“La Russia affosserà il dollaro in 2-3 anni”

Vicepremier avverte che i sottomarini nucleari “possono raggiungere qualunque Paese di qualunque continente
Tyler Durden Zerohedge 30/09/2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERADue o tre anni basteranno non solo a lanciare (gli accordi in rubli), ma anche a completare questi meccanismi“, dice Andrej Kostin, capo della VTB seconda banca della Russia, notando che la possibilità di ampliare le sanzioni di USA ed UE escludendo la Russia dal sistema di trasferimento globale SWIFT diverrebbe “un punto di non ritorno”, rendendo impossibile ogni ulteriore dialogo. Tuttavia, come il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin spiega in questa intervista, il complesso militar-industriale della Russia risponde alla crescente minaccia degli USA. La Russia (almeno non ancora) non risponde parlando di un qualche pulsante nucleare; ma si prepara a tale eventualità: “stiamo creando una flotta di sottomarini nucleari… capaci di raggiungere qualsiasi Paese in qualsiasi continente, se (gli USA) improvvisamente ci aggredissero e i nostri più in alti interessi nazionali fossero minacciati“, aggiungendo che il colpo di Stato di Obama ha avviato “la scomparsa dello Stato ucraino”.
Come riporta RT, due o tre anni basterebbero alla Russia per passare alle transazioni internazionali in rublo, ha detto Andrej Kostin, capo della seconda banca russa, VTB… I media hanno riferito della possibilità di Stati Uniti e Unione europea di ampliare le sanzioni escludendo la Russia dal sistema globale di trasferimento del denaro SWIFT. Kostin ha detto che la mossa potrebbe essere il “punto di non ritorno“, e che ogni ulteriore dialogo sarebbe impossibile se si venisse esclusi da SWIFT. “Se si guarda all’esperienza dell’Iran, l’esclusione da SWIFT avviene solo quando tutti i rapporti politici, economici, culturali ed anche diplomatici, falliscono“, ha detto il capo di VTB. “Io non so come le banche (occidentali) potrebbero bloccare SWIFT e poi aspettarsi cooperazione nella lotta al terrorismo e sul disarmo nucleare”. Tuttavia, sostituire il SWIFT per la Russia non sarebbe difficile, ha detto Kostin. “Abbiamo un sistema (simile) presso la Banca centrale della Russia e altre. La Banca Centrale ha testato questo sistema e possiamo passarvi in qualsiasi momento“.
Lontano da questi aspetti, il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin spiega i piani militar-industriali della Russia in questa lunga intervista… (via Eric Zuesse).
Il blogger della Florida “Vigna del Saker“, ha postato una traduzione in inglese, il 29 settembre, di un intervento alla televisione russa. Il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, che ha il portafoglio militare della Russia, rivolgendosi al pubblico il 22 settembre su Rossija TV, ha spiegato come il suo Paese risponde alla minaccia degli USA di piazzare missili nucleari al confine della Russia, in Ucraina (come l’URSS fece a Cuba durante la crisi dei missili di Cuba nel 1962). La Russia non risponde con un qualche discorso sul pulsante nucleare; almeno non ancora. C’è ancora abbastanza tempo per evitare una tale urgenza. Ma ci si prepara a tale eventualità. (08:50) “Stiamo creando una flotta di sottomarini nucleari… in grado di raggiungere qualsiasi Paese in qualsiasi continente, se divenissero improvvisamente aggressivi e i nostri maggiori interessi nazionali fossero minacciati“. Obama è chiaramente volto in tale direzione, con il suo colpo di Stato ucraino nel febbraio 2014, installando un governo filo-statunitense e sostituendo il precedente (e democraticamente eletto) governo filo-russo; e la Russia prende sul serio la minaccia di Obama; così, la Russia aggiorna rapidamente i propri arsenali nucleari ed altri, e offre ai progettisti militari tecnologicamente più avanzati di tutto il mondo, condizioni estremamente favorevoli per divenire cittadini russi. Rogozin dice anche che (9:23) “ormai, abbiamo aggiornato l’intera flotta di bombardieri strategici”. Tutte le parti e i prodotti militari che in precedenza venivano fabbricati in Ucraina, passano dalle fabbriche russe, invece. Ora (10:48) “Tutto è prodotto in Russia“. Dice che molti dei migliori progettisti militari ucraini sono già andati in Russia, e che la maggior parte degli altri vuole lasciare l’Ucraina. Commenta (12:31) “Per l’Ucraina è la fine. Si tratta della completa scomparsa dello Stato ucraino come Paese industriale. Nessuno vuole i loro prodotti in occidente, perché