Lo scontro Iran – Arabia Saudita in Libano e Siria

Prodrome Nouvel Ordre Mondial 4 maggio 2013

Rally to mark the end of a 40-day mourning period for Imad MughniyehIl punto che difendo su questo blog, è che la crisi siriana sin dall’inizio ha provocato l’interferenza di forze straniere nel Paese, forze che hanno commesso violenze da subito, a volte in modo molto professionale, contro l’apparato di polizia e militare del regime. Queste forze straniere, non contente di armare militarmente ed equipaggiare nella guerra mediatica ai cittadini siriani, gli appartenenti al movimento dei Fratelli musulmani, al wahabismo o solo coloro che pensano il proprio futuro personale o del clan potrebbe essere più luminoso senza Bashar al-Assad, hanno anche fatto giungere mercenari provenienti da Turchia, Giordania, e persino Tunisia, Cecenia ed Europa (non parlo dei siriani residenti in Europa). Va da sé che coloro che speravano in una democratizzazione della vita politica in Siria la scontano.
Per Jean Aziz, che abbiamo già incontrato su questo blog, forse tracciando una linea grossolana, sì, assistiamo in Siria a una guerra tra Iran e Hezbollah da un lato, e Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Stati Uniti dall’altra. Ed è l’asse turco-arabo-occidentale che ha preso l’iniziativa in questa guerra e fatto in modo che perduri in mancanza di una soluzione politica, che si è sforzato di evitare proprio come in Libia. Solo che il problema strategico è molto più grande della Libia e della Siria; se gli statunitensi sfrutteranno la sicurezza della loro amata entità sionista, i monarchi potranno voltarsi dall’altra parte!
Tuttavia, in un mondo razionale, questa crisi sarebbe stata risolta molto tempo fa e non avrebbe mai avuto luogo. Ma un mondo razionale sarebbe un mondo in cui gli Stati Uniti invece di cercare il confronto con Iran, Hezbollah e Siria, avrebbero cercato di avere normali relazioni con Paesi con cui non dovrebbero avere a priori alcun conflitto acuto. Sì, scrivo questo Paese, perché credo che Hezbollah non esisterebbe se gli Stati Uniti non sostenessero così ostinatamente e incondizionatamente l’entità sionista che non potrà mai avere una condizione normale nella regione. Anche per le monarchie di Arabia Saudita e Qatar, il nodo di una sconfitta dell’asse Siria-Hezbollah-Iran permetterebbe, infine, di normalizzarne i rapporti con l’entità sionista e quindi di seppellire i diritti del popolo palestinese. L’obiettivo è certamente illusorio e i monarchi, come il Gran Turco, dovrebbero pensare a ciò che Kant disse: “E’ un’illusione l’alone che rimane anche quando sappiamo che l’oggetto presunto non esiste”.

L’Iran contro la diplomazia saudita in Libano
Jean Aziz al-Monitor Libanon Pulse, 29 aprile 2013
Tradotto dall’inglese da Djazaïri

Tre settimane di sviluppi della situazione in Libano sono state sufficienti a cancellare la sensazione che una svolta nelle relazioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran fosse vicina, almeno in Libano. Questa sensazione aveva preso forma il 6 aprile, quando il parlamento libanese, con un consenso quasi totale, nominò Premier Tammam Salam, per formare un nuovo governo a Beirut.
In un primo momento, ci sono stati alcuni segnali che una svolta nel rapporto tra l’Arabia Saudita e l’Iran fosse in vista. L’ambasciatore saudita a Beirut, Ali Awad Asiri, aveva chiaramente aperto verso Hezbollah. Tanto che alcuni dissero che l’Arabia Saudita aveva avviato il contatto diretto con la più potente organizzazione sciita in Libano attraverso un ufficiale dei servizi di sicurezza libanesi, che gode della fiducia del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah stesso. E’ stato anche detto che il vice di Nasrallah, sheick Naim Qassim, dovesse recarsi in Arabia Saudita per condurre una missione di Hezbollah per discutere del rapporto tra la periferia sud di Beirut e Riyadh. La delegazione doveva inoltre affrontare il problema della formazione di un nuovo governo [in Libano] e l’accettazione di una nuova legge elettorale, al fine di garantire che le elezioni abbiano luogo entro la fine del mandato dell’Assemblea libanese attuale, il 20 giugno, ed evitare di andare verso l’ignoto.
Questa impressione ottimista è rapidamente scomparsa ed è diventato chiaro che la strategia della tensione tra l’Arabia Sudita e l’asse iraniano rimane valida fino a nuovo avviso. Sembra che le due parti siano impegnate in una serie di manovre per migliorare le proprie posizioni e capacità in preparazione di un attacco a sorpresa contro l’altra parte. Sotto la copertura dell’apertura a Hezbollah a Beirut, l’asse saudita puntava a una battaglia regionale per rafforzare l’assedio al regime siriano e rovesciare il Presidente Bashar al-Assad. Quando i sauditi si stavano preparando ad attaccare la capitale siriana, hanno ritenuto prudente non aprire più di un fronte alla volta. Così hanno fatto una tregua con Hezbollah e mostrato buona volontà verso quest’ultima, mentre il cappio arabo-turco-occidentale si stava stringendo intorno al collo di Assad. A loro volta, l’Iran e Hezbollah non si sono lasciati ingannare dall’operazione saudita. Pochi giorni dopo aver iniziato a testare le reazioni dell’altra parte, l’Arabia Saudita ha iniziato il suo attacco: gli alleati libanesi di Riyadh hanno indurito le loro posizioni sulla formazione del nuovo governo e la redazione della legge elettorale, rendendo consapevole l’asse di Hezbollah [Hezbollah e i suoi alleati in Libano] della manovra, spingendoli a cambiare tattica. Quindi Hezbollah ha contrattaccato su quasi tutti i fronti.
Sembra che l’Arabia Saudita abbia scommesso su un cambiamento favorevole della situazione militare in Siria, mentre ciò è in realtà favorevole al campo iraniano. Un fattore sul campo ha invertito la situazione: in due settimane, le forze pro-regime sono avanzate in tutte le regioni intorno a Damasco e Homs. Questo sviluppo ha posto 370 chilometri del confine siriano-libanese sotto il controllo del regime siriano e dei suoi alleati in Libano. Intrappolando e isolando una parte significativa dei sunniti, che tradizionalmente sono sostenuti dall’Arabia Saudita; quasi mezzo milione tra Akkar e Tripoli, attraverso l’interposizione dell’esercito siriano e dei suoi alleati libanesi. Ma la risposta contro l’Arabia Saudita, in Libano, ha avuto altre manifestazioni: la visita di Hezbollah a Riyadh di cui stavamo parlando non è mai accaduta e si è appreso che Nasrallah s’è recato a Teheran di recente. Nonostante molte speculazioni sugli obiettivi di questa visita e la sua tempistica, Hezbollah è rimasta vistosamente in silenzio sull’argomento. Il partito non ha né confermato né smentito. Tuttavia, le immagini di Nasrallah che incontra la Guida suprema iraniana Ali Khamenei sono state pubblicate sui social network. Ambienti vicini a Hezbollah dicono che la foto è stata tratta dagli archivi, ma la foto non sembra vecchia.
Un’altra manifestazione del contrattacco è stato l’annuncio della distruzione, al largo di Haifa, da parte israeliana, di un drone proveniente dal Libano. Ma a differenza di incidenti simili, come quando Israele distrusse un drone Ayyub il 9 ottobre 2012, Hezbollah ha rapidamente negato di avervi qualsiasi cosa a che fare. Alcuni hanno interpretato che tale negazione sia stata causata dal fallimento del drone Ayyub 2 nel penetrare in profondità sul territorio israeliano. Ma il drone avrebbe dovuto forse limitarsi a sorvolare i giacimenti di gas israeliani nel Mediterraneo. In questo caso, il drone è stato in grado di inviare un messaggio a Israele, il che spiega anche la negazione di Hezbollah. In questi ultimi due giorni, ambienti vicini al partito hanno gestito la questione in maniera evasiva, chiedendosi: se il tutto è causato da un ragazzino del Libano meridionale che giocava con un aereo telecomandato portando gli israeliani a sospettare che Hezbollah gli fa la guerra? Alcuni a Beirut credono che il contrattacco iraniano contro le avanzate dell’Arabia Saudita, abbia provocato le dimissioni dell’ex primo ministro libanese Najib Miqati, andando ben al di là della scena libanese e toccando persino Bahrain ed Iraq. Si è parlato della scoperta di depositi di armi per l’opposizione del Bahrein, a Manama, e delle truppe del Primo ministro iracheno Nouri al-Maliqi che sono entrate a Hawija e minacciano di fare lo stesso ad Anbar.
Tutte cose che confermano ancora una volta, che qualsiasi accordo tra i libanesi dovrebbe avvenire sotto la protezione internazionale, vale a dire, almeno con un accordo tra Washington e Teheran. Ma un tale accordo non sarà in grado di intervenire mentre alcuni eventi non si saranno prodotti, come le elezioni presidenziali in Iran a giugno o i risultati dei negoziati sul nucleare di Almaty (se riprenderanno). Nel frattempo, la situazione in Libano porterà sia all’estensione della crisi che alla proroga il mandato del parlamento e al rinvio della formazione di un nuovo governo, ossia all’esplosione della situazione!
La maggior parte delle organizzazioni e dei partiti libanesi e stranieri preferisce la prima opzione.

