Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’antimissile non funziona, e allora?

Dedefensa 20 giugno 2014
2020570235Sappiamo che il programma Missile Ballistic Defense (BMD) è una delle pietre angolari della “dottrina” USA sul cosiddetto “dominio nucleare”, permettendo agli “strateghi” di considerare un “primo colpo” nucleare. (Sappiamo che tale “dottrina” astratta, dall’abbondanza di citazioni, resta in molte menti fantasiose che prendono in considerazione l’attivazione operativa per salvare la civiltà. La Russia sarebbe, nelle attuali circostanze, una ben nota minaccia alla civiltà in via d’insediamento a Kiev, obiettivo che s’avvantaggerà dell’operatività di tale “concetto” strategico, assai sussurrato ai vertici, come si nota il 9 giugno 2014). Questo… è il momento scelto da David William, sul Los Angeles Times del 16 giugno 2014, per pubblicare un grosso articolo sul programma BMD concludendo semplicemente che non funziona, ma fa lo stesso. (Si noti che il programma è stato rinominato da MDB a GMD, Ground-Missile Defense, riferendosi al complesso terrestre costitutivo della dimensione strategica fondamentale del programma. Alcuni “buchi”, nella narrazione sul programma, vengono occlusi dalle unità navali del sistema AEGIS, la cui efficacia è ovviamente discutibile (23 aprile 2014). Il BMD/GMD iniziò ad essere operativo nel 2004, ma chiaramente non lo è. Nelle ultime otto prove dal 2008, in condizioni idilliache ed irreali dato che l’obiettivo è noto per via della rotta preordinata, ecc., cinque hanno fallito. Sembra che il BMD/GMD non possa fare ciò che Guglielmo Tell fece a una mela sulla testa del figlio con la freccia della sua balestra. Appare che il BMD/GMD venga trattato esattamente come il JSF: lo si produce, lo si mette in servizio, si suggerisce o si fa pensare che funzioni, quando poi nei programmi di prova e sperimentazione si scopre che non funziona, si continua o si passa ad altro. Una formula collaudata.
Una sintesi dell’articolo di William cui pensiamo di poter aggiungere la Russia tra gli “Stati canaglia”… “Il sistema di Difesa antimissile terrestre, GMD, dovrebbe proteggere gli statunitensi dall’agghiacciante nuova minaccia di “Stati canaglia” come la Corea democratica ed Iran. Ma un decennio dopo esser stato dichiarato operativo e 40 miliardi di dollari spesi, lo scudo missilistico non sembra affidabile, neanche in test scrupolosamente adattati, assai meno impegnativi di un attacco reale, scopre un’indagine del Los Angeles Times. La Missile Defense Agency ha condotto 16 test sulla capacità del sistema d’intercettare una finta testata nemica, fallendo otto volte, come documenti governativi dimostrano. Nonostante anni di ritocchi e promesse di risolverne le carenze tecniche, le prestazioni del sistema sono peggiorate e non migliorate dai primi test nel 1999. Degli otto test tenutesi dopo che il GMD è diventato operativo nel 2004, cinque sono falliti. L’ultimo successo fu il 5 dicembre 2008. Un altro test è previsto a Vandenberg, sulla costa della Santa Barbara County, a fine mese. Il sistema GMD è stato recuperato dopo che il presidente George W. Bush nel 2002 ordinò uno sforzo incisivo per schierare “una prima linea di difese missilistiche”. L’implementazione frettolosa ne compromise l’efficacia in diversi aspetti. “Il sistema non è affidabile”, ha detto un alto ufficiale da poco in pensione, che ha prestato servizio con i presidenti Obama e Bush. “Abbiamo preso un sistema ancora in fase di sviluppo, un prototipo, ed è stato dichiarato ‘operativo’ per ragioni politiche. A quel punto non si poteva sostenere più che lo si doveva ancora sviluppare e cambiare. Si doveva costruirlo”. Dean A. Wilkening, fisico del Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, in California, ha dato una valutazione analoga. Wilkening lavorò presso la commissione della National Academy of Sciences che nel 2011 pubblicò un rapporto sulla difesa missilistica. Il GMD resta un “prototipo che opera peggio di quanto si sperasse”, ha detto in una conferenza il 28 maggio a Washington DC: “Se si ha intenzione di definire tale sistema operativo, non si dovrebbe esser sorpresi dal fatto che tende a fallire oltre il dovuto”. In una conferenza di questo mese, Wilkening ha definito le prove del sistema “abissali””.
Il giornalista William del Los Angeles Times, conclude il suo immenso articolo con queste osservazioni (a febbraio) di Frank Kendall III, sottosegretario alla Difesa per l’acquisizione e la tecnologia, presentate disertando la narrativa ufficiale sulle sublimi prestazioni del sistema: “Riconosciamo i problemi che abbiamo avuto con tutti gli intercettori in  campo. Le causa principale è il desiderio di mettere in campo tali cose subito e a basso costo… Vediamo tanta pessima progettazione francamente, e ciò per la fretta“. Pertanto, il programma BMD/GMD non funziona… E quindi? Paul Craig Roberts osserva giustamente (il 18 giugno 2014), che in questo universo “immateriale” l’importante è crederci, perché la narrazione è il trucco. Il resto segue, anche l’Apocalisse. “La Russia ha visto gli Stati Uniti ritirarsi dal trattato ABM e sviluppare uno scudo per le “guerre stellari”. (Che non funzioni è irrilevante, l’obiettivo è convincere politici ed opinione pubblica che gli statunitensi sono al sicuro)”.

