La supremazia statunitense finalmente sepolta

Réseau International 17 gennaio 2014

E’ stato come un pugno allo stomaco del Congresso degli Stati Uniti, che già lamenta i tagli al bilancio per le forze armate. Lo shock è evidente anche tra i giornalisti balbettanti nei loro testi. Nell’articolo che segue, Mike Hoffman non accetta l’idea che gli Stati Uniti abbiano perso il loro vantaggio tecnologico. Ma la verità è piuttosto rude. Il ministro della Difesa cinese ha confermato che il suo Paese ha condotto il test di un missile ipersonico, affrettandosi a rassicurare la compagna paranoica degli Stati Uniti.

1524963Il Congresso reagisce al test del missile ipersonico cinese
L’esercito cinese ha condotto un test missilistico ipersonico la scorsa settimana e tre membri del Congresso già affermano che i cinesi “sembrano averci superato” tecnologicamente. E’ difficile dirlo, dati i pochi dettagli sul test o se sia possibile confrontarlo ai progressi compiuti dai militari degli Stati Uniti, che hanno eseguito diversi test ipersonici negli ultimi anni. Un missile ipersonico deve volare tra Mach 5 e Mach 10 o 6150-12300 km all’ora, per essere considerato ipersonico. Stati Uniti, Cina, India e Russia cercano di sviluppare missili ipersonici per penetrare i sistemi di difesa missilistica incapaci d’intercettare tali veloci missili. I missili cruise volano oggi a circa 800-960 km all’ora. I membri repubblicani della commissione Forze Armate della Camera Howard P. “Buck” McKeon, Randy Forbes e Mike Rogers hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dicendo di essere interessati, alla luce di ciò che hanno sentito del test cinese, alla capacità degli USA nel mantenere il proprio vantaggio tecnologico con gli attuali tagli approvati dal Congresso. “Mentre i tagli al bilancio della difesa continuano minando il vantaggio tecnologico degli statunitensi, cinesi e altri concorrenti avanzano verso la parità militare con gli Stati Uniti e, in alcuni casi, come questo, sembrano avanti“, hanno detto i congressisti nella loro dichiarazione. “Questo non aiuta a mantenere una convivenza pacifica nel Pacifico. L’abbiamo procrastinato per tre decenni, ritardando inappropriatamente la necessaria sostituzione degli equipaggiamenti delle nostre truppe, basate su materiale costruito durante gli anni di Reagan“.
Non si sa quante informazioni sul test siano in possesso dei membri del comitato rispetto alle informazioni dei media, avendo tutti e tre discusso a porte chiuse. Tuttavia, se i cinesi hanno superato gli Stati Uniti nella tecnologia missilistica ipersonica, ciò significa che il loro test missilistico deve aver superato quello che gli Stati Uniti hanno condotto lo scorso maggio. Durante tale prova, il missile ipersonico testato dall’US Air Force raggiunse la velocità di Mach 5,1 a 18300 metri, quando il missile fu sganciato da un B-52H Stratofortress. Denominato X-51 Waverider dalla Boeing, il test fu definito dall’US Air Forceil più lungo volo ipersonico di sempre.” La prova fu  la quarta e ultima di un programma da 300 milioni dollari, in nove anni. Il programma WaveRider è a corto di denaro e l’US Air Force si aspetta di vedere quando sarà approvato il proseguimento del programma missilistico ipersonico. Le autorità dicono che sperano di schierare armi ipersoniche senza pilota già nel 2025.
Il test condotto dai cinesi sembra essere diverso da quello dell’US Air Force di maggio. La Cina avrebbe dei programmi per sviluppare sia un missile supersonico che potrebbe essere lanciato da un bombardiere che un altro lanciato da un missile balistico intercontinentale. Il test effettuato la scorsa settimana dai cinesi riguardava un missile ipersonico lanciato da un missile balistico intercontinentale lanciato dalla Cina. In tale scenario, l’arma ipersonica viene lanciata dall’ICBM prima di rientrare a terra. Non è noto se il missile ipersonico abbia colpito un bersaglio, o abbia la velocità che i cinesi si aspettavano.
Nel 2011, gli statunitensi condussero un test simile lanciando un missile a tre stadi dotato di una Advanced Hypersonic Weapon (Avanzata Arma Ipersonica). Il velivolo raggiunse la velocità ipersonica dopo il lancio dalle Hawaii. Il missile non superò mai l’atmosfera terrestre. Anche in tale caso è difficile dire se i cinesi testassero un arma ipersonica più avanzata, secondo la dichiarazione dei tre congressisti.

Mike Hoffman, Defensetech

La Cina cerca di calmare i timori degli Stati Uniti sul missile
Zhou Wa (China Daily) 16 gennio 2014

darksword_0_0Il Ministero della Difesa Nazionale ha rilasciato una dichiarazione smentendo le notizie secondo cui il recente test del missile ad altissima velocità cinese serva a superare le difese antimissile degli Stati Uniti a testate nucleari. “E’ normale per la Cina condurre esperimenti scientifici entro i suoi confini e secondo i suoi piani. I test non avevano lo scopo di colpire una qualsiasi nazione, né alcun obiettivo specifico“, ha risposto il ministero al China Daily. I media occidentali hanno ripreso l’importante test missilistico del velivolo ipersonico, da quando il sito Washington Free Beacon ha citato un anonimo funzionario del Pentagono dire che il test era stato condotto allo scopo di lanciare testate attraverso le difese missilistiche statunitensi. In un articolo sul test, il sito riferiva che il nuovo missile ipersonico avrebbe viaggiato a velocità estremamente elevate sulla Cina. Il portavoce del Pentagono Jeffrey Pool ha detto al sito, “Monitoriamo regolarmente le attività delle difesa straniere e sappiamo di questo test.”
Gli osservatori hanno detto che le notizie sulla concorrenza militare indicano mancanza di comprensione reciproca tra i militari di Cina e Stati Uniti, ma le idee sbagliate possono essere superate con il dialogo. La mancanza di fiducia strategica reciproca tra le due nazioni è la ragione per cui gli Stati Uniti sono preoccupati dallo sviluppo militare della Cina, ha detto Fan Jishe, esperto di studi americani presso l’Accademia delle Scienze Sociali cinese. “Washington teme che il potere crescente della Cina riduca la propria influenza regionale, minacciando gli interessi di suoi alleati, come Giappone e Filippine… Gli Stati Uniti sono ancora i leader militari negli armamenti strategici e convenzionali“, ha detto Fan. “Gli Stati Uniti si dedicano alla ricerca di armi high-tech da molto tempo, e la Cina è ancora piuttosto indietro in questo campo“, ha detto. La Cina è sufficientemente trasparente sugli sviluppi delle proprie tecnologie militari consentendo lo sviluppo della fiducia reciproca con altre nazioni, ha aggiunto. Li Qingkong, vicesegretario generale del Consiglio per gli Studi di politica della sicurezza nazionale cinese ha detto, “Non vi è alcuna necessità per gli Stati Uniti o qualsiasi altro Paese di preoccuparsi per lo sviluppo delle forze armate cinesi, dato che la spesa militare della Cina è assai più bassa di quella degli Stati Uniti.”
Tali armi utilizzano tecnologie all’avanguardia per il volo e le manovre ad altissima velocità nello spazio e nell’atmosfera terrestre. I vantaggi del velivolo ipersonico includono un puntamento preciso e rapidissimo del carico bellico, e una maggiore sopravvivenza contro le difese missilistiche e spaziali. Il Washington Free Beacon ha detto che Stati Uniti, Russia e Cina sono impegnati nella ricerca sulle armi ipersoniche, mentre l’India sviluppa una variante ipersonica del missile da crociera BrahMos.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Onda Rossa: la Cina dispiegherà una nuova classe di sottomarini nucleari strategici nel prossimo anno

