Mandela spettrale: Chi uccise Christopher Hani?

Mandela a Londra nel 1962, incontra gli spettrali
Aangirfan 8 dicembre 2013

mandela4_470x300Nelson Mandela a Londra con Freda Levson e Mary Benson. Nelson Mandela passò dieci giorni a Londra nel 1962. All’epoca era l’uomo più ricercato in Sud Africa, essendo il capo dell’ala armata (terrorista) del Congresso nazionale africano. A Londra, Mandela incontrò Denis Healey, membro del Bilderberg ed ex-ministro della Difesa. Mandela a Londra

Denis Healy

Denis Healy

Nelson Mandela avrebbe lavorato per l’MI6 – Mandela il fantasma
C’è il sospetto che il viaggio di Mandela a Londra sia stato organizzato dall’MI6. Nelson Mandela fu accompagnato a Londra da Mary Benson. Mary Benson, che viveva nella elegante St John’s Wood al centro di Londra, era di origine sudafricana e divenne la biografa ufficiale di Mandela. Mary Benson aveva lavorato per l’esercito inglese ed era amica di Denis Healey. Mary Benson ha detto di Mandela: “Aveva visitato diversi Paesi in Africa… e ricevette un certo addestramento militare...” Con Maria Benson e Mandela, a Londra, vi erano gli attivisti sudafricani Freda e Leon Levson. Mandela a Londra

I sanguinari Mandela
Aangirfan 7 dicembre 2013

Mandela_e_Evelyn_1944Un Mandela alto 1,90 con la prima moglie Evelyn Mase, nel 1944. E’ come se ci fossero due Mandela. Il Mandela che andò in prigione sarebbe stato altro 1,90 m. Il Mandela uscito di prigione sarebbe stato alto circa 1,80 m.
Credo che Nelson Mandela fosse già morto – Godlike Productions
[...]
La prima moglie di Mandela era Evelyn. Mandela ostentava le sue fidanzate ad Evelyn. Secondo Evelyn: “C’era un’altra donna e questa iniziò a venire a casa, ai piedi nella nostra camera da letto, lo seguiva in bagno… gli dissi che non l’avrei permesso.” Mandela avrebbe avuto un figlio illegittimo. Nella sua istanza di divorzio Evelyn accusò Mandela di picchiarla, segregarla e di averla minacciata con un’ascia. Il giovane Mandela

DERIV-399_26-4-670x847Nelson e Winnie

Prima del divorzio, nel 1958, Mandela si mise con Winnie e alla fine si sposarono. Winnie fu la donna di Mandela. Nel 1964 Mandela fu imprigionato a vita. Quando a Winnie fu permesso di tornare a Johannesburg, nel 1986, era diventata una gangster omicida. Winnie ordinò ai suoi seguaci di aggredire i nemici con ‘machete e collane’, pneumatici inzuppati di benzina da mettere al collo delle persone e incendiare. Winnie istituì le Unità Mandela, una milizia che reclutava teppisti nelle township. Questi teppisti furono usati per terrorizzare la popolazione nera, rapivano persone che portavano a casa di Winnie, una grande villa circondata da recinzioni elettrificate. Winnie amava frustare i suoi prigionieri, mettergli sacchetti di plastica sulla testa e poi farli eliminare. Winnie fu accusata, da una delle sue guardie del corpo, di aver avuto un ruolo nell’omicidio di Stompie Sepei Moetesky, un ragazzino di 14 anni. Stompie fu torturato e sgozzato. Il suo corpo fu ritrovato vicino alla casa di Winnie nel 1989. Molti altri ragazzi furono uccisi, secondo quanto riferito dalla banda di Winnie. Nel 1998, Mandela sposò Graca Machel, ex-moglie del presidente del Mozambico. Nelson Mandela fu accusato di non aver alcuno affetto per i suoi figli, alcuni dei quali morirono in circostanze tragiche. Il giovane Mandela

article-1300365-0005DF2500000258-674_634x358_popupAlmeno due di queste persone sarebbero delle spie: Jemima Khan, Imran Khan, Naomi Campbell, Charles Taylor (CIA), Nelson Mandela (MI6), Graça Machel, Quincy Jones, Mia Farrow e Tony Leung.

