Corea democratica: Il tintinnare di sciabole intensifica lo stato di Guerra

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 3 aprile 2013

NM241500_a_284332bLa serie di minacce sta assumendo un tono sempre più virulento. Il 7 marzo, Pyongyang ha minacciato di lanciare attacchi nucleari “preventivi” contro gli Stati Uniti. Il 12 marzo, la Corea democratica ha minacciato di “annientare” un’isola nel Sud, mentre la tensione nella penisola coreana è salita al punto più alto da anni, annunciando che l’armistizio è stato annullato. Mostrando la serietà delle minacce, Pyongyang sembra aver interrotto la linea rossa con la Corea del Sud, un collegamento di emergenza per una rapida comunicazione bidirezionale, usata dai Paesi privi di canali diplomatici ufficiali.
Il 30 marzo la Corea democratica ha dichiarato che è in “stato di guerra” con la Corea del sud, avvertendo che qualsiasi provocazione di Seoul e Washington  innescherà una guerra nucleare totale. “La situazione di tregua continua della penisola coreana, di né pace né guerra, è finalmente finita”, ha detto una dichiarazione. Il 26 marzo, la Corea democratica ha detto che il suo esercito deve essere pronto ad attaccare “Tutte le basi militari statunitensi nella regione Asia-Pacifico, incluso il continente degli Stati Uniti, le Hawaii e Guam, e la Corea del sud”. I media statali della Corea democratica hanno annunciato che il Paese adotta “Lo stato di prontezza al combattimento N° 1”, il più alto livello di allerta. La dichiarazione afferma che la partecipazione dei bombardieri con capacità nucleare statunitensi B-52 e B-2, come alle esercitazioni militari annuali in corso in Corea del Sud, venivano viste come un’intimidazione. Il 31 marzo, i jet da combattimento stealth F-22 dell’US Air Force provenivano da una base in Giappone, per partecipare anch’essi alle esercitazioni in Corea del sud. L’annuncio si è avuto poco dopo che la Corea del sud e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo accordo militare in risposta a ciò che definiscono provocazioni di Pyongyang. La retorica di Pyongyang è eccessivamente stridente, a seguito dell’adozione della risoluzione 2094 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto ulteriori sanzioni contro la Repubblica democratica popolare di Corea, per il suo terzo test nucleare del 12 febbraio 2013.
L’11 marzo, Seoul e Washington hanno lanciato la settimana di manovre militari congiunte annuali nella penisola coreana, nonostante gli avvertimenti di Pyongyang. L’evento ha coinvolto 10.000 soldati sudcoreani e circa 3.000 soldati statunitensi. Versando benzina sul fuoco, è stata annunciata un’altra esercitazione di Stati Uniti e Corea del sud. Quasi 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte esterni alla Corea del sud, insieme a un numero maggiore di truppe terrestri, navali e di personale delle forze aeree della Corea del Sud, parteciperanno all’esercitazione militare congiunta annuale Foal Eagle, fino al 30 aprile. Le forze di riserva della Corea democratica sono in stato di mobilitazione da più di tre mesi, dal lancio del missile nel dicembre 2012.

La linea della Corea democratica
Il 31 marzo il leader nordcoreano Kim Jong-un ha presieduto una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, a Pyongyang. Kim e gli alti funzionari del partito hanno adottato una dichiarazione che definisce le armi nucleari “vitali per la nazione” e componente importante della sua difesa, un bene che non sarà scambiato neanche per “miliardi di dollari”. La riunione ha deciso che il possesso di armi nucleari da parte del Paese “deve essere fissato per legge”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Viene inoltre istituita una “nuova linea strategica” che richiede la costruzione sia di un’economia più forte che di un arsenale nucleare. Le forze armate nucleari “dovrebbero essere ampliate e integrate qualitativamente e quantitativamente fino a quando si avrà la denuclearizzazione del mondo”, ha aggiunto. L’incontro ha dichiarato la decisione di sostenere la costruzione economica e lo sviluppo nucleare, contemporaneamente agli sforzi per sviluppare l’agricoltura, l’industria leggera e stabilizzare lo standard di vita. “L’economia del Paese dovrebbe passare a un’economia basata sulla conoscenza e il commercio estero multilaterale e diversificato, e gli investimenti devono essere ampiamente introdotti”, riferiva l’agenzia di stampa.
Gli sforzi dovrebbero essere volti a sviluppare la scienza e la tecnologia spaziale, tra cui il lancio di satelliti avanzati. La Corea democratica ha detto che lo sviluppo economico e l’espansione del programma nucleare potrebbero avvenire in parallelo, poiché un deterrente nucleare in crescita potrebbe consentire al Nord di limitare le spese militari e destinare più risorse al settore agricolo e alle industrie leggere, per migliorare il tenore di vita del popolo. Il giorno dopo, il 1° aprile, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha radunato i deputati per la sessione parlamentare annuale primaverile, a seguito della dichiarazione del partito sulla priorità per la nazione della costruzione di bombe nucleari e di un’economia più forte. La riunione dell’Assemblea Suprema del Popolo segue le minacce quasi quotidiane fatte da Pyongyang da settimane, tra cui la promessa di attacchi nucleari a Corea del Sud e Stati Uniti. La dichiarazione plenaria invoca anche il rafforzamento dell’economia, cui Kim ha posto l’accento nelle sue dichiarazioni pubbliche dall’insediamento al potere. Secondo l’ONU, i due terzi dei 24 milioni di abitanti del Paese subiscono carenze alimentari regolari. Lo scorso aprile, la Corea democratica si è identificata quale potenza nucleare, quando ha rivisto la sua Costituzione. Dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto altre sanzioni per punirla per il lancio di un missile a lungo raggio a dicembre e per il suo terzo test nucleare a febbraio, ha detto che non avrebbe più partecipato ai colloqui per smantellare il suo programma nucleare.
Come si può notare, gli eventi testimoniano il fatto che la Corea democratica sembra non avere alcuna intenzione di mollare le armi nucleari, mentre la necessità di una riforma economica è in cima all’ordine del giorno. Parlando della necessità di una riforma economica, si deve rilevare che le forze armate della Corea democratica restano in allerta consumando così una grande quantità delle scarse risorse. Per esempio, le centinaia di recenti sortite dei velivoli. L’industria passa dalla produzione di beni civili a beni militari. Anche la mobilitazione di soldati richiede la sua parte. L’esercito della Corea democratica partecipa a numerose imprese economiche, tra cui l’edilizia, e preziose ore di lavoro vengono destinate al mantenimento dell’allerta. Non c’è dubbio che il tutto sia un pesante fardello, un aspetto da tenere in considerazione per valutare la situazione complessiva. In ogni caso, la 103.ma economia mondiale con un PIL di soli 40 miliardi di dollari (circa 1.800 dollari pro capite, uno dei Paesi più poveri del mondo) ancora una volta s’è imposta all’attenzione del mondo.
Non c’è dubbio che la Corea democratica stia testando il nuovo presidente della Corea del sud, insediatosi lo scorso febbraio. Dopo che il Nord ha affondato la nave della marina Cheonan sudcoreana (su questa interpretazione della vicenda i dubbi sono molti e seri. NdT), uccidendo 46 marinai nel 2010, una risposta non può che essere più che mai la più risoluta nella storia. Un’altra caratteristica specifica della situazione attuale, è il fatto che la Corea democratica ha attraversato un’importante soglia tecnologia a dicembre, quando con successo ha messo un satellite in orbita o, in altre parole, è riuscita a mettere in orbita un carico utile usando la tecnologia missilistica chiaramente progettata per raggiungere gli Stati Uniti. Inoltre, Pyongyang ha condotto un terzo test nucleare a febbraio, che sembra aver avuto più successo rispetto ai due precedenti. Inoltre, il Nord vende i sistemi d’arma che ha sviluppato ad altri Paesi, come l’Iran e il Pakistan. Attualmente la Corea democratica può minacciare la Corea del sud e parte del Giappone con i suoi missili convenzionali e le sue forze militari convenzionali. Il Nord può colpire Seul con 500.000 proiettili d’artiglieria nella prima ora di conflitto. Questi sono i fattori con cui fare i conti.

