Il deterrente definitivo: come funziona il sistema russo ‘Perimetro’

Anton Valagin, Rossijskaja Gazeta 3 aprile 2014 – RBTH

Il Sistema di Difesa finale russo invierà un attacco nucleare di ritorsione, anche se le linee comando e comunicazione delle forze strategiche missilistiche sono totalmente distrutte. Il sistema si chiama ‘Perimetro’ e negli Stati Uniti è stato soprannominato ‘mano morta’.

199680215Il comando e controllo principale dei missili strategici si chiama Kazbek. E’ famoso per la valigetta nucleare, nome in codice Cheget. Perimetro è un sistema di comando alternativo delle forze nucleari della Russia. E’ stato progettato per controllare automaticamente un attacco nucleare massiccio. Lo sviluppo del sistema di ritorsione assicurato iniziò durante la Guerra Fredda, quando divenne chiaro che i sistemi di guerra elettronica, costantemente migliorati, avrebbero presto potuto bloccare i canali regolari di controllo delle forze nucleari strategiche. È stato necessario un sistema di comunicazione di backup che garantisse ai comandi il controllo dei lanciatori. Fu allora che l’idea venne concepita utilizzando un missile dotato di un potente trasmettitore radio come collegamento per le comunicazioni. Mentre sorvola l’Unione Sovietica, il missile invierebbe il comando di lancio non solo ai centri di comando della forza missilistica strategica, ma anche direttamente ai lanciatori. Il 30 agosto 1974 il decreto segreto N°695-227 dell’URSS ordinò al Juzhnoe Design Bureau di Dnepropetrovsk, produttore di missili balistici intercontinentali, di creare questo sistema. L’UR-100UTTKh (designazione NATO Spanker) fu utilizzato come base del sistema. I test di volo iniziarono nel 1979, e il primo lancio riuscito con il trasmettitore avvenne il 26 dicembre. I test confermarono che tutti i componenti del sistema Perimetro potevano interagire con successo, e che la testata del comando missilistico avrebbe indicato la traiettoria desiderata. Nel novembre 1984 il missile comando fu lanciato da Polotsk e diede un comando all’impianto del silo di lancio di un ICBM RS-20 (SS-18 Satan) di Bajkonur. Il Satan fu lanciato, e dopo che ogni stadio venne testato, fu confermato quando la testata cadde sul quadrante giusto del poligono di Kura nella penisola di Kamchatka. Nel gennaio 1985, Perimetro entrò in servizio. Da allora il sistema è stato aggiornato più volte, ora i moderni ICBM sono utilizzati come missili comando.

Quattro ‘se’
Il sistema si compone di missili balistici comando che invece di volare verso il nemico, volano sulla Russia, e invece di testate termonucleari, trasportano trasmettitori che inviano il comando di lancio di tutti i missili da combattimento disponibili su silos, aerei, sottomarini e unità terrestri mobili. Il sistema è completamente automatizzato, il fattore umano è escluso o minimizzato. La decisione di lanciare i missili comando è presa da un sistema di controllo e comando autonomo, un sistema d’intelligenza artificiale complessa che riceve e analizza un’ampia varietà di informazioni su attività sismica, radiazioni, pressione atmosferica e intensità delle vibrazioni delle radiofrequenze militari. Controlla la telemetria dai posti di osservazione della forza missilistica strategica e i dati provenienti dai sistemi di allerta precoce (EWS). Se rileva, per esempio, più fonti puntuali di potenti ionizzanti e radiazioni elettromagnetiche, li confronta con i dati sui disturbi sismici nelle stesse posizioni, e prende la decisione se ci sia o meno un attacco nucleare massiccio. In quest’ultimo caso, Perimetro avvierebbe l’attacco di rappresaglia bypassando anche Kazbek.
Un altro scenario è il caso in cui la leadership del Paese riceva informazioni dal sistema di allerta precoce secondo cui altri Paesi hanno lanciato missili, attiverebbe Perimetro. Se il comando di arresto non arriva entro un certo periodo di tempo, il sistema lancerebbe i missili. Ciò elimina il fattore umano e garantisce che vi sia l’attacco di rappresaglia, anche se le squadre di comando e lancio sono state completamente distrutte.
In tempo di pace, Perimetro è dormiente, ma continua comunque ad analizzare le informazioni in entrata. Quando è in allerta o quando riceve un segnale di avvertimento da EWS, forze strategiche, o altri sistemi, una rete di sensori di monitoraggio viene attivata per rilevare i segni delle esplosioni nucleari. I leader russi hanno ripetutamente assicurato i governi stranieri che non vi è alcun rischio di un lancio accidentale o non autorizzato. Prima di lanciare, Perimetro controlla quattro condizioni. In primo luogo, se c’è un attacco nucleare. Poi controlla le comunicazioni con lo Stato Maggiore.  Se ci sono ancora, il sistema si spegne. Se lo Stato Maggiore non risponde, Perimetro invia una richiesta a Kazbek. Se non c’è risposta neanche da lì, l’intelligenza artificiale dà ad ogni persona nel bunker di comando il diritto di decidere. E solo allora s’attiva.

