La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa succede nella misteriosa Area 51?

RussiaToday 10 agosto 2014

Le immagini satellitari della base statunitense Area 51 mostrano ciò che sembra la costruzione di un enorme hangar. Dimensioni, posizione e tempistica della costruzione di questa struttura porta molti a chiedersi: che cosa nasconde?

sat_image_2011_03Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota. Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse. Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver. Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.

RQ-180-in-flightVolo ipersonico? Nuovo bombardiere?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti. Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi. Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.

U.S.-Air-Force_Lockheed-Martin-long-range-strike-(LRS)-Aircraft_180113Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I bombardieri strategici russi compiono 16 incursioni nello spazio aereo statunitense

Picco dei sorvoli di Bear-H come test delle difese aeree statunitensi
Bill Gertz Freebeacon 7 agosto 2014
35I bombardieri strategici russi hanno effettuato almeno 16 incursioni nelle zone della difesa aerea degli Stati Uniti nord-occidentali, negli ultimi 10 giorni, un insolito picco di penetrazioni aeree, secondo i funzionari della difesa degli Stati Uniti. I numerosi voli di bombardieri russi Tu-95 Bear-H hanno indotto il decollo immediato di caccia statunitensi in diverse occasioni, tra le accresciute tensioni USA-Russia per l’Ucraina. Inoltre, durante un’incursione di bombardieri nei pressi dell’Alaska, un aviogetto da ricognizione russo è stato rilevato assieme ai bombardieri. “La scorsa settimana, il NORAD ha identificato visivamente aerei russi operare entro e intorno le zone d’identificazione della difesa aerea degli Stati Uniti“, ha detto il Maggiore Beth Smith, portavoce dell’US Northern Command e del Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD). Smith ha definito i voli russi “picco di attività” cercando di minimizzarne la minaccia e indicandoli come missioni di addestramento ed esercitazioni di routine. I voli dei bombardieri hanno avuto luogo prevalentemente lungo la zona d’identificazione della difesa aerea dell’Alaska sulle isole Aleutine e la parte continentale dello Stato, e un’incursione s’è avuta nella zona della difesa aerea del Canada, ha detto Smith. Gli aerei strategici russi erano bombardieri pesanti Tu-95 Bear-H e aerei da ricognizione marittima Tu-142 Bear-F, aggiungendo che un velivolo Il-20 per la raccolta delle informazioni era stato rilevato nelle incursioni dei precedenti 10 giorni. I voli dei bombardieri sono l’ultimo tintinnio di sciabole nucleari russe. Tuttavia, altri funzionari della difesa hanno detto che il gran numero di incursioni aeree è assai insolito e richiama la Guerra Fredda, quando i bombardieri sovietici spesso cercavano di attivare le difese aeree lungo il perimetro territoriale degli Stati Uniti, in preparazione del conflitto nucleare. Mosca, sotto la forte presidenza di Vladimir Putin, è impegnata in un importante programma sulle forze nucleari strategiche. La modernizzazione comprende nuovi missili da diverse gittate, nuovi sottomarini strategici e nuovi bombardieri a lungo raggio. Con i sorvoli dell’aviazione a lungo raggio presso le coste degli Stati Uniti, la Russia ha aumentato nettamente le attività, soprattutto nel Pacifico nord-occidentale, presso Alaska, Canada e West Coast.
Washington Free Beacon aveva riferito di due incursori di Bear entro 50 miglia dalle coste della California, il 9 giugno, i più vicini da quando i bombardieri nucleari i russi compiono voli dalla fine della Guerra Fredda. Un F-15 aveva intercettato i bombardieri. Un funzionario della difesa è in disaccordo con il portavoce sulle incursioni dei bombardieri. Le Forze nucleari strategiche russe sembrano “cercare di testare la reazione della nostra difesa aerea, o i nostri sistemi di comando e controllo“, ha detto un funzionario addentro alle relazioni sulle incursioni. “Queste non sono solo missioni di addestramento“, ha aggiunto il funzionario. Northern Command e NORAD, in passato spesso hanno cercato di presentare le incursioni dei bombardieri russi come non minacciose ma nell’ambito del conciliante “resettaggio” della politica dell’amministrazione Obama volta a cercare legami più stretti con Mosca. Il Pentagono e altri comandi, tuttavia, hanno temperato la retorica verso la Russia e le sue attività dopo l’annessione militare russa della Crimea in Ucraina, a giugno.  Le relazioni tra Washington e Mosca sono inasprite. Il dipartimento di Stato il mese scorso ha accusato Mosca di violare il trattato del 1987 sulle Intermediate-range Nuclear Forces sviluppando un nuovo missile da crociera. Mosca ha respinto le accuse come false.
L’ammiraglio Cecil Haney, comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione per l’aumento delle attività strategiche russe durante un discorso a Washington il 18 giugno. Haney ha detto che le attività nucleari russe coincidono con le recenti tensioni sull’Ucraina , tra cui il lancio di prova di sei missili da crociera aerolanciati, in una dimostrazione di forza. Una dichiarazione del Ministero della Difesa russo sui lanci sperimentali dei missili da crociera afferma che un bombardiere Tu-95 “è in grado di distruggere obiettivi cruciali del nemico con missili da crociera, di giorno e di notte, con qualsiasi condizione meteo e in qualsiasi parte del globo”. Mosca ha anche condotto alcune grandi manovre nucleari a maggio, ha detto Haney. “Inoltre, abbiamo visto significative implementazioni di aerei strategici russi in prossimità di luoghi come Giappone, Corea e anche la nostra West Coast“, ha detto Haney in una colazione con l’industria della difesa. “La Russia continua a modernizzare tutte le capacità strategiche della propria triade, e fonti open source hanno recentemente citato le prove in mare del suo ultimo sottomarino lanciamissili, le prove del suo nuovo missile da crociera aerolanciato e la modernizzazione della sua forza intercontinentale balistica comprendente la forza mobile dell’arma”, ha detto.
I recenti incontri aerei in stile Guerra Fredda della Russia sul Pacifico, presso l’Alaska, fanno seguito a un duello aereo USA-Russia sull’Europa. Funzionari degli Stati Uniti hanno confermato che un aereo d’intelligence elettronica RC-135 Rivet Joint fu costretto a violare lo spazio aereo svedese da un caccia russo, il 18 luglio. L’aviogetto statunitense cercava di eludere l’intercettatore russo. Tale incontro ebbe luogo il giorno dopo che il volo MH17 Malaysian Airlines venne abbattuto da un missile sull’Ucraina orientale.

