L’US intelligence nasconde la verità sul jet malese abbattuto in Ucraina

Generale Leonid Ivashov e Tamara Zamjatina, Global Research, 24 luglio 2014

mh17_brief_09-900Sei giorni dopo la tragedia del Boeing malese, funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti hanno riconosciuto che Washington non aveva informazioni sul coinvolgimento diretto della Russia nell’incidente aereo del 17 luglio. “Pertanto, i servizi di sicurezza degli Stati Uniti hanno respinto la dichiarazione del Segretario di Stato John Kerry del 20 luglio, secondo cui il sistema missilistico della difesa aerea aveva abbattuto il Boeing-777 malese nella parte orientale dell’Ucraina era stato consegnato dalla Russia“, ha detto ad ITAR-TASS il presidente del Centro internazionale di analisi geopolitiche, Colonnello-Generale Leonid Ivashov. “I funzionari della sicurezza statunitensi continuano a sostenere che l’aereo di linea malese sia stato abbattuto ‘per errore’, avendo la milizia scambiato per un aereo da guerra, ma non insistono sul ruolo della Russia nell’invio di sistemi di difesa aerea alle forze di Donetsk. Non danno dettagli tecnici, così non cercano prove per indagare sull’incidente del Boeing, ma fare infondate accuse politiche“, ha detto Ivashov, ex-capo del dipartimento di cooperazione militare internazionale del Ministero della Difesa russo. “Dopo che il Ministero della Difesa russo ha pubblicato i dati dell’intelligence raccolti dai sistemi di radiosorveglianza, la comunità internazionale ha compreso che Mosca sa chi sia responsabile dell’incidente del Boeing malese. L’esercito russo ha individuato i luoghi esatti in cui sono stati implementati i sistemi missilistici di difesa aerea Buk ucraini, individuato il decollo di un caccia  ucraino, presumibilmente un Sukhoj Su-25, e trasmesso queste informazioni all’Unione europea.  Gli Stati Uniti hanno dichiarato di avere le immagini satellitari, ma nulla è stato reso pubblico”, ha detto Ivashov. “In queste condizioni i servizi di sicurezza statunitensi hanno dovuto riconoscere che la Russia non è coinvolta nella tragedia dell’aereo di linea. Ma Washington nasconde la verità sul ruolo di Kiev nell’attacco al Boeing, anche se sicuramente possiede tali informazioni. I servizi di sicurezza non dicono mai tutta la verità sugli interessi di Stato“, ha detto. “Secondo una delle teorie, il Boeing è stato abbattuto da unità militari ucraine che non hanno un centro di comando comune, e agiscono da sole, ad esempio le forze del governatore (della regione di Dnepropetrovsk) (Igor) Kolomojskij, Fazione destra (partito ultra-nazionalista) e truppe ucraine. Gli statunitensi  certamente analizzano tale teoria“, ha aggiunto Ivashov. “La ragione per cui gli Stati Uniti cercano comunque di rigettare la responsabilità del Boeing abbattuto alla Russia, accusando il Paese di ‘creare le condizioni’ per la tragedia, è che l’incidente aereo ha scosso la comunità internazionale. Washington cerca di trattenere la rabbia dell’opinione pubblica e volgerla contro Mosca e Putin personalmente”, ha detto. “Gli Stati Uniti perdono posizioni geopolitiche in molte regioni del mondo: in Medio Oriente, dove un califfato islamico viene creato, nonostante la volontà di Washington; nel Vecchio Mondo, dove gli Stati Uniti non riescono ancora a spingere l’Unione europea ad imporre sanzioni industriali alla Russia, in Ucraina e anche in America Latina, dove si è tenuto il riuscito vertice BRICS e una nuova banca di sviluppo congiunta è stata creata per rivaleggiare con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Gli USA sfruttano la tragedia del Boeing d’indebolire la posizione in via di consolidamento della Russia nel mondo. I 298 passeggeri innocenti morti nello schianto del Boeing potrebbero essere pedine di un grande e sporco gioco politico“, ha detto Ivashov. “Gli Stati Uniti possono continuare i tentativi di destabilizzare la Russia, basandosi sulla ‘quinta colonna’ nel Paese e istigando conflitti interetnici. La questione è stata discussa in una riunione del Consiglio di sicurezza russo. Gli Stati Uniti possono consegnare armi all’Ucraina e poi spingere il Paese ad un’invasione della Crimea (divenuta parte della Russia a marzo)“, ha detto l’esperto. “L’attuale amministrazione statunitense non si calmerà prima di raggiungere l’obiettivo di confrontarsi con la Russia e l’Ucraina direttamente de, infine, spezzare i legami politici ed economici tra Russia ed Europa. Pertanto, la leadership e i cittadini russi non dovrebbero rilassarsi”, ha aggiunto Ivashov.