e529737d69e7dfe926437421716Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La NATO intensifica le attività contro la Russia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 27/03/2014

maxresdefaultLa NATO calcola le mosse per intensificare la pressione diplomatica e armare le sue minacce verbali mentre si prepara a provocare un’ulteriore escalation delle relazioni con la Russia. Alcuni aspetti ricevono poca attenzione o sono oscurati al pubblico nel vortice degli eventi legati a Crimea e Ucraina. Nel suo intervento alla Brookings Institution di Washington, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che la posizione della Russia sull’Ucraina può influenzare le prospettive sul controllo delle armi nucleari in Europa, che hanno già affrontato sfide politiche. Come ha sottolineato, “Certo che non si può escludere che gli eventi cui abbiamo assistito in Crimea avranno anche un impatto sul modo di pensare il controllo degli armamenti, comprese le politiche nucleari”. Il capo dell’alleanza non specificava se si riferisse a potenziali variazioni nelle posizioni della NATO o della Russia sul possibile ritiro delle armi nucleari tattiche in Europa, o a entrambe. Un’inversione su tagli alla difesa è probabile sia l’argomento principale del vertice NATO, come ha detto il ministro degli Esteri inglese William Hague a Sky News all’inizio del mese. Secondo notizie, un funzionario occidentale anonimo ma ben piazzato ha detto, “la NATO avrà un serio ripensamento su ciò che l’articolo 5 significhi veramente”, aggiungendo, “le nazioni occidentali hanno minimizzato la prospettiva di dover rafforzare i nostri alleati orientali. In un sol colpo, tutto è cambiato”.

Gli USA chiedono maggiore durezza
Il 3 marzo, il Pentagono ha annunciato che esercitazioni, incontri bilaterali, visite e conferenze di pianificazione con la Russia sono sospesi. Un crescente gruppo bipartisan di parlamentari, tra cui i senatori Dick Durbin (D-Ill.) e Kelly Ayotte (R-N.H.), ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti d’inviare aiuti militari all’Ucraina. I due hanno quasi chiesto l’invio di truppe USA a “Face the Nation” della CBS. “E’ importante prendere azioni per scoraggiare ulteriormente l’aggressione russa contro il popolo ucraino”, ha osservato Ayotte. “Potremmo inviare altre apparecchiature di comunicazione e assistenza tecnologica. Ci sono cose che potremmo fare senza coinvolgere i nostri soldati sul terreno”. Durbin ha incoraggiato il Congresso a prendere in considerazione l’invio di armi. “Si possono inviare armi leggere”, ha detto. La Casa Bianca intanto non esclude l’invio di aiuti militari all’Ucraina. Il viceconsigliere per la Sicurezza Nazionale Tony Blinken ha detto che l’amministrazione Obama avrebbe preso in considerazione “ogni richiesta che riceviamo dagli ucraini”. “Quello che vediamo ogni giorno è una Russia sempre più isolata e la sua economia colpita gravemente”, ha detto Blinken alla CNN il 23 marzo. “Questo richiede una rivalutazione completa di come avvicinare la Russia”, ha detto Fiona Hill della Brookings, un’ex-agente dell’intelligence nazionale statunitense dedita alla Russia. “Putin ha chiarito che intende riaffermare la sfera d’influenza della Russia… Non abbiamo una strategia per affrontarlo”.