obsoleti, e (l’occidente) ha… i suoi produttori. L’Ucraina oggi si suicida… lo dico con grande dispiacere e dico una cosa, avevamo ancora la speranza, alla fine dello scorso anno (prima del colpo di Stato di Obama) che avremmo rimediato alla situazione (cosa che non è accaduta)“. Dice (14:21), “Il 21 febbraio, quando il colpo di Stato è stato attuato, sono dovuto andare a Kiev a nome del Presidente (Putin). Ma mi fermai all’ingresso dell’aeroporto, perché era chiaro che l’Ucraina era finita” come economia manifatturiera. Vede la produzione come base per una sana economia (14:48), “Oggi, l’unica scelta per loro (gli ucraini) è il commercio al dettaglio, ma credo che abbiano anche un’altra scelta: emigrare in Russia“. Quindi, Putin cerca di costruire l’economia russa su base industriale, come la Cina. Rogozin invita ripetutamente i progettisti di armi di tutto il mondo a recarsi in Russia. Forse Putin s’ispira a ciò che accadde all’economia degli Stati Uniti dopo che il nostro Paese, con il presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1940, rispose alla minaccia fascista con un massiccio sostegno alla ricerca e produzione militare. Forse Putin spera che la Russia diventi la nuova America, forse che Putin diventi il nuovo FDR. L’intervistatore risponde (15:52) “Che strana storia“, e Rogozin continua: “D’ora in poi, raccoglieremo i migliori esperti del mondo”. Quindi, ciò (come accaduto con FDR e continuato da Truman) è, difatti, nelle loro intenzioni. Chiarendo assolutamente il punto, continua: “Gli statunitensi ‘risucchiano’ i migliori cervelli da tutto il mondo,… ora invertiamo tale processo“.
Parlando della Francia che asseconda Obama fermando la produzione delle navi portaeromobili francesi Mistral per la Marina russa, dice (20:45) “Il denaro (nostro) è stato versato, il che significa che devono restituirlo con gli interessi. E … la Francia perde non solo denaro, ma la reputazione di fornitore affidabile“. Poi, dal 22:32, osserva che quando è entrato al governo (quando Putin divenne presidente la prima volta), ha notato che “le nostre imprese individuali preferivano comprare micro-elettronica occidentale“, e che avevano bisogno “per avviare la produzione in Russia di tutto ciò che è necessario“. Dice, “Abbiamo già dato le istruzioni necessarie” per fare proprio questo. L’azione di Obama in Ucraina sembra aver spinto la Russia a fare, ancora una volta, come gli USA durante la seconda guerra mondiale. Continua subito aggiungendo: “Tuttavia, ciò che non si può, o non si ha il tempo di fare, possiamo averlo da altri Paesi, nostri partner commerciali“, soprattutto BRIC o Paesi in via d’industrializzazione, con i quali Putin ha costruito un blocco commerciale. La discussione passa poi alla creazione della base produttiva della Russia sull’industria delle armi quale idea sana, e Rogozin dice (24:34) che tra consulenti di Putin, “cerchiamo di non discuterne pubblicamente, ma è un tutto ribollire“. Dice che gli alti tassi d’interesse della Russia sono un grave problema per lo sviluppo industriale. Fa un annuncio mozzafiato (24:53): “Loro (gli USA) sono in posizione molto più favorevole, senza sanzioni che gli impediscono di lavorare, la politica bancaria (della Federal Reserve) sostiene l’industria. Non abbiamo nulla di ciò. Non discutiamone ora le ragioni, ma sono fatti. Questo è il motivo per cui il governo decide di compensare il tasso d’interesse (alto) delle imprese del complesso militare-industriale“. Il debito sovrano russo probabilmente salirà. Tuttavia, Putin ha deciso “di sviluppare un programma per il trasferimento di tecnologia dalla difesa a (l’industria) civile“, per ridurre l’onere economico su di essa. La vera difficoltà, a quanto pare, l’avranno i consumatori della Russia. Ma poi, dopo che il settore militar-industriale sarà a ritmo, “dovrebbero essere pronti a produrre simili prodotti ad alta tecnologia per il settore civile” tra cui, “metallurgia, elettronica, materiali compositi e molto altro“. In secondo luogo, (27:06) “Oggi, (i produttori russi) hanno contratti con la difesa, e domani potendo avere meno bisogno di una rete di sicurezza, riforniranno il mercato civile“. Ancora una volta, seguendo il modello di FDR e Harry S. Truman.
Forse la Russia adotta la lezione che gli USA hanno ormai dimenticato. Forse gli USA di Obama stimoleranno la Russia, come Hitler, Tojo e Mussolini spronarono gli USA in un periodo che, evidentemente, gli USA hanno dimenticato, passando stranamente dall’altro lato.