Leonid-Ivashov-Academia-Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scacco matto dei BRICS nel cortile di Washington

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 15/07/2014 modi-brics-story_650_051914125040Stati Uniti e loro più stretti alleati hanno cercato di isolare la Russia e il Presidente Vladimir Putin dalla scena mondiale. Come risultato del sostegno occidentale al regime ucraino, salito al potere con le violenze a Kiev, le azioni intraprese dalle potenze occidentali contro la Russia comprendono l’espulsione della Russia dal G-8 delle potenze capitaliste, il congelamento dei beni dei funzionari del governo e delle banche russi, e divieto di viaggio a prominenti cittadini russi. Tuttavia, Putin ha messo sotto scacco il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel suo cortile di casa. I difensori di Obama immaginano il loro presidente come un maestro di “scacchi a 11 dimensioni”. Tuttavia, in Brasile, il vertice delle nazioni BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, mostra al mondo che è Putin, non Obama, il maestro di scacchi a 11 dimensioni. In realtà, Obama potrebbe mollare la scacchiera. Putin è in visita in Brasile partecipando al summit 2014 nella città di Fortaleza. Il vertice BRICS avviene mentre i membri dell’amministrazione Obama, tra cui neo-con come l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei Victoria Nuland, stilano piani per inasprire le sanzioni contro la Russia, portandoli ai livelli di Iran, Siria e Cuba. Putin e i suoi colleghi dei BRICS firmeranno un accordo a Fortaleza per la creazione della banca di sviluppo BRICS che aiuterà a schivare il tentativo dei neo-con d’isolare la Russia dalle reti bancarie internazionali. Qualsiasi rafforzamento delle sanzioni, come quelle imposte da Washington a Iran, Siria, Cuba, corre il rischio di punire le banche brasiliane, indiane, cinesi, sudafricane e di altre società, qualcosa che potrà far finire l’amministrazione Obama nelle acque bollenti del tribunale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che decide sulle pratiche commerciali che violano le norme dell’OMC.
