Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’antimissile non funziona, e allora?

Dedefensa 20 giugno 2014
2020570235Sappiamo che il programma Missile Ballistic Defense (BMD) è una delle pietre angolari della “dottrina” USA sul cosiddetto “dominio nucleare”, permettendo agli “strateghi” di considerare un “primo colpo” nucleare. (Sappiamo che tale “dottrina” astratta, dall’abbondanza di citazioni, resta in molte menti fantasiose che prendono in considerazione l’attivazione operativa per salvare la civiltà. La Russia sarebbe, nelle attuali circostanze, una ben nota minaccia alla civiltà in via d’insediamento a Kiev, obiettivo che s’avvantaggerà dell’operatività di tale “concetto” strategico, assai sussurrato ai vertici, come si nota il 9 giugno 2014). Questo… è il momento scelto da David William, sul Los Angeles Times del 16 giugno 2014, per pubblicare un grosso articolo sul programma BMD concludendo semplicemente che non funziona, ma fa lo stesso. (Si noti che il programma è stato rinominato da MDB a GMD, Ground-Missile Defense, riferendosi al complesso terrestre costitutivo della dimensione strategica fondamentale del programma. Alcuni “buchi”, nella narrazione sul programma, vengono occlusi dalle unità navali del sistema AEGIS, la cui efficacia è ovviamente discutibile (23 aprile 2014). Il BMD/GMD iniziò ad essere operativo nel 2004, ma chiaramente non lo è. Nelle ultime otto prove dal 2008, in condizioni idilliache ed irreali dato che l’obiettivo è noto per via della rotta preordinata, ecc., cinque hanno fallito. Sembra che il BMD/GMD non possa fare ciò che Guglielmo Tell fece a una mela sulla testa del figlio con la freccia della sua balestra. Appare che il BMD/GMD venga trattato esattamente come il JSF: lo si produce, lo si mette in servizio, si suggerisce o si fa pensare che funzioni, quando poi nei programmi di prova e sperimentazione si scopre che non funziona, si continua o si passa ad altro. Una formula collaudata.
Una sintesi dell’articolo di William cui pensiamo di poter aggiungere la Russia tra gli “Stati canaglia”… “Il sistema di Difesa antimissile terrestre, GMD, dovrebbe proteggere gli statunitensi dall’agghiacciante nuova minaccia di “Stati canaglia” come la Corea democratica ed Iran. Ma un decennio dopo esser stato dichiarato operativo e 40 miliardi di dollari spesi, lo scudo missilistico non sembra affidabile, neanche in test scrupolosamente adattati, assai meno impegnativi di un attacco reale, scopre un’indagine del Los Angeles Times. La Missile Defense Agency ha condotto 16 test sulla capacità del sistema d’intercettare una finta testata nemica, fallendo otto volte, come documenti governativi dimostrano. Nonostante anni di ritocchi e promesse di risolverne le carenze tecniche, le prestazioni del sistema sono peggiorate e non migliorate dai primi test nel 1999. Degli otto test tenutesi dopo che il GMD è diventato operativo nel 2004, cinque sono falliti. L’ultimo successo fu il 5 dicembre 2008. Un altro test è previsto a Vandenberg, sulla costa della Santa Barbara County, a fine mese. Il sistema GMD è stato recuperato dopo che il presidente George W. Bush nel 2002 ordinò uno sforzo incisivo per schierare “una prima linea di difese missilistiche”. L’implementazione frettolosa ne compromise l’efficacia in diversi aspetti. “Il sistema non è affidabile”, ha detto un alto ufficiale da poco in pensione, che ha prestato servizio con i presidenti Obama e Bush. “Abbiamo preso un sistema ancora in fase di sviluppo, un prototipo, ed è stato dichiarato ‘operativo’ per ragioni politiche. A quel punto non si poteva sostenere più che lo si doveva ancora sviluppare e cambiare. Si doveva costruirlo”. Dean A. Wilkening, fisico del Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, in California, ha dato una valutazione analoga. Wilkening lavorò presso la commissione della National Academy of Sciences che nel 2011 pubblicò un rapporto sulla difesa missilistica. Il GMD resta un “prototipo che opera peggio di quanto si sperasse”, ha detto in una conferenza il 28 maggio a Washington DC: “Se si ha intenzione di definire tale sistema operativo, non si dovrebbe esser sorpresi dal fatto che tende a fallire oltre il dovuto”. In una conferenza di questo mese, Wilkening ha definito le prove del sistema “abissali””.
Il giornalista William del Los Angeles Times, conclude il suo immenso articolo con queste osservazioni (a febbraio) di Frank Kendall III, sottosegretario alla Difesa per l’acquisizione e la tecnologia, presentate disertando la narrativa ufficiale sulle sublimi prestazioni del sistema: “Riconosciamo i problemi che abbiamo avuto con tutti gli intercettori in  campo. Le causa principale è il desiderio di mettere in campo tali cose subito e a basso costo… Vediamo tanta pessima progettazione francamente, e ciò per la fretta“. Pertanto, il programma BMD/GMD non funziona… E quindi? Paul Craig Roberts osserva giustamente (il 18 giugno 2014), che in questo universo “immateriale” l’importante è crederci, perché la narrazione è il trucco. Il resto segue, anche l’Apocalisse. “La Russia ha visto gli Stati Uniti ritirarsi dal trattato ABM e sviluppare uno scudo per le “guerre stellari”. (Che non funzioni è irrilevante, l’obiettivo è convincere politici ed opinione pubblica che gli statunitensi sono al sicuro)”.