1387408974_k-550Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara a spezzare il blocco

Valentin Vasilescu, Ruvr, Reseau International, 29 settembre 2014Location_of_the_Ryukyu_IslandsLa Cina, entro quest’anno, sarà la prima economia del mondo minacciando lo status di leader militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Gli Stati Uniti per mantenere il loro status attuale, faranno ogni sforzo per contenere il potere economico della Cina dispiegando notevoli forze militari negli oceani Indiano e Pacifico. Le rotte marittime della flotta militare della Cina arrivano all’Oceano Indiano attraverso gli stretti di Malacca e della Sonda, e al Pacifico attraverso le isole Babuyan (tra le Filippine e Taiwan) o passando tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan, e al Mar del Giappone passando tra il Giappone e la Corea del sud. La strategia statunitense nel Pacifico è stata spiegata ampiamente in questi due articoli: qui e qui.
Uno studio scientifico del Centro Arroyo, della prestigiosa istituzione RAND Corporation, è stato recentemente commissionato dal Pentagono, intitolato “Installazione di batterie antinave nel Pacifico occidentale“. Lo staff di scienziati e capi dei gruppi di lavoro della RAND Corporation è composto da decine di generali e ammiragli della riserva statunitensi la cui professionalità è dimostrata nelle guerre negli ultimi decenni dell’esercito statunitense. L’opera presuppone che solo la creazione di un completo sistema di sorveglianza e reazione immediata può intimidire la Cina tenendola prigioniera in una piccola scatola. Solo che le varie missioni in questo teatro vanno ben oltre le capacità del sistema navale attualmente schierato nel Pacifico occidentale da Stati Uniti ed alleati. Definendo le caratteristiche principali della nuova strategia, essa si basa su un sistema difensivo formato da centinaia di batterie antinave terrestri, creando una linea di blocco per evitare che la flotta cinese acceda ai punti di transito obbligatori quali sono gli stretti navigabili. Dato che ad oggi l’esercito statunitense ha già schierato batterie antinave a terra nella regione, il rapporto chiede la creazione di un tale sistema difensivo sugli arcipelaghi, permettendo il controllo della linea di blocco nella regione Asia-Pacifico.
La pubblicazione del rapporto è coincisa con lo schieramento da parte del Giappone di un nuovo sistema difensivo, costituito da cinque batterie di missili antinave Type-88 sull’isola di Miyako e su altre isole dell’arcipelago di Okinawa (Ryukyu). In particolare, nello stretto tra Okinawa e Miyako lungo 300 km, una delle rotte principali della marina cinese per accedere al Pacifico e agli Stati Uniti. Il missile Type-88 ha una portata di 150 km ed è simile all’Harpoon statunitense. Inoltre, il Giappone ha annunciato l’intenzione di nazionalizzare 280 isole impiantandovi i missili antinave. Con tutto il rispetto per la natura scientifica della relazione, appare incompleta. Analizzando l’efficacia della nuova concezione, dovrebbe modellarsi matematicamente cercando di vedere come le batterie antinave influenzino la neutralizzazione di alcuni fattori casuali. Basandosi sulla realtà del terreno, cioè per garantirsi la continuità della linea difensiva, il 50% delle batterie sarà posto su isolette rocciose di 2-4 chilometri quadrati, senza alcuna possibilità di dispiegarvi forze antiaeree o marines che possano respingere potenziali incursioni cinesi. Un esempio concreto dell’inefficacia della nuova strategia degli Stati Uniti sono le isole Senkaku, arcipelago tra l’isola Miyako e Taiwan, composto da otto isole appartenenti al Giappone e negli ultimi tempi reclamato in modo sempre più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato le loro attività nella zona del Mar Cinese Orientale tra Taiwan e Giappone, sulle isole Senkaku, creando uno spazio di sorveglianza aeromarittima per 78 droni. I velivoli automatici cinesi compiono regolarmente fino a 60 voli di ricognizione al giorno dalla durata media di quattro ore, molestando gli equipaggi dei velivoli da combattimento delle aviazioni avversarie, bloccando ed intercettando le comunicazioni dell’aeronautica giapponese e dell’aviazione statunitense basata in Giappone.
La Cina ha sviluppato negli ultimi quattro anni il più grande e complesso programma di progettazione e costruzione di velivoli senza equipaggio (UAV), che muta quotidianamente. Perciò la Cina può creare, dal 2014, altre due aree di sorveglianza aeromarittima. La prima è contigua a quella istituita nel 2013, tra Taiwan e le Filippine. La seconda è contigua alla precedente, ma a nord del Mar Giallo e sul Mar del Giappone, tra Giappone e Corea del sud. Poi, nel 2015, la Cina creerà l’ultimo anello della catena di zone di sorveglianza, questa volta verso l’Oceano Indiano, sugli stretti di Malacca e della Sonda. Così, la Cina sorveglierà dall’aria le posizioni di ogni batteria di missili antinave del sistema statunitense, potendo, se necessario, distruggerne una parte, creando un corridoio per la sua marina.
Il secondo fattore che può contrastare, almeno in parte, la linea delle batterie antinave, è rappresentato dalle forze aeree della Cina, sempre più potenti, e in cui aumenta esponenzialmente il numero di aeromobili di 4.ta generazione avanzata e di nuovi aerei cargo pesanti cinesi, come il Xian Y-20, il cui raggio d’azione di 4500 km va ben oltre la linea del blocco. Con un carico utile massimo di 66 tonnellate, il Xian Y-20 è stato progettato per le operazioni sotto copertura dei paracadutisti del 15.mo Corpo aeroportato della Cina. Il Xian Y-20 può trasportare il carro armato cinese (da 54 tonnellate) ZTZ-99A2, simile al Leopard 2 tedesco. Il potenziale finanziario e tecnologico della Cina gli permette già di portare il tasso di produzione di questo aereo a 5-7 velivoli al mese. A una condizione: che la Russia fornisca i motori PS-90A21 con cui la Cina equipaggia il velivolo. Riassumendo, la Cina ha interessi comuni con la Russia nel sud-est asiatico, cioè che gli Stati Uniti si ritirino da un mercato rappresentato dal 60% della popolazione mondiale. Senza la tecnologia militare e i rifornimenti di petrolio e gas dalla Russia, l’economia cinese ristagnerebbe. Il recente piano di investimenti della Cina in Europa orientale rientra nella politica congiunta russo-cinese per spezzare l’egemonia statunitense.