Bill Gertz – Washington Free Beacon 23 luglio 2013

china_chines_submarine_s640x480L’anno prossimo, la marina della Cina inizierà i primi pattugliamenti in mare di una nuova classe di sottomarini nucleari strategici, mettendo in evidenza una nuova e crescente minaccia missilistica per gli Stati Uniti, secondo i funzionari della difesa degli Stati Uniti. “Prevediamo che pattuglie di combattimento di sottomarini dotati del nuovo missile balistico sub-lanciato JL-2, inizieranno il prossimo anno“, ha detto un funzionario a conoscenza delle recenti valutazioni dell’intelligence sulla forza sottomarina strategica cinese. La forza di sottomarini lanciamissili strategici della Cina  attualmente comprende tre nuovi sottomarini Tipo 094, ciascuno dotato di 12 tubi di lancio dei missili. Le pattuglie di sottomarini includeranno decine di nuovi missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) JL-2 sui Tipo 094. I sottomarini sono chiamati dal Pentagono anche battelli lanciamissili classe Jin. I pattugliamenti dei sottomarini missilistici, se effettuati dal 2014, saranno le prime operazioni sottomarine della Cina che coinvolgano missili a testata nucleare schierati lontano dalle sponde cinesi, pur avendo già una piccola forza di sottomarini lanciamissili dalla fine degli anni ’80.
Il Washington Free Beacon aveva riportato per la prima volta, nell’agosto scorso, che la Cina aveva effettuato un test di volo del JL-2, che secondo gli analisti probabilmente sarà equipaggiato con testate multiple. Questo test è stato effettuato nel Mare di Bohai in prossimità della costa nord-orientale della Cina, secondo i funzionari a conoscenza dei rapporti sul test. Funzionari della difesa hanno detto che il JL-2 rappresenta una potenziale minaccia missilistica nucleare di ‘primo attacco’ per gli Stati Uniti, ed è uno dei quattro nuovi tipi di missili a lungo raggio del crescente arsenale nucleare strategico della Cina. L’Air Force National Air and Space Intelligence Center all’inizio di questo mese ha pubblicato un rapporto sulle minacce missilistiche che identificavano il JL-2 quale arma che “per la prima volta, consentirà agli SSBN cinesi di colpire porzioni degli Stati Uniti da aree operative situate vicino le coste cinesi.” SSBN è l’acronimo militare per sottomarini lanciamissili nucleare. Il più recente rapporto annuale del Pentagono sulle forze militari della Cina dichiara che la Marina militare di Pechino ha posto la priorità sulla costruzione delle forze sottomarine. Oltre ai tre Tipo 094 attualmente dispiegati, la Cina aggiungerà almeno altri due sottomarini prima di schierare un sottomarino lanciamissili di nuovo generazione denominato Tipo 096, afferma il rapporto. E’ stata la prima volta che il Pentagono ha rivelato l’esistenza del nuovo sottomarino lanciamissili strategico. “La classe Jin e il JL-2 daranno alla Marina dell’EPL il suo primo credibile deterrente nucleare navale“, dice il rapporto del Pentagono.
Il Capo delle Operazioni Navali, Ammiraglio Jonathan Greenert, ha detto al Congresso, a maggio, che non era preoccupato dalla flotta cinese, compresi i nuovi sottomarini nucleari, ma che si tratta di uno sviluppo che ha bisogno di essere studiato. Greenert vantava nel corso di un’audizione al Congresso sugli stanziamenti per la difesa che “possediamo il dominio del mondo sottomarino.” La marina cinese “non ci arriva ancora” in termini di potere sottomarino, nonostante lo schieramento attuale di una forza di 55 sottomarini, sia diesel che a propulsione nucleare, ha detto Greenert. “Vorrei solo dire che restiamo vigili”, ha risposto alle domande circa i progressi dei sottomarini cinesi. “Non vorrei dire che sono preoccupato, non ancora, perché non sono necessariamente preoccupato. Siamo molto attenti e dobbiamo prestare attenzione e comprendere le intenzioni. E li sfidiamo su queste intenzioni“.
David Helvey, viceassistente del segretario alla Difesa per l’Asia orientale, ha detto ai giornalisti a maggio che i cinesi investono massicciamente in programmi di guerra sottomarina e in sottomarini. Inoltre, i cinesi non hanno ancora effettuato un test di lancio di un missile da un sottomarino immerso, ha detto. “Vediamo la Cina che investe considerevolmente nelle funzionalità per le operazioni in questo settore“, ha detto. Un rapporto del 2008 prodotto dalla US-China Economic and Security Review Commission afferma che non ci sono indicazioni che la Cina stia progettando di schierare un missile antisatellite sui suoi sottomarini lanciamissili. Questo missile include l’ultimo stadio di un missile terrestre ASAT (anti-satellite) sull’ogiva di un JL-2. La relazione della commissione ha citato un articolo del 2004 di Liu Huanyu dell’Accademia Navale di Dalian, che afferma che “distribuire qualche missile anti-satellite sui sottomarini nucleari nell’oceano, può seriamente minacciare l’intero sistema spaziale militare del nemico.”
Mark Stokes, analista degli affari militari cinesi, ha detto che prime pattuglie di sottomarini lanciamissili balistici cinesi, nel prossimo anno, non sarebbero sorprendenti. “La domanda più importante è quale organizzazione controlla, custodisce e garantisce la disponibilità delle testate nucleari che apparentemente sarebbero assegnate agli SLBM delle pattuglie”, ha detto Stokes all’Istituto Progetto 2049. La Cina mantiene uno stretto segreto sulle sue forze nucleari, come ad esempio quante ne sono schierate, come sono controllate e conservate, nel timore che qualsiasi discussione pubblica possa comprometterne il valore deterrente. “La [Commissione Militare Centrale] ha tradizionalmente affidato solo al Secondo Corpo di Artiglieria il controllo centralizzato sulle armi nucleari“, ha detto Stokes. “La concessione della CMC alla Marina dell’EPL del potere di sviluppare e mantenere una propria infrastruttura indipendente per lo stoccaggio e la movimentazione delle testate, sarebbe un allontanamento significativo dal passato. Questo tipo di decentramento potrebbe avere implicazioni che vanno ben oltre la Marina“. Richard Fisher, esperto di affari militari cinesi, ha detto che l’avvio di pattugliamenti dei sottomarini missilistici soddisferebbe le ambizioni dei leader del Partito comunista cinese dai tempi di Mao Zedong negli anni ’60. “Con tre SSBN Tipo 094 ora definiti ‘operativi’ dal Pentagono, è possibile che un Tipo 094 possa essere mantenuto in costante pattugliamento“, ha detto Fisher, dell’International Assessment and Strategy Center. “Tre SSBN cinesi contro 14 della Marina degli Stati Uniti non possono sembrare motivo di preoccupazione, ma se si assume che il JL-2 ha una gittata di 8.000 chilometri, assai simile all’ICBM DF-31, allora il Tipo 094 potrebbe colpire comodamente le basi aree sensibili e le basi della difesa missilistica dell’Alaska dalle aree protette nel Mar Giallo, e dalle coste orientali della Corea democratica potrebbe colpire la base degli SSBN dell’US Navy dell’isola di Kitsap, nello Stato di Washington“, ha detto.
Fisher ha avvertito che l’amministrazione Obama prevedendo di ridurre le forze nucleari degli Stati Uniti, potrebbe aumentare il rischio di un futuro primo attacco cinese. “Se l’amministrazione Obama avrà successo nel suo obiettivo di ridurre le testate nucleari degli Stati Uniti fino a circa 1000, non è escluso che la Base di Kitsap possa diventare responsabile di una percentuale molto più grande della capacità di rappresaglia nucleare degli Stati Uniti“, ha detto. “Tale mossa potrebbe determinare un notevole aumento dei rischi per gli Stati Uniti.” Tenuto conto delle “incertezze” sui livelli effettivi attuali e futuri dell’arsenale nucleare della Cina, “sarebbe più saggio non prendere in considerazione un’ulteriore riduzione nucleare, che potrebbe minacciare la robusta triade nucleare di ICBM, SSBN e bombardieri degli Stati Uniti“, ha detto Fisher. Sul sottomarino lanciamissili di prossima generazione della Cina, Fisher ha detto che il Tipo 096 potrebbe essere dotato di un missile con una gittata maggiore, il “JL-3″ in grado di colpire obiettivi in tutti gli Stati Uniti.
Thomas M. Skypek, analista della sicurezza nazionale, ha dichiarato in un documento del 2010 che la Cina, nei prossimi 10 anni, potrebbe costruire diversi tipi di forze missilistiche strategiche, dalla forza modesta dei quattro sottomarini Tipo 094, a una forza con due Tipo 094 e otto Tipo 096, ciascuno armato con 24 missili JL-3 dotati di testate multiple. “Nella sua corsa a sviluppare un credibile deterrente nucleare navale, Pechino cercherà di mettere in campo sottomarini furtivi con molti missili balistici MIRVizzati, ottenendo una assai maggiore capacità rispetto a ciò che la prima e la seconda generazione di SSBN e di SLBM potevano offrire“, ha dichiarato Skypek. Skypek ha detto i militari cinesi hanno riscontrato problemi con il JL-2 del Tipo 094. Tuttavia, ha aggiunto che la “traiettoria attuale della marina cinese suggerisce che la Cina stia per compiere un salto significativo nelle sue capacità e presto schiererà un deterrente nucleare navale credibile.” “Una volta a regime, la flotta di SSBN [cinesi], anche con un modesto numero di battelli, rafforzerà la capacità della Cina di compiere attacchi strategici e di rafforzare la deterrenza complessiva di Pechino, ottenendo maggiori gittata, mobilità, furtività, sopravvivenza, penetrazione e letalità.” Il governo giapponese ha messo in guardia, con un libro bianco della difesa pubblicato all’inizio di questo mese, sulla minaccia rappresentata dal JL-2. “Una volta che il JL-2 raggiungerà l’operatività, si ritiene che le capacità nucleari strategiche della Cina miglioreranno grandemente“, dichiara il libro bianco.
Il Maggior-Generale cinese Yao Yunzhu, un ricercatore, ha suggerito a maggio che gli sforzi degli Stati Uniti per aumentare le difese missilistiche in Asia producono l’accrescersi dell’arsenale nucleare strategico della Cina. “Lo sviluppo attuale, in particolare la diffusione di sistemi di difesa missilistica in Asia orientale sarebbe, agli occhi cinesi, un fattore molto inquietante che avrebbe implicazioni sul calcolo della Cina verso l’arsenale nucleare e strategico“, ha detto Yao Yunzhu, ricercatore presso l’Accademia di Scienze Militari della Cina. Yao ha anche detto che le operazioni congiunte statunitensi sulla difesa antimissile in Asia hanno “implicazioni per la Cina”. Il Pentagono lavora a stretto contatto con il Giappone sulle difese missilistiche congiunte, per contrastare la minaccia rappresentata dai missili nordcoreani. Il Wall Street Journal, citando “esperti cinesi”, ha riferito a maggio che le mosse dei militari statunitensi in Asia improbabilmente potranno influenzare lo sviluppo dell’arsenale nucleare della Cina, tra cui il varo di sottomarini lanciamissili nel 2014. Tuttavia, il numero di testate nucleari e di missili strategici potrebbe essere “regolato” sulla base dei piani militari statunitensi in Asia. L’amministrazione Obama ha lanciato il “perno” per l’Asia, che include l’incremento delle forze militari statunitensi nella regione e delle esercitazioni con gli alleati e gli amici asiatici.
Il Vicesegretario alla Difesa Ashton B. Carter ha annunciato ad aprile che la Marina militare statunitense schiererà, nel 2015, un quarto sottomarino d’attacco a propulsione nucleare a Guam.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La potenza navale cinese in nuove acque

