L’iniziativa Eurasiatica della presidentessa della Corea del Sud

Konstantin Asmolov New Eastern Outlook 28/08/2014

putin-lobbies-iron-silk-seoulIl 18 ottobre 2013, nel suo discorso di apertura alla Conferenza internazionale sulla cooperazione in Eurasia, la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye ha proposto la cosiddetta “iniziativa eurasiatica”. Questo è un piano ambizioso che vedrebbe il cambio nei fondamenti di economia globale, diplomazia e geografia della sicurezza nazionale. Sotto lo slogan di “un continente”, “continente creativo” o “continente pacifico”, avanza l’idea dello sviluppo della Corea del Sud con i Paesi dell’Eurasia in un sistema unificato di reti di trasporto, energetiche e commerciali, assieme all’attuazione della cooperazione economica e degli scambi nei settori scientifici, tecnologici, culturali, anche a livello di relazioni interpersonali, migliorando così le relazioni inter-coreane sulla base della fiducia. Ufficialmente, alla base di questa iniziativa vi è il riconoscimento del fatto che per avere una crescita economica stabile della Corea del Sud, è necessario sviluppare la cooperazione con i Paesi dell’Eurasia, Stati che diventano sempre più importanti e influenti. La promozione dell’iniziativa è in pieno svolgimento, rendendo necessario una breve supervisione di ciò sui cui si basa il progetto e di come attrae particolare interesse dalla Russia. Secondo l’autore, al centro dell’iniziativa eurasiatica vi sono tre motivazioni che non si escludono a vicenda, e in base all’interpretazione ideologica, possono essere evidenziate. In primo luogo, ogni presidente deve avere un progetto a lunga scadenza, come ad esempio la crescita economica verde dalle basse emissioni di carbonio di Lee Myung-bak, a prescindere da quanto attivo e realistico sia raggiungere un tale progetto. In secondo luogo, questo progetto può essere visto come tentativo prudente di garantirsi uno spazio di manovra politica simile alla “politica del nord” di Roh Tae-woo. La Corea del Sud non cerca tanto di uscire dall’ombrello statunitense, ma cerca un modo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, espandendo i contatti con l’Europa. Qui vale la pena ricordare che Kin Pak Hyo non ha ancora il pieno sostegno della destra, e quindi è costretto ad agire indirettamente. Questo vale per lo sviluppo delle relazioni con la Russia (e con l’Europa in futuro), nonché con i Paesi dell’Asia centrale che Park Geun-hye ha visitato nel giugno 2014. In terzo luogo, questo progetto può essere visto come un tentativo d’internazionalizzare le relazioni tra Nord e Sud Corea, così che Russia e altri Paesi eurasiatici abbiano interesse a creare un “continente unito, pacifico e creativo” esercitando una certa pressione sulla Corea democratica, così che sia coinvolta attivamente nel processo d’integrazione, sottolineata dallo “sviluppo delle riforme ed apertura”, preparando il terreno all’integrazione del nord con il sud. Tuttavia, è opinione dell’autore che il progetto non sia stato ancora pienamente sviluppato. Vi sono slogan, tracciati e idee, ma un chiaro programma con obiettivi prefissati è ancora da definire, come dimostrano i commenti e le interpretazioni dei vari esperti.
Vi è un certo disaccordo sull’instaurazione di relazioni con la Corea democratica in primo luogo. Alcuni suggeriscono che la prima priorità dovrebbe essere rafforzare investimenti, commercio e componente umanitaria, che poi contribuirebbe allo sviluppo delle relazioni bilaterali, concentrandosi in generale sull’economia e non sulla politica. Altri credono che limitare artificialmente la cooperazione sia una politica che non valga la pena perseguire. La cooperazione economica dovrebbe essere legata alla situazione politica e, se possibile in caso di successo o di un segno di debolezza del Nord, dovrebbe essere spostato dalle questioni economiche a quelle politiche. Inoltre è degna di nota la questione dell'”Eurasia”. Questo concetto ha solo un significato geografico, o dovrebbe essere più ampiamente comprensivo? Come osserva il professor Soo Kyung Chung, il coreano vede i confini eurasiatici in modo differente dal russo, perché vi comprende l’Oceano Pacifico. Ma anche se ci limitiamo alla terraferma, alcuni commentatori pensano all’Eurasia in generale, mentre altri si limitano ai Paesi del Nord-Est e alle regioni dell’Asia-Pacifico; altri, in particolare nell’ex spazio sovietico, ritengono che la regione abbia maggiore rilevanza con la visita di Park Geun-hye in Asia centrale. Nonostante il fatto che ci possa essere una certa sovrapposizione tra interessi russi e coreani, non dobbiamo ingannarci credendo che la parte coreana capisca il concetto di “Eurasia” nel senso russo. Questa comprensione può differire significativamente dall'”Eurasiatismo” nel senso promosso in Russia. Dubito che la Repubblica di Corea abbia familiarità con l’opera di L. N. Gumilev, per non parlare dei moderni teorici eurasiatisti come A. G. Dugin e altri. Ma se nel discorso russo, l'”Eurasiatismo” o i valori eurasiatici sono percepiti in alternativa ai valori universali/occidentali, in Corea del Sud il termine può essere inteso in modo diverso, nel paradigma della globalizzazione come diffusione dei valori europei in Asia e creazione nella regione non solo di infrastrutture energetiche e dei trasporti, ma di una base di valori. In generale, l’iniziativa di Park Geun-hye in qualche misura riflette le aspirazioni dei precedenti presidenti della Corea del Sud, che sognavamo di trasformare “isola coreana” in un polo industriale e dei trasporti nell’arco asiatico. Il primo ministro della Repubblica di Corea, Hong Jung-won, il 30 maggio 2014 ha detto che il suo Paese spera nella creazione da parte dei Paesi asiatici di “un’era asiatica di pace e prosperità” basata su fiducia reciproca e cooperazione, a cui la Repubblica di Corea contribuirà con “il concetto di pace e cooperazione nel nord-est dell’Asia”. In questo contesto, diplomatici ed esperti della Repubblica di Corea ben accologono la cooperazione tra i nostri due Paesi. Come il direttore dell’Istituto di Studi russi presso l’Università di Hankuk, professor Hong Wan-suk, crede, l’importanza della Russia in Corea del Sud va oltre i problemi della pace nella penisola coreana, ma comprende tutto il nord-est asiatico. La cooperazione permetterà alla Repubblica di Corea di recuperare parte della sua identità perduta sulla terraferma accedendo allo spazio eurasiatico. Pertanto, nel processo dei colloqui a sei sul regime di sicurezza multilaterale nel nordest asiatico, la partecipazione della Russia non deve essere percepita come un “limite” ma esattamente al contrario, come “un’opportunità”. Un noto esperto coreano dell’economia di Russia e CSI, il direttore del dipartimento Studi statunitensi e canadesi, europei ed eurasiatici dell’Istituto di politica economica estera della Corea (KIEP) Lee Jae-yong, valuta le prospettive dei progetti favorevolmente, considerando che le aree più promettenti della cooperazione economica tra Russia e Corea del Sud, come la partecipazione alla costruzione della rete ferroviaria Rajin-Hassan e del gasdotto Russia – Corea del Sud, le aziende sudcoreane che partecipano ai progetti nell’Estremo Oriente della Russia e agli investimenti nelle zone economiche speciali che saranno create in Estremo Oriente e Siberia. Secondo lui, ciò sarà vantaggioso per tutti. La Russia potrebbe avere il capitale aggiuntivo e la tecnologia necessaria, la Corea democratica potrebbe migliorare la situazione economica e la Repubblica di Corea “dovrebbe investire nello sviluppo dell’economia per una futura Corea unificata”. Lee ha sottolineato che “lo Stato centrale” con cui sviluppare la cooperazione nel quadro dell'”iniziativa trans-asiatica” dovrebbe rimanere solo la Russia. I ricercatori sudcoreani hanno ripetutamente osservato che l’iniziativa eurasiatica, volta a rendere l'”isola della Corea del Sud” parte integrata del continente, sia in sincronia con la politica orientale di Vladimir Putin diretta a sviluppare l’integrazione regionale e lo sviluppo associato dell’Estremo Oriente della Russia. Inoltre, si spera che l’iniziativa eurasiatica possa contribuire ad impedire o attenuare ogni possibile confronto regionale dovuto agli effetti della crisi ucraina sui due blocchi contrapposti (Russia, Cina, Corea democratica – Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud), che potrebbero insorgere nella regione.
Riassumendo l’opinione dell’autore, l'”iniziativa eurasiatica” di Park Geun-hye ha per scopo integrare la regione e corrisponde a progetti e proposte russi in questo settore. Ciò può essere visto chiaramente nella situazione attuale, nelle nuove tensioni tra la Russia e l’occidente, dove non solo la Corea del Sud, ma anche il Giappone, non hanno fretta di unirsi alle sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, in particolare in quelle aree che possono danneggiare la cooperazione multilaterale. E se il Giappone attualmente supporta in parte gli Stati Uniti, la Repubblica di Corea è ancora “indecisa” e Washington è costretta ad adottare misure supplementari per rimorchiare Seoul su una linea più vicina alla politica degli Stati Uniti. Inoltre, un certo numero di esperti sudcoreani ha apertamente dichiarato che in questa situazione, il Paese deve “perseguire i propri interessi.” Non importa come la situazione si svilupperà, tale comportamento della Corea del Sud e la sua riluttanza a cambiare corso politico, anche dopo le pretese degli statunitensi, è abbastanza sintomatico.

