La Russia invia forze strategiche in Crimea

Washington protesta, Mosca se ne fotte
VPK - Le Monde Russe 22 ottobre 2014

1488933I congressisti degli Stati Uniti accusano le autorità russe di voler installare in Crimea vettori tattici nucleari, in particolare i bombardieri strategici Tu-22M3 e i missili balistici Iskander-M, dicendo che sarebbe “una flagrante violazione” degli accordi tra Russia e NATO. Mosca non vuole, però, rinunciare al dispiegamento di un gruppo strategico in Crimea. Secondo il quotidiano russo Kommersant, i membri del Congresso hanno scritto una lettera al presidente statunitense Barack Obama sui piani per lo schieramento di armi nucleari tattiche sul territorio della penisola. Il messaggio è firmato dal presidente della Camera dei Rappresentanti, responsabile delle forze armate, Howard MacKeon, dal presidente della sottocommissione forze strategiche Mike Rogers e dal presidente della sottocommissione forze tattiche aeroterrestri Michael Turner. I congressisti dicono che ai primi di agosto le autorità russe hanno deciso d’installare in Crimea i bombardieri Tupolev Tu-22M3 e i missili Iskander-M, in grado compiere attacchi ad alta precisione utilizzando i missili balistici P-500 con testate nucleari. Di conseguenza, per il membro del Comitato forze armate del Senato degli Stati Uniti, James Inhofe, si tratta della violazione diretta del trattato per l’eliminazione dei missili a medio raggio e corto, firmato dall’URSS nel 1987. La gittata del missile è 260 km, mentre l’accordo riguarda il divieto di produrre e testare armi terrestri con una gittata da 500 a 5500 km, secondo il giornale russo. I congressisti hanno chiesto al presidente degli Stati d’informare il Congresso, nel prossimo futuro, sulle ritorsioni da poter prendere a Washington. La prima, come dicono i membri della camera bassa, potrebbe essere la decisione di cessare ogni contatto tra l’alleanza militare e Mosca, così come l’espulsione del personale militare russo da “basi e navi della NATO”. Hanno inoltre proposto di vietare le ispezioni di sicurezza della Russia nell’ambito dell’accordo “cieli aperti”, nota il giornale.
La fonte di Kommersant, un Maggiore-Generale dell’esercito russo, afferma che la decisione di assegnare un reggimento di bombardieri strategici Tupolev Tu-22M3 è già stata presa, ma il processo sarà completato nel 2016 (quando sarà attuata una profonda modernizzazione delle infrastrutture della base aerea). Per contro i piani di dispiegamento dei missili Iskander in Crimea non sono stati discussi dal militare, ma il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha già detto che questi sistemi missilistici possono essere posizionati assolutamente ovunque sul territorio della Federazione Russa.

000-Backfire-C-8SVictory Parade general rehearsal held on Red SquareTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Serbia volge a Oriente? Il vero significato della visita di Putin

Joaquin Flores (Serbia) Oriental Review 21 ottobre 2014

Vladimir-Putin-Tomislav-Nikolic-8-830x553Acclamato da decine di migliaia di cittadini, con colonne di carri armati e migliaia di soldati serbi che sfilavano per il Nikola Tesla Boulevard, a Nuova Belgrado. La destinazione della sfilata era il Palazzo di Serbia, dove leader internazionali, alti dignitari e generali stranieri erano in tribuna a guardare. Tra questi, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin. In una cerimonia per l’occasione è stato insignito dell’Ordine della Repubblica di Serbia, la più alta onorificenza nazionale, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Belgrado dalle forze d’occupazione naziste. Alcuni veterani della Seconda Guerra Mondiale comparivano tra i dignitari, a ricordare i compagni caduti nella grande guerra di liberazione antifascista. L’evento non è stato solo commemorativo, ma di per sé storico. È stata la prima parata militare serba dal 1918, e la prima parata militare in Serbia dal 1985, quando la repubblica era il nucleo della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. La manifestazione aerea dei caccia MiG russi “Strizhi” sui cieli di Belgrado ha affascinato il pubblico, mentre i blindati serbi sfilavano in formazione di marcia al canto partigiano della seconda guerra mondiale, ‘Po Shumama i Gorama‘ (“Nelle foreste e montagne”). Ma il significato dell’evento era maggiore, molto più grande della riflessione storica e della celebrazione nazionale di una grande vittoria popolate sulla più potente e aggressiva macchina da guerra in Europa dell’epoca. L’importanza di questo evento va oltre la sola dimostrazione di determinazione e ricordo nazionali. E’ il simbolo della svolta della Serbia verso l’alleato storico, la Russia. Con Putin ospite d’onore, la Serbia sembra annunciare un nuovo corso, mentre apertamente e spudoratamente celebra il passato. In realtà, con sgomento della NATO, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha annunciato in conferenza stampa congiunta con Putin, dopo la cerimonia, che la Serbia non si aderirà mai alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Con questo possiamo vedere che la Serbia volge ‘verso est’, verso la sfera eurasiatica.
Come indicano i sondaggi, la stragrande maggioranza dei serbi si oppone alla politica, ai dettami e all’ingresso dell’UE. Vorrebbero aumentare gli scambi commerciali con le nazioni europee, purché rispettino il principio democratico fondamentale della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione del popolo serbo. I dettami di Bruxelles sono, a parere di molti analisti, in contrasto con il concetto di sovranità. La politica dell’UE, combinata con la crisi economica e l’aumento dell’austerità, ha portato ad un aumento continuo dell’euro-scetticismo nei Paesi dell’UE e della zona euro. Si può solo immaginare la frustrazione degli atlantisti di Stati Uniti, NATO e UE che speravano di costringere la Serbia all’integrazione nell’UE. Non gli è sfuggito che la Serbia ha lo status di osservatore presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), considerata dalla NATO come la reincarnazione del Patto di Varsavia. Ha anche un accordo di libero scambio con la Russia, simile a quello che l’Ucraina aveva. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, giustificato dai partner europei come passo necessario per l’adesione dell’Ucraina all’accordo di associazione UE, ha mostrato al mondo dove un maggiore sforzo sulla Serbia porterebbe. A differenza dell’Ucraina, però, il nazionalismo serbo è fermamente pan-slavo e anti-hitleriano. Gli eventi del 16 ottobre non erano solo un esercizio di memoria formale, ma vigoroso, ottimista e militarizzata forte messaggio, con immagini che mai alcun discorso avrebbe responsabilmente espresso. E’ inoltre preoccupante per la NATO che la Serbia abbia la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) l’anno prossimo. Cosa significa ciò per la missione OSCE nella regione meridionale serba del Kosovo, attualmente sotto occupazione statunitense? Infatti, il momento più importante del 16 ottobre era prossimo alla firma di un’alleanza Russia-Serbia quanto si può avere senza firmarla. Rispondendo con tono condiscendente e paternalistico, il relatore del Parlamento europeo sulla Serbia David McAllister, ha espresso preoccupazione per tali eventi, ribadendo che UE e NATO non vedevano con favore i 4500 soldati serbi salutare Vladimir Putin. Ha anche affermato che si aspettava che la Serbia continui il suo cammino verso l’adesione all’UE.
Lo Stato serbo guidato dal Partito Progressista di Tomislav Nikolic precedentemente si era posizionato formalmente per una politica d’integrazione nell’UE. Prima dell’elezione, il supporto per l’integrazione era al 70% . Oltre alla preoccupazione dei serbi sul declino euro-dollaro, numerosi insuccessi e frustrazioni sui punti critici negoziali hanno spinto Bruxelles a respingere ulteriori colloqui. Nel frattempo, il supporto serbo è sceso al di sotto del 40%, forse. Ciò lascia gli analisti europei chiedersi se l’intenzione dichiarata dalla Serbia di aderire all’UE sia genuina. La Serbia continua ad affermare la propria intenzione di aderire all’UE, ma contemporaneamente persegue sempre più una politica di rottura. Forse, aiutando a chiarire la confusione, Nikolic ha detto ciò, dopo l’evento: “Condividiamo nella gloriosa storia di Serbia e di Russia un legame permanente e indissolubile di fratellanza ed amicizia permanete, ora e per sempre orgoglio dei nostri Paesi e popoli, a vantaggio dei ben intenzionati nel mondo. Serbia e Russia sono legate da origine, lingua, costumi, religione, storia, cultura, amore sublime per la libertà ed orgoglio eroico, da tumuli e tombe comuni senza nome, orfani e donne abbandonate, giovani vite stroncate, da una generazione perduta che ricorda la nostra comune lotta. Quanti di noi ci sarebbero se non ci fossero state le guerre che non abbiamo iniziato?
Una forte maggioranza di serbi supporta il Presidente Putin, molti lo vedono come loro presidente surrogato. I successi della Russia e di Putin sono, nella psiche collettiva serba, anche i suoi, condividendoli. Nella loro affinità con la Russia, i serbi si sentono parte di un mondo dalla maggiore rilevanza geopolitica. Ma questa visione della maggioranza non aveva trovato espressione nel proprio governo, anche se i sentimenti anti-NATO sono considerati parte integrante dell’identità serba. Questa contraddizione ribolliva da tempo, ed ora trova i segni tangibili di una vera e propria risoluzione. La Serbia lentamente esce dall’occupazione occidentale neo-coloniale dopo varie tragedie. Le potenze occidentali hanno condotto una guerra civile per quasi dieci anni, togliendo la vita ad oltre 100000 persone. Tale guerra per procura, criminale e illegale, del divide et impera di Stati Uniti e NATO contro la Jugoslavia, fu seguita da 76 giorni di bombardamenti della NATO, nel 1999, culminando nella cacciata del presidente democraticamente eletto Slobodon Milosevic, nell’ottobre del 2000. Sul terreno, questo fu coordinato da “Otpor!”, movimento sintetico statunitense del NED di George Soros. Nato in gran parte dal lavoro di Gene Sharp, è ampiamente considerato uno dei primi usi moderni di ciò che si chiama tattica combinata della primavera araba e della rivoluzione colorata. Quando il leone uccide, lo sciacallo prospera; e i seguenti dodici anni videro una Serbia malgovernata da governi fantocci supportati da una corrotta oligarchia pro-UE e pro-NATO. Alcuni, come Kostunica, furono reclutati direttamente da “Otpor!”. Ma ora questa storia deplorevole, carica di tradimento e angoscia, è il prologo del nuovo libro della nuova Serbia eurasiatica. L’importante e storica visita di Putin, poi, non riguarda solo il passato, ma anche presente e futuro. La lotta comune contro il nazismo in passato non manca di allusioni nei commenti di Putin, oggi, su Ucraina e Novorossija. Durante la visita, ha rilasciato un’intervista rivelatrice al quotidiano Politika. Alla domanda sulle relazioni bilaterali USA-Russia, ha affermato: “Washington ha sostenuto attivamente Majdan a Kiev, e come risultato delle sue mosse, a Kiev si è scatenato un nazionalismo che ha provocato il risentimento di una parte significativa dell’Ucraina, e gettato il Paese nella guerra civile, (gli Stati Uniti) incolpano la Russia di aver provocato la crisi. Poi il presidente Barack Obama davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha incluso “l’aggressione russa all’Europa” nella lista delle tre principali minacce all’umanità di oggi, insieme alla mortale febbre ebola e al gruppo terrorista SIIL. Insieme alle restrizioni verso interi settori della nostra economia, un tale approccio è difficile non definirlo ostile“. La lotta al nazismo non è di mera importanza storica, ma indica chiaramente la lotta della Novorossija, oggi, contro la junta sostenuta dagli statunitensi. Mentre la Serbia ha recentemente proposto una legislazione per vietare il volontariato nei conflitti esteri, più di 200 serbi, e ancora di più, sono attivamente coinvolti con i filo-russi nella nascente Federazione di Novorossija. E’ troppo presto per dire se la visita di Putin avrà alcun effetto sul risultato del voto, o al contrario se approvato verrebbe seriamente applicato. La guerra civile nell’ex-Ucraina si svolge in parte con volontari stranieri presenti nella resistenza antinazista ed antifascista.
Gli accordi firmati tra Putin e Nikolic sono notevoli. Tra i più importanti quelli sull’organizzazione governativa russa a Nis, nella Serbia meridionale. Un accordo concede piena immunità legale ai dipendenti dell’organizzazione. Il Centro umanitario russo-serbo di Nis fu sottoposto a un grave controllo delle minoranze liberali filo-occidentali, e rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ne sollecitarono un’indagine approfondita. Le accuse sono che il Centro umanitario russo-serbo, chiamato anche Centro per le situazioni di emergenza, operi come centro dell’FSB, con l’obiettivo di creare una base militare russa. Ciò è smentito dalle autorità serbe. Vi è un crescente movimento che chiede basi militari russe nella Serbia meridionale. Nis è a 80 miglia da Camp Bondsteel, nella regione serba meridionale del Kosovo occupata dagli Stati Uniti. Putin, durante la visita, ha ribadito la posizione incrollabile sulla necessaria fine dell’occupazione del Kosovo, e il suo ritorno legittimo alla Serbia. Tutte le proposte sul gasdotto South-stream passano per o vicino Nis. Il Centro per le situazioni d’emergenza è stato chiaramente istituito come centro di comando per gli “interventi d’emergenza”, come le inondazioni che scossero la Serbia lo scorso maggio, provocando decine di vittime. È una popolare teoria della cospirazione, in Serbia, che tali inondazioni siano state causate dal programma HAARP degli Stati Uniti, per punire la Serbia per aver ignorato l’UE che chiede di mollare il gasdotto South-stream. Il completamento del gasdotto è un passo fondamentale per l’accesso russo ai mercati europei, così come misura contro l’instabilità creata dagli Stati Uniti in Ucraina, dove attualmente il 65-70% del gas russo passa per l’Europa. Sulla questione del Sudstream, Putin ha anche sottolineato l’importanza del progetto durante la visita. Ha detto: “Il Sudstream non può essere realizzato unilateralmente. Come in amore, vi è la necessità di due parti. Non possiamo costruire l’oleodotto da miliardi per conto nostro. Una discussione simile s’è svolta sul Nordstream, ma ora tutti sono soddisfatti. I problemi del Sudstream sono politici e danneggiano l’economia. Non vogliamo avere una crisi energetica questo inverno. E certamente non sarà colpa nostra“. Si può facilmente leggere tra le righe dell’ultima frase cosa questo significa per l’Ucraina.
Altri colloqui ruotavano sull’esportazione di merci serbe in Russia. Le esportazioni serbe, per lo più agricole, in Russia sono aumentate di oltre il 60% da quando NATO/UE hanno imposto le sanzioni lo scorso gennaio. Le discussioni riguardavano anche o latticini. Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, e consulenti agroalimentari russi verrebbero coinvolti in progetti futuri. Un problema per le esportazioni serbe è la mancanza di organizzazione, ed i produttori agricoli non hanno un sindacato dei produttori che esportano. Per queste ragioni le cose non si muovono così velocemente come potrebbero. Ciò riflette alcuni elementi della cultura serba, sull’approccio informale su affari e scadenze. Inoltre, vi sono state trattative dettagliate sull’esportazione di auto prodotte in Serbia con l’etichetta Zastava (ex-Yugo, che utilizza la piattaforma FIAT), in Russia. Come detto, la Serbia gode di un accordo di libero scambio con la Russia. La Germania potrebbe cercare una scappatoia alle sanzioni dell’Unione europea e al regime tariffario, operando tramite la Serbia con i partner russi. La Germania, che si sente soffocata dalla normativa comunitaria, ha già discusso apertamente di lasciare l’Unione europea. Alla luce delle sanzioni UE alla Russia sulla Novorossija, un serio ostacolo per la Germania, ciò potrebbe essere più attraente che mai. La Serbia è un ottimo candidato sia per la vicinanza all’Europa centrale che per la sua non adesione all’UE. La Serbia è come il ‘Texas’ dei Balcani, che infatti potrebbe riscuotere grandi dividendi alla fine.
Tutto ciò indica una reale e crescente mutamento, non solo per la Serbia ma per tutta l’Europa. Mentre il conflitto tra CSTO e NATO s’intensifica, la Russia puntella i suoi tradizionali alleati, ribadendo il sostegno agli alleati dell’America Latina dell”Onda rosa’ del Mercosur. La Russia non si oppone alla possibile adesione della Serbia all’UE, vista come un altro asset nell’UE che può aiutare a mantenere le posizioni nelle relazioni bilaterali. Con tutto ciò in mente, sappiamo almeno che la pioggia battente non ha impedito a un solo serbo dal partecipare alle manifestazioni di massa del 16 ottobre, che hanno causato ingorghi a Belgrado di cui, per la prima volta dopo tanto tempo, erano felici.

PUTIN-1-640x340Joaquin Flores è uno statunitense che vive a Belgrado, analista del Centro per gli Studi Sincretici, un think-tank geostrategico pubblico. La sua esperienza riguarda Europa orientale, Eurasia ed ha grande competenza nelle questioni mediorientali. Flores è particolarmente abile ad analizzare la psicologia delle guerre di propaganda, e a svelare il rumore del ‘sovraccarico d’informazione’. Negli Stati Uniti ha lavorato per un certo numero di anni come sindacalista, capo negoziatore e stratega di una grande federazione sindacale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Svezia mobilita le forze armate nella caccia a un sottomarino

Tyler Durden Zerohedge 19/10/2014Sweden Submarine SearchNel fine settimana, mentre tutti sono concentrati sulla minaccia del contagio ebola negli Stati Uniti e nel mondo, la capitale altrimenti sonnolenta della Svezia, Stoccolma, avviava un’operazione militare che coinvolge le forze armate svedesi, Marina, Esercito e Aeronautica, quando il sabato sera le forze armate svedesi intensificavano un’operazione che coinvolge oltre 200 uomini, navi furtive, dragamine ed elicotteri su un’area di circa 50 chilometri ad est della capitale. L’operazione è stata avviata venerdì dopo che le forze armate affermarono di essere state informate su un “manufatto umano” in quelle acque. Secondo Local.se, i militari negano di andare a “caccia di un sottomarino” chiamando la mobilitazione, una delle più grandi salvo le esercitazioni della guerra fredda, “operazione d’intelligence”. Anche sabato sera, il direttore comunicazioni e affari pubblici delle forze armate svedesi, Erik Lagersten, ha detto: “Al momento eseguiamo un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma con ricognizione ottica e navi da guerra equipaggiate con sensori subacquei specifici. Le unità attivate provengono da tutti i rami delle forze armate svedesi, Marina, Esercito ed Aeronautica“. E mentre non è stato né confermato né smentito un articolo del rispettato quotidiano svedese Svenska Dagbladet, che accusa della rapida mobilitazione ciò che chiama sottomarino russo danneggiato al largo di Stoccolma. Il rapporto afferma che l’intelligence militare svedese aveva intercettato i segnali radio tra una zona al largo di Stoccolma e l’enclave russa di Kaliningrad, sede di gran parte della flotta del Mar Baltico della Russia. Svenska Dagbladet ha riferito che l’avvistamento è avvenuto su un’isola nel Kanholmsfjaerden, insenatura a poco più di 50 chilometri dalla città. Secondo Dagbladet, un testimone dell’avvio dell’operazione militare, Robert Eriksson, ha detto che era su una barca da pesca al largo dell’isola di Skarpoe intorno alle 16:00. “La guardia costiera è arrivata all’ingresso con un aereo che ha volato in tondo per molto tempo“, ha detto all’agenzia stampa TT. Presto spuntava anche la marina. “C’era una grande barca militare rimasta più a sud nel Kanholmsfjaerden“, ha detto.
Stefan Ring, esperto di strategia militare presso il Collegio della difesa nazionale svedese (Foersvarshoegskolan) ha detto che era importante mandare un segnale. “E’ importante in questa situazione, quando notiamo un’escalation nel Mar Baltico, segnalare molto chiaramente che siamo allerta“, ha detto. “Se non dovessimo fare nulla o evitassimo di fare effettivamente qualcosa, allora sarebbe un segnale per l’avversario che ciò non è così importante per noi“. Sempre su The Local: “C’è stata una trasmissione su una frequenza speciale, utilizzata dalla Russia in situazioni di emergenza“, ha scritto il giornale, citando fonti militari svedesi coinvolte nella ricerca. Le forze armate svedesi sono silenti ma dicono che l’attenzione si concentra su “attività subacquee”. “Le forze armate svedesi non possono smentire o verificare notizie e speculazioni sui media su un sottomarino straniero scomparso”, ha detto il portavoce Erik Lagersten. “Al momento conduciamo un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma con ricognizione ottica e navi da guerra equipaggiate con sensori subacquei specifici… per stabilire se ci sono o ci sono state attività subacquee straniere nella zona“.
Fonti militari anonime hanno detto al Svenska Dagbladet che un segnale di emergenza in russo è stato intercettato giovedì sera, e che i segnali ulteriormente criptati sono stati inviati venerdì, dopo che le forze armate svedesi hanno iniziato a rastrellare la zona. 14 anni fa, nell’agosto 2000 il sottomarino nucleare russo Kursk, fu affondato nel Mare di Barents con la morte dell’intero equipaggio. Le autorità russe furono in seguito criticate per aver rifiutato l’assistenza internazionale e ingannato il pubblico circa le loro operazioni di salvataggio non riuscite. Negli ultimi mesi, la Svezia ha riferito l’incremento nelle manovre nel Mar Baltico dalla forza aerea russa. In un incidente a settembre, due cacciabombardieri Su-24 sarebbero entrati nello spazio aereo svedese in quello che l’allora ministro degli Esteri Carl Bildt chiamò “l’incursione aerea più grave dei russi in un decennio”. Negli anni ’80 e primi anni ’90 l’allora neutrale, e ora non allineato Paese nordico, era regolarmente in allerta per gli avvistamenti di sottomarini russi, tra cui il caso notevole del 1981, quando un sottomarino sovietico si arenò a diverse miglia dalla più grande base navale della Svezia. Considerando che l’occidente è fin troppo ansioso di scatenare una guerra fredda 2.0, non sarebbe sorprendente se la Russia abbia deciso di visitare Stoccolma.LosharikNel frattempo, la Russia nega tutto. Dalla TASS: “Non ci sono navi militari russe in situazioni di emergenza, ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo. I sottomarini della Russia, come le navi di superficie, hanno eseguito i loro compiti negli oceani del mondo secondo i piani” ha detto. “Non ci sono state emergenze o incidenti nelle navi militari russe“. Se non la Russia, allora chi? Solo nove Paesi hanno accesso al Mar Baltico: oltre alla Svezia, Germania, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Russia, Finlandia ed Estonia. Solo Germania, Polonia, Russia e Svezia hanno sottomarini. Secondo almeno una fonte, il sottomarino russo in questione è il Losharik, vale a dire il Projekt 210 o AC-12, un sottomarino nucleare entrato in linea nel 2003, dopo l’incidente del Kursk. E poi c’è questo:

B0RQQ6GCEAIAL_zCosì un sottomarino russo s’è semplicemente perso, o è solo in rotta mentre la Russia militarizza l’Artico per difendere i propri numerosi giacimenti di petrolio e di gas ivi situati?

f2e3d61c1523In realtà si tratta di un sottomarino olandese della classe Waalrus, fotografato da un coppia di Uppsala e che secondo Carl Bergqvist, maggiore dell’aeronautica svedese che dal 2007 gestisce il blog su difesa e sicurezza Wiseman’s Wisdoms, si tratta probabilmente appunto di un sottomarino olandese della classe Waalrus. Le forze armate svedesi hanno ricevuto le foto della famiglia Berlin, ma l’addetto stampa delle forze armate svedesi Philip Simon non conferma ne smentisce che il sottomarino sia olandese.

b114c2e1b28e0e4fb29ba12346be2ce94d75Fonti:
VLT
Politonline

Le forze armate svedesi ammettono di aver diffuso false informazioni sul presunto sottomarino
(ora che si è scoperto essere un intruso della NATO, e non russo, Stoccolma cala un velo di pietoso silenzio)

RIA Novosti 21 ottobre 2014

Sweden Military Alert -2Le forze armate svedesi ammettono di non essere state chiare e di aver diffuso false informazioni sul presunto sottomarino straniero nell’arcipelago di Stoccolma. “Le Forze Armate conducono un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma… Siamo tenuti a farlo con la massima trasparenza, mantenendo solo il segreto operativo. Questo è come una credibile e corretta autorità dovrebbe e deve agire, preservando la fiducia del pubblico. Deve essere detto che le forze armate in un certo senso hanno fallito in ciò“, afferma un comunicato delle forze armate svedesi. Il 19 ottobre, le forze armate svedesi diffondevano la fotografia di un oggetto sospettato essere un sottomarino straniero nell’arcipelago di Stoccolma, e una mappa che presumibilmente mostrava dove la foto era stata scattata. L’areadell’avvistamento sarebbe stata nel Jungfrufjarrden, un fiordo vicino Dalaroe, a sud di Stoccolma. Tuttavia, un’indagine effettuata dall’emittente pubblica svedese SVT ha dimostrato che nessun località della zona combacia con la foto. Dopo essere stati interrogati dai giornalisti della SVT, i militari svedesi hanno ammesso la diffusione di informazioni false per evitare di “aiutare potenze straniere”. “Col senno del poi, avrei dovuto essere più chiaro nella conferenza stampa in cui mostravo una mappa con leposizioni approssimative, perché non volevo rivelare le posizioni esatte dell’operazione“, ha detto il vicedirettore operativo Anders Grenstad. Le forze svedesi avevano lanciato una grande operazione al largo di Stoccolma, dopo aver ricevuto informazioni da un civile sulla presenza di un oggetto sommerso sconosciuto nella regione, sospettato essere un sottomarino straniero.

swedenmysteryTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia, Siria, Mistral, Africa-Russia: Intervista a Igor Korotchenko

Mikhail Egorov-Gamandij Voce della Russia

Igor Korotchenko è un esperto militare, direttore della rivista russa Nacional’naja Oborona (Difesa nazionale), direttore del Centro Globale di Analisi sul traffico di armamenti e membro del Consiglio pubblico del Ministero della Difesa della Federazione Russa.

vladivostok_4.3.14_bp_0Mikhail Gamandij-Egorov, Voce della Russia: Salve signor Korotchenko! La mia prima domanda sarà sulla Novorossija, essendo probabilmente l’argomento più discusso in questo momento in Russia. Oggi un cessate il fuoco si osserva tra le deboli forze della Novorossija e le forze ucraine. Un cessate il fuoco ripetutamente violato a Donetsk e altri luoghi, che continuano ad essere bombardati dall’artiglieria pesante ucraina. Secondo lei quali sono le prospettive nel prossimo futuro? La ripresa dei combattimenti su larga scala, o il fragile cessate il fuoco che vediamo oggi sarà ancora attuale?
Igor Korotchenko: Vi sono molti rischi che l’attuale cessate il fuoco avvii una nuova guerra. L’Ucraina continua le sue provocazioni. Le città del Donbas continuano ad essere bombardate dai militari ucraini. Senza contare che alcuni battaglioni al comando di Kiev semplicemente non rispettano tale cessate il fuoco. In tali condizioni ed oggettivamente, il rischio di una nuova guerra è grave. Soprattutto dopo l’elezione della Rada ucraina, dove molti seggi saranno occupati da locali signori della guerra che hanno combattuto nel Donbas, e ci sarà generalmente una maggiore radicalizzazione delle posizioni di Kiev. Inoltre, una forte pressione potrà essere esercitata su Poroshenko affinché, in un modo o nell’altro, i combattimenti siano ripresi dagli ucraini.

VdR: Se ciò dovesse accadere, come vede gli eventi sapendo che è molto difficile prevederli. Tuttavia, cosa pensa delle azioni delle forze armate della Novorossia? E cosa dovrà fare la Russia da parte sua?
Igor Korotchenko: Politicamente la Russia sosterrà la resistenza. Ovviamente non possiamo ignorare le atrocità e i massacri commessi contro il popolo della Novorossija, nostri compatrioti russi. Più in generale direi che l’Ucraina come Stato unitario vive gli ultimi giorni. Già è un Paese completamente diviso. Il modo ottimale sarebbe creare il piano complessivo della Novorossija, unificando le regioni del Sud-Est dove i sentimenti filo-russi sono prevalenti. Una Novorossija da Odessa al Donbas, creando un collegamento con la Repubblica moldava del Dnestr. L’Ucraina di Kiev perderà l’accesso al mare e sotto il profilo economico e industriale le regioni più sviluppate. Ciò richiama in qualche modo la situazione delle due Germanie. Qui avremo a che fare con due Ucraine, occidentale e Orientale. Ciò risponderà in modo ottimale all’equilibrio di potere che vediamo ora. É una realtà geopolitica oggettiva. Ripeto ancora una volta, oggi non esiste più un’Ucraina unita e unitaria, che vive i suoi ultimi giorni. Non ci sarà mai più.

VdR: E la Novorossia allargata sarà a medio o lungo termine?
Igor Korotchenko: difficile parlare di tempo in questa situazione. Dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà in Ucraina, soprattutto quest’inverno. Una grave crisi incombe. E qual è la via d’uscita da tale crisi? Una soluzione potrebbe essere creare una grande Novorossija. Altre opzioni sono possibili. Aspettiamo e poi vediamo come vanno le cose, soprattutto perché non rimane molto da aspettare.

VdR: Passiamo alla Siria. Ancora una volta preoccupa molti osservatori. La cosiddetta coalizione agli ordini degli Stati Uniti oggi bombarda parte del territorio siriano, il tutto senza il consenso del legittimo governo della Siria e senza l’approvazione delle Nazioni Unite. In realtà, la coalizione ha bombardato i suoi ex-alleati. Ma soprattutto c’è il serio rischio che tale cosiddetta coalizione cominci a bombardare le posizioni dell’Esercito arabo siriano. Secondo voi, questo rischio è realmente grave? Un tale scenario è realistico?
Igor Korotchenko: Sì, assolutamente. Cominciando dal bombardamento del cosiddetto Stato islamico si può passare assai rapidamente al bombardamento di Damasco. Gli Stati Uniti non hanno escluso l’obiettivo di rovesciare Bashar al-Assad. Riguardo la recente attivazione dello SI, è il risultato diretto dei fallimentari calcoli della politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno armato, addestrato, finanziato e fatto affidamento sui terroristi per rovesciare il leader siriano. Ma il cosiddetto Stato islamico, vedendo la lotta accanita delle forze governative siriane, ha optato per una tattica diversa. Le sue truppe si sono spostate dalla Siria all’Iraq attaccando e respingendo le forze governative di Baghdad. E oggi bombardando il loro ex-alleato gli Stati Uniti cercano di far rientrare nella bottiglia il genio che hanno tirato fuori. Ci sono poche probabilità che ci riescano. Sul fatto che cosiddetta operazione avvenga senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è ovviamente assai negativo. Soprattutto è il governo siriano che deve prima dare il permesso per spazzare via gli islamisti dal suo territorio. Il territorio della Repubblica araba siriana. Poi deve seguire la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con un mandato chiaro e obiettivi definiti, in modo che gli USA non possano interpretare il mandato come credono e agire da gendarme del mondo.

VdR: Se un tale scenario caotico dovesse accadere, quali dovrebbero essere le azioni dei Paesi e movimenti da sempre contrari a tale scenario, come Russia, Cina, Iran e movimento libanese Hezbollah?
Igor Korotchenko: Nel nostro caso agiremo politicamente. Questo è ciò che facciamo già ricordando sempre che nessuna azione può essere intrapresa senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La stessa posizione è stata adottata dalla Cina. Quindi politicamente agiamo così, oggi. Riguardo l’Iran e le azioni che potrebbe intraprendere, penso che contribuirà direttamente ed amplierà il proprio intervento tecnico-militare in favore di Damasco, nel caso di un tale scenario. E sarà a mio parere una decisione sovrana e corretta di Teheran. Per gli interessi nazionali dell’Iran. Un possibile rovesciamento del Presidente Bashar al-Assad sarebbe un duro colpo per le posizioni dell’Iran nella regione. E infatti l’Iran ha la possibilità di coordinarsi con il movimento in questione, al fine di riconfigurare la situazione a scapito degli Stati Uniti e dei loro alleati.

VdR: Altro tema popolare di questi giorni è la consegna o meno dalla Francia alla Russia delle navi portaelicotteri Mistral. Vediamo molta manipolazione e anche ricatto. La Francia è sotto grande pressione esterna, soprattutto da Stati Uniti e NATO, a cui cede dopo diversi anni. Ora vengono imposte “condizioni” sulla consegna sebbene ne guadagni di più la Francia che non la Russia in tale vicenda. Tuttavia, da grande esperto militare, cosa ne pensa?
Igor Korotchenko: la Russia ha adottato una posizione molto tranquilla sull’argomento. Il contratto è firmato, il denaro versato. Il contratto deve quindi essere adempiuto. Se Parigi e l’Eliseo annullano la transazione, la Francia dovrà rimborsare tutto ciò che ha ricevuto di contratto e pagare una grossa penalità. Quanto a noi, abbiamo reagito con calma, senza eccessi.

VdR: la Francia sarebbe perdente in tale vicenda, in caso di mancata consegna? Abbiamo davvero bisogno di queste Mistral?
Igor Korotchenko: In primo luogo, per la Francia sarà un durissimo colpo alla propria immagine e reputazione di Paese rifornitore. D’altra parte, le Mistral che saranno costruite in Russia sono appositamente studiate per le esigenze e le specifiche russe, che non sono le stesse della Francia che utilizza le Mistral per svolgere missioni in Africa. Le Mistral per la Russia non hanno ponte e hangar delle stesse dimensioni… Primo perché gli hangar sono progettati per gli elicotteri russi Ka-52. Anche la funzione rompighiaccio è adatta alle nostre esigenze. I nostri sistemi sono integrati. Parigi avrà difficoltà a vendere tali navi ad altri che non la Russia. Un altro punto importante è che il rifiuto di eseguire il contratto porterà alla crisi della cantieristica francese. I sindacati hanno già detto apertamente che non accetteranno la risoluzione del contratto. Il presidente francese Hollande, che anche senza tale storia ha perso e continua a perdere sostegno politico, potrebbe divenire il politico che ha apertamente tradito gli interessi nazionali della Francia. Gli elettori francesi non lo perdoneranno. Inoltre non perdoneranno le forze politiche a lui associate. Pertanto, l’eventuale rifiuto di adempiere al contratto farà perdere alla Francia più di quanto ne raccolga. Quanto alla Russia, si concentrerà sui propri mezzi. Non sarà una tragedia.

VdR: L’ultimo tema che volevo discutere con voi è l’Africa, un continente che mi è caro. Questo continente attende il nostro ritorno. Da qualche tempo la Russia ha espresso il desiderio di tornarvi. Oggi ne vediamo i primi risultati. La cooperazione russo-africana è fortemente legata tra l’altro alla collaborazione tecnico-militare, così come ad altri settori dell’economia e del commercio. Pensa che le condizioni siano mature per un ritorno della Russia in Africa e al rafforzamento del partenariato Africa-Russia?
Igor Korotchenko: E’ vero ed è un peccato che in 20 anni abbiamo guardato l’Africa come un continente di poco o nessun interesse. In particolare, le nostre posizioni sono state occupate dagli Stati Uniti. La Cina ha anche una molto forte presenza. Oggi in realtà torniamo. Se parliamo degli armamenti, abbiamo firmato una nuova serie di contratti con l’Egitto, così modernizzeremo e perfezioneremo la difesa aerea egiziana. Vi sono inoltre nuovi contratti con l’Angola per la consegna di blindati e caccia Sukhoj Su-30. Molti Paesi africani acquistano armi russe, soprattutto l’Algeria. L’Uganda ha recentemente firmato un contratto molto importante, anche per aerei da caccia Su-30. Inoltre promuoviamo attivamente i nostri elicotteri. Sono stato di recente nella Repubblica Sudafricana, dove nei pressi di Pretoria si è tenuta una grande mostra di armamenti. La Russia era rappresentata dalle nostre maggiori aziende: Almaz-Antej, Visokotochne Kompleksij, Vertoletij Rossij (“Elicotteri Russi”), Rosoboronexport. Nel complesso tutti sanno che oggi si deve lavorare attivamente con l’Africa. Ma sottolineo ancora una volta che dovremmo lavorare in condizioni di estrema concorrenza. La Cina è molto attiva, come gli Stati Uniti ed altri attori. Il nostro valore aggiunto è poter dare garanzie che i Paesi occidentali non possono. Garanzie politiche, a conferma che la cooperazione continuerà a dispetto di qualsiasi potenziale forza maggiore. Mentre gli Stati Uniti usano l’embargo quando e dove vogliono, rifiutando anche i servizi al cliente o la fornitura di parti di ricambio. L’armamento moderno opera per molto tempo: 20 anni e più. Così il Paese acquirente, con la scelta di questo o quel sistema d’arma, si aspetta che lo Stato fornitore garantisca gli obblighi per tutto il ciclo di vita delle armi in questione. La Russia ha una buona immagine su questo aspetto, di partner affidabile e prevedibile. Inoltre la Russia rafforzerà le sue posizioni e sarà libera politicamente, anche in caso di sanzioni che appaiono paradossali, ma il numero di Paesi disposti a comprare armi russe potrà solo crescere. Questo già si vede oggi. Una posizione forte e indipendente assieme alle ottime caratteristiche dei nostri sistemi di difesa, attraenti per tutti gli acquirenti stranieri, compresa l’Africa.

VdR: Ultima domanda. Secondo lei possiamo rafforzare i nostri legami con i Paesi africani che intendono collaborare al massimo livello con la Russia, mentre sono sotto la forte pressione dei loro ex-colonizzatori occidentali e degli Stati Uniti? Mi riferisco segnatamente ai Paesi africani francofoni.
Igor Korotchenko: Certo. Prendiamo l’esempio del Mali che compra le nostre armi. Soprattutto su alcune posizioni non c’è alternativa. Dobbiamo necessariamente rafforzare le nostre posizioni in tali Paesi. Ma devo sottolineare un punto importante che, oltre alla cooperazione tecnico-militare, il nostro business globale deve anche essere molto più attivo nel continente africano. Si guardi come sono attive le aziende cinesi che operano in Africa, in tutti i settori economici del continente. Noi abbiamo interesse a partecipare ai progetti minerari e d’estrazione delle risorse naturali. Il nostro capitale, i nostri investimenti, le nostre armi dovrebbero completarsi a vicenda. Nel mondo di oggi le imprese e la vendita di armi si accompagnano, perché possono promuovere gli interessi strategici del Paese. Senza dubbio, dobbiamo guardare all’Africa dritto negli occhi, essendo stata sottovalutata da tempo come partner. Ecco perché dobbiamo assolutamente ampliare la nostra partnership.

VdR: Grazie di tutto.

166043Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Germania: motore dell’Europa e cinghia di trasmissione della Russia

Valentin Vasilescu Reseau International 9 ottobre 2014putinschroederTra le principali aziende tedesche e quelle francesi, statunitensi, italiane e olandesi esiste una forte concorrenza per la supremazia sul mercato russo. Finora, la percentuale è del 65% a favore della Germania. Invece d’importare, la Russia ha preferito incoraggiare le imprese statali a formare joint venture con società straniere per convincerle a trasferire la produzione in Russia. Con queste condizioni, nel breve e medio termine, le sanzioni economiche imposte alla Russia dall’UE saranno nulle, perché non riguardano le aziende occidentali che producono in Russia. Da parte loro, i russi hanno fatto abbastanza “doni” alle società occidentali, in particolare quelle specializzate nella produzione militare, che potrebbero facilmente subire contraccolpi.
Non è un segreto che l’aereo M-346 Master prodotto da Alenia Aermacchi italiana ed esportato in Israele (30 esemplari), Singapore e Polonia (12 esemplari ciascuno) sia in realtà l’aereo russo Jakovlev Jak-130. Il gruppo francese Thales (ex-Thomson CFS) è specializzato nell’optoelettronica per Gazprom, controllandone la sicurezza di tutti gli obiettivi in Russia con la tecnologia più avanzata. E’ sempre Thales a proteggere gli obiettivi della Lukoil nel mondo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la Germania, riunificatasi nel 1989, ha voluto stabilire un partenariato con la Russia, motivo per cui la Russia ha combattuto per la riunificazione. Non si dimentichi che prima del 1989, il Tenente-Colonnello Vladimir Putin era a capo del KGB in Germania Est, e che ha aumentato il partenariato con la Russia contribuendo a modernizzare i settori economici russi e dando alla Germania il principale mercato europeo: la Russia. La Siemens è entrata nel mercato russo vincendo la gara per la costruzione delle stazioni di liquefazione del gas naturale delle compagnie russe Gazprom e Transneft. Joseph Kaiser, responsabile di Siemens è legato da lunga amicizia con l’ex-cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, membro del consiglio di amministrazione di Gazprom. Siemens è uno dei collegamenti più importanti che rendono possibile l’esportazione in tutto il mondo del gas liquefatto russo estratto in Artico a bordo di metaniere.
La Russia è l’unico Paese al mondo con una flotta di rompighiaccio nucleari (costruita dal 1985) per l’Artico, che mantiene costantemente aperte le rotte per il trasporto di prodotti petroliferi. Siemens fabbrica i silenziosi motori elettrici della Russia Permasyn, celle per generatori di energia (detta anche sistema di propulsione indipendente anaerobico – AIP), utilizzati in immersione dai moderni sottomarini d’attacco della Russia, come dalle ultime versioni di sottomarini tedeschi prodotti dalla ThyssenKrupp Marine Systems. Siemens, che ha più di 10000 dipendenti nei propri stabilimenti nei monti Urali in Russia, l’anno scorso ha registrato un fatturato di 2,17 miliardi di euro. La marmitta catalitica è un dispositivo contenente palladio, utilizzato per ridurre la tossicità delle emissioni dei motori a combustione interna, obbligatoria con le norme automobilistiche europee e americane. Dal 1980 ad oggi, il prezzo del palladio è aumentato esponenzialmente, raggiungendo un valore pari a 4 volte l’oro. I principali produttori di palladio nel mondo sono Russia (50-60%) e Sud Africa (27%), due Stati membri dei BRICS. Un blocco delle esportazioni della Russia creerebbe gravi problemi per le case automobilistiche. La Russia è un mercato enorme per l’automobile. Ad esempio, lo scorso anno, 2,78 milioni di veicoli sono stati venduti in Russia, quanto in Germania, maggiore mercato europeo. Dopo l’acquisto di un pacchetto di azioni della Renault-Nissan da parte di RT-Auto (una divisione del consorzio statale Rostekh), i russi hanno compiuto maggiori investimenti sul gruppo tedesco Daimler, da parte dell’OAO KamAZ, nonostante i vantaggi offerti da altri produttori. Uno dei motivi è la divisione autocarri della Daimler, la più grande del mondo. Dal 2011 ad oggi, i camion russi KamAZ sono sempre stati sui tre podi della Parigi-Dakar, godendo delle stesse innovazioni di Mercedes-Benz Daimler. Un altro frutto della collaborazione con Daimler è l’emergere della controllata ZAO Mercedes-Benz RUS. Da sette anni produce o assembla in Russia limousine, furgoni Mercedes-Benz Sprinter (27% delle vendite in questa categoria della Daimler) e autoveicoli di progettazione russa, utilizzando robot, servizi e soluzioni ideati dagli ingegneri tedeschi della Daimler. Sempre da qui provengono anche i nuovi prodotti militari: GAZ-2975 Tigr (simile al HMMWV statunitense), VPK-3927 Volk e URAL- 63099 MRAP.
Oltre 6000 altre aziende tedesche operano in Russia fornendo almeno 300000 posti di lavoro all’indotto in Germania. Le grandi aziende tedesche, rifornite di gas russo con il gasdotto Nord Stream e quelle dipendenti dalle risorse minerarie della Russia, ritengono che la decisione di Washington di costringere l’Europa ad attuare il blocco economico globale contro la Russia sia volto ad eliminare la concorrenza della Germania. Gli Stati Uniti sperano che gli investimenti tedeschi in Russia, lo scorso anno del valore di 20 miliardi di euro rivelatisi proficui, vengano compromessi e che il Cremlino li abbandoni. Ma sono speranze vane.

1511748

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’ambiguità della NATO

Valentin Vasilescu – Reseau International 4 ottobre 2014frr5ecnk1Una volta superata la propaganda delirante che invase i media romeni dopo il vertice NATO in Galles, i romeni iniziano a capire che Basescu ha sempre bluffato. Il comando tattico proposto e ottenuto dalla Romania non ha alcun significato militare. In realtà è un raduno di 25-30 ufficiali della NATO che scarabocchiano e giocano con le carte di piani operativi inutili. Questo comando tattico senza truppe (come quelli che saranno attuati in Polonia e Paesi baltici), è subordinato a un altro comando operativo della NATO in Italia. La decisione di finanziare, costruire ed usare equipaggiamenti militari, munizioni e soldati in tali presunte basi militari della NATO in Europa deve rispettare gli interessi statunitensi sotto l’egida dell’USEUCOM-Europa, responsabile delle operazioni militari dell’US Army nel teatro europeo. Ciò è stato affrontato in questo articolo.
La decisione annunciata da Rasmussen, al vertice della NATO, non corrisponde affatto all’ultima affermazione del generale Philip Breedlove, comandante della NATO in Europa, secondo cui: “La Russia potrebbe condurre incursioni militari nella Repubblica di Moldavia e nella regione separatista moldava di Transnistria“. Ma tale sottigliezza non è stata notata in un Paese come la Romania, ancora considerato “alleato strategico”, semplicemente perché non ha idea delle decisioni del Congresso sulla ristrutturazione del Pentagono, con una riduzione significativa della spesa militare annuale nel 2012-2020. La decisione promulgata dal presidente degli Stati Uniti per salvare 487 miliardi di dollari ha già avuto effetti dal 2012 ad oggi. Le forze di terra statunitensi sono già state ridotte da 45000 soldati e marines a circa 10000 soldati. Ciò, per il Pentagono, consiste nel graduale ritiro di circa 7000 soldati statunitensi dall’Europa entro il 2020. Così, l’esercito statunitense in Germania è stato ridotto di tre brigate corazzate e una di fanteria Stryker, dotata del LAV-25 Stryker, derivato dal Piranha III.
L’esercito in Italia si riassume nella 173.ma brigata aeroportata della forza di reazione rapida. Il tenente-generale Donald Campbell, ex-comandante del III Corpo d’Armata, l’unità più potente dello schieramento statunitense, nel 2013 divenuto comandante dell’esercito in Europa (US Army Europe), ha chiaramente spiegato alla stampa la missione affidatagli: mantenere solo 7 grandi basi militari in Europa delle 12 esistenti nel 2010. Il piano di ristrutturazione porta alla chiusura imminente della caserma di Heidelberg, in Germania. Secondo lo stesso piano di ristrutturazione, la guarnigione statunitense di Mannheim e le basi di Schweinfurt e Bamberga saranno chiuse e rimosse nel 2015. L’USEUCOM non supererà l’attuale livello massimo di 32000 truppe di stanza sul continente europeo. Piuttosto, il loro numero dovrebbe essere ridotto di 2000 uomini entro il 2017. Campbell ha anche ricordato che il Pentagono ha abbandonato i piani per costruire basi militari in Romania e Bulgaria, oltre alla base Deveselu per lo scudo ABM.
L’United States Air Forces in Europa è stata ridotta a sei squadroni compositi (aerei multiruolo, da trasporto, da rifornimento, sorveglianza ed elicotteri): uno in Germania, due in Italia e tre nel Regno Unito). Come risultato di tali tagli di bilancio, i restanti 20 aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt dell’81.mo squadrone della Spangdahlem Air Base in Germania, sono stati rimpatriati negli USA a fine 2013. Secondo il piano del Pentagono, nel 2014-2017 più di 500 aerei saranno ritirati, tra cui 8 velivoli da trasporto pesante C-5 Galaxy, 16 C-17 Globemaster III, 30 C-130 Hercules e 16 aerei-cisterna KC-135 Stratotanker, riducendo notevolmente la possibilità di schierare una forza di reazione rapida degli Stati Uniti.
L’analisi della natura politica del proposte di Anders Fogh Rasmussen al vertice in Galles non potrebbe essere più evidente. Soprattutto che la NATO non è solo un’alleanza politico-militare creata dagli Stati Uniti. Avevo già scritto che nel Pacifico occidentale gli Stati Uniti avviano il trattato ANZUS e vari altri trattati militari con gli Stati vicini la Cina, divenuti per gli statunitensi più importanti della NATO. Ecco perché gli Stati Uniti valutano la creazione di uno schieramento aeronavale e terrestre del comando militare del Pacifico (USPACOM) nella regione occidentale del Pacifico, dispiegando come truppe supplementari 200000 soldati statunitensi. Parte di tali soldati apparteneva poco prima all’USEUCOM. Nelle conclusioni del mio articolo dicevo, “dunque, le dichiarazioni ufficiali dei leader della NATO, soprattutto statunitensi, sulla creazione di cinque nuove basi NATO in Europa sono semplici favole. Chi non capisce dove va il mondo, affidandosi alla NATO e quindi non creando un esercito moderno appositamente dedito alla difesa del territorio, avrà presto brutte sorprese“.
A differenza dei rumeni, Aleksandr Grusko, ambasciatore russo presso la NATO sa tutto ciò. In una dichiarazione in cui era evidente l’enorme sforzo per non ridere, Grusko ha detto, “una base militare attualmente in costruzione in Romania è una seria sfida alla sicurezza della Russia e Mosca è molto preoccupata per le attività della NATO nel Mar Nero“. Come ho già scritto il 28 agosto 2014 il sottomarino diesel-elettrico Novorossijsk, classe Varshavjanka (Projekt 636.3/877), è stato consegnato alla flotta russa del Mar Nero. Un mese o due più tardi sarà affiancato dal gemello Rostov-na-Donu e seguito da altri quattro sottomarini della stessa classe, per la flotta russa del Mar Nero. Soprannominati “buchi neri” dalla NATO perché non possono essere rilevati, questi sottomarini hanno la capacità di monitorare segretamente tutte le navi, francesi, statunitensi o canadesi inviate nel Mar Nero. Le ultime esercitazioni navali dalla NATO nel nord-ovest del Mar Nero, “Sea Breeze 2014“, raccolsero 12 navi da guerra di Ucraina e NATO. I marinai della fregata canadese Toronto poterono verificare l’affidabilità delle componenti di 35-40 anni dei missili lanciati dal caccia-sottomarini Ternopol, ammiraglia della flotta ucraina.

Tra le navi della NATO parteciparono all’esercitazione c’era una delle due fregate Type 22 romene, denominate “Pattuglia di Pace”, 10 anni fa acquistate dai rottamatori inglesi; sono sempre attive.

187266414Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia negozia con la Cina l’alternativa al sistema bancario SWIFT

William Engdahl New Eastern Outlook 10/10/2014 C520N0021H_N71_copy1Russia e Cina, due strategiche nazioni eurasiatiche, punatno chiaramente a liberarsi infine dalla morsa del sistema del dollaro. Il 10 settembre colloqui ad alto livello hanno avuto luogo tra i due Paesi per la creazione di un sistema monetario interbancario indipendente dal sistema di pagamenti SWIFT, controllato dagli USA. Se approvato sarà un passo importante in difesa delle rispettive economie dall’ultima arma ideata da Washington nella guerra finanziaria contro i Paesi che non si comportano come certi ambienti potenti pretendono. Il 10 settembre, il primo Vicepremier russo Igor Shuvalov ha incontrato a Pechino le controparti cinesi per discutere la creazione di un sistema interbancario di compensazione delle transazioni internazionali che dovrebbe o potrebbe, in caso di aggravarsi delle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea, sostituire il meccanismo di pagamento interbancario SWIFT. Secondo Shuvalov dopo i colloqui a Pechino, ha dichiarato alla stampa: “Sì, ne abbiamo discusso e abbiamo approvato questa idea”. La Russia reagisce all’attuale escalation della guerra finanziaria avviata dalle sanzioni economiche di Washington verso importanti leader russi, nell’ambito del programma di Washington per ricreare tensioni e scontri da Guerra Fredda, nel tentativo d’inserire un cuneo sanguinoso tra l’Unione europea, in particolare la Germania, e la Russia. Lo scorso marzo, su forte pressione degli Stati Uniti, l’UE ha adottato all’unanimità una serie di sanzioni contro importanti individui russi vicini al Presidente Putin. Le sanzioni sono una risposta al referendum per l’indipendenza della Crimea in cui la stragrande maggioranza, circa il 93%, degli elettori, ha deciso di chiedere l’adesione alla Federazione russa e la secessione dall’Ucraina.
La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT, è uno dei collegamenti principali della Russia al sistema finanziario internazionale. Bloomberg ha riferito che il 30 agosto, per ironia della sorte proprio dopo che la Russia aveva proposto a Minsk i termini del cessate il fuoco tra il governo di Kiev ed i ribelli dell’Ucraina orientale, il governo del primo ministro David Cameron proponeva che l’UE degenerasse la guerra delle sanzioni alla Russia escludendo le banche russe da SWIFT. Se ciò accadesse, equivarrebbe alla dichiarazione della guerra economica tra UE e Russia. Le conseguenze per l’UE sarebbero chiaramente devastanti, qualcosa di cui i circoli dominanti di Wall Street e Washington senza dubbio ridacchierebbero in sorta di Schadenfreude. Le sanzioni UE imposte dagli Stati Uniti contro la Russia hanno danneggiato l’economia tedesca in modo significativo. Escludere la Russia dal sistema SWIFT sarebbe molto grave e causerebbe ugualmente dure ritorsioni dalla Russia. Escludendola da SWIFT, si causerebbero problemi nel settore bancario transfrontaliero che perturberebbero il commercio. Gli ultimi colloqui di Pechino rivelano che Mosca sa delle intenzioni di certi circoli di Washington d’aumentare la pressione sulla Russia per una nuova guerra fredda, o addirittura calda. Cina e Russia discutono anche la creazione di una nuova agenzia di rating internazionale indipendente dalle agenzie statunitensi, politicamente manipolate, come Moody e Standard & Poors. Queste mosse dei due principali Paesi del Consiglio di Cooperazione Eurasiatica di Shanghai, e anche principali Paesi dei BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, seguono la decisione di luglio, in Brasile, di tutti i BRICS di voler fondare l’alternativa al FMI e alla Banca mondiale, controllati da Washington, creando l’Infrastructure Bank e il fondo valutario dei BRICS. Parallelamente alle azioni per sganciarsi dalla presa del sistema del dollaro, Russia e Cina negoziano accordi per condurre importanti scambi energetici con le proprie valute e non, come prassi accettata dalla creazione nel 1944 del sistema di Bretton Woods, con il dollaro degli Stati Uniti. Dall’agosto 1971, quando il presidente Nixon decise di spezzare il legame giuridico tra dollaro e oro, il potere degli Stati Uniti riposa su un sistema in cui, che il dollaro salga o crolli, tutte le nazioni sarebbero costrette ad utilizzarlo nel commercio di petrolio, materie prime ed ordinario. Quando l’euro contestò il ruolo di “valuta di riserva” del dollaro USA, dopo la crisi finanziaria del 2008, Wall Street e l’unità da guerra economica dell’amministrazione Obama, il gruppo di lavoro sui mercati finanziari di Washington noto come “Plunge Protection Team” guidato dal segretario del Tesoro, comprendente il presidente della Federal Reserve, il presidente della SEC e il presidente della Commodity Futures Trading Commission, coordinarono ciò che divenne la “crisi greca”, di fatto la grande guerra finanziaria di Washington e Wall Street contro la stabilità dell’euro, con Federal Reserve, agenzie di rating, speculatori di hedge fund di Wall Street e Tesoro degli Stati Uniti che generarono la crisi dell’euro. Il dollaro è drammaticamente inflazionato per via delle economie di eurolandia devastate e indebolite da allora.
Chiaramente Cina e Russia e altre economie emergenti hanno compreso la nuova arma da guerra finanziaria di Washington, perfezionata con le misure finanziarie dell’11 settembre 2001, presumibilmente contro il riciclaggio di denaro dei terroristi internazionali, ma chiaramente applicabile a tutte le banche del mondo. Il mondo si avvicina a un decisivo “punto di non ritorno” economico e finanziario, e alla creazione di una joint alternativa russo-cinese a SWIFT, piantando un grosso chiodo sulla bara del dollaro. Difficilmente Washington e Wall Street accetteranno quel chiodo senza reagire. Siamo nell’era di una nuova guerra globale, dal golpe in Ucraina finanziato dagli USA nel febbraio 2014.

30871_large_Obama_Watching_WideF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, si è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 381 follower