Brendan P. O’Reilly, Asia Times - Réseau International 20 luglio 2013

gxxSwNavi da guerra cinesi per la prima volta hanno attraversato lo stretto di La Perouse, attraversato furtivamente lo stretto passaggio tra Hokkaido, in Giappone e Sakhalin in Russia, ed entrato nelle acque aperte dell’Oceano Pacifico settentrionale. Dopo aver completato una settimana di esercitazioni navali congiunte con la Marina Militare russa, le navi cinesi avrebbero potuto dirigersi direttamente a sud per rientrare nel loro porto di Qingdao. Invece, Pechino invia un segnale chiaro a Tokyo inviando le proprie risorse navali sempre più sofisticate a circumnavigare le isole giapponesi. La decisione di prendere una nuova rotta per rientrare, avviene subito dopo un’altra proiezione simbolica della potenza navale cinese. La scorsa settimana, navi cinesi hanno raggiunto quelle  russe per le esercitazioni “Mare comune 2013″ nel Mar del Giappone, al largo del porto russo sul Pacifico di Vladivostok. Le due marine hanno condotto tre giorni di esercitazioni congiunte riguardanti la cooperazione logistica ed esercitazioni di tiro reale. Queste manovre quasi certamente avevano come obiettivo Tokyo e Washington. Cina e Russia si trovano ad affrontare dispute territoriali con il Giappone, e le due potenze sono gli unici credibili rivali geopolitici degli USA.
Con l’invio di un contingente alle manovre marittime inaugurali sino-russe, la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione ha compiuto un altro primato storico attraversando lo stretto di Tsushima, largo 65 km nel punto più stretto, tra il Giappone meridionale e la Corea del sud. In entrambi i casi, la stretto di Tsushima a sud e lo stretto di La Perouse (largo circa 40 km nel punto più stretto) nel nord, gran parte di questi stretti potrebbe rientrare nelle acque territoriali esclusive del Giappone. Il Giappone, tuttavia, limita la portata delle sue pretese sulla sovranità marittima in queste acque a tre miglia nautiche (5,6 km), anziché alle solite 12 mn, in modo che sia permesso il passaggio delle navi statunitensi con armi nucleari attraverso questi ‘colli di bottiglia strategicamente vitali’. [1]
Sulla scia di queste dimostrazioni delle capacità navali cinesi, il governo giapponese ha annunciato un piano globale per identificare, denominare e “nazionalizzare” 400 isole minori. Queste piccole isole, alcune sono solo affioramenti rocciosi nel Mar Cinese orientale, potrebbero essere utilizzate per definire in modo chiaro (e magari ampliare) le acque territoriali e le zone economiche esclusive giapponesi. Il governo giapponese dice che la dimensione totale delle acque territoriali del Giappone è 4,47 milioni di chilometri quadrati, circa 12 volte la dimensione della superficie terrestre del Giappone. [2] E’ quasi certo che questo atteggiamento scatenerà la collera dei cinesi. Il clou della recente escalation delle tensioni tra Cina e Giappone è stata la decisione di Tokyo, lo scorso anno, di “nazionalizzare” le contestate isole Senkaku (chiamato Diaoyu in cinese). Se una di queste piccole isole periferiche, individuate dal governo giapponese, dovesse essere rivendicata dalla Cina, possiamo aspettarci un nuovo round dell’escalation della guerra verbale nel Mar Cinese orientale.

