La CIA pianifica in Ucraina una guerra terroristica di tipo siriano?

Jim Dean New Oriental Outlook 16/04/2014

Solo gli sciocchi credono a ciò che gli viene detto, quando è chiaro che molto altro viene nascosto“… Anonimo

10173652Qualcuno ha deciso di staccare la spina ai colloqui a quattro sull’Ucraina previsti per questa settimana. Kiev ha deciso d’invadere il proprio Paese. Sappiamo tutti che il movimento pro-referendum in Ucraina orientale è una certezza. Il governo golpista di Kiev, nei suoi primi giorni, millantava aperture ai piani per reprimere la popolazione russa in Oriente. Ha iniziato immediatamente vietandone la lingua negli affari di Stato. Ma questo era solo l’inizio della corsa per lacerare il Paese. Dimitrij Jarosh è la peggiore mina vagante, un parlamentare armato. Come capo dei 15000 nazionalisti di Fazione Destra, responsabile della gran parte delle violenze nel colpo di Stato a Kiev, organizza la nuova Guardia Nazionale con 50000 – 60000 nazionalisti, che così avrebbero accesso ad armi pesanti e stipendi pubblici. Inoltre ha dichiarato di voler essere ministro degli Interni per poter usare i suoi mafiosi nazionalisti eliminando gli oppositori. I russi in Oriente erano spaventati a morte. Non abbiamo dimenticato quanto fossero cauti i golpisti filo-occidentali su un’immediata indagine estera sulle violenze del golpe di Majdan, soprattutto su chi ne fosse il responsabile. L’intelligence statunitense ovviamente lo sa, ma non lo dice. Abbiamo tutti visto una rivolta popolare piuttosto non violenta svolgersi negli ultimi giorni, con i manifestanti e la polizia locale molto attenti ad evitare vittime. Alcune unità si sono persino ammutinate e unite al popolo, tra cui un’unità Berkut indossante nastri di San Giorgio, felicemente acclamata dalla folla mentre rientra nel comando. Manca dal quadro la teppaglia nazionalista che abbiamo visto a Kiev il mese scorso attaccare selvaggiamente la polizia antisommossa disarmata. Li abbiamo anche visti usare tattiche in cui furono chiaramente addestrati. Eppure non ci furono grida al vento per scoprire chi ci fosse dietro il golpe delle forze anti-Janukovich. Più tardi arrivarono le intercettazioni di posta elettronica sugli attacchi sotto falsa bandiera pianificati dall’ambasciata statunitense in coordinamento con il governo golpista… per incolparne i russi.
Un focus diplomatico per diminuire le tensioni era già stato deciso da Kerry e Lavrov. Il primo per una nuova costituzione. Ma le cose cominciarono a trascinarsi, per dare a Kiev il tempo per cercare di consolidare il potere, e così avere il sopravvento nei negoziati. Kiev aveva persino deciso di mettere in crisi i rifornimenti del gas europei, per non pagare un centesimo per l’approvvigionamento attuale, sperando d’innescare la rottura con l’occidente che possa trasformarsi in un colpo propagandistico all’orso russo. Gli Stati Uniti devono aver dato l’OK. Ma non ha funzionato. Putin ha contro-attaccato magistralmente con la sua accurata lettera ai 18 clienti europei della Russia, avvertendoli di concentrarsi maggiormente su quelle bollette del gas dell’Ucraina che la Russia non ha intenzione di sopportare da sola, ma piuttosto di farne una obbligo per tutti. Nonostante la continua serie di accuse pubblicizzata da Kiev e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, l’occidente perde la guerra della propaganda, insieme a coloro che appoggiano il colpo di Stato. Il generale della NATO Breedlove s’è screditato  tentando di utilizzare le immagini satellitari delle esercitazioni militari in Russia/Ucraina dello scorso anno, sostenendo che fossero la prova di una forza d’invasione imminente. Obama ha fatto peggio non chiedendo le dimissioni di Breedlove. L’enorme posta sul balzo delle sanzioni di Washington e di certi alleati europei, è anch’essa evaporata. La comunità imprenditoriale europea, vecchia cliente di Gazprom, non ha voluto averci a che fare. I media corporativi occidentali minimizzano l’enorme surplus commerciale dell’UE con la Russia, dove i soldi per comprare il gas russo finanziano l’avanzo da 110 miliardi di dollari, e l’affarone delle esportazioni con esso. Nessuno vuole una guerra commerciale tranne i manichini di Washington DC. Immaginate. Così abbiamo il rapido passaggio dell’Ucraina da una risposta moderata e dai negoziati con i leader che invocano il referendum, all’annuncio dell’attuazione della soluzione militare. E l’ha detto dopo che Lavrov aveva avvertito che qualsiasi azione militare minaccerebbe i colloqui a quattro di questa settimana. Cosa sia cambiato, non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se la CIA nega che John Brennan fosse a Kiev, è evidente che invece ci fosse stato. Ha avuto incontri non solo con il governo, ma anche con i capi della sicurezza… e un buon numero di loro,… l’ha confermato facendo sapere che c’era. I deputati comunisti l’hanno subito saputo, e gli ex-capi della sicurezza del regime, ancora con contatti nell’ambiente, hanno saputo dei colloqui. Si può supporre che l’intelligence russa avesse anche orecchie lunghe, in quanto non avrebbe permesso a Janukovich di spifferare ai media il segreto della visita di Brennan. Non sarei sorpreso nel sentire un’altra telefonata intercettata su YouTube questa settimana, la pistola fumante del caso. Ma sono un po’ nel panico vedendo Brennan rischiare un viaggio a Kiev, sapendo che non poteva restare un segreto. Devo aspettarmi che gli Stati Uniti cerchino di adescare la Russia in Ucraina orientale per arginare il collasso della credibilità del prestigio degli Stati Uniti. Brennan ha dovuto recarvisi per garantire che se ottenessero la guerra, gli Stati Uniti potrebbero fare il balzo militare e scatenare le sanzioni gravi che vogliono adottare veramente contro la Russia. E qui vi sono più indizi. L’ammutinamento delle forze di sicurezza in Oriente deve aver scosso Kiev, anche se avrebbe dovuto aspettarselo. Dopo tutto, è una regione a maggioranza russa. Abbiamo poi sentito Dimitrij Jarosh di Fazione Destra invocare il suo “esercito” a prepararsi a purificare l’Oriente. Poi il presidente Turchinov stranamente ha sostenuto che l’invio di un reggimento di 350 riservisti iniziando le operazioni. Dove sono, mi chiedo, le unità regolari? Il ministro degli Interni ad interim, Arsen Avakov, ha annunciato la creazione di unità speciali del ministero degli Interni basate su “componenti civili” dell’Ucraina, per affrontare il sentimento separatista. Sulla sua pagina Facebook, Avakov dice che Kiev è pronta “ad attirare” 12000 persone nella nuova forza, che avranno armi, attrezzature e supervisione, e sostiene inoltre che l’Ucraina orientale assaggerà per prima tale unità. Vi presenta le unità dell’esercito? Sono i 12000 teppisti di Fazione Destra di Jarosh, o un altro gruppo? Brennan ha fatto promesse a certi fantocci terroristi che la CIA ha nascosto, come i ceceni con sui sarebbe vicina, scommettendo sulla sicura sconfitta dei russi? Diffido, ma sento puzza dei preparativi per due possibilità. L’esercito rimane in riserva, mentre si lanciano in avanti le truppe usa e getta e le “unità speciali”. Kiev si preoccupa che se l’esercito venisse schierato, possa passare al popolo dandogli le sue armi pesanti? Potrebbe essere un buon modo per sbarazzarsi di Fazione Destra?
La CIA, per punire la Russia del sostegno alla Siria, ha deciso di scatenare la guerra terroristica in stile siriano nell’Ucraina orientale, per attirare i russi in una lunga lotta con la nuova arma preferita degli USA, i fantocci terroristi? Chi pagherà questa guerra? Il FMI non l’ha finanziata. La NATO non vuole finanziare nulla. Così saranno il contribuente statunitense e il Pentagono, che ha già un bilancio spremuto. Ma con un Congresso guerrafondaio, quanto difficile pensate sia ottenere che il deficit dello stanziamento venga votato dal Congresso… un paio d’ore, forse? Avviando tale conflitto, si potrebbe anche risolvere un altro problema che il nuovo governo golpista vorrebbe evitare… le elezioni. S’è già visto come la banda non può reggersi e di come le sue credenziali di fantoccio occidentale siano ben chiare al pubblico. Ciò che vedo è un gruppo che si percepisce solo come futura forza d’occupazione del proprio Paese… un destino triste per i tanto sofferenti ucraini.

