Un altro sospetto incidente aereo in America Latina, aiuta gli interessi statunitensi e globalisti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/08/2014

Brazilian President Rousseff cancels US visit over spying claimsLe elezioni presidenziali in Brasile, ad ottobre, sarebbero state una passeggiata virtuale per la presidentessa in carica Dilma Rousseff. Questo fino all’incidente aereo che ha ucciso il piuttosto scarso avversario di Rousseff, l’economista ed ex-governatore di Pernambuco Eduardo Campos. Il 13 agosto l’aereo che trasportava Campos, candidato presidenziale centrista liberista brasiliano, terzo dopo il candidato del più conservatore partito socialdemocratico Aécio Neves, economista e campione dell’austerità, si schiantava in una zona residenziale di Santos, nello Stato di Sao Paulo, Brasile. Campos era un candidato dell’ex-sinistro ed ora “liberista” Partito Socialista brasiliano. Come con i partiti laburisti inglese, australiano e neozelandese, quelli liberale e democratico canadesi, e il partito democratico degli Stati Uniti, gli interessi corporativi e sionisti hanno infiltrato il Partito Socialista brasiliano trasformandolo nel partito della “terza via” liberista, conservando in modo fraudolento la denominazione “socialista”. E’ chiaro che, dalla scoperta dello spionaggio dell’US National Security Agency di posta elettronica e cellulari della Presidentessa del Partito dei Lavoratori brasiliani Dilma Rousseff e dei suoi ministri, la conseguente cancellazione di una visita di Stato a Washington di Rousseff e il benvenuto in Brasile al presidente russo Vladimir Putin e agli altri leader del blocco economico BRICS, al vertice di Fortaleza, gli Stati Uniti cercano di destabilizzare il Brasile. Il dipartimento di Stato e la CIA cercano gli anelli deboli del Brasile di Rousseff creando le stesse condizioni d’instabilità che hanno fomentato in altri Paesi dell’America Latina, come Venezuela, Ecuador, Argentina (tramite il credit default nazionale pianificato dall’avvoltoio sionista capitalista Paul Singer), e Bolivia. Tuttavia, Rousseff, che affronta Washington annunciando, assieme agli altri leader dei BRICS a Fortaleza, la creazione della banca di sviluppo dei BRICS competendo con la Banca Mondiale controllata da USA e UE, sembrava imbattibile nella rielezione. Certamente era così fino al 13 agosto, quando Campos e quattro dei suoi consiglieri, insieme a pilota e co-pilota, rimasero uccisi nello schianto del Cessna 560XL. L’incidente ha permesso di promuovere la compare di Campos nella corsa presidenziale, la candidata alla vicepresidenza del partito socialista Marina Silva. Nel 2010 Silva ebbe un sorprendente 20 per cento di voti quale candidata del Partito Verde alle presidenziali. Piuttosto che concorrere come candidata dei verdi, quest’anno Silva ha deciso di unirsi al liberista Campos. Silva è ora vista come la migliore occasione del Partito Socialista di sconfiggere Rousseff alle elezioni presidenziali di ottobre. Silva, cristiana evangelica in un Paese cattolico romano, viene anche vista vicina alla “società civile” globale dell’infrastruttura dei gruppi dell’“opposizione controllata” finanziati dallo speculatore dei fondi hedge George Soros. Come capo dei tentativi di proteggere la foresta pluviale dell’Amazzonia brasiliana, Silva viene lodata dai gruppi ambientali finanziati dall’Open Society Institute di Soros. La propaganda di Silva è piena di frasi in codice sorosiane, come “società sostenibile”, “società della consapevolezza” e “diversità”. Silva sfilò con la squadra brasiliana alla cerimonia di apertura delle olimpiadi del 2012 a Londra. Il ministro dello Sport brasiliano Aldo Rebelo disse che la partecipazione di Silva alle olimpiadi fu approvata dalla famiglia reale inglese, avendo “sempre avuto buoni rapporti con l’aristocrazia europea”. Silva è anche più moderata di Rousseff sulle politiche d’Israele sulla Palestina. Come cristiana pentecostale delle Assemblee di Dio, Silva è membro di una setta al cuore del movimento mondiale dei “cristiani-sionisti”, avidamente pro-Israele, come le organizzazioni ebraiche sioniste B’nai B’rith e Congresso Ebraico Mondiale. Le Assemblee di Dio credono che Israele: “Secondo le Scritture, ha un ruolo importante da svolgere per la fine dei tempi. Per secoli gli studiosi della Bibbia hanno riflettuto sulla profezia di un Israele restaurato. ‘Questo è ciò che dice il Signore Dio: prenderò i figli d’Israele dalle nazioni in cui sono andati. Li radunerò da ogni parte e li riporterò nella loro terra’. Quando la nazione del moderno Israele fu fondata nel 1948, e gli ebrei iniziarono il ritorno da tutto il mondo, gli studiosi della Bibbia sapevano che Dio era al lavoro e che molto probabilmente viviamo gli ultimi giorni”. Nel 1996 Silva ricevette il Goldman Environmental Prize, istituito dal fondatore della Goldman Insurance Company. Richard Goldman e dalla moglie Rhoda Goldman, erede di Levi Strauss, della famosa azienda di abbigliamento. Nel 2010 Silva fu nominata dalla rivista Foreign Policy, diretta da David Rothkopf, ex-amministratore delegato dei Kissinger Associates, tra i “migliori pensatori globali”.
712383 I dettagli completi della causa dell’incidente aereo di Campos non saranno mai noti. Assistono alle indagini il National Transportation Safety Board (NTSB) e la Federal Aviation Administration statunitensi. Gli investigatori di NTSB e FAA saranno stati sicuramente informati ed informeranno, i funzionari della CIA di stanza in Brasilia, desiderosi che la relazione sullo schianto concluda con “tragico incidente”. La CIA è riuscita a nascondere il suo coinvolgimento in altri incidenti aerei latinoamericani che eliminarono gli avversari dell’imperialismo USA in America Latina. Il 31 luglio 1981 il presidente panamense Omar Torrijos fu ucciso quando il suo aereo si schiantò nei pressi di Penonomé, Panama. Dopo l’invasione di Panama di George HW Bush nel 1989, i documenti sull’indagine dell’incidente aereo del governo panamense del generale Manuel Noriega, furono sequestrati dai militari statunitensi e scomparvero. Due mesi prima che Torrijos venisse ucciso, il presidente ecuadoriano Jaime Roldós, leader populista che si oppose agli Stati Uniti, fu ucciso quando il suo aereo Super King Air, convertito in aereo VIP dell’aeronautica ecuadoriana, si schiantò nella montagna Huairapungo nella provincia di Loja. L’aereo trasportava anche la First Lady dell’Ecuador, il ministro della Difesa e la moglie. Furono tutti uccisi nello schianto. L’aereo non aveva il registratore dei dati di volo, noto come “scatola nera”. A Zurigo, la polizia svizzera condusse una propria indagine scoprendo che l’indagine ufficiale del governo ecuadoriano era gravemente viziata. Ad esempio, il rapporto del governo ecuadoriano sull’incidente omise di menzionare che i motori dell’aereo furono spenti prima che l’aeromobile finisse sul fianco della montagna. Come l’aereo di Roldós, il Cessna di Campos non aveva un registratore dei dati di volo. Inoltre, l’aeronautica brasiliana annunciò che le due ore di audio del registratore della cabina del Cessna di Campos non ripresero le conversazioni tra pilota, co-pilota e controllo a terra, il 13 agosto. Il registratore della cabina di volo dello sfortunato Cessna 560XL è prodotto da L-3 Communications, Inc. di New York City. L-3 è un importante contractor dell’intelligence statunitense che rifornisce la National Security Agency della maggior parte dei sistemi di ascolto dei cavi sottomarini tramite un accordo tra NSA e la controllata di L-3, Global Crossing.
Sebbene il candidato alla presidenza brasiliana Campos non fosse nemico degli Stati Uniti, la sua morte sospetta, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, e la sostituzione con una beniamina delle infrastrutture di George Soros, sono una minaccia elettorale per Rousseff, sicuramente considerata una nemica da Washington. Stati Uniti e Soros cercano vari modi per penetrare e perturbare le nazioni BRICS. Il tentativo Soros/CIA di promuovere il membro del Politburo cinese Bo Xilai alla presidenza cinese fallì quando lui e la moglie furono arrestati e incarcerati per corruzione. Con la Russia e Sud Africa off-limits per qualsiasi intrigo del genere, India e Brasile sono al centro dei tentativi di CIA e Soros di spezzare i BRICS. Sebbene il governo di destra di Narendra Modi in India sia nuovo, i primi segni di frattura dei BRICS sono incoraggianti. Ad esempio, con il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, alleato schietto ed attivo d’Israele. Il Brasile di Rousseff è visto da CIA e Soros quale migliore opportunità di incunearvisi; in tal caso Marina Silva, alla guida di una nazione BRICS, diverrebbe un “cavallo di Troia” contro il blocco economico dalla crescente importanza. L’incidente aereo che ha ucciso Eduardo Campos contribuisce a promuovere un’agente di George Soros al palazzo presidenziale Alvorada di Brasilia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scacco matto dei BRICS nel cortile di Washington

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 15/07/2014 modi-brics-story_650_051914125040Stati Uniti e loro più stretti alleati hanno cercato di isolare la Russia e il Presidente Vladimir Putin dalla scena mondiale. Come risultato del sostegno occidentale al regime ucraino, salito al potere con le violenze a Kiev, le azioni intraprese dalle potenze occidentali contro la Russia comprendono l’espulsione della Russia dal G-8 delle potenze capitaliste, il congelamento dei beni dei funzionari del governo e delle banche russi, e divieto di viaggio a prominenti cittadini russi. Tuttavia, Putin ha messo sotto scacco il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel suo cortile di casa. I difensori di Obama immaginano il loro presidente come un maestro di “scacchi a 11 dimensioni”. Tuttavia, in Brasile, il vertice delle nazioni BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, mostra al mondo che è Putin, non Obama, il maestro di scacchi a 11 dimensioni. In realtà, Obama potrebbe mollare la scacchiera. Putin è in visita in Brasile partecipando al summit 2014 nella città di Fortaleza. Il vertice BRICS avviene mentre i membri dell’amministrazione Obama, tra cui neo-con come l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei Victoria Nuland, stilano piani per inasprire le sanzioni contro la Russia, portandoli ai livelli di Iran, Siria e Cuba. Putin e i suoi colleghi dei BRICS firmeranno un accordo a Fortaleza per la creazione della banca di sviluppo BRICS che aiuterà a schivare il tentativo dei neo-con d’isolare la Russia dalle reti bancarie internazionali. Qualsiasi rafforzamento delle sanzioni, come quelle imposte da Washington a Iran, Siria, Cuba, corre il rischio di punire le banche brasiliane, indiane, cinesi, sudafricane e di altre società, qualcosa che potrà far finire l’amministrazione Obama nelle acque bollenti del tribunale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che decide sulle pratiche commerciali che violano le norme dell’OMC.
L’eredità dell’amministrazione Obama è la politica da Guerra Fredda verso un’America Latina che ha chiuso definitivamente il vecchio dominio politico-economico degli Stati Uniti dell’emisfero occidentale. Obama ha piantato l’ultimo chiodo sull’arcana dottrina Monroe che decise che gli Stati Uniti avrebbero impedito alle nazioni non dell’emisfero occidentale, comprese le potenze d’Europa, dall’intervenire nelle Americhe. L’interventismo in Paesi come Venezuela e Honduras svolto dalla collega neocon della Nuland, Roberta Jacobson, assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, ha portato un grosso contingente di leader latinoamericani a partecipare con Putin, il presidente cinese Xi Jinping e gli altri leader dei BRICS al vertice in Brasile in cui gli Stati Uniti non avranno un posto. In effetti, gli Stati Uniti e le loro politiche imperialistiche saranno un tema importante in Brasile, un Paese che ha visto le sue telecomunicazioni, comprese chiamate ed e-mail private della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, regolarmente spiate dalla National Security Agency degli Stati Uniti. Putin ha svolto il grosso della sua visita di sei giorni in America Latina. Ha condonato il debito di Cuba verso la Russia, durante la visita a L’Avana ed si è anche fermato in Nicaragua e Rio de Janeiro. A Cuba Putin ha incontrato l’ex-leader cubano Fidel Castro e suo fratello Raul Castro, presidente di Cuba, due leader che continuano a far infuriare i centri di potere di destra e neo-con di Washington. Putin ha anche presenziato alla finale della Coppa del Mondo a Rio. La Russia sarà l’ospite della Coppa del Mondo 2018. Putin ha anche visitato l’Argentina dove ha firmato un accordo sull’energia nucleare. L’interesse di Iran, Argentina, Nigeria, Siria ed Egitto nel far parte dei BRICS potrebbe presto far divenire la sigla del gruppo “BRICSIANSE”. Un tale sviluppo farà trionfare le nazioni che si rifiutano di prendere ordini da Washington, e la presenza della Siria significherà la sconfitta definitiva della dottrina Obama della “R2P”, o “responsabilità di proteggere” filo-USA, e dell’intelligence occidentale che finanzia i capi dell’opposizione intenti a sostituire i governi anti-americani con regimi filo-USA. La Siria che entra nei BRICS come membro, a pieno titolo o associato, sarà il paletto nel cuore della R2P.
bricsfortal10411234L’amministrazione Obama non è riuscita a convincere un solo leader sudamericano ad evitare il vertice BRICS in Brasile. Infatti, due dei leader sudamericani sedutisi con Putin, Xi, Rousseff e gli altri leader in Brasile, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e il presidente del Suriname Desi Bouterse, sono stati oggetto dei tentativi di destabilizzazione della CIA e del dipartimento di Stato, collegati a minacce di sanzioni. Erano anche presenti presso i BRICS la presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales, la presidentessa del Cile Michelle Bachelet, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il presidente della Guyana Donald Ramotar, il presidente del Paraguay Horacio Cartes, il presidente del Perù Ollanta Humala e il presidente dell’Uruguay José Mujica. Le sanzioni statunitensi contro la Russia e la sua dimostrazione di forza contro la Cina attraverso Giappone e  Filippine, sono cadute nel vuoto in Sud America. Le buffonate adolescenziali di Nuland, Jacobson, della consigliera per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, dell’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power, saranno di sicuro discusse nei pettegolezzi dei leader riunitisi a Fortaleza. La presenza del presidente della Colombia Santos è particolarmente degna di nota. Santos ha recentemente sconfitto il candidato della destra sostenuto dagli stessi interventisti dell’amministrazione Obama che hanno sabotato l’economia del Venezuela. Il candidato perdente, Oscar Ivan Zuluaga, aveva il pieno sostegno del predecessore di destra e pro-Israele/USA di Santos, Alvaro Uribe. Notizie recenti dimostrano che Uribe ha istituito un sistema di sorveglianza nazionale delle comunicazioni, in stile NSA, contro i suoi avversari. I legami di Zuluaga con gli stessi elementi che cercano di deporre Maduro in Venezuela non sono stati dimenticati da Santos, che continua ad impegnarsi in negoziati di pace a L’Avana con i guerriglieri di sinistra delle FARC e a migliorare i rapporti con il Venezuela, con grande disappunto degli agenti della CIA che vivono nello splendore di Miami, in Florida.
A Rio, Putin è riuscito a sabotare gli sforzi degli Stati Uniti per isolarlo, incontrando il primo ministro di Trinidad e Tobago Kamla Persad-Bissessar e il primo ministro di Antigua e Barbuda Gaston Browne, oltre al primo ministro ungherese Victor Orban, al presidente della Namibia Hage Geingob, al presidente del Gabon Ali Bongo e alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Merkel e Rousseff hanno molto in comune, in quanto entrambi hanno avuto i loro cellulari personali monitorati dalla NSA, un fatto che Putin, che ha fornito asilo all’informatore della NSA Edward Snowden, probabilmente ha menzionato di sfuggita. L’unico tentativo che gli Stati Uniti hanno potuto fare affinché qualche funzionario latinoamericano criticasse i contatti tra i leader dell’emisfero occidentale e Putin, è stato organizzare il viaggio privato del capo dell’opposizione di Trinidad, Keith Rowley, per condannare il viaggio del primo ministro del suo Paese in Brasile. Rowley ha criticato Persad-Bissessar e suo nipote per l’incontro con Putin e gli altri leader a Rio, perché il viaggio è stato compiuto durante la controversia che coinvolge il dipartimento dell’immigrazione di Trinidad. Il potere d’influenza di Washington sugli eventi nell’emisfero occidentale è davvero sprofondato in nuovi abissi. L’ordine del giorno delle nazioni dei BRICS è  diversificato come quello di qualsiasi riunione del G-7, non più chiamato G-8 dopo che la Russia è stata espulsa. Nell’agenda del vertice BRICS vi sono commercio, sviluppo, politica macroeconomica, energia, finanza, terrorismo, cambiamenti climatici, sicurezza regionale, traffico di droga e criminalità transfrontaliera, industrializzazione dell’Africa e ciò che sarebbe il campanello d’allarme per Wall Street, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e altri strumenti del capitalismo occidentale, la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Le operazioni di sicurezza dei Paesi BRICS in Afghanistan sostituiranno quelle degli Stati Uniti, dopo il ritiro delle loro truppe. La Russia guida gli sforzi dei BRICS per affrontare il riciclaggio di denaro e la criminalità transfrontaliera ottenendo la partecipazione di Bielorussia, India, Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Osservatori provenienti da Mongolia e Armenia si sono uniti ai colloqui. Nel settore della sicurezza, è evidente il sinergismo tra BRICS e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), guidando Russia e Cina nella politica di sicurezza comune con gli Stati dell’Asia centrale come Kazakistan e Uzbekistan. Russia e Cina sembrano intenzionate a che Ucraina e Georgia siano la “linea sulla sabbia” di eventuali ulteriori invasioni delle rivoluzioni “R2P” di George Soros e CIA nello spazio eurasiatico. E’ anche chiaro che Putin ha battuto in astuzia Obama nel suo cortile di casa.

_76244169_023151058-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina si rifiuta di vivere nella “caserma globale” degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/07/2014
raul-castro-vladimir-putinL’America Latina ha dato grande interesse al discorso del Presidente Putin alla conferenza degli ambasciatori e rappresentanti permanenti della Federazione Russa, il 1.mo luglio. L ‘interesse è cresciuto ancora più quando è stato riportato, il 4 giugno, che il presidente russo Vladimir Putin visiterà Cuba, Argentina e Brasile entro la fine mese. Il Presidente visiterà l’America Latina e parteciperà al vertice del gruppo BRICS delle cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) del 11-16 luglio… “A margine del vertice BRICS, Putin  incontrerà i leader di Cina, India e Sud Africa, così come numerosi leader latinoamericani”, ha detto il Cremlino. Il sesto vertice dei BRICS si terrà nel nord-est del Brasile, a Fortaleza il 15 luglio. L’Argentina parteciperà al vertice su invito della Russia. Nel corso della riunione, i Paesi BRICS discuteranno dell’eventuale ammissione dell’Argentina come sesto Paese aderente. Tutelare gli interessi nazionali della Russia e rafforzare i fondamenti e i principi delle relazioni internazionali sono gli obiettivi prioritari stabiliti da Putin presso il Ministero degli Esteri e tutte le missioni russe all’estero. Il Presidente ha esortato l’occidente (in primo luogo gli Stati Uniti) a fermare la trasformazione del mondo in una “caserma globale” dettando regole agli altri. “Spero che il pragmatismo prevalga. L’occidente dovrà sbarazzarsi dell’ambizione d’imporre una “caserma globale”, organizzando tutti secondo i ranghi, imponendo regole uniformi di comportamento e vita sociale”, ha detto Putin.
Le sanguinose guerre scatenate da dipartimento di Stato, Pentagono e servizi speciali degli USA nel ventre molle della Russia, dall’Afghanistan all’Ucraina, non possono lasciare indifferenti i politici ragionevoli dell’America Latina. Riassumendo quanto è stato riportato da periodici seri come Punto Final (Cile), La Jornada (Messico), Granma (Cuba) e molti altri media, si abbassano i toni. Tutta la potenza degli Stati Uniti è diretta contro Russia e Cina, Paesi che possono contrastarne qualsiasi azione aggressiva. Obama ha bisogno di riavere l’immagine di “duro” mentre la sua popolarità è al minimo, per cui gli Stati Uniti cercano una preda, un regime ostile da colpire. Obama difficilmente avrà il coraggio di avviare un’operazione punitiva in regioni lontane mentre l’economia è in stasi, quindi la vittima dovrà essere trovata più vicino, a sud del Rio Grande, nel cortile dell’impero. Chi sceglierà Washington per una “neutralizzazione” dimostrativa? È l’argomento in cima all’elenco delle questioni prioritarie dell’America Latina. Si sottolinea che gli Stati Uniti conducono azioni sovversive intense, in particolare contro i governi “populisti” utilizzando i metodi più avanzati della guerra dell’informazione. Vi molti obiettivi nel continente latino-americano: Cuba, Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina e perfino Brasile, ben lungi dall’adottare politiche populiste, ma che segue una politica estera in linea ai propri interessi nazionali. Le nazioni insulari dei Caraibi, mantenendo stretti legami con Cuba e Venezuela e che partecipano al progetto Petrocaribe, possono affrontarne la stridula furia. Petrocaribe è un’alleanza petrolifera di molti Stati caraibici con il Venezuela, per l’acquisto di petrolio a condizioni preferenziali. L’alleanza fu lanciata nel 2005, periodo preliminare della lotta di Washington contro i regimi ostili, utilizzando i metodi morbidi della destabilizzazione, come aggravare le crisi economiche, provocare movimenti di protesta con l’aiuto di organizzazioni non-governative guidate da operatori della Central Intelligence Agency o attivisti di USAID, informazioni di natura dubbia dedicate prevalentemente alla corruzione e regolarmente sparsi tra la popolazione per creare tensioni. Fanno del loro meglio per screditare i leader. Gli intrugli più primitivi sono utilizzati allo scopo, come informazioni sui conti bancari privati. Hanno detto che i depositi di Fidel Castro erano per 40 miliardi di dollari (esattamente questo dato), hanno anche scritto dei conti di Hugo Chavez e Daniel Ortega presso grandi banche estere, senza mai fornire alcuna prova.
Quando la destabilizzazione ribolle a un certo punto, i servizi speciali degli Stati Uniti la scaldano. In Ecuador i poliziotti al comando degli agenti dei servizi speciali USA che lavorano con la copertura dell’ambasciata, organizzarono l’ammutinamento armato ed attaccarono il presidente. In Bolivia, i diplomatici statunitensi guidarono un gruppo terroristico formato in Europa dalla CIA e tratto da vecchi mercenari. Le azioni risolute delle unità per le operazioni speciali boliviane eliminò  parte della formazione terroristica, alcuni ribelli furono messi agli arresti. Gli Stati Uniti continuano le attività in Bolivia, e regolarmente vengono svelate le attività degli agenti della CIA, le proteste dei poliziotti spiegate dai loro legami con gli agenti degli USA nel Paese. Tale congettura ha una giustificazione. In Venezuela i servizi speciali degli Stati Uniti provocarono sovversione economica, scarsità artificiale di prodotti alimentari e beni primari quotidiani, proteste di piazza organizzate, strade bloccate, palazzi del governo incendiati e terrorismo. In Brasile le organizzazioni non governative sponsorizzate dall’USAID lanciarono una campagna di protesta contro la coppa del mondo nel Paese, con lo slogan per lottare contro la “caduta della politica sociale” della Presidentessa Dilma Rousseff. Slogan diffamatori. Nessun presidente ha mai attuato grandi programmi di politica sociale come Ignacio Lula Da Silva e Dilma Rousseff.
L’approccio ostile di Washington ai problemi internazionali è un fattore negativo permanente per l’intero sistema delle relazioni internazionali in America Latina. Parlando agli ambasciatori, il presidente russo ha dato una definizione precisa delle motivazioni politiche degli Stati Uniti in America Latina, “vorrei cominciare dicendo che il Ministero degli Esteri e le nostre ambasciate sono sotto pressione; lo vediamo, ne siamo consapevoli, ma tale pressione non sarà ridotta. Aumenterà, così come l’obbligo di dimostrare efficienza, precisione e flessibilità nelle nostre azioni per garantire gli interessi nazionali della Russia. Sapete quanto dinamici e imprevedibili possano talvolta essere gli sviluppi internazionali. Sembrano spinti e purtroppo non tutti sono positivi. Un possibile conflitto nel mondo è in crescita, le vecchie contraddizioni sono sempre più acute e quelle nuove sono provocate. C’imbattiamo in tali sviluppi, spesso inaspettatamente, e osserviamo con rammarico come il diritto internazionale non funzioni, le norme più elementari della decenza non siano rispettate e il principio del permissivismo totale abbia il sopravvento”. Gli Stati Uniti sono fermamente convinti nel cercare di preservare il modello unipolare del sistema mondiale fallito. La politica di attenersi ai vecchi modi non può che comportare implicazioni globali. L’infrastruttura delle basi militari USA e NATO è stata creata per azioni offensive; i piani d’attacco nucleare contro Russia e Cina sono costantemente rinnovati. Gli esperti del Pentagono freddamente valutano i parametri dei danni accettabili in caso di attacco di rappresaglia contro gli Stati Uniti. In teoria le perdite sono accettabili; gli specialisti del Pentagono cinicamente calcolano a milioni i morti statunitensi. Freddi calcoli al cui confronto le storie dell’orrore di Hollywood impallidiscono. Ciò è esattamente quel che ha detto il presidente russo, “Non c’è quasi alcun dubbio che l’ordine mondiale unipolare non ci sarà. Popoli e Paesi alzano la voce in favore dell’autodeterminazione e dell’identità civile e culturale, in contrasto ai tentativi di certi Paesi di mantenere il dominio nella sfera militare, politica, finanziaria ed economica, e ideologica”. È giunto il momento di riconoscere il diritto di essere diversi e di determinare il proprio destino in maniera indipendente, non secondo le istruzioni di qualcuno. Ma certi Paesi dell’America Latina hanno a che fare con quanto viene detto da Washington. Colombia, Honduras, Guatemala, Paraguay e altri vivono nella caserma degli Stati Uniti. Le strutture militari sul loro territorio sono utilizzate dal Pentagono per ricattare i regimi ostili ed infiammare conflitti militari.
Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a sviluppare le relazioni con tutti i partner. Ha  sottolineato la ricca esperienza dei legami politici ed umanitari tra la Russia e l’America Latina, l’enorme potenziale dei mercati emergenti dell’America Latina. Ad esempio, a L’Avana il Presidente Putin e Raul Castro discuteranno di commercio, economia, aviazione civile, energia e trasporti, sanità e uso pacifico dello spazio. L’agenda del Presidente Putin comprende incontri con il leader storico della Rivoluzione cubana Fidel Castro. Ciò ha un grande significato simbolico. Prima della visita, la Duma russa ha deciso di cancellare il debito di Cuba verso la Russia di oltre 30 miliardi di dollari. Si trattava prevalentemente di spese per esigenze militari. L’eliminazione del debito e il processo di liberalizzazione dell’economia cubana aprono la strada a brillanti prospettive nel campo della cooperazione economica. Le compagnie russe Rosneft e Zarubezhneft hanno già firmato accordi con Cuba per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi sottomarini cubani, in prossimità delle coste degli Stati Uniti. I piani per revisionare il porto di Mariel, e per trivellazioni e posa dei tubi. I media cubani hanno riferito che il futuro porto di Mariel è progettato per avere 770 metri di ancoraggio, consentendo di ricevere contemporaneamente due grandi navi oceaniche. I piani per il 2022 prevedono che Mariel ospiti strutture logistiche per l’esplorazione petrolifera off-shore e la creazione di un nuovo terminal per container e merci varie alla rinfusa, per movimentazione e stoccaggio refrigerati e una zona di sviluppo economico speciale per la produzione di elettricità e stoccaggio. Il nuovo porto di Mariel potrà gestire le navi più grandi ad Havana Bay, dove un tunnel sotto il canale riduce la profondità a 11 metri. Il terminal container di Mariel avrà una capacità annuale di 850000-1 milione di container, rispetto ai 350000 di L’Avana. Questi sviluppi dovrebbero consentire a Mariel di accogliere le grandi navi portacontainer in transito dall’Asia attraverso il Canale di Panama, una volta ampliato quest’ultimo, nell’estate del 2014. Il presidente russo Putin discuterà anche dei grandi progetti economici in Argentina e Brasile. Il tutto dimostra che c’è un’alternativa al “sistema da caserma mondiale” imposto da Washington.

f6684b3d-72ba-49f9-b790-7bea71623177_W_00960La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-“burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un'”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all'”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull'”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un'”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno del golpismo della CIA nel mondo

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/02/2014

1236548La maggiore raccolta di entusiasti dello status quo si troverebbe presso la sede della CIA a Langley, in Virginia. Mentre le nazioni di tutto il mondo cercano di prendere le distanze dalla presa finanziaria, militare e politica di Washington, la CIA riprende il suo vecchio manuale su come trattare i governi ribelli. Dopo aver fomentato una ribellione politica in Ucraina contro il governo democraticamente eletto del Presidente Viktor Janukovich, l’apparato della propaganda di Washington, incentrato su National Endowment for Democracy (NED), Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e Open Society Institute (OSI) di George Soros, punta sul Venezuela. Il Venezuela ha scovato tre funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas incontrarsi con i manifestanti dell’opposizione, contribuendo a pianificare le rivolte antigovernative nel Paese. I tre “funzionari consolari” degli Stati Uniti, Breann Marie McCusker, Jeffrey Gordon Elsen e Kristopher Lee Clark, hanno avuto l’ordine d’espulsione dal governo venezuelano. Lo scorso ottobre, il Venezuela espulse altri tre diplomatici statunitensi, i chargé d’affaires Kelly Keiderling, David Moo e Elizabeth Hoffman, per il loro coinvolgimento nel fomentare disordini interni. I sei cosiddetti diplomatici erano coinvolti in attività associate a “coperture ufficiali” di agenti della CIA. Proprio come è avvenuto con l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, e la visita  dell’assistente del segretario di Stato per gli affari europei, Victoria Nuland, poi sboccata nella riunione con i leader dell’opposizione ucraina per pianificare le proteste antigovernative, i diplomatici statunitensi a Caracas sono accusati d’incontrarsi con l’opposizione fedele a Leopoldo Lopez, l’agente di Harvard addestrato a servire gli interessi corporativi degli Stati Uniti. Il governo venezuelano ha accusato Lopez, come l’altro leader dell’opposizione venezuelana, Henrique Capriles Radonski, di ricevere finanziamenti segreti dalla CIA attraverso organizzazioni come  NED e USAID, per pianificare le proteste e lanciare il sabotaggio economico del Venezuela.  Legami furono stabiliti tra il partito Volontà Popolare di Lopez e le organizzazioni di facciata del narco-terrorista e filo-israeliano ex-presidente di destra colombiano Alvaro Uribe. Denaro evidentemente di CIA e narco-terroristi è stato fornito al partito di Lopez dalle facciate del fantoccio di Soros Uribe, come il Centro per il pensiero, la fondazione Colombia soprattutto e la Fondazione internazionalismo democratico, nei mesi precedenti l’esplosione delle violenze in Venezuela.
L’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, come nel caso delle sue controparti a Kiev e Mosca, è il centro operativo virtuale della pianificazione delle proteste dell’opposizione finanziata dagli USA in Venezuela. L’unica cosa che i leader dell’opposizione ucraina Arsenij Jatsenjuk, Vitalij Klishko e Oleg Tjagnybok, dell’opposizione russa di Aleksej Navalnij e Garry Kasparov, e i leader dell’opposizione venezuelana Lopez, Capriles, e Maria Corina Machado hanno in comune è il pass gratuito per accedere alle rispettive ambasciate degli Stati Uniti nelle loro capitali, in qualsiasi momento e a loro piacimento, potendosi portare via tutti i soldi che vogliono. Ciò che unisce le campagne di destabilizzazione della CIA in Ucraina e Venezuela è l’uso dei fascisti locali per rinforzare le forze antigovernative… In Venezuela, i sostenitori reazionari degli ultimi regimi oligarchici fascisti sono alleati disponibili degli Stati Uniti, mentre in Ucraina fascisti come Tjagnybok rappresentano il continuo collegamento di Stati Uniti e Israele con l’opposizione ucraina. Un rapporto della CIA, declassificato, del 4 aprile 1973 afferma che, anche durante il periodo della Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina, i leader del Partito comunista chiesero “vigilanza contro il nazionalismo ucraino e il sionismo”, minacce gemelle in Ucraina all’epoca. Oggi, non è cambiato molto nell’orientamento e nella natura dell’opposizione ucraina. Mentre puntellano i leader dell’opposizione del Venezuela con i dollari, gli Stati Uniti e loro banchieri hanno attaccato senza pietà la moneta e l’economia venezuelane usando i media aziendali per diffondere falsità su carenze di beni primari in Venezuela, come carta igienica, sale e zucchero. Questo è un vecchio trucco della CIA, a lungo utilizzato contro il governo di Cuba e di altre nazioni che si oppongono all’imperialismo USA. La stessa tattica intimidatoria della scarsità dilagante di merci viene utilizzata dalla CIA per indebolire il governo del primo ministro thailandese, supportato dalle camicie rosse, Yingluck Shinawatra, usando voci alimentate dagli USA su penuria di riso tailandese nel Paese perché il regime lo venderebbe alla Cina. La campagna della CIA contro Yingluck ha comportato accuse contro il Premier da parte della tipica “società civile” artificiale di Soros, la Commissione Nazionale Contro la Corruzione, ideata dai monarchici delle camice gialle e da falsi “riformisti” costituzionali come l’ottuagenario Amorn Chantarasomboon.
Proprio come nel fallito colpo di Stato della CIA contro il Presidente Hugo Chavez nell’aprile 2002, la CIA e i suoi notabili locali hanno lanciato attacchi propagandistici contro la PDVSA, la compagnia petrolifera venezuelana statale che possiede la CITGO negli Stati Uniti. Gli organi della propaganda della CIA  diffondono la litania che la PDVSA sia corrotta e moribonda e che il Venezuela sia costretto ad importare benzina dagli Stati Uniti. La storia è palesemente falsa, ma i media aziendali, inclusi quelli gestiti o influenzati dalla rete dei propagandisti globali di Soros, riprendono volentieri tali falsità come dati di fatto. I media corporativi, specialmente The Miami Herald, che punta tanto ai capricci e alle fantasie degli oligarchi del Venezuela in esilio nel sud della Florida, quanto alla destra cubana e ai sionisti del suo prescelto pubblico di lettori, ha anche falsamente affermato che il Venezuela subisce una massiccia ondata di criminalità, perché il governo del Presidente Nicolas Maduro non può garantire la sicurezza della popolazione. Anche questo è un vecchio trucco della CIA utilizzato per minare la stabilità politica dei governi nel mondo, come Iraq, Pakistan e Afghanistan, aiutando i terroristi interni e le organizzazioni criminali nel compiere attacchi contro la popolazione civile. La CIA ha usato lo stesso piano per fomentare il sabotaggio economico contro il governo del presidente socialista cileno Salvador Allende. In Venezuela, la CIA attacca l’industria petrolifera. In Cile, la CIA ha usato l’industria del rame per attuare il sabotaggio contro l’economia cilena prima di lanciare il sanguinoso colpo di Stato dell’11 settembre 1973 che vide l’assassinio di Allende e il successivo massacro dei suoi sostenitori politici da parte degli squadroni della morte addestrati dagli USA. Altre nazioni dell’America Latina prendono atto dell’aggressione occulta degli USA contro il Venezuela. Gli Stati Uniti hanno formalmente sospeso gli aiuti economici alla Bolivia dopo che il suo governo ha espulso l’USAID per aver fomentato la ribellione in quel Paese. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha formalmente annunciato che la sua nazione si ritira dal trattato Inter-Americano di Assistenza Reciproca, un congegno del Pentagono che ha permesso agli Stati Uniti d’imporre le sue forze militari nelle nazioni latinoamericane. Ma la CIA vede la situazione degli Stati Uniti in America Latina, reversibile. Rovesciando il governo del Venezuela con una cricca di destra spera di invertire la tendenza a sinistra negli altri Paesi. Il 29 dicembre 1975 il memorandum della CIA “L’America Latina modifica le relazioni estere”, ebbe la speranza che il sanguinoso colpo di Stato contro Allende nel 1973 avrebbe dato dei benefici agli USA. La CIA vide la scomparsa di Allende come ostacolo al “terzomondismo” e alla “demagogia” del presidente messicano Luis Echeverria e al sostegno delle politiche petrolifere dell’Organizzazione per Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) di Ecuador e Venezuela. La CIA sbagliò come al solito le sue valutazioni sull’America Latina. Non solo Messico, Ecuador e Venezuela resistettero alle pressioni statunitensi (gli ultimi due puniti con l’esclusione dalla riduzione delle tariffe nell’ambito dell’US Reform Trade Act del 1974), ma il governo fascista del Cile sfidò gli USA votando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione che equiparava il sionismo con il razzismo.
La sottile incombente pressione della CIA contro l’America Latina a metà degli anni ’70 non funzionò, e la CIA ricorse a metodi comprovati per mettere a tacere i suoi oppositori latinoamericani. Gli assassini via aerea del leader panamense Omar Torrijos e del presidente ecuadoriano Jaime Roldos, noti per le loro politiche anti-statunitensi, dimostrarono al mondo che gli USA ricorrono volentieri agli omicidi quando non possono imporsi. Oggi il presidente Obama  dimostra che non è diverso dai passati presidenti statunitensi autorizzando operazioni segrete mortali per eliminare la leadership delle nazioni che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti.

usaid2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La diplomazia del cambio di regime

Eric Draitser New Oriental Outlook 10/02/2014

usaid_omar_pppaLa registrazione recentemente diffusa dell’assistente del segretario di Stato USA, Victoria Nuland, che cospira con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina per fabbricare un nuovo governo del Paese, rivela quanto gli Stati Uniti s’infiltrino direttamente negli affari di nazioni sovrane. Tuttavia, invece di un episodio isolato, ciò rientra nella ricca storia degli Stati Uniti della “diplomazia” come mezzo di cambio di regime.
Il 6 febbraio 2014, la conversazione telefonica registrata tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey Pyatt,viene svelato. Durante tale telefonata, i due discutono una serie di questioni, tra cui come dovrebbe costituirsi il nuovo governo ucraino e del ruolo specifico dei capi dell’opposizione. La registrazione svela il fatto che, nonostante la retorica su “democrazia” e “autodeterminazione”, l’intenzione di Washington in Ucraina è usare la crisi politica per imporre un governo favorevole agli interessi occidentali e apertamente ostile a Mosca. Durante la conversazione, Pyatt afferma: “Cerchiamo una lettura molto veloce su dove (Klishko) stia in questa roba… (Una telefonata a Klishko) è la prossima chiamata da fare… Sono contento che tu metta (Jatsenjuk) laddove avviene questo scenario.” Nuland risponde: “Non credo che Klish(ko) debba andare al governo… non credo sia una buona idea… Jats(enjuk) è quello giusto, ha esperienza...” Questo breve estratto della telefonata illustra molto chiaramente che, piuttosto che limitarsi a sostenere l’opposizione, Nuland e i suoi superiori a Washington la gestiscono direttamente per imporre un governo di loro scelta. Inoltre, dimostra il fatto inevitabile che, con tutta la sua retorica sulla “democrazia”, l’amministrazione Obama, come quelle precedenti, semplicemente l’usa come scusa dell’agenda del cambio di regime volta ad averre vantaggi geopolitici. Anche se molti osservatori e analisti politici sanno che da decenni gli Stati Uniti utilizzano tali tattiche, ancora molti in politica e nei media corporativi occidentali si rifiutano di riconoscerlo, liquidandolo come mera “speculazione”. La fuga dimostra definitivamente, attraverso prove concrete ed incontrovertibili, che gli Stati Uniti manipolano cinicamente movimenti politici e sociali a livello internazionale.

Paesi diversi, stessa strategia
In tutto il mondo, gli Stati Uniti usano la diplomazia come copertura per la destabilizzazione dei governi che ritiene ostili. Un esempio particolarmente eclatante sono i ripetuti tentativi di rovesciare il governo del Presidente Mugabe e del suo partito ZANU-PF del Zimbabwe. Washington sostiene da tempo l’agente statunitense Morgan Tsvangirai e il suo partito di opposizione noto come  Movimento per il cambiamento democratico (MDC-T), per la loro volontà di attuare ciò che viene eufemisticamente definita “liberalizzazione economica”, linguaggio in codice per collaborazione con il capitale finanziario neoliberista, così come la sua dedizione nel minare il governo cinese, alleato di Mugabe. Nel 2010, WikiLeaks diffuse i dispacci diplomatici tra l’ex ambasciatore USA in Zimbabwe, Christopher Dell, e i suoi superiori a Washington. I cabli rivelano come gli Stati Uniti abbiano lavorato attivamente a preparare il cambiamento di regime in Zimbabwe. L’ambasciatore Dell scrisse che: “La nostra politica funziona aiutando il cambio qui. Ciò che è richiesto è semplicemente grinta, determinazione e attenzione nel vederlo. Poi, quando finalmente arriva il cambio, dobbiamo essere pronti a muoverci rapidamente per consolidare il nuovo regime… (Tsvangirai) è indispensabile per il cambio di regime, ma forse un peso una volta al potere”. I cabli mostrano il rapporto intimo esistente tra la cosiddetta opposizione e i suoi sostenitori occidentali. Anche se non è un segreto in Zimbabwe, è una novità per molti in occidente, accuratamente indotti a credere che l’MDC-T e Tsvangirai rappresentino un cambiamento sostanziale e un passo verso una maggiore democrazia. Purtroppo, lo Zimbabwe non è il solo ad essere preso di mira dagli Stati Uniti con un cambio di regime sotto il pretesto della “democratizzazione”.
Il Venezuela è il bersaglio principale del cambio di regime degli Stati Uniti, una volta eletto presidente Hugo Chavez. Giustamente visto come minaccia all’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti in Venezuela e tutta l’America Latina, Chavez e il suo governo socialista bolivariano furono oggetto di una serie di strategie volte a destabilizzarlo e rovesciarlo. A parte il colpo di Stato del 2002 che, temporaneamente (per qualche ora) depose Chavez e mise al suo posto un governo di destra filo-USA, Washington fece una serie di tentativi di cambio di regime con la vasta rete di ONG e altre organizzazioni finanziate dall’estero. In un dispaccio diplomatico pubblicato da Wikileaks, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, William Brownfield,  dettaglia la miriade di modi con cui gli Stati Uniti tentavano di infiltrarsi nella base politica di Chavez per crearvi divisioni che potessero essere sfruttate per distruggere il movimento bolivariano.  Brownfield spiegò in dettaglio come gli Stati Uniti utilizzano l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), l’Ufficio Iniziative di Transizione (OTI) e altre organizzazioni per distribuire fondi e fornire assistenza tecnica a una varietà di organizzazioni non governative che lavoravano attivamente contro il legittimo governo di Chavez. A testimonianza di tale impegno costante, basta guardare l’articolo scritto per il Council on Foreign Relations dall’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela Patrick Duddy, in cui presenta una serie di scenari per la destabilizzazione del governo di Chavez dopo le elezioni del 2012. Uno degli scenari più sinistri vede l’uso delle violenze nei giorni successivi alle elezioni per delegittimarne i risultati. Ciò fu esattamente quel che avvenne, anche se Chavez e il suo partito poterono mantenere il controllo. Inoltre, si tratta di un segreto di pulcinella che l’opposizione della Democratic Unity Roundtable (MUD) sia solo un burattino della Camera di Commercio e di altri interessi degli Stati Uniti, e che il loro candidato Henrique Capriles sia solo un surrogato di Washington.
Il Venezuela non è certo l’unica nazione latino-americana guidata da un presidente di sinistra carismatico e popolare preso di mira dagli Stati Uniti per un cambio di regime. Bolivia ed Ecuador sono entrambi sulla lista dei nemici di Washington. In realtà, il presidente boliviano Evo Morales compì il passo straordinario di espellere l’USAID, affermando che non vi sono “null’altro che istituzioni statunitensi che cospirano contro il nostro popolo e soprattutto contro il governo nazionale, motivo per cui cogliamo l’occasione per annunciare… che abbiamo deciso di espellere l’USAID“. Morales sottolineò che i programmi dell’USAID hanno “fini politici piuttosto che sociali“. Nonostante le vigorose smentite dei funzionari dell’USAID e della dirigenza politica degli Stati Uniti, vi sono ampie prove a sostegno delle affermazioni del presidente boliviano. Come in Africa e America Latina, gli Stati Uniti cercarono di manipolare l’opposizione politica per il cambio di regime in Russia. Durante le proteste contro il presidente russo Vladimir Putin, nel 2011-2012, accuse emersero sull’ambasciatore statunitense Michael McFaul secondo cui guidava dall’ombra i capi del movimento d’opposizione. Anche se il dipartimento di Stato e McFaul negarono, la prova fu resa pubblica verificando le accuse. In un video virale caricato su youtube, si vede Boris Nemtsov (co-presidente del partito di opposizione RPR-PARNAS) ed altri esponenti dell’opposizione davanti l’ambasciata USA a Mosca dopo un incontro con l’ambasciatore. Il rapporto tra l’opposizione russa e gli Stati Uniti si vede in tali associazioni personali, ma anche nell’assistenza finanziaria fornita da organi statunitensi come il National Endowment for Democracy (NED). Ciò era ovviamente parte del programma degli Stati Uniti per destabilizzare il governo di Putin e sostituirlo con un governo fantoccio degli Stati Uniti.
Queste rivelazioni dipingono un quadro assai brutto della politica estera degli Stati Uniti, basata sulla cinica manipolazione di istituzioni apparentemente democratiche. Utilizzando una varietà di tattiche politiche e diplomatiche, Washington proietta il suo potere in nazioni che ritiene essere “contrarie”. In tal modo, gli Stati Uniti rivelano ipocrisia pretendendo di “promuovere la democrazia” mentre operano attivamente nel mondo per minare governi democraticamente eletti.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City. È il fondatore di StopImperialism.org e opinionista di RT , in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA si trasformano nel retrocortile dell’America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 02/02/2014

CELAC-Cuba-2014-655x357Il secondo vertice della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (CELAC) del 28-29 gennaio ha suscitato grande interesse, prima di tutto perché questa organizzazione dei Paesi dell’emisfero occidentale non include Stati Uniti e Canada. La Comunità è stata creata dopo vari tentativi dei Paesi della regione di democratizzare l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS),  sotto stretto controllo degli Stati Uniti e che più di una volta è stata usata per reprimere i regimi indesiderati a Washington. I tentativi delle amministrazioni Bush e Obama di utilizzare l’OAS per “finire il regime di Castro”, “neutralizzare Hugo Chavez”, ecc. hanno totalmente compromesso tale strumento, una volta affidabile, dell’Impero. Fu Chavez che negli ultimi anni della sua vita lavorò alla riforma delle organizzazioni regionali e alla creazione di contrappesi agli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. Nella realizzazione di questo compito complesso fu assistito dai leader dell’Argentina Nestor Kirchner, del Brasile Inacio Lula da Silva, dell’Ecuador Rafael Correa, della Bolivia Evo Morales e da altri statisti dell’America Latina. Il primo forum del CELAC, cui parteciparono 33 paesi, si svolse a Caracas nel dicembre 2011 e Chavez, nel discorso di apertura, dichiarò chiaramente che questa alleanza politica era stata creata per “divenire il centro di  potere più influente del 21° secolo”. Fu sostenuto da molti presidenti. Il presidente nicaraguense Daniel Ortega parlò più decisamente, affermando che l’esistenza del CELAC è “la condanna a morte della Dottrina Monroe”.
Il dipartimento di Stato degli USA espresse la propria posizione sul CELAC nel 2011, affermando che continuava “a lavorare con l’OAS quale organizzazione multilaterale preminente dell’emisfero”. Washington cerca di compromettere la formazione di centri di potere concorrenti nella regione, usando tutti i mezzi a sua disposizione e puntando sulla strategia consolidata del “divide et impera”. C’è la “quinta colonna” dei presidenti conservatori utili agli interessi di oligarchi e monopoli, tenendo in mente i propri interessi personali, seguono Washington. Quando necessario, tali alleati degli Stati Uniti possono essere usati per bloccare qualsiasi decisione del CELAC, considerando il principio di unanimità redatto nei documenti fondativi. Raul Castro, presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri di Cuba, divenne presidente del CELAC nel 2013. Nel prendere le redini dal suo predecessore, il cileno Sebastian Pinera, Castro dichiarò che avrebbe lavorato per il bene della pace, della giustizia, dello sviluppo e della reciproca comprensione tra tutti i popoli del continente latino-americano. “Agiremo in piena conformità con le norme del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di base delle relazioni interstatali”, disse Castro. I cubani hanno lavorato proficuamente nel preparare una trentina di documenti per il vertice dell’Avana.
Di grande importanza per il rafforzamento delle autorità del CELAC è la dichiarazione che afferma che l’America Latina e il bacino dei Caraibi restano una zona libera dalle armi nucleari. Il presente documento fu adottato in aggiunta al trattato di Tlatelolco (1967), che vieta le armi nucleari nella regione. Ciò perché il trattato fu sistematicamente violato da Stati Uniti e Regno Unito, i cui sottomarini atomici armati potrebbero ancorarsi al largo delle coste del continente. Le notizie su testate nucleari che potrebbero essere depositate presso la base militare inglese di Mount Pleasant delle Malvinas, con l’accordo del Pentagono, sono preoccupanti. Anche le 70 basi militari statunitensi situate nella regione sono una minaccia per la pace. Alcuni di esse operano a pieno regime (per esempio in Colombia e Honduras), mentre altre sono accantonate per il futuro. La base di Guantanamo, a Cuba, è da tempo diventata simbolo della “fascistizzazione” degli Stati Uniti. I prigionieri che vi sono detenuti senza processo, vengono sottoposti a torture fisiche e psicologiche. Molti hanno esortato l’amministrazione Obama a fermare tale pratica disumana, ma come sempre non vi è stata alcuna reazione. Al vertice è stato confermato che le controversie e i conflitti tra i Paesi membri del CELAC saranno risolti attraverso negoziati al fine di liberarsi definitivamente dell’uso della forza nelle regioni in cui vi sono vecchie dispute territoriali. Vi sono state anche discussioni, tradizionali nei convegni latinoamericani, su argomenti come la fame, gli scontri, la povertà, la disuguaglianza sociale e il traffico di droga. Qui vi sono stati cambiamenti positivi, prima di tutto nei Paesi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America. La solidarietà con Cuba e la condanna del blocco economico degli Stati Uniti sono un altro tema costante dei forum latino-americani. Questa posizione fondamentale fu presa anche nei documenti del vertice. Diversi interventi hanno condannato lo spionaggio di massa degli Stati Uniti, in particolare della NSA. La sorveglianza era (ed è) condotta in tutti i Paesi della regione, senza eccezioni. Anche alleati apparentemente affidabili come Colombia, Messico, Guatemala e Costa Rica sono sotto la lente d’ingrandimento dell’intelligence degli Stati Uniti. La necessità di creare un sistema di comunicazione elettronico ben protetto da intrusioni esterne e una “Internet latino-americana” è stata discussa in particolare dal presidente ecuadoriano Rafael Correa.
La creazione di un forum Cina-CELAC è stata approvata. Il tema della Cina al vertice testimonia il grande successo della penetrazione economica e finanziaria della Cina nella regione. La scaletta dei  lavori di Pechino nel sabotare il predominio degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale è sensazionale. Praticamente tutti i Paesi del continente, dal Belize all’Uruguay e dal Messico al Cile, hanno spalancato le loro porte al capitale cinese. Sempre più spesso si sente dire che gli Stati Uniti sono un colosso dai piedi d’argilla. Pertanto, la posizione dei governi latino-americani di “destra” e “sinistra” sulla Cina è giustificata. I latino-americani usano abilmente per i propri interessi il confronto geopolitico tra vecchie decrepite e nuove superpotenze. La discussione al vertice sulla possibilità di concedere a Puerto Rico la piena adesione al CELAC, ha implicazioni negative per gli Stati Uniti. Ciò praticamente è una dichiarazione sulla necessità di concedere l’indipendenza a Puerto Rico. Il suo status semi-coloniale di “Stato libero associato” è un retaggio del passato. Le  forze patriottiche di Puerto Rico resistono ai dettami imperiali da decenni. Il supporto del CELAC fornisce ulteriori opportunità di sfatare le manipolazioni della guerra di propaganda che cercano di dimostrare che i cittadini di Porto Rico sono “in massa” a favore della trasformazione del loro Paese in un altro Stato degli USA.
L’amministrazione Obama ha organizzato un contro-summit a Miami con gli attivisti di estrema destra, al fine di distogliere l’attenzione da ciò che succede al forum dell’Avana. I promotori della manifestazione sono l’Istituto Internazionale Repubblicano (IRI) e il Centro per l’Apertura e lo Sviluppo dell’America Latina (Cadal), organizzazioni create dalla CIA per condurre operazioni sovversive. In questo caso particolare, persone da tempo note essere terroristi e agenti dell’intelligence degli Stati Uniti svolgono il lavoro sporco dell’impero, attaccando Cuba e i “populisti” dell’America Latina. Tra costoro Carlos Alberto Montaner, che si definisce  “pubblicista”. La sua carriera di “bombardiere” iniziò nei primi anni della rivoluzione cubana.  Molte persone nei cinema e centri commerciali dell’Avana morirono per mano sua. Ramon Saul Sanchez non è da meno, essendo un ex-membro del gruppo terrorista Omega 7 che organizzò un attentato contro il consolato cubano di Montreal e gettò esplosivi nell’auto dell’ambasciatore di Cuba presso l’ONU. Julio Rodriguez Salas, un ex-ufficiale venezuelano ed agente dei servizi segreti militari degli Stati Uniti, può vantare prodezze simili, partecipando al complotto per rovesciare Chavez nell’aprile 2002. Al forum di Miami hanno discusso della strategia per “promuovere la democrazia nel continente”. Tra i relatori erano rappresentante numerose ONG dell’America Latina che rispondono alla CIA. I loro discorsi sul “diritto alla rivolta” spiccavano. L’affermazione fondamentale di tale tema è: se un Paese ha un governo tirannico, il popolo ha il diritto di rovesciarlo. I relatori hanno menzionato esplicitamente i governi “indesiderabili” agli Stati Uniti: Cuba, Venezuela, Bolivia, ecc. Tuttavia, questi ed altri tentativi di Washington di provocare conflitti tra i partecipanti al Vertice non hanno avuto il sostegno dei Paesi della regione. E non potevano che  “mobilitare” piccoli gruppi di dissidenti che agiscono sotto la copertura della Sezione Interessi degli Stati Uniti che le stazioni CIA ha potuto racimolare per far “protestare” con forza.
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez l’ha ben sottolineato, quando ha affermato che “il rientro” del suo Paese nell’America Latina era completo, e riguardo la strategia di Washington per isolare Cuba nell’emisfero occidentale, adesso è la politica degli Stati Uniti ad essere isolata. “Se gli Stati Uniti vogliono stabilire rapporti normali, più produttivi, fiduciosi e democratici con l’America Latina e i Paesi dei Caraibi”, ha dichiarato Rodriguez, “deve cambiare la sua politica nella regione”. Per farlo, gli Stati Uniti devono “avere normali relazioni con loro, basandosi sul rispetto della loro sovranità sulla base della parità”. L’America Latina deve essere vista da Washington come un partner alla pari e non come il “cortile di casa” degli Stati Uniti. Il secondo vertice del CELAC ha  consolidato le posizioni dei Paesi membri su molte questioni. L’obiettivo strategico è l’integrazione degli Stati latinoamericani. Il CELAC è apparso sulla scena internazionale come l’unico “rappresentante autorizzato” dei Paesi dell’America latina e dei Caraibi. Gli Stati Uniti dovranno  gradualmente superare il loro complesso di superiorità nell’emisfero occidentale, altrimenti i latinoamericani un giorno trasformeranno il territorio a nord del Rio Grande nel loro “cortile di casa”…

Bruno en el Centro Prensa  de la II Cumbre de la CELAC.La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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