L’eredità dell’amministrazione Obama è la politica da Guerra Fredda verso un’America Latina che ha chiuso definitivamente il vecchio dominio politico-economico degli Stati Uniti dell’emisfero occidentale. Obama ha piantato l’ultimo chiodo sull’arcana dottrina Monroe che decise che gli Stati Uniti avrebbero impedito alle nazioni non dell’emisfero occidentale, comprese le potenze d’Europa, dall’intervenire nelle Americhe. L’interventismo in Paesi come Venezuela e Honduras svolto dalla collega neocon della Nuland, Roberta Jacobson, assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, ha portato un grosso contingente di leader latinoamericani a partecipare con Putin, il presidente cinese Xi Jinping e gli altri leader dei BRICS al vertice in Brasile in cui gli Stati Uniti non avranno un posto. In effetti, gli Stati Uniti e le loro politiche imperialistiche saranno un tema importante in Brasile, un Paese che ha visto le sue telecomunicazioni, comprese chiamate ed e-mail private della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, regolarmente spiate dalla National Security Agency degli Stati Uniti. Putin ha svolto il grosso della sua visita di sei giorni in America Latina. Ha condonato il debito di Cuba verso la Russia, durante la visita a L’Avana ed si è anche fermato in Nicaragua e Rio de Janeiro. A Cuba Putin ha incontrato l’ex-leader cubano Fidel Castro e suo fratello Raul Castro, presidente di Cuba, due leader che continuano a far infuriare i centri di potere di destra e neo-con di Washington. Putin ha anche presenziato alla finale della Coppa del Mondo a Rio. La Russia sarà l’ospite della Coppa del Mondo 2018. Putin ha anche visitato l’Argentina dove ha firmato un accordo sull’energia nucleare. L’interesse di Iran, Argentina, Nigeria, Siria ed Egitto nel far parte dei BRICS potrebbe presto far divenire la sigla del gruppo “BRICSIANSE”. Un tale sviluppo farà trionfare le nazioni che si rifiutano di prendere ordini da Washington, e la presenza della Siria significherà la sconfitta definitiva della dottrina Obama della “R2P”, o “responsabilità di proteggere” filo-USA, e dell’intelligence occidentale che finanzia i capi dell’opposizione intenti a sostituire i governi anti-americani con regimi filo-USA. La Siria che entra nei BRICS come membro, a pieno titolo o associato, sarà il paletto nel cuore della R2P.
bricsfortal10411234L’amministrazione Obama non è riuscita a convincere un solo leader sudamericano ad evitare il vertice BRICS in Brasile. Infatti, due dei leader sudamericani sedutisi con Putin, Xi, Rousseff e gli altri leader in Brasile, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e il presidente del Suriname Desi Bouterse, sono stati oggetto dei tentativi di destabilizzazione della CIA e del dipartimento di Stato, collegati a minacce di sanzioni. Erano anche presenti presso i BRICS la presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales, la presidentessa del Cile Michelle Bachelet, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il presidente della Guyana Donald Ramotar, il presidente del Paraguay Horacio Cartes, il presidente del Perù Ollanta Humala e il presidente dell’Uruguay José Mujica. Le sanzioni statunitensi contro la Russia e la sua dimostrazione di forza contro la Cina attraverso Giappone e  Filippine, sono cadute nel vuoto in Sud America. Le buffonate adolescenziali di Nuland, Jacobson, della consigliera per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, dell’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power, saranno di sicuro discusse nei pettegolezzi dei leader riunitisi a Fortaleza. La presenza del presidente della Colombia Santos è particolarmente degna di nota. Santos ha recentemente sconfitto il candidato della destra sostenuto dagli stessi interventisti dell’amministrazione Obama che hanno sabotato l’economia del Venezuela. Il candidato perdente, Oscar Ivan Zuluaga, aveva il pieno sostegno del predecessore di destra e pro-Israele/USA di Santos, Alvaro Uribe. Notizie recenti dimostrano che Uribe ha istituito un sistema di sorveglianza nazionale delle comunicazioni, in stile NSA, contro i suoi avversari. I legami di Zuluaga con gli stessi elementi che cercano di deporre Maduro in Venezuela non sono stati dimenticati da Santos, che continua ad impegnarsi in negoziati di pace a L’Avana con i guerriglieri di sinistra delle FARC e a migliorare i rapporti con il Venezuela, con grande disappunto degli agenti della CIA che vivono nello splendore di Miami, in Florida.