1505154Jim W. Dean, redattore di VeteranToday.com, produttore/conduttore di Heritage TV di Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La repressione politica in Ucraina: Giro di vite sulla rivolte contro il regime neo-nazista

Oriental Review, 11 aprile 2014 – Global Research

1237910Il volano delle repressioni politiche in Ucraina gira in questi giorni. In netto contrasto con l’approccio liberale del Presidente Janukovich verso “Euromajdan”, l’amministrazione provvisoria di Kiev non ha esitato il giro di vite sulla rivolta popolare contro il “regime neo-nazista”, crescente nell’oriente e nel sud dell’Ucraina. Oggi, solo a Kharkov almeno 70 attivisti sono stati arrestati durante la cosiddetta “operazione antiterrorismo”. Secondo fonti, mercenari stranieri presumibilmente del contraente privato militare degli Stati Uniti, Greystone Ltd, parteciparono all’operazione insieme con la Guardia Nazionale (composta soprattutto da combattenti  ultranazionalisti di Fazione Destra), e alcune unità del ministero degli Interni. George Orwell al riguardo coniò la frase “la guerra è pace”, per descrivere il pensiero di gruppo della sua futura società totalitaria immaginaria. Non avrebbe problemi a riconoscere la propaganda mostrata nel recente rovesciamento del governo ucraino, durante cui “manifestanti pacifici” erano impegnati a uccidere, bruciare e saccheggiare… continuando a farlo tutt’ora. Ma il colpo non è ancora finito, prendere il potere è una cosa, ma altro è tenerselo. E ora vediamo affiorare le inevitabili difficoltà: poco più di un mese fa il governo ad interim a Kiev ha perso la Crimea e affronta la tenace resistenza nel sud e est dell’Ucraina. Il nuovo governo è giunto sulla scena brandendo slogan come: “proteste pacifiche”, “lotta per la democrazia” e “libertà di parola”, ma subito attuò le purghe contro l’opposizione, imponendo il controllo totale su televisione, radio e stampa, usando la repressione politica per imbavagliare le proteste civili in Ucraina meridionale e orientale.
Le manifeste repressioni fisiche su ogni segno di dissenso iniziarono alle prime ore del colpo di Stato: il 20 febbraio la maggioranza pro-Majdan nella Suprema (Verkhovnaja) Rada (parlamento ucraino) aggredirono i deputati comunisti e del Partito delle Regioni. Molti furono privati delle loro tessere elettorali, poi usate da altri per avere le “dovute” tessere elettorali. Poi l’aggressione al canale televisivo Inter, visto in tutto il Paese e secondo più seguito. Uomini armati irrompono in studio nel bel mezzo di una trasmissione in diretta. Il giornalista Mustafa Nayyem (uno degli organizzatori del Euromaidan) aveva già annunciato l’intenzione del nuovo governo… di nazionalizzare il canale. Come ricorderete, la stazione televisiva attualmente appartiene all’oligarca Dmitrij Firtash arrestato a Vienna su richiesta dell’FBI. Non a caso, naturalmente, poche settimane prima Mustafa Nayyem e i suoi complici di Hromadske (Publica) TV (TV via Internet lanciata con denaro statunitense quasi in contemporanea con l’avvio delle proteste Euromajdan) seguiva l’approccio opposto, “privatizzare” le frequenze della Prima rete TV nazionale (di proprietà dello Stato). Il Consiglio Nazionale per la Radio e la Televisione (dopo diverse mezze misure fallite) finalmente decise di vietare completamente tutti i principali telegiornali russi in Ucraina. E tutte le trasmissioni televisive delle aziende di proprietà di Igor Kolomojskij, Victor Pinchuk, Rinat Akhmetov e Dmitrij Firtash improvvisamente iniziarono a lavorare all’unisono come una ben oliata macchina propagandistica centralizzata.
Nell’ultimo mese ci sono state decine di attacchi (fisici e informatici) alle redazioni dei media dell’opposizione. Il 27 febbraio, la cosiddetta Autodifesa popolare ha sequestrato l’ufficio dell’agenzia di stampa  Golos.ua, e forti pressioni viene furono fatte sul canale TV nazionale ucraino Gamma, che lavora a stretto contatto con l’agenzia. Ben presto vi fu un raid nel giornale Kommunist, pubblicazione ufficiale del Partito Comunista dell’Ucraina. Il sito del CPU è anche spesso aggredito. A Vinnitsa, la forza venne usata sfacciatamente per occupare la stazione televisiva locale, che lavora con i comunisti ucraini. I giornalisti pro-Majdan riferiscono tali informazioni con malcelata gioia. Un assalto avvenne anche contro la pubblicazione on-line ucraina Krivda, che  parodia i media filo-Majdan, inchiodando la strumentalità delle loro pubblicazioni. Anche il loro sito è attualmente bloccato. Un gruppo di giornalisti del sito web ucraino Pravda, guidato dal noto analista politico Vladimir Kornilov, è stato costretto a scegliere tra lasciare il Paese o cessare la pubblicazione dei loro articoli. Furono minacciati di rappresaglie feroci e morte. L’ultimo numero pubblicato dall’ultimo rappresentante dei media dell’opposizione accessibile nel Paese, il rispettato e molto leggibile settimanale 2000, è apparso il 14 marzo. La pubblicazione è stata interrotta facendo pressione sul tipografo, Stampa d’Ucraina, dove la carta viene formattata nel consueto formato. La tipografia, finanziata dallo Stato, ha unilateralmente cambiato le condizioni per la stampa del giornale, mettendo la pubblicazione in una situazione impossibile. Naturalmente c’è il noto esempio della visita di diversi membri del partito nazionalista Svoboda negli uffici della Prima TV nazionale. Il pestaggio di Aleksandr Panteleimonov, ripreso in video, e costretto a scrivere una lettera di dimissioni dopo essere stato sottoposto a minacce e violenze. Mentre i media occidentali si torcono le mani sulle presunte “violazioni dei diritti umani in Crimea“, gli osservatori internazionali sono apparentemente troppo occupati per interessarsi a ciò che accade in Ucraina. Per i curiosi, vi sono alcuni fatti che rappresentano solo la “punta dell’iceberg” della repressione politica in Ucraina.