Y-20.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’Ucraina non si riprenderà mai la Crimea

Saker Russia InsiderVineyard Saker

z15530994Q,Mapa_KrymuIl ministro della Difesa ucraino Valerij Geletej difficilmente è una persona credibile. Non solo recentemente ha detto che la Russia aveva minacciato l’Ucraina di attacchi nucleari, ma ha anche detto a un giornalista ucraino che la Russia aveva già compiuto due attacchi nucleari tattici sulla città di Lugansk (chiaramente per spiegare la ritirata delle forze ucraine da lì). La junta poi ha negato la storia e incolpato il giornalista che per primo l’ha resa pubblica. Nonostante tali buffonate, Geletej ha comunque catturato l’attenzione del mondo quando ha promesso alla Rada che l’Ucraina avrebbe ripreso la Crimea ed organizzato la parata della vittoria a Sebastopoli. La Rada (il parlamento ucraino) ha salutato la promessa con una standing ovation. La verità è che non accadrà mai. Ecco perché:
Entro il 2020 la Russia avrà completato il seguente piano di difesa:
•86,7 miliardi di rubli saranno spesi per modernizzare la Flotta del Mar Nero. I piani di modernizzazione comprendono il dispiegamento delle ultra-moderne fregate Projekt 11.356 e degli avanzati sottomarini d’attacco diesel-elettrici Projekt 636.3.
• Un gruppo distaccato dell’esercito, come a Kaliningrad, sarà formato e verrà creata una base per bombardieri. La componente delle forze terrestri comprende una brigata d’assalto aerea, una brigata Spetsnaz, una brigata di fanteria di marina e una brigata di fucilieri motorizzati. In precedenza, altre fonti hanno parlato di uno o due brigate aeroportate, due o tre brigate di fucilieri motorizzati e una brigata carri.
• L’aeronautica russa prevede d’implementare in Crimea i bombardieri Tupolev Tu-22M3 Backfire, che potranno difenderla non solo da qualsiasi minaccia navale, ma anche distruggere le componenti chiave del sistema antimissili balistici USA/NATO ora schierato in Europa meridionale.
• Infine, la Crimea sarà difesa da missili della difesa costiera, sistemi di difesa aerea e missili da crociera antinave.
In altre parole, la Crimea diventerà una formidabile piazzaforte, una portaerei inaffondabile se si vuole, posizione ideale per la proiezione di potenza delle forze militari russe su Europa meridionale, Balcani, Mediterraneo, Medio Oriente, Caucaso e Asia centrale. Nessuna meraviglia che USA/NATO ci siano rimasti così male.
Parlando di Stati Uniti e NATO, molto è detto sulla presenza di navi dell’US Navy nel Mar Nero. In realtà, l’US Navy non costituisce una minaccia per la Russia, almeno non nel Mar Nero. Il Mar Nero è un mare piccolo, almeno per gli standard dell’US Navy, dove una sua nave, sott’acqua o in superficie, sarà bersaglio delle forze russe, in particolare degli attacchi missilistici. L’US Navy sa che tali suoi vascelli fanno nel Mar Nero ciò che si chiama “mostrare bandiera”. Questo non ha nulla a che fare con minacciare la Russia o la Crimea. Se gli Stati Uniti davvero volessero minacciare la Russia, l’ultima cosa che l’US Navy farebbe è entrare nel Mar Nero. L’US Navy è un marina oceanica, una “blue water navy” che combatte a lunga distanza e non sui mari litoranei delle “acque verdi”, tanto meno nelle “acque marroni” dei mari costieri. Infine, la storia ha dimostrato che la Crimea è ideale per la difesa ed assai difficile da occupare. Via terra, la Crimea è accessibile solo da poche strade aperte e indifese a nord. Secoli di guerra l’hanno trasformata in una groviera di strutture come gallerie, bunker e fortificazioni sotterranee.
Ultimo ma non meno importante, la Crimea è ormai già completamente integrata nel Distretto Militare meridionale dell’esercito russo (con base a Rostov sul Don) e come tale avrà il pieno sostegno di tutte le forze armate russe.