visionmap2030asof2009Konstantin Asmolov, ricercatore presso il Centro di Studi Coreani dell’Istituto degli Studi Estremo Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, panico a Kiev

Alessandro Lattanzio, 30/8/2014

saur moghila 4Poroshenko e Kolomojskj sono due grandi. Questi due ebrei si vendicano sugli ucraini per tutto: per i pogrom, per la cacciata degli insediamenti ebraici, per Babij Jar, per i ghetti bruciati. Sono riusciti a organizzare le cose in modo tale che i pinocchi ucraini li paghino per non morire nelle sacche preparate con cura dai separatisti. In nessun luogo c’è mai stata tale padronanza; i cittadini che hanno raccolto i soldi per l’esercito hanno ricevuto giubbotti antiproiettili difettosi a un prezzo triplo, uniformi a un prezzo triplo, il proprio petrolio derubato dagli oleodotti e venduto all’esercito a un prezzo triplo. E ora per la terza volta e nello stesso luogo i battaglioni più ucrainisti degli ucrainisti vengono distrutti nelle posizioni su cui da tempo si addestra la milizia, venendo mandati a morire per la terza volta da Poroshenko e Kolomojskij.
Gloria all’Ucraina, gloria agli imbecilli!
Oleg Anderson

10559686C’è voluto molto tempo per accumulare le forze. Tenevamo le nostre posizioni e preparavamo la controffensiva. Alla fine ce l’abbiamo fatta e continueremo la nostra operazione militare liberando le regioni di Donetsk e Lugansk dalle forze di occupazione“, aveva dichiarato il Primo Ministro della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharchenko.
Il 25 agosto le milizie della Repubblica Popolare di Donetsk avevano occupato la strategicamente importante collina di Saur-Mogila e controllavano la zona di frontiera con la Russia fino al Mar d’Azov. “Quasi tutto il confine che si estende da Saur-Mogila al Mare di Azov è nostro”, dichiarava il quartier generale della milizia popolare, “Nel punto più alto nella regione di Donetsk, le truppe ucraine potevano seguire i movimenti delle milizie. La liberazione di questa quota può essere considerata un importante passo avanti. Le milizie potranno ora seguire i movimenti delle truppe ucraine. Infatti, ciò significa che le nostre forze hanno ottenuto un’altra vittoria circondando le guardie nazionali“. Venivano liberate definitivamente anche Ilovajsk, Elenovka, Jasinovataja e i villaggi Markon, Kovsk, Sherbak, Svidovo-Vasiljoka, Klimkina, Kuznetsij e Resij Luksemburg. A Marjupol veniva liquidato il colonnello dell’intelligence militare ucraina (GRU) Vjacheslav Galvaj (“Kuzmits”).
Nella notte del 26 agosto, il 3.zo battaglione della 51.ma brigata ucraina veniva bombardato nella zona di Dokuchaevsk, presso Ilovajsk, così come anche il 2.do battaglione venuto in suo aiuto. Dei 100 soldati majdanisti del battaglione, che cercava di rompere l’accerchiamento in cui era stretto, 45 furono eliminati e gli altri vennero dispersi. Nel complesso, la 51.ma brigata majdanista, il solo 26 agosto, subiva 100 morti e almeno 50 prigionieri, tra cui il comandante della batteria antiaerea e quello della batteria mortai. A Kutejnikovo, 94 soldati ucraini si arrendevano alla milizia, dopo esser stati circondati ad Amvrosievka e aver perso 70 effettivi nel tentativo di sfondare a sud-ovest. Liberando Starobeshevo, la milizia catturava 4 cannoni semoventi 2S19 Msta-S e un grande deposito di munizioni. Nei combattimenti i majanisti persero 12 BTR e BMP e subirono 19 morti e oltre 40 feriti. Liberando Saur-Mogila, dopo violenti duelli di artiglieria, la milizia eliminava anche il comandante neonazista ucraino Timur Juldashev. A Novoazovsk, ad est di Marjupol, un’unità della milizia catturava il generale ucraino Oleg Podoljan con 3 guardie di frontiera ucraine. Sergej Taruta, il governatore della regione di Donetsk nominato dai golpisti e insediatosi a Marjupol a luglio dopo l’occupazione majdanista, abbandonava la città all’avvicinarsi dell’Esercito Popolare di Novorossija.
10433105 Il 27 agosto la milizia della Repubblica Popolare di Donetsk catturava 65 guardie confinarie ucraine nei pressi del villaggio Uljanovskoe e 24 militari della 93.ma brigata ucraina a Petrovskoe. Inoltre le milizie distrussero 5 MLRS BM-21 Grad presso Novoannovka e un convoglio ucraino a Starobeshevo. Sempre a Starobeshevo, 129 soldati della Guardia nazionale ucraina si arrendevano alla milizia popolare, cedendo anche 4 BTR-4, 3 BMP-2, 3 cannoni anticarro da 100mm, 1 semovente d’artiglieria 2S1 Govdizka, 4 autocarri e 2 fuoristrada, così come depositi di munizioni e attrezzature. A Krasnogorovka, 10 km ad ovest di Donetsk, la milizia distruggeva una batteria di 4 MLRS Grad e relativi veicoli comando e osservazione, oltre a 2 carri armati e 2 BTR ucraini. L’avanguardia corazzata della Repubblica Popolare di Donetsk arrivava a Novoazovsk, “I carri armati sono entrati e si sono posizionati alla periferia occidentale di Novoazovsk, rafforzandone la difesa contro una possibile controffensiva delle truppe d’occupazione ucraine“, dichiarava il portavoce della milizia. Durante la notte tra il 27 a il 28 agosto, Marjupol veniva accerchiata dalle forze repubblicane di Novorossija, dopo brevi combattimenti nelle cittadine di Berdjansk, Lunacharskij e Osipenka. Nei combattenti presso Novokaterinovka, le milizie di Novorossija distruggevano 2 T-64, 9 BMP, 10 autoveicoli e catturavano 24 majdanisti. 400 soldati ucraini del 5.to battaglione della difesa territoriale ‘Carpazi‘ abbandonavano le loro posizioni presso Marjupol cercando di sfondare un posto di blocco majdanista presso Orekhov, regione di Zaporozhe. I militari tornavano ad Ivano-Frankovsk, in Galizia. A metà agosto fu catturato un autocarro Kamaz carico di missili anticarro Javelin, scaricati dagli aerei canadesi che trasportavano ‘aiuti non letali’ all’esercito majdanista. Germania, Polonia e Repubblica Ceca inviano ai majdanisti armamenti e aeromobili tratti dalle scorte di materiale dell’ex-Patto di Varsavia, tra cui carri armati T-72 e altri blindati. In effetti, la maggior parte dei T-72 ucraini fu venduta all’estero dal regime atlantista di Jushenko e Timoshenko.
Il 16-23 agosto, le milizie dell’autodifesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk catturarono 14 carri armati T-64, 25 BMP, 18 BTR, 1 BRDM, 1 MLRS Uragan, 2 SAU Gvozdika, 4 obici D-30, 4 mortai, 1 sistema di difesa aerea ZU-23-2 e 33 autoveicoli. Quindi dal 20 giugno al 23 agosto, “I difensori delle Repubbliche di Lugansk e Donetsk presero agli ucraini 79 carri armati T-64, 94 BMP, 57 BTR e 24 MLRS durante la spedizione di Kiev contro Novorossija”. Nel frattempo, le Forze Armate di Novorossija (FAN) contavano ora 12 brigate, per circa 35000 effettivi, tra cui almeno una corazzata formata da due battaglioni carri e uno meccanizzato.
Al 28 agosto l’esercito ucraino aveva perso in due giorni 750 effettivi tra morti e prigionieri. 20 commando majdanisti, infiltratisi a Donetsk, furono intercettati dalla milizia. Erano cecchini ed osservatori dell’artiglieria. Ad Amvrosievka furono eliminati 70 soldati della Guardia Nazionale ucraina. Novoazovsk veniva liberata dalla milizia. Scontri ad Urzuf, 20 km a sud-ovest di Marjupol, mentre Slovjanoserbsk, Krimske e Kirovsk, a nord di Lugansk, venivano liberate dalle milizie federaliste. L’offensiva a sud di Donetsk, mentre le truppe majdaniste attaccavano verso Eelenovka e Jasinovataja senza grandi risultati, permetteva alle milizie di prendere almeno 900 prigionieri. Davanti tale offensiva, interi battaglioni majdanisti disertavano mentre gli squadroni della morte composti da mercenari neonazisti venivano usati per bloccare i disertori, avendo la polizia paura di affrontare i tanti soldati che disertavano. Marjupol era circondata, ma non prima che politici golpisti e squadristi dell’SBU fossero fuggiti. Poroshenko annullava il suo viaggio in Turchia e radunava il suo Consiglio di Sicurezza. Anche il mafioso sionista Kolomojskij, che controlla parte del sud-ovest ucraino, faceva la stessa cosa con il suo Consiglio di sicurezza. Timoshenko invocava l’introduzione della legge marziale e l’arruolamento della popolazione maschile fino ai 60 anni. Jatsenjuk e Poroshenko piativano dalla NATO l’intervento diretto in Ucraina. Kiev era preda del panico totale. Putin incontrando Poroshenko e i capi dell’UE, il 26 agosto, dichiarava: “non parlate con noi, non siamo parte del conflitto, parlate con i novorussi”; inoltre i russi si preparavano ufficialmente ad inviare un secondo convoglio di aiuti nel Donbas.
w590 Il 29 agosto le milizie liberavano Jalta, a 12 km da Marjupol. Le Forze Armate di Novorossija (FAN), chiudevano la grande sacca di Volnovakha, mentre interrompevano i collegamenti tra Marjupol e Zaporozhe. Marjupol veniva accerchiata. Reparti da ricognizione delle FAN entravano nella regione di Zaporozhe, mentre le FAN avanzavano su Marinka, Karlovka e Krasnogorovka, ad ovest di Donetsk, e su Debaltsevo, Metallist, Shaste e Lutugino, a nord di Lugansk; infine l’aeroporto di Donetsk veniva liberato dalle milizie. La milizia abbatteva 4 aerei d’attacco Su-25 ucraini, presso Merezhkij e Vojkovo. A metà agosto l’attività dell’aeronautica di Kiev si era drasticamente ridotta, mentre quella degli elicotteri era assai diminuita già in precedenza.
Il 25 agosto, durante l’esercitazione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) Missione di Pace-2014, in Cina, le unità d’artiglieria del Distretto Militare orientale della Russia testavano i nuovi proiettili a guida laser Krasnopol, “Durante l’operazione, i militari della batteria obici semoventi della fanteria motorizzata hanno colpito i bersagli corazzati con proiettili di precisione, nel poligono cinese. Inoltre, i militari hanno utilizzato munizioni ad alto esplosivo dotate di spolette radiocomandate, che esplodendo ad un’altezza di circa 50 metri hanno colpito i bersagli. I tiri sono stati condotti da 7 a 11 km di distanza“, aveva detto il portavoce Distretto Militare Orientale Colonnello Aleksandr Gordeev. Un battaglione della 36.ma Brigata di fanteria motorizzata indipendente del Distretto Militare Orientale e un gruppo del 3.zo Comando Aeronautica e Difesa Aerea rappresentavano la Russia alle esercitazioni. Il contingente russo era composto da oltre 1000 effettivi, 60 veicoli corazzati, tra cui 40 BMP-2 e 13 carri armati, oltre 20 unità missilistiche e d’artiglieria. Inoltre, il gruppo comprendeva 60 autoveicoli, 8 elicotteri Mi-8AMTSh, 4 aerei d’attacco Su-25 e 2 aerei da trasporto militari Il-76. Le esercitazioni tattiche russo-indiane Indra 2014 si terranno nella regione di Volgograd a settembre, “Le esercitazioni sono le prime manovre sul territorio del Distretto Militare Meridionale. Unità della 20.ma Brigata fucilieri motorizzati russa e di una brigata di fanteria meccanizzata indiana prenderanno parte alle manovre“.
Le forze di pace dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) si preparavano alle operazioni al di fuori dei propri territori, come in Ucraina, affermava il Segretario Generale della CSTO Nikolaj Bordjuzha, “Le forze di pace della CSTO sono pronte da diversi anni. Il loro personale militare è ben preparato e dotato dei mezzi militari e tecnici necessari, pronto a partecipare alle operazioni di mantenimento della pace di qualsiasi tipo, come confermato dai risultati delle recenti esercitazioni congiunte nella Repubblica del Kirgizistan. L’invio delle forze di pace della CSTO è competenza del Consiglio del Trattato per la Sicurezza Collettiva, l’organo supremo della CSTO costituito dai Capi di Stato aderenti. Con una decisione congiunta e in conformità agli accordi esistenti, le forze di pace possono essere inviate anche all’estero“. La CSTO è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan.