Attività militari intensificate
La NATO dovrebbe rispondere con l’invio di altre forze militari statunitensi nell’Europa centrale e orientale, stimolando la spesa per la difesa dai Paesi europei. Anche se gli Stati Uniti hanno annullato Atlas Vision 2014, che avrebbe dovuto svolgersi a luglio nella città russa nord-orientale di Cheljabinsk, il Pentagono dice che andrà avanti con i piani per un’esercitazione militare multinazionale questa estate in Ucraina. Come Stars and Stripes riporta, “Il fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno scelto di portare avanti l’esercitazione in Ucraina, mentre annulla quella in Russia, dimostra il sostegno occidentale a Kiev nel suo confronto con Mosca”. A luglio l’esercito statunitense prenderà parte a Rapid Trident 2014, esercitazione per coordinare le operazioni congiunte tra le forze armate partner in Ucraina occidentale, vicino al confine polacco. Il post di Adam Rippon è conciso ma riflette la sostanza della questione, “Ci hai messo tanto, Ucraina, a chiedermelo, e mi batterò per l’Ucraina contro la Russia! Con amore dall’Irlanda!” Questo è solo uno dei tanti commenti postati sulla pagina facebook dell’esercitazione che riflette il pensiero degli aspiranti all’evento. Rapid Trident si terrà a Leopoli, vicino al confine polacco. “Promuoverà la stabilità e la sicurezza regionale, rafforzando la capacità del partenariato, stimolando la fiducia, migliorando l’interoperabilità tra USAREUR, le forze di terra di Ucraina e di altre nazioni (NATO e alleati)”, dice il sito USAEUR. La pagina facebook informa che, “le esercitazioni lo scorso anno videro più di 800 pezzi di artiglieria e circa 170 veicoli da combattimento… Inoltre, 4 elicotteri Mi-8, un aereo da trasporto militare An-26 delle Forze Armate dell’Ucraina e un aereo da trasporto C-160 tedesco furono coinvolti nelle operazioni per l’evacuazione dei feriti dal campo di battaglia”. Sullo sfondo degli eventi ucraini, ci potranno essere nuovi elementi nello scenario previsto. Ad esempio, il Pentagono ha rifiutato di fornire informazioni sul numero di forze USA che dovrebbero partecipare alle manovre. Oltre alle truppe statunitensi e inglesi, Rapid Trident 2014 comprenderà unità di Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Moldavia, Polonia, Romania e Ucraina. Nel commentare l’evento Stars and Stripes ha scritto, “Il governo statunitense non ha promesso armi o intelligence al governo ucraino, ma potrebbe ripensarci se la situazione s’aggrava”. I quattro F-15C Eagles statunitensi schierati nella base lituana saranno affiancati da altri sei F-15 di Lakenheath in Inghilterra. Il 17 marzo, il Regno Unito ha annunciato che aerei Typhoon si uniranno alla missione di polizia. Il contingente statunitense nei Paesi baltici ha più che raddoppiato il numero di aerei da guerra statunitensi che attualmente pattugliano i cieli delle repubbliche ex-sovietiche di Lituania, Estonia e Lettonia. La NATO ritiene che con tale maggiore presenza s’intende istituire una forza di risposta rapida per contrastare eventuali minacce del Cremlino, come l’invio di bombardieri presso basi vicine allo spazio aereo del Baltico.
Il 5 marzo il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto al Congresso che gli Stati Uniti, separatamente, aumenteranno i voli di addestramento negli Stati Uniti con l’esercito polacco. Tre C-130 e circa 100 effettivi di Ramstein dovrebbero arrivare ai primi di aprile, ma date le osservazioni di Hagel, ciò potrebbe cambiare. Saranno schierati nella base aerea di Powidz in Polonia. “Penso che sia chiaro… che gli eventi della scorsa settimana sottolineano la necessità per gli USA del costante impegno globale e della leadership”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato. E pochi giorni fa, la NATO ha annunciato che gli E-3 AWACS da sorveglianza decolleranno dalle basi in Inghilterra e Germania per pattugliare Polonia e Romania, tenendo d’occhio l’attività nella vicina Ucraina. Il 14 marzo quattro membri della NATO dell’Europa centrale hanno firmato un patto militare a Visegrad, per coordinare la pianificazione della Difesa e creare un’unità di combattimento congiunta che operi sotto l’egida della NATO e dell’Unione europea, in risposta alla crisi in Ucraina. L’organo comune sarebbe composto da 3000 soldati forniti dai quattro Paesi. L’accordo firmato dai ministri della Difesa dei quattro Paesi include esercitazioni militari congiunte e coordinamento delle spese per la Difesa. Secondo il ministro della Difesa polacco Tomasz Siemoniak, l’unità da combattimento “V4-UE” sarà pronta a partecipare alle operazioni della NATO o dell’Unione europea entro il 2016, tuttavia ha aggiunto che la cooperazione militare V4 è “unica” nell’alleanza militare NATO”. Il ministro degli Esteri ungherese Janos Martonyi ha detto il 13 marzo che i membri V4 sono particolarmente “vulnerabili” alla situazione ucraina, e che venendo colpiti dalle sanzioni dell’UE contro la Russia, s’attendono “solidarietà” dagli altri Stati membri dell’UE. Varsavia, da parte sua, si concentra sulla promozione delle sue capacità antimissile nazionali. I vertici polacchi hanno avuto colloqui con il consorzio degli armamenti a guida USA responsabile del Medium Extended Air Defense System, ha riferito il Syracuse Post-Standard. La Polonia valuta il sistema di difesa missilistica a medio raggio MEADS e altre tre tecnologie rivali, per un possibile contratto da 5 miliardi di dollari per migliorare le capacità della difesa missilistica dell’ex-Stato satellite sovietico. Non c’era molto di nuovo nella descrizione del lieve incremento del dispiegamento di forze militari. I recenti spostamenti di velivoli F-16 e F-15 in Polonia per partecipare ad una missione di pattugliamento aereo della NATO sono solo temporanei, e saranno sostituiti da forze di altre nazioni quando Washington ritirerà i suoi equipaggiamenti, ha riferito il New York Times.