charles-taylor-mandelaNelson Mandela avrebbe lavorato per l’MI6. Sopra vediamo Nelson Mandela e il suo amico Charles Taylor. Charles Taylor contribuì a finanziare gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti. Dai primi anni ’80 in poi, Charles Taylor lavorò per la Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti. Nel gennaio 2012 ciò fu confermato dal Pentagono grazie al Freedom of Information Act del Boston Globe. (Taylor in Liberia aiutò al-Qaida, secondo l’ONU – The Boston Globe) – Daily Mail

image43Quando Nelson Mandela divenne presidente del Sud Africa, la criminalità e la povertà aumentarono. Il giornalista John Pilger, nel suo libro ‘Freedom Next Time‘, ci dice:
1. Il Sud Africa è ricco di minerali.
2. Il reddito medio delle famiglie nere scese del 19% dopo l’indipendenza.
3. Il tacito accordo era che i bianchi avrebbero mantenuto il controllo economico in cambio del governo della maggioranza nera.
4. Prima del 1994, vi furono incontri segreti in Gran Bretagna tra Thabo Mbeki, l’élite bianca e le grandi aziende globali con collegamenti in Sud Africa.
5. Mandela disse a Pilger: “Non vogliamo sfidare le grandi imprese che possono spaventarsi e portare via i soldi… Potete chiamarmi thatcheriano ma, per questo Paese, la privatizzazione è una politica fondamentale.” Pilger scrive di Mandela che, “come primo presidente della liberazione, ordinò la ridicola e sanguinosa invasione del piccolo Lesotho. Ha permesso che gli armamenti sudafricani venissero venduti in Algeria, Colombia e Perù, che avevano record negativi sui diritti umani. Invitò il genocida Generale indonesiano Suharto in Sud Africa e gli diede il più alto riconoscimento del Paese… Riconobbe la brutale giunta birmana come governo legittimo“.

Mandela era anti-comunista
Winnie Mandela affermò che la fazione di Mandela dell’African National Congress cospirò con coloro che assassinarono il leader comunista sudafricano Chris Hani nel 1992.

Nelson Mandela e Graça-Machel

Nelson Mandela e Graça Machel

Nuove prove sull’assassinio di Hani
Stefaans Brummer e Hazel Friedman Mail & Guardian Johannesburg, 31 gennaio – 6 febbraio 1997