2013_Tu-142M_01Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, disfatta della ‘grande offensiva’ di Kiev

Alessandro Lattanzio, 5/8/2014
10527718Il 29 luglio, nel pomeriggio, i majdanisti avrebbero lanciato 4 missili tattici OTR-21 Tochka, di cui almeno 2 su Savrovka (Savr Mogila), ma alcun missile Tochka ha raggiunto gli obiettivi. Il missile può trasportare una testata di 454 chili ed ha una gittata di 80 km. Tale azione faceva seguito ai combattimenti tra milizie di autodifesa e truppe golpiste presso Shakhtjorsk, dove furono eliminati 125 blindati dell’esercito ucraino. Il viceministro della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Fjodor Berezin aveva affermato “Il nemico ha perso 125 blindati a Shakhtjorsk, ieri, tra cui carri armati, veicoli da combattimento della fanteria e veicoli corazzati da trasporto truppa. I miliziani hanno preso il controllo di Shakhtjorsk, mentre la Guardia nazionale si nasconde nel fitto dei boschi“. 200 blindati ucraini parteciparono all’offensiva per spezzare la linea difensiva della Novorossija, sulla strada che collega Torez e Lugansk a Donetsk. La Milizia federalista respinse l’offensiva distruggendo 125 mezzi ucraini (carri armati, BMP, BTR, autocarri, ecc.), quindi i bombardamenti degli MLRS “Grad” della milizia sulle posizioni della 25.ma brigata, eliminavano 23 paracadutisti ucraini dell’unità A1126, tra cui il comandante del battaglione. Complessivamente, nei combattimenti a Shakhtjorsk del solo 29 luglio, i majdanisti persero 85 effettivi, quasi tutti della 25.ma brigata aeroportata, oltre a 30 blindati distrutti, 2 BMP catturati e la perdita di tutta l’artiglieria della 25.ma brigata.
Il 30 luglio, Savrovka (60 km a sud-ovest di Donetsk) restava nelle mani delle milizie dopo tre giorni di aspri combattimenti, respingendo gli assalti dei majdanisti e distruggendo 2 carri armati, 2 BTR, 1 BRDM e diversi autocarri Kamaz. Presso Gorlovka, 20 km a nord-ovest di Donetsk, i bombardamenti dei majdanisti uccidevano 27 civili in tre giorni. A Debaltsevo, 30 km a nord-est di Donetsk, un convoglio golpista veniva attaccato, perdendo 3 autocarri Ural e 1 compagnia. A Khartsitsk, la milizia abbatteva un aereo da trasporto militare ucraino. Ad Avdievka, 10 km a nord di Donetsk, la milizia catturava 3 BMP ucraini. A Jasinovata, 10 km a nord di Donetsk, l’assalto dei blindati ucraini veniva respinto con la distruzione di 1 BTR e 2 carri armati ucraini.
Il 31 luglio, Aleksandr Prosjolkov, viceministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk, veniva assassinato da terroristi majdanisti. Aleksandr Prosjolkov era anche leader dell’Unione della Gioventù Eurasiatica del distretto federale meridionale della Russia. L’attentato avvenne in prossimità di Krasnodon, dove alcuni ignoti bloccarono l’auto di Prosjolkov e gli spararono quattro volte. Prosjolkov era stato distratto da alcuni sconosciuti rimanendo fuori dalla visuale delle guardie del convoglio di cui la sua auto faceva parte.
glnews.ru_ministrom-oborony-dnr-naznachen-igor-strelkov_1Il 1 agosto 2014 si svolgeva uno scambio di prigionieri: due miliziani catturati scambiati con due “paracadutisti” majdanisti fatti prigionieri. Tuttavia, mentre i prigionieri majdanisti se ne andarono con le loro gambe, i miliziani prigionieri erano stati restituiti dagli ucraini in condizioni gravissime, poiché sottoposti a torture. In seguito a questo incidente, Strelkov ordinava che nessun ufficiale della 25.ma brigata venisse fatto prigioniero. Sempre il 1° agosto, l’esercito ucraino si ritirava da diverse aree, in particolare dai checkpoint di frontiera di Dolzhanskij, Izvarino e Chervonopartizansk e da Savrovka. Ma l’esercito majdanista tentava di prendere il controllo di Krasnogorovka, Jasinovataja e Marinka, venendo respinto sempre dopo aver subito gravi perdite. Alle 13:00 i golpisti avviavano un’offensiva sulla periferia sud-ovest di Donetsk, con circa 40 blindati, e su Krasnogorovka. Il Corpo Volontario di “Pravij Sektor“, rinforzato da elementi della 51.ma brigata ucraina, si avvicinarono a Krasnogorovka, dove subirono perdite in effettivi e blindati, per poi ritirarsi. Nella periferia nord di Donetsk, l’esercito majdanista tentava di prendere il controllo di Jasinovataja, per tagliare la strada da Gorlovka a Donetsk, ma anche tale assalto veniva respinto con la perdita di 2 carri armati e 2 blindati. Nella regione Shakhtjorsk-Snezhnoe-Torez, i resti della 25.ma brigata aeromobile e del battaglione naziatlantista Dnepr-1 venivano circondati. Nella notte del 31 luglio – 1 agosto, si svolgeva uno scontro presso Serditoe, sulla strada Donetsk-Snezhnoe. I majdanisti cercavano di rompere l’accerchiamento con una colonna di blindati e fanteria, fallendo anche questa volta. A sud di Snezhnoe, la Milizia bombardava le posizioni dei majdanisti presso Stepanovka, Savrovka e Amvrosievka, distruggendogli 5 autoveicoli e 2 depositi di munizioni. Inoltre la Milizia distruggeva una base majdanista nei pressi di Elenovka, dove erano raccolti MLRS, obici e munizioni dei golpisti. Alle 14:30, presso Shakhtjorsk, la milizia di Motorol abbatteva un drone ucraino Tu-143 Rejs. A Dmitrovka, 50 km a est di Donetsk, il battaglione della Milizia Vostok distruggeva 2 blindati ucraini. Unità della 1.ma Compagnia da Ricognizione attaccavano una postazione majdanista presso Andreevka, eliminando 1 carro armato e 2 BMP. I circa 1500 uomini circondati nella sacca meridionale, si dichiaravano pronti ad arrendersi e a ritirarsi in cambio della cessione di tutte le loro armi, munizioni e di circa 60-70 blindati, tra cui 30 carri armati, BMP, BTR, MLRS Grad e pezzi di artiglieria.