Una forza militare russa pronta al combattimento con cui fare i conti
La Russia adotta le risposte. La Bielorussia riceve altri aerei da guerra russi. Il ministero della Difesa questo fine settimana ha annunciato che aerei di primo allarme A-50 sono stati riassegnati alla base aerea di Baranovichi in Bielorussia. Questi aerei-radar sono fondamentali per la gestione dello spazio aereo durante i combattimenti, coordinando le missioni aria-aria e aria-terra di 10 aerei  alla volta. La scorsa settimana, l’aeronautica russa ha inviato in Bielorussia sei caccia Su-27 costruiti per contrastare gli F-15 degli Stati Uniti. Sono altamente manovrabili, ma possono anche svolgere missioni di supporto aereo contro obiettivi a terra. Unità russe in Bielorussia hanno appena condotto “esercitazioni tattiche” con i nuovi aerei da guerra. Entro la fine dell’anno ci sarà un intero reggimento di 24 Su-27 in Bielorussia. I nuovi sistemi a lungo raggio di Difesa aerea con capacità di difesa missilistica S-400 (Trjumf) sono stati recentemente installati nelle aree suburbane di Mosca di Zvenigorod, Elektrostal e Dmitrov. La nuova arma può colpire aerei, velivoli senza pilota e missili balistici a una distanza di 400 km. I sistemi sono protetti dal sistema di difesa aerea a breve-medio raggio Pantsir-S1 su ruote gommate, cingolati o stazionarie con 2-3 operatori. Si compone di cannoni antiaerei a tiro rapido e missili superficie-aria con un sistema di puntamento radar ed ottico e guida via radio-comando che può monitorare 36 obiettivi alla volta. Gli S-500 (55R6M “Trjumfator-M”) entreranno nell’arsenale delle forze armate a breve. L’S-500 è un sistema missilistico superficie-aria di nuova generazione (non un aggiornamento), progettato per intercettare i missili balistici intercontinentali e per la difesa contro gli Airborne Early Warning e i sistemi di controllo e disturbo. Con una gittata di 600 km l’S-500 potrà rilevare e inseguire contemporaneamente fino a 10 bersagli balistici supersonici che volano a 5 km/s alla quota di 400 km. Questo sistema di difesa missilistico può colpire testate strategiche in volo. Il Ministero della Difesa della Russia ha stanziato 55 miliardi di dollari per la Difesa migliorando notevolmente la capacità delle difesa aerea, e introducendo nelle forze armate nuovi caccia Su-35 ed SSBN.
Gli eventi mondiali recenti, tra cui la situazione interna della Russia, testimoniano il fatto che nessuno si preoccupa dei deboli. Di regola le norme del diritto internazionale e morali sono dimenticati dai forti. Ad esempio, la Jugoslavia era un Paese con un’economia di mercato che non rappresentava alcuna minaccia per l’occidente. Fu bombardata e divisa, mentre il mondo intero guardava. L’atteggiamento nei confronti della Russia è evidente. Non appena ha posto il veto alla risoluzione che vietava il diritto all’autodeterminazione della Crimea, indicato nella Carta delle Nazioni Unite, l’ambasciatore russo Vitalij Churkin Nazioni Unite è stato letteralmente aggredito dalla collega statunitense Samantha Power che, essendo eccessivamente emotiva, gli si avvicinò per dire che la Russia aveva perso e non vinto la guerra fredda. Nessuno considera un perdente da pari. In realtà la Russia non ha mai perso la Guerra Fredda, ma piuttosto vi ha posto fine. Continua ad essere una grande potenza con proprie politiche interna ed estera, attuate senza badare ai cosiddetti “vincitori”. Per evitare qualsiasi tentazione nel testare la forza di volontà della Russia nel difendere la propria indipendenza, rafforza il suo potenziale militare, soprattutto la difesa aerea. Rafforzare le capacità difensive è il modo migliore per dare agli altri una visione realistica del mondo e della sua realtà.

75070La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi ucraina vista dalla Cina

Valentin Vasilescu Reseau International 19 marzo 2014

9highres_00000401419611Il progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, elaborato dagli Stati Uniti, sul referendum in Crimea è stato respinto con veto russo. La Cina, uno dei cinque membri permanenti non ha votato come la Russia, ma si è astenuta. La Crisi ucraina ha creato una frattura nel rapporto tra le due maggiori potenze mondiali? La cooperazione nella produzione della Difesa tra l’Ucraina e la Cina è forte e durevole. Nei primi anni dell’indipendenza, l’Ucraina ha venduto ai cinesi uno dei prototipi del Sukhoj Su-33, versione imbarcata del Su-27, e contribuito a copiarlo con il nome di J-15. Questo velivolo è già in servizio sulla portaerei cinese Varjag (classe Admiral Kuznetsov), acquistata dall’Ucraina nel 1998. Durante la progettazione del nuovo velivolo da trasporto pesante Y-20, i cinesi hanno anche beneficiato dell’esperienza della celebre società ucraina Antonov. Sappiamo che la marina cinese ha ordinato quattro hovercraft d’assalto anfibio classe Zubr, i primi due sono già stati costruiti in Ucraina e consegnati alla Cina. La costruzione degli altri due avverrà nei cantieri cinesi con parti ucraine e sotto la supervisione ucraina. L’hovercraft è il più grande al mondo ed è può sbarcare su una spiaggia tre carri armati, 10 veicoli APC, MLT o 500 fanti di marina.
L’astensione sulla Crimea permette flessibilità alla Cina. In primo luogo, garantisce che gli ucraini continuino a lavorare con essa, almeno sui progetti delle navi classe Zubr. D’altra parte, la Cina non si opporrebbe a una decisione degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei d’intervenire militarmente a favore dell’Ucraina, o di armare gli ucraini con armi di nuova generazione, direttamente o con intermediari, come i ribelli islamici in Siria. Perché così la Cina ha mano libera per intervenire militarmente nel Sud-Est asiatico, citando il precedente ucraino. Le attrezzature militari acquistate dall’Ucraina sono di vitale importanza per la Cina, un Paese che alla fine di quest’anno sarà la prima economia mondiale e che cerca il pretesto opportuno per ridurre la leadership militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Ciò può essere fatto solo rompendo il blocco imposto dagli Stati Uniti con i suoi alleati nella regione, assumendo così il controllo delle rotte marittime che permettano il libero accesso della Cina agli oceani Indiano e Pacifico. La direzione strategica principale per garantire l’accesso della Cina all’oceano Pacifico è il controllo delle rotte marittime nell’area tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan. Le isole Senkaku, sono situate tra Miyako Island e Taiwan, e sono costituite da otto isole appartenenti al Giappone, reclamate di recente in modo più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato la loro area di azione nel Mar Cinese Orientale, tra Giappone e Taiwan, sulle isole Senkaku (giapponesi) creando una zona di sorveglianza marittima e aerea con l’aiuto di 78 droni da media ed alta quota.
Con l’arcipelago Senkaku, tra gli obiettivi della Cina vi è anche Taiwan, alleato chiave degli Stati Uniti nella regione, abitata da cinesi e appartenente alla Cina fino alla seconda guerra mondiale.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare presso l’aeroporto di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, Crimea libera e ritirata a stelle e strisce

