La guerra delle sanzioni: Washington minaccia la Russia sull’”accordo anti-petrodollari”

Mosca si vendica, accordi commerciali bilaterali con “il Gold Standard dei Petro-Rubli”
Tyler Durden Global Research, 5 aprile 2014

Russia100rubles04frontSulla scia del possibile “Santo Graal” dell’accordo gasifero tra Russia e Cina (2) e dell’accordo Russia-Iran sul “baratto” petrolifero (3), sembra che gli Stati Uniti siano molto preoccupati per l’onnipotenza del loro petrodollaro.
- Gli USA avvertono Russia e Iran contro il possibile accordo petrolifero
- Gli USA dicono che tale accordo innescherebbe delle sanzioni
- Gli USA hanno espresso preoccupazioni al governo iraniano tramite ogni canale
Abbiamo il sospetto che le sanzioni avranno più denti di pochi divieti di visto, ma come abbiamo notato in precedenza, è altrettanto probabile che sarà un’altra epica debacle geopolitica dovuta a ciò che originariamente doveva essere una dimostrazione di forza, che invece si trasforma rapidamente nella definitiva conferma della debolezza. Come abbiamo spiegato all’inizio della settimana, la Russia sembra perfettamente felice di far capire di essere disposta ad utilizzare il baratto (e “il cielo non voglia” l’oro) e prossimamente altre valute “regionali”, al posto del dollaro statunitense, a scorno invece di quanto previsto dal blocco occidentale, che sembra essere fallito danneggiando perciò l’intoccabilità del Petrodollaro…
Se Washington non fermerà questo accordo, sarà il segnale per gli altri Paesi che gli Stati Uniti non rischieranno ulteriori dispute diplomatiche a spese delle sanzioni“. Ed ecco Voce della Russia, “la Russia si prepara ad attaccare il petrodollaro”: “ La posizione del dollaro come valuta di base del commercio globale dell’energia fornisce agli Stati Uniti una serie di vantaggi sleali. Sembra che Mosca sia pronta ad evitare tali vantaggi”. (4) I “petrodollari” sono uno dei pilastri della potenza economica degli USA perché creano la forte domanda estera di banconote statunitensi, permettendo agli Stati Uniti di accumulare impunemente enormi debiti. Se un acquirente giapponese compra un barile di petrolio saudita, deve pagarlo in dollari anche se nessuna compagnia petrolifera statunitense tocca quel barile. Il dollaro da tempo ha una posizione dominante nel commercio globale, tanto che anche i contratti sul gas della Gazprom con l’Europa hanno prezzi e sono pagati in dollari statunitensi. Fino a poco prima, una parte significativa degli scambi UE-Cina avveniva in dollari. Ultimamente, la Cina ha tentato, presso i BRICS, di sloggiare il dollaro dalla posizione di prima valuta globale, ma la “guerra delle sanzioni” tra Washington e Mosca ha dato impulso al tanto atteso lancio del petrorublo sottraendo le esportazioni energetiche russe alla valuta statunitense. I principali sostenitori di questo piano sono Sergej Glazev, consigliere economico del presidente russo, e Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, la maggiore compagnia petrolifera russa e stretto alleato di Vladimir Putin. Entrambi assai decisi nel tentativo di sostituire il dollaro con il rublo russo. Ora, alcuni alti funzionari russi portano avanti il piano.
In primo luogo, è stato il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev a dire al notiziario Russia 24 che le compagnie energetiche russe dovrebbero abbandonare il dollaro. “Devono essere più coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner“, ha detto. Poi il 2 marzo, Andrej Kostin, amministratore delegato della statale VTB Bank, ha dichiarato alla stampa che Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, azienda statale specializzata nelle esportazioni di armi, inizieranno ad operare in rubli. “Ho parlato con le direzioni di Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport e non sono preoccupate di passare al rublo per l’esportazione. Hanno solo bisogno di un meccanismo per farlo“, ha detto Kostin ai partecipanti della riunione annuale dell’Associazione delle banche russe. A giudicare dalla dichiarazione fatta nella stessa riunione da Valentina Matvenko, speaker della Camera alta del Parlamento russo, è lecito ritenere che nessuna risorsa verrà risparmiata per creare tale meccanismo. “Alcuni decisori ‘teste calde’ hanno già dimenticato che la crisi economica globale del 2008, che colpisce ancora il mondo, ha avviato il crollo di alcuni istituti di credito di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi. Questo è il motivo per cui riteniamo che eventuali azioni finanziarie ostili siano una lama a doppio taglio e anche il minimo errore gli tornerà contro come il boomerang degli aborigeni“, ha detto. Sembra che Mosca abbia deciso il responsabile del “boomerang”. Igor Sechin, l’amministratore delegato di Rosneft, nominato a presiedere il consiglio di amministrazione della Borsa di San Pietroburgo, una borsa specializzata. Nell’ottobre 2013, intervenendo al World Energy Congress in Corea, Sechin ha chiesto un “meccanismo globale per il commercio del gas naturale” e suggerito che “era opportuno creare una borsa internazionale tra i Paesi partecipanti, in cui le operazioni possano essere registrate in valute regionali“. Ora, uno dei leader più influenti della comunità di commercio energetico globale ha lo strumento perfetto per realizzare questo piano. Una borsa in cui i prezzi di riferimento del petrolio e del gas naturale russi saranno fissati in rubli anziché in dollari, infliggendo un forte colpo ai petrodollari. Rosneft ha recentemente firmato una serie di grandi contratti per le esportazioni di petrolio in Cina ed è prossima a firmare un “accordo jumbo” con le aziende indiane. In entrambe le occasioni non si parla in dollari. Reuters riferisce che la Russia è prossima a una transazione beni-per-petrolio con l’Iran che darà a Rosneft circa 500000 barili di petrolio iraniano al giorno da vendere sul mercato globale. Casa Bianca e russofobi del Senato sono lividi e cercano di bloccare la transazione perché apre certi serissimi scenari sgradevoli per i petrodollari. Se Sechin decide di vendere il petrolio iraniano in rubli attraverso la borsa russa, tale mossa aumenterà le possibilità del “petrorublo” di danneggiare i petrodollari.
Si può dire che le sanzioni statunitensi hanno aperto il vaso di Pandora dei problemi per la banconota statunitense. La rappresaglia russa sarà sicuramente spiacevole per Washington, ma cosa succederà se altri produttori e consumatori del petrolio decidessero di seguire l’esempio della Russia? Il mese scorso la Cina ha aperto due centri per elaborare i flussi commerciali in yuan, a Londra e a Francoforte. I cinesi preparano una mossa simile contro il biglietto verde? Lo scopriremo presto. Infine, chi è curioso di ciò che può succedere, non solo in Iran, ma in Russia, è invitato a leggere “Dal petrodollaro al petro-oro: Gli Stati Uniti cercano di tagliare l’accesso dell’Iran all’oro“. (5)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, i militari leali al popolo abbandonano i golpisti della NATO

1462561_493130447470695_1345188460_oIl servizio delle guardie di frontiera della Russia ha dichiarato che 675000 cittadini ucraini sono emigrati in Russia dall’inizio dell’anno. Solo a febbraio, il flusso migratorio dalla regione di Rostov, in Ucraina, è aumentato del 53 per cento, mentre dalla regione di Kursk è aumentato del 71 per cento. “La gente ha paura per la sorte di chi gli è vicino e non chiede solo protezione, ma anche  aiuti ricevendo subito la cittadinanza russa. Nelle ultime due settimane di febbraio sono emigrate circa 143000 persone“, ha detto il capo del dipartimento della cittadinanza del servizio di migrazione. Nel frattempo, il governo golpista di Kiev invocava l’intervento della NATO per garantire l’“integrità territoriale”, un chiaro segno che i golpisti non hanno il supporto delle forze armate e dei servizi di sicurezza ucraini. I golpisti hanno definito “aggressione” la risposta del parlamento russo alle richieste di aiuto dei cittadini russofoni dell’Ucraina, minacciati da una serie di provvedimenti discriminatori e revanscisti da parte degli atlantisti xenofobi eterodiretti, messi al potere a Kiev. Oltre a chiedere la protezione della NATO, il “ministro degli Esteri” ucraino Andrej Deshitsa ha esortato l’alleanza atlantica a presidiare le centrali nucleari in Ucraina. La Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, avendo perduto ogni legittimazione presso le forze armate nazionali, con tono lamentoso pretende che Mosca abbandoni al suo destino la popolazione russofona ucraina, “Qualsiasi movimento di truppe, attrezzature e armi deve essere effettuato solo con l’accordo delle autorità competenti dell’Ucraina in conformità agli accordi e alle leggi dell’Ucraina“, aveva detto il parlamento ucraino, mentre nel frattempo il fantoccio dei tedeschi, Vitalij Klishko, su ordine di Berlino, presentava la proposta per una commissione di negoziazione con la Russia. “E’ imperativo avviare dei negoziati. Dobbiamo risolvere questo problema senza l’uso della forza o armi, ma attraverso consultazioni per evitare lo spargimento di sangue“.
Manifestazioni pro-Mosca si svolgono da Odessa a Kirovograd a Kharkov e Sebastopoli, tutta l’Ucraina meridionale e orientale non riconosce il governo golpista dei maidanisti (coagulo di forze revansciste, xenofobe, neofasciste, liberiste e atlantiste cementate dai dollari  e dalla propaganda russofoba ed anti-eurasiatista della NATO e di Soros). Il segretario di Stato USA John Kerry minaccia Mosca: “A meno che passi immediati e concreti non siano presi da Russia per ridurre le tensioni, l’effetto sulle relazioni USA-Russia e sulla posizione internazionale della Russia saranno profondi“. Senza dubbio ciò è vero. Ma sarebbero stati profondi anche se la Russia non si fosse mossa. Nel primo caso, per l’Eurasia, gli “effetti profondi” sono positivi, nel secondo caso sarebbero stati estremamente negativi. L’occidente è “pronto ad andare fino in fondo per isolare la Russia“, ha detto Kerry, aggiungendo che la Russia perderà la sua appartenenza al G-8, così come subirà il divieto dei visti e il congelamento dei beni all’estero. Il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, minacciava la Russia che “deve fermare la sua attività militare e le sue minacce“, all’apertura della riunione straordinaria sull’Ucraina del Consiglio Nord Atlantico, principale organo della NATO.
48_new_020314Intanto, le forze armate ucraine abbandonano i criminali insediati a Kiev dalla rete terroristica atlantista di Gladio: l’ammiraglia della flotta dell’Ucraina, la fregata Hetman Sakhajdachnij, ha rifiutato di eseguire gli ordini di Kiev ed aderiva alla flotta russa issandone la bandiera. “La nave ammiraglia della Flotta dell’Ucraina, la Hetman Sakhajdachnij, ha issato la bandiera di Sant’Andrea, l’equipaggio segue gli ordini del comandante in capo delle forze armate dell’Ucraina, Viktor Janukovich“, dichiarava il senatore Igor Morozov, della commissione per gli affari internazionali della Duma. Ciò avveniva il giorno dopo le dimissioni del Contrammiraglio Denis Berezovskij, appena nominato comandante della marina militare ucraina dall’autonominatosi presidente Aleksandr Turchinov. Berezovskij ha dichiarato fedeltà “al popolo della Crimea” impegnandosi a “difenderlo“, durante una conferenza stampa presso lo Stato maggiore della marina russa di Sebastopoli. La fregata Hetman Sakhajdachnij, di ritorno dal Golfo di Aden, doveva essere bloccata nello stretto dei Dardanelli; infatti Arsenij Jatsenjuk, l’autonominatosi premier dell’Ucraina, aveva  chiesto al premier turco Recep Tayyip Erdogan di non far attraversare lo stretto del Bosforo alla fregata. Il capitano della nave e comandante della squadra navale ucraina, Ammiraglio Andrej Tarasov, ha disobbedito a tali ordini. Infine, i militari ucraini di stanza in Crimea aderivano alle forze di autodifesa locali dichiarando di prendere ordini solo dal comando delle forze di autodifesa della Crimea. Le autorità della Crimea confermavano che le unità ucraine si affiancano alle forze filo-russe, “Oggi le forze armate ucraine in Crimea sono passate al fianco delle autorità della regione autonoma di Crimea. La transizione è stata assolutamente pacifica, senza che un solo colpo sia stato sparato.” Altri cinque comandanti militari ucraini hanno giurato fedeltà alla Crimea, mentre il Primo ministro della Repubblica autonoma, Sergej Aksjonov, annunciava la creazione della Marina Militare e del Ministero della Difesa della Crimea. Il comandante del Servizio di sicurezza della Crimea Pjotr Zima, il direttore del dipartimento degli Interni della Crimea Sergej Abishov, il direttore del servizio delle situazioni d’emergenza Sergej Shajov e il comandante delle Guardie di Frontiera della Crimea Viktor Melnichenko, hanno giurato fedeltà al popolo di Crimea, presso il Consiglio dei ministri e alla presenza del governo regionale e dei sindaci di diverse città e regioni. I militari hanno promesso di “rispettare rigorosamente la Costituzione della Repubblica autonoma di Crimea” e “di promuovere la conservazione della pace etnica e civile” della penisola. “Penso che questo giorno sarà ricordato nella storia della Repubblica autonoma di Crimea come il giorno in cui le agenzie di sicurezza divennero autonome“, ha detto il primo ministro regionale Sergej Aksjonov, “dimostreremo che il popolo di Crimea sa proteggersi e garantire sicurezza e libertà ai cittadini. Finora, il 90 per cento di tutte le forze dell’ordine sul territorio della regione autonoma si sono subordinati al Consiglio Supremo della Crimea“. Le Forze armate ucraine nella Repubblica Autonoma di Crimea, il 2 marzo, hanno quindi giurato fedeltà alle autorità locali. La decisione è stata presa mentre sempre più soldati in Crimea e nelle altre regioni meridionali ed orientali dell’Ucraina, abbandonano i golpisti di Kiev ed aderiscono alle milizie di autodifesa locali, al comando dei governatori e delle autorità locali.
Sul piano internazionale, si evidenzia che Mosca e Pechino hanno un punto di vista coincidente sulla situazione in Ucraina, dopo la telefonata del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov al collega cinese Wang Yi. “I ministri degli Esteri si sono scambiate le opinioni sulla situazione in Ucraina, evidenziando la sintonia dei punti di vista di Russia e Cina sulla situazione nel Paese. Sergej Lavrov e Wang Yi concordano nel mantenere contatti stretti sul tema”. Inoltre, il ministro degli Esteri iraniano, Muhammad Javad Zarif, ha chiesto una maggiore cooperazione tra Teheran e la Shanghai Cooperation Organization (SCO), sottolineando la necessità di ampliare la cooperazione con il Patto di Shanghai, durante un incontro a Teheran con il Segretario Generale della SCO Dmitrij Mezentsev, affermando che la Repubblica islamica e l’organizzazione hanno “interesse ad azioni comuni“. Il ministro degli Esteri iraniano ha espresso la disponibilità di Teheran a una maggiore cooperazione con la SCO nell’economia, commercio, energia, trasporti e lotta al terrorismo. Mezentsev ha valutato positivamente la visita a Teheran, affermando che il viaggio rafforza ulteriormente i legami SCO-Teheran, salutando anche i progressi del programma nucleare di Teheran. La SCO è un’organizzazione internazionale di sicurezza fondata nel 2001 a Shanghai da Cina, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Iran, India, Mongolia, Afghanistan e Pakistan hanno lo status di osservatori presso l’organizzazione.

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Alessandro Lattanzio, 3/3/2014

Il Congresso degli Stati Uniti motore del patriottismo russo

Dedefensa 13 dicembre 2012

NGOs_2414727bLa pratica generale americanista del Congresso degli Stati Uniti d’interferire spudoratamente nella sovranità delle singole nazioni, forse probabilmente causerà un grave conflitto con la Russia, con il primo ampiamente possibile effetto di suscitare un raggruppamento patriottico in Russia. Robert Bridge, su RussiaToday del 12 dicembre 2012, riferisce delle reazioni della Duma dopo l’approvazione della legge Magnitskij al Senato degli Stati Uniti (vedi anche 10 dicembre 2012). Queste reazioni sono estremamente vive e mostrano la dinamica da Unione Nazionale dei parlamentari contro l’iniziativa degli Stati Uniti, partecipando e sostenendo tutti la legge Dima Jakovlev, che dovrebbe essere la risposta alla legge Magnitskij, riguardante argomenti estremamente sensibili sul comportamenti di cittadini od organizzazioni statunitensi nei confronti di cittadini russi, come nel caso dei bambini russi adottati negli Stati Uniti e sottoposti ad abusi.
Tra l’altro, se la legge Magnitskij produrrà qualcosa, sarà la formazione di un raro consenso tra i diversi membri della Duma di Stato. Tutte e quattro le fazioni presenti hanno co-firmato la legge Dima Jakovlev: Vladimir Vasilev (Russia Unita), Gennadij Zjuganov (Partito Comunista), Sergej Mironov (Russia Giusta) e Vladimir Zhirinovskij (LDPR). Il disegno di legge contiene disposizioni rivolte anche contro i cittadini statunitensi coinvolti in rapimenti e detenzioni illegali, e il perseguimento di punizioni infondate e ingiuste ai danni di cittadini russi. Il disegno di legge diventerà la risposta della Russia alla legge Magnitskij, potrebbe essere firmata come legge dal Presidente entro la fine dell’anno, ha detto a Russia Today il primo vicepresidente del Comitato per gli affari esteri della Duma di Stato, Vjaceslav Nikonov. La Russia e gli Stati Uniti potrebbero avviare un “confronto” nelle liste nere e nell’ampliamento delle limitazioni geografiche, perché Washington ha invitato gli altri paesi a compilare una propria versione della legge Magnitskij, ha detto. Dopo aver abrogato l’emendamento Jackson-Vanik, i legislatori degli Stati Uniti non potevano non sostituirlo con un’altra legge anti-russa, ha detto Nikonov. Per quanto riguarda le conseguenze possibili, la legge Magnitskij purtroppo potrebbe fare anche più danni dell’emendamento Jackson-Vanik, ha detto.”
Bridge ricorda le condizioni iniziali che hanno portato a tale confronto, come il blocco del funzionamento delle istituzioni del governo degli Stati Uniti, e in particolare l’irresponsabilità del Congresso, oggi soggetto solo alle pressioni delle lobby, all’estremismo e agli stati d’animo dell’uno o dell’altro centro di potere parlamentare, senza subire alcuna conseguenza per gli atti che vengono adottati in risposta a queste pressioni. La sequenza del funzionamento di questo potere improduttivo porta a situazioni grottesche, come l’iniziativa dell’esecutivo per richiedere di facilitare le relazioni vantaggiose con un paese straniero che, invece, porta ad una situazione peggiore di quella precedente.
Alla base di questo caso, vi era la volontà dell’amministrazione Obama di rimuovere l’emendamento Jackson-Vanik risalente alla Guerra Fredda e che istituiva condizioni sui diritti di tipo intrusivi nel buon rapporto commerciale USA-URSS (all’epoca), cosa che la Russia oggi considera una arcaica e inaccettabile intrusione alla propria sovranità. Il Congresso si è piegato, ma l’ha sabotato in modo irresponsabile stilando la legge Magnitskij, che sostituisce la legge Jackson-Vanik, ma che è ancora più insopportabile per i russi, aggiornandone l’assalto legislativo.
La legge Magnitskij incorpora le infinite accuse anti-russe del Congresso, l’invasione della sovranità russa, la famigerata illegalità degli atti del Congresso in questo tipo di casi… Il rimedio peggiore del male, quindi, e la reazione della Duma potrebbe esporre qualche fattaccio degli Stati Uniti, soprattutto nei confronti di bambini russi, in particolare, in cui l’emozione è forte peggiorando in modo significativo le reazioni politiche. Il caso apre un registro del confronto che potrebbe portare a situazioni estremamente gravi, in questo momento di comunicazione trionfante e irresponsabilità di certi organi (del Congresso degli Stati Uniti in particolare) che potrebbero surriscaldare situazioni già assai drammatizzate. Entrambe le assemblee si troveranno su un terreno in cui il confronto può degenerare, suscitando gravi tensioni diplomatiche e, forse, compromettere irreparabilmente ciò che resta del rilancio dei rapporti USA-Russia del presidente Obama, risalente al 2009.
La Camera pubblica della Federazione Russa, prendendo spunto dai legislatori statunitensi, si  prepara a stilare una lista degli statunitensi che hanno violato i diritti dei bambini russi adottati da famiglie statunitensi. Le tensioni diplomatiche tra Mosca e Washington si sono accese all’inizio di questo mese, quando i legislatori degli Stati Uniti hanno spacciato la cosiddetta legge Magnitsky come disegno di legge per normalizzare le relazioni commerciali con la Russia. Gli analisti politici dicono che fosse l’unico modo per l’amministrazione Obama per ottenere dai russofobi repubblicani la firma del molto controverso disegno di legge. La legge degli Stati Uniti trae nome da Sergej Magnitskij, indagato per il piano di una massiccia evasione fiscale. Magnitskij, il cui caso è ancora oggetto di indagine da parte delle autorità russe, è morto in custodia cautelare nel novembre 2009. Una delle disposizioni della legge Magnitskij conferisce al Presidente degli Stati Uniti il potere di  creare un elenco di cittadini russi presumibilmente “responsabili di omicidi”, vietandogli di entrare negli Stati Uniti.
Non sorprende che Mosca veda tale atto come grave interferenza negli affari interni della Russia, tanto più che l’inchiesta sulla morte dell’ex dirigente della Hermitage Capital è ancora aperta. Ora i parlamentari russi sono impegnati a lavorare su una legge anti-Magnitskij,  chiamata in onore di Dima Jakovlev, un 18enne russo morto subito dopo che il padre adottivo statunitense l’aveva lasciato chiuso all’interno dell’auto per diverse ore durante una caldissima giornata estiva. Le autorità russe sono pronte a sottolineare, tuttavia, che il tragico caso di Dima Jakovlev rappresenta la punta dell’iceberg degli abusi degli Stati Uniti contro i cittadini russi.

La Camera pubblica ha detto che molte persone hanno familiarità con i casi sensazionali di Viktor Bout e Konstantin Jaroshenko, due cittadini russi arrestati all’estero da funzionari statunitensi, e che ora scontano la pena nel sistema carcerario degli Stati Uniti. Ma vi sono molti casi assai meno conosciuti, in cui funzionari statunitensi non sono riusciti a reagire od hanno agito in modo inadeguato nei casi di bambini russi adottati e sottoposti ad abusi, se non anche uccisi, per mano delle loro nuove famiglie statunitensi…”
La schermaglia mostra perfettamente le condizioni di questa nuova era della psicopolitica in cui  trionfa il sistema della comunicazione, dal momento che si tratta dello scontro tra poteri esecutivi, mentre due dirigenti (Obama e Putin) cercano l’appeasement delle loro relazioni. Ma nel regno della comunicazione, i parlamentari agiscono in base ad esso, soprattutto perché dispongono di procedure e strumenti che meglio si adattano alle condizioni della comunicazione, alla copertura dei media, alla pressione pubblica causata dall’emozione, ecc. Ciò ammesso, constatando le condizioni molto particolari di questo periodo, in cui il potere diretto viene spesso paralizzato dai poteri indiretti, rimane essenziale la questione politica. In questo caso, il Congresso continua con la sua irresponsabilità, molto indicativa per il sistema della comunicazione, nel basarsi sulla natura  violentemente anti-russa della politica americanista, un sostituto della politica-Sistema. (Si ritrova questo carattere anti-russo nella politica mediatica guidata, questa volta, dal Dipartimento di Stato, in particolare tra l’autunno 2011 e l’estate 2012, per fermare l’espulsione dell’USAID dalla Russia: è quindi una politica caratterizzata dalla comunicazione a cui l’esecutivo si adatta, e non solo una tendenza del Congresso o del carattere anti-russo della politica americanista/politica-Sistema, come ampiamente dimostrata.)
Il problema è che il Congresso ha in gran parte accresciuto il sentimento patriottico dei russi, in questo caso perpetuando con notevole costanza la goffa stupidità del carattere invadente ed indifferente ai principi di questa politica americanista. (Gli Stati Uniti,  Congresso in testa e, questa volta, con l’ansioso aiuto dell’UE, raggiungeranno lo stesso risultato con l’Iran, dove le varie sanzioni e intrusioni aggressive hanno rafforzato il generale supporto degli iraniani al potere, in nome del patriottismo.) L’avevamo già evidenziato, in primavera, durante le varie scappatelle dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, McFaul, mentre alcune ONG e altri “dissidenti” pro-americanisti russi restavano un po’ imbarazzati dal comportamento visto da parte statunitense, che interveniva spudoratamente negli affari interni della Russia. Ci furono dichiarazioni dell’opposizione, sostenuta dal blocco  BAO, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero potuto suscitare le reazioni patriottiche dei russi, e alcune ONG hanno anche abbandonato l’alleanza troppo appariscente con gli Stati Uniti.
Il raggruppamento riportato alla Duma va nella stessa direzione. Ciò che fanno le persone del Congresso, nella loro abituale cecità e totale impotenza nel capire ciò che non è statunitense (oltre alla loro incapacità di immaginare qualcuno che, non reputando essere come gli Stati Uniti, ritenersi comunque degno di vivere), genera una grande reazione patriottica in Russia. I parlamentari statunitensi non sanno nulla ovviamente della Russia, della sua tradizione di antica nazione e di patriottismo che l’accompagna; i parlamentari statunitensi provengono da un paese che non è una nazione e che si basa sulla sabbia del sistema mediatico. Pertanto, il confronto tra il Senato e la Duma, che appare a prima vista prodotto dal sistema della comunicazione e dalla paralisi che impone al sistema politico, e lo è effettivamente, se si tiene conto degli effetti sulle tradizionali reti politiche, appare in seconda analisi come un formidabile indicatore e un detonatore potenziale di una reazione di notevole importanza.
Tutti questi casi di “aggressione morbida” del blocco BAO-USA, risveglieranno, o meglio già risvegliano, il patriottismo russo, composto da un materiale ben più temprato rispetto alla versione hollywoodiana di ciò che si chiama “patriottismo americano”, che non è mai stato un media usato per mantenere all’ordine le masse informe di popolazioni raccattate in successione dagli Stati Uniti per gestirne la macchina economica. Il Patriottismo russo ha una dimensione spirituale di grande interesse oggi, perché oltre ad affermare la nazione che l’onora, avvia il processo di dissoluzione della modernità americanista-occidentalista che avviluppa il Sistema. Infine, arriviamo a vedere che il Congresso statunitense ha una qualche utilità… aver sicuramente suscitato l’impegno della leadership e della popolazione della Russia a questa “guerra morbida” che la Russia sembra pronta ad avviare in risposta all’”aggressione morbida” degli Stati Uniti e del blocco BAO.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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