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10457833Fonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
Sociologia Critica
Strategic Culture
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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Ucraina, prova generale dell’unione tra liberali e neo-nazisti in Europa

S. Naylor Slavjangrad 28/05/14
A. I. Fursov è storico politico e sociologo, Capo del dipartimento dell’Università Statale di Mosca (MGU). 0008a348-642Gli anglo-sassoni continuano a sostenere l’Ucraina, sperando di farne un suo Stato neo-nazista, un nuovo Terzo Reich contro la Russia, quando incitarono Hitler contro l’Unione Sovietica a metà del secolo scorso. Questa l’ipotesi controversa che molti, ovviamente, non osano evocare. Cosa cerca l’occidente in Ucraina? Lo storico Andrej Fursov ritiene che il compito principale dell’occidente sia destabilizzare l’Eurasia. Ma dopo la “Vittoria in Crimea”, secondo Fursov, la Russia vive la fine dell’era delle sconfitte storiche. Dopo la vittoria più importante del 20° secolo, la nostra vittoria contro i fascisti tedeschi, affrontiamo il nuovo Terzo Reich da combattere in questo secolo?

D: Di recente, ha detto che oggi la Russia supera l’era delle sconfitte storiche. La vittoria più importante del 20° secolo fu la sconfitta del fascismo tedesco, ma c’è la sensazione incombente che affronteremo un nuovo Terzo Reich, questo secolo.
R: Nella storia non ci sono ripetizioni identiche e naturalmente possiamo confrontarla alla situazione attuale, ma non dobbiamo dimenticare che è molto diversa dal 1939-1941. C’era un aggressore evidente che si avvicinava ai nostri confini. La situazione attuale è diversa, laddove gli Stati avviano, dopo il fronte siriano (e la Siria è terreno di confronto tra Russia e Stati Uniti), il confronto in Ucraina. Arriverei a definirlo “Fronte ucraino” del confronto russo-statunitense. E gli statunitensi in Ucraina tentano di utilizzare la rivolta americanista-banderista per risolvere una situazione molto semplice. Volevano creare un punto d’appoggio politico, e se necessario, una provocazione armata, per respingere la Russia. Hanno cercato di creare una società slava ancora più russofoba di quella polacca, da poter utilizzare, quando necessario, contro la Russia creando focolai di tensione ai confini nazionali e strategici della Russia.

D: L’ascesa dei moderni governi russofobi è artificiale come l’ascesa di Hitler, che fu sponsorizzata dai clan finanziari di USA e Gran Bretagna. É la stessa situazione?
R: Tutto si riduce a questo: i nemici della Russia hanno sempre ampliato le proprie forze, pensando di scagliarle come entità armate contro la Russia, ma in ogni caso l’attuale Ucraina non potrà mai assomigliare al Terzo Reich, neanche come potenziale economico. Inoltre, in Ucraina la metà della popolazione si oppone ai neonazisti di Bandera, quindi è una situazione assai diversa.

D: Se vogliamo portare il discorso sul neo-nazismo in Ucraina, e nell’Europa in generale… nell’ultima elezione del Parlamento europeo. Qui osserviamo la vittoria dei nazionalisti e degli “euro-scettici” nelle elezioni francesi e inglesi. Ritiene che modifichino la direzione dell’UE?
R: L’elezione parla della profonda crisi dell’Unione europea, dimostrando come tale struttura, inizialmente praticabile, stia esaurendosi. E l’ascesa dei partiti di destra e di sinistra che non vogliono aderire all’UE e non vogliono perdere l’identità, ci dimostra la situazione attuale.

D: Iniziamo con i partiti di estrema destra; finiranno con riabilitare il nazismo?
R: La correlazione è parziale. Non credo che persone come Marine Le Pen riabiliteranno il nazismo. Ma naturalmente una delle conseguenze del crollo dell’Unione europea può essere la riabilitazione del nazismo. Il fatto è che la riabilitazione del nazismo è, in primo luogo, legata non alla crisi europea, ma agli obiettivi dell’attuale élite occidentale, che non può più risolvere i problemi con metodi liberali, ricercando nel neo-nazismo una soluzione alla propria crisi. A tal proposito, l’Ucraina è una chiara prova; qui si osserva il tentativo di unire i liberali, che non sono riusciti a staccare l’Ucraina dalla Russia con la rivoluzione “arancione” (nel 2004), ai neo-nazisti banderisti.

88E755D4-7A59-42C3-A0ED-5754D1FCEDDF_mw1024_n_sD: Cosa pensa, ci sarà una grande guerra?
R: Non nel prossimo futuro. Ma la storia dimostra che gli anglosassoni hanno sempre piani lungimiranti, e il loro compito costante è creare tensioni ai confini russi. Inoltre, tale nuovo Stato (l’Ucraina) sarebbe un esempio di “democrazia” e “libertà” in contrapposizione alla Russia “totalitaria”. Senza dubbio, ciò è un focolaio di tensione il cui scopo è creare tensioni lungo i nostri confini. Chiaramente, gli strateghi statunitensi non nascondono il fatto che gli USA vogliano disperatamente destabilizzare l’Eurasia. Per destabilizzare l’Eurasia bisogna destabilizzare la Russia.