Alessandro Lattanzio, 17/3/2014

Durante la votazione per la risoluzione sulla Crimea presentata dagli USA al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cui la Russia ha ovviamente messo il suo veto, Samantha Power, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite, in preda a una crisi di nervi, aggrediva Vitalij Churkin, l’ambasciatore della Federazione Russa presso le Nazioni Unite. Ricordando con tono sarcastico il comportamento della ‘signora’, Churkin commentava: “Poteva andare in tour mondiale con le Pussy Riot, prima a San Pietro a Roma e a La Mecca, per poi terminare con un concerto davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme“. Infatti Samantha Power aveva invitato due ex-membri delle Pussy Riot a pranzo a New York, prima del concerto organizzato in loro onore da Amnesty International.

1977103Il 97% degli elettori nel referendum in Crimea ha risposto ‘sì’ al quesito “La Crimea dichiara l’indipendenza, in conformità con la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite del 22 luglio 2010, che dice che la dichiarazione unilaterale d’indipendenza di una parte del Paese non viola le norme internazionali, con questa decisione“. La maggior parte dei crimeani, votando a favore del quesito, fa sì che la Crimea avvii il processo d’adesione della repubblica autonoma alla Federazione Russa. L’affluenza complessiva dei votanti è stata dell’81,37% e circa il 40% dei tatari s’è recato ai seggi elettorali. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che i cittadini della penisola hanno avuto la possibilità di esprimere liberamente la propria volontà e di esercitare il diritto all’autodeterminazione, “La sua effettuazione è pienamente conforme alle norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, prendendo in considerazione il precedente del Kosovo, tra le altre cose“. La prossima settimana, la Crimea presenterà ufficialmente il rublo come seconda moneta ufficiale con la Grivna ucraina, e la doppia moneta sarà in vigore per circa sei mesi. Nel complesso l’integrazione della Repubblica nella Russia richiederà un anno.
Lee Jay Walker dice a Tokyo Modern Times: “I mass media e i vertici politici di USA, Francia, Polonia, Svezia, Regno Unito e altre nazioni, stanno cercando di far capire che il diritto si deve applicare e le frontiere devono essere protette. Strano perché le grandi potenze occidentali s’introdussero subito negli affari interni della Jugoslavia riconoscendo nuove nazioni etniche. Naturalmente, questo doppio standard è tipico delle grandi potenze occidentali e questo vale anche quando ignorarono il diritto internazionale sostenendo la riduzione della Serbia sottraendole il Kosovo. Allo stesso modo, Cipro del Nord esiste grazie alle forze armate della Turchia che occupano questa zona ed espandono gli insediamenti turchi. Anche l’ex Cecoslovacchia ha accettato di separarsi creando così la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Nel frattempo, nel Nagorno-Karabakh dell’Azerbaijan la comunità armena vuole unirsi all’Armenia, giustamente. Pertanto, la creazione di nuovi Stati nazionali, il cambiamento dei confini nazionali e l’aspetto militare di determinati conflitti sono una realtà evidente. In questo contesto, la crisi in Crimea non è l’unica in Europa degli ultimi tempi, oltre questo caso contrario all’agenda occidentale. Il mondo è in attesa dell’esito del voto in Crimea e di come la Federazione russa risponderà al risultato. Se la maggioranza dei cittadini sostiene l’adesione della Crimea alla Federazione russa, allora Mosca assai difficilmente ignorerà la volontà della Crimea. Dopo tutto, con l’inasprirsi dei sentimenti nell’Ucraina afflitta da nazionalismo, enorme debito e svolta verso occidente, diventando un nuovo caso disperato, ignorare le masse in Crimea potrebbe essere la soluzione peggiore. Anzi, sarebbe più sensato mettere un coperchio sugli eventi accettando la volontà del popolo di Crimea e cercando di risolvere le divisioni politiche, etniche e religiose che minacciano di polverizzare l’Ucraina“.
1912369Putin, rispondendo a una telefonata di Obama, ha richiamato l’attenzione degli USA “sull’incapacità o mancanza di volontà di Kiev di tenere a freno i gruppi ultranazionalisti e radicali che destabilizzano la situazione e terrorizzano i cittadini, compresi la popolazione russofona e i nostri connazionali”. Ha anche discusso la possibilità di inviare una missione di monitoraggio dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione (OSCE) in tutte le regioni dell’Ucraina. E difatti il governo golpista a Kiev dichiarava “E’ necessario stanziare fondi per le guardie e le truppe interne, per mobilitarle, e per l’effettivo adeguamento delle truppe. La richiesta prevede una spesa di 680 milioni di dollari. Anzi, dobbiamo stanziare fondi per la Difesa per 10 volte quanto previsto nella finanziaria“. Nel frattempo, i media ucraini riportavano che la “Guardia Nazionale” aveva chiuso i confini con la Federazione Russa, per via delle tensioni a Kharkov e Lugansk. Infatti, gli abitanti di Donetsk e Lugansk hanno impedito il trasferimento di mezzi militari ucraini verso la frontiera con la Russia. “Abbiamo ipotizzato che il gruppo militare si stesse avvicinando al confine. Ed essendo per la pace e contrari a che la nostra terra veda un massacro fratricida, senza usare la forza e a viso scoperto, senza mezzi di difesa… a mani nude, abbiamo detto ai militari di tornare indietro; devo dire che avendo macchine agricole pesanti e che loro dovevano attraversare la nostra città, non so cosa sarebbe successo, ci sarebbe stata un’escalation della tensione che avrebbe causato il panico totale”, aveva detto un attivista della milizia popolare.