lockheed martin
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’industria della difesa USA sfrutta tecnologia e competenze russe e cinesi

John Stanton Global Research, 6 giugno 2014

sea-based-radarBoeing guida il programma di cooperazione dell’aviazione USA-Cina, un’iniziativa di governo e compagnie aeree degli Stati Uniti per collaborare con CAAC e compagnie aeree della Cina per svilupparne l’aviazione commerciale. La buona cittadinanza aziendale è sempre stata parte essenziale della Boeing Company. In Cina, la visione della compagnia sul programma di responsabilità sociale della Boeing, allargando competenze e impegno nell’istruzione su scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) dei giovani cinesi, dalla scuola elementare all’università“. (Boeing in Cina, Backgrounder, 14 aprile 2014)
E’ una bella cosa che Boeing sostenga l’istruzione STEM in Cina. Ma nell’ambito dell’infrastruttura sensibile delle industrie della Difesa statunitensi, Boeing si lamenta regolarmente delle carenze nell’ingegneria aerospaziale/STEM degli USA. Ad esempio, in una pubblicazione del 2007 v’è l’articolo Engineering Brain Drain? di Louise Wilkerson, in cui si apprende che “Secondo un recente studio della rivista Aviation Week & Space Technology, negli Stati Uniti si laureano solo circa 110000 ingegneri all’anno rispetto ai 600000 in Cina e ai 350000 in India, ogni anno“. Anche se non vi è alcuna prova conclusiva per parlare di carenza di ingegneri aerospaziali negli USA (immigrati o no), il Pentagono e i suoi appaltatori continuano a lamentare e gemere una mitica  penuria che in realtà non esiste. Forse Boeing scommette nel finanziare lo STEM e la ricerca informatica e sui materiali avanzati in Cina. “Boeing ha anche creato la Boeing-China Research&Technology, una sua organizzazione centrale di ricerca e sviluppo avanzata. Il centro si occupa di ricerca in collaborazione con l’Accademia Cinese delle Scienze e le università cinesi. Tre laboratori di ricerca congiunti e un centro comune di ricerca sono stati creati con i partner di ricerca. Le attività sono focalizzate su ambiente, materiali avanzati e tecnologie informatiche avanzate per l’aviazione e il design industriale“. Una delle piattaforme di allerta precoce della difesa missilistica più sofisticate è stata costruita dalla Boeing. Il sistema radar navale in Banda X della società, che attualmente galleggia nel Pacifico, è stato costruito in Russia dalla Vyborg Shipyard. Secondo navaltechnology.com, “Il sistema radar navale in Banda X SBX-1 è un radar di controllo del tiro a metà rotta installato su un impianto semisommergibile. La piattaforma è stata sviluppata da Boeing, nell’ambito della Difesa terreste di metà rotta (GMD), componente del sistema di Difesa antimissile balistico degli Stati Uniti (BMDS). Il GMD intercetta le testate in arrivo. L’SBX è stato trasferito al Comando Militare del trasporto navale (MSC) nel dicembre 2011“. Il sistema radar in banda X a bordo è stato costruito da un altro dei pesi massimi dell’industria della Difesa, la Raytheon Corporation.