tu-22m3-backfire64f3f612de72f1ce8f1df964283ca6953d12ebe50428Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principio di Newton russo: Mosca si prepara alla chiamata alla guerra occidentale

VestiReseau International 12 settembre 2014

7999e60b815e24bffbdc478aa7923fb9La Russia deve essere pronta a qualsiasi provocazione bellica. S’è parlato al Cremlino delle nuove armi per l’esercito nel prossimo futuro. Vladimir Putin ha avuto una riunione sul programma degli armamenti del governo entro il 2025, mentre l’infrastruttura militare della NATO si avvicina ai confini della Russia. Mosca non ha intenzione di rimanere inerte, come negli anni ’90. Il presidente ora dirigerà personalmente i lavori del complesso militare-industriale.
Spettacolo affascinante: il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, decollava da sotto il mare e scompariva all’orizzonte. Questo è il primo lancio dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco. E il primo lancio riuscito, come annunciato dallo Stato Maggiore Generale, dopo pochi minuti le testate del missile raggiungevano il loro obiettivo in Kamchatka. “Nell’ambito dei test del sottomarino lanciamissili strategico ‘Vladimir Monomakh’ è stato lanciato con successo un missile strategico dal Mar Bianco“, annunciava con orgoglio il comandante della Marina militare Victor Tshirkov. Ciò è servito a introdurre il grande incontro al Cremlino sul nuovo programma degli armamenti del governo.
Al fine di valutare il numero di missili, sottomarini, carri armati e armi varie necessari alla Russia, Putin ha riunito i vertici militari e finanziari, iniziando con questa notizia: “È stato firmato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Questo comitato riferisce al Presidente. Abbiamo discusso la questione con il governo e il capo del governo. Abbiamo convenuto che in questo modo il lavoro sarà più efficace, considerando che la commissione supervisionerà una parte significativa della sostituzione delle importazioni. Su tale punto devono concordare non solo il governo ma anche le varie strutture direttamente sotto l’autorità del presidente“, ha spiegato il presidente ai partecipanti alla riunione. Il Vicepresidente del Comitato sarà il vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisionerà i lavori del complesso militare-industriale. La sua prima preoccupazione sarà il nuovo programma degli armamenti del governo per il periodo 2016-2025. Questo programma ha una base finanziaria solida; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000 e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari. Il presidente ha sottolineato che si tratta di enormi spese necessarie. “Questa concentrazione di risorse si spiega con il fatto che dobbiamo ri-equipaggiare l’Esercito e la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa. Non è collegata ad alcuna corsa agli armamenti. Questo perché il nostro armamento principale, il nostro sistema difensivo e i nostri sistemi offensivi sono in esaurimento o obsoleti, sostituendoli con equipaggiamenti avanzati e moderni, dall’affidabilità solida. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, quando la nuova tecnologia passò a una produzione ridotta e le fabbriche hanno perso le loro capacità e i loro dirigenti“, ha proseguito il presidente russo.
Il Capo di Stato Maggiore fornisce dati sulla situazione di agosto. L’esercito ha ricevuto 3600 armamenti di base e 241000 pezzi. Quali esattamente, non l’ha specificato. I dettagli probabilmente furono riportati nella riunione a porte chiuse. Vladimir Putin ha impostato la nuova missione del Consiglio del complesso militare-industriale e i punti cui prestare attenzione: “Bisogna misurare in modo affidabile e completo le potenziali minacce alla sicurezza militare del nostro Paese. Ciascuna di tali minacce deve essere definita adeguatamente come un’efficace risposta. Come sappiamo, da