lockheed martin
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’industria della difesa USA sfrutta tecnologia e competenze russe e cinesi

John Stanton Global Research, 6 giugno 2014

sea-based-radarBoeing guida il programma di cooperazione dell’aviazione USA-Cina, un’iniziativa di governo e compagnie aeree degli Stati Uniti per collaborare con CAAC e compagnie aeree della Cina per svilupparne l’aviazione commerciale. La buona cittadinanza aziendale è sempre stata parte essenziale della Boeing Company. In Cina, la visione della compagnia sul programma di responsabilità sociale della Boeing, allargando competenze e impegno nell’istruzione su scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) dei giovani cinesi, dalla scuola elementare all’università“. (Boeing in Cina, Backgrounder, 14 aprile 2014)
E’ una bella cosa che Boeing sostenga l’istruzione STEM in Cina. Ma nell’ambito dell’infrastruttura sensibile delle industrie della Difesa statunitensi, Boeing si lamenta regolarmente delle carenze nell’ingegneria aerospaziale/STEM degli USA. Ad esempio, in una pubblicazione del 2007 v’è l’articolo Engineering Brain Drain? di Louise Wilkerson, in cui si apprende che “Secondo un recente studio della rivista Aviation Week & Space Technology, negli Stati Uniti si laureano solo circa 110000 ingegneri all’anno rispetto ai 600000 in Cina e ai 350000 in India, ogni anno“. Anche se non vi è alcuna prova conclusiva per parlare di carenza di ingegneri aerospaziali negli USA (immigrati o no), il Pentagono e i suoi appaltatori continuano a lamentare e gemere una mitica  penuria che in realtà non esiste. Forse Boeing scommette nel finanziare lo STEM e la ricerca informatica e sui materiali avanzati in Cina. “Boeing ha anche creato la Boeing-China Research&Technology, una sua organizzazione centrale di ricerca e sviluppo avanzata. Il centro si occupa di ricerca in collaborazione con l’Accademia Cinese delle Scienze e le università cinesi. Tre laboratori di ricerca congiunti e un centro comune di ricerca sono stati creati con i partner di ricerca. Le attività sono focalizzate su ambiente, materiali avanzati e tecnologie informatiche avanzate per l’aviazione e il design industriale“. Una delle piattaforme di allerta precoce della difesa missilistica più sofisticate è stata costruita dalla Boeing. Il sistema radar navale in Banda X della società, che attualmente galleggia nel Pacifico, è stato costruito in Russia dalla Vyborg Shipyard. Secondo navaltechnology.com, “Il sistema radar navale in Banda X SBX-1 è un radar di controllo del tiro a metà rotta installato su un impianto semisommergibile. La piattaforma è stata sviluppata da Boeing, nell’ambito della Difesa terreste di metà rotta (GMD), componente del sistema di Difesa antimissile balistico degli Stati Uniti (BMDS). Il GMD intercetta le testate in arrivo. L’SBX è stato trasferito al Comando Militare del trasporto navale (MSC) nel dicembre 2011“. Il sistema radar in banda X a bordo è stato costruito da un altro dei pesi massimi dell’industria della Difesa, la Raytheon Corporation.