Il 2 agosto, secondo la Repubblica popolare di Donetsk, i golpisti ucraini inviavano sistemi missilistici balistici a corto raggio Tochka-U verso Donetsk, “L’esercito ucraino invia verso Donetsk complessi missilistici Tochka-U. Colonne nemiche con BM-30 Smerch e BM-27 Uragan sono state avvistate“. Il comandante della milizia della Repubblica Popolare di Donetsk, Igor Strelkov, aveva dichiarato che dei sistemi Tochka-U erano schierati a Kramatorsk per attaccare gli impianti chimici e di depurazione di Donetsk e Lugansk. Tre persone venivano uccise dai bombardamenti majdanisti su Donetsk. Tra Enakevo e Makeevka, nella regione di Donetsk, veniva abbattuto un aereo da attacco al suolo Su-25 ucraino. Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, 438 soldati ucraini, tra cui 164 guardie di frontiera, fuggivano in Russia, nella regione di Rostov sul Don. A Orlovo-Ivanovka, 40 km nord-est da Donetsk, alle 13:00 si svolgevano pesanti combattimenti; dopo il tiro di preparazione dell’artiglieria, unità ucraine attaccavano con 25 carri armati e blindati. L’assalto veniva respinto dalla milizia che distruggeva 3 carri armati, 3 BMP, 3 BTR, 1 BMD e 1 autocarro majdanisti. A Pervomajsk la milizia respingeva per due volte l’offensiva del battaglione naziatlantisa “Donbass”, che subiva notevoli perdite. A Shahktjorsk la milizia distruggeva altri 3 carri armati, 3 BMP e 2 autoveicoli della 25.ma brigata ucraina.
Il 3 agosto, tra Marienka e Aleksandrovka, 10 km ad ovest di Donetsk, la milizia respingeva le unità della 51.ma brigata meccanizzata ucraina, che perdeva 2 carri armati T-62 e 2 BTR. La milizia subiva 2 caduti e 15 feriti. A Stakhanov la milizia abbatteva 1 Sukhoj Su-25 ucraino.
10472740Il 4 agosto, la 72.ma brigata ucraina si disintegrava, con 450 soldati che fuggivano nel territorio della Federazione Russa abbandonando tutto il materiale nelle loro posizioni, tra cui 70 automezzi e blindati, ed altri 702 soldati ucraini che si arrendevano alla Milizia di Shahktjorsk. I soldati erano rimasti per giorni senza rifornimenti e munizioni, dopo che la giunta aveva perso 7 velivoli da trasporto per tentare di rifornirli. Gli unici che non si arrendevano erano i mercenari polacchi e i neonazisti di Fazione destra presenti tra le unità ucraine. Tra il 29 luglio e il 3 agosto, la 72.ma brigata aveva perso 454 soldati e 125 automezzi, tra cui 30 carri armati T-64. I resti della 79.ma brigata aeroportata, della 24.ma brigata fucilieri motorizzati, dei battaglioni Shakhtjorsk e Azov rimanevano intrappolati nella sacca meridionale. Pavel Gubarjov, a capo del Dipartimento Mobilitazione del Ministero della Difesa della Repubblica Popolare di Donestk, dichiarava, “Ciò che vediamo è il punto di svolta in questa guerra. Abbiamo fiducia, ci avviciniamo alla vittoria. L’esercito ucraino scompare, tutti si arrendono, fuggono nella Federazione Russa, non essendo più disposti a combattere. La mobilitazione non funziona e lo spirito combattivo sparisce; perciò posso certamente prevedere che non solo raggiungeremo Kiev, ma anche Lvov, e strangoleremo questa gentaglia in modo che gli ucraini dimentichino Bandera, Shukhevich e il nazionalismo integralista ucraino per altri 3 o 4 secoli. Devo sottolineare che non combattiamo ucraini, combattiamo nazisti. Costoro hanno mentalità molto diverse, ecco perché ci appelliamo agli ucraini che hanno la cattiva sorte di ritrovarsi nell’esercito ucraino, o sono stati forzatamente mobilitati. Arrendetevi e vi tratteremo con buona volontà, altrimenti disertate. Questo è il modo migliore per uscirsene. Ai nazisti ucraini che, con i loro seguaci, urlarono a Majdan “Heil agli eroi!”, la suddetta feccia fascista, non saranno risparmiati! D’ora in poi non faremo altro che scacciare tali bastardi. Non permetteremo che il Donbas diventi un campo per il fracking delle aziende occidentali. Non lasceremo che il Donbas diventi un deserto saccheggiato. Vogliamo vedere la nostra regione verde, rigogliosa e ricca. É per questo che combattiamo”.
A Gorlovka, un nuovo bombardamento majdanista uccideva una persona e ne feriva altre 17. A Pervomajsk, nel bombardamento dei majdanisti veniva ucciso il pope Georgij Nikishov. A Makievka abbattuto 1 aereo d’attacco Su-25 Grac’ ucraino, mentre ad Amvrossievka veniva abbattuto 1 elicottero ucraino. A Marjupol, tiratori scelti eliminavano diversi consiglieri statunitensi.
L’offensiva della junta di Kiev falliva miseramente, e il ministro della Difesa ucraino Valerij Geletej annunciava l’esaurimento dell’offensiva ed iniziava a contattare la Bielorussia con l’intenzione di chiedere a Lukashenko di essere  l’intermediario nelle trattative. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Difesa, il nazista Andrej Parubij, veniva dimissionato assieme al vicecapo della polizia politica (SBU) Jurij Stets.
10561576Il 1° agosto, il ministero della Difesa russo mobilitava i riservisti per le esercitazioni da svolgersi tra agosto e ottobre, “L’addestramento delle principali specialità si terrà per due mesi in presidi e unità militari“. Le esercitazioni hanno lo scopo di familiarizzare i riservisti all’impiego e manutenzione dei nuovi sistemi d’arma ed equipaggiamenti dei rami specializzati in comunicazioni, missili, artiglieria, logistica, fanteria motorizzata e forze costiere. Inoltre, anche l’aeronautica russa avviava le esercitazioni di combattimento coinvolgendo oltre 100 aerei tra caccia, bombardieri ed elicotteri nei distretti militari centrale e occidentale della Russia. Il colonnello Igor Klimov dichiarava che le esercitazioni si svolgevano in collaborazione con le forze della difesa aerea russa, “In tutto, le manovre coinvolgeranno 100 aerei ed elicotteri come caccia multiruolo Su-27 Flanker, caccia MiG-31 Foxhound, cacciabombardieri Su-34 Fullback, bombardieri Su-24 Fencer così come elicotteri da combattimento Mi-8, Mi-24 e Mi-28N“. L’esercitazione prevedeva tiri contro bersagli a terra e in aria nei nuovi poligoni di tiro, nonché lanci di missili antiaerei nel poligono di Ashuluk nella regione di Astrakhan, e missioni di volo dalle basi aeree della Russia meridionale di Armavir, Krymsk, Mozdok, Morozovsk, ecc.

1535442Fonti
Alawata
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
NEO
RIAN

RIAN
RIAN
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Vineyard Saker
Vineyard Saker
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La fine di ogni fascista

La fine che incontra ogni fascista

Aleksandr Dugin e la “Primavera Russa”

Philippe Grasset Dedefensa, 12 luglio 2014
644551Abbiamo già menzionato che una delle possibili evoluzioni a margine della crisi ucraina, pur causata da essa, sarebbe il radicale indebolimento di Putin sul fianco della destra nazionalista e patriottica, per via della sua prudente politica di non-intervento, quasi di conciliazione. Se questa politica sembra avere una direzione politica chiara e dare i primi risultati, come l’avvicinamento della Russia sulla questione ucraina a Germania e Francia e l’allontanamento di questi due Paesi dagli Stati Uniti, ha i suoi limiti proprio nella minaccia d’indebolimento interno di cui parliamo. Karine Bechet-Golovko ha scritto sul suo blog, il 7 luglio 2014 “…Così, il presidente russo è in una situazione delicata, senza dimenticare che le reazioni lente causano crescente malcontento interno, soprattutto tra gli intellettuali interessati come Dugin. Un’avanzata  estremamente pericolosa, che insiste sull’invio delle forze armate (in Ucraina), l’interposizione di forze russe, l’appello a Strelkov per mettere ordine a Mosca. O. Tsarjov, più calmo, da parte sua dice che se la Russia non interviene a risolvere la situazione in Ucraina, la guerra arriverà a casa sua perché la battaglia che si svolge è la lotta per la Russia, ed ogni colpo è permesso“.
Vediamo Aleksandr Dugin qui citato, è noto che il filosofo mistico e simbolico del nazionalismo patriottico russo è entrato in politica per promuovere l’Eurasiatismo e contrastare i valori occidentali che ritiene destrutturanti e satanici. Dugin è considerato un intellettuale di primo livello, sulla scia di artisti e pensatori profetici, vicino alla corrente della Tradizione, il cui esempio più famoso nel XX secolo è Aleksandr Solzhenitsin. Un articolo della BBC del 10 luglio 2014 parla del ruolo di Dugin, affermando che egli avrebbe scritto il discorso di Putin alla cerimonia per l’annessione della Crimea. (Dugin chiese l’annessione nel 2008). Una conversazione telefonica con la BBC di Dugin permette valutazioni sulla situazione politica nella Russia di oggi. Dugin è assai allarmista e descrive un Putin titubante diviso tra tendenze nazionaliste e liberali filo-occidentali; anche se queste affermazioni sono speculative, tuttavia mostrano la febbre politica a Mosca riguardo la situazione ucraina. “Parlando al telefono da Mosca, in inglese e con un chiaro accento di urgenza nella voce, Dugin teme che la ‘primavera russa’ stia perdendo slancio: “I liberali sono contro Putin. E’ un vero guaio”, e i patrioti lo sosterranno solo se intende continuare con le sue politiche patriottiche. Mentre esita perde l’appoggio di entrambi i lati. È un gioco pericoloso. Ma c’è forse una soluzione? (…) Ora, con le forze ucraine all’offensiva contro i ribelli nelle regioni di Donetsk e Lugansk, Dugin incolpa “i liberali” della riluttanza del Presidente Putin ad inviare truppe. I “liberali” a suo avviso, sono soprattutto affaristi che fecero fortuna negli anni ’90. Se ulteriori sanzioni economiche saranno applicate alla Russia, avranno da perdervi molto essendo “integrati nell’economia mondiale”. L’apparente esitazione del Presidente Putin, secondo Dugin, è dovuta alla lotta nel governo russo, e nella mente del Presidente Putin. “Questa è la lotta tra le forze conservatrice ortodossi patriottiche e le forze liberali, che sono molto forti, dice. In effetti, pensa, ci sono due parti in conflitto in Vladimir Putin. “Il lato patriottico di Putin è supportato dalla maggior parte dei russi, ma la sua ombra liberale è rappresentata dalla maggioranza della classe politica, degli oligarchi e dal suo primo ministro Medvedev. Tale nota anti-establishment è popolare presso la maggioranza dei russi, che non si fida della “élite liberale”, accusata del caos degli anni ’90. Non solo molti russi simpatizzano con il nuovo patriottismo militarista di Aleksandr Dugin, Alcuni arrivano ad acquistarne il kit e a recarsi in Ucraina orientale, per unirsi ai gruppi ribelli“.
L’intervento di Dugin aiuta ad illuminare la portata del dibattito, e quanto la crisi ucraina sia lontana, anche sul terreno stesso della sua esplosione ed estensione, a limitarsi solo al problema ucraino. Questo dibattito è lungi dall’essere geopolitico, verrebbe definito “geopolitico” secondo Dugin, cioè una geopolitica mistica o escatologia geopolitica, un concetto in cui la geopolitica è rappresentazione terrena del disegno spirituale, dove il termine (“mistico”, “escatologico”) è più importante del termine che lo qualifica e riduce alla funzione utensile. (Dugin ha sviluppato l’idea dell’Eurasiatismo, o meglio neo-Eurasiatismo, concretizzando le sue idee come dottrina). Va ricordato che l’idea di scontro di civiltà, del concetto di civiltà antagoniste, è alla base della crisi ucraina e, naturalmente, della situazione russa concernente i recenti (negli ultimi due anni) eventi con tale connotazione. (Si veda, ad esempio, 3 marzo 2012). Un recente articolo di Alexandre Latsa (La Voce della Russia, 1 luglio 2014 e su questo sito 2 luglio 2014) affronta la crisi ucraina, tra cui gli scontri nel Donbas, da questa angolazione. (Si noti che Bechet-Golovko, riportava l’11 luglio 2014 un ulteriore esempio della complessità della crisi ucraina, nel senso che sviluppiamo qui, presentando l’adozione da parte di diverse organizzazioni ucraine a Jalta, il 7 luglio, del “Manifesto del Fronte Popolare ucraino”, le cui rivendicazioni si riferiscono alla prima Maidan, che espresse una protesta popolare pura poi sequestrata congiuntamente da forze estremiste, oligarchi corrotti e criminalità organizzata, forze sovversive del blocco BAO e diktat delle burocrazie ultra-liberali). In tutto ciò, vi sono varie espressioni di una medesima dimensione specifica, comprensiva del confronto culturale e di civiltà tra il blocco BAO, quale espressione del Sistema, e la Russia, partecipe all’eccezionalità della crisi ucraina, rafforzandone il carattere di universalità rispetto alla crisi generale del Sistema.
Inoltre, illustrando la velocità degli eventi e delle modifiche apportate sul terreno dalla crisi stessa, va notato ciò che sembra essere un nuovo importante sviluppo della situazione operativa, dopo la caduta di Slavjansk (v. 9 luglio 2014). Si tratta della notizie dell’importante scontro che ha visto l’annientamento di una unità strutturata dell’esercito ucraino, delle indicazioni di ulteriori scontri e dell’evoluzione strutturale delle forze anti-Kiev, suggerendone un recupero tattico, se non strategico. Il sito The Vineyard of the Saker fornisce maggiori informazioni su questi eventi, il 11 luglio. (Vedi, ad esempio, un testo dell’11 luglio 2014 sull’evoluzione strutturale del movimento di resistenza, e il testo sulla situazione operativa in generale, sempre dell’11 luglio 2014). Si trae da queste varie informazioni e considerazioni l’impressione generale di un accordo tra la resistenza del Donbass e Mosca per un aiuto informale, descritto come generato “dal popolo russo”, più o meno con  iniziative private e il sostegno passivo e discreto del governo, ecc.
Un’osservazione generale infine interessa l’evoluzione della crisi ucraina, qui considerata negli eventi nonché nelle valutazioni intellettuali direttamente legate al teatro operativo. Si tratta di apprezzare la notevole estensione della crisi a questo livello, nonché gli sviluppi indiretti e internazionali (dollaro, posizioni nel blocco BAO, ecc.) ormai ben riconosciuta di grande  importanza. La posizione ucraina crea fattori fondamentali, le cui implicazioni estere e concettuali promettono essere importanti. Questo porta ad osservare, ancora una volta, e a confermare, se si vuole, l’eccezionalità di tale crisi inedita, espressa a tutti i livelli operativi. Anche sul solo punto ucraino, tale crisi non può essere ridotta a una “rivoluzione colorata” di nuovo tipo, a una versione est-europea della “primavera araba”, ecc. A questo proposito, l’idea di “Primavera Russa” di Dugin ha necessariamente una dimensione completamente nuova rispetto all’idea di “primavera araba”; osservando ciò, si pone meno contrasto tra i due eventi che a mostrare qaunto la situazione sia notevolmente cambiata dal 2010. Con la crisi ucraina, non si tratta più, per la molteplice universalità e la profusione d’interessi, di un evento che può essere ridotto a una regione o area geografica o culturale, a un sistema regionale e religioso, ecc. Si tratta infatti di un evento fondamentale per il Sistema, o ancor di più dell’archetipo della manifestazione fondamentale del Sistema, portando al confronto tra Sistema e anti-Sistema in tutta la sua diversità, con le necessariamente differenti valutazioni nell’identificare gli avversari. Vi è un grado in più, un ulteriore passo nello sviluppo della crisi del collasso del Sistema, e della crisi di civiltà che l’accompagna.

72962646cropTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’antimissile non funziona, e allora?

Dedefensa 20 giugno 2014
2020570235Sappiamo che il programma Missile Ballistic Defense (BMD) è una delle pietre angolari della “dottrina” USA sul cosiddetto “dominio nucleare”, permettendo agli “strateghi” di considerare un “primo colpo” nucleare. (Sappiamo che tale “dottrina” astratta, dall’abbondanza di citazioni, resta in molte menti fantasiose che prendono in considerazione l’attivazione operativa per salvare la civiltà. La Russia sarebbe, nelle attuali circostanze, una ben nota minaccia alla civiltà in via d’insediamento a Kiev, obiettivo che s’avvantaggerà dell’operatività di tale “concetto” strategico, assai sussurrato ai vertici, come si nota il 9 giugno 2014). Questo… è il momento scelto da David William, sul Los Angeles Times del 16 giugno 2014, per pubblicare un grosso articolo sul programma BMD concludendo semplicemente che non funziona, ma fa lo stesso. (Si noti che il programma è stato rinominato da MDB a GMD, Ground-Missile Defense, riferendosi al complesso terrestre costitutivo della dimensione strategica fondamentale del programma. Alcuni “buchi”, nella narrazione sul programma, vengono occlusi dalle unità navali del sistema AEGIS, la cui efficacia è ovviamente discutibile (23 aprile 2014). Il BMD/GMD iniziò ad essere operativo nel 2004, ma chiaramente non lo è. Nelle ultime otto prove dal 2008, in condizioni idilliache ed irreali dato che l’obiettivo è noto per via della rotta preordinata, ecc., cinque hanno fallito. Sembra che il BMD/GMD non possa fare ciò che Guglielmo Tell fece a una mela sulla testa del figlio con la freccia della sua balestra. Appare che il BMD/GMD venga trattato esattamente come il JSF: lo si produce, lo si mette in servizio, si suggerisce o si fa pensare che funzioni, quando poi nei programmi di prova e sperimentazione si scopre che non funziona, si continua o si passa ad altro. Una formula collaudata.
Una sintesi dell’articolo di William cui pensiamo di poter aggiungere la Russia tra gli “Stati canaglia”… “Il sistema di Difesa antimissile terrestre, GMD, dovrebbe proteggere gli statunitensi dall’agghiacciante nuova minaccia di “Stati canaglia” come la Corea democratica ed Iran. Ma un decennio dopo esser stato dichiarato operativo e 40 miliardi di dollari spesi, lo scudo missilistico non sembra affidabile, neanche in test scrupolosamente adattati, assai meno impegnativi di un attacco reale, scopre un’indagine del Los Angeles Times. La Missile Defense Agency ha condotto 16 test sulla capacità del sistema d’intercettare una finta testata nemica, fallendo otto volte, come documenti governativi dimostrano. Nonostante anni di ritocchi e promesse di risolverne le carenze tecniche, le prestazioni del sistema sono peggiorate e non migliorate dai primi test nel 1999. Degli otto test tenutesi dopo che il GMD è diventato operativo nel 2004, cinque sono falliti. L’ultimo successo fu il 5 dicembre 2008. Un altro test è previsto a Vandenberg, sulla costa della Santa Barbara County, a fine mese. Il sistema GMD è stato recuperato dopo che il presidente George W. Bush nel 2002 ordinò uno sforzo incisivo per schierare “una prima linea di difese missilistiche”. L’implementazione frettolosa ne compromise l’efficacia in diversi aspetti. “Il sistema non è affidabile”, ha detto un alto ufficiale da poco in pensione, che ha prestato servizio con i presidenti Obama e Bush. “Abbiamo preso un sistema ancora in fase di sviluppo, un prototipo, ed è stato dichiarato ‘operativo’ per ragioni politiche. A quel punto non si poteva sostenere più che lo si doveva ancora sviluppare e cambiare. Si doveva costruirlo”. Dean A. Wilkening, fisico del Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, in California, ha dato una valutazione analoga. Wilkening lavorò presso la commissione della National Academy of Sciences che nel 2011 pubblicò un rapporto sulla difesa missilistica. Il GMD resta un “prototipo che opera peggio di quanto si sperasse”, ha detto in una conferenza il 28 maggio a Washington DC: “Se si ha intenzione di definire tale sistema operativo, non si dovrebbe esser sorpresi dal fatto che tende a fallire oltre il dovuto”. In una conferenza di questo mese, Wilkening ha definito le prove del sistema “abissali””.