un paio di anni gli Stati Uniti hanno violato unilateralmente il trattato ABM, attivando il loro sistema di difesa antimissile. I colloqui al riguardo non funzionano, tanto che il sistema viene sviluppato in Europa e Alaska, presso i nostri confini”, ha avvertito il capo dello Stato. “L’espansione della NATO a Est è una seria preoccupazione. Le promesse su ciò di Stati Uniti e loro alleati sono dimenticate. Sapete che è stato deciso recentemente di aumentare la presenza della NATO in Europa orientale. La Crisi ucraina, causata e creata dai nostri partner occidentali, viene ora utilizzata per rilanciare il blocco militare della NATO. Tutto ciò deve essere preso in considerazione e considerato nel processo decisionale per garantire la sicurezza del nostro Paese. Faremo tutto ciò che è necessario affinché la sicurezza sia affidabile e completamente garantita. abbiamo già annunciato e ripetuto che, se saremo costretti, dico costretti, adotteremo misure adeguate per garantire la nostra sicurezza. L’abbiamo detto più e più volte, e vedremo che ne conseguiranno reazioni isteriche quando saranno adottate definitivamente tali decisioni ed agiremo. Voglio sottolineare che tutto ciò che facciamo è una risposta“, ha ripetuto il presidente. “Un’ulteriore minaccia alla Russia è il rapido colpo globale (Prompt Global Strike), studiato e attivamente sviluppato dagli Stati Uniti, e che dovrebbe annientare tutti i centri di comando delle forze strategiche. La Russia non rimarrà semplice spettatrice“. Come annunciato dal viceministro della Difesa e dal segretario del nuovo comitato, la Russia svilupperà la propria risposta. “Possiamo, se saremo costretti dal materializzarsi della minaccia, prima di tutto sviluppare la risposta a tale nuova arma“, è stata la risposta ai giornalisti del viceministro della Difesa russo Jurij Borisov. “I finanziamenti per questi programmi si baseranno sull’economia russa e non sarnno a scapito dello sviluppo“.
Alcuni vorrebbero riprendere la corsa agli armamenti, ovviamente non rientrano in tale quadro, è assolutamente escluso. Agiremo secondo le reali prospettive di sviluppo economico“, ha detto Vladimir Putin. “Se il programma del governo precedente era basato sulla modernizzazione delle armi esistenti, il nuovo programma sarà anticipare“, afferma Dmitrij Rogozin. “La posta in gioco sono le armi intelligenti ad alta tecnologia“. “Questo programma degli armamenti deve garantire la piena possibilità difensiva del nostro grande Paese, con l’uso di armi ‘intelligenti’ che, dice, trasformeranno il soldato e l’ufficiale in operatori degli armamenti; queste armi saranno attivate a distanza dagli operatori militari, lontano dalle zona di combattimento. De facto, dobbiamo vedere il nemico prima che lui ci veda, sentirlo prima che ci senta, rilevarlo, seguirlo e distruggerlo“, ha detto Dmitrij Rogozin sulle nuove armi intelligenti. Un altro compito attuale è la sostituzione delle importazioni in risposta alle possibili sanzioni economiche degli occidentali. “Non abbiamo intenzione di disturbare indebitamente la cooperazione con i nostri partner stranieri, ma dobbiamo comprendere i rischi esistenti, la nostra industria deve essere pronta a fornire attrezzature e materiali critici necessari e disporne la produzione, come di conseguenza tecnologie, sviluppo e base tecnica”, questo è il compito specificato da Vladimir Putin ai dirigenti del complesso militare-industriale. Oltre all’indipendenza, ciò sarà uno stimolo per l’industria degli armamenti. Tali ordini erano attesi da tempo nel settore.
Il secondo incontro s’è svolto a porte chiuse, costituendo la prima riunione della nuova commissione militare-industriale guidata da Vladimir Putin. Qui il Cremlino ha finalmente approvato il nuovo principio delle Forze Armate russe, il principio della non-aggressione, del non intervento e dell’autosufficienza militare.

BulavaMonomakhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua in guerra

Alessandro Lattanzio, 14/9/2014

00-donetsk-dnr-soldiers-06-09-14Nonostante la tregua, il 6 settembre si registravano scontri a Pervomajsk, Marjupol e Kirovsk, e bombardamenti su Amrosievka, Donetsk, Dzerzhinsk, Gorlovka, Jasinovataja, Kirovsk, Makeevka, Markov Jar, Shastie, Volonovakha e Zolotoe. Le FAN liberavano i villaggi di Sakhanka, Sartana, Shirokino, Talakhovka e Zemljanoe presso Marjupol. Una colonna di carri armati ucraini tentava di entrare a Volnovakha, venendo però fermata dalla milizia alla periferia della città. Telmanovo veniva ripresa dalle truppe ucraine dopo un attacco a sorpresa. Telmanovo era stata prima bombardata e poi assalita da una grande colonna di veicoli blindati della naziguardia. La milizia distrusse diversi BTR-3E ucraini. Comunque, nel pomeriggio del 6 settembre, dopo aver subito notevoli perdite, i majdanisti si ritiravano da Telmanovo. Qui le truppe ucraine furono colpite dall’artiglieria federalista che distrusse 7 BTR, 1 carro armato T-64 e 2 autocarri, eliminando 70 majdanisti a bordo del convoglio. Anche una colonna di blindati ucraini del battaglione neonazista Ajdar venne distrutta, con l’eliminazione di 35 naziguardie, mentre cercava di rompere l’accerchiamento presso Shastie. A Donetsk i bombardamenti dei naziatlantisti uccidevano 4 civili e ne ferivano altri 10.
Il 7 settembre, presso Volnovakha, gli ucraini bombardavano per errore una colonna della Guardia Nazionale, mentre presso Krasnij Luch una colonna majdanista finiva su un proprio campo minato.
L’8 settembre i golpisti bombardavano Enakievo, Frunze, colle Veselaja, Jasinovataja, Krasnij Partizan, Ocheredino, Shirokino, Spartak e Donetsk. Le truppe majdaniste si ritiravano da Shastie, Privetnoe, Pankovo, Stukalova Balka, Svetloe, Oboznoe, Khristovo, Markovka, Novopskov, Belovodsk, Novoajdar, Severodonetsk, Starobelsk e Svatovo.
Il 9 settembre, a Mariupol, la milizia distruggeva 1 carro armato e un checkpoint ucraini, eliminando 3 naziguardie. Presso Donetsk, 30 soldati dell’esercito ucraino venivano uccisi dalla propria artiglieria. I soldati ucraini avevano deciso di arrendersi presso Elenovka, tuttavia furono bombardati dalle milizie di ‘Pravij Sektor‘. 2 aerei cargo Hercules atterravano nell’aeroporto di Kharkov scaricando 2 MLRS Larom romeni e 1 MLRS Teruel-3 spagnolo assieme a grandi quantità di munizioni.
380650_600 Il 10 settembre, scontri a Popasnoe, Debaltsevo, Uglerdosk, Amrosievka, Marjupol, Shastie, Stanitsa-Luganskaja, Krasnij Luch, Donetsk, Enakievo, Shakhtjorsk, Karlovka e Dokuchaevsk. Combattimenti a Volnovakha. Pervomajskoe, presso Telmanovo, veniva liberato dalla milizia della RPD, così come Stanitsa Luganskaja e Uspenka da parte della milizia della RPL. Alcune unità ucraine venivano circondate dalla milizia a Debaltsevo.
Il 12 settembre, l’ennesimo tentativo dei majdanisti di uscire dall’aeroporto di Donetsk veniva respinto nei pressi del villaggio Tonenkoe. Le Forze Armate di Novorossia (FAN) liquidavano la sacca presso Starobeshevo liberando Patrjotichnoe, nel distretto di Novoazovsk, dove i resti delle unità delle naziguardie si erano trincerate. Presso Volnovakha il battaglione territoriale majdanista Kharkov-1 subiva gravi perdite. Scontri presso Jasinovataja con l’impiego di carri armati e semoventi di artiglieria da parte degli ucraini. Lo scopo dell’offensiva era salvare le truppe majdaniste accerchiate dalle milizie presso Zhdanovka.
Il 13 settembre, i majdanisti bombardavano Makeevka e Kirovskoe, dove uccidevano 30 civili. Nella regione di Kharkov veniva distrutto un treno carico di carburante per le truppe majdaniste. I majdanisti perdevano 200 effettivi nei combattimenti presso Ilovajsk, dove alcuni battaglioni ucraini della Guardia nazionale e dei volontari neonazisti furono accerchiati dalle milizie. Un nuovo convoglio umanitario russo arrivava a Lugansk.
Delle unità operative dell’esercito ucraino, la 72.ma e la 79.ma brigata devono essere ricostituite avendo subito notevoli perdite. Ciò che resta della 25.ma brigata rimane circondato (assieme ai resti della 24.ma) presso il confine con la Russia. La 95.ma brigata ha subito perdite significative, tanto che se si ripristinassero almeno parte dei suoi battaglioni, avrebbero un’efficienza assai inferiore ai precedenti, soprattutto riguardo ai blindati. La 80.ma brigata ha subito perdite significative, soprattutto in materiali. La maggior parte si trovava ad ovest di Lugansk, insieme ai resti della 1.ma brigata corazzata e della 30.ma brigata. Il 3.zo e l’8.vo reggimenti speciali erano stati trasformati in brigate (1.ma e 2.nda), dotate di pochi e scadenti blindati, utili come unità per il presidio di centri urbani. Una brigata si trovava presso Marjupol. La 28.ma brigata è stata posta in riserva il 17 agosto, essendo stata annientata tra Savroka e Ilovajsk, assieme al 92.mo battaglione. Della 51.ma brigata era rimasto intatto solo il comando. La 93.ma brigata era l’ultima unità rimasta efficiente nell’esercito ucraino. La 30.ma brigata aveva subito la perdita di due battaglioni su tre e della maggioranza dei propri mezzi. Probabilmente il comando della brigata sarebbe stato posto in riserva assieme ai comandi della 80.ma e della 1.ma brigate. La 2.nda brigata aveva perso 2 battaglioni e la 128.ma brigata aveva subito perdite a nord da Lugansk, conservando comunque l’ossatura dell’unità. Il 1.mo e 17.mo battaglione venivano utilizzati come riserve, pur avendo subito perdite. Infine, il battaglione ucraino Cherkassij, composto da 400 naziguardie dell’Ucraina occidentale e centrale, disertava a Volnovakha.