Vedendo rosso in un libro bianco
Nel clima di tensione della rivalità sino-giapponese, le parole contano. La scorsa settimana, il Giappone, per la prima volta nel suo libro bianco sulla difesa bianca, le esercitazioni annuali cinesi sono state espressamente indicate come una minaccia. Questo documento sostiene che Pechino cerca di “cambiare lo status quo con la forza, secondo la sua visione,” è “attualmente impegnata in attività pericolose che potrebbero portare ad una situazione di emergenza” e che questi movimenti sono “incompatibili con il diritto internazionale.” [3] Il libro bianco di Tokyo menziona specificamente come pericoli credibili gli investimenti dei cinesi nei sottomarini e il varo della loro prima portaerei. Pechino si è affrettata a denunciare il rapporto giapponese. Il portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying ha detto che Tokyo “gioca maliziosamente, esagerando la minaccia cinese” e cercando “di creare un pretesto per il suo rafforzamento militare“. [4]
Il fatto è che sia Pechino che Tokyo sviluppano i propri arsenali ed effettuano rettifiche significative delle loro dottrine della difesa. Il governo giapponese del Primo ministro Shinzo Abe si propone di creare un corpo simile ai marines degli Stati Uniti, un contingente di fanteria di marina in grado di assaltare e occupare le isole contese. Inoltre, Abe ha chiesto di cambiare la “costituzione pacifista”, imposta al Giappone dagli Stati Uniti, per consentire una postura militare più attiva. Nel frattempo, la spesa militare di Pechino è crescita a due cifre ogni anno per oltre un decennio. Anche se l’incremento del bilancio militare della Cina riflette in larga misura la rapida espansione dell’economia cinese nel suo complesso, la spesa di Pechino per sottomarini avanzati e missili antinave causano preoccupazioni ai suoi rivali regionali, soprattutto il Giappone.
La decisione di Pechino di far rientrare le sue navi con una lunga deviazione attraverso lo stretto di La Perouse circumnavigando il Giappone, è parte del tentativo altamente simbolico di estendere la presenza marittima della Cina. L’attuale dispositivo navale della Cina è stato progettato principalmente per proteggere le coste cinesi in caso di una guerra con gli USA e Taiwan. Tuttavia, negli ultimi anni, Pechino ha cercato di estendere il raggio operativo delle proprie navi e di creare una credibile flotta “oceanica”. Le recenti implementazioni per contribuire alla lotta contro la pirateria al largo delle coste dell’Africa orientale, la partecipazione cinese, la scorsa settimana, alle manovre “Mare comune 2013″ con la Russia, e la scelta di una rotta indiretta per rientrare dalle manovre, sono destinate a rafforzare il prestigio marittimo cinese. Le politiche nazionali sono le principali forze trainanti delle crescenti tensioni nel Pacifico occidentale  Le elezioni per la camera alta del Giappone si svolgeranno il 21 luglio. Il Primo ministro Abe cerca di rafforzare i suoi poteri in politica estera. Presentando la situazione, Reuters riferiva che gli ultimi sondaggi prima del voto indicavano che il 43% degli elettori vuole votare per il Partito Liberal-Democratico (LDP) di Abe, il che significa che con il suo partner di coalizione, New Komeito, l’LDP probabilmente avrebbe la maggioranza alla camera superiore, ponendo termine al “parlamento piegato”, dove l’opposizione che controlla la Camera alta, può contrastare le decisioni politiche approvate nella Camera inferiore. Anche se il sistema politico della Cina distacca la leadership dall’opinione popolare, una dinamica simile potrebbe aver luogo nel Regno di Mezzo. Il tasso di crescita economica previsto per la Cina è il più lento in 23 anni, mentre il governo adotta facilità di credito per regolare l’instabile “sistema bancario ombra”. Le tensioni con Tokyo potrebbero rivelarsi una falsa pista, se la popolazione si agitasse per frustrazioni economiche.
Tuttavia, le tensioni geopolitiche attuali convivono con queste distrazioni interne. L’attuale dinamica strategica est-asiatica è ancora in gran parte plasmata dall’eredità della seconda guerra mondiale. Nei quasi settant’anni dalla fine del conflitto, il potere si è notevolmente spostato creando l’attuale clima d’instabilità. Il prodotto interno lordo della Cina ha superato quello del Giappone da soli tre anni, e si prevede che superi quello statunitense in questo decennio (ad eccezione di un gravissimo disastro economico). Nel frattempo, la crisi economica e finanziaria porta a significativi tagli militari statunitensi, che potrebbero costringere Tokyo ad essere più autonoma nella difesa. Ciò, a sua volta, potrebbe ispirare altri progressi cinesi nella tecnologia militare. C’è il rischio reale di una corsa agli armamenti nella regione, di un errore di calcolo in una dimostrazione di forza e di una grande catastrofe. Le due guerre mondiali scoppiarono in un contesto di intransigenza politica, mutamenti di potenza e ambizioni geopolitiche. Mentre i marinai cinesi rientrano circumnavigando tutto il Giappone, le potenze regionali e mondiali interessate farebbero bene a ricordarsi le lezioni della Storia.

Osservazioni:
1. Japan left key straits open for U.S nukes, The Japan Times, 22 giugno 2009.
2. Govt. to preserve remote isles, The Japan News, 16 luglio 2013.
3. Japan’s Blunt Stance Riles China, S. Korea, Defense News, 14 luglio 2013.
4. Tension with Japan rises over Chinese warships, Business Day, 15 luglio 2013.