Il giornalista William del Los Angeles Times, conclude il suo immenso articolo con queste osservazioni (a febbraio) di Frank Kendall III, sottosegretario alla Difesa per l’acquisizione e la tecnologia, presentate disertando la narrativa ufficiale sulle sublimi prestazioni del sistema: “Riconosciamo i problemi che abbiamo avuto con tutti gli intercettori in  campo. Le causa principale è il desiderio di mettere in campo tali cose subito e a basso costo… Vediamo tanta pessima progettazione francamente, e ciò per la fretta“. Pertanto, il programma BMD/GMD non funziona… E quindi? Paul Craig Roberts osserva giustamente (il 18 giugno 2014), che in questo universo “immateriale” l’importante è crederci, perché la narrazione è il trucco. Il resto segue, anche l’Apocalisse. “La Russia ha visto gli Stati Uniti ritirarsi dal trattato ABM e sviluppare uno scudo per le “guerre stellari”. (Che non funzioni è irrilevante, l’obiettivo è convincere politici ed opinione pubblica che gli statunitensi sono al sicuro)”.

lockheed martin
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’industria della difesa USA sfrutta tecnologia e competenze russe e cinesi

John Stanton Global Research, 6 giugno 2014

sea-based-radarBoeing guida il programma di cooperazione dell’aviazione USA-Cina, un’iniziativa di governo e compagnie aeree degli Stati Uniti per collaborare con CAAC e compagnie aeree della Cina per svilupparne l’aviazione commerciale. La buona cittadinanza aziendale è sempre stata parte essenziale della Boeing Company. In Cina, la visione della compagnia sul programma di responsabilità sociale della Boeing, allargando competenze e impegno nell’istruzione su scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) dei giovani cinesi, dalla scuola elementare all’università“. (Boeing in Cina, Backgrounder, 14 aprile 2014)
E’ una bella cosa che Boeing sostenga l’istruzione STEM in Cina. Ma nell’ambito dell’infrastruttura sensibile delle industrie della Difesa statunitensi, Boeing si lamenta regolarmente delle carenze nell’ingegneria aerospaziale/STEM degli USA. Ad esempio, in una pubblicazione del 2007 v’è l’articolo Engineering Brain Drain? di Louise Wilkerson, in cui si apprende che “Secondo un recente studio della rivista Aviation Week & Space Technology, negli Stati Uniti si laureano solo circa 110000 ingegneri all’anno rispetto ai 600000 in Cina e ai 350000 in India, ogni anno“. Anche se non vi è alcuna prova conclusiva per parlare di carenza di ingegneri aerospaziali negli USA (immigrati o no), il Pentagono e i suoi appaltatori continuano a lamentare e gemere una mitica  penuria che in realtà non esiste. Forse Boeing scommette nel finanziare lo STEM e la ricerca informatica e sui materiali avanzati in Cina. “Boeing ha anche creato la Boeing-China Research&Technology, una sua organizzazione centrale di ricerca e sviluppo avanzata. Il centro si occupa di ricerca in collaborazione con l’Accademia Cinese delle Scienze e le università cinesi. Tre laboratori di ricerca congiunti e un centro comune di ricerca sono stati creati con i partner di ricerca. Le attività sono focalizzate su ambiente, materiali avanzati e tecnologie informatiche avanzate per l’aviazione e il design industriale“. Una delle piattaforme di allerta precoce della difesa missilistica più sofisticate è stata costruita dalla Boeing. Il sistema radar navale in Banda X della società, che attualmente galleggia nel Pacifico, è stato costruito in Russia dalla Vyborg Shipyard. Secondo navaltechnology.com, “Il sistema radar navale in Banda X SBX-1 è un radar di controllo del tiro a metà rotta installato su un impianto semisommergibile. La piattaforma è stata sviluppata da Boeing, nell’ambito della Difesa terreste di metà rotta (GMD), componente del sistema di Difesa antimissile balistico degli Stati Uniti (BMDS). Il GMD intercetta le testate in arrivo. L’SBX è stato trasferito al Comando Militare del trasporto navale (MSC) nel dicembre 2011“. Il sistema radar in banda X a bordo è stato costruito da un altro dei pesi massimi dell’industria della Difesa, la Raytheon Corporation.

