi. La NMRF è un’unità segreta di base sulla costa orientale degli Stati Uniti, in allerta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è l’unità di intervento più veloce disponibile a recarsi in qualsiasi parte del Mondo. In questa intervista, Keane ha detto al pubblico statunitense: “Queste sono forze di terra. Non c’era altra forza disponibile e questo è il motivo per cui ha dovuto chiedere rinforzi fuori dall’AFRICOM. Il generale Ham ha cercato forze simili nel Comando Europeo, che ha un’altra forza segreta destinata alle operazioni speciali, ma si addestrava in Europa centrale; fu trasferita in una base, equipaggiata per il combattimento e inviata a Sigonella. Quando queste forze sono arrivate, furono informate che la sede della CIA era stata evacuata. Il problema che abbiamo è che AFRICOM non ha forze assegnate alla regione della Libia, quindi abbiamo dovuto dipenderne,… allertando le truppe provenienti dall’Europa e dal Nord America per venire a combattere.” Le informazioni sullo schieramento del comandante di AFRICOM erano velate, ma sufficienti per capire che Carter Ham è stato coinvolto in una battaglia per cui AFRICOM non è adibito. Quando il Pentagono indagò sui fatti di Bengasi, Carter Ham venne sollevato dal suo incarico di comandante di AFRICOM. Non vi aveva prestato servizio per i consueti tre anni. Petraeus visitò la Libia dopo la partenza di Carter Ham, nella speranza di salvare la sua reputazione e le forze di guerra e distruzione che aveva sviluppato.

Ascesa e caduta di Petraeus: Bengasi, snodo elettorale
Petraeus è un ufficiale ambizioso, che ha raggiunto fama internazionale perché sapeva corteggiare i media in modo da fargli un ritratto luminoso. Petraeus è noto come ufficiale ambizioso da quando era a West Point, dove si rese conto che sposando la figlia del sovrintendente dell’Accademia Militare di West Point, l’avrebbe aiutato nella sua carriera. Holly Knowlton proviene da una famiglia di tradizione militare. Suo padre, generale William A. Knowlton, era il capo dell’Accademia Militare di West Point quando Petraeus era ancora un cadetto. Petraeus si è laureato all’Accademia di West Point nel 1974, due mesi dopo aver sposato Holly. Petraeus si spaccia come studioso e soldato, così ha studiato a Princeton e ha scritto una tesi dal titolo “L’esercito americano e le lezioni del Vietnam“. Per soddisfare le sue ambizioni, Petraeus usò l’accademia, in particolare i sociologi, per soddisfare le sue “ambizioni”. E’ stato il rapporto con uno di questi scrittori che ha rivelato l’entità delle sue ambizioni manovriere. Nell’esercito, Petraeus era noto dagli ufficiali tradizionali come uno che avrebbe fatto qualsiasi cosa per avanzare di carriera. Il suo stretto rapporto con George W. Bush e il “successo” della rimonta delle truppe in Iraq, hanno contribuito alla sua reputazione. Petraeus è una figura controversa per la sua vicinanza ai neo-conservatori. Un ufficiale in pensione si pone la domanda: “Il generale Petraeus è un eroe, come suggerito dalle sue dichiarazioni alla stampa, o è una finzione creata, imballata e presentata al popolo americano dall’amministrazione Bush e dai suoi alleati neo-conservatori nei media e nel mondo accademico, come icona della contro-insurrezione?” (Cfr. Col. Douglas MacGregor, La saga di Petraeus: epitaffio per un quattro stelle)
La storia del generale Petraeus è ora di dominio pubblico. Ma ciò che è ignoto è come sia diventato un vero e proprio capolavoro di finzione creato, confezionato e raccomandato al pubblico statunitense. La maggioranza dei cittadini statunitensi non conosce le immense sofferenze inflitte al popolo iracheno dopo la rimonta delle truppe voluta dal generale Petraeus. Nell’esercito c’erano grandi differenze tra gli ufficiali nello sforzo di comprendere l’esperienza in Afghanistan e in Iraq. Ciò ha portato alla pubblicazione di importanti studi dal titolo “Decennio di guerra”. Lo studio delle guerre che seguirono l’11 settembre dello Stato Maggiore, rappresenta lo sforzo dell’esercito per capire perché l’esercito statunitense ha fallito e si è impantanato nella palude della corruzione, della guerra contro la droga in Afghanistan e in Iraq. Non mancano certamente scrittori che hanno esplorato in dettaglio come gli Stati Uniti hanno corrotto l’Afghanistan. Un articolista del Washington Post è stato esplicito quando ha scritto “La corruzione afgana e come gli Stati Uniti l’hanno favorita“: “E’ ora che noi americani – governo, media, analisti e intellettuali – guardiamo con occhio acuto alle cause della corruzione in Afghanistan; il fatto è che siamo tanto da biasimare per quello che è successo. Gli afgani e noi abbiamo fortemente ritardato ad ammettere i nostri sforzi o a correggerci“. Altri esperti militari noti, come Anthony Cordesman, hanno scritto ampiamente sul saccheggio e la devastazione dell’Afghanistan. Uno scrittore pacifista come Alfred McKoy ebbe a scrivere: “C’è qualcuno per pacificare lo stato numero uno stato delle droghe. Le guerre dell’oppio in Afghanistan?“.
