Artico, “questione di sicurezza nazionale” della Russia

Romaric Thomas Agoravox 7 ottobre 2014

Da oltre un anno, gli annunci delle autorità russe sulla politica verso la regione artica hanno una cadenza di tre o quattro al mese. Nodo energetico dai primi anni 2000, l’Artico nel 2013 è diventato un priorità per la sicurezza nazionale della Federazione russa, ripristinando d’urgenza il confronto al confine settentrionale verso l’interferenza della NATO nella regione. Data l’importanza di sforzi e ambizioni, il Nord è oggi la priorità assoluta della geopolitica russa. La situazione strategica russa in una zona che minaccia la guerra.

2013-20-fig1-eI. Artico pilastro energetico della Russia
Una regione straordinariamente ricca di risorse naturali
L’Artico è di nuovo d’interesse strategico dalla fine degli anni ’90, principalmente per lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte marittime e un maggiore sfruttamento delle risorse. Secondo alcune stime, gli idrocarburi situati oltre il Circolo Polare Artico rappresentano un quarto delle riserve mondiali, 90 miliardi di barili di petrolio e il 30% del gas da scoprire nel mondo. Il 27 settembre, la compagnia petrolifera russa Rosneft ha annunciato la scoperta di un giacimento di petrolio nel Mare di Kara che potrebbe contenere 87 miliardi di barili, parte di una zona che potrebbe avere riserve equivalenti a quelle saudite. Eccezionali giacimenti di gas sono stati scoperti anche nel Barents e Kara. I giacimenti di nichel, cobalto, rame, platino, barite e apatite sono notevoli. Infine, quasi il 15% delle risorse ittiche mondiali proviene dall’Artico. Se la ricchezza delle risorse naturali dell’Artico è ambita da tutti i Paesi rivieraschi, così come da molti Paesi non rivieraschi, la regione per la Russia rappresenta molto più di un aumento delle entrate. Riguarda direttamente gli interessi vitali della Federazione russa, dato che solo l’Artico garantisce il 60% della produzione di petrolio, il 95% del gas, oltre il 90% di nichel e cobalto, il 60% del rame, il 96% dei metalli del gruppo del platino, il 100% di barite e apatite, quasi un quarto delle esportazioni e il 12-15% del PIL. Indipendentemente dalle rivendicazioni territoriali della Russia e dalle risorse aggiuntive che potrebbero essere tratte, l’Artico è già il primo pilastro energetico del Paese. Oltre che per le risorse energetiche e minerarie, l’Artico è di grande interesse commerciale per la Russia. La Rotta del Nord potrebbe diventare, in pochi anni, una grande alternativa ai canali di Suez e Panama per il traffico marittimo tra i porti europei e dell’Estremo Oriente. Quasi due volte più breve della rotta che attraversa Canale di Suez e Oceano Indiano, ma con il vantaggio di essere completamente privo di pirateria, una delle principali minacce globali odierne ai trasporti marittimi, e di non aver limiti su numero e stazza delle navi che possono prendere tale rotta. Anche se è navigabile solo in estate, potrebbe dare notevoli benefici alla Russia che, garantendone la sicurezza, offre alla comunità internazionale un rotta libera dal controllo statunitense. La Cina partecipa attivamente allo sviluppo di questa rotta ed ha recentemente condotto la prima spedizione commerciale da Dalian a Rotterdam attraverso l’Oceano Artico. Islanda e Scozia hanno già previsto la creazione di porti dedicati.
Numerose spedizioni scientifiche del governo russo nell’Artico riflettono il forte interesse per la regione. Tutte coinvolte, in un modo o nell’altro, al consolidamento del Paese nella regione artica tramite quattro missioni principali:
• giustificare scientificamente le rivendicazioni territoriali della regione artica russa presso le Nazioni Unite, fornendo prove scientifiche sull’estensione della piattaforma continentale russa nel Mar Glaciale Artico.
• valutare e individuare le risorse naturali del Mar Glaciale Artico, principalmente idrocarburi e minerali.
• lavorare per il progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche.
• contribuire alla reputazione tecnico-scientifica russa e, più in generale, al prestigio internazionale del Paese.
Nel 2007, due batiscafi Mir raggiunsero le profondità del Polo Nord. I principali obiettivi della spedizione erano definire i limiti della piattaforma continentale russa nella zona che si estende dalle isole della Nuova Siberia al Polo Nord, prelevare campioni dai fondali e piantare una bandiera russa sul fondo del mare. L’evento scatenò le proteste di altri Paesi rivieraschi, in primo luogo gli Stati Uniti, lamentandosi che ci si potesse appropriare simbolicamente del Polo. Si potrebbe pensare che tali proteste, da un Paese che aveva chiesto ai suoi astronauti di piantare la bandiera statunitense sulla Luna, siano effettivamente motivate da assai più gravi preoccupazioni: la prova che le dorsali Lomonosov e Mendeleev, che raggiungono la Groenlandia, siano un’estensione geologica della piattaforma continentale russa permetterebbe alla Russia “di rivendicare diritti di esplorazione su ulteriori 1,2 milioni di chilometri quadrati nella regione artica, evidenziando gli enormi giacimenti di petrolio e gas nel triangolo Chukotka-Murmansk-Polo Nord”. (RIA Novosti, 3 agosto 2007)

Rivendicazioni territoriali della Russia nell’Artico
Artur Chilingarov Nel 2001 la Russia sorprese i Paesi rivieraschi presentando una richiesta alle Nazioni Unite per l’impostazione dei confini esterni della sua piattaforma continentale nell’Artico, Bering e Okhotsk, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata nel 1997. Secondo tale accordo:
• la piattaforma continentale comprende il fondo marino e il sottosuolo “al bordo esterno del margine continentale”, la sua estensione minima è di 200 miglia nautiche dalla costa (articolo 76).
• la piattaforma continentale fa parte del territorio di uno Stato, ma gli Stati costieri hanno diritti sovrani sulla piattaforma continentale a scopo di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali (articolo 77).
• “Lo Stato costiero ha diritto esclusivo di autorizzare e regolamentare le perforazioni nella piattaforma continentale a tutti gli effetti” (articolo 81).
• i diritti degli Stati costieri non pregiudicano il regime giuridico delle acque sovrastanti o dello spazio aereo su tali acque e non devono in alcun modo sminuire la navigazione aerea e marittima, o l’installazione di cavi e condutture sottomarine (sezioni 78 e 79).
• raccomandazioni su questioni relative alla definizione dei limiti esterni della piattaforma continentale sono emesse da una commissione sui limiti della piattaforma continentale.
• lo Stato costiero deve presentare domanda entro dieci anni a decorrere dall’entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti (o termine stabilito nel 2009 per la Russia, nel 2013 per il Canada e nel 2014 per la Danimarca).
• Infine, i limiti fissati da uno Stato costiero sulla base di tali raccomandazioni, sono definitivi e vincolanti.
La richiesta da parte russa è stata considerata ricevibile dalla Commissione sui limiti della piattaforma continentale. Tuttavia, considerando che i dati avanzati non erano sufficienti per prendere in considerazione le aree indicate nel Mar Glaciale Artico, nell’ambito della piattaforma continentale russa, ha raccomandato ulteriori studi. Le rivendicazioni sull’Artico russo, per quanto siano importanti, non sono nulla di speciale e sono perfettamente ammissibili ai sensi del diritto internazionale. Con decisione del 14 marzo 2014, la Commissione sui limiti della piattaforma continentale delle Nazioni Unite ha già avuto successo parziale, nel Mare di Okhotsk, riconoscendo 52000 kmq di estensione della piattaforma continentale russa. Queste affermazioni hanno avuto l’effetto di un terremoto negli Stati Uniti, e ancora di più in Canada. Grazie a basi giuridiche, minaccia seriamente l’egemonia statunitense dall’esclusiva presenza nell’Artico dal crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti hanno risposto affermando che le acque costiere si estendono fino a 600 miglia (965 km) dall’Alaska, basandosi in particolare sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata ma non ratificata dal Paese. Il Canada sceglie di rispondere con scherno e disprezzo facendo dire al suo ministro degli Esteri che la Russia fa ricorso a metodi medievali nel fissare i limiti della piattaforma continentale e che nulla, “nulla” sarebbe la Russia, minaccia la sovranità dell’Artico canadese.
La politica diplomatica e mediatica occidentale da tempo non è altro che uno sprezzante blocco atlantico sicuro della sua forza contro le pretese territoriali di una Russia sicura dei propri diritti. Il discorso ha cominciato a cambiare quando la possibilità che la Russia abbia successo presso le Nazioni Unite è divenuta sempre più probabile. Nel 2003, il Canada decise di ratificare la Convenzione, seguita dalla Danimarca l’anno dopo. Il 27 novembre 2006 la Norvegia, che fa parte della Convenzione dal 1996, presentava la sua richiesta alla Commissione. Lo stesso anno, Canada e Danimarca condussero insieme una spedizione denominata “Determinazione della composizione della Dorsale Lomonosov”, seguita da altre tre spedizioni congiunte tra il 2007 e il 2009. Il 15 maggio 2007, George Bush esortò inutilmente il Senato a ratificare la Convenzione, firmata nel 1994 e mai ratificata. Nell’agosto 2007, un rompighiaccio statunitense arrivò nell’Artico per mappare i fondali al largo delle coste dell’Alaska. Il 9 gennaio 2009, George W. Bush disse chiaramente che l’Artico era una priorità del suo secondo mandato: “Gli Stati Uniti hanno interessi ampi e fondamentali sulla sicurezza nella regione artica e sono pronti ad agire individualmente o in cooperazione con altri Stati per tutelare questi interessi”, (nota inviata agli altri Paesi per proteggere gli interessi statunitensi, senza reciprocità). Il 15 settembre 2010, Norvegia e Russia concordavano il confine marittimo nel Mare di Barents e nel Mar Glaciale Artico. Nel giugno 2012, la Danimarca presentava domanda sulla piattaforma continentale a sud della Groenlandia, la domanda sarà probabilmente ampliata verso nord entro la fine del 2014. Il 10 dicembre 2013 fu finalmente il turno del Canada a presentare una domanda preliminare.