A Rio, Putin è riuscito a sabotare gli sforzi degli Stati Uniti per isolarlo, incontrando il primo ministro di Trinidad e Tobago Kamla Persad-Bissessar e il primo ministro di Antigua e Barbuda Gaston Browne, oltre al primo ministro ungherese Victor Orban, al presidente della Namibia Hage Geingob, al presidente del Gabon Ali Bongo e alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Merkel e Rousseff hanno molto in comune, in quanto entrambi hanno avuto i loro cellulari personali monitorati dalla NSA, un fatto che Putin, che ha fornito asilo all’informatore della NSA Edward Snowden, probabilmente ha menzionato di sfuggita. L’unico tentativo che gli Stati Uniti hanno potuto fare affinché qualche funzionario latinoamericano criticasse i contatti tra i leader dell’emisfero occidentale e Putin, è stato organizzare il viaggio privato del capo dell’opposizione di Trinidad, Keith Rowley, per condannare il viaggio del primo ministro del suo Paese in Brasile. Rowley ha criticato Persad-Bissessar e suo nipote per l’incontro con Putin e gli altri leader a Rio, perché il viaggio è stato compiuto durante la controversia che coinvolge il dipartimento dell’immigrazione di Trinidad. Il potere d’influenza di Washington sugli eventi nell’emisfero occidentale è davvero sprofondato in nuovi abissi. L’ordine del giorno delle nazioni dei BRICS è  diversificato come quello di qualsiasi riunione del G-7, non più chiamato G-8 dopo che la Russia è stata espulsa. Nell’agenda del vertice BRICS vi sono commercio, sviluppo, politica macroeconomica, energia, finanza, terrorismo, cambiamenti climatici, sicurezza regionale, traffico di droga e criminalità transfrontaliera, industrializzazione dell’Africa e ciò che sarebbe il campanello d’allarme per Wall Street, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e altri strumenti del capitalismo occidentale, la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Le operazioni di sicurezza dei Paesi BRICS in Afghanistan sostituiranno quelle degli Stati Uniti, dopo il ritiro delle loro truppe. La Russia guida gli sforzi dei BRICS per affrontare il riciclaggio di denaro e la criminalità transfrontaliera ottenendo la partecipazione di Bielorussia, India, Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Osservatori provenienti da Mongolia e Armenia si sono uniti ai colloqui. Nel settore della sicurezza, è evidente il sinergismo tra BRICS e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), guidando Russia e Cina nella politica di sicurezza comune con gli Stati dell’Asia centrale come Kazakistan e Uzbekistan. Russia e Cina sembrano intenzionate a che Ucraina e Georgia siano la “linea sulla sabbia” di eventuali ulteriori invasioni delle rivoluzioni “R2P” di George Soros e CIA nello spazio eurasiatico. E’ anche chiaro che Putin ha battuto in astuzia Obama nel suo cortile di casa.

_76244169_023151058-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina si prepara ad allargare la guerra civile in Crimea

Defense Armée, 12/07/2014
10364026Notizie inquietanti provengono dalla Crimea, congiuntasi con la Russia dopo la dichiarazione d’indipendenza e il referendum del 16 marzo 2014. Infatti, forze ucraine si sono ammassate nell’Istmo di Perekop, una striscia di terra di 8 km, quasi unico collegamento tra Crimea e Ucraina. Il concentramento di artiglieria è assai significativo e il governo di Kiev ha annunciato la mobilitazione generale degli uomini dai 18 ai 35 anni nella provincia confinante di Kherson. Allo stesso modo, il lato ucraino del banco di sabbia di Arbatskaja Strelka (nei pressi del villaggio Strelkovoe), che collega la Crimea alla terraferma, è stata rafforzata con truppe e lanciarazzi Grad. Sul piano politico, Kiev si prepara ad annettere la Crimea, di cui non ha il controllo ma che rivendica, alla regione di Kherson avanzando dichiarazioni bellicose. Detto ciò i media ucraini, dove regnano censura e propaganda, annunciano che tali concentrazioni di truppe rafforzano solo la protezione del Paese. Tuttavia, le forze russe in Crimea sono nettamente superiori in numero e qualità, ed è improbabile che una blitzkrieg ucraina abbia successo. Al contrario, l’artiglieria concentrata può permettersi di sparare fino a 20-30 km sperando nel panico della popolazione. L’Ucraina punta principalmente sulla quinta colonna. I capi della Mejlis tartara, scontenti per l’esclusione dal potere in Crimea ed impegnati a riavere le terre confiscate sotto Stalin, vecchia rivendicazione della minoranza. Alcuni tartari combattono a fianco della milizia nazionalista ucraina contro i ribelli russi, partecipando ad esecuzioni sommarie e saccheggi a Marjupol, finendo nel mirino della giustizia russa. La grande speranza di Kiev è provocare una guerra civile in Crimea, in modo che la Russia debba anche qui difendervi i russofoni.