Jean Aziz è un collaboratore di al-Monitor Liban Pulse. È un editorialista del quotidiano libanese al-Akhbar e ospita un dibattito politico su OTV, canale televisivo libanese. Aggiungiamo che questo cristiano originariamente faceva parte delle Forze libanesi, un movimento di estrema destra, prima di raggiungere il Generale Michel Aoun su posizioni nazionaliste, moderatamente anti-siriane (o moderatamente filo-siriane), favorevole all’intesa interreligiosa e ostile all’entità sionista. Questo è il motivo per cui noi diciamo che è vicino a Hezbollah. quasi come Michel Aoun.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando il terrorista di Boston incontrava la CIA

Aangirfan, 30 aprile 2013

85284839ne7Gli amici della CIA di Tamerlan Tsarnaev. KavkazChat

In Daghestan, l’esercito russo ha ucciso Shakrudin Askhabov membro del gruppo jihadista della CIA ‘Abu Dujan‘. Secondo quanto riferito, Tamerlan Tsarnaev, il terrorista di Boston collegato alla CIA, ha incontrato Shakrudin Askhabov. Tamerlan Tsarnaev ha incontrato Shakrudin Askhabov durante la sua visita in Russia. Secondo l’intelligence russa, Shakrudin Askhabov reclutava persone per aiutare la CIA a destabilizzare la Russia.

tamerlan-tsarnaev-william-plotnikovWilliam Plotnikov

Secondo quanto riferito Tamerlan Tsarnaev è stato reclutato da ‘Abu Dujan‘ da William Plotnikov, conosciuto come il Canadese che Tamerlan avrebbe incontrato attraverso i circoli di pugilato. Plotnikov ha poi presentato Tamerlan a Shakrudin Askhabov. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston

abudujanux5‘Abu Dujan‘, dal nome di un terrorista chiamato Abu Dujan, è collegata al salafismo dell’Arabia Saudita, in origine un’invenzione dei servizi segreti britannici. Secondo quanto riferito, i soldi degli aiuti esteri dagli Stati Uniti vengono utilizzati per finanziare le persone che tentano di destabilizzare la Russia. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston
Secondo quanto riferito, nel 2012, l’intelligence russa identificò Tamerlan nelle riunioni dei terroristi appoggiati dalla CIA. Gli Stati Uniti hanno permesso a Tamerlan di volare oltreoceano nonostante gli avvertimenti dell’intelligence russa e fosse elencato nella banca dati del terrorismo degli Stati Uniti e nella no-fly list statunitense. Secondo i media russi, il sospetto bombarolo di Boston Tamerlan Tsarnaev ha incontrato Shakrudin Askhabov durante la sua visita in Russia dal gennaio al luglio del 2012. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston
Il National Post cita il rispettato giornale russo Novaja Gazeta, il quale ha riferito che, mentre era in Russia, Tamerlan sarebbe stato visto incontrarsi con William Plotnikov, noto come ‘il Canadese’ e altri terroristi appoggiati dalla CIA. Secondo il Post, Tamerlan ritornò negli USA solo due giorni dopo che Plotnikov, il Canadese, era stato ucciso insieme ad altri 6 militanti dalle forze di sicurezza russe, nel luglio 2012. Tamerlan potrebbe essere tornato negli Stati Uniti perché la CIA aveva bisogno di lui per il complotto di Boston. Lo zio di Tamerlan era sul libro paga dei federali ed era collegato alla CIA, nel suo ruolo di manager di una compagnia petrolifera coinvolta nel riciclaggio di miliardi di dollari assieme a società di comodo off-shore e a boss mafiosi russi. I russi eliminano 2 terroristi collegati agli attentati della CIA di Boston

abu-dujan_2Abu Dujan della CIA

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I legami di Washington con i terroristi ceceni