Anche se il nome di Petraeus non è specificamente apparso in queste relazioni su droga e  corruzione, la sua posizione di comandante in Afghanistan e capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha inevitabilmente puntato i riflettori nella sua direzione. Da importante esperto nella presentazione delle informazioni sulle operazioni militari redatte per i media, Petraeus ha avuto cura della stampa. Una delle manifestazioni più evidenti si può trovare nel nuovo libro di Thomas Ricks: “Generali: il Comando militare americano dalla seconda guerra mondiale ad oggi“. In questo libro, generali come Tommy Franks sono vilipesi, mentre Petraeus viene esaltato. Petraeus riceveva lo stesso atteggiamento da sicofante nel suo rapporto con Paula Broadwell. Petraeus aveva conosciuto Broadwell nel 2006, quando operava tra la CIA e Harvard. Ma questo rapporto non è stato completo prima della morte del generale William A. Knwolton nel 2008.

Il generale Petraeus e la mancanza di rispetto per Barack Obama
Petraeus si è reso popolare tra i neo-conservatori e i fondamentalisti cristiani come un buon esempio del codice d’onore dei cadetti di West Point. Il codice d’onore è semplice. Disse: “Un cadetto non mente, non bara, non ruba e non tollera quelli che lo fanno.” A causa del suo sostegno a “Agli ordini: manuale spirituale per il personale militare” del tenente-colonnello William McCoy, Petraeus era sui radar della destra. Non è un caso che politici come George W. Bush hanno fatto appello a lui. Bob Woordward nel suo libro ‘Le guerre di Obama’, ha documentato la mancanza di rispetto di un settore militare (i crociati) verso Obama. E’ importante per il lettore comprendere la profonda arroganza di Petraeus verso Obama. La formulazione di Petraeus era particolarmente rivelatrice, quando ha cercato di “incastrare” il presidente sulla questione del dispiegamento di truppe in Afghanistan. Bob Woodward racconta il via vai tra Obama, Petraeus e il generale Stanley McChrystal. Stanley McChrystal aveva istigato la divulgazione di notizia sulla corruzione in Afghanistan facendo commenti espliciti sul presidente Obama, sapendo che sarebbe valsa la pena di restare fuori dalla guerra alla droga in Afghanistan. Immediatamente nominato comandante in Afghanistan da Barack Obama, Petraeus comprese il valore dell’eredità del generale, e per via del suo senso della storia, approvò il progetto di Paula Broadwell che voleva scrivere la sua biografia. Douglas MacGregor lo descrive in questo modo: “Petraeus e Broadwell sono semplicemente due persone con obiettivi che convergono“.