Jak, Jak
Lockheed Martin, la maggiore industria della Difesa del mondo, fa notizia come vittima dei militari cinesi dell’ELP, che a quanto pare saerbbero entrati nelle reti informatiche di Lockheed per spionaggio industriale. Eppure Lockheed ha fatto accordi con la Cina nella sicurezza e la costruzione di reattori nucleari. Il suo F-35B ha una sua genesi in Russia. Secondo un comunicato stampa aziendale sul sito della Lockheed Martin, “Lockheed Martin e State Nuclear Power System Automation Engineering Company della Cina (SNPA) hanno firmato un accordo per realizzare prototipi, produrre e qualificare i sistemi di protezione dei reattori di terza generazione delle centrali nucleari in Cina. SNPA è una filiale della China State Nuclear Power Technology Corporation (SNPTC). Lockheed Martin e SNPA svilupperanno strumentazione per la sicurezza nucleare e la piattaforma di controllo, basata sulla tecnologia Field Programmable Gate Array (FPGA) per i sistemi di protezione della nuova generazione di reattori cinesi. I termini dell’accordo non sono stati divulgati“. Si scopre anche che il vantato F-35 ha origini nell’industria aeronautica russa. Secondo Aviation Intel:La gente guarda l’F-35B e vede una specie di trasformer ultra-moderno, con massicci portelli che si aprono e un tubo di scarico articolato che a comando si piega in basso in modo innaturale. La prossima cosa è vedere il caccia stealth di 5.ta generazione in bilico a mezz’aria. Con un’autonomia decente (per un caccia V/STOL), velocità superiore al Mach, radar e  pacchetto avionico più all’avanguardia che mai, e dispone di un design davvero innovativo… Ma il design unico del F-35B è davvero così innovativo? La turboventola di risalita dell’F-35B e il design dell’ugello vettoriale non furono ideati a Fort Worth, Texas, ma a Mosca in Russia, circa 35 anni fa! Lo Jak-41 utilizzava questo stesso concetto, ora conosciuto come Jak-141 nome in codice NATO “Freestyle”, progettato per sostituire il molto carente Jak-38.” E forse una coincidenza, ma Lockheed ha stipulato contratti di sicurezza informatica miliardari con il governo degli Stati Uniti. C’è qualcosa di losco nel spendere miliardi per il cyberattacco e la cyberdifesa quando nessuno sembra poter formulare o quantificare i dati della sicurezza nazionale e aziendali davvero  segretamente compromessi da cinesi, russi o studenti liceali di Houston, Texas. I funzionari del governo degli Stati Uniti e della Lockheed non sarebbero attendibili. Forniscono informazioni dubbie su prove specifiche o formule legittimamente quantificabili in dollari nel definire le fughe  dei dati. E’ una farsa, non diversamente dall’inventato gap degli ingegneri aerospaziali.

Le minacce informatiche sono reali?
Secondo Tereza Pultarova, scrivendo sul Engineering and Technology Magazine (maggio 2014), “Parlando al vertice Reuters sulla cyber-sicurezza di Washington, il vicepresidente della società Chandra McMahon ha detto che solo nel gennaio 2014 l’impresa ha dovuto respingere gli attacchi di 43 gruppi di hacker diversi. Il numero di cyber-attacchi ai sistemi della Lockheed è in costante crescita, nel 2007 dieci attacchi furono individuati mentre tre anni più tardi erano già 28. Oltre ad essere il primo fornitore del Pentagono, Lockheed Martin è anche il maggiore fornitore di  tecnologia informatica del governo degli Stati Uniti. I sistemi della società sono ampiamente utilizzati da militari degli Stati Uniti, imprese energetiche, utilities e altre aziende infrastrutturali sensibli. Queste ultime hanno visto, secondo la Lockheed Martin, un aumento sostanziale del numero di attacchi informatici negli ultimi anni. Anche se non abbiamo visto azioni contro obiettivi specifiche, in termini di danni ciò che abbiamo visto negli ultimi anni sono i malware creati e diffusi per danneggiare infrastrutture critiche”, ha detto McMahon… Lockheed si aspetta la crescita a due cifre nel suo cyber-business, che oggi rappresenta il 10 per cento degli 8 miliardi di dollari di ricavi nei sistemi informatici. Lockheed e altri produttori di armi statunitensi sono spesso bersaglio di gruppi criminali, Stati e altri hacker che cercano di estrarre informazioni preziose sugli avanzati sistemi d’arma. Rapporti dell’intelligence statunitensi citano attacchi lanciati da gruppi in Iran, Cina, Russia e Corea democratica. Lockheed non ha voluto commentare su eventuali dati specifici sulle azioni identificate“.

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John Stanton scrive su 4.th Media dalla Virginia.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I balzi in avanti della Russia nella guerra radio-elettronica

