La guerra tedesca contro Brasile 2014

Itaia Muxaic de Ricart, analista-ricercatore, San Juan/Puerto Rico, novembre 2013 – O Cafezinho

rosa_luxemburg125_enI brasiliani hanno il diritto di risolvere i propri problemi nazionali senza interferenze o interventi di USA, Gran Bretagna o Germania! Nel 2014 gli avversari geopolitici del Brasile di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania intendono aumentare la loro campagna permanente per destabilizzare il Brasile e por termine al suo ruolo internazionale “indipendente”. Nel 2014 in Brasile si terranno le elezioni nazionali e si ospiterà il Campionato mondiale di Calcio. Già nel 2013, gli avversari del Brasile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, hanno approfittato delle rivendicazioni sociali e politiche di alcuni brasiliani e incoraggiato “improvvise” proteste sincronizzate con le eliminatorie  del campionato di calcio nel 2013. Negli Stati Uniti esistono interessi geopolitici, strategici ed economici nel “frenare” il Brasile. La Gran Bretagna ha interessi geostrategici: un milione di chilometri quadrati di zona economica marittima inglese intorno le sue basi nel Sud Atlantico, che si estendono dai tropici all’Antartico, tra Sud America e Africa. Anche se la Germania non ha alcuna ragione strategica per intervenire contro il Brasile, tuttavia il ministero degli Esteri della Germania (le ambasciate), l’agenzia d’intelligence BND legata alla CIA, le sue forze armate nella NATO, la propaganda TV e dell’agenzia “Deutsche Welle“, e i partiti-fondazioni tedeschi, in particolare la Konrad Adenauer Foundation, ricevono ‘istruzioni’ geopolitiche dall’ambasciata statunitense a Berlino, anche se i cancellieri della Germania fanno finta di avere un completo controllo. Centinaia di ONG tedesche intervengono in Brasile, anche se finanziate principalmente dal governo federale della Germania, molte di tali ONG, come la Heinrich Boell Foundation del Partito dei Verdi e quella del cosiddetto Partito della Sinistra Rosa Luxemburg Foundation, si “ispirano” alle ONG globaliste di Londra. In totale contrasto con l’industria della Germania però, con 1600 filiali in Brasile, oggettivamente contraria alle operazioni geopolitiche tedesche contro il Brasile, che favoriscono solo i concorrenti industriali e agricoli statunitensi.
L’analisi che segue si concentrerà solo su una delle centinaia di ONG tedesche attive contro il Brasile: la Fondazione Rosa Luxemburg, una “false flag” gestita da opportunistici ex-“burocrati” del governo tedesco-orientale ora divenuti utili opportunisti. E’ il “think tank” del Die Linke Partei (Partito della Sinistra) finanziato dal governo federale tedesco, che usa tacitamente la “minaccia rossa” per giustificare la propaganda di destra contro il “socialismo”. La Fondazione Rosa Luxemburg (di seguito “Rosalux”) ha un ruolo di primo piano nelle operazioni tedesche di “falsa ultra-sinistra” per destabilizzare il Brasile. “Rosalux” è stata fondata nel 2000 in Germania “per l’educazione politica e l’analisi sociale” secondo le teorie di Rosa Luxemburg. Il nome “fondazione” è un inganno perché “Rosalux” (come le altre “fondazioni” dei partiti tedeschi) è solo un'”associazione” controllata dai suoi legali 100 “membri” ed è finanziata dal governo federale della Germania, che ha versato a “Rosalux” nel 2011 quasi 40 milioni di dollari, di cui 2 milioni dedicati alle “attività estere”, come la Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo, Brasile, Fundacion Rosa Luxemburg a Quito, Ecuador e Fondazione Rosa Luxemburg a New York, USA. “Rosalux” è la continuazione di un “think tank” post-1989 del PDS, il successore del partito “leader” dell’ex-Germania democratica SED. Nel 2007 il PDS ha cambiato nome in Linke Partei (Partito della Sinistra) e assorbì il piccolo partito tedesco-occidentale “WASG”. Il Linke Partei ha 60000 membri: ex-funzionari e polizipotti di frontiera tedesco-orientali. Notizie della stampa tedesca affermano che Ruth Kampa, una dei leader di Linke Partei sia stata un’informatrice della STASI a livello internazionale. Nel 2013 Linke Partei ebbe solo l’8,3% dei voti nazionali tedeschi, in calo dall’11% essendo colluso nella “privatizzazione” di 65000 appartamenti sociali GSW di Berlino vendendoli a Goldman-Sachs e altri “investitori” di Wall Street, che alla fine trassero un profitto di oltre 800 milioni di dollari! L’attuale presidente della “Rosa Luxemburg Stiftung” di Berlino è Dagmar Enkelmann, prima del 1989 accademico del “Comitato Centrale dell’Accademia per le Scienze Sociali” della Germania democratica.