Tra la biografia della Broadwell e il libro di Thomas Ricks, Petraeus è convinto che i posteri ricorderanno il suo nome. Nell’esercito vi era un intenso dibattito nel corpo degli ufficiali, sulla questione se ufficiali come Petraeus dovessero rendere conto. Il tenente-colonnello Paul Yingling ha scritto un articolo ampiamente discusso sul Giornale delle forze armate: “Il fallimento dei generali”. Con la presa del potere dei crociati nel campo militare, gli ufficiali che seguono la linea di Petraeus sono considerati favorevolmente. Secondo un articolo del New York Times, “Petraeus è stato il militare americano più importante negli ultimi dieci anni, l’architetto della rimonta delle truppe in Iraq. Ha sostituito il Generale Colin L. Powell come volto dei militari, diventando un personaggio esaltato da entrambe i lati della “linea” di Washington. Il New York Times è pienamente consapevole della divisione tra le rocce e i crociati, e di come Obama ha usato Colin Powell per chiamare a raccolta le rocce per sconfiggere i crociati. Ora sappiamo che il team di Obama non era compiacente verso le attività del generale Petraeus, che venivano monitorate. L’amministrazione lo teneva d’occhio ed era pienamente consapevole delle ambizioni presidenziali di Petraeus. Aveva assicurato Rahm Emmanuel di non essere un candidato per le presidenziali del 2012. Nel profilo favorevole compilato dal New York Times, si apprende che “Broadwell è diventata una presenza permanente presso la sede della coalizione guidata dagli americani a Kabul, poco dopo che Petraeus ne ha assunto il comando nel giugno 2010. Era considerata un’ambiziosa che perseguiva lo scopo di essere ammessa nell’elite della sicurezza nazionale di Washington. Se ne risentì quando gli ufficiali fecero notare che lei approfittava del suo rapporto con il loro capo.” Sei mesi dopo che Petraeus prese ufficio a Kabul, servendo da mentore della sua biografa, l’amministrazione nominò Holly Knowlton Petraeus alla carica di vicedirettrice dell’US Consumer Financial Protection Bureau, il cui compito è difendere i militari e le loro famiglie. La storia rivelerà più tardi il grado di contatto tra Michelle Obama e Holly Knowlton, quando gli iniziati a Washington capirono perfettamente le insinuazioni di Paula Broadwell al Daily Show.

Bengasi e la Libia entrano nel gioco elettorale
Settimane dopo gli scontri tra le milizie concorrenti a Bengasi, che costarono la vita degli agenti CIA e dell’ambasciatore degli Stati Uniti, i media simpatizzanti con i crociati “s’impadronirono di una serie di agenzie conservatrici, per lanciare accuse incendiarie poco prima delle elezioni, affermando che quattro americani erano stati uccisi a causa della negligenza dell’amministrazione.” Petraeus non fece alcuna dichiarazione pubblica. Ma i rapporti dei media e il breve viaggio di Petraeus in Libia sono la prova che ci fosse un grande progetto per limitare i danni. Sezioni dei media conservatori erano così sicuri della storia, che hanno accusato l’amministrazione di negligenza. William Kristol, direttore del conservatore Weekly Standard, ha concluso che l’agenzia stava indicando la Casa Bianca, suggerendo che avrebbe rifiutato l’azione richiesta. “Petraeus getta Obama in pasto ai lupi” avrebbe dovuto essere intitolato l’articolo sul blog del Weekly Standard. Tra l’incidente a Bengasi, il blog di William Kristol e la storia di Jack Keane sulla National Public Radio, c’era solo una cosa che avrebbe protetto Petraeus da una rivelazione completa. Le elezioni del 6 novembre 2012.
Bengasi e la Libia non furono un problema durante le elezioni, come speravano conservatori e crociati. Le forze alleate per la pace e la giustizia hanno eletto Barack Obama il 6 novembre. Due giorni dopo la sua rielezione, Petraeus ha rassegnato le dimissioni. I media ci dicono che il presidente aveva sentito per la prima volta dell’indagine sul rapporto tra Paula Broadwell e David Petraeus, l’8 novembre, quando Petraeus ha presentato le sue dimissioni. Secondo i media, il procuratore generale Eric Holder era stato già informato nel corso dell’estate. E’ difficile credere che il presidente non sapesse che l’FBI indagava sul generale David Petraeus. “I funzionari della Casa Bianca hanno detto che erano stati informati  la sera di mercoledì, che Petraeus aveva in programma di dimettersi a causa della sua relazione extraconiugale. Giovedì mattina, poco prima di una riunione del personale alla Casa Bianca, il presidente veniva informato quello stesso pomeriggio: Petraeus era andato dal presidente per dirgli che pensava sul serio alle dimissioni, che il presidente non aveva accettato, ma venerdì chiamò Petraeus e accettò le sue dimissioni…
Gli storici militari capiscono perché il Presidente ha voluto aspettare prima di prendere la decisione di accettare le dimissioni del più famoso generale statunitense. Dopo tutto, l’influenza di Petraeus sui giornalisti e i crociati era ben nota. Petraeus è stato il comandante di Fort Leavenworth, Kansas e del Center of Combined Arms (CAC) che si trova anche lì. Come comandante del CAC, Petraeus ha supervisionato lo Stato e il Collegio Maggiore Generale e 17 altre scuole, centri e programmi di formazione, mentre lavorava allo sviluppo di manuali di dottrina dell’esercito, alla formazione degli ufficiali e alla supervisione dei centri dell’esercito per la raccolta e la diffusione delle lezioni apprese. Durante la sua permanenza al CAC, Petraeus e il tenente-generale dei marines James Mattis curarono congiuntamente la pubblicazione del Field Manual 3-24, la maggior parte del quale è stato scritto da un gruppo straordinariamente composito di ufficiali, intellettuali, dirittumanitirasti, giuristi e giornalisti.
