Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Imporre una “no-fly zone” in Ucraina?

Valentin Vasilescu Reseau International 3 giugno 2014
la-proxima-guerra-mapa-de-ucrania-fuerzas-militares-rusas-ucranianas-crimeaIn sempre più capitali occidentali si organizzano manifestazioni generate dal superamento della “linea rossa” in Ucraina per via dei bombardamenti aerei su Donetsk da parte di Su-25 e MiG-29, causando in un solo giorno, più di 50 morti tra i civili. I manifestanti chiedono alle Nazioni Unite d’imporre una “no fly zone” immediata in Ucraina per fermare il massacro dei civili da parte dell’esercito. Attualmente, assistiamo al più grande genocidio etnico dalla seconda guerra mondiale, che affrontano i 18 milioni della minoranza russa in Ucraina. Tutte le richieste a Kiev dalla Russia di smetterla di usare l’esercito contro la popolazione etnica russa in Ucraina orientale, chiedendo il rispetto dei loro diritti e di avviare negoziati con i loro rappresentanti per recuperare la pace, sono state respinte. Inoltre, il giorno dopo l’elezione alla presidenza, Pjotr Poroshenko dicendo che i combattenti filo-russi non avevano disarmato né lasciato gli edifici che occupano, ordinava all’esercito di sterminare i gruppi insorti e gli abitanti di Donetsk e Lugansk. Introducendo equipaggiamenti da combattimento pesanti nella fase attiva dell’operazione, quali cacciabombardieri, elicotteri d’attacco Mi-24 e lanciarazzi BM-21 Grad, i capi filo-occidentali dell’Ucraina e i generali dell’esercito ucraino sono colpevoli di crimini contro l’umanità. Tanto più che Kiev impedisce i rifornimenti di prima necessità alle località dell’Ucraina orientale assediate dall’esercito, e non permette l’ingresso di aiuti umanitari offerti da diversi Stati, come richiesto dalle Convenzioni di Ginevra sulle questioni umanitarie e la protezione dei civili nei conflitti armati. Secondo lo Statuto della Corte penale internazionale (adottato a Roma nel 1998), il posto di   Poroshenko, dei membri del governo e del parlamento e dei generali ucraini, non è la poltrona del presidente, o negli uffici di Kiev e dello Stato Maggiore ucraino, ma il banco degli accusati di genocidio. Dato che loro preoccupazione principale è l’isolamento internazionale della Russia, quindi non volendo intervenire in alcun modo a sostenere la minoranza russa in Ucraina che subisce un genocidio, Stati Uniti con Gran Bretagna e Francia, membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non vogliono vedere la grave crisi umanitaria che si apre ai loro occhi; essendo giochi già decisi a Washington e avendolo gli Stati Uniti ordinato ancor prima che Janukovich fosse rimosso dalle sue funzioni. La cattiva notizia per Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e loro satelliti è che, una volta superata la “linea rossa”, per applicare i principi del diritto internazionale, creato dall’ONU, non c’è bisogno di cercare l’accordo di uno o l’altro per imporre una “no fly zone” in Ucraina, perché c’è il precedente di Kosovo e Libia. In un precedente articolo, ho detto che l’esercito ucraino potrebbe presto comprendere il valore della protezione degli Stati Uniti per il genocidio del proprio popolo, e l’evacuazione dei bambini da Slavjansk dovrebbe dargli un’idea di ciò che si prepara per i suoi crimini.