Dopo la firma della tregua a Minsk, Igor Plotnitskij, a capo della di Repubblica Popolare Lugansk (RPL), dichiarava “Ho già detto che qualsiasi tentativo di usare il protocollo di Minsk contro di noi non funzionerà. Abbiamo firmato il protocollo come accordo sulla coesistenza. Non possiamo essere isolati o strangolati. Non consegneremo i nostri confini con la Russia al controllo nemico. Siamo pronti ad affrontare economicamente l’Ucraina. Presto il mondo intero vedrà che l’Ucraina è destinata a povertà e degrado, senza l’industrioso Donbas”. La dichiarazione di Plotnitskij rispondeva a Jurij Lutsenko, consigliere di Poroshenko, che aveva detto che il protocollo di Minsk non prevedeva uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk. “Il consigliere di Poroshenko fa trapelare i piani del suo capo? O parla per sé? Minaccia il Donbas d’isolamento? La rivoluzione e l’amicizia con il vicepresidente USA Joe Biden non sfameranno un solo uomo. Altri territori ucraini presto vorranno vivere liberamente come noi. Se Poroshenko vuole il dialogo, faccia chiudere il becco ai suoi consiglieri chiacchieroni”.
JykXbn3ZxTE La Polonia forniva a Kiev il gas acquistato dalla Russia, violando il contratto con Gazprom. La Russia avrebbe risposto abbassando il volume del gas fornito alla Polonia. Mentre 34 carri armati tedeschi Leopard-2 operavano presso Ternopol nell’ambito dell’esercitazione NATO “Rapid Trident” con 1000 soldati atlantisti, il ministro della Difesa golpista Geletej affermava che “Ho incontrato i ministri della Difesa dei Paesi più importanti del mondo, che a porte chiuse ci hanno sentito iniziando a consegnarci armi”. Il consigliere del presidente ucraino Jurij Lutsenko dichiarava che tali Paesi erano Stati Uniti, Francia, Italia, Polonia e Norvegia e che avevano deciso d’inviare in Ucraina anche consiglieri militari oltre alle armi.
Il 9 settembre, il ministero della Difesa russo dichiarava che 15 navi, 10 aerei ed elicotteri e l’artiglieria costiera avevano preso parte alle esercitazioni di Sebastopoli, con il lancio di missili antinave K-300P Bastion. “Il lancio nel poligono a sud-est di Sebastopoli è stato effettuato da un avanzato complesso Bastion. Gli obiettivi, simulati da uno squadrone della marina, furono attaccati da quattro cacciabombardieri Su-24. Tutti i missili hanno colpito gli obiettivi, distruggendoli“, comunicava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, l’11 settembre le truppe nell’Estremo Oriente della Russia venivano poste in allerta per partecipare alle esercitazioni con 100000 militari, “Nel quadro di una verifica della prontezza al combattimento delle truppe del distretto militare orientale. Le unità di stanza nella regione orientale della Federazione Russa hanno completato l’attuazione delle misure per adottare il massimo grado di prontezza al combattimento”, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Le manovre coinvolgevano il 3° Comando dell’Aeronautica e della Difesa Aerea, il Comando della Flotta del Pacifico e il Comando Aereo Strategico. L’esercitazione era stata avviata alle 10:00 dell’11 settembre su ordine del Comandante Supremo delle Forze armate russe, Presidente Vladimir Putin. L’esercitazione a sorpresa “prevedeva la partecipazione a pianificazione e controllo dei combattimenti dei comandi di distretto militare, armata, brigata, delle unità della fanteria meccanizzata, da ricognizione, trasmissioni e logistiche, navi, sottomarini e mezzi ausiliari, così come delle unità strategiche, da trasporto e tattiche dell’Aeronautica“, secondo il Generale Nikolaj Bogdanovskij, a capo del gruppo comando e controllo.

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Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RIAN
RussiaToday
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Voice of Sevastopol
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1092014

La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa succede nella misteriosa Area 51?

RussiaToday 10 agosto 2014

Le immagini satellitari della base statunitense Area 51 mostrano ciò che sembra la costruzione di un enorme hangar. Dimensioni, posizione e tempistica della costruzione di questa struttura porta molti a chiedersi: che cosa nasconde?

sat_image_2011_03Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota. Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse. Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver. Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.

RQ-180-in-flightVolo ipersonico? Nuovo bombardiere?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti. Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi. Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.

U.S.-Air-Force_Lockheed-Martin-long-range-strike-(LRS)-Aircraft_180113Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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