L’autore di queste righe rimane scettico riguardo la decisione di Obama di rifiutare le dimissioni di Petraeus, che si sarebbe basata su un approccio graduale alle tattiche militari adottate dal 2009. L’autore si astiene dal giudicare la recente prolusione di lodi a Petraeus di Obama, durante la conferenza stampa del 14 novembre 2012. Ci sono molti generali al comando legati sul piano militare e sociale a Petraeus, e l’estensione della sua rete cominciano ad essere conosciute. Le informazioni che il comandante in Afghanistan, John Allen, ha avuto dalla “comunicazione inappropriata” di 20-30000 pagine di e-mail, ha suscitato l’interesse dei cittadini mentre la storia veniva svelata. La cosa importante è che John Allen ha seguito le dottrine militari di Petraeus in Iraq e in Afghanistan. Ancora più significativo è il fatto che Allen ha sostenuto la nuova forma di destabilizzazione, la contro-insurrezione che coinvolge compagnie militari private.

La guerra in Libia e la necessità di smantellare le compagnie militari private
Il caso Petraeus si concentra sui dettagli piccanti della relazione extraconiugale del generale Petraeus, lasciando da parte la questione più fondamentale delle forme di distruzione militare scatenate in Iraq, Afghanistan e ora Libia. C’è stato un acceso dibattito nella dirigenza militare se i generali debbano rispondere alla leadership civile. Le dimissioni del generale Petraeus, il licenziamento di Carter Ham dall’AFRICOM e la nuova assegnazione del viceammiraglio Charles M. Gaouette, hanno fatto rivivere la questione del controllo civile sulle forze armate. Nonostante il nuovo libro di Tom Ricks, che è stato scritto per salvaguardare la reputazione di Petraeus, e la biografia di Petraeus che dovrebbe metterlo sul piedistallo dei generali più famosi degli USA, la nuova forma di guerra incontrollata ha abbattuto gli ufficiali principali architetti della strategia COIN di Petraeus e dei crociati. Nel contesto di una società democratica, i militari sono tenuti a fornire consulenze ai capi militari, e gli ufficiali non dovrebbero inviare truppe a combattere assieme alle milizie e senza l’autorizzazione della leadership civile.
L’intervento della NATO in Libia e la successiva base della CIA a Bengasi, sono forme costose di sperimentazione di nuove forme di guerra, che hanno causato la morte di migliaia di persone e distruzioni. Le rivelazioni sui centri di detenzione della CIA durante la guerra in Iraq, hanno generato sdegno verso queste prigioni private. Ci sono cittadini in Libia che possono rivelarsi confermando la veridicità sull’accusa di Paula Broadwell: che la CIA detiene dei prigionieri nei suoi centri in Libia. Politici stranieri hanno resistito alle richieste di una parte del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti che voleva rivedere le operazioni militari della NATO in Libia. Attraverso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, c’è stato uno sforzo enorme da parte di attivisti per la pace dal Sud del mondo, affinché le società militari private siano messe sotto il controllo internazionale. Il Consiglio ha istituito un “Gruppo di lavoro intergovernativo indefinito, per esaminare la possibilità di sviluppare un quadro giuridico internazionale per la regolazione, il controllo e la supervisione delle attività delle compagnie militari e di sicurezza private“.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno guidato l’opposizione alla sorveglianza delle aziende militari. I comandanti di CENTCOM e AFRICOM si sono comportati, in questi ultimi anni, come se fossero un governo parallelo. La guerra contro il terrorismo ha generato un clima di terrorismo intellettuale e una logica burocratica del comando unificato, permettendo ai militari di diventare una fonte politica esecutiva indipendente. Non c’era controllo quando il bilancio militare metteva a disposizione dei comandanti militari fondi illimitati. Perché AFRICOM non scava pozzi in Africa orientale e distribuisce libri di scuola? Queste attività facevano parte di un approccio di pubbliche relazioni per diffondere l’idea che AFRICOM stesse compiendo del lavoro umanitario in Africa. L’audizione di conferma del generale Rodriguez dovrebbe fornire un’altra occasione per esporre il fallimento della CIA/AFRICOM in Libia. Gli intellettuali africani hanno scritto molto per dire che l’AFRICOM è stata costituita come forza ausiliaria per proteggere le compagnie petrolifere statunitensi.