Minacce e realtà
Le forze armate della Corea democratica vantano circa 1,1 milioni di effettivi in servizio attivo e 4,7 milioni in riserva. L’arsenale dell’esercito dispone di 4.500-5.400 carri armati, oltre 1300 veicoli corazzati, 12.700 pezzi di artiglieria e mortai, circa 1.100 lanciarazzi multipli (MLRS). L’aeronautica militare dispone di circa 1200 velivoli, tra cui 650 aerei da combattimento.  Tutti gli aerei sono estremamente obsoleti, essendo entrati in servizio negli anni ’50 (e non è vero neanche questo. NdT). La marina ha 708 imbarcazioni tra cui tre fregate e 70 sottomarini. I missili antinave sono della classe Styx, sviluppata dall’Unione Sovietica negli anni ’50. La difesa costiera è affidata a pezzi di artiglieria da 122, 130 e 152 mm. I sottomarini della marina potrebbero essere efficaci in operazioni come l’esfiltrazione e l’infiltrazione di forze speciali. I campi minati in tutta la penisola coreana sarebbero una minaccia per il potenziale nemico. L’arsenale delle Forze Strategiche Missilistiche della Corea Popolare vanta circa mille missili, tra cui i sistemi terrestri Nodong da 1000 km di gittata, Taepodong-1 da 2200 km, Musudan da  4000 km, Taeponong-2 da 7000 km. Il missile Taepodong-2 (o un missile con la relativa tecnologia) ha subito dei test fallimentari nel 2006, 2009 e 2012. Ma fu eseguito, apparentemente con successo, il lancio di un missile a tre stadi il 12 dicembre 2012. La Corea democratica ha abbastanza plutonio per disporre di 5-10 ordigni nucleari. Circa la metà delle principali armi della Corea democratica è stata progettata negli ’60, l’altra metà è ancora più vecchia. Le forze armate lamentano una carenza di pezzi di ricambio, carburante e scarsa manutenzione, alcune armi non sarebbero funzionanti. Non è noto se la Corea democratica abbia missili superficie-superficie a testata chimica.
Il 12 febbraio, la Corea democratica ha eseguito un riuscito test sotterraneo nucleare presso il sito di Punggye-ri (nella parte nord-occidentale del Paese). E’ stato il terzo test dopo i due fallimentari condotti in rigoroso spregio delle risoluzioni dell’ONU. La mossa porta allo sviluppo di una testata nucleare abbastanza piccola da essere montata su un missile a lungo raggio e possibilmente lanciata su Guam, le Hawaii e anche la costa occidentale degli Stati Uniti, dentro un’impressionante raggio d’azione.

Lampi di speranza
Nel frattempo, il complesso industriale inter-coreano che si trova in Corea democratica, funziona normalmente. Il complesso industriale di Kaesong, che si trova a 10 chilometri all’interno della Corea democratica, è stato costruito dal Sud nel 2004 come simbolo di cooperazione transfrontaliera. Circa 53.000 nordcoreani lavorano negli impianti delle 120 imprese della Corea del sud del complesso, una cruciale fonte di valuta forte per lo Stato impoverito. Utilizzando manodopera a buon mercato della Corea democratica, il complesso di Kaesong ha prodotto merci per 470 milioni di dollari USA l’anno scorso. Nessuna azione militare da parte della Corea democratica è possibile fino a che funziona questa struttura. Forse il vantaggio economico prevarrà sulla predisposizione alla soluzione militare…

La risposta della Corea del sud
La Corea del sud ha promesso una “risposta forte” a ciò che definisce l’aggressione della Corea democratica. Parlando ai funzionari della difesa, la presidente Park Geun-Hye ha detto che prende le minacce di Pyongyang “molto seriamente”. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se si aspetta di incontrare il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, questa settimana a Washington, per discutere della Corea democratica secondo, i dispacci  dell’agenzia di stampa Yonhap. I militari della Corea del sud sono stati autorizzati a rispondere immediatamente in caso di attacco o di grave provocazione della Corea democratica. Park Geun-Hye, la presidente della Corea del sud, ha detto: “Se qualche provocazione avvenisse contro il nostro popolo e il nostro Paese, dovremo rispondere con forza fin dall’inizio, senza avere alcuna considerazione politica”.
Il 1° aprile il ministero della difesa della Corea del sud ha presentato un nuovo piano di “deterrenza attiva” che permetta al suo esercito di lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica se il Nord mostrasse i segni di un imminente attacco nucleare o missilistico contro il Sud. In un briefing con Park, il ministro della Difesa Kim ha detto che l’esercito dispiega “un deterrente attivo e consolida il sistema di attacco per neutralizzare rapidamente le minacce nucleari e missilistiche della Corea del nord, migliorando sensibilmente la capacità del nostro sistema di sorveglianza e ricognizione militare”. Per raggiungere questo obiettivo, il ministero potrà accelerare il dispiegamento di un sistema antimissile in grado di rilevare, tracciare e distruggere bersagli nucleari e missilistici della Corea democratica, hanno detto i funzionari del ministero. Il nuovo piano di emergenza sarà formalizzato nell’ottobre di quest’anno, ai colloqui annuali sulla sicurezza tra i capi della difesa della Corea del sud e degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari del ministero. La Corea del sud accelererà anche la costruzione e lo schieramento, prima del previsto, di un proprio sistema di difesa missilistico denominato “Korean Air and Missile Defense (KAMD)”. L’arma è progettata per intercettare i missili o aerei da combattimento ostili fino ad un’altitudine di 10-30 chilometri.
Per rafforzare la sua capacità di ricognizione, la Corea del sud s’impegnerà a un rapido schieramento di droni per l’intelligence Global Hawk fabbricati dagli Stati Uniti, e metterà in orbita almeno due satelliti-spia militari entro il 2021, secondo il ministero. Lo scorso dicembre, il governo statunitense ha informato il Congresso di un piano per vendere quattro droni Global Hawk alla Corea del sud. L’accordo con il programma Foreign Military Sales (FMS) avrà un valore di 1,2 miliardi di dollari. Altre voci chiedono lo sviluppo di armi nucleari.

La Russia prende posizione
L’ambasciatore russo Grigorij Logvinov ha detto ad Interfax, il 30 marzo, che anche se sperava che tutte le parti “dimostrassero moderazione”, la Russia non sarebbe “rimasta fuori mentre la tensione veniva alimentata vicino ai nostri confini orientali. Ci auguriamo che tutte le parti esercitino la massima responsabilità e moderazione, e che nessuno attraversi il punto di non ritorno”, ha detto l’agenzia. Mentre la Corea democratica mette in allerta il suo arsenale balistico prendendo di mira le basi statunitensi, e gli Stati Uniti accrescono tenacemente la loro presenza militare nella regione, il tutto rischia di portare la situazione presto “fuori controllo”, ha avvertito il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Corea democratica e gli Stati Uniti sono responsabili  della recente grande escalation dielle tensioni, ha detto Lavrov il 29 marzo, invitando “tutte le parti a non flettere i loro muscoli militari”. “Siamo preoccupati dal fatto che accanto all’adeguata reazione collettiva del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia in atto un’azione unilaterale sulla Corea del nord, che ha aumentato le attività militari”, ha aggiunto Lavrov, riferendosi chiaramente ai piani degli Stati Uniti per consolidare la difesa missilistica contro il Nord, nel piano congiunto di emergenza USA-Corea del sud, in caso di attacco, così come le loro recenti esercitazioni militari. Il ministro degli Esteri ha messo in guardia da un “circolo vizioso” e ha detto che tutte le parti devono evitare azioni unilaterali.
La retorica non è azione. Un attacco diretto contro le forze degli Stati Uniti o i loro alleati sembra improbabile. Resta che le crescenti tensioni aumentano il rischio di una qualche forma di conflitto armato limitato. Interrompere la linea telefonica militare con il Sud è stato un passo sbagliato che aumenta notevolmente la possibilità di innescare un incendio che nessuno vuole davvero. La Corea democratica continua a fare progressi tecnologici, qualcosa che dà a Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi un argomento per giustificare l’adesione alla corsa agli armamenti nella regione e agli sforzi degli Stati Uniti nella difesa missilistica. Sembra che, non le esercitazioni militari, ma piuttosto un veloce coordinato sforzo internazionale sia necessario per evitare che uno scenario da Prima guerra mondiale. Mettere da parte il problema non è più un’opzione, e la responsabilità di risolvere la questione coreana riposa su tutti i membri del processo di sistemazione a sei.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per saperne di più, vedasi il libro Songun: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