Jak, Jak
Lockheed Martin, la maggiore industria della Difesa del mondo, fa notizia come vittima dei militari cinesi dell’ELP, che a quanto pare saerbbero entrati nelle reti informatiche di Lockheed per spionaggio industriale. Eppure Lockheed ha fatto accordi con la Cina nella sicurezza e la costruzione di reattori nucleari. Il suo F-35B ha una sua genesi in Russia. Secondo un comunicato stampa aziendale sul sito della Lockheed Martin, “Lockheed Martin e State Nuclear Power System Automation Engineering Company della Cina (SNPA) hanno firmato un accordo per realizzare prototipi, produrre e qualificare i sistemi di protezione dei reattori di terza generazione delle centrali nucleari in Cina. SNPA è una filiale della China State Nuclear Power Technology Corporation (SNPTC). Lockheed Martin e SNPA svilupperanno strumentazione per la sicurezza nucleare e la piattaforma di controllo, basata sulla tecnologia Field Programmable Gate Array (FPGA) per i sistemi di protezione della nuova generazione di reattori cinesi. I termini dell’accordo non sono stati divulgati“. Si scopre anche che il vantato F-35 ha origini nell’industria aeronautica russa. Secondo Aviation Intel:La gente guarda l’F-35B e vede una specie di trasformer ultra-moderno, con massicci portelli che si aprono e un tubo di scarico articolato che a comando si piega in basso in modo innaturale. La prossima cosa è vedere il caccia stealth di 5.ta generazione in bilico a mezz’aria. Con un’autonomia decente (per un caccia V/STOL), velocità superiore al Mach, radar e  pacchetto avionico più all’avanguardia che mai, e dispone di un design davvero innovativo… Ma il design unico del F-35B è davvero così innovativo? La turboventola di risalita dell’F-35B e il design dell’ugello vettoriale non furono ideati a Fort Worth, Texas, ma a Mosca in Russia, circa 35 anni fa! Lo Jak-41 utilizzava questo stesso concetto, ora conosciuto come Jak-141 nome in codice NATO “Freestyle”, progettato per sostituire il molto carente Jak-38.” E forse una coincidenza, ma Lockheed ha stipulato contratti di sicurezza informatica miliardari con il governo degli Stati Uniti. C’è qualcosa di losco nel spendere miliardi per il cyberattacco e la cyberdifesa quando nessuno sembra poter formulare o quantificare i dati della sicurezza nazionale e aziendali davvero  segretamente compromessi da cinesi, russi o studenti liceali di Houston, Texas. I funzionari del governo degli Stati Uniti e della Lockheed non sarebbero attendibili. Forniscono informazioni dubbie su prove specifiche o formule legittimamente quantificabili in dollari nel definire le fughe  dei dati. E’ una farsa, non diversamente dall’inventato gap degli ingegneri aerospaziali.

Le minacce informatiche sono reali?
Secondo Tereza Pultarova, scrivendo sul Engineering and Technology Magazine (maggio 2014), “Parlando al vertice Reuters sulla cyber-sicurezza di Washington, il vicepresidente della società Chandra McMahon ha detto che solo nel gennaio 2014 l’impresa ha dovuto respingere gli attacchi di 43 gruppi di hacker diversi. Il numero di cyber-attacchi ai sistemi della Lockheed è in costante crescita, nel 2007 dieci attacchi furono individuati mentre tre anni più tardi erano già 28. Oltre ad essere il primo fornitore del Pentagono, Lockheed Martin è anche il maggiore fornitore di  tecnologia informatica del governo degli Stati Uniti. I sistemi della società sono ampiamente utilizzati da militari degli Stati Uniti, imprese energetiche, utilities e altre aziende infrastrutturali sensibli. Queste ultime hanno visto, secondo la Lockheed Martin, un aumento sostanziale del numero di attacchi informatici negli ultimi anni. Anche se non abbiamo visto azioni contro obiettivi specifiche, in termini di danni ciò che abbiamo visto negli ultimi anni sono i malware creati e diffusi per danneggiare infrastrutture critiche”, ha detto McMahon… Lockheed si aspetta la crescita a due cifre nel suo cyber-business, che oggi rappresenta il 10 per cento degli 8 miliardi di dollari di ricavi nei sistemi informatici. Lockheed e altri produttori di armi statunitensi sono spesso bersaglio di gruppi criminali, Stati e altri hacker che cercano di estrarre informazioni preziose sugli avanzati sistemi d’arma. Rapporti dell’intelligence statunitensi citano attacchi lanciati da gruppi in Iran, Cina, Russia e Corea democratica. Lockheed non ha voluto commentare su eventuali dati specifici sulle azioni identificate“.