D: Che ruolo ha giocato la Crimea in tale confronto?
R: La “Vittoria della Crimea” ha posto fine all’umiliazione iniziata il 2 dicembre del 1989, quando Gorbaciov, dopo il suo incontro con il noto russofobo Papa Giovanni Paolo II, a Malta tradì e consegnò il campo socialista a Bush. Dopo, la Russia subì l’umiliazione di Eltsin e del suo governo, continuando a cedere le proprie posizioni. E ora, finalmente, abbiamo iniziato a raccoglierci ed è evidente che l’occidente non abbia un piano per incontrare la Russia. Inoltre, la crisi ucraina ha mostrato una posizione occidentale del tutto inadeguata e l’incapacità di avere un ruolo nella politica mondiale. Non ha nulla da opporre alla Russia.

D: E cosa abbiamo? Abbiamo veri alleati di cui possiamo fidarci?
R: Il nostro alleato tattico è la Repubblica popolare cinese, i nostri interessi, in questo momento, coincidono su una serie di questioni. Ma quando si parla degli alleati dei russi, dobbiamo sempre ricordare la frase di Alessandro III: “La Russia ha solo due alleati: l’esercito e la flotta”, ed oggi aggiungerei anche le agenzie d’intelligence. Dobbiamo essere forti, altrimenti gli alleati saranno inutili.

D: Cina e Russia si avvicinano, e ciò è un fatto ben noto. Cosa significa?
R: Si dice che nel mondo non ci siano alleati o amici permanenti. Nei prossimi 10 anni avremo interessi e un nemico geostrategico comuni, quindi è difficile indovinare, tutto cambia rapidamente.

D: Dopo la visita ufficiale di Joe Biden a Pechino, nel dicembre 2013, tutti specularono che il fattore decisivo della politica mondiale sarebbe stato il rapporto USA-Cina. Che USA e Cina negoziassero la “divisione” del mondo. Ma oggi le cose sono cambiate?
R: Beh, prima di tutto non c’è mai stata una situazione del genere, dove Stati Uniti e Cina si sarebbero “spartiti” il mondo. Ricordiamo che l’unico Paese che può causare danni irreparabili agli Stati Uniti è la Russia. Questo, naturalmente, è assai evidente. Beh, la situazione attuale, dopo la crisi ucraina, è completamente cambiata: ora abbiamo una situazione bloccata, mentre l’occidente è preda di complessi processi disorganizzativi; e una certa tattica, e alcuni sostengono strategica, unione tra Cina e Russia.

D: Quindi, la Cina ha ridimensionato gli Stati Uniti rifiutandosi di collaborare?
R: A questo punto sì. Ma i cinesi sanno bene che gli statunitensi, che hanno costantemente ingannato l’Unione Sovietica e ancora la Russia, cercheranno d’ingannare la Cina. I cinesi non si fidano degli Stati Uniti, ed è giusto sia così.

russia-china-GRAPHICTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: la catastrofe del Fronte meridionale

Cassad 26 agosto 2014

0zEGehRxVAgAttualmente, si assiste ad eventi epici e storici. L’esercito e i battaglioni della spedizione punitiva subiscono una sconfitta catastrofica a sud di Donetsk. Poco prima le repubbliche erano in cattive acque, la RPD era effettivamente appesa a un sottile filo dei rifornimenti che il governo tentava di tagliare tra Shahtjorsk e Krasnij Luch; il saliente di Saur-Mogila era stato abbandonato e la controffensiva di Bolotov non aveva comportato successi decisivi. Molti pensavano che le forze della milizia di autodifesa erano alle corde e sul punto di rottura, portando al crollo di Novorossija e alla vittoria militare della junta fascista. Tuttavia, la milizia riuscì a resistere ai peggiori colpi, la junta usava tutte le forze a sua disposizione fino alla metà di agosto. La junta non nascose i suoi obiettivi, e parlava apertamente di assalti a Shahtjorsk e Lugansk. Le numerose notizie trionfalistiche che accompagnavano le avanzate delle brigate meccanizzata, le esageravano. Il primo momento critico fu quando i soldati delle Forze Armate dell’Ucraina, la 25.ma brigata aeroportata e le unità della Guardia nazionale, irruppero a Shakhtjorsk. La RPD in quei giorni era letteralmente appesa a un filo, la junta era a un passo da una vittoria strategica. Ma i pochi miliziani che combattevano nella città tennero fin quando arrivarono i rinforzi, salvando Novorossija dall’essere spezzata in due parti. Nelle successive battaglie l’avanzata della junta su questa posizione fu fermata e, dopo aver subito pesanti perdite in effettivi e mezzi, la junta vi rimediava la sconfitta. Il secondo momento critico si ebbe quando venne attaccata Debaltsevo da Fashevka, per incontrare la 24.ma brigata meccanizzata, rompendo l’accerchiamento meridionale. Era un piano ambizioso, il nemico cercava di dividere Novorossija utilizzando le unità descritte quali gruppo d’attacco. Quest’attacco congiunto su Mjusinsk e Krasnij Luch innescava una grave crisi in Novorossija; c’erano poche truppe in zona. Mjusinsk, su cui i convogli meccanizzati della junta puntavano, era quasi indifesa, e alcuni cosacchi delle milizia abbandonarono le posizioni a Krasnij Luch. Emerse la minaccia che Novorossija venisse divisa in due, con la distruzione delle forze della milizia a Torez-Snezhnoe-Saur-Mogila. Ma ancora una volta, il coraggio dei soldati semplici che si attestarono nelle città permise di resistere fino a quando le riserve arrivarono, eliminando il nemico da Mjusinsk e tenendo Krasnij Luch. Dopo aver superato la crisi, la milizia vi ha vinto battaglie decisive, dalle conseguenze di vasta portata. Poiché l’offensiva su Jasinovataja fallì, la puntata su Verkhnjaja Krinka e Zhdanovka per isolare Gorlovka fu fermata, e la junta non riuscì a compiere alcun progresso su Enakievo, nella seconda metà di agosto l’offensiva della junta iniziava a smorzarsi e la milizia a poco a poco riprese slancio offensivo.
Oggettivamente, la situazione richiedeva che la junta fermasse l’offensiva, raggruppasse e concentrasse le riserve, creando depositi di carburante e munizioni, e poi proseguisse l’offensiva riunendo nuovi gruppi d’attacco. Tuttavia, considerazioni politiche richiesero la continuazione dell’offensiva con gli stessi gruppi tattici esauriti. Poiché il fronte della RPL si era stabilizzato, l’accerchiamento da sud fu sventato e l’offensiva a nord di Donetsk arrestata; la junta cercava di strappare ulteriori vittorie simboliche, continuando l’offensiva da sud cercando d’investire direttamente Ilovajsk e Mospino, nonostante il grave rischio operativo. E mentre la junta sprofondava sempre più in tali battaglie urbane, il fronte dell’offensiva si restringeva, iniziata ai primi di agosto su un ampio fronte, ma già dal 20 agosto era stata efficacemente ridotta ad un unico punto. I punti deboli di tale offensiva erano le pendici meridionali del Saur-Mogila, la semi-circondata Mospino e la periferia sud di Ilovajsk. Negli ultimi giorni dell’offensiva, le truppe furono semplicemente ridotte a spingersi su Ilovajsk. Nel frattempo, una minaccia incombeva sul fianco meridionale, ignorando ciò che poi si rivelava fatale. Dopo aver fermato l’accerchiamento a sud e respinto l’offensiva su Mjusinsk e Krasnij Luch, la milizia riprese Marinovka (passata di mano 2 volte nel luglio-agosto) ed iniziò a penetrare dal valico di frontiera di Uspenka, circondando il gruppo di Amvrosevka. E’ difficile dire perché la junta non abbia risposto a tale minaccia, forse decise che si trattava solo di gruppi da ricognizione/sabotaggio, cosa sgradevole ma di nessuna importanza operativa. Forse pensava che avrebbe preso Ilovajsk presto, e quindi respinto la minaccia da sud. Comunque, la milizia accumulò una forza sufficiente a sud-est di Amvrosevka, effettuando l’attacco che ruppe le linee di rifornimento delle principali forze della junta coinvolte nei combattimenti presso Ilovajsk, Mospino e Saur-Mogila. Allo stesso tempo, vi fu l’attacco delle brigate meccanizzate della milizia ad ovest di Mospino, verso le unità delle milizia che avanzavano da sud, ciò fu completamente inaspettato per la junta, poiché fino a poco tempo prima cercava di circondare Mospino da entrambi i lati. L’intelligence della junta apparentemente non rilevò questa offensiva, e quindi non notò la relativamente piccola forza della milizia che intercettava le principali vie di rifornimento del più grande gruppo tattico della junta a sud di Donetsk. Nel gruppo era concentrata la maggior parte delle unità combattenti, tra cui i 3 battaglioni speciali “Azov“, “Shakhtjorsk” e “Donbass-1″, tutte le unità che avevano assaltato Mospino, Saur-Mogila e Ilovajsk, oltre a varie unità di rinforzo ed indipendenti. Più di 5000 soldati e circa 180 mezzi militari finirono per essere circondati assieme a 90 pezzi di artiglieria, mortai e MLRS.
Confrontare le due operazioni è ridicolo in termini di scala, ma la milizia in realtà effettuò una mini “operazione di accerchiamento” simile a quella di Stalingrado, il classico attacco a tenaglia su direzioni convergenti. Naturalmente le unità della junta non avevano rumeni e italiani ai fianchi, ma da una parte c’era solo un vuoto, e dall’altro una cortina incapace di resistere ad un attacco delle unità meccanizzate. Di conseguenza, oltre ai resti accerchiati a Djakovo, si ebbe l'”accerchiamento di Amvrosevka”, attorno cui la milizia cominciava ad espandere la zona che controllava, ampliando l’offensiva a sud e a sud-ovest, occupando insediamenti in profondità al tergo dei gruppi tattici meridionali della junta. Allo stesso tempo, la disorganizzazione dilagava tra i comandi della junta. Il battaglione “Azov” in realtà si dileguò e la maggior parte fuggì a Marjupol, i battaglioni Donbass-1 e Shakhtjorsk rimasero bloccati nei combattimenti urbani di Ilovajsk, e invece di uscire dalla sacca, iniziarono a richiedere carri armati e artiglieria ai militari per continuare l’assalto sulla città, che era praticamente una causa persa. Poiché solo distaccamenti della retroguardia senza armi pesanti rimasero all’esterno dell’accerchiamento, la milizia iniziò immediatamente l’offensiva a sud-ovest di Amvrosevka, verso Starobeshevo, presa la sera del 26 agosto. Nel frattempo, i combattenti delle milizie già muovevano su Volnovakha il 25. In effetti, una volta prese quelle aree strategiche, la junta non ha nemmeno le posizioni da cui provare a rompere gli accerchiamenti. Le truppe circondate, in sostanza, sprofondarono tra la retroguardia, lontano dalla nuova linea del fronte e con una quantità limitata di carburante e munizioni. Davanti la nuova prima linea c’è il vuoto della junta, e nulla per colmarlo. I resti delle forze della junta, tra cui il battaglione “Azov”, fuggivano a Marjupol, abbandonando diversi insediamenti praticamente senza sparare un colpo. Perciò, la milizia avanzò direttamente sui sobborghi di Novoazovsk e gli approcci per Marjupol. Non c’è praticamente nessun fronte della junta da Starobeshevo a Novoazovsk. La mancanza di milizie disponibili era l’unica cosa che rallentava la catastrofe a sud. Allo stesso tempo, la milizia sviluppava un’offensiva a ovest di Mospino, su Ugledar, Elenovka e Nikolskoe. Qui le forze della junta erano scarse, quindi l’offensiva della milizia ebbe successo, anche se non troppo rapidamente. A Elenovka si ebbe un altro “mini-accerchiamento” e i collegamenti dei gruppi della junta semi-accerchiati verso Donetsk furono irrimediabilmente spezzati. La junta non ha riserve con cui aiutare il gruppo circondato e colmare il vuoto enorme al fronte, ora ritira frettolosamente le truppe da Perekop (al confine della Crimea) portando al fronte dei battaglioni territoriali dalla dubbia prontezza al combattimento. Ha anche annunciato la 4.ta mobilitazione cercando di trascinare velocemente vecchissimi mezzi in prima linea, al fine di compensare le enormi perdite in uomini e mezzi.
Nel complesso, non è del tutto chiaro come la junta possa evitare una sconfitta totale. Chiaramente non potrà ripristinare il vecchio fronte, l’unica domanda è se le truppe circondate potranno uscirne (e dovendo farlo da sole, probabilmente dovranno prendere la decisione ASAP) e dove si fermerà l’offensiva della milizia che ha ancora forze limitate, mettendo in rotta una forza grande con una minore. Nel frattempo, il fronte, una volta solido che si estendeva da Marinovka a Elenovka, ora s’è dissolto in sacche separate di resistenza con linee di rifornimento interrotte. Dopo questo disastro, appare assolutamente chiaro che la junta non ha alcuna capacità militare per distruggere Novorossija. Sperperando le brigate più efficienti in operazioni offensive continue, le forze della junta si sono dissanguate subendo una schiacciante sconfitta puramente militare. Il fronte sud è crollato. Novorossija sarà!