La militarizzazione dello spazio degli USA

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/12/2012

x37-orbit-580x424L’11 dicembre 2012 un velivolo, un Boeing X-37B, veniva lanciato da Cape Canaveral per il suo terzo volo di prova. Il primo velivolo orbitale di prova (OTV-1) venne lanciato nell’aprile 2010 e tornò sulla Terra a dicembre. Fu il primo velivolo senza equipaggio degli Stati Uniti a tornare dallo spazio e ad atterrare da solo. La navetta spaziale era l’unico velivolo spaziale in grado di atterrare su una pista. Un secondo OTV-2 ha stabilito un record, per un velivolo spaziale riutilizzabile, a giugno del 2012, quando ha completato una missione di 469 giorni. In confronto, la più lunga missione dello Space Shuttle era durata 17 giorni.
Il velivolo orbitale sperimentale (X-37B), fu ideato dalla NASA nel 1999, ma il progetto venne assegnato alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) nel 2004, e poi all’US Air Force nel 2006. Si tratta di un spazioplano senza pilota riutilizzabile a decollo verticale e atterraggio orizzontale. L’X-37B può rientrare nell’atmosfera terrestre e atterrare autonomamente senza pilota. Il robot può anche regolare la sua orbita nello spazio invece di seguire la stessa prevedibile orbita, una volta decollato. La navetta non ha un abitacolo, nessun sistema di supporto vitale, e né l’Air Force, né la NASA hanno espresso il desiderio di aggiornarlo al volo spaziale umano. L’autonomia della navetta orbitale è dovuta ai suoi pannelli solari che generano potenza elettrica dopo essere dispiegati dal vano di carico, permettendogli di rimanere in orbita per 270 giorni. L’X-37B è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m, con un vano di carico delle dimensioni di un camioncino. Due velivoli X-37B potrebbero rientrare nel vano di carico di uno Space Shuttle.
Il costo totale del progetto è sconosciuto poiché il bilancio è classificato da quando il progetto X-37B è stato trasferito alla DARPA. L’identità specifica del carico utile non è stato rivelato… L’Air Force ha dichiarato solo che il velivolo spaziale avrebbe “eseguito vari esperimenti e consentito a sensori, sottosistemi, componenti per satellite e alla tecnologia associata di essere immessi nello spazio e fatti rientrare.”

Una missione da interpretare
Le fonti ufficiali dell’US Air Force dicono che il velivolo viene utilizzato come “programma di test sperimentali per la dimostrazione tecnologica di una piattaforma a controllo remoto, affidabile e riutilizzabile, da testare nello spazio per conto dell’US Air Force.” Vi sono diverse versioni di ciò che il velivolo spaziale dovrebbe fare, mentre orbita intorno al pianeta in quote dichiarate che variano da 200 a 750 km sopra la superficie terrestre. L’idea iniziale era che il velivolo spaziale agisse come un nuovo tipo di satellite di sorveglianza che potesse cambiare le orbite volando sopra un determinato territorio della Terra. Questa versione è confermata dal fatto che la navetta ha sorvolato Afghanistan, Iran, Iraq, Corea del Nord, Pakistan e ha cambiato orbita più di una volta.
E’ quasi certamente un aereo spia, o almeno un banco prova per attrezzature di sorveglianza spaziale, e una piattaforma di lancio per mini-satelliti spia. Il carico utile del veicolo è sufficiente per alcuni equipaggiamenti da spionaggio come telecamere e sensori. Il velivolo non ha un portello di attracco, non potendo così essere un altro piccolo velivolo da carico per la ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello di prova per un futuro “bombardiere spaziale” che sarebbe in grado di distruggere obiettivi dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B, in sé, possa essere un sistema da bombardamento nucleare, se l’astronave è destinata a rientrare nell’atmosfera terrestre e, con il pilota automatico, sganciare bombe su un bersaglio nemico. Ma altri analisti non sono d’accordo, dicendo che il carico utile è troppo piccolo e le specifiche non sono conformi allo scopo. Alcuni ipotizzano che l’X-37B sia un satellite-tracker o un satellite-killer. O entrambe le cose.
James Lewis, direttore del Programma di Tecnologia e Politiche Pubbliche presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington, dice che la durata della missione indica che l’OTV ha anche una missione ancor più segreta. Non ci sarebbe la necessità di rimanere in orbita per mesi, altrimenti, dice Lewis. “Non si tratta solo di un bus progettato per prendere le cose nello spazio e riportarle indietro.” Questo esperimento dimostra che gli Stati Uniti possono utilizzare lo spazio “come piattaforma per i sensori in grado di raccogliere dati dagli altri paesi e in in modo veramente continuo” aggiunge. Nel caso dell’X-37B ciò probabilmente comprende la raccolta “di segnali elettronici di tutti i tipi“, che si tratti di comunicazioni a microonde o della capacità di misurare dei dati a distanza. “Nel caso, per esempio, del recente lancio del missile nordcoreano, questo potrebbe includere i messaggi tra il controllo a terra ed il missile, così come misurare la firma termica e la traiettoria del lancio” (1).
Il presidente di Global Network, Dave Webb (che è anche il presidente della Campagna per il disarmo nucleare del Regno Unito) ritiene che il velivolo spaziale sia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale, e in meno di un’ora. Dice: “Crediamo che lo spazioplano X-37B faccia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale in meno di un’ora; noto come Prompt Global Strike. Così, mentre gli Stati Uniti portano avanti questi tipi di sistemi di attacco globale spaziali, sarà probabile che la Russia e la Cina saranno costrette a rispondere, rifiutandosi di ridurre le armi nucleari e sviluppando tecnologie spaziali per contrastare il programma degli Stati Uniti. “Global Networ sostiene che lo sviluppo di questi nuovi spazioplani è uno dei motivi per cui l’amministrazione Obama e il Pentagono sono desiderosi di ridurre le scorte di armi nucleari di Russia e Cina, in futuro. Come elementi chiave dell’avanzamento del programma di primo attacco degli Stati Uniti (insieme ai sistemi della cosiddetta ‘difesa antimissile’), diventano ancora più efficaci se gli Stati Uniti possono far ridurre le capacità di rappresaglia nucleare dei loro potenziali rivali, fornendo al Pentagono una probabilità ancora maggiore di scagliare con successo un decisivo attacco di primo colpo” (2).
Il ruolo della navetta può essere ampliato in futuro. Allo stato attuale, il velivolo potrebbe condurre missioni di carico attraccando ai vani di approdo congiunto di un avamposto orbitante, affermano dei funzionari della Boeing (3).
Vorrei aggiungere qualcosa, un parere strettamente personale sulla base di una modesta esperienza militare. Le altitudini utilizzate a fini militari e di esplorazione, oggi, vanno da 0 a 20 km e da 140 km in poi. C’è un vuoto da riempire tra tali orbite, che viene considerato come un potenziale teatro bellico. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire il vuoto dall’”alto” in basso, mentre il Boeing X-51 (noto anche come X-51 Wave Rider), va dal “basso” o da un livello inferiore in alto. L’X-51 è un velivolo senza pilota per la dimostrazione nelle prove di volo del scramjet ipersonico (Mach 6, circa 4.000 miglia orarie (6.400 km/h) in quota). Nelle dimostrazioni di volo, l’X-51 viene trasportato da un B-52 ad una altitudine di circa 50.000 piedi (15,2 chilometri) e poi rilasciato sopra l’oceano. Il programma è gestito dall’US Air Force. La navetta ha completato con successo il suo primo volo a motore nel maggio 2010, ed ha anche compiuto il volo alla velocità di oltre Mach 5 di maggiore durata.