2009_7_7_uMbXWCQ2HmhL6p9n96UzJ3Lo sfruttamento delle risorse naturali
Dato il clima e l’abbondanza, lo sfruttamento delle risorse del Grande Nord pone una duplice sfida alla Russia che dovrà condividere un massiccio investimento nel settore delle infrastrutture e dei mezzi di produzione e trasporto, sviluppando le tecnologie essenziali per lo sfruttamento di idrocarburi. Per quanto riguarda gli investimenti necessari, le autorità russe hanno ripetutamente detto di farne una priorità, soprattutto riguardo la costruzione di un’ampia flotta navale per trasportare idrocarburi. Il 20 dicembre, il viceprimo ministro russo incaricato della difesa e dell’industria, Dmitrij Rogozin, è stato particolarmente esplicito in proposito: “Ogni battaglia, per quanto virtuale, coinvolge attori seri (ha luogo in questa regione) dal valore inestimabile e la Russia può finire in un vicolo cieco se perde le sue ambizioni e non riesce a potenziare la cantieristica contemporaneamente. (…) Questo compito non è economico, ma politico e geopolitico. È una questione di sicurezza nazionale per il nostro Paese“. Secondo il governo russo, sarà necessario costruire 2000 navi, l’80% solo per il trasporto di idrocarburi. Il 30 aprile s’è appreso che i cantieri navali di Crimea potrebbero essere interessati principalmente alla costruzione di gigantesche navi cisterne per petrolio e GNL dell’Artico. La sola compagnia petrolifera Rosneft investirà 400 miliardi di dollari in 20 anni per le operazioni sulla piattaforma continentale artica. L’altra sfida che la Russia deve affrontare è il controllo delle tecnologie specifiche per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi e minerali del Mar Glaciale Artico. Fino a poco prima la Russia, che non ha tutte queste tecnologie, aveva una stretta cooperazione con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio regionale. si prevede che la situazione cambi in maniera significativa per via delle nuove “sanzioni” adottate unilateralmente dall’occidente il 12 settembre. Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni alla fornitura di prodotti, servizi e tecnologie a cinque società russe (Rosneft, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil e Surgutneftegaz). Tali misure si concentrano su progetti di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti petroliferi di difficile accesso. L’Unione europea è naturalmente allineata al padrone, vietando alle imprese europee di collaborare con società russe nell’esplorazione e produzione di petrolio in acque profonde e sulla piattaforma artica della Russia. Nel breve e medio termine, tali misure colpiranno senza dubbio la Russia e ritarderanno l’attuazione del programma di sviluppo regionale che dovrebbe iniziare nel 2017. Secondo Gennadij Shmal, presidente dell’Unione dei produttori di petrolio e gas russi, le società russe sostituiranno le attrezzature per la perforazione e produzione di petrolio in parte con apparecchiature simili provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina, e in parte con apparecchiature di fabbricazione russa. Ciò viene anche suggerito che Dmitrij Medvedev, che il 18 settembre affermava: “il rafforzamento della cooperazione economica e commerciale (nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization) è la migliore risposta a tali misure restrittive“. Possiamo già supporre che la Cina, che ha lo status di osservatore al Consiglio artico e la cui prima compagnia petrolifera (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica creata con la Rosneft, Oriente, coglierà l’occasione per rafforzare la cooperazione con la Russia nella zona artica divenendo il maggiore investitore estero nelle infrastrutture russe.

icebreakerxuelongsnowdrIl rompighiaccio cinese “Xue Long” (nave commerciale ucraina modernizzata), salpava per la sesta spedizione nella zona artica a luglio. La Cina è il più grande dei molti Paesi non rivieraschi che desiderano le risorse del Nord. Ha lo status di osservatore nel Consiglio artico dall’estate, e una base sull’isola Spitsbergen, dove affitta un terreno dalla Norvegia. La prima compagnia petrolifera della Cina (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica Oriente con la Rosneft, il 20% di Jamal LNG e potrebbe fare il suo ingresso nel capitale della società petrolchimica Oriente con il 25-30%. Secondo Rosneft, la Cina importerà 270 miliardi di dollari di petrolio russo nei prossimi 25 anni. Ha già investito decine di miliardi di dollari nei progetti infrastrutturali nell’Artico russo.

Arctic Route from Dalien China to RotterdamII. L’Artico al centro della strategia della Difesa russa
La regione artica è di fatti il confine marittimo tra Stati Uniti e Russia. Degli altri sei Paesi rivieraschi, quattro sono membri della NATO (Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia) e due hanno frontiere terrestri e marittime con la Russia (Finlandia e Norvegia). Solo la Svezia non è membro della NATO o confina con la Russia (tranne che per la breve frontiera marittima nella regione di Kaliningrad). Ciò dimostra l’importanza strategica della regione artica per la Russia.

I motivi militari del rinnovato impegno russo nell’Artico
I leader russi hanno ripetutamente espresso la necessità di ripristinare le strutture militari nella regione del Grande Nord, che ha diverse basi NATO ma dove tutte le strutture militari ex-sovietiche erano finora abbandonate. Le loro successive dichiarazioni sono globalmente convergenti e indicano la necessità di tutelare gli interessi del Paese nella regione. Questo, in sostanza, è ciò che ha detto Vladimir Putin il 10 dicembre 2013: “La Russia è attivamente alla scoperta di questa regione, ristabilendo la sua presenza e avendovi le leve necessarie per difendere la sicurezza e gli interessi nazionali“. Questi commenti riflettono la crescente preoccupazione del governo russo verso le mire di Stati Uniti e NATO sull’Artico. Il primo fattore fu l’avviso della pretesa della NATO d’interessarsi al regolamento delle rivendicazioni territoriali nella regione. Secondo una tattica illustrata oggi in Ucraina, i Paesi rivieraschi membri della NATO pretendono di avere diritto ai regolamenti, mentre l’Alleanza nega sistematicamente di avere delle mire sulla regione artica. Le autorità russe hanno fatto sapere, a più riprese, di avere informazioni secondo cui era netta la volontà della NATO d’interferire nella regione, ma di essere disposte a non militarizzare il confine settentrionale se l’alleanza rinuncia ai suoi piani:
• il 27 marzo 2009, l’ambasciatore presso la NATO Dmitrij Rogozin disse che la NATO non aveva “nulla a che fare” con i Paesi costieri dell’Artico, che possono risolvere i loro problemi.
• lo stesso giorno, il governo russo pensava a una risposta proporzionata lasciando che il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Federazione dichiarasse che la Russia ha in programma di creare entro il 2020 un gruppo militare nella regione artica per proteggere gli interessi economici e politici nella regione. Il portavoce è stato attento, però, a ventilare la possibilità di un accordo, affermando che non vi è “alcun motivo di militarizzare l’Artico“.
• il 16 settembre, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ribadiva la posizione russa ricordando alla controparte canadese che non c’era bisogno che la NATO sia il poliziotto nella regione artica.
• il 15 settembre 2010, il Presidente Dmitrij Medvedev disse a una conferenza stampa che il suo Paese seguiva con preoccupazione le attività della NATO nell’Artico e che era a favore della cooperazione non militare nella regione.
• l’8 febbraio 2011, il governo russo rinnovava la proposta a non militarizzare l’Artico, per voce della portavoce del Ministero della Difesa russo Irina Kovalchuk, che disse: “La Russia si oppone alla militarizzazione del Grande Nord e non crede che una qualsiasi presenza militare sia ora necessaria nella regione“.
• Il 6 luglio 2011, l’Ammiraglio Vladimir Visotskij, comandante in capo della marina russa, prese atto del persistente rifiuto della NATO, dicendo: “abbiamo rapporti secondo cui l’Alleanza atlantica considera (sottinteso: sempre) l’Artico come sua area d’interesse“.
Un secondo fattore di preoccupazione, ancora più importante, fu la decisione degli Stati Uniti di rafforzare lo scudo missilistico nell’Artide e in Europa orientale per neutralizzare le capacità di deterrenza nucleare della Russia. L’Artico è al centro di tale dispositivo che minaccia la Russia con un attacco preventivo nucleare:
• Groenlandia, la base di Thule è parte vitale del sistema di difesa antimissile e dell’arco strategico che collega i centri di comando della California ai sistemi marittimi dell’Oceano Pacifico e del Sud-Est asiatico.
• Alaska, il radar Cobra Dane, costruito durante la Guerra Fredda sull’isola Shemya, fa parte dello scudo missilistico. Tra luglio e novembre 2004, i sei primi missili intercettori a lungo raggio furono schierati a Fort Greely, cui si aggiunsero nel 2005 altri 14 e i missili Patriot. Nel 2012 vi erano 26 missili intercettori a lungo raggio schierati in Alaska.
• Canada, il primo ministro del momento, Paul Martin, che l’aveva rifiutava nel 2005, evocava l’adesione allo scudo missilistico degli Stati Uniti: questa era la posizione del primo ministro Stephen Harper, nel 2006.
• La Finlandia, nonostante i suoi impegni internazionali per la neutralità si avvicina alla NATO negli ultimi anni. L’adesione, respinta dalla maggioranza dei finlandesi ma predisposta dal Governo, darebbe agli Stati Uniti un nuovo territorio al confine della Russia per implementare il loro sistema di difesa missilistica.
• sul mare, 26 navi con il sistema di combattimento Aegis sono state schierate nel 2012, di cui 23 possono essere presenti sulle frontiere marittime della Russia (8 della 2.da Flotta, 8 della 3.za Flotta, 2 della 6.ta Flotta e 5 della 7.ma Flotta).

nyhed_16-10-13b_storIl programma di riarmo convenzionale sul confine settentrionale
Alla fine del 2012, il piano per creare un gruppo di truppe nella regione artica per il 2020 fu annunciato il 27 marzo 2009, non era avanzato. Il 27 febbraio 2013, Vladimir Putin chiese ancora la cooperazione non militare, denunciando il rischio inequivocabile della militarizzazione dell’Artico per l’espansione della NATO e il dispiegamento della difesa missilistica: “sistematici tentativi vengono fatti per distruggere, in un modo o nell’altro, l’equilibrio strategico. In realtà, gli Stati Uniti hanno iniziato la seconda fase di attuazione del sistema di difesa missilistico globale, con l’opportunità di un ulteriore allargamento della NATO ad est. Esiste il rischio di militarizzazione dell’Artico”. L’ultimo avvertimento del comandante delle forze navali, diceva il 20 marzo che il suo Paese “prende in considerazione” l’incremento della capacità di deterrenza nucleare e convenzionale nella regione artica. Fu solo nell’autunno del 2013, quando non era più possibile rinviare ulteriormente. Che si ebbe l’introduzione del sistema di difesa che la Russia è determinata a recuperare. Dai primi di ottobre, un mese dopo il caso dei missili statunitensi intercettati dalla flotta russa al largo della Siria, vari comunicati delle autorità russe annunciarono l’intenzione del governo di riarmare il confine settentrionale, e nell’arco di tempo estremamente breve di un anno, fissato da Vladimir Putin al Collegio del Ministero della Difesa, il 10 dicembre: “Dobbiamo completare la formazione di nuovi gruppi e unità militari nel 2014. Vi invito a prestare particolare attenzione allo schieramento di infrastrutture e unità nell’Artico“. Questo termine è sostanzialmente più vicino del 2020 previsto dal programma di modernizzazione delle forze convenzionali russe, e che era anche la data di creazione del gruppo di truppe artiche annunciata nel 2009. La fretta è dovuta principalmente alla minaccia del dispiegamento della difesa missilistica degli Stati Uniti: secondo il Capo di Stato Maggiore russo, potrà influenzare negativamente la capacità di deterrenza nucleare della Russia nel 2015. Tale programma di riarmo, completato a tempo di record, è modesto rispetto alle forze della NATO dispiegate nella regione artica, ma è comunque sufficientemente completo per costituire un dispositivo credibile di protezione dei confini e siti militari nucleari del nord. Tale dispositivo comprende:
1) Una rete di basi e siti militari per garantire la presenza di tutte le armi;
• basi navali, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino delle basi navali della Terra di Francesco Giuseppe e delle isole della Nuova Siberia. Il 22 aprile Vladimir Putin annunciava la creazione di un sistema unificato di basi navali nell’Artico. Un gruppo tattico della Flotta del Nord russa in autunno sarà schierato permanentemente nelle isole della Nuova Siberia.
• basi aeree, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino degli aeroporti militari della Terra di Francesco Giuseppe, delle isole della Nuova Siberia, di Tiksi, Narjan-Mar, Alykel, Amderma, Anadyr, Rogachevo e Nagurskaja. L’aeroporto dell’arcipelago della Novaja Zemlja può accogliere velivoli da combattimento da pochi giorni.
• basi della fanteria: il 1 ottobre 2014, il comandante delle truppe di terra Oleg Saljukov annunciava la creazione, nel 2017, del gruppo artico Nord e di due brigate artiche: una di fanteria motorizzata schierata nella regione di Murmansk e una seconda brigata da creare nel 2016 nel distretto autonomo di Jamal-Nenets.
• basi d’intelligence: il reggimento da guerra elettronica della Flotta del Nord è stato schierato a marzo nel villaggio di Alakurtti (regione di Murmansk).
• centri radar fissi: cinque erano in fase di completamento nel luglio 2014 (isola Sredni, Terra di Alessandra, isola Wrangel, isola Juzhnij e Chukotka).
• siti della Difesa aerea: l’infrastruttura della Difesa aerea della zona sarà ripristinata entro ottobre 2015. All’inizio dell’anno, la necessità di adeguare il sistema di difesa aerea a corto raggio Pantsir-S1 al clima artico fu sollevata dal viceprimo ministro Dmitrij Rogozin; prove sono state eseguite con successo a giugno.
2) Un comando strategico unificato tra Flotta del Nord, brigate artiche, unità dell’aeronautica, difesa aerea e centri di controllo sarà operativo entro la fine dell’anno.
3) Una serie di risorse e strutture per rafforzare le truppe operative:
• addestramento: esercitazioni regolari e, spesso improvvise, per integrare i componenti delle forze armate russe, continuano a svolgersi. Il 14 marzo, le truppe aeroportate hanno effettuato il primo lancio di mezzi nella regione artica; l’8 aprile un distaccamento di cinquanta paracadutisti si lanciava sul ghiaccio alla deriva, nell’ambito di un’esercitazione di salvataggio. Dalla fine dell’estate, le esercitazioni si moltiplicano: 15 settembre, la Marina conduceva esercitazioni nella regione artica; il 23, le esercitazioni strategiche Vostok-2014 impegnavano 155000 uomini, di cui una parte conduceva missioni di combattimento nella regione artica (tra cui il tiro dal vivo dei sistemi missilistici Iskander-M e Pantsir-S); il 30, navi e truppe costiere della Flotta del Nord russa si esercitavano nel Mare di Laptev.
• addestramento, una scuola militare per l’istruzione operativa delle truppe nella regione artica, veniva annunciata dal ministro della Difesa Sergej Shojgu, il 22 maggio.
• ricerca tecnologica: attrezzature specializzate sono programmate, come un diesel speciale operante a -65°C, attivo da febbraio, la progettazione di un elicottero specializzato, annunciato il 22 maggio, l’adattamento dei sottomarini previsto entro il 2015 e l’adozione di navi dallo scafo rinforzato dalla fine del 2013.

181215Conclusioni
Se l’Artico è una questione energetica fondamentale per le grandi potenze e i Paesi vicini, è molto più per la Russia, le principali riserve di idrocarburi e minerali note e da scoprire si trovano oltre il circolo polare. L’Artico è l’assicurazione per la Russia quale potenza energetica mondiale di questo secolo, spiegando i notevoli sforzi compiuti per sviluppare la regione. La questione militare è ancora più significativa, dato che Artico subisce la crescente interferenza della NATO ed è parte essenziale del sistema di difesa missilistico statunitense che potrebbe indebolire nel breve termine il deterrente nucleare russo e spezzare l’equilibrio strategico tra le prime due potenze nucleari. Il confine settentrionale della Russia emerge quale settore in cui la pressione della NATO sarà tale, nei prossimi tre-cinque anni, da minacciare direttamente e più efficacemente di altrove, gli interessi vitali del Paese. La stessa politica occidentale di pressione sulla Russia è in corso nel Nord, anche se molto più discreta che in Europa e nel Caucaso. Senza i mezzi per una eversione o destabilizzazione della regione sotto-popolata, l’arroganza occidentale non può che esprimersi ponendo una minaccia militare diretta alla Russia. Il programma di riarmo russo nell’Estremo Nord è già integrato: il ghiaccio si scioglie e l’estensione dei diritti degli Stati costieri sulla piattaforma continentale, a poco a poco, trasformano l’Artico una zona di potenziale guerra convenzionale, come gli altri oceani.

econ_arctic35__01__630x420Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia invia forze strategiche in Crimea

Washington protesta, Mosca se ne fotte
VPK - Le Monde Russe 22 ottobre 2014

1488933I congressisti degli Stati Uniti accusano le autorità russe di voler installare in Crimea vettori tattici nucleari, in particolare i bombardieri strategici Tu-22M3 e i missili balistici Iskander-M, dicendo che sarebbe “una flagrante violazione” degli accordi tra Russia e NATO. Mosca non vuole, però, rinunciare al dispiegamento di un gruppo strategico in Crimea. Secondo il quotidiano russo Kommersant, i membri del Congresso hanno scritto una lettera al presidente statunitense Barack Obama sui piani per lo schieramento di armi nucleari tattiche sul territorio della penisola. Il messaggio è firmato dal presidente della Camera dei Rappresentanti, responsabile delle forze armate, Howard MacKeon, dal presidente della sottocommissione forze strategiche Mike Rogers e dal presidente della sottocommissione forze tattiche aeroterrestri Michael Turner. I congressisti dicono che ai primi di agosto le autorità russe hanno deciso d’installare in Crimea i bombardieri Tupolev Tu-22M3 e i missili Iskander-M, in grado compiere attacchi ad alta precisione utilizzando i missili balistici P-500 con testate nucleari. Di conseguenza, per il membro del Comitato forze armate del Senato degli Stati Uniti, James Inhofe, si tratta della violazione diretta del trattato per l’eliminazione dei missili a medio raggio e corto, firmato dall’URSS nel 1987. La gittata del missile è 260 km, mentre l’accordo riguarda il divieto di produrre e testare armi terrestri con una gittata da 500 a 5500 km, secondo il giornale russo. I congressisti hanno chiesto al presidente degli Stati d’informare il Congresso, nel prossimo futuro, sulle ritorsioni da poter prendere a Washington. La prima, come dicono i membri della camera bassa, potrebbe essere la decisione di cessare ogni contatto tra l’alleanza militare e Mosca, così come l’espulsione del personale militare russo da “basi e navi della NATO”. Hanno inoltre proposto di vietare le ispezioni di sicurezza della Russia nell’ambito dell’accordo “cieli aperti”, nota il giornale.
La fonte di Kommersant, un Maggiore-Generale dell’esercito russo, afferma che la decisione di assegnare un reggimento di bombardieri strategici Tupolev Tu-22M3 è già stata presa, ma il processo sarà completato nel 2016 (quando sarà attuata una profonda modernizzazione delle infrastrutture della base aerea). Per contro i piani di dispiegamento dei missili Iskander in Crimea non sono stati discussi dal militare, ma il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha già detto che questi sistemi missilistici possono essere posizionati assolutamente ovunque sul territorio della Federazione Russa.

000-Backfire-C-8SVictory Parade general rehearsal held on Red SquareTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Serbia volge a Oriente? Il vero significato della visita di Putin

Joaquin Flores (Serbia) Oriental Review 21 ottobre 2014

Vladimir-Putin-Tomislav-Nikolic-8-830x553Acclamato da decine di migliaia di cittadini, con colonne di carri armati e migliaia di soldati serbi che sfilavano per il Nikola Tesla Boulevard, a Nuova Belgrado. La destinazione della sfilata era il Palazzo di Serbia, dove leader internazionali, alti dignitari e generali stranieri erano in tribuna a guardare. Tra questi, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin. In una cerimonia per l’occasione è stato insignito dell’Ordine della Repubblica di Serbia, la più alta onorificenza nazionale, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Belgrado dalle forze d’occupazione naziste. Alcuni veterani della Seconda Guerra Mondiale comparivano tra i dignitari, a ricordare i compagni caduti nella grande guerra di liberazione antifascista. L’evento non è stato solo commemorativo, ma di per sé storico. È stata la prima parata militare serba dal 1918, e la prima parata militare in Serbia dal 1985, quando la repubblica era il nucleo della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. La manifestazione aerea dei caccia MiG russi “Strizhi” sui cieli di Belgrado ha affascinato il pubblico, mentre i blindati serbi sfilavano in formazione di marcia al canto partigiano della seconda guerra mondiale, ‘Po Shumama i Gorama‘ (“Nelle foreste e montagne”). Ma il significato dell’evento era maggiore, molto più grande della riflessione storica e della celebrazione nazionale di una grande vittoria popolate sulla più potente e aggressiva macchina da guerra in Europa dell’epoca. L’importanza di questo evento va oltre la sola dimostrazione di determinazione e ricordo nazionali. E’ il simbolo della svolta della Serbia verso l’alleato storico, la Russia. Con Putin ospite d’onore, la Serbia sembra annunciare un nuovo corso, mentre apertamente e spudoratamente celebra il passato. In realtà, con sgomento della NATO, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha annunciato in conferenza stampa congiunta con Putin, dopo la cerimonia, che la Serbia non si aderirà mai alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Con questo possiamo vedere che la Serbia volge ‘verso est’, verso la sfera eurasiatica.
Come indicano i sondaggi, la stragrande maggioranza dei serbi si oppone alla politica, ai dettami e all’ingresso dell’UE. Vorrebbero aumentare gli scambi commerciali con le nazioni europee, purché rispettino il principio democratico fondamentale della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione del popolo serbo. I dettami di Bruxelles sono, a parere di molti analisti, in contrasto con il concetto di sovranità. La politica dell’UE, combinata con la crisi economica e l’aumento dell’austerità, ha portato ad un aumento continuo dell’euro-scetticismo nei Paesi dell’UE e della zona euro. Si può solo immaginare la frustrazione degli atlantisti di Stati Uniti, NATO e UE che speravano di costringere la Serbia all’integrazione nell’UE. Non gli è sfuggito che la Serbia ha lo status di osservatore presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), considerata dalla NATO come la reincarnazione del Patto di Varsavia. Ha anche un accordo di libero scambio con la Russia, simile a quello che l’Ucraina aveva. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, giustificato dai partner europei come passo necessario per l’adesione dell’Ucraina all’accordo di associazione UE, ha mostrato al mondo dove un maggiore sforzo sulla Serbia porterebbe. A differenza dell’Ucraina, però, il nazionalismo serbo è fermamente pan-slavo e anti-hitleriano. Gli eventi del 16 ottobre non erano solo un esercizio di memoria formale, ma vigoroso, ottimista e militarizzata forte messaggio, con immagini che mai alcun discorso avrebbe responsabilmente espresso. E’ inoltre preoccupante per la NATO che la Serbia abbia la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) l’anno prossimo. Cosa significa ciò per la missione OSCE nella regione meridionale serba del Kosovo, attualmente sotto occupazione statunitense? Infatti, il momento più importante del 16 ottobre era prossimo alla firma di un’alleanza Russia-Serbia quanto si può avere senza firmarla. Rispondendo con tono condiscendente e paternalistico, il relatore del Parlamento europeo sulla Serbia David McAllister, ha espresso preoccupazione per tali eventi, ribadendo che UE e NATO non vedevano con favore i 4500 soldati serbi salutare Vladimir Putin. Ha anche affermato che si aspettava che la Serbia continui il suo cammino verso l’adesione all’UE.
Lo Stato serbo guidato dal Partito Progressista di Tomislav Nikolic precedentemente si era posizionato formalmente per una politica d’integrazione nell’UE. Prima dell’elezione, il supporto per l’integrazione era al 70% . Oltre alla preoccupazione dei serbi sul declino euro-dollaro, numerosi insuccessi e frustrazioni sui punti critici negoziali hanno spinto Bruxelles a respingere ulteriori colloqui. Nel frattempo, il supporto serbo è sceso al di sotto del 40%, forse. Ciò lascia gli analisti europei chiedersi se l’intenzione dichiarata dalla Serbia di aderire all’UE sia genuina. La Serbia continua ad affermare la propria intenzione di aderire all’UE, ma contemporaneamente persegue sempre più una politica di rottura. Forse, aiutando a chiarire la confusione, Nikolic ha detto ciò, dopo l’evento: “Condividiamo nella gloriosa storia di Serbia e di Russia un legame permanente e indissolubile di fratellanza ed amicizia permanete, ora e per sempre orgoglio dei nostri Paesi e popoli, a vantaggio dei ben intenzionati nel mondo. Serbia e Russia sono legate da origine, lingua, costumi, religione, storia, cultura, amore sublime per la libertà ed orgoglio eroico, da tumuli e tombe comuni senza nome, orfani e donne abbandonate, giovani vite stroncate, da una generazione perduta che ricorda la nostra comune lotta. Quanti di noi ci sarebbero se non ci fossero state le guerre che non abbiamo iniziato?
Una forte maggioranza di serbi supporta il Presidente Putin, molti lo vedono come loro presidente surrogato. I successi della Russia e di Putin sono, nella psiche collettiva serba, anche i suoi, condividendoli. Nella loro affinità con la Russia, i serbi si sentono parte di un mondo dalla maggiore rilevanza geopolitica. Ma questa visione della maggioranza non aveva trovato espressione nel proprio governo, anche se i sentimenti anti-NATO sono considerati parte integrante dell’identità serba. Questa contraddizione ribolliva da tempo, ed ora trova i segni tangibili di una vera e propria risoluzione. La Serbia lentamente esce dall’occupazione occidentale neo-coloniale dopo varie tragedie. Le potenze occidentali hanno condotto una guerra civile per quasi dieci anni, togliendo la vita ad oltre 100000 persone. Tale guerra per procura, criminale e illegale, del divide et impera di Stati Uniti e NATO contro la Jugoslavia, fu seguita da 76 giorni di bombardamenti della NATO, nel 1999, culminando nella cacciata del presidente democraticamente eletto Slobodon Milosevic, nell’ottobre del 2000. Sul terreno, questo fu coordinato da “Otpor!”, movimento sintetico statunitense del NED di George Soros. Nato in gran parte dal lavoro di Gene Sharp, è ampiamente considerato uno dei primi usi moderni di ciò che si chiama tattica combinata della primavera araba e della rivoluzione colorata. Quando il leone uccide, lo sciacallo prospera; e i seguenti dodici anni videro una Serbia malgovernata da governi fantocci supportati da una corrotta oligarchia pro-UE e pro-NATO. Alcuni, come Kostunica, furono reclutati direttamente da “Otpor!”. Ma ora questa storia deplorevole, carica di tradimento e angoscia, è il prologo del nuovo libro della nuova Serbia eurasiatica. L’importante e storica visita di Putin, poi, non riguarda solo il passato, ma anche presente e futuro. La lotta comune contro il nazismo in passato non manca di allusioni nei commenti di Putin, oggi, su Ucraina e Novorossija. Durante la visita, ha rilasciato un’intervista rivelatrice al quotidiano Politika. Alla domanda sulle relazioni bilaterali USA-Russia, ha affermato: “Washington ha sostenuto attivamente Majdan a Kiev, e come risultato delle sue mosse, a Kiev si è scatenato un nazionalismo che ha provocato il risentimento di una parte significativa dell’Ucraina, e gettato il Paese nella guerra civile, (gli Stati Uniti) incolpano la Russia di aver provocato la crisi. Poi il presidente Barack Obama davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha incluso “l’aggressione russa all’Europa” nella lista delle tre principali minacce all’umanità di oggi, insieme alla mortale febbre ebola e al gruppo terrorista SIIL. Insieme alle restrizioni verso interi settori della nostra economia, un tale approccio è difficile non definirlo ostile“. La lotta al nazismo non è di mera importanza storica, ma indica chiaramente la lotta della Novorossija, oggi, contro la junta sostenuta dagli statunitensi. Mentre la Serbia ha recentemente proposto una legislazione per vietare il volontariato nei conflitti esteri, più di 200 serbi, e ancora di più, sono attivamente coinvolti con i filo-russi nella nascente Federazione di Novorossija. E’ troppo presto per dire se la visita di Putin avrà alcun effetto sul risultato del voto, o al contrario se approvato verrebbe seriamente applicato. La guerra civile nell’ex-Ucraina si svolge in parte con volontari stranieri presenti nella resistenza antinazista ed antifascista.
Gli accordi firmati tra Putin e Nikolic sono notevoli. Tra i più importanti quelli sull’organizzazione governativa russa a Nis, nella Serbia meridionale. Un accordo concede piena immunità legale ai dipendenti dell’organizzazione. Il Centro umanitario russo-serbo di Nis fu sottoposto a un grave controllo delle minoranze liberali filo-occidentali, e rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ne sollecitarono un’indagine approfondita. Le accuse sono che il Centro umanitario russo-serbo, chiamato anche Centro per le situazioni di emergenza, operi come centro dell’FSB, con l’obiettivo di creare una base militare russa. Ciò è smentito dalle autorità serbe. Vi è un crescente movimento che chiede basi militari russe nella Serbia meridionale. Nis è a 80 miglia da Camp Bondsteel, nella regione serba meridionale del Kosovo occupata dagli Stati Uniti. Putin, durante la visita, ha ribadito la posizione incrollabile sulla necessaria fine dell’occupazione del Kosovo, e il suo ritorno legittimo alla Serbia. Tutte le proposte sul gasdotto South-stream passano per o vicino Nis. Il Centro per le situazioni d’emergenza è stato chiaramente istituito come centro di comando per gli “interventi d’emergenza”, come le inondazioni che scossero la Serbia lo scorso maggio, provocando decine di vittime. È una popolare teoria della cospirazione, in Serbia, che tali inondazioni siano state causate dal programma HAARP degli Stati Uniti, per punire la Serbia per aver ignorato l’UE che chiede di mollare il gasdotto South-stream. Il completamento del gasdotto è un passo fondamentale per l’accesso russo ai mercati europei, così come misura contro l’instabilità creata dagli Stati Uniti in Ucraina, dove attualmente il 65-70% del gas russo passa per l’Europa. Sulla questione del Sudstream, Putin ha anche sottolineato l’importanza del progetto durante la visita. Ha detto: “Il Sudstream non può essere realizzato unilateralmente. Come in amore, vi è la necessità di due parti. Non possiamo costruire l’oleodotto da miliardi per conto nostro. Una discussione simile s’è svolta sul Nordstream, ma ora tutti sono soddisfatti. I problemi del Sudstream sono politici e danneggiano l’economia. Non vogliamo avere una crisi energetica questo inverno. E certamente non sarà colpa nostra“. Si può facilmente leggere tra le righe dell’ultima frase cosa questo significa per l’Ucraina.
Altri colloqui ruotavano sull’esportazione di merci serbe in Russia. Le esportazioni serbe, per lo più agricole, in Russia sono aumentate di oltre il 60% da quando NATO/UE hanno imposto le sanzioni lo scorso gennaio. Le discussioni riguardavano anche o latticini. Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, e consulenti agroalimentari russi verrebbero coinvolti in progetti futuri. Un problema per le esportazioni serbe è la mancanza di organizzazione, ed i produttori agricoli non hanno un sindacato dei produttori che esportano. Per queste ragioni le cose non si muovono così velocemente come potrebbero. Ciò riflette alcuni elementi della cultura serba, sull’approccio informale su affari e scadenze. Inoltre, vi sono state trattative dettagliate sull’esportazione di auto prodotte in Serbia con l’etichetta Zastava (ex-Yugo, che utilizza la piattaforma FIAT), in Russia. Come detto, la Serbia gode di un accordo di libero scambio con la Russia. La Germania potrebbe cercare una scappatoia alle sanzioni dell’Unione europea e al regime tariffario, operando tramite la Serbia con i partner russi. La Germania, che si sente soffocata dalla normativa comunitaria, ha già discusso apertamente di lasciare l’Unione europea. Alla luce delle sanzioni UE alla Russia sulla Novorossija, un serio ostacolo per la Germania, ciò potrebbe essere più attraente che mai. La Serbia è un ottimo candidato sia per la vicinanza all’Europa centrale che per la sua non adesione all’UE. La Serbia è come il ‘Texas’ dei Balcani, che infatti potrebbe riscuotere grandi dividendi alla fine.
Tutto ciò indica una reale e crescente mutamento, non solo per la Serbia ma per tutta l’Europa. Mentre il conflitto tra CSTO e NATO s’intensifica, la Russia puntella i suoi tradizionali alleati, ribadendo il sostegno agli alleati dell’America Latina dell”Onda rosa’ del Mercosur. La Russia non si oppone alla possibile adesione della Serbia all’UE, vista come un altro asset nell’UE che può aiutare a mantenere le posizioni nelle relazioni bilaterali. Con tutto ciò in mente, sappiamo almeno che la pioggia battente non ha impedito a un solo serbo dal partecipare alle manifestazioni di massa del 16 ottobre, che hanno causato ingorghi a Belgrado di cui, per la prima volta dopo tanto tempo, erano felici.

PUTIN-1-640x340Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista del Centro per gli Studi Sincretici, un think-tank geostrategico pubblico. La sua esperienza riguarda Europa orientale, Eurasia ed ha grande competenza nelle questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda, e a svelare il rumore del ‘sovraccarico d’informazione’. Negli Stati Uniti ha lavorato per un certo numero di anni come sindacalista, capo negoziatore e stratega di una grande federazione sindacale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere futuro allo studio in Cina e Russia

Richard Fisher Jr., Bill Sweetman e Maksim Pjadushkin, Aviation Week & Space Technology, 18 settembre 2014 – Strategy Center3aa7dd2c_resizedScaled_659to433Mentre l’US Air Force persegue lo sviluppo del progetto di bombardiere a lungo raggio, cercando di lanciarne lo sviluppo su larga scala il prossimo anno, anche Russia e Cina procedono sui piani di un bombardiere. Nel caso della Russia, il PAK-DA (PerspektivniJ AvjatsjonniJ Kompleks dal’nej Aviatsij, Futuro sistema aereo a lungo raggio) è il primo nuovo bombardiere allo studio dal Tupolev Tu-160 nel 1977, mentre il futuro nuovo sistema della Cina dovrebbe essere il primo bombardiere nazionale.
Il PAK-DA è allo studio dell’unità Tupolev della United Aircraft Corp. (UAC) responsabile di quasi tutti i bombardieri a lungo raggio della Russia dalla fine della seconda guerra mondiale. La decisione di perseguire lo sviluppo del nuovo bombardiere fu presa nel 2007 quando l’esercito russo iniziò a definire gli aggiornamenti dell’esistente forza bombardieri, colmando il divario finché il nuovo velivolo sarà pronto, oltre all’analisi di configurazioni e approcci alternativi. Su decine di potenziali candidati, anche dalle tecnologie supersonica e ipersonica, quattro finalisti sono emersi, e il progetto preferito è un tuttala subsonico o velivolo corpo-ala fusi dalla capacità furtiva presentati nei primi mesi del 2012, probabilmente è il primo aereo russo progettato con tale aspetto, ampiamente furtivo, caratteristica fondamentale introdotta dal B-2 quando entrò in servizio nel 1997. Alla fine dell’anno scorso sarebbe stata presa la decisione di costruire il PAK-DA, avviando i lavori nel 2014 presso l’UAC che s’è aggiudicato il contratto di progettazione e integrazione del PAK-DA, e il bombardiere dovrebbe compiere il primo volo nel 2019, con assemblaggio finale presso lo stabilimento Kazan dell’UAC. Si prevede di completare le prove di accettazione nel 2023 e l’entrata in servizio nel 2023-25, secondo i rapporti russi più affidabili. All’inizio di quest’anno, l’unità JSC Kuznetsov dell’United Engine Corp., che ha propulso la maggior parte dei bombardieri Tupolev, è stata scelta per sviluppare il motore del PAK-DA, basato sul turbofan NK-32 del Tu-160. Oltre a ciò, poco è noto del PAK-DA. Tuttavia, è possibile fare alcune ipotesi plausibili sul programma, in base a dimensioni e forma della forza bombardieri russa e le probabili missioni del nuovo velivolo.
L’attuale forza bombardieri a lungo raggio comprende uno squadrone con Tu-160 (una forza totale di 13 velivoli), 63 subsonici Tu-95MS costruiti nei primi anni ’80 come vettori per missili da crociera (31 nella versione MS16 con piloni subalari e 32 MS6 senza), e un numero sempre più ristretto di Tu-22M3, la maggior parte originariamente costruita per attaccare le portaerei degli Stati Uniti e i loro gruppi di sostegno. La forza di Tu-22M3 assegnata alle missioni di teatro viene sostituita dal più piccolo e più versatile Sukhoj Su-34. Il ministero della Difesa russo ha annunciato, all’inizio del 2012, che i Tu-160 saranno modernizzati nel 2020 e ridesignati Tu-160M. Ciò a seguito della decisione nel 2009 di aggiornare la flotta di Tu-95 con la denominazione Tu-95MSM. Entrambi i programmi di aggiornamento sono ampi, con nuovi radar della serie Leninets utilizzati dal Su-34 e miglioramenti per guerra elettronica, schermi e processori che attualmente utilizzano tecnologia degli anni ’80. Il Tu-160M sarebbe pronto per le prove di accettazione dalla fine del 2013. Gli aggiornamenti includono anche l’estensione della vita, riguardanti un nuovo motore dalle rinnovate capacità, motori NK-32 di nuova produzione per il Tu-160 e la progettazione di un più e affidabile e longevo motore. Nel 2010 il governo russo annunciava investimenti per oltre 8 miliardi di rubli (220 milioni dollari) per questo programma fino al 2020. Il lotto di pre-produzione dei nuovi motori NK-32 dovrebbe essere pronto nel 2016. Questi aggiornamenti saranno alla base del motore del PAK-DA. Entrambi i bombardieri sono armati con missili da crociera a lungo raggio aerolanciati (ALCM). La Russia segue anche due importanti progetti di ALCM dai primi anni 2000 della divisione Raduga della Tactical Missiles Corp. Il Kh-555 è un ALCM convenzionale prodotto modificando i Kh-55 nucleari degli anni ’80 con un sistema di guida combinato inerziale, radar di corrispondenza mappatura-terreno e sistema di guida ad infrarossi. La stessa compagnia ora ha in piena produzione il nuovo e più grande Kh-101/102 (versioni convenzionale e nucleare). Il Tu-160 può trasportarne 12 internamente e il Tu-95MS otto su quattro piloni subalari. È il più grande ALCM in uso, con il peso al lancio di 2600 Kg. Originariamente progettato come missile a raggio ultra-lungo con motore prop-fan, ora ha un turbofan retrattile simile al Kh-55. L’attuale arsenale di missili da crociera a lunga gittata ammonta a 850 armi.
russian-stealth-1 Tali ampi lavori di aggiornamento indicano che i bombardieri dovranno operare per almeno 5-10 anni dopo che il PAK-DA sarà entrato in servizio, con il nuovo aereo presumibilmente assegnato al ruolo di bombardiere d’interdizione. L’annuncio che il motore del nuovo bombardiere si basi sul NK-32, insieme al fatto che i bombardieri russi tradizionalmente fanno poco affidamento sul rifornimento in volo rispetto all’US Air Force, indica un grande velivolo. L’NK-32 è un motore a tre assi a basso rapporto di diluizione che produce una spinta a regime di 16000 kg e 27000 kg con postcombustione. La variante allo studio del PAK-DA avrà un motore senza postcombustione, possibilmente con un leggero aumento del rapporto di diluizione. I quattro motori indicherebbero un peso massimo di 200 tonnellate, più grande del B-2 (e probabilmente molto più grande del LRS-B) corrispondente ad un carico bellico e un’autonomia maggiori.
Nel frattempo, la Cina starebbe lavorando ad un nuovo bombardiere. Si è tentati di sottovalutare le ambizioni della Cina nel costruire un aereo d’attacco strategico globale dato che l’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) e l’Aeronautica navale (PLAN-AF) sembrano accontentarsi di versioni aggiornate del sovietico Tupolev Tu- 16. Questo bombardiere compì il primo volo nel 1952, e in Cina dal 1959 viene costruito dalla Xian Aircraft Corp. (XAC) come Hong-6 (Bombardiere-6, H-6). Tuttavia, ha continuato l’aggiornamento e la produzione dell’H-6 dimostrando che la Cina conserva interesse su una forza aerea a lungo raggio. Il governo cinese e l’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) non dicono praticamente nulla delle loro ambizioni sui bombardieri, ma la serie di “dati grigi” e una recente rivelazione indicano che probabilmente la Cina sviluppi un nuovo bombardiere. Lo scorso aprile una fonte di un governo asiatico ha rivelato di ritenere che la prossima generazione di bombardieri cinesi, denominata H-20, comparirà nel 2025. Tale tempistica sull’H-20 sarebbe coerente con l’evoluzione degli obiettivi strategici cinesi. Un nuovo bombardiere estenderebbe la capacità della Cina di negare accesso strategico agli Stati Uniti ben oltre la “prima catena di isole” dal Giappone a Taiwan e al nord delle Filippine, comprendente i mari della Cina del nord e del sud. In secondo luogo, questo aereo sosterrà le ambizioni della leadership cinese di proiezione di potenza militare. Tale piattaforma consentirà alla forza aerea cinese d’integrare la forza globale delle portaerei e la capacità di proiezione anfibia della marina militare nazionale. La nuova generazione di bombardieri cinesi, secondo voci da fonti informali, sarebbe allo studio dalla metà degli anni ’90. La determinazione cinese a procedere è stata probabilmente rafforzata dall’uso del Northrop Grumman B-2 nel bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado, il 7 maggio 1999. Non è chiaro quanti dati relativi al B-2 la Cina possa trarre dall’ingegnere della Northrop Grumman Noshir Gowadia che nei suoi 18 anni di lavoro nella società è stato uno dei principali progettisti del sistema di propulsione del B-2 a bassa osservabilità. Nel gennaio 2011 fu condannato a 32 anni per divulgazioni di segreti militari alla Cina.
La Xian Aircraft Corp. (XAC), principale grande produttore di aeromobili militari del PLA, è probabilmente il contraente principale del nuovo bombardiere. Come i bombardieri di nuova generazione di Russia e Stati Uniti, l’H-20 dovrebbe utilizzare una configurazione “ala volante” furtiva subsonica. Indicazioni interessanti ma non ufficiali sono forniti da accademici del PLA. Resoconti dai media cinesi dell’ottobre 2013, indicavano che il Colonnello Wu Guohui della PLAAF, professore associato presso la National Defense University, affermasse che i bombardieri stealth avevano ricevuto “rinnovata attenzione nazionale” e che “in passato la Cina era debole in materia di bombardieri, ma in futuro svilupperà aerei d’attacco a lungo raggio”. Il professore associato Fu Guangwen della National Defense University notava in un’intervista nel dicembre 2013 che lo sviluppo del bombardiere cinese affronta diversi ostacoli, tra cui la sfida a sviluppare motori e materiali efficienti. Ma poi osservava che il futuro bombardiere cinese dovrebbe coprire gli obiettivi tra seconda catena delle isole, Guam, Mar Cinese Meridionale e India; essere furtivo per migliorare la capacità di penetrazione; poter condurre un “confronto informatico” o una guerra informatica/elettronica; e avere capacità di attacco convenzionale e nucleare. Un articolo su Sina.com del gennaio 2014 citava una pubblicazione della Aviation Industry Corp. cinese che affermava che la progettazione del futuro bombardiere stealth cinese era iniziata nel 2008. La relazione osservava anche che questo velivolo era probabilmente un ala volante che avrebbe avuto l’autonomia per colpire le coste occidentali degli Stati Uniti. Anche se rientra nella categoria dei “dati ambigui grigi”, nei primi mesi del 2013 un’immagine di un giornale d’ingegneria universitaria cinese mostrava il possibile aspetto del velivolo, molto simile al B-2. Nei primi mesi del 2014 un’altra immagine cinese indicava due aeromodelli con ala a pipistrello, dei possibili modelli radiocomandati per test. Non ci sono altre informazioni che colleghino tali modelli ai programmi in corso, ma è confermato che la Cina prevede formalmente dei modelli degli aerei militari futuri, mentre le immagini dei modelli trapelate sono spesso rivolte al pubblico interno ed estero. I modelli successivi potrebbero anche rappresentare nuovi velivoli da combattimento senza pilota (UCAV) a lungo raggio, evidenziando anche la possibilità per la Cina di sviluppare velivoli d’attacco senza pilota a lungo raggio. Con qualche fanfara mediatica cinese, il velivolo UCAV con ala a freccia Lijian (Spada temprata), prodotto in collaborazione dalle imprese Shenyang e Hongdu, volava il 20 novembre 2013. Simile per dimensioni e forma al Boeing X-45C, vi sono indicazioni che il Lijian sia alla base di un UAV/UCAV dalla maggiore apertura alare di Shenyang/Hongdu, come suggeriscono alcune fonti cinesi. È concepibile che Xian possa eventualmente sviluppare una versione senza equipaggio dell’H-20, soprattutto se Russia e Stati Uniti sviluppano così i loro nuovi bombardieri. Il possibile interesse cinese a un nuovo bombardiere supersonico regionale fu segnalato nel maggio 2013 con la comparsa del modello di nuovo bombardiere a bassa osservabilità bimotore, assieme al modello del noto Lijian. Con una lunghezza stimata di 25-30 metri, il bombardiere si avvicina per dimensioni al Convair B-58 della fine degli anni ’50 (il più grande bombardiere supersonico occidentale ad entrare in servizio). Tuttavia, le informazioni disponibili non confermano se si tratta di un programma attivo, del perdente di un concorso o di un semplice concetto.
Img378692808 Anche se il PAK-DA è apertamente un sistema di deterrenza strategica rivolto contro obiettivi USA, è difficile che qualsiasi nuovo bombardiere cinese sia destinato a un ruolo simile. Tuttavia, una piattaforma a lungo raggio e con grande carico di missili sarebbe una potente risorsa regionale, minacciando le basi terrestri e le forze navali avversarie, in particolare in combinazione con i cacciabombardieri aerei supersonici stealth J-20. Il PLA continua a sviluppare nuove versioni dell’H-6 e ad aggiornare i modelli più vecchi con nuove armi. Probabilmente stimolato nei primi anni ’90 dal rifiuto russo di vendere il Tupolev Tu-22M3 (anche se le richieste furono definitivamente abbandonate nel 2003-04), il PLA ha deciso di sviluppare una versione radicalmente aggiornata dell’H-6. L’H-6K è equipaggiato con il turbofan russo da 13000 kg di spinta UEC-Saturn D-30KP-2, circa il 30% più potente dei turboreattori degli anni ’50 delle versioni precedenti, e più efficiente con un rapporto di diluizione superiore (2.24:1) rispetto al JT8D-200. Ciò aumenta il raggio di combattimento a 3500 km. Apparso all’inizio del 2006, l’H-6K ha sostituito il vecchio muso vetrato con un grande radome e un sensore di puntamento elettro-ottico. Il velivolo ha una moderna cabina di vetro e sei piloni subalari per trasportare i nuovi missili da crociera da 1500-2000 km di gittata CJ-10/KD-20. Questa versione probabilmente può utilizzare la grande varietà di bombe di precisione prodotte da quattro aziende cinesi. La Cina ha anche aggiornato i vecchi H-6. La forza aerea di tre reggimenti di H-6G potrebbe presto essere armata con il nuovo missile antinave supersonico propulso da un ramjet YJ-12 dalla gittata di 400 km. I vecchi H-6M della PLAAF vengono aggiornati per trasportare due missili da crociera CJ-10/KD-20. La fonte del governo asiatico già citata rileva che il PLA possiede 130 H-6 nel 2014, ma questo numero potrebbe crescere a 180 entro il 2020, indicando una prolungata produzione dell’H-6K, attualmente in servizio in due reggimenti della PLAAF.
Il futuro bombardiere strategico a lungo raggio del PLA è legato anche allo sviluppo di efficienti aerocisterne. A marzo-aprile la PLAAF ha aumentato modestamente le piattaforme di rifornimento con l’acquisizione di tre Iljushin Il-76MD convertiti in aerocisterne Il-78 in Ucraina. Ognuno ha tre sistemi di rifornimento a tubo e imbuto russi UPAZ, considerando che la flotta precedente di circa 24 aerocisterne H-6U trasportano assai meno carburante ed hanno solo due unità tubo e imbuto RDC-1, derivati dal sistema inglese della Flight Refueling Ltd. (ora Cobham) FRL Mk 32 acquisito a metà anni ’80. Le piattaforme di aerocisterne future potrebbero includere la conversione dei cargo pesanti Xian Y-20, dell’aereo di linea Comac C919 o una variante del futuro widebody oggetto della collaborazione russo-cinese. Ma per rendere le future aerocisterne più efficienti e compatibili con velivoli più grandi, la Cina può anche valutare sistemi di rifornimento in volo rigido dalla velocità di trasferimento più elevata. In un articolo su una conferenza nel 2013, tre ingegneri della Scuola di Elettronica e Informazione del Politecnico del Nord-Ovest proposero l’utilizzo del sistema di navigazione satellitare cinese Beidou combinato a sistemi ottici per creare un sistema di controllo automatizzato applicabile ai sistemi di rifornimento aereo.

PLAAF_Xian_HY-6_Li_PangTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia costruiranno uno scudo antimissile congiunto

Dedefensa 15 ottobre 20141338471173_swalker.ru_don-2n-28Conosciamo l’importanza strategico-comunicativa che lo sviluppo della rete antimissili balistici statunitense (BMD e BMDE per l’Europa) ha acquisita nel 2002-2003, divenuto importante punto di disaccordo strategico tra Stati Uniti e Russia dal 2006-2007, e da allora ha continuato ad aggravarsi. Resta inteso che, nelle condizioni attuali, tale dinamica antagonistica tra le due potenze crescerà in modo esponenziale. Ma… ecco apparire un nuovo elemento. Ci sono voci e informazioni sempre più corroborate che la Russia stia sviluppando un sistema diversificato e sofisticato completamente orientato sui missili, a livello strategico, naturalmente, ma anche tattico. Inoltre, secondo Vasilij Kashin di Voce della Russia, vi è convergenza tra Cina e Russia sulla necessità strategica di sistemi di difesa missilistici, e dello sviluppo embrionale di un tale sistema da parte cinese, con la possibilità molto seria, secondo Kashin, dello sviluppo di un sistema antimissile congiunto russo-cinese. Sarebbe una vera e propria inversione delle tendenze strategiche, politiche e comunicative con il passaggio dalla dialettica offensiva e perentoria degli Stati Uniti, con il proprio sistema antimissile, al panico istigato dal progetto russo, in particolare se tale progetto diventa un progetto russo-cinese con una cooperazione che, apparendo assai seria, indubbiamente va considerata nelle dinamiche in accelerazione…. Il testo di Voce della Russia (13 ottobre 2014), presenta informazioni più precise su questa situazione russa e russo-cinese. “Il ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu ha recentemente dichiarato la creazione di un Sistema Unificato Spaziale (SUS), il nuovo sistema di allarme missilistico e priorità per lo sviluppo delle forze missilistiche strategiche. Secondo il parere degli esperti, nelle condizioni attuali del sistema di allarme missilistico, si tratta di uno dei più promettenti assi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Cina. Il sistema russo comprenderà satelliti di nuova generazione e una rete di posti di comando protetti per l’elaborazione delle informazioni ricevute dallo spazio orbitale. Questo gruppo di satelliti sostituirà il recente sistema di Oko-1 dalle caratteristiche insoddisfacenti. (…) Il SUS può rilevare non solo i lanci dei missili balistici intercontinentali, ma anche dei missili tattici. Il SUS sarà quindi un fattore della sicurezza strategica e fornirà dati preziosi per la ricognizione dei conflitti locali. Il satelliti di allarme saranno più duraturi della precedente generazione. (…) La Cina ha bisogno anch’essa di un sistema di allarme affidabile. La sua importanza cresce a poco a poco costruendo le nuove forze nucleari strategiche, mobili ed efficienti capaci, se necessario, del colpo preventivo. La Cina deve prendere in considerazione non solo la minaccia dagli Stati Uniti, ma anche i moderni missili a medio raggio dei Paesi vicini. Pechino cerca di creare un potente sistema di difesa missilistica strategica e ha testato sistemi di difesa antimissile in grado di intercettare obiettivi balistici nella fase centrale e finale della loro traiettoria. Inoltre ha prodotto diversi programmi per lo sviluppo di armi antisatellite. E’ chiaro che la capacità del sistema di allarme cinese non riflette lo sviluppo delle forze nucleari strategiche nazionali e quello dei sistemi antimissili e antisatellite. Nel frattempo, la Russia non solo costruisce attivamente il suo sistema di allarme missilistico, ma anche le stazioni radar avanzate terrestri come il radar Voronezh. Così nelle attuali circostanze il sistema di allarme missilistico avanzato è una delle mutue aree più promettenti della cooperazione tecnico-militare. Non si tratta solo di fornire equipaggiamenti e tecnologia russa alla Cina. La creazione di un sistema comune può anche testimoniare la nuova fase del partenariato strategico bilaterale“. Questo orientamento è ovviamente d’importanza ben superiore all’aspetto strategico, di massima politica e si può anche dire che sia la “prima politica”. Questa osservazione deriva dal fatto che il sistema antimissile con maggiore operatività riguarda naturalmente il campo strategico-nucleare, ma anche e forse soprattutto riguarda il fatto che il sistema statunitense, con le sue varie intenzioni per uno schieramento aggressivo intorno la Russia, ha suscitato un fenomeno molto importante che riguarda la comunicazione delle interpretazioni politiche. Vi sono tre punti di riflessione sulla dimensione dell'”alta politica” nello sviluppo del sistema missilistico russo, la possibilità di svilupparne uno russo-cinese e le trattative già avviate in questa direzione…
• Il primo è il fatto che la crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno effettivamente spinto la Russia ad avviare un programma degli armamenti volto a contrastare il potere militare degli Stati Uniti in tutti i campi, senza eccezioni. Quello della difesa missilistica è particolarmente significativo, paradossalmente allo stato attuale delle forze strategiche, è un elemento della difesa che accentua in modo significativo la capacità offensiva delle forze nucleari strategiche. I russi hanno scelto un percorso che sembrerebbe più efficiente e più completo rispetto al sistema statunitense: il sistema SUS è un sistema autonomo di rilevamento, comunicazione e leadership che abbraccia diversi tipi di minacce (da quelle strategiche a quelle tattiche), cui è asservita la rete di difesa antimissile (S-300, S-400 e S-500) in cui i russi eccellono e sono i primi al mondo. Ciò conferma che i russi ricercano la superiorità strategica sugli USA (vedi 6 ottobre 2014), e non semplicemente di bilanciare la minaccia. Il significato politico di questo approccio è evidente ed estremamente importante perché riconosce che la Russia è spinta, certamente contro la sua volontà volendo che le relazioni di potere responsabili con gli Stati Uniti permangano, considerare lo sviluppo del suo potere da un punto di vista unilaterale, essendo necessario per la propria sicurezza, e non uno sforzo concertato al bilanciamento, come avvenuto durante la Guerra Fredda tra URSS e USA.
• La cooperazione tra Russia e Cina in tale campo, con intesa la leadership russa, è un evento politico della massima importanza. Si tratta di un inasprimento assolutamente decisivo dei legami strategici, quindi un evento di grande potere politico per i due, che ne suggella l’alleanza strategica al massimo livello. Entrambi i Paesi trarranno beneficio nel rafforzare la loro alleanza: la Cina ottenendo una garanzia strategica operativa di grande importanza, rafforzandone la posizione di potenza nucleare significativa verso le due più grandi; la Russia rafforzando la propria posizione con un’alleanza strategica che si sviluppa molto rapidamente per via degli eventi (Ucraina e politica del blocco BAO), ma con una dinamica che mette la Cina in posizione di forza verso la Russia, per via della sua superiorità finanziaria e patrimoniale. Infatti, un tale progetto mostrerebbe la potenza tecnologica e militare della Russia bilanciando nell’alleanza la forza finanziaria e capitale della Cina.
• Dal punto di vista del sistema di comunicazione, possiamo essere sicuri, se il progetto di cooperazione prende forma e quando commentatori ed esperti statunitensi cominceranno a capire cosa succede, allarme e panico prevarranno immediatamente nelle sue reazioni. Esperienza e isterismo in tal senso sono inconfondibili. Ciò porterà ad ulteriori tensioni, un ulteriore radicalizzazione degli Stati Uniti nel rafforzare bilancio e programmi di sviluppo del Pentagono (tra cui il programma missilistico, certamente). Ciò sarebbe eccellente perché riguardo al blocco tecnologico e all’esaurimento burocratico e di gestione in cui sguazza l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con una tale spinta supplementare rafforzerebbe confusione e disordine dell’iper-comunicazione nel cuore di tale sistema. Quindi ci si aggrapperebbe all’isterismo e alla resurrezione di progetti di comunicazione come la superiorità nucleare strategica dell’attacco preventivo del primo colpo, come discusso in particolare nel 2006 e recentemente ricordato (31 marzo 2006 e 9 giugno 2014). (Il primo colpo diventa assai problematico se c’è una seria rete antimissile). Ancora una volta, la confusione e l’iperdisordine, questa volta intellettuale dalla psicologia isterica dominante, renderanno ancora più incomprensibile, incontrollabile, terrorizzata e imprevedibile la politica strategica degli USA… Tale reazione sarà “terrorizza” soprattutto per la misera Europa, impantanata nel suo osceno vassallaggio, trovandosi ad affrontare una escalation esplosiva che dovrà seguire mentre confina con la Russia ed è priva di capacità strategiche per la propria sicurezza.
In generale, un tale progetto dovrebbe ulteriormente migliorare significativamente la rinascita della potenza militare della Russia, insieme alla seria costruzione strutturale dell’alleanza strategica tra Cina e Russia. In un certo senso, potremmo dire, che il progetto giunga a termine o meno, non c’è che d’aspettare la conclusione per ottenerne l’essenza. Infatti, l’effetto principale d’aspettarsi è la pura comunicazione nel diluvio e scontro delle varie narrative che ingombrano le menti delle élite del Sistema del blocco BAO; e tale effetto accrescerà dubbi e isteria nelle menti dell’élite del Sistema del blocco BAO… Non nascondiamo a nostro avviso che tale estensione è il modo migliore per innescare reazioni che promuovano uno stretto processo causa-effetto tra superpotenza del Sistema ed accelerazione della trasmutazione della superpotenza in distruzione. Ne scriviamo secondo l’osservazione, ormai data a nostro avviso, che la superpotenza del Sistema in accelerazione costante è divenuta una dinamica che gira a vuoto perché avviene nel declino causato da impoverimento e confusione degli strumenti utilizzati. Quindi, sì, superpotenza immediatamente entrata operativamente nel processo di auto-distruzione.

oknofacilityatnurekTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il potenziale nucleare strategico della Russia sarà aggiornato entro il 2020

Dmitrij Litovkin, RIR, 6 ottobre 2014

In reazione all’espansione della NATO, la Russia crea nuovi missili balistici, perfeziona l’aviazione strategica, costruisce sottomarini e aggiorna il sistema di controllo spaziale.1385714Mosca accelera il rinnovamento della propria deterrenza nucleare, con il rinnovo completo delle forze entro il 2020, secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, responsabile del complesso militare-industriale della Russia. Oggi vi sono ragioni sostanziali per la Russia di preoccuparsi della difesa, dice Viktor Esin ex-comandante delle forze missilistiche strategiche. “Gli USA costruiscono il loro sistema di difesa missilistico in Polonia, Romania e infine Paesi baltici minacciando direttamente la sicurezza della Russia. La comparsa dei sistemi antimissile in questi Paesi aiuterà gli Stati Uniti a realizzare il cosiddetto piano del ‘colpo di fulmine'”, spiega Esin. “In sostanza posizionare i sistemi antimissile il più vicino possibile alle basi di lancio dei missili balistici del potenziale nemico e impedirne il lancio”.

Rafforzare lo scudo nucleare
Fa notare che mentre il missile Pershing II potrebbe arrivare a Mosca in 7-10 minuti da un sito di lancio in Germania, i missili dei nuovi sistemi antimissile nei Paesi baltici dovrebbero coprire tale distanza in metà tempo. “Con tale intervallo il sistema di difesa missilistico russo sarebbe impotente“, chiarendo che ciò è uno dei motivi per cui Mosca modernizza il suo ‘scudo nucleare’ al più presto possibile. Nell’ambito del piano per lo sviluppo strategico nucleare, un passo importante è stato compiuto verso la creazione di nuovi missili balistici, per esempio lo RS-26 Jars, che dispone di diverse testate nucleari ipersoniche manovrabili. Ognuna ha un proprio sistema di guida e può superare qualsiasi sistema di difesa missilistica. Il piano è sostituire con questi missili i complessi mobili e fissi missilistici Topol e Topol-M, in totale 186 missili.

La nuova dottrina militare
Inoltre si sviluppano le componenti navali della capacità di deterrenza nucleare strategica. La Russia ha iniziato la costruzione in serie dei battelli di nuova generazione 955 Borej, che saranno la principale componente della triade nucleare navale della Russia. Secondo il programma di difesa dello Stato, entro il 2020 la marina riceverà otto sottomarini nucleari serie 955 dotati di missili balistici. Ciascuno dei vascelli subacquei avrà 16 missili balistici Bulava. Nel frattempo, l’aviazione strategica della Russia assiste alla continua modernizzazione degli equipaggiamenti di bordo dei suoi vettori missilistici Tu-160 e Tu-95. Ciascuno dei 66 bombardieri pesanti riceverà nuovi sistemi di comando, navigazione e puntamento, permettendo ai bombardieri d’essere utilizzati non solo per la deterrenza nucleare, ma anche per il lancio di missili e bombe convenzionali. “La nuova dottrina della sicurezza nazionale in via preparazione per la pubblicazione, oggi, in relazione alle nuove sfide alla sicurezza russa, non includerà il paragrafo sull’attacco nucleare preventivo nel caso di minaccia alla sicurezza del nostro Paese“, dice Jurij Baluevskij, ex-capo di stato maggiore dell’esercito russo. “Ciò nonostante, Mosca si riserva il diritto di possedere e, in caso di emergenza, usare armi nucleari“.

1001731Reazione difensiva
Per fare questo nelle attuali condizioni, non basta avere solo missili balistici, sottomarini e bombardieri. È inoltre necessario disporre di un affidabile sistema di sorveglianza spaziale, per l’allarme sui lanci di missili e il controllo delle proprie armi nucleari. Nell’ambito del programma di Difesa dello Stato 2020, la Russia ha già stabilito lungo i confini una rete di stazioni radar tipo Voronezh per l’allerta sul lancio di missili. La prima di queste stazioni è stata istituita presso San Pietroburgo. Di conseguenza i militari possono “vedere” tutto ciò che accade nell’aria e nello spazio dal Marocco alle Spitsbergen, fino alla costa orientale degli Stati Uniti. Una seconda stazione è stata costruita nei pressi di Armavir, nel territorio di Krasnodar, e controlla ciò che accade tra Nord Africa e India. I sistemi radar controllano lo spazio fino ad oltre 2500 chilometri. La costruzione di un centro nella regione di Kaliningrad ha chiuso il fronte occidentale, e nel prossimo futuro una stazione sarà creata nella regione di Irkutsk, ‘penetrando’ dallo spazio cinese fino alle coste occidentali degli Stati Uniti.
Secondo il Generale Sergej Karakaev, comandante delle forze missilistiche strategiche russe, le forze sotto la sua supervisione sono passate a un nuovo sistema di comando completamente digitale. Ciò aumenta la stabilità del sistema nel caso di conflitto nucleare. “Tale dimostrazione di forza è più una reazione difensiva piuttosto che il desiderio di spaventare qualcuno“, afferma Vadim Kozjulin, docente presso l’Accademia delle Scienze Militari, che sostiene che Mosca e Washington conoscono perfettamente la responsabilità di possedere e il pericolo di usare, armi nucleari. “In caso contrario, le parti non si sarebbero sedute negoziando la preservazione dell’accordo sui missili a media e lunga gittata. Nel campo delle armi strategiche, credo che entrambe le parti manterranno la prudenza“.

borei_class_l2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

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