haniGli avvisi dell’intelligence militare riguardo l’allarme sull’imminente assassinio di Chris Hani hanno sollevato la possibilità di un sorprendente ampio complotto per uccidere il famoso leader del partito comunista sudafricano prima delle elezioni del 1994. Il Mail & Guardian è in possesso di due documenti, di cui almeno uno sembra certo essere stato consegnato al Dipartimento della vecchia Military Intelligence (MI) delle Forze di Difesa del Sud Africa prima dell’assassinio. Dice Julie Wilken, fidanzata dell’agente della MI Eugene Riley, in una dichiarazione giurata sui documenti digitati da Riley per i suoi superiori della MI (…). Riley morì per una singola ferita da arma da fuoco alla testa, il 31 gennaio 1994. La sua morte resta un mistero.
Il documento solleva la questione sul come la MI, preavvertita, non avesse fatto nulla per impedire la morte di Hani (…). La chiave del mistero è un apparente agente doppio dell’ANC-MI dal nome in codice “Ramon”, descritto nel documento come fonte delle informazioni sull’imminente assassinio.  Wilken ritiene “Ramon” essere Muhammad Amin Laher, che il M&G già sa aver cooperato con Riley (…). Wilken dice, nella sua deposizione: “Ho scoperto che Laher era un membro del Dipartimento di Intelligenza e Sicurezza (DIS) dell’ANC, quando digitai una serie di relazioni per diversi mesi, rapporti che Riley consegnò al suo superiore della MI dopo un incontro con Laher… i rapporti contenevano informazioni sensibili su questioni dell’ANC“. Circa due settimane prima dell’assassinio di Hani, Laher informò Riley su un attentato contro un’anonima “figura politica di primo piano“. In un incontro successivo, Laher diede informazioni più dettagliate, affermando che Hani sarebbe stato il bersaglio. Wilken afferma che era presente in alcune riunioni precedenti. Il suo affidavit dice che riconosce i due documenti in possesso del M&G (…) come copie dei documenti che aveva digitato.
Il primo documento si pone tra l’assassinio reale e il tentativo di “spaventare” Hani. Il documento successivo conferma l’intenzione di ucciderlo, e parla anche di un “membro polacco dell’unità di fuoco'” (…) Alcune settimane dopo la morte di Riley, Laher le disse che il complotto per uccidere Hani proveniva da un piccolo gruppo del DIS, che aveva scoperto che la destra aveva già progettato l’assassinio. Laher le disse che il ruolo dei membri del DIS era “facilitare” l’attentato della destra
e disse “qualcosa” sulle guardie del corpo di Hani (assenti al momento dell’assassinio) (…). Tra le numerose spiegazioni sui contenuti delle relazioni, le disse di essere consapevole del tentativo di disinformazione contro l’ANC da parte di “Ramon”. Ma la domanda rimane su come avrebbe potuto sapere in anticipo dell’assassinio, indicando almeno una certa acquiescenza da parte dell’ente, ANC o governo, da cui raccolse tali informazioni. Ma (…) vi sono alcuni nell’ANC che credono che certi membri dell’ANC avessero qualcosa a che fare con l’assassinio di Hani. Winnie Madikizela-Mandela avrebbe detto a dei confidenti, secondo il Sunday Times di Londra, la settimana dopo l’assassinio, di credere che i leader moderati dell’ANC avessero “cospirato” con il governo del National Party per eliminare Hani. La relazione diceva: “secondo lei, i dettagli dei movimenti di Hani, tra cui informazioni sensibili su quando le sue guardie del corpo sarebbero state assenti, furono passate agli agenti di sicurezza del governo, che a loro volta le passarono a Waluz (l’assassino di Hani).” (…)
Le indicazioni a sostegno di questa tesi comprendono:
2012_6$thumbimg123_Jun_2012_094159230-llI due documenti dell’MI affermano che l’assassinio sarebbe stato spostato dall’11 al 10 aprile, “non essendo stato possibile raggiungere Hani l’11 aprile 1993“(…). Un fatto inedito è che Hani aveva segretamente trascorso le ultime ore della sua ultima notte in un hotel a Johannesburg. Avrebbe avuto motivo di mandare via le guardie del corpo per via della natura clandestina della visita all’hotel. Poche persone avevano tale intima conoscenza dei movimenti di Hani da poter dare a Waluz. (…) Il primo documento della MI dice che “Ramon” afferma che “l’agenda di Hani avrebbe causato seri problemi alla gerarchia MK (Umkhonto we Sizwe, struttura armata dell’ANC) – DIS“. Questo può anche essere vero. Hani non era una persona da farsi imporre ordini, subito entrò in conflitto con gli anziani dell’ANC, quando nel 1969, alla conferenza dell’ANC di Morogoro, fu sospeso per il suo approccio militante. E nel 1991, quando l’ANC ebbe la prima leadership al Comitato Esecutivo Nazionale per le elezioni in Sud Africa. Data l’immensa popolarità, Hani poteva sfidare Thabo Mbeki (vice-presidente e successore di Mandela) per la vicepresidenza del partito. Molti nell’ANC disapprovavano l’idea di voler proiettare un’immagine più moderata. Dopo l’intenso lavorio dietro le quinte, sia Hani che Mbeki accettarono di dimettersi in favore di Walter Sisulu quale candidato di compromesso. Pochi mesi prima della morte, Hani diede un’intervista a un giornale straniero, dove pensava di voler creare un’organizzazione comunista/operaia esterna, per poter controllare l’ANC al governo (…)”.
Una settimana dopo, Muhammad Amin Laher rilasciò un’intervista al Mail & Guardian dicendo che non era “Ramon”, ma che i documenti che lo coinvolgevano in questa storia avevano un “brandello di verità”. Poi disse che l’assassinio di Hani era un “complotto dei due lati dello spettro“, e che i membri della sicurezza dell’ANC erano coinvolti nel complotto per uccidere Hani. Laher  confermò di essere stato in contatto con Riley in passato. Legato a Riley fu anche Ricky Nkondo, ex membro del Dipartimento di Intelligence e Sicurezza dell’ANC, e poi a capo della divisione dell’Agenzia d’intelligence nazionale (NIA, per inciso la stessa NIA i cui agenti furono scoperti dai compagni mentre identificavano studenti e personale attivista nelle università come Wits, Pretoria e Durban-Westville, per conto del viceministro dell’Intelligence. È solo l’inizio?