Aspetti giuridici
Dalla metà del XX.mo secolo, lo spazio è stato utilizzato per le operazioni dei velivoli spaziali militari come i satelliti per le comunicazioni e la ricognizione, e da alcuni missili balistici che passano attraverso lo spazio durante il volo. Finora, tuttavia, le armi non sono state dislocate nello spazio. Le armi nucleari e di distruzione di massa sono vietate nello spazio in virtù del trattato del 1967, i cui principi governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, che di solito viene chiamato Trattato sullo Spazio. Ma il Trattato non vieta il posizionamento di armi convenzionali in orbita. Azioni e piani attuali di Washington hanno suscitato preoccupazioni sulle armi non nucleari nello spazio. Attraverso risoluzioni e discussioni in seno alle Nazioni Unite, un accordo generale ha dichiarato che una corsa agli armamenti nello spazio deve essere evitata. Tuttavia, a causa della struttura del regime giuridico internazionale e ad eccezione di un piccolo numero di stati, come gli Stati Uniti, per esempio, non è ancora stato negoziato un trattato per impedire completamente lo schieramento di armi spaziali. Gli Stati Uniti sostengono che una corsa agli armamenti nello spazio non esiste ancora, e non è quindi necessario intervenire sulla questione.
Il 12 febbraio 2008, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, rivolgendosi alla Conferenza aveva presentato un progetto della Russia di trattato per la prevenzione del collocamento di armi nello spazio, la minaccia o l’uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), sostenuto anche dalla Cina. Fu il primo progetto di trattato sulla questione formalmente presentato alla Conferenza sul Disarmo (CD), anche se si basava su elementi proposti in un documento di lavoro per il CD, del giugno 2002, da Russia, Cina, Vietnam, Indonesia, Bielorussia, Zimbabwe e Siria. Il Ministro Lavrov aveva spiegato che il progetto di trattato era volto “ad eliminare le lacune esistenti nel diritto spaziale internazionale, creare le condizioni per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio, a conservare le costose proprietà spaziali, a rafforzare la sicurezza generale e il controllo degli armamenti.” In precedenza la Cina e la Russia avevano presentato diversi “documenti di lavoro” per impedire una corsa agli armamenti nello spazio, ed elementi preliminari del trattato definito dai precedenti documenti congiunti.
L’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, in un discorso al gruppo sul disarmo, espresse costernazione per la lunga impasse nei colloqui volti a fermare la diffusione di armi pericolose. Eppure l’iniziativa di Russia-Cina non è arrivata a compimento per l’opposizione degli Stati Uniti. Donald Mahley, in qualità di viceassistente del segretario si Stato statunitense per la riduzione delle minacce, i controlli sulle esportazioni e le trattative, aveva detto, “Gli accordi vincolanti sul controllo degli armamenti non sono che semplicemente uno strumento efficace per migliorare le interessi a lungo termine per la sicurezza spaziale degli Stati Uniti e dei loro alleati.”
Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi che potrebbero fornire armamenti anti-satelliti e spaziali. Nel luglio 2010, l’amministrazione Obama lanciava la nuova politica spaziale nazionale degli Stati Uniti, affermando: “Gli Stati Uniti restano impegnati nell’utilizzo di sistemi spaziali a sostegno della propria sicurezza nazionale e interna. Gli Stati Uniti investono nella capacità di conoscere la situazione e di lanciare velivoli; di sviluppare i mezzi per garantire le funzioni essenziali delle missioni spaziali, di migliorare la nostra capacità di identificare e caratterizzare le minacce, di dissuadere, difendere e, se necessario, sconfiggere le minacce volte a interferire o ad attaccare sistemi spaziali degli Stati Uniti o degli alleati“(4).
La nuova politica rileva inoltre che gli Stati Uniti esamineranno proposte e concetti sulle misure di controllo degli armamenti, se sono “equi, effettivamente verificabili e volti a migliorare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati.” Secondo gli Stati Uniti, il comune progetto di trattato russo-cinese sulla prevenzione del collocamento di armi nello spazio (PPWT) non rispondeva ai criteri degli Stati Uniti, in quanto è “fondamentalmente errato” e non forniva motivi per iniziare dei negoziati. In qualche modo, gli Stati Uniti non sono riusciti a venire incontro a una qualsiasi altra iniziativa, finora, dando priorità alla continua militarizzazione dello spazio.
Militarizzare lo spazio distruggerà l’equilibrio e la stabilità strategica, minerà la sicurezza internazionale e nazionale, compromettendo il regime di controllo delle armi e provocando una corsa agli armamenti. Il modo per evitarlo è un trattato multilaterale per non lanciare velivoli spaziali militari in missioni avvolte dal segreto.

Riferimenti:
1. The Christian Science Monitor, US launches super-secret, orbiting, robotic plane, 12 dicembre 2012,
2. War is Crime.org, Planned Military Space Plane Launch Highlights Keep Space for Peace Week Concerns, 6 ottobre 2012
3. The space.com, Air Force’s Secret X-37B Space Plane Lands in Calif. After Mystery Mission, 16 giugno 2012
4. National_Space_Policy_6-28-10

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - Sitoaurora

La Cina è una minaccia militare? Perché la Cina è innervosita dal Perno di Obama

F. William Engdahl, Global Research, 21 novembre 2012

Leggendo i media mainstream occidentali, si potrebbe concludere che la Cina è diventata un gigante economico intenzionato a mostrare la sua forza militare, avviando una massiccia corsa agli armamenti. La Cina ha designato il suo nuovo presidente, Xi Jinping, che ha appena sostituito il  predecessore Hu Jintao sia al vertice del partito comunista che della potente Commissione militare centrale, dando a Xi il controllo completo delle forze armate e del partito. Una recente analisi della BBC, nell’articolo intitolato “La Cina estende la portata militare“, nella tipica copertura mediatica occidentale del programma militare della Cina: “La prima portaerei della Cina inizierà le prove in mare entro la fine dell’anno. Alla fine dell’anno scorso, erano trapelate le prime immagini del prototipo del nuovo caccia “stealth” di Pechino. E gli esperti militari statunitensi ritengono che la Cina abbia iniziato a schierare il primo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire una nave in movimento in mare“. [1]
In Giappone, i politici nazionalisti, come l’ambizioso governatore di Tokyo Shintaro Ishihara e Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, ottengono popolarità con la retorica anti-cinese, sostenendo che il Giappone deve sviluppare le capacità per opporsi alla supremazia militare cinese. A maggio l’autorevole New York Times ha pubblicato un articolo allarmante sull’annunciato “incremento a due cifre” delle spese militari della Cina. Nell’articolo si parla di un aumento dell’11% rispetto al bilancio precedente, di gran lunga inferiore perfino al tasso di inflazione. Tuttavia, quando si esamina in dettaglio il reimpiego effettivo e le mosse militari delle forze armate statunitensi nella regione dell’Asia, dopo l’annuncio del presidente Obama dell’”Asia Pivot”, per una nuova  ridefinizione delle capacità militari degli Stati Uniti passando dall’Europa occidentale alla regione dell’Asia, diventa chiaro che la Cina reagisce allo scopo di affrontare le future molto reali minacce alla sua sovranità, piuttosto che agire aggressivamente.
Il semplice fatto che il presidente al potere Obama, nel corso dei dibattiti presidenziali televisivi nazionali, abbia etichettato la Cina come “avversario” è indicativo del cambiamento della posizione militare degli Stati Uniti. La profondità e la natura del perno degli Stati Uniti sulla Cina è cristallino quando si guardano più da vicino i recenti sviluppi dello schieramento asiatico dell’US Missile Defense, chiaramente rivolto contro la Cina e nessun altro. La Cina ufficialmente spende appena il 10% di quello che gli Stati Uniti spendono per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari, e se alcune importazioni di armi e altri costi vi sono inclusi, forse si arriva a 111 miliardi di dollari all’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è chiaro che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, partendo da una base militare-tecnologica di gran lunga inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti non è solo di gran lunga il più grande del mondo. Domina tutti gli altri, ed è del tutto indipendente da qualsiasi minaccia percepibile. Nel XIX.mo secolo, la Royal Navy inglese costruì la sua flotta in base alle flotte dei due potenziali nemici più potenti della Gran Bretagna; gli strateghi del bilancio della difesa degli USA, affermano che sarebbe una “catastrofe” se gli Stati Uniti avessero una marina meno di cinque volte superiore a quelle di Cina e Russia messe insieme.[2]
Se includiamo la spesa da parte della Russia, il più forte alleato della Cina nella Shanghai Cooperation Organization, la loro spesa totale annuale combinata per la difesa sarebbe di quasi 142 miliardi dollari. Le dieci prime nazioni al mondo per spesa per la difesa, oltre agli Stati Uniti, la più grande, e la Cina, la seconda più grande del Mondo, sono Regno Unito, Francia, Giappone, Russia, Arabia Saudita, Germania, India e Brasile. Nel 2011, la spesa militare degli Stati Uniti era pari a uno sbalorditivo 46% della spesa totale di un mondo di 171 stati, quasi la metà del mondo intero. [3]
Chiaramente, con tutta la sua retorica sulle missioni di mantenimento della pace e per la promozione della “democrazia”, il Pentagono sviluppa ciò che i suoi pianificatori chiamano “Full Spectrum Dominance”, il controllo totale globale aereo, terrestre, marittimo, spaziale, cosmico e ora cyberspaziale. [4] E’ chiaramente determinato a usare la sua forza militare per garantirsi il dominio o l’egemonia globale. Nessun altra interpretazione è possibile. La Cina di oggi, per via della sua dinamica crescita economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, e solo perché esiste, sta diventando “l’immagine del nemico” o il nuovo avversario del Pentagono, sostituendo l’”immagine del nemico” non più utile dell’islam, usata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono. Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto “il perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare Sud-Est asiatico, cioè, la Cina.