In questo gioco di protezione, vi sono settori dei vertici militari che si sono avventurati a dire che AFRICOM serve da contrappeso all’influenza della Cina in Africa. Petraeus ha gettato l’esercito sul terreno della CIA, che si avvale di agenzie militari per le operazioni speciali e di sicurezza private, svolgendo missioni di spionaggio e combattimento. Nella sua qualità di comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha perfezionato il trucco di combattere assieme a un gruppo contro cui poi si rivolge. Questo doppio gioco, in fase di attuazione in Libia, al fine ritarda la pace e la ricostruzione della Libia, in modo da farla diventare un’altra Somalia. Grazie ai milioni di dollari a disposizione per corrompere  giornalisti e accademici, la storia del successo di AFRICOM è stata ampiamente utilizzata negli Stati Uniti. E’ questo tentativo di controllare la storia che ha contribuito a sostenere l’idea che l’operazione della NATO e degli Stati Uniti in Libia, sia stata un successo. La morte dell’ambasciatore Stevens sfata questo mito. Il licenziamento di Carter Ham ha rivelato come la CIA e l’esercito abbiano preso decisioni politiche indipendentemente dalla leadership civile. Quando si connettono i punti finanziari tra le società di facciata della CIA, come l’IN-Q-Tel, le aziende e i produttori di petrolio, si vede che il capitale globale è anche partner del complesso militare-industriale, e la sua necessità di una guerra perpetua contro il terrorismo. Questo è il cerchio che deve essere spezzato da coloro che vogliono la pace.
Petraeus e i suoi sostenitori sono convinti che il ciclo della guerra e della distruzione continuerà per generazioni. Petraeus era sicuro che con l’aiuto dei media, il quadro completo della distruzione in Libia e dell’alleanza con le milizie rimanesse nell’ombra, lontano dal controllo pubblico. La storia completa si sta svelando. Le forze per la pace e la giustizia devono intensificare la loro richiesta per lo smantellamento di AFRICOM. L’Africa ha bisogno di cooperazione e sostegno per la ricostruzione. La Libia ha bisogno del sostegno della comunità internazionale per controllare le milizie e ricostruire la società. E’ tempo per il movimento per la pace di riorientarsi verso le attività reali del generale Petraeus e non sulla sua relazione extraconiugale. In effetti, alcuni commentatori europei dicono che in Europa alcuni generali inseriscono tali informazioni nel circuito dei pettegolezzi per aumentare il proprio prestigio. Le forze per la giustizia e la pace dovrebbero concentrarsi sui collegamenti tra le dimissioni di Carter Ham, Petraeus e del viceammiraglio Charles. Mr. Gaouette

Horace Campbell è professore di Studi afro-americani e Scienze politiche alla Syracuse University. E’ anche professore ospite alla Tsinghua University di Pechino. È autore del libro di prossima pubblicazione “La NATO globale e il suo fallimento catastrofico in Libia”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Bilderberg Group s’incontra tranquillamente in Italia

Brandon Turbeville, TheIntelHub – Counterpsyops

Mentre l’attenzione della maggior parte degli statunitensi si concentra su qualsiasi curiosità elargita dai media tradizionali, come la celebrità del momento o l’incidente a David Petraeus, sembra che il Gruppo Bilderberg abbia organizzato quello che alcuni descrivono come un incontro improvvisato a Roma, Italia. Eppure, anche se gran parte della stampa europea ignora la questione, purtroppo caratteristica dei media mainstream di qualsiasi nazione, alcuni giornali italiani riportano  informazioni relative alla riunione.