Distrarre dal Donbas
Krym2Se il governo di Kiev vuole assolutamente il conflitto in Crimea, è perché cerca di distrarre dal Donbas, dove gli insorti resistono, ed ora hanno anche carri armati e lanciarazzi presi al nemico, con cui l’equilibrio di potenza tende ad invertirsi. Le forze pro-Kiev subiscono  anche moltiplicati attacchi alle spalle e  diversivi (come a Kramatorsk e Slavjansk recentemente occupate) sostenendo combattimenti con la resistenza esplosa dappertutto, tra cui Kharkov (sabotaggi), Odessa (contributi umanitari, intelligence, attacchi a postazioni isolate ucraine) o addirittura ad Uzhgorod, nella parte occidentale del Paese. Inoltre, se gli insorti hanno recentemente abbandonato Slavjansk e Kramatorsk, dove furono bloccati, ripiegando su Donetsk e organizzando il territorio controllato dalla guerriglia. Il comandante delle forze ribelli a Slavjansk, Igor Strelkov (ovvero Girkin), ha messo ordine nel bazar politico anonimo regnante a Donetsk ed in pochi giorni ha organizzato la difesa della città e del fronte, unificando i comandi e iniziando a sistemare vari problemi: scarsezza numerica degli insorti sotto-equipaggiati in artiglieria, armi e munizioni, litigi tra comandanti, tentati tradimenti politici…
Ora gli insorti controllano saldamente monte Savr Mogila, nel sud del territorio. Da questa collina di 277 metri si può osservare il Mar d’Azov distante 90 km. Da lassù, gli insorti hanno piazzato lanciarazzi con cui continuamente martellano le forze ucraine che cercano di aggirarli da sud, per occupare Sneznoe a 90 km dal confine con la Russia, controllata dalla guerriglia; hanno anche distrutto, l’altro ieri, una colonna corazzata di diverse decine di veicoli delle forze pro-Kiev, e ieri un’altra ancora. L’est è ancora controllato, nonostante i continui combattimenti intorno Izvarino e Rovenkij. A nord-est, l’esercito di Lugansk (8500 veterani) ha diverse basi militari nella città (tra cui un impianto chimico) ed ha respinto i pro-Kiev di 10 km. A Nord, tutti i ponti sul Donets sono stati minati dagli insorti ritiratisi sulla riva sud. Ad ovest, oltre ad aver respinto gli attaccanti ucraini a Kramatorsk e Slavjansk, gli insorti hanno catturato diversi importanti nodi di comunicazione  (compresa Popasnaja) e continuano a controllare Artemovsk. A sud-ovest finalmente c’è un fronte continuo presso l’agglomerato urbano di Donetsk-Gorlovka, quasi simile per configurazione a quello di Slavjansk-Kramatorsk, molto favorevole agli insorti che possono contare sulla densità del tessuto urbano e sulle infrastrutture esistenti. Donetsk è decisa a difendersi, diversi borghi e villaggi della zona sono stati fortificati dagli insorti che si preparano ad organizzare l’evacuazione del massimo numero di civili in Russia. In breve, il Donbas oggi è più inespugnabile che mai.
Distrarre dal Donbas consente a Kiev di far ignorare i crimini delle proprie truppe. Abitazioni, scuole e ospedali bombardati, esecuzioni sommarie, purghe, mobilitazione forzata uomini nella Slavjansk occupata… è lunga la lista di predazioni, saccheggi e atrocità commesse in nome del nazionalismo ucraino. Molti civili sono fuggiti in Russia, che oggi ospita 500-800 mila ucraini, tra cui centinaia di migliaia di persone arrivate nelle ultime settimane. Altri hanno aderito alla rivolta, nonostante la defezione di alcuni gruppi nella periferia occidentale di Slavjansk, passando da 2 a 4000 uomini nelle ultime due settimane; tuttavia, il problema degli equipaggiamenti e dell’addestramento non è finito, anche se combattono per la propria terra, famiglie e morti. Ora il Donbas è carico di odio, generazioni vivono nello spirito della vendetta e chiunque sia il vincitore, il divario tra Donbas e Ucraina non sarà colmato.

