Un altro sospetto incidente aereo in America Latina, aiuta gli interessi statunitensi e globalisti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/08/2014

Brazilian President Rousseff cancels US visit over spying claimsLe elezioni presidenziali in Brasile, ad ottobre, sarebbero state una passeggiata virtuale per la presidentessa in carica Dilma Rousseff. Questo fino all’incidente aereo che ha ucciso il piuttosto scarso avversario di Rousseff, l’economista ed ex-governatore di Pernambuco Eduardo Campos. Il 13 agosto l’aereo che trasportava Campos, candidato presidenziale centrista liberista brasiliano, terzo dopo il candidato del più conservatore partito socialdemocratico Aécio Neves, economista e campione dell’austerità, si schiantava in una zona residenziale di Santos, nello Stato di Sao Paulo, Brasile. Campos era un candidato dell’ex-sinistro ed ora “liberista” Partito Socialista brasiliano. Come con i partiti laburisti inglese, australiano e neozelandese, quelli liberale e democratico canadesi, e il partito democratico degli Stati Uniti, gli interessi corporativi e sionisti hanno infiltrato il Partito Socialista brasiliano trasformandolo nel partito della “terza via” liberista, conservando in modo fraudolento la denominazione “socialista”. E’ chiaro che, dalla scoperta dello spionaggio dell’US National Security Agency di posta elettronica e cellulari della Presidentessa del Partito dei Lavoratori brasiliani Dilma Rousseff e dei suoi ministri, la conseguente cancellazione di una visita di Stato a Washington di Rousseff e il benvenuto in Brasile al presidente russo Vladimir Putin e agli altri leader del blocco economico BRICS, al vertice di Fortaleza, gli Stati Uniti cercano di destabilizzare il Brasile. Il dipartimento di Stato e la CIA cercano gli anelli deboli del Brasile di Rousseff creando le stesse condizioni d’instabilità che hanno fomentato in altri Paesi dell’America Latina, come Venezuela, Ecuador, Argentina (tramite il credit default nazionale pianificato dall’avvoltoio sionista capitalista Paul Singer), e Bolivia. Tuttavia, Rousseff, che affronta Washington annunciando, assieme agli altri leader dei BRICS a Fortaleza, la creazione della banca di sviluppo dei BRICS competendo con la Banca Mondiale controllata da USA e UE, sembrava imbattibile nella rielezione. Certamente era così fino al 13 agosto, quando Campos e quattro dei suoi consiglieri, insieme a pilota e co-pilota, rimasero uccisi nello schianto del Cessna 560XL. L’incidente ha permesso di promuovere la compare di Campos nella corsa presidenziale, la candidata alla vicepresidenza del partito socialista Marina Silva. Nel 2010 Silva ebbe un sorprendente 20 per cento di voti quale candidata del Partito Verde alle presidenziali. Piuttosto che concorrere come candidata dei verdi, quest’anno Silva ha deciso di unirsi al liberista Campos. Silva è ora vista come la migliore occasione del Partito Socialista di sconfiggere Rousseff alle elezioni presidenziali di ottobre. Silva, cristiana evangelica in un Paese cattolico romano, viene anche vista vicina alla “società civile” globale dell’infrastruttura dei gruppi dell’“opposizione controllata” finanziati dallo speculatore dei fondi hedge George Soros. Come capo dei tentativi di proteggere la foresta pluviale dell’Amazzonia brasiliana, Silva viene lodata dai gruppi ambientali finanziati dall’Open Society Institute di Soros. La propaganda di Silva è piena di frasi in codice sorosiane, come “società sostenibile”, “società della consapevolezza” e “diversità”. Silva sfilò con la squadra brasiliana alla cerimonia di apertura delle olimpiadi del 2012 a Londra. Il ministro dello Sport brasiliano Aldo Rebelo disse che la partecipazione di Silva alle olimpiadi fu approvata dalla famiglia reale inglese, avendo “sempre avuto buoni rapporti con l’aristocrazia europea”. Silva è anche più moderata di Rousseff sulle politiche d’Israele sulla Palestina. Come cristiana pentecostale delle Assemblee di Dio, Silva è membro di una setta al cuore del movimento mondiale dei “cristiani-sionisti”, avidamente pro-Israele, come le organizzazioni ebraiche sioniste B’nai B’rith e Congresso Ebraico Mondiale. Le Assemblee di Dio credono che Israele: “Secondo le Scritture, ha un ruolo importante da svolgere per la fine dei tempi. Per secoli gli studiosi della Bibbia hanno riflettuto sulla profezia di un Israele restaurato. ‘Questo è ciò che dice il Signore Dio: prenderò i figli d’Israele dalle nazioni in cui sono andati. Li radunerò da ogni parte e li riporterò nella loro terra’. Quando la nazione del moderno Israele fu fondata nel 1948, e gli ebrei iniziarono il ritorno da tutto il mondo, gli studiosi della Bibbia sapevano che Dio era al lavoro e che molto probabilmente viviamo gli ultimi giorni”. Nel 1996 Silva ricevette il Goldman Environmental Prize, istituito dal fondatore della Goldman Insurance Company. Richard Goldman e dalla moglie Rhoda Goldman, erede di Levi Strauss, della famosa azienda di abbigliamento. Nel 2010 Silva fu nominata dalla rivista Foreign Policy, diretta da David Rothkopf, ex-amministratore delegato dei Kissinger Associates, tra i “migliori pensatori globali”.
712383 I dettagli completi della causa dell’incidente aereo di Campos non saranno mai noti. Assistono alle indagini il National Transportation Safety Board (NTSB) e la Federal Aviation Administration statunitensi. Gli investigatori di NTSB e FAA saranno stati sicuramente informati ed informeranno, i funzionari della CIA di stanza in Brasilia, desiderosi che la relazione sullo schianto concluda con “tragico incidente”. La CIA è riuscita a nascondere il suo coinvolgimento in altri incidenti aerei latinoamericani che eliminarono gli avversari dell’imperialismo USA in America Latina. Il 31 luglio 1981 il presidente panamense Omar Torrijos fu ucciso quando il suo aereo si schiantò nei pressi di Penonomé, Panama. Dopo l’invasione di Panama di George HW Bush nel 1989, i documenti sull’indagine dell’incidente aereo del governo panamense del generale Manuel Noriega, furono sequestrati dai militari statunitensi e scomparvero. Due mesi prima che Torrijos venisse ucciso, il presidente ecuadoriano Jaime Roldós, leader populista che si oppose agli Stati Uniti, fu ucciso quando il suo aereo Super King Air, convertito in aereo VIP dell’aeronautica ecuadoriana, si schiantò nella montagna Huairapungo nella provincia di Loja. L’aereo trasportava anche la First Lady dell’Ecuador, il ministro della Difesa e la moglie. Furono tutti uccisi nello schianto. L’aereo non aveva il registratore dei dati di volo, noto come “scatola nera”. A Zurigo, la polizia svizzera condusse una propria indagine scoprendo che l’indagine ufficiale del governo ecuadoriano era gravemente viziata. Ad esempio, il rapporto del governo ecuadoriano sull’incidente omise di menzionare che i motori dell’aereo furono spenti prima che l’aeromobile finisse sul fianco della montagna. Come l’aereo di Roldós, il Cessna di Campos non aveva un registratore dei dati di volo. Inoltre, l’aeronautica brasiliana annunciò che le due ore di audio del registratore della cabina del Cessna di Campos non ripresero le conversazioni tra pilota, co-pilota e controllo a terra, il 13 agosto. Il registratore della cabina di volo dello sfortunato Cessna 560XL è prodotto da L-3 Communications, Inc. di New York City. L-3 è un importante contractor dell’intelligence statunitense che rifornisce la National Security Agency della maggior parte dei sistemi di ascolto dei cavi sottomarini tramite un accordo tra NSA e la controllata di L-3, Global Crossing.
Sebbene il candidato alla presidenza brasiliana Campos non fosse nemico degli Stati Uniti, la sua morte sospetta, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, e la sostituzione con una beniamina delle infrastrutture di George Soros, sono una minaccia elettorale per Rousseff, sicuramente considerata una nemica da Washington. Stati Uniti e Soros cercano vari modi per penetrare e perturbare le nazioni BRICS. Il tentativo Soros/CIA di promuovere il membro del Politburo cinese Bo Xilai alla presidenza cinese fallì quando lui e la moglie furono arrestati e incarcerati per corruzione. Con la Russia e Sud Africa off-limits per qualsiasi intrigo del genere, India e Brasile sono al centro dei tentativi di CIA e Soros di spezzare i BRICS. Sebbene il governo di destra di Narendra Modi in India sia nuovo, i primi segni di frattura dei BRICS sono incoraggianti. Ad esempio, con il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, alleato schietto ed attivo d’Israele. Il Brasile di Rousseff è visto da CIA e Soros quale migliore opportunità di incunearvisi; in tal caso Marina Silva, alla guida di una nazione BRICS, diverrebbe un “cavallo di Troia” contro il blocco economico dalla crescente importanza. L’incidente aereo che ha ucciso Eduardo Campos contribuisce a promuovere un’agente di George Soros al palazzo presidenziale Alvorada di Brasilia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Espansione aggressiva delle operazioni sigint statunitensi

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 06/08/2014

zRC135W_OF844Come ha recentemente testimoniato la missione “Ferret” di un aereo spia dell’aeronautica statunitense, RC-135 Rivet Joint, presso la spazio aereo russo di Kaliningrad, una missione d’intelligence elettronica volta a costringere i russi ad accendere il radar e altri sistemi per raccoglierne i dati, la National Security Agency degli Stati Uniti ha adottato un atteggiamento aggressivo. Le operazioni recentemente ampliate della NSA contro la Russia e la Cina accompagnano la retorica da Guerra Fredda del presidente Obama, divenuta più aggressiva verso i due Paesi…
La missione ‘Ferret’ del RC-135 contro Kaliningrad avvenne il 18 luglio, il giorno dopo che il volo 17 malese fu abbattuto sull’Ucraina orientale. Addetti della NATO diffondono informazioni secondo cui il jet di linea malese è stato abbattuto da cannoni di aerei, non da un missile lanciato da terra, come affermato in precedenza dai governi occidentali e dal regime di Kiev. Solo l’Ucraina aveva mezzi aerei in zona che potessero abbattere l’aereo malese. L’abbattimento dell’aereo malese del 17 luglio, durante le operazioni della NATO nel Mar Nero, il giorno prima della penetrazione dei sistemi di difesa aerea russi da parte del RC-135 sul Baltico, suggerisce fortemente che amministrazione Obama e NATO hanno deciso di impegnarsi militarmente con la Russia. Inoltre, gli Stati Uniti hanno informato la Svezia di aspettarsi ulteriori violazioni del suo spazio aereo da parte degli aerei spia statunitensi, come avvenuto dopo il confronto tra l’RC-135 e un jet da combattimento russo sul Baltico, il 18 luglio. La Svezia, come altre nazioni europee, non è un innocuo spettatore dell’aumento delle tensioni tra NATO e Russia. La Svezia, un non-membro della NATO, non è stata mai così vicina alla piena adesione alla NATO ed è anche una “Terza Parte” attiva dell’alleanza dei ‘Cinque occhi’, i partner della NSA nell’intelligence elettronica. In realtà, la Forvarets Radioanstalt (FRA), l’agenzia d’intelligence elettronica della Svezia, ha rapporti classificati con la NSA dal 1954. La FRA permette alla NSA di intercettare i cavi sottomarini nel Baltico dal territorio svedese. L’accordo del 2011 tra FRA e NSA permette alla NSA di intercettare il traffico sui cavi sottomarini riguardanti “leadership, politica interna e d’energia” russi. Svezia e Finlandia, ufficialmente “neutrali”, sono parte delle operazioni d’intelligence aggressive della NSA come i loro vicini della NATO Norvegia e Danimarca. In realtà, una diapositiva da PowerPoint rivelata da Edward Snowden mostra che numerose nazioni “non allineate” hanno stretti rapporti con NSA e i suoi partner in Canada, Australia, Gran Bretagna e Nuova Zelanda. Tra essi Algeria, Etiopia, India, Pakistan e Tunisia. Le copie dei documenti della NSA indicano chiaramente che il personale della NSA si recava in India, Arabia Saudita, Giappone, e altri Paesi per collaborare con i partner della NSA nel creare nuovi sistemi di sorveglianza delle comunicazioni. Personale NSA ha anche addestrato le intelligence elettroniche estere nella moderna intercettazione, analisi ed elaborazione dei segnali elettronici. I documenti di viaggio indicano anche numerose visite estere e interne del personale tecnico della NSA per programmi “classificati”. Secondo i documenti, i costi di viaggio e diaria del personale della NSA nei Paesi partner sono a carico delle agenzie d’intelligence dei Paesi ospitanti.
Nel giugno 2013, gli ingegneri della NSA andarono a Riyadh, in Arabia Saudita per motivi non specificati. Tuttavia, è stato recentemente rivelato dai documenti di Snowden che NSA e ministero degli Interni saudita crearono un’alleanza di intelligence elettroniche con “terze parti”. I costi del viaggio degli ingegneri della NSA in Arabia Saudita furono, secondo il documento, a carico del Regno di Arabia Saudita. Nel 2013, il personale della NSA andò a Tachiarai, in Giappone, per “addestrarvi i partner” e a Chitose e Tokyo per la revisione del programma “IBIS-1″. Tachiarai, nella prefettura di Fukushima, è una delle principali stazioni d’intelligence elettronica giapponesi. Il lavoro a Chitose richiedeva uno “Space Systems Analyst” della NSA, indicando che IBIS è un’operazione d’intercettazione satellitare, molto probabilmente diretta contro satelliti militari e per comunicazioni cinesi. Tale missione sarebbe in linea con l’obiettivo dichiarato da Obama del “perno” militare e d’intelligence statunitense in Asia contro la Cina. I costi del viaggio in Giappone furono a carico della Direzione Sigint giapponese (DFS). Ma la Cina non è la sola ad affrontare l’aumento delle operazioni d’intelligence aggressive della NSA. Finlandia e Svezia ospitano le operazioni della NSA dirette contro la Russia. Nel 5-10 maggio 2013, il personale della NSA si recò all’impianto Sanders della Lockheed Martin a Merrimack, New Hampshire, per collaudare in fabbrica un sistema Sigint acquisito dall’Intelligence Research Establishment finlandese. Il rapporto ‘terzi’ tra NSA-Finlandia contro Russia e Bielorussia viola la vecchia neutralità della politica estera della Finlandia. Nel giugno e luglio 2013, personale della NSA andò a Varsavia e Olsztyn, in Polonia, per installare un sistema Sigint, nome in codice AMBERWIND. I costi furono a carico dell'”agenzia d’intelligence polacca”. Olsztyn è una stazione Sigint polacca contro le comunicazioni russe a Kaliningrad, quartier generale della Flotta russa del Baltico. Con le operazioni NSA a Olsztyn e le missioni Ferret del Rivet Joint contro Kaliningrad, la NSA indica il ritorno a un atteggiamento da Guerra Fredda nelle operazioni aggressive contro la Russia, usando Finlandia, Polonia e Svezia per incrementarle a livello locale.
Un accordo del 2013 tra NSA e Unità 8200, agenzia d’intelligence elettronica d’Israele, autorizza una maggiore cooperazione tra NSA e israeliani nelle cyber-operazioni contro Russia e Cina e nella condivisione dell’intelligence raccolta sulle repubbliche islamiche ex-sovietiche dell’Asia centrale. La NSA migliora le capacità d’intelligence militare del Giappone revanscista contro la Cina,  aumentando anche la cooperazione con l’India sulle attività d’intelligence dei segnali sulle regioni di frontiera nel sud della Cina, Tibet e Yunnan. Nell’agosto 2013, personale della NSA andò a New Delhi, in India per l’installazione un sistema Sigint dal nome in codice TIGERFIRE. I costi furono sostenuti dall’Aviation Research Center indiano (ARC). Si ritiene che il personale della NSA abbia consegnato il TIGERFIRE alla principale stazione d’intercettazione satellitare della Research and Analysis Wing (RAW) indiana, a Secunderabad, nel nuovo Stato di Telangana. I siti web indiani hanno costantemente pubblicizzato la richiesta di personale Sigint d’assumere presso aziende come la “Comint Systems and Solutions Pvt Ltd” di Secunderbad. L’Australia è un’importante alleato di “Seconda Parte” della NSA nelle intercettazioni della Cina, in particolare nella stazione d’intercettazione satellitare di Geraldton, nei pressi di Perth, in Australia occidentale. Personale NSA s’è recato presso gli alleati ‘secondari’ della NSA, come Australia, Nuova Zelanda, Canada e Gran Bretagna, Paesi anglofoni noti come i Cinque occhi, per migliorarvi i sistemi di sorveglianza e condurre attività addestrative. Nel 2013, gli ingegneri della NSA furono a Blenheim, Nuova Zelanda, per discutere del un nuovo sito per l’intelligence elettronica con personale del Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda. La Nuova Zelanda è il partner NSA responsabile del monitoraggio delle comunicazioni delle nazioni insulari del Sud Pacifico, così come delle comunicazioni via satellite trans-Pacifico. Gran parte delle intercettazioni passa per la stazione d’intercettazione satellitare di Waihopai, nei pressi di Blenheim. A gennaio e febbraio, personale addestrativo della NSA visitò il Communications Security Establishment (CSEC) del Canada per dei corsi di formazione. Il CSE condivide la responsabilità con la NSA verso le comunicazioni latinoamericane e caraibiche. Il CSEC è particolarmente aggressivo contro le comunicazioni di Brasile, Messico, Venezuela e Bolivia. La NSA ha anche ricevuto un finanziamento dal Government Communications Headquarters della Gran Bretagna (GCHQ) a Cheltenham, in Inghilterra, per lavoro classificato presso la NSA di Washington (NSAW), quartier generale della NSA di Fort Meade, Maryland. Finanziato dalla GCHQ, personale della NSA s’è recato a Cheltenham l’anno scorso per installarvi “WB Quad“. “WB” sta per banda larga, indicando un sistema utilizzato per intercettare le comunicazioni via satellite a banda larga. “Quad” potrebbe essere un riferimento all’architettura d’intelligence “Quad” sviluppata da NSA, National Reconnaissance Office, National Geospatial-Intelligence Agency e Defense Intelligence Agency, per condividere le banche dati delle quattro agenzie. L’anno scorso, il personale della NSA si recò a Honefess, Norvegia, per l’installazione del WB Quad. I costi furono sostenuti dal Servizio informazioni norvegese (NIS). Personale NSA fu anche presso il CSEC di Ottawa per installarvi “WB Quad”. Anche nel 2013, personale della NSA si recò a Cheltenham e presso la stazione d’intercettazioni dei cavi sottomarini e satellitari del GCHQ di Bude, Cornovaglia, per addestrarvi gli analisti d’intelligence elettronica del GCHQ. Nell’aprile 2013, il personale GCHQ visitò Bowie, Maryland, per un seminario sul tema “GCHQ’s Data Mining Research”.
Proprio mentre la Central Intelligence Agency di Obama ha pensato bene di spiare i computer del senato degli Stati Uniti, la NSA conduce un’aggressiva campagna di raccolta d’intelligence nella neo-Guerra Fredda contro Russia e Cina.

nwo-world-mapLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’hanno in comune le guerre in Ucraina, Gaza, Iraq, Siria e Libia?

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire Città del Messico (Messico) 7 agosto 2014

Per il geopolitico messicano Alfredo Jalife-Rahme, la simultaneità degli eventi ne illumina il senso: dopo aver annunciato la creazione di una alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, così come al dollaro, la Russia affronta contemporaneamente l’accusa di aver distrutto il volo delle Malaysian Airlines, l’attacco a Gaza d’Israele sostenuto dall’intelligence militare di Stati Uniti e Regno Unito, il caos in Libia e l’offensiva dell’emirato islamico nel Levante. Inoltre, su ciascuno di tali teatri operativi, i combattimenti ruotano intorno al controllo degli idrocarburi, il cui mercato utilizza esclusivamente dollari.

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Sono del governo USA e sono qui per aiutarvi

Calendari, diagrammi e schede informative sono i più utili nell’analisi geopolitica. Così, due giorni prima della misteriosa esplosione in aria del volo delle Malaysia Airlines, altro evento poco chiaro occorso ai suoi recenti voli, si chiuse il sesto vertice dei BRICS con alcuni Paesi di UNASUR, tra cui Colombia e Perù [1]. Il giorno prima del lancio del missile mortale Obama aumentava la pressione sulla Russia e le sue due risorse più connesse, banche e risorse energetiche.  “Casualmente” il giorno in cui il misterioso missile è stato sparato in Ucraina, “Netanyahu, che dirige uno Stato dotato di armi nucleari, ordinava al suo esercito d’invadere la Striscia di Gaza” come è stato giustamente sottolineato da Fidel Castro nella sua denuncia del governo golpista ucraino, accusato di aver commessoo una “nuova forma di provocazione” agli ordini degli Stati Uniti [2]. Cosa potrebbe dunque saperne il vecchio guastafeste delle Indie Occidentali? Mentre il misterioso missile riduceva in briciole il volo delle Malaysia Airlines, Israele, Stato razzista e segregazionista, invadeva la Striscia di Gaza in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite,  “inimicandosi l’opinione pubblica internazionale” secondo l’ex-presidente Bill Clinton [3]. Contemporaneamente, in “coincidenza” (Castro dixit) con gli obiettivi geopolitici riguardanti Ucraina e Striscia di Gaza, scontri confessionali e per il controllo delle risorse energetiche crescevano nei tre Paesi arabi ritenuti “falliti” dagli strateghi statunitensi, Libia, Siria e Iraq, per non parlare delle guerre in Yemen e Somalia.
In Libia, Paese balcanizzato e distrutto dall’intervento “umanitario” di Gran Bretagna e Francia con la supervisione ipocrita degli Stati Uniti, le milizie ribelli delle brigate Zintan hanno sbarrato, solo due giorni prima del lancio del misterioso missile in Ucraina, tutti gli accessi a Tripoli dall’aeroporto internazionale, mentre gli scontri si moltiplicavano tra clan rivali a Bengasi, laddove le armi arrivano ai jihadisti in Siria e Iraq e dove l’ambasciatore degli Stati Uniti fu assassinato per motivi oscuri. Oltre il flusso di armi tra Libia, Siria e Iraq nella regione di al-Qaida/al-Nusra e del nuovo califfato dell’emirato islamico (SII) [4], è essenziale per le multinazionali del petrolio, del gas e dell’acqua statunitensi, inglesi e francesi controllare le materie prime (gas e acqua) della Libia, dove Russia e Cina si sono fatti ingenuamente ingannare [5]. Sull’appropriazione del petrolio iracheno della coppia Regno Unito-Stati Uniti che ha sconfitto l’Iraq, Paese balcanizzato e distrutto, “nella guerra dei 30 anni”, sarebbe fatalmente fastidioso riprendere tale evidenza. Durante la mia recente visita a Damasco, dove sono stato intervistato da Thierry Meyssan, presidente del Réseau Voltaire, mi ha detto che l’improvviso voltafaccia “occidentale (qualsiasi cosa significhi)” contro Bashar al-Assad è dovuto in gran parte, oltre ai giacimenti di gas sulle coste del Mediterraneo, alla pletora di giacimenti di petrolio all’interno della Siria, ora controllati dal “nuovo califfato del XXI secolo (Daash)”. Il nesso petrolio e gas riemerge a Gaza cinque anni dopo l’operazione “Piombo Fuso”, la cui operazione “protezione dei confini2 (sic) ne riprende la strategia senza che un’indagine abbia stabilito definitivamente il responsabile dell’orribile assassinio di tre giovani israeliani, come intuito con preveggenza da Tamir Pardo, il capo “visionario” del Mossad [6], e pretesto per l’ennesima invasione israeliana della Striscia di Gaza che ha ucciso numerosi bambini. Per il geografo Manlio Dinucci del Manifesto [7], la pletora di giacimenti di gas che abbonda nella zona marittima di Gaza è una delle ragioni dell’intransigenza israeliana. Come la pletora di depositi di gas di scisto che abbonda nella Repubblica autonoma di Donetsk, che cerca di separarsi dall’Ucraina o federarsi, è la fonte della feroce guerra psicologica tra filo-UE e filo-russi nel rigettare sull’avversario la responsabilità dell’esplosione del velivolo delle Malaysia Airlines. Non potrebbe trattarsi di un’operazione del governo ucraino per accusare di “terrorismo” i separatisti, utilizzando “registrazioni” che potrebbero benissimo essere stati manomessi, e quindi distruggerli? Sono passati due mesi da quando Russia Today (RT), sempre più seguita in America Latina per contrastare la disinformazione mediatica israelo-anglo-sassone, venendo perciò calunniato pubblicamente dal segretario di Stato John Kerry, sottolineava l’importanza dello shale gas nella regione di Donetsk (l’Ucraina orientale che cerca l’indipendenza) e “gli interessi delle compagnie petrolifere occidentali dietro le violenze” [8]. Infatti, la parte orientale dell’Ucraina, ora travolta dalla guerra civile, concentra “una miriade di giacimenti di carbone e gas di scisto nel bacino del Dnepr-Donets.” Nel febbraio 2013, l’inglese Shell Oil firmò con il governo ucraino (il precedente, deposto da un colpo di Stato neo-nazista sostenuto dall’UE) un accordo per condividere i profitti per 50 anni dell’esplorazione ed estrazione di gas di scisto nella regione di Donetsk [9]. Secondo la rete RT, “i profitti che Kiev non vuole perdere” sono tali che il governo ucraino ha avviato una “campagna militare (sproporzionata) contro il proprio popolo”. L’anno scorso, la Chevron ha firmato un accordo analogo (con lo stesso governo) per un valore di 10 miliardi di dollari. Hunter Biden, figlio del vicepresidente degli Stati Uniti, è stato nominato al Consiglio di amministrazione Burisma, il maggiore produttore di gas privato (Supersic) in Ucraina [10], “dando una nuova prospettiva allo sfruttamento dello shale gas ucraino” nella misura in cui “la licenziataria copre il bacino del Dnepr-Donets“. John Kerry non rimane con le mani in mano sulla divisione degli utili e Devon Archer, suo ex-compagno di stanza e affittuario del genero, entra in Burisma ad aprile, in questa controversa società.
La “licenza” per l’alienazione catastale per sfruttare lo shale gas ucraino può servire da “licenza di uccidere” innocenti? La fratturazione idraulica cerca di spezzare l’Ucraina? Questa è la costante nella tragica storia dello sfruttamento degli idrocarburi dei petrolieri “occidentali”, nel XX secolo. E’ chiaro che gli idrocarburi sono il denominatore comune delle guerre in Ucraina, Iraq, Siria e Libia.

Note
[1] “Vers une nouvelle architecture financière”, Ariel Noyola Rodríguez, Réseau Voltaire, 1 luglio  2014. “Sixth BRICS Summit: Fortaleza Declaration and Action Plan”, Voltaire Network, 16 luglio 2014. “Momento BRICS en Fortaleza”, Alfredo Jalife-Rahme, 17 luglio 2014.
[2] “Fidel Castro: El derribo de avión malasio es una “provocación insólita” de Ucrania”, Russia Today (canale spagnolo), 17 luglio 2014.
[3] AFP, 17/07/14.
[4] “Una jihad globale contro i BRICS?”, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Messico), Réseau Voltaire, 18 luglio 2014.
[5] “El botín del saqueo en Libia: “fondos soberanos de riqueza”, divisas, hidrocarburos, oro y agua”, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 28 août 2011.
[6] “Le chef du Mossad avait prédit l’enlèvement de trois jeunes Israéliens”, Gerhard Wisnewski, Réseau Voltaire, 8 luglio 2014.
[7] “Gaza: il gas nel mirino”, Manlio Dinucci, Il Manifesto, Réseau Voltaire, 17 luglio 2014
[8] “Shale gas and politics: Are Western energy giants’ interests behind Ukraine violence?”, Russia Today (canale inglese), 17 maggio 2014.
[9] “L’Ukraine brade son secteur énergétique aux Occidentaux”, Ivan Lizan, ?dnako (Russia), Réseau Voltaire, 2 marzo 2013.
[10] “In Ucraina, il figlio di Joe Biden unisce l’utile al dilettevole”, Réseau Voltaire, 14 maggio 2014.

isis_world_takeover_mapAlfredo Jalife-Rahme La Jornada (Messico)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’MH17 una false flag della CIA che non vola

F. William Engdahl Nsnbc 2 agosto 2014

Crash site of Malaysia Airlines flight MH17Il mondo ha già visto tali sceneggiate. Ha visto l’incidente sotto falsa bandiera del Golfo del Tonchino durante la guerra del Vietnam. Ha visto l’episodio del finto gas Sarin di CIA e sauditi, nel 2013, che ha portato il mondo sull’orlo della guerra mondiale. Ha visto l’episodio dell’uranio yellowcake fasullo del Niger usato per costringere il Congresso degli Stati Uniti alla guerra contro l’Iraq di Sadam Husayn nel 2003, per le cosiddette armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. Ora il mondo vede di nuovo le frenesie del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della CIA per cercare d’accusare la Russia di Putin di fornire ai separatisti dell’Ucraina orientale armi antiaeree altamente sofisticate russe che sarebbero state utilizzate per abbattere l’aereo delle Malaysia Airlines. Putin, accusa il segretario di Stato John Kerry su cinque (!) talk show del 20 luglio, di non controllare i ribelli dell’Ucraina orientale. La prova di tutto questo? I “social media”, secondo il portavoce ufficiale del dipartimento di Stato. La buona notizia per quelle anime sobrie che non desiderano vedere la terza guerra mondiale tra Cina-Russia e Paesi BRICS contro USA/NATO, trasformando l’Europa occidentale in un Trümmerfeld devastato per la terza volta in un secolo, è che tale tentativo d’incolpare la Russia di Putin si ritorce contro, anche s’è stato deciso.

Domande senza risposta
Una delle caratteristiche più scioccanti della copertura dei media mainstream occidentali sul caso del MH17 è la totale mancanza di un serio e prudente giornalismo investigativo, esistente solo pochi anni fa. Invece di peccare per eccesso di cautela prima di giudicare una situazione che potrebbe facilmente innescare una nuova Guerra Fredda o, peggio, CNN, New York Times, Washington Post e la maggior parte dei media UE, tra cui quelli tedeschi, hanno semplicemente citato i funzionari del governo di Kiev, tra cui dei neo-nazisti, come se fossero credibili. Una vera inchiesta deve esaminare le domande insolute. In primo luogo dovremmo cominciare con molte domande, senza risposta, assai cruciali, prima di decidere cosa sia successo al Boeing 777 del MH17, quel 17 luglio.

MH17_Flightpath_Ukraine_EngdahlScreenshot da FlightAware.com compilato da Vagelis Karmiros che collaziona tutte le rotte del MH-17 tracciate da FlightAware mostrando come, mentre tutti gli ultime 10 rotte passano tranquillamente a sud della regione di Donetsk, sorvolando il Mare di Azov, solo il 17 luglio, il tragico volo MH17 passò proprio sul Donetsk.

Il primo è il motivo per cui il controllo del traffico aereo di Kiev del ministero dell’Aviazione dell’Ucraina, ordinò al MH17 di deviare dalla rotta pianificata che evitava la zona di guerra nell’Ucraina orientale? Secondo rapporti iniziali di FlightAware.com, che traccia online tutti gli aeromobili civili, il 17 luglio il Boeing 777 del Volo MH17 delle Malaysia Airlines, dall’aeroporto Schiphol di Amsterdam a Kuala Lumpur in Malesia, deviava in modo significativo in altitudine e rotta da tutti gli altri voli commerciali che dall’inizio della guerra civile in Ucraina orientale, ad aprile, volano a sud della regione in conflitto. Le domande chiave prima d’incolpare qualcuno, furono completamente ignorate dal governo ucraino a Kiev, dall’amministrazione Obama a Washington, dalla maggior parte dei media occidentali, è perché il pilota deviò dalla rotta? Perché sorvolò lo spazio aereo vietato? E quali istruzioni diede il controllo aereo di Kiev al pilota, nei minuti prima della tragica esplosione? Curiosamente, dopo che i dati di FlightAware furono pubblicati inizialmente, il sito cambiò versione sulla rotta del MH17. Perché l’ha fatto?

Il falso video della ‘pistola fumante’ di Kiev
La maggior parte delle argomentazioni dell’amministrazione Obama su chi sia responsabile del  MH17 cita i funzionari del governo di Kiev. Eppure hanno mentito ripetutamente dal colpo di Stato del 22 febbraio 2014, che li ha messi al potere illegalmente con le armi. Poche ore dopo la notizia dell’abbattimento dell’aereo, l’intelligence ucraina diffuse ciò che sosteneva essere la “prova” che il MH17 era stato abbattuto dai separatisti agli ordini diretti della Russia. Il video su YouTube di 2:23 minuti pretese di dimostrare che “i militanti del ‘gruppo Bes’, usando un missile antiaereo russo, avevano abbattuto l’aereo di linea Boeing 777 delle Malaysia Airlines da Amsterdam a Kuala Lumpur‘. L’intelligence ucraina presentò ciò che pretendeva essere le registrazioni delle conversazioni tra un separatista filo-russo e il suo coordinatore Vasil Geranin, che sarebbe un colonnello del Primo direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe. Si parla dell'”abbattimento di un jet”, senza capire se si tratta di un jet civile o militare, potendo anche riferirsi a un Su-25 ucraino abbattuto alcune ore prima nei combattimenti. Nel video su YouTube non c’è modo di provare che l’audio non sia semplicemente un copione letto da due attori in uno studio. La “pistola fumante” di Kiev, il video, scomparve dai media quando diligenti ricercatori informatici scoprirono che data/ora mostravano che il fu messo online il 16/07/2014 alle 19:10 ora di Kiev, il giorno prima dell’abbattimento del MH17. Ops! Tornate a studiare a Langley, ragazzi. Questo per quanto riguarda la credibilità del governo di Kiev, che ha sempre mentito fin dal primo giorno al potere.

Le simultanee manovre USA/NATO
Ora passiamo a una coincidenza molto interessante. Proprio come avvenne negli attacchi al World Trade Center del settembre 2001 e al cosiddetto attentato di Boston, e numerosi altri episodi terroristici, vi furono importanti manovre NATO in Ucraina nei giorni prima e dopo l’incidente del MH17. Secondo lo spifferatore di Washington della NSA Wayne Madsen, la NATO e l’esercito ucraino partecipavano ad “esercitazioni” militari congiunte di dieci giorni, nome in codice ‘Sea Breeze‘, comprendenti l’utilizzo di aeromobili da guerra elettronica e intelligence elettronica, come il Boeing EA-18G Growler e il Boeing E-3 Sentry Airborne Warning e Control System (AWACS). Sea Breeze, secondo Madsen, includeva l’incrociatore lanciamissili classe AEGIS USS Vella Gulf. Dal Mar Nero, “il Vella Gulf poteva seguire il Malaysia Airlines MH17, nonché eventuali missili lanciati contro l’aereo“. Inoltre, gli aeromobili AWACS e d’intelligence elettronica (ELINT) sorvolavano la regione del Mar Nero quando MH17 volava sull’Ucraina. Gli aerei Growler possono bloccare i radar dei sistemi terra-aria. L’esercitazione NATO coincise con l’abbattimento del 17 luglio del MH17, a soli 40 miglia dal confine con la Russia. “Navi ed aerei della NATO controllavano le regioni di Donetsk e Lugansk con i radar e la sorveglianza elettronica“. (Una nota curiosa è il ricorrente ruolo centrale del vicepresidente Joe Biden negli eventi Ucraina. Biden v’è coinvolto personalmente dall’inizio delle proteste. Ed insolitamente, non fu la NATO, ma il sito  dell’ufficio del vicepresidente Joe Biden che per prima annunciò le manovre militari statunitensi Sea Breeze e Rapid Trident II, il 21 maggio 2014. Così, con uno sfacciato conflitto di interessi, il figlio di Biden, Hunter, è il direttore della nuova società energetica ucraina Burisma Holdings, Ltd., di proprietà di Igor Kolomoiskij, l’oligarca mafioso ucraino-israeliano noto come il “Camaleonte”).
La domanda scottante è perché è il governo degli Stati Uniti non ha svelato le immagini del tracciato del volo MH17 del 17 luglio, mostrando con precisione dove volava e dove fu colpito? Forse per paura di rivelare ciò che teme essere un boomerang sui falchi di Washington? Non solo le agenzie statunitensi hanno dati satellitari sul volo MH17, hanno anche immagini precise della batteria lanciamissili che probabilmente aveva sparato il missile che ha distrutto MH17. Secondo il pluripremiato ex-giornalista di Newsweek Robert Perry, una fonte attendibile gli ha detto che “le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti hanno dettagliate immagini satellitari della probabile batteria lanciamissili che ha sparato il missile fatale, ma la batteria sembrava essere sotto il controllo delle truppe governative ucraine, vestite con ciò che sembrano uniformi ucraine”. Potrebbe essere questa la ragione per cui, finora, l’amministrazione Obama non ha rilasciato le prove dettagliate per dimostrare le sue affermazioni sui “ribelli ucraini appoggiati da Mosca” che avrebbero sparato il missile mortale? Potrebbe mostrare, infatti il contrario, le forze legate a Kiev.

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cambia storia
La guerra di propaganda contro la Russia sull’abbattimento del MH17 è diretta, proprio come nel golpe di Majdan, da una cabala di neoconservatori del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La viceportavoce di Victoria Nuland ed ex-addetta stampa della CIA, Marie Harf, nella conferenza stampa del 21 luglio a Washington, affrontò domande insolitamente persistenti e critiche da diversi giornalisti, che chiesero perché, se il segretario John Kerry e il governo degli Stati Uniti possedevano prove “inconfutabili” del coinvolgimento russo e dei ribelli sul caso MH17, si rifiutavano di renderle pubbliche, come fecero gli Stati Uniti in casi precedenti, come nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Sulla difensiva e irritata dalle domande, Harf rispose, riferendosi alle dichiarazioni di Kerry del 20 luglio, “secondo la nostra valutazione si trattava di un missile SA-11 sparato dal territorio controllato dai separatisti filo-russi”. Ma, incredibilmente, qual era la prova che i giornalisti chiedevano? Harf rispose, “sappiamo, l’abbiamo visto nei social media e poi i video, abbiamo visto le foto dei separatisti filo-russi vantarsi di avere abbattuto un aereo…” Mi scusi, signore e signori per il sussulto. “L’abbiamo visto nei social media… poi abbiamo visto le foto dei separatisti filo-russi vantarsi...”, la CIA si occupa anche di fotografie? Con il governo e l’intelligence militare russi rilasciare le proprie prove, l’amministrazione Obama s’è lanciata freneticamente nel “limitare i danni”. Alle 17:57, ora di Washington del 22 luglio, decise di organizzare una conferenza stampa di “anonimi alti funzionari.” “Con anonimi alti funzionari” di solito ci si riferisce ai vertici del governo o agli assistenti dei segretari. Diversi “anonimi alti funzionari statunitensi” tennero una conferenza stampa a Washington. Ufficiali dell’intelligence USA dichiararono che, mentre i russi armavano i separatisti nell’Ucraina orientale, “gli Stati Uniti non avevano alcuna prova diretta che il missile utilizzato per abbattere l’aereo passeggeri provenisse dalla Russia“. Questa era nuova per Washington. I funzionari dell’intelligence USA continuarono a dire che non sapevano chi avesse sparato il missile o se eventuali operatori russi erano presenti al lancio del missile. Era “incerto” che l’equipaggio del lanciamissili sia stato addestrato in Russia… su chi abbia sparato il missile, dichiararono “Non sappiamo il nome, non sappiamo il grado e non siamo nemmeno al 100 per cento sicuri della nazionalità…
Sembrando dei goffi personaggi di un brutto remake hollywoodiano di Laurel & Hardy, gli ‘alti’ ufficiali dell’intelligence degli Stati Uniti, quando gli chiesero dettagli sulle prove, ripeterono il mantra di Marie Harf del dipartimento di Stato. I ‘vertici’ dell’intelligence ebbero la faccia tosta di affermare che “ci basiamo in parte sui messaggi e video dei social media resi pubblici nei giorni scorsi dal governo ucraino“, anche se apertamente ammisero che non potevano autenticarli tutti. Ad esempio, citarono il video di un lanciamissili che avrebbe attraversato il confine russo dopo il lancio che sembrava privo di un missile. Ma più tardi, interrogati, i funzionari riconobbero che non avevano ancora verificato se il video era esattamente ciò che pretendeva di essere. L’ultimo pezzo della conferenza stampa è sorprendente, perché indicava che qualche briefing, forse della CIA o del dipartimento di Stato, informò il presidente degli Stati Uniti (che presumibilmente ebbe poco tempo per le indagini…), quando poi andò alla televisione nazionale, il 21 luglio, per dire che l’aereo delle Malaysia Airlines, “è stato abbattuto sul territorio controllato dai separatisti filo-russi in Ucraina”, dicendo anche che la Russia aveva addestrato i separatisti “armandoli con attrezzature militari e armi, comprese armi antiaeree”. Quel discorso avvicinava il mondo alla Guerra Fredda con la Russia, che facilmente poteva divenire calda. Il giorno dopo, qualcuno assai esperto nell’amministrazione statunitense, chiaramente decise di ridurre massicciamente il confronto.

mh17-1F. William EngdahlRussiaToday

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sul MH17

L’OSCE individua “fori da proiettili e shrapnel” che indicano dei tiri e alcun prova di un missile sull’aereo abbattuto
Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 31 luglio 2014

The PieceSecondo il rapporto del pilota ed esperto delle compagnie aeree tedesco Peter Haisenko, l’MH17 Boeing 777 non è stato abbattuto da un missile. Ciò che ha osservato dalle foto disponibili sono fori sulla cabina di pilotaggio: “I fatti parlano chiaro e forte e vanno oltre le speculazioni: la cabina di pilotaggio presenta tracce di tiro! È possibile vedere i fori di ingresso e uscita. Il bordo di una parte dei fori è piegato verso l’interno. I fori più piccoli, rotondi e puliti, mostrano i punti d’ingresso di probabili proiettili da 30 millimetri”. (Revelations of German Pilot: Shocking Analysis of the “Shooting Down” of Malaysian MH17. “Aircraft Was Not Hit by a Missile” Global Research, 30 luglio 2014)
Sulla base di un’analisi dettagliata, Peter Haisenko giunge alla conclusione che l’MH17 non è stato abbattuto da un missile: “Questo aereo non è stato colpito da un missile nella parte centrale. La distruzione si limita alla zona della cabina di pilotaggio. Ora è necessario prendere in considerazione che questa parte è costruita con materiale rinforzato”.

La missione OSCE
Vale la pena notare che le prime dichiarazioni degli osservatori OSCE (31 luglio), confermano ampiamente le conclusioni di Peter Haisenko: “Gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa hanno riferito che simili fori furono trovati in due parti separate della fusoliera dello sfortunato aereo delle Malaysia Airlines, che si crede sia stato abbattuto da un missile sull’Ucraina orientale”. Michael Bociurkiw del gruppo di osservatori dell’OSCE, al suo briefing quotidiano, aveva detto come parte della fusoliera dell’aereo sia crivellata da “buchi di proiettili e schegge”. Ha detto che i danni furono esaminati dai funzionari della sicurezza aerea malesi. (Wall Street Journal, 31 luglio 2014)
Il team di osservatori OSCE non ha trovato traccia di un missile sparato da terra, come affermato  dalle dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca. Ricordiamo che l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, Samantha Power, aveva dichiarato, accusando la Russia, che l’aereo malese MH17 fu “probabilmente abbattuto da un missile superficie-aria azionato dalle posizioni dei separatisti“: “Il team di ricercatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sono incerti se il missile utilizzato sia stato sparato da terra, come gli esperti militari statunitensi hanno già suggerito”, riferiva il Wall Street Journal (WSJ). (Malay Mail)
I primi risultati dell’OSCE tendono a dissipare la pretesa che un sistema missilistico Buk abbia abbattuto l’aereo. Evidentemente i fori sono attribuibili a dei tiri, un’operazione che da terra non avrebbe abbattuto l’aereo che volava a oltre 10000 metri.

safe_imageAerei militari Su-25 ucraini in prossimità del MH17
Lo studio di Peter Haisenko è corroborato dal Ministero della Difesa russo, che indicava un jet ucraino Su-25 nel corridoio del MH17, in prossimità dell’aereo. Ironia della sorte, la presenza di un aereo militare è confermata anche da un rapporto della BBC dal luogo dell’incidente del 23 luglio. Tutti i testimoni oculari intervistati dalla BBC confermarono la presenza di un aereo militare ucraino in prossimità del MH17 Malaysian Airlines, quando fu abbattuto:
Testimone 1: Ci sono state due esplosioni in aria. Ed è così che si è spezzato e i frammenti sparsi così, ai lati, quando…
Testimone 2: …E c’era un altro velivolo, militare, accanto. Tutti l’hanno visto.
Testimone 1: Sì, sì. Volava sotto, perché si poté vedere. Volava di sotto a quello civile.
Testimone 3: Vi furono suoni di un’esplosione, ma in cielo, provenivano dal cielo. Allora questo aereo ha fatto una ampia virata così, cambiando rotta e dirigendosi in quella direzione (indicando la direzione con le mani)”.

Il video originale della BBC, pubblicato da BBC Russian Service il 23 luglio 2014, è stato rimosso dall’archivio BBC. Con amara ironia, la BBC censura i propri servizi.

La spinta mediatica
I media hanno riferito che un missile superficie-aria era stato sparato esplodendo prima di raggiungere l’obiettivo. Non fu il missile ad abbattere l’aereo, ma le schegge dell’esplosione del missile (prima di raggiungere l’aereo) che lo forarono creando la decompressione. Secondo il portavoce della sicurezza nazionale ucraina Andrej Lisenko, in una dichiarazione contraddittoria, l’aereo MH17 “subì una massiccia decompressione esplosiva dopo essere stato colpito dagli shrapnel di un missile“. (IBT, Australia)
In un articolo assurdo, la BBC citava il comunicato ufficiale ucraino dire che: “Il jet delle Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina orientale ha subito una decompressione esplosiva dopo essere stato perforato da schegge di un missile. Dicono che l’informazione provenga dai dati di volo dell’aereo, registrati e analizzati da esperti inglesi. Tuttavia, non è chiaro chi ha sparato il missile, con i ribelli pro-Russia e l’Ucraina che si accusano a vicenda. Molte delle 298 persone uccise a bordo del MH17 erano olandesi. Gli investigatori olandesi che seguono l’inchiesta si sono rifiutati di commentare le affermazioni ucraine”.

btdfpohceaaoywp“Fori di proiettili”
I segni delle schegge devono essere distinti dai piccoli buchi di entrata e uscita “probabilmente dovuti a proiettili da 30 millimetri” sparati da un aereo militare. Tali buchi non possono essere dovuti all’esplosione di un missile, come suggerito dal MSN. Mentre l’MSN dice che i “buchi da schegge” possono essere dovuti a un missile (cfr. relazione della BBC), l’OSCE ha confermato l’esistenza di ciò che descrive come “buchi da proiettili di mitragliatrice“, senza tuttavia riconoscere che non siano causati da un missile. In proposito, il cannone GSh-302 del Su-25 arriva a sparare 3000 colpi al minuto, spiegando i numerosi fori di entrata e uscita. Secondo Peter Haisenko: “Se ora consideriamo l’armamento tipico del Su-25, sappiamo che è dotato di un cannone a doppia canna da 30mm GSh-302/AO-17A dotato di 250 proiettili anticarro, incendiari ed esplosivi (dum-dum) disposti in ordine alternato. La cabina dei piloti del MH 017 è stata forata da entrambi i lati: fori di entrata e di uscita si trovano sullo stesso frammento della cabina di guida” (op cit.)
Le accuse rivolte alla Russia, comprese le sanzioni di Washington, si basano su una menzogna. Le prove non supportano la tesi ufficiale degli Stati Uniti, secondo cui MH17 è stato abbattuto da un sistema missilistico Buk della milizia della RPD. Cosa dopo? Più disinformazione, più bugie dai media?

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come i collaborazionisti informatici della CIA hanno distrutto il mondo arabo

Tunisie Secret 31 luglio 2014
cyberwarIn esclusiva, pubblichiamo questo capitolo del libro capitale sulle “rivoluzioni” arabe e le conseguenze caotiche che ora misuriamo. Il titolo di questo libro collettivo è “Il volto nascosto delle rivoluzioni arabe” e il capitolo in questione s’intitola “ONG e reti sociali al cuore delle rivoluzioni arabe”. Mentre di venti cyber-collaborazionisti tunisini, l’unico nome citato è Salim Amamu, abbiamo però un altro nome della massima importanza, Alec Ross, giovane consulente di Hillary Clinton, passato al dipartimento della Difesa dal gennaio 2011 per guidare il suo esercito virtuale.  Secondo la stessa confessione di Sami Ben Gharbia, in un articolo pubblicato nel settembre 2010, Alec Ross era suo amico e “grande capo”. Oltre ai famigerati cyber-collaborazionisti, tra i gruppi che parteciparono attivamente alla destabilizzazione della Tunisia, in particolare vanno inclusi “Anonymous”, “Wikileaks”, “Telecomix”, “Pirates” e “Nawaat”, che Sami Ben Gharbia ha co-fondato e che fu finanziato da Freedom House e Open Society Institute. Documento da leggere e archiviare per la Storia.

alec_ross_project_revolutionVogliamo unirci alle vostre conversazioni“, firmato #State-Dept. Questo messaggio, semplice ma diretto, fu trasmesso su twitter all’attenzione dei dissidenti arabi durante le rivoluzioni, dal cuore nevralgico della strategia statunitense, il dipartimento della Difesa. L’autore Alec Ross, finora sconosciuto, è divenuto il simbolo di questa nuova diplomazia dell’amministrazione Obama. Infatti, tale giovane consigliere di Hillary Clinton, co-fondatore dell’organizzazione One Economy, è a capo dei servizi innovativi, polo delle “nuove tecnologie” del dipartimento della Difesa. Passato dalle tenebre alla luce in un paio di mesi, Alec Ross è ora chiamato “l’uomo che twitta le rivoluzioni“.  Ribadisce il suo ricorso, se necessario, dell’assistenza informatica del governo degli Stati Uniti ai dissidenti arabi. Aiuto che, secondo Alec Ross, dimostra che tale tecnologia può essere utilizzata per sorvegliare i cittadini ma che può anche diventare un’arma per liberarli. Un’arma formidabile perché grazie ad essa le rivoluzioni arabe hanno vinto una battaglia decisiva, necessaria per la vittoria finale, quella della comunicazione. Senza di essa, la rivoluzione non sarebbe stata esportata, venendo dimenticata dal pubblico e, infine, nella maggior parte dei casi, estinta nell’indifferenza generale. Chi avrebbe potuto prevedere la caduta di Ben Ali, Mubaraq o Gheddafi? I governi di Tunisia, Egitto e Libia che riuscirono a contenere il dissenso per molti anni, non riuscirono a sedare le ultime rivolte nonostante la censura. Senza dubbio, il risultato delle rivoluzioni ha giocato non solo sulle piazze ma anche sul web. Un ruolo che ha rivelato una nuova forza, internet e le reti sociali. Dall’inizio delle rivoluzioni arabe, i primi attori della cyber-dissidenza apparvero sulle reti. Blogger e hacker, esperti nel bypassare la censura del governo, divennero nei rispettivi Paesi eroi totali delle rivoluzioni. Il blogger dissidente tunisino Saim Amamu divenne, dopo la caduta di Ben Ali, segretario di Stato per la gioventù e lo sport. Alcuni pagheranno tale impegno con la vita, come il blogger libico Muhammad Nabus vittima di un cecchino, quando si recò con la sua macchina fotografica a riprendere gli attacchi dell’esercito libico per trasmetterli in diretta sul suo blog. Tuttavia, in questi Paesi solo il cyber-dissenso interno non basta a spiegarne il successo. Infatti, molte reti esterne, costituite da organizzazioni non governative, attivisti e “piattaforme” multimediali giocarono un ruolo decisivo. Dall’inizio delle proteste antigovernative a Cairo, al-Jazeera seguì ampiamente gli eventi in live streaming sulla sua rete satellitare. E nonostante il blackout imposto dalle autorità egiziane, il Qatar poté continuare la copertura in tempo reale con webcam amatoriali posizionate per la città. Le immagini trasmesse tramite mezzi messi a disposizione dai “dissidenti cibernetici”, furono poi pubblicate sul satellite Hot Bird, a differenza del satellite egiziano Nilesat, sottratto alla censura del governo. Infatti, se la diffusione terrestre può rimanere sotto il controllo statale, non c’è modo di censurare la copertura satellitare estera disponibile su grandi aree (Hot Bird è disponibile in Nord Africa, con una parabola di 90 cm). Inoltre, diversi operatori come Opensky offrono connessioni internet via satellite come Hot Bird, Eutelsat e Hispasat. Un semplice modem collegato tra la parabola e il computer basta per accedere al web senza sottostare a un operatore nazionale. Reti parallele di attivisti informatici operarono. Si può menzionare Telecomix, gruppo illustratosi in diverse azioni a sostegno delle rivolte in corso. Tale gruppo si vide anche acclamato da Reporters sans frontières che l’invitò, nel marzo 2012, alla Giornata Mondiale contro la Cyber-censura, per dare prova dell'”etica militante” dell’hackeraggio umanitario nelle rivoluzioni arabe. Una delle principali azioni di Telecomix fu l'”esfiltrazione cibernetica” di molti video degli insorti, utilizzando le connessioni modem tramite numeri ISP (Internet Service Provider) situati all’estero o fornendo strumenti di crittografia “anonima” per le comunicazioni. Durante la rivoluzione egiziana, Telecomix fece anche appello ai radioamatori per stabilire comunicazioni via radio. Il famoso gruppo hacker Anonymous rispose all’avvio delle rivoluzioni. In Tunisia, meno di due settimane dopo gli scontri di Sidi Buzid, il movimento Anonymous lanciò OPTunisia. Le sue prime azioni rilanciate da al-Jazeera furono gli attacchi DDoS (che mirano a bloccare un server con un gran numero di query) ai siti del governo tunisino. Per motivi di sicurezza, la maggior parte di tali operazioni fu lanciata dall’estero. Tuttavia, la Tunisia aveva già un “pool” attivo di hacker. Si può menzionare il gruppo tunisino BlackHat, fondato nel 2007, che svolse un ruolo importante nella preparazione degli attacchi di Anonymous. In effetti, tale gruppo di hacker tunisini poté fornire preziose informazioni sull’infrastruttura IT dei diversi siti governativi. Inoltre, in condizioni di anonimato, un funzionario della sicurezza IT tunisina, durante le rivoluzioni, ammette che fu sorpreso nel scoprire che numerosi hacker tunisini erano tirocinanti al suo servizio, un paio di mesi prima delle rivoluzioni. Un'”infiltrazione” può sembrare sorprendente, ma conferma le parole di Anonymous: “Abbiamo infiltrati i vostri eserciti, fonti e informatica” (…)
cyber-warfareI dissidenti arabi ricevettero anche un significativo sostegno dall’ONG statunitense Avaaz. Avaaz significa “voce” in molte lingue, è un’organizzazione non governativa statunitense di New York, ma ha anche uffici a Londra, Parigi, Washington, Ginevra e Rio de Janeiro. Fu fondata nel 2006 dall’anglo-canadese Ricken Patel, ex-consulente per le Nazioni Unite e membro delle fondazioni Rockefeller e Bill Gates. E’ l’emanazione del gruppo ResPublica, dedita a campagne civiche transnazionali, e del gruppo statunitense MoveOn per la mobilitazione sociale su internet (….) Avaaz ha sostenitori celebri negli ambienti politici, tra cui l’ex-primo ministro inglese Gordon Brown, che disse che faceva avanzare gli ideali mondiali; l’ex-vicepresidente Al Gore, che ritiene Avaaz fonte d’ispirazione e che ha già fatto molto per cambiare le cose; Zaynab Bangura, ex-ministro degli Esteri della Sierra Leone, che descrive Avaaz come un alleato e un punto d’incontro dei popoli svantaggiati del mondo, facendo la vera differenza. Avaaz, utilizzando donazioni per sostenere le proteste arabe, inviò ai ribelli libici, yemeniti e siriano kit per connessioni internet via satellite a prova di blackout, piccole videocamere, trasmettitori portatili radio e anche gruppi di esperti per addestrarvi i manifestanti. Scopo di tali azioni di Avaaz è chiaramente visibile sul suo sito: permettere “di trasmettere video live anche con blackout d’internet e telefonici e far attrarre l’attenzione internazionale sui coraggiosi movimenti per il cambiamento“. In Siria, Avaaz sostiene di avere una “rete che contrabbanda rifornimenti medici e giornalisti, e per ricevere immagini e informazioni”. L’ONG dice anche di avere sul confine siriano “case sicure” per proteggere ribelli e giornalisti. Diversi hacker tunisini, egiziani e libici hanno anche dimostrato l’importante ruolo di Wikileaks quale fonte per la mobilitazione. Infatti, pochi mesi prima dell’inizio delle rivoluzioni arabe, abbiamo assistito all’ampia diffusione di dispacci diplomatici statunitensi che denunciavano gli eccessi e la corruzione prevalenti nei vari regimi arabi in cui sarebbe avvenuta la rivoluzione. Così per la Tunisia, si legge che “la corruzione è un problema politico ed economico. L’assenza di trasparenza e responsabilità che caratterizza il sistema politico tunisino, danneggia seriamente l’economia per le degradanti condizioni degli investimenti, alimentando la cultura della corruzione“. Un altro cablo sull’Egitto citava “la tortura e la brutalità della polizia sono endemiche e diffuse” o su Hosni Mubaraq, “ideali quali i diritti umani non lo interessano“. Mesi prima delle rivoluzioni arabe, Wikileaks alimentò le argomentazioni dei dissidenti contro i processi decisionali. Su questo dato di fatto ci si può anche interrogare sul ruolo infine favorevole all’amministrazione degli Stati Uniti svolto da Wikileaks con i cabli diplomatici. Alcuni non esitano a sostenere che la “fuga” dei messaggi diplomatici confidenziali rispondesse a un’operazione d’intelligence degli Stati Uniti con l’obiettivo di destabilizzare molti regimi arabi. Su questo punto, è interessante vedere che diverse organizzazioni che parteciparono al “mirroring” (duplicazione di un sito web al fine di salvaguardarlo e di un’ampia diffusione) di Wikileaks avessero un “donatore generoso” nel miliardario statunitense George Soros, assai vicino a Henry Kissinger e a capo di una rete globale di organizzazioni non governative, tra cui l’Open Society Institute (OSI), che svolse un ruolo attivo nelle rivoluzioni arabe. Infatti, nel 2009 l’OSI, in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, organizzò un workshop a Cairo per addestrare gli attivisti ad eludere la censura egiziana e tunisina. La Fondazione Soros è al centro di molte rivoluzioni e la sua azione fu addirittura considerata “sovversiva” in diversi Stati, tra cui Russia e Iran che l’accusavano di essere il braccio invisibile della CIA nella “promozione della democrazia americana“. Su Wikileaks e il sostegno “indiretto” della Fondazione Soros, si può notare che Mark Stevens, uno degli avvocati di Julian Assange, è anche consulente dell’Open Society Institute. Un’altra fondazione statunitense, “Global Voices“, ha anche fornito aiuto prezioso ai blogger arabi. Fondata presso la facoltà di Giurisprudenza ad Harvard da Rebecca MacKinnon, ex-giornalista della CNN, e da Ethan Zuckerman, membro dell’Open Society Institute di George Soros, l’organizzazione mira a sostenere una rete internazionale di blogger e “cittadini giornalisti” che segue e concentra le notizie del mondo nella “blogosfera”. Nell’ottobre 2011, Global Voices co-organizzò il terzo incontro dei blogger arabi a Tunisi ed affermò l’impegno nel promuovere il “diritto delle persone ad esprimere liberamente sulle reti le proprie aspirazioni democratiche“.
facebookCIA1Vediamo gli elementi della preparazione “sotto l’influenza” estera delle rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente avviarsi gradualmente. Inoltre, se la culla della primavera araba è la Tunisia, si può collocare la sua genesi nel giugno 2009 in Serbia. Mohamed Adel, giovane egiziano che studiò dai Fratelli musulmani, è un capo del movimento 6 aprile. Composto da giovani dissidenti, il gruppo ha scelto il nome in riferimento allo sciopero generale del 6 aprile 2008, nato su internet. Ma secondo Muhammad Adel, non fu realmente spontaneo. Come egli stesso ammette: “In Serbia fummo addestrati nei metodi della non-violenza. Ci fu insegnato a mobilitare le folle pacificamente, a controllarle ed organizzare efficacemente le manifestazioni...” Fu nel giugno 2009, che accompagnato da altri 14 militanti egiziani e algerini, si recò a Belgrado. Seguì un corso di formazione in arabo. Tali due settimane di seminario avevano lo scopo di formare “apprendisti rivoluzionari” alla lotta non violenta, con la possibilità d’interagire con i militanti serbi e incontrare ONG e giornalisti. Dietro tale formazione rivoluzionaria vi era il Canvas o Center for Applied Nonviolent Action and Strategies. Tale organizzazione è in realtà una propaggine del movimento serbo Otpor, che significa resistenza. Otpor è un’associazione studentesca all’origine degli eventi che portarono alla caduta di Milosevic nel 2000. Scopo dichiarato era utilizzare il know-how di CanvasOtpor riguardante i movimenti di protesta non violenta, che può essere fatto risalire ai “consulenti” di Canvas nella rivoluzione delle rose in Georgia. In Ucraina, l’organizzazione PORA era molto attiva durante la “rivoluzione arancione”, inviando nell’aprile 2004 18 suoi membri a Novi Sad, nel nord della Serbia, per partecipare a un seminario. Si noti inoltre che poco prima delle elezioni, un membro di Canvas venne deportato dall’Ucraina. Canvas è anche strettamente legata a Zubr, organizzazione per i diritti civili filo-occidentale bielorussa, creata nel 2001 per rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Nel 2002 troviamo tracce di Canvas nell’opposizione venezuelana. Nel gennaio e febbraio 2011, il logo Canvas, quello di Otpor, veniva brandito da giovani studenti tunisini ed egiziani del movimento 6 aprile che protestavano per le strade di Cairo. Per operare, una tale struttura ha bisogno di notevoli mezzi finanziari. Canvas è finanziata da ricchi filantropi il cui unico scopo è costruire un mondo migliore e far avanzare la democrazia? A credere a Srdja Popovic, fondatore di Otpor e attuale direttore di Canvas, riceve solo fondi privati, senza contributi pubblici. Ma sembra che sia altrimenti. Secondo fonti solitamente bene informate, due agenzie statunitensi contribuiscono in modo significativo al suo finanziamento. International Republican Institute e Freedom House. International Republican Institute è un’organizzazione politica legata al Partito repubblicano. Il suo finanziamento proviene principalmente dal governo federale degli Stati Uniti. Si noti che nella primavera del 2000, l’ex-colonnello dell’esercito statunitense Robert Helvey fu inviato in Serbia dall‘International Republican Institute per condurre seminari sulla non violenza a favore degli attivisti di Otpor. Ambienti vicini ai servizi segreti occidentali dichiarano che infatti l’IRI non sia altro che una facciata della CIA. Freedom House, il cui obiettivo è esportare i valori statunitensi, era presieduta da James Woolsey. È utile ricordare che fu direttore della CIA nel 1993-1995?
0Si noti che il blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento 6 aprile, faceva parte di un gruppo di attivisti invitato da Freedom House. Poté partecipare ad un programma di formazione per “riformatori politici e sociali”, finanziato da USAID (United States Agency for International Development). L’agenzia statunitense mira in particolare a ridurre la povertà e promuovere la democrazia e la crescita economica. Durante tali seminari, gli aspiranti rivoluzionari (tunisini, egiziani, algerini, siriani, yemeniti…) imparano anche come utilizzare al meglio i social network ed internet. Giocarono un ruolo di primo piano. Di particolare nota è la creazione di una pagina facebook sei mesi prima della caduta di Mubaraq, chiamata “Siamo tutti Qalid Said“, in omaggio a un giovane surfista torturato a morte dalle autorità, dopo aver pubblicato un video che mostrava poliziotti corrotti. Più di 500000 persone divennero rapidamente membri di tale gruppo che protestava contro la violenza della polizia. Il suo creatore, all’inizio anonimo, finalmente fu smascherato dalla polizia, Wail Ghonim, marketing manager per il Medio Oriente del gigante statunitense d’internet Google. Il vento di rivolta provò a travolgere altri Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Il vicino Sudan non fu risparmiato. Khartoum, che ha perso tre quarti dei suoi proventi petroliferi per la secessione del Sud Sudan, si trova ad affrontare un’alta inflazione e la svalutazione. Nella capitale sudanese, gli studenti scesero in piazza il 30 gennaio 2011 al richiamo di diversi gruppi costituiti su facebook, tra cui “30 gennaio, la parola ai giovani sudanesi”. Violentemente soppresso, il movimento non ebbe l’effetto desiderato. Inoltre il presidente Omar Hasan al-Bashir non si limitò a ordinare la repressione dei manifestanti, ma invitò i jihadisti informatici a combattere in rete. La loro missione è combattere sul loro stesso terreno contro i membri dei due principali gruppi attivisti in grado di raccogliere circa 20000 sostenitori. Si tratta di “Giovani del cambiamento” e “WeR fed-up”. Il metodo sembra efficace perché se gli studenti sudanesi sporadicamente hanno sfidato le autorità dimostrando per le strade di Khartoum, la repressione s’è affrettata a disperdere tali facinorosi. Finora non sono riusciti a trascinare il resto della popolazione, anche se il capo islamista Hasan al-Turabi potrebbe finire per esserne tentato…
stratfor-canvas-wikileaks-venezuelaAll’inizio del 2011, un po’ più a est, un utente anonimo creò la pagina “Yemen rivoluzione” che orgogliosamente mostrava il simbolo del pugno di Otpor. Il 3 febbraio 2011 lo Yemen conobbe le  più grandi manifestazioni degli ultimi decenni. Decine di migliaia di manifestanti adottarono il colore rosa come segno dell’adunata. Nello Yemen solo l’1% della popolazione è connesso ad internet e l’analfabetismo è ancora notevole. Se questa rivoluzione rosa sembrava esaurirsi, un anno dopo il presidente Salah lasciò il potere e si svolsero le elezioni presidenziali. Anche se vi fu un solo candidato, il vicepresidente, e tanti incidenti causati dai separatisti del sud da provocare la chiusura di molti seggi elettorali, lo Yemen divenne il primo Paese arabo in cui la rivolta portò a una soluzione negoziata. Ora il destino dello Yemen non è deciso. Tra separatisti meridionali e la presenza di numerosi militanti di al-Qaida, il Paese è tutt’altro che stabile. Da notare anche la presenza sottile ma molto attiva delle forze speciali statunitensi, pesantemente coinvolte nella lotta al terrorismo, sostenuti da regolari raid dei droni statunitensi della CIA. Nello stesso periodo fu creato un gruppo su facebook chiamato “Algeria pacifica” che adotta il pugno chiuso di Otpor e lo slogan “Insieme tutto è possibile”. Ma le autorità algerine monitorano attentamente internet e le forze di sicurezza vengono dispiegate nelle manifestazioni di massa che disperdono sistematicamente. Anche in questo caso la rivoluzione deve prendere forma. Nel vicino Marocco, il re anticipa ed evita la primavera araba con un referendum per cambiare la costituzione. A fine  novembre 2011, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che riunisce noti islamisti monarchici, è il vincitore delle elezioni. Il re non ha altra scelta che nominare capo del nuovo governo, il capo degli islamisti.
Se si dovesse cercare un denominatore comune a tutte queste pretese azione spontanee volte all’obiettivo lodevole di sconfiggere tiranni e stabilire la democrazia, sarebbe “islamisti e Stati Uniti”. Un esempio: l’egiziano Muhammad Adel fece il suo debutto nei Fratelli musulmani prima di essere addestrato da Canvas, finanziato da organizzazioni statunitensi, o Wail Ghonim, dirigente di Google, il gigante d’internet la cui collaborazione con intelligence degli Stati Uniti non è più un segreto. Più discreto ma non meno attivo, il Qatar non solo fornisce sostegno finanziario, ma anche forze speciali, soprattutto molto attive in Libia. A poco a poco, un’ombra, che alcuni qualificherebbero volentieri come “omertà”, vela le rivoluzioni che hanno trasformato in profondità il volto del mondo arabo come lo conoscevamo. La primavera araba ha anche rivelato la potenza di una nuova forza, ora al centro delle sfide della strategia globale, internet e le reti sociali, segnando un punto di svolta nella storia della “rivoluzioni”.

destroyYves-Marie Peyry, Ricercatore Associato presso il Centro francese per la Ricerca sull’Intelligence (CF2R). Alain Charret, ex-dirigente dei servizi segreti francesi, direttore di “Renseignor“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Comunitaristi e neoconservatori: il sostegno francese all’aggressione israeliana

Bourgoin
sergents1François Hollande ha assicurato sostegno al suo amico Benjamin Netanyahu affermando che “il governo israeliano adotta tutte le misure necessarie per proteggere la sua popolazione“. Inutile dire che il messaggio è stato ricevuto dalla persona che va in overdose nel distruggere Gaza, la sua gente e le sue infrastrutture. I morti (e i feriti) non finiscono di affollarsi senza una prospettiva di un cessate il fuoco all’orizzonte. In Francia, il governo non resta inattivo, lungi da ciò, non risparmia sforzi per mettere a tacere le tante voci contro tale aggressione. I raduni a sostegno del popolo palestinese non sono più consentiti e quando ci sono, i manifestanti sono minacciati e picchiati dagli estremisti ebrei del JDL, milizia del governo socialista (uno dei suoi membri è guardia del corpo di Hollande). Più sottile, ma non meno efficace, molte altre strutture non risparmiano tempo nel spezzare la resistenza: associazioni istituzionali contro il razzismo, circoli neconservatori, siti comunitaristi, gruppi identitari e antifa. A volte contrapposti, ma uniti da un obiettivo comune: difendere la politica d’Israele, combattere la Resistenza, equiparare il sionismo con l’antisemitismo, e con lo stesso metodo: disinformare, e se necessario, intimidire e terrorizzare. Nel sostenere incondizionatamente Israele e le sue politiche, in Palestina e nel resto del mondo, tali “neocon con passaporto francese” si comportano come agenti al servizio di una potenza straniera.

I neoconservatori: Dreuz.info e il Circolo dell’Oratorio
bhlL’ideologia ufficiale dell’Impero, la teoria dello scontro di civiltà che contrappone il barbaro Islam conquistatore e la civiltà giudaico-cristiana sotto assedio, trova eco mobilitante ed efficace in Francia. Una la linea: la difesa incondizionata d’Israele, testa di ponte dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente. L’aggressione contro Gaza, assimilata da Dreuz.info a una “guerra contro il terrore”, viene pienamente giustificata e trova proporzionata la risposta israeliana. E anche lieve, 583 palestinesi morti in 15 giorni “non sono molti”. Soprattutto se si tiene conto della cosiddetta pratica degli scudi umani usati da Hamas, menzogna deliberata d’Israele, che s’è già illustrato nella disinformazione. Ma se Israele “difende solo i propri civili contro razzi e missili di terroristi, criminali e mafiosi“, qual è la ragione della campagna dai media occidentali contro di esso? La risposta ha il pregio della semplicità: perché “odiano questo Paese e vogliono vedere i musulmani europei scendere in piazza e imporre i bazar“, chi dimostra sostegno a Gaza sono gruppi di islamisti radicali. La strategia del vittimismo paga sempre…
Un’altra risorsa neoconservatrice, il Circolo dell’Oratorio, ospita l’avanguardia sionista degli André Glucksmann, Romain Goupil, Cécilia Gabizon, Elisabeth Schemla, Pierre-André Taguieff, Frédéric Encel, Basbous Fadela Amara.. per lo più ex-sinistri divenuti atlantisti furiosi. Tali sostenitori incondizionati d’Israele furono noti per l’intenso lobbying a favore della guerra in Iraq nel 2003, quando dissero: “Da parte nostra, abbiamo scelto il campo del popolo iracheno, la sua libertà ora dipende dalla vittoria degli eserciti anglosassoni…” Senza dubbio mosso dallo stesso altruismo, Frédéric Encel ritiene Hamas così violentemente antisemita che dev’essere neutralizzato, essendo sempre stato “per la politica del peggio e del confronto con Israele” di cui “non riconosce l’esistenza”, con l’obiettivo di prendere il controllo dei palestinesi “nei territori e anche fuori” con la violenza. E infine 95000 morti in 65 anni di occupazione, sono infatti assai ragionevoli, soprattutto se confrontiamo questa cifra alle vittime di altri conflitti, come in Africa. Un cavillo?
Fadela Amara, che considera il velo islamico come una “bara vivente” e si sente “a casa” in Israele, dove ha vissuto la vera diversità senza alcuna pressione razzista, non riesce a trovare parole abbastanza forti nel denunciare l’oscurantismo islamico e il suo corollario, l’antisemitismo: “Purtroppo il problema dell’antisemitismo non è stato completamente risolto nel mio Paese, dove ritorna in forma diversa nelle periferie, dove gli islamisti marciscono i cervelli dei nostri figli. Se avessimo giocato il nostro ruolo in modo corretto ed eliminato l’antisemitismo in Francia, anche nell’amministrazione, non avremmo visto la sua rinascita nei quartieri nella forma islamista, insieme al suo discorso dalle connotazioni fasciste. Tutto per la nostra vigliaccheria, perché non volevamo ammetterlo e non volevamo sapere“. Non sorprendentemente, la sua associazione Né puttane né sottomesse, affiliata al Circolo dell’Oratorio, mira a stigmatizzare la “cultura della città” associata a oscurantismo, sessismo e antisemitismo, anche denunciando il “fascismo verde” musulmano. Ma tali preoccupazioni vanno ben oltre i confini francesi. Insieme a SOS Racisme e Unione degli studenti ebrei di Francia, altre risorse sioniste, ha lanciato un appello comune per la liberazione dei tre membri delle Femen detenute in Tunisia. E al momento dell’operazione Piombo Fuso contro Gaza, non dissero una parola sulle tante vittime palestinesi, unica preoccupazione era “arginare l’ondata di antisemitismo improvviso“, rispondendo alle preoccupazioni dell’Unione degli studenti ebrei di Francia. Preoccupazione che Pierre-André Taguieff condivide per le attuali manifestazioni pro-Gaza, in cui vede l’espressione della Francia “anti-ebraica”. Per non parlare di Rudy Reichstadt membro del Circolo dell’Oratorio e amico di Pierre-André Taguieff, BHL e Caroline Fourest. Sul sito che gestisce, “Conspiracy Watch“, si dedica a denunciare le “teorie del complotto” (in sostanza, le analisi che denunciano l’influenza del sionismo). A geometria variabile, ancora aspettiamo la sua risposta alla tesi di Alexandre Arcady secondo cui molti rapporti o relazioni internazionali sui bambini palestinesi uccisi da bombe e proiettili israeliani, sarebbero una gigantesca cospirazione fomentata dai sostenitori del popolo palestinese.