image001La Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo è stata fondata nel 2003: i suoi metodi: 1) la penetrazione dei dipartimenti di scienze sociali delle università del Brasile fornendo una piattaforma all'”ego” degli accademici di ultra-sinistra (maoista), che a loro volta influenzano la loro “scienza sociale”, i cui studenti a loro volta formano “gruppi di resistenza”. 2) Collegarsi con i partiti di ultra-sinistra PSOL, PSTU, PCB che ricevono circa l’1,3% dei voti nazionali. 3) Compromettere i principali partiti di sinistra della coalizione del governo di centro-sinistra, i loro think tank e sindacati. 4) Finanziare gli organizzatori radicali della “resistenza” e dei gruppi indigeni, trascinandoli nella propaganda per l’Europa. 5) Campagne di propaganda in Europa contro il Brasile. L’agente geopolitico (“Bueroleiter“) di “Rosalux” a San Paolo, tra il 2007 e il 20012, era Kathrin Buhl che divenne prima del 1989 specialista dell’America Latina nelle operazioni estere della Germania democratica. Dopo il 1989 è stata la leader della sola ONG successa alle organizzazioni ufficiali della Germania democratica, ereditando 20 milioni di dollari di fondi della Germania democratica investiti nell’ONG Bruecken Nord-Sued per la quale Kathrin Buhl era principale funzionaria dal 1994 fino a quando fu inviata dalla “Rosalux” come agente politico in Brasile, nel 2007. Nel 2009 Kathrin Buhl pubblicò un compendio degli accademici di ultra-sinistra brasiliani contro l”imperialismo del Brasile’, in particolare le imprese semi-statali parzialmente di proprietà dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. Titolo: “Le imprese transnazionali brasiliane nell’America Latina: un dibattito necessario”. Ma il 24 dicembre 2012, Kathrin Buhl morì improvvisamente all’età di 51 anni, per cause ignote a Sao Paulo! (“Janis Joplin”, il suo soprannome tra i gruppi di “resistenza” per via delle somiglianze evidenti, fu elogiata come “donatrice” generosa e incondizionata di fondi, non appariva affatto come un “apparatchik” del blocco sovietico!) “Rosalux” a Berlino nominò subito Gerhard Dilger (54) nuovo “Bueroleiter” (agente geopolitico) a Sao Paulo. Si descrive come “scrittore e maestro”, ma sembra un agente politico e propagandista anti-Brasile delle “ONG falsa bandiera”. Presumibilmente è austriaco, ma molto poco si sa di lui fino al suo arrivo in Colombia nel 1992, dove rimase fino al 1999, “lavorando da giornalista”. Nel 1997-1998 fu inviato da El Tiempo (Bogotà) come corrispondente in Germania: El Tiempo era di proprietà degli oligarchi Santos (Juan Manuel Santos, ministro della Difesa e Francisco Santos Vicepresidente della Colombia nel 2003-2010). Dopo il 1999, Gerhrad Dilger appare in Brasile e risiedette nel 2002-2012 a Porto Alegre, apparentemente “corrispondente” di “Tageszeitung“, un quotidiano dell’ambiente “ultraverde-sinistra liberale” di proprietà di una cooperativa di lettori. Dalla lontana, ma geopoliticamente “interessante” Porto Alegre, Gerhard Dilger invase i media di sinistra, verdi e “neocon-cattolici” di Germania e Austria con una propaganda frenetica contro i presidenti della sinistra nazionalista di Sud America: Dilma Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Hugo Chavez in