Russia-Corea: il colpo anti-sanzioni di Putin!

Elisabetta Studer Le Blog Finance, 22 aprile 2014
vladimir-putin-lee-myung-bak-2010-9-9-12-31-8Le sanzioni brandite dall’occidente per cercare di frenare le ambizioni egemoniche di Putin in Ucraina potrebbero rivelarsi una lama a doppio taglio, il vantaggio principale del Cremlino è l’opportunità di sviluppare le relazioni con Cina, Giappone e Corea del Sud. Nel tentativo d’individuare nuovi mercati esterni a quello comunitario, cui vendere il prezioso gas. E’ con tale pensiero che Mosca ha infatti eliminato il 90% del debito della Corea democratica, la quasi totalità dei 10 miliardi di dollari di debito del Paese. Putin non ha fatto nulla di filantropico. Nella sua “generosità” la Russia potrà infine agevolare la costruzione di un gasdotto per la Corea del Sud. La cancellazione del 90% del debito della Corea democratica è stata approvata il 18 aprile dai deputati della Duma di Stato, ratificando un accordo negoziato nel 2012. Il saldo del restante 10% sarà ristrutturato in pagamenti semestrali per 20 anni. Il viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak ha dichiarato che tale somma sarà utilizzata per finanziare progetti congiunti in Corea democratica, tra cui la costruzione di un oleodotto per collegare i giacimenti di gas della Siberia, in Russia, alla bulimica Corea del Sud. Ricordate che questo progetto è in sviluppo da alcuni anni da parte del gigante gasifero russo Gazprom. L’obiettivo primario è fornire alla Corea del Sud 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il gasdotto è anche un elemento essenziale per la strategia dell’espansione asiatica di Gazprom, che cerca a tutti i costi di estendere la sua pipeline da Sakhalin e dalla Siberia.

Un gasdotto nell’ambito di un progetto vincente
Il vertice tra Medvedev (allora presidente russo) e il suo omologo nordcoreano Kim Jong-il, in Siberia nell’agosto 2011, concordò l’istituzione tra Federazione russa e Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) di una commissione speciale per la realizzazione del gasdotto tra Russia, Corea democratica e Corea del sud. La commissione dovrebbe in particolare determinare il volume trasportato e l’importo delle tasse di transito da versare alla RPDC. Se le autorità della Corea del Sud non reagirono immediatamente all’annuncio, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak dichiarò poi a New York che questo progetto è “vincente” per tutte le parti coinvolte (Mosca, Pyongyang e Seul). Nonostante la campagna ostile ai progetti del gasdotto trans-coreano guidata da certi media conservatori della Corea del Sud, che avevano sottolineato i potenziali rischi di una “sottrazione” del gas durante il trasporto, nonché dell’interruzione delle forniture in caso di deterioramento delle relazioni Nord-Sud, il presidente sudcoreano si era mostrato favorevole. Attraverso l’avvio di questo gasdotto, la Corea del Sud, oggi il secondo maggiore importatore di gas fornito esclusivamente via mare, potrebbe ridurre i costi di approvvigionamento di gas naturale al 30%. Le tasse di transito imposte dalla Corea democratica potrebbero portarle 100 milioni di dollari all’anno.

Il mercato asiatico: un’alternativa ai mercati europei
Ricordiamo inoltre che durante il suo recente discorso al parlamento russo, Putin ha assegnato ai deputati il compito di sviluppare attivamente i collegamenti con l’Asia orientale. Nel settembre 2013, il Ministero per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente russo vide i suoi poteri ampliati in modo significativo. Lo sviluppo delle relazioni con l’Asia permetterebbe anche di garantirsi nuove opportunità, nel caso dell’adozione di sanzioni più dure contro la Russia. Secondo Sergej Men, partner associato del comitato investimenti della Hong Kong Eurasia Capital Partners, l’Asia può diventare per la Russia una vera e propria alternativa all’Unione europea. Argomenti: i Paesi del Sud-Est asiatico sono il mercato in più rapida crescita per i prodotti di punta delle esportazioni russe: petrolio, metalli, prodotti chimici ed alimentari.

pipeline-russai-korea-sakhalineFonti: ats, Kommersant, Le Courrier de Russie

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni della crisi nella penisola coreana

Aleksandr Vorontsov, Strategic Culture Foundation, 12.04.2013

544392Cresce la tensione nella penisola coreana. Pyongyang ha deciso di chiudere il complesso industriale di Kaesong, un’area industriale mista con la Corea del Sud, e ha suggerito che le ambasciate straniere siano evacuate dalla Repubblica popolare democratica di Corea per motivi di sicurezza.  Più significativa, in questa serie di passi, è stata la decisione del Plenum del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, svoltosi nel marzo 2013, riguardo la conferma giuridica dello status di potenza nucleare della Corea democratica e la decisione della Suprema Assemblea Popolare della Corea democratica “di rafforzare ulteriormente lo status di Paese in possesso di armi nucleari a fini di auto-difesa”. La maggior parte dei media, mentre dipinge un quadro vivido della militanza della Corea democratica, non cerca di capire le ragioni per cui il conflitto sul suolo coreano, oggi, abbia un’escalation così drammatica. Quando ci provano, di solito accusano Pyongyang di essere la causa di tutti i mali, sottolineando che dopo il terzo test nucleare della Corea democratica, si è attivato l’“incubo”. Di conseguenza, sorge la pressante necessità di esaminare le reali cause alla base di ciò che viene comunemente indicato come il “problema coreano”.
In breve, la causa iniziale è il nodo irrisolto della Guerra di Corea (1950-1953). Quest’anno è il 60.mo anniversario della fine della guerra e un accordo di pace tra i suoi protagonisti non è ancora stato firmato, vi è solo un accordo di armistizio (possibilmente solo sulla carta in questi giorni), quindi solo una temporanea cessazione delle ostilità, in altre parole. Ancora più importante, non vi sono relazioni diplomatiche tra le principali parti in conflitto, gli Stati Uniti e la Corea democratica.
La natura anomala di una situazione come questa appare ovvia. Pyongyang ha più volte suggerito che questo sorprendente anacronismo della guerra fredda venisse rimosso, ma invano: Washington si rifiuta ostinatamente sia di normalizzare le relazioni intergovernative sia di sostituire l’accordo di armistizio con un documento fondamentale che stabilisca una pace duratura nella penisola. In effetti, gli Stati Uniti dimostrano di avere “intenzioni ostili”, come vengono definite a Pyongyang; non a parole, ma con i fatti, una convivenza pacifica con la Repubblica Popolare Democratica di Corea non figura nei piani statunitensi. Piuttosto, cercano di eliminarla. Questo è il motivo per cui vi è un predeterminato stato di conflitto permanente nella penisola coreana, uno sviluppo ciclico della situazione di crisi acutizzata dalla relativa “remissione” e viceversa. Le azioni dell’occidente riguardo la Corea democratica appaiono come viziate dal comma-22. Gli appelli a sospendere il programma nucleare, evitando così la violazione dei principi del regime di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, sono spesso utilizzati per coprire la realizzazione di un programma segreto: il cambiamento di regime nella Corea democratica…
Di conseguenza, nei casi in cui Pyongyang sceglie il modello contrattuale delle relazioni con la comunità internazionale ed è pronta ad accettare compromessi reciproci riguardanti le  preoccupazioni (sulla non-proliferazione), l’occidente non vede ciò come una decisione indipendente dei nordcoreani, ma come una dimostrazione di debolezza, un trionfo della sua politica di pressioni. Seguendo tale logica, Washington e i suoi alleati sono non hanno fretta di valutare le misure prese da Pyongyang in base al merito, utilizzandole ai fini di una cooperazione costruttiva e di un modo per far avanzare la soluzione della questione nucleare nella penisola coreana, ma piuttosto per agire completamente all’opposto. Sulla base della falsa idea che la Corea democratica abbia cominciato a fare concessioni sotto pressioni esterne, l’occidente ritiene necessario aumentare queste pressioni al fine di mettere alle strette il suo avversario. E ogni volta questa politica duplice, fallisce. Convinta dalle vere intenzioni dei suoi partner, Pyongyang, con l’intenzione di collaborare, ma in nessun modo di capitolare, smette di giocare al gioco altrui e si adopera per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Di conseguenza, invece delle ulteriori concessioni, che ci si aspettava e del crollo tanto atteso della Corea democratica, l’occidente riceve in risposta nuovi test missilistici e nucleari.
La cronologia della crisi attuale è ben nota. Il lancio riuscito di un satellite nordcoreano del 12 dicembre 2012. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sceglie la forma più dura di risposta, sotto forma della risoluzione 2087 (22.01.2013), al contrario di un’occasione simile nell’aprile 2012, quando il Consiglio di Sicurezza si limitò a una dichiarazione del suo presidente. La Corea democratica, fortemente in disaccordo con tale decisione, così come con la logica statunitense, secondo cui “i suoi lanci non riguardano i satelliti, ma missili balistici a lungo raggio”, annunciava che “i colloqui a sei e la dichiarazione congiunta del 19 settembre non esistono più”. Come “segno di protesta”, Pyongyang ha effettuato il suo terzo test nucleare il 12 febbraio 2013, dopo aver sottolineato, in una dichiarazione del Ministero degli Esteri, che ci sono stati “più di 2.000 test nucleari e 9.000 lanci di satelliti” nel mondo, “ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai approvato una risoluzione che vieta i test nucleari o i lanci di satelliti”. In risposta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2094, il 7 marzo 2013, imponendo le sanzioni più severe che la Corea democratica abbia mai subito negli ultimi decenni.
Qual è stato il motivo per il rapido peggioramento del confronto nel 2013? Ci sono molte ragioni.  Tra le principali, gli avversari di Pyongyang di solito citano i seguenti: le palesi inesperienza, immaturità e avventurismo del giovane leader della Corea democratica, il desiderio d’intimidire Seoul, costringendola a credere che le armi nucleari vengono schierate, la Corea democratica ha drasticamente alterato l’equilibrio militare nella penisola a suo favore, ottenendo l’immunità dalle azioni del Sud, ed è ora in grado d’intimidire e di effettuare impunemente “provocazioni militari” contro la Repubblica di Corea. Tali atteggiamenti sono ormai diffusi e di conseguenza sono supportati dall’opinione pubblica sudcoreana. Nella comunità politica e tra gli esperti degli USA, sono aumentate notevolmente le richieste per impegnarsi in un cambiamento immediato e decisivo della politica in favore dell’adozione di misure volte a forzare il cambio di regime nella Corea democratica, aumentando drammaticamente la pressione esterna, così come l’isolamento e l’incoraggiamento dell’opposizione interna. A livello ufficiale, l’idea di colpire il livello di vita della popolazione della Corea democratica, tra le altre cose, è stato discusso apertamente. I sostenitori di questo tipo di azioni preferiscono non notare che i test nucleari della Corea democratica, a cavallo del 2012-2013, sono stati in larga misura una risposta alla riluttanza dell’occidente ad aprire un dialogo costruttivo con Pyongyang.
Ricorderete che, dopo che la Corea democratica aveva annunciato il suo ritiro dai colloqui a sei, nell’aprile 2009, i cinque membri rimanenti avevano dichiarato che trovare un modo per convincere Pyongyang a tornare ai colloqui era una priorità. Ed ecco, quando questo obiettivo è stato quasi raggiunto, in gran parte grazie agli sforzi diplomatici di Russia e Cina, e quando il governo della Corea democratica, nel 2011-2012, ha ripetutamente annunciato di essere disposto a continuare il suo coinvolgimento nel processo diplomatico a sei, Washington, Tokyo e Seoul, in contrasto con le loro stesse dichiarazioni, iniziarono ad avanzare pretesti e sostanzialmente fecero del loro meglio per ritardare la ripresa dei negoziati il più a lungo possibile. Così facendo, ancora una volta rivelarono i loro veri scopi: estendere la politica della “pazienza strategica”, che molti esperti statunitensi definiscono una variazione della “strategia del contenimento” della Corea democratica, in modo da aumentarne l’isolamento con il fine ultimo del cambio di regime. Avendo perfettamente compreso ciò dei suoi avversari, e tenendo conto, sugli esempi di Libia e Siria, della crescente inclinazione dell’occidente a usare la forza militare per rovesciare i regimi indesiderati, Pyongyang si considera libera nella scelta dei mezzi e ha adottato le misure necessarie per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Ciò non è l’unico motivo che spinge Pyongyang a prendere tali misure, naturalmente. E’ più che probabile che il desiderio del governo nordcoreano di compensare la sgradevole amarezza che nasce nella società, dopo il fallito lancio del satellite del 13 aprile, e la realtà della corsa allo spazio tra Corea del Nord e Corea del Sud vi gioca anche la sua parte. Inviando il suo primo satellite in orbita, come programmato, il 12 dicembre 2012, la Corea democratica ha vinto la corsa allo spazio. Ciò è stato preso piuttosto male al Sud, realizzando il riuscito lancio del proprio satellite un mese e mezzo dopo.
Nel frattempo, queste azioni trascinano verso un conflitto mettendo ormai la penisola coreana sull’orlo della guerra. Al fine di evitare ulteriormente il deterioramento della situazione, tutte le parti interessate devono avere autocontrollo, prima di tutto, e avere la massima concentrazione nella ricerca dei modi per riprendere i contatti politici.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: SONGUN: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Corea democratica e infrastrutture critiche

Dedefensa 5 aprile 20138183019375_aaeca7c287_z

Ci sono già state numerose “crisi” tra la Corea democratica e gli Stati Uniti (e la Corea del Sud “incidentalmente”) dalla fine della guerra fredda e dalla fine delle speranze per la riunificazione a metà degli anni ’90. (Il blocco dei tentativi di riunificazione è dovuto principalmente, tra le altre cose, alle macchinazioni per sabotare questi accordi tra Nord e Sud, da parte dei guerrafondai americanisti.) La crisi attuale è particolarmente “ricca”, perché va molto avanti nella sua dimostrazione, quindi offrendo una notevole gamma di opzioni operative e di interpretazioni politiche; opzioni per descrivere le diverse opportunità operative del dispiegarsi della crisi, e le valutazioni politiche per descrivere le varie spiegazioni della crisi. La più istruttiva, in questo caso, fa riferimento alle “valutazioni politiche” (cosa significa questa crisi?), le “opzioni operative” sono estremamente difficili da fissare nel sistemico torrente delle comunicazioni aperte al riguardo.
L’ultima notizia “operativa” è del giovane Grande Leader Kim Jong-Un al cui esercito ha dato il permesso di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. (Vedasi RussiaToday 4 aprile 2013): “Poco dopo che gli Stati Uniti hanno detto che si preparano a schierare un avanzato sistema di difesa antimissile a Guam, Pyongyang ha annunciato di aver approvato un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Nel frattempo vi sono articoli secondo cui la Corea del Nord sta spostando un missile a medio raggio sulle sue coste orientali.”) Se ci si chiede con cosa e come questo attacco nucleare avverrebbe, ovviamente si entra nel campo della FantasyLand che caratterizza l’attuale Corea democratica, straordinaria enclave nel sistema globale e ultra-liberale, ecc. Ma nel loro modo di trattare la “minaccia” della Corea democratica, gli strateghi e gli specialisti della comunicazione di Washington e del blocco BAO non sono meno sulla strada per FantasyLand. (Come ad esempio l’inglese Cameron, che ha annunciato che la Corea democratica possiede la capacità di attacco nucleare contro il Regno Unito (vedi The Independent, 5 aprile 2013), cosa tempestiva e benedetta nel dibattito in corso sul dispiegamento permanente di armi nucleari strategiche inglesi sui sottomarini SSBN che trasportano i missili SLBM Trident.) I sudcoreani non credono in una guerra. Russi e cinesi sono in guardia, ansiosi e timorosi che una manovra maldestra dell’uno o degli altri (soprattutto degli Stati Uniti, dopo tutto)… Lo spettacolo non deturpa il quadro attuale e un incidente che degenera in eventi incontrollabili è ovviamente possibile. Ad ogni modo, vengono date varie interpretazioni della crisi e dei conflitti potenziali.
• L’interpretazione “interna” di Justin Raimondo su Antiwar.com del 3 aprile 2013… Questa è l’interpretazione interna alla Corea democratica. Anche se non ha mancato di ricordare il rude e provocatorio avatar della politica degli Stati Uniti dal 1991, Raimondo essenzialmente non attribuisce la causa di questa crisi particolare o aggravamento, agli Stati Uniti, ma a una situazione di tensione interna al potere nella Corea democratica. Naturalmente, Raimondo ha detto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per muoversi in direzione della pace. “La retorica isterica che esce dalla Corea del Nord fa il suo corso: questo è, dopo tutto, il solo (e unico) capo di esportazione del Paese. Washington sa bene che Pyongyang non ha né i mezzi né l’intenzione di attaccare gli Stati Uniti, nonostante le minacce da operetta, eppure si comportano come se la minaccia fosse reale. In risposta, il segretario della Difesa Chuck Hagel ha annunciato “casualmente” che rinforzeranno le nostre difese contro i missili sulla West Coast. Le programmate esercitazioni militari USA – Corea del Sud, con la partecipazione di aerei con capacità nucleare che “fingono un attacco” alla Corea del Nord, sono una provocazione che ha fatto esplodere la risposta sulfurea di Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno solo fatto in modo di sospendere tutti i reali tentativi di pace nella penisola coreana: quando sembrava che la Corea del Sud stesse assumendo sul serio la prospettiva di una riunificazione con il Nord, Washington ha dato un taglio al processo. Ora che la figlia di un ex dittatore della Corea del Sud è giunta alla presidenza, le prospettive di una ripresa dell’iniziativa sono remote. In questo contesto, le provocazioni di routine di Washington hanno un effetto molto più grande sul Nord, che si vede in una situazione impossibile. Il Regno Eremita è più povero e più isolato che mai, e questo ha prodotto le dinamiche interne che guidano le azioni delle élite della Corea del Nord. Poco si sa degli sviluppi politici interni nel Nord, ma il passaggio da un capo supremo a quello successivo è sicuramente problematico in ogni sistema autoritario, e doppiamente in una monarchia “comunista”. Vi sono state a lungo tensioni tra il Partito coreano dei lavoratori al governo e l’esercito della Corea del Nord, e a quanto pare ciò si è inasprito a un livello insolito lo scorso anno, con notizie di un tentativo di assassinio di Kim Jong-Un, conclusosi con uno scontro a fuoco per le strade di Pyongyang.”
• Vi è l’interpretazione delle “macchinazioni strategiche” degli Stati Uniti, o del modo di utilizzare la crisi coreana (forse una guerra in Corea) per rafforzare ulteriormente l’influenza statunitense nella regione e creare un esercito anti-cinese. Questo è stato sviluppato alla luce della “svolta strategica” annunciata dagli Stati Uniti qualche mese fa, un cambiamento delle priorità generali dallo Spazio Atlantico a quello del Pacifico/Asia. L’argomento è, naturalmente, il crescente potere dei cinesi e le loro ambizioni espansionistiche, secondo l’interpretazione usuale degli strateghi del Pentagono e dei loro accoliti commentatori che sembrano darla per scontata, guardando il mondo come se si vedessero allo specchio, dove tutti ragionano come gli Stati Uniti e coltivano le stesse intenzioni degli Stati Uniti. L’articolo già citato da RussiaToday, ha detto un paio di cose al riguardo, alla fine dell’analisi, partendo dalle valutazioni dei giornalisti interessati alla questione.
Il corrispondente da Seoul Joseph Kim dice che gli Stati Uniti perseguono i propri interessi, essendo sempre più coinvolti nel conflitto. “Seguono costantemente e acquisiscono sempre maggiore influenza nella regione. Stanno tecnicamente cercando di tornare in Asia orientale per contrastare la Cina e la sua crescente potenza economica. E perché non utilizzare la Corea del Nord?” ha detto Kim a RT. “Per quanto riguarda i mezzi che gli Stati Uniti hanno scelto per raggiungere i loro scopi, vi sono altre questioni circa l’efficacia. Il giornalista investigativo Tim Shorrock ritiene che le azioni della Corea democratica siano state fraintese e che la risposta statunitense sia sbilanciata e porti al risultato opposto: “La Corea del Nord non vuole suicidarsi. Credo che stia facendo tutto questo per poter arrivare a un punto in cui possa negoziare un qualche tipo di accordo di pace con gli Stati Uniti”, ha detto. “Osservano e vedono questi bombardieri B-2, un richiamo assoluto del pericolo di una guerra con gli Stati Uniti, ma dà anche al monolitico Stato autoritario [l'opportunità] di dimostrare al popolo della Corea democratica che in effetti vi è una minaccia. Quindi, portando l’escalation a questo punto, gli Stati Uniti giocano proprio la mano di Kim Jong-un”.”
• Un punto interessante riguarda le misure militari prese dagli Stati Uniti… manovre, schieramento  di alcune navi antimissile, voli dimostrativi di B-52, B-2 e F-22, la costruzione di difese strategiche nell’isola Guam. E per quanto ne sappiamo, non una parola su una portaerei di rinforzo. Nel caso di una grave crisi, gli Stati Uniti hanno l’abitudine, nella loro tecnica del rafforzamento volto ad affermare la loro potenza e a scoraggiare il nemico preparandosi ad ogni evenienza, di schierare per primi dei gruppi di  portaerei (anche se già uno è nella zona), con l’effetto della “comunicazione strategica” fornita da questo gesto. Non l’hanno fatto finora, a quanto pare. Questa situazione è da notare, a nostro avviso, si può riferire a tre elementi: 1) non vi è il desiderio politico di un eccesso nel drammatizzare la crisi, 2) non c’è il desiderio dei capi militari, anche per loro, di drammatizzare la crisi, 3) in particolare, a nostro avviso, perché si tratta di una situazione di fatto, una dimostrazione della situazione strategica estremamente ristretta degli Stati Uniti, data dalla disponibilità di portaerei, come si è visto più volte nelle ultime settimane (26 gennaio 2013, 11 febbraio 2013, 4 marzo 2013).
• Vi sono le interpretazioni “complotiste”, come al solito, provenienti da ogni angolo di Internet. Mai dimenticare il mini-sottomarino carico di armi nucleari della Corea democratica, forse, in transito nei pressi delle coste USA di Sorella Sorcha (WhatDoesItMeans, 8 marzo 2013); “pompata” e “rinfrescata” dalla notizia riportata da Zerohedge.com il 3 aprile 2013, secondo cui “osservatori” della Corea del Sud hanno perso il contatto con tre di questi mini-sottomarini nordcoreani). L’approccio tradizionale del complotto a questo proposito, viene presentato dal sito Infowars.com, specialista in questo tipo di interpretazioni, il 3 aprile 2013). E’ anche più di una supposizione, ma una rivelazione o dichiarazione… “Il piano della Federal Reserve di distruggere l’economia e fare spazio al governo mondiale e una economia autoritaria globalista, supportate da un sistema di controllo da polizia di Stato, che richiederà un prerequisito sufficiente, e questo presupposto può benissimo essere una nuova guerra nella penisola coreana“, un’interpretazione annessa riguarda l’articolo “Una guerra accidentale” (Los Angeles Times 3 aprile 2013: “…quando le forze sono in allerta e minacce di attacchi preventivi volano, anche se inverosimili, potenzialmente si creano situazioni d’innesco in cui movimenti tattici, anche di piccole dimensioni, potrebbero essere male interpretati“).
E’ difficile trarre una lezione precisa, e ancora più fare una previsione. Ma non siamo qui per questo lavoro (di previsione), che ha poco senso in un momento come il nostro, segnato dal disordine e caratterizzato da una dimensione escatologica, nel senso che l’elemento umano, con tutto il suo armamentario e nonostante i suoi ornamenti, non domina tutti gli eventi, e tanto meno le loro cause, in particolare i più importanti di questi eventi. Ciò è rafforzato dal carattere incontrollabile dei due avversari principali del momento  (la Corea del Sud è ancora relegata al rango di colonia strategica degli Stati Uniti, un ruolo secondario ma anche così strano rispetto alla sua posizione): il capriccioso, brusco e a volte surreale regime nord-coreano, e la natura ossessiva degli Stati Uniti nell’identificare le minacce e usare la forza militare… in questa constatazione di mancanza di controllo alla luce della durata della crisi, ha portato a prendere in considerazione un conflitto con la Corea democratica, nonostante o forse a causa di alcuni aspetti grotteschi delle considerazioni che la precedono e la caratterizzano, non vergognandosi di queste stranezze.
Come sappiamo e come è stato ripetuto, ci sono già state numerose “crisi”, in generale allarmi transitori e conseguenti gesticolazioni tra i due, la Corea democratica e gli Stati Uniti. Questa volta, la sequenza è più lunga e presenta alcuni aspetti gravi. In un certo senso, si potrebbe dire che questa sequenza potrebbe essere presa più “seriamente” rispetto alle precedenti. Nonostante la disposizione militare e la critica drammatizzazione della crisi contro di loro, gli Stati Uniti mostrano una certa moderazione rispetto ai precedenti episodi segnati da atteggiamenti minacciosi, gesticolazioni militari e dal solito (dall’11 settembre 2001) parossismo della comunicazione bellicista; le misure militari sono anche caratterizzate da una maggiore attenzione difensiva, sempre in relazione ai casi precedenti. Ciò può essere dovuto sia alla più misurata squadra di sicurezza nazionale vigente (Kerry-Hagel) rispetto alle precedenti, ad una certa consapevolezza della situazione generale mondiale e dei rischi portati dal disordine che segna la politica e la strategia, con l’aggiunta della constatazione della realtà della riduzione delle loro capacità di potenza strategica. In un certo senso, questa sequenza di crisi con la Corea democratica ha dei caratteri che l’inseriscono, più delle precedenti, nella situazione generale che conosciamo, assieme alla mancanza di controllo causata dal carattere prevalente escatologico, e dall’incertezza che quindi ne indica la priorità… Si potrebbe dire, tanto gli avatar della Corea democratica sembravano finora provenire da un dominio separato dalla situazione generale, che questa sequenza sembra condurre all’integrazione della situazione critica nordcoreana in ciò che abbiamo identificato come nuova situazione generale di infrastruttura critica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corea democratica: Il tintinnare di sciabole intensifica lo stato di Guerra

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 3 aprile 2013

NM241500_a_284332bLa serie di minacce sta assumendo un tono sempre più virulento. Il 7 marzo, Pyongyang ha minacciato di lanciare attacchi nucleari “preventivi” contro gli Stati Uniti. Il 12 marzo, la Corea democratica ha minacciato di “annientare” un’isola nel Sud, mentre la tensione nella penisola coreana è salita al punto più alto da anni, annunciando che l’armistizio è stato annullato. Mostrando la serietà delle minacce, Pyongyang sembra aver interrotto la linea rossa con la Corea del Sud, un collegamento di emergenza per una rapida comunicazione bidirezionale, usata dai Paesi privi di canali diplomatici ufficiali.
Il 30 marzo la Corea democratica ha dichiarato che è in “stato di guerra” con la Corea del sud, avvertendo che qualsiasi provocazione di Seoul e Washington  innescherà una guerra nucleare totale. “La situazione di tregua continua della penisola coreana, di né pace né guerra, è finalmente finita”, ha detto una dichiarazione. Il 26 marzo, la Corea democratica ha detto che il suo esercito deve essere pronto ad attaccare “Tutte le basi militari statunitensi nella regione Asia-Pacifico, incluso il continente degli Stati Uniti, le Hawaii e Guam, e la Corea del sud”. I media statali della Corea democratica hanno annunciato che il Paese adotta “Lo stato di prontezza al combattimento N° 1”, il più alto livello di allerta. La dichiarazione afferma che la partecipazione dei bombardieri con capacità nucleare statunitensi B-52 e B-2, come alle esercitazioni militari annuali in corso in Corea del Sud, venivano viste come un’intimidazione. Il 31 marzo, i jet da combattimento stealth F-22 dell’US Air Force provenivano da una base in Giappone, per partecipare anch’essi alle esercitazioni in Corea del sud. L’annuncio si è avuto poco dopo che la Corea del sud e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo accordo militare in risposta a ciò che definiscono provocazioni di Pyongyang. La retorica di Pyongyang è eccessivamente stridente, a seguito dell’adozione della risoluzione 2094 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto ulteriori sanzioni contro la Repubblica democratica popolare di Corea, per il suo terzo test nucleare del 12 febbraio 2013.
L’11 marzo, Seoul e Washington hanno lanciato la settimana di manovre militari congiunte annuali nella penisola coreana, nonostante gli avvertimenti di Pyongyang. L’evento ha coinvolto 10.000 soldati sudcoreani e circa 3.000 soldati statunitensi. Versando benzina sul fuoco, è stata annunciata un’altra esercitazione di Stati Uniti e Corea del sud. Quasi 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte esterni alla Corea del sud, insieme a un numero maggiore di truppe terrestri, navali e di personale delle forze aeree della Corea del Sud, parteciperanno all’esercitazione militare congiunta annuale Foal Eagle, fino al 30 aprile. Le forze di riserva della Corea democratica sono in stato di mobilitazione da più di tre mesi, dal lancio del missile nel dicembre 2012.

La linea della Corea democratica
Il 31 marzo il leader nordcoreano Kim Jong-un ha presieduto una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, a Pyongyang. Kim e gli alti funzionari del partito hanno adottato una dichiarazione che definisce le armi nucleari “vitali per la nazione” e componente importante della sua difesa, un bene che non sarà scambiato neanche per “miliardi di dollari”. La riunione ha deciso che il possesso di armi nucleari da parte del Paese “deve essere fissato per legge”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Viene inoltre istituita una “nuova linea strategica” che richiede la costruzione sia di un’economia più forte che di un arsenale nucleare. Le forze armate nucleari “dovrebbero essere ampliate e integrate qualitativamente e quantitativamente fino a quando si avrà la denuclearizzazione del mondo”, ha aggiunto. L’incontro ha dichiarato la decisione di sostenere la costruzione economica e lo sviluppo nucleare, contemporaneamente agli sforzi per sviluppare l’agricoltura, l’industria leggera e stabilizzare lo standard di vita. “L’economia del Paese dovrebbe passare a un’economia basata sulla conoscenza e il commercio estero multilaterale e diversificato, e gli investimenti devono essere ampiamente introdotti”, riferiva l’agenzia di stampa.
Gli sforzi dovrebbero essere volti a sviluppare la scienza e la tecnologia spaziale, tra cui il lancio di satelliti avanzati. La Corea democratica ha detto che lo sviluppo economico e l’espansione del programma nucleare potrebbero avvenire in parallelo, poiché un deterrente nucleare in crescita potrebbe consentire al Nord di limitare le spese militari e destinare più risorse al settore agricolo e alle industrie leggere, per migliorare il tenore di vita del popolo. Il giorno dopo, il 1° aprile, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha radunato i deputati per la sessione parlamentare annuale primaverile, a seguito della dichiarazione del partito sulla priorità per la nazione della costruzione di bombe nucleari e di un’economia più forte. La riunione dell’Assemblea Suprema del Popolo segue le minacce quasi quotidiane fatte da Pyongyang da settimane, tra cui la promessa di attacchi nucleari a Corea del Sud e Stati Uniti. La dichiarazione plenaria invoca anche il rafforzamento dell’economia, cui Kim ha posto l’accento nelle sue dichiarazioni pubbliche dall’insediamento al potere. Secondo l’ONU, i due terzi dei 24 milioni di abitanti del Paese subiscono carenze alimentari regolari. Lo scorso aprile, la Corea democratica si è identificata quale potenza nucleare, quando ha rivisto la sua Costituzione. Dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto altre sanzioni per punirla per il lancio di un missile a lungo raggio a dicembre e per il suo terzo test nucleare a febbraio, ha detto che non avrebbe più partecipato ai colloqui per smantellare il suo programma nucleare.
Come si può notare, gli eventi testimoniano il fatto che la Corea democratica sembra non avere alcuna intenzione di mollare le armi nucleari, mentre la necessità di una riforma economica è in cima all’ordine del giorno. Parlando della necessità di una riforma economica, si deve rilevare che le forze armate della Corea democratica restano in allerta consumando così una grande quantità delle scarse risorse. Per esempio, le centinaia di recenti sortite dei velivoli. L’industria passa dalla produzione di beni civili a beni militari. Anche la mobilitazione di soldati richiede la sua parte. L’esercito della Corea democratica partecipa a numerose imprese economiche, tra cui l’edilizia, e preziose ore di lavoro vengono destinate al mantenimento dell’allerta. Non c’è dubbio che il tutto sia un pesante fardello, un aspetto da tenere in considerazione per valutare la situazione complessiva. In ogni caso, la 103.ma economia mondiale con un PIL di soli 40 miliardi di dollari (circa 1.800 dollari pro capite, uno dei Paesi più poveri del mondo) ancora una volta s’è imposta all’attenzione del mondo.
Non c’è dubbio che la Corea democratica stia testando il nuovo presidente della Corea del sud, insediatosi lo scorso febbraio. Dopo che il Nord ha affondato la nave della marina Cheonan sudcoreana (su questa interpretazione della vicenda i dubbi sono molti e seri. NdT), uccidendo 46 marinai nel 2010, una risposta non può che essere più che mai la più risoluta nella storia. Un’altra caratteristica specifica della situazione attuale, è il fatto che la Corea democratica ha attraversato un’importante soglia tecnologia a dicembre, quando con successo ha messo un satellite in orbita o, in altre parole, è riuscita a mettere in orbita un carico utile usando la tecnologia missilistica chiaramente progettata per raggiungere gli Stati Uniti. Inoltre, Pyongyang ha condotto un terzo test nucleare a febbraio, che sembra aver avuto più successo rispetto ai due precedenti. Inoltre, il Nord vende i sistemi d’arma che ha sviluppato ad altri Paesi, come l’Iran e il Pakistan. Attualmente la Corea democratica può minacciare la Corea del sud e parte del Giappone con i suoi missili convenzionali e le sue forze militari convenzionali. Il Nord può colpire Seul con 500.000 proiettili d’artiglieria nella prima ora di conflitto. Questi sono i fattori con cui fare i conti.

Minacce e realtà
Le forze armate della Corea democratica vantano circa 1,1 milioni di effettivi in servizio attivo e 4,7 milioni in riserva. L’arsenale dell’esercito dispone di 4.500-5.400 carri armati, oltre 1300 veicoli corazzati, 12.700 pezzi di artiglieria e mortai, circa 1.100 lanciarazzi multipli (MLRS). L’aeronautica militare dispone di circa 1200 velivoli, tra cui 650 aerei da combattimento.  Tutti gli aerei sono estremamente obsoleti, essendo entrati in servizio negli anni ’50 (e non è vero neanche questo. NdT). La marina ha 708 imbarcazioni tra cui tre fregate e 70 sottomarini. I missili antinave sono della classe Styx, sviluppata dall’Unione Sovietica negli anni ’50. La difesa costiera è affidata a pezzi di artiglieria da 122, 130 e 152 mm. I sottomarini della marina potrebbero essere efficaci in operazioni come l’esfiltrazione e l’infiltrazione di forze speciali. I campi minati in tutta la penisola coreana sarebbero una minaccia per il potenziale nemico. L’arsenale delle Forze Strategiche Missilistiche della Corea Popolare vanta circa mille missili, tra cui i sistemi terrestri Nodong da 1000 km di gittata, Taepodong-1 da 2200 km, Musudan da  4000 km, Taeponong-2 da 7000 km. Il missile Taepodong-2 (o un missile con la relativa tecnologia) ha subito dei test fallimentari nel 2006, 2009 e 2012. Ma fu eseguito, apparentemente con successo, il lancio di un missile a tre stadi il 12 dicembre 2012. La Corea democratica ha abbastanza plutonio per disporre di 5-10 ordigni nucleari. Circa la metà delle principali armi della Corea democratica è stata progettata negli ’60, l’altra metà è ancora più vecchia. Le forze armate lamentano una carenza di pezzi di ricambio, carburante e scarsa manutenzione, alcune armi non sarebbero funzionanti. Non è noto se la Corea democratica abbia missili superficie-superficie a testata chimica.
Il 12 febbraio, la Corea democratica ha eseguito un riuscito test sotterraneo nucleare presso il sito di Punggye-ri (nella parte nord-occidentale del Paese). E’ stato il terzo test dopo i due fallimentari condotti in rigoroso spregio delle risoluzioni dell’ONU. La mossa porta allo sviluppo di una testata nucleare abbastanza piccola da essere montata su un missile a lungo raggio e possibilmente lanciata su Guam, le Hawaii e anche la costa occidentale degli Stati Uniti, dentro un’impressionante raggio d’azione.

Lampi di speranza
Nel frattempo, il complesso industriale inter-coreano che si trova in Corea democratica, funziona normalmente. Il complesso industriale di Kaesong, che si trova a 10 chilometri all’interno della Corea democratica, è stato costruito dal Sud nel 2004 come simbolo di cooperazione transfrontaliera. Circa 53.000 nordcoreani lavorano negli impianti delle 120 imprese della Corea del sud del complesso, una cruciale fonte di valuta forte per lo Stato impoverito. Utilizzando manodopera a buon mercato della Corea democratica, il complesso di Kaesong ha prodotto merci per 470 milioni di dollari USA l’anno scorso. Nessuna azione militare da parte della Corea democratica è possibile fino a che funziona questa struttura. Forse il vantaggio economico prevarrà sulla predisposizione alla soluzione militare…

La risposta della Corea del sud
La Corea del sud ha promesso una “risposta forte” a ciò che definisce l’aggressione della Corea democratica. Parlando ai funzionari della difesa, la presidente Park Geun-Hye ha detto che prende le minacce di Pyongyang “molto seriamente”. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se si aspetta di incontrare il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, questa settimana a Washington, per discutere della Corea democratica secondo, i dispacci  dell’agenzia di stampa Yonhap. I militari della Corea del sud sono stati autorizzati a rispondere immediatamente in caso di attacco o di grave provocazione della Corea democratica. Park Geun-Hye, la presidente della Corea del sud, ha detto: “Se qualche provocazione avvenisse contro il nostro popolo e il nostro Paese, dovremo rispondere con forza fin dall’inizio, senza avere alcuna considerazione politica”.
Il 1° aprile il ministero della difesa della Corea del sud ha presentato un nuovo piano di “deterrenza attiva” che permetta al suo esercito di lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica se il Nord mostrasse i segni di un imminente attacco nucleare o missilistico contro il Sud. In un briefing con Park, il ministro della Difesa Kim ha detto che l’esercito dispiega “un deterrente attivo e consolida il sistema di attacco per neutralizzare rapidamente le minacce nucleari e missilistiche della Corea del nord, migliorando sensibilmente la capacità del nostro sistema di sorveglianza e ricognizione militare”. Per raggiungere questo obiettivo, il ministero potrà accelerare il dispiegamento di un sistema antimissile in grado di rilevare, tracciare e distruggere bersagli nucleari e missilistici della Corea democratica, hanno detto i funzionari del ministero. Il nuovo piano di emergenza sarà formalizzato nell’ottobre di quest’anno, ai colloqui annuali sulla sicurezza tra i capi della difesa della Corea del sud e degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari del ministero. La Corea del sud accelererà anche la costruzione e lo schieramento, prima del previsto, di un proprio sistema di difesa missilistico denominato “Korean Air and Missile Defense (KAMD)”. L’arma è progettata per intercettare i missili o aerei da combattimento ostili fino ad un’altitudine di 10-30 chilometri.
Per rafforzare la sua capacità di ricognizione, la Corea del sud s’impegnerà a un rapido schieramento di droni per l’intelligence Global Hawk fabbricati dagli Stati Uniti, e metterà in orbita almeno due satelliti-spia militari entro il 2021, secondo il ministero. Lo scorso dicembre, il governo statunitense ha informato il Congresso di un piano per vendere quattro droni Global Hawk alla Corea del sud. L’accordo con il programma Foreign Military Sales (FMS) avrà un valore di 1,2 miliardi di dollari. Altre voci chiedono lo sviluppo di armi nucleari.

La Russia prende posizione
L’ambasciatore russo Grigorij Logvinov ha detto ad Interfax, il 30 marzo, che anche se sperava che tutte le parti “dimostrassero moderazione”, la Russia non sarebbe “rimasta fuori mentre la tensione veniva alimentata vicino ai nostri confini orientali. Ci auguriamo che tutte le parti esercitino la massima responsabilità e moderazione, e che nessuno attraversi il punto di non ritorno”, ha detto l’agenzia. Mentre la Corea democratica mette in allerta il suo arsenale balistico prendendo di mira le basi statunitensi, e gli Stati Uniti accrescono tenacemente la loro presenza militare nella regione, il tutto rischia di portare la situazione presto “fuori controllo”, ha avvertito il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Corea democratica e gli Stati Uniti sono responsabili  della recente grande escalation dielle tensioni, ha detto Lavrov il 29 marzo, invitando “tutte le parti a non flettere i loro muscoli militari”. “Siamo preoccupati dal fatto che accanto all’adeguata reazione collettiva del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia in atto un’azione unilaterale sulla Corea del nord, che ha aumentato le attività militari”, ha aggiunto Lavrov, riferendosi chiaramente ai piani degli Stati Uniti per consolidare la difesa missilistica contro il Nord, nel piano congiunto di emergenza USA-Corea del sud, in caso di attacco, così come le loro recenti esercitazioni militari. Il ministro degli Esteri ha messo in guardia da un “circolo vizioso” e ha detto che tutte le parti devono evitare azioni unilaterali.
La retorica non è azione. Un attacco diretto contro le forze degli Stati Uniti o i loro alleati sembra improbabile. Resta che le crescenti tensioni aumentano il rischio di una qualche forma di conflitto armato limitato. Interrompere la linea telefonica militare con il Sud è stato un passo sbagliato che aumenta notevolmente la possibilità di innescare un incendio che nessuno vuole davvero. La Corea democratica continua a fare progressi tecnologici, qualcosa che dà a Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi un argomento per giustificare l’adesione alla corsa agli armamenti nella regione e agli sforzi degli Stati Uniti nella difesa missilistica. Sembra che, non le esercitazioni militari, ma piuttosto un veloce coordinato sforzo internazionale sia necessario per evitare che uno scenario da Prima guerra mondiale. Mettere da parte il problema non è più un’opzione, e la responsabilità di risolvere la questione coreana riposa su tutti i membri del processo di sistemazione a sei.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per saperne di più, vedasi il libro Songun: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea che resiste! Il socialismo nella RPDC

Marxist-Leninist 19 gennaio 2012

Il 22 dicembre dello scorso anno, Fight Back! News, che spesso riflette le opinioni di Freedom Road Socialist Organization (FRSO), ha pubblicato un articolo straordinario sulla Corea del Nord e l’imperialismo degli Stati Uniti nella penisola coreana, dal titolo “Korea Stands Strong: Kim Jong-Il in Context“. Il brano ha svolto un tremendo lavoro delineando i progressi compiuti dal socialismo coreano e i problemi derivanti dalla continua occupazione occidentale della metà meridionale della nazione coreana. In risposta all’analisi approfondita di Fight Back!, insieme a due altri articoli del Partito per il Socialismo e la Liberazione (PSL) e del Workers World Party (WWP), David Whitehouse dell’Organizzazione Internazionale Socialista (ISO) ha pubblicato un pezzo contro Kim Jong-Il rispolverando le tipiche argomentazioni cliffite-trotzkiste contro il socialismo realmente esistente. ‘Socialism in One Dynasty’ pubblicato il 12 gennaio ha rimaneggiato le stesse linee anti-comuniste dell’ISO che caratterizzano il trotskismo.
La morte di Kim Jong-Il ha di nuovo stimolato la discussione nella sinistra sulla Corea Democratica con un elevato volume di propaganda anti-RPDC generata dall’occidente, ed è importante per i marxisti-leninisti registrare accuratamente i successi e le sfide della rivoluzione coreana. Il semplice fatto che la Corea del Nord sia sopravvissuta all’ondata della contro-rivoluzione che ha spazzato la maggior parte dei paesi socialisti, dimostra la forza e la resistenza delle masse coreane e la perseveranza della Corea Democratica di fronte alla schiacciante aggressione occidentale, richiede uno studio approfondito dai marxisti-leninisti del 21° secolo.

Corea divisa
Come l’articolo di Back Fight! News sottolinea, “La Corea è la sola nazione che sia stata forzatamente divisa dagli Stati Uniti subito dopo la seconda guerra mondiale.” (1) La Corea del Nord e la Repubblica di Corea esistono come due paesi distinti, ma il popolo coreano soddisfa tutte le caratteristiche di una nazione, “una comunità stabile di persone storicamente costituita, formata sulla base di una lingua comune, del territorio, della vita economica e psicologica che si manifesta in una cultura comune.” (2) Capire che la Corea non è due nazioni separate, è indispensabile per collocare le azioni della Corea del Nord nel loro contesto appropriato.
Temendo una popolarità diffusa della rivoluzione coreana nel nord e nel sud, gli Stati Uniti hanno continuato ad occupare militarmente la Repubblica di Corea dopo la Seconda Guerra Mondiale. I coreani furono esclusi dalla decisione di dividere il loro paese, e nonostante le promesse di eque elezioni nazionali volte alla riunificazione, gli Stati Uniti sono intervenuti in occasione delle elezioni della Corea del Sud, a favore del filo-occidentale e nazionalista di destra Syngman Rhee.
Molti studiosi e critici borghesi della Corea del Nord sostengono che l’Esercito Popolare di Corea (KPA), centrato nel nord, abbia avviato la guerra di Corea attraversando il 38° parallelo; l’atto viene spesso citato come l’inizio alla guerra di Corea. Se il KPA aveva mandato truppe in Corea del Sud il 25 giugno 1950, chiamarlo atto d’aggressione da parte di uno Stato sovrano nei confronti di un altro, legittima implicitamente la divisione imperialista della Corea alla conferenza di Potsdam nel 1945. Richard Stokes, ministro del lavoro britannico, si espresse così in un rapporto del 1950 sulle origini della guerra di Corea:
Nella guerra civile americana, gli americani non avrebbero mai tollerato per un solo momento la creazione di una linea immaginaria tra le forze del Nord e del Sud, e non vi può essere alcun dubbio quale sarebbe stata la loro reazione se gli inglesi fossero intervenuti in forze a favore del sud. Questo parallelo è pertinente, perché in America il conflitto non era solo tra due gruppi di americani, ma era tra due sistemi economici, come avviene in Corea.”(3)
Proprio come la guerra civile americana, qualsiasi cosiddetta aggressione da parte del Nord, era in realtà un tentativo di riunire una nazione divisa da una potenza straniera imperialista. Le critiche delle azioni della Repubblica Democratica della Corea in occasione dell’avvio del conflitto, dovrebbero condannare anche il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln e l’esercito dell’Unione, per l’invio di rifornimenti per Fort Sumter alla vigilia dell’esplosione della guerra civile americana, la scintilla che de facto ha avviato il conflitto.
Naturalmente, i marxisti-leninisti sostengono gli sforzi di riunificazione del Nord, sia nella guerra civile americana che nella guerra di Corea, perché erano storicamente progressisti e rivoluzionari. La Corea fu occupata da un governo straniero imperialista, al momento dell’incursione del KPA nel sud, come i colonizzatori giapponesi avevano occupato il paese nei precedenti 35 anni. Come tale, l”invasione’ del KPA della Corea del sud è stata una campagna di una più grande lunga lotta per la liberazione nazionale, che era iniziata come lotta anticoloniale contro il Giappone imperiale.
L’occupazione straniera della Corea continua ancora oggi, e i marxisti-leninisti devono valutare le azioni della Corea del Nord nel quadro della lotta in corso per la liberazione nazionale. Le 28.000 truppe statunitensi di stanza in modo permanente nella Repubblica di Corea, attestano che il dominio imperialista continua sulla metà meridionale della nazione coreana.

Le vergognose calunnie sul socialismo coreano
Sebbene l’articolo dell’ISO fosse pieno di attacchi contro i marxisti-leninisti e la loro posizione sulla Corea del Nord, non aveva presentato nessuna confutazione all’articolo di Back Fight! News, un’omissione di per sé molto eloquente. La cosa più vicina a una confutazione di Whitehouse a tale articolo, era il seguente passaggio:
“FRSO, per esempio, si sofferma su un sistema di servizi sociali che comprende la copertura sanitaria universale e l’istruzione, così come l’alloggio gratuito.  Questo dato è notevole per un paese dalle limitate risorse come la Corea del Nord. Non è sorprendente, tuttavia, per un paese dove lo Stato controlla tutto.  Lo Stato fornisce assistenza sanitaria, istruzione e alloggio, perché non ci sono istituzioni al di fuori dello Stato, a meno che non si conti il Partito dei Lavoratori di Kim, che è legato allo Stato e permea tutti gli aspetti della vita della Corea del Nord.” (4)
Si noti che Whitehouse non contesta le affermazioni dell’articolo su Fight Back! relative al socialismo coreano. Whitehouse sostiene la scomoda posizione di ammettere che il dato dei servizi sociali della RPDC è ‘straordinario’, una sbalorditiva ammissione per un’organizzazione la cui dichiarazione di principi sostiene che, in realtà, i paesi socialisti già esistenti, come la Corea Democratica, “non hanno nulla a che fare con il socialismo.” (5) Al contrario, l’ISO tenta di minimizzare questi notevoli risultati, notando che lo Stato è l’unica entità organizzata nella società coreana in grado di fornire questi servizi.
Naturalmente questo pone una serie di domande: quale altro ente organizzato secondo l’ISO dovrebbe fornire questi servizi sociali essenziali nella Repubblica Democratica del Corea? Ritornando alla fonte, insieme con la Freedom Road Socialist Organization e altri marxisti-leninisti di tutto il mondo, sostiene la decisione dei governi socialisti di utilizzare il socialismo di mercato fortemente regolamentato per sviluppare le forze produttive, fornendo beni e servizi al popolo. Tuttavia, l’ISO rifiuta esplicitamente la strategia intrapresa da Cina e Cuba lo scorso anno, come prova ulteriore del ‘capitalismo di stato’ dei paesi. (6) Cosa dunque, in termini concreti, l’ISO piacerebbe vedere fuori dallo stato democratico coreano, se è già d’accordo sul fatto che i suoi servizi sono ‘notevoli’, lamentandosi che non esistano soggetti privati nel fornire questi servizi altrimenti, se allo stesso tempo rifiuta l’applicazione dei mercati fortemente regolamentati nei paesi socialisti?
C’è una risposta a queste domande, ma la verità non favorisce l’ISO. Le fazioni trotzkiste – i materialisti non dovrebbero mai fare riferimento a queste piccole organizzazioni come a dei partiti in senso marxista-leninista – non hanno mai guidato le masse verso la rivoluzione, proprio perché capiscono il socialismo e la rivoluzione solo in termini utopici. L’ISO non crede che la Corea democratica sia un paese socialista perché il PLC non è all’altezza del suo astratto, e spesso dogmatico, catechismo di Marx che usa nei suoi appelli ai comunisti per ‘vincere la battaglia per la democrazia’. (4) Ripetono fino alla nausea che il socialismo è una società in cui i lavoratori controllano i mezzi di produzione, ma il loro idealismo gli impedisce di riconoscere che una società rivoluzionaria come la Corea del Nord, sebbene imperfetta, ha già raggiunto tale scopo.
Nell’esaminare la Corea Democratica, dobbiamo valutare criticamente i suoi successi, ma solo nel contesto dell’aggressione imperialista insopportabile che si trova ad affrontare da parte degli Stati Uniti e della Repubblica di Corea. La Corea del Nord continua ad incontrare difficoltà nella costruzione socialista, ma la maggior parte di questi problemi derivano dalle sfavorevoli condizioni esterne e dall’aggressione imperialista. Dal momento della cessione delle ostilità nel 1953, gli Stati Uniti hanno “mantenuto sanzioni economiche globali contro la Corea del Nord.” (7) L’accesso ai beni essenziali e al cibo è fortemente limitato dagli Stati Uniti e dal Giappone, che hanno interrotto l’invio di riso in Corea del Nord nel 2003.
Mentre l’articolo di Whitehouse concede qualche parola alle sanzioni imposte alla Corea Democratica, insieme con l’eredità continua della distruzione causata dalla guerra di Corea, ha respinto queste condizioni avverse come un modo “per giustificare il comportamento del regime nazionale, agitando l’accusa che si tratta di una dittatura oppressiva.”(4) In effetti, il fatto che qualsiasi menzione della guerra di Corea sia limitata a quattro punti nell’articolo di 46 paragrafi, dimostra che l’ISO è più interessata a calunniare la RPDC e  a supportare la loro falsa linea sul capitalismo di Stato, piuttosto che applicare una rigorosa analisi dialettica materialista del socialismo coreano.
Come l’articolo di Back Fight! News ha opportunamente sottolineato, non si può capire la Corea del Nord senza un comprensione marxista-leninista della questione nazionale, che porta alla conclusione innegabile che la Corea è una nazione unica, occupata da una forza imperialista dalla fine delle ostilità nel 1953. La spesso fraintesa ‘segretezza’ del governo coreano, ha perfettamente senso alla luce della minaccia di distruzione imminente che si trova ad affrontare in tutta la zona di confine smilitarizzata.

Il socialismo coreano in azione
I marxisti-leninisti devono studiare le carenze della Repubblica Democratica della Corea, ma devono anche lodare con entusiasmo i successi eccezionali compiuti dalla rivoluzione coreana. Come Bruce Cumings, professore di storia coreana presso l’Università di Chicago, sottolinea nel suo libro del 2003, North Korea: Another Country, “La Corea moderna è emersa da una società grandemente divisa in classi e la più stratificata sulla faccia della terra, quasi arroccata nella sua gerarchia ereditaria.”(3) Cumings osserva che la schiavitù riguardava sempre il 60-90 percento della società, fino alla sua abolizione nel 1894, quando la maggior parte degli schiavi furono trasformati in contadini feudali governati dai feudatari coreani, e alla fine giapponesi. (3)
L’espulsione del colonialismo giapponese nella seconda guerra mondiale e l’instaurazione del socialismo nel nord, hanno messo fine a queste enormi disparità di classe e abusi da parte delle classi sfruttatrici. Cumings cita i rapporti di sicurezza statunitensi sulla situazione rivoluzionaria in Corea, per dimostrare che “per coloro definiti come contadini poveri e medi, non solo la loro vita era migliorata, ma erano diventati una classe privilegiata.” (3) L’impegno del PLC nel supportare la rivoluzione socialista, si è riflesso nella sua composizione di classe al momento della sua fondazione, in cui “i lavoratori costituivano il 20 per cento degli aderenti, i contadini poveri il 50 per cento, e i samuwon [colletti bianchi] il 14 per cento.” (3)
La rivoluzione coreana ha dato ai lavoratori e contadini poveri senza terra delle opportunità che erano impensabili nelle passate condizioni oppressive. Cumings scrive ancora: “In qualsiasi momento prima del 1945, era praticamente inconcepibile per dei contadini poveri ignoranti diventare funzionari statali o ufficiali dell’esercito. Ma in Corea del Nord, tale carriera è diventata normale.“(3) Rileva inoltre che matrimoni inter-classisti sono diventati normali, comuni e diffusi con la costituzione della Repubblica Democratica di Corea, e l’accesso educativo aperto a tutti i settori della società.
Sulla questione vitale della riforma agraria, il PLC ha avviato un processo graduale ma costante di conversione delle terre di proprietà privata in organizzazioni cooperative. A partire dal processo di ricostruzione post-bellica nel 1953, solo l’1,2% delle famiglie contadine erano organizzate come cooperative, che coprivano solo lo 0,6% della superficie totale. (13)  Nell’agosto del 1958, il 100% delle famiglie contadine era stato convertito in cooperative, coprendo il 100% della superficie totale. (13) Ellen Brun, un’economista il cui studio del 1976 sulla Corea socialista rimane il più completo fino ad oggi, scrive che “Nonostante la mancanza di moderni mezzi di produzione, le cooperative – con l’assistenza efficace dello stato – molto presto dimostrarono la loro superiorità ai singoli agricoltori, convincendo alla fine i contadini in passato riluttanti a partecipare al movimento.”(13)
Spesso causa di critiche dei comunisti di sinistra, dei trotskisti e degli anticomunisti, la collettivizzazione in Corea del Nord non ha prodotto alcuna carestia o fame di massa. Infatti, “in nessun momento della cooperativizzazione si ebbe una diminuzione del prodotto agricolo. Al contrario, il processo è stato accompagnato da un costante aumento della produzione” (13) Citando le statistiche della produzione alimentare, Brun mostra un forte aumento da circa 2,9 milioni di tonnellate, nel 1956, a 3,8 milioni di tonnellate nel 1960. (13)  A causa della spinta della Corea democratica all’autosufficienza, il PLC mise il paese sul percorso per aumentare la propria produzione alimentare in modo costante, nutrendo l’intero paese.
I comitati popolari locali, dove ogni lavoratore coreano può partecipare, eleggono la leadership per orientare la produzione agricola e collaborano con le autorità nazionali per coordinare l’efficienza nazionale. (13) Questi comitati popolari sono il mezzo principale con cui “il Partito rimane in contatto con le masse nelle varie fattorie collettive, consentendogli di sondare l’opinione pubblica sulle questioni che riguardano le politiche del Comitato del popolo verso il paese.” (13) Nel 1966, il PLC ha introdotto il “sistema di gestione di gruppo“, dove “gruppi da dieci a venticinque agricoltori, organizzano unità di produzione, ognuna responsabile definitivamente di una certa area di terreno, con un determinato compito o un certo strumento di produzione.”(13) Questo rappresenta un altro strumento di democrazia popolare attuato nella produzione socialista coreana.
Nessun antagonismo grave tra la campagna e i centri industriali si è sviluppato nel processo di costruzione del socialismo nella Repubblica Democratica del Corea. Osserva Brun che “decine di migliaia di uomini smobilitati e molti laureati e diplomati, nonché alunni delle scuole medie, vanno in campagna nelle stagioni di raccolto, e prestano aiuto per milioni di giornate di lavoro“, tutto volontariamente e senza costrizione da parte dello Stato. (13)
La cosa più importante, la costruzione del socialismo coreano ha riorganizzato la produzione industriale con e nell’interesse del proletariato coreano precedentemente espropriato. Sulla base della linea di massa – il metodo marxista-leninista di organizzazione, “sia causa che effetto della politicizzazione e del coinvolgimento delle masse nel processo di sviluppo economico e della costruzione socialista” – il PLC ha implementato il sistema di lavoro Daean, nel dicembre 1961. (13) In contrasto al sistema passato, in cui i manager venivano nominati unilateralmente a dirigere un luogo di lavoro da un membro del partito unico, “Il comitato di fabbrica del partito assume la massima autorità, a livello di impresa” nel sistema di lavoro Daean. (13) Brun descrive ulteriormente questo sistema, che citiamo estesamente:
Modi di risolvere le questioni che incidono sulla produzione e le attività dei lavoratori, nonché le modalità di esecuzione delle decisioni, si ottengono attraverso discussioni collettive in seno al comitato di fabbrica, i cui membri sono eletti dai membri del partito nella fabbrica. Per essere efficace questa commissione deve essere relativamente piccola, dal numero adeguato a seconda della dimensione dell’impresa. Nello stabilimento elettrico di Daean, con una forza lavoro di 5.000, il comitato di fabbrica del partito è composto da 35 membri che si riuniscono una o due volte al mese, mentre i 9 membri del comitato esecutivo si tengono in contatto continuo. Il sessanta per cento dei suoi membri sono addetti alla produzione, mentre il resto rappresenta una sezione trasversale di tutte le attività di fabbrica, compresi funzionari, dirigenti, vice dirigenti, ingegneri, tecnici, rappresentanti della lega delle donne,  membri della Lega della gioventù, membri del sindacato e impiegati dell’ufficio. La sua composizione dà così accesso a tutti gli aspetti socio-economici dell’impresa e alla vita dei suoi lavoratori.
Questo comitato è diventato quello che viene chiamato il ‘volante’ del gruppo industriale, avviando attività di sensibilizzazione ideologica e mobilitando i lavoratori nell’attuare le decisioni collettive e raggiungere l’obiettivo di produzione. Attraverso il suo collegamento con il partito che ha un quadro chiaro delle politiche globali e degli obiettivi, nonché dell’esatta funzione dell’impresa individuale nel contesto nazionale. In altre parole, questa configurazione garantisce che la politica abbia la priorità.”(13)
Lontano dalle caratterizzazioni semplicistiche e farsesche di Whitehouse e dell’ISO sulla Corea del Nord come “paese dove un uomo detiene il potere dittatoriale e la stragrande maggioranza della popolazione vive in povertà“, questo modello di organizzazione socialista rappresenta il massimo impegno per la democrazia operaia. (4) I lavoratori hanno la direzione e la supremazia nella produzione e interagiscono dialetticamente con lo stato progettando e realizzando la produzione collettivista in nome di tutto il popolo coreano.
Il posto di lavoro nella Repubblica Democratica del Corea non è semplicemente un luogo per la produzione, ma come sottolineato dal metodo dell’organizzazione Daean, un centro di educazione e di arricchimento. Dopo il 1950, “scuole di lavoro” organizzate iniziarono ad emergere nei luoghi di lavoro specifici, dove i lavoratori parteciparono ai programmi scolastici medi e superiori, mentre  lavoravano nel settore industriale, al fine di prepararsi a proseguire gli studi superiori. (13)
Il socialismo coreano ha raggiunto un livello impressionante di vita per il popolo coreano, prima del crollo del suo principale partner commerciale, l’Unione Sovietica, nel 1991. Come lo studioso indipendente Stephen Gowans sottolinea nel suo articolo del 2006, “Capire la Corea del Nord“, la Corea Democratica ha goduto di un tenore di vita comparabile ai suoi vicini del sud fino agli anni ’80. (14) Vivendo con uno stile di vita spartano, il popolo coreano fin dal 1967 era quasi autosufficiente in termini di industria leggera e beni di consumo, con merci come tessuti, biancheria intima, calze, scarpe e bevande alcoliche che divenivano sempre più disponibili a ogni cittadino. (13)
L’industria pesante, tuttavia, è rimasta “la spina dorsale dell’economia“, secondo Brun. Nota che “nonostante l’aiuto dei paesi del blocco socialista potesse essere stato notevole, all’inizio del periodo di riabilitazione, pochi anni più tardi – dopo l’anno record del 1954 – questo aiuto estero era cominciato a diminuire, e la Corea del Nord a poco a poco diventava autosufficiente”. (13) A causa della politica commerciale provocata dalla crisi cino-sovietica, la Corea del Nord a poco a poco perse una parte dell’aiuto ricevuto dall’Unione Sovietica. Tuttavia, è riuscita a sviluppare sostanzialmente la propria industria pesante, progredendo del 51,7% nella produzione industriale dal 1953-1955. (13)
Il socialismo coreano ha subito una battuta d’arresto tremenda nel 1991, con il crollo dell’Unione Sovietica e della maggior parte del blocco socialista.  Resistente come sempre, la nazione ha perseverato in questi anni difficili, nonostante affrontasse carestie, condizioni meteo atroci e l’accesso al commercio internazionale bloccato dalle potenze imperialiste occidentali. (14)  Stabilizzatasi la Corea Democratica, il suo impegno a una genuina democrazia operaia continua a rimanere più fermo che mai.

Kim Jong-Il e la grande importanza di una Corea nucleare
Ciò che ci dice molto è la scelta dell’ISO di non attaccare la tesi secondo cui la Corea Democratica, acquisendo armi nucleari, apporti uno sviluppo essenziale e positivo nella sicurezza a lungo termine della costruzione del socialismo  coreano. Dato che le capacità nucleari sono un aspetto importante dell’articolo di Back Fight! News, la scelta di Whitehouse nel non impegnarsi in questa linea di ragionamento è stata deliberata e consapevole, causata dalle scomode carenze della linea politica contro-rivoluzionaria dell’ISO. Dall’aritcolo di Fight Back! News:
L’importanza dell’acquisizione di armi nucleari da parte della Corea Democratica non può essere sopravvalutata. Nel 2005, gli Stati Uniti avevano presentato un ultimatum alla Libia e alla Corea del Nord, chiedendo di cedere i loro programmi di armi nucleari e di cooperare con l’imperialismo occidentale nella ‘guerra al terrore’. Il capo dello Stato libico Muammar Gheddafi rispose positivamente. Kim Jong-Il ha mostrato agli Stati Uniti il dito medio. Mentre ci avviciniamo alla fine del 2011, dopo aver assistito alla brutale invasione NATO della Libia e al rovesciamento del governo di Gheddafi, è dolorosamente chiaro che ha fatto la scelta giusta.”(1)
Perfino giornalisti borghesi come Tad Daley del Christian Science Monitor, sono d’accordo con questa valutazione di Fight Back! News. In un pezzo del 13 ottobre 2011, dal titolo “Lezione nucleare dalla Libia: non siate come Gheddafi, ma come Kim“, Daley scrive:
Se la Libia avesse posseduto la capacità, oh, di cancellare una grande base militare statunitense in Italia, o di vaporizzare un intero “Gruppo Portaerei” degli USA al largo della costa meridionale della Francia, quasi certamente avrebbe dissuaso Washington (per non parlare di Roma e Parigi) da un’azione militare. Se il regime libico avesse voluto garantire la propria sopravvivenza, quindi proprio come la Corea del Nord, avrebbe dovuto sviluppare un deterrente nucleare piccolo, resistente e abbastanza letale da infliggere danni inaccettabili per qualsiasi aggressore“. (8)
Il fatto che entrambi i leader, Gheddafi della Jamahiriya libica e Kim della Repubblica democratica della Corea, siano morti nello stesso anno in modi radicalmente diversi, fornisce un interessante contrasto. Gheddafi è stato estromesso dopo che dei ribelli sostenuti dagli imperialisti hanno lanciato una campagna razzista per rovesciare il governo rivoluzionario del Nord Africa, riuscendoci proprio a causa degli interventi della NATO. È morto linciato, ferito, sodomizzato, torturato e giustiziato in un canale di depurazione fangoso, senza processo.
Kim, d’altra parte, è morto pacificamente per un attacco di cuore sul treno,  andando ad un’ispezione di una fabbrica e in un incontro pubblico con i lavoratori coreani. Mentre la sua morte ha addolorato il popolo coreano, da Pyongyang a Pechino e oltre, la rivoluzione coreana continua e non mostra segni di esitazione. La vicinanza della Cina alla Corea è un fattore di sicurezza continua per la Corea Democratica, ma nulla trattiene i militari statunitensi da una vera e propria guerra per rovesciare il PLC, più della minaccia di una bomba nucleare, potendo distruggere una delle loro molte basi militari nella Repubblica di Corea. Il fatto che gli imperialisti non possono trasformare una operazione false-flag, come il cosiddetto ‘incidente Cheonan’ dell’anno scorso, in un incidente stile Golfo del Tonchino, causando una seconda guerra coreana, è dovuto alla deterrenza nucleare che la leadership di Kim Jong-Il ha reso possibile. (9)
L’ISO non può impegnarsi su questo argomento. E’ oggettivamente vero e offre forse la migliore prova dei contributi rivoluzionari di Kim Jong-Il al socialismo coreano. Criticando duramente il PLC per aver aggressivamente e segretamente perseguito un programma nucleare militare, invitano a criticare ancor più duramente la loro ridicola linea sul conflitto libico, che ha messo al centro gli appelli a rovesciare Gheddafi, piuttosto che condannare l’invasione della NATO.
Nutrita dall’ideologia cliffita-trotzkista, l’ISO ha una lunga storia di sostegno al rovesciamento dei governi rivoluzionari, che raggiunse il culmine nel 1991 quando la loro setta chiamò la caduta dell’Unione Sovietica un evento che “dovrebbe dare gioia ad ogni socialista autentico.”(10) Più di recente, l’ISO ha trascorso le fasi iniziali del conflitto libico ignorando la direzione palesemente filo-occidentale della contro-rivoluzione, che era iniziata a Bengasi, e minimizzando il terrorismo sistematico e razzista praticato dai “ribelli”. (11) Dopo che la NATO l’ha invasa, questa setta cliffita-trotzkista ha continuato a sostenere la linea ‘cacciare Gheddafi’ come suo centro focale, dimostrando ancora una volta e di nuovo, in pratica di funzionare de facto come una copertura a sinistra dell’imperialismo.
Imbarazzante, il gruppo non si è mai ritirato da questa linea e in modo scorretto ha riassunto la contro-rivoluzione libica come un movimento progressista co-optato dalla NATO. Anche dopo la morte di Gheddafi e la prova inevitabile che questi ribelli contro-rivoluzionari erano sostenuti dall’Occidente fin dall’inizio, il leader dell’ISO Alan Maass, ancora eseguiva una ginnastica logica per provare a spacciare la loro linea fasulla in qualcosa che assomiglia all’anti-imperialismo, sostenendo che, pur essendo vittima di una invasione imperialista per rovesciare il suo governo, Gheddafi era in realtà un fantoccio dell’Occidente. (12)
Chiunque legga il pezzo di Whitehouse riguardo Kim Jong-Il, dovrebbe riassumere questo come un’ammissione della sconfitta dell’ISO, sia per la sua linea sulla Libia che per la linea verso la Corea Democratica. I marxisti-leninisti possono avanzare una critica al governo di Gheddafi per aver ceduto il suo programma per le armi nucleari, di fronte alle enormi pressioni dell’Occidente, ma ciò significa che la scelta di Kim Jong-Il nel continuare a perseguire le armi nucleari è stato, senza dubbio, il percorso corretto. Daley si esprime così:
Ma invece, Gheddafi è stato sedotto dalle lusinghe dell’Occidente. Abbandona le armi di distruzione di massa, hanno detto, e sarai il benvenuto nella comunità internazionale. La Libia lo fece alla fine del 2003. E in retrospettiva, ha detto la Corea del Nord, era ormai chiaro che questo era stato null’altro che “una tattica per disarmare il paese” da parte dell’Occidente. Perché non appena il defunto Gheddafi compi delle azioni che erano dispiaciute ai padroni occidentali della Libia, il martello del più potente esercito del mondo sviluppato l’ha colpito.” (8)
Il fallimento dell’ISO nell’avanzare qualsiasi tipo di rifiuto – o qualsiasi menzione sulla questione nucleare – dimostra ancora una volta la comprensione non-materialista del socialismo da parte dell’ISO, sia nella teoria che nella pratica.

Il dolore delle masse in Corea del Nord
Centrale nell’attacco dell’ISO alla posizione marxista-leninista della Corea democratica, è la critica del sovente propagandato ‘culto della personalità’ che circonda Kim Jong-Il. Whitehouse la mette così:
“E’ vero che i rituali coreani, e la vita quotidiana dei coreani del resto, sono emotivamente espressivi, più di quelli cinesi o giapponesi. Ma è un’altra cosa  dire che era semplicemente “tradizionale” radunare centinaia di migliaia di persone al freddo per piangere la morte dei capi di Stato, all’ombra dei monumenti e delle foto che li ritraggono dieci o 100 volte la loro dimensione in vita. Ciò sembra “orchestrato”. E per quanto riguarda i soldati che marciano in formazione con le loro armi in imponenti colonne, non hanno dovuto esercitarsi?” (4)
Naturalmente, l’esclusione di una qualsiasi seria confutazione all’articolo di Back Fight! News dice ai marxisti-leninisti molto sulla natura artificiosa della linea politica dell’ISO. Affrontando le accuse che le dimostrazioni di dolore di massa sono una ‘messa in scena’ dell’Esercito Popolare di Corea (KPA), l’articolo di Fight Back! inizia con un aneddoto in un ristorante coreano a Pechino, lontano dagli occhi del KPA. Qui mi limiterò a citare estesamente l’articolo per illustrare il contrasto:
La mattina del 19 dicembre è iniziata come un normale Lunedì per il personale coreano del ristorante Dang Hae Hwa di Pechino. Il personale ha dato il benvenuto ai clienti affamati davanti alla porta, gli chef durante la preparazione hanno iniziato la loro raffinata selezione di kimchi e altri piatti coreani, e le cameriere e camerieri hanno cominciato a prendere le ordinazioni per i loro ospiti. Tutto questo è cambiato quando un reporter di un quotidiano cinese aveva citato, in una conversazione con una cameriera, che Kim Jong-Il, il capo di Stato della Repubblica democratica popolare di Corea (DPRK), era morto quella mattina per un attacco di cuore. In pochi minuti, l’intero staff coreano – dai camerieri ai cuochi in cucina – scoppiarono in lacrime e, dopo essersi scusati con i clienti, hanno chiuso il ristorante subito, così che potessero piangere insieme per la tragedia nazionale.
A diverse migliaia di chilometri di distanza, a Pyongyang, la tristezza di massa come quella avutasi in questo ristorante di Pechino, ha spazzato la capitale mentre uomini, donne e bambini – dal funzionario di partito più apprezzato al lavoratore d’acciaio – sono scesi in piazza per piangere la morte di Kim.” (1)
Questo è tremendamente scomodo per l’immagine che l’ISO vuole dipingere. Da un lato, non ha senso che un esercito possa costringere un’intera nazione a piangere all’unanimità e a mostrare pubblicamente dolore. Tuttavia, l’aneddoto del ristorante a Pechino, inficia enormemente le rivendicazioni di Whitehouse, dal momento che questi dipendenti del ristorante – sopraffatti dal dolore al punto di chiudere subito la cucina – si troverebbero a non dover affrontare alcuna ripercussione per non aver mostrato dolore.
Whitehouse attacca il FRSO utilizzando una riconfigurazione patetica delle argomentazioni proposte nell’articolo di Back Fight! News, che si possono classificare solo come quelle di un disonesto uomo di paglia. Piuttosto che impegnarsi nelle argomentazioni di Fight Back!, ri-scrive le loro argomentazioni per mostrare l’aneddoto citato quale prova “per certificare delle credenziali democratiche a un regime che a tutti gli altri sembra una autocrazia.” (4)
Mentre l’articolo di Fight Back! News così come questo autore, concordano sul fatto che il socialismo coreano è estremamente democratico, l’ultimo paragrafo esprime l’argomento centrale di questo pezzo:
Perché i coreani piangono la morte di Kim Jong-Il? E’ a causa della sua coraggiosa sfida al dominio degli Stati Uniti, il suo impegno per la riunificazione e le realizzazioni del socialismo reale. Di fronte a coloro che supportano la guerra per lo sfruttamento e l’oppressione, le decisioni di Kim rappresentato le aspirazioni di lavoratori, contadini, donne e bambini coreani – della Nazione Unita coreana – alla libertà. Anche se Kim Jong-Il è morto, il popolo coreano continua a marciare in avanti alzando la bandiera della riunificazione nazionale, dell’autodeterminazione e della rivoluzione.”(1)
Lungi dall’essere semplicemente la certificazione delle credenziali democratiche della Corea del Nord, la dimostrazione di massa del dolore da parte del popolo coreano, dimostra la diffusa comprensione delle conquiste del socialismo coreano e la lotta instancabile per la riunificazione nazionale.

Gulag nordcoreani?
Al centro dell’anticomunismo dell’ISO vi è una forte dipendenza dalle fonti borghesi, che si sono dimostrate incapaci di sopportare l’esame materialista più semplice. Per esempio, Whitehouse attacca l’articolo di Fight Back! News  dicendo che il titolo, “La Corea resta forte“, si riferisce alla forza dello Stato. “Quello stesso stato che mantiene 200.000 prigionieri politici, secondo Amnesty International. Quello stesso stato che ha ucciso tre cittadini nordcoreani che tentavano di attraversare il confine con la Cina, a fine  dicembre.”(4)
Un esame più attento del sistema carcerario in Corea del nord, indicato come un ‘gulag’ dalla borghesia e dall’ISO – viene ironicamente dallo storico borghese Bruce Cumings. Nel suo libro del 2004, North Korea: Another Country, osserva che la maggior parte delle affermazioni sul sistema penale coreano sono grossolanamente esagerate. Ad esempio, osserva che “i criminali comuni che commettono reati minori e di minutaglia [sic] che per una incomprensione del loro posto nella famiglia dello stato, hanno commesso reati politici di basso livello, vanno nei campi di lavoro o nelle miniere per lavorare duro con vari periodi di detenzione, l’obiettivo è rieducarli.”(3) Questo riflette una visione materialista delle radici della criminalità, derivanti in gran parte dalle condizioni materiali di una persona e dalle idee errate, che possono cambiare attraverso il mutamento delle condizioni di una persona. E’ importante notare che la stragrande maggioranza dei criminali nel sistema penale coreano, ricadono in questa categoria, e quindi l’obiettivo è riabilitare e rieducare, in contrasto con le finalità punitive del sistema penale statunitense.
Cumings rileva il contrasto tra il sistema della giustizia penale della Corea Democratica e quello degli Stati Uniti, soprattutto in termini di contatto con un prigioniero e di sostegno della famiglia. Scrive:
Gli Acquari di Pyongyang sono una storia interessante e credibile, proprio perché, nel complesso, non fornisce quel resoconto terribile della repressione totalitaria che i suoi editori francesi volevano dare, e invece suggeriscono che dopo un decennio di carcere, ma con la famiglia vicina, è stato in grado di sopravvivere e senza necessariamente che ciò ne ostacolasse l’adozione dello status d’élite derivante dalla residenza a Pyongyang e dall’ingresso all’università. Nel frattempo abbiamo un infinito e sterminato gulag pieno di neri nelle nostre prigioni, incarcerando più del 25 per cento di tutti i giovani neri.“(3)
Il fatto che la permanenza nel sistema coreano penale non si traduca in castigo sociale, come avviene nei paesi capitalisti, riflette un forte contrasto con i sistemi penali capitalistici. Utilizzando la propria famiglia come una rete di sostegno, lo Stato incoraggia la rieducazione politica e apre l’opportunità ai detenuti riabilitati di rientrare nella società coreana, come cittadini a pieno titolo.
In sé e per sé, lo scritto di Whitehouse sul socialismo coreano non vale lo spazio che occupa, perché non ha argomenti seri contro il pezzo di Fight Back! News a cui doveva rispondere. Tuttavia, resta importante per i marxisti-leninisti confrontarsi con la miscela unica ed inquietante dell’anticomunismo  di sinistra dell’ISO, quando si attivano per difendere le conquiste del popolo coreano.
Nonostante le sue sfide e carenze, la Corea Democratica è uno degli ultimi paesi rimasti in cui i lavoratori sono in grado di controllare la società collettivamente come una classe. Essendo uno dei paesi socialisti sopravvissuti  alla caduta dell’URSS, i marxisti-leninisti devono studiare e imparare dalla resistenza del popolo coreano.

Viva la rivoluzione coreana!
Giù le mani dalla Corea del Nord!
Una sola Corea!

(1) “Korea stands strong: Kim Jong-Il in context,” Fight Back! News, 21 dicembre 2011
(2) Josef Stalin, Marxism & the National Question, “1. The Nation,” 1913
(3) Bruce Cumings, North Korea: Another Country , The New Press, New York, 2004.
(4) David Whitehouse, “Socialism in one dynasty,” Socialist Worker, 12 gennaio 2011
(5) “Where We Stand,” The International Socialist Organization, Socialist Worker
(6) Ahmed Shawki, “China: Deng’s Legacy,” International Socialist Review, Issue 2, Fall 1997
(7) Dianne E. Rennack, “North Korea: Economic Sanctions,” Congressional Research Service, 24 gennaio 2003
(8) Tad Daley, “Nuclear lesson from Libya: Don’t be like Qaddafi. Be like Kim,” The Christian Science Monitor, 13 ottobre 2011
(9) Stephen Gowans, “US Ultimately to Blame for Korean Skirmishes in the Yellow Sea,” what’s left, 5 dicembre 2010
(10) Socialist Worker , September 1991; Quoted by Workers Vanguard, No. 866, 17 Marzo 2006, “Parliamentary Cretinism ISO Goes All the Way with Capitalist Greens”.
(11) Socialist Worker , editorial, March 9, 2011, “The US is no friend to the Libyan uprising
(12) Alan Maass, Lance Selfa, “Washington celebrates Qaddafi’s death,” Socialist Worker, 24 ottobre 2011
(13) Ellen Brun, Jacques Hersh, Socialist Korea: A Case Study in the Strategy of Economic Development, 1976, Monthly Review Press, New York e London
(14) Stephen Gowans, “Understanding North Korea,” what’s left, 5 novembre 2006

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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