Brendan P. O’Reilly è uno scrittore residente in Cina ed educatore a Seattle. È autore di The Trascendental Harmony.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’arma misteriosa terrorizza gli ammiragli statunitensi

Da qualche parte là fuori, qualcuno ha costruito qualcosa per cui l’US Navy è andata assolutamente fuori di testa
Robert Beckhusen War is Boring, 12 luglio 2013

YJ62Gli Stati Uniti hanno la più grande e cattiva marina del mondo. Ma una nuova e pericolosa arma misteriosa spaventa gli ammiragli statunitensi. Ciò secondo la recente approvazione di una spesa  massima di 65 milioni di dollari in tre anni tra il Naval Research Laboratory e l’azienda della difesa ITT Exelis. I fondi, secondo un documento dell’US Navy, sono destinati a 24 sistemi di guerra elettronica da imbarcare sulle navi militari degli USA che navigano nei pressi delle acque cinesi. Il motivo? Ciò è “necessario per contrastare un pericolo immediato alle operazioni della flotta navale”, ha dichiarato l’US Navy. Il comando operazioni vuole che le nuove difese siano attive dal marzo 2014. L’allerta urgente, apparso per primo su Military & Aerospace Electronics, è un avvertimento insolitamente forte per la flotta più potente del pianeta. Ufficiali dell’US Navy hanno detto alla rivista del pericolo posto da una “minaccia scoperta di recente” che ha spinto il comandante dell‘US Pacific Fleet, Ammiraglio Cecil Haney, ad accelerare il programma. L’US Navy non parla di ciò che la minaccia, quale Paese l’abbia sviluppata o quando sia stata scoperta dagli statunitensi. Richieste di commenti all’US Navy non hanno avuto risposta. Ma è possibile fare supposizioni. Come osserva la rivista di settore, “i sistemi di guerra elettronici imbarcati in genere sono progettati per rilevare e ingannare i radar delle minacce nemiche. In particolare, l’elettronica dei radar delle navi lanciamissili“. Ed è ragionevolmente sicuro supporre se si tratti di un nuovo missile, cinese.

Come affondare una nave statunitense
Per essere chiari, nessuno al di fuori dell’US Navy sa di certo cosa abbia così sorpreso il comando operazioni. Fino a quando l’US Navy non rivela esattamente ciò che la minaccia, si potrà solo indovinare. Oltre alla Cina, gli altri giocatori in questo scenario sono, naturalmente, la Russia, l’Iran e la Corea democratica. “Numerose possibilità che esploda assai rapidamente, si potrebbe costruire partendo da una tecnologia di matrice russa, cinese, iraniana e nordcoreana, e poi guardare i progetti originali ottimizzandoli e migliorandoli, o avere dei progetti del tutto nuovi“, dice a War is Boring Carlo Kopp, analista del think tank Air Power Australia. “Uno o tutti questi potrebbero costringere a un rapido aggiornamento.” “Non ci sono state altre rivelazioni su nuovi missili russi o cinesi, ma se  per esempio sono aggiornati e migliorati con nuova tecnologia dei missili già esistenti, ciò potrebbe non apparire sui media per settimane, mesi o anni“, dice Kopp. “Un cambiamento di questo tipo potrebbe costringere a un rapido dispiegamento di un nuovi jammer“, continua. “Questo è accaduto spesso durante la guerra fredda, quando scoprimmo quei sistemi che i sovietici ci nascondevano. Così c’era una folle corsa per recuperare.
La velocità del nuovo programma di guerra elettronica e il suo dichiarato pretesto, potrebbero essere letti come segnali di allarme che l’US Navy resta indietro rispetto alle marine sue rivali. La Cina, per esempio, ha investito molto in ogni tipo di ordigni progettati per affondare le navi da guerra statunitensi nell’oceano. L’US Navy è sempre più sulla difensiva, le proprie armi non sono in grado di impedire ad aerei, navi e sottomarini di Pechino di avvicinarsi abbastanza per sparare missili contro le navi statunitensi. Un missile cinese lanciato verso una nave statunitense potrebbe volare a pelo d’acqua con un profilo basso, puntando sul suo obiettivo usando sensori multi-modali, come gli infrarossi e il radar. Ciò significa che il missile è molto difficile da individuare e fermare. Usando un jammer, l’AN/SLQ-32 è il modello principale dell’US Navy, una nave da guerra potrebbe  disturbare elettronicamente un missile in volo abbastanza per interromperne la fase di guida terminale, quando il missile è a solo pochi secondi di distanza dal bersaglio. Ma qualcosa è andato terribilmente storto se un missile nemico arriva così vicino. E’ per questo che l’US Navy tradizionalmente pone maggiore accento sulla distruzione del vettore di lancio. E’ meglio, secondo logica, rilevare e distruggere aerei, sottomarini o navi di superficie nemici prima che abbiano mai la possibilità di lanciare un missile. Una grande nave rumorosa è più facile da rilevare, ed e molto più facile da distruggere, di un missile che si può vedere solo per pochi secondi, se non lo si vede del tutto. Ma se gli Stati Uniti non possono nemmeno fare questo?

Ecco che arrivano i missili cinesi
La causa: nella corsa missilistica in corso nel Pacifico, solo la Cina potrebbe essere vincente. La più muscolosa di queste nuove armi cinesi è il missile balistico antinave DF-21D, che ha una gittata di oltre 3000 km. Se in una qualche futura guerra uno di questi missili venisse lanciato contro una nave da guerra degli Stati Uniti, non potrebbe esserci alcuna difesa contro di esso. La Cina sviluppa anche una versione navalizzata del missile da crociera aria-superficie DH-10, che può percorrere quasi 2.500 chilometri e colpire bersagli terrestri quali le basi statunitensi di Guam e Okinawa. Gran parte dell’arsenale di missili da crociera antinave della Cina è obsoleto, pieno di vecchi missili da crociera importati come Styx, Silkworm e Saccade. Il più potente missile antinave di Pechino è di fabbricazione straniera, il russo SS-N-22 Sunburn, un terrificante distruttore da Mach-3. Pechino ha anche un nuovo missile a corto raggio di produzione locale chiamato C-701 o YJ-62, più o meno equivalente al pilastro missilistico degli Stati Uniti, l’Harpoon. C’è una versione per navi di superficie del YJ-62, con un raggio operativo di circa 400 km, maggiore rispetto a quello dell’Harpoon standard, che è di 120 km. A parità di condizioni, in un testa a testa, un cacciatorpediniere cinese potrebbe sparare il primo colpo contro una nave degli Stati Uniti. E in Cina è in corso anche una grande spinta per costruire missili antinave nuovi e migliori. Pechino avrebbe incrementato l’impiego di speciali navi per test dotate di nuovi sensori che potrebbero essere comunicazioni satellitari o sistemi di controllo del tiro, o qualcosa di completamente diverso.
Tutta questa attività sull’altro lato del Pacifico ha messo gli USA in allarme. “Non siamo troppo sorpresi se l’US Navy si affretta in nuovi rischieramenti, essendo [gli statunitensi] cronicamente arretrati negli aggiornamenti del parco dei sistema EW di tutte e tre le armi, a causa dei finanziamenti deviati nella guerra globale al terrorismo, o qualunque scusa si adotti in questi giorni“, dice Kopp. L’US Navy ha da tempo intuito che sta passando dall’approccio offensivo a quello difensivo. Nel 2011, l’US Navy e la Defense Advanced Research Projects Agency, l’agenzia di ricerca aerospaziale del Pentagono, hanno consegnato 218 milioni dollari alla Lockheed-Martin per sviluppare un nuovo missile antinave a lungo raggio, o LRASM. La gittata precisa è sconosciuta e il missile non entrerà in servizio per altri due anni, al più presto. Certo, questo potrebbe non essere sufficiente per affrontare qualsiasi altra cosa rappresenti una minaccia alle navi statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il missile balistico anti-nave cinese e la cattura del drone RQ-170 Sentinel

