Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria

Hamas ufficialmente dalla parte dei sionisti. L’agenda bellica occidentale contro la Siria
Christof Lehmann (Nsnbc)

Il dirigente di Hamas Abu Marzuq ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro Hezbollah. Marzuq esige che Hezbollah si ritiri dalla Siria per “concentrarsi sulla resistenza contro il sionismo”. Nonostante il tentativo di Marzuq di “girare” la sua dichiarazione come opposizione al sionismo o a Israele, una rassegna dello sviluppo politico di Hamas verso la Siria e il Qatar rivela che, almeno una fazione importante e significativa di Hamas, si sia attivamente preparata ad aderire alla sovversione sionista – occidentale – GCC contro la Siria.

2742955150Il 14 giugno, il principale membro di Hamas, Abu Marzuq, ha rilasciato una dichiarazione sulla sua pagina Facebook, in cui ha chiesto che il partito libanese Hezbollah ritiri i suoi combattenti dalla Siria, in modo da concentrarsi sulla resistenza contro Israele. (1) La dichiarazione del funzionario di Hamas è stata fatta circa una settimana dopo che gli insorti sostenuti da israeliani, occidentali e GCC avevano subito la sconfitta decisiva a Qusayr. (2) Alcuni dei principali fattori che contribuirono alla vittoria delle forze armate siriane sulle forze terroristiche straniere a Qusayr, furono:
Le forze armate siriane hanno adottato una strategia anti-insurrezione, che in parte si basa sull’esperienza dei militari russi nella lotta contro gli insorti filo-occidentali in Cecenia.
Il Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi è intervenuto chiudendo la via del contrabbando saudita dalla provincia di Anbar. Questo ben nota via del contrabbando durante l’occupazione USA dell’Iraq fu usata dai terroristi filo-sauditi che diffusero violenze settarie in Iraq. La via è stata riattivata nel 2011, utilizzandola per il supporto logistico dei terroristi filo-sauditi in Siria. La decisione del Primo ministro iracheno di chiudere la via, così come sigillare il confine iracheno-siriano, si è avuta dopo che l’Arabia Saudita, alle fine del 2012, aveva ripreso a sostenere il terrorismo in Iraq, questa volta diretto contro l’amministrazione al-Maliqi. (3) L’iniziativa di al-Maliqi ha effettivamente chiuso il confine siriano-iracheno con l’eccezione delle regioni irachene amministrate dai curdi, indebolendo i ribelli in Siria.
Hezbollah ha preso l’iniziativa di contribuire a chiudere il confine con il Libano agli insorti. Il Libano è stato usato come retrovia del fronte contro la Siria. Due dei pilastri principali del sostegno ai terroristi infiltrati dal Libano alla Siria sono il cittadino saudita-libanese, l’ex primo ministro libanese e leader del “Movimento del futuro” Saad Hariri, e il leader della comunità drusa libanese e presidente del Partito socialista progressista libanese, Walid Jumblatt. L’implicazione di Hariri divenne nota dopo che diversi audio, registrati di nascosto, sono stati resi pubblici. Uno dei nastri audio e una traduzione in inglese furono pubblicati su Nsnbc International. (4) Walid Jumblatt fu smascherato dopo che una persona con stretti legami con servizi segreti giordani, affermò che Jumblatt era sospettato di essere coinvolto nell’invio di 50 tonnellate di equipaggiamenti militari dell’israeliana “Rafael Industry” (5), per un valore di circa 650 milioni di dollari, da una base aerea controllata dai curdi, presso la città irachena di Erbil. Nsnbc International ha scritto alla Rafael Industry, incoraggiandola a chiarire la situazione della società, ma non ha mai ricevuto risposta.  Ciò che viene esplicitamente menzionato, è che l’invio ebbe luogo dopo che Jumblatt fece da spola tra Qatar, Erbil e Turchia. Le armi sarebbero state consegnate ai terroristi in Siria sostenuti dagli occidentali e dal Qatar.
La posizione della Turchia come prima linea e retrovia logistico dei ribelli in Siria è stata indebolita da due fattori. L’arresto in Turchia di 12 membri del filo-occidentale Jabhat al-Nusrah, associato all’organizzazione terroristica internazionalmente bandita al-Qaida, per possesso di due kg di gas nervino Sarin, la cui conseguente confisca ha portato a richieste di maggiore sicurezza e ad aspre critiche al sostegno dell’amministrazione Erdogan ai terroristi in Siria. (6) Le proteste di massa contro l’amministrazione Erdogan, scoppiate il 31 maggio 2013, hanno notevolmente indebolito la posizione del Primo ministro turco riguardo la guerra in Siria e al progetto regionale Gül/Erdogan/USA per la “balcanizzazione” della Turchia. (7)

La guerra segreta d’Israele contro la Siria, una guerra alla Resistenza palestinese e antisionista
Il coinvolgimento d’Israele nella sovversione della Siria è stata ben documentata. Inoltre, la guerra segreta d’Israele contro la Siria è una guerra contro l’unica nazione araba che ha conseguentemente e coerentemente sostenuto la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana della Palestina e la resistenza libanese contro i piani sionisti per una grande Israele, comprendente parti del Libano. Oltre alla divulgazione che Israele fornisce armi ai ribelli in Siria, tramite suoi uomini di paglia, come Jumblatt, vi è l’ulteriore e più forte prova del sostegno d’Israele agli insorti nel coinvolgimento militare diretto delle forze israeliane e. non da ultimo, dal fatto che Israele è un fattore importante della pianificazione della guerra alla Siria, anni prima delle prime dimostrazioni pubbliche in Siria nel 2011. Nel maggio 2013 un veicolo militare israeliano è stato catturato nei pressi della città siriana di Qusayr. La confisca del veicolo militare israeliano, nella città liberata dalle forze armate siriane aiutate da Hezbollah, tagliando le linee di rifornimento degli insorti, indica chiaramente che Israele è presente sul terreno in Siria. (8) Nel giugno 2013, un ufficiale della brigata austriaca UNDOF, ritiratosi dalle alture siriane del Golan occupate dagli israeliani, aveva dichiarato che Israele fornisce un sostegno significativo ai terroristi in Siria, che Israele mantiene un centro comando congiunto con i terroristi nel Golan, e che le forze militari israeliane sono direttamente coinvolte nell’assalto alle postazioni siriane. (9)

Dumas indica che alti funzionari britannici e israeliani hanno pianificato la guerra alla Siria anni prima del 2011
Inoltre, nel giugno 2013, l’ex ministro degli Esteri francese Roland Dumas ha indicato direttamente alti funzionari britannici e israeliani nella pianificazione della guerra contro la Siria, anni prima delle prime manifestazioni pubbliche e della cosiddetta primavera araba del 2011. (10) Nel corso di un programma televisivo sulla rete LPC francese, Dumas ha detto: “Sto per dirvi una cosa. Ero in Inghilterra due anni prima delle violenze in Siria, per altri affari. Ho incontrato alti funzionari britannici che mi confessarono che stavano preparando qualcosa in Siria“. Dumas continuava affermando che la sovversione e l’invasione della Repubblica araba siriana, con l’aiuto dei “ribelli”, è innanzitutto un piano inglese, mentre evitava accuratamente d’implicare se stesso e la Francia, dicendo: “Questo accadde in Gran Bretagna non negli USA. La Gran Bretagna stava organizzando l’invasione dei ribelli in Siria. Mi hanno anche chiesto, anche se non ero più Ministro degli esteri, se mi sarebbe piaciuto partecipare. Naturalmente ho rifiutato, ho detto che sono francese e che non mi interessava.”
Ci sono schiere di altre prove che indicano Israele come una delle potenze principali dietro la guerra alla Siria. Una delle ragioni più importanti della guerra in Siria è strettamente legata alla scoperta di uno dei giacimenti di gas conosciuti più grandi del mondo, nel Golfo Persico nel 2007, e il risultato di nuove indagini sui giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, che documenterebbero riserve di gas nella zona di oltre il 70% maggiori di quanto si pensasse in precedenza. Un progetto di gasdotto congiunto Iran, Iraq e Siria, se completato, trasporterebbe gas sulle coste del Mediterraneo orientale, nei pressi della base navale russa di Tartus, e il fatto che Israele non tollererebbe in nessun caso l’accrescimento dell’influenza politica dell’Iran e della Siria presso l’Unione europea, e in particolare riguardo la politica dell’UE verso la Palestina, se l’UE, insieme al gas fornito dai russi tramite il gasdotto South Stream, dovesse ricevere più del 45% del gas naturale, che dovrebbe consumare nei prossimi 100 -120 anni, da un cartello iraniano-siriano-russo. (11) Questa è una delle ragioni principali nella pianificazione della guerra alla Siria da parte di Israele e Qatar nel 2007, in cui Hamas, come apparirà chiaro, è profondamente coinvolta.

La svolta del 2007 di Hamas e la svendita di Siria, Palestina e Hezbollah
Mentre è sbagliato affermare che Hamas sia “una creazione d’Israele“, è vero che Israele ha segretamente sostenuto Hamas e che “alcuni membri di spicco di Hamas” hanno cooperato con Israele attraverso il Qatar. La logica del sostegno d’Israele ad Hamas, non solo come organizzazione sociale e religiosa, ma come forza militante, essendo un forte partito islamico e movimento di resistenza radicato nei Fratelli musulmani, era che fosse lo strumento perfetto per indebolire la resistenza delle fazioni progressiste nel movimento Fatah, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il Saiqa (Avanguardia) sostenuto dai siriani, e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (PFLP-GC) sostenuto dai siriani.
Il sostegno siriano e iraniano di Hamas è stato un sostegno dell’asse per la Liberazione della Palestina e dell’asse antisionista che comprendeva anche Hezbollah e Jamaa al-Islamiya. Nel 2007, il Qatar e Israele riuscirono ad allontanare due membri di questo asse da Iran e Siria. Tramite significativi incentivi economici e contratti relativi alla ristrutturazione di un Medio Oriente post-guerra in Siria, Qatar (e Israele) riuscirono ad allontanare il libanese Jamaa al-Islamiya e il palestinese Hamas da Iran e Siria, riallineandoli al capitolo internazionale dei Fratelli musulmani del Qatar. Durante lo stesso periodo, il ministro degli Esteri della Turchia Davotoglu ricevette 10 miliardi di dollari dal Qatar, che dovevano essere spesi per la preparazione dei Fratelli musulmani turchi nella guerra contro la Siria. Il riallineamento di Jamaa al-Islamiya con la Fratellanza musulmana del Qatar, profondamente infiltrata dall’intelligence service inglese MI6, e il palestinese Hamas, doveva indebolire principalmente Hezbollah e la Siria, ma alla fine anche l’influenza regionale dell’Iran. Hamas però, con la sede principale a Damasco, non poteva ammettere apertamente di essersi allineato con il Qatar. Il riallineamento fu un segreto ben custodito fino al 2011.

Il battesimo del tradimento di Hamas
Una delle prime operazioni segrete in cui Hamas fu coinvolto, e che doveva porre i semi della guerra contro la Siria, fu il suo coinvolgimento nell’omicidio dei Fratelli musulmani turchi di spicco contrari al coinvolgimento dei Fratelli musulmani turchi al piano della guerra segreta contro la Siria. L’operazione avvenne a bordo della nave turca della Gaza Freedom Flotilla, la Mavi Marmara, assaltata dalle truppe israeliane in acque internazionali, in un atto di pirateria. Furono coinvolti nella pianificazione dell’operazione membri chiave di Hamas, così come le intelligence turca/NATO e israeliana, e i noti doppi agenti della NATO e di al-Qaida, i membri del LIFG Harati e Belhadj. Abedlhakim Belhadj sarebbe poi diventato il governatore militare di Tripoli, in Libia, e comandante delle brigate libiche che combatterono le forze armate siriane nelle battaglie per Homs, nel giugno e luglio 2012. (12)

205060Hamas lascia la Siria
Dopo che una fonte palestinese, con legami con l’intelligence palestinese e siriana, denunciò Hamas per tradimento contro la Palestina e la Siria, nel febbraio 2012, Hamas sgomberò frettolosamente la  sede di Damasco. L’ultimo esponente di Hamas a lasciare l’ufficio di Damasco fu Imad al-Hamadi. Al suo ritorno a Gaza, Imad al-Hamadi venne celebrato come un eroe nazionale. Non una parola fu detta sul riallineamento di Hamas con il Qatar. Non una parola fu detta a proposito del tradimento dell’asse della resistenza. Non una parola fu detta a proposito del coinvolgimento negli omicidi sulla Mavi Marmara. La ragione ufficiale che Hamas diede dello sgombero della sede di Damasco era che “la decisione si basa sul giro di vite contro i manifestanti del governo siriano“. (13) Un altro fatto non venne menzionato dai palestinesi: un gruppo selezionato di membri di Hamas, appartenente alla fazione pro-Qatar di Hamas fu responsabile dell’omicidio di numerosi membri di Hamas che si opponevano al tradimento. In alcuni casi, di queste liquidazioni furono accusati, o di fatto effettuati, dal Mossad israeliano. Uno di questi omicidi fu quello di un vice dell’ex alto comandante di Hamas Mahmud al-Mabhuh, Kamal Hussein Ghannaja, avvenuto in appartamento nei sobborghi di Damasco, nel giugno 2012. (14)
Ciò che non fu menzionato durante il “ritorno degli eroi di Hamas“, era che almeno una forte fazione di Hamas, guidata da Khaled Mishal, aveva concordato con il Qatar (e gli israeliani) la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, nell’ambito della concessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est a Israele, con le piccole e murate rimanenti enclave palestinesi in Cisgiordania rientranti nella giurisdizione giordana, sotto una forma di autonomia palestinese.

Scambiare la Cisgiordania per un califfato a Gaza di Hamas/Fratelli musulmani
La frazione di Hamas fedele al Qatar (e a Israele), guidata da Mishal aveva accettato ciò che l’autore, in un altro articolo, aveva descritto come La soluzione finale d’Israele. (15) Il piano prevede:
L’annessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme Est da parte di Israele. Le rimanenti piccole e murate enclave palestinesi, dovrebbero finire sotto giurisdizione giordana, con un certo grado di autonomia concesso ai residenti delle enclavi. Un documento ufficiale israeliano conferma che Israele assegnerà non più del 0,7% della Cisgiordania ai palestinesi. (16)
L’annessione di parti del Libano meridionale e delle alture del Golan siriano. Il reinsediamento dei palestinesi dalla Cisgiordania nel sud del Libano, in Siria e Giordania. L’istituzione di uno Stato palestinese che infine sarà riconosciuto da Israele, nella Striscia di Gaza e solo nella Striscia di Gaza.
Questo Stato palestinese di Gaza diretto da Hamas/Fratelli musulmani sarebbe economicamente dipendente da Egitto e Israele, e dovrebbe integrarsi in una zona di libero scambio egiziana (con sostanziali investimenti del Qatar e israeliani) del Sinai. Una delle fasi di preparazione scattò nell’agosto 2012 quando Hamas, contro la protesta e gli avvertimenti della maggior parte delle altre frazioni palestinesi, dichiarò Gaza “Zona liberata”. (17)

La goccia che fa traboccare il vaso. Hamas “chiede” che Hezbollah abbandoni la Siria
La prova definitiva che almeno una forte fazione di primo piano di Hamas ha scelto di schierarsi con la guerra del Qatar alla Siria e al piano occidentale/sionista per un Grande Israele, con uno Stato palestinese solo a Gaza, è la dichiarazione pubblica del leader ufficiale di Hamas, Abu Marzuq, in cui “chiede” che Hezbollah lasci la Siria. E’ inconcepibile che Abu Marzuq non sia a conoscenza del significato strategico della solidarietà di Hezbollah e dell’alleanza strategica con la Siria contro il progetto di guerra neo-colonialista e sionista contro la Siria. Inoltre è inconcepibile che un politico esperto, un intellettuale come Abu Marzuq, non conosca l’importanza dell’integrità e della sicurezza nazionale della Siria per l’alleanza anti-colonialista e antisionista, e per la sopravvivenza dello Stato palestinese entro i confini del 1948 o del 1967. Inoltre è inconcepibile che Abu Marzuq faccia una dichiarazione del genere, anche su Facebook, senza avere l’approvazione e senza una dichiarazione in concomitanza della leadership di Hamas.

La dichiarazione sarà l’ultima goccia che spezzerà la schiena del cammello. La domanda è: quale cammello?
Dato  che il popolo di Palestina, le frazioni politiche così come i membri patriottici di Hamas  riconoscono il significato e le implicazioni della dichiarazione di Marzuq e la sua politica di fondo, e dato che questo riconoscimento si trasformi in una rinnovata resistenza, è molto probabile che  la schiena del cammello dell’alleanza sionista – neocolonialista anti-palestinese e anti-siriana verrà spezzata. In definitiva, ciò include la frazione di Hamas che ha deciso di svendere la Palestina e la Siria per il potere a Gaza. Hamas, e solo Hamas, può eliminare quei membri che tradiscono la Palestina. Se tale risposta non riesce a manifestarsi, e Hamas riesca a dividere ulteriormente l’alleanza anti-colonialista, antisionista, anti-palestinese e anti-siriana, favorendo la caduta della Siria, sarà la schiena della Palestina che sarà spezzata in modo irreparabile. L’esistenza della Palestina, come Stato sovrano all’interno di confini tracciati secondo il diritto internazionale, non è mai stata così minacciata come lo è oggi. Le fonti prime di questa minaccia è il sionismo e un forte nemico interno. E’ Hamas che si è allineato con le forze del sionismo e del neo-colonialismo, contro la Siria, Hezbollah, e l’asse della resistenza e della solidarietà.

abbas-and-meshal-617x462Note
1) Hamas Official Demands Hezbollah To Withdraw Fighters From Syria
2) Western-Backed Insurgents suffer “Stalingrad-like Defeat” in Qasair. Syrian Army wins Decisive Victories throughout Syria
3) Saudi Smuggling Route to Syria Disclosed
4) Hariri Implicated in Arming NATO Insurgency in Syria
5) Raphael Industry website
6) Syrian Military seizes Sarin Gas from ”rebels“
7) Turkish Opposition: NATO´s Turkey – Kurdistan Corridor Project is Failing
8) Covert Israeli Forces Inside Syria Within Rebel Ranks? Israeli Military Vehicle Seized: Report
9) Austrian UNDOF Officer withdrawn from Golan Confirms Large-Scale Israeli Support of Terrorists
10) Dumas, “Top British Officials Confessed to Syria War Plans Two Years before Arab Spring”
11) The Dynamics of the Crisis in Syria. Conflict Versus Conflict Resolution. (Part 1/6)
12) Was the Gaza Flotilla Massacre a Turkish-Israeli False Flag and Precursor to the War on Syria?
13) Hamas, the Architecture of Treason on Syria, Iran and Palestine
14) Hamas cleanup operation after 2010 U-Turn continues
15) Israel´s “Final Solution” for Palestine and Greater Israel
16) Israel admits: Just 0.7% of West Bank allocated to Palestinians
17) Hamas declares “Gaza, a liberated zone”

Traduzione di Alessandro Lattanzio  – SitoAurora

Il destino incerto del regime USA-NATO in Libia

Abayomi Azikiwe, Global Research, 11 giugno 2013

libya-mapDopo più di due anni dalla vera e propria guerra del Pentagono e della NATO contro lo Stato nordafricano della Libia, il regime insediatosi del Congresso Nazionale Generale oggi chiede aiuto ai suoi padroni neo-coloniali. In un comunicato stampa del segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il capo di questa alleanza militare imperialista ha indicato che il governo filo-occidentale di Tripoli ha richiesto assistenza sulla sicurezza. Un gruppo di cosiddetti “esperti” dovrebbe partire il più presto possibile e riferire alla NATO a fine giugno, “in modo da poter decidere la via da seguire“, ha detto Rasmussen. Il funzionario della NATO ha anche detto che tre principi dovrebbero guidare qualsiasi aiuto fornito dalla NATO. Secondo il comunicato emesso dalla NATO il 4 giugno, questi principi dovrebbero “includere una forte titolarità libica, fornendo consulenza nei settori in cui la NATO ha competenza, come la costruzione di istituzioni della sicurezza. E in terzo luogo vorrei sottolineare che non si tratta dello schieramento di truppe in Libia. Se siamo impegnati in attività di formazione, tali attività potrebbero svolgersi fuori dalla Libia“, ha detto il segretario generale. (Comunicato stampa della NATO, 4 giugno)
Queste dichiarazioni hanno luogo nel contesto dell’aggravarsi della sicurezza in Libia e in tutto il Nord ed Ovest Africa. La sicurezza e la stabilità sociale della Libia e delle due regioni dell’Africa sono il risultato diretto delle azioni militari del Pentagono e della NATO dal febbraio-marzo 2011. Durante la guerra imperialista contro la Libia, circa 26.000 sortite furono effettuate dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati nella regione, e 9.600 attacchi aerei hanno colpito lo Stato petrolifero. Un embargo sulle armi fu imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro il Governo libico di Gheddafi, ma i ribelli venivano addestrati, sostenuti e armati per attaccare i sostenitori della Jamahiriya, i civili e le forze patriottiche. Oltre alle azioni militari della NATO e degli Stati Uniti contro questo Paese di circa 7 milioni di abitanti, 160 miliardi di dollari USA in asset esteri di proprietà libica furono sequestrati dalle banche occidentali. Una concertata violenza di massa venne attuata contro i libici di pelle scura e gli africani di altre regioni del continente. Tutti gli apparati pubblici e della politica estera degli Stati occidentali e i loro succedanei furono mobilitati per demonizzare la Libia e la sua leadership. I media aziendali ripeterono a pappagallo le false affermazioni dei governi imperialisti, al fine d’influenzare l’opinione pubblica a favore della guerra per il cambio di regime contro il colonnello Muammar Gheddafi e i suoi sostenitori, nel Paese e internazionalmente.

Le conseguenze della guerra degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia
Attualmente in Libia migliaia di africani e decine di cittadini stranieri provenienti dall’Europa dell’Est sono detenuti dal regime del GNC. Saif al-Islam, figlio del martire colonnello Muammar Gheddafi, è imprigionato da un gruppo di miliziani che, insieme ai leader del GNC, si rifiutano di consegnare alla Corte penale internazionale (CPI). Anche la Corte penale internazionale ha giocato un ruolo nell’isolamento della Libia nel 2011. I procuratori dell’Aja sostennero assieme agli imperialisti, che violazioni dei diritti umani venivano compiute dalla Jamahiriya di Gheddafi. Di conseguenza, rinvii a giudizio e ordini di arresto furono emessi dalla Corte penale internazionale contro Gheddafi, Saif al-Islam e i principali funzionari libici patriottici. Oggi c’è una battaglia in corso nel regime del GNC, in cui la Corte penale internazionale ha un ruolo determinante, ed i ribelli libici che dicono  di poter processare Saif al-Islam in modo “equo”. Eppure, se il regime in Libia non è in grado di fornire una sicurezza adeguata ai cittadini e funzionari del regime, allora come potranno svolgere un procedimento giudiziario imparziale verso le vittime della crisi politica attuale.
I leader della NATO e dell’ICC, nonché prescelti presunti “gruppi per i diritti umani”, si sono astenuti dal commentare e analizzare le conseguenze disastrose della guerra imperialista contro la Libia. Una manifestazione di questa negazione si riflette negli attuali sforzi per estradare Seif al-Islam a L’Aia, per essere processato da un sistema giudiziario, la Corte penale internazionale, che è stato condannato dall’Unione africana (UA) essendo prevenuto contro i leader e i popoli del continente. Forse l’affermazione più scandalosa riguardo la situazione in Libia è stata fatta dal segretario generale della NATO Rasmussen quando, in modo azzardato, disse alla delegazione destinata allo Stato nordafricano, per avviare un programma di addestramento, che “Credo che questo sarebbe il modo appropriato per continuare la nostra cooperazione con la Libia, dopo aver adottato con successo l’azione per proteggere il popolo libico, due anni fa“. La situazione del popolo in Libia è più precaria di quanto non lo sia mai stata dalla guerra coloniale di conquista dell’Italia del 1911-1931, quando centinaia di migliaia di persone furono massacrate dagli imperialisti e dai fascisti, dal 1923 guidati da Benito Mussolini. Anche dopo che il Paese ottenne un’indipendenza nominale con la monarchia, nel 1951, solo la Rivoluzione del 1 settembre 1969 guidata dal colonnello Gheddafi e dal Consiglio del comando rivoluzionario, unificò lo Stato e avviò un processo di sviluppo e costruzione nazionale.

Il massacro a Bengasi riflette la devoluzione della società libica
L’8 giugno, i membri delle milizie di Bengasi, culla della contro-rivoluzione contro la Jamahiriya nel febbraio 2011, massacrarono i manifestanti che chiedevano che i gruppi armati che terrorizzano la popolazione siano arrestati e neutralizzati. Vi sono state notizie che contestano il numero di morti e feriti dell’ultimo assalto al popolo libico, dimostrando chiaramente il grado di illegalità prevalente nel Paese. Un articolo pubblicato dalla Associated Press ha riferito che “Gli scontri tra manifestanti e milizie allineate con i militari nelle città della Libia orientale di Bengasi hanno lasciato 27 morti e decine di feriti, ha detto un funzionario della sanità. Le violenze sono scoppiate dopo che i manifestanti hanno assaltato una base appartenente allo ‘Scudo della Libia’, un gruppo di miliziani ribelli che combatterono nella guerra civile del 2011, che ha il compito di provvedere alla sicurezza.” (9 giugno)
In Libia le milizie cercano di fratturare lo Stato nelle tre regioni dell’Est, Ovest e Sud. In una recente legge approvata dal parlamento del GNC, gli ex membri del governo di Gheddafi, anche se si sono rivoltati contro la Jamahiriya per conto dell’imperialismo, vengono banditi dal servizio pubblico. Prima dell’annuncio che la NATO avrebbe inviato una delegazione in Libia, la Francia, che occupa il Mali e propaga la sua guerra in Africa occidentale nel vicino Niger, aveva chiesto l’intervento militare nel sud della Libia. La Francia sostiene che la Libia del sud, che non è mai finita sotto il controllo dei ribelli del GNC, è la fonte della resistenza ai suoi sforzi militari in Africa occidentale.
Gli sviluppi in Libia e Mali indicano chiaramente che l’intervento imperialista in Africa e in altre regioni geopolitiche del mondo, può soltanto destabilizzare queste aree e fornire motivazioni per ulteriori occupazioni militari. Nonostante gli sforzi per contenere e pacificare i popoli di queste regioni, la resistenza aumenterà creando crisi ancor più profonde nei Paesi industrializzati che già soffrono di elevati livelli di disoccupazione, povertà, austerità e repressione politica.

Abayomi Azikiwe redattore di Panafrican News Wire
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia traccia la sua linea rossa sulle sabbie siriane

S-300, MiG-29 e MiG-31 alla Siria. La Russia traccia la sua linea rossa sulle sabbie siriane. Verso l’equilibrio strategico in Medio Oriente
Christof Lehmann (Nsnbc) 6 giugno 2013

Mikoyan-MiG-29M-Russian-Air-ForceIl recente impegno da parte della Russia di onorare un contratto con la Siria per la fornitura dei  sistemi di difesa aerea S-300, considerati tra i migliori, se non i migliori del mondo, viene seguita dalla richiesta siriana di ricevere aerei da combattimento MiG-29M/M2. Nel 2012 la NATO stanziava dei sistemi di difesa missilistica Patriot lungo i 900 km del confine siriano con la Turchia, e Arabia Saudita e Stati Uniti firmavano un accordo per un importante aggiornamento dell’aviazione saudita. La Russia traccia una linea rossa sulla sabbia siriana. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, un intervento militare diretto contro la Siria sarebbe inutile. Il Medio Oriente si prepara al confronto. Nel corso di una conferenza stampa il giorno dell’apertura del vertice Russia-UE a Ekaterinburg, il 4 giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha confermato ancora una volta che la Russia onorerà il suo contratto con la Siria fornendo i sistemi SAM S-300. Putin ha sottolineato la delusione della Russia per il mancato prolungamento dell’embargo dell’Unione europea sulle armi alla Siria, che consente ad ogni Stato membro dell’UE di decidere se armare i terroristi e i mercenari che destabilizzano la Siria dal 2011. Gli S-300 secondo Putin stabilizzeranno la regione. Putin ha sottolineato che gli S-300 sono tra i migliori, se non sono i migliori sistemi di difesa aerea che, così Putin, ogni esperto militare può confermare. Nella stessa occasione, il presidente russo ha indirizzato un malcelato avvertimento a NATO, Israele e Stati membri del CCG, quando ha dichiarato che qualsiasi tentativo d’intervento militare diretto contro la Siria sarebbe inutile.
Le forze armate siriane raccolgono sempre più successi nella lotta all’insurrezione. Dopo che la strategia militare è stata adattata alla guerra asimmetrica e alle tattiche contro-insurrezionali, tra cui le milizie popolari che difendono villaggi e città contro nuovi attacchi dei ribelli, dopo che l’esercito arabo siriano li ha eliminati assicurando la zona, gli insorti continuano a perdere terreno e iniziano ad utilizzare tattiche da guerra psicologica sempre più disperate, come armi chimiche e il cannibalismo sui cadaveri dei soldati siriani uccisi, con tanto di telecamere. Gli insorti mostrano segni di disperazione. Il coinvolgimento di Hezbollah a protezione del confine libanese con la Siria, rendendolo meno poroso all’infiltrazione di armi e combattenti, e l’impegno del governo iracheno nel fare lo stesso al confine siriano-iracheno, limitano i rifornimento agli insorti. I restanti fronti aperti sono limitati a Turchia, Giordania, Israele e alla regione curda del nord dell’Iraq. La rivolta popolare in Turchia è probabile che, per lo meno, si traduca in un’amministrazione Erdogan gravemente indebolita da dover essere costretta ad adeguare la sua politica verso la Siria. La Turchia potrebbe cessare di essere il fronte logistico primario degli insorti. La Russia ha anche tracciato una linea rossa nella sabbia o nelle acque siriane, quando ha deciso di ricreare la flotta mediterranea. Le prime implementazioni sono arrivate a Tartus che viene lentamente trasformata da porto ausiliario a base navale operativa. La mossa stabilizza la regione ad un certo livello e potrebbe contrastare la creazione di una base NATO a Cipro.
Nel 2012, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno approvato un accordo per un grande aggiornamento dell’aviazione saudita. Oltre a consegnare la versione più avanzata del jet da combattimento F-15, normalmente riservato ad un ristretto club di sole sei nazioni, gli F-15 più vecchi dell’arsenale saudita hanno ricevuto notevoli aggiornamenti. Dopo il completamento delle consegne, degli aggiornamenti e dell’addestramento l’Arabia Saudita avrà circa 300 jet da combattimento F-15, rendendo l’aviazione saudita paragonabile a quella d’Israele.
Dopo che la Russia aveva inizialmente sospeso il contratto russo-siriano per l’aggiornamento dell’aeronautica siriana, sembra che la Russia lo stia riconsiderando, in risposta alla mancanza di volontà occidentale nel risolvere pacificamente la controversia sulla Siria. In linea di principio, la guerra in Siria è causata dalla mancanza di convergenza sulle pretese energetiche e di sicurezza tra Qatar, Arabia Saudita, Israele, Stati Uniti e i due blocchi concorrenti nell’UE guidati rispettivamente da Francia e Regno Unito e da Germania e Repubblica Ceca, così come con le richieste di Iran e Russia. Il successo della conferenza Ginevra 2 consentirebbe di affrontare le questioni fondamentali. Le dichiarazioni di Vladimir Putin, secondo cui l’introduzione degli S300 crea stabilità, potrebbero essere seguite dall’instaurazione dell’equilibrio strategico anche tra le forze aeree regionali. E’ anche un segnale chiaro che la NATO e l’UE non possono contare sul fatto di poter risolvere i problemi di sicurezza e geopolitica energetiche con guerre illegali, senza dover prendere in considerazione la possibilità di dover pagare un prezzo che potrebbe essere alto.
Le autorità governative siriane hanno ripreso i contatti riguardanti l’attivazione del contratto russo -siriano per l’acquisizione dei caccia MiG-29M/M2 dopo la fine dell’embargo sulle armi dell’UE alla Siria. L’informazione è stata confermata dal costruttore aereo russo. Una delegazione siriana  recentemente era arrivata a Mosca per discuterne i dettagli e i tempi, ha dichiarato il capo del Mikojan Design Bureau Sergej Korotkov. Il contratto è stato inizialmente firmato nel 2007, ma lo scoppio dei disordini civili in Siria nel 2011 ha inizialmente spinto la Russia a sospendere l’accordo per fornire 24 aerei da combattimento MiG-29M e 5 intercettori MiG-31.
Trovare una soluzione pacifica della crisi in Siria diventa sempre più improbabile. Mentre l’opposizione sostenuta dall’estero, ovvero al-Qaida, crea un disastro di pubbliche relazioni dopo l’altro e non riesce a creare un coerente fronte politico, il dialogo nazionale tra i partiti, le organizzazioni di massa, le comunità etniche e religiose, le organizzazioni d’interesse speciale e il governo in Siria continuano a fare progressi. Una vittoria decisiva della rivolta contro l’esercito siriano diventa sempre più improbabile, e la continuazione da parte di Unione europea, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar nel finanziare e armare i terroristi mercenari di Jabhat al-Nusrah, anche se potrà destabilizzare la Siria, non porterà ad una vittoria decisiva senza l’intervento militare diretto o il sostegno militare diretto alla sovversione. L’introduzione dei MiG-29 e dei MiG-31 russi, insieme all’introduzione dei SAM S-300 e di altra tecnologia missilistica russa, così come la maggiore presenza navale russa, regolerà l’equilibrio strategico tra l’asse occidentale e l’asse russo-iraniano- siriano. Non possono compensare l’enorme potenza di fuoco accumulata dalla NATO e dagli alleati della NATO nella regione, ma garantiranno che qualsiasi aggressione militare contro la Siria sarà più costosa di quanto i leader politici occidentali o arabi siano disposti a subire per sopravvivervi politicamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

John Hinckley Jr. e la Commissione Trilaterale

Dean Henderson, 26 maggio 2013

20121129_bush_george_srNel 1979, mentre la gente festeggiava la scomparsa dello Scià a Tehran, Zbigniew Brzezinski si recava a Kuwait City per un incontro con l’emiro Jabir al-Sabah, funzionari sauditi e il presidente iracheno Saddam Hussein. Si convenne che la Guardia Repubblicana di Saddam avrebbe invaso il Khuzistan ricco di petrolio, amputandolo dal resto dell’Iran. I prezzi del petrolio avevano appena cominciato a stabilizzarsi quando l’Iraq lanciò il suo primo attacco, aprendo futuri squarci sul tetto.
Bzrezinski fu co-fondatore della Commissione Trilaterale (TC) nel 1973 assieme a David Rockefeller. Il concetto era stato covato nella tenuta Rockefeller Pocontico Hills, NY, nel luglio 1972. Rockefeller fu il primo presidente del gruppo. Uno dei suoi più grandi sostenitori finanziari è la Rockefeller Brothers Fund. Tutti gli otto rappresentanti nordamericani presenti alla riunione di fondazione erano anche membri del segreto Counsil on Foreign Relations (CFR). [1] Lo scopo dichiarato della TC era formare una triade per l’influenza globale costituita da Nord America, Europa occidentale e Giappone.
La TC pubblicò La crisi della democrazia nel 1975. Uno dei suoi autori, il professore di Harvard Samuel P. Huntington, era uno scrittore di primo piano della pubblicazione del CFR Foreign Affairs. Huntington, intellettuale caro alle élite globali, sostenne che gli USA avevano bisogno di “un grado maggiore di moderazione della democrazia“. Il documento della TC suggeriva che i leader con “competenza, anzianità, esperienza e speciali talenti” dovessero “ignorare le rivendicazioni della democrazia“. Recentemente Huntington presentò la sua tesi dello “scontro di civiltà”, sostenendo che la guerra tra le nazioni occidentali e islamiche fosse inevitabile. La Casa Bianca di Carter era infarcita di trilateralisti. Huntington fu coordinatore della pianificazione della sicurezza. In linea con la sua visione derisoria della democrazia, Huntington, con l’aiuto di Brzezinski, preparò il memorandum presidenziale 32 che portò alla creazione della Federal Emergency Management Agency (FEMA), che avrebbe il ruolo primario d’imporre la legge marziale qualora la Costituzione degli Stati Uniti dovesse essere improvvisamente sospesa. [2]
Nei primi mesi del 1977, il Washington Post pubblicò un articolo sulla TC di cui si disse preoccupata: “Ma ecco la cosa più inquietante della Commissione Trilaterale. Il presidente (Carter) n’è membro. Quindi, anche il vice-presidente Walter Mondale. Così i nuovi segretari di Stato, della Difesa e del Tesoro, Cyrus R. Vance, Harold Brown e W. Michael Blumenthal. Così Zbigniew Brzezinski, ex direttore della Trilaterale e consigliere per la sicurezza nazionale di Carter, e anche un gruppo di altri elementi che guideranno la politica estera degli USA nei prossimi quattro anni“. I sospetti sulla TC crebbero in tutto lo spettro politico. Da sinistra, l’autore Holly Sklar scrisse sprezzantemente del gruppo nel suo libro Trilaterals over Washington… Da destra, il senatore ed ex-candidato presidenziale Barry Goldwater, nel suo libro With No Apologies avvertì la “nuova cricca internazionale di David Rockefeller (la Commissione Trilaterale)… è destinata ad essere il veicolo per il consolidamento degli interessi commerciali e bancari delle multinazionali prendendo il controllo del governo degli Stati Uniti.” La sfiducia pubblica verso il gruppo aumentò. Nel 1980, il convegno nazionale dell’American Legion approvò la Risoluzione 773 che chiedeva un’indagine congressuale sulla Commissione Trilaterale e il suo predecessore, il Council on Foreign Relations. L’anno successivo i Veterani delle guerre straniere (VFW) adottarono una risoluzione simile. Il deputato Larry McDonald introdusse queste risoluzioni, ma il Congresso non li adottò. Il 1 settembre 1983 McDonald, vecchio critico delle elite globali, era a bordo dell’aereo delle Korean Airlines 007, quando venne presumibilmente abbattuto dai sovietici. [3]
Brzezinski fu l’architetto del concetto di “forze di reazione rapida” che sostenne fossero ora necessari agli Stati Uniti per sorvegliare la regione del Golfo Persico, in assenza di un Iran amichevole. Il presidente Carter chiarì nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 1980 che non avrebbe esitato a usare l’idea di Brzezinski nella regione del Golfo, avvertendo “Il tentativo di qualsiasi forza esterna di aver il controllo della regione del Golfo Persico sarà considerato un attacco agli interessi vitali degli Stati Uniti, e un simile tentativo sarà respinto con ogni mezzo necessario, compresa la forza militare“. Carter usò la sua minaccia quello stesso anno, quando inviò una unità di reazione rapida della Delta Force per tentare il salvataggio degli ostaggi iraniani nella sfortunata operazione con gli elicotteri nota come Desert One. Il comandante della missione era il generale Richard Secord.
L’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker è l’attuale presidente della Commissione Trilaterale. L’attuale presidente della FED Greenspan Allen è un membro della TC come lo erano i funzionari dell’amministrazione Clinton William Cohen, Bruce Babbitt, Strobe Talbott, Stephen Bosworth, Donna Shalala e Thomas Foley. Clinton stesso ne era un membro, mentre il vicepresidente Gore era un membro del CFR. Durante la campagna presidenziale del 1980, Ronald Reagan fece saltare l’influenza della Commissione Trilaterale sia sulla Casa Bianca di Carter che sul suo rivale Bush, promettendo d’indagare sulla TC, se eletto. Reagan vinse le elezioni. Il 30 marzo 1981 venne ferito da John Hinckley Jr. Hinckley è stato ritratto come un solitario squilibrato che sparò a Reagan per “impressionare Jodie Foster”. Ma Hinckley non era un mendicante dell’Esercito della Salvezza. L’ex rettore del Dipartimento del Giornalismo dell’Università del Montana Nathaniel Blumberg scrisse un libro intitolato The Afternoon of March 30…, in cui esamina le connessioni di Hinckley con la famiglia Bush. Il padre di Hinckley era un petroliere del Texas e caro amico e sostenitore del membro della TC e del CFR George Bush Sr. Hinckley fu anche amichevole verso la la famiglia di HL Hunt e il governatore del Texas John Connally. [4] Il 23 gennaio, 1981 Scott Hinckley incontrò Neil Bush, figlio di George Sr., a casa sua dopo che la Vanderbilt Oil Company di Hinckley aveva ricevuto l’avviso di un controllo dal Dipartimento dell’Energia. Il 30 marzo, Hinckley seppe dall’ente che avevano scoperto la violazione dei prezzi della Vanderbilt negli anni 1977-1980. Delle sanzioni vennero minacciate. Poco più di un’ora dopo l’incontro di Hinckley con Bush, il presidente Reagan venne ferito dal fratello di Hinckley, John Jr. Quella notte Scott Hinckley aveva in programma una cena con Neil Bush. Neil Bush lavorava presso l’Amoco, da quando Zbigniew Brzezinski era stato nominato al consiglio di amministrazione della BP Amoco.[5]
Il giudice al processo Hinckley fu Barrington D. Parker che aveva presieduto il processo-farsa degli assassini del dissidente cileno Orlando Letelier. Quando il direttore della CIA Richard Helms dovette prostrarsi davanti alla Commissione Esteri del Senato sui finanziamenti della CIA al colpo di Stato cileno del 1973, che rovesciò il democraticamente eletto Salvador Allende, fu Parker, che  diede a Helms una pena di 2 anni, sospesa, e una misera multa di 2.000 dollari. Quella notte Helms e i suoi compari spioni s’incontrarono in un country club di Washington per festeggiare. Nel maggio 2001 il presidente George W. Bush nominò Parker al Tribunale d’Appello Federale. [6]
John Hinckley fu arrestato con l’accusa di possesso di armi a Nashville nel 1977, quando casualmente il presidente Carter era in città. Ma Hinckley camminava e non era stato nemmeno messo sulla lista di sorveglianza dell’FBI. Il giorno in cui sparò a Reagan, una donna misteriosa fece diverse chiamate alla camera d’albergo di Hinckley. La notte precedente l’attentato a Reagan, il Vicepresidente George Bush Senior, che sarebbe divenuto presidente se Reagan fosse morto, si rivolse alla TC. Reagan, da parte sua, non menzionò più la Commissione Trilaterale.
Quando il presidente George Bush Jr. s’insediò, iniziò a minacciare di nuovo gli iraniani, bollandoli, insieme a Iraq e Corea del Nord, come “asse del male”. Nel 2003 gli Stati Uniti invasero l’Iraq. Entro il 2007, già impantanati dalla potente rivolta irachena, gli Stati Uniti inviarono un gruppo di portaerei nel Golfo Persico per accrescere la loro retorica bellicosa nei confronti dell’Iran.

Note
[1] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs.  Harper-Collins Publishers. New York. 2000. p.31
[2] Ibid.  p.25
[3] Ibid.  p.28
[4] Bush
[5] Ibidem
[6] Ibidem

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla rubrica settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La geopolitica del gas e la crisi siriana

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 31.05.2013

556754Come uno dei Paesi più democratici del Medio Oriente, la Siria, ha fatto divenire alcuni dei suoi pari occidentali dei feroci combattenti per la democrazia? L’irrazionalità e la mancanza di scrupoli dei Paesi occidentali riguardo la crisi siriana, quando le stesse persone che in Europa vengono considerate terroristi, sono chiamate “combattenti per la libertà” quando si tratta della Siria, diventano più chiare alla luce dell’aspetto economica della tragedia siriana. Ci sono tutte le ragioni per pensare che sostenendo la distruzione delle radici culturali e storiche della Siria, l’Europa combatta in primo luogo per le risorse energetiche. Un ruolo particolare è svolto dal gas che sta divenendo il principale combustibile del 21° secolo. I problemi geopolitici legati ai suoi produzione, trasporto e uso sono forse gli argomenti più di ogni altro seguiti dagli strateghi occidentali. Secondo la felice espressione di F. William Engdahl, “il gas naturale è l’ingrediente infiammabile che alimenta questa corsa folle all’energia nella regione”. Una battaglia che infuria sul fatto se i gasdotti  andranno verso l’Europa da est a ovest, dall’Iran e dall’Iraq alle coste mediterranee della Siria, o prenderanno una strada che va a nord del Qatar e dall’Arabia Saudita attraversando Siria e Turchia. Avendo capito che il gasdotto in stallo, il Nabucco e difatti l’intero corridoio meridionale, è alimentato solo dai giacimenti dell’Azerbaijan e non può eguagliare le forniture russe all’Europa od ostacolare la costruzione del South Stream, l’occidente ha fretta di sostituirli con le risorse del Golfo Persico. La Siria finisce per essere un elemento chiave in questa catena che appoggiandosi a Iran e Russia, ha spinto le capitali occidentali a decidere che il suo regime deve cambiare. La lotta per la “democrazia” è una falsa bandiera esposta per coprire scopi totalmente diversi.
Non è difficile notare che la rivolta in Siria sia esplosa due anni fa, quasi nello stesso momento della firma del memorandum di Bushehr, il 25 giugno 2011, riguardante la costruzione del nuovo gasdotto Iran-Iraq-Siria. Collegando per 1500 km Asaluyeh, nel più grande giacimento di gas al mondo, il North Dome/South Pars (in comune tra Qatar e Iran), a Damasco. La lunghezza del gasdotto sul territorio dell’Iran sarà di 225 km, 500 km in Iraq, e di 500-700 km in Siria. In seguito potrà essere steso lungo il fondo del Mar Mediterraneo fino alla Grecia. La possibilità di rifornire  gas liquefatto all’Europa attraverso i porti del Mediterraneo della Siria, è anche esaminata. Gli investimenti in questo progetto sono pari a 10 miliardi di dollari. (1) Questo gasdotto, soprannominato “oleodotto islamico”, avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2014-2016. La sua capacità prevista è di 110 milioni di metri cubi di gas al giorno (40 miliardi di metri cubi l’anno). Iraq, Siria e Libano hanno già dichiarato il loro fabbisogno di gas iraniano (25-30 milioni di metri cubi al giorno per l’Iraq, 20-25 milioni di metri cubi per la Siria, 5-7 milioni di metri cubi fino al 2020 per il Libano). Una parte del gas sarà fornita tramite il sistema di trasporto del gas arabo in Giordania. Gli esperti ritengono che questo progetto potrebbe essere un’alternativa al gasdotto Nabucco promosso dall’Unione Europea (con una capacità prevista di 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno), che non dispone di riserve sufficienti. E’ stato previsto di costruire il gasdotto Nabucco da Iraq, Azerbaigian e Turkmenistan attraversando la Turchia. In un primo momento anche l’Iran venne considerato come fonte energetica, ma in seguito venne escluso dal progetto. Dopo la firma del memorandum sul gasdotto islamico, il capo della National Iranian Gas Company (NIGC), Javad Oji, ha dichiarato che South Pars, un giacimento di 16 trilioni di metri cubi di gas, è una “affidabile fonte di gas, un prerequisito per la costruzione di un gasdotto che il Nabucco non ha”. E’ facile osservare che circa 20 miliardi di metri cubi l’anno passeranno da questo gasdotto per l’Europa, che sarebbe in grado di competere con i 30 miliardi del Nabucco, ma non con i 63 miliardi dal South Stream.
Un gasdotto dall’Iran sarebbe estremamente vantaggioso per la Siria. Anche l’Europa potrebbe guadagnarci, ma è chiaro che a qualcuno in occidente non piace. Gli alleati che riforniscono l’occidente di gas del Golfo Persico non ne sono contenti, né la Turchia sarebbe rimasta il numero uno di questo traffico, in quanto sarebbe rimasta fuori dai giochi. La nuova “santa alleanza” da essi formata ha spudoratamente dichiarato che il suo obiettivo è “tutelare i valori democratici” in Medio Oriente, anche se a rigor di logica gli Stati Uniti e i loro alleati su ciò dovrebbero iniziare dai propri partner della coalizione contro la Siria, le monarchie del Golfo Persico che non sono irreprensibili in tale senso. I Paesi sunniti vedono anche la Pipeline islamica dal punto di vista delle contraddizioni interconfessionali, considerandola un “gasdotto sciita dall’Iran sciita che attraversa il territorio dell’Iraq dalla maggioranza sciita e arriva nel territorio sciita-alawita dell’amico Assad”. Come il noto ricercatore su questioni energetiche F. William Engdahl scrive, “questo dramma geopolitico