La Russia schierava, intanto, un aereo d’allerta precoce Beriev A-50 in Bielorussia, nell’ambito dell’esercitazione della Difesa aerea bielorusso-russa, “Il 15 marzo, unità aeree e della difesa aerea che partecipano alle manovre hanno avviato le loro missioni nella difesa aerea seguendo il calendario previsto. Per rafforzare la componente del sistema regionale della Difesa aerea congiunta che partecipa alle manovre, un aereo di allerta precoce (AWACS) russo A-50 è stato rischierato nella base aerea di Baranovici. Le caratteristiche tecniche dell’A-50 permettono di incrementare significativamente la ricognizione radar, dirigere i caccia bielorussi e russi sugli obiettivi, e controllare le unità della difesa aerea“.
Nella telefonata tra il segretario di Stato USA Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov, avuta il 16 marzo, Kerry accettava la richiesta russa per la federalizzazione dell’Ucraina, in cui gli Stati federali avranno una forte autonomia nei confronti del governo centrale, “Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato statunitense John Kerry concordano nel cercare una soluzione alla crisi in Ucraina sostenendo le riforme costituzionali, afferma il ministero degli Esteri russo, che non entra nei dettagli sulle riforme se non per dire che dovrebbero avere “una forma generalmente accettabile tenendo conto degli interessi di tutte le regioni dell’Ucraina… Sergej Lavrov e John Kerry hanno deciso di continuare a lavorare per trovare una risoluzione sull’Ucraina attraverso la rapida introduzione della riforma costituzionale con il sostegno della comunità internazionale”, ha comunicato il ministero”. Lavrov ha anche esortato Washington ad usare la sua influenza su Kiev per far cessare le illegalità contro la popolazione russofona dell’Ucraina. Lo stesso Kerry descrive il processo per la nuova costituzione ucraina: il russo sarà nuovamente lingua ufficiale in Ucraina, le regioni avranno un’elevata autonomia, non ci saranno interferenze negli affari ecclesiastici e l’Ucraina rimarrà politicamente e militarmente neutrale. Qualsiasi decisione della Crimea sarà accettata. Il tutto garantito dal “gruppo di sostegno dell’Ucraina“, composto da Stati Uniti, Unione europea e Russia, consolidato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In una successiva telefonata al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, Kerry ha invitato Mosca “a sostenere pienamente gli sforzi ucraini nell’indirizzo della condivisione del potere e del decentramento attraverso una riforma costituzionale, ampiamente inclusiva e a tutela dei diritti delle minoranze“. Washington sembra aver fallito nel sottrarre l’Ucraina alla Russia e ad integrarla nella NATO e nell’UE mentre Mosca si riprende la Crimea, dove il 97% degli elettori ha deciso di aderire alla Federazione Russa, sventando il piano degli Stati Uniti di cacciare i russi da Sebastopoli ed escluderli dal Medio Oriente. Infatti, l’uso della forza militare da parte dell’occidente sarebbe impossibile, ha impiegato mesi contro l’impreparato e mal equipaggiato esercito della Jamahiriya Libica, e ha fallito in Iraq, Afghanistan e Siria. La guerra contro la Russia sarebbe un disastro. Sapendo di essere incapace di affrontare una qualsiasi significativa minaccia militare, la NATO tenta la carta delle sanzioni economiche, ma l’applicazione delle “sanzioni” contro la Russia avrà il solo effetto di liquidare gli interessi russi ancora legati all’occidente, portando la Russia a cercare altri partner economici. La Russia poi avviando il dumping del dollaro USA, ne potrebbe aggravare la già precaria posizione da cui dipende interamente la stabilità degli Stati Uniti, e una nazione come la Russia ha la capacità di controllare l’occidente grazie a solide politica estera e strategia economica. L’ordine multipolare che promuove attrae molti alleati, come l’avversione all’ingerenza globale occidentale e il sostegno alla legittimità nazionale, soprattutto nelle situazioni estreme ai suoi confini, che ne minacciano la sicurezza nazionale. Russia, Cina e altre nazioni in crescita oramai denunciano ed isolano l’usurato modello unipolare dell’egemonia economica e geopolitica globale atlantista. “Mentre la Russia può contrastare geopoliticamente, militarmente ed economicamente l’occidente con numerose mosse, la NATO continua a perseguire questa incursione mal concepita ai confini della Russia, che potrebbe infliggergli un colpo tremendo. Come si è visto in Libia e in Siria, ogni mossa dell’occidente volta all’egemonia globale, gli costa in termini di credibilità e legittimità. Pochi possono vedere il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry senza notarne l’oscena ipocrisia verso la Russia o le palesi provocazioni occidentali che hanno innescato tale confronto”. Pochi nel mondo, ma tanti in Italia, soprattutto nei mass media e nel governo. “La continua spinta occidentale in Ucraina, se avrà successo anche parziale,  costerà altra legittimità divenendo per l’occidente ancor più difficile agire in futuro. Nel frattempo, l’occidente si sovraestende con le sue varie azioni geopolitiche, come i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, divenendo sempre più vulnerabile all’inevitabile risposta che finalmente fermerà e invertirà definitivamente la sua azione globale. Per coloro che vi hanno investito, sarebbe il momento opportuno di mollare”.