Hasta Siempre
Franco Barchiesi, Dipartimento di Sociologia, University of the Witwatersrand, Johannesburg Sudafrica
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chris-hani-rememberingwallpaper-1152-x-864Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gheddafi e la decolonizzazione della Libia

Gheddafi rapidamente e in modo determinato riuscì ad espellere gli imperialisti. Liberazione significa espellere gli imperialisti bianchi, non invitarli a ritornare per bombardarvi e occuparvi
Sukant Chandan Sons of Malcolm 15 ottobre 2012

Il libro di Jonathan Bearman del 1986 sulla Libia, è il migliore sull’argomento che ho trovato. Tutti gli altri libri omettono fatti importanti, come ad esempio i lavori di Robert Bruce St. John (probabilmente ‘L’autorità occidentale sulla Libia’) ripuliscono il ruolo di USA, inglesi e francesi in Libia. C’è un battibecco sui libri sulla Libia più recenti, in particolare riguardo alla caduta della Jamahirya, è un peccato che il libro di Vijay Prasad sulla Libia sia anch’esso pieno di omissioni e distorsioni su ciò che è avvenuto in Libia, in particolare nel periodo di riavvicinamento (post 1999) e dal febbraio 2011; una vergogna da parte di qualcuno che ha basato gran parte della propria carriera su un libro, generalmente buono, sulla storia del Movimento dei Paesi Non Allineati e il movimento anti-imperialista dopo la seconda guerra mondiale. Mi sforzerò di rivedere il libro di Prasad nel prossimo periodo.
Il seguente estratto dal libro di Bearman dimostra come la rivoluzione libica dell’1 settembre 1969, guidata da Muammar Gheddafi, compisse dei concreti passi nei primi mesi, e a uno-due anni dalla rivoluzione, adempiendo alla missione del più grande patriota libico, Omar al-Muqtar, espellendo i colonialisti dalla Libia. Ciò venne ottenuto dalla leadership del Consiglio del comando rivoluzionario, il corpo principale della rivoluzione con Gheddafi al suo timone, dall’ideologia  nazionalista ‘terzomondisa’/internazionalista, nazionalista panaraba e di giustizia sociale; per molti aspetti strettamente alleato e protetto dal vicino egiziano Gamal Abdel Nasser, da cui Gheddafi ridenominava le basi aeree di al-Adem e Tobruk, dopo che questo grande leader africano e arabo aveva espulso gli inglesi dalle loro basi, che per inciso, furono le prime da cui le SAS operarono.
La SAS ritornarono in Libia nel febbraio 2011, grazie a tutti quegli agenti di MI6, CIA e servizi segreti francesi che addestrarono i loro squadroni della morte, erroneamente chiamati “ribelli”, con l’aiuto e il supporto di britannici, yankee, francesi e altre potenze della NATO che hanno trasformato la Libia dallo Stato più prospero, pacifico e sviluppato dell’Africa, in uno che tortura e lincia persone di colore e patrioti, distruggendo la pace tra le tribù, sotto Gheddafi, con una folla di 400 milizie. Sappiamo tutti che le SAS cooperavano con i ribelli fin dai primi giorni della ribellione, puntando a un piano da molto tempo studiato per il cambiamento di regime. L’estratto seguente mostra come le conquiste storiche della rivoluzione di Gheddafi di al-Fatah, del  1 settembre, sono state completamente sovvertite. Speriamo che i nordafricani e i libici rivedano l’esperienza della Rivoluzione, vedano i molti vantaggi avuti dal popolo libico e dai popoli oppressi che resistono in tutto il Mondo, e perseguano la via della riconquista di tale strategia, in nuove circostanze e sfide.
Oggi la città di Bani Walid resiste affrontando l’assalto totale di questi squadroni della morte e dei loro padroni della NATO, dimostrando al Mondo come un popolo fiero si opponga a testa alta in difesa delle proprie tribù, terra, famiglie e dignità. Coloro che scelgono di giustificare ciò che sta accadendo a loro e al popolo libico sono nemici dei popoli, nemici di Omar al-Muqtar. Dio e gli antenati faranno giustizia di loro.

‘La cacciata delle basi’
La Libia di Gheddafi, Jonathan Bearman, 1986, Zed Books, pagine 76-79