è accresciuto dal fatto che il giacimento di South Pars si trova nel Golfo Persico direttamente al confine tra l’Iran sciita e il Qatar sunnita. Ma il piccolo Qatar, che non può gareggiare con la potenza dell’Iran, fa un uso attivo delle sue connessioni con la presenza militare degli Stati Uniti e della NATO nel Golfo Persico. Sul territorio del Qatar vi è l’importante nodo del Central Command del Pentagono e delle forze armate degli Stati Uniti, il quartier generale del Comando dell’US Air Force, l’83.th Air Expeditionary Group dell’aviazione inglese e il 379.th Air Expeditionary Wing dell’US Air Force”. Il Qatar, a parere di Engdahl, ha altri piani per la sua quota del giacimento di gas di South Pars e non desidera unirsi agli sforzi di Iran, Siria e Iraq. Non è affatto interessato al successo del gasdotto Iran-Iraq-Siria, che sarebbe del tutto indipendente dalle vie di transito per l’Europa usate da Qatar o Turchia. In effetti, il Qatar fa tutto il possibile per contrastare la costruzione del gasdotto, tra cui armare i combattenti dell’“opposizione” in Siria, molti dei quali provengono da Arabia Saudita, Pakistan e Libia.  (2)
la determinazione del Qatar è alimentata dalla scoperta di una società di prospezione geologica siriana, nel 2011, di un grande giacimento di gas in Siria, vicino al confine libanese, non lontano dal porto sul Mediterraneo di Tartus affittato alla Russia, e dell’individuazione di un importante giacimento di gas nei pressi di Homs. Secondo stime preliminari, queste scoperte dovrebbero aumentare notevolmente le riserve di gas del Paese, che in precedenza ammontavano a 284 miliardi di metri cubi. Il fatto che l’esportazione di gas, siriano o iraniano, verso l’Unione europea possa  avvenire attraverso il porto di Tartus, che ha legami con la Russia, scontenta il Qatar e i suoi protettori occidentali. (3) Il quotidiano arabo al-Akhbar cita informazioni secondo cui vi è un piano approvato dal governo degli Stati Uniti per creare un nuovo gasdotto dal Qatar all’Europa passando per la Turchia e Israele. La capacità di una tale pipeline non viene menzionata, ma considerando le risorse del Golfo Persico e della regione del Mediterraneo orientale, potrebbe superare sia quella  della pipeline islamica che il Nabucco, sfidando direttamente il South Stream della Russia. L’ideatore principale di questo progetto è Frederick Hoff, “responsabile per le questioni sul gas nel Levante” e membro del “comitato di crisi siriana” statunitense. Questo nuovo gasdotto partirebbe dal territorio del Qatar e dell’Arabia saudita, passerebbe quindi per il territorio della Giordania, aggirando così l’Iraq sciita e raggiungerebbe la Siria. Vicino ad Homs, la pipeline si dividerebbe in tre direzioni: Latakia, Tripoli, nel nord del Libano e Turchia. Homs, dove ci sono anche giacimenti di idrocarburi, è il “principale snodo del progetto”, e non sorprende che si svolgano in prossimità di questa città e della sua “chiave”, al-Qusayr, i combattimenti più feroci. È qui che il destino della Siria si decide. Le parti del territorio siriano dove i distaccamenti ribelli operano con l’appoggio di Stati Uniti, Qatar e Turchia, sono a nord, a Homs e nei dintorni di Damasco, che coincidono con il percorso che seguirebbe il gasdotto verso la Turchia e Tripoli in Libano. Un raffronto tra la mappa degli scontri armati e la mappa del gasdotto dal Qatar indica il legame tra le attività armate e il desiderio di controllare questi territori siriani da parte degli alleati del Qatar, che cercano di realizzare tre obiettivi: “rompere il monopolio del gas russo in Europa, liberare la Turchia dalla dipendenza dal gas iraniano e dare ad Israele la possibilità di esportare il suo gas verso l’Europa via terra, a basso costo”. (4) Come l’analista di Asia Times Pepe Escobar ha indicato, l’emiro del Qatar a quanto pare ha concluso un accordo con i “Fratelli musulmani” in base a cui ne sosterrà l’espansione internazionale in cambio di un trattato di pace in Qatar. Un regime dei “Fratelli musulmani” in Giordania e in Siria, sostenuto dal Qatar, muterebbe bruscamente l’intera geopolitica del mercato mondiale del gas decisamente a favore del Qatar e a scapito di Russia, Siria, Iran e Iraq. Sarebbe anche un colpo mortale per la Cina.  (5)
La guerra contro la Siria è volta a supportare questo progetto, così come a spezzare l’accordo tra Teheran, Baghdad e Damasco. La sua realizzazione è stata interrotta più volte a causa delle operazioni militari, ma nel febbraio 2013 l’Iraq ha dichiarato la sua disponibilità a firmare l’accordo quadro che permette la costruzione del gasdotto. (6) E’ interessante notare che dopo di ciò, nuovi gruppi di sciiti iracheni si sono levati a sostegno di Assad, che come il Washington Post ammette, non hanno “alcuna esperienza in battaglie” contro gli statunitensi nel loro Paese. Insieme ai combattenti di Hezbollah in Libano, sono una forza sempre più temibile. (7) La posta nel “gioco di eliminazione” iniziato in Siria dall’occidente per il gasdotto, continua a crescere. La fine dell’embargo dell’Unione europea alla fornitura di armi all’opposizione siriana, che secondo la BBC trovava la maggior parte dei paesi membri dell’UE contrari (8) (democrazia, dove sei?), non potrebbe aiutare i ribelli. Come per la civiltà e la giustizia, quando il profitto è in gioco, i sentimenti non hanno peso. La cosa principale è non giocare la carta sbagliata in questo gioco sleale che odora di sangue e di gas.

Note
1) Voltairenet
2) Global Research
3) Natural Gas Asia
4) Zebra Station Polaire
5) Asia Times
6) Day.az
7) Washington Post
8) BBC

arab gas pipelineLa ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 151 follower