Chi vuole trascinare in guerra la Russia?
1978674Soprattutto, il suono degli stivali in Crimea è una nuova provocazione ucraina contro la Russia.  Dato che l’Ucraina è sostenuta da Unione europea e Stati Uniti, una guerra tra la Russia e Ucraina causerà la rapida fuga del gioco di alleanze, veloce come la guerra locale tra serbi e austriaci che provocò la conflagrazione della Prima Guerra Mondiale. Non è la prima volta che l’Ucraina provoca la Russia. A giugno, due blindati ucraini penetrarono per diverse centinaia di metri in territorio russo; un posto doganale fu demolito e l’equipaggio del secondo blindato non esitò a puntare le armi sui russi pur di recuperare il primo blindato fuori uso; anche degli aerei ucraini sono entrati nei cieli russi. Poi, villaggi russi sono stati colpiti da proiettili sparati dalle forze ucraine; diverse case nella grande città di Donetsk, a pochi chilometri dal posto di frontiera d’Izvarino detenuto dagli insorti, sono state distrutte. Mentre le provocazioni continuano ai primi di luglio, la Russia ha inviato un ultimo avvertimento a Kiev, annunciando che reagirà con forza alla prossima violazione delle frontiere. E’ vero che la situazione economica degli Stati Uniti è catastrofica. La crisi del debito sovrano degli Stati Uniti, del debito totale interno (individuale, di imprese, comunità e governo), supera i 60000 miliardi di dollari, appare imminente, mentre la fiducia internazionale nel dollaro è minata. Paesi asiatici e Russia hanno iniziato a interagire nelle rispettive valute nazionali piuttosto che con il dollaro, sullo strategico mercato petrolifero; inoltre vendono a poco a poco le obbligazioni del governo degli Stati Uniti e ritirano i loro fondi dalla Federal Reserve (che per inciso non è né una riserva né federale). Per non correre da soli, gli Stati Uniti cercano di trascinarsi l’UE, con il cosiddetto Grande mercato transatlantico o TAFTA, moltiplicando le guerre per garantirsi gli approvvigionamenti di petrolio, convenzionale o di scisto, di cui sono importatori netti. L’unica soluzione alla crisi appare ora una nuova guerra mondiale. Ma il gioco nucleare rischia di essere terribile.

carte-insurrection-12-7Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleksandr Dugin e la “Primavera Russa”

Philippe Grasset Dedefensa, 12 luglio 2014
644551Abbiamo già menzionato che una delle possibili evoluzioni a margine della crisi ucraina, pur causata da essa, sarebbe il radicale indebolimento di Putin sul fianco della destra nazionalista e patriottica, per via della sua prudente politica di non-intervento, quasi di conciliazione. Se questa politica sembra avere una direzione politica chiara e dare i primi risultati, come l’avvicinamento della Russia sulla questione ucraina a Germania e Francia e l’allontanamento di questi due Paesi dagli Stati Uniti, ha i suoi limiti proprio nella minaccia d’indebolimento interno di cui parliamo. Karine Bechet-Golovko ha scritto sul suo blog, il 7 luglio 2014 “…Così, il presidente russo è in una situazione delicata, senza dimenticare che le reazioni lente causano crescente malcontento interno, soprattutto tra gli intellettuali interessati come Dugin. Un’avanzata  estremamente pericolosa, che insiste sull’invio delle forze armate (in Ucraina), l’interposizione di forze russe, l’appello a Strelkov per mettere ordine a Mosca. O. Tsarjov, più calmo, da parte sua dice che se la Russia non interviene a risolvere la situazione in Ucraina, la guerra arriverà a casa sua perché la battaglia che si svolge è la lotta per la Russia, ed ogni colpo è permesso“.