21670Dopo l’astensione sul voto per la risoluzione delle Nazioni Unite con cui gli USA hanno cercato di definire il referendum in Crimea invalido, la Cina dichiarava che non avrebbe appoggiato alcun ‘percorso conflittuale’ sulla crisi. “Non possiamo accettare l’assunto di base: dichiarare illegale il previsto referendum del 16 marzo con cui i residenti della Repubblica di Crimea dovranno decidere sul loro futuro“, aveva affermato Vitalij Churkin, ambasciatore russo all’ONU, “La filosofia della proposta va contro uno i principi base del diritto internazionale, il principio della parità dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli sancito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite“. Pechino a sua volta ha detto che la “votazione sul progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza in questo frangente si tradurrà solo in un confronto complicando ulteriormente la situazione, che non è conforme agli interessi comuni del popolo ucraino e della comunità internazionale“, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Qin Gang. La Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, aveva posto il veto alla risoluzione del Consiglio che dichiarava il referendum sullo status della Crimea “senza alcuna validità“, esortando nazioni ed organizzazioni internazionali a non riconoscerlo. “La Cina non è d’accordo con una mossa volta al confronto“, chiedendo a tutte le parti di “astenersi da qualsiasi azione che possa aggravare ulteriormente la situazione“.
Secondo Bloomberg i funzionari governativi e gli uomini d’affari russi si sono già preparati alle sanzioni. Nel caso che riserve valutarie e attivi bancari russi vengano congelati, la Russia probabilmente risponderà con un enorme dumping delle riserve e obbligazioni in dollari. Per rappresaglia la Russia potrebbe decidere di accettare solo lingotti d’oro per i pagamenti di gas, petrolio e altre materie prime. Ciò porterebbe probabilmente a una brusca svalutazione del dollaro e un aumento dei prezzi dell’oro. Infatti, nessun Paese sarà immune dalla guerra valutaria globale. La Russia come la Cina accumulano riserve auree da diversi anni. Il sistema dei petrodollari si basa solo su una cosa: la fiducia, che se dovesse svanire crollerebbe tutto il sistema. È il tallone d’Achille degli Stati Uniti e la Russia può colpirlo. Infatti, i mercati finanziari sono in allerta per la crisi Ucraina, fin dalle speculazioni secondo cui il Cremlino aveva iniziato a vendere quantità enormi di titoli del Tesoro USA. Oltre 100 miliardi di dollari hanno lasciato gli Stati Uniti la settimana scorsa, una massa almeno tre volte superiore alla media, pari all’80% delle obbligazioni del Tesoro USA detenute dalla Russia, suscitando il timore che Mosca si prepari alle sanzioni occidentali. La banca centrale russa sarebbe dietro tale azione e Aleksej Miller, dirigente di Gazprom, e Igor Sechin, direttore di Rosneft, sono probabilmente nel mirino delle sanzioni minacciate contro la Russia. L’allarme era scattato dopo che la FED aveva riferito che i buoni del Tesoro erano scesi di 105 miliardi di dollari nella settimana terminata del 5-12 marzo, passando da 2,96 a 2,85 triliardi.
In Russia, inoltre, le prime quattro banche commerciali degli Stati Uniti, Citigroup, Bank of America Corp, JPMorgan Chase e Wells Fargo, hanno circa 24 miliardi di dollari di esposizione. Poco rispetto all’esposizione delle banche europee. “L’Europa è in una posizione difficile in quanto la sua economia è interconnessa con quella russa“, afferma l’azienda di consulenza Petromatrix. La Russia ottiene oltre la metà dei suoi ricavi economici dalle esportazioni energetiche, e fornisce all’Europa un quarto del petrolio e un terzo del gas che utilizza. La Russia è anche il maggiore esportatore di metalli e uno importante di grano. Ed il Paese è anche il quinto mercato per consumatori del mondo: lo scorso anno ha importato quasi 350 miliardi di dollari di beni di consumo, cibo, medicine e macchinari; metà solo dall’Unione europea. Il 10 marzo, King World News, blog finanziario, intervistava William Kaye, manager di hedge fund della Pacific Group Ltd. di Hong Kong: William Kaye “Ora vi sono segnalazioni dall’Ucraina secondo cui l’oro ucraino è stato trasferito in aereo, alle 2:00, dall’aeroporto Borispil di Kiev, e portato a New York, presumibilmente alla FED di New York…” Si tratta di 33 tonnellate d’oro, circa 1,5-2 miliardi di dollari, un buon acconto sui 5 miliardi di dollari che Victoria Nuland vantava gli Stati Uniti avessero speso per destabilizzare l’Ucraina e imporre un governo fantoccio. Eric King: “Quando gli Stati Uniti abbatterono Saddam Hussein in Iraq e Muammar Gheddafi in Libia, hanno sempre trovato l’oro alla fine dell’arcobaleno, di cui poi si appropriavano“. Kaye: “Esatto. Gli Stati Uniti hanno messo al potere un ex-banchiere in Ucraina, grande amico dell’occidente. Ha lavorato alla banca centrale. Questa sarebbe stata la sua prima decisione importante, inviando l’oro dell’Ucraina negli Stati Uniti”. Si ricordi che la FED di New York non ha potuto restituire le 300 tonnellate di oro tedesco depositate negli Stati Uniti e che la Germania ha voluto indietro. Dopo un anno, la FED di New York ha inviato solo 5 tonnellate d’oro. Quindi la FED non ha nemmeno 5 tonnellate di oro nei suoi depositi. La Bundesbank ha perfino ammesso che l’oro inviato dalla FED è stato fuso e analizzato perché non si trattava dei lingotti originali. Così l’Ucraina probabilmente non rivedrà mai più il suo oro.