Secondo 21stCenturyWire, a quanto pare l’ordine del giorno era incentrato sul destino dei paesi dell’Unione europea come l’Italia, la Spagna, e Grecia, tre nazioni che sono state colpite duramente dalla crisi mondiale dei derivati, e dalla conseguente imposizione dell’austerità. Vari giornali di tutta Italia hanno segnalato che circa 80 membri del Gruppo Bilderberg, in particolare il comitato direttivo del Bilderberg, sono stati chiamati a Roma per una riunione semi-segreta per discutere sugli avvenimenti della crisi provocata.
Al contrario degli usuali metodi di segretezza utilizzati dal Gruppo Bilderberg, come il noleggio di interi alberghi per giorni e giorni, ospitandovi gli ospiti e anche alcuni degli operatori, nel corso della conferenza, questo incontro italiano del Bilderberg si svolge in concomitanza con un altro evento popolare, il Festival di Roma. Così, invece di incontrarsi nel segreto totale, sembra che il Gruppo Bilderberg stia cercando di nascondere il suo tradimento in bella vista, in perfetta armonia con il resto della folla di attori, attrici, registi e celebrità varie. In questo caso, si potrebbe sospettare che la strategia del gruppo sia di utilizzare il Film Festival come copertura dei partecipanti.
Se sono stati avvistati presso l’Hotel de Russie, in vista sia della festa che l’incontro, potrebbero sempre dire che erano solo venuti per partecipare al festival del cinema, facendo una breve intervista sull’importanza del cinema nella vita italiana o sul loro film preferito, in gran parte nascondendo per quali vere celebrità erano giunti. Con un crudele scherzo del disprezzo e dell’ironia totale verso il “popolino”, e come JG Vibes di HubIntel scrive, i giornali italiani stimano che il costo della riunione di Roma sia stato di circa 100.000 euro per 80 convenuti. Secondo il sito web italiano, Dagospia, l’elenco dei partecipanti è il segue:
Enrico Letta, Enrico Bondi, Mario Monti, Marlieke de Vogel, Corradino Passera, il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, Paola Severino, Elsa Fornero, Giuliano Amato, il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, Lilli Gruber, Chicco Mentana, “Bebe Bernabé”, Flebuccio (Ferruccio) de Bortoli, Vendeline von Bredow, Mauro Moretti della CGIL, l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel, il presidente dell’Agcom Angelo Cardani, Federico Ghizzoni di Unicredito, Enrico Cucchiaini di BanchIntesa, Fulvio Conti di Enel, Anna Marion Tarantola presidente della RAI, Rodolfo De Benedetti Presidente della CIR, e Ignazio Visco  Governatore della Banca d’Italia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Diario di Lockerbie: Gheddafi e i corrieri della droga della CIA

Susan Lindauer, ex asset USA per l’Iraq e la Libia, Mathaba 22/04/2011

Per anni ho detto che il terrorista che ha messo la bomba a bordo del Pan Am 103, conosciuto come l’attentato di Lockerbie, vive a circa 8 miglia da casa mia, nella contea di Fairfax, in Virginia. La sua vita di privilegi e protezione, gratificato con alte promozioni nell’Intelligence degli Stati Uniti, è stata la ricompensa per il silenzio sul coinvolgimento della CIA nel traffico di droga in Libano, durante gli anni ’80.
Come le fonti dicono, sono stata più di un’osservatrice casuale. Dal maggio 1995 al marzo 2003, sono stata il canale di contatto con Tripoli e Baghdad, sotto la supervisione del mio supervisore della CIA, il dottor Richard Fuisz, che ha sostenuto fin dal primo giorno di conoscere le origini del complotto di Lockerbie e l’identità dei terroristi.  Giurò che nessun libico partecipò all’attacco.
Armato di questa assicurazione, il nostro team ha avviato colloqui con i diplomatici della Libia per il processo Lockerbie, e ho partecipato a più di 150 riunioni presso l’ambasciata libica a New York. Dopo la consegna dei due libici accusati, la nostra squadra si era impegnata in una lotta comune per ottenere il permesso per il dottor Fuisz, di fare una deposizione sulla sua testimonianza di prima mano della cospirazione, durante il processo Lockerbie. Con una sorprendente torsione, il giudice federale degli Stati Uniti di Alexandria, Virginia, ha imposto il doppio sigillo sulla parte cruciale della deposizione del dottor Fuisz. Il doppio sigillo può essere aperto solo da un giudice scozzese. A mio parere, dovrebbe essere una priorità, come testimonianza nascosta dal doppio sigillo che avvolge tutta la congiura su Lockerbie. Ancor più significativo, si individuano gli 11 terroristi coinvolti nell’attentato.  La testimonianza del Dr. Fuisz può risolvere l’intera questione per sempre.