10525934Per una rassegna video abbastanza precisa della situazione sui fronti:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sulla questione delle “sacche” ucraine

Vineyard Saker 26 agosto 2014

10314677Molti si chiedono cosa sia la questione delle cosiddette “sacche” in cui le forze ucraine vengono circondate diverse volte. I generali ucraini sono semplicemente stupidi, o cos’altro? Cercherò di spiegare.
Si ricordi che le forze ucraine sono in genere “pesanti”. Hanno molti carri armati, artiglieria, munizioni, soldati, ecc., almeno inizialmente. Ma sono anche assai inferiori in competenze tattiche, morale e volontà. Al contrario, le forze della Resistenza hanno assai meno meno carri armati, pezzi d’artiglieria, munizioni e soldati. Ma il loro morale è alle stelle, le capacità tattiche sono eccellenti e combattono sulla propria terra, “giocare in casa” è un grande vantaggio. Si aggiunga che gli ucraini cercano disperatamente di dimostrare al mondo che “vincono”, mentre la Resistenza cerca di espellere una forza occupante. Ora, se si tiene tutto ciò in mente, si potrà facilmente capire come mai queste “sacche”. Succede così:
I politici a Kiev ordinano ai comandanti della cosiddetta “operazione antiterrorismo” di mostrare dei risultati. Questi si riuniscono e definiscono ciò che considerano città e villaggi importanti. Poi ordinano alle loro forze di entrare e prendere tali città o villaggi. Le forze della junta si muovono con molta potenza di fuoco, superiore per la sola distruzione di un paio di posti di blocco della Resistenza sulle strade principali, su cui passano per occupare le dette città. A questo punto dicono “missione compiuta, la nostra bandiera è sull’amministrazione della città X”. La BBC prende tali informazioni dai suoi ucraini e il mondo viene a conoscenza di un’altra vittoria ucraina. Nel frattempo, gli squadroni della morte ucraini eliminano eventuali simpatizzanti della Resistenza nelle città occupate. I carri armati vengono utilizzati per proteggere le forze ucraine mentre l’artiglieria a lungo raggio viene utilizzata per terrorizzare la popolazione della prossima città sulla lista. Poi tutto va a rotoli.
In primo luogo, una grande forza richiede molta benzina, lubrificanti, munizioni, rifornimenti, cibo, ecc. Ma le strade sono sotto la costante minaccia delle forze della Resistenza. Successivamente, i novorussi, lentamente ma inevitabilmente, portano qualche pezzo d’artiglieria che inizia a bombardare le forze ucraine. A poco a poco, le forze ucraine, più grandi, sono costrette a trincerarsi mentre la Resistenza riprendere il pieno controllo delle strade principali e dei dintorni delle città. Questo è tutto; il cerchio si chiude, gli ucraini sono circondati e si forma la ‘sacca’. A quel punto accadono due cose: a) gli ucraini cercano di ritirarsi, b) rinforzi vengono inviati per salvarli. Ma a questo punto densità e qualità delle forze della Resistenza sono sufficienti a bloccare le strade principali e ad impedire ritirate o rinforzi. In alcuni casi gli ucraini riescono ad uscirne o ad aver rinforzi, ma in genere con grandi perdite in attrezzature e vite. E ciò porta ad un altro punto importante:
Gli ucraini preferiscono combattere sulle arterie principali. La Resistenza è di casa nelle foreste, colline, campi e cespugli (ciò che l’esercito russo chiama “la macchia”). Ciò significa che i movimenti ucraini sono molto prevedibili. Non così per la Resistenza. Gli ucraini temono la “macchia”, i novorussi l’amano. Non so di una sola battaglia, finora, in cui gli ucraini abbiano attaccato attraverso la “macchia”. I novorussi lo fanno sempre. Ben presto i rifornimenti diventano un problema reale, e con più o meno l’intera aviazione ucraina defunta, data la densità delle armi antiaeree della Resistenza, anche le grandi unità passano dalla modalità di combattimento a quella di sopravvivenza. Almeno 4 squadroni della morte ucraini vi si trovano proprio oggi. Ma si ricordi, gli ucraini hanno più armi e potenza di fuoco, quindi non è così facile ridurli e schiacciarli nelle sacche, ed è per questo che la Resistenza ha bisogno di tanto tempo per finirli. Facendolo, però, una per una. Se avessero tempo e forze, avrebbero potuto farlo facilmente, ma non è così. In questo momento, le principali forze che proteggono Marjupol sono bloccate in 2-3 sacche a sud-est di Donetsk. Ma invece di perdere tempo a ridurle, le Forze Armate della Novorussia hanno lanciato l’attacco lungo le coste su Marjupol, dove gli ucraini sono già nel panico non essendovi nulla che si frapponga tra loro e la Resistenza. E questa è la mossa giusta dei novorussi. Proprio come negli scacchi, un pezzo bloccato è essenzialmente inutile, come le forze ucraine in una sacca. La cosa importante è mantenere l’iniziativa e sfruttare il vantaggio. Questo è il motivo per cui la Resistenza avanza verso Marjupol. Se la città viene presa, o anche circondata, o se le sacche a sud di Donetsk sono ridotte, sarà il crollo del fronte meridionale ucraino contro Novorussia. Ci sono dei rischi però.
In primo luogo, qualsiasi forza dei novorussi diretta su Marjupol rischia di esser accerchiata dai rinforzi ucraini. Ora, non si sa di certo cosa facciano gli ucraini, ma è probabile siano nel panico totale a Kiev e che rinforzi saranno inviati da tutto il Paese per evitare che Marjupol cada in mano dei novorussi. I novorussi devono fare molta attenzione al loro tergo (ma poi, c’è la certezza che i tanti occhi del GRU, nello spazio e a terra, lo stiano già facendo al loro posto). In secondo luogo, gli ucraini circondati potrebbero cercare di unire le forze per uscirsene o attaccare verso nord. Se non ci riescono, probabilmente faranno ciò che hanno già fatto, scappare per salvarsi abbandonando tutte le attrezzature pesanti, o combattere fino all’ultimo. In entrambi i casi va bene per i novorussi.
Spero che la breve (e un po’ semplificata) spiegazione tracci, almeno nelle linee generali, perché e come tali “sacche” vanno costantemente formandosi.