Il blocco degli aerei da combattimento ucraini (MiG-29, Su-24, Su-25, Su-27, L-39) sulle sei basi aeree disponibili, mettendo fuori servizio temporaneamente le piste, è il metodo principale per imporre una no-fly zone. Nelle condizioni attuali dell’Ucraina, la restaurazione delle piste richiederebbe almeno sette giorni, durante cui i velivoli restano a terra, eliminando il rischio di bombardare i civili. Un altro obiettivo della no-fly zone sarebbe inchiodare al suolo, per un lungo periodo, i 40 elicotteri d’attacco Mi-24 e i 30 elicotteri da trasporto Mi-17 presenti in due basi aeree ucraine e frequentemente utilizzati per le cosiddette operazione antiterrorismo contro l’Ucraina orientale. Sulla base dell’esperienza della NATO nell’attuazione della “no fly zone” in Libia, i pianificatori operativi sanno che le due missioni non basteranno poiché l’esercito ucraino, nella cosiddetta operazione antiterrorismo, impiega 3-4 brigate rinforzate da tre battaglioni della Guardia nazionale formati da fanatici della regione di Leopoli che, si dice, siano controllati da società mercenarie statunitensi. Le cosiddette truppe antiterrorismo hanno oltre 400 veicoli corazzati leggeri e artiglieria, e una forza di 6000 uomini. Il paradosso è che, in questi ultimi anni, la regione di Leopoli è stata devastata da inondazioni e solo i residenti del Donbas, cioè la minoranza russa,  raccolse i fondi per aiutare le famiglie colpite. In segno di apprezzamento, i volontari della regione di Leopoli si sono uniti alla Guardia nazionale per recarsi nel Donbas ad uccidere a sangue freddo i figli di chi li ha aiutati. Circa il 40% di queste bande è concentrato in tre guarnigioni situate nella parte orientale dell’Ucraina, dove c’è la struttura di controllo dell’operazione ”antiterrorismo”. Questi sono gruppi d’intervento volti a rinforzare su richiesta il sistema offensivo che supporta l’attacco agli insorti, o per supportare il dispositivo se viene attaccato di sorpresa. I corazzati leggeri d’intervento sono schierati in capannoni di lamiera o all’esterno, rendendoli molto vulnerabili agli attacchi con munizioni a grappolo sulle caserme. Il restante 60% delle truppe è collocata stabilmente in punti di controllo sulle arterie stradali, agli ingressi e uscite dei luoghi assediati. Ciascun punto di controllo è costituito da un gruppo di almeno una compagnia di fanteria (90 soldati), con blindati o artiglieria. I punti di appoggio sono fuori dalle città, laddove non c’è riparo per truppe e veicoli blindati leggeri, e sono quindi obiettivi per le munizioni sganciate su di essi. Non si perda di vista il fatto che la crisi umanitaria è iniziata con il massacro della minoranza russa a Odessa, e il genocidio può esplodere in qualsiasi momento nella regione. Vi sono prove sufficienti che i fanatici del battaglione della Guardia nazionale, che comprende mercenari occidentali, siano direttamente coinvolti nell’organizzazione ed esecuzione del pogrom della Casa dei sindacati di Odessa, utilizzando le riserve e ricevendo attrezzature, armi e mezzi di trasporto di una grande unità meccanizzate ucraina di Odessa.
Se la Russia sarà riluttante ad imporre immediatamente la zona di esclusione aerea in Ucraina, vi sarà un ritorno a tale condizione ed essa sarà invitata ad aderire alla NATO prima del vertice del settembre 2014, e per risolvere i propri problemi interni, Kiev moltiplicherà per 1000 gli effetti devastanti sulla popolazione delle tattiche da combattimento dell’esercito ucraino, usando i 260 lanciarazzi multipli BM-21, 9P140 Uragan e 9A52 Smerch-2 che detiene. Inoltre, l’Ucraina riceverà gli eserciti della NATO che verrebbero subito schierati nel Paese, aggravando il genocidio della popolazione russa e rovinando l’est dell’Ucraina. Sarebbe la peggiore catastrofe umanitaria in Europa centrale, in tempo di “pace”, per volontà degli Stati Uniti e con milioni di vittime civili ucraine di etnia russa.