C’è una buona ragione per questa mia fiducia. Con mia grande sorpresa, durante i colloqui di Lockerbie, le accuse del il dottor Fuisz sul traffico di oppio condotto dalla CIA in Libano, hanno ricevuto una conferma insolita. Un giorno, quando ho lasciato l’ufficio della senatrice Carol Moseley-Braun, per la mia pausa pranzo, un vecchio spettrale mi si presentò di fronte alla Corte Suprema. Dal nulla, ha fatto un passo verso di me e mi invitò a pranzo. Con candore straordinario, mi ha interrogata su cosa motivasse le azioni della CIA. Me lo ricordo come un vecchio spettro agguerrito che condivideva i pericoli sul campo con un giovane Asset Gung Ho, ansiosi di iniziare grandi avventure.
E’ stato un racconto morale di sicuro. Secondo lui, la CIA infiltrata trafficava oppio ed eroina in Libano, come parte di un’operazione speciale per salvare il giornalista dell’AP Terry Anderson e 11 altri ostaggi statunitensi e britannici a Beirut, tra cui il capo ufficio della presidenza della CNN, Jeremy Levin, e un inviato anglicana, Terry Waite. La crisi degli ostaggi è stata una preoccupazione legittima della CIA. Il Capo Stazione della CIA a Beirut, William Buckley, fu anch’egli rapito dalla Jihad islamica e brutalmente torturato a morte, il suo corpo gettato nella strada di fronte alla sede della CIA. Il salvataggio è stato prolungato e complicato dalla guerra civile del Libano – in ultima analisi, la prigionia Terry Anderson è durata sette anni. Molti degli ostaggi subirono pestaggi, isolamento, l’incatenamento al pavimento e finte esecuzioni.
Il vecchio spettro, che si rifiutava di identificarsi, giurava che la CIA ritenesse urgente la necessità di provare tutte le possibilità per recuperare gli ostaggi. Il concetto di infiltrazione nelle reti criminali è nella natura torbida dell’intelligence stessa. La Drug Enforcement spesso adottava le stesse strategie. I casi in cui la CIA sbagliava di molto, erano quelli in cui  intascava nel frattempo parte di questi profitti dall’eroina. Il piccolo sporco segreto è che la CIA ha continuato a prendere una percentuale dalla produzione e spaccio di oppio ed eroina del Libano, fino agli anni ’90.
Per quanto riguarda il salvataggio degli ostaggi, considerando che l’operazione richiese anni per essere compiuta, è sempre stato sussurrato che un agente corrotto della CIA che godesse di quei profitti dall’oppio, potrebbe avere fatto sparire le relazioni sulla posizione degli ostaggi, o ameno deviato il suo team, al fine di proteggere il suo reddito da stupefacenti.
Ciò sembra essere diventato un timore grave, al momento, tra gli altri ufficiali statunitensi coinvolti nel salvataggio.
Nel dicembre 1988, agenti infuriati dell’intelligence della Difesa fecero una protesta formale, esponendo la complicità della CIA nel traffico di eroina in Medio Oriente. Quando le squadre di entrambe le agenzie furono richiamate a Washington per partecipare a un’audizione interna, si imbarcarono sul Pan Am 103. Un’ala militante di Hezbollah, guidata da Ahmed Jibril, dal nipote di Abu Elias, da Abu Nidal e Abu Talb, ritirarono entrambe le squadre, al fine di proteggere il loro lucroso cartello.
Le registrazioni classificate dell’Intelligence della Difesa mostravano che Jibril e Talb stavano tramando un complotto per bombardare un aereo statunitense, nel corso delle vacanze di Natale del del 1988, in ogni caso. Progettarono di fare esplodere un aereo di linea statunitense per vendicare l’abbattimento da parte dell’USS Vincennes di un aereo di linea iraniano, carico di Hajiis di ritorno dalla Mecca, nel luglio del 1988. Tuttavia la minaccia della Defense Intelligence di esporre la loro rete di traffico d’eroina, mise in azione il piano per l’attentato. La capacità dell’intelligence della Jihad islamica nel scoprire gli orari dei voli, sicuramente confermerebbe che qualcuno della CIA operava come agente doppio, mantenendo la Jihad islamica un passo avanti ai tentativi di salvataggio.
