Il Petro-Rublo russo sfida l’egemonia del dollaro USA. La Cina sviluppa il commercio eurasiatico

Peter Koenig Global Research, 8 aprile 2014

La Russia ha appena lanciato un’altra bomba, annunciando non solo il disaccoppiamento del commercio dal dollaro, ma anche che la commercializzazione dei suoi idrocarburi avverrà in rubli e nelle valute dei suoi partner commerciali, non più in dollari, vedasi La Voce della Russia.

BRICS-mapIl commerciale della Russia degli idrocarburi ammonta a circa un trilione di dollari all’anno. Altri Paesi, in particolare BRICS e BRICS-associati (BRICSA) potrebbe presto seguirne l’esempio e unirsi alla Russia, abbandonando il ‘petro-dollaro’ come unità per il trading di petrolio e gas. Ciò  potrebbe ammontare a decine di miliardi di perdite nella domanda annuale di petrodollari (il PIL degli Stati Uniti era circa 17 miliardi di dollari nel dicembre 2013), togliendo quanto meno un dente importante all’economia degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dichiarazione di Press TV secondo cui la Cina riapre la vecchia Via della Seta come nuova rotta commerciale collegando Germania, Russia e Cina e permettendo di collegare e sviluppare nuovi mercati, specialmente in Asia centrale, dove il nuovo progetto porterà stabilità economica e politica, e nelle province occidentali della Cina, dove verranno create “nuove aree” di sviluppo. La prima sarà la Lanzhou New Area nel Gansu, una delle regioni più povere della Cina nordoccidentale. “Durante la sua visita a Duisburg, il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un colpo da maestro da diplomazia economica contrastando direttamente lo sforzo della fazione neo-conservatrice di Washington per suscitare un nuovo confronto tra NATO e Russia.” (Press TV, 6 aprile 2014)
Sfruttando il ruolo di Duisburg quale maggiore porto interno del mondo, snodo storico dei trasporti in Europa e centro dell’industria siderurgica della Ruhr in Germania, propone che Germania e Cina cooperino nella costruzione di una nuova “via della Seta economica” che colleghi Cina ed Europa. Le implicazioni della crescita economica per tutta l’Eurasia sono impressionanti“. Curiosamente i media occidentali hanno finora ignorato entrambi gli eventi. Sembra che ci sia il desiderio di accompagnare la falsità delle illusione e arroganza occidentali assieme al silenzio. La Germania, il motore economico d’Europa e quarta economia del mondo (PIL da 3600 miliardi dollari US), all’estremità occidentale del nuovo asse commerciale sarà la calamita che attirerà altri partner commerciali europei della Germania verso la Nuova Via della Seta. Ciò che appare come un futuro vantaggio per Russia e Cina, comporterà anche sicurezza e stabilità, ciò sarebbe una sconfitta letale per Washington. Inoltre, i BRICS si preparano a lanciare una nuova moneta, composta dal paniere di loro valute locali, da utilizzare nel commercio internazionale, nonché una nuova valuta di riserva, sostituendo un dollaro gravato dal debito e piuttosto inutile, una prodezza benvenuta nel mondo. Insieme con la valuta dei nuovi Paesi BRICS (A) arriverà un nuovo sistema di pagamento internazionale, sostituendo negli scambi SWIFT e IBAN, rompendo così l’egemonia della famigerata manipolatrice di oro e valuta di proprietà privata Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, detta anche banca centrale di tutte le banche centrali. Per esserne sicuri, la BRI è un’istituzione di proprietà privata a scopo di lucro creata nei primi anni ’30, durante la grande crisi economica del 20° secolo. La BRI fu costituita proprio per questo scopo, controllare il sistema monetario mondiale insieme alla FED, anch’essa di proprietà privata dei Banksters di Wall Street, l’epitome della proprietà privata non regolamentata. La BRI è nota ospitare almeno una mezza dozzina di riunioni segrete all’anno, in cui partecipa l’élite mondiale per decidere il destino di Paesi e intere popolazioni. La sua scomparsa sarebbe un altro gradito nuovo sviluppo.
Con la nuova via commerciale e il nuovo sistema monetario in formazione, altri Paesi e nazioni, finora presi dagli artigli della dipendenza dagli Stati Uniti, accorreranno verso il ‘nuovo sistema’, isolando man mano l’economia industriale militare (sic) di Washington e la sua macchina da guerra della NATO. Questo mutamento economico potrà mettere l’impero in ginocchio senza spargere una goccia di sangue. Lo spazio per una nuova speranza di giustizia e maggiore uguaglianza, la rinascita di Stati sovrani, può sorgere trasformando la spirale delle tenebre in una di luce.

Peter Koenig è un economista ed ex-impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, Voce della Russia e altri siti Internet. È autore di Implosion, racconto basato sui fatti e su 30 anni di esperienza in tutto il mondo.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ampie opportunità di collaborazione finanziaria per i BRICS

Viktor Kuzmin, RIR, 7 aprile 2014

Il raggruppamento può avviare un sostituto al sistema SWIFT e creare un mercato finanziario pan-eurasiatico senza il dollaro. Inoltre, un accordo sui cieli aperti aiuterebbe ad incrementare il traffico aereo tra i Paesi.
brics-banner2-with-text2-jpegL’attuale crisi per l’Ucraina ha spinto i BRICS ad avviare una politica concertata nel campo finanziario. Gli aderenti al gruppo hanno già deciso di creare la propria banca di sviluppo e gli eventi sull’Ucraina hanno sottolineato l’importanza di questa decisione, dice Vladimir Lupenko, partner della società di consulenza FCG. Mikhail Krylov dell’United Traders ha fiducia che i BRICS possano fare un ulteriore passo avanti e accedere nei pagamenti nelle rispettive valute, consentendo di aumentare le possibilità di proteggere le proprie valute contro una guerra economica. Vassilij Jakimkin del FIBO Group ritiene che i recenti eventi riguardo la Russia dimostrano che i Paesi BRICS utilizzando i codici SWIFT per effettuare pagamenti in dollari o euro, dipendono dall’occidente. Ogni Paese può essere privato di tali codici in qualsiasi momento, rendendo impossibili i bonifici. Ciò significa che i Paesi dell’associazione devono iniziare a creare il proprio SWIFT, pensando allo stesso tempo a creare un proprio sistema di pagamenti. L’inaspettata decisione di VISA e MasterCard di bloccare le operazioni presso le banche russe colpite dalle sanzioni statunitensi dimostra l’elevato livello di dipendenza di tali operazioni dagli Stati Uniti Un altro passo in avanti, secondo Vladimir Rozhankovskij, direttore del dipartimento di analisi del Nord Capital Investment Group, sarebbe creare una borsa pan-eurasiatica “senza dollari” che possa dare la tanto attesa scossa nello sviluppo dei sistemi finanziari regionali. Secondo la valutazione del partner di RusEnergy Mikhail Krutikhin, la Cina può ricavare il maggiore beneficio dalle relazioni tese tra la Russia e l’occidente. “Le sanzioni possono rendere più difficile alle imprese statali russe accedere ai finanziamenti, e i cinesi, che hanno notevoli risorse monetarie a disposizione, hanno la possibilità di investire e fare prestiti in Russia a condizione di partecipare ai progetti che prevedono estrazione e trasporto degli idrocarburi“, ha detto. I membri dei BRICS hanno anche molte opportunità di rafforzare la partnership nei settori reali dell’economia. Secondo il professor Boris Eliseev, esperto presso la Camera dell’aviazione civile pubblica, i Paesi aderenti potrebbero attuare un regime dei cieli aperti nell’ambito dell’associazione. “Questo faciliterà la cooperazione tra i Paesi e lo sviluppo del trasporto dei passeggeri“, ha detto.
La carta vincente, naturalmente, è ampliare la cooperazione su petrolio e gas. La Russia non ha necessariamente bisogno dell’Unione europea e degli Stati Uniti per sostenere la produzione del petrolio e lo sviluppo di nuovi giacimenti. “La Russia ha appreso a produrre gli oleogasdotti. Acquisto impianti ed altro in Cina o li riunisce sotto il suo controllo, e le piattaforme vengono ordinate in Corea e Cina“, spiega Mikhail Krutikhin. Tecnicamente, il riorientamento delle esportazioni di petrolio dall’ovest all’est potrebbe effettuarsi in 1-2 anni. E’ più difficile con il gas, dove notevoli investimenti saranno necessari. Tuttavia, questo problema può essere risolto se Cina e India decidono di diventarne clienti “ancorando” ad oriente il gas siberiano. In altri settori, il Brasile è pienamente in grado d’incrementare la partnership con la Russia nel settore agricolo e, a quanto pare, dovrà sbrigarsi perché l’Europa non potrà tecnicamente fornire alla Russia carne di maiale a seguito della diffusione dell’influenza suina africana. Cina ed India possono inserirsi nei piani russi per l’esplorazione dello spazio e la produzione di energia nucleare più sicura. L’India può anche acquisire maggiore cooperazione tecnico-militare con la Russia e ulteriore accesso alle tecnologie militari russe.
Secondo la valutazione di Vassilij Jakimkin, la Cina potrà rafforzare la propria posizione di leadership nello sviluppo e produzione dell’elettronica, l’India nella farmaceutica e il Brasile supererà UE e USA nella produzione biotecnologica e del bestiame. Sud Africa, Cina e Russia potranno anche guidare certi settori agricoli, se non avranno problemi. È certo che “nel prossimo futuro, i Paesi BRICS potranno sempre più promuovere le loro priorità commerciali ed economiche strategiche, lavorando per acquisire, mantenere e rafforzare i propri progressi economici, ma ciò non sarà possibile senza liberarsi dalle incertezze finanziarie“. L’analista finanziario di FxPro, Aleksandr Kuptsikevich ritiene che i Paesi in via di sviluppo più forti devono investire nelle reciproche economie oltre che sui mutui scambi. “La crescita dei BRICS negli ultimi anni si basa soprattutto sui capitali provenienti da Paesi sviluppati, ma ora i capitali dei Paesi in via di sviluppo possono essere usati al posto dei capitali del mondo sviluppato. Mi sembra che le imprese in Russia e Cina siano abbastanza forti per tentare l’espansione sui mercati esteri. Gli iniziali timidi tentativi diverrebbero più dinamici“, ha detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO, Russia: armi o diplomazia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/04/2014