Islamofobia: Riposte Laïque, Résistance Républicaine e Génération Identitaire
380px-Mossad_seal.svg_Presso l’avamposto del sostegno all’aggressione israeliana, l’associazione di estrema destra Riposta Laica (il cui direttore è anche membro di NPNS), organizza regolarmente azioni contro “l’islamizzazione della Francia” insieme al Blocco Identitario, bersagliando solo i musulmani e le loro pratiche culturali e religiose. Pierre Cassen, uno dei suoi fondatori, ex-trotzkista, promuove regolarmente le tesi di Riposta Laica negli incontri organizzati dal B’nai B’rith. Islamofobo e sionista, considera Dieudonné “islamo-collaborazionista”. Tale associazione promuove la teoria razzista d’Eurabia secondo cui il mondo arabo sarebbe una minaccia demografica e terroristica all’Europa, in particolare, e al “mondo civilizzato” in generale. Abbastanza per giustificare la guerra contro Hamas, “movimento islamico”, d’Israele “che difende solo se stesso” salvando “il più possibile i civili“, secondo Pierre-William Goldnadel, presidente dell’associazione Francia-Israele. E’ vero che dal suo punto di vista, Israele è uno Stato democratico alle prese con un”organizzazione terroristica islamista omofoba ed antisemita“. Inoltre tortura cristiani, minaccia i giornalisti e spara a vista agli abitanti di Gaza, secondo Francia-Israele, che non ha paura di mostrare la corda nel demonizzare l’Islam, e per cui i manifestanti pro-Gaza sono tutti antisemiti e jihadisti. Per tali lobbisti, non c’è nessuno che difenda Israele, neanche France 2, membro della disinformazione pro-palestinese, né i politici francesi, indulgenti nei confronti di Hamas… e verso il criminale, antisemita e cristianofobo islamismo.
Il Blocco identitario è ferocemente islamofobo, nasconde a malapena il suo sostegno a Israele dietro il principio dell’astensione (né kefiah né kippah): “le ultime manifestazioni pro-palestinesi, sostenute da un gran numero di gruppi politicamente orientati a sinistra, ci ricordano tutti i benefici del multiculturalismo e comunitarismo alla francese“, si può leggere sul loro sito di Lione. Per il Blocco Identitario, chi sostiene la Palestina è fondamentalista o di sinistra o antisemita, o anche tutte e tre le cose, mentre “l’antisemitismo in Francia riguarda principalmente musulmani e simpatizzanti di estrema sinistra“. Il sito Français de souche, sempre anti-Islam, ha una visione simile. Stessa storia con Resistenza repubblicana (la cui presidente, Christine Tasin, islamofoba ed antipalestinese patentata, è anche co-presidente di Risposta Laica), che giustifica i tiri dell’artiglieria israeliana contro le ambulanze delle Nazioni Unite con il diritto d’Israele di difendersi contro il terrorismo (come è noto, le ambulanze coprono i terroristi). L’unico responsabile del massacro è comunque Hamasche vuole il massimo di morti a Gaza”, mentre “per Israele la salvaguardia della vita umana è una priorità”. Affermazioni alquanto sorprendenti per un’organizzazione che suona l’allarme sull'”eccessiva presenza di musulmani in Francia” e ritiene Dieudonné (non scherzo) un “agente iraniano sciita“.

Comunitaristi: CRIF e LICRA
ldj10Tale tema xenofobo e razzista identitario si riflette anche sul CRIF che ha recentemente lanciato sul suo sito un documentario israeliano sulla “minaccia islamica” in Europa e che sostiene il giornalista apertamente islamofobo Robert Redeker. La LICRA, nel frattempo, vuole combattere l’antisionismo allo stesso titolo dell’antisemitismo e ritiene che “l’islamofobia sia un diritto“. CRIF e LICRA sono gli avamposti del supporto ad Israele nella guerra contro Hamas. Il CRIF va oltre chiedendo alle autorità francesi di vietare le manifestazioni pro-palestinesi, dicendo che i recenti scontri  preoccupano sulla sorte della comunità ebraica che vive in Francia. Il suo presidente Roger Cuckierman è stato ricevuto da François Hollande per discutere tali questioni e il messaggio passa quando le manifestazioni “antisemite” (secondo la LICRA) vengono vietate in diverse città, con grande sollievo dell’ufficio nazionale di vigilanza sull’antisemitismo, secondo cui ogni sostegno alla Palestina è antisemitismo. Al contrario, il principio di non-importare in territorio francese i conflitti, difeso dal governo e dai sionisti, non sembra applicarsi quando il CRIF fa una dichiarazione alla “riunione unitaria degli amici di Israele” davanti l’ambasciata israeliana, promuovendo “il diritto d’Israele di difendersi dagli attacchi indiscriminati contro la sua popolazione”. Con l’approvazione del governo e, naturalmente, il supporto logistico della JDL, milizia della lobby pro-Israele.

Teppisti fascisti: LDJ e Betar
I mercenari del sionismo, LDJ e Betar commettono regolarmente violenze contro i sostenitori della causa palestinese. Attaccano violentemente i dimostranti pro-palestinesi lanciando insulti (“fottiti Palestina”), come si può vedere sul video e dalle numerose testimonianze dei manifestanti present, tra cui quelle dell’Unione ebraica francese per la pace, e sempre sotto la protezione del CRS. Vengono anche utilizzati in combinazione con le forze ausiliarie di polizia, come si vede qui dove caricano i manifestanti di concerto con la polizia. Ma ciò non sorprende dato che la Polizia Nazionale presta i suoi uffici alle truppe della JDL per allenarsi al Krav Maga, l’arte marziale dell’esercito israeliano gestita da consiglieri israeliani… e i cui abusi sono coperti da tutti i politici.

I delatori della disinformazione: JSS News
Nella stessa ottica, la rivista franco-israeliana JSS News ha varato lo scorso inverno una vera e propria caccia all’uomo, vantandosi di “dare in pasto ogni giorno i nomi e qualche volta i dettagli di decine di persone condannate a rovinarsi la vita con la quenelle (sic)”. Con qualche piccolo inconveniente, ma non preoccupante, senza alcuna conseguenza per la rivista che può tranquillamente continuare il suo sporco lavoro. Veri soldati dell’IDF, senza uniformi, (JSS News invita i lettori a fare donazioni online ai militari), i suoi giornalisti vanno oltre la disinformazione, attribuendo ad Hamas i bombardamenti degli ospedali delle Nazioni Unite! In ogni caso, niente disturba abbastanza nel perseguire la “deterrenza”, neanche “radere Gaza” o “sradicare i palestinesi”, leitmotiv della posta dei lettori, in ogni caso; terrorizzare i palestinesi “fino a pisciarsi addosso alla sola menzione del nome d’Israele”. Come ricorda uno dei lettori, “La deterrenza è quando Gaza sarà Groznij e i gazawi liquidati come i ceceni“. L’inenararrabile Frédéric Haziza è andato oltre la sua solita disinformazione, facendo passare un’immagine (del 2009) di un manifestante iraniano che minaccia un poliziotto per un pro-palestinese. Beccato, il giornalista ha ammesso l’errore, ma senza correggersi, a dispetto di ogni etica. E senza attirare le ire dei suoi colleghi.

Falsi amici: antifa e antirazzismo istituzionale
d6fd00909e0f5936f25c8084eGli antifa teorizzano la propria confusione ideologica, mentre hanno la pretesa di sostenere i palestinesi, combattono quasi esclusivamente l’antisionismo, i nemici e i gruppi di attivisti che criticano Israele e la sua politica degli insediamenti: dissidenti, nazionalisti progressisti, sovranisti o veri comunisti, specialmente del Comitato Valmy e il PCRF, vengono qualificati nazional- comunisti. Veri neoconservatori di sinistra, gli antifa concentrano i loro attacchi contro i leader stranieri che resistono all’imperialismo di Stati Uniti o Israele: Assad, Hugo Chavez e Vladimir Putin in particolare, salvando però i sanguinari Stati del Golfo, Israele e l’Ucraina fascista. Un semplice copia/incolla dell’asse del male degli Stati Uniti…
SOS Racisme è sulla stessa lunghezza d’onda, cancellando il colonialismo israeliano. Rivendicando la lotta alla discriminazione razziale in tutte le sue forme, l’organizzazione è completamente mobilitata sul fronte dell’antisemitismo, da 10 anni, risparmiando curiosamente l’islamofobia sulla base del fatto che si tratta di discriminazione religiosa, non di razzismo. In tal modo, SOS Racisme aiuta a banalizzare l’islamofobia che continua a crescere in Francia. Non sorprende se si considera il legame quasi organico con l’UEJF sin dalla sua fondazione, nel 1984. Così, l’avvocato di SOS Racisme è ora Patrick Klugman, ex-presidente dell’UEJF e membro del comitato direttivo del CRIF. L’antirazzismo autentico, a differenza dell’antirazzismo istituzionale, riconosce giustamente l’apartheid israeliano sionista quale forma particolarmente virulenta di discriminazione razziale. L’ONU le aveva all’epoca equiparate. Ancora una volta, la politica dei due pesi e due misure. Così, nel febbraio 2006 SOS-Racisme prese posizione a favore della pubblicazione delle vignette su Muhammad del giornale Jylland-Postens su Charlie Hebdo, firmando una petizione a sostegno. Dominique Sopo, presidente di SOS Racisme, testimoniò anche per Charlie Hebdo nel processo sulle caricature. In tale occasione, SOS Racisme espresse forte impegno alla laicità, ritenuta pilastro fondamentale del vivere insieme e condizione essenziale per l’esistenza di un regime democratico, co-firmando un manifesto contro il fondamentalismo religioso (leggasi musulmano), pubblicato su Libération nel novembre 2011. Al contrario, da brava risorsa sionista, SOS Racisme ha perseguitato inesorabilmente i quenelliers.
Tale indignazione invariabilmente selettiva appare nel trattare i manifestanti di entrambi i lati: tolleranza minima per i rari slogan antisemiti dei filo-palestinesi, utilizzati per vietare le manifestazioni a sostegno di Gaza, e nulla contro gli insulti razzisti della LDJ. Ma le associazioni dell’antirazzismo istituzionale, infine, riprendono la linea pro-Israele dell’UMPS: la ministra degli Interni, come del resto il Partito socialista, Anne Hidalgo e il comunitarista Claude Goasguen, secondo cui i palestinesi sono “un popolo di terroristi selvaggi e terribili“, sono sulla stessa lunghezza d’onda ritenendo che la tranquillità dei coloni israeliani valga il sacrificio di qualche migliaio di bambini palestinesi. Tale unanimità, tale potere schiacciante a favore delle guerra dello Stato ebraico, dimostrano l’efficacia dei sayanim, gli agenti del sionismo in Francia che supportano ad ogni costo l’onnipotenza d’Israele e la sua assoluta impunità.

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L’esrrema destra sionista non è mai esistita! “Non sono antisionista, signor agente, sono solo sionista” “Ops! Perdonatemi”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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