Questa è la  sporca verità su Lockerbie. Non ha nulla a che fare con quanto vi è stato detto.
Aspettate un momento – anticipo la vostra confusione. La Libia venne messa sotto accusa per l’attentato di Lockerbie. Papà George Bush così ci ha detto! Le Nazioni Unite imposero le sanzioni alla Libia, chiedendo che il colonnello Muammar Gadhaffi consegnasse due libici per il processo. Uno dei due, Lameen Fhima fu assolto immediatamente. L’altro, Abdelbasset Megrahi, fu condannato (sulla base di fragili prove  circostanziali, che trascuravano le infinite contraddizioni). La Libia ha pagato 2,7 miliardi di dollari di risarcimento per i danni – per un importo di 10 milioni di dollari a ogni famiglia dei morti- per sollevare e sanzioni le Nazioni Unite, e ha espresso una sorta di non-scusa per le morti – mentre non riconosceva il suo coinvolgimento nella cospirazione.
Quindi, la Libia era totalmente innocente? In una parola, sì.
Non fraintendetemi: non ho un debole per la Libia. Come asset, ho visto che non importa quali promesse di amicizia si fanno, il loro cuore dei libici ascolta i loro giorni di gloria come predoni beduini. E’ patologico, non personale. Sono profondamente tribali e islamico, cosa che spesso li rende paranoici e diffidenti verso gli estranei. Hanno una storia antica di scorrerie negli altri campi, avanti e indietro, per furto di bestiame, donne e bambini. Uno delle miei migliori fonti diplomatiche aveva un tatuaggio sul polso, perché la sua nonna temeva di essere rapito da piccolo (nel 1950). La Libia semplicemente non ha una storia credibile sul bisogno di mantenere le promesse fatte ad individui al di fuori del loro clan. Questo non è parte del loro patrimonio.
La cultura della vendetta approva pericolosamente la ribellione in corso. Anche dopo che Gheddafi ne sarà andato, con tutta probabilità, queste famiglie tribali continueranno a vendicarsi l’una dell’altra. Resta da vedere se il nuovo governo nasconderà questi scontri per proteggere la sua immagine di coesione e di legittimità verso il mondo esterno. In verità, la cultura libica rappresenta una minaccia per se stesso più che per tutti.
Non dico ciò di un qualsiasi paese arabo. Mi piace molto la cultura araba. So solo che è meglio favorire Gheddafi. Le sue azioni spesso mascherano un altro obiettivo. Ma la linea di fondo è che la Libia non aveva niente a che fare con il bombardamento del Pan Am 103, che esplose sopra la cittadina di Lockerbie, in Scozia.
Dovremmo fare attenzione a Lockerbie, a causa del grave problema che lo ha cuasato. Il traffico di oppio della Valle della Bekaa, costituisce un’importante fonte per la produzione dell’eroina mondiale. A sua volta, la pipeline globale dei narco-dollari mantiene in vita le operazioni di militanti in tutto il mondo dal Medio Oriente all’Indonesia, dalla Colombia alla Birmania nell’Estremo Oriente.
Questo è qualcosa da temere. Non è necessario schierare soldati per finirla. Con un po’ di creatività, si potrebbero attaccare i conti bancari di questi trafficanti di eroina globale e tagliare le radici della violenza, senza danneggiare la società locale con la guerra. Si potrebbero colpire due flagelli – l’eroina e il terrorismo. E gli Stati Uniti non impiegherebbero  le azioni militari in tutto il pianeta per raggiungere i propri obiettivi. Per fortuna, ci sono altri modi.
Il primo passo è riconoscerlo.

Susan Lindauer è l’autrice di Extreme Prejudice: The Terrifying Story of the Patriot Act and the Cover Ups of 9/11 and Iraq.
Questo articolo può essere ripubblicato in tutto o in parte, con l’attribuzione all’autore.
Susan Lindauer era un attivo degli Stati Uniti e uno dei primi americani non-arabi incriminata con il Patriot Act, accusata di agire come un “agente iracheno” per essersi opposta alla guerra. Fu imprigionata nella Carswell Air Force Base per un anno, senza processo, mentre il governo statunitense ha reinventato l’Intelligence pre-bellico e il successo della politica anti-terrorismo, che era stata al centro del suo lavoro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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