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 26 aprile 2013

cia_0Scorrendo la lista dei maggiori sostenitori statunitensi del movimento secessionista ceceno, che in certi punti è difficilmente distinguibile dai terroristi ceceni finanziati dagli alleati degli Stati Uniti Arabia Saudita e Qatar, si notano alcuni tra i più noti guerrieri freddi degli Stati Uniti. Le prove si accumulano sull’imputato delle morti alla maratona di Boston Tamerlan Tsarnaev, presumibilmente ucciso durante una sparatoria con la polizia il 19 aprile a Watertown, Massachusetts, che sarebbe diventato un musulmano ‘radicalizzato’ durante la partecipazione ad un programma coperto della CIA, gestito attraverso la Repubblica di Georgia, per destabilizzare la regione russa del Caucaso del Nord… L’obiettivo finale della campagna della CIA era spingere gli abitanti musulmani della regione a dichiarare l’indipendenza da Mosca e a inclinare verso i governi wahhabiti di Arabia Saudita e Qatar filo-Stati Uniti.
I media corporativi occidentali hanno in gran parte ignorato l’importante notizia riportata dale Izvestija di Mosca: Tamerlan Tsarnaev ha frequentato i seminari tenuti dal Fondo Caucaso della Georgia, un gruppo affiliato al think tank neo-conservatore Jamestown Foundation, tra gennaio e luglio 2012. I media statunitensi hanno riferito che durante questo lasso di tempo, di circa sei mesi, Tsarnaev veniva radicalizzato in Daghestan dall’imam radicale ‘Abu Dudzhan’, ucciso in uno scontro con le forze di sicurezza russe nel 2012. Tsarnaev aveva visitato il Dagestan anche nel 2011. Tuttavia, dai documenti trapelati dal Dipartimento controspionaggio del ministero degli Interni georgiano, Tsarnaev veniva individuato a Tbilisi mentre partecipava a ‘seminari’ organizzati dal Fondo Caucaso, creato durante la guerra Georgia-Ossezia meridionale del 2008, una guerra iniziata quando truppe georgiane invasero la Repubblica filo-russa dell’Ossezia del Sud, durante le Olimpiadi di Pechino. La Georgia è sostenuta militarmente e nell’intelligence da Stati Uniti e Israele, e il sostegno statunitense comprende consiglieri delle forze speciali statunitensi sul terreno in Georgia. I documenti segreti georgiani indicano che Tsarnaev ha frequentato i seminari della Jamestown Foundation di Tbilisi. La Fondazione Jamestown fa parte di una rete di neo-conservatori che si sono riciclati, dopo la guerra fredda, da antisovietici e anticomunisti ad anti-russi e “pro-democrazia”. La rete è costituita non solo dalla Jamestown e dal Fondo Caucaso, ma anche da altri gruppi finanziati dall’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dall’Open Society Institute di George Soros (OSI).
La Georgia è diventato un nodo dell’aiuto degli Stati Uniti all’opposizione russa che cerca di spodestare il Presidente Vladimir Putin e i suoi sostenitori. Nel marzo 2010, la Georgia sponsorizzò, con fondi di CIA, Soros e dell’inglese MI-6, una conferenza dal titolo “Nazioni nascoste, crimine continuo: i circassi e il popolo del Caucaso settentrionale tra passato e futuro”. La Georgia e i suoi alleati CIA, Soros e servizi segreti inglesi inviavano denaro e altre forme di sostegno al secessionismo delle minoranze etniche in Russia, tra cui circassi, ceceni, ingusci, balcari, kabardini, abazi, tatari, talysh e kumiachi. La conferenza del 21 marzo 2010 a Tbilisi fu organizzata dalla Fondazione Jamestown e dalla Scuola Internazionale di Studi del Caucaso dell’università di Ilia, in Georgia. Se secondo i documenti del controspionaggio georgiano Tamerlan Tsarnaev frequentò le conferenze della Jamestown a Tbilisi nel 2011, forse il russo FSB l’ha rintracciato al seminario sulle ‘Nazioni Nascoste’ della Jamestown, nel marzo 2010? In ogni caso, un anno dopo l’FSB ha deciso di contattare l’FBI sui legami di Tsarnaev con i terroristi.
La prima richiesta russa all’FBI avvenne attraverso l’ufficio dell’addetto dell’FBI presso l’ambasciata statunitense a Mosca nel marzo 2011. L’FBI ha atteso fino al giugno 2011 per concludere che Tamerlan non rappresentasse alcuna minaccia terroristica, ma aggiunse il suo nome nel sistema di controllo delle comunicazioni della tesoreria, o TECS, che monitora le informazioni finanziarie come i conti bancari detenuti all’estero e i bonifici. Nel settembre 2011, le autorità russe, ancora una volta, allertarono gli Stati Uniti sui loro sospetti su Tamerlan. Un secondo avviso giunse alla CIA.  Entro settembre 2011, le agenzie di sicurezza russe erano ben consapevoli che il seminario delle Nazioni Nascoste, tenuto l’anno prima, era stato un evento sponsorizzato dalla CIA e sostenuto dal governo di Mikheil Saakashvili in Georgia, e che si tennero altri simili incontri, e ne furono  pianificati altri, tra cui quello in cui partecipò Tamerlan Tsarnaev, a Tbilisi nel gennaio 2012. Ad un certo punto, dopo il primo avviso russo e introno al secondo, la CIA inserì il nome di Tamerlan nell’elenco Identities Terrorist Datamart Environment (TIDE), una banca dati con più di 750.000 voci gestito dal Centro nazionale antiterrorismo di McLean, Virginia.
La Fondazione Jamestown è una vecchia facciata della CIA, essendo stata fondata, in parte, dal direttore della CIA William Casey nel 1984. L’organizzazione è stata utilizzata per dare un lavoro ai disertori di alto rango del blocco sovietico, tra cui il sottosegretario generale sovietico all’ONU Arkadij Shevchenko e l’ufficiale dell’intelligence rumena Ion Pacepa. L’Ufficio federale della sicurezza nazionale FSB e l’Agenzia d’intelligence estera SVR russi, hanno a lungo sospettato che la Jamestown contribuisse a fomentare le ribellioni in Cecenia, Inguscezia e in altre repubbliche del Caucaso settentrionale. La conferenza del 21 marzo a Tbilisi, nel Caucaso del nord, un paio di giorni prima degli attentati ai treni di Mosca, ovviamente aumentò i sospetti di FSB e SVR. Il consiglio amministrativo della Jamestown include guerrieri freddi come Marcia Carlucci, moglie di Frank Carlucci, ex agente della CIA, ex-segretario della Difesa e presidente del Carlyle Group (Frank Carlucci è stato anche uno di coloro che chiesero al governo degli Stati Uniti di consentire all’ex ‘ministro degli Esteri della repubblica cecena’ Ilyas Akhmadov, accusato dai russi di legami terroristici, di avere asilo politico negli Stati Uniti, dopo il veto della Homeland Security e del dipartimento della Giustizia), l’editore anti-comunista Alfred Regnery, e la Viceassistente per gli Affari Pubblici del segretario alla Difesa Caspar Weinberger, Kathleen Troia ‘KT’ McFarland. Vi è anche l’ex governatore repubblicano dell’Oklahoma Frank Keating, governatore nel 1995 al momento dell’attentato al Murrah Federal Building. Coopera con la Jamestown, non solo nelle operazioni d’informazione nel Caucaso meridionale e settentrionale, ma anche in Moldova, Bielorussia, Uighur e Uzbekistan, l’onnipresente Open Society Institute di George Soros, un altro agente dell’intelligence degli Stati Uniti e degli interessi bancari globali. Il Progetto Eurasia Centrale di Soros promuove una serie di seminari con la Jamestown.
La sicurezza russa indicò nella sua prima comunicazione all’FBI che Tamerlan Tsarnaev era cambiato drasticamente fin dal 2010. Questo mutamento avvenne dopo la conferenza delle Nazioni Nascoste a Tbilisi. Il sostegno degli Stati Uniti alla secessione in Cecenia e Caucaso settentrionale è il risultato di una dichiarazione pubblica dell’agosto 2008 da parte del candidato presidenziale repubblicano John McCain, secondo cui “dopo che la Russia ha illegalmente riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, i Paesi occidentali dovrebbero pensare all’indipendenza del Nord Caucaso e della Cecenia”. Dopo esser divenuto presidente nel 2009, Barack Obama ha adottato la proposta di McCain e autorizzato il supporto della CIA ai secessionisti e terroristi del Nord Caucaso con denaro riciclato di USAID, National Endowment for Democracy, Open Society Institute di Soros, Freedom House e Jamestown Foundation. Nel gennaio 2012, Obama ha nominato un attivista di Soros e neocon, Michael McFaul della destroide Hoover Institution presso la Stanford University, ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. McFaul subito spalancò le porte dell’ambasciata statunitense a una varietà di dissidenti russi, tra cui secessionisti del Caucaso del Nord, alcuni dei quali sospettati dall’FSB russo di legami con i terroristi islamici.