La Russia ha una flotta di 140 bombardieri supersonici Tupolev Tu-22M3, ciascuno armato con otto missili da crociera, 15 Tu-160 ognuno armato con 12 missili da crociera, 55 bombardieri subsonici Tu-95 ciascuno armato con otto missili da crociera. Il Kh-101 è il missile furtivo di nuova generazione, simile alla moderna versione dell’AGM-86 Tomahawk statunitense, adottato dall’esercito russo nel 2013 in sostituzione di una parte dei missili da crociera Kh-55/Kh-555. Entrambi i missili da crociera, il cui attuale numero in dotazione dell’esercito russo è di 2500 pezzi, hanno una gittata di 2500 km. Dopo l’inizio della crisi in Ucraina, l’esercito russo ha rinunciato a rimuovere i quasi 600 missili Kh-555, già sostituiti dai Kh-101. Sono stati ripristinati operativamente tramite collaudo non distruttivo installandovi i nuovi microprocessori TERCOM. Grazie alla sua grande gittata (2500 km) il lancio dei missili da crociera da bordo dei bombardieri russi avviene nello spazio aereo russo. Mentre il sistema di sorveglianza dello spazio aereo nazionale, i radar di controllo dell’aviazione e la difesa antiaerea dell’Ucraina sono di origine sovietica e di due generazioni più vecchi dell’attrezzatura attualmente disponibile nell’esercito russo, la Russia non avrà alcun problema a neutralizzarli con le interferenze. Pertanto, la probabilità dei  missili da crociera russi di superare la difesa antiaerea ucraina è superiore del 100% a quella degli Stati Uniti in Libia, Iraq e Jugoslavia. Una pista di 2500x60m di dimensioni può essere distrutta con un attacco con missili cruise a testata antipista da 500 kg contro il primo terzo, il terzo mediano e l’ultimo terzo. La distruzione al suolo dei 40 elicotteri d’attacco Mi-24 e dei 30 Mi-17 da trasporto nelle due basi aeree ucraine, disposti all’aperto su bretelle di rullaggio, è anch’essa molto semplice con i missili da crociera lanciati dai bombardieri nello spazio aereo russo. A differenza delle piste, truppe e blindati ucraini hanno una certa mobilità, e la probabilità di distruzione del dispositivo “antiterrorismo”’ non è del 100%. Pertanto, dopo la prima ondata di missili da crociera e la valutazione dell’efficacia sul cosiddetto dispositivo antiterrorismo, seguirebbero una seconda e poi una terza ondata d’attacco, ecc., ciascuna della durata non superiore a un’ora. Poiché i bombardieri e i missili da crociera russi non rientrano nel campo d’azione della NATO e i bombardieri russi non entrano nel territorio dell’Ucraina, gli eserciti NATO non potrebbero intervenire o proteggere l’aviazione e i militari ucraini nella regione di Donetsk e Lugansk.
Dato che Odessa è sul Mar Nero, la missione di distruggere gli elementi militari ucraini che parteciparono al pogrom della Casa dei sindacati può essere eseguita al di fuori delle acque territoriali ucraine con i missili P-270 Moskit (gittata di 120 km), lanciati dalle corvette classe Bora della Flotta del Mar Nero. Se necessario, si potrebbe decidere che il resto dell’esercito ucraino si ritiri completamente, entro 24 ore, dietro la linea situata all’estremo ovest dell’Ucraina.

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7H33pTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Consulenti statunitensi banditi dalle aziende pubbliche cinesi

Reseau International
9kulak-1728x800_cLe imprese statali cinesi hanno avuto l’ordine di rompere le relazioni con società di consulenza degli Stati Uniti, secondo il quotidiano britannico The Financial Times, citando fonti anonime. Così, le società di consulenza statunitensi, tra cui McKinsey e Boston Consulting Group, si sono ritrovate senza clienti cinesi. Questa decisione del governo cinese sarebbe stata motivata dal fatto che tali imprese possono raccogliere informazioni per l’intelligence.
Personae non grata nel comparto pubblico cinese sono tutti i dipendenti di società di consulenza statunitensi. Questa informazione è stata svelata pochi giorni dopo l’enorme scandalo spionistico scoppiato tra la Cina e gli Stati Uniti. Questa è la prima volta che Washington accusa personalmente cinque militari cinesi di hackeraggio delle reti informatiche di aziende statunitensi e di un sindacato. Gli hacker cinesi hanno scaricato informazioni riservate dalle reti di aziende come Alcoa, Allegheny Technologies, SolarWorld, US Steel, Westinghouse Electric e United Steelworkers Union. La Cina accusa degli Stati Uniti di fabbricare tali accuse, e non ha esitato a rispondere in modo asimmetrico. Il CEO dell’azienda Infaross Andrej Masalovich ha definito la paranoia nello spionaggio, “vaccino contro l’insolenza” nelle relazioni sino-statunitensi. “Azioni decisamente insolenti, come spiare, di certi consulenti impiegati da società in un Paese straniero, devono essere punite. È spionaggio. Comunque non credo che tali misure possano cambiare qualcosa. Direi che la decisione cinese di privare i consulenti statunitensi dell’accesso ad aziende pubbliche non sia altro che un “vaccino contro l’insolenza”. L’ascolto dei mezzi di comunicazione da parte dei servizi segreti di diversi Paesi è a tal punto che non ci si può fare nulla. E’ incontrollabile e totale, ed interesserà tutti i partecipanti finché sistemi di prevenzione contro tali attività non saranno attivati o dei controlli speciali creati“.
Meno di un anno fa Cina e Stati Uniti crearono un apposito gruppo di lavoro per elaborare un “codice di condotta” nel cyberspazio. Tuttavia, questo gruppo fu sciolto dopo lo scandalo dei cinque hacker militari. Le autorità cinesi hanno annunciato la settimana scorsa che tutti i prodotti tecnologici dell’informazione venduti nel Paese saranno soggetti a nuove procedure di analisi di sicurezza. Qualsiasi azienda, prodotto o servizio che non le supererà avrà il divieto di commercializzazione in Cina. Ovviamente, i prodotti utilizzati nei settori della comunicazione, finanza ed energia saranno i più severamente testati. Ma il governo cinese si riserva il diritto di monitorare i prodotti per tutti gli altri settori industriali che ritiene d’interesse per la sicurezza nazionale. Tali misure potrebbero portare i loro frutti nella lotta contro gli hacker, dice Andrej Masalovich. “Questo è davvero un modo assai efficace“, dice “che sarà introdotto contro qualsiasi dispositivo elettronico che arrivi ai servizi segreti e alle strutture statali competenti per la sicurezza nazionale. Queste procedure sono aumentate in molti Paesi, cosa abbastanza giustificata. È possibile proteggersi in certa misura da programmi maligni e controllo esterno, ma non c’è la garanzia che si sia completamente protetti“.
Le reciproche accuse di furto di informazioni sono diventate un aspetto della politica dei governi cinese e statunitense. “Lo scandalo continuerà a crescere“, predice Andrej Masalovich. “Ma non  dobbiamo associarlo allo spionaggio. Tale scandalo è piuttosto legato alla politica estera in modo tale che ogni parte vuole fare dichiarazioni ed essere ascoltata. Lo scandalo sino-statunitense è una buona scusa possibile da utilizzare in qualsiasi momento, mentre esempi d’interferenza nelle reti potranno essere trovati facilmente ogni giorno. Un uomo apre la bocca se vuole essere ascoltato“. Cina e Stati Uniti sono coinvolti in un vero confronto politico, e gli scandali sullo spionaggio sono una sorta di non banale gioco geopolitico

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Paura di Satana: perché gli Stati Uniti sono terrorizzati dal missile russo

Rakesh Krishnan Simha RBTH 23 maggio 2014

Gli sforzi degli statunitensi contro l’SS-18 della Russia, il missile strategico più potente del mondo, sono suscitati dal timore di vivere all’ombra della paura.

1400140427_ocherednoy-rossiysko-ukrainskiy-dnepr-startuet-v-iyuneNella storia umana non c’è mai stata un arma distruttiva come il missile balistico intercontinentale (ICBM) russo SS-18. Per comprendere il vero potere di questa arma da giudizio universale, provate a paragonarla alla testata nucleare degli Stati Uniti utilizzata per cancellare Hiroshima. La bomba di Hiroshima aveva una potenza di ‘soli’ 15 chiloton (KT) o 15000 tonnellate di TNT, eppure uccise 70000 persone. In confronto, un solo SS-18 trasporta fino a 10 testate nucleari indipendenti di circa 750 KT ciascuna. Alcuni missili sono armati con una colossale testata da 20000 KT. Durante i primi anni dell’era missilistica, gli Stati Uniti superavano la Russia in tecnologia e numeri, ma dai primi anni ’70, quando l’SS-18 entrò in servizio in numero significativo, Mosca colmò il gap missilistico e iniziò ad avanzare inesorabilmente. Nel 1990 Mosca aveva una riserva di circa 40000 testate nucleari (contro le 28000 degli Stati Uniti), ma utilizzando le sole 3000 sui suoi SS-18, avrebbe spazzato via tutta la vita umana negli Stati Uniti in 30 minuti. Nome in codice Satan per la NATO, il gigantesco SS-18 pesa 209000 kg. Il missile russo altamente preciso non solo penetra e distrugge i silos missilistici statunitensi, induriti a 300 psi, ma i suoi silos sono temprati fino agli incredibili 6000 psi, rendendo il missile del tutto inespugnabile. Sorprendentemente, per un missile del suo peso e lunghezza (33 metri) può virare (spostandosi su una serie di curve a forma di S per eludere le difese antimissile) e la sua microelettronica è indurita in modo da operare anche sotto attacco nucleare. Il Satan può irrompere nei complessi missilistici strategici statunitensi attraverso le cosiddette “finestre di vulnerabilità”. La potenza spaventosa di questo missile terrorizza la leadership statunitense, costringendo rapidamente Washington al tavolo dei negoziati. Nei Strategic Arms Limitation Talks dei primi anni ’70, si decise il drastico rallentamento della corsa agli armamenti, finora incontrollabile.

Obiettivo Satan
Poiché l’SS-18 rappresentava una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, il missile fu al centro dei colloqui sugli armamenti tra le due superpotenze. Gli statunitensi si offrirono di togliere di mezzo i loro missili strategici in Europa se i russi avessero deciso profondi tagli alle loro forze missilistiche. Dei 308 silos di lancio degli SS-18 nel 1991, Mosca li ridusse a 154, secondo il trattato START I. START II eliminava tutti i missili SS-18, ma non entrò in vigore e i missili rimasero in servizio. Dal punto di vista della Russia il ritardo si dimostrò una fortuna. Mentre le relazioni con gli Stati Uniti si tesero per l’espansione della NATO sempre più vicina ai confini della Russia, Mosca decise di mantenere le sue superarmi. Ora che il finto romanticismo Russia-USA del 1991 è un lontano ricordo, è abbastanza chiaro al Cremlino che gli ICBM nei silos principali sono decisivi per avere una deterrenza. Ora con un improvviso tuffo nel passato, l’SS-18 è tornato alla ribalta, coinvolto nella guerra delle sanzioni. In risposta alla vaste sanzioni statunitensi, portando Mosca ad annunciare di voler sospendere la vendita di motori a razzo agli Stati Uniti, se tali motori venissero utilizzati per scopi militari, alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto una mossa pericolosa.
I deputati degli Stati Uniti vogliono che il loro governo avvii i colloqui con il governo ucraino per por termine alla cooperazione tra Kiev e Mosca sulla manutenzione degli SS-18. Gli statunitensi potrebbero avere una brutta sorpresa. Il missile è prodotto dal complesso industriale militare Juzhnoe Design Bureau dell’Ucraina, ma la Federation of American Scientist dice, “le imprese russe provvedono alla manutenzione degli SS-18 attualmente nell’arsenale”. Anche se gli ucraini sono coinvolti nella manutenzione di alcuni missili strategici russi, gli Stati Uniti non possono influenzare ciò di molto. Viktor Esin, l’ex-capo di Stato Maggiore del Comando missilistico strategico della Russia, ha detto a Nezavisimaja Gazeta che l’impresa ucraina “esiste principalmente grazie al denaro della Russia versato per la manutenzione fornita” al sistema missilistico. “Questi legami economici sono importanti, indipendentemente da chi sia al potere in Ucraina. E non credo che questo accordo intergovernativo sarà revocato“. In ogni caso, cercare di rovesciare la difesa missilistica strategica della Russia sarebbe un buon esempio di hara-kiri della civiltà. Gli Stati Uniti giocano alla roulette nucleare, senza badare alla capacità di reazione del Cremlino.

181825033Perché gli Stati Uniti non devono preoccuparsi
Sembra che l’acuta campagna contro gli SS-18 a Washington sia principalmente dovuta alle paure ataviche degli statunitensi sull’arma del giorno del giudizio che, frustrante, non è in loro controllo ma in possesso del rivale. Nel 21° secolo, quando la Russia non è più un nemico mortale, tali paure sono infondate. Un rapporto del dipartimento della Difesa (DOD) sulle forze nucleari russe, stilato in coordinamento con il direttore della National Intelligence, dice che anche il peggiore scenario di un primo attacco russo avrebbe “poco o nessun effetto” sulla capacità di ritorsione degli Stati Uniti. Il rapporto conclude che la Russia “non potrebbe avere un vantaggio militare significativo da qualsiasi espansione plausibile delle proprie forze nucleari strategiche, anche in caso di rottura o abbandono del nuovo trattato START“. Il Congresso degli Stati Uniti sembra intensificare la retorica perché semplicemente male informato, ignorante e profondamente grossolano.

Satan vive
Nel frattempo, 50 anni dopo la sua prima adozione, l’SS-18 è pronto come sempre. Mentre le forze missilistiche strategiche della Russia riceveranno più di 400 nuovi missili in 10 anni, nell’ambito del programma di modernizzazione, Satan sembra destinato a sopravvivere facilmente fino al 2040 grazie agli aggiornamenti. Strategy Page riferisce: “La maggior parte dei lanci di prova negli ultimi dieci anni ha avuto successo, e altri test di controllo di qualità sono stati positivi. Nonostante il crollo post-Guerra Fredda dei militari russi, finanze e personale di qualità continuano ad andare alle forze missilistiche, l’estrema difesa della nazione più grande del pianeta“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intelligence USA terrorizza il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/05/2014

logo_daiDopo la vittoria del successore di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, nelle elezioni presidenziali del 2013, la CIA per rovesciarlo ha cercato di utilizzare una versione modernizzata dello scenario cileno. Quarant’anni fa, tale scenario funzionò: nel settembre 1973 il governo di Salvador Allende fu letteralmente distrutto. Una dittatura fascista repressiva s’impose in Cile per molti anni, e i sostenitori di Allende ne furono le vittime. Decine di migliaia di cileni passarono nei centri di tortura e campi di concentramento. Molti furono costretti ad emigrare, ma anche all’estero non si sentirono al sicuro. La polizia segreta di Pinochet braccò le figure più importanti della resistenza e utilizzò veleno ed esplosivi per eliminarle. In Venezuela lo scenario cileno non ha funzionato. I cospiratori, seguendo le istruzioni dei loro sorveglianti della CIA, previdero di provocare un malcontento di massa. Hanno provato di tutto: scarsità artificiale dei generi di prima necessità, sabotaggio dei mezzi pubblici, attacchi contro agenzie governative, e barricate sulle autostrade nelle strade delle aree residenziali. Ovunque sulle città, come segnale di allarmante instabilità, incombeva il fumo nero dei pneumatici in fiamme (un’eco eloquente di Majdan a Kiev)… Tutto ciò sincronizzato e ben organizzato. Nicolas Maduro e il governo bolivariano resistettero da subito. Il presidente Obama, che ha subito sconfitte su quasi tutti i fronti della lotta per l’egemonia degli Stati Uniti, ha autorizzato l’inasprimento delle operazioni per influenzare il regime bolivariano…
Nella città di San Cristobal, Venezuela, fu arrestato il cittadino statunitense T. M. Leininger. Aveva  ferito gravemente un venezuelano che sospettava di lavorare per le agenzie di sicurezza bolivariane; cercò di nascondersi, ma fu arrestato dalla polizia. Quando l’appartamento di Leininger fu perquisito, venne trovato un nascondiglio con armi da fuoco: tre fucili (uno con un mirino telescopico e un silenziatore), due pistole, una consistente scorta di munizioni e diversi abiti mimetici. Lo statunitense è sospettato di aver pianificato atti terroristici. L’indagine è attualmente in corso, e chiarisce l’uso di tali armi da parte dei gruppi dell’opposizione radicale.
La direzione della CIA ha avviato una campagna mediatica in difesa dell’agente arrestato. Presumibilmente sarebbe giunto in Venezuela per motivi umanitari; portando cibo ai parenti poveri. Dice che Leininger per natura non sia incline a violenze e rischi, per non parlare dell’uso di armi. Se qualcosa del genere è accaduto, è solo perché Leininger “non sta completamente bene ed ha manie di persecuzione”. Quest’ultima teoria, presumibilmente ideata dalla madre, è destinata a spiegare perché sono state trovate armi in suo possesso. Si dice che negli ultimi tempi le agenzie di sicurezza venezuelane abbiano arrestato almeno 60 stranieri armati e di regola nelle regioni del Paese considerate dalla CIA promettenti per la creazione di tensioni. Secondo gli investigatori, la CIA recluta terroristi da tutto il mondo per il Venezuela. Le agenzie di sicurezza venezuelane hanno ricevuto informazioni sulle attività delle stazioni della CIA in Colombia, Honduras, Messico, Panama e molti altri Paesi, per il trasferimento “controllato” di combattenti dei cartelli della droga in Venezuela. E’ sufficiente ricordare che alcune delle barricate, al culmine dei moti più intensi dell’opposizione radicale, erano controllate da narcotrafficanti colombiani ricercati dall’Interpol. Le fotografie dei criminali tra i militanti dell’opposizione venezuelana furono diffuse su Internet. Tuttavia, in tali situazioni gli agenti della CIA hanno l’immunità, nonostante l’autorità dell’Interpol e il diritto internazionale. In quasi tutte le grandi città del Venezuela, compresa la capitale, spari furono sentiti spesso durante le manifestazioni antigovernative. La maggior parte delle vittime erano cittadini comuni. Nella prima fase delle operazioni terroristiche per rovesciare il regime, i mercenari della CIA hanno volutamente e costantemente scelto le vittime su entrambi i lati della barricata (proprio come a Kiev). Il loro obiettivo era esacerbare il confronto tra sostenitori del governo e l’opposizione. Nella pratica dell’intelligence statunitense, “le statistiche del massacro” sono un aspetto importante della guerra di sabotaggio contro il Paese da destabilizzare… Nella propaganda della CIA, la seguente tesi prevale: la tendenza all’aumento delle morti violente è la prova del caos e dell’incapacità del governo venezuelano nel normalizzare la situazione e tenere sotto controllo i criminali. I venezuelani sono particolarmente indignati dall’uccisione di artisti e stelle delle serie televisive.
Ad aprile e ai primi di maggio le statistiche degli attacchi contro funzionari e dirigenti del partito PSUV e ufficiali delle forze dell’ordine aumentarono bruscamente. Armi da fuoco furono usate in quasi tutti tali casi. Il ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres dichiarò che la nuova fase delle operazioni di sabotaggio della CIA si concentrava sugli “omicidi mirati”. E la morte violenta degli obiettivi scelti avrà ripercussioni politiche massime: “Senza dubbio, cercano di attuare un piano segreto per destabilizzare il Paese e rovesciare il Presidente Nicolas Maduro e il governo. Per questo motivo i nemici fanno ricorso agli omicidi mirati”. Tra le vittime il prominente politico bolivariano Eliezer Otaiza. Nei primi anni dell’amministrazione Chavez diresse la DISIP, il servizio di controspionaggio (ora Sebin). Otaiza, che non aveva guardie di sicurezza, è stato assalito da paramilitari su una strada deserta, torturato e poi ucciso con colpi alla schiena. Secondo il parere di alcuni analisti latino-americani, Otaiza aveva segretamente organizzato gruppi di resistenza in Venezuela in caso di aggressione armata dagli Stati Uniti. Diversi ufficiali del controspionaggio militare (DIM) nei vari Stati del Paese sono stati obiettivi di “sparatorie selettive”. Gli agenti del DIM identificano e neutralizzano gli agenti nemici nelle unità militari e proteggono dal sabotaggio i siti strategicamente importanti del Paese. Grazie all’efficienza del DIM, un gruppo di generali dell’aeronautica che progettava una rivolta armata contro il governo, è stato recentemente scoperto. I generali furono addestrati negli Stati Uniti, e dopo la vittoria della rivoluzione bolivariana ebbero legami segreti con i dipendenti dell’ufficio dell’addetto militare dell’ambasciata statunitense a Caracas. Il DIM ricevette dagli ufficiali più giovani i segnali sulla cospirazione dei generali. Tentativi furono fatti per reclutarli nelle attività antigovernative, tra cui organizzare la fuga del pilota di un aereo russo. La contromisure della sicurezza bolivariana contro cospiratori e terroristi guidati dalla CIA diventano gradualmente sempre più efficaci. Gli agenti del Sebin poterono identificare la leadership della congiura, registrare il contenuto delle conversazioni tra i cospiratori venezuelani e i loro sorveglianti della CIA, e accertare i canali per l’importazione di armi ed esplosivi nel Paese e le fonti dei finanziamenti. In alcuni computer portatili sequestrati furono trovate le liste di chavisti da eliminare. Il Sebin ha eliminato la tendopoli dell’opposizione a Caracas che, secondo i piani della CIA, doveva trasformarsi nella Majdan venezuelana. Durante l’operazione, grandi quantità di denaro, armi, bombe molotov e droghe furono trovate nelle tende.
Un grande successo del Sebin è stata l’operazione che ha smascherato una dipendente dello staff  del Presidente Maduro collegata alla stazione CIA. Passava informazioni riservate sulle attività e i movimenti del presidente e del suo entourage all’ambasciata degli Stati Uniti attraverso un parente. Secondo gli scienziati politici venezuelani, la CIA avrebbe potuto usare questi dati per preparare un attentato contro Nicolas Maduro.

sebin12sepLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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