Cordiali saluti, Saker

10649673Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Donetsk avanza, Kiev in rotta

Alessandro Lattanzio, 26/8/2014

10557760Dopo il fallimento delle offensive su Donetsk e Lugansk, con enormi perdite materiali e umane, la junta di Kiev pensava di passare a una strategia difensiva. La leadership ucraina si preparava a una campagna invernale e alla possibile ritirata da Donetsk e Lugansk, per attestarsi sulla linea Slavjansk-Marjupol e iniziare operazioni repressive nelle regioni di Kharkov e Zaporozhe. Perciò il ministero della Difesa ucraino avviava l’edificazione di due aree fortificate, “Slavjansk – Kramatorsk – Druzhkovka – Konstantinovka – Artemovsk” e “Marjupol”. Le linee difensive dovevano essere dotate di aree fortificate, distaccamenti militari e depositi di materiale, con un sistema di comunicazione nelle basi aeree di Kramatorsk e Marjupol. L’offensiva generale majdanista per distruggere Novorossia era iniziata il 1° luglio, e sebbene parecchie città venissero occupate, gli aggressori avevano subito enormi perdite senza raggiungere alcun obiettivo strategico, mentre le milizie sempre più spesso conducevano riuscite operazioni di difesa strategica contro l’esercito majdanista. Infatti, dall’8 al 15 agosto, l’esercito di Novorossija aveva catturato 18 carri armati T-64, 24 BMP, 11 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 MLRS BM27 Uragan, 2 cannoni semoventi (SAU) 2S4 Tjulpan, 2 SAU 2S9 Nona, 10 SAU 2S1 Gvozdika, 6 mortai automatici da 82mm, 3 cannoni antiaerei ZU-23-2 e 44 autoveicoli. Quindi, in totale dal 20 giugno al 15 agosto, secondo gli stessi militari ucraini, le milizie avevano catturato: 65 carri armati T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 2 BM27 Uragan, 2 2S4 Tjulpan, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Gvozdika, 10 obici D-30, 32 mortai da 82 mm, 18 cannoni antiaerei ZU-23-2, 124 autoveicoli. Inoltre andarono distrutti oltre 200 tra pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi (MLRS) Grad e Uragan, assieme a circa 500 tra carri armati, veicoli da combattimento della fanteria (BMP) e corazzati da trasporto truppa (BTR), costringendo la junta di Kiev a riesumare mezzi dai depositi vecchi anche di 40 anni, “le cui condizioni sono a dir poco insoddisfacenti: pezzi mancanti, motori che non si avviano … i pezzi di ricambio devono essere ordinati in Russia”. Allo stesso tempo, la situazione più catastrofica riguarda l’aviazione. “Dopo aver perso nell’operazione ATO quasi tutto ciò che poteva volare, ovvero 32 (36) tra aerei ed elicotteri, possiamo dire che l’aviazione ucraina non esiste più, né ci sono fondi e professionisti per ricostruirla. Pertanto, senza un adeguato supporto di fuoco, le normali truppe restano azzoppate. Gli ufficiali hanno rifiutato di guidare le loro unità al fronte. E i politici pensano solo a minacciare. Ecco il ‘cambiamento di tattica’” presentato da Poroshenko il 18 agosto. Infatti, il 20 agosto la milizia abbatteva un cacciabombardiere ucraino Su-24M nella regione di Lugansk, presso il villaggio di Novosvitlivka, dove era stato abbattuto anche un altro aereo d’attacco Su-25 ucraino. Sempre il 20 agosto, presso Ilovajsk, la Guardia nazionale ucraina perse 21 militari ed altri 63 furono feriti. Il 21 agosto veniva abbattuto un elicottero d’attacco Mi-24 ucraino presso Lugansk.
10400030 Il 24 agosto, le forze federaliste arrivavano nella zona di Novoazovsk, sul Mar d’Azov, dove erano presenti un centro della difesa aerea ucraina e un concentramento di truppe confinarie. La milizia federalista aveva trovato un vuoto tra le forze ucraine a sud-est di Marinovka; un’aerea non presidiata dalle truppe golpiste. Di conseguenze le unità da ricognizione e sabotaggio federaliste arrivarono a Novoazovsk, Kholodnoe e Sedovo, colpendo diversi posti di blocco majdanisti sulla strada per Marjupol. In sostanza, tra Novoazovsk, Marjupol e Amvrosievka Kiev scopriva di non avere un reale presidio militare. Si ebbero combattimenti anche a Ilovajsk, Savrovka, Shakhtjorsk e Torez. La milizia contrattaccava a Djakovo, mentre a nord di Donetsk contrattaccava su Uglegorsk per assicurare Gorlovka e Enakievo. Presso Zhdanovka altre truppe majdaniste venivano accerchiate, mentre il saliente nella zona di Verkhnaja e Nizhnaja Krinka, verso Donetsk-Makeevka, veniva liquidato; la milizia faceva diversi prigionieri e catturava molti mezzi ucraini. A nord di Debaltsevo la milizia effettuava un attacco contro i golpisti avvicinandosi a Severodonetsk. L’assalto a Lugansk era fallito, i majdanisti furono cacciati da Khrjashevatoe a Novosvetlovka, mentre la milizia conduceva un’offensiva su Lutugino e Shaste. Lutugino e Debaltsevo sono i punti chiave della rete viaria di Novorossija e controllarli era obiettivo dell’iniziativa operativa della milizia, permettendo così, il 22 agosto, che il convoglio umanitario russo arrivasse a Lugansk, “La consegna delle merci umanitarie è iniziata. I carichi saranno poi distribuiti tra i residenti“, dichiarava il portavoce della città di Lugansk. Il Presidente Vladimir Putin aveva detto alla cancelliera tedesca Angela Merkel che ulteriori ritardi nell’invio degli aiuti umanitari russi era inammissibile, così Mosca aveva ordinato al convoglio di entrare in Novorossija. “Le nuove richieste e i pretesti di Kiev sono artificiali e… intollerabili. Tutti i pretesti per impedire la consegna degli aiuti alla popolazione della zona del disastro umanitario sono esauriti. La parte russa ha preso la decisione di agire“, aveva detto il ministero degli Esteri russo. Nel frattempo, nella zona di Zaliznishne Guljajpolskij, regione di Zaporozhe, in un’imboscata veniva distrutto un convoglio di 6 autocarri majdanisti, bloccando anche la linea ferrovia della Pridneprovskaja, avendo fatto esplodere il convoglio a un passaggio a livello, interrompendo anche la linea elettrica. In un’altra azione d’intelligence militare federalista, furono prelevati dei documenti operativi dell’esercito ucraino, permettendo a una brigata d’artiglieria della milizia di rilevare un’unità majdanista e di bombardarla distruggendo 1 ZU-23-2, 2 BMD e un carro armato. L’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk si era ampliato, creando 4 brigate di fanteria e comprendendo 2 battaglioni di carri armati, 2 di artiglieria lanciarazzi, 2 di cannoni semoventi e 3 di artiglieria, divenendo l’Esercito Popolare di Novorossija.
Tra il 24 e il 25 agosto, l’Esercito Popolare di Novorossija accerchiava, nei pressi di Donetsk, tra Alekseevskoe, Blagodatnoe, Vojkovskij, Kutejnikovo, Uljanovskoe e Uspenkoe, il comando dell’8.vo corpo d’armata ucraino, assieme alle 28.ma e 30.ma brigate meccanizzate, alla 95.ma brigata avioportata e ai battaglioni della naziguardia Ajdar, Donbass e Shakhtjorsk, “Circa 7000 militari, 120 carri armati, 380 blindati, 50 lanciarazzi multipli Grad e Uragan, ed oltre 100 pezzi d’artiglieria“. Ciò avveniva nell’ambito della controffensiva dell’esercito federalista della Novorossija su Olenovskoe, nella sua prima grande operazione. Nella controffensiva l’Esercito Popolare di Novorossija distruggeva 4 MLRS Smerch, 12 MLRS Grad, 17 carri armati, 30 blindati, 50 autocarri ed eliminato oltre 150 effettivi majdanisti, “Abbiamo catturato 7 depositi militari con grandi quantità di armamenti, munizioni, rifornimenti, razioni alimentari e beni dei cittadini espropriati dalle guardie nazionali durante le operazioni di rastrellamento, tra cui veicoli fuoristrada. Da ora intendiamo annientare completamente le forze nemiche intrappolate nei pressi di Olenovskoe e Kutejnikovo-Blagodatnoe-Uspenskoe“, affermava il comando supremo dell’esercito di Novorossija. “Il comando generale dell’esercito della RPD ha deciso di passare dall’azione con piccole unità ad operazioni con ampie formazioni appoggiate dal pieno supporto dell’artiglieria“, con tre brigate di fanteria della milizia. Un reggimento era costituito da minatori del Donbas e militari ucraini passati ai federalisti. “Negli ultimi due giorni abbiamo formato due battaglioni di carri armati, tre battaglioni di MLRS Grad, due battaglioni di obici semoventi, tre battaglioni di artiglieria, utilizzando gli armamenti che le milizie avevano catturato alle forze nemiche nell’ultima controffensiva“, riferiva il comunicato dell’esercito di Novorossija. Le direttrici dell’offensiva dell’esercito popolare di Novorossija a nord erano Perevalsk, Lisichansk e Severodonetsk (dove il sobborgo di Sirotino Borovskoe era sotto il controllo dell’esercito popolare), mentre su Stakhanov puntava la guardia nazionale cosacca. I resti delle forze majdaniste invano tentavano di attaccare sul fianco. A sud, il gruppo ucraino di Amvrosievka veniva accerchiato, intrappolando almeno 4000 uomini e circa 200 blindati. Scontri a Starobeshevo ed Elenovka, quasi sotto il controllo federalista. In queste prime fasi, l’EPN aveva subito 7 caduti, 18 feriti e la perdita di 2 blindati, mentre i majdanisti avevano perso 250 effettivi, 300 feriti, 16 blindati, 6 mortai, 3 pezzi d’artiglieria e 2 cannoni semoventi. Durante l’offensiva le milizie distrussero la base militare ucraina di Sedovo, spazzando via la presenza majdanista anche da Novoazovsk, aprendo la strada per Marjupol. Aspri combattimenti presso i villaggio Nikolskoe e Markino contro i battaglioni “Dnepr-1″ e “Donbass“. Qui le forze majdaniste subivano 110 morti e 75 feriti, e perdevano 28 mezzi militari. La mattina del 25 agosto un terzo gruppo ucraino veniva accerchiato tra Stepanovka, Amvrosievka e Stepano-Krinka, mentre le milizie stringevano l’accerchiamento dei due gruppi ucraini bloccati nella zona di Vojkovskij, Kutejnikovo, Blagodatnoe, Alekseevskoe, Uspenka, Uljanovskoye ed Elenovka, intrappolando 40 carri armati, 100 BMP, BTR e BMD, 50 MLRS “Grad” e “Uragan” e oltre 60 pezzi d’artiglieria. Presso Elenovka, dei reparti dell’Esercito Popolare di Novorossija distruggevano 8 carri armati, 19 blindati e una batteria di mortai, e catturava 3 cannoni anticarro, 1 cingolato armato e 1 GAZ-66. La milizia aveva lanciato l’offensiva oltre che su Severodonetsk, nel nord-ovest della regione di Lugansk, anche su Debaltsevo, nell’est della regione di Donetsk, ed avanzava su Lisichansk liberando i villaggi Belaja Gora e Borovskoe.
10492602 Nel 2014 la Shanghai Cooperation Organization (SCO) condurrà due grandi manovre in Cina. Vostok-2014, per settembre, e Missione di Pace per il 24-29 agosto presso la base di Zhurihe, nel nord della Cina. Si trattava di un’esercitazione antiterrorismo cui partecipavano 7000 militari di Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Cina. Zhurihe è la più grande e moderna base d’addestramento della Cina. La base si estende su una superficie di circa 1000 kmq, e la sua funzione primaria è organizzare le unità a livello di divisione, brigata e reggimento nelle esercitazioni tattiche combinate e nella cooperazione con le forze corazzate e le altre armi dell’EPL. Infine, truppe indiane arrivavano a Lipetsk, in Russia, per partecipare alle esercitazioni aeree Aviaindra 2014, dal 25 agosto al 5 settembre, “Dal 25 agosto al 5 settembre 2014 l’esercitazione congiunta russo-indiana Aviaindra 2014 si terrà sul territorio russo sotto la guida del comandante in capo dell’aeronautica russa. I piloti indiani esamineranno le aree dei prossimi voli e i simulatori moderni del Lipetsk State Aviation Center, mentre il personale della difesa aerea si addestrerà nell’Air Force Training Center di Gatchina“, aveva dichiarato il portavoce del Ministero della Difesa russo, colonnello Igor Klimov. Alle esercitazioni partecipavano equipaggi misti russo-indiani su velivoli Su-30SM Flanker-C, e su elicotteri Mil Mi-35 Hind-E e Mi-8 Hip nei poligoni di Pogonovo e Ashuluk, nelle regioni di Voronezh e Astrakhan. Gli equipaggi dei Su-30SM Flanker-C effettueranno anche degli aviorifornimenti con le aerocisterne Iljushin Il-78 Midas, mentre le squadre della difesa aerea respingeranno un attacco simulato con i sistemi antiaerei S-300, S-400, Buk-M1 e Pantsir-S1.