10172725La NATO deve avere una presenza costante nei Paesi che si sentono “vulnerabili” alla Russia, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 26 marzo in una riunione con i capi europei a Bruxelles. Obama ha insistito sul fatto che i piani d’emergenza dovevano essere esaminati ed “aggiornati” per “fare più nell’assicurare la presenza regolare della NATO in alcuni di quei Stati che possano sentirsi vulnerabili”. Le osservazioni sono state fatte durante il tour in Europa del presidente degli Stati Uniti. Gli alleati della NATO scattarono sull’attenti, battendo i tacchi e dicendo: “Sissignore”. L’1-2 aprile 2014 i ministri degli Esteri si sono riuniti per la prima volta da quando la Crimea ha aderito alla Russia. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che le azioni della Russia indicano che non si “continuerà come prima”. “Così oggi, sospendiamo ogni cooperazione pratica con la Russia, militare e civile”, ha detto in conferenza stampa. La NATO ha rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’“annessione illegale” alla Russia della regione di Crimea dell’Ucraina. L’alleanza ha sospeso ogni forma di cooperazione pratica con la Russia per l’Ucraina e ordinato ai pianificatori militari di elaborare misure volte a rafforzarne le difese e rassicurare i membri est europei. Le misure potrebbero includere l’invio di soldati ed equipaggiamento della NATO negli alleati dell’Europa orientale, ulteriori esercitazioni, garantendo che la forza di reazione rapida della NATO sia dispiegata più velocemente e rivedere i piani militari della NATO. I pianificatori militari torneranno con proposte dettagliate tra poche settimane. Vi è una vasta gamma di opzioni da studiare. Ad esempio, si prevede di aprire basi militari permanenti negli Stati baltici. L’aviazione della NATO prenderà parte a pattugliamenti aerei nella regione dopo che le esercitazioni di routine hanno assunto nuovo significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, compresi Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno offerto altri aerei militari. La NATO offre all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni dell’alleanza e sostegno per lo sviluppo dell’esercito. L’operazione congiunta di addestramento antidroga in Afghanistan si concluderà dopo che la sessione attuale scadrà. Il programma per la fornitura di pezzi di ricambio e addestramento per gli elicotteri di fabbricazione russa forniti alle forze afghane finiranno anche. L’iniziativa congiunta di condivisione dei dati radar tra i Paesi ai confini della NATO vedrà spenta la parte russa dell’operazione. La missione della Russia presso la NATO rimarrà aperta e il blocco è disposto a parlare con i russi a livello di ambasciatori od oltre, ma è chiaro che se ci dovessero essere futuri colloqui, l’Ucraina sarà in cima all’ordine del giorno. In un comunicato congiunto che annuncia la sospensione della cooperazione, i ministri hanno detto che il dialogo politico in seno al Consiglio NATO-Russia potrebbe continuare, “se necessario a livello di ambasciatori e soprattutto per permettere di scambiare punti di vista, prima di tutto su questa crisi”. I capi della politica estera europei hanno anche detto che avrebbero rivisto le relazioni della NATO con la Russia nella prossima riunione di giugno.
La NATO e l’Ucraina intensificheranno la cooperazione e promuoveranno le riforme della Difesa in Ucraina attraverso addestramento e altri programmi. L’Ucraina ha dato alla NATO una lista dei desideri delle “attrezzature tecniche” necessarie alle proprie forze armate, che non comprende armi, come ha detto il ministro degli Esteri dell’Ucraina Andrej Deshitsja in conferenza stampa dopo l’incontro con i ministri della NATO. Ha detto che la NATO avrebbe inviato degli esperti a Kiev la prossima settimana per vedere di cosa ha bisogno l’Ucraina. Europa e Stati Uniti collaborano per ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’energia russa sviluppando fonti alternative di gas naturale. Il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha detto: “lavoriamo in sincronia per aiutare l’Ucraina a trasportare gas naturale in Polonia e Ungheria e sviluppare una rotta attraverso la Slovacchia”, aggiungendo che gli Stati Uniti sperano anche di esportare più gas naturale in futuro. “Gli sviluppi in Ucraina hanno messo i problemi della sicurezza energetica sulla ribalta e dimostrano la necessità di rafforzare la sicurezza energetica in Europa”, ha detto una dichiarazione congiunta rilasciata dal Consiglio energetico UE-USA tenutosi a Bruxelles, a fianco dei colloqui NATO. Separatamente, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato in massa sostenendo un disegno di legge che fornisce aiuti all’Ucraina e impone sanzioni alla Russia per la Crimea. Il disegno di legge passa ora al presidente Barack Obama per la firma. In un comunicato, la Casa Bianca ha detto che il presidente ha accolto con favore la mossa. “Questa legislazione ci permetterà di fornire un sostegno fondamentale all’Ucraina attraverso garanzie sui prestiti che faciliteranno l’accesso ai finanziamenti necessari per l’Ucraina, mentre ci vogliono passi essenziali per ripristinare la stabilità economica e riavere crescita e prosperità”, si leggeva. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto che Washington avrebbe intensificato la cooperazione militare con la Polonia e gli Stati baltici per mostrare solidarietà agli alleati nella crisi in Ucraina. “Il dipartimento della Difesa avanza misure per sostenere i nostri alleati”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato.