Se Tamerlan Tsarnaev sia stato sempre un uomo della CIA e che abbia partecipato a una  operazione “falsa bandiera” a Boston, divenendo un inconsapevole “capro espiatorio” in un complotto della CIA, come il ‘marine disertore in Unione Sovietica’ Lee Harvey Oswald divenne il ‘capro espiatorio’ dell’assassinio del presidente Kennedy, o che si sia davvero radicalizzato nel tentativo d’infiltrarsi nelle file dell’emirato del Caucaso, decidendo di disertare e condurre un attentato terroristico contro gli Stati Uniti, non si potrà mai sapere. Se è vero l’ultimo caso, Tsarnaev è molto simile a Usama bin Ladin, un tempo combattente della CIA in Afghanistan, che avrebbe deciso di lanciare la jihad contro gli Stati Uniti. Se Tsarnaev era un “capro espiatorio”, come Oswald, ciò potrebbero spiegare la presenza di un ordigno incendiario al John F. Kennedy Library di Boston, dieci minuti dopo il duplice attentato alla maratona di Boston. Dopo che la polizia di Boston aveva dichiarato che l’incendio era stato causato da un’esplosione, i Vigili del Fuoco di Boston divennero silenziosi e cercarono di attribuire l’incendio a qualcuno che aveva gettato una sigaretta accesa su del materiale infiammabile.
Attraverso una miriade di organizzazioni della ‘società civile’, gli Stati Uniti hanno finanziato gruppi ceceni nella repubblica autonoma, in Russia e all’estero. Tuttavia, grandi porzioni del finanziamento degli Stati Uniti sono ‘sgocciolati’ ai terroristi ceceni e altri gruppi terroristici nel Caucaso del Nord, che il dipartimento di Stato e le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti insistono a definire ‘guerriglieri separatisti’, ‘nazionalisti’ o ‘ribelli’ invece che terroristi. L’US National Security Agency (NSA) ha costantemente rifiutato di definire i ceceni e i terroristi dell’emirato islamico che operano in Russia ‘terroristi’. I report della NSA sulle analisi dei segnali di intelligence (SIGINT) di polizia russa, Ufficio di Sicurezza Federale (FSB), Servizio d’Intelligence Estero (SVR) e delle comunicazioni militari russe, tra cui radio, telefono fisso e cellulare, fax e SMS, dal 2003 definiscono i terroristi ceceni e del Caucaso settentrionale ‘guerriglieri’. Prima di quell’anno, le direttive interne Top Secret della NSA dichiaravano che i terroristi ceceni dovevano essere chiamati ‘ribelli’. Immaginate la sorpresa se gli Stati Uniti iniziassero a riferendosi ad al-Qaida come a guerriglieri e ribelli islamici, invece che terroristi. Eppure, questo è esattamente ciò che la NSA e la CIA fanno in riferimento ai terroristi in Russia che lanciano attentati mortali negli aeroporti, treni, stazioni della metropolitana, scuole, cinema e teatri di tutta la Federazione Russa.
L’assistenza ‘umanitaria’ e ‘civica’ statunitense ai gruppi islamici radicali, negli ultimi tre decenni, è  filtrata nelle casse dei gruppi terroristici celebrati a Washington quali ‘combattenti per la libertà’. Questo è stato il caso del sostegno degli Stati Uniti ai mujahidin afghani attraverso gruppi come il Comitato per un libero Afghanistan durante l’insurrezione islamista contro la Repubblica democratica popolare dell’Afghanistan negli anni ’80 e del Fondo per la Difesa della Bosnia negli anni ’90. Nel caso dell’Afghanistan, il denaro degli Stati Uniti e dell’Arabia Sauditi finì nelle mani dei ribelli che avrebbero poi costituito al-Qaida, e in Bosnia i fondi statunitensi furono utilizzati da elementi di al-Qaida che combattevano contro la Jugoslavia e la Repubblica Serba di Bosnia e, più tardi, dagli elementi di al-Qaida in supporto all’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) nella sua guerra contro la Serbia. Dopo le rivelazioni che un’entità denominata Fondo Caucaso è stato usata dalla filiale della CIA, la Jamestown Foundation di Washington, DC, per sponsorizzare seminari sul Caucaso del Nord a Tbilisi, dal gennaio al luglio 2012, le autorità georgiane si mossero per chiudere il fondo. La motivazione addotta dalla Georgia era che l’organizzazione aveva ‘compiuto la sua missione dichiarata’. Le iniziative della Jamestown Foundation e del Fondo per il Caucaso sono state accusate di esser state frequentate dall’attentatore della maratona di Boston Tamerlan Tsarnaev, un cittadino del Kirghizistan nato da genitori provenienti dal Daghestan. La Jamestown precedentemente aveva tenuto un seminario a Tbilisi sulle ‘Nazioni Nascoste’ nel Caucaso, il quale, tra l’altro, ha promosso una ‘Grande Circassia’ nel Caucaso.
ALQQ41P5likwBMHvGli aiuti della ‘società civile’ statunitense vanno ai gruppi che fomentano terrorismo, nazionalismo, separatismo e irredentismo nel Caucaso, direttamente attraverso l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), od occultamente attraverso organizzazioni finanziate dall’Open Society Institute di George Soros. Si può apprendere molto del sostegno degli Stati Uniti ai gruppi terroristici che operano nel Caucaso del Nord, grazie alle informazioni raccolte sulla tranche di un quarto di milione di dollari, trapelate dai cabli classificati del dipartimento di Stato. Il 12 novembre 2009 un cablo confidenziale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca indicava che la ONG Carnegie Centre di Mosca era impegnata ad ostacolare gli obiettivi politici ed economici della Russia nel Caucaso del Nord, in particolare sfruttando il 50 per cento di disoccupazione in Inguscezia e il 30 per cento in Cecenia. Le aree di alta disoccupazione nel mondo musulmano  servivano da principale terreno di reclutamento per i chierici radicali wahhabiti e salafiti finanziati da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati di Sharjah e Ras al-Khaimah. Il Daghestan è citato in un cablo dell’8 giugno 2009 dell’ambasciata a Mosca, come la regione ‘più debole’ del Caucaso della Russia. Il 16 settembre 2009, un cablo confidenziale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca indicava che l’Assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Philip Gordon, sollecitava a sostenere il concetto che il governo di Ramzan Kadyrov in Cecenia non avesse ‘né controllo né stabilità’. L’ONG Caucasian Knot disse a Gordon, in una riunione presso l’ambasciata degli Stati Uniti, che ‘combattenti stranieri’ si stavano unendo alla jihad nella regione e che vi era la ‘scelta obbligata’ tra i ‘terroristi’ e il ‘corrotto governo locale’. A quanto pare, l’amministrazione Obama ha deciso, probabilmente con il forte sostegno dell’allora viceconsigliere per la sicurezza nazionale e attuale direttore della CIA, John O. Brennan, un saudofilo confermato e un partecipante al pellegrinaggio alla Mecca come Hadj, di optare per i terroristi.
Altri cabli confidenziali trapelati forniscono dettagli approfonditi sul sostegno di Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia all’esilio del capo ‘ceceno d’Ichkeria’ Akhmed Zakaev, amico intimo del defunto magnate russo-israeliano in esilio Boris Berezovskij. Un cablo confidenziale del 29 luglio 2009 presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo, cita il capo della sezione russa del ministero degli Esteri norvegese, Skagestad Odd, dire all’ambasciata statunitense che Zakaev era il “rappresentante legittimo non solo della comunità degli esuli ceceni, ma dei ceceni in Cecenia“, anche se aggiunse che “Zakaev è su varie liste dell’INTERPOL” per sospetti legami con i terroristi. Skagestad dichiarò al PST, l’FBI norvegese, di ignorare i mandati di arresto dell’INTERPOL e di consentire a Zakaev di visitare la Norvegia dal suo luogo di esilio a Londra. L’ambasciata di Oslo ha anche dichiarato che il capo norvegese del ‘Forum per la Pace in Cecenia‘, Ivar Amundsen, era molto ‘riservato’ sulle sue attività ed era un amico intimo del defunto rinnegato ex-agente dell’intelligence russa Aleksandr Litvinenko. Zakaev aveva anche ricevuto un significativo sostegno dai governi di Danimarca, Finlandia e Repubblica Ceca, dove vi sono attive comunità dell’esilio ceceno. Il Kavkaz Center di Helsinki, Finlandia, gestisce un sito web pro-emirato del Caucaso e fornisce un importante servizio di pubbliche relazioni alle cellule terroristiche del leader dell’emirato Doku Umarov, nel sud della Russia…