AviationIntel 26 gennaio 2012

Dong Feng 21D missiles
Il misterioso programma dei missili balistici antinave della Cina Dongfeng-21D, presumibilmente è in grado di colpire portaerei e le loro navi di scorta statunitensi fino a circa 4.000 km. Il DF-21D utilizza il concetto balistico inviando il suo carico mortale a grande gittata e con un veicolo manovrabile di rientro nella fase terminale di attacco. Se ne è comprovata l’operatività, il DF-21D ha il potenziale di interdire i gruppi di portaerei degli Stati Uniti, negandogli totalmente l’accesso strategicamente imperativo nel Mar Cinese Meridionale. Questo sistema d’arma potenzialmente rivoluzionario, è descritto nel seguente articolo di The Diplomat.
La grande domanda è quanto sia realmente efficace questo sistema d’arma “killer di portaerei”? È un mortale missile strategico anti-portaerei verso cui gli Stati Uniti hanno scarsa difesa, o è solo un sogno, solo un’altra parte della partita strategica giocata dalla Cina contro gli Stati Uniti? E’ molto difficile cercare di stimare l’affidabilità reale e provata del missile “stando fuori a guardare”; ma possiamo dare un’occhiata all’altro meno glamour ma altrettanto importante pezzo di questo sistema missilistico balistico anti-nave, nella capacità della Cina di colpire con precisione i Gruppi di portaerei statunitensi oltre l’orizzonte, per valutare la validità di un tale concetto di così vasta portata. Inoltre, i recenti avvenimenti che riguardano la fuga della tecnologia di avanguardia statunitense degli Unmanned Aerial Vehicles, può aiutarci a meglio prevedere esattamente quanto realisticamente possa diventare efficace il sistema d’arma. Inizialmente il rilevamento dei Gruppi di portaerei statunitensi può essere fatto utilizzando una varietà di metodi, come un avanzato radar ‘oltre l’orizzonte’ (che la Cina sta sviluppando attivamente), il tradizionale velivolo da pattugliamento marittimo, pattugliamenti di sottomarini, navi di sorveglianza e da combattimento di superficie, sorveglianza satellitare e forse dai più efficienti e resistenti Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Per aumentare la possibilità di trovare ciò che equivale ad un ago in un pagliaio, un velivolo da pattugliamento marittimo utilizzerebbe il radar per rilevare inizialmente una flottiglia statunitense, mentre i satelliti potrebbero utilizzare gli infrarossi o i radar di sorveglianza ad apertura sintetica, e i sottomarini potrebbero utilizzare i sonar sia nel ruolo passivo che attivo. Inoltre, quasi tutte le piattaforme di cui sopra potrebbero teoricamente essere in grado di rilevare, inizialmente su un piano generale, un gruppo di battaglia, utilizzando sistemi di rilevamento elettronici (ESM), che potrebbero passivamente rilevare un gruppo di portaerei “ascoltandone” le emissioni elettroniche. In realtà esiste un cocktail iniziale di capacità di rilevamento dei bersagli, quando si tratta di localizzare le flotte statunitensi in navigazione nella vastità del Pacifico. Tuttavia, la capacità che sembra essere di grande interesse per i militari cinesi, così come in tutto il Mondo, è l’uso di un sistema di sorveglianza di ampie aree marittime (BAMS), impiegndo dei Unmanned Aerial Vehicles del tipo High Altitude Long Endurance (HALE). Qualcosa di simile allo statunitense RQ-4 Global Hawk, una piattaforma che con un radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione e capacità Moving Target Indicator (MTI), e con potenti sistemi elettro-ottici per seguire e condurre la scansione di fasce massicce del Pacifico, in cui navigano le navi da combattimento di superficie statunitensi. Inoltre, questo aereo, volando a oltre 20.000 metri, sarebbe in grado di controllare a grandi distanze le zone in cui si sospetta operi la flotta degli Stati Uniti, rendendolo un mezzo capace di sopravvivere al contrario dei prevedibili satelliti e dei meno efficienti aeromobili da pattugliamento marittimo con equipaggio, che sono più facili da distruggere durante una guerra.
La realtà è che la Cina ha costruito e fatto volare una cellula simile all’RQ-4 Global Hawk, così come una versione a getto analogo al Predator-B, altrimenti noto come MQ-9 Reaper statunitense, così come altre versioni di UAV più piccoli. Sembrerebbe che la progettazione e la produzione di cellule per la Cina non sia un problema, quanto utilizzare le funzionalità avanzate dei velivoli senza equipaggio. In realtà, sembrerebbe che sia il Global Hawk della Cina che l’UAV HALE simile al Predator-B, siano in realtà più avanzate aerodinamicamente rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Questo può essere visto dall’impiego nell’UAV HALE cinese di un avanzata e sfalsata ala a forma romboidale, ottimizzata per l’efficienza aerodinamica ad alta quota, contrariamente alla semplice sottile ala diritta in stile U-2 del Global Hawk. Inoltre, un piccolo UAV, simile al ben noto MQ-9, viene testato attivamente dalla PLAAF. La principale differenza tra questo e il suo cugino statunitense, sembra essere l’utilizzo di un motore a reazione e di una cellula dalla resistenza aerodinamica inferiore, che pone l’aereo tra l’MQ-9 Reaper e il nuovo Predator-C a getto e furtivo, noto anche come Avenger, della General Atomics (creatrice dei velivoli della serie Predator), e questo per quanto riguarda la sola progettazione della cellula. Sono apparse delle foto di quello che sembra essere un UAV cinese molto simile, nella configurazione, al furtivo RQ-170 Sentinel e al relativo P-175 Polecat, anche se non ci sono informazioni interne di dominio pubblico in merito alla situazione dei test, o perfino delle vere dimensioni di questa macchina. Dove la Cina sembra avere carenze tecnologiche riguardo gli UAV, è nel campo delle trassmisioni dati avanzati, dei controlli di volo autonomi e, nel caso del concetto BAMS, di un potente radar di sorveglianza a bassa probabilità di intercettazione (LPI).
