Novorossija, il consolidamento delle Repubbliche popolari

Alessandro Lattanzio, 23/7/20141511916Il 16 luglio 2014, alle 5:00 la milizia avviava una massiccia offensiva contro la Guardia Nazionale presso Savr-Mogila, Stepanovka e Marinovka. Le colonne militari ucraine continuavano a ritirarsi attraverso Kozhevnja, Novopetrovskoe, Grigorovka e Amvrosevka, sotto il tiro dell’artiglieria della milizia composta da cannoni semoventi Gvozdika e MLRS Grad. Inoltre le truppe golpiste abbandonavano anche Slavjansk e Kramatorsk. L’area d’Izvarino veniva completamente abbandonata dalle forze ucraine. Qui il comandante della 24.ma brigata meccanizzata, colonnello Aleksandr Pavljuk, era fuggito lasciando la brigata in balia di se stessa, la 72.ma brigata meccanizzata era praticamente distrutta, avendo perso 200 soldati, e il 15.mo e il 95.mo battaglione della 79.ma brigata, assieme alla brigata d’artiglieria Zaporozhja, si ritiravano in disordine. Nell’assalto su Lugansk, l’esercito ucraino aveva perso oltre 40 carri armati. Presso Savr-Mogila, la milizia abbatteva 1 aereo d’attacco ucraino che aveva lanciato 4 missili. Pesanti combattimenti presso Marinovka, che veniva per due volte bombardata da aerei golpisti. I majdanisti in ritirata verso Provale Marinovka subivano gravi perdite presso Birjukovo, dove i miliziani tendevano un’imboscata. Con la liberazione di Marinovka, al confine con la Federazione russa, l’accerchiamento di gran parte delle forze d’assalto ucraine ad opera dalle Forze Armate della Novorossija veniva completato, intrappolando oltre 6000 effettivi majdanisti, 300 blindati e 150 pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi delle 24.ma, 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 79.ma brigata aeroportata, 1.ma brigata d’artiglieria, 3° e 9° reggimenti della Guardia nazionale e notevoli forze della guardia di frontiera, tra cui le unità di Lugansk e Donetsk, ed avamposti mobili di altre unità. Durante i combattimenti, le forze si sono ridotte a 2500-3000 effettivi, divisi in tre gruppi quasi privi di comunicazioni tra essi e le altre unità delle forze armate ucraine. In pratica le milizie dell’autodifesa hanno sconfitto 4 brigate meccanizzate e 2 aeromobili, 1 battaglione corazzato, 3 squadre delle forze speciali e 6 battaglioni d’artiglieria.
Il 17 luglio 1 Su-25 ucraino veniva abbattuto su Dmitrevka, mentre presso Kozhevnja, a sud di Dmitrievka, al confine con la Russia, un gruppo da ricognizione e sabotaggio della milizia distruggeva un carro armato e un BTR di un convoglio majdanista bloccato dopo la distruzione del ponte di barche sul fiume Mius. A Snezhnoe, un velivolo cargo Antonov An-26, delle forze aeree ucraine, veniva abbattuto dall’unità antiaerea del battaglione Oplot. Sarebbero andati perduti anche 4 elicotteri Mi-8 delle forze majdaniste. A sud di Mospino, a Svetloe, il gruppo da ricognizione del 2° battaglione attaccava un checkpoint majdanista distruggendo 1 BTR, 1 autocarro Kamaz, 1 autobus e 1 sistema ATGM Konkurs ed eliminando oltre 50 naziguardie, dopodiché gli ucrainisti abbandonavano la posizione. A Stara Krasnjanka (80 km a nordovest da Lugansk) la milizia distruggeva una postazione e 1 BMP dei mjadanisti. La milizia abbatteva un aereo ucraino entrato nello spazio aereo russo, a 6000 metri di quota, alle 19:00 del 16 luglio. Presso Metalist, le milizie del 2° battaglione attaccavano le unità majdaniste infliggendo perdite significative, mentre i miliziani del battaglione Kalmius, in un’imboscata a una colonna ucraina presso Karlovka, distruggeva 2 BMP-2 e catturava il veicolo comando, completo di sistema di trasmissione, documenti e mappe, della 93.ma brigata meccanizzata ucraina.
Il 18 luglio, il bombardamento della giunta fascista di Kiev su Lugansk uccideva  44 civili. Il gruppo da ricognizione e sabotaggio del 1.mo Battaglione della milizia attaccava un checkpoint majdanista presso Ostroe, distruggendo 1 BTR nemico, mentre 8 carri armati majdanisti venivano catturati nei villaggi di Tonenkoe e Severnij, poi bombardati dagli MLRS majdanisti.
Il 20 luglio, a Lugansk, durante la notte un gruppo majdanista tentava di lasciare l’aeroporto, ma la milizia lo respingeva eliminando 4 golpisti e ferendone 15.
L’esercito ucraino avrebbe perso almeno 1600 uomini nelle operazioni contro l’Ucraina del sud-est, tra il 9 e il 15 luglio, cui vanno aggiunti 4723 feriti, 35 carri armati, 96 blindati (BTR e BMP), 38 pezzi di artiglieria, 7 aerei, 2 elicotteri e 104 autoveicoli. Le milizie di autodifesa avevano subito la perdita di 48 combattenti, 64 feriti, 2 carri armati, 8 pezzi di artiglieria e 8 autoveicoli. 496 civili sono stati uccisi dai majdanisti e altri 762 feriti. Quindi, le forze di autodifesa del Donbas hanno compiuto progressi significativi nel corso delle ultime 12 settimane, eliminando 5780 effettivi majidanisti ed un generale della giunta di Kiev, e distruggendo 96 BMP, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 100 BTR, 35 T-64, 5 MLRS BM-27 Uragan, 5 MLRS BM-21 Grad, 10 autocarri Kamaz e 12 autocarri Ural-4320, 1 aereo cargo Iljushin Il-76, 1 velivolo da ricognizione Antonov An-30, 8/10 aerei d’attacco al suolo Su-25, 2 cacciabombardieri Su-24, 2 aerei cargo Antonov An-26, 1 aereo da collegamento An-2, 18 elicotteri Mi-24 e Mi-17. I mezzi nemici requisiti dalle milizie sono  2 carri armati T-34, 7 carri armati T-64, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 17 blindati BTR, 7 blindati BMP, 5 autobus, 1 autocarro Kamaz, 1 mortaio da 82 millimetri 2B9 Vasilek, 1 sistema anticarro 9K111 Fagot, 3 lanciagranate automatici AGS-17, 1 aereo d’attacco al suolo Su-25, 1 sistema di difesa aerea missilistica Strela-10M.
10410680I combattimenti continuavano presso Lugansk, dove la 24.ma e la 72.ma brigate erano accerchiate, e a nord-ovest di Aleksandrovka, che la giunta aveva preso il 13 luglio e perso il 15. A Lisichansk-Rubezhnoe-Severodonetsk, i golpisti  bombardavano sistematicamente le posizioni della milizia, nel tentativo di distruggere la raffineria di Lisichansk. Scontri anche a Popasnaja e Shaste. Ad ovest di Gorlovka e Donetsk, la milizia distruggeva una serie di punti di controllo majdanisti infliggendogli perdite significative. Il Primo ministro della RPD Aleksandr Borodaj annunciava che la difesa aerea della milizia aveva i complessi SAM Strela-10M,La difesa aerea della milizia da oggi possiede i complessi Strela-10M”. Borodaj osservava che la quota massima di questi complessi è 5000 metri, “Questi complessi, che abbiamo catturato, vengono attualmente aggiornati dal nostro arsenale per essere pienamente operativi“.
Sul piano politico, i successi della milizia dell’autodifesa sabotavano i colloqui segreti tra il politico ed affarista moscovita Vladislav Surkov e gli oligarchi ucrainia Akhmetov e Kolomojskij, per il tramite dell’agente del Mossad e gorbacioviano Sergej Kurginjan. In sostanza l’oligarchia moscovita (ad esempio Fridman), rappresentata da Surkov, cercava di negoziare con gli oligarchi ucraini la creazione di una “grande Transnistria” composta dalle Repubbliche di Lugansk e Donetsk al cui vertice porre Oleg Tsarjov. Altri esponenti coinvolti in tali trattative erano il sindaco di Donetsk Lukjanchenko (poi fuggito a Kiev), il presidente del parlamento di Novorossija Denis Pushilin (dimissionato), il ministro della sicurezza Khodakovskij (licenziato, mentre il battaglione Vostok che comandava è stato rinominato brigata ed assegnata allo stato maggiore di Strelkov) e il generale della polizia Pozhidaev (che era al ministero degli Interni, da cui è stato epurato subito dopo l’arrivo di Strelkov a Donetsk). Tutti costoro erano collegati all’oligarca di Kharkov Rinat Akhmetov, mentre Antjufeev è stato nominato per imporre la legge marziale a Donetsk ed imporre le dimissioni agli elementi inaffidabili nell’ambito dell’amministrazione di Donestk. Dopo il riavvio dell’azione militare nell’Ucraina orientale, gli oligarchi ucraini in contatto con Mosca, divennero oggetto di una campagna mediatica, una volta scoperti i contatti del deputato di Kolomojskij, Korban, con Kurginjan. Da allora la campagna contro Kolomojskij sui media ucraini ha assunto notevoli dimensioni, e il SBU ha reso pubbliche le registrazioni audio ai danni di Kolomojskij per mettergli contro i neofascisti che finanzia. Nel frattempo gli appelli di Kolomojskij, Filatov e Korban affinché le proprietà di Akhmetov venissero confiscate venivano ignorati dai media locali, che iniziavano a difendere Akhmetov, avendo già consegnato Marjupol alla giunta, e che stava per consegnare anche Donetsk. Dopo l’interruzione dei colloqui, la giunta golpista esitava a distruggere città e infrastrutture, perché il controllo del Donbas può avvenire solo militarmente. Intanto la milizia iniziava a ricevere carri armati, artiglieria, blindati, obici D-30, cannoni semoventi Gvozdika ed MLRS in quantità abbastanza significativa e in pochi giorni. In una settimana la milizia ricevette più armi che nei 3 mesi precedenti, permettendo il 13-14 luglio la controffensiva anti- majdanista iniziata il 13 luglio. Ciononostante la giunta dispone di quantità superiori in effettivi e mezzi, grazie all’aiuto materiale, tecnico ed organizzativo di Stati Uniti e NATO. Quindi la giunta ha continuato l’offensiva, anche dopo la sconfitta subita sul fianco meridionale del Donetsk, attaccando i punti più deboli del fronte del Donetsk. In relazione all”incidente’ del volo MH17, il provocatore Kurginjan arrivava ad affermare che “Strelkov voleva uccidere Putin, e quindi dobbiamo capire che è lui che ha colpito il Boeing“… La provocazione della giunta con il Boeing malese veniva così raccolta dal partito dei disfattisti russi, diffondendo la tesi che dietro l’abbattimento del Boeing ci potesse essere Strelkov e la milizia della RPD, che veniva attaccata sia dagli Stati Uniti e dalla loro giunta di Kiev, che dai compradores disfattisti russi e dai loro agenti mediatici come Kurginjan. L’accusa che Strelkov volesse uccidere Putin era necessaria per spaventare chi volesse sostenere Strelkov, sia tra l’opinione pubblica che ai vertici della dirigenza della Federazione Russa. Il senso complessivo di tale operazione era screditare Strelkov sui media, vera quinta colonna atlantista, al contrario dei buffoni liberal-pederasti, e gettare le basi della sua sostituzione. Non andrebbe escluso che una parte del territorio di Donetsk venisse svenduta per raggiungere tale obiettivo, permettendo così di attaccare Strelkov. La variante ideale era affidare la leadership militare della RPD a Surkov, al fine di evitare qualsiasi iniziativa ed avviare i negoziati con la giunta di Kiev. Se Strelkov e gli altri comandanti sul campo, come Mozgovoj, restano in circolazione, tali piani sono impossibili ed i disfattisti dovranno spendere tempo e capitale politico per distruggere Strelkov.
10526126 Il 21 luglio, le forze majdaniste cercarono di sfondare preso la stazione ferroviaria di Donetsk, che veniva bombardata da vari sistemi lanciarazzi Grad e da aerei da guerra ucraini. Dzerzhinsk, Rubezhnoe e Soledar venivano occupate e 7 miliziani uccisi. A Borovskoe (40 km a nordovest di Lugansk), l’assalto di decine di blindati majdanisti falliva. Anche gli attacchi da ovest e sud, su Juvilejne, Georgovka e Rozkishne, fallivano con la perdita di 3 carri armati e un aereo d’attacco ucraini. Il ministro della Difesa della Repubblica popolare del Donetsk Igor Strelkov osservava che “unità dell’esercito ucraino hanno fatto irruzione da Avdivka in direzione della stazione ferroviaria. Nello stesso tempo, le nostre posizioni sono attaccate a Peskij, Karlovka e Netajlova. Carri armati e veicoli d’assalto corazzati della fanteria sono utilizzati con il massiccio sostegno dell’artiglieria“. Il 22 luglio, pesanti combattimenti intorno gli aeroporti di Lugansk e Donetsk e nella sacca a sud, intorno alle forze golpiste intrappolate. Il leader della Repubblica Popolare di Lugansk Valerij Bolotov ordinava la controffensiva contro l’esercito ucraino, “Considerando la situazione attuale, la resa di Severodonetsk e Lisichansk, e la situazione umanitaria a Lugansk, ho ordinato la controffensiva per sbloccare Lugansk“, che non è stata circondata e “danni considerevoli sono stati inflitti al nemico e un gruppo (di truppe ucraine) rimane intrappolato presso l’aeroporto della città“. Il bombardamento di Lugansk ha ucciso 5 civili. Una piccola unità della nazigardia di 8 elementi veniva distrutta in un agguato alla frontiera tra Kherson e Novorossija. I loro corpi furono allineati lungo la strada, ed armi e attrezzature portate via.
Gli Stati Uniti prevedono d’espandere l’assistenza tecnico-militare all’Ucraina; un disegno di legge presentato al Congresso prevede la fornitura di servizi e addestramento per la difesa all’Ucraina, e l’invio di armi anticarro, antiaereo e leggere, blindati, veicoli polivalenti, gommoni e giubbotti antiproiettile. L’Ucraina deve adottare lo “stato d’emergenza sull’informazione” e la censura, dichiarava Vasilij Kostitskij, presidente della Commissione nazionale ucraina sulla tutela della morale pubblica. Un altro moralista, Dmitrij Jarosh, annunciava la creazione del “Corpo dei volontari ucraini” composto da squadristi di “Pravij Sektor“, per formare un’”unità da combattimento potente simile alle SS” per contrastare “i terroristi del sud-est”.

Separatist rebels remove a Soviet era T-54 tank from a historical museum in DonetskFonti:
Alawata
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Asie Centrale
Cassad
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Eugene DF
ITAR-TASS
ITAR-TASS
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StopNATO
Vineyard Saker
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karta_22_iyulya

MH17: Kiev, False Flag e Gladio

Alessandro Lattanzio, 19/7/2014

5606422-16x9-940x529Secondo l’agenzia Interfax Ucraina, il consigliere del ministro degli Interni ucraino Anton Gerashenko, aveva affermato su facebook che l’aereo malese del volo MH17 volava ad un’altitudine di 33000 piedi quando è stato colpito da un missile sparato da un lanciatore Buk, “L’aereo civile in viaggio da Amsterdam a Kuala Lumpur è stato appena abbattuto da un sistema antiaereo Buk… 280 passeggeri e 15 dell’equipaggio sono stati uccisi“. Come poteva sapere che l’aereo era stato abbattuto e che tipo di arma era stata usata? Visto che la sua affermazione contraddiceva quella dei militari ucraini. Gerashenko gestisce il programma di propaganda del ministero degli Interni. Va notato che il ministero degli Interni ucraino è controllato dai partiti neo-nazisti Svoboda e Pravyj Sektor, le locali emanazioni di Gladio responsabili delle operazioni di repressione contro Lugansk e Donetsk, supervisionando le truppe del ministero degli Interni e la Guardia Nazionale (milizia di Pravyj Sektor, ovvero Gladio) dell’Ucraina. Niente di meglio dell’esperienza acquisita nel terrorismo interno nell’ambito NATO, per attuare simili operazioni sotto ‘falsa bandiera’ anche in Ucraina.

MH17CARLOSSecondo un controllore presso l’aeroporto Borisol di Kiev, il volo MH17 compì un inspiegabile cambio di rotta, passando sul Donetsk e che era scortato da caccia ucraini pochi minuti prima che precipitasse. “I caccia volarono vicino al 777 fino a 3 minuti prima di scomparire dal radar“. E come visto, l’annuncio dell’abbattimento del velivolo di Kiev fu immediato. Secondo il controllore, la torre di controllo fu informata dell’abbattimento del velivolo alle 12.00, dieci minuti dopo essere scomparso dallo schermo radar (11:50), “L’aereo B777 delle Malaysia Airlines era appena scomparso (dal radar) e l’autorità militare di Kiev ci informò dell’abbattimento. Come lo sapevano?Il ministro degli Interni sapeva quello che i caccia facevano in zona, e il ministro della Difesa no“. Il che fa pensare che forse i caccia non fossero ucraini. “I militari alla torre di controllo confermano che il missile è dell’esercito ucraino“.
Qui di seguito i passaggi pertinenti del controllore del traffico aereo spagnolo su twitter:
11:48 – 17 de jul. de 2014 El avión B 777 voló escoltado por 2 cazas de ukraine hasta minutos antes, de desaparecer de los radares,
11:54 – 17 de jul. de 2014 Sí las autoridades de kiev, quieren decir la verdad, esta recogido 2 cazas volaron muy cerca minutos antes , no lo derribo un caza
12:00 – 17 de jul. de 2014 Nada más desaparecer el avión B 777 de Malaysia Airlines la autoridad militar de kiev nos informo del derribo, como lo sabían?
12:00 – 17 de jul. de 2014 A los 7:00 minutos se notificó el derribo, más tarde se tomó la torre nuestra con personal extranjero q siguen aquí
12:01 – 17 de jul. de 2014 En los radares esta todo recogido, para los incrédulos, derribado por kiev, aquí lo sabemos y control aéreo militar también
13:15 – 17 de jul. de 2014 Aquí los mandos militares manejan y admiten que militares a otras órdenes, pudieron ser, pero no, los pro-rusos
13:29 – 17 de jul. de 2014 El ministro del interior si conocía que, hacían los cazas en la zona, el ministro de defensa no, .
13:31 – 17 de jul. de 2014 Militares confirman que fue ukraine, pero se sigue sin saber de donde vino la orden
13:36 – 17 de jul. de 2014 Hace dias lo dije aquí, militares de kiev querían alzarse contra el actual presidente, esto puede ser una forma, a las órdenes de timoshenko
13:38 – 17 de jul. de 2014 Los cazas volaron cerca del 777, hasta 3 minutos antes de desaparecer de los radares, solo 3 minutos
13:43 – 17 de jul. de 2014 Se cierra el espacio aéreo
13:45 – 17 de jul. de 2014 Se cierra el espacio aéreo, por miedo a más derribos
15:17 – 17 de jul. de 2014 Control militar entrega ahora mismo de forma oficial que el avión fue derribado por misil
15:23 – 17 de jul. de 2014 El informe oficial firmado por las autoridades militares de control de kiev ya lo tiene el gobierno,,,, derribado
15:26 – 17 de jul. de 2014 En el informe se indica de donde abría salido el misil, y se especifica que no proviene de las autodefensa en las zonas rebeldes
15:34 – 17 de jul. de 2014Los radares militares si recogieron los datos del misil lanzado al avión, los radares civiles no
15:36 – 17 de jul. de 2014 Los altos mandos militares no ordenaron el lanzamiento del misil, alguien se le fue la mano en nombre de ukraine
15:38 – 17 de jul. de 2014 Para el que no lo sepa, digamos así, hay militares a las órdenes del ministro de defensa y militares a las órdenes del ministro del interior
15:38 – 17 de jul. de 2014 Los militares a las órdenes del ministro del interior conocían en cada momento lo que sucedió
16:06 – 17 de jul. de 2014 Mandos militares aquí (ATC) torre de control, confirman que el misil es del ejercito de ukraine
16:07 – 17 de luglio  de 2014 Mandos MILITARES que SI lo Sabian y otros mandos que no,
16:08 – 17 de luglio  de 2014 290 personas Inocentes Muertas,.  Por Una guerra inútil, donde el patriotismo se compra con dinero
16:09 – 17 de luglio  de 2014 La forma de tomar a la torre de minutos controllo después sabiendo todo los detalles, rápido nos Hizo pensar que habían sido ellos
16:10 – 17 de luglio  de 2014 La cara de los militares que más tarde llegaron diciendo pero que habéis eco, non Dudas dejo
16:12 – 17 de luglio  de 2014 Es Tal la decadencia que los militares acompañados de Extranjeros que llegaron primero nos llegaron un pedir que dijéramos su versión
16:13 – 17 de luglio  2014 de Nuestra respuesta, fue, ESTOS radares non recogen el Lanzamiento de Misiles, los militares SI, ya no Dudas quedaban”.
L’account twitter del controllore aereo spagnolo è stato sospeso e lui espulso dall’Ucraina.

Chi ha deciso che il volo MH17 doveva sorvolare una zona di combattimenti, tra l’altro già esclusa dal traffico aereo? Infatti le autorità ucraine chiusero lo spazio aereo fino a 32000 piedi di quota, mentre la rotta è stata dichiarata sicuro dall’ICAO. Le Malaysia Airlines affermano che l’MH17 aveva presentato quindi un piano di volo a 35000 piedi per tutto lo spazio aereo ucraino, tuttavia, la quota veniva determinata dal controllo del traffico aereo a Kiev. Entrando nello spazio aereo ucraino, MH17 ebbe l’ordine dal controllo del traffico aereo ucraino di volare a 33000 piedi… Ad aprile, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) indicava l’area sulla Crimea come rischioso, e in nessun punto MH17 lo sorvolava. MH17 pertanto, secondo il piano di volo stilato dalle Malaysia Airlines, doveva volare nello spazio aereo approvato dall’ICAO. Perché quindi ha mutato rotta durante il sorvolo dello spazio aereo ucraino?

malaysia-flight-mh17-black-box-may-now-be-in-moscowInfine, una testimonianza di Igor Strelkov, comandante delle forze armate di Novorossija, riguardo al ritrovamento dei resti del volo MH17:
Si dice che l’aereo civile sia stato abbattuto da un (caccia) Su-27
Strelkov: Così dicono le informazioni. Ma io attendo la fine delle indagini per farmi un’idea della situazione. Del resto, questa versione (come tutte le altre), non è confermata. Secondo il personale che ha raccolto i cadaveri, molte di quelle persone erano morte diversi giorni fa. Questa informazione non può essere presa alla leggera, anche se naturalmente, per avere completa attendibilità, deve attendere una conferma forense.
Ma allora l’aereo avrebbe dovuto essere guidato da qualcun altro, e anche ammettendo questo la cosa sarebbe impossibile. La versione di un aereo pieno di cadaveri è sicuramente eccitante, ma in qualche modo appare priva di senso.
Strelkov: Innanzitutto, non tutte le persone presenti sull’aereo erano già morte prima dello schianto. In secondo luogo, sull’aereo è stata ritrovata una grande quantità di droga, di plasma sanguigno e di altre cose del tutto atipiche per un aereo di linea convenzionale. Sembra quasi che si trattasse di un carico medico speciale. Terzo, per il momento non ho ancora intenzione d’insistere. Però ho appena parlato con due persone che hanno raccolto i corpi immediatamente dopo lo schianto (sono entrambe di Shakhtersk e sono arrivate sulla scena del disastro meno di mezz’ora dopo l’incidente). Ho le loro parole e le loro testimonianze scritte. Hanno affermato che molti corpi erano “completamente privi di sangue”, come se il sangue fosse stato prosciugato molto tempo prima dello schianto. Hanno anche sottolineato la presenza di un odore di decomposizione molto forte, notato anche da molti abitanti del luogo; un odore di questo genere non può formarsi in mezz’ora, quali che siano le condizioni meteorologiche, e le previsioni di ieri prevedevano temperature non elevate. Quarto, pur essendo estremamente prudente verso ogni ipotesi “complottista”, l’avvelenamento di 18 nostri soldati di stanza a Semjonovka, il massacro delle famiglie dei miliziani e altri “piccoli favori” avuti da parte dei patrioti ucraini, mi hanno convinto che le autorità ucraine sono capaci di qualsiasi atrocità. I piloti, ovviamente, erano vivi e vegeti, tutta la cabina (e la parte frontale di essa è pressoché intatta) era letteralmente allagata del loro sangue.

Malaysia-Airlines-_2978975bRiferimenti:
Global Research
Global Research
Nsnbc
Rusvesna

Russia Delenda Est

Philippe Grasset Dedefensa 10 luglio 2014
Vladimir-Putin-3E’ stato confermato ieri da un funzionario statunitense a Novosti che la Russia ha accettato la nomina del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia John F. Tefft. (Novosti 9 luglio 2014). Presentato a fine febbraio dalla Casa Bianca, e confermato dal Congresso, Tefft è stato nominato ambasciatore il 30 giugno. Sembra che la Russia abbia subito accettato la nomina, anche se la conferma arriva dieci giorni dopo. La nomina di Tefft e l’accettazione immediata di Mosca offrono una sola spiegazione: Stati Uniti e Russia convengono di essere ora “nemici”, ma il timing è significativo perché è la prima scelta di Washington: gli Stati Uniti offrono o impongono tale antagonismo, ora dichiarato ed ufficiale. (Altre iniziative o interventi nelle relazioni USA-Russia negli ultimi mesi, in realtà mostrano che si tratta di un’iniziativa americanista, ampiamente confermata da estremisti di ogni tipo, neocon, R2P o d’obbedienza, che controllano senza ostacoli la “diplomazia” degli Stati Uniti). Tefft è un personaggio ampiamente discusso, che non lascia dubbi su ciò che farà a Mosca. Il predecessore di Tefft, Michael McFaul, fu senza dubbio un attivista della sovversione, in particolare presso l’opposizione anti-Putin, organizzando l’opposizione attiva “civile”, ecc., Ma lo fece presentandosi sorridente, con una politica di apertura verso la Russia e il governo russo, protestando le sue vere intenzioni o meglio non vedendo tali intenzioni come ostili nei confronti della Russia, ma piuttosto intenzionato ad “aiutare” la Russia ad avanzare verso la “democrazia” dell’inevitabile globalizzazione. Tefft è il contrario, mostra le sue intenzioni aggressive, necessarie al burocrate della sovversione brutale; fu lui che in Georgia, durante la guerra nell’agosto 2008, con mano molto pesante diresse Saakashvili, trattato da tirapiedi, nell’organizzazione dell’invasione del Ossezia del Sud che scatenò il conflitto. I commenti russi sono unanimi nel considerare la situazione: meglio affrontare un avversario scoperto, da cui si sa che non c’è nulla da aspettarsi se non combatterlo…
Tra i vari commenti che accompagnano la sua nomina, in primo luogo notiamo John Robles su Novosti il 30 giugno 2014 (l’annuncio della nomina definitiva di Tefft) che dettaglia la carriera del personaggio e il significato della sua nomina. “La scelta del presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dei falchi della guerra fredda neo-con che dirigono la politica estera degli Stati Uniti, di John F. Tefft a nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, dovrebbe far suonare i campanelli di allarme al Cremlino e in effetti in tutti i Paesi oggi presi di mira delle operazioni di cambio di regime e destabilizzazione degli Stati Uniti, tra cui Venezuela, Brasile, Siria e tutti gli altri Paesi che perseguono una politica estera indipendente. Con la catastrofe umanitaria e l’ascesa delle forze fasciste in Ucraina, il fatto che il capo architetto dell’operazione in Ucraina sia ora inviato in Russia, è agghiacciante e prevedibile. Dopo il clamoroso fallimento dell’ambasciatore statunitense Michael McFaul nell’istigare la rivoluzione colorata in Russia, liquidandolo come specialista delle rivoluzioni colorate/destabilizzazioni degli Stati Uniti, al solito piuttosto che ammettere di aver sbagliato e perseguire un cammino di pace e cooperazione reciproca, gli USA hanno deciso di snobbare ostinatamente il Cremlino e proseguire lungo la via del confronto. Con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti incline a dichiarazioni come quel famoso “si fotta l’UE” di Victoria Nuland, l’organo diplomatico è sempre sul piede di guerra ed organizzazioni come USAID, cooptate dalla CIA e coinvolte in operazioni di destabilizzazione di ogni Paese che non sia già stato “annesso” da Washington, dovrebbero osservare molto da vicino chi permettono di operare nel proprio Paese. Lo scorso aprile ho riassunto la sua nomina così: “John F. Tefft, odia la Russia ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Georgia e Lituania, promosse l’invasione dell’Ossezia del Sud, quando era in Georgia, l’attuale crisi e rinascita delle forze fasciste in Ucraina e la russofobia rabbiosa e demonizzante in Lituania, è stato scelto come prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Russia. Tefft è estremamente attivo e partecipe, e si potrebbe dire abbia contribuito a realizzare le suddette azioni antirusse. Se McFaul non è riuscito ad organizzare la destabilizzazione della Russia e la cacciata del presidente Putin, Obama sembra cercare mani più esperte”. [...] Gli Stati Uniti sono decisi a distruggere la Russia ed impedire che sia una potenza globale competitiva. Ciò è documentato, apertamente dichiarato e non è più un segreto. L’Ucraina ha reso più che evidente anche ai più convinti apologeti di Washington che l’idea di un “reset” o cooperazione pacifica degli Stati Uniti sia nient’altro che una fantasia...”
La situazione che simboleggia l’arrivo di Tefft a Mosca e la strategia della Russia verso tale nomina in linea con la sua accettazione, è riassunta da Karine Bechet-Golovko sul suo blog (Russiepolitic) del 9 luglio 2014, in termini netti e inequivocabili. “L’uomo forte della diplomazia statunitense, in Russia viene utilizzato per preparare e analizzare le rivoluzioni nello spazio post-sovietico. In Georgia al momento giusto, e in Ucraina fomentando una situazione esplosiva, il suo arrivo ufficiale a Mosca è un segnale per Stati Uniti e Russia: “Lanciamo l’attacco frontale alla Russia”. “Ne siamo consapevoli e pronti ad accogliervi.” I giochi sono fatti. [...] Per un po’ gli Stati Uniti erano riluttanti ad inviare tale individuo, John Tefft, inasprendo il conflitto con la Russia, proprio perché così poteva essere interpretato, data la sua carriera “dolosa”. Ma con l’accelerazione della sconfitta politica degli Stati Uniti davanti la Russia, la necessità di radicalizzare non lascia  tempo a una revisione, e le apparenze amichevoli sono l’ultima preoccupazione. In guerra come in guerra. E naturalmente la Russia accetta l’ambasciatore. Almeno sa come affrontarlo. È un nemico puro, tradizionale, classico e competente. Così il confronto è possibile…” Dal punto di vista dei commentatori statunitensi, c’è quasi la stessa analisi, notando che con l’ambasciatore Tefft in realtà “i giochi sono fatti” e tutti sanno cosa aspettarsi. Ecco cosa scrive Marc Champion, su Bloomberg News del 9 luglio 2014, dopo aver semplicemente legato introduzione e conclusione… “per capire quanto poco Stati Uniti e Russia si aspettino in questi giorni dalla loro relazione, considerate ciò: L’amministrazione di Barack Obama ha presentato John Tefft, una sorta di spauracchio per i russi, come prossimo ambasciatore a Mosca, e il Cremlino ha detto oggi che va bene [...] Gli Stati Uniti abbandonano qualsiasi idea di legami positivi con la Russia che accetta con una freddezza che ricorda la guerra fredda. Ciò si si adatta all’antiamericanismo di Putin utilizzato per costruirsi il sostegno interno. I due Paesi vogliono smetterla di fingere di essere amici. Ciò che cercano nell’ambasciatore degli Stati Uniti è qualcuno sicuro con cui avere rapporti senza illusioni. Tefft è perfetto nel ruolo“.
Si osserverà che, nella sua analisi, Champion si riferisce alla Guerra Fredda (“Gli Stati Uniti hanno rinunciato ad avere legami positivi con la Russia che ha accettato con una freddezza che ricorda la guerra fredda“), come fondamentalmente errata e misura della gravità della situazione ai vertici della politica aggressiva degli Stati Uniti (nessun altra parola si adatta a tale estrema “politica aggressiva”). Come abbiamo già detto (20 marzo 2014), la guerra fredda diede alle potenze (le due superpotenze) senso di responsabilità. Gli ambasciatori statunitensi a Mosca, Harriman (1945), Malcolm Toon (1976-1979), Jack Matlock (1986-1991) erano tutti diplomatici che cercavano di migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, di capire la politica sovietica, creare accordi, evitare qualsiasi retorica aggressiva e interferenze nella sovranità del Paese ospitante. (Lo stesso vale per gli ambasciatori sovietici a Washington, in particolare con il grande Dobrynin nel 1962-1986, che svolse un ruolo fondamentale nel mantenere relazioni accettabili e migliorarle, avendo un ruolo quasi equivalente al ministro degli Esteri, con Kennedy, Nixon e Kissinger, ecc.) Oggi, con Tefft, è l’opposto, ma è anche un’eccezione nella storia diplomatica: l’ambasciatore nominato con l’esplicito scopo di esercitare una pressione aggressiva sul Paese ospitante. Un rovesciamento totale dell’ambasciatore nella tradizione diplomatica, e quindi un evento che rientra perfettamente nella tendenza generale del Sistema. E’ un momento di completa inversione, dove le attività umane della leadership politica del Sistema sono soggette alla costante ricerca di disintegrazione e dissoluzione. E’ anche necessario vedere il caso dell’ambasciatore Tefft non come eccezione, essendoci casi più estremi d’aggressione americanista al servizio del Sistema, naturalmente. Potremmo e dovremmo anche aggiungere  ictoria Nuland, la cui isteria attivista, sappiamo a volte apparire moderata nel clima generale di Washington… Per esempio, in un’udienza al Senato davanti la commissione Esteri, la povera Victoria “si fotta l’UE” ha disperatamente cercato di apparire una “dura” davanti l’assalto dei senatori. Facendo dichiarazioni assolutamente incredibili (i russi consegnano carri armati, artiglieria pesante, aerei da combattimento alle milizie del Donbas che massacrano sempre più), promettendo nuove sanzioni ai russi, ma niente funzionava venendo travolta dalla marea di critiche dei senatori che l’accusavano di compiacenza e debolezza… Spettacolo più che surreale; di un altro pianeta, un altro mondo. (The Daily Times 10 luglio 2014).
“Siamo pronti ad imporre sanzioni maggiori, anche sanzioni mirate e specifiche per settore, molto presto, se la Russia non decide di cambiare rotta e rompere i legami con i separatisti”, ha detto Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici ai membri del Comitato per le Relazioni Estere del Senato. Nuland accusa i separatisti di aver usato il recente cessate il fuoco di 10 giorni per condurre “violenze, spargimento di sangue e sottrazione di territorio”, e che “la Russia ha permesso il flusso di carri armati, artiglieria pesante e combattenti” in Ucraina e inviato proprie forze sul confine tra Russia e Ucraina. Ha detto che Washington lavora strettamente con gli alleati europei sulle sanzioni, e che una decisione al più presto potrebbe aversi il 16 luglio, quando i leader europei s’incontreranno prima della pausa estiva. [...] Ma in una serie di scambi tesi, il capo repubblicano della commissione, senatore Bob Corker, ha detto a Nuland che gli Stati Uniti si “comportando come una tigre di carta”, nell’adottare misure specifiche contro Mosca. “Ne sono imbarazzato”, ha detto. “Vorrei solo che l’amministrazione smetta di parlare (e che gli Stati Uniti intervengano duramente) agendo”. Il presidente del comitato, senatore Robert Menendez, un democratico, ha anche espresso la preoccupazione che Washington non faccia pressione sulla Russia. Indicando che l’UE chiede alla Russia di por fine al supporto ai separatisti, controllare i confini, restituire i checkpoint sequestrati alle forze ucraine, rilasciare gli ostaggi e iniziare negoziati sul piano di pace del presidente ucraino Petro Poroshenko. “Non vedo avanzare alcuna di queste proposte. Allora, cosa aspettiamo?” chiese a Nuland. Nuland disse che anche se la nuove sanzioni sarebbero più efficaci se concertate con l’Europa, “il presidente ha sempre chiarito che, se necessario, agiremo da soli”.
Per descrivere la situazione, ancora una volta serve il giudizio dell’ex-capo dei servizi segreti sovietici Shebarshin (“L’unica cosa che l’occidente si aspetta dalla Russia è che la Russia non esista più”). Nonostante la sua politica sia oggetto di critiche dai principali circoli nazionalisti, la leadership politica russa è senza dubbio consapevole dei progressi irresistibili verso il confronto, perché è semplicemente impossibile negarlo ed ignorarlo, ecc. Siamo al punto in cui anche la capitolazione, sebbene impensabile, la leadership russa non fermerebbe probabilmente per nulla tale aggressione, visto come nuovo stratagemma ed incentivo per accendere altri incendi. La politica di Putin è volta ancora ad esercitare tutte le pressioni possibili per allontanare i Paesi europei dagli Stati Uniti d’America, con dei risultati. (Per esempio, la telefonata Fabius-Lavrov del 9 luglio, dove i due ministri concordano sul fatto che il potere a Kiev non rispetta il cessate il fuoco ottenuto a Berlino il 2 luglio). S’è parlato in questo sito del punto di confronto dei combattimenti nel Donbas, che potrebbero essere una sorta di “battaglia di Donetsk, e dell’ipotesi che il potere a Kiev sia in pericolo. C’è un’altra possibilità, l’ipotesi di un attacco alla Crimea. (La cosa è possibile, per esempio, se il potere a Kiev, di fronte alle difficili condizioni o minacce interne scelga la fuga in avanti lanciando un attacco per occupare la Crimea, come promesso dal nuovo ministro della Difesa ucraina). Nel corso di una conferenza stampa congiunta con la ministra degli Esteri italiana Federica Mogherini, Lavrov ha osservato, rispondendo a una domanda: “Suggerisco a chiunque (di non tentare una tale azione). Abbiamo una dottrina della sicurezza nazionale che illustra chiaramente quali azioni sarebbero decise in quel caso…” In un modo o nell’altro, e indipendentemente dalla località scelta, i russi non ignorano quindi che potrebbero trovarsi davanti alla scelta suprema, e Lavrov indica che non indietreggeranno in quel caso.

Vladimir PutinUn “estremismo assoluto automatizzato”
Esaminiamo ora di cosa si tratta. A tale livello di impegno, pressione, irresponsabilità, mancanza d’interesse nel conflitto tra decisione e dichiarazione, le verità della situazione, ecc., sembra sempre più chiaro che ciò che avviene non ha nulla in comune con la politica estera, neanche con la pressione d’ambizione egemonica o un complotto per l’aggressione di una potenza, ecc. La dinamica in corso va oltre la consueta attività umana. La nostra valutazione è che siamo al di là di concezioni e inganni umani, e l’angoscia di Nuland che ha trovato gente più estremista di lei nel Comitato per le Relazioni Estere del Senato, ne è un grave indicatore. Nella frase “estremisti di ogni tipo, neocon, R2P o d’obbedienza, ecc. chi controlla la ‘diplomazia’ degli Stati Uniti non ha più alcun ostacolo” si dovrebbe cassare “controllare”, poiché la “politica” degli Stati Uniti è divenuta estremismo puro. L’attuale spinta furiosa, irresistibile, senza interessi ad un accordo politico, né regole o verità della situazione, sovrasta esseri umani e progetti rientrando nella dimensione metastorica da noi pensata. Oramai il sistema è scoperto e ciò che attiva direttamente sembra “politica”, ma non è che “aggressione”, il potere di scatenare esplosioni di rabbia, forza, sfogo cieco e nichilista, la cui logica ovviamente riporta alla nostra discussione iniziale sulla sequenza metastorica dello “scatenamento della Materia“, accompagnata dall’involucro concettuale della “potenza perfetta“. Tale dinamica si precipita su ciò che ritiene, giustamente, essere il principale ostacolo sulla via della disintegrazione e dissoluzione, cioè la Russia.
Si tratta di un’attiva dinamica che consideriamo quasi-autonoma dal sistema, o che appare tale, infatti identificabile come tale in vari casi in cui attori o comparse umani rinunciano ad ogni logica e ragione nei loro giudizi, perfino abbandonando proprie posizioni ideologiche sviluppando semplicemente un estremismo incontrollato. Tale attività è assai più probabile negli Stati Uniti che altrove, soprattutto per ragioni economiche, che rendono difficile sviluppare le solite polemiche come l’indebolimento del ruolo contraddittorio svolto dai “dissidenti” antisistema, che nella crisi ucraina trovano meno alimento alla loro critica al sistema politico e guerrafondaio imperialista dell’americanismo; abbiamo già notato che la crisi ucraina crea assai meno eco delle crisi in Medio Oriente, perché istintivamente identificata con la complessità europea, storicamente sospetta agli Stati Uniti, senza sollevare quell’interesse per le crisi in Medio Oriente, poiché fortemente legate alla narrativa sul terrorismo che governa la sequenza storica degli Stati Uniti dall’11 settembre. D’altra parte, vediamo l’estrema potenza e persistenza del riflesso antirusso negli Stati Uniti, per via degli oneri della storia e relativa narrazione (Russia socialista/comunista/statalista, ecc.), riducendo anche la possibilità che la crisi in Ucraina possa essere motivo di polemica tra sostenitori e oppositori della politica di Washington, e che la tensione estremista si quindi denunciata o rivolta contro se stessa dai dissidenti decisi. (Gli europei hanno un modo diverso di vedere e comprendere la crisi ucraina, essendo molto più vicini alla verità della situazione, e forse più sensibili alle sfumature apprese nella storia). In tali condizioni, gli Stati Uniti hanno sviluppato in particolare la loro tradizionale estrema sensibilità, come gruppo umano, al potere nebbioso e conformista della comunicazione del sistema, divenendo assai più facilmente trascinabili dall’impulso del Sistema. La psicologia americanista, che si basa sui caratteri di incolpevolezza e invincibilità, è di un’estrema vulnerabilità allo slancio del sistema, dato che tale dinamica è assimilata all’eccezionalismo americanista. (Si noti che tale psicologia s’è preparata all’estrema sensibilità che mostra oggi allo scatenarsi della dinamica del sistema, rinnovando dall’autunno del 2013, per via di Putin e del suo articolo sul New York Times, il dibattito sull’eccezionalità degli Stati Uniti, divenuto subito un’operazione comunicativa per riabilitare il concetto. L’azione del sistema può rafforzare tale orientamento). Il comportamento della leadership politica degli Stati Uniti in tutte le sue componenti, appare molto più automatizzato all’estremismo come costante, possibile interpretazione dell’estremismo assoluto automatizzato che comporta, nel modo più efficace, un’ipotesi così quasi auto-evidente da non aver nemmeno bisogno di essere espresso: la scomparsa della Russia (“L’unica cosa che l’occidente si aspetta dalla Russia è che la Russia non esista più“); tale “estremismo assoluto automatizzato” non ha più alcun rapporto con la solita etichettatura ideologica. L’episodio di Nuland al Congresso, scoperto per caso e che non pone alcuna domanda o interesse negli Stati Uniti, ci sembra particolarmente rivelatore. Il capo indiscusso della fazione neocon nella “diplomazia” degli Stati Uniti (dipartimento di Stato, NSC, ecc.) si trova quasi sotto accusa in quanto moderata, come lo furono durante la Guerra Fredda i sostenitori della deterrenza davanti le fazioni estremiste di destra. Ciò non perché la commissione per gli affari esteri abbia cambiato opinione, ma semplicemente perché cede alle dinamiche in questione, essendo particolarmente ben posizionato per farlo. Non c’è nemmeno bisogno di McCain (McCain presidente della minoranza repubblicana nel Comitato Forze Armate). Evolve, come sembra, pensando a “ruota libera”, cioè con un pensiero ridotto alle dinamiche in questione.
Siamo consapevoli che in tale caso continueremo a giudicare la crisi ucraina molto più grave della crisi irachena, che si dispiega in parallelo, mentre negli Stati Uniti la crisi irachena compare sui titoli della stampa così come negli attacchi al sistema dei critici delle reti antisistema, mentre l’accento sulla crisi ucraina è minimo. (In realtà le due crisi sono complementari e dovrebbero interferire sempre più se i russi si avvicinano marcatamente a iracheni e iraniani, in base a un giudizio chiaramente influenzato dall’antagonismo del blocco BAO subito nella crisi ucraina). Riteniamo infatti che l’episodio decisivo del sistema, più che mai, nascerà nel cuore della crisi ucraina e nelle sue varie estensioni, piuttosto che dalla crisi in Iraq e Medio Oriente. Tale episodio sarà esplosivo e necessariamente determinante negli USA sul piano della comunicazione e della psicologia, affrontando una psicologia ridotta agli elementi del disinteresse alla crisi e dell’estremismo antirusso assoluto, con la possibilità che si avveri brutalmente la possibilità del confronto con la Russia, con un possibile conflitto nucleare. Allora, quando si realizzerà tale potenziale, potremo notare gli estremamente brutali e completamente incontrollabili estensioni ed effetti indiretti di un episodio che potrebbe attivare l’ultima fase della crisi di collasso del sistema.

bigTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Kiev, Slavjansk e resto del mondo

Alessandro Lattanzio, 7/7/2014

ф9_jpg1 luglio 2014, i majdanisti bombardano Slavjansk, Semjonovka, Krasnij Liman, Nikolaevka e Kramatorsk. 10 civili uccisi.
2 luglio, a Gornjak, nel Donetsk, la naziguardia e Pravij Sektor uccidono una donna. Un cacciabombardiere Su-24 ucraino colpito su Semjonovka. Bombardamenti su Savr Mogila, Snezhnoe, Lisichansk, Karlovka, Seversk e Slavjansk. Nel corso degli scontri la Milizia ha danneggiato 2 aeromobili, distrutto 1 carro armato ed inflitto perdite per 70-100 uomini tra morti e feriti alle forze majdaniste. La Milizia ha subito 5 caduti e 6 feriti. 1 donna cecchino polacca eliminata a Savr Mogila.
3 luglio, bombardamenti su Nikolaevka, Zakotnoe, Jampol, Kramatorsk, Stanitsa Luganskaja e Slavjansk. Scontri a Ananevka, presso la frontiera russa, Krasnodon e nei valichi di frontiera di Izvarino e  Dolzhanskij, bombardato il valico di frontiera di Novoshakhtinsk, nella Federazione Russa. Attacchi aerei su Krasnij Liman e Nikolaevka, dove un hummer majanista viene distrutto. Pesanti combattimenti a Nikolaevka, dove i blindati ucraini entravano sostenuti dagli aerei. A Marjupol i naziguardiani uccidono due civili. A Donetsk, 2 poliziotti stradali vengono assassinati e altri 2 gravemente feriti da individui in mimetica e mascherati. 1 elicottero Mi-8 majdanista viene abbattuto nella zona di Seversk e presso Konstantinovka un altro aereo d’attacco ucraino Su-25 viene colpito. Distrutta la centrale elettrotermica di Nikolaevka. Bombardamenti su Lugansk e Kramatorsk, dove una persona viene uccisa. Tra il 2 e il 4 luglio almeno 125 miliziani ucraini sono stati eliminati nelle operazioni nel territorio della Repubblica Popolare di Lugansk. Kiev avrebbe acquistato 20 aerei, oltre a carri armati e blindati, da Romania e Ungheria. La NATO, secondo il Vicepremier russo Dmitrij Rogozin, invita i suoi membri dell’Europa orientale ad inviare equipaggiamento militare ex-sovietico in Ucraina. “Gli Stati Uniti sono pronti a compensare le “perdite” dei nuovi membri della NATO. Il complesso militare-industriale statunitense sarà felice” commenta Rogozin su twitter.A proposito, è un luogo comune che la NATO spenga il fuoco delle guerre civili con il cherosene per aerei“. Ciononostante, i soldati ucraini si lamentano degli equipaggiamenti di cui dispongono, “Questa è l’armatura che le nostre truppe utilizzano. Questa è la spazzatura che ci mandano“, dice un miliziano della Guardia Nazionale mostrando un giubbotto a prova di proiettile perforato da un proiettile… Altri miliziani si lamentano delle poche munizioni a disposizione, mentre maledicono il loro presidente, “Penso che l’abbia prodotto lui stesso da una lattina. Fottuto affarista“. Le guardie nazionali si lamentano anche del pane che ricevono, “Abbiamo dovuto eliminare la maggior parte del pane di questi otto sacchi. Solo una piccola parte è commestibile, ma c’è un sacco di gente qui“. Il ‘ministro’ degli Interni golpista Arsen Avakov non vuole sentir parlare di difficoltà, “Non importa quanto sarà dura, ma ognuno deve fare quello che deve fare. Se sarà così, vinceremo molto rapidamente“. Ma mentre le autorità parlano, i miliziani majdanisti restano confusi, letteralmente, “Ho bisogno di un navigatore GPS, non di queste mappe del 1985. Ci siamo andati e non abbiamo trovato nulla che fosse segnato sulla mappa. Ci dovevano essere due laghi, laggiù“. Poroshenko alimentava grandi aspettative presso i mercenari majdanisti, “Questa sarà la nostra priorità, i volontari dell’esercito avranno 85 dollari al giorno, e assicurazioni sulla vita solide“, aveva detto due giorni prima delle elezioni. Solo promesse, “Dicono che hanno pagato gli stipendi, ma non abbiamo avuto nulla“, dice una donna, “Mio marito non ha capito, continuano a promettere che sarà per domani. Mia figlia s’è svegliata questa mattina e ha detto che ha fame. Cosa dovrei dirle?
10445578 Inoltre, molte le proteste significative contro la guerra del regime golpista da parte dei soldati di leva dell’esercito ucraino e relative famiglie, amici e sostenitori. Il 10 giugno, un soldato parlava a una manifestazione a Kharkov, “Il mio primo dovere (come soldato) è salvare il popolo ucraino. Prima di tutto, devo proteggere il popolo, non l’integrità territoriale. (Uomo dalla folla: “proteggere dai fascisti, giusto!” Applausi). Sono stato arruolato nell’esercito. Vogliono che vada in guerra per uccidere i ragazzi del Donbas, che hanno fatto lo stesso mio giuramento. Ciò che voglio dire… è il comando dell’esercito che mi spinge a proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina. Poi ti consegnano a Unione europea e Stati Uniti. (Voci dalla folla: “Sì hai ragione!!”) Solo uno stupido non lo capirebbe. Voglio dire di più… ho servito nell’unità carri ‘Desna’. Ho giurato sotto la bandiera rossa dell’esercito, del reggimento ‘Aleksandr Nevskij’. Pensateci! In questo reggimento, ora, ci sono coloro che hanno sparato alle truppe della sicurezza interna in piazza Majdan, ai miei fratelli delle unità speciali, studiano come sparare missili anticarro. Imparano ad usare le armi della fanteria, come tutte le forze di terra. Ora si preparano ad uccidere coloro che non sono d’accordo con loro, che hanno posizioni diverse. Uccidono gli agenti di polizia che si rifiutano di obbedire ai loro ordini. E’ un dato di fatto. Questo è ciò che intendo dire. La gente, mi guarda, ho 22 anni, non fumo o bevo. Sono nato in questo Paese. E’ un dato di fatto. Grazie ai fascisti e ai neo-nazisti, il giorno dopo seppellirete ragazzi come me. Capite? È una grave responsabilità. Vi esorto, comunque a non spargere sangue. Mostrate prudenza, attenetevi alla pace. Naturalmente, se scoppia la guerra, vi esorto a fornire tutto il sostegno possibile alle proteste contro la giunta di Kiev. Siate delle brave persone! Abbasso la giunta! Esercito e popolo uniti!” (La folla applaude e canta “Abbasso la giunta” e “Esercito e popolo uniti!“)
Diverse le notizie sui soldati ucraini che si rifiutano di andare in guerra contro i concittadini. Il 24 giugno 400 soldati della 25.ma Brigata aeroportata di Dniepropetrovsk si sono dimessi piuttosto che servire nella guerra in oriente. I loro commenti smentiscono la propaganda dei governi e dei media occidentali che parlano dell’autodifesa dell’Ucraina orientale formata da “separatisti pro-Russia” o di milizie russe o cecene. “Hai visto là forse russi, ceceni?“, si domanda a un soldato ucraino che risponde Non uno. Magari ce ne sono alcuni, ma non posso affermarlo con fermezza, al 90 per cento i ribelli sono del Donetsk, sono in realtà nostri ex-commilitoni dell’esercito ucraino, in particolare ex-paracadutisti ucraini“.
Il 24 giugno familiari e amici dei soldati di Zhitomir, nord-ovest dell’Ucraina, bloccarono il traffico stradale, protestando contro i 110 giorni di richiamo dei riservisti dell’esercito ucraino.
Il 22 giugno a Kiev, i naziatlantisti attaccavano un raduno degli oppositori della guerra. La manifestazione era indetta per commemorare l’aggressione nazista all’Unione Sovietica. I nazitlantisti invocavano l’annullamento di qualsiasi commemorazione sovietica, “Vinceremo. Costringeremo tutti a portarci rispetto. E se le autorità non ci ascolteranno, agiremo ancor più radicalmente. Gloria all’Ucraina! (Saluto nazista), Morte ai nemici!” Poi assaltarono una filiale della banca russa Sberbank a Kiev e una Chiesa ortodossa russa, dove i fascisti minacciarono la funzione religiosa per commemorare l’aggressione del 22 giugno 1941.
Un parlamentare del partito Patria, Ivan Stojko, parla della necessità che Stati Uniti e UE forniscano aiuti militari all’Ucraina perché, “conduciamo una guerra contro la razza mongoloide della Russia fascista, delle cavallette striscianti verso l’Ucraina che cercano di distruggere”. Un altro criminale neonazista è il miliardario e governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomojskij, che organizza e finanzia le milizie naziste responsabili del massacro del 2 maggio di Odessa. Altra figura dominante dell’aggressione contro il movimento autonomista nel sud-est ucraino è un altro fascista, Andrej Parubij, segretario della Consiglio della sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina, cruciale nell’apparato repressivo golpista. Parubij comandava le milizie di Majdan ed è co-fondatore del Partito nazionalsocialista ucraino, che nel 2004 si fuse con altri elementi di destra creando Svoboda, un partito razzista. Il 26 giugno, a Kiev, la conferenza della Federazione dei Sindacati di Ucraina veniva attaccata dai naziatlantisti di Fazione destra, UNSO e movimento Majdan. Lo scopo reale dell’aggressione era usurpare gli edifici ed altri beni di proprietà dei sindacati ucraini. Infatti, diversi microsindacati fascisti sostengono la guerra nell’est, come il sindacato revisionista dei minatori e la confederazione dei sindacati liberi di Ucraina (KVPU). I loro capi sono membri del partito Patria, come Mikhail Volinets del KVPU. Mentre il 22 giugno una dimostrazione contro la guerra del Partito comunista ucraino e altre organizzazioni si svolgeva a Kharkov, il movimento Euromajdan chiedeva la messa al bando del Partito Comunista e dei “raduni separatisti a Kharkov“, dove centinaia di teppisti naziatlantisti tentarono di marciare contro la manifestazione antifascista e antigolpista. L’associazione di sinistra Borotba, costretta ad operare in clandestinità, ha avuto i suoi uffici perquisiti dai paramilitari fascisti della Guardia nazionale. Alcuni suoi esponenti furono salvati dai rapitori fascisti, a Kharkov, grazie all’intervenuto dei passanti. Infine, il 29 giugno un raduno dei fascisti golpisti si svolgeva nella capitale per chiedere la fine del cessate il fuoco e la ripresa degli assalti contro il Donbas.
OqFuedx-m2M Un memorandum del think tank statunitense RAND suggerisce ai golpisti ucraini di scatenare la guerra totale contro le regioni orientali, interrompendo tutte le comunicazioni, incarcerando tutti i cittadini nei campi di concentramento ed uccidere tutti i resistenti anti-golpisti. La RAND elenca i vantaggi dell’attacco militare totale contro le regioni dell’Ucraina orientale: il movimento politico federalista dovrebbe essere decimato e i suoi elettori disorganizzati; distruggere l’industria carbonifera e le industrie del Donbas, per sgravare la giunta golpista di Kiev degli oneri della loro sovvenzione e ridurre la domanda ucraina di gas russo; distruggere l’oligarca locale Rinat Akhmetov e il suo peso politico ed economico; per isolare le regioni orientali e perseguitare tutti i civili del Donbas  quali “complici dei disordini”, imporre la legge marziale e sciogliere tutti gli enti locali; accerchiamento militare delle regione, con particolare attenzione delle aree confinanti con la Russia; tutti i media locali dovrebbero essere chiusi e quelli internazionali “sottoposti a una procedura speciale“; attacchi aerei e di artiglieria contro le strutture strategiche “del nemico”, con l’uso di armi non convenzionali “al fine di garantire minori vittime tra il nostro personale“; assalto con forze corazzate su ogni città ed esecuzioni di chiunque venga trovato con le armi; pulizia etnica in cui tutti i maschi adulti siano internati nei campi di concentramento, ed eliminazione fisica di ogni resistenza; bambini ed anziani dovrebbero essere imprigionati nei campi d’internamento e le proprietà dei residenti di Donetsk e Lugansk espropriate; la zona delle operazioni resa off limits ai media.
5 luglio, un nucleo di sabotatori della RPD distrugge un posto di osservazione ucraino sul mare di Azov. Un gruppo di 15 assaltatori giunge a bordo di 2 imbarcazioni e con mortai e armi automatiche distrugge il locale punto d’osservazione majdanista, eliminando 1 guardia di frontiera e ferendone altre 8. Slavjansk veniva parzialmente occupata dai golpisti. L’intero esercito ucraino aveva impiegato oltre due mesi per occupare la cittadina, risultato della combinazione tra efficienza dei difensori della milizia ed incompetenza dei majdanisti. Il comandante dell’Autodifesa Strelkov decide di abbandonare la città lasciandovi una piccola retroguardia per proteggere la ritirata. Infatti, la colonna dei difensori composta di 2 carri armati, 1 cannone semovente 2S9 Nona-S, 1 BTR, 3 autocarri Kamaz e 15 autoveicoli leggeri sfonda le linee dei golpisti dirigendosi verso Gorlovka e Kramatorsk. Lo sfondamento aveva comportato lo scontro tra blindati presso un checkpoint dei golpisti, conclusosi con la distruzione di 2-3 BMP e 1-2 carri armati T-64 majdanisti e di 2 mezzi della milizia dell’autodifesa. Mentre il gruppo dei blindati della Milizia distruggeva il checkpoint dei majdanisti, il resto del convoglio si dirigeva su Kramatorsk, venendo rilevato dai droni dei golpisti e fatto oggetto del tiro dei loro lanciarazzi Grad. Lo scopo militare di Slavjansk era concentrare gli squadroni della morte naziatlantisti consentendo la preparazione della difesa lungo l’asse Donetsk-Gorlovka-Lugansk. “Le forze di autodifesa hanno dovuto lasciare Slavjansk per impedire la morte di numerosi civili, ma non significa assolutamente che la resistenza sia stata schiacciata”, dichiara Andrej Purgin, l’unico componente della dirigenza della RPD rimasto a Donetsk, mentre gli altri, come Pushilin e Borodaj, sono a Mosca. Secondo il giornalista Dmitrij Steshin, la caduta di Slavjansk fu decisa ad aprile-maggio, quando il colle Karachun fu occupato dai golpisti, rendendo impossibile una difesa piena e attiva della città sottoposta ai tiri dell’artiglieria nemica. Ma nonostante ciò la Milizia ha resistito contro un nemico superiore per numero e mezzi. “Slavjansk ha attratto le forze principali dell’esercito ucraino, permettendo la mobilitazione della Milizia di Lugansk e Donetsk, consentendo al resto della regione di creare una dozzina di capisaldi della resistenza. Infine, a Slavjansk è stata abbattuta la maggior parte dei velivoli persi dagli ucraini. Slavjansk quindi ha dato il tempo necessario ai centri politici del Donbas di consolidarsi e radunare migliaia di miliziani. L’esercito ucraino s’è infilato in una trappola per topi, invece di cogliere un trofeo. Infatti, risulta che l’esercito majdanista non sia ancora entrato in città, il 6 luglio”. Quel giorno, l’artiglieria ucraina continua a bombardare Slavjansk, soprattutto i quartieri Artjom, Lesnoj, Severnij e Tselinaja. Almeno un centinaio i colpi sparati dai golpisti sulla città da loro stessi appena ‘occupata’. Invece a Donestk, l’area dell’aeroporto viene quasi completamente bonificata dalla Milizia, mentre nell’aeroporto di Lugansk, la Milizia elimina 1 aereo da trasporto Il-76, 7 APC, 1 mortaio, 1 cannone binato antiaereo ZU-23, 5 autoveicoli e un centinaio di combattenti majdanisti. I golpisti assaltano gli insediamenti di Aleksandrovsk, Bolshaja Vergunka, Krasnij Jar e Metalist, ma sono respinti dall’esercito della RPL subendo la perdita di 30 mercenari e 2 mortai. Sverdlovsk viene bombardata. L’aeroporto di Donestk, oramai liberato dalla milizia, viene bombardato dai golpisti. Il responsabile della Repubblica popolare di Lugansk Valerij Bolotov scioglie il governo, nominando Marat Bashirov Primo Ministro ad interim, che dovrà presentare un nuovo organismo esecutivo. Mosca spicca un mandato di cattura contro il governatore e oligarca mafioso ucraino Igor Kolomojskij per omicidio e rapimento. Anche il ministro degli Interni golpista ucraino Arsen Avakov subirà lo stesso procedimento. Il governo russo esamina un disegno di legge che dia agli agenti delle forze dell’ordine russi il diritto di arrestare cittadini stranieri latitanti. SVR e FSB avranno poteri supplementari.
Il 7 luglio, il ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Lugansk, Igor Plotichkij, afferma “Un velivolo ucraino Su-25 è stato costretto ad atterrare  ed è stato catturato. Dopo una veloce riparazione entrerà in servizio nelle forze militari della RPL, che avranno il primo aereo”. Tutti gli ingressi per Donetsk sono sorvegliati dai posti di blocco della Milizia. Slavjansk viene sottoposta a pulizia etnica: tutti gli uomini sotto i 35 anni rimasti vengono  sequestrati dai golpisti.
UKRAINE-RUSSIA-UNREST-POLITICS-CRIMEA Dal 4 luglio, 20 navi da guerra, 20 aerei ed elicotteri, Fanteria di marina ed artiglieria costiera della Federazione Russa partecipano alle esercitazioni della Flotta del Mar Nero, “Il piano delle esercitazioni prevede numerose manovre di addestramento al combattimento, tra cui la distruzione di forze navali nemiche e l’organizzare delle difese aeree navali e costiere“. Sotto il comando dell’Ammiraglio Aleksandr Vitko, l’esercitazione della Flotta russa del Mar Nero riguarderà anche ricerca, individuazione e distruzione di sottomarini nemici. Azioni coordinate tra forze navali, unità costiere e aviazione saranno condotte durante le manovre. “Le truppe costiere e la Fanteria di marina opereranno contro una forza d’assalto tattica, mentre gli aerei della flotta saranno impegnati in ricognizione e attacco antinave. Gli ufficiali comandanti miglioreranno le competenze decisionali in un ambiente in rapida evoluzione previsto dallo scenario dell’esercitazione“. Nell’ambito delle manovre, il 4 luglio sono stati lanciati 5 missili da crociera Moskit e Malakhit, e velivoli Su-24 hanno attaccato obiettivi navali. Contemporaneamente si svolgevano le esercitazioni Sea Breeze della NATO, sempre nel Mar Nero, con la partecipazione di navi da guerra di Turchia e Stati Uniti.
Secondo Moon of Alabama, “I sostenitori degli insorti sembrano accusare il Presidente Putin di mancanza di (visibile) sostegno. Ma questo è pensare in piccolo. E’ presto per avere idea di chi ha vinto o perso in Ucraina. Putin cerca, con crescente successo, di staccare gli europei dall’ingerenza degli Stati Uniti. Un nuovo accordo sul cessate il fuoco è stato negoziato e concordato da Russia, Francia, Germania e Ucraina. Quando la cancelliera tedesca Merkel ne ha informato il presidente Obama, gli Stati Uniti ancora una volta hanno minacciato la Russia ed esortato il Poroshenko a continuare l’”operazione antiterrorismo”. Tedeschi e francesi ne avranno preso atto e si avvicineranno sempre più alla Russia”. E a proposito di Germania, l’amministrazione statunitense minaccia la Germania di sospendere la cooperazione nell’intelligence dopo l’arresto di un ufficiale tedesco sospettato di spionaggio a favore degli USA. Tale arresto può “vanificare gli sforzi per ripristinare la fiducia” tra i due Paesi dopo lo scandalo delle intercettazioni del cellulare della Cancelliera Angela Merkel da parte della National Security Agency degli Stati Uniti (NSA). Il ministero degli Esteri tedesco ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, John Emerson, per “avere i chiarimenti necessari“. L’ufficiale del BND aveva inviato alla National Security Agency informazioni sull’inchiesta di una commissione speciale del Bundestag sulle attività della NSA in Germania.
Nel frattempo, il Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, Fang Fenghui, incontra il Direttore Generale dell’esercito indiano Bikram Singh, nella sua prima visita ufficiale in Cina per approfondire la cooperazione nella Difesa tra i due eserciti asiatici. “La vostra visita è la prima delegazione militare di alto livello dalla formazione del nuovo governo indiano. Riflette la grande importanza che l’India attribuisce alle relazioni bilaterali“, dichiara Fang. Singh incontrerà alti dirigenti militari cinesi e il vicepresidente cinese. “L’India attribuisce massima priorità alle relazioni con la Cina, ed è impegnata a sviluppare ulteriormente relazioni e cooperazione con il Paese“, afferma il Generale Bikram Singh. I due capi militari discutono di “mantenimento della pace ai confini, cooperazione marittima, interazioni tra le forze armate e questioni relative alla sicurezza globale“. Inoltre, Cina e Corea del Sud raggiungono un accordo per utilizzare le rispettive monete nazionali nel  commercio bilaterale. L’accordo è volto a ridurre la pressione del tasso di cambio del dollaro e il suo impatto sugli scambi finanziari e commerciali tra i due Paesi.

5-6-14Fonti:
Colonel Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Rabble
Reseau International
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Sott
The BRICS Post
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
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Crimea, Cina e rotte commerciali alternative

Konstantin Penzev, New Oriental Outlook 03/07/2014
VEZ52bc0c_KrymRULa Cina deve non solo di diversificare rotte e fonti di energia, ma non è un segreto che deve diversificare le rotte per i prodotti finiti. Qual è il problema? Vi sono le vecchie rotte marittime che collegano le coste della Cina attraverso stretto di Malacca, Oceano Indiano, stretto di Suez, Mar Mediterraneo e stretto di Gibilterra all’Europa, uno dei principali partner commerciali della Cina. È qui che il commercio della Cina si svolge, ad esempio con la Germania, attraverso il porto di Amburgo. Quest’ultimo è uno dei più grandi porti del mondo e il secondo in Europa per carico. La rotta del Mediterraneo al Mar Nero, attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, arriva al primo porto di carico ucraino, Odessa, ma qui una domanda piuttosto banale sorge spontanea: perché il presidente Janukovuch dovette recarsi a dicembre dell’anno scorso a Pechino per negoziare con i cinesi la costruzione (gli investitori) un porto oceanico in Crimea, che all’epoca era ancora parte dell’Ucraina? Il 5 dicembre dello scorso anno, il governo precedente dell’Ucraina firmava a Pechino un memorandum tra le società Kievgidroinvest e BICIM (RPC). Poi il 18 dicembre il presidente Janukovich voleva andare a Mosca, ma la visita fu interrotta a causa della crescente inquietudine a Kiev, per “Majdan”, che al momento non era arancione, ma piuttosto bruno acceso russofobo. Poi si ebbero eventi infami; il colpo di Stato, l’occupazione illegale del potere a Kiev dei teppisti fascisti e l’incitamento alla guerra civile nell’est. Mentre i terroristi imperversavano a Kiev esaltando incessantemente la loro purezza razziale, la repubblica di Crimea si separava dall’Ucraina, dichiarando l’indipendenza e riunendosi con la Russia. Così, la questione della costruzione cinese del porto in acque profonde in Crimea rimase sospesa per via del mutamento di sovranità e dei problemi per a recente riapertura, dal 1945, del “Fronte Orientale”. Tuttavia, ciò non elimina la domanda: perché la Cina vuole commerciare attraverso la Crimea, se la stessa cosa può essere fatta attraverso il porto di Odessa? Una spiegazione dei media ucraini, (fonti discutibili), riteneva che le navi mercantili cinesi avrebbero scaricato merci cinesi in Crimea e caricato grano ucraino. Cosa impediva all’Ucraina di fare lo stesso ad Odessa, non è mai stato spiegato. Poi si capì che l’Ucraina era parte dell’antica Grande Via della Seta che oggi s’è deciso di ripristinare nel suo “significato storico”. C’è una goccia di verità in ciò, ai tempi dei khanati mongoli e della Via della Seta, l’Ucraina non esisteva, ma la Crimea era uno dei terminali marittimi della Via. La rotta settentrionale della Via della Seta passava dall’Asia Centrale (Samarcanda, ecc), costeggiando il Mar Caspio, da Malii Sarai alla Crimea. Qui le merci sulla costa venivano prese dai mercanti genovesi (accumulando enormi fortune con gli scambi commerciali con le Orde) e trasportate nei mercati europei.
Il 19 giugno, Kommersant FM informava che una società cinese, la China Communications Construction Company, costruirà il ponte tra Kerch, nella penisola di Crimea e Taman, nella regione di Krasnodar. Un investitore disposto a spendere in rubli e a prendere impegni a lungo termine. La questione è stata discussa durante l’ultima visita di Vladimir Putin a Shanghai, come menzionato dal direttore di Avtodor Sergej Kelbakh. Secondo lui, gli ingegneri cinesi hanno già visitato Kerch, e il 18 giugno la CCC Company ha presentato una proposta alla delegazione russa guidata dal ministro dei Trasporti Maksim Sokolov. L’investitore cinese ha proposto due opzioni: un ponte stradale/ferroviario o un tunnel. Si prevede che in Crimea sarà costruita una ferrovia di 17 chilometri, e circa 10 km di strada; a Taman sarà costruito un sistema stradale e ferroviario di 40 km. Secondo la corrispondente di Kommersant FM, Jana Lubnina, un ponte sullo stretto di Kerch è uno dei temi chiave discussi a Shanghai. Ovviamente, collegherà il futuro porto d’alto mare in Crimea, attraverso Krasnodar, alla ferrovia Transiberiana. Poi ci sono due opzioni: una rotta per la Cina attraverso il Kazakistan (membro dell’Unione doganale) e una rotta lungo il confine con la Mongolia che termina a Vladivostok. A Shanghai, come sappiamo, è stata presa una serie di decisioni relative all’incremento delle capacità ferroviarie e stradali tra Cina e Russia. Russian Railways e China Railway Corporation hanno deciso di sviluppare le infrastrutture ferroviarie e stradali. Le aziende prevedono di sviluppare infrastrutture adeguate ai valichi di frontiera e nei porti per aumentare la capacità delle ferrovie, così come il volume del traffico internazionale tra i Paesi e del transito nei loro territori. Dal 18 al 20 giugno Sochi ha ospitato il Forum internazionale “Strategic Partnership 1520″. Il programma del Forum si basava sulla tesi della necessità di sviluppare un mercato equilibrato tra gli interessi dei Paesi sul perimetro del corridoio Est-Ovest e i tre pilastri principali del settore ferroviario: trasporti, infrastrutture e materiale rotabile. L’ordine del giorno della discussione plenaria comprendeva i problemi sullo sviluppo dei corridoi internazionali di trasporto UE-1520-Asia-Pacifico. Gli sviluppi del progetto ferroviario discussi includono Vienna – Bratislava – Kosice – Kiev – Mosca – Komsomolsk-on-Amur – Nysh – Juzhno-Sakhalinsk – Capo Crillon – Wakkanai (Giappone), e Rotterdam – Mosca – Kazan – Novosibirsk – Krasnojarsk – Irkutsk – Khabarovsk – Vladivostok – Busan (Corea del Sud). Quindi, il problema principale per il leader industriale di oggi, la Cina, come già accennato è diversificare le rotte di approvvigionamento energetico nonché quelle commerciali per esportare i prodotti finiti. Ahimè, la politica degli Stati Uniti di controllo delle principali rotte commerciali marittime e degli stretti ora è sempre più anticinese e meno adeguata. La diversificazione delle forniture energetiche alla Cina, in molti modi è vicina alla risoluzione, come dimostrano i numerosi accordi nel settore petrolifero e gasifero conclusi durante la visita di Putin a Shanghai. Sulla diversificazione delle rotte commerciali vi sono due opzioni allo studio oggi, la rotta marittima settentrionale e le rotte stradali e ferroviari basate sulla Transiberiana. Con queste condizioni, ovvero la costruzione di un porto in acque profonde in Crimea, il progetto della Transiberiana rientrerà nel piano di sviluppo.

iron_silk_roadKonstantin Penzev è scrittore, storico ed editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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