Ruslan Zaindi Tsarnaev, lo zio dei sospetti attentatori Tamerlan e Dzokhar Dudaev, che vive in Maryland, ha creato il Congresso delle Organizzazioni internazionale cecene, insediato nel Maryland il 17 agosto 1995, e nel Distretto di Columbia il 22 settembre 1995. Lo status dell’entità del Maryland è stato sospeso e non è in regola, probabilmente a causa di irregolarità gravi negli obblighi di registrazione richiesti. Nel Distretto di Columbia l’entità aziendale è stata attiva per 17 anni e sette mesi. È interessante notare che lo status corporativo nel DC è stato revocato intorno agli attentati della maratona di Boston. Ruslan Tsarnaev, noto anche come Ruslan Tsarni, laureato alla Duke University Law School nella Carolina del Nord, ha lavorato per l’USAID in Kazakhstan e in altri Paesi per consegnarli agli avvoltoi capitalisti dei derivati finanziari e degli hedge fund. L’indirizzo nel Maryland del Congresso delle organizzazioni internazionali cecene è elencato nel registro aziendale del Maryland presso 11114 Whisperwood Lane, Rockville, Maryland 20852, ovvero l’indirizzo di Graham E. Fuller. Fuller è un ex ufficiale della CIA russofono, capo della stazione di Kabul e vicepresidente del National Intelligence Council negli anni ’80, durante lo scandalo Iran-Contra, in cui Fuller era pesantemente coinvolto. Fuller è stato attivo nelle iniziative sponsorizzate dalla Jamestown Foundation, tra cui la nota e importante conferenza del 29 ottobre 2008 dal titolo ‘Turchia e Caucaso dopo la Georgia‘. La figlia di Fuller, Samantha Ankara Fuller, ha la doppia cittadinanza inglese e statunitense, viene indicata come direttrice di Insource  Energy, Ltd. del Regno Unito, una società di proprietà della Carbon Trust, società senza scopo di lucro ‘con la missione di accelerare il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio’. Secondo il Financial Services Register della Prudential Regulation Authority della Banca d’Inghilterra, il precedente nome di Samantha Ankara Fuller era Samantha Ankara Tsarnaev. Era la moglie di Ruslan Tsarnaev ed ex-zia dei due accusati dell’attentato di Boston. Al momento del suo matrimonio con Ruslan Tsarnaev, Fuller era una consulente per gli investimenti di Dresdner Bank, JP Morgan Ltd. UK, JP Morgan Securities e JP Morgan Chase Bank, secondo il registro dei servizi finanziari inglese. Ruslan Tsarnaev è il vicepresidente per lo sviluppo imprenditoriale e segretario aziendale della Big Sky Energy Corporation, di Calgary in Canada, e il quartier generale della sua Big Sky Group holding si trova a Little Rock, Arkansas. Atti processuali della Carolina del Nord indicano che i Tsarnaev si sono sposati nel North Carolina nel 1995, quando Ruslan creò il Congresso delle organizzazioni internazionali cecene a Washington DC, e in Maryland, e divorziarono nel 1999. Il divorzio fu concesso a Orange County, Carolina del Nord.
È interessante notare che l’agente di registrazione cumulativo a Washington DC per il Congresso delle organizzazioni internazionali cecene è la Prentice-Hall. La Prentice-Hall è di proprietà di Pearson, la casa editrice di Londra che possiede il Financial Times e il cinquanta per cento del gruppo Economist. Nel 1986, l’Economist Group ha acquistato la Business International  Corporation (BIC) di New York, la società di facciata della CIA per la quale Barack Obama Jr. lavorò nel 1983-1984, e da cui entrò nell’Economist Intelligence Unit. L’altro zio dei presunti attentatori di Boston, Alvi S. Tsarnaev di Silver Spring, Maryland, non lontano dalla casa di suo fratello Ruslan, è apparentemente affiliato ad un’altra organizzazione di esuli ceceni, l’Alleanza Stati Uniti-Repubblica cecena SpA., con indirizzo a 8920 Walden Road, Silver Spring, Maryland 20901-3823. L’indirizzo è anche quello di Alvi S. Tsarnaev. La società è ufficialmente registrata presso l’US Internal Revenue Service sotto il nome di Lyoma Usmanov. L’organizzazione è registrata come organizzazione caritatevole impegnata nello ‘Sviluppo economico internazionale’. Nel libro Power and Purpose: U.S. Policy Toward Russia after the Cold War, di James M. Goldgeier e Michael McFaul, quest’ultimo è l’attivista neo-conservatore ambasciatore statunitense in Russia che ha direttamente interferito nella politica russa per cercare di cacciare il Presidente Vladimir Putin e fomentare gli estremisti secessionisti, religiosi e politici in tutta la Federazione Russa. Secondo questo libro, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski è stato lo sponsor di Usmanov negli Stati Uniti: “Brzezinski ha contribuito a creare e finanziare la rappresentanza cecena negli Stati Uniti guidata da Usmanov”.
Un altro gruppo statunitense che ha sostenuto il movimento ceceno, indipendentemente dalla presenza di entità terroristiche, è il Comitato americano per la pace nel Caucaso (CCAA), precedentemente noto come Comitato americano per la pace in Cecenia. La CCAM è stata fondata nel 1999 da Freedom House, un gruppo di guerrieri freddi di destra finanziato dal National Endowment for Democracy e dai gruppi che l’USAID finanzia. Il CCAA ha difeso l’asilo politico negli Stati Uniti dell’ex ministro degli esteri ceceno Ilyas Akhmadov, accusato di avere legami terroristici. La CCAM della Freedom House coopera con la Jamestown Foundation, fondata nel 1984 dal direttore della CIA William Casey insieme ai disertori di alto rango dell’intelligence di Unione Sovietica, Romania, Polonia e Cecoslovacchia. Un cablo riservato del 17 ottobre 2008 dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, delinea le priorità di USAID e delle ONG nelle loro operazioni nel Caucaso del Nord. Il cablo afferma che il programma per il Caucaso del Nord era attivo in Ossezia del Nord e Kabardino-Balkaria e collaborava con le ONG locali. Il cablo affermava esplicitamente che la missione dell’USAID nel Caucaso del Nord è ‘promuovere gli interessi fondamentali degli Stati Uniti’. Le ‘zone calde’ specificate dall’USAID, includono Cecenia, Inguscezia e la regione Elbruz della Kabardino-Balkaria. Il programma dell’USAID per il Nord Caucaso è incentrato su quattro regioni chiave: Cecenia, Inguscezia, Ossezia del Nord e Daghestan, oltre all’oblast di Krasnodar, Repubblica di Adygea, Karachay-Circassia, oblast di Stavropol’ e Repubblica Kabardino-Balkarskaja. La rete delle ONG dell’USAID nella regione viene identificata nel cablo. Esse sono: International Rescue Committee (IRC), World Vision, Keystone, IREX,  Fondo per l’Ossezia del Nord (CFNO), Centro russo per la Microfinanza, UNICEF, ACDI/VOCA, Centro Risorse Regionale Meridionale (SRAC), Centro per la politica fiscale (PCP ), Centro Internazionale per l’Impresa Privata (CIPE), Institute for Urban Economics, “Fede, Speranza e Amore” (FHL), Federazione internazionale della Croce Rossa (IFRC) e Fondo per lo Sviluppo Sostenibile (FSD). Molti di questi gruppi hanno stretti legami con la CIA e/o Soros, in particolare World Vision e IRC.
Gli interessi collegati al terrorismo in Russia e alla maratona di Boston vanno dalle ONG finanziate da Soros, alle aziende di facciata e agli agenti non ufficiali (NOC) della CIA, ai servizi segreti stranieri e alle società energetiche occidentali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le forze nucleari strategiche e la deterrenza della Russia