Il 22 febbraio il primo segretario del Comitato di Lvov del Partito Comunista di Ucraina, Rostislav Vasilko, è stato falsamente accusato di “aver sparato a Majdan” venendo sottoposto a brutali torture. Secondo testimoni oculari, gli inserirono aghi sotto le unghie, il suo polmone destro perforato, tre costole, il naso e altre ossa facciali rotte, e minacciato di sterminio della famiglia. È attualmente in  cura in Russia. Il 23 febbraio, Aleksandr Pataman, capo della Milizia popolare antifascista di Zaporozhe, è stato rapito. Il 24 febbraio, sei membri della Corte Costituzionale dell’Ucraina si sono volontariamente licenziati dalla Rada Suprema “per aver violato il giuramento“. Alcuni di loro sono stati oggetto di minacce e coercizione fisica. Tre giorni dopo, i giudici espulsi hanno fatto appello alle istituzioni internazionali per i diritti umani. Il 28 febbraio, il vicegovernatore della regione di Dnepropetrovsk, Boris Filatov, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook come gestire correttamente i membri del movimento pro-russo che non sono soddisfatti del governo centrale di Kiev: “dargli tutte le sporche promesse, garanzie, o concessioni che vogliono. E… impiccarli tutti dopo“. Il 5 marzo, Andrej Purgin, uno dei leader dell’organizzazione filo-russa della Repubblica di Donetsk, è stato catturato e trascinato in una destinazione sconosciuta. Gli amici dell’uomo rapito sostengono che avesse ricevuto una visita il giorno precedente, durante cui fu avvertito, “se resta a casa oggi, sua moglie sarà vedova“, ma poiché gli altri lo stavano aspettando, si recò in piazza comunque. Il destino di Andrej è oggi ignoto. Il 6 marzo, Vladimir Rogov, leader dell’organizzazione civica ucraina, la Guardia slava, è stato rapito. Ora è al sicuro, ma è stato costretto a lasciare la regione di Zaporozhe e l’Ucraina. Il 6 marzo, Pavel Gubarev, “governatore popolare” e leader degli attivisti filo-russi, è stato arrestato a Donetsk. Dopo essere stato rapito venne duramente picchiato, sia da Donetsk a Kiev, che nel centro di detenzione del servizio di sicurezza ucraino (SBU). Pavel cadde in un coma a metà marzo ed attualmente rimane nell’ospedale della prigione. A causa dei timori che la sua condizione possa essere resa pubblica, non è stato consentito l’accesso all’avvocato. Sua moglie Ekaterina e tre bambini sono stati costretti a lasciare l’Ucraina dopo l’arresto del marito. Il “governatore del popolo” della regione di Lugansk e leader della Guardia di Lugansk, Aleksandr Kharitonov, è stato arrestato ed è detenuto in una struttura della SBU dal 14 marzo. Il 17 marzo, il leader di Alternativa Popolare, Anton Davidchenko, è stato arrestato dalla SBU a Odessa, ed è attualmente detenuto in una prigione della SBU a Kiev. Il 17 marzo, un gruppo di membri di estrema destra del cosiddetto “Tribunale del Popolo” di Vinnitsa ha sfacciatamente chiesto che Tatjana Antonets, il medico capo dell’ospedale pediatrico regionale, si dimetta volontariamente perché non aveva abbandonato il Partito delle Regioni né condannato “i crimini del precedente governo“. I radicali hanno affermato che se non avesse obbedito, il medico ne sarà ritenuto responsabile “in conformità con le leggi draconiane dei tempi rivoluzionari“. Dopo diverse minacce, il 17 marzo, la vettura appartenente al leader del Fronte sud-est, Artjom Timchenko, è stata incendiata. Il pubblico ministero della regione di Zaporozhe, Aleksandr Shatskij, appena nominato da Kiev, ha definito l’accaduto esempio di “auto-immolazione”. Il 19 marzo, circa 300 uomini armati di Vinnitsa, guidati da attivisti di Fazione Destra, sequestravano una distilleria appartenente alla società Nemiroff. Il 20 marzo un gruppo di attivisti di Fazione Destra ha aggredito alcuni studenti ungheresi di Miskolc in gita in Transcarpazia. Estremisti armati irruppero nella riunione del consiglio civico ungherese, nella città di Berehove in Transcarpazia e picchiato i partecipanti. Due anni fa, i nazionalisti ucraini profanarono il monumento sul Verecke pass eretto per commemorare il passaggio delle truppe ungheresi attraverso i Carpazi. Vi scrissero “Morte agli ungheresi” e “Questa è Ucraina”. Il 20 marzo quattro giornalisti russi di Russia-1 TV furono arrestati a Donetsk. I documenti dei russi furono sequestrati e poi portati al checkpoint Vasilevka, dove furono trattenuti per diverse ore senza alcuna spiegazione, prima di essere espulsi dall’Ucraina. Il 20 marzo, il servizio di sicurezza ucraino tentò di sciogliere l’organizzazione civica Guardia di Lugansk che sostiene di porre l’Ucraina sotto l’autorità di un governo federale e di fare del russo una lingua di Stato. Tre attivisti furono arrestati e gli uffici dell’organizzazione e gli appartamenti dei suoi membri perquisiti. Uno dei leader dell’ala giovanile, Anastasija Pjaterikova, pubblicò un appello pubblico sui social network sostenendo che l’SBU, insieme a un deputato della Verkhovna Rada (un capo del Partito Radicale di estrema destra di Oleg Ljashko), organizzò la caccia ai membri della Guardia di Lugansk, perseguitandone gli attivisti e i famigliari. Il 20 marzo i rappresentanti del cosiddetto movimento