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John Stanton scrive su 4.th Media dalla Virginia.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I balzi in avanti della Russia nella guerra radio-elettronica

Anton Valagin, Rossijskaja Gazeta, 15 maggio 2014 – RBTH640px-Sukhoi_Su-24_inflight_Mishin-3L’equipaggio del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook è stato demoralizzato dall’incontro con un cacciabombardiere russo Su-24 dotato di armi radio-elettroniche. Con diversi sistemi avanzati, questo è un settore in cui la Russia gode di vari vantaggi tattici.
Il 10 aprile, il Donald Cook entrò nelle acque del Mar Nero e dopo 2 giorni un bombardiere tattico russo Su-24 “ronzava” sul cacciatorpediniere statunitense. Alcuni media hanno riferito che l’equipaggio del Donald Cook venne demoralizzato da questo incontro e che 27 marinai si dimisero dalla marina. Cosa ha pietrificato l’equipaggio statunitense? Il Donald Cook è un cacciatorpediniere di 4° generazione dell’US Navy. La sua arma principale è il missile da crociera Tomahawk dall’autonomia di 2500 km e che può trasportare esplosivi nucleari. Nei moduli standard e d’attacco la nave trasporta 56 o 96 di tali missili. Il cacciatorpediniere è equipaggiato con il più recente sistema di difesa anti-missili balistici Aegis. Tra le altre funzioni può centralizzare le difesa aeree di tutte le navi su cui è installata una rete comune, consentendo quindi il monitoraggio e il tiro su centinaia di bersagli allo stesso tempo. Quattro enormi antenne radar standard, che sostituiscono alcuni radar ordinari, si trovano ai lati del ponte di comando. Circa 50 missili intercettori di varie classi sono installati insieme ai Tomahawk nei pozzi di lancio universali a prua e a poppa.
Il bombardiere tattico russo Su-24 si avvicinò al Donald Cook senza essere armato di bombe o missili, ma di un contenitore con il sistema radio-elettronico militare Khibinij. Dopo aver avvicinato il cacciatorpediniere, Khibinij ha spento il radar, i sistemi di controllo in battaglia e di scambio dati del cacciatorpediniere statunitense. In altre parole, spense l’Aegis con un telecomando. Dopo di ché il Su-24 ha simulato un attacco missilistico contro la nave “cieca e sorda”, ripetendo la manovra 12 volte. Quando il caccia russo se n’è andato, il Donald Cook s’è precipitò in un porto rumeno e non s’è più avvicinato alle acque russe.

Diversi sistemi a disposizione della Russia
Per vincere una guerra contemporanea non è sufficiente dominare l’aria, è necessario garantirsi il vantaggio informativo“, dice Vladimir Balybin, capo del centro di ricerca per la guerra radio-elettronica e l’efficienza nell’occultamento. Oltre al Khibinij, l’industria della difesa russa produce vari tipi di apparecchiature che potrebbero sorprendere le unità nemiche così come criminali e terroristi. Le forze aviotrasportate vengono dotate dei nuovi complessi Infauna, installati su veicoli corazzati o altri veicoli militari, che possono individuare e disturbare i collegamenti radio del nemico con frequenze dalle onde corte ed ultra-corte e “spegnere” le bombe telecomandate, facendole esplodere solo dopo che le truppe russe sono passate e sono al sicuro. Infauna ha un’altra funzione: i sensori ottici installati su entrambi i lati dell’autoveicolo, su comando emette lampi e schermi fumogeni per proteggere i convogli dal fuoco.
Il dispositivo Lesochek svolge le stesse funzioni di Infauna ma è portatile e può essere inserito in uno zaino o una valigia. Può essere utile nella protezione di importanti trattative contro la maggior parte degli avanzati sistemi d’intercettazione dei servizi di sicurezza. Il Borisoglebsk-2 è il cuore della guerra radio-elettronica delle unità tattiche dell’esercito russo. Si compone di un comando automatico e quattro tipi di stazioni di disturbo, usando un unico algoritmo per individuare e disturbare le fonti delle attività radio ostili. Il dispositivo Zhitel individua e blocca telefoni satellitari cellulari e complessi per la navigazione GPS. S’è dimostrato efficace durante il conflitto in Ossezia del Sud disturbando i droni georgiani.
Dmitrij Rogozin, Viceprimo ministro della Russia, ha chiesto il riequipaggiamento delle forze nucleari strategiche russe con i più recenti dispositivi di guerra radio-elettronica.

KNIRTI-SAP-518-ECM-Pod-VVK-1STraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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