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 18.02.2013

tumblr_m1tqlvfNqp1r84pkto1_500Rose Gottemoeller, Assistente del segretario di Stato al dipartimento per il controllo, la verifica e la conformità delle armi degli Stati Uniti e anche Vice Sottosegretaria per controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha visitato Mosca di recente. La visita si è svolta nel quadro del secondo turno della politica del reset russo di Obama, che pone la questione del controllo degli armamenti strategici in cima alle priorità. “Coinvolgeremo la Russia in ulteriori riduzioni dei dei nostri arsenali nucleari”, ha detto Obama nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione. Secondo Foreign Policy, “Le riduzioni, così come ha espresso nel suo discorso a Praga 2009, nell’ambito del suo compito… potrebbero essere incluse nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti. Non c’è chiarezza su quali tipi di armi potrebbero essere inclusi nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti, ma l’amministrazione ha detto di essere aperta a colloqui su armi nucleari strategiche schierate, armi nucleari strategiche non schierate, armi nucleari tattiche e la difesa missilistica”. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Vicepresidente Biden hanno discusso del controllo degli armamenti alla 49° conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera all’inizio di febbraio.
L’amministrazione Obama ritiene che le due parti possono proteggersi contro un’aggressione con un arsenale nucleare strategico pari alla metà o addirittura a un terzo del livello previsto dal Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche – 3 (START-3), in vigore dal febbraio 2011. In base ad esso, ad ogni parte è concesso schierare non più di 1.550 testate strategiche. Nell’ottobre 2012 la Russia era già entro il termine con 1.499 testate, mentre gli Stati Uniti ne avevano 1.737 nell’arsenale. Ulteriori riduzioni possono minacciare la sicurezza della Russia. I partner statunitensi della Russia continuano a percepire le forze nucleari strategiche come un mezzo per colpire un potenziale nemico. Da questo punto di vista, gli arsenali che possiedono le due parti sono davvero ridondanti. E’ da molto tempo che il pensiero strategico contemporaneo ha abbandonato l’idea prevalente negli anni ’60 e ’70, secondo cui migliaia di testate erano necessarie per infliggere danni inaccettabili alla controparte. Non è colpendo le aree protette, ma piuttosto importanti obiettivi infrastrutturali, economici e militari, che si distrugge il potenziale di resistenza del nemico, oggi.
Le proposte, che hanno portato ad Obama il Premio Nobel, erano state elaborate da 68 premi Nobel della Federazione degli scienziati americani. Consigliavano di puntare i missili strategici sulle aree densamente popolate delle 12 più grandi strutture economiche russe: Omsk, Angara, le raffinerie di petrolio di Kirishi, gli impianti metallurgici di Cherepovets, Magnitogorsk, Norilsk Nickel e Nizhnij Tagil, gli impianti di alluminio di Novokuznetsk e Bratsk e le centrali elettriche del Surgut, di Berezovskaja e Sredneuralskaja. I vincitori del Premio Nobel hanno detto che colpendo quelle strutture si paralizzerebbe l’economia russa e il Paese perderebbe la capacità di resistere. Secondo gli esperti della Federazione, il numero di silo russi presi di mira è diminuito di tre volte (660-220) e scenderà in futuro.
Nel 1960 Robert McNamara pensava che la perdita di almeno il 30% della popolazione, del 70% della produzione industriale e di circa 1000 strutture militari chiave equivaleva a subire danni inaccettabili. Oggi la distruzione delle infrastrutture potrebbe essere raggiunta con molte meno  testate. Ciò rende la potenzialità russa e degli Stati Uniti ridondante. Eppure il quadro è molto diverso se le armi strategiche sono viste non come strumento di distruzione, ma piuttosto come un elemento di deterrenza. Secondo la posizione della Russia, un Paese commettendo un atto di aggressione contro di essa dovrà affrontare ritorsioni garantite. Le forze strategiche russe hanno raggiunto la fase critica: la difesa missilistica degli Stati Uniti è in grado di intercettare 600-700 missili balistici ed è in fase di aggiornamento. Le stime indicano che solo il livello di 1.500 testate garantisce la capacità di colpire. Ulteriori riduzioni degli armamenti strategici, senza raggiungere un accordo sulla difesa missilistica, svaluteranno il potenziale di deterrenza della Russia, creando nuove minacce alla sicurezza della Russia e della sicurezza internazionale in generale… Mosca non vede la riduzione come una “questione da discutere nel prossimo futuro”. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, “Non abbiamo ancora ricevuto proposte specifiche su ulteriori riduzioni dei nostri arsenali nucleari strategici. Se tali proposte vengono, sicuramente saranno studiate attentamente. La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Nella fase attuale, la nostra priorità è la piena attuazione del nuovo Trattato Russia-USA START. Dopo l’implementazione del trattato, saremmo pronti a discutere di possibili ulteriori iniziative nel settore del disarmo nucleare. Allo stesso tempo, prenderemo in considerazione tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica, ivi compresi i piani per implementare il sistema di difesa missilistico globale degli Stati Uniti, l’assenza di progressi nella ratifica del CTBT (Trattato sul bando totale esperimenti nucleari) negli Stati Uniti e negli altri Paesi della cosiddetta lista dei 44, la mancanza di volontà nel rinunciare alla possibilità di dispiegare armi nello spazio, la presenza di squilibri quantitativi e qualitativi nelle armi convenzionali in Europa, e altro”. Nelle condizioni attuale, la concentrazione sulle forze nucleari è una cosa naturale da fare.
Il Capo di Stato Maggiore russo Colonnello-Generale (tre stelle) Valerij Gerasimov, che ha presentato la sua relazione a un convegno dal titolo “La sicurezza militare della Russia nel 21° secolo” organizzato dalle commissioni per la sicurezza e la difesa della Duma e del Consiglio della Federazione di Russia, ha detto che “le forze nucleari strategiche rimangono una priorità per lo sviluppo delle forze armate russe nel prossimo futuro”. Ha sottolineato, “fino al 2030 è prevista l’espansione delle sfide e delle minacce a seguito della formazione del sistema multipolare.” Secondo lui, “La priorità è stata data alle forze nucleari strategiche per sostenere la loro capacità di contenimento strategico nucleare”. Ha citato i missili balistici intercontinentali terrestri a testata nucleare Topol-M e Jars, i nuovi sottomarini strategici e i Tu-160 e Tu-95MS come pilastri delle forze strategiche russe. Gerasimov ha detto che entro il 2015 la quota dei moderni armamenti russi potrebbe raggiungere il 30 per cento. Ha ricordato anche le forze aerospaziali come elemento del sistema di contenimento nucleare strategico e ha definito lo spazio informatico una nuova dimensione della guerra.
Affrontare la questione del controllo degli armamenti richiede un approccio globale. Gli Stati Uniti colloquiano sulla riduzione delle armi strategiche, ma si rifiutano ostinatamente di parlare di ridurre le potenzialità nucleari tattiche, disponendo al momento di circa 500 munizioni nucleari sul suolo europeo. Possono colpire la Russia e infliggere gli stessi danni delle armi strategiche. L’altro problema sono le munizioni convenzionali ad alta precisione, come i missili da crociera navali, per esempio. La loro forza d’urto è paragonabile alle armi nucleari, ma sono più mobili e non coperti da un qualsiasi accordo internazionale, rendondoli particolarmente pericolosi. Gli Stati Uniti hanno sui  missili da crociera navali un vantaggio di 30 a uno!