Cioè laddove il RQ-170 Sentinel, atterrato in modo morbido nel territorio iraniano, può rivelarsi estremamente utile per i cinesi. L’Iran ha già dichiarato che i russi e i cinesi hanno esaminato il drone, più di un mese prima, ma ci si può immaginare che ci sarà una vera e propria guerra delle offerte su chi, effettivamente, metterà le mani sul Sentinel per eseguire una ‘reverse engineering’. Visto che i cinesi sono davvero i migliori retro-ingegneri del Mondo ed hanno portafogli capienti, è quasi un dato certo che otterranno dati di prima mano, facendo tesoro di ciò che è nascosto all’interno della liscia carlinga a boomerang della “Bestia di Kandahar”. Indipendentemente da quanto sia invisibile ai radar il design dell’RQ-170, è ciò che vi è impacchettato all’interno che gli permette di realizzare delle missioni uniche e altamente stimolanti, e potrebbe essere proprio ciò di cui la Cina ha bisogno per produrre un suo UAV, attualmente, mentre sviluppa i giochi strategici per il Teatro del Pacifico, soprattutto se esso viene abbinato al nascente programma di missili balistici anti-nave. I data link furtivi dell’RQ-170 sono molto probabilmente i pezzi più avanzati in dotazione che permettono al velivolo di rischiare missioni clandestine altamente sensibili, essendo in grado di operare in modo semi-autonomo, mentre rinvia continuamente e in tempo reale informazioni ai controllori di terra, molto probabilmente in tutto il mondo, senza essere rilevato dalle postazioni nemiche in ascolto. Si tratta davvero di uno dei più grandi aspetti del Sentinel. Non vi può essere dubbio che come minimo, l’hardware che permette ciò, compreso ciò che si trova sotto le sue due “gobbe” per le telecomunicazioni, siano rimasti in gran parte intatti dopo la sua sfortunata caduta dietro le linee nemiche. Tale hardware sarà prezioso per gli ingegneri cinesi, che hanno un grande bisogno di integrare il data link LPI nel BAMS del loro HALE/UAV, al fine di consentirgli di rimanere inosservato mentre vola lontano da casa, permettendogli così di sopravvivere in un  conflitto.
Come abbiamo detto in passato, l’RQ-170 molto probabilmente utilizza la stessa architettura di controllo dell’RQ-4 Global Hawk, in particolare la sua avanzata stazione di terra costruita dalla Northrop Grumman. Poter comprendere da un lato questo collegamento circolare delle comunicazioni, senza dubbio aiuterà i cinesi a produrre l’interfaccia umano dall’altro lato. Eppure, per i cinesi, il pezzo più importante dell’hardware a bordo dell’RQ-170 caduto, molto probabilmente è il radar miniaturizzato ad apertura sintetica a bassa probabilità di intercettazione ed il suo avanzato indicatore di movimento dei bersagli. Un pezzo dell’equipaggiamento che può veramente permettere al DF-21D la distruzione di una portaerei. L’RQ-170 ha avuto dei lontani predecessori, come il Tacit Blue  e il Darkstar (molto di più si può leggere, riguardo all’oscuro albero genealogico del Sentinel, alla fine di questo articolo), che certamente sono stati costruiti per sfuggire ai radar di sorveglianza di o presso un territorio interdetto. Che cosa ha a che fare tutto ciò con il missile balistico antinave della Cina DF-21D? Molto in realtà. Se, infatti, l’RQ-170 sfoggia un così efficiente radar, come sembra essere dalle ultime foto ad alta risoluzione scattate mentre operava fuori dalla sua base a Kandahar, che si tratti di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), o anche un più datato radar a scansione passiva dotato di funzionalità LPI, può solo far compiere un salto necessario alla Cina nella capacità d’intercettazione oltre l’orizzonte e di quasi invisibilità del suo programma dei missili balistici antinave DF-21D. Ciò che è più sorprendente, nella possibilità dei cinesi d’impadronirsi del drone RQ-170 perduto, non sono necessariamente i singoli sistemi di bordo, ma  il sistema di targeting in tempo reale e le capacità di collegamento dati che possiede e che potrebbero essere quasi direttamente adattati alla cellula dei loro droni HALE/BAMS. Un velivolo senza dubbio concepito per supportare il missile balistico anti-nave DF-21D in tempo reale, capace di restare in volo in modo continuo, con capacità avanzate di poter inseguire i movimenti degli obiettivi, e di cui hanno un così disperato bisogno per rendere efficace l’intero sistema. Quando si tratta di inseguire oggetti in movimento a grande distanza, l’alta qualità dei dati forniti su un bersaglio remoto è in grado di fornire la migliore possibilità che l’arma colpisca tale bersaglio, soprattutto se lanciato da migliaia di chilometri di distanza e centrandolo. Se la Cina ha infatti accesso ai sistemi di collegamento dati, di controllo del volo e ai sensori dell’RQ-170, non ci può essere alcun dubbio che la qualità dei dati sarà tale che la capacità dei loro UAV di raccogliere e trasmetterli farà un balzo in vanti di anni, se non di decenni.
Nel caso del DF-21D non è chiaro come il missile, volando a velocità ipersonica con testate indipendenti (un singolo missile DF-21D sarebbe in grado di trasportare più veicoli di rientro (MRV)) mentre punta verso le sue vittime marittime in movimento, possa in realtà individuare o agganciare gli obiettivi. Inizialmente, una sorgente di targeting, in questo caso un UAV di sorveglianza marittima a lungo raggio ad alta quota, ritrasmetterebbe le precise coordinate del bersaglio al centro comando e controllo, passando le coordinate a un sistema di lancio mobile terrestre, o possibilmente navale, di un DF-21D. Minuti dopo il lancio, mentre il missile è al suo apogeo e prima che la testata si separi, un aggiornamento dei dati in fase di volo può essere trasmesso dall’UAV collegandosi al missile tramite un satellite, per rendere più precisa la regolazione della fase finale del volo. Prima che la testata si separi, deve continuare a manovrare verso il suo obiettivo, cosa che equivale a colpire un francobollo che galleggia in uno dei Grandi Laghi. Un dispositivo di tracking terminale a bordo della testata, quindi entra in azione. Questo è il momento in cui le capacità reali del DF-21D diventano un mistero. Un attacco terminale guidato potrebbe essere realizzato utilizzando un sensore a infrarossi nel naso della testata o ‘veicolo di rientro’, che guiderebbe la fase finale dell’attacco. Avverrebbe così, dopo che le coordinate iniziali del target sono state inviate al momento del lancio e aggiornate, possibilmente, nel corso della fase di volo a “metà percorso” del missile. Il sistema di ricerca a infrarossi passivo di bordo, non essendo ad energia elettromagnetica, dovrebbe essere utilizzato per illuminare il bersaglio. Il sensore a infrarossi acquisirebbe l’area in cui la nave è più probabile che navighi, durante gli ultimi secondi di volo, nella speranza di bloccarsi sulla firma di calore della portaerei che manovra rapidamente. La portaerei statunitense cambierebbe rapidamente rotta e velocità, mentre i satelliti di allerta precoce per il rilevamento del lancio di missili balistici sicuramente rileverebbero la fase di spinta iniziale del DF-21, allertando il gruppo della portaerei del missile in arrivo, o più probabilmente, dei missili. Anche gli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili classe AEGIS, del gruppo d’attacco della portaerei, tenterebbero di monitorare e inseguire il missile con le loro limitate capacità di difesa antimissili balistici.