Anton Valagin, Rossijskaja Gazeta, 15 maggio 2014 – RBTH640px-Sukhoi_Su-24_inflight_Mishin-3L’equipaggio del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook è stato demoralizzato dall’incontro con un cacciabombardiere russo Su-24 dotato di armi radio-elettroniche. Con diversi sistemi avanzati, questo è un settore in cui la Russia gode di vari vantaggi tattici.
Il 10 aprile, il Donald Cook entrò nelle acque del Mar Nero e dopo 2 giorni un bombardiere tattico russo Su-24 “ronzava” sul cacciatorpediniere statunitense. Alcuni media hanno riferito che l’equipaggio del Donald Cook venne demoralizzato da questo incontro e che 27 marinai si dimisero dalla marina. Cosa ha pietrificato l’equipaggio statunitense? Il Donald Cook è un cacciatorpediniere di 4° generazione dell’US Navy. La sua arma principale è il missile da crociera Tomahawk dall’autonomia di 2500 km e che può trasportare esplosivi nucleari. Nei moduli standard e d’attacco la nave trasporta 56 o 96 di tali missili. Il cacciatorpediniere è equipaggiato con il più recente sistema di difesa anti-missili balistici Aegis. Tra le altre funzioni può centralizzare le difesa aeree di tutte le navi su cui è installata una rete comune, consentendo quindi il monitoraggio e il tiro su centinaia di bersagli allo stesso tempo. Quattro enormi antenne radar standard, che sostituiscono alcuni radar ordinari, si trovano ai lati del ponte di comando. Circa 50 missili intercettori di varie classi sono installati insieme ai Tomahawk nei pozzi di lancio universali a prua e a poppa.
Il bombardiere tattico russo Su-24 si avvicinò al Donald Cook senza essere armato di bombe o missili, ma di un contenitore con il sistema radio-elettronico militare Khibinij. Dopo aver avvicinato il cacciatorpediniere, Khibinij ha spento il radar, i sistemi di controllo in battaglia e di scambio dati del cacciatorpediniere statunitense. In altre parole, spense l’Aegis con un telecomando. Dopo di ché il Su-24 ha simulato un attacco missilistico contro la nave “cieca e sorda”, ripetendo la manovra 12 volte. Quando il caccia russo se n’è andato, il Donald Cook s’è precipitò in un porto rumeno e non s’è più avvicinato alle acque russe.

Diversi sistemi a disposizione della Russia
Per vincere una guerra contemporanea non è sufficiente dominare l’aria, è necessario garantirsi il vantaggio informativo“, dice Vladimir Balybin, capo del centro di ricerca per la guerra radio-elettronica e l’efficienza nell’occultamento. Oltre al Khibinij, l’industria della difesa russa produce vari tipi di apparecchiature che potrebbero sorprendere le unità nemiche così come criminali e terroristi. Le forze aviotrasportate vengono dotate dei nuovi complessi Infauna, installati su veicoli corazzati o altri veicoli militari, che possono individuare e disturbare i collegamenti radio del nemico con frequenze dalle onde corte ed ultra-corte e “spegnere” le bombe telecomandate, facendole esplodere solo dopo che le truppe russe sono passate e sono al sicuro. Infauna ha un’altra funzione: i sensori ottici installati su entrambi i lati dell’autoveicolo, su comando emette lampi e schermi fumogeni per proteggere i convogli dal fuoco.
Il dispositivo Lesochek svolge le stesse funzioni di Infauna ma è portatile e può essere inserito in uno zaino o una valigia. Può essere utile nella protezione di importanti trattative contro la maggior parte degli avanzati sistemi d’intercettazione dei servizi di sicurezza. Il Borisoglebsk-2 è il cuore della guerra radio-elettronica delle unità tattiche dell’esercito russo. Si compone di un comando automatico e quattro tipi di stazioni di disturbo, usando un unico algoritmo per individuare e disturbare le fonti delle attività radio ostili. Il dispositivo Zhitel individua e blocca telefoni satellitari cellulari e complessi per la navigazione GPS. S’è dimostrato efficace durante il conflitto in Ossezia del Sud disturbando i droni georgiani.
Dmitrij Rogozin, Viceprimo ministro della Russia, ha chiesto il riequipaggiamento delle forze nucleari strategiche russe con i più recenti dispositivi di guerra radio-elettronica.

KNIRTI-SAP-518-ECM-Pod-VVK-1STraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO sempre più ostile sull’Ucraina

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 11/05/2014

10150560Con le tensioni sempre più acute sull’Ucraina c’è la speranza che la situazione possa migliorare. I risultati della riunione del 7 maggio tra il presidente russo Putin e il capo dell’OSCE Didier Burkhalter offrono un’opportunità che non si dovrebbe perdere sullo sfondo della retorica bellicosa della NATO e la politica del tintinnio di sciabole. La speranza c’è, non importa se l’alleanza sembra incamminarsi sul sentiero di guerra.