1qaeN2WEfwgFonti:
Alawata
Cassad
Cassad
Cassad
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E-News
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Global Research
LifeNews
Novorossia
RIAN
RIAN
RussiaToday
Russiepolitics
Rusvesna
Sociologia Critica
StopNATO

1057706624agosto2014106468311512457

L’Ucraina verso la dissoluzione

Xavier Moreau, RealpolitikReseau International 24 agosto 2014

Il sistema ucraino continua nella dissoluzione politica, economica e militare. Il calcolo del Cremlino, che prevede che la realtà economica porti alla ragione il governo oligarchico, sembra funzionare. La questione è ora se ci sarà qualcuno che avvierà le riforme costituzionali per la federalizzazione del Paese.

alexander-zakharchenkoSituazione militare
Il 19 agosto Kiev ha lanciato all’assalto, ancora una volta, le sue forze, e ancora senza risultati. In realtà, avvicinandosi alle truppe ribelli ucraine, nel corpo a corpo, la superiorità della fanteria della Nuova Russia è decisiva, soprattutto contro le truppe demoralizzate o abituate alle zuffe di Majdan. L’artiglieria ribelle, più professionale e manovriera, regolarmente sconfigge quella di Kiev, che si vendica bombardando indiscriminatamente le città. Il rinvio del convoglio umanitario russo non è dovuto alla possibilità che i russi vi nascondano una divisione di paracadutisti o di T-90, ma del fatto che l’aiuto sfida gli sforzi di Kiev nell’affamare il popolo della Nuova Russia. L’intera strategia della junta si basa sulla speranza di ripetere ciò che è successo a Slavjansk. Si noti che il tentativo di tagliare l’acqua a Donetsk è fallito, l’amministrazione comunale è riuscita a ripristinare le stazioni di pompaggio. Stanchi dell’anarchia di Kiev e con il controllo del territorio dei combattenti della Nuova Russia, i russi inviano il loro convoglio, giunto oggi a Lugansk. La crisi umanitaria è innegabile per Kiev, tanto più che il suo esercito ne è anche vittima. L’OSCE continua ad essere d’accordo con la Russia, e i soldati ucraini, non riuscendo a combattere efficacemente i combattenti del Donbas, sono ridotti ai selfie in cui si consegnano prigionieri ai soldati russi. Mentre Pravyj Sektor e SBU torturano e brutalizzano i prigionieri, l’esercito della Nuova Russia illustra come cura correttamente i prigionieri. Gli ucraini catturati sono autorizzati a chiamare le famiglie, avendo un effetto devastante, perché Kiev nega il massacro che subisce il suo esercito. Ancora una volta lo scontro tra barbarie della modernità occidentale e l’Europa cristiana. I russi non hanno bisogno d’inviare materiale perché, come ha sottolineato con umorismo il Premier della RPD Aleksandr Zakharchenko, l’unico affidabile fornitore di armamenti dei ribelli rimane l’esercito ucraino. I russi sicuramente inviano volontari e denaro, ma questa guerra è una guerra civile che Kiev perde, senza ammetterlo. Sembra che la controffensiva annunciata regolarmente tre settimane fa sia iniziata. Su tutti i punti del fronte, le forze kieviane si ritirano. L’obiettivo della Nuova Russia è controllare completamente la zona cuscinetto tra il confine con la Russia e Lugansk. Conseguiti questi primi obiettivi, i federalisti potrebbero reindirizzarsi, se le riserve lo consentono, su Slavjansk e Marjupol. I prossimi giorni decideranno.