Un altro modo per agevolare la fase finale dell’attacco del missile balistico antinave DF-21D è utilizzare i collegamenti dei dati non solo riportando le coordinate iniziali del bersaglio al lanciatore del missile, ma trasmettendone continuamente la posizione esatta mentre si muove nel tempo e nello spazio, via satellite, al missile, finché avvia l’attacco finale sul suo bersaglio. Ciò massimizza il data-linking e il radar dell’UAV, e la loro tecnologia per tracciare il movimento dei bersagli. Una piccola antenna che può resistere ai violenti effetti atmosferici al rientro di una testata, può essere in grado di fornire, in tempo reale, i dati necessari inviati da un UAV che utilizzi tecnologia derivata dal RQ-170, per colpire con precisione una portaerei in manovra, e con un elevato grado di affidabilità. In questo caso l’UAV, o qualsiasi altra piattaforma per il rilevamento a distanza, potrebbe letteralmente dire alla testata dove andare, tramite il collegamento dati, fino a quando non trapassa il ponte della portaerei volando a Mach 10. Un altro metodo, molto probabilmente, potrebbe utilizzare un sistema di ricerca radar attivo o passivo. Un ricercatore radar attivo, in pratica un piccolo radar come quello utilizzato per i missili aria-aria a medio raggio, potrebbe essere efficace, anche se la sensibilità del sistema è limitata, essendo fragile e complesso e suscettibile di inceppamenti. Un’alternativa più probabile, in questa fase della capacità tecnologica della Cina, almeno sarebbe di far puntare la testata, nella sua fase finale, sul bersaglio mentre attraversa l’atmosfera usando un vecchio, ma più robusto, sistema di guida radar terminale, noto come radar homing “semi-attivo”. Il radar homing “semi-attivo”, a volte chiamato “fascio a onda”, funziona in modo simile al già accennato radar dei missili aria-aria, come l’AIM-7 Sparrow, resosi popolare in Vietnam e con Desert Storm. Questa forma di targeting via radar utilizza una potente fonte radio per “dipingere” un bersaglio con una certa banda e frequenza di energia elettromagnetica. Poi lo stesso missile, dotato di una rudimentale testata di ricerca, sintonizzata per “vedere” l’energia riflessa del radar d’inseguimento lontano, semplicemente riconosce e insegue le onde radar riflesse dal target “dipinto”, fino al punto d’impatto o fino a quando si attiva il radar di bordo. Questa forma semplice, collaudata e affidabile di puntamento richiederebbe una fonte secondaria, in questo caso un UAV HALE/BAMS dotato di un radar potente, che traccia l’obiettivo per la testata attaccante, durante gli ultimi momenti del volo d’attacco. Utilizzando tecnologia ad alta potenza, ma compatta, AESA o ESA, dove un fascio di energia molto potente può individuare un bersaglio a grande distanza, si consentirebbe a un tale sistema di operare in modo efficiente. Inoltre, il potente radar degli UAV armati dovrebbe solo “dipingere” un obiettivo per un periodo di tempo continuo molto breve, solo pochi secondi, mentre la testata compie l’avvicinamento finale a velocità ipersonica.
Una volta che l’attacco è completato, il sistema di puntamento dell’UAV può passare alle “emissioni silenziose” e cambiare rotta per sfuggire alla rappresaglia, anche se sarebbe molto probabilmente oltre la portata di una squadra statunitense, in primo luogo. Inoltre, se la Cina può rigenerare i sistemi derivati dall’hardware del Sentinel per un tale compito, le informazioni da tale cellula furtiva permetterebbero al velivolo di avvicinarsi ulteriormente a una squadra statunitense. Anche se l’UAV venisse abbattuto da ciò che resta di un gruppo di portaerei, dopo un massiccio tiro di sbarramento di DF-21D, sarebbe un prezzo esiguo da pagare per quello che sarebbe l’attacco antinave di maggior successo in 70 anni. Tra le possibilità di targeting di cui sopra, alla fine, tra una decina di anni si potrà vedere un DF-21D dotato di una serie variabile di sistemi di guida terminale e di targeting, al fine di aumentarne le probabilità di successo quando ne viene sparata una raffica contro delle unità di superficie nemiche. In effetti, questo renderebbe più difficile per la nave presa di mira sapere quale tipo di attacco verrebbe perseguito contro di essa. Inoltre, l’uso di diversi metodi di guida terminale complicherebbe gravemente l’attuazione delle contromisure, come razzi direzionali agli infrarossi, dispositivi “accecanti” per le testate dotate di homing IR, o di chaff per testate dotate di homing radar.
Alla fine, la bassa probabilità di intercettazione dei collegamenti dati, sia per per il funzionamento dell’UAV che per indirizzare il missile nella fase iniziale e per guidarne la testata durante la sua fase terminale di volo, sarebbe il “Sacro Graal” di tale sistema d’arma, molto difficile da ingannare o confondere. A quel punto, solo una difesa basata su armi laser attive o “hit to kill” sarebbe in grado di respingere un attacco del genere, che potrebbe essere efficace contro un DF-21DS in rientro, e durante una bella giornata, ma inutile contro uno sbarramento massiccio. Un targeting a lungo raggio che utilizzi un UAV tipo High Altitude Long Endurance (HALE) in operazioni semi-autonome di tipo sorveglianza marittima su grandi aree (BAMS), dotato di data link a bassa probabilità di intercettazione (LPI) e radar di acquisizione ad alta potenza e ad alta risoluzione, sarebbe senza dubbio l’attivatore e il moltiplicatore di forza definitivo che permetterebbe al missile balistico antinave cinese DF-21D di raggiungere il suo pieno potenziale. Con la recente perdita di un avanzatissimo drone degli Stati Uniti, che quasi certamente era dotato di tutti i componenti sopra citati, i cinesi potrebbe compiere l’enorme salto tecnologico di cui hanno bisogno proprio al momento giusto, rendendo efficace tale pericolosa sistema d’arma d’interdizione di area. Un sistema volto a colpire al cuore la potenza degli Stati Uniti: i loro gruppi di portaerei.
Con tutta la sua potenza, un gruppo di portaerei statunitense è efficace solo se i suoi obiettivi rientrano nella gittata dei suoi aerei da combattimento e missile cruise. Un arsenale operativo di DF-21D, accoppiato a una efficace assistenza di targeting oltre l’orizzonte, negherebbe agli statunitensi la prossimità utile per colpire le coste cinesi e i mari circostanti, e con un margine enorme. La necessità di una robusta e resiliente forza di puntamento e sorveglianza a lungo raggio è così importante per il sistema DF-21D, che mi spingerei a dire che l’RQ-170 catturato dagli iraniani si presenta come una grande opportunità per la difesa della Cina, e un enorme aumento del rischio potenziale per la Marina degli Stati Uniti, di cui non c’è davvero alcun precedente noto. In sostanza, le capacità del RQ-170, se riprodotte in modo esatto, o anche in modo più rudimentale, possono benissimo aver dato ai progettisti cinesi il prezioso “anello mancante” che cercavano di avere per fare del loro pregiato DF-21D un vero “Carrier Killer” realmente operativo.

Potete leggere tutta la mia copertura sul RQ-170, nel link seguente, compresa la mia analisi fotografica e la serie sulle “Origini dell’RQ-170“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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