Parte II: la ‘Dottrina Obama’ e il BMD asiatico
Fino ad oggi il cuore delle fasi iniziali del Perno Cinese comporterà la costruzione di un massiccio anello antimissile intorno alla Cina per neutralizzarne il potenziale d’attacco nucleare. Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito la nuova dottrina della minaccia e della prontezza militare degli Stati Uniti sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, mentre era in Australia, il Presidente degli Stati Uniti ha presentato ciò che viene chiamata ‘Dottrina Obama’. [5]
Le seguenti sezioni del discorso di Obama in Australia valgono d’essere citate in dettaglio: “Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e più di metà del genere umano, l’Asia in gran parte definirà se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione… In qualità di Presidente ho quindi preso una decisione deliberata e strategica… gli Stati Uniti giocheranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro… ho indicato alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nel Pacifico-Asia una priorità assoluta… Preserveremo la nostra unica capacità di proiettare potenza e scoraggiare le minacce alla pace… Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico e siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando la postura difensiva dell’America nell’Asia-Pacifico. …Vediamo la nostra nuova postura qui in Australia… credo che si possano affrontare sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [6]
Il 24 agosto, 2012, il Wall Street Journal di New York riportava che l’amministrazione Obama, nell’ambito della sua nuova politica imperniata sulla Cina, amplierà il suo scudo di difesa missilistica, la difesa antimissile balistico o BMD, come è noto in campo militare, alla regione dell’Asia-Pacifico. [7] La ragione ufficiale del Pentagono per il nuovo dispiegamento della sua BMD nel teatro asiatico è proteggere Giappone, Corea del Sud e altri paesi alleati degli Stati Uniti nella regione contro un attacco missilistico nucleare della Corea del Nord. Questo argomento non regge ad un attento esame. In realtà, secondo numerose segnalazioni, Washington ha deciso di investire su una grande rete per la difesa antimissile in Giappone, Corea del Sud e Australia. Il vero obiettivo del sistema BMD non è la Corea del Nord, ma piuttosto la Repubblica Popolare Cinese, l’unica potenza nella regione a possedere anche una potenziale minaccia nucleare con grandi capacità di lancio a lungo raggio. Fa parte della nuova strategia del Pentagono imporre il pieno controllo sullo sviluppo futuro della Cina. L’offensiva della BMD di Washington deve essere vista anche alla luce della tempestiva decisione, del governo giapponese, di provocare deliberatamente le tensioni con la Cina sulle controverse isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale, una regione ritenuta enormemente ricca di gas. [8]

Parte III: Giappone, chiave della difesa antimissile
Nel settembre 2012, il segretario alla difesa Leon Panetta annunciava che gli Stati Uniti e il Giappone avevano raggiunto un importante accordo per schierare un secondo grande avanzato radar della difesa antimissile sul territorio giapponese. [9] Nel suo annuncio Panetta dichiarava: “Lo scopo di ciò è rafforzare la nostra capacità di difendere il Giappone. È stato inoltre progettato per aiutare le avanguardie delle forze americane e inoltre sarà efficace nel proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia dei missili balistici nordcoreani“. [10] Uno sguardo alla mappa mostra i buchi nucleari della dichiarazione di Panetta. I siti missilistici cinesi sono appena oltre il confine coreano, entro la gittata della nuova installazione della BMD di Stati Uniti-Giappone. La decisione di Washington di installare infrastrutture avanzate della BMD in Giappone è stata presa tempo fa, nell’ambito della strategia per il dominio globale militare degli Stati Uniti.
La cooperazione nella BMD con il Giappone iniziò il 19 dicembre 2003, quando il governo giapponese emise il decreto governativo “Introduzione del sistema della Ballistic Missile Defense e altre misure.” Da allora, l’istituzione di un robusto sistema di difesa missilistica è stata la priorità per la sicurezza nazionale del Giappone. Secondo l’interpretazione del governo giapponese dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la partecipazione del Giappone a un sistema di difesa collettivo è vietata, in quanto utilizza le capacità della difesa antimissile per difendere un paese terzo, anche se è un alleato come gli Stati Uniti. Shinzo Abe, capo del Partito LiberalDemocratico, quasi certo di divenire primo ministro dopo le elezioni del 16 dicembre per la Camera Bassa, è un forte sostenitore della BMD e della modifica dell’articolo 9. Ciò significa che ci si può aspettare un grande cambiamento verso una posizione militare ulteriormente anticinese du Tokyo. [11]
Secondo i resoconti della stampa militare statunitense, la caratteristica più importante del nuovo progetto BMD giapponese sarà l’installazione di un potente radar di preallarme ‘X-band’, della Raytheon Co. E’ “un grande centro di controllo del tiro ‘phased array’, con capacità di rilevamento di precisione e di sostegno all’intercettazione”, progettato per contrastare le minacce degli ‘stati canaglia’. Sarà installato su un’anonima isola meridionale giapponese. [12] Il ministro della difesa del Giappone Satoshi Morimoto ha confermato che Tokyo e Washington “hanno avuto varie discussioni sulla difesa antimissile, tra cui modalità di schieramento del sistema radar in banda-X degli Stati Uniti“. [13] il Giappone ospita già un radar in banda X nella prefettura settentrionale di Aomori, dal 2006. E’ fortemente contrastato dai residenti locali che temono, non senza ragione, che la presenza del radar li renda un bersaglio per dei potenziali attacchi nemici. [14]

Parte IV: La BMD in tutta l’Asia
La decisione degli Stati Uniti di dare priorità all’installazione della sua BMD in Asia coinvolge non solo il Giappone. Washington sta anche aiutando l’India a migliorare il suo nuovo sistema di difesa missilistica. Gli indiani vogliono costruire una rete multi-livello di difesa missilistica con l’aiuto degli Stati Uniti. Pubblicamente il governo indiano cita il Pakistan come causa. In privato, è la Cina. L’India ha testato il suo missile balistico a gittata intermedia Agni-V, all’inizio di quest’anno e la stampa indiana ha apertamente citato la capacità del sistema di colpire qualsiasi parte della Cina, come sua caratteristica più importante. [15] Secondo Steven Hildreth, un esperto di difesa antimissile del Congressional Research Service di Washington, negli Stati Uniti, ciò “getta le basi” per un sistema di difesa antimissile regionale che consisterebbe nelle difese contro i missili balistici degli USA in combinazione con quelle delle potenze regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. Anche se presumibilmente finalizzata a contenere le minacce dalla Corea del Nord, Hildreth ha anche affermato, “la realtà è che stiamo anche guardando, a lungo termine, all’elefante nella stanza, cioè la Cina.”
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, il radar in banda-X permetterebbe agli Stati Uniti di ‘sbirciare più in profondità’ in Cina, oltre alla Corea del Nord. [16] Come pure vi sono relazioni da parte di anonimi funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, su un terzo radar in banda-X che verrebbe posizionato nelle Filippine, permettendo al Pentagono di monitorare con precisione i missili balistici lanciati dalla Corea del Nord, ma anche da buona parte della Cina. [17] Oltre al Giappone, Washington ha invitato la Corea del Sud e l’Australia a partecipare al programma asiatico della BMD. Il quotidiano ufficiale cinese in lingua inglese, Global Times, ha sottolineato “Tra le potenze nucleari, la Cina ha il minor numero di armi nucleari. E’ anche l’unico paese ad essersi impegnato nella dottrina del ‘non primo uso’. L’installazione di un sistema di difesa missilistico in Asia non rispetta la politica nucleare della Cina.” L’articolo del Global Times osserva ancora: “Se Giappone, Corea del Sud e Australia aderiscono al sistema, una viziosa corsa agli armamenti in Asia potrebbe accendersi. Non è ciò che la Cina vuole, ma dovrà fare i conti con la corsa agli armamenti, se accadesse. Gli Stati Uniti stanno sconvolgendo l’Asia. La regione in futuro può vedersi intensificare i conflitti. La Cina dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per impedirlo, ma deve preparasi al peggio”. [18]