Venezuela, contro i loro progetti di sviluppo nazionali, contro ogni sviluppo e agricoltura commerciale in Sud America. Gerhard Dilger viaggiò per conto della Chiesa cattolica in Argentina nel 2011, in Ecuador nel 2008 per sostenere “l’uomo della Germania del posto” Alberto Acosta e la sua “falsa ultra-sinistra” contro il Presidente Correa. Gerhard Dilger, propagandista ossessionato da Hugo Chavez, si recò in Venezuela nel 2010 per sostenere il politico della “falsa ultra-sinistra” M. Lopez Maya contro il Presidente Chavez. Nel settembre 2013 Gerhrad Dilger avviò la sua campagna anti-Brasile negli Stati Uniti, in un evento organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg di New York, che dal 2012 infiltra la sinistra e i movimenti di protesta statunitensi per “farne” dei bersagli della propaganda neocon, quali “influenzati dai comunisti della Germania dell’Est”. Gerhard Dilger si portò dal Brasile gli organizzatori della protesta Eloisa C. Varela, Cosme Felippsen, Joanna Barras e Samuel A. Queiroz S., spacciato nel 2010 dal British Council quale “giovane futuro leader”. (Gerhard Dilger fu negli anni ’80 alla Concordia Institute, di Benmidji, Minnesota, USA). Nei vent’anni in cui Gerhard Dilger riferiva all’Europa del Sud America non ha mai parlato della BND della Germania, affiliata alla CIA (fondata dopo il 1945 dal 45_dilgergenerale nazista R. Gehlen). La BND è attiva in America Latina dai primi anni ’60. Gerhard Dilger menziona contatti con la GTZ, “impresa privata” del governo tedesco nella “cooperazione tecnica”. Gerhard Dilger a Sao Paulo sembra orchestri le operazioni di “Rosalux” contro Brasile 2014, come appare nel documento “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″, insieme a Christian Russau di Berlino, coordinatore in Germania della campagna permanente anti-Brasile. Christian Russau, (senza la “o”) ha studiato le teorie di Hannah Arendt alla Freie Universitaet di Berlino fino al 1995, e agisce da organizzatore generale in Germania della campagna permanente di destabilizzazione del Brasile, l’asse della campagna sono: 1. Il Linke Partei e la sua Rosa Luxemburg Foundation (in Brasile Fundaçao Rosa Luxemburg di Sao Paulo). 2. Gruene (Partito Verde) e la sua Fondazione Heinrich Boell (in Brasile Fundaçao Heinrich Boell di  Rio), 3. I vescovi neocon della Chiesa cattolica in Germania che, per scopi geopolitici, dirigono la CIMI in Brasile quale “teologia della liberazione”, manovrando sul governo di centro-sinistra. 4. Kooperation Brasilien, un ombrello di ONG manipolato dagli accademici tedeschi interventisti geopolitici e alcuni espatriati brasiliani. La conferenza per la strategia di ‘destabilizzazione di Brasile 2014′ si tenne a Berlino il 31.10.2013, preso la Rosa Luxemburg Stiftung di Berlino, con Christian Russau organizzatore in Germania dell’operazione anti-Brasile; Claudia Favaro, architetta e organizzatrice presunta anarchica del Brasile; Carlos Vainer, sociologo di ultra-sinistra del Partito PSOL del Brasile (Vainer era a Colonia, in Germania, il 29/10/2013 facendo scena gridando a un accademico tedesco che aveva difeso il governo di centro-sinistra del Brasile: “appartiene a Dilma”)!; Felipe Bley Follia un giurista brasiliano che collabora con “Rosalux”.