La NATO è sempre sul piede di guerra
Il 1° maggio, il vicesegretario generale della NATO, il diplomatico statunitense Alexander Vershbow, ha detto a un gruppo di giornalisti che “dobbiamo cominciare a vedere la Russia non più come un partner, ma più come avversario”. Ha affermato che l’alleanza considera nuove misure per “dissuadere” la Russia, tra cui inviare altre forze in Europa orientale. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto lo stesso sottolineando che la Russia è ora più un avversario che un partner in un’intervista alla BBC Newswire. L’alleanza transatlantica deve sostenere la spesa militare di fronte alla sfida di Mosca, ha avvertito il 2 maggio il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel. Hagel ha pubblicato un appello agli alleati della NATO affinché spendano di più per i loro eserciti, ma non s’è speso in passaggi più drammatici. Nel suo discorso, Hagel ha detto al pubblico del think tank Wilson Center di Washington che l’alleanza affronta una scelta cruciale alla luce della posizione della Russia sull’Ucraina. Per spezzare tale “impasse fiscale”, Hagel ha esortato i ministri delle Finanze e gli alti funzionari del bilancio a partecipare a una futura riunione dei ministri della Difesa della NATO sulla spesa militare. Insieme con l’innalzamento delle spese, Hagel ha detto che gli Stati Uniti e i loro alleati europei devono investire nella “sicurezza energetica” contro “le coercitive politiche energetiche della Russia”. Oltre a rafforzare i bilanci militari, la NATO considera la presenza permanente di truppe in alcune parti dell’Europa orientale, in conseguenza della maggiore tensione con la Russia. L’alleanza ha organizzato una serie di esercitazioni a breve termine, con turni aerei e navali in Europa orientale, nelle repubbliche baltiche, Polonia e Romania, che durino almeno fino alla fine di quest’anno.
Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa, solleva la prospettiva d’intensificare le esercitazioni militari occidentali in risposta agli eventi in Ucraina.  Esponendo l’idea, durante la visita in Canada del 5 maggio, secondo cui la situazione in Ucraina ha creato un “paradigma nuovo” che costringe la NATO a considerare la presenza permanente di mezzi militari in Europa orientale. Il generale ha detto di esser stato incaricato di costituire “misure di assicurazione” aeree, terrestri e marittime fino al 31 dicembre. Una missione che si va al di là di quanto sarebbe stato possibile. La questione è a discrezione dei capi della NATO e della Difesa. Come diceva, “penso che sia qualcosa che dobbiamo considerare, e ci torneremo nelle discussione con le leadership delle nostre nazioni per vedere dove arrivino”.
Il primo ministro lettone Laimdota Straujuma, parlando a Washington in una colazione di governo della Bloomberg, il 1° maggio, ha detto che vorrebbe vedere le forze statunitensi basate in permanenza nella sua nazione. Tale mossa, ha osservato, sarebbe giustificata dalle recenti azioni della Russia. I capi di Estonia, Romania e Polonia, membri della NATO, hanno espresso sentimenti analoghi. E’ importante notare che i preparativi militari della NATO non sono limitati all’Europa orientale o ai Paesi Baltici. Il 2 maggio, il vicesegretario generale della NATO e rappresentante speciale per il Caucaso e l’Asia Centrale, James Appathurai, ha detto in una visita di lavoro a Tbilisi che secondo lui, l’alleanza dovrebbe discutere se gli alleati della NATO debbano implementare “attività difensive” in Georgia. “Vorrei far notare che la NATO non dispone di proprie attività difensive, in particolare laddove gli alleati dell’Alleanza non ne hanno. La NATO può sempre sostenerne l’organizzazione come nel caso della Turchia durante la crisi in Siria”, ha detto Appathurai durante la conferenza congiunta con il ministro degli Esteri della Georgia Maja Panjikidze. I capi della NATO dovrebbero tenere un vertice in Galles all’inizio di settembre. Alla vigilia dell’evento, i ministri della difesa e i comandanti della NATO e stranieri dovrebbero porsi “domande più severe” sul fatto se l’alleanza adotta giuste misure in Europa, come Breedlove ha detto nella conferenza stampa a Ottawa.