Parte V: la BMD incoraggia il Primo Attacco nucleare
La strategia della BMD degli Stati Uniti in Asia segue una decisione presa dalle amministrazioni Bush e Obama per lo schieramento del primo anello della BMD che circonda la Russia con installazioni in Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, mirato contro l’arsenale russo dei missili balistici intercontinentali. Mentre alti ufficiali in pensione delle forze armate USA hanno messo in guardia che lo schieramento della difesa antimissili balistici contro un potenziale avversario nucleare, come Russia, Cina, Corea del Nord o Iran, sarebbe una follia in stretti termini di strategia militare. Con anche un primitivo scudo di difesa missilistica, gli Stati Uniti potrebbero lanciare un primo attacco contro i silos dei missili e le flotte dei sottomarini russi o cinesi, con meno timore di ritorsioni efficaci; ma i pochi missili nucleari russi o cinesi rimasti sarebbero in grado di lanciare una risposta sufficientemente distruttiva.
Durante la Guerra Fredda, la capacità del Patto di Varsavia e della NATO per annientarsi reciprocamente aveva portato ad una situazione di stallo nucleare, soprannominata dagli strateghi militari MAD-mutua distruzione assicurata. Era spaventoso ma, in un certo senso bizzarramente più stabile di quello che sarebbe accaduto con la ricerca unilaterale degli Stati Uniti della supremazia nucleare. La MAD era basata sulla prospettiva della reciproca distruzione nucleare, senza alcun vantaggio decisivo per nessuna delle parti, ma ha portato ad un Mondo in cui la guerra nucleare era diventata ‘impensabile’. Ora gli Stati Uniti, con la BMD in Europa contro la Russia e in Asia contro la Cina, perseguono la possibilità di una guerra nucleare come ‘pensabile.’ Questa è una vera e propria ‘pazzia.’ La prima nazione con scudo ‘difesa’, con la difesa antimissile balistico (BMD), avrebbe di fatto la ‘capacità del primo colpo,’ facendo della BMD un sistema non difensivo ma offensivo all’estremo. Il Tenente-Colonnello Robert Bowman, direttore del Programma di Difesa Antimissile dell’aviazione degli degli Stati Uniti, durante l’era Reagan, ha recentemente definito la difesa missilistica, “l’anello mancante per un Primo Attacco.” [19] La BMD fornisce l’incentivo per attuare il primo colpo nucleare, qualcosa di mai prima immaginabile a causa dell’incertezza che la nazione non divenisse  un cumulo di macerie radioattive. In termini militari, la BMD è offensiva, non difensiva come dice il nome, e dovrebbe correttamente essere chiamata Attacco dei Missili Balistici.

Note ulteriori: Bowman
Sotto Reagan e Bush I, si chiamava Strategic Defense Initiative Organization (SDIO). Sotto la presidenza di Clinton, è diventata la Ballistic Missile Defense Organization (BMDO). Ora Bush II ha creato la Missile Defense Agency (MDA) e gli ha dato la libertà di vigilanza e di controllo precedentemente goduto solo dai programmi neri o top secret. Se il Congresso non agisce subito, questa nuova agenzia indipendente può prendersi un bilancio essenzialmente illimitato e spendere al di fuori del controllo pubblico e del Congresso, in armi di cui non sapremo nulla fino a quando saranno nello spazio. In teoria, quindi, i guerrieri spaziali governerebbero il mondo, potendo distruggere qualsiasi bersaglio sulla Terra senza preavviso. Saranno queste nuove superarmi a dare  sicurezza al popolo statunitense? Difficilmente. [20]
Lo schieramento principale della BMD di Washington in tutta l’Asia, è una delle probabili ragioni principali per l’improvvisa decisione di ritardare il 18.mo Congresso del Partito fino a dopo le elezioni degli Stati Uniti, per vedere se la Cina avrebbe avuto di fronte il presidente Romney o il presidente Obama. Ciò si concretizza in termini di decisioni militari degli USA, nei pochi mesi da quando Obama ha proclamato la sua Dottrina del Perno in Asia, chiarendo perché la Dottrina Obama rende la Cina sempre più nervosa per il ‘perno’ di Obama.

F. William Engdahl è economista e analista geopolitico. Maggiori informazioni su i suoi vari libri e articoli si possono trovare su www.williamengdahl.com

Note:
[1] Jonathan Marcus, China extending military reach, 14 giugno 2011
[2] Winslow Wheeler, The Military Imbalance: How The US Outspends the World, 16  marzo 2012.
[3] Ibid.
[4] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edition.engdahl, Wiesbaden.
[5] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[6] Ibid.
[7] Brian Spegele et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, The Wall Street Journal, 24 agosto 2012.
[8] Kazunori Takada, Japanese firms shut China plants, US urges calm in islands row, Reuters, 17 settembre 2012.
[9] Thom Shanker and Ian Johnson, US Accord With Japan Over Missile Defense Draws Criticism in China, The New York Times, 17 settembre 2012
[10] Chris Carroll, US, Japan Announce Expanded Missile Defense System, 17 settembre 2012, Stars and Stripes
[11] Masako Toki, Missile defense in Japan, Bulletin of the Atomic Scientists, 16 gennaio 2009
[12] RT, Shield revealed US spreads missile defenses East, Russia Today, 24 agosto 2012.
[13] Brian Spegele, et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, Wall Street Journal, 24 agosto 2012
[14] Ibid.
[15] Trefor Moss, Asia’s New Arms Race: Missiles, Missile Defenses, 27 agosto 2012.
[16] RT, op. cit.
[17] Brian Spegele, op. cit.
[18] Global Times, US missile shield fosters Asian arms race, Beijing, Global Times, 29 marzo 2012.
[19] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, edition.engdahl,Wiesbaden, 2009, p. 162.
[20] Ibid., p. 161.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia affronta una nuova minaccia missilistica

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 14/11/2012


E’ noto a tutti che il centro della spesa militare e della potenza militare globale si sposta verso l’Asia. L’Asia come perno degli Stati Uniti rischia di esacerbare la tendenza. Le potenze asiatiche iniziano a trasformare la crescita economica post-guerra fredda in potenza militare, producendo organizzazioni militari sempre più moderne ed efficienti. La maggior parte dei nuovi investimenti riguarda le capacità aero-navali; si tratta duìi un fenomeno universale. I fornitori di tecnologia della difesa più sofisticata iniziano a provenire dalla regione. Il Giappone, naturalmente, rimane costituzionalmente impegnato all’1% della spesa, ma è una quantità enorme tenendo conto dell’ampiezza dell’economia giapponese. Mentre appaiono nuove tecnologie innovative, sembra che non siano limitate dai confini della regione, ma abbiano un’influenza globale portando ad una svolta rivoluzionaria nella guerra contemporanea.
Il Giappone ha in programma “di sviluppare un drone che sarà dotato di missili a testata ad infrarossi per missioni a bassa quota, che potrebbero individuare un attacco missilistico nucleare nordcoreano e contrastare l’avanzata militare della Cina”, affermava il 4 novembre un rapporto del ministero della difesa giapponese. Secondo lo Yomiuri Shimbun, il ministero ha chiesto 3.000.000.000 di yen (372 milioni di dollari) per i prossimi quattro anni, per sviluppare il velivolo che entrerà in servizio nel 2020. Una parte di questo importo dovrebbe essere assegnato al progetto di bilancio da votare il prossimo dicembre. Taiwan e Corea del Sud stanno già guardando con interesse a tale processo. Essendo un alleato strategico degli Stati Uniti e con uno speciale accordo di cooperazione nella tecnologia della difesa missilistica, il Giappone avrà pieno accesso a tutto ciò che si studia negli Stati Uniti. Ciò significa che c’è da aspettarsi presto l’avvento di una nuova componente per la distruzione dei missili intercontinentali balistici (ICBM) russi. Ora la divergenza tra gli Stati Uniti (e alleati) e la Russia sulla questione sta diventando molto più complicata di quanto non lo sia stata finora…