Pianificazione militare
I pianificatori militari hanno avuto dai ministri degli esteri della NATO l’ordine di studiare le opzioni militari. La possibilità di potenziali installazioni per le forze di terra, mare e aria viene studiata. L’elemento aereo ha già iniziato con il rafforzamento dei pattugliamenti della NATO sulle repubbliche baltiche e le esercitazioni dell’US Air Force con il suo omologo polacco. Altri  aeromobili potrebbero presto essere inviati. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta se inviare 6 velivoli per il pattugliamento dello spazio aereo dell’Europa orientale, e il numero totale di aerei NATO nella regione sarà almeno raddoppiato, dice l’articolo. Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto a Reuters che tale questione sarà decisa dai politici, ma ha confermato che l’esercito potrebbe prendere parte ai pattugliamenti degli aerei AWACS dello spazio aereo di Romania e Polonia, così come ai voli di addestramento nell’ambito della missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. L’alleanza cerca come poter utilizzare le sue forze navali e anche come dispiegare le forze di terra. L’elenco delle opzioni dovrebbe essere pronto entro il 15 aprile. Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa e capo del Comando europeo delle forze armate USA, ha detto che “monitora il pieno impiego delle prossime esercitazioni della NATO” per vedere se si possono rafforzare. Il presidente romeno Traian Basescu ha detto che gli Stati Uniti avevano chiesto di aumentare il numero di truppe e aerei di stanza in una base aerea nel Paese, che confina con l’Ucraina. Nei prossimi giorni, 175 marine di Camp Lejeune in North Carolina saranno inviati in Romania, nell’ambito dello sforzo per rinforzare la presenza del Corpo dei marine in Europa per affrontare imprevisti. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha detto che il ritmo con cui la NATO aumenta la sua presenza militare in Polonia è insoddisfacente. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha detto in precedenza che sarebbe stato soddisfatto se la NATO inviasse due brigate pesanti in Polonia, ha detto nella riunione della NATO che avrebbe accolto tutte le forze della NATO stanziatevi.
Come il Guardian ha riferito, un documento riservato di sette pagine diffuso dal settimanale tedesco Der Spiegel, propone esercitazioni e addestramento congiunti tra l’alleanza e tre Paesi (Armenia, Azerbaigian e Moldavia) per migliorare l’“interoperabilità” dei militari con la NATO ed espanderne la partecipazione alle operazioni di “difesa intelligente” della NATO. Il documento ha inoltre proposto l’apertura di un ufficio di collegamento della NATO in Moldova, di fornire addestramento all’Armenia e dei programmi in Azerbaigian per assicurare i giacimenti di petrolio e di gas sul Mar Caspio. Un certo numero di esercitazioni si svolgerà in Ucraina quest’anno, tra cui: l’esercitazione di squadriglie aeree ucraino-polacche, le esercitazioni ucraino-polacche Ordine 2014 di unità di polizia militare, le esercitazioni ucraino-statunitensi Rapid Trident 2014, le esercitazioni aeree ucraino-polacche Cieli sicuri 2014, le esercitazioni ucraino-statunitensi Sea Breeze 2014, le esercitazioni multinazionali Light Avalanche 2014, le esercitazioni multinazionali delle unità di fanteria di montagna Carpazi 2014, e le esercitazioni Sud 2014 di unità meccanizzate ucraino-moldavo-rumene.

Il miele è dolce, ma le api pungono
A seguito della riunione della NATO, il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski, il cui Paese ha guidato lo sforzo per avvicinare Kiev all’UE, ha detto ai giornalisti che “il resto d’Europa non è sempre con noi”. Praticamente nessuno nei circoli ufficiali dell’UE, dell’Est o dell’Ovest, vuole la NATO in Ucraina. La Russia è il quarto partner commerciale della Germania, al di fuori dell’Unione europea, e suo maggiore fornitore di energia. Tra le aziende francesi con investimenti in Russia c’è la Renault, in parte di proprietà del governo francese. Attraverso una partnership con Nissan, quest’anno Renault ha avviato l’aumento di quasi il 75 per cento della partecipazione nella grande fabbrica automobilistica della Russia. Il 2 aprile, il quotidiano estone Ohtuleht ha pubblicato un editoriale che esprime preoccupazione sui legami economici tra la Russia e le economie dell’Europa occidentale dipendenti dalle sue forniture di gas. “Quale governo oserà suggerire ai propri elettori di trascorrere il prossimo inverno in un appartamento freddo solo per una penisola che nessuno sa indicare sulla mappa?” Andrejs Pildegovics, segretario di Stato per gli Esteri della Lettonia, ha detto che la sua nazione cerca di costruire il consenso alla soluzione diplomatica, mantenendo “le sanzioni sul tavolo”. “L’Ucraina non è un membro della NATO, non è sotto l’ombrello nucleare e non ci sono obblighi di proteggerla”, ha detto. Il Washington Post avverte che l’occidente può essere controbilanciato. Dice che la Russia concentrerà le risorse sul lancio dell’Unione eurasiatica, il prossimo anno. L’articolo nota, “Questa nuova alleanza non è il ritorno dell’Unione Sovietica, è geograficamente molto più ambiziosa, le esportazioni russe di petrolio e materiale militare aiuteranno l’Unione Eurasiatica ad assemblare un capitale geopolitico ben oltre i confini europei”, sottolineando un punto molto importante con cui fare i conti trattando la questione, “Pochissime nazioni possono produrre le armi e l’energia di cui hanno bisogno. Tra queste la Russia. India e Cina, ad esempio, hanno grandi forze militari che dipendono dalla tecnologia russa. Gazprom mette a punto un massiccio accordo sul gas con la Cina, basandosi su un accordo petrolifero precedente, e Rosneft ricerca un accordo a lungo termine con l’India. Nessuna di esse è stata in disaccordo con la Russia sulla scena internazionale; entrambe sono tra le 69 nazioni che non hanno condannato il “referendum” della Crimea alla Nazioni Unite”. Il Washington Post osserva che la Russia è ampiamente supportata in Europa dalle forze di destra e conservatrici. Potranno uscire vincenti nel voto di maggio per il Parlamento europeo, formando un dirompente blocco anti-EU e pro-Russia. Il giornale sollecita, “l’UE demoralizzata e divisa contrasterà la promessa  lanciata dall’Unione Eurasiatica. Il suo appello andrebbe ben al di là dei benefici commerciali e di traffico, magari promuovendo una valuta di riserva alternativa minando le istituzioni internazionali dominate dall’occidente”. La Russia ha ampi legami con India, Cina e Vietnam, fornisce grande supporto materiale a Siria, Iran e Venezuela e guida i rapporti con i Paesi BRICS. Insieme, questi Paesi rappresentano oltre il 20 per cento della produzione economica globale. Il giornale avverte che “la loro cooperazione potrebbe trasformarsi in un’alleanza militare con capacità di proiezione”.

La Russia invoca la ragione: far lavorare la diplomazia
Il 2 aprile, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato per telefono con il segretario di Stato USA John Kerry. Esprimendo preoccupazione per le decisioni prese dalla NATO “che non aiutano l’attuazione di questi compiti”. Lavrov non ha annunciato alcuna misura di ritorsione, e ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per promuovere il “dialogo in Ucraina” sull’unità nazionale. Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto che Kerry ha ribadito l’obiettivo della de-escalation della crisi e ha chiesto colloqui tra i governi russo e ucraino. “Il linguaggio delle dichiarazioni assomiglia piuttosto alla giostra verbale della Guerra Fredda”, ha detto in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich, osservando che la NATO prese tale decisione nella guerra della Russia contro la Georgia nel 2008, e poi riprese la cooperazione di sua spontanea volontà. “Non è difficile immaginare chi ci guadagnerà dalla sospensione della cooperazione tra la Russia e la NATO nella lotta a minacce e sfide moderne alla sicurezza internazionale ed europea, in particolare nella lotta contro terrorismo, pirateria, catastrofi naturali e di origine antropica”, ha detto Lukashevich. “In ogni caso, non saranno certamente la Russia o gli Stati membri della NATO”. Nel frattempo Mosca ha respinto le accuse della NATO che la Russia stia rimuginando piani aggressivi contro i Paesi occidentali. “Le rivendicazioni sui piani presumibilmente aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate”, così l’agenzia Interfax citava l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Grushko ha aggiunto: “le mosse della NATO per proteggere i Paesi dell’Europa orientale non hanno senso”. La NATO ha iniziato le esercitazioni aeree il 1° aprile sulla repubblica ex-sovietica della Lituania con atterraggi di emergenza ed operazioni di ricerca e salvataggio. “Lo scopo di tali esercitazioni è risvegliare gli istinti da Guerra Fredda e dimostrare la necessità della NATO nelle condizioni di sicurezza attuali”, ha detto Grushko, aggiungendo che la Russia “in ogni caso” prenderà tutte le misure necessarie per garantire in modo affidabile la propria sicurezza. “Gli istinti da guerra fredda si sono risvegliati nella NATO, adottandone la retorica conseguente”, citava Aleksandr Grushko la pagina Twitter ufficiale della missione della Russia presso la NATO. “‘L’alleanza è in pericolo!’ Sembra che i contribuenti dovranno pagare i giochi militari”, ha detto. “L’ultima volta (nel 2008) ci fu un congelamento di tre mesi, e lo scongelamento a dicembre”, ha detto riferendosi alla breve guerra della Russia con la Georgia. “Cosa posso dire: è una guerra fredda, quindi sono ancora congelati”, ha scritto su Twitter.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la Russia voleva risposte dalla NATO sulle attività dell’alleanza militare occidentale in Europa orientale. “Abbiamo rivolto domande all’alleanza militare del Nord Atlantico. Non solo aspettiamo risposte, ma che siano completamente basate sul rispetto delle regole concordate”, ha detto Lavrov in una conferenza congiunta con l’omologo kazako. Ha detto che la Russia ha il diritto di spostare truppe sul suo territorio e che le forze attualmente vicine al confine con l’Ucraina sarebbero rientrare nelle loro basi permanenti dopo aver compiuto le esercitazioni militari.
Bisogna fare i conti la realtà e i fatti della vita. La NATO dovrebbe pensarci seriamente prima di seguire il sentiero del confronto aperto con la Russia, invece di usare la diplomazia per risolvere le differenze e trovare un terreno comune per affrontare la questione ucraina in modo positivo.

1920174La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il futuro della Transnistria nel contesto della crisi ucraina

Ari Rusila (Finlandia) Balkan BlogOriental Review 2 aprile 2014

La domanda per l’indipendenza della Transnistria incontra un certo grado di simpatia e comprensione da alcuni esperti occidentali. A titolo di esempio può essere indicato l’analista politico e blogger finlandese Ari Rusila, che di solito presenta la statualità della Transnistria sotto una luce positiva, ammettendo che “la Transnistria ha attratto la mia attenzione per via dei suoi elementi do statualità abbastanza pronta al riconoscimento estero, essendo le circostanze mutate nel diritto internazionale, dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo e, in terzo luogo, perché avevo previsto che la Trandnistria potrebbe essere la prossima polveriera del separatismo dopo il conflitto georgiano e i problemi in Ucraina”. Ritiene che la Transnistria, in confronto al Kosovo, ha in realtà molte più ragioni per essere riconosciuta internazionalmente. La citazione di sopra è tratto dal documento sul conflitto in Transnistria: Stato degli affari e prospettive di accordo, preparato per la conferenza internazionale “Conflitti congelati in Europa” (1° settembre 2012, Bled, Slovenia) di Natalia Belitser e le citazioni si basano sui miei articoli pubblicati nel 2008.

moldova_map_v2La Transnistria prossima Crimea?
Mentre la crisi in Ucraina continua a cuocere a fuoco lento, tensioni nella vicina Moldova iniziano a  salire. Cercando di capitalizzare il desiderio del Presidente Putin di utilizzare la protezione delle popolazioni russofone nella regione come pretesto per espandere le rivendicazioni territoriali, i membri delle due enclavi separate della Moldova cercano la protezione di Mosca. Ora, dopo la rivolta e il colpo di Stato in Ucraina e la riunificazione della Crimea con la Russia, le tensioni sono cresciute fino a coinvolgere la confinante Moldova, che come l’Ucraina si sforza d’integrarsi ulteriormente con l’occidente. La Moldova ha firmato accordi di associazione e libero scambio con l’UE al vertice di novembre 2013 a Vilnius, nel corso del quale l’ex-presidente ucraino Viktor Janukovich respinse l’offerta. Il governo moldavo ha inoltre sostenuto la rivolta filo-occidentale in Ucraina. Esperti occidentali temono che la prossima “Crimea” sia la regione separatista della Transnistria. Molti abitanti non condividono tale paura, e l’ultimo referendum ha visto una larga maggioranza auspicare l’annessione russa. La Transnistria (Pridnestrovie) è un nuovo ed emergente Paese del Sud-Est Europa, posto tra la Moldova e l’Ucraina. La lingua ufficiale della Transnistria è il russo, non il moldavo, mentre la stragrande maggioranza delle scuole insegnano l’alfabeto cirillico invece dell’alfabeto latino usato nel resto del Paese. Recentemente la Transnistria ha adottato la legislazione russa, un chiaro segnale della preferenza della regione per l’adesione all’Unione doganale di Mosca. Più di recente, le esercitazioni militari russe svoltesi il 25 marzo sul territorio secessionista della Moldova di Transnistria hanno alimentato le tensioni. Da parte sua il parlamento della Transnistria ha inviato una proposta alla Duma di Stato russa per chiedere una legislazione russa per l’adesione della repubblica separatista alla Russia. Il documento è una risposta al nuovo progetto di legge della Russia per facilitare l’adesione di nuovi soggetti alla Federazione Russa. I colloqui nell’ambito 5+2 (Russia, Moldavia, Transnistria, Ucraina, OSCE e osservatori di UE e USA) sono in programma per il 10-11 aprile 2014. Transnistria e Gagauzia aderiscono al club di Abkhazia e Ossezia del Sud degli Stati di fatto, ovvero entità politiche che hanno raggiunto una duratura ‘sovranità interna’, ma prive di ‘sovranità esterna’ nel sistema internazionale. Con la Crimea che aderisce alla Russia questi altri “Stati” potranno unirsi alla Russia o continuare come Stati di fatto, e questo sviluppo crea un corridoio, zona cuscinetto o frontiera sul Mar Nero settentrionale.

La cooperazione Moldavia-Transnistria dal 2009 e le elezioni del 2011
Nuove prospettive per la risoluzione del conflitto sono apparse dopo le elezioni parlamentari del 2009 nella Repubblica di Moldova. La nuova squadra filo-occidentale, l’Alleanza per l’Integrazione Europea (AEI), che ha sostituito il Partito comunista al potere nel Paese dal 2001, s’è dimostrata molto più pragmatica e pronta ad affrontare la regione separatista rispetto ai predecessori, che perseguivano invece una politica isolazionista. Nelle elezioni presidenziali del 2011, il Presidente Igor Smirnov, al potere in Transnistria dall’indipendenza nel 1990, non è riuscito ad essere rieletto, ed è stato sostituito dal deputato dell’opposizione, il più giovane leader del movimento ‘Revival’ ed ex-presidente del Consiglio supremo Evgenij Shevchuk. Questi cambiamenti politici hanno suscitato la speranzea che il processo di risoluzione avesse un momento positivo. I mutamenti di potere in Transnistria hanno dato impulso al processo di pace: il negoziato ufficiale è ripreso dopo sei anni d’interruzione, nel novembre 2011 a Vilnius, in Lituania, seguito da un incontro nel febbraio 2012 a Dublino, Irlanda e nell’aprile 2012. Infine, il documento su principi e procedure e l’agenda dei negoziati furono concordati a Vienna, mentre nel luglio 2012 fu firmato questo documento. I temi sono libertà di movimento di passeggeri e merci, traffico ferroviario, l’istruzione, ecc. Un nuovo approccio (iniziativa congiunta di Russia e Germania, a Meseburg, nel 2010) di UE e Russia per risolvere il conflitto, fu la creazione di un Comitato congiunto politico e di sicurezza (EU-R-PSC) a livello di ministri. In relazione alla sicurezza è stato affermato che l’UE e la Russia collaboreranno alla risoluzione del conflitto in Transnistria, al fine di ottenere progressi tangibili nell’ambito del 5+2 (Russia, Ucraina, Moldova, Transnistria, OSCE, UE, USA). La cooperazione potrebbe comprendere un impegno congiunto UE-Russia che garantirebbe una transizione graduale della situazione attuale ad una fase finale.
L’approccio principale nella ripresa dei negoziati e al processo di risoluzione, in generale, si concentra su misure di fiducia (CBM). Ciò significa che gli aspetti politici della risoluzione, ad esempio uno status reciprocamente accettato della Transnistria, non sono ancora toccati. Invece non vi sono stati tentativi di compiere passi concreti sui problemi cui le parti in conflitto sono interessate. Queste iniziative sono:
- Coinvolgere le parti nel dialogo diretto;
- Costituzione di gruppi congiunti di lavoro/esperti sulle misure volte a rafforzare la fiducia;
- Riunioni a livello superiore (ad esempio, tra il primo ministro della RM Vlad Filat e il leader della Transnistria Evgenij Shevchuk, anche tra i ministri degli Esteri Eugen Carpov e Nina Shtanskij);
- Elaborazione ed attuazione di piani nazionali ed internazionali di sviluppo sociale ed economico, ecc;
Il dialogo diretto ai vertici è in chiaro contrasto con la precedente annosa assenza di dialogo. C’era  una dozzina di gruppi di lavoro, ad esempio, su economia, agricoltura e ambiente, trasporti, ferrovie, stato civile, assistenza sociale e umanitaria, salute, istruzione, lotta contro la criminalità organizzata ed emergenze, telecomunicazioni e costumi, mentre il gruppo di lavoro sulla smilitarizzazione e la sicurezza è non ancora operativo. La crescente controversia tra le parti è iniziata con azioni unilaterali da entrambe le parti, durante la primavera 2013. Per primo la Moldova ha istituito il controllo della migrazione dei cittadini in sei posti di blocco, poi la Transnistria ha cominciato a segnare il confine nella zona di sicurezza, o linea di demarcazione della guerra del 1992.

Gli strumenti contro la Transnistria di Chisinau e Kiev
L’arsenale di strumenti, con il supporto “ideologico-politico” occidentale, su cui possono contare  Chisinau e Kiev potrebbe essere il seguente:
- ulteriori inasprimenti sul traffico di frontiera per i residenti della Transnistria, l’introduzione di un divieto totale di passaggio delle frontiere di gruppi sociali e cittadini (da notare a tale proposito che l’ammissione di cittadini stranieri sul territorio della Moldova è liberalizzato; funzionari ucraini dovrebbero esaminare le statistiche su vantaggi e perdite finanziari sul lato moldavo per le società ucraine, ad esempio le compagnie aeree);
- il blocco delle operazioni di import-export della Transnistria, transito di merci della Transnistria,  nell’ambito dei soggetti comuni “europei” nell’integrazione europea, con la domanda del pieno regime delle regole economiche tra Moldova e Transnistria;
- divieto di attraversamento delle frontiere dei veicoli con targa della Transnistria;
- rifiuto di rilasciare permessi per il trasporto di passeggeri della Transnistria;
- legge moldava sui punti di controllo ucraini con pieno accesso a tutti i dati e d’azione legislativa amministrativa, ecc.

La Russia è pronta se necessario
La NATO avverte che l’enclave russofona della Moldova potrebbe essere il prossimo obiettivo di Mosca dopo la Crimea. Ilcomandante supremo della NATO in Europa, Philip Breedlove, ha detto il 23 marzo 2014 che la Russia ha una grande forza sul confine orientale dell’Ucraina ed è preoccupato che possa minacciare la regione separatista della Moldova di Transnistria. La Russia ha avviato una nuova esercitazione militare con 8500 artiglieri presso il confine con l’Ucraina, 10 giorni fa. Breedlove ha detto che la tattica russa dovrebbe portare l’alleanza militare occidentale a ripensare posizionamento e prontezza delle sue forze in Europa orientale, in modo che siano pronte a neutralizzare le azioni di Mosca. Se le forze russe arrivassero, essendo la Transnistria senza sbocco sul mare, dovrebbero attraversare sopratutto la parte occidentale dell’Ucraina. Tuttavia, le forze russe basate nella parte orientale del Mar Nero e in Crimea, concettualmente potrebbero organizzare un ponte aereo. Dalla breve guerra separatista esplosa in Moldavia nel 1991, la Transnistria ospita un presidio di “peacekeeping” di circa 1000 truppe russe. Una possibilità è che la Russia comprenda Odessa nella “cintura di sicurezza” che presumibilmente si estenderà dalla Crimea alla Transnistria. In Moldova l’appetito per l’integrazione europea tra i 3,5 milioni di abitanti s’è indebolito anche prima della crisi in Ucraina, e le elezioni parlamentari di fine anno potrebbero riportare al potere il partito comunista filo-russo, costretto a cederlo nel 2009. La Moldova rientra nella politica di vicinato dell’UE, priva dell’esplicita promessa di adesione, simile a quelle fatte ai Paesi dei Balcani occidentali.

Anche la Gagauzia ha avuto un referendum
A seguito della dichiarazione d’indipendenza del 1991, Comrat (capitale della Gagauzia) ha accettato di far parte della Moldavia, dopo che Chisinau aveva accettato di concedere alla regione lo status giuridico di “zona autonoma speciale”. Il controllo di Chisinau è contestato dal febbraio 2014, quando la Gagauzia ha avuto un referendum per l’adesione all’Unione doganale euroasiatica della Russia. Il referendum seguiva la decisione di Chisinau di entrare nell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, nel novembre 2013, lo stesso accordo che l’ex-presidente ucraino Victor Janukovich ha snobbato optando per l’unione doganale con Mosca. La Gagauzia ha una popolazione di circa 155000 persone, per lo più di etnica gagauza, cristiani ortodossi di lingua turca. Molti abitanti temono che l’UE e la sua integrazione mascherino l’intenzione di Chisinau d’unire la Moldavia alla vicina Romania. La stragrande maggioranza dei votanti al referendum, con un’affluenza di oltre il 70% nella regione moldava autonoma della Gagauzia, votò per l’integrazione con l’Unione doganale della Russia: il 98,4 per cento dei votanti scelse relazioni più strette con essa.  Su una domanda separata, il 97,2 per cento era contro una maggiore integrazione europea. Inoltre, il 98,9 per cento degli elettori ha sostenuto il diritto della Gagauzia di dichiarare l’indipendenza se la Moldova perdesse o cedesse la propria indipendenza. Il governo moldavo sostiene che il referendum in Gagauzia è incostituzionale e non ha legittimazione giuridica. Anche se la situazione della sicurezza in Gagauzia rimane calma, il 26 marzo il comitato esecutivo di Comrat ha annunciato la decisione di istituire stazioni di polizia indipendenti a Comrat e nelle città settentrionale e meridionale di Briceni e Cahul. Mosca supporta la Gagauzia sul referendum. Il governatore della regione, Mihail Formuzal, ha visitato Mosca nel marzo 2014 e ha avuto l’impressione che la Russia sia pronta ad espandere la partnership con la Gagauzia e a “fornire il supporto necessario”. Nonostante l’embargo contro il vino prodotto in Moldova, la Russia l’importa dalla Gagauzia, probabilmente per incoraggiare la buona volontà del suo benefattore.

Linea di fondo
E’ facile dire che l’integrazione della Transnistria, come di Gagauzia, Abkhazia, Ossezia del Sud e Crimea alla Russia (e del Nagorno-Karabakh all’Armenia) sia contro il diritto internazionale (qualunque esso sia) o certi accordi internazionali. Anche se la Russia avvicinasse l’Ucraina orientale sarebbe per l’occidente un’invasione-occupazione-annessione. Tuttavia a mio parere queste azioni sono più che legittime e giustificate di espansionismo, guerre segrete e interventi mondiali degli USA.
Gli altri possibili scenari dell’unificazione con la Russia per la Transnistria sono ad esempio:
- Status quo mantenuto o persistenza del “conflitto congelato“;
- Re-integrazione nella Repubblica di Moldavia a condizione di creare una confederazione tra Moldova, Transnistria e Gaugazia, potrebbe essere un’opzione pragmatica anche per l’Ucraina;
- La Transnistria ottiene indipendenza e sovranità riconosciute internazionalmente;
- La partecipazione dell’Ucraina, quale opzione dopo il colpo di Stato a Kiev, sembra l’opzione più improbabile per me.
A mio parere, anche senza riconoscimento internazionale, la Transnistria soddisfa i requisiti di statualità sovrana del diritto internazionale, in quanto ha un territorio definito, una popolazione e un’autorità eletta, e la capacità di avere relazioni internazionali. Attualmente si chiede il riconoscimento internazionale della sua indipendenza e statualità fattive. Finché lo status della Transnistria è irrisolto, sarà un serio ostacolo politico per l’adesione della Moldavia all’UE, che non vuole tra le mani un altro “stato diviso” come Cipro.

723819c6b55d2574a7bd264f49c0728fTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca è pronta per un riavvicinamento strategico con Teheran

Nikolaj Bobkin, Strategic Culture Foundation 26/03/2014
amiri20130917114154510L’espansione militare degli Stati Uniti di solito è accompagnata da un appuntamento fisso nella politica estera statunitense: la pressione delle sanzioni contro la Russia. Gli USA ora agiscono senza riguardo per il diritto internazionale, costruendo la propria coalizione contro la Russia e l’Iran. Ma adesso Mosca e Teheran agiscono in comune per costringere gli statunitensi a prendere in considerazione e rispettare gli interessi nazionali dei nostri Stati. Esemplificativo a tal proposito, è il serio aggiustamento della posizione della Russia sull’Iran, in particolare nei negoziati sul programma nucleare iraniano e la situazione della Siria. Recentemente, il segretario di Stato John Kerry ha detto che sulla questione della crisi in Ucraina contro la Russia, Stati Uniti considerano “tutte le opzioni”. Dopo il ritorno della Crimea alla Federazione russa, alcuni funzionari degli Stati Uniti hanno esortato l’adesione nella NATO di Ucraina, Georgia e Moldova, nonché a schierare truppe e aerei statunitensi in Polonia e nei Paesi baltici. Una rappresaglia degli Stati Uniti contro la Russia e l’occidente presumibilmente dovrebbe giusto adottare altre misure dannose per gli interessi russi. Sull’Iran gli USA rimangono fedeli alle stesse “opzioni”. Nonostante gli sforzi di Teheran, il presidente Obama afferma che l’opzione militare è ancora in vigore, e l’Iran non ha fornito agli statunitensi assicurazioni convincenti sul non impegno nella creazione di armi nucleari. Come la Russia, l’Iran è circondato basi militari. Gli Stati Uniti hanno lasciato l’Iraq per il potente gruppo del Golfo, hanno un grande contingente in Afghanistan e minacciano l’espansione della NATO nei Paesi del Caucaso meridionale, in realtà minacciando di trasformare l’Azerbaigian in un trampolino di lancio per la guerra contro la Repubblica islamica.

Il programma nucleare dell’Iran, oggetto di particolare attenzione
Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif sottolinea che “il suo Paese e la Russia hanno interessi comuni e Teheran conta sull’aiuto di Mosca nel raggiungere un accordo definitivo“. Il Viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov, che dirige la delegazione russa ai colloqui dei “Sei”, dice che “la Russia risponderà “alzando la posta” dei negoziati sul programma nucleare iraniano, tenendo conto degli sviluppi in Ucraina“. Teheran ha il diritto di aspettarsi che Mosca risponda ponendo severi requisiti nel far rispettare all’occidente le disposizioni per il ritiro graduale delle sanzioni all’Iran. Attualmente vi sono quattro risoluzioni per le sanzioni contro l’Iran, oltre a quelle che violano il diritto internazionale: le sanzioni unilaterali di Stati Uniti ed Unione europea, che la Russia vede come una riduzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e ritiene che illegittimamente danneggino i negoziati. Ciò è dovuto agli Stati Uniti che seguono una politica non dettata dal diritto internazionale ma dalla legge della forza. Perché l’ONU ancora non risponde? Ad esempio, nelle ultime tre settimane, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha tenuto otto riunioni sulla crisi in Ucraina, il cui elemento chiave è il desiderio d’isolare diplomaticamente la Russia. Gli Stati Uniti non comprendono l’inutilità di tali sforzi, perché Mosca da membro permanente del Consiglio può porre il veto su qualsiasi decisione di tale organismo. Come per tutte le ultime risoluzioni anti-Iran che la Russia non ha supportato. Ora il Cremlino ha una reale ragione nel considerare le azioni statunitensi mettere a repentaglio la positiva conclusione dei negoziati a “sei” con l’Iran sul suo programma nucleare. Infatti, fino a poco tempo fa, anche il disaccordo sulla questione siriana non ha impedito alla Russia e ai membri occidentali dei “sei” di avere una posizione consolidata sull’Iran. La situazione in Ucraina ha portato alla peggiore crisi da “guerra fredda” nelle relazioni tra Russia e occidente. Washington teme che la Russia non sarà più incline al compromesso, e Teheran potrebbe avere la possibilità di “stare con noi”, cioè di uscirsene da tale situazione senza concessioni importanti. Parliamo delle sanzioni che l’occidente usa quale principale strumento di pressione su Teheran. Recentemente, durante un viaggio negli Stati Uniti, Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione congiunta al Comitato dell’American Israel Public Affairs (AIPAC) e alla Federazione ebraica del Nord America (JFNA) sulla disponibilità ad appoggiare nuove sanzioni contro l’Iran. Sostituendo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), Tel Aviv si è nominato ispettore capo dell’accordo con Teheran dei “sei”, e gli statunitensi l’aiutano su ciò.
Negli Stati Uniti le sanzioni antiraniane sono diventate una follia nazionale. Il professore di psicologia statunitense Joy Gordon, nel suo recente articolo “Il costo umano delle sanzioni contro l’Iran“, ha citato un caso negli Stati Uniti di studenti iraniani cui fu negato in un negozio Apple, nello Stato della Georgia, di comprare iPad. Questa è pura discriminazione etnica, perché negli USA non esiste una legge che vieta alle aziende statunitensi di vendere ai cittadini di origine iraniana beni elettronici di consumo. I cittadini di origine iraniana non riescono a trovare una banca per inviare denaro ai genitori. Le aziende farmaceutiche con contratti legali con partner iraniani, non possono effettuare i pagamenti ed inviare medicine in Iran. Ha ragione il Presidente Ruhani quando valuta le sanzioni degli Stati Uniti come violazione inaudita dei diritti degli iraniani. Le decisioni delle Nazioni Unite non hanno alcun regione per tale cinismo statunitense, la posizione dell’Iran deve essere sostenuta dalla Russia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove è logico discutere le decisioni della comunità internazionale e degli obblighi previsti dagli accordi di Ginevra sul programma nucleare iraniano. A quanto pare, è necessario porre la questione degli accordi USA-UE sulla revoca delle sanzioni. E gli statunitensi hanno sempre bisogno di chiedere il più spesso possibile all’arbitro a capo della comunità internazionale, relazioni sul “lavoro svolto”. Ciò che definiscono bianco oggi, agli occhi della comunità mondiale ha un aspetto molto nero. Non c’è alcun dubbio sul fatto che per il Consiglio di Sicurezza, tale pratica è svantaggiosa, perché molte decisioni recenti degradano le azioni del Consiglio nel mondo con la scusa delle pressioni statunitensi. Così è stato, ad esempio, rivedendo l’invito all’Iran per la conferenza internazionale sulla Siria di “Ginevra-2″.

Nella questione siriana, spalla a spalla con l’Iran
Ricordiamo che non c’è alcun disgelo nelle relazioni tra Washington e Teheran, alcuna concessione diplomatica iraniana nei negoziati sul programma nucleare iraniano cambierà la posizione degli Stati Uniti nel respingere la presenza dell’Iran nella riconciliazione siriana. Supportando l’invito all’Iran del segretario generale Ban Ki-moon, la Russia non ha convinto l”amministrazione statunitense sulla fattibilità della partecipazione iraniana. Il Cremlino procedeva dal fatto che il successo di “Ginevra-2″ fosse possibile solo se la rappresentanza di tutti, compreso l’Iran, avrebbe soprattutto influenzato la crisi in Siria. Tuttavia, rimanendo agli eventi principali in Siria, Teheran fu spinta dagli sforzi internazionali per risolvere il conflitto. Washington voleva provocare l’Iran e infastidire Mosca, che ha dimostrato correttezza politica, o meglio non ha mostrato sufficiente durezza. L’Iran non poteva non notarlo, molti esperti hanno ritenuto che l’indecisione del Ministero degli Esteri russo, nel contesto delle aspirazioni condivise dalla Russia, era dovuta al fatto che non volesse aggravare i rapporti con gli Stati Uniti. Secondo gli iraniani, la ricerca di una partnership paritaria con l’occidente non ha senso. Stati Uniti e NATO non hanno abbandonato l’introduzione violenta di norme contrarie a politica estera, interessi nazionali o tradizioni, religione e cultura di altre nazioni. Le azioni di Stati Uniti e occidentali in Siria, Libia, Iraq, Afghanistan sono la conferma visiva di tale posizione. Sorprendentemente, anche il capo della diplomazia dell’Unione europea Catherine Ashton che, senza il consenso di Londra non berrebbe nemmeno un sorso d’acqua, sempre sullo sfondo della crisi ucraina, ritiene assai importante il ruolo della Russia nella risoluzione del conflitto siriano. Parlando ad un forum internazionale a Bruxelles, ha notato che quando si parla di politica estera, “la Russia ha un ruolo”. L’UE ha bisogno di Mosca per risolvere il problema con la Siria e l’Iran, ma la solidarietà della Russia con l’occidente è ora necessaria su questi temi? La situazione attuale dell’Ucraina è dovuta a Stati Uniti, Germania e Francia. Contavano sul denaro di Arabia Saudita, Qatar e monarchie del Golfo, sul coinvolgimento attivo dei servizi speciali d’Israele, dal 2004, quando iniziarono ad interferire grossolanamente negli affari interni dell’Ucraina, organizzando, lanciando e sostenendo il piano “Majdan”, inasprendo il conflitto tra Janukovich e l’opposizione mentre la Russia chiedeva un atteggiamento sobrio e il consolidamento del popolo ucraino. Il “ruolo” russo qui non gli era necessario, Ashton non cercava di cambiare in qualche modo la posizione dell’Unione europea, attivamente coinvolta nelle vicende ucraine. Sembra che un esempio di risposta diplomatica russa possa essere un azione del ministro degli Esteri iraniano. Una settimana fa, prima dell’inizio del successivo round di colloqui a Vienna, era prevista una cena tra Ashton e Zarif durante la visita a Teheran, tuttavia gli iraniani l’hanno pubblicamente annullata in segno di protesta contro il programmato incontro della baronessa con l’opposizione iraniana. L’incontro con l’opposizione iraniana fu preparata con speciale segretezza da esperti dell’Unione Europea e si tenne presso l’ambasciata austriaca. L’ambasciatore austriaco fu convocato urgentemente al Ministero degli Esteri e la leadership iraniana protestò ufficialmente con l’Austria, avendo ragione di ritenere le azioni di Ashton una provocazione. Infatti, perché per la prima visita di uno dei capi dell’Unione europea in Iran in sei anni, e dopo le riunioni ufficiali con esponenti politici iraniani, tra cui il Presidente Hassan Rouhani, Ashton aveva bisogno di tale incontro? Soprattutto il tema chiave della sua visita era discutere il programma nucleare iraniano con una superficiale e discutibile irrilevante opposizione iraniana. Gli iraniani hanno ragione a reagire bruscamente agli occidentali che trascurano la loro sovranità nazionale, quando non rispettano le loro tradizioni e abusano della loro ospitalità. La diffidenza iraniana verso l’occidente può essere assunta dalla Russia non solo sulla Siria, ma anche sul problema afghano.

L’Afghanistan senza gli statunitensi, il nostro obiettivo comune
Le speranze degli Stati Uniti di concludere un accordo con l’Afghanistan sul rischio per la sicurezza non sono reali. Nonostante le intimidazioni alla leadership afgane per le implicazioni sul ritiro completo delle truppe statunitensi, il presidente Hamid Karzai sembra aver finalmente deciso di non firmare l’accordo presentatogli. L’amministrazione Obama, su tale questione, appare esplicitamente nel panico e, come sempre, ne accusa numerosi rivali geopolitici. Il sostegno dell’accordo è favorito da India, Pakistan, Turchia, in Asia Centrale l’unico Paese che si oppone è l’Iran. Teheran crede che la presenza militare di Stati Uniti e NATO avrebbe conseguenze negative per l’Afghanistan e  l’intera regione. Le preoccupazioni degli iraniani sull’Afghanistan che potrebbe diventare una leva con cui gli Stati Uniti sfrutterebbero le minacce al confine con l’Afghanistan, sembrano pienamente giustificate. Riguardo la Russia, il ministero degli Esteri russo ha negato la notizia secondo cui il Presidente Vladimir Putin ha esortato l’Afghanistan a firmare l’accordo (tali messaggi provenivano dagli statunitensi). Contro l’accordo Mosca ha agito pubblicamente, anche se in questo caso la nostra diffidenza non era chiara agli iraniani. Gli statunitensi, nel calore anti-russo per il loro fallimento in Afghanistan, vi vedono la “mano del Cremlino” che cerca di ripristinare l’”occupazione sovietica”. La Casa Bianca ha detto che ora che la guerra in Afghanistan giunge al termine, la Russia “rafforza la sua posizione” in Ucraina e Medio Oriente. La posizione inaspettata del presidente afghano Hamid Karzai, con cui il suo Paese rispetta la decisione della Repubblica autonoma di Crimea di aderire alla Russia come espressione della propria libera volontà, non è accettata dagli USA. Ignorano la leadership dell’Afghanistan e il suo tentativo di abbandonare la  “democrazia” statunitense. In oltre 12 anni di occupazione NATO dell’Afghanistan, sono morti più di duemila soldati statunitensi e circa un migliaio di altri Paesi della NATO. Il numero esatto di vittime tra la popolazione civile dell’Afghanistan non può essere contato. Secondo varie fonti, vanno da 18 a 23mila civili. Molte le vittime di azioni errate o inette delle truppe NATO. Gli Stati Uniti hanno speso più di 100 miliardi dollari in assistenza non militare, ma gli afghani credono che il denaro stanziato da Washington sia finito ai loro burattini. E’ triste, ma la vera crescita è evidente solo nell’economia della droga, una conquista davvero sconcertante per gli Stati Uniti. L’Afghanistan è diventato il maggiore produttore mondiale di droga, il cui transito è combattuto  con maggior successo proprio dall’Iran, sulla via della morte bianca per l’Europa. Si noti che la droga, importante, ma non principale fonte di finanziamento dei taliban, passa principalmente dagli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Non c’è nulla di sorprendente nel fatto che Teheran si opponga all’intervento dell’Arabia Saudita e delle monarchie del Golfo in Afghanistan, e ciò non contrasta gli interessi della Russia. E in questo senso il potenziale non usato dei nostri Paesi è elevato, abbiamo bisogno di soluzioni innovative in Medio Oriente e di passi coraggiosi senza riguardo per gli statunitensi, e soprattutto dei loro amici implacabili che seminano guerra e sangue.

E’ tempo di agire senza gli statunitensi
Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che “la situazione in Ucraina, come uno specchio, riflette ora ciò che è accaduto negli ultimi decenni nel mondo. Dopo la scomparsa del sistema bipolare, il pianeta non ha più stabilità. La fede degli statunitensi nella loro esclusività, li ha autorizzati a decidere il destino del mondo“, gli Stati Uniti elemosinano una risposta adeguata. Parliamo di un errore grossolano degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei. In tale situazione, l’Ucraina ne soffre  più di altri, però, con l’introduzione di sanzioni di ritorsione verso Mosca prive di motivi umanitari. Chiaramente gli Stati Uniti non aiuteranno il popolo ucraino, l’Ucraina non avrà la sponsorizzazione statunitense che ha lo Stato d’Israele. La strategia vaga e pericolosa del presidente Obama, dell’imprevedibile generazione dei “baby boomers“, potrà divenire assai sensibile alla “risposta iraniana” di Mosca. In primo luogo, dobbiamo ripristinare urgentemente la piena cooperazione tecnico-militare con l’Iran, senza badare agli Stati Uniti e alle sue limitazioni. La recente risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta il PTS con Teheran può essere ignorata. La leadership iraniana s’è impegnata a stipulare a luglio di quest’anno l’accordo finale sul suo programma nucleare, che dovrebbe abolire le sanzioni internazionali con la formalità del protocollo delle Nazioni Unite. Qualsiasi speculazione a tale proposito del segretario generale Ban Ki-moon, i suoi tentativi di guadagnare tempo con falsi pretesti, l’isteria di Stati Uniti, Francia, Israele e altri Stati riluttanti a far uscire dalle sanzioni all’Iran, vanno semplicemente ignorati. La riluttanza dell’UNSC nel risolvere tale problema, inoltre, non deve fermare la Russia, l’elevata dipendenza dell’ente e del suo segretario generale dagli Stati Uniti, lo si nota quando si concentrano senza alcuna ragione sull’approvazione degli Stati Uniti.
Sulla via del ritorno alla cooperazione militare con l’Iran v’è una pietra posta sul sentiero, che non è un segreto per nessuno. La causa dell’Iran con la Russia in connessione con il fallimento del contratto per la fornitura dei sistemi missilistici di difesa aerea S-300 sarà revocata nel caso Teheran abbia serie garanzie russe. La causa sarà ritirata dagli iraniani e la perdita finanziaria compensata con nuovi contratti. Nel frattempo, l’avvio di negoziati non può essere impedito. Le grandi aziende occidentali, anche degli Stati Uniti, hanno già piazzato i loro manager nei migliori alberghi di Teheran in attesa dell’avvio del mercato energetico iraniano, senza attendere la revoca delle sanzioni delle Nazioni Unite. In secondo luogo, se l’Iran ha interesse nella mediazione della Russia nell’esportazione del petrolio, è possibile procedere senza esitazioni. Inoltre, anche se Teheran non adotta ora tale richiesta, ha senso dichiarare al mondo intero che l’embargo unilaterale sulle importazioni di petrolio iraniano di Stati Uniti e Unione europea, in elusione delle Nazioni Unite, non viene attuato dalla Russia. Commercia con chi vuole e l’Iran è pronto a farlo di nuovo, ricevendo un trattamento speciale. Dopo tutto, gli statunitensi sono sempre stati amici con qualcuno e nemici di qualcun altro. In terzo luogo, non si può ignorare il blocco finanziario dell’Iran. I problemi causati da ciò nell’ultimo anno, hanno ridotto il nostro fatturato a 1,5 miliardi di dollari. A causa delle sanzioni degli Stati Uniti e occidentali la Russia sul mercato iraniano ha perso oltre 10 miliardi, e la perdita di profitti nel corso degli anni ammonta a decine di miliardi di dollari. Per ciò per quale regione dobbiamo sopportare tali costi? I recenti tentativi da parte della Russia di attuare meccanismi di compensazione con l’Iran sono lenti per via della possibile reazione di Washington a un business bancario russo inattivo. Iran e India, per esempio, in questo caso hanno agito in un altro modo: hanno deciso di comprare petrolio con l’oro, rivelandosi molto più efficiente. Tuttavia, in definitiva sarebbe più affidabile allontanarsi del tutto dal dollaro USA. Russia e Cina ne parlano da tempo, hanno così accumulato enormi quantità di oro. Se Vladimir Putin dice che gli Stati Uniti mettono in pericolo l’economia mondiale con l’abuso del monopolio del dollaro, non solo afferma un fatto, ma senza dubbio rende ammissibile l’adozione di misure preparatorie. In questa ricerca, l’Iran sarà al 100 per cento un nostro aperto alleato contro il dollaro in declino, come pochi anni fa. Il petrolio iraniano venduto in euro, mentre il dollaro domina sul reale meccanismo direttamente dipendente da Washington, dagli iraniani viene visto come un simbolo del colonialismo. Infine, si segnala l’opportunità di tornare ai grandi progetti pubblici nelle relazioni economiche con l’Iran. L’imprenditoria privata russa ha bisogno di garanzie governative per avviare la ripresa economica dell’Iran, dove, non senza ragione, con l’abolizione delle sanzioni è prevista una rapida crescita economica. Iran e Russia hanno deciso di costruire nuovi reattori nucleari, negoziano sulla partecipazione della Russia allo sviluppo dell’industria del petrolio e del gas del Paese, e vi è una serie di altre proposte iraniane. Ad esempio, per lo sviluppo delle ferrovie, il governo iraniano prevede di raccogliere 35 miliardi di investimenti. In breve, ci sono prospettive di buon vicinato capaci di colpire l’immaginazione militante statunitense, volta a nuove guerre e caos per rafforzare i propri monopoli.
Si prepara la visita di Vladimir Putin in Iran, quest’anno. Tra l’altro, a causa dell’assenza degli altri membri del G-8 al vertice di giugno a Sochi, è apparsa una via e il presidente russo potrà pianificare con sicurezza la visita a Teheran nei giorni i cui il vertice si terrà a Bruxelles, senza la Russia. Entrambe le parti, oltre a un’ulteriore espansione ed approfondimento del partenariato regionale possono giungere alla firma del “Grande Trattato” sulla cooperazione nel quadro della nuova agenda bilaterale. L’Iran è interessato a una maggiore cooperazione con la Russia nell’energia nucleare, e alla svolta al massimo livello richiesta dalla preparazione della Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio, e vi è l’interesse reciproco ai progetti comuni su petrolio e gas, spazio, tecnologie innovative per lo sviluppo delle infrastrutture dei trasporti del’Iran. La Russia può ora abbandonare il principio della costruzione delle relazioni con gli altri Paesi badando alla reazione degli Stati Uniti. Il nostro motto deve essere altro. E qui ricordiamo il saggio proverbio persiano: “Il cane abbaia, ma la carovana passa“.

iran-and-russia-geostrategic-oil-and-gas12La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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