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama il chimico tra l’Iraq e i ribelli siriani

Dedefensa, 27 aprile 2013

399773Il 25 aprile 2013, DEBKAfiles spargeva la discreta isteria bellica, che caratterizza il senso storico del sito, del cambiamento (“una notevole inversione“) della valutazione del segretario della Difesa Hagel sull’utilizzo o meno di armi chimiche da parte di Assad. Hagel, alla fine di un tour in Medio Oriente e dopo aver respinto le dichiarazioni, nei giorni precedenti, che ritenevano che Assad abbia usato armi chimiche, all’improvviso questo impiego ora diventava, secondo lui, abbastanza probabile. Allo stesso tempo, la notizia è stata annunciata dal presidente Obama al leader del Congresso… “Con una notevole inversione, il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha detto ad Abu Dhabi, il 25 aprile, che la comunità dell’intelligence degli USA crede che il governo siriano abbia usato armi chimiche contro il proprio popolo, determinando con “diversi gradi di fiducia” che le forze del presidente siriano Bashar al-Assad abbiano usato l’agente nervino sarin contro i civili e le forze che lottano per rimuovere Assad dal potere. La Casa Bianca informa il Congresso sulle armi chimiche ora utilizzare, ha detto Hagel, alcune ore dopo aver espresso riserve sulla valutazione del comandante dell’intelligence militare israeliana, brigadier-generale Itai Brun, che il regime di Assad abbia iniziato a ricorrere alla guerra chimica“. La cosa sarebbe importante perché l’anno scorso Obama ha annunciato che l’uso di armi chimiche da parte di Assad sarebbe stata la “linea rossa” da non superare, che sarebbe stato quasi un casus belli postmoderno, e che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione l’intervento… Ma poi no, non è più sicuro: sono molto discreti a Washington su questa “famosa linea rossa” che non deve essere attraversata (luogo comune logoro utilizzato dai presidenti degli Stati Uniti che dettano al mondo) e ancor più discreti sul fatto che l’eventuale suddetto impiego (sempre meno presentato come assicurato) comporti automaticamente l’intervento.
Soffermiamoci su questo pasticcio chimico, fatto rivivere per l’ennesima volta, non senza aver già notato che, se c’è stato davvero un evento importante in Siria nelle ultime 72 ore, è piuttosto possibile, se non probabile, la risposta di un aereo iracheno contro i ribelli siriani in Siria. Lo vedremo quando ne parleremo più avanti in questo testo.
• In generale, la pomposa “allerta” di Washington sull’impiego(?) di armi chimiche in Siria ha incontrato molto scetticismo. (Cfr. John Glaser, Antiwar.com, 26 aprile 2013: “Questo sembra violare la “linea rossa” del presidente Obama, innescando certe azioni non specificate che si presumono di natura militare [...] Anche se non è chiaro se questo sia vero. Queste chiacchiere su una “linea rossa” sono una perdita di tempo“. O Stephan M. Walt, che il 26 aprile 2013, dice sulla politica estera: “Nessuno dovrebbe esser contento che le forze di Assad (forse) abbiano usato armi chimiche, ma non è ovvio, per me, perché la scelta di utilizzare tali armi è un’informazione decisiva a favore dei falchi interventisti.”)
• Quali sono le motivazioni dietro le argomentazioni di ognuno nella narrativa “Assad-ha-usato-le-armi-chimiche”? Da parte israeliana, presso i massimalisti di DEBKAfiles (26 aprile 2013), si tratta sempre di scatenare un meccanismo che coinvolga gli Stati Uniti in Siria, per farli scontrare con il problema iraniano, questa volta con la scusa delle armi di distruzione di massa (WMD). Per gli Stati Uniti, dove sembra certo che Obama non vuole un coinvolgimento diretto in Siria, appare che la drammatizzazione della “notizia” sia immediatamente soggetta a serie riserve, secondo informazioni del Congresso, ed è stata fatta per evitare l’offensiva dello stesso Congresso contro l’amministrazione, che verrebbe accusata di “morbidezza” dai report allarmistici che Israele potrebbe “far trapelare” ai parlamentari più militanti come Graham-McCain.
• Sul terreno in Siria, gli argomenti sull’uso di armi chimiche, spesso orchestrati dalla propaganda dei ribelli anti-Assad, ha ovviamente a che fare con la situazione sul terreno, che appunto sarebbe diventata più sempre più difficile per i ribelli. In particolare, abbiamo riportato due articoli che vanno in questo senso, da fonti molto distanti dall’attuale propaganda-sistema, ma per molti orientamenti, diversi. Tra questi la penna estremamente rispettata e rispettabile di Robert Fisk su The Independent del 26 aprile 2013: “Combattono per la Siria, non per Assad. Possono anche vincere. La morte insegue il regime siriano proprio come fa con i ribelli. Ma sulla prima linea della guerra, l’esercito del regime non è in vena di arrendersi, e sostiene che non ha bisogno di armi chimiche...” L’altra fonte citata è Tony Cartalucci, LandDestroyer del 25 aprile 2013:
“Le ultime due settimane hanno visto una serie di vittorie dell’esercito siriano in tutta la Siria.  Sembra che due intere compagnie di cosiddetti combattenti dell’”Esercito Libero siriano” siano state annientate presso Damasco, mentre le forze governative hanno ristabilito l’ordine dalle parti di Homs e lungo il precedentemente poroso confine siriano-libanese. Il tempo è scaduto per l’occidente, che sembra alla disperata ricerca di scuse per salvare la sua fallimentare guerra per procura. Così è necessaria un’azione militare, altrimenti ingiustificabile, dal solito pretesto “umanitario” inventato, come in Libia. In mancanza di ciò, come l’occidente ha già chiaramente fatto in Siria, una narrazione ancora più tenue viene resuscitata dalla sua meritata tomba. La CNN ha riferito, nel suo articolo, “Hagel: Prove che armi chimiche sono usate in Siria”, secondo cui...”
• Nel frattempo, il dibattito continua su un eventuale invio di un team di “esperti” delle Nazioni Unite per indagare sul presunto uso di armi chimiche. RussiaToday, 27 aprile 2013, ci spiega molto bene le incredibili manovre dello strumentato del blocco BAO, l’ONU, dopo non aver risposto alle richieste di Assad, ha cercato d’inviare una squadra sostanzialmente anti-Assad, escludendo esperti cinesi e russi per “pregiudizio“. L’inviato russo presso l’ONU, Vitalij Churkin, ha condannato “questo tipo di logica“, dicendo che in questo caso consiglierei “l’esclusione anche di quelli della NATO“. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha detto: “L’amministrazione del Segretariato delle Nazioni Unite ha chiesto che Damasco accetti la creazione di un meccanismo permanente di controllo su tutto il territorio siriano con accesso illimitato dappertutto. Lo schema delle ispezioni proposto è simile a quello utilizzato alla fine dello scorso secolo in Iraq, che a differenza della Siria, era sottoposto alla sanzioni delle Nazioni Unite.” In ogni caso, la Siria (che non è sottoposta ad alcuna sanzione ONU e quindi non ha alcun obbligo nei confronti dell’organizzazione), per il momento non permette l’accesso al suo territorio di una tale squadra.
Su questo caso, dedichiamoci ad alcuni dettagli tralasciati dalla relazione, che sono ciò che gli assegnano del fascino. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è al suo secondo mandato, che svolge sulla base di condizioni interne fortemente contestate (vedi il rapporto OIOS, del dipartimento responsabile per la revisione contabile del segretariato generale del 14 luglio 2010, dal tono spietatamente critico). Il presidente della Commissione europea Barroso, anche lui al secondo  mandato, aveva recentemente fatto scivolare una parola nell’orecchio di Obama, suggerendo l’idea che avrebbe perfettamente soddisfatto Obama, se lui stesso, Barroso, succedesse a Ban. (Ban scade nel 2016, Barroso nel 2015, la visione è di lungo termine, come in tutti i grandi statisti). Il caso potrebbe essere interessante (e rassicurante per noi, dato il calibro di Barroso), nessuno dubita dell’immediata dipartita di Ban Ki-moon, data la sua scarsa leadership, del tutto incoerente anche per gli Stati Uniti che l’hanno installato lì, in qualità di loro ragazzo-immagine vassallo. Poi, improvvisamente, a sorpresa Barroso deve rimpacchettare le sue virtuose ambizioni apprendendo, dai corridoi congiunti dell’ONU e della Commissione, che Ban si sarebbe battuto con fierezza per avere infine un altro mandato. Quindi sembra del tutto inadeguato, se non offensivo, interrogarsi sul comportamento delle Nazioni Unite che, in modo scandaloso, favoriscono il partito del blocco BAO, tra cui gli Stati Uniti, in questo caso controllando l’impiego di sostanze chimici con un team delle Nazioni Unite. Sarebbe assurdo credere che la presunta operazione, così bassa, possa essere stata immaginata da uno stratega come Ban per avviare la ricostruzione di una base di supporto futura, soprattutto con il sostegno degli Stati Uniti… Non pensateci neanche per un secondo! Andiamo avanti.
• In realtà, la cosa più importante, se confermata, simbolicamente importante per la comunicazione sulla “guerra siriana”, forse dalle possibili conseguenze geopolitiche, proviene da un campo completamente diverso. Si tratta dell’incursione di quello che sarebbe stato un aereo iracheno nello spazio aereo siriano, per attaccare i ribelli siriani. Lo dice l’ELS (l’esercito libero siriano, come viene detto comunemente). Antiwar.com riassume questo caso il 27 aprile 2013. “I ribelli locali dicono che un aereo da guerra ha lanciato un attacco, è stato visto volare dal confine iracheno, anche se ci sono differenze di opinione sul fatto che si trattasse di un aereo iracheno o semplicemente di un MiG siriano che abbia usato lo spazio aereo iracheno durante il bombardamento. L’Iraq ha fatto un punto pubblico tentare di rimanere neutrale nella guerra civile in corso presso il vicino, ma con alcuni ribelli apertamente collegati ai militanti iracheni e alla crescente lotta settaria nel’Iraq stesso; potrebbero esserci delle pressioni su Maliki affinché appoggia Assad più apertamente. “Detto questo, mentre la diffusione delle violenze viene subita da diversi vicini dei siriani, questa sarebbe la prima volta che un confinante interviene militarmente direttamente in Siria, dal momento che anche la Turchia, che tuttora ospita i ribelli, si è rifiutata finora di attraversare le frontiere...” Questa possibile intrusione in Iraq è effettivamente possibile ed anche simbolica; ma un simbolo di quale peso! Da molti mesi sappiamo che gli eventi che lacerano l’Iraq vanno nella stessa direzione di quelli in Siria, quindi con lo stesso atteggiamento dell’Iran nei confronti dei due Paesi, in modo che si possa parlare di un asse de facto Damasco-Baghdad-Teheran. Il simbolo apparirebbe nel momento successivo all’impegno iracheno contro i corrispettivi iracheni dei ribelli jihadisti in Siria, tutti della stessa famiglia, a conferma del ruolo attivo dell’Iraq come relè per il trasferimento di armi e forze iraniane in Siria e, infine, la recente riaffermazione, discreta ma altamente significativa, dei grandi accordi sugli armamenti tra l’Iraq e la Russia (vedi 12 ottobre 2012). Il contratto era stato sospeso per alcuni mesi a causa di pressioni da parte degli Stati Uniti, e da assai gravi questioni di corruzione da parte russa.
Un simbolo non ha veramente bisogno di conferma “operativa” se corrisponde a una situazione, e di cui effettivamente ne provoca la percezione. In questo caso, ricorda la posizione dell’Iraq che amplia così il potenziale della “Guerra siriana”, spostandone il centro di gravità verso sud-est, nel cuore del Medio Oriente, a spese dell’apertura verso un occidente in crisi, corrispondente al blocco BAO e alla sua dialettica umanitario-democratica e ai suoi relè (Giordania e Israele). (I Paesi del Golfo non hanno alcuna reale posizione geografica o strategica nella mappatura simbolica, perché non hanno identità reali, sono completamente asserviti al loro stravagante rapporto con i petrodollari ancor più che al loro rapporto con il blocco BAO). Questo potenziale spostamento del centro di gravità della crisi ha una identità religiosa (asse Baghdad-Damasco-Teheran come asse sciita, in ogni caso anti-sunnita) solo per facilità di classificazione e perché la classificazione religiosa risponde perfettamente alle fantasie del blocco BAO. In realtà, questo asse ha come scopo   acquisire sostanza sbarazzandosi della classificazione religiosa e ponendosi come blocco anti-imperialista e anti-BAO, particolarmente surreale nel caso dell’Iraq, nella sua recente prospettiva storica, ma dopotutto un surrealismo che bilancia e quindi elimina il surrealismo iniziale che ha portato all’invasione dell’Iraq da parte degli USA. E’ in relazione a tali riclassificazioni, che Paesi come l’Egitto e la Turchia (se esce dalle fantasie di Erdogan) dovrebbero rientrare. Tale contesto è molto più interessante, naturalmente, delle armi chimiche che ricadono principalmente, anch’esse, nelle fantasie occidentali sui pericoli della sfrenata fabbricazione di armi di distruzione di massa in tutte le direzioni e in tutti i modi (comprese le pentole a pressione dei fratelli Tsarnaev che, si deduce, sono classificate “armi di distruzione di massa” dato che il fratello superstite è imputato del reato di averle usate). Il caso delle armi chimiche siriane è, in definitiva, solo la trasposizione in ambito nazionale del turbinio della crisi nel blocco BAO, le cui élite sono psicologicamente terrorizzate dalla frenetica narrazione su terrorismo e ADM, nuovo transfert della nostra confusione concettuale e della nostra impotenza a casa altrui. L’indiscussa “abilità” di BHO, che da mesi interpreta l’improbabile virtuoso, con la “minaccia siriana” volta a ingannare il Congresso di cui teme di essere prigioniero, dimostrando che egli è, difatti, un prigioniero, concentrando tutti i suoi sforzi su questo tema, mentre questa abilità è oggetto della grande stanchezza dei commentatori. Mentre i funzionari russi non si nascondono più di non capire nulla della politica degli Stati Uniti, o di cosa gli Stati Uniti vogliano davvero, ammettendo infine che gli stessi leader degli Stati Uniti ignorano sia l’uno che l’altro. Questo non significa che non si rischia nulla da questo lato, e vorremmo anche dire “altrimenti”… Con una politica estera ridotta a un tale stato di stupore, di falsi pretesti e di simulacri, tutto può davvero accadere, anche il peggio, come dice il proverbio. Sarebbe ironico, dopo tutto, oltre che essere stupido e tragico allo stesso tempo, che un aereo statunitense e un aereo iracheno s’affrontino fatalmente sui due campi contrapposti, nel cielo siriano…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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