Vediamo Aleksandr Dugin qui citato, è noto che il filosofo mistico e simbolico del nazionalismo patriottico russo è entrato in politica per promuovere l’Eurasiatismo e contrastare i valori occidentali che ritiene destrutturanti e satanici. Dugin è considerato un intellettuale di primo livello, sulla scia di artisti e pensatori profetici, vicino alla corrente della Tradizione, il cui esempio più famoso nel XX secolo è Aleksandr Solzhenitsin. Un articolo della BBC del 10 luglio 2014 parla del ruolo di Dugin, affermando che egli avrebbe scritto il discorso di Putin alla cerimonia per l’annessione della Crimea. (Dugin chiese l’annessione nel 2008). Una conversazione telefonica con la BBC di Dugin permette valutazioni sulla situazione politica nella Russia di oggi. Dugin è assai allarmista e descrive un Putin titubante diviso tra tendenze nazionaliste e liberali filo-occidentali; anche se queste affermazioni sono speculative, tuttavia mostrano la febbre politica a Mosca riguardo la situazione ucraina. “Parlando al telefono da Mosca, in inglese e con un chiaro accento di urgenza nella voce, Dugin teme che la ‘primavera russa’ stia perdendo slancio: “I liberali sono contro Putin. E’ un vero guaio”, e i patrioti lo sosterranno solo se intende continuare con le sue politiche patriottiche. Mentre esita perde l’appoggio di entrambi i lati. È un gioco pericoloso. Ma c’è forse una soluzione? (…) Ora, con le forze ucraine all’offensiva contro i ribelli nelle regioni di Donetsk e Lugansk, Dugin incolpa “i liberali” della riluttanza del Presidente Putin ad inviare truppe. I “liberali” a suo avviso, sono soprattutto affaristi che fecero fortuna negli anni ’90. Se ulteriori sanzioni economiche saranno applicate alla Russia, avranno da perdervi molto essendo “integrati nell’economia mondiale”. L’apparente esitazione del Presidente Putin, secondo Dugin, è dovuta alla lotta nel governo russo, e nella mente del Presidente Putin. “Questa è la lotta tra le forze conservatrice ortodossi patriottiche e le forze liberali, che sono molto forti, dice. In effetti, pensa, ci sono due parti in conflitto in Vladimir Putin. “Il lato patriottico di Putin è supportato dalla maggior parte dei russi, ma la sua ombra liberale è rappresentata dalla maggioranza della classe politica, degli oligarchi e dal suo primo ministro Medvedev. Tale nota anti-establishment è popolare presso la maggioranza dei russi, che non si fida della “élite liberale”, accusata del caos degli anni ’90. Non solo molti russi simpatizzano con il nuovo patriottismo militarista di Aleksandr Dugin, Alcuni arrivano ad acquistarne il kit e a recarsi in Ucraina orientale, per unirsi ai gruppi ribelli“.