Jak, Jak
Lockheed Martin, la maggiore industria della Difesa del mondo, fa notizia come vittima dei militari cinesi dell’ELP, che a quanto pare saerbbero entrati nelle reti informatiche di Lockheed per spionaggio industriale. Eppure Lockheed ha fatto accordi con la Cina nella sicurezza e la costruzione di reattori nucleari. Il suo F-35B ha una sua genesi in Russia. Secondo un comunicato stampa aziendale sul sito della Lockheed Martin, “Lockheed Martin e State Nuclear Power System Automation Engineering Company della Cina (SNPA) hanno firmato un accordo per realizzare prototipi, produrre e qualificare i sistemi di protezione dei reattori di terza generazione delle centrali nucleari in Cina. SNPA è una filiale della China State Nuclear Power Technology Corporation (SNPTC). Lockheed Martin e SNPA svilupperanno strumentazione per la sicurezza nucleare e la piattaforma di controllo, basata sulla tecnologia Field Programmable Gate Array (FPGA) per i sistemi di protezione della nuova generazione di reattori cinesi. I termini dell’accordo non sono stati divulgati“. Si scopre anche che il vantato F-35 ha origini nell’industria aeronautica russa. Secondo Aviation Intel:La gente guarda l’F-35B e vede una specie di trasformer ultra-moderno, con massicci portelli che si aprono e un tubo di scarico articolato che a comando si piega in basso in modo innaturale. La prossima cosa è vedere il caccia stealth di 5.ta generazione in bilico a mezz’aria. Con un’autonomia decente (per un caccia V/STOL), velocità superiore al Mach, radar e  pacchetto avionico più all’avanguardia che mai, e dispone di un design davvero innovativo… Ma il design unico del F-35B è davvero così innovativo? La turboventola di risalita dell’F-35B e il design dell’ugello vettoriale non furono ideati a Fort Worth, Texas, ma a Mosca in Russia, circa 35 anni fa! Lo Jak-41 utilizzava questo stesso concetto, ora conosciuto come Jak-141 nome in codice NATO “Freestyle”, progettato per sostituire il molto carente Jak-38.” E forse una coincidenza, ma Lockheed ha stipulato contratti di sicurezza informatica miliardari con il governo degli Stati Uniti. C’è qualcosa di losco nel spendere miliardi per il cyberattacco e la cyberdifesa quando nessuno sembra poter formulare o quantificare i dati della sicurezza nazionale e aziendali davvero  segretamente compromessi da cinesi, russi o studenti liceali di Houston, Texas. I funzionari del governo degli Stati Uniti e della Lockheed non sarebbero attendibili. Forniscono informazioni dubbie su prove specifiche o formule legittimamente quantificabili in dollari nel definire le fughe  dei dati. E’ una farsa, non diversamente dall’inventato gap degli ingegneri aerospaziali.

Le minacce informatiche sono reali?
Secondo Tereza Pultarova, scrivendo sul Engineering and Technology Magazine (maggio 2014), “Parlando al vertice Reuters sulla cyber-sicurezza di Washington, il vicepresidente della società Chandra McMahon ha detto che solo nel gennaio 2014 l’impresa ha dovuto respingere gli attacchi di 43 gruppi di hacker diversi. Il numero di cyber-attacchi ai sistemi della Lockheed è in costante crescita, nel 2007 dieci attacchi furono individuati mentre tre anni più tardi erano già 28. Oltre ad essere il primo fornitore del Pentagono, Lockheed Martin è anche il maggiore fornitore di  tecnologia informatica del governo degli Stati Uniti. I sistemi della società sono ampiamente utilizzati da militari degli Stati Uniti, imprese energetiche, utilities e altre aziende infrastrutturali sensibli. Queste ultime hanno visto, secondo la Lockheed Martin, un aumento sostanziale del numero di attacchi informatici negli ultimi anni. Anche se non abbiamo visto azioni contro obiettivi specifiche, in termini di danni ciò che abbiamo visto negli ultimi anni sono i malware creati e diffusi per danneggiare infrastrutture critiche”, ha detto McMahon… Lockheed si aspetta la crescita a due cifre nel suo cyber-business, che oggi rappresenta il 10 per cento degli 8 miliardi di dollari di ricavi nei sistemi informatici. Lockheed e altri produttori di armi statunitensi sono spesso bersaglio di gruppi criminali, Stati e altri hacker che cercano di estrarre informazioni preziose sugli avanzati sistemi d’arma. Rapporti dell’intelligence statunitensi citano attacchi lanciati da gruppi in Iran, Cina, Russia e Corea democratica. Lockheed non ha voluto commentare su eventuali dati specifici sulle azioni identificate“.

Jak-141

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John Stanton scrive su 4.th Media dalla Virginia.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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