lutzi-2L’agente di contatto tra i gruppi di “resistenza” a Rio de Janeiro e “Rosalux” di Berlino è la tedesca Lucie Matting coinvolta già nel 2012 nei preparativi per le “proteste” del giugno 2013 in Brasile.  Nel 1999 Lucie Matting aveva pubblicato in Germania “Grenztruppen der Deutschen Demokratischen Republik“, un memoriale nostalgico dei 45000 paramilitari delle guardie di frontiera della Germania democratica nel 1961-1989. Fredricke Strack a Rio quale “consulente” per  “organizzare” la prostituzione, legale in Brasile e Germania ma soggetta a restrizioni che nelle sue campagne vuole cambiare in entrambe le nazioni: Fredericke Strack è contraria ai controlli governativi sui bordelli quali aziende private e promuove il “marchio di qualità della prostituta”, sostenuta da una ONG della California con donatori aziendali degli USA. Ha partecipato a una conferenza del fondo George Soros a New York: le ONG degli USA hanno donatori dai grandi nomi di Wall Street, interessati all’influenza geopolitica per sovvertire i movimenti nazionalisti di sinistra! Altri collaboratori di “Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9″: Martin Ling, che si batte contro ogni sviluppo su “Neues Deutschland“, il quotidiano del “Linke Partei”, Thomas Fatheuer, ex-agente politico e Dawid Danilo Bartlet, l’agente politico attuale della Fundaçao Heinrich Boell di Rio de Janeiro (Partito dei Verdi tedesco), Malte Daniljuk, coeditore del blog “amerika21.de” che con il pretesto della “solidarietà”, incoraggia interventisti e avventurieri contro i governi di centro-sinistra “indipendenti” in America Latina per il fatto che non sarebbero “veri socialisti”, ma “deviazionisti” che collaborano con i capitalisti distruggendo l’ambiente e minacciando le comunità indigene e contadine. (I terroristi della RAF tedesca Lutz Taufer, Eva Haule e Christian Klar sono ora gli analisti sull'”America Latina” di “amerika21.de”: Lutz Taufer è stato graziato nel 1996 in Germania da due ergastoli, poi giunse in Brasile ad organizzare i gruppi di “resistenza” nelle favelas di Rio, nel 1999-2011!), Florian Warweg, un carrierista delle ONG “consulente” di Heike Haensel, ex-teologo, ora specialista parlamentare per l’America Latina del Partito della Sinistra tedesca. Claudia Fix, un'”attivista” professionista dell’ONG tedesca. Gli articoli del documento sono scritti da Julio Delmanto, un radicale di Sao Paulo che si batte per la legalizzazione delle droghe in Brasile. La sua tesi ha per titolo: “La ricerca del rapporto tra droga e partiti e movimenti della sinistra in Brasile”. Ridicolizza i maggiori partiti della sinistra del Brasile,  PT e PCdoB come “patetici” (che hanno in totale 2,5 milioni di aderenti). C’è anche un’intervista di Lucie Matting a Carlos Vainer, e un’intervista di Gilka Resende a Marcelo Freixo (deputato locale di Rio dell’ultra-sinistra PSOL). Gilka Resende “organizza proteste” a Rio. Altre parti sono ri-pubblicazioni di relazioni dei gruppi di protesta locali organizzati su scala nazionale come Comites Populares da Copa e Articulaçao Nacisonal dos Comites Populares.
Importante: i nomi degli attivisti locali in Brasile, le cui posizioni personali sono state ri-pubblicate nel documento della “Rosalux” (“Im Schatten der Spiele Ln Dossier 9“) e i loro gruppi locali non  sono qui menzionati perché i brasiliani hanno il diritto di esprimere le loro opinioni e richieste. Ma i “partner” degli “oppositori” in America Latina dovrebbero essere denunciati internazionalmente!

manifs-brc3a9sil2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Dottrina Monroe è storia, ma l’impero attacca ovunque

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 02/12/2013

20131104-125331Il segretario di Stato degli USA John Kerry ha annunciato la fine dell’“era della Dottrina Monroe”.  Il 18 novembre ha tenuto un discorso sul partenariato con l’America Latina presso la sede dell’Organizzazione degli Stati Americani di Washington. Per quasi 200 anni, la politica degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale s’è basata sulla dottrina denominata dal quinto presidente degli Stati Uniti, James Monroe, che dichiara che i Paesi dell’America Latina non dovrebbero essere considerati dalle potenze europee oggetti di una colonizzazione… “L’America agli americani”, gli Stati Uniti hanno usato questo slogan per mascherare l’essenza imperialista della dottrina, utilizzata negli anni della guerra fredda per contrastare “l’espansione sovietica”. La Dottrina Monroe fu usata per giustificare la soppressione delle rivoluzioni in Guatemala e Cile, l’eliminazione fisica di leader popolari e le operazioni militari contro la guerriglia a Cuba, Nicaragua e altri Paesi…
Il punto chiave del discorso di Kerry è stata l’affermazione che, nelle attuali condizioni storiche, gli Stati Uniti vedono i Paesi a sud del Rio Grande come “partner eguali” con cui dover “promuovere e tutelare… la democrazia”, “condividendo le responsabilità (e) collaborando sui problemi della sicurezza”. E’ difficile interpretare in modo chiaro queste formulazioni. Da un lato, Washington sembra affermare di non ricorrere all’intervento armato nella regione per difendere i suoi “interessi vitali”. Dall’altra parte, le dichiarazioni sulla “condivisione delle responsabilità” e la “cooperazione sulle questioni di sicurezza” sembrano abbastanza equivoche. Cooperare con chi, esattamente?  Contro chi? E a quali condizioni? Tuttavia, contro chi la “cooperazione sulle questioni di sicurezza” deve essere diretta, deriva dal discorso stesso. Kerry ha aggredito con critiche Venezuela e Cuba. A suo parere, “le istituzioni democratiche sono indebolite” in Venezuela. Molto probabilmente Washington è irritata dal fatto che l’Assemblea nazionale ha votato i poteri speciali al presidente Nicolas Maduro, che ha già iniziato ad usarli per bloccare la guerra economica in Venezuela (speculazione, accaparramento di beni di consumo e prodotti alimentari volti a minare il potere d’acquisto della moneta nazionale, il bolivar). I venezuelani approvano le misure adottate dal Presidente Maduro. L’autorità del leader bolivariano è cresciuta notevolmente. Su Cuba il capo del dipartimento di Stato è soddisfatto dal ritmo del processo democratico. Kerry ha affermato che gli Stati Uniti sperano che questi processi si accelerino, che “il governo cubano abbracci un più ampio programma di riforme politiche che permetta al suo popolo di determinare liberamente il proprio futuro”. E gli Stati Uniti promuoverebbero un processo di democratizzazione a Cuba, che prenda verosimilmente un carattere dissolutorio simile al processo che distrusse l’URSS.
Gli Stati Uniti hanno accantonato la Dottrina Monroe, ma non rinunciano ad esercitare pressioni sui Paesi latino-americani o ad effettuare operazioni complesse per destabilizzarli. Viene perseguita una propaganda mirata contro i leader indesiderati. Continue calunnie vengono riversate sul presidente boliviano Evo Morales, prima di tutto per gli “sforzi insufficienti” del suo governo nella lotta contro le piantagioni di coca illegali e il traffico di droga. E questo, quando i servizi segreti boliviani  combattono ferocemente i cartelli della droga finanziati, di regola, anche da banche controllate da imprenditori statunitensi e dalla Drug Enforcement Administration (DEA). Morales la dà per buona, fiducioso che la miglior difesa sia un buon attacco. Ha più di una volta sostenuto di voler consegnare Barack Obama a un “tribunale dei popoli” per processarlo per “crimini contro l’umanità”. Le sue accuse furono ancora più forti nel discorso alla sessione della 68.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il presidente boliviano sosteneva che, al fine di mantenere una posizione dominante nel mondo, gli Stati Uniti si avvalgono dei metodi più criminali, organizzando continuamente complotti e tentativi di assassinio. Morales ha ridotto al minimo i contatti con i rappresentanti degli Stati Uniti, preferendo condurre affari con Cina, Paesi dell’Europa occidentale, Russia e Bielorussia. Il presidente della Bolivia ha minacciato: “Se dobbiamo, chiuderemo l’ambasciata statunitense”.