Nuovi sistemi d’arma
Nell’aprile di quest’anno la Corea del Nord ha lanciato quello che ha affermato essere un missile balistico. I radar di terra e i cacciatorpediniere Aegis del Giappone, supportati dai satelliti di sorveglianza dagli Stati Uniti, non sono riusciti a rintracciarlo. Si temeva che le capacità di monitoraggio del Giappone fossero insufficienti. La vera ragione era che l’oggetto non era mai andato abbastanza in alto da essere rilevato. Sempre a Tokyo ci si ricordò del problema della capacità di rilevare oggetti a bassa quota, nonché della fase iniziale del lancio di un missile. La risposta del governo giapponese fu iniziare un costoso programma per sviluppare velivoli non pilotati dotati di sensori a infrarossi ultrasensibili per monitorare i lanci di missili balistici (e possibilmente da crociera) e altri oggetti a bassa quota. Non se ne sa ancora nulla, sebbene brevi articoli siano apparsi sui media all’inizio del novembre 2012. Secondo fonti giapponesi, per lo più anonime, un prototipo di UAV, che sarebbe in grado di operare ad una quota di circa 13.500 metri, sarà presentato entro l’anno fiscale successivo ed entrerà in servizio nel 2020. Vorrei notare che è esattamente la tempistica annunciata dalla NATO per la Phased Adaptive Approach, entro cui si prevede che l’Aegis raggiungerà la sua piena capacità operativa intercontinentale. La cosa di primaria importanza è che il sistema rileverà i lanci in tempi più ridotti rispetto agli attuali radar terrestri.
Il nuovo sistema d’arma avrebbe la capacità di intercettare i missili balistici al primo stadio, o almeno di aggiungere una serie di punti nella “catena di eliminazione” con cui un missile balistico può essere abbattuto dal Giappone. Resta da vedere se il drone giapponese avrà abbastanza autonomia e se sarà dotato di missili aria-aria come, per esempio, i moderni AIM-120 AMRAAM con un secondo stadio a propellente liquido, che opererebbero come missili intercettori aerolanciati e rileverebbero i movimenti di oggetti a bassa quota sulle acque viciniori al Giappone. Poiché i piloti non sono necessari per guidare i droni, i velivoli dovrebbero essere in grado di pattugliare i cieli per 22 ore consecutive. Il ministero giapponese prevede di avere il progetto di un prototipo di UAV pronto entro il prossimo anno fiscale. Una volta completato, sarà sottoposto ai test di resistenza e altri. L’UAV sarà in grado di inseguire i missili dal loro lancio, operazione difficile per i satelliti. Anche se un missile non completa il lancio, l’UAV sarà in grado di rilevarlo. Il ministero si aspetta che l’UAV svolga altri compiti. Tra cui la sorveglianza marittima, come ad esempio controllare i movimenti della Marina cinese nel Mar Cinese Orientale, e la raccolta di informazioni sulle aree contaminate dalle sostanze radioattive fuoriuscite dal danneggiato reattore n° 1 della centrale nucleare di Fukushima della Tokyo Electric Power Co.
Non è necessario essere un esperto militare per sapere che rilevare un oggetto durante il suo decollo, offre notevoli vantaggi. Il missile non manovra e presenta una firma agli infrarossi molto elevata. È più lento nell’ascesa rispetto alla fase di rientro, rendendo l’intercettazione cinetica più facile da realizzare. Questo è uno dei motivi che suscitano i timori della Russia riguardo la difesa missilistica europea della NATO. Inoltre, un aeromobile da sorveglianza aerea situato in prossimità del sito di lancio, ovvierebbe al tempo e all’alta energia necessaria per intercettare un oggetto in volo da parte degli atuali intercettori basati a terra o in mare. Renderà le intercettazioni più economiche e veloci. Una cosa molto importante del sistema è che distruggere un missile balistico in quella fase significa che la sua distruzione si verificherà sul territorio nemico, piuttosto che altrove, per esempio in Giappone o nei cieli degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno dei propri progetti.
La Missile Defense Agency (MDA) ha testato “un sensore aeroportato” per velivoli senza pilota, come il General Atomics MQ-9 Reaper. Il direttore della MDA, Ten.-Gen. Patrick O’Reilly ha detto che il test di rilevazione di lanci di missili a una distanza di oltre 965 km ha avuto successo. La gamma delle opzioni per una intercettazione riuscita dipenderà dall’aggiornamento dei piccoli e leggeri missili trasportati dagli UAV, come da una velocità significativa necessaria per intercettare i missili balistici, soprattutto da grandi distanze. Gli ostacoli tecnologici per identificare e inseguire i lanci di missili sarebbero notevolmente ridotti se  dei satelliti ‘panoramici’ vi venissero coinvolti. Un nuovo concetto allo studio permetterebbe di distruggere i missili balistici di teatro subito dopo il lancio, quando sono ancora dei bersagli lenti e luminosi. Non c’è dubbio che si inizia proprio con la gittata di teatro per poi raggiungere la capacità intercontinentale. Inoltre, i progettisti di missili sono stati incoraggiati a lavorare su dei booster più potenti e a riprogettare missili abbastanza piccoli e leggeri da poter essere trasportati internamente ai velivoli. Devono essere abbastanza veloci, almeno 5 km al secondo, per impegnare i pesanti missili balistici durante il loro lancio e salita da distanze di 563 km o più. Questo è esattamente la velocità per poter avere la capacità parziale per distruggere un ICBM. Maggiore è la gittata, più veloce e più pesante deve essere l’intercettore. Gli esperti affermano che i sensori possono vedere la scia di lancio di un missile a una distanza di circa 560 km, da 19.800 metri di quota.
Alla fine di questo ottobre la società della difesa statunitense Boeing ha condotto un primo riuscito test di un drone denominato Counter-electronics High-powered Advanced Missile Project (CHAMP) (Progetto missilistico avanzato ad alta potenza per contromisure) in grado di emettere un  potente impulso a microonde, bruciando ogni componente elettronico sulla sua traiettoria, dai personal computer alle macchine fotografiche ad avanzati attrezzature ospedaliere e computer di controllo del volo. CHAMP si è avvicinato al suo primo obiettivo e ha sparato una raffica di microonde ad alta energia contro un edificio di due piani costruito sul campo di prova. All’interno   personal computer e sistemi elettrici erano stati attivati per valutare gli effetti delle potenti onde radio. CHAMP aveva eliminato con successo i sistemi informatici ed elettrici nell’edificio puntato. Anche le telecamere presenti per registrare il test sono state disattivare, senza danni collaterali. “Questa tecnologia segna una nuova era della guerra moderna”, ha detto Keith Coleman, il responsabile del programma CHAMP per la Boeing Phantom Works. “Nel prossimo futuro, questa tecnologia potrà essere utilizzata per rendere i sistemi elettronici e digitali inutili prima ancora che le prime truppe o aeromobili del nemico arrivino”. Questi droni sono stati propagandati come armi non letali, con lo scopo di fare fuori gli ‘impianti elettrici’ del nemico, come sistemi di puntamento o forse i database dell’intelligence. Ma non è mai stato detto che il test abbia dimostrato la capacità di disattivare i sistemi di comando e controllo dei siti degli ICBM. Non si hanno notizie su un sito per missile intercontinentale a cui è stato messo fuori uso il sistema di controllo; il sogno dei pianificatori militari. Oltre ai missili, spegnere un sistema informatico potrebbe portare a ulteriori perdite umane, a lungo termine, nel caso si distruggesse un sistema idrico o una diga controllati da computer.
La distruzione di un missile balistico durante la sua fase di lancio è quasi un compito arduo data la sua posizione in territorio nemico, ma è ancora più difficile nel caso in cui lo spazio aereo nemico sia coperto da forti sistemi di difesa. Tuttavia, i velivoli aerei senza pilota a bassa firma possono  penetrare inosservati in territorio nemico e volare più in prossimità di un sito di lancio degli aerei convenzionali, aumentando notevolmente le possibilità dell’intercettazione.