L’intervento di Dugin aiuta ad illuminare la portata del dibattito, e quanto la crisi ucraina sia lontana, anche sul terreno stesso della sua esplosione ed estensione, a limitarsi solo al problema ucraino. Questo dibattito è lungi dall’essere geopolitico, verrebbe definito “geopolitico” secondo Dugin, cioè una geopolitica mistica o escatologia geopolitica, un concetto in cui la geopolitica è rappresentazione terrena del disegno spirituale, dove il termine (“mistico”, “escatologico”) è più importante del termine che lo qualifica e riduce alla funzione utensile. (Dugin ha sviluppato l’idea dell’Eurasiatismo, o meglio neo-Eurasiatismo, concretizzando le sue idee come dottrina). Va ricordato che l’idea di scontro di civiltà, del concetto di civiltà antagoniste, è alla base della crisi ucraina e, naturalmente, della situazione russa concernente i recenti (negli ultimi due anni) eventi con tale connotazione. (Si veda, ad esempio, 3 marzo 2012). Un recente articolo di Alexandre Latsa (La Voce della Russia, 1 luglio 2014 e su questo sito 2 luglio 2014) affronta la crisi ucraina, tra cui gli scontri nel Donbas, da questa angolazione. (Si noti che Bechet-Golovko, riportava l’11 luglio 2014 un ulteriore esempio della complessità della crisi ucraina, nel senso che sviluppiamo qui, presentando l’adozione da parte di diverse organizzazioni ucraine a Jalta, il 7 luglio, del “Manifesto del Fronte Popolare ucraino”, le cui rivendicazioni si riferiscono alla prima Maidan, che espresse una protesta popolare pura poi sequestrata congiuntamente da forze estremiste, oligarchi corrotti e criminalità organizzata, forze sovversive del blocco BAO e diktat delle burocrazie ultra-liberali). In tutto ciò, vi sono varie espressioni di una medesima dimensione specifica, comprensiva del confronto culturale e di civiltà tra il blocco BAO, quale espressione del Sistema, e la Russia, partecipe all’eccezionalità della crisi ucraina, rafforzandone il carattere di universalità rispetto alla crisi generale del Sistema.
Inoltre, illustrando la velocità degli eventi e delle modifiche apportate sul terreno dalla crisi stessa, va notato ciò che sembra essere un nuovo importante sviluppo della situazione operativa, dopo la caduta di Slavjansk (v. 9 luglio 2014). Si tratta della notizie dell’importante scontro che ha visto l’annientamento di una unità strutturata dell’esercito ucraino, delle indicazioni di ulteriori scontri e dell’evoluzione strutturale delle forze anti-Kiev, suggerendone un recupero tattico, se non strategico. Il sito The Vineyard of the Saker fornisce maggiori informazioni su questi eventi, il 11 luglio. (Vedi, ad esempio, un testo dell’11 luglio 2014 sull’evoluzione strutturale del movimento di resistenza, e il testo sulla situazione operativa in generale, sempre dell’11 luglio 2014). Si trae da queste varie informazioni e considerazioni l’impressione generale di un accordo tra la resistenza del Donbass e Mosca per un aiuto informale, descritto come generato “dal popolo russo”, più o meno con  iniziative private e il sostegno passivo e discreto del governo, ecc.
Un’osservazione generale infine interessa l’evoluzione della crisi ucraina, qui considerata negli eventi nonché nelle valutazioni intellettuali direttamente legate al teatro operativo. Si tratta di apprezzare la notevole estensione della crisi a questo livello, nonché gli sviluppi indiretti e internazionali (dollaro, posizioni nel blocco BAO, ecc.) ormai ben riconosciuta di grande  importanza. La posizione ucraina crea fattori fondamentali, le cui implicazioni estere e concettuali promettono essere importanti. Questo porta ad osservare, ancora una volta, e a confermare, se si vuole, l’eccezionalità di tale crisi inedita, espressa a tutti i livelli operativi. Anche sul solo punto ucraino, tale crisi non può essere ridotta a una “rivoluzione colorata” di nuovo tipo, a una versione est-europea della “primavera araba”, ecc. A questo proposito, l’idea di “Primavera Russa” di Dugin ha necessariamente una dimensione completamente nuova rispetto all’idea di “primavera araba”; osservando ciò, si pone meno contrasto tra i due eventi che a mostrare qaunto la situazione sia notevolmente cambiata dal 2010. Con la crisi ucraina, non si tratta più, per la molteplice universalità e la profusione d’interessi, di un evento che può essere ridotto a una regione o area geografica o culturale, a un sistema regionale e religioso, ecc. Si tratta infatti di un evento fondamentale per il Sistema, o ancor di più dell’archetipo della manifestazione fondamentale del Sistema, portando al confronto tra Sistema e anti-Sistema in tutta la sua diversità, con le necessariamente differenti valutazioni nell’identificare gli avversari. Vi è un grado in più, un ulteriore passo nello sviluppo della crisi del collasso del Sistema, e della crisi di civiltà che l’accompagna.

72962646cropTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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