Washington non ha mai cessato le sue attività ostili contro l’Ecuador. Dopo il fallimento del tentativo della CIA di sbarazzarsi del presidente Rafael Correa mediante agenti nella polizia ecuadoriana, l’ambasciata degli Stati Uniti non risparmia sforzi per “riformarlo”. Adam Namm, l’ambasciatore statunitense a Quito, ha criticato il Presidente Rafael Correa per aver coltivato relazioni assai strette con l’Iran e la Bielorussia. La risposta è stata immediata: “Non sono sorpreso dalle sue dichiarazioni, poiché il diplomatico è nuovo a questi problemi. L’Ecuador non chiede il permesso a nessuno nel mantenere relazioni sovrane con qualunque Paese desideri. E’ sufficiente notare come molti Paesi in cui non si tengono assolutamente elezioni, hanno relazioni privilegiate con gli Stati Uniti. Le monarchie assolute! Ecco, questo basta! Non siamo la colonia di nessuno. Finché sarò il presidente di questo Paese, non ci sarà neocolonialismo!” Gli aspri commenti di Correa sulle dichiarazioni di Obama sull’“eccezionalità del popolo americano” perché  presumibilmente si occupa di tutelare gli interessi di “tutta l’umanità”, sono notevoli. Il presidente ecuadoriano ha confrontato queste affermazioni con la “politica nazista” del Terzo Reich. Ad  ottobre Correa ha visitato la Russia, dove ha discusso, tra le altre cose, di cooperazione e invio di armamenti russi in Ecuador, in particolare dei sistemi di difesa aerea, nonché di elicotteri da trasporto Mi-171E. La Russia è interessata a realizzare diversi grandi progetti su petrolio e gas in Ecuador. Gli ecuadoriani discutono della prospettiva d’intensificare la cooperazione militare con la Cina; è stato proposto il reclutamento di specialisti cinesi per la costruzione di una raffineria di petrolio (Refineria del Pacifico) da completare nel 2017. Anche oggi vi sono 60 aziende cinesi che operano in Ecuador nel settore minerario e nella costruzione di infrastrutture stradali. Tutto ciò  causa grande preoccupazione a Washington, motivo per cui le attività di spionaggio delle agenzie d’intelligence statunitensi si sono intensificate in Ecuador. Secondo il sito Contrainjerencia.com, nel 2012-2013 il personale della CIA presso la stazione ecuadoriana è raddoppiato. Agenti con esperienza nelle operazioni sovversive in America Latina sono stati inviati in Ecuador: U. Mozdierz, M. Haeger, D. Robb, H. Bronke Fulton, D. Hernandez, N. Weber, A. Saunders, D. Sims, C. Buzzard, ?. Kendrick e altri.
I problemi che Washington ha con il Brasile e l’Argentina a causa delle rivelazioni scandalose riguardo le intercettazioni dei presidenti di questi Paesi, Dilma Rousseff e Cristina Fernandez de Kirchner, devono ancora essere risolti in modo soddisfacente. Gli statunitensi non hanno ancora veramente chiesto scusa per lo spionaggio totale in questi Paesi. E lo spionaggio non solo non s’è fermato, è diventato più sottile, costringendo le agenzie d’intelligence nazionali a sviluppare operazioni comuni per contrastare le operazioni di CIA, NSA ed intelligence militare statunitense. Al tempo stesso, sono state adottate misure per creare un sistema di controspionaggio elettronico nel quadro dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR). In Messico e nei Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi, l’intelligence statunitense non incontra quasi nessuna interferenza, a meno che non si contino Cuba e Nicaragua, le cui agenzie di controspionaggio occasionalmente infliggono dolorosi colpi alla rete di agenti della CIA. Oggi il compito più importante per le agenzie militari e di intelligence statunitensi è avere il controllo dell’Honduras, spesso chiamato la “portaerei inaffondabile degli Stati Uniti” in America Centrale. Vi sono già basi militari statunitensi sul territorio dell’Honduras, ma il Pentagono programma di costruire nuove basi aeree e navali. La cinica interferenza di Washington nella campagna elettorale che s’è appena svolta in Honduras, è ancora un altro segnale dell’amministrazione Obama in America Latina: proteggeremo i nostri interessi ad ogni costo, nessun altro risultato è accettabile per noi. “L’uomo degli USA” nelle elezioni in Honduras è Juan Orlando Hernandez, candidato conservatore Partito Nazionale. Per oltre tre anni ha diretto il Congresso Nazionale e ha contribuito notevolmente al consolidamento delle forze politiche ostili all’ex-Presidente Manuel Zelaya e a sua moglie Xiomara Castro. È lei era il suo principale concorrente alle elezioni, candidata di Libertà e Rifondazione (LIBRE) di centro-sinistra. Hernandez sostenne nel 2009 il colpo di Stato che rovesciò Zelaya, e mantiene stretti legami con i militari, facilitando l’espansione delle funzioni per la “sicurezza” dei militari, compresa la lotta contro il narcotraffico. Per l’ambasciata degli Stati Uniti, non permettere a Xiomara Castro di andare al potere è una questione di principio. I prossimi eventi mostreranno quanto sarà risoluta. In un’intervista radiofonica con Radio Globo, Manuel Zelaya ha dichiarato, “Xiomara ha vinto la lotta per la carica di presidente della repubblica. (La Corte Supremo Elettorale dell’Honduras) usurpa la vittoria di Xiomara Castro. Il conteggio della Corte non regge a un’analisi statistica. Non riconosciamo questo risultato, lo respingiamo”.
Lisa Kubiske, l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Honduras, ha interferito attivamente nel processo elettorale al fine di garantire la vittoria di Hernandez. In sostanza, è lei la principale rivale di Xiomara Castro. Se l’ambasciata degli Stati Uniti potrà garantire che Hernandez arrivi al potere, si vedrà nel prossimo futuro. Ma vi sono già informazioni dei media internazionali che, nel conteggio dei voti, è in testa con ampio margine.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caso Snowden: negare i rifornimenti all’aereo del Presidente Morales, fu un tentativo di assassinio

Asad Ismi Global Research, 29 settembre 2013

evo_morales_copia1Il 2 luglio, gli Stati Uniti fecero pressione su diversi Paesi europei per evitare che l’aereo che trasportava il presidente boliviano Evo Morales potesse rifornirsi di carburante in uno dei loro aeroporti. La scusa per tale diniego senza precedenti dei diritti di volo, fu la pretesa infondata che Morales nascondesse l’informatore statunitense Edward Snowden a bordo del suo jet presidenziale.  L’aereo stava rimanendo pericolosamente a corto di carburante, quando finalmente ebbe il permesso di atterrare nell’aeroporto di Vienna. C’era ragione di credere che si trattasse in realtà del tentativo di uccidere Morales e Snowden.
Morales era stato invitato al vertice sull’energia a Mosca, dove Snowden si era rifugiato per sfuggire all’arresto da parte del governo degli Stati Uniti, per aver svelato i dettagli della sorveglianza segreta dei cittadini statunitensi. L’aereo di Morales doveva volare da Mosca a Lisbona, in Portogallo, per fare rifornimento, ma poco dopo essere decollato da Mosca, il Portogallo improvvisamente revocava il permesso di atterraggio, senza dare alcuna motivazione. Ciò aveva indotto la prevista modifica della rotta, per rifornirsi di carburante nelle Isole Canarie della Spagna, ma anche la Spagna negava il diritti di atterraggio all’aereo di Morales, come fecero Francia e Italia. A questo punto, l’aviogetto del presidente boliviano restava pericolosamente a corto di carburante, mettendo in pericolo la sua vita e quella dell’equipaggio. Infine, all’aereo fu permesso di atterrare a Vienna, Austria. Il presidente della Bolivia era sopravvissuto a quello che potrebbe giustamente essere definito un tentativo di assassinio combinato USA-UE. E’ difficile immaginare un trattamento più letale, ostile e offensivo a un capo di Stato che, incredibilmente, è stato perseguitato  presso l’aeroporto di Vienna, dove l’ambasciatore di Spagna in Austria aveva effettivamente chiesto di perquisire l’aereo del Presidente Morales. Morales, naturalmente, si rifiutava di sottoporsi a un tale violazione umiliante della sua immunità diplomatica. José Manuel García-Margallo, ministro degli Esteri della Spagna, in seguito ammise che la decisione di ostacolare il rientro di Morales si basava sulla “voce” che Edward Snowden fosse a bordo. “Ci hanno detto che le informazioni erano valide, che era dentro“, aveva spiegato il ministro. Non aveva divulgato la fonte di questa informazione speciosa, ma nessuno mette in dubbio che fosse Washington.
Dopo esser finalmente arrivato a La Paz, Morales non perse tempo nell’incolpare del suo calvario e scampato pericolo esattamente gli Stati Uniti. “E’ stata una chiara provocazione“, aveva detto, “e non solo per il presidente di una nazione latino-americana, ma per tutto il continente. Hanno usato l’agente dell’imperialismo nordamericano per spaventarci.” Il vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera ha descritto il maltrattamento intollerabile di Morales come “la pagina più vergognosa della storia politica di certi Paesi europei, non solo perché hanno violato gli accordi internazionali, ma anche perché hanno violato la loro dignità. S’è dimostrato che le colonie di oggi non sono in America e in Africa ma, purtroppo, in Europa.” Molti altri governi latinoamericani hanno condannato l’attentato alla vita di Morales da parte dei Paesi nordamericani ed europei. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato che “I popoli europei hanno visto la vigliaccheria e la debolezza dei loro governi, che appaiono essere le colonie degli Stati Uniti“. José Mujica, presidente dell’Uruguay, ha chiarito che “non siamo più colonie. Ci meritiamo rispetto, e quando uno dei nostri governi viene insultato, sentiamo l’insulto in tutta l’America Latina“. Cercando di scoraggiare i Paesi dal concedere asilo a Snowden, in modo così arrogante e spietato, gli Stati Uniti hanno finito per provocare l’effetto opposto: Snowden ha avuto offerto asilo da Venezuela e Nicaragua, così come dalla Bolivia, e gli è stato permesso di rimanere in Russia per un anno intero. Resta la questione se il vero obiettivo del governo degli Stati Uniti non fosse soltanto  molestare e insultare Morales, ma in realtà assassinare uno schietto avversario politico dell’imperialismo USA e un leader fortemente progressista della rivoluzione latino-americana. E, se l’amministrazione Obama davvero credeva che Snowden fosse sullo stesso aereo, causandone l’abbattimento avrebbe avuto l’ulteriore “bonus” di eliminare un informatore che aveva svelato il massiccio e clandestino spionaggio di Washington verso milioni di cittadini degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti, dopo tutto, avevano anche tentato di uccidere il presidente del Venezuela Chavez, stretto alleato di Morales, così come altri presidenti latinoamericani progressisti. Dalla sua elezione nel 2005 e poi nel 2009, Morales non solo ha liberato la Bolivia dal prolungato dominio degli Stati Uniti, ma in realtà ha espulso l’ambasciatore degli Stati Uniti, l’US Drug Enforcement Administration e l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, soprattutto per il loro coinvolgimento nei tentativi di rovesciarlo. Ha nazionalizzato la ricca industria del petrolio e del gas della Bolivia e ha drasticamente ridotto il ruolo delle aziende straniere nel Paese, in particolare quelle degli Stati Uniti. “L’azione degli Stati Uniti contro Morales può certamente essere considerata un tentativo di assassinio“, mi ha detto a Toronto l’attivista boliviano-canadese Juan Valencia. “Gli Stati Uniti hanno agito di proposito contro Morales a causa della sua posizione antimperialista. Washington diceva alla Bolivia che non tollera coloro che sfidano l’ordine mondiale in cui gli Stati Uniti decidono ciò che gli altri Paesi devono fare“.

Asad Ismi è corrispondente internazionale del CCPA Monitor. E’ autore del documentario radiofonico “La Rivoluzione Latinoamericana”, trasmesso da 40 stazioni radio che raggiungono un pubblico di 33 milioni di persone. Questo articolo è il 21° della serie su questo tema. Tutti gli articoli sono stati pubblicati dal CCPA nell’antologia che può essere ordinata al Centro.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Snowden e America Latina svelano l’impotenza di Washington nel mondo che cambia

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 17.07.2013

999333Uno dei veri eroi americani, il generale Smedley D. Butler, rivelò nelle sue memorie la vera natura aberrante della politica estera di Washington. Butler aveva guidato innumerevoli operazioni militari in America Centrale e nei Caraibi come comandante dell’US Marines Corp nell’era della “diplomazia delle cannoniere”, nei primi anni del ‘900. Anni dopo il suo pensionamento, parlò candidamente e mestamente del suo pluridecorato servizio militare in un libro dal titolo ‘La guerra è un racket’. Ecco come Butler caratterizzò con parole spietate il suo servizio per il Paese nel 1935, cinque anni prima di morire: “Ho 33 anni e quattro mesi di servizio militare attivo e in quel periodo ho passato la maggior parte del tempo come gorilla dell’élite del Big Business, di Wall Street e dei banchieri; insomma, ero un criminale, un bandito del capitalismo”. Decorato due volte con la Medaglia dell’Onore, Butler alla fine della sua vita fu caustico verso le pretese ideologiche ufficiali del governo statunitense, come il “destino manifesto”, che pretendono di illuminare il resto del mondo ai principi dei diritti umani e del diritto internazionale. Sotto la patina della politica e delle relazioni estere, Butler sapeva dalla sua esperienza sordida che la condotta di Washington era, in sostanza, essere il braccio militare del capitalismo statunitense. L’ex-generale statunitense descrisse il