Russia
Subito dopo l’elezione del presidente degli Stati Uniti, Putin ha inviato ad Obama le sue congratulazioni esprimendo la speranza che le relazioni bilaterali migliorino, invitando il neo-eletto presidente a visitare la Russia l’anno prossimo. Come è noto, la polemica sul programma dello scudo missilistico crea tensione fra Stati Uniti e Russia. Mosca ha respinto le assicurazioni di Washington secondo cui lo scudo è destinato a contrastare potenziali minacce missilistiche dall’Iran e ha espresso la preoccupazione che il sistema possa minacciare il deterrente nucleare russo. A  marzo Obama, senza sapere che stava parlando con un microfono aperto, aveva detto a Dmitrij Medvedev, l’allora presidente della Russia, che avrebbe avuto maggiore flessibilità sulla questione dopo le elezioni di novembre. L’8 novembre, subito dopo la rielezione del signor Obama, il viceprimo ministro della Russia, Dmitrij Rogozin, sembrava cercasse di ricordare a Obama la sua promessa di una conferenza internazionale a Mosca. Ha detto che Mosca spera che il presidente degli Stati Uniti ascolti le preoccupazioni della Russia sulla difesa missilistica della NATO in Europa. Parlando con RIA-Novosti il 12 novembre ha detto, “la Russia reagirà in maniera più decisa a ogni nave statunitense dotata del sistema di combattimento Aegis che tenti di navigare presso le sue coste”.
Quanto a Rogozin, la difesa antimissile degli Stati Uniti destabilizza le relazioni Russia-Stati Uniti in questo momento. Commentando la vittoria di Obama, il Viceministro degli esteri Sergei Rjabkov ha detto che Mosca è ancora intenzionata a collaborare con i paesi della NATO, se le circostanze lo permettono; tuttavia continuerà a spingere per avere solide garanzie da Washington. I colloqui Russia-USA per la riduzione degli armamenti non andranno avanti fino a quando le due parti risolveranno la spinosa questione della difesa missilistica. La questione comprende anche le componenti dello scudo della difesa missilistica in Europa e in altre regioni, ha aggiunto Rjabkov. La Russia pretende garanzie giuridicamente vincolanti che il sistema di difesa missilistico non sia rivolto contro la Russia, e non accetterà alcuna assicurazione verbale in alternativa. Il piano di Mosca di ridurre le scorte nucleari dipende da tutti i fattori più rilevanti che influenzano la sua ‘stabilità strategica’, compresi i piani di alcuni partner occidentali per schierare la progettata difesa antimissile in Europa, ha detto.
Resta da vedere come la tecnologia creata da Stati Uniti, Giappone e altri alleati degli statunitensi che partecipano al progetto dello scudo missilistico influenzerà il processo. Ma non c’è dubbio che la realizzazione di nuovi elementi della difesa missilistica difficilmente migliorerà le relazioni bilaterali e, senza dubbio, provocherà delle misure di ritorsione da parte della Russia.

La ripubblicazione è gradito con alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-31 in difesa della regione artica russa!

Zebra Station Polaire RIA Novosti, Mosca, 25 settembre 2012

Questo potrebbe essere il titolo di una nuova avventura di Buck Danny, ma sarà una realtà strategica, proprio per gli Stati Uniti, tra un paio di settimane: la Russia schiererà dei MiG-31 per colmare il vuoto nello strategico fronte artico, in attesa dell’entrata in servizio dei nuovi radar di allarme antimissile Voronezh-M e Voronezh-DM. L’annuncio arriva al termine di un’importante esercitazione combinata tra la marina e la difesa costiera russe.

La Russia schiererà entro il 2013, un gruppo di caccia-intercettori a grande raggio MiG-31 nell’arcipelago della Novaja Zemlja, nel Mar Glaciale Artico della Russia, per proteggere il territorio contro un possibile attacco da Nord, informa il quotidiano Izvestia facendo riferimento al Ministero della Difesa. “Si prevede che questo gruppo sia una componente della difesa aerea e  missilistica russa in via di realizzazione. Il MiG-31 è in grado di intercettare non solo aerei nemici, ma anche missili da crociera a testata nucleare nello spazio tra il Mar di Barents e il Mar di Laptev“, riferiva una fonte del Ministero della Difesa russo. Il su citato giornale ha, inoltre, spiegato che nel nord della Russia la rete radar non è abbastanza densa. Lo schieramento nel settore dei MiG-31, in grado di individuare un bersaglio a una distanza di 200 km, è quindi di grande attualità. Il gruppo aereo in questione sarà schierato sulla base aerea di Rogachevo, in Novaja Zemlja.

Nota del redattore:
1 – Attualmente vi è un “vuoto strategico” lungo il fronte artico russo. Non è coperto dalla rete dei radar Voronezh. Solo il radar Darjal della stazione di Pechora, nella Repubblica di Komi, fornisce una copertura parziale del fronte artico della Russia. Secondo i piani del Ministero della Difesa russo, i lavori per sostituirlo con un radar tipo Voronezh-VP devono iniziare nel 2015, trovandosi tra le aree coperte dai radar di Irkutsk e Leningrado. Se delle polemiche “controverse” riguardano la gittata e le capacità di rilevazione del nuovo radar Zaslon-AM e il processore dei segnali Baget-55 dei 10 MiG-31 modernizzati allo standard BM – Bolshaja Modernizatsija (Grande Modernizzazione), che devono essere completati questo mese; la loro mobilità e capcità di rifornimento in volo possono farne delle eccellenti piattaforme di allarme avanzato. Un gruppo di quattro MiG-31 è sufficiente a coprire uno spazio aereo di 900 km di estensione. Con il rifornimento in volo, lo squadrone sulla base di Novaja Zemlja può pattugliare l’area dal Mare di Barents al Mare di Laptev.
2 – Ancora una volta, non è un “progetto aggressivo” della Russia, ma una risposta alla militarizzazione della regione da parte della NATO; Stati Uniti e Canada in questo caso. All’inizio di aprile 2012, un bombardiere strategico statunitense B-2 ha sorvolato il Polo Nord, principale via per un attacco strategico contro la Russia, per effettuare dei test in volo delle attrezzature speciali per le regioni polari. Se le dichiarazioni ufficiali indicano dei programmi di test di resistenza delle apparecchiature elettroniche e dei software, è anche probabile che questa missione faccia parte di un programma di controllo degli equipaggiamenti per la navigazione nelle latitudini boreali, nel caso di un attacco attraverso il Polo Nord contro la Russia, secondo uno schema sviluppato dal generale Curtis LeMay, alla fine degli anni ’40. Il Canada prevede di dotarsi di UAV RQ-4 Block-30 Hawk per le missioni di spionaggio globale sulla regione artica.
3 – La base di Rogachevo, che ha ospitato fino al 1993 uno squadrone di Su-27, il 63° Reggimento Caccia della Guardia, si trova vicino ai grandi centri di produzione di idrocarburi nell’Artico della Russia: la penisola di Jamal [600 km], la Siberia occidentale [1300 km], la regione di Timan-Pechora [500 km]. La Novaja Zemlja è situata lungo la Rotta Marittima del Nord, o Sevmorput, tra le due regioni petrolifere off-shore più promettenti: il Mare di Barents per il gas naturale e il Mare di Kara per il petrolio. L’infrastruttura aerea, così come gli edifici per gli aviatori e le loro famiglie, sono pienamente operativi.
4 – I MiG-31 operativi sul fronte artico rientreranno nel sistema di difesa antimissile, in particolare contro i missili da crociera a testata nucleare. Saranno equipaggiati, perciò, con i missili aria-aria R-40 e R-33, ma anche con i missili di nuova generazione progettati per il PAK-FA Sukhoj T-50.
5 – Allo stesso momento dello schieramento dei MiG-31, il Ministero della Difesa russo annunciava  lo svolgimento dal 21 al 27 settembre 2012 le esercitazioni con più di 7000 militari, 20 navi di superficie, tra cui la Portaerei Admiral Kuznetsov, l’incrociatore Pjotr Velikij, le navi anfibie Aleksandr Otrakovskij e Kondopoga, le navi anti-som Admiral Chabanenko e Vitse-admiral Kulakov, sottomarini, 30 aerei e 150 veicoli da combattimento. Queste esercitazioni riguardano il Mare di Barents, Mare di Kara e Mare di Laptev e la zona costiera di Pechenga, nell’Oblast di Murmansk. Le manovre avevano lo scopo di verificare la prontezza al combattimento di queste unità nella difesa degli impianti di produzione di petrolio in mare aperto, nel proteggere la Rotta Marittima del Nord e le strutture on-shore (stazioni di ricerca, impianti di perforazione, centri produzione e trasporto di energia presenti nell’Artico), contro minacce terroristiche e convenzionali. Le unità anfibie dovrebbero quindi prendere il controllo di una regione costiera tenuta da forze ostili.
Va notato qui, che si ebbero dei combattimenti in alcuni di questi teatri delle esercitazioni, durante la seconda guerra mondiale e l’invasione nazista, e che queste aree strategiche continuano a mantenere, lungo il corso della Storia, il loro carattere strategico; perciò queste esercitazioni anfibie sono molto prossime a una situazione di aggressione reale. Allo stesso modo, le condizioni meteorologiche in rapida evoluzione sulla costa artica spesso richiedono il mutamento degli scenari.
Un attento osservatore del video noterà, sia in termini climatici che di disposizione tattica, una situazione Malvina!

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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