AutoMajdan tentarono di estorcere carburante, denaro e altro al direttore di uno dei rami della società russa Lukoil-Ucraina, per “alimentare le esigenze della rivoluzione.” Il 20 marzo una folla di Kiev, indossando maschere e armata di armi da fuoco e coltelli, fece irruzione nell’edificio statale della Commissione Architettura e per l’ispezione edile. Occupando gli uffici al settimo e undicesimo piano, finsero di essere membri di una “commissione anti-corruzione” per cercare di confiscare cartelle contenenti documenti d’archivio. Il 21 marzo una casa nella regione di Kiev è stata bruciata perché apparteneva a Viktor Medvedchuck, leader del movimento Scelta ucraina. Il 23 marzo gli attivisti di Euromajdan a Kiev tentarono di occupare l’edificio di Rossotrudnichestvo, agenzia russa che promuove i legami con i russi all’estero, e l’auto di uno dei suoi dipendenti venne rubata. Tale prodezza era volta a confiscare l’ufficio e ad usarlo come sede dell’auto-difesa del popolo di Majdan. Il 23 marzo, un gruppo di membri armati di mitra di Fazione Destra assaltò il concerto a Rovno nell’ambito del festival rock locale, brandendo armi e disperdendo i partecipanti. Il 23 marzo a Zaporozhe, alcune decine di militanti, noti come Autodifesa di Maidan, attaccarono i partecipanti al Melitopol-Zaporozhe Friendship Road Rally con bastoni, pietre e sbarre di ferro. Persone furono picchiate e auto danneggiate. Il 24 marzo, membri del servizio di confine dell’Ucraina, ancora una volta proibivano agli equipaggi dell’Aeroflot di lasciare gli aerei negli aeroporti ucraini. Nessuna spiegazione fu data. Tale discriminazione da parte delle guardie di frontiera ucraine, verificatosi più volte nel mese scorso negli aeroporti di Kiev, Donetsk e Kharkov in violazione delle norme internazionali, costituisce un pericolo per il traffico aereo civile. Nei giorni scorsi, le guardie di frontiera ucraine hanno forzatamente respinto numerosi passeggeri di aerei russi. 43 casi sono stati segnalati dalla sola Aeroflot. In 32 casi, Aeroflot fu costretta a rimpatriare i passeggeri a proprie spese, avendo i biglietti di sola andata. Dalla metà di marzo, presso la sezione Kharkov del confine russo-ucraino, le guardie di frontiera ucraine impedirono ai cittadini russi di entrare in Ucraina, respingendone ogni giorno 120-130. Il 26 marzo i sostenitori di Fazione Destra di Dnepropetrovsk, Donetsk e Kharkov aggredirono chiunque si trovasse per strade indossando l’onorato nastro di St. Giorgio (simbolo della vittoria sovietica sul nazismo). Il 26 marzo nella regione di Kirovograd, rappresentanti del “Consiglio del popolo” locale e membri del partito Svoboda attaccarono il medico capo dell’Uljanovsk Central District Hospital, Aleksandr Tkalenko, cercando di picchiarlo nel suo ufficio. Il solo “peccato” del dottore è la sua appartenenza politica (fu membro del Partito delle Regioni e venne nominato alla sua attuale posizione dall’amministrazione Janukovich). Il 26 marzo, l’ex sindaco di Mirgorod (nella regione di Poltava) e presidente del consiglio comunale, Vasilok Tretetskij, moriva in ospedale dopo essere stato picchiato da aggressori il 16 marzo. Il 26 marzo, attivisti del movimento sociale Avtodozor, insieme a un centinaio di militanti di Autodifesa di Majdan, picchettarono gli uffici delle banche russe sulla via Kreshatik di Kiev (VTB, Alfa, Sberbank e Prominvest), chiedendo che venissero chiusi e tutte le loro divisioni ucraine nazionalizzate. L’edificio di Sberbank fu sequestrato e saccheggiato. Il 1° aprile, il servizio di sicurezza ucraino perquisì gli appartamenti degli attivisti filo-russi a Odessa. In particolare, perlustrarono l’appartamento di Aleksej Albu, deputato del consiglio regionale di Odessa. “Il gruppo del SBU arrivò a casa mia alle 08:00, irruppe e perquisì, aveva un’ingiunzione del tribunale. Gli stessi agenti di sicurezza dichiararono di cercare le liste di attivisti dalla nostra organizzazione e anche armi. Tuttavia, alla fine furono costretti a firmare una dichiarazione attestante che nulla d’illegale era stato trovato nell’appartamento“. Aleksej afferma di essere stato convocato dai servizi speciali ucraini per una “conversazione”.
10003543Le minacce ai sacerdoti ortodossi russi è anche un fatto ben noto nell’Ucraina di oggi. Il caso del Rev. Aleksandr Shirokov, perseguitato dall’illegale partito nazista di Ucraina, è divenuto pubblico grazie alla speciale dichiarazione del Ministero degli Esteri russo. Un gran numero di altri casi, meno pubblicizzati, di pressione sui sacerdoti filo-russi per mano dei radicali e delle amministrazioni locali leali alle autorità provvisorie di Kiev, continua. Dato il clima, l’intellighenzia filo-russa in Ucraina continua a emigrare in Russia (anche in Crimea). Secondo gli ultimi dati, più di 30000 persone sono state costrette a fuggire dal Paese, occupato dai nazionalisti. Possiamo solo immaginare l’origine dei rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, dato che documentano soltanto le “violazioni” inesistenti commesse da un lato, i russi, ignorando completamente l’anarchia eclatante così diffusa oggi in Ucraina.
In ogni caso, è chiaro che se tali circostanze permangono, le elezioni presidenziali ucraine non potranno tenersi, se non ci sarà qualcosa di simile alla normalità il 25 maggio, e nessun risultato delle urne, con tale crisi, sarà riconosciuto dalla Russia, il Paese su cui la maggioranza dei cittadini dell’Ucraina conta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH370 – Inside job Parte III

Aangirfan 1 aprile 2014

1395952528000-XXX-Sarah-BajcPhilip Wood e Sarah Bajc

James R: “Secondo quanto riferito, Philip Wood, un passeggero sull’MH370, ha postato un messaggio e una foto su un forum dopo la scomparsa. Presumibilmente, il messaggio è stato emesso il 19 marzo da un ‘anonimo’ che dice che il suo nome è ‘Philip Wood’, intitola il messaggio ‘aiuto’ e prosegue dicendo: “Sono ostaggio di militari sconosciuti dopo che il mio volo è stato dirottato (bendato). Lavoro per l’IBM e sono riuscito a nascondere il mio cellulare durante il dirottamento. Sono stato separato dagli altri passeggeri e sono in una cella. Il mio nome è Philip Wood. Penso di essere stato drogato e non riesco a pensare con chiarezza.” Messaggio ‘Aiuto’ su Internet afferma che l’aereo è stato dirottato?
Secondo quanto riferito, la foto è completamente nera; le informazioni codificate nella foto appaiono cliccando col tasto destro sul file e selezionando Proprietà e poi Dettagli, forniscono l’accesso a una serie di dettagli su quando e dove la foto sia stata scattata. Ciò indica che la foto è stata scattata in un posto con coordinate quasi identiche a quelle di Diego Garcia. Ma potrebbe essere un falso. Un grosso problema è che la partner di Wood, Sarah Bajc, chiaramente non ci crede, come la famiglia a quanto pare.

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Phillip Wood di Diego GarciaSopra, vediamo i dettagli della foto ‘nera’.

Stroppy Me ha detto: “Wood può aver inviato il messaggio a un contatto telefonico, che l’ha aperto con Photoshop per vedere se riusciva a capire che cosa ci fosse, e poi l’ha postata su 4plebs. Le coordinate GPS della foto portano direttamente a un edificio a Diego Garcia (a sud della pista e nell’entroterra). Naturalmente ciò non esclude il fatto che qualcuno di stanza nella base si stia facendo una risata. Data la riluttanza degli Stati Uniti a partecipare ai soccorsi, e almeno fin quando ogni altro Paese non fornirà i propri dati segreti, tale teoria è ancora la più probabile”.

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Diego Garcia Airport and MH370Matthias Chang, segretario politico e consigliere dell’ex-primo ministro malese Mahathir Muhammad, si chiede: “C’erano armi sul MH370 prima del volo per Pechino? Se sì, quali erano previste per tale missione: armi biologiche, bombe sporche? Pechino/Cina ne erano il bersaglio e se sì perché? All’aereo è stato ordinato di rientrare, se sì chi ha dato l’ordine? Perché alcuna domanda è stata posta se la rotta dell’MH 370 rientrasse nei parametri geografici dell’intelligence di Diego Garcia? Perché gli aerei schierati a Diego Garcia non hanno intercettato l’aereo “non identificato”, che ovviamente poneva  una minaccia alla base militare di Diego Gracia? WantaChinaTimes di Taiwan ha riferito: “Gli Stati Uniti hanno approfittato della ricerca dei dispersi del volo Malaysia Airlines per testare le capacità dei satelliti della Cina e giudicare la minaccia dei missili cinesi contro le loro portaerei… Erich Shih, caporedattore del mensile militare cinese Defense International ha detto che gli Stati Uniti, che hanno più e migliori satelliti, non hanno preso parte alla ricerca del volo MH370… Shih ha affermato che gli Stati Uniti si tengono in disparte perché vogliono vedere quali informazioni i satelliti della Cina avrebbero fornito“. La scomparsa del volo Malaysian Airlines MH370: La domanda da un trilione di dollari degli Stati Uniti e dei loro servizi d’intelligence

borntoloselivetowin-435x390fair-500x21627 marzo, un’operazione del Pentagono che coinvolge un Boeing 777 in volo dall’Asia a Seattle. La coincidenza del Boeing 777

BjrvYcLCMAATlxiYoichi Shimatsu, ex-redattore di The Japan Weekly Times, scrive che un minuscolo microchip sarebbe il motivo probabile per il dirottamento dell’MH370 da parte del Pentagono. Secondo Yoichi Shimatsu: Freescale Semiconductors, in Texas, ha centri di progettazione a Kuala Lumpur e Cina. Nel febbraio 2013, Freescale ha presentato Kinesis KL02, un piccolo dispositivo chiave per le guerre di prossima generazione. Ha anche usi civili e potrebbe portare molti soldi. Kinesis KL02 è prodotto a Kuala Lumpur Il Pentagono non vuole che la Cina o la Russia mettano le mani su Kinesis KL02. Freescale Malaysia si stava preparando a testare Kinesis KL02 in Cina. Freescale ha connessioni con il Carlyle Group, ed è finanziariamente controllato da Blackstone tra i cui maggiori investitori vi sono i Rothschild. A novembre, Joanne Maguire, che ha legami con il Pentagono, è entrata nel Consiglio di Amministrazione di Freescale. “Il gruppo oggetto del dirottamento si restringe sui 20 dipendenti che lavorano per Freescale” a bordo dell’MH370. Un piccolo microchip è il motivo probabile del dirottamento dell’MH370 del Pentagono

Bh-RbL3IYAAyYQlStephen Allen Schwarzman, presidente e amministratore delegato del gruppo Blackstone. Lui e George W. Bush erano entrambi nella Skull and Bones.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cuba: USAID voleva usare twitter per provocare la “Primavera cubana”

L’Associated Press ha avuto accesso a quasi un migliaio di documenti che dimostrano come l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha tentato tra il 2009 e il 2012 d’implementare una rete sociale segreta a Cuba, per eludere le restrizioni imposte nel Paese alle comunicazioni e volto a minare il governo comunista cubano.

5C4C73C4-3041-4C35-A917-E57FDA5CBDEB_mw1024_n_sUn funzionario statunitense USAID, Joe McSpedon, ebbe l’ordine dall’USAID d’implementare una rete twitter segreta a Cuba. Utilizzando varie società di facciata finanziate da banche estere, per evitare il controllo del governo cubano, il piano era volto ad attrarre i cubani in una rete dove  comunicare anonimamente su varie notizie. Tuttavia, quando il sito avesse raggiunto la massa critica avrebbero diffuso contenuti politici per provocare disordini a Cuba e minare il governo. Tale “tumulto dell’intelligence” avrebbe dovuto produrre la “primavera cubana” con la “rinegoziazione dei poteri tra Stato e società”, secondo i documenti visti dall’Associated Press. Una delle condizioni per il successo dell’operazione era che Cuba non sapesse che governo ed aziende degli Stati Uniti lavorassero sul programma. Le aziende statunitensi raccolsero dei dati da poter usare per scopi politici. L’obiettivo era considerato “critico”. Normalmente le azioni illegali adottate dalle agenzie federali devono avere l’approvazione della Casa Bianca, ma i documenti non indicano tale approvazione rendendo dubbia la legalità del programma. Soprattutto perché i capi dei comitati  competenti del Congresso non furono informati da certi membri di tali comitati.
Al suo apice, la rete ZunZuneo raccolse circa 40000 cubani, ma il programma fu concluso nel 2012 per mancanza di fondi. “I documenti raccontano la storia di come agenti statunitensi, lavorando nel più grande segreto, si spacciassero per imprenditori delle telecomunicazioni“. Tutto iniziò con la fuga di 500000 numeri di telefono di Cuba organizzata da un “partner privilegiato” di Cubatel, l’operatore nazionale. Tali numeri furono trasmessi da un ingegnere cubano che vive in Spagna e inviati all’USAID e a un’azienda privata, Creatives Associates. Una rete esterna a Cuba fu organizzata per creare un sistema di comunicazione non rilevabile dal governo cubano. Un ulteriore servizio di messaggistica, in cui era possibile registrare il programma, iniziò ad essere commercializzato con cautela presso i giovani cubani, indicati come più aperti al cambiamento politico. Fu deciso di presentare programma e sito come un vero e proprio business. Il personale dell’USAID identificò in diversi documenti il ruolo degli sms nelle rivolte politiche, in Moldova e nelle Filippine. Fu anche sottolineato il loro ruolo in Iran dopo l’elezione di Ahmadinejad e la loro utilità come strumento della politica estera. I documenti affermano con chiarezza l’obiettivo della “transizione” e del “cambio democratico”. La società cubana fu divisa dall’USAID in 5 categorie, dal “movimento democratico” (embrionale) a “partigiani del sistema” o “taliban” (paragone molto inquietante). L’obiettivo era raggiungere il maggior numero possibile di persone della categoria del movimento democratico, in modo inosservato dal governo. Secondo uno dei tecnici che lavoravano al piano, “non era un problema“, perché il governo cubano “non ha la possibilità di monitorare un programma efficace“. Questo fu confermato dall’analisi delle risposte ‘timide’ del governo cubano, nel tentativo di penetrare la rete. Lo scopo era annegare gli oppositori nella massa degli utenti per renderne difficile la sorveglianza. La squadra dell’USAID lavorò occultamente, senza essere responsabile verso i funzionari competenti a Washington e sotto una relativamente rischiosa facciata diplomatica. Fu detto ai capi del Congresso che non potevano parlarne perché della gente “potrebbe morire”. Il team arruolò un artista cubano per trasmettere messaggi nello “stile” corretto (l’artista ha detto che non sapeva fossero del governo degli Stati Uniti, ma non si dispiace). Con domande politicamente orientate, gli ideatori poterono raccogliere importanti informazioni sull’orientamento politico degli utenti e la loro “reattività”, per indirizzare efficacemente i susseguenti messaggi.
Gli utenti dei programmi furono relativamente sorpresi dalla novità sul mercato e dalla popolarità dei loro messaggi. All’inizio del 2010 fu deciso di ampliare la squadra e di replicare su scala ridotta Twitter. Tale espansione fu proiettata attraverso una complessa rete di società di comodo. Un tecnico che ha lasciato il programma, ha detto che l’obiettivo principale era usurpare la rete. Ingegneri che conoscevano i protocolli di Cubatel furono assunti per evitare il rilevamento da parte dell’operatore. Diventava sempre più complesso gestirlo senza essere scoperti. Un co-fondatore di Twitter fu in contatto con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Al momento, alla luce degli eventi in Tunisia, il dipartimento di Stato era molto sensibile a tutto ciò che riguardava le reti sociali da poter deviare per scopi diplomatici, portando a un processo rivoluzionario. Vi fu il tentativo di rinnovare il direttore del programma, per apparire “indipendenti” pur mantenendo segreta la struttura e gli obiettivi del “cambio democratico”. Non ci doveva essere il “dubbio” del coinvolgimento del governo degli Stati Uniti. I funzionari furono contattati per completare il processo, ma era troppo complesso e il progetto decadde. Il progetto entrò in stallo e il programma cominciò a non funzionare, e all’inizio del 2012 i finanziamenti si erano prosciugati.
Commento: per molto tempo il ruolo dell’USAID fu imputato da diversi osservatori come profondamente politico e diretto dagli interessi diplomatici statunitensi. Non si tratta di “Medici Senza Frontiere”, come un oratore ha detto. Dietro tutto ciò vi è la sempre più crescente compenetrazione tra diplomazia, programmi di spionaggio, interessi statunitensi, aziende internet e servizi di intelligence. La diffusione di informazioni mirate su una certa classe di popolazione, scelta per affinità politiche dall’intelligence, può chiaramente suscitare profondi cambiamenti e rivolte. Personalmente non ho dubbi che tali metodi da Soft Power siano stati utilizzati per sostenere le rivoluzioni arabe… L’unica giustificazione per tale interferenza è il ragionamento loro cattivi e noi buoni. Molto limitato.

USAIDPoints-de-vue-alternatifs - Reseau International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, il sultano della CIA!

Bahar Kimyongür al-Manar 03/04/2014/

Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto Erdogan come l’eroe e liberatore dopo il suo spettacolo con Shimon Peres a Davos nel 2009. In effetti, era cinema. Come dimostra la sua nuova spedizione militare contro la Siria e il desiderio d’inscenare un finto attacco, il tutto al servizio dei suoi padroni di Washington. Bahar Kimyongür analizza la menzogna di tale “operazione bottino”…

1532150Una forza di spedizione jihadista addestrata nel sud della Turchia si muove verso la città costiera di Lataqia nel nord-ovest della Siria. Principalmente composta da europei, asiatici, nordafricani, turchi, arabi del Golfo e alcuni siriani sparsi, tra cui dei turkmeni, la Legione Straniera è l’ultimo cavallo di battaglia del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan nella sua guerra per procura contro la Siria. Dopo la rivolta di milioni di turchi contro la sua politica repressiva e bellicosa, dopo le rivelazioni sul suo coinvolgimento in una vasta rete mafiosa e, soprattutto, dopo tre anni di fallimenti sul fronte siriano, Erdogan sembra scommettere tutto. Non aveva promesso ai suoi seguaci di pregare nella moschea degli Omayadi dopo aver rovesciato il governo siriano? Non riuscendo a realizzare il suo piano megalomane, Erdogan sente molto il bisogno di conquistare animo e terra dei popoli ribelli. Per questo, volentieri s’ispira al patrimonio imperiale del Paese, sognandosi novello Selim I, il sultano ottomano soprannominato “il terribile” o “il crudele”, che sottomise la Siria e l’Egitto nei primi anni del Cinquecento. Erdogan non battezzò a caso il terzo ponte sul Bosforo, attualmente in costruzione, con il nome del suo mentore imperiale. Come il sultano Selim, Erdogan vuole governare la Siria e l’Egitto. E come il sultano Selim, Erdogan ha inviato le sue truppe a massacrare aleviti, alawiti e altre comunità sospettate di infedeltà, eresia e vicinanza all’Iran. Tuttavia, a differenza del tremendo sultano-califfo, Erdogan è il tirapiedi di un potere più forte di lui, l’impero USA. La sua carriera politica a capo dello Stato è segnata dal desiderio di conciliare le ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. Lo stesso per il suo sostegno imperturbabile a terrorismo e guerra in Siria, incoraggiato e sostenuto sin dall’inizio della crisi siriana dal partner strategico degli Stati Uniti.

False Flags anti-turche, CIA, Menderes e Erdogan
Le conversazioni top-secret tra funzionari turchi sui piani di Erdogan, diffuse la scorsa settimana sui social network, hanno rivelato che il capo dell’intelligence Hakan Fidan era pronto a bombardare il mausoleo del nonno del fondatore dell’Impero Ottomano, Sulayman Shah, che si trova in un’enclave turca in Siria, per giustificare l’entrata in guerra di Ankara contro Damasco. Il sultano neo-ottomano Erdogan era pronto a distruggere un tesoro nazionale per la propria gloria e indirettamente, per il bene degli USA. Non è la prima volta che un governo turco organizza, in coordinamento con Washington, un attacco fasullo contro un edificio turco di alto valore simbolico, per prevalere sui  più deboli. Nel 1955, i servizi segreti turchi perpetrarono un attacco sotto falsa bandiera(false flag) contro la casa di Mustafa Kemal Ataturk a Salonicco in Grecia. La Turchia accusò i comunisti di esserne gli autori. All’epoca, la Turchia era guidata da Adnan Menderes, primo ministro “islamo-conservatore” pro-USA. Con questa “strategia della tensione”, gli spettri turchi e statunitensi  cercarono di giustificare la guerra interna contro i comunisti turchi. In conseguenza di questo falso attacco del 6-7 settembre 1955, chiese greche e armene, sinagoghe, scuole, case e negozi furono saccheggiati, bruciati, uomini linciati nel cuore di Istanbul, per la loro identità religiosa. L’operazione fu orchestrata dall’esercito segreto della Gladio turca della NATO, in guerra contro la “minaccia comunista”. Precisamente, Adnan Menderes, negli anni ’50 l’uomo della CIA che coprì il pogrom di Istanbul, è anche il modello di Recep Tayyip Erdogan.

La guerra del regime di Ankara agli armeni siriani
Se il piano di attacco al mausoleo ottomano in Siria non ha avuto successo, armeni e altre minoranze in Siria, denunciate come “infedeli”, sono ora il nuovo obiettivo del regime di Ankara.  Infatti, dal primo giorno di primavera, orde di jihadisti provenienti dalla Turchia hanno invaso Qasab, villaggio armeno e alawita sulle pendici del Monte Casius nel nord-ovest della provincia costiera di Lataqia. Soprannominata “operazione bottino” (Anfal) dai capi jihadisti, questa nuova incursione barbara non potrebbe avere nome più azzeccato. Per facilitare l’avanzata degli invasori jihadisti, l’aviazione turca ha abbattuto un MiG-23 siriano che proteggeva Qasab. Erdogan ha rivendicato la violazione dello spazio territoriale turco da parte dell’aereo siriano abbattuto. Tuttavia, l’aereo è precipitato nella zona di Qasab, in Siria. Il pilota Ismayl Thabat non è superman né era dotato di una tuta alata. Paracadutandosi, logicamente è atterrato diversi chilometri all’interno della Siria. Il regime di Ankara ha attaccato non solo la Siria, ma anche fornito copertura aerea ai mercenari. Ad esempio, Quota 45 domina la zona montuosa Qastal Maf, presso Qasab, brevemente occupata dalla Legione straniera di Erdogan grazie al fuoco dell’artiglieria dell’esercito turco. E i jihadisti feriti in battaglia venivano trasferiti dai militari turchi negli ospedali nella provincia turca di Hatay. Davanti l’avanzata dei jihadisti, gli abitanti di Qasab e dei villaggi circostanti si rassegnarono a fuggire verso Lataqia. Solo pochi anziani armeni, probabilmente stanchi di essere ossessionati dallo spettro della migrazione, preferirono rimanere. Furono il bersaglio di violenze e umiliazioni: le loro case saccheggiate, crocifissi, bottiglie di vino e maiali distrutti davanti ai loro occhi, come riconosciuto dal signore della guerra saudita Abdullah Mhasna (France 24, 26 marzo 2014). Mentre i patrioti che resistevano all’assalto jihadista, furono assassinati. Come nel caso di Nazim Shihadah. Ad agosto, sua madre, sua moglie e due figli furono rapiti dai terroristi solo perché alawiti. Centinaia di civili e soldati siriani furono uccisi durante l’assalto jihadista turco nel nord della provincia di Lataqia.

Siria, un altro Vietnam degli Stati Uniti
Sarebbe ingenuo credere che gli Stati Uniti siano neutrali, disinteressati ed estranei a tale nuovo assalto contro il territorio siriano. Dall’inizio della guerra in Siria, le forze speciali degli Stati Uniti e la CIA sono discretamente presenti su entrambi i lati del confine turco-siriano. Il generale Paul E. Vallely, il senatore John McCain, l’intera vecchia guardia statunitense che ha combattuto in Vietnam hanno visitato i jihadisti nel nord della Siria, provenendo dalla Turchia di Erdogan. Decine di foto mostrano Vallely e McCain insieme ai capi jihadisti in Turchia e in Siria. La presenza statunitense  prova sufficientemente la cooperazione tra il governo di Erdogan e la dirigenza degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria. Si noti incidentalmente che dall’invasione dell’Iraq, Erdogan s’era dichiarato vicepresidente del Programma del Grande Medio Oriente (“Büyük Ortadogu Projesinin Esbaskaniyim” in turco), il piano di conquista con il “soft power” dei Paesi arabi, sviluppato durante l’era George Bush. La rivoluzione colorata del marzo 2011 sponsorizzata da Washington (si ricordi la partecipazione dell’ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford alle proteste antigovernative) fu repressa dallo Stato siriano, che ora affronta una rivolta terroristica sempre sponsorizzata da Washington. Nonostante i suoi battibecchi mediatici per via del suo temperamento, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sembra essere il proconsole fedele e zelante pronto a reclutare tutti gli psicopatici del mondo nella sua campagna militare contro la Siria. Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto in Erdogan un eroe e liberatore con il suo spettacolo “One Minute” con Shimon Peres, al vertice di Davos nel 2009. In realtà, Erdogan ha ereditato dai conquistatori sultani la loro arroganza e crudeltà. Tutto il resto è Hollywood.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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