Per i clienti strategici della Libia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il discorso anti-coloniale intrapreso dalle nuove autorità ebbe un impatto immediato e devastante nell’eliminazione delle loro basi militari. Queste non erano di scarsa importanza. Le strutture militari inglesi e statunitensi in Libia aggiungevano un’ulteriore dimensione agli occidentali, alla NATO in particolare, riguardo possibili interventi nella regione. I campi di Wheelus e al-Adem non avevano rivali nell’offrire spazio per le esercitazioni militari. Mentre la RAF e l’USAF beneficiavano di condizioni quasi perfette per volare a bassa quota, usando proiettili veri, la Cirenaica concedeva ai britannici l’accesso a un terreno ideale per le grandi manovre. L’opposizione britannica e statunitense alle intenzioni dichiarate dal nuovo regime di espellere la presenza militare straniera, era prevista. Per gli Stati Uniti, in particolare, la chiusura della base Wheelus sarebbe stata una perdita strategica,  colpendone le capacità militare nella regione, in un momento in cui la presenza sovietica in Egitto stava crescendo.
La minaccia alle basi era la preoccupazione principale di Londra e Washington, dopo l’improvvisa  deposizione della monarchia. In effetti, inglesi e statunitensi, evitando un’azione precipitosa a sostegno del regime di Idris, avevano sperato di salvaguardare il futuro dei loro impianti con un nuovo accordo con le nuove autorità. Non c’era nessuna garanzia, la posizione ufficiale del RCC era chiara: nessuno dei due Paesi avrebbe avuto soddisfazione, senza ricorrere alla forza. Nonostante le smentite pro-forma del Foreign Office britannico, era noto nel mondo arabo che gli inglesi avevano un piano di emergenza per intervenire in Libia. Nell’ambito del trattato anglo-libico del 1953, un protocollo segreto prevedeva l’invasione della Libia in caso di emergenza. I dettagli del piano, nome in codice Operazione Radford, furono ottenuti dagli egiziani nel 1965 da un archivista del ministero della difesa britannico. Pubblicato su al-Ahram, il piano richiedeva lo spostamento di truppe britanniche da Germania, Malta e Cipro per difendere il re e ristabilire l’ordine. Secondo Mohammed Heikal, caporedattore di al-Ahram, il regime di emergenza era destinato proprio alla situazione che si era verificata in Libia. Ciò che scoraggiò gli inglesi fu la velocità e la decisione con cui i Liberi Ufficiali agirono. Se fosse seguita una lunga lotta, Gran Bretagna e Stati Uniti avrebbero inventato un pretesto per l’intervento.
Con Gheddafi, gli inglesi e gli statunitensi dovettero affrontare un nuovo leader che avrebbe agito  senza compromessi. Nel suo discorso a Tripoli del 16 ottobre, Gheddafi promise coraggiosamente che avrebbe trasformato il paese in un ‘campo di battaglia’ se gli inglesi e gli statunitensi non se ne fossero andati in “modo ragionevole”. Due settimane dopo, il 29 ottobre, l’RCC fece il suo approccio formale alla Gran Bretagna, a riguardo, chiedendo l’evacuazione rapida delle forze britanniche dal territorio libico. Gli inglesi, con il ministro della difesa Denis Healey, valutarono la situazione con attenzione. La perdita dei campi di addestramento in Cirenaica era considerata grave, ma non sembrava esserci alternativa all’accettazione. L’esperienza di Suez e della guerra civile algerina metteva in guardia contro ulteriori avventure coloniali. Il governo Wilson rispose con una richiesta di colloqui che durarono due sessioni, per un totale di sei ore. Al primo incontro, l’8 dicembre, l’ambasciatore britannico Donald Maitland fu incaricato di ammettere il principio di recesso. Dopo di che, fu semplicemente una questione di dettagli. Nella seconda sessione, una settimana più tardi, Maitland annunciava il termine della partenza per il 31 marzo 1970. Anche prima che i colloqui fossero iniziati, gli inglesi avevano ridotto la loro presenza ad al-Adem e Tobruk da 2.000 a 1.000 effettivi, tra ottobre e dicembre. Nel forzare la questione, i libici avevano abilmente disposto una serie di potenti scambi.
Più importante fu la loro capacità, particolarmente pregiudizievole per una potenza petrolifera in ascesa, di minacciare il ritiro dei loro depositi, intorno a 384 milioni di sterline. Se questo si fosse rivelato insufficiente, avrebbero potuto anche avviare l’annullamento dei contratti non indispensabili, e nazionalizzare gli interessi britannici della BP ed altri, in Libia. Gli inglesi, invece, si trovavano in una situazione di relativa debolezza, non potevano contrastare la Libia con la minaccia di sospendere il contratto per la fornitura di 200 carri armati Chieftain, ordinati dal regime precedente per aumentare la capacità terrestre delle forze armate libiche. Sarebbe stato un gesto di sfida inefficace. A quel tempo, l’impegno oltremare britannico veniva ampiamente rivisto, mentre il governo laburista iniziava il ritiro inglese da est di Suez. Gli inglesi erano semplicemente inclini ad accordarsi con un altro governo nazionalista. La missione di Maitland, per quanto riguardava Whitehall, doveva incitare i libici a un comunicato congiunto che sottolineava i vantaggi reciproci da una ulteriore cooperazione anglo-libica. Per Londra si trattava di limitare i danni, soprattutto per proteggere i vasti interessi economici britannici.
In seguito a tale successo, l’RCC rivolse la sua attenzione verso l’evacuazione della base aerea statunitense di Wheelus. I colloqui iniziarono a dicembre, subito dopo che gli inglesi avevano iniziato ad andarsene, ma non senza una grande inquietudine sulla prospettiva della gestione della sofisticata base, sede regionale dell’USAF, da parte di un ‘regime radicale arabo’. In effetti,  sembrando probabile che i libici consegnassero le strutture all’Unione Sovietica, l’amministrazione Nixon non avrebbe concesso il ritiro. Ma Gheddafi insisteva che i libici non avrebbero aperto le strutture ad altre potenze straniere. ‘La Libia rivoluzionaria non potrà mai sostituire uno straniero con un altro straniero o un intruso con un altro intruso’, avrebbe detto secondo il Lybian Mail del maggio 1970. In ogni caso, la decisione della Gran Bretagna di ritirarsi aveva già spiazzato gli statunitensi, così Washington accettò. Il 24 dicembre, il giorno dopo che i britannici avevano annunciato il loro ritiro, una dichiarazione congiunta libico-statunitense annunciava laconicamente che gli Stati Uniti avrebbero seguito l’esempio il 30 giugno. In effetti, l’evacuazione degli statunitensi, come degli inglesi, venne finalmente effettuato prima della scadenza, e con un minimo sforzo.
Gli inglesi finalmente lasciarono la Libia il 28 marzo, e gli statunitensi completarono il loro ritiro l’11 giugno. Fu un risultato storico. Celebrando la ‘vittoria contro l’imperialismo’, le autorità rivoluzionarie ridenominarono l’al-Adam Airbase, Gamal Abdul Nasser Airbase, e Field Wheelus, Okba bin Nafi Airbase, da un conquistatore arabo della Libia. Qualsiasi speranza che uno dei due Paesi avesse di mantenere una certa influenza militare in Libia, attraverso accordi di fornitura e addestramento, fu presto dissipata. Il 29 dicembre, dopo il suo successo iniziale, il RCC annullò il contratto del vecchio regime con la British Aircraft Corporation. A novembre, un primo tentativo di riavvicinamento venne fatto dal governo francese, come rifornitore alternativo di armi [...] I francesi vi videro un mezzo per estendere la loro influenza in Africa del Nord, a spese degli inglesi e degli statunitensi. Nel gennaio 1970, la conclusione della transazione fu annunciata: la Francia vendeva alla Libia i primi 50 aerei Mirage V, 15 da consegnare nel 1971. I libici volevano questi aerei da guerra francesi, molto ambiti, per ricostruire l’arsenale arabo dopo il confronto con Israele.
Nasser vide nella Libia una via di rifornimento di quelle armi che sarebbero state, invece, bloccate dall’embargo occidentale. Mentre la trattativa era ancora in corso, Gheddafi disse: “Se sarà possibile ottenere Phantoms o Mirages, si avrebbe una colossale  forza araba“. [L'accordo finale dei francesu con la Libia] del 31 gennaio, riguardava 110 aerei da guerra [...] Non vi erano condizioni allegate sul loro uso nel conflitto in Medio Oriente, tranne che essere ‘basati’ e ‘gestiti’ solo in Libia. Le uniche limitazioni reali applicate al loro uso, era evitare lo scontro con Stati clienti della Francia in Africa. L’accordo fu un altro trionfo delle autorità rivoluzionarie. Non solo l’RCC espulse le basi straniere, ma aveva drasticamente posto fine alla sua dipendenza militare da Gran Bretagna e Stati Uniti; la Gran Bretagna aveva perso la posizione di principale fornitore dell’esercito e della marina libici, e gli Stati Uniti vennero spodestati dal ruolo di primo contraente dell’aviazione libica. Avviando l’acquisto di armi dalla Francia, il RCC aveva un maggiore margine di manovra nel perseguire i propri obiettivi nazionalisti [...] Le autorità rivoluzionarie riuscirono nel loro obiettivo più importante: spezzare la morsa militare britannica e statunitense sulla Libia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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