Fonti:
Electronic Resistance
ITAR-TASS
Modern Tokyo Times
Moon of Alabama
NEO
Nsnbc
Nsnbc
RussiaToday
RussiaToday
Oriental Review
Strategic-Culture
The BRICS Post

La Russia studia il nuovo caccia MiG-41

mig_41s_by_abiator-d33ho27L’industria aerospaziale russa lavora sul MiG-41, un nuovo caccia supersonico basato sul MiG-31 Foxhound. La velocità del nuovo caccia-intercettore dovrebbe superare Mach 4, secondo il pilota collaudatore Anatolij Kvochur. “Questo aggiornamento doveva aver luogo 20 anni fa. Tuttavia, ciò non è accaduto e così ora le richieste sono aumentate, compresa la velocità dell’intercettore accresciuta a Mach 4,3“, aveva detto Kvochur a RIA Novosti, il 28 febbraio. Ciò renderebbe l’aereo più veloce dell’ex-ricognitore strategico supersonico dell’USAF Lockheed SR-71, che raggiungeva una velocità di Mach 3,2. Il nuovo MiG-41 sarà sviluppato sulla base del caccia-intercettore MiG-31, aveva detto ai giornalisti, presso il Centro Culturale delle Forze armate russe, il vicepresidente del Comitato della Difesa della Duma di Stato Aleksandr Tarnaev, secondo ITAR-TASS. “La decisione è stata presa dal Capo di Stato Maggiore Generale che ha già firmato il documento per la realizzazione dei lavori di ricerca del programma MiG-41″. Secondo il deputato il MiG-41 “incarnerà tutti i vantaggi dell’aviogetto“.
Tuttavia, mentre sviluppano il sostituto da Mach 4 del Foxhound, i russi continueranno il programma di modernizzazione dei Foxhound, revisionando oltre un centinaio di MiG-31, rimettendoli in servizio presso le forze aeree russe. Tarnaev aveva detto alla riunione di esperti della Difesa aerospaziale che il Capo di Stato Maggiore ha firmato anche un ordine per la profonda modernizzazione dei caccia-intercettori MiG-31. “Il governo ha deciso di aggiornare e rendere operativi i caccia-intercettori MiG-31. Un centinaio di aviogetti sarà assegnato alle forze aeree russe dopo essere stato revisionato“.
Il MiG-31 Foxhound è un caccia-intercettore biposto supersonico a lungo raggio, basato sulla cellula del MiG-25 Foxbat. Vola a Mach 2,8 ed ha un raggio di combattimento di 720 km. Un gruppo di quattro Foxhound può controllare una zona di 1200 km di ampiezza. Inizialmente destinato ad intercettare missili da crociera e satelliti a bassa quota, il MiG-31 venne sviluppato nella prima metà degli anni ’70 dall’OKB-155 (attualmente RAC MiG). Il MiG-31 è destinato all’intercettazione e distruzione di bersagli aerei a basse, medie e alte quote in qualsiasi condizione di luce e atmosferica. L’aviogetto ha efficaci contromisure radar elettroniche attive e passive e infrarossi, ed è armato con un cannone a sei canne da 23 millimetri con 260 colpi, ed infine è dotato di sei punti d’attacco per missili aria-aria di vario tipo. La versione aggiornata MiG-31BM può rilevare bersagli fino a 320 km di distanza e colpirli a 280 km. Il numero totale di MiG-31 delle diverse versioni nelle Forze Aeree della Russia è di circa 190 unità. La produzione degli intercettori venne interrotta nel 1994, ma solo recentemente è iniziato l’aggiornamento di questi velivoli nella versione MiG-31BM.

v_dmitrenko_savasleyka_08Fonti:
ITAR-TASS
RuAviation
The Aviationist

Alessandro Lattanzio, 14/3/2014

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower