Rubare il petrolio della Siria: il consorzio petrolifero UE-al-Qaida

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 1 maggio 2013
stevebell512La decisione dell’Unione europea di sostituire l’embargo sulle esportazioni di energia del governo siriano con l’importazione di petrolio dell”opposizione armata’ è un’altra flagrante violazione del diritto internazionale. Viola la dichiarazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1962 sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, ed è l’ennesima violazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’inammissibilità dell’intervento e l’ingerenza negli affari interni degli Stati. Ma è molto più di una violazione tecnica della legge. Segna la discesa della civiltà nella barbarie. Londra e Parigi, più di Washington, sono in prima linea nell’aggressione contro la Siria.  Nonostante il fatto che sia stato ora confermato dalla maggior parte dei media, che l”opposizione  siriana’ è al-Qaida, Londra e Parigi persistono nella loro follia di armare i terroristi, utilizzando l’argomento spurio che se non armano i ‘moderati’, gli ‘estremisti’ occuperebbero il Paese. Tuttavia, nelle parole del New York Times, ‘in nessuna parte controllata dai ribelli in Siria, c’è una forza combattente laica degna di questo nome‘. [1] Il fatto che i “ribelli” siriani sono di fatto al-Qaida, è stata anche ammessa dal bellicista quotidiano francese Le Monde. [2] Così, Parigi e Londra  spingono all’ulteriore armamento di al-Qaida e alla legalizzazione del commercio petrolifero con i terroristi jihadisti. In parole povere questo significa che la rete terroristica nota al mondo come al-Qaida sarà presto uno dei partner dell’UE nel business del petrolio. Un nuovo assurdo capitolo nell’era del terrore sta per aprirsi.

Il diritto internazionale e le sue violazioni
La risoluzione 1803 delle Nazioni Unite del 1962, sulla sovranità permanente sulle risorse naturali, afferma: ‘La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali è in contrasto con lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale e il mantenimento della pace‘ [3]. Jabhat al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida non rappresentano in alcun modo il popolo siriano, e non costituiscono uno Stato sovrano secondo il diritto internazionale. L”opposizione armata’ è al-Qaida, pertanto la decisione dell’Unione europea di acquistare ufficialmente petrolio dalle bande terroristiche che attualmente occupano territori della Repubblica araba siriana, costituisce un crimine odioso ed è un’ulteriore beffa ai principi base che regolano i rapporti tra gli Stati.
Il documento ONU del 1981 condanna esplicitamente: ‘La crescente minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale a causa del frequente ricorso a minaccia o uso della forza, aggressione, intimidazione, intervento e occupazione militare, escalation della presenza militare e tutte le altre forme di intervento o di interferenza, diretta o indiretta, palese o occulta, minacciando la sovranità e l’indipendenza politica degli altri Stati membri, con l’obiettivo di rovesciarne i governi‘. La dichiarazione continua condannando categoricamente il dispiegamento di “bande armate” e “mercenari” da parte degli Stati, per utilizzarli nel rovesciare i governi di altri Stati sovrani: ‘Consapevole del fatto che tali politiche mettono in pericolo l’indipendenza politica degli Stati, la libertà dei popoli e la sovranità permanente sulle loro risorse naturali, danneggiando in tal modo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Consapevoli anche della necessità indispensabile che qualsiasi minaccia di aggressione, qualsiasi arruolamento, qualsiasi utilizzo di bande armate, in particolare dei mercenari, contro Stati sovrani deve terminare definitivamente, al fine di consentire ai popoli di tutti gli Stati di determinare il proprio sistema politico, economico e  sociale, senza interferenze o controllo esterno.’ [4]
I governi occidentali, che per molti anni hanno apertamente e spudoratamente violato tutti i principi noti e concordati del diritto internazionale, armando bande di terroristi che uccidono e mutilano civili, finanziando criminali comuni, narcotraffico e reclutamento di bambini-soldato, sono oramai scesi ancor più in basso acquistando petrolio e gas da queste bande di terroristi, delle risorse naturali giuridicamente di proprietà della Repubblica araba siriana e dei suoi cittadini.

La collusione dei governi dell’UE con i terroristi
La discesa dell’Europa nella turpitudine morale e nell’illegalità assoluta è ulteriormente confermata dal fatto che le autorità europee non fanno nulla per impedire che giovani musulmani soggiogati vadano in Siria a combattere la guerra della NATO. Tuttavia, i funzionari degli Stati dell’UE ammettono che centinaia se non migliaia di jihadisti provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi e altri Stati, abbiano raggiunto le fila dei cosiddetti ‘ribelli siriani’. Ma ammettono anche che la loro unica preoccupazione è che questi terroristi possano essere una minaccia alla sicurezza europea, se mai ritornassero. Il fatto che questi terroristi piazzino bombe in piazze affollate, auto, università, scuole, ospedali e moschee in tutta la Siria, che persino i report del dipartimento di Stato confermano, non sembra preoccupare i governi dell’UE. La loro unica preoccupazione è che potrebbero finalmente mordere la mano che li nutre. [5] Il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE, Gilles de Kerchove, racconta alla BBC: “Non tutti sono radicali quando se ne vanno, ma assai probabilmente molti di loro saranno radicalizzati laddove saranno addestrati. E come abbiamo visto, questo potrebbe portare ad una seria minaccia quando ritorneranno“. [6]
Sappiamo da fonti dell’intelligence israeliana che la maggior parte dei terroristi vengono addestrati nelle basi militari USA/NATO in Turchia e Giordania. [7] Quindi, perché il capo dell”anti-terrorismo’ dell’UE fa finta di non saperlo? Questo è il responsabile della protezione dell’Europa dal terrorismo? Come ho riferito prima, il magistrato dell”anti-terrorismo’ francese ha ammesso, alla radio di Stato francese, l’11 gennaio, che il governo francese era al fianco di al-Qaida in Siria: “Ci sono molti giovani jihadisti che vanno al confine turco per entrare in Siria a combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che lì non è la Francia il nemico. Quindi non lo vediamo allo stesso modo. Vediamo giovani che in questo momento combattono Bashar al-Assad, che saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte, finché non ci attaccheranno’.’ [8]
Il cinico doppio standard secondo cui tutti i territori al di fuori dell’UE sono barbari e quindi al di fuori della sfera del diritto internazionale, è ormai diventata una politica che passa inosservata alle masse ipnotizzate dell’Europa. Le potenze euro-atlantiche si comportano non solo come dei criminali, ma ora vantano apertamente loro criminalità. Si dovrebbe anche notare che il governo francese ha deciso di chiamare il presidente siriano con il suo nome. Chiamare un ufficiale di Stato con il suo nome è un segno di profonda mancanza di rispetto, nell’etichetta francese. Dal regime di Sarkozy, la diplomazia francese è stata trascinata nel fango, con il corpo diplomatico della Francia che si comporta come un incrocio tra mocciosi viziati e squadristi fascisti.

La geopolitica petrolifera della Siria
La ricerca di fonti di energia a basso costo è uno dei contesti geopolitici che guida la guerra in Siria.  Christof Lehmann ha scritto che la scoperta del giacimento di gas di Pars, dell’Iran, nel 2007 e il piano di Teheran del gasdotto per il Mediterraneo orientale da costruire attraverso l’Iraq e la Siria, ha la possibilità di trasformare l’Iran in una potenza economica mondiale, dando a Teheran un’enorme effetto leva sulla politica in Medio Oriente dell’UE. Questo sviluppo potrebbe costituire una minaccia per l’entità sionista. Costituirebbe una minaccia esistenziale per i dispotici emirati del Golfo, che dipendono dalla potenza del petro-dollaro per la loro sopravvivenza. [9] Questo è uno dei motivi per cui la NATO e il Consiglio di cooperazione del Golfo usano terroristi di al-Qaida per spezzare l’alleanza sciita tra Iran, Iraq, Siria e Hezbollah in Libano. Come il geografo italiano Manlio Dinucci ha riferito, contrariamente ai pareri diffusi, la Siria ha enormi giacimenti di idrocarburi. Dinucci scrive: ‘La strategia di Stati Uniti/NATO si concentra sul supporto ai ribelli nell’occupare i campi petroliferi con un duplice scopo: privare lo Stato siriano delle entrate da esportazioni, già fortemente diminuite a seguito dell’embargo UE, e garantirsi che i giacimenti più grandi passino in futuro, attraverso i “ribelli”, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere occidentali‘. [10]
La prima implementazione dell’ideologia dell”intervento umanitario’ avvenne durante i bombardamenti NATO della Serbia nel 1999. Da allora, l’entità amorfa nota come Kosovo è diventata lo Stato criminale numero uno dell’Europa, gestito da un criminale condannato per traffico di droga e di organi umani, e per strage, Hashim al-Thaci, un protetto di Bruxelles e Washington. Questo è il tipo di anti-Stato narco-mafioso che la NATO ha installato in Libia dopo la guerra lampo contro quel Paese nel 2011, ed è il tipo di regime criminale che dominerà la Siria se la NATO riuscisse a bombardarla. Si possono leggere centinaia di articoli della stampa ufficiale sulla criminalità del regime kosovaro e gli articoli che descrivono il caos nella Libia post-Gheddafi non sono pochi. Ma gli stessi media ignorano sistematicamente il fatto che sono stati loro a tifare per l’Esercito di liberazione del Kossovo della CIA, durante la distruzione della Jugoslavia. Le stesse prostitute ora spingono ad armare ulteriormente i terroristi in Siria e all’intervento militare della NATO.

L’ottundimento europeo
I pontificatori dell’integrazione europea e del ruolo dell’Europa nel mondo, aggiungono pepe ai loro discorsi con pomposi riferimenti allo ‘Stato di diritto’ e all’universalità dei ‘valori europei’. Questa retorica spocchiosa viene incessantemente inculcata agli studenti europei nelle università e negli istituti di istruzione superiore, e viene ripetuto fino alla nausea dai mass media. Le persone che utilizzano il terrorismo di al-Qaida per favorire i loro interessi in Medio Oriente, insegnano nei corsi di prestigiose università europee sulle ‘relazioni internazionali’. Non c’è da meravigliarsi che le persone normali siano incapaci di vedere e capire quello che sta accadendo davanti ai loro occhi.  La portata e la complessità delle reti istituzionali globali, costruite su un impero di menzogne, ipocrisia e inganno, sono semplicemente troppo opprimenti per essere comprese da un intelletto incolto. Qualcosa che la nostra mente cerca di rifiutare, quando l’orrore della realtà supera i nostri orizzonti di tolleranza e intelligibilità. Quindi, la mente indietreggia, filtra il reale, preferendo invece vedere nei nostri maestri l’espressione di politiche complesse, contraddittorie e arcane, il cui contenuto morale è consegnato agli studi di “esperti” e “specialisti”, essi stessi prodotti e propagandisti delle stesse istituzioni corrotte.
Ora ci sono tante istituzioni accademiche, conferenze, fondazioni, gruppi di riflessione, istituti  politici e corsi universitari che proclamano le virtù dell”intervento umanitario’, che ha acquisito lo status di dogma. La ripetizione e la riproduzione di questo dogma da parte degli insegnanti del mondo accademico neoliberista ha trasformato ciò di cui la ragione critica normalmente si fa beffe, in un principio a priori della ‘governance globale’. Nel capitolo 22 del suo lavoro sul diritto internazionale De Juri Belli ac Pacis, (Sulla Legge di Guerra e pace), il grande giurista olandese del 17° secolo Ugo Grozio, scrisse: ‘Alcune guerre sono fondate su motivazioni reali ed altre solo su pretesti coloriti. Questa distinzione è stata notata da Polibio, che chiama i pretesti profaseis e le cause reali aitias. Così Alessandro fece guerra a Dario con il pretesto di vendicare le mancanze compiute dai persiani ai greci. Ma il vero motivo di quell’eroe coraggioso e intraprendente era la facile acquisizione di ricchezza e dominio, come le spedizioni di Senofonte e Agesilao gli avevano fatto capire‘. [13]
Poco è cambiato dai tempi di Alessandro Magno. Le guerre sono ancora combattute per saccheggiare e promuovere l’impero. Il vocabolario di Polibio su ‘profaseis’ e ‘aitias’ sarà ancora utile. Dall’inizio dell’incubo siriano nel 2011, il ‘profaseis’ propagato dalle agenzie mediatiche aziendali, che chiede l’intervento militare in Siria, sarebbe il desiderio di ‘proteggere i civili’ da un ‘regime brutale’. Solo gli ingenui e gli ignoranti possono ancora difendere queste sciocchezze mentre le stesse agenzie mediatiche hanno finalmente ammesso che l”opposizione’ è di fatto formata da al-Qaida, un dato fattuale che i media alternativi sottolineano dall’inizio delle violenze a Daraa, nel marzo 2011. L”Aitias” della NATO in questo conflitto è chiaro: spezzare e distruggere uno Stato sovrano indipendente, saccheggiarne tutte le risorse, stuprare e terrorizzare i suoi cittadini fino alla sottomissione scatenando sulla popolazione squadroni della morte di drogati e ipnotizzati, incolpando di tutto ciò costantemente il ‘regime’, per poi finire il Paese con una campagna di bombardamenti aerei intensi prima di insediare una mafia a governare il Paese. Infine, definire questo olocausto libertà e chiamare l’olocausto democrazia, è una formula collaudata che ora viene diffusa in tutto il mondo dalla megalomania della NATO che punta alla supremazia globale.
Ancora Grozio: “Altri pretesti fabbricati, anche se plausibili a prima vista, non sopporterebbero l’esame e la prova della rettitudine morale e, quando spogliati del loro travestimento, tali pretesti saranno trovati issati sull’ingiustizia. In tali conflitti, dice Livio, non è la prova della giustizia, ma un qualche oggetto di ambizione segreta e indisciplinata, che agisce come molla principale. La maggior parte delle potenze, dice Plutarco, impiegano le situazioni relative di pace e di guerra come una specie di moneta, per acquisire tutto ciò che ritengono opportuno.” Nell’Europa del 17° secolo di Ugo Grozio, devastata dalla guerra, stabilire la distinzione tra profaseis e aitias oppure tra pretesti e motivazioni reali per la guerra non era considerato eresia nel rigoroso dominio del discorso giuridico. Oggi, coloro che fanno tali distinzioni vengono tacciati di essere dei “complottisti paranoici”. In una intervista dal titolo ‘Il pensiero critico come solvente della Doxa’, il sociologo francese Loic Wacquant sostiene che ‘mai prima d’ora il falso pensiero e la falsa scienza sono stati così prolissi e onnipresenti.’ [14]
In questa epoca d’illegalità tecnologica, i precetti fondamentali del diritto internazionale e nazionale vengono smantellati. Con la promulgazione del Patriot Act e ora del National Defense Authorization Act, gli Stati Uniti regrediscono al tipo di tirannia giuridica che ha preceduto la stesura della Petizione dei Diritti in Inghilterra nel 1628, un documento che denunciava la detenzione senza processo, le torture e la legge marziale e forniva le basi giuridiche e morali per la rivoluzione inglese del 1640.

Conclusione
È necessario, dunque riflettere sulla guerra in corso nel Levante. Quello a cui assistiamo è la distruzione del sistema statale di Westfalia e un ritorno al caos della guerra dei trent’anni del 17° secolo, ma questa volta ai confini dell’Europa, dove il principio del bellum se ipsum alet, la guerra alimenterà se stessa, viene sfruttato dalle società militari private, da narcobande, reti terroristiche e organizzazioni criminali internazionali legate, direttamente e indirettamente, agli apparati ideologici statali delle potenze atlantiche. E così, l’UCK ha addestrato l”Esercito libero siriano’, mentre il Gruppo combattente islamico libico ha anche aderito alla ‘guerra santa’ in Siria. Come nella guerra dei Trent’anni, le bande armate mercenarie si finanziano saccheggiando le economie locali e vendendo il loro bottino di contrabbando. Intere fabbriche in Siria sono state smontate e rubate dai mercenari al servizio di Turchia e Qatar, mentre il commercio di droga è ora in forte espansione come mai prima. Quando un Paese viene distrutto e ridotto in feudi ed emirati dispotici, le società occidentali si muovono con le loro imprese militari private e procedono a saccheggiare le risorse del Paese, senza essere ostacolate dalle norme e dai regolamenti dello Stato Sovrano. Le orde del terrorismo poi passano al successivo Paese sulla lista nera della NATO. Questa è la strategia del caos della NATO, una forma di guerra liquida che si sta diffondendo rapidamente in tutto il Sud del mondo.
Data la criminalità delle compagnie petrolifere occidentali, in passato, forse non è del tutto sorprendente che oggi, sotto forma di UE, procedano apertamente all’acquisto di petrolio da  organizzazioni terroristiche. Ciò che è sorprendente, tuttavia, è la morbosa spensieratezza delle popolazioni in Europa. Come possono esserci così tante persone “rispettabili” nei nostri media e nelle istituzioni accademiche pronte a collaborare con i mafiosi? Perché ci sono state poche  manifestazioni di rilievo contro la NATO? Come è possibile che i poteri forti siano sempre autorizzati a farla franca con tale criminalità assoluta? Il poeta latino Orazio scrisse ‘neglecta solent incendia sumere vires’, un fuoco trascurato raccoglie sempre forza. Dalla distruzione della Repubblica Democratica dell’Afghanistan a opera dei terroristi mujahidin filo-occidentali, nel 1979, gli Stati sovrani sono caduti preda di mercenari e bande terroristiche sostenute dall’imperialismo occidentale, mentre le libertà civili sono state ridotte, in America e in Europa, in nome della ‘guerra al terrorismo’. Il fuoco allora si è diffuso nell’ex Jugoslavia, Ruanda, Costa d’Avorio, Sudan, Somalia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Cecenia, Libia e ora Siria. Se i popoli non si svegliano e mobilitano contro i criminali che pianificano queste guerre, le fiamme della distruzione alla fine ritorneranno sotto forma di legge marziale, e un fascista panopticon stato di polizia sarà ritenuto necessario, durante il perseguimento di una terza guerra mondiale contro l’Iran, la Russia e la Cina. Se questo fuoco del terrorismo non verrà spento in Siria, si propagherà in Caucaso, Asia centrale, Russia e Cina orientale fino a quando qualsiasi ostacolo alla corsa della NATO al ‘dominio ad ampio spettro’ verrà eliminato e un iper-Stato tirannico aziendale dominerà il pianeta.
Le guerre mondiali sono esplose in passato, e data la scellerata volontà-di-potenza dei nostri attuali governanti, non vi è ragione di credere che una guerra mondiale non scoppi più. Molti in occidente, abituati alla violenza televisiva e all’indifferenza verso guerre lontane, hanno la tendenza a credere che la politica sia un campo che non li riguardi. Ma come dice il politico francese Charles de Montalambert, ‘Vous avez beau ne pas vous occuper de politique, la politique s’occupe de vous tout de même.’ [E' facile per voi non occuparvi della politica, ma la politica, tuttavia, si occuperà di voi lo stesso]. Alla luce degli eventi attuali, tale affermazione merita una riflessione.

Note
[1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14]

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qatar, campione di bugie e di occultamenti

Majed Nehme Le Grand Soir 29 aprile 2013

xin_0620306302006968138266AFRICA-ASIA: Senza sponsor e in piena indipendenza, controcorrente rispetto ai libri attualmente ordinati e recentemente pubblicati in Francia sul Qatar, Nicolas Beau e Jacques-Marie Bourget* hanno indagato su questo piccolo Stato tribale, oscurantista e ricco, che a colpi di milioni di dollari e di false promesse sulla democrazia, vuole giocare nel cortile dei grandi imponendo a tutto il mondo la sua interpretazione fondamentalista del Corano. Un lavoro rigoroso e appassionante sulla dittatura morbida, di cui ci parla Jacques-Marie Bourget. Scrittore ed ex giornalista nell’editoria francese, Jacques-Marie Bourget ha seguito molte guerre: Vietnam, Libano, El Salvador, la Guerra del Golfo, la Serbia e il Kosovo, Palestina… a Ramallah un proiettile israeliano lo ferì gravemente. Conoscitore del mondo arabo e di quello occulto, ha pubblicato lo scorso settembre, con il fotografo Marc Simon, Sabra e Shatila nel cuore (Erick Bonnier Publishing, vedasi Africa-Asia ottobre 2012). Nicolas Beau è stato a lungo giornalista investigativo di Libération, Le Monde e Canard Enchainé prima di fondare e dirigere il sito satirico francese Bakchich.info. Ha scritto libri d’inchiesta su Marocco, Tunisia e Bernard-Henri Lévy.

Cosa ti ha portato a scrivere un libro sul Qatar?
Il caso e la necessità. Ho visitato il Paese diverse volte e sono tornato impressionato dal vuoto che emerge a Doha. Si ha l’impressione di stare in un Paese virtuale, una sorta di video globale. Mi sono interessato a capire come un tale piccolo Stato artificiale possa avere, grazie ai dollari e alla religione, un posto del genere nella storia che viviamo. D’altra parte, all’altra estremità della catena, con l’indagine nelle periferie francesi fatta dal mio co-autore Nicolas Beau, ci siamo subito convinti che vi sia una strategia affinché il Qatar diventi finalmente il padrone dell’Islam anche in Francia e in tutto il Medio Oriente e l’Africa. Imponendo la propria interpretazione del Corano, il wahhabismo, quindi essenzialmente una interpretazione salafita, fondamentalista, degli scritti del Profeta. L’esternalizzazione dell’educazione religiosa in Francia agli imam musulmani nominati dal Qatar sembrava incompatibile con l’idea e i principi della Repubblica. Immaginate il Vaticano che diventa improvvisamente produttore di gas, usare i suoi miliardi per congelare il mondo cattolico nelle idee fondamentaliste di Mons. Lefebvre, questi gruppuscoli fondamentalisti che dimostrano violentemente contro il “matrimonio per tutti” in Francia. La nostra società diventerebbe insopportabile, l’oscurantismo e il fondamentalismo sono i peggiori nemici della libertà.
In questo piccolo Paese, abbiamo iniziato pubblicando un dossier per una rivista. Ma l’abbiamo subito trasformato in un libro. Il paradosso del Qatar, che predica la democrazia, senza applicarne un grammo a casa sua, ci ha colpiti. Il nostro libro verrà certamente definito animato da malafede, il pamphlet che colpisce il Qatar… ciò è sbagliato. In questo ambito non abbiamo né controllo, né incontrato amici e sponsor. Per svolgere questo lavoro, è stato sufficiente leggere e osservare. Osservando il Qatar per quel che è: un micro-impero controllato da un satrapo, una dittatura sorridente.

Negli ultimi anni, questo piccolo petro-emirato geopoliticamente insignificante è diventato, almeno mediaticamente, un attore politico che vuole giocare ai grandi e influenzare la storia del mondo musulmano. È megalomania? Il Qatar segue un progetto che lo trascende?
C’è un delirio di grandezza, che viene incoraggiato dai consiglieri e cortigiani che sono riusciti a convincere l’emiro che è sia uno zar che il comandante dei fedeli. Ma è marginale. L’altra verità è, secondo noi, che per paura del suo vicino e potente nemico Arabia Saudita, imita la rana. Senza avere centinaia di migliaia di chilometri quadrati nel Golfo, il Qatar occupa una superficie politico-mediatica, un impero di carta. Doha ritiene che questa espansione sia un mezzo di protezione e sopravvivenza. Infine, vi è la religione. Un profondo sogno messianico cresce a Doha, la conquista di anime e territori. Qui si può confrontarlo con il piccolo Vaticano, che nel XIX.mo secolo inviava missionari in ogni continente. L’emiro è convinto di poter nutrire e far crescere la rinascita dell’Umma, la comunità dei credenti. Questa strategia ha due facce, quella di un possibile incidente, e l’ambizione di portare i sogni del Qatar troppo lontano dalla realtà. Da non dimenticare, inoltre, che Doha occupa un posto vuoto, a suo tempo lasciato dall’Arabia Saudita coinvolta negli attentati dell’11 settembre e costretta ad essere più discreta verso jihad e wahhabismo. Lo scandaloso via libera di cui gode il Qatar nell’aderire alla Francofonia, contribuisce all’obiettivo della “wahhabizzazione” dell’Africa, dove le istituzioni che promuovono la lingua francese possono essere trasformate in scuole islamiche, e Voltaire e Hugo essere sostituiti dal Corano.

Questa megalomania può rivoltarsi contro l’attuale emiro? Soprattutto se guardiamo la breve storia di questo emirato, creato nel 1970 dagli inglesi, scandito da colpi di Stato e rivoluzioni di palazzo.
Megalomania e ambizione dell’emiro Al-Thani sono, è vero, tranquillamente criticati dai “vecchi amici” del Qatar. Alcuni sostengono che il sovrano è un re malato, spingendo l’ascesa al trono del figlio designato come erede, il principe Tamim. Una volta al potere, il nuovo padrone ridurrebbe le ambizioni, tra cui il sostegno di Doha ai jihadisti, come nel caso di Libia, Mali e la Siria. Questa opzione è assai ben considerata dai diplomatici statunitensi, preoccupati da questo nuovo radicalismo islamista nel mondo. Quindi, va ricordato, il Qatar è innanzitutto uno strumento della politica di Washington, con cui è legato da un patto d’acciaio. Detto questo, promuovere Tamim non è semplice in quanto l’emiro, che scacciò il padre con un colpo di Stato nel 1995, non ha annunciato il suo ritiro. Inoltre, il primo ministro Jassim, cugino dell’emiro, l’onnipotente e ricco “HBJ”, non ha intenzione di lasciare un centimetro del suo potere. Meglio: se necessario, gli Stati Uniti sono disposti a sacrificare l’emiro e il figlio per insediarvi “HBJ”, devoto anima e corpo a Washington e Israele. Nonostante l’opulenza che mostra, l’emirato non è così stabile come sembra. Sul fronte economico, il Qatar è indebitato a tassi “europei” e lo sfruttamento del gas di scisto è una dura concorrenza, a partire dagli Stati Uniti.

La presenza della più grande base statunitense al di fuori degli Stati Uniti, sul suolo del Qatar, può essere considerata come una polizza di assicurazione per la sopravvivenza del regime o piuttosto è una spada di Damocle che sarà fatale nel prossimo futuro?
La presenza della grande base al-Udai è un’immediata assicurazione sulla vita per Doha. Gli USA hanno qui un luogo ideale per monitorare, proteggere o attaccare a volontà la regione. Proteggere l’Arabia Saudita e Israele dagli attacchi dell’Iran. La Mecca ebbe le sue rivolte, l’ultima repressa dal capitano Barril e dalla logistica francese. Ma Doha potrebbe conoscere una rivolta guidata da pazzi di Allah scontenti della presenza del “Grande Satana” nella terra wahhabita.

Questo regime, dall’aspetto moderno, è fondamentalmente tribale e oscurantista nella realtà. Perché così poche informazioni sulla sua vera natura?
A rischio di essere noioso, finalmente il pubblico deve sapere che il Qatar è il campione del mondo della doppia morale: quella della menzogna e della dissimulazione come filosofia politica. Ad esempio, da Doha partono aerei per bombardare i taliban in Afghanistan, mentre questi guerriglieri religiosi hanno un ufficio di coordinamento a Doha, a pochi chilometri dalla base da cui decollano i caccia che li uccidono. Questo si applica in tutti i settori, anche nel caso della politica interna di questo piccolo Paese. Guardate quello che sta succedendo in questo angolo di deserto. Le libertà sono assenti, si praticano punizioni corporali, la lettre de cachet, ovvero l’incarcerazione senza accusa, è una pratica comune. Il voto non esiste che per eleggere alcuni consiglieri, così come associazioni e partiti politici sono vietati, come anche la stampa indipendente… Una costituzione redatta dall’emiro e dal suo clan, non viene nemmeno applicata in tutti i suoi articoli. Un milione e mezzo di lavoratori stranieri impiegati in Qatar, la sua colonna vertebrale, sono sottoposti a ciò che le associazioni dei diritti umani chiamano “schiavitù”. Questi sfortunati, privati dei loro passaporti e pagati con una miseria, sopravvivono in odiosi campi senza il diritto di lasciare il Paese. Molti di loro, aggrappandosi al cemento dei grattacieli che costruiscono, muoiono d’infarto o precipitando (diverse centinaia di morti ogni anno).
La “giustizia” a Doha viene amministrata direttamente dal palazzo dell’emiro, attraverso giudici che sono spesso dei mercenari provenienti dal Sudan. Sono coloro che hanno condannato il poeta al-Ajami all’ergastolo, perché ha pubblicato su internet una battuta su al-Thani. Osserviamo una doppia morale: poiché questo letterato non è Solzhenitsyn, nessuno pensa di marciare a Parigi per difendere il martire della libertà. Con un aneddoto, quest’anno, poiché il suo insegnamento non era “islamico”, una scuola francese a Doha è stata semplicemente tolta dalla lista delle istituzioni gestite da Parigi.

Fermiamoci qui, perché la situazione dei diritti in Qatar è un attentato permanente ai diritti.
Eppure si cade sul famoso paradosso, Doha non esita, fuori del suo territorio, a predicare la democrazia. Il miglior forum annuale su questo tema viene organizzato nella capitale. Il suo titolo, “Democrazia nuova o restaurata“, mentre in Qatar non c’è democrazia che sia “nuova” o “restaurata”… Secondo la classifica di The Economist, solo in termini di democrazia, il Qatar è il 136.mo su 157 Stati, classificatosi dietro la Bielorussia. Stranamente, mentre tutte le anime belle evitano il dittatore baffuto Lukashenko, non provano vergogna o rabbia a stringere la mano ad al-Thani. E l’inferno del Qatar non impedisce ai grandi difensori dei diritti umani, tra cui gli ospiti francesi, di venire a prendersi il sole di Doha: Segolene Royal, Najat Belkacem-Vallaud, Dominique de Villepin, Bertrand Delanoë.

Come può un Paese che è essenzialmente antidemocratico presentarsi quale promotore della primavera araba e della libertà di espressione?
Alla luce della “primavera araba” il Qatar ha un ruolo fondamentale, si osservano due fasi. In un primo momento, Doha urla assieme alla gente giustamente indignata. Questo si chiama “democrazia e libertà”. Abbattuti i dittatori, il potere viene preso dai Fratelli musulmani, che sono i veri alleati di Doha. E dimenticano le parole d’ordine di ieri. Come indicato nei supermercati, “libertà e democrazia” sono solo prodotti di grido, sono solo “com” (propaganda). Se il coinvolgimento del Qatar nella “primavera” è apparso sorprendente, è la strategia di Doha che resta discreta. Da anni l’emirato ha rapporti molto stretti con i militanti islamici perseguitati dai potentati arabi, ma anche con gruppi di giovani blogger e utenti di Internet cui offrono corsi sulla “rivolta nella rete.” La politica dell’emiro è duplice. In primo luogo, spediscono avanti la “facciata” dei giovani con i loro Facebook e blogger, ma a mani nude davanti ai fucili della polizia e dei militari. Sconfitti questi, sgomberato il campo, giunge il momento di spiattellare questi islamisti tenuti al caldo e in riserva, sacralizzati dalle saghe eroiche ingigantite da al-Jazeera.

Come si spiega il coinvolgimento diretto del Qatar prima in Tunisia e Libia, e ora in Egitto, nel Sahel e in Siria?
In Libia, come dimostriamo nel nostro libro, l’obiettivo era sia di ripristinare il regno islamico di Idriss che tentare di prendere il controllo di 165 miliardi, l’ammontare del risparmio nascosto da Gheddafi. Nel caso della Tunisia e dell’Egitto, vi è l’applicazione della strategia fredda per “ridisegnare il Medio Oriente”, degno dei “neocon” statunitensi. Ma, ancora una volta, non fu solo  il Qatar che ha rovesciato Ben Ali e Mubaraq, la loro caduta è stata inizialmente il risultato della loro corruzione e della loro politica tirannica e cieca. Nel Sahel, i missionari del Qatar sono presenti da cinque anni. Con le reti delle moschee, l’applicazione sapiente della zaqat, la beneficenza islamica, il Qatar si è ritagliato nel Niger e in Senegal un territorio dipendente dal seno dorato di Doha. Inoltre, in Niger, come in altri Paesi poveri nel mondo, il Qatar ha acquistato centinaia di migliaia di ettari trasformando dei poveri affamati in “contadini senza terra”. Alla fine del 2012, quando i jihadisti presero il controllo del nord del Mali, fu osservato che i membri della mezzaluna rossa del Qatar si recavano a Gao per aiutare i terribili killer del MUJAO…
La Siria è un’estensione del campo della lotta con, in aggiunta, una esagerazione: mostrare concorrenza perfino con il nemico saudita nel sostegno alla jihad. Ecco, è difficile leggere chiaramente lo scopo politico dei due migliori amici del Qatar, gli Stati Uniti e Israele, poiché Doha sembra giocare con il fuoco dell’Islam radicale…

Fatah accusa il Qatar di seminare discordia e divisione tra i palestinesi sostenendo pienamente Hamas, che fa parte della nebulosa della Fratellanza musulmana. Per molti osservatori, questa strategia avvantaggia solo Israele.  Sei d’accordo con questa analisi?
Quando si vuole discutere del volto politico del Qatar verso i palestinesi, dobbiamo attenerci alle immagini. Tzipi Livni, che con Ehud Barak fu il perno dell’Operazione Piombo Fuso a Gaza, nel 2009, che fece 1.500 morti, fa regolarmente shopping nei centri commerciali di Doha. Ne approfitta quando viaggia per salutare l’emiro. Un sovrano che, durante una visita segreta, si recò a Gerusalemme per visitare la signora Livni… Ricordiamoci del patto firmato da un lato da HBJ e dal sovrano al-Thani e dall’altro dagli Stati Stati: la priorità è aiutare la politica di Israele. Quando il “re” di Doha arrivò a Gaza, promise milioni, un modo di coinvolgere Hamas nel clan dei Fratelli musulmani, spezzando al meglio l’unità palestinese. Si tratta di una politica patetica. Ora, Mishaal, capo di Hamas, vive a Doha nel palmo della mano dell’emiro. Il suo sogno, avendo Hamas abbandonato ogni idea di lotta, è mettere Mishaal alla guida della Palestina annessa alla Giordania, una volta abbattuto re Abdullah. Israele potrebbe quindi estendersi in Cisgiordania. Interessante fantapolitica.

Il Qatar ha “comprato” l’organizzazione della Coppa del Mondo di calcio nel 2022?
Un grande e vecchio amico del Qatar ha detto: “Il loro dramma è che riescono sempre a farsi dire che “ancora una volta, hanno pagato””. Certo, vi sono dei sospetti. Si noti che le federazioni sportive sono così sensibili alla corruzione che con il denaro, l’acquisto di una gara è possibile. Lo abbiamo visto con le Olimpiadi stranamente attribuite a degli outsider…

Nella disputa di confine tra Qatar e Bahrain, si è scoperto che uno dei giudici della Corte internazionale di giustizia dell’Aja è stato comprato dal Qatar. Il caso può essere rivisto alla luce di queste rivelazioni?
Un libro, uno serio, recentemente pubblicato suggerisce una possibile manipolazione del Qatar durante il giudizio arbitrale che ha risolto la controversia di confine tra il Qatar e il Bahrain. La posta in gioco è alta, perché sotto il mare e le isole, c’è il gas. Un esperto mi ha detto che questa rivelazione potrebbe essere utilizzata per riaprire il caso davanti alla Corte dell’Aja…

I legami pericolosi tra il francese Sarkozy e il Qatar continuano con François Hollande. Come si spiega questa continuità?
Parlando del Qatar, si parla di Sarkozy e viceversa. Dal 2007 al 2012, diplomatici e spie francesi ne sono testimoni, è l’emiro che ha impostato la “politica araba” della Francia. E’ divertente sapere oggi che Bashar al-Assad è stato l’uomo che ha introdotto i “Sarkozi” presso l’allora suo migliore amico, l’emiro del Qatar. Non vi è alcuna buona commedia senza traditori. Gheddafi è stato un altro grande amico di al-Thani, è l’emiro che ha facilitato il divertente soggiorno del colonnello e della sua tenda a Parigi. Senza menzionare casi incidenti come l’epopea del rilascio delle infermiere bulgare. Il rapporto tra il Qatar e Sarkozy è sempre stato sostenuto da prospettive finanziarie. Doha oggi ha promesso d’investire 500 milioni di euro in un fondo d’investimento che dovrebbe essere lanciato dall’ex presidente francese a Londra. Lo scambio di buone pratiche avviene con la propaganda o la mediazione di avventure, come quelle sportive, in Qatar.
François Hollande, in rapporto al Qatar, è in bilico. Un giorno il Qatar è il “partner indispensabile” che ha salvato, nella sua roccaforte di Tulle, la fabbrica di borse Tanner, il giorno dopo, bisogna stare in guardia dai suoi amici jihadisti. Nessuna politica è saldamente disegnata, e i diplomatici del Quai d’Orsay nominati da Sarkozy, continuano a giocare la partita di una Doha che deve rimanere l’amica numero uno. In tempi di crisi, gli ambiti miliardi di al-Thani comportano, inoltre, una qualche forma di amicizia nel nome di uno slogan falso e ridicolo secondo cui il Qatar “può salvare l’economia francese”… La realtà è meno entusiasmante: tutti gli investimenti industriali di Doha in Francia sono fallimentari… resta solo l’investimento nel mattone, la vecchia calza di ogni ricchezza. Notiamo ancora un’altra patetica spaccatura: Hollande ha mandato il suo ministro della difesa a Doha per cercare di compensare i costi dell’operazione militare francese in Mali, condotta contro i jihadisti ben visti dall’emiro.

*Le Vilain Petit Qatar – Cet ami qui nous veut du mal, Jacques-Marie Bourget e Nicolas Beau, ed.  Fayard, 300 p., 19 euro

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Vedasi: Qatar – L’assolutismo del XXI.mo secolo

La Turchia avrebbe usato armi chimiche in Siria

544174Christof Lehmann (Nsnbc) – La rinnovata recrudescenza diplomatica sull’uso di armi chimiche in Siria, con le bellicose minacce terroristiche del governo degli Stati Uniti, ha preso una piega sorprendente, mentre emerge che gli autori del crimine, assai probabilmente sono degli ufficiali turchi in Siria. Truppe e piloti turchi durante la settimana scorsa sono stati coinvolti in battaglie campali, al fianco del corpo mercenario terrorista di al-Nusra, nel tentativo di sequestrare la base aerea Ming vicino Aleppo, suscitando i sospetti che l’alleanza anti-siriana abbia preparato dei pretesti politici e militari per un altro intervento in stile Iraq e Libia.
Secondo fonti militari e il giornale siriano al-Watan, truppe di terra e piloti turchi sono direttamente coinvolti in battaglie campali per la base aerea di Ming, a nord della città siriana di Aleppo. Le truppe turche, secondo l’esercito siriano, combattono al fianco del corpo mercenario terrorista di al-Nusrah, affiliato ad al-Qaida, così come altre organizzazione di mercenari stranieri provenienti da Paesi come Tunisia e Libia. La presenza delle truppe turche nella battaglia per l’aerodromo di Ming non è la prima prova che ne indica la presenza operativa in Siria. I giornalisti hanno più volte documentato la presenza di ufficiali turchi in Siria, che distribuivano vasti carichi di armi alle brigate terroriste e mercenarie.
Nella base aerea di al-Ming, presso Aleppo, tuttavia le truppe turche avrebbero attivamente preso parte nelle battaglie campali contro l’esercito siriano. Secondo quanto riferisce il cosiddetto “Esercito libero siriano” la battaglia per conquistare e proteggere il campo d’aviazione presso Aleppo ha la priorità più alta. Mentre le battaglie campali tra forze siriane e il corpo di mercenari e truppe turche, che cercano di occupare l’aerodromo Ming “ad ogni costo” imperversa da giorni, l’attenzione dei media mondiali è perlopiù focalizzata sulla nuova recrudescenza diplomatica sulle armi chimiche. Il presidente degli Stati Uniti Obama ha già detto che l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito siriano sarebbe un “cambio del gioco”. Durante l’ultima riunione degli Amici della Siria a Roma, il segretario di Stato statunitense ha affermato che “ci sarebbe bisogno di un ‘cambio del gioco‘”, e dalle ultime informazioni risulta che l’alleanza anti-siriana, guidata dagli USA, sia direttamente coinvolta nella realizzazione del “cambio di gioco”, o di un pretesto per aumentare la pressione militare contro la Siria, provocando un incidente con armi chimiche.
Il ministro delle Informazioni siriano, Umran al-Zubi, che all’inizio di questa settimana si è recato in visita ufficiale a Mosca su invito della Duma di Stato russa, in conferenza stampa ha dichiarato che “Le armi chimiche usate dai terroristi a Khan al-Assal, nella provincia di Aleppo, probabilmente erano arrivate dalla Turchia”. Al-Zubi ha sottolineato che “le accuse occidentali secondo cui l’esercito siriano ha usato armi chimiche a Khan al-Assal o altri settori non sono credibili”. La dichiarazione di al-Zubi è fortemente sostenuta dalla precedente produzione di false affermazioni e di prove fasulle di USA e Regno Unito su presunte armi di distruzione di massa, allo scopo di  creare un pretesto per l’intervento militare unilaterale e illegale. La dichiarazione di al-Zubi è inoltre supportata da una relazione sul sito del canale RussiaToday che riporta al-Zubi affermare che il missile che ha colpito Khan al-Assal è stato lanciato da una zona dove erano presenti i terroristi, non lontano dal territorio turco. Al-Zubi ha sottolineato che “il governo siriano ha preso l’iniziativa di chiedere un’indagine sulla vicenda e ha ribadito il sostegno della Siria a che esperti russi  conducano le indagini sull’uso di armi chimiche a Khan al-Assal”. Rispondendo ad una domanda sulle accuse occidentali, che sostengono che le armi chimiche sono state utilizzate dall’esercito siriano in altri settori, il ministro dell’Informazione ha detto: “Le accuse anglo-statunitensi e occidentali in generale, su quel piano non hanno alcuna credibilità.” Al-Zubi ha accusato l’occidente di essere direttamente responsabile di quanto accaduto a Khan al-Assal, dicendo: “Ora vogliono nascondersi dietro queste chiacchiere ‘false e inventate’ per giustificare il loro silenzio e fallimento sulla missione d’inchiesta richiesta dalla Siria, cercando così di scagionare i terroristi”.
Mentre i principali media mondali si concentrano sul presunto utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito siriano, ignorano l’importanza del fatto che truppe turche, e di fatto della NATO, siano direttamente coinvolte nelle operazioni contro l’esercito siriano, e che truppe turche/NATO combattano al fianco di organizzazioni terroristiche sponsorizzate da Stati, che cercano di conquistare e occupare la base aerea, il cui valore strategico non può essere sottovalutato. La base aerea, se presa, potrebbe fungere da hub logistico per incrementare l’invio di armamenti, l’infiltrazione e l’esfiltrazione di forze speciali, e da importante base di rischieramento delle truppe in caso di aggressione militare palese e su larga scala contro la Siria. Inoltre, le implicazioni giuridiche e politiche del coinvolgimento delle truppe NATO in operazioni di combattimento, e il loro coinvolgimento nell’uso di armi chimiche, in effetti, potrebbe essere il punto di svolta che assicuri un più diretto coinvolgimento della Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’interferenza criminale dei Medici Senza Frontiere in Siria al fianco dei gruppi terroristici

Silvia Cattori – CounterPsyops

Lettera a Medici Senza Frontiere, in risposta ai suoi appelli per le donazioni da una persona di nazionalità siriana. Risposta ai messaggi pubblicitari di appello per le donazioni del febbraio 2013 di Medici Senza Frontiere
Medici Senza Frontiere 8 rue St Sabin 75011 Parigi
Majd Haddad, 15 marzo 2013

haf-as1Siria: L’interferenza di Medici Senza Frontiere (MSF) insieme ai gruppi terroristici è criminale
Infatti, perché i vostri amici, i presunti combattenti dell’esercito libero siriano, armato e finanziato dalle monarchie petrolifere del Golfo (come chiaramente voi stessi in Siria) e dalle potenze occidentali, in stretta collusione con i Fratelli musulmani, prendono di mira i popoli che voi dite “non chiedono”? Ve lo dico io, ma non è sicuro che sentirete il mio messaggio, poiché avete preso partito con le bande armate che danneggiano e odiano il popolo siriano, in modo evidente e senza  scusanti: la destabilizzazione della Siria sovrana è gestita da chi vuole piegare questo anello chiave dell’asse di resistenza a Israele. Se volete sapere che cosa “il popolo ha chiesto”, sappiate che ha sempre chiesto al suo governo e alle sue forze armate di proteggerlo dagli attacchi delle bande armate che si definiscono “opposizione” (soprattutto quando osservatori internazionali circolavano in Siria, e l’esercito non doveva intervenire), il “Popolo”, la grande maggioranza del popolo siriano, ha chiesto la fine delle sanzioni economiche manifestando in maniera massiccia [1] e tutti i giorni contro le interferenze, il “popolo” si è organizzato in comitati di difesa di quartiere, i volontari sono sempre più numerosi. Il popolo siriano, nella sua maggioranza, sostiene il suo governo perché garantisce la stabilità del Paese e la sua varietà
Non dovreste parteggiare,… ma tanto!
Le vostre azioni “umanitarie” in Siria, imbarcate dagli uomini armati dell’ESL, il vostro pregiudizio, la vostra propaganda in favore dell’”opposizione” militarizzata, in maggioranza dei mercenari legati ad al-Qaida e sostenuta da potenze straniere, vi rende complici di questi nemici che causano atroci sofferenze al popolo siriano, così come i media dominanti. [2] I falsi testimoni che dite di avere ascoltato in Libano, e che presentate alla stampa come affidabili, hanno ampiamente utilizzato la propaganda della propria organizzazione in favore di queste bande di estremisti che mettono a ferro e fuoco la Siria. Abbiamo scoperto che nessuno di questi “testimoni che sostenevano di essere stati perseguitati dal governo siriano negli ospedali, in quanto feriti“, parlava con accento siriano! Le vostre affermazioni che nessun giornalista, Silvia Cattori a parte, ha avuto cura di verificare, si rivoltano contro di voi. Le vostre storie sono un’operazione di propaganda, tramite Peillon e Bérès, per accusare il governo siriano di sparare sui civili e di aver distrutto centri sanitari. E per nascondere che ONG e medici arabi ben finanziati e attrezzati dal Qatar erano sul posto [3].
Non c’è nulla di umanitario nel vostro impegno in Siria! [4]
Tutto questo ci porta a credere che voi siete i leader di una ONG canaglia che in certi contesti bellici ha il compito di sostenere l’intervento diretto o indiretto di potenze come la Francia, appoggiandosi sui terroristi, in grande maggioranza mercenari, per raggiungere i propri scopi. La rispettabilità e la simpatia di medici dediti a salvare vite umane è completamente eterodiretta da medici “spioni” come Jacques Beres, finanziati e manipolati da associazioni musulmane, come dimostrato da una discussione con i vostri sponsor, che sottoponiamo alla vostra attenzione qui sotto (*). Pertanto, la definizione delle vostre presunte azioni come “eroiche”, è spregevole. Non soccorrete il popolo siriano, contrariamente a quanto sostenete, ma avvantaggiate coloro che vi pagano. Quindi ritengo che sia così in tutte le vostre operazioni, e non c’è ragione che siate leali altrove, e disonesti solo nel caso della Siria. Bisogna essere chiaroveggenti per sapere che il vostro aiuto va ai cosiddetti ribelli, ai terroristi che distruggono la Siria, il suo popolo, il suo passato e probabilmente il suo futuro? Ai saccheggiatori scatenati dei siti storici? Ai saccheggiatori dell’economia e dell’industria? [5] Ai creatori di orfani e vedove? Ai tagliagole mercanti di terrore? Agli attentatori, ai kamikaze che non esitano a colpire l’Università di Aleppo massacrando centinaia di studenti? Se effettivamente parlate con dei profughi, sappiate che lo sono dall’arrivo di questi pazzi di Allah, drogati e fanatici che voi stessi soccorrete. (Sono gli stessi contro cui la Francia si batterebbe in Mali)?
Gli ospedali sono stati presi di mira” dite, certo, ma anche linee elettriche, scuole, edifici pubblici, l’elenco è lungo, e sempre da parte dei vostri amati liberatori. [6] Bande armate massacrano, assaltano, assassinano, attaccano edifici governativi e sabotano linee ferroviarie. Sul finanziamento: Nel tentativo di distruggere il regime siriano, l’organizzazione dei Fratelli musulmani ha un obiettivo comune con Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, la cui paranoia anti-sciita ha raggiunto il  culmine con le vicende in Bahrain. Wikileaks ha rivelato come l’Arabia Saudita sia ansiosa di vedere gli Stati Uniti attaccare l’Iran. Un riflesso è la distruzione della relazione strategica tra Iran, Hezbollah e Siria. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita potrebbero avere ragioni leggermente diverse nel volere la distruzione del regime baathista dominato dagli alawiti a Damasco… ma ciò che conta è che vogliono distruggerlo… Gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per accaparrarsi la Siria. Forniscono sostegno finanziario ai leader dell’opposizione in esilio. [7]
I colpi di mortaio” cadono continuamente ad opera dei cosiddetti “liberatori”! “Le guerre sono sempre sporche” dite, come fosse una fatalità, benché voi siate gli angeli custodi dei guerrafondai!Vi infiltrare in Siria in modo clandestino. In effetti, sembra che sia eccitante e adrenalinico! Ma perché non farlo legalmente, come la Croce Rossa, se volete veramente essere efficaci e fedeli ai vostri presunti principi? La vostra carta costitutiva non permette, per quel che ne so, di entrare illegalmente in Siria, ma ve ne vantate. “Dato lo stato del sistema sanitario siriano dopo quasi due anni di conflitto…” dite? Ma non è normale quando la Siria viene punita con un embargo? Embargo che penalizza e soffoca il popolo, non il governo, di cui volete avere la pelle a tutti i costi. Il governo di uno Stato che è l’ultimo baluardo secolare della regione che questi presunti liberatori vogliono distruggere, e che voi andate a curare nelle zone che occupano con la forza (non nascondendolo e dichiarandolo apertamente). Lo Stato siriano è il garante della libertà religiosa di fronte all’instaurazione dell’intolleranza della Sharia, che quando possono proclamano gli “emirati islamici” nelle zone conquistate, come hanno fatto a Bab Amr, Homs, e in alcuni quartieri di Aleppo. Aderendo a questo campo dei falsi “liberatori”, infiltratisi illegalmente in Siria, come del resto tutti i giornalisti francesi integratisi con i ribelli come voi, avete saturato l’opinione pubblica con una propaganda che dipinge dei terroristi mercenari come una vera e propria resistenza.
“…Per continuare a svolgere questa missione in modo indipendente...” dite. Ma di quale l’indipendenza osate parlare quando, come è stato stabilito da varie fonti, il medico Jacques Bérès e l’anestesista Didier Peillon, per esempio, entravano illegalmente in Siria diverse volte, nel 2012, e con il sostegno di Medici Senza Frontiere, finanziati e accompagnati laddove volevano questi terroristi dell’ELS che osate vergognosamente definire “opposizione”?
Non siete neutrali. Il vostro impegno non è umanitario, ma politico. Ripulite i “ribelli” che violentano le ragazze davanti agli occhi inorriditi delle madri, che sgozzano uomini perché cristiani e alawiti. [8] Vi sono giornalisti onesti che sono andati dalla parte del popolo, che nella sua maggioranza rifiuta questi ribelli che voi angelicate. [9] Non aspettatevi che i patrioti siriani, inorriditi dai vostri “oppositori” terroristi dell’ELS, con cui siete in combutta, vi dicano grazie. I Patrioti siriani che si affiancano nella resistenza del loro governo e dell’esercito siriano contro le barbare bande terroristiche che appoggiate, vi dicono: vergogna su di voi! Coloro che sconfessano il vostro supporto ai criminali in Siria, e credetemi sono sempre più numerosi, dovranno da ora in poi diffidare della vostra azione “umanitaria” politicizzata.

Majd Haddad – 15 Marzo 2015

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Silvia Cattori ha intervistato funzionari di MSF, di MDM, di associazioni musulmane e siriane nell’ambito di un’indagine che ha avuto inizio nel 2012, sospesa a causa di malattia, sul coinvolgimento delle ONG umanitarie nel conflitto siriano e sul supporto “umanitario” che forniscono a cosiddette associazioni musulmane. Due di esse sono risultate strettamente correlate al sionista BHL e asservite alle sue interferenze ideologiche. Ecco cosa risponde, il 27 maggio 2012, M’hammed Henniche, presidente di UAM93 (Unione delle associazioni musulmane della Seine-Saint-Denis), alla giornalista Silvia Cattori che mette in primo piano la missione di Jacques Beres, nel febbraio 2012 a Homs, organizzata e finanziata dalla UAM-93 e dall’associazione Francia-Siria per la democrazia in Siria. E Jacques Beres è tornato a toccare il fondo del supporto umanitario  diffondendo la propaganda dell’ELS. Il convoglio guidato da Beres e Didier Peillon nel marzo 2012, in una zona sotto il “controllo” dell’ELS, era effettivamente stato finanziato da MSF, cosa che uno dei suoi funzionari avevano negato, e le intenzioni di questi medici erano più politiche che umanitarie.

(*) Estratti dello scambio tra Silvia Cattori e M’hammed Henniche
(…)
SC: La verità non è che da una parte sola.
MH: Abbiamo dei siriani qui con cui abbiamo avuto una lunga discussione. Vogliono aiuti, come abbiamo fatto con la resistenza libanese e palestinese. Ci hanno portato i video che mostrano un regime duro. Gli abbiamo detto che li aiutiamo. I siriani dicono che preferiscono entrare in un periodo di caos, perché poi si arriva a una democrazia. Il regime è una famiglia, una casta che rappresenta il 7-8% della popolazione siriana, contro il 93%. Si è fatto più di quanto previsto. Si è potuto mediatizzare la situazione con numerosi articoli e passaggi in TV miei e di Jacques Bérès. Abbiamo avuto anche il telegiornale TF1, I-TV, France 2, ecc. Hanno permesso a [Bérès] di entrare, abbiamo sostenuto la sua missione, acquistato attrezzature e soprattutto trovato le reti di siriani per poter entrare in Siria. Era entrato Homs prima che venisse investita dall’esercito, permettendogli di fare interviste e video, al suo ritorno avrebbe potuto parlare come testimone diretto… Poi ci ha provato a marzo, ma vi rimase per poco, la resistenza l’aveva sconsigliato dal restare…
Dopo la sua prima missione, Bérès ha avuto una dozzina di apparizioni televisive, su al-Jazeera tutti i giorni, anche bfmt i-Tele, Canal+, France 5 e TSR l’hanno invitato… mettete il nome di Bérès sul nostro sito e vedrete… anche il New York Times

SC: Siete l’unica associazione che ha sostenuto?
MH: Ci sono molte associazioni siriane in Francia che fanno cene private, raccolgono soldi… Ci siamo concentrati sull’immagine di Bérès e i media.

SC: L’anestesista Didier Peillon ha fatto parte del convoglio di MSF con Beres…?
MH: Alla sua seconda missione, sostenuta in gran parte da MSF, Peillon era con lui. Non era riuscita appieno, perché non poterono andare a Homs… Ci abbiamo guadagnato molto… con Bérès. Ha attaccato molte grandi organizzazioni. Dicendo come sia possibile che piccole organizzazioni come la nostra supportano attività così pesanti, mentre le grandi organizzazioni che dispongono di grandi budget non fanno nulla. Ciò ha smosso le cose, MSF ha finanziato la seconda missione di Bérès e Peillon.

SC: La direzione di MSF è pronta a fornire attrezzature?
MH: hanno spiegato che il loro mandato, o documenti, gli proibivano di tornare in Siria, che potevano farlo solo in un villaggio di confine, costruire un ospedale, ma che MSF dovrebbe attenersi ad operare solo d’accordo con gli Stati… con i regimi vigenti. Non dovrebbero inviare uomini senza l’approvazione del regime… Abbiamo voluto mediatizzarlo, l’abbiamo fatto una volta… tocca ad altri farlo… I media hanno giocato la partita…

[1] Vedasi: Resistere alle milizie armate sostenute all’estero è una questione di sopravvivenza per il popolo siriano.
Per il popolo siriano non è più questione di opposizione politica, ma questione di esistenza! Ciò spiega la grandezza delle manifestazioni spontanee a Damasco contro la sordida decisione della Lega Araba di sospendere la Siria quale Stato membro. Ciò spiega anche le manifestazioni spontanee in tutta la Siria, dopo la grande esplosione di Kafarsouseh. (Francia 23-24 gennaio 2013): In un’intervista, l’OSDH riconosce la creazione delle Forze di difesa nazionale da parte dell’esercito siriano, formazione paramilitare di 50.000 uomini e donne incaricato di difendere i propri quartieri contro le incursioni dei ribelli. Questo nuovo “Esercito di difesa civile” (la frase è dello stesso Rami Abdel Rahman) “ha uomini in tutti i quartieri della Siria” che si addestrano “dall’inizio dell’anno.” L’ AFP ha riportato la formazione di un gruppo di volontarie nella città di Homs, dando voce ad alcune di loro.
[2] Peillon e Bérès sono entrati più volte illegalmente in Siria con un convoglio finanziato da MSF. Erano accompagnati da personale dell’ELS, l’”opposizione” militarizzata e sostenuta dall’estero. Hanno curato i combattenti di questo pseudo-esercito (ELS) portando forniture mediche.
[3] Vedasi il sito di MSF: “In Siria, il farmaco viene usato come arma di persecuzione“. Si guardi la testimonianza faziosa del presidente di MSF a Ginevra.
[4] “Perché il presidente di Medici Senza Frontiere (MSF) aumenta l’intossicazione spacciando come vere le testimonianze di persone anonime, con volti mascherati e alcuni dei quali non hanno un accento siriano, ma probabilmente del Golfo Persico, presentandoli come siriani, che  ovviamente attribuiscono alle forze di al-Assad e ai medici ospedalieri atti di indicibili torture di feriti, bambini, ecc.“, scrisse allora Silvia Cattori? Vedasi qui.
Le vostre ONG, come i “grandi giornalisti” di France Television e Radio France, l’Unione europea, la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, Amnesty International, ecc., hanno deliberatamente ignorato i crimini commessi dal maggio 2011 in Siria dai gruppi terroristici, hanno legittimato i loro crimini chiamandoli “opposizione”, “rivoluzionari” e “resistenza”, mentre ignorano le grandi manifestazioni popolari a sostegno del governo di Assad.
[5] Cfr. Mondialisation. I rappresentanti della “Confindustria di Aleppo” hanno illustrato il saccheggio e/o distruzione di oltre un migliaio di impianti, e che la documentazione di un gran numero di questi casi, ben documentati, è in preparazione per un procedimento penale giudiziario contro “lo Stato turco”, responsabile di aver permesso, organizzato e partecipato allo smantellamento delle fabbriche, trasportandone le  attrezzature in Turchia per un ammontare di perdite che supera i 300.000.000.000 di lire siriane! In realtà, ci sono state migliaia di fabbriche, di qualsiasi dimensione, oggetto di vandalismo e saccheggiate, a cui le scorte di materie prime e di prodotti finiti sono stati rubati, sottratti i macchinari apertamente trasportati oltre il confine turco. Alcune attrezzature dovevano essere “rottamate” e vendute alle fonderie turche. Gli esempi non mancano!
[6] Vedasi: Verità e bugie in Siria.
[7] Vedasi: Nadia Khost denuncia il cinismo dell’Occidente. Qualcuno ha mai visto nella storia umana un “esercito libero” addestrato a far esplodere, distruggere gasdotti, oleodotti, reti elettriche, bruciare edifici pubblici, saccheggiare camion che trasportano zucchero, riso o olio ai danni del proprio popolo? Qualcuno ha mai visto un “esercito libero” uccidere tecnici, medici, scienziati e professori universitari; rapire i propri fratelli e poi chiederne il riscatto ai poveri genitori in cambio della liberazione?
[8] Vedasi: Siria: La prova degli abusi dei “ribelli” contro le minoranze.
[9] Cfr.: Lo sguardo dei siriani su una guerra orchestrata dagli stranieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il mistero delle bombe di Boston passa per la CIA

Aangirfan

DSC_0115-Edit-3-EditZbigniew Brzezinski, ideatore di al-Qaida

Il 23 aprile 2013, un corpo è stato trovato “nell’India Point Park di Providence Harbor“, presso l’hotel Wyndham Garden di Providence, Rhode Island. Era il cadavere di Tamerlan Tsarnaev? La famiglia della moglie di Tamerlan è di Rhode Island. “Il corpo sembra quello di un maschio ventenne che era stato in acqua per un po’ di tempo”, ha detto il comandante Thomas Oates del dipartimento di polizia di Providence… L’ufficio del medico legale di Rhode Island cerca di determinare se il corpo tratto dal fiume sia dello studente della Brown University scomparso, Sunil Tripathi, che era stato erroneamente collegato dai social media agli attentati di Boston la scorsa settimana. L’autopsia è stata condotta sul corpo, ma è improbabile che una identificazione positiva sua effettuata oggi, secondo Dara Chadwick, portavoce dell’ufficio del medico legale.“  Un corpo nel fiume, forse è…

untitledSunil Tripathi

Sunil Tripathi, 22 anni, era uno studente della Brown University scomparso dal marzo 2013. Le autorità sperano di rivelare l’identità del corpo oggi, ma il tenente della polizia Joseph Donnelly ha detto al Boston Globe che ‘e’ molto, molto probabile’ che si tratta di Tripathi. Alcune persone avevano sostenuto che il nome di Sunil era stato fatto dalla radio della polizia. Dailymail

untitled2Tamerlan Tsarnaev

Un sosia di Michael Jackson fingeva di essere il Re del Pop per tappare ultimo tour della stella, afferma la famiglia”. Il falso Jacko che ingannava i fan. “Il sosia sarebbe stato utilizzato a Londra, all’Arena O2… “La famiglia afferma anche clip che mostrano la star fare i provini per Thriller, in seguito utilizzato in un film, era interpretato da un sosia. Le accuse rientrano nella richiesta di 26 miliardi di sterline contro i promotori dei concerti del cantante. I Figli di Jacko, Paris e Prince, entrambi di 16 anni, e della loro nonna Katherine, 82 anni, dicono che i capi del tour assunsero il sosia. L’esperta del linguaggio del corpo Bianca Cobb ha detto: “L’uomo della clip non è Michael Jackson”.”
Tamerlan Tsarnaev era sposato con Katherine Russell, il cui padre Warren Russell appare al liceo nell’elitario college del New Hampshire, la Phillips Exeter Academy e nel college di Yale (collegato alla Skull and Bones e alla CIA). La madre di Katherine è Judith Russell.

katherine-russellKatherine Russell, moglie di Tamerlan Tsarnaev

Presumibilmente, Tamerlan Tsarnaev era circondato da persone ‘spettrali’? Tamerlan ha sposato una ragazza statunitense di nome Katherine Russell. Katie è cresciuta a Rhode Island ed è sempre rimasta vicino ai genitori e alle sorelle, così come alla sua famiglia allargata. Katie incontrò Tsarnaev in un nightclub. Tsarnaev si stava vedendo con un’altra donna al momento. Dailymail
A Tamerlan, da rigoroso musulmano, piacevano le ragazze e le discoteche. Durante la scuola, e  anni dopo, Luis Vasquez pensò al suo compagno di classe Tamerlan Tsarnaev come a ‘un grande, gigante buono’. “Stava progettando di rappresentare New England in un concorso nazionale di boxe“. Dailymail

uncle-ruslan2Ad un certo punto, Tamerlan sembra essere stato ‘influenzato’ dalla CIA. Lo zio di Tsarnaev, Ruslan, ha lavorato per l’organizzazione della CIA, l’USAID. Lo zio Ruslan Tsarnaev, che avrebbe lavorato per la CIA, dice che Tamerlan Tsarnaev era influenzato da un armeno-statunitense di nome Misha. Misha, un ‘falso’ convertito all’Islam, potrebbe essere stato un agente della CIA che cercava di controllare mentalmente Tamerlan? Secondo Ruslan, Misha “ha affermato di essere un esorcista che combatte i demoni… Tamerlan era assolutamente in suo possesso”. Dailymail.

ArmeniaLa delegazione guidata dal Primo Viceministro della Difesa dell’Armenia ha partecipato alle consultazioni bilaterali per la difesa armeno-statunitensi tenutosi a Washington DC nel 2011. L’esercito statunitense ha stretti legami con l’Armenia.

Commenti anonimi:
Il collegamento Armeno – La notte degli spari e delle bombe a mano, stavo ascoltando la radio della polizia di Boston. I poliziotti hanno detto che stavano recando presso la Chiesa armena. Sembrava che stessero allestendo un posto di comando lì. La madre di Tamerlan dice dei suoi figli: “Sono stati incastrati, l’FBI li ha seguiti per anni“, La madre dei Tsarnaev a RussiaToday
ALQQ41P5likwBMHvSecondo i documenti ricevuti dalle Izvestija, Tamerlan Tsarnaev è stato reclutato dal Caucasus Fund della Georgia, un’organizzazione gestita dalla Fondazione Jamestown. I documenti sono trapelati dagli archivi del ministero degli Interni della Georgia, dipartimento del controspionaggio. L’articolo delle Izvestija indica che tra gennaio e luglio del 2012, Tamerlan Tsarnaev, accusato delle bombe alla maratona di Boston, ha partecipato ai seminari gestiti dal Caucasus Fund“. Per saperne di più. La Fondazione Jamestown è una copertura della CIA.

CIA magLa rivista della CIA Inspire

La rivista Inspire ha pubblicato un articolo su come costruire una bomba con una pentola a pressione: ‘Costruisci una bomba nella cucina di tua madre.’ Il famigerato FBI sostiene che Dzhokhar Tsarnaev, nell’ospedale israeliano di Boston, “ha ammesso che lui e suo fratello avevano piazzato due bombe alla gara, e avevano imparato a farlo leggendo la rivista Inspire“.
Degli ordigni basati su pentole a pressione sono stati utilizzati nel 2006 negli attentati ai treni di Mumbai, in India, uccidendo 209 persone e ferendone centinaia. Queste esplosioni erano ‘un lavoro interno’, condotto da agenti governativi. L’8 novembre 2008, la squadra antiterrorismo del Maharashtra rivelò che il Colonnello indiano Srikant Purohit era stato coinvolto in un esplosione che aveva ucciso delle persone a Malegaon, nel settembre 2007. La squadra antiterrorismo accusò Purohit di aver fornito l’RDX utilizzato nelle esplosioni. (Le indagini della ATS dimostrano che Purohit ha procurato l’RDX/ Ufficiale indiano arrestato per gli attentai) E’ stato riportato che il tenente-colonnello Srikant Prasad Purohit, l’ufficiale dell’esercito arrestato nel caso Malegaon, era coinvolto anche in altri attentati.
Altri detenuti come Purohit per la serie di attentati del Nanded, nel 2006.

Di seguito lo zaino che avrebbe contenuto la bomba.
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Il ragazzo con lo zaino, identico a quello che ha fatto saltare in aria la bomba, è un… Navy SEAL!
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Dzhokhar Tsarnaev è innocente
Perché i Tsarnaev hanno detto alla vittima del furto dell’auto che erano responsabili delle bombe, come la polizia sostiene? Non ha senso. Le bombe inesplose trovate nell’appartamento del fratello maggiore di Tamerlan? Non vivevano insieme. Come poteva Jahar scappare più in fretta se l’avrebbe fatto con “diverse armi e centinaia di munizioni?” Che dire di questo video con 350.000 contatti dove sembra che avesse ancora lo zaino dopo che le bombe erano esplose? The Daily Beast
La pagina di FacebookDzhokhar Tsarnaev è innocente“, sostiene che il governo degli Stati Uniti, e non Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, sia dietro gli attentati di Boston. “Ciò è dello stesso genere di teorie del complotto propugnati sull’11/9 da Alex Jones, fondatore di Infowars, sito web preferito da Tamerlan Tsarnaev”, secondo Associated Press.

20110202_CIAMBTamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario promosso dalla Fondazione Jamestown legata alla CIA, secondo le Izvestija. Il quotidiano russo cita documenti prodotti dal dipartimento del controspionaggio del ministero degli Interni della Georgia, confermando che l’ONG “Caucasus Fund” tenne un seminario nell’estate del 2012 frequentato da Tsarnaev. Il Caucasus Fund è stato creato nel novembre 2008, dopo il conflitto geoergiano-osseto. Scopo principale dell’organizzazione, secondo Izvestija, è “reclutare giovani intellettuali del Caucaso del Nord per aggravare l’instabilità e diffondere l’estremismo nelle regioni meridionali della Russia.” La Fondazione Jamestown è una nota facciata della CIA. Ed “è solo un elemento di una macchina enorme, controllata dalla Freedom House e collegata alla CIA“, scrive la Rete Voltaire.In pratica, è diventata un’agenzia di stampa specializzata in Stati comunisti e post-comunisti e nel terrorismo.” Il direttore della CIA William Casey e il dissidente russo Arkadij Shevchenko contribuirono alla creazione dell’organizzazione. Nel consiglio di amministrazione della Jamestown vi è Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter. Brzezinski, un operativo di alto livello del globalismo, avviò il reclutamento dei mujahidon della CIA per l’Afghanistan, che in ultima analisi produsse al-Qaida e i taliban.

Tamerlan Tsarnaev seguiva i corsi sponsorizzati dalla CIA
Il giudice Napolitano sulle false cellule terroristiche del governo

Boston 1Le nuove immagini del video di sorveglianza di Boston mostrano le agghiaccianti immagini di ‘Red Bull e Doritos’. Dailymail. Tamerlan Tsarnaev ha frequentato la stessa scuola degli attori Matt Damon e Ben Affleck. Gli amici descrivono Dzhokhar Tsaraev come un mite fumatore di spinelli, e sembrano veramente scioccati dal fatto che abbia potuto essere coinvolto in violenze. Secondo i racconti di Dzhokhar su Twitter, Dzhokhar sognava cheeseburger, scherza con gli amici su come ottenere voti alti, trovare ragazze e guardare la saga fantasy “Game of Thrones” in TV. Il giorno dopo l’attentato, ha scritto su Twitter: ‘Sono un ragazzo stressato’. Nella notte seguente gli attentati si era recato in palestra. Molti dei suoi amici hanno lanciato campagne su Facebook e Twitter proclamando la sua innocenza e sostenendo che era all’università. Altri hanno detto che credono così fortemente nel suo buon carattere che avrebbero testimoniato per lui al processo. Daily Mail

SquarciniSquarcini

Secondo quanto riferito, Tamerlan Tsarnaev era un terrorista islamico “come il francese Mohammed Merah, morto in una sparatoria con la polizia un anno fa, dopo… una serie di sparatorie a Tolosa…” Alcuni alti funzionari dell’intelligence francese hanno suggerito che Mohamed Merah, il presunto killer di Tolosa, abbia lavorato per l’intelligence francese. Merah era collegato alla Direzione Centrale d’Intelligence Interna (DCRI), gestito da Bernard Squarcini, molto vicino all’ex presidente Nicolas Sarkozy. Squarcini ha ammesso che Merah aveva ripetutamente visitato gli uffici della DCRI. Yves Bonnet, ex capo dei servizi segreti, dice di Merah: “Era conosciuto alla DCRI… perché li aveva il suo contatto dell’intelligence interna.” Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con Il Foglio, La Direzione Generale di Sicurezza Esterna francese permise l’ingresso in Israele di Merah, nel 2010, presentandolo come informatore.
Il pistolero di Tolosa era un informatore dei servizi segreti francesi?Articoli indicano che il pistolero di Tolosa fosse un attivo dell’intelligence francese

Tania Head Bloomberg Giuliani Ground ZeroTania Head con Bloomberg e Giuliani

Tania Head è la fondatrice e capo del Network dei superstiti World Trade Center. Tania dice che l’11 settembre si trovava al 78° piano della torre sud, quando l’aereo l’ha colpita. Dice che giaceva sul pavimento quando un uomo con una bandana rossa le spense le fiamme sulla schiena. In realtà, Tania Head l’11 settembre 2001, era a Barcellona. Il vero nome di Tania Head è Alicia Esteve Head, ed è la figlia di un uomo d’affari spagnolo finito in prigione per appropriazione indebita. Nel 2007, mentre il New York Times stava per smascherarla, confessò le sue bugie. Si potrebbe sospettare che Tania Head lavorasse per la CIA e che il suo lavoro fosse diffondere disinformazione e fare in modo che i veri sopravvissuti dell’11 settembre subissero il lavaggio del cervello. Tania Head è diventata amica della sopravvissuta Linda Gormley. Head costrinse Gormley a prendere parte a un trattamento chiamato ‘flooding’ per poter affrontare il suo stress post-traumatico. Il trattamento della Head costringeva Gormley ad ascoltare un nastro in cui Head descrive degli incubi legati agli attentati. Sul nastro, Head ripeteva: “Lei non ha la testa. Oh mio Dio!! Non riesco a respirare! La mia pelle sta bruciando! Sono tutti morti, tutti morti!!Sembra il lavaggio del cervello, progettato dalla CIA per avere il controllo della mente di qualcuno.

Se cercate i terroristi di Boston, guardare la Boston irlandese che ha finanziato l’IRA in Irlanda del Nord.

Aangirfan - Aangirfan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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