Stalingrado, l’offensiva del Tet e anche lo sbarco del 6 giugno 1944
Lo Stato Maggiore della Nuova Russia ha attutato Stalingrado contenendo le forze d’invasione, mentre prepara il contrattacco. Avviando l’offensiva del Tet, rivela all’opinione pubblica ucraina e occidentale che la guerra è lungi dall’essere vinta da Kiev, e che può essere persa. Infine, avendo il governo di Kiev inviato la maggior parte delle proprie forze nel Donbas, ha creato un vuoto tra Donetsk e le altre città orientali: Kharkov, Dnepropetrovsk e Zaporozhe. L’esercito tedesco si trovò nella stessa situazione dopo la battaglia di Normandia. Su richiesta dell’ambasciata degli Stati Uniti, i media francesi hanno spiegato questa debacle come cambio di strategia, “un calcolo intelligente” dice Harold Hyman. Incompetente come i suoi omologhi francesi, ha allegramente confuso munizioni illuminanti e bombe al fosforo, come Frédéric Encel confonde il T-64, prodotto a Kharkov, con il T-72. A sua difesa, a differenza dei suoi omologhi francesi, il giornalista statunitense ha almeno il merito di essere divertente.

Situazione economica
Il primo ministro Jatsenjuk, che certuni fraintendono moderato e ragionevole, impazzisce sulle sanzioni contro la Russia. Gli europei hanno appreso con costernazione che stava per tagliare il flusso di gas dall’Ucraina. L’incredulità è divenuta sconcerto quando ha proposto la privatizzazione parziale della rete dei gasdotti ucraini. Le strutture sono in serio stato di abbandono, nessuno vi vorrà investire. La Shell ha subito declinato l’offerta, preferendo lavorare con la Russia. Tutti aspettano il “South Stream“, mentre i bulgari, minacciati da John McCain e dall’UE, hanno congelato il progetto contro i propri interessi. Sarà interessante vedere come il governo bulgaro si spiegherà con la popolazione questo inverno, se Kiev interrompe il gas. In realtà, l’inverno arriva, ma non il gas. Le forniture alternative si dimostrano una favola, come abbiamo detto fin dall’inizio. Il deficit di gas, che impedisce di riscaldare correttamente le case d’inverno, si aggiunge a quello dell’acqua calda e del carbone (generalmente estratto nel Donbas). In 40 giorni, l’Ucraina passa da esportatrice ad importatrice. La produzione di elettricità, in cui l’Ucraina era esportatrice, sarà gravemente colpita, anche a Kiev. Avendo acquistato boiler e stufe elettriche, si prevede che gli ucraini subiranno il “blackout” questo inverno. L’aiuto del FMI, previsto per il 29 agosto, non è garantito. Data la situazione, il ministro dell’economia Pavel Sheremet s’è dimesso il 21 agosto.

Situazione politica
Le dimissioni del ministro dell’economia non sono un caso isolato. Parubi ha lasciato il Consiglio di Sicurezza Nazionale, dopo aver rinunciato due settimane prima alla segreteria generale. Tatiana Chernovol, altra isterica banderista, nel frattempo, ha lasciato il suo ministero della lotta alla corruzione. Il governo ucraino cede alle minacce di Jarosh. Il capo di “Pravyj Sektor” che non supportando che i suoi scagnozzi vengano arrestati per traffico di armi, aveva minacciato di lasciare il Donbas per Kiev. Secondo voci, Poroshenko ne avrebbe chiesto l’eliminazione e che le unità naziste, prive di professionalità facendone facili bersagli dei ribelli, siano inviate nelle zone più pericolose per essere distrutte (il dispiegamento tragicomico dell’unità in questo video, comporterebbe l’immediata espulsione dalla scuola di fanteria). Diversi capi radicali sono stati feriti o uccisi. L’efficacia di Jarosh ci ricorda quella di un altro grande stratega della seconda guerra mondiale. L’arbitrio domina l’Ucraina. Rapimenti e torture aumentano. Gli scambi di prigionieri e di spoglie umane svelano gli spaventosi maltrattamenti nelle carceri di Kiev. Come se non bastasse, il presidente Poroshenko ha firmato un decreto che autorizza la detenzione di 30 giorni senza l’autorizzazione del giudice. Quindi, i valori statunitensi scompaiono in Ucraina. Majdan viene sgombrata, almeno in parte. Vitalij Klishko ha le mani in tasca e non è mai stato così popolare da quando riempie i cassonetti, evitando di parlare. Così il governo non baderà più al soviet di Majdan, senza suscitare l’indignazione di Anne Tinguy, che si era fatta trascinare, con molta sensualità, dalla felicità del 26 febbraio, prima della costruzione di tale favoloso e originale sistema politico. Nei Carpazi, gli ungheresi chiedono l’indipendenza con il sostegno del partito nazionalista ungherese Jobbik. Sorridiamo pensando a coloro che volevano unire i nazionalisti di tutta Europa. Saremo lieti della reazione di Svoboda e del suo capo Tjagnibok. A Kiev, la situazione è più delicata, l’Ungheria non è solo un membro della NATO ma anche un Paese amico della Russia, con cui condivide valori cristiani, in attesa di riceverne il gas.

Relazioni tra Russia e Ucraina
Il presidente Poroshenko incontrerà Vladimir Putin a Minsk il 26 agosto, ma il suo peso è limitato. Julija Timoshenko, che non ha ancora digerito la sconfitta nella corsa presidenziale, è in agguato con l’accusa di tradimento, nel caso in cui il presidente ucraino accetti la federalizzazione. E’ supportata da Igor Kolomojskij, in procinto di sequestrare Odessa e metterla a disposizione della “principessa del gas”, con il suo esercito privato composto dai banditi armati di Pravyj Sektor. Se Poroshenko vuole fare qualcosa, come la costituzione ucraina, prima o poi dovrà mettere in conto le dimissioni. Eletto per fare la pace, è sempre più impopolare e rischia di perdere le elezioni parlamentari. Beneficerebbe in tale caso del sostegno francese e russo. La domanda è se Angela Merkel, che l’incontrava a Kiev il 23 agosto, saprà fargli dimenticare il revanscismo antirusso. La Russia è l’unico Paese interessato ai risultati delle indagini sulla distruzione del Boeing malese. Scommetto che la relazione, se ci sarà, farà storia sui media francesi, come l’omicidio di James Foley, presumibilmente detenuto da Bashar al-Assad dal 2012.

Fallimento delle sanzioni
Le sanzioni sono un fallimento quasi totale. L’UE, che non dubita di nulla, chiede al Sud America di sanzionare la Russia, così come la Serbia. La risposta non si è fatta attendere. Gli statunitensi sperano su Cina e Corea, Washington spera, con grande ottimismo e candore, che facciano pressione. Il Giappone continua a fingere. I contadini russi e serbi possono così ringraziare UE e NATO. Da parte sua, la Russia batterà nel 2014 il record di produzione del grano, ed ha anche firmato un contratto di forniture dall’Egitto nell’ambito della politica araba ereditata dall’Unione Sovietica. Con le sanzioni, il valore delle azioni delle aziende agricole russe è aumentato del 20%. I 125 milioni proposti dall’UE sono soltanto una goccia nell’oceano del disastro, gli ideologi pro-europei cercano di spiegare ai produttori europei che è ancora più difficile per i russi. Anche se ciò fosse vero, sarebbe una magra consolazione per i contadini francesi che, a differenza di Bruxelles e Washington, non sono in guerra contro la Russia; né per i lettoni, troppo stanchi, o gli spagnoli che ora protestano apertamente. Povero Jacques Rupnik che vede nella crisi ucraina un test per l’Europa (in realtà l’UE, ma la distinzione è troppo sottile per il suo entusiasmo da tifoso). Sarà servito. UE e NATO vivono ancora nel 1990, ed è tempo che la Francia entri nel ventunesimo secolo e smetta di seguire i capricci della Polonia rivolgendosi ai BRICS e all’Asia. Per ora, la Francia ha giocato bene la sua parte alla mostra degli armamenti di Mosca, dal 13 al 17 agosto, quando Dimitri Rogozin ha annunciato che le società presenti nei momenti difficili non sarebbero state dimenticate. Su Exxon-Mobil, di cui abbiamo discusso nell’ultima analisi, la compagnia petrolifera non ha mostrato alcun interesse per i tubi arrugginiti di Naftogaz, ma tuttavia ha inaugurato in diretta, con Putin e Igor Sechin (sulle liste delle sanzioni) la sua prima perforazione USA-Russia nell’Artico, il 9 agosto. La Russia si aspetta che la situazione si calmi. Le sanzioni saranno una doccia fredda per l’UE, che chiaramente pensava che Mosca si sarebbe fatta punire come un discolo. Il governo francese, di cui si deve salutare la perseveranza sulla Mistral, è stato trascinato in sanzioni stupide e sterili per via della nullità degli “esperti” consultati sulle questioni russe e ucraine. I giornalisti francesi, naturalmente, non contano e Gomart, Encel, Tertrais, Rupnik e altri Heisbourg, la cui incompetenza lede gravemente gli interessi francesi, devono sparire. La Fondazione per la Ricerca Strategica e l’IFRI devono recuperare con urgenza, assolutamente e seriamente.

MAPInsomma
Concludendo con una nota umoristica, vi presentiamo un video su come si gioca con i bambini in Galizia. E’ più simile a una cerimonia voodoo, dopo una tale infanzia, anche un Oleg Tjagnibok è scusato… Infine, ultima e grande novità, il bilancio per produrre RussiaToday in francese, 29 milioni di euro, è stato votato. Il Cremlino prende in considerazione la mancanza di libertà d’espressione in Francia e cerca di porvi rimedio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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