Estonia, l’avamposto da cui mostrare il coraggio della NATO
Secondo i piani della NATO, la base aerea Amari in Estonia sarà utilizzata per la missione di polizia aerea della NATO sui Paesi baltici. Il comandante aereo della NATO generale Frank Gorenc dell’US Air Force ha detto in Estonia, il 30 aprile, che “vogliamo assicurarci che i nostri partner baltici, che possono sentirsi a disagio per ciò che è successo in Ucraina, siano rassicurati che l’alleanza in cui sono presenti reagirà… in conformità con le procedure della NATO”. 12 aerei della NATO parteciperanno alle missioni di polizia aerea sui Paesi baltici, secondo i militari. Questa settimana, quattro caccia polacchi arriveranno nella base dell’aviazione militare di Siauliai in Lituania. Saranno supportati da quattro jet Eurofighter Typhoon della Royal Air Force inglese, arrivati in Lituania il 28 aprile. Tra crescenti tensioni in Ucraina, Regno Unito e Francia schierano otto caccia in Lituania e Polonia rafforzando la difesa aerea della NATO sulle regioni baltiche. Le esercitazioni della NATO “Tempesta di Primavera”, che coinvolge il numero record di 6000 soldati, si terranno in 5 delle 15 contee estoni comprese le regioni meridionali e sud-orientali vicino al confine con la Russia. Lanciate il 5 maggio, le esercitazioni dovranno finire il 23 maggio. “Quest’anno Tempesta di primavera riunisce un numero record di truppe alleate. Fanteria del reggimento Duca di Lancaster, soldati lettoni e del 173.th Airborne Brigade Combat Team dell’esercito degli Stati Uniti, così come soldati lituani”, ha detto in una dichiarazione il ministero della Difesa estone. Per la prima volta, un team di sicurezza informatica francese partecipa alle esercitazioni militari. Inoltre, la Polonia ha inviato tre dei suoi aerei d’attacco Sukhoj Su-22 (Fitter), e una divisione di unità con sistemi di difesa missilistici SA-8 Gecko (in Russia 9K33 Osa), che avrà il compito di proteggere una base aerea presso Tallinn e lo spazio aereo circostante. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti  implementano le forze nella regione del Mar Baltico dal 29 aprile, una settimana prima delle esercitazioni in Estonia. Il giorno prima, circa 150 effettivi di una divisione aerea statunitense sono  arrivati su un aereo da trasporto militare nella base aerea Amari. Al termine delle manovre, i marines statunitensi rimarranno in Estonia almeno fino alla fine del 2014. Gli USA hanno già inviato circa 600 soldati sul Baltico e in Polonia, per le esercitazioni, e rimarranno nella regione per il resto dell’anno. Il 2 maggio, un gruppo di navi della NATO è arrivato nel porto lituano di Klaipeda, per “garantire la sicurezza regionale”.
La Russia ritiene che l’aumento delle forze NATO così vicine ai suoi confini sia una provocazione, e ritiene che sia controproducente nel disinnescare le tensioni in Ucraina. Il 5 maggio, il ministro russo della Difesa Sergej Shojgu ha invitato il suo omologo statunitense Chuck Hagel a raffreddare la retorica sull’Ucraina e a collaborare per disinnescare la situazione. La Russia ritiene che le esercitazioni NATO in Estonia incoraggino Kiev a commettere provocazioni. “Le esercitazioni della NATO che si terranno in Estonia, le più grandi dal 1991, sono accompagnate da una retorica bellicosa che incoraggia Kiev a continuare l’operazione punitiva contro il proprio popolo”, ha detto il rappresentante permanente della Russia presso la NATO Aleksandr Grushko, secondo l’agenzia Interfax del 7 maggio. Secondo lui, “la NATO preferisce non ricordare gli appelli di febbraio alle forze armate ucraine, di mantenere la neutralità e non interferire nel conflitto interno”. Grushko ha detto che Kiev riceve maggiore sostegno nel quadro del programma di cooperazione del Comitato NATO-Ucraina. Ha aggiunto che “la NATO dovrebbe rendersi conto che è responsabile dei crimini del suo ‘partner per la pace‘”.

Gli Stati Uniti guidano la corsa
L’esercito statunitense collabora con il dipartimento di Stato e gli alleati della NATO nel supportare l’Ucraina. Evelyn N. Farkas, assistente del segretario alla Difesa per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia ha detto al Comitato per le Relazioni Estere del Senato, il 6 maggio, “useremo tutti gli strumenti a disposizione per fornire un significativo sostegno economico alle istituzioni della sicurezza dell’Ucraina”. Funzionari del DoD continuano anche ad impegnarsi con i loro omologhi ucraini, ha detto Farkas, notando che una riunione ad alto livello USA-Ucraina è in programma il mese prossimo. Gli Stati Uniti inoltre adottano misure per sostenere i partner non membri della NATO come Moldova e Georgia, ha detto…
Alcuni senatori spingono Obama ad adottare una più dura e veloce azione contro la Russia. Carl Levin, presidente democratico della Commissione Forze Armate del Senato, e Bob Corker, capo repubblicano del Comitato per le Relazioni Estere del Senato, vogliono che l’amministrazione esamini la possibilità di stanziare in modo permanente forze statunitensi nelle repubbliche baltiche. Su ciò, solo il 6% degli statunitense userebbe la forza in Ucraina, dice un sondaggio Pew. Il mese scorso l’US Navy ha iniziato a schierare l’intercettore Standard Missile-3 Block-1B progettato per contrastare i missili balistici. Si ritiene ampiamente che il sistema possa distruggere un missile strategico. Dovrebbe essere imbarcato sulle navi da guerra statunitensi di stanza nel porto di Rota, in Spagna, e a partire dal 2015 in una base intercettori in Romania, attualmente in costruzione. Una versione precedente dell’intercettore navale è stata trasferita sul Mar Nero per un breve periodo, ad aprile, durante le tensioni risorgenti con la Russia. Alcuni Paesi della NATO hanno esplicitamente collegato lo scudo missilistico con l’obiettivo di dissuaderla. La Polonia ha annunciato a marzo che come risposta agli eventi in Ucraina accelererà i tempi per l’acquisizione della capacità antimissile nazionale collegata al sistema NATO. Vale la pena ricordare che un disegno di legge del Senato è stato presentato all’inizio del mese, per chiedere al governo degli Stati Uniti di studiare l’accelerazione di diversi anni del programma per lo schieramento degli intercettori di prossima generazione Block-2A in Polonia. Gli Stati Uniti si comportano come un bullo sapendo perfettamente che la Russia non rimarrà inattiva di fronte alla minaccia.

La risposta della Russia
Lo sforzo della difesa missilistica degli Stati Uniti non è passato inosservato in Russia. “Vediamo intensificati sintomi del lavorio sui diversi segmenti del sistema di difesa missilistico”, avrebbe detto il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, il 6 maggio. Rjabkov ha anche avvertito gli occidentali che i passi sulla difesa antimissile potrebbero compromettere il nuovo accordo sul controllo degli armamenti START. Il capo della cooperazione militare internazionale Sergej Koshelev del Ministero della Difesa russo ha detto che la NATO ha respinto la proposta di tenere un “dialogo tra esperti” sulle questioni relative allo scudo della difesa missilistica. La Russia potrebbe schierare missili a corto raggio Iskander nella regione di Kaliningrad, ad occidente del Paese, se la NATO decidesse di rafforzare la propria presenza militare in Europa dell’Est, ha detto a RIA Novosti il Tenente-Generale Eevgenij Buzhinskij. “La Russia è una potenza nucleare”, ha detto. “Se la NATO diventa più attiva, schiereremo una divisione di missili Iskander nella regione di Kaliningrad”, ha aggiunto. Il Generale Buzhinskij in precedenza era a capo del dipartimento sugli accordi internazionali nel Ministero della Difesa russo. Franz Klintsevich, Vicepresidente del Comitato per la Difesa della Duma di Stato, ha detto a RIA Novosti che la diffusione di infrastrutture NATO in Europa orientale e nei Paesi baltici mette in pericolo questi Paesi e la Russia dovrebbe diplomaticamente trasmettere questo messaggio alla leadership di questi Stati. “Una presenza grave nel territorio lituano, una qualsiasi arma nucleare moderna, significa fondamentalmente che la Lituania non esisterà più, e i politici dovrebbero capire che ciò è un problema serio”, ha detto Klintsevich. E’ importante aggiungere che le azioni della NATO sono una violazione vera e propria del Russia-NATO Founding Act del 1997, in cui si afferma che la NATO, dato il “contesto della sicurezza attuale e prevedibile”, non perseguirà “ulteriori stazionamenti permanenti di sostanziali forze da combattimento” in Europa centrale e orientale.

L’accordo Putin – Burkhalter: la grande opportunità da sfruttare
Il Presidente Putin ha fatto proposte pacifiche all’Ucraina dopo i colloqui a Mosca con Didier Burkhalter, presidente svizzero ed attuale presidente dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Secondo lui, le elezioni presidenziali in Ucraina del prossimo 25 maggio sono un passo “nella giusta direzione”, a condizione che i diritti di “tutti i cittadini” siano  protetti. Il presidente russo ha suggerito che l’operazione militare di Kiev in Ucraina orientale (considerata un’azione punitiva contro i civili dalla Russia) possa essere interrotta in cambio di un rinvio del referendum che si svolgerà in diverse aree l’11 maggio. Ha anche detto di aver ritirato le forze russe dal confine con l’Ucraina “per le esercitazioni periodiche, ai campi di addestramento“. L’OSCE ha proposto una tabella di marcia per la sistemazione della crisi ucraina a tutte e quattro le parti, e la rapida firma degli accordi di Ginevra. Il documento propone misure concrete, tra cui  cessate il fuoco, de-escalation della tensione, creazione di un dialogo ed elezioni. Questo stato di cose crea una base per la riduzione della tensione e per unire gli sforzi affrontando la crisi ucraina in modo costruttivo. Date le conseguenze negative che l’ulteriore aggravamento dello stallo sull’Ucraina potrebbe comportare, sarebbe una follia lasciarsi sfuggire questa occasione. Ma un processo politico positivo non ha alcuna possibilità in una situazione di minacce belliche dalla NATO e presenza di forze nelle immediate vicinanze del confine con la Russia, permanenti o a turno. Inoltre non c’è alcuna possibilità se la NATO accelera l’attuazione dei suoi piani di difesa missilistica. Lo scudo antimissile è una questione delicata e i capi dell’alleanza lo sanno bene.  Questo è il momento di dare una possibilità alla pace.

1472965La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno di ‘Star Wars’

Dmitrij Litovkin, RIR, 29 aprile 2014

1016790Velivoli senza pilota ipersonici saranno la prossima fase del confronto tecnico-militare tra Mosca e Washington. In risposta all’avvento della dottrina statunitense degli attacchi preventivi, la Russia si prepara a svelare uno scudo spaziale dalla portata globale, quello delle Forze di Difesa Aerospaziali. Tale sviluppo rappresenta la rinascita di uno dei temi centrali della Guerra Fredda: la possibilità delle ‘Star Wars‘.

La minaccia militare spaziale
A differenza del regista George Lucas, il 40° presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan sapeva molto bene che una guerra nello spazio non era più una prospettiva lontana. Nel secolo scorso l’unica cosa che gli impedì di realizzare l’idea della totale supremazia statunitense sui sovietici negli anni ’80 era l’assenza della tecnologia necessaria. Gli USA acquisirono tale tecnologia 25 anni dopo la fine della sua presidenza. Lo scorso dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha osservato che l’avvento delle minacce di attacchi ipersonici e spaziali da Washington, e il possibile uso di tali armi, potessero disattivare istantaneamente le difese di Mosca. “Un’efficace difesa aerospaziale è garanzia di sopravvivenza delle nostre forze di deterrenza strategica, e della protezione del Paese da minacce di attacco aerospaziale“, aveva detto Putin durante una visita a un impianto di produzione di missili per la difesa aerea, nel giugno 2013. “Nessun altro Paese, ad eccezione degli Stati Uniti, può minacciare la sopravvivenza delle Forze strategiche nucleari della Russia (Strategicheske Jaderne Silj, o SJaS) e nessun altro Paese può minacciare un attacco spaziale“.
L’esperto militare Igor Korochenko è certo che il compito richiede la comprensione delle minacce militari contemporanee che la Russia potrebbe affrontare nei prossimi 15-20 anni. Vi è una serie di Paesi, in primo luogo gli Stati Uniti, che attivamente svolgono ricerche per produrre velivoli ipersonici d’attacco, che opereranno non solo dal cielo, ma anche dallo spazio. Ciò obbliga ad aggiornare l’attuale sistema di Difesa Aerospaziale (Vozdushno-Kosmicheskaja Oborona, o VKO) con avanzati sistemi di difesa antiaerea e antimissile (Protivovozdushnaja Oborona i Protivoraketnaja Oborona, PVO-PRO). A marzo è stato creato in Russia l’Istituto di ricerca scientifica per la Difesa aerospaziale. L’istituto ha il compito di sviluppare un sistema di sorveglianza e allarme contro un attacco aerospaziale, e di uno per colpire e disturbare le minacce aerospaziali, così come sviluppare sistemi di controllo e manutenzione delle attuali forze di difesa  aerospaziali.
La preoccupazione del Strategic Aerospace Defense Systems (Strategicheskie Sistemij Vozdushno-Kosmicheskoj Oboronij), che riunisce gli sviluppatori di missili e radar, è volto a lavorare sul piano pratico del programma. Dei 22 miliardi di rubli stanziati per l’intero programma di riarmo dell’esercito russo, entro il 2020, Mosca ne spenderà circa il 20 per cento per il suo programma ‘Zvjozdne Voinij‘ (Guerre Stellari), equivalenti a circa 3-4 miliardi di rubli. Dato questo finanziamento, è già iniziato il lavoro sul ripristino globale di un sistema radar unificato per l’intercettazione dei lanci missilistici. Il più recente sistema radar Voronezh-DM viene dispiegato lungo i confini della Russia. Questo sistema è in grado di rilevare qualsiasi cosa accada a 3000 km dai confini del Paese. Queste stazioni radar sono già presenti nelle regioni di Leningrado, Kaliningrad e Irkutsk, nonché nei territori di Altaj e Krasnodar. Si presuppone siano collocati a una distanza di circa 1000 km l’una dall’altra. Secondo il Viceministro della Difesa Jurij Borisov, entro il 2018 formeranno il sistema di difesa radar intorno alla Russia.

É una nuova corsa agli armamenti?
Oltre a sviluppare un sistema di preallarme dalle minacce aerospaziali, Mosca sta attivamente sviluppando una propria minaccia d’attacco. Gli ultimi anni hanno visto la grande modernizzazione del sistema di difesa antimissile russo A-135 schierato intorno a Mosca. Inoltre è prevista l’implementazione del sistema antiaereo a corto raggio Pantsir-S1, così come di 28 reggimenti missilistici antiaerei dotati di S-400 Trjumf, (un totale di 450-670 siti di lancio) e anche 38 batterie dell’avanzato sistema S-500 Vitjaz (equivalenti a circa 300-460 siti di lancio). Secondo Borisov, diversi nuovi stabilimenti di produzione sono in costruzione nelle regioni di Kirov e Nizhnij Novgorod per produrre questi mezzi di difesa. Il costo di questi nuovi impianti è stimato a più di 36 miliardi di rubli. Un lavoro di simili dimensioni è in corso per aumentare le capacità operative   degli armamenti strategici della Russia. Da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato sui missili antibalistici, Mosca ha testato sei nuovi tipi di missile balistico intercontinentale introducendoli in servizio nelle forze di deterrenza nucleare dell’esercito e della marina. Tutti, a differenza delle limitazioni dei trattati russo-statunitensi, non sono dotati di una singola testata, ma di testate nucleari multiple.
Mosca è sicura che i piani per sviluppare la difesa aerospaziale non porteranno ad una nuova Guerra Fredda. La discrepanza tra spesa per la difesa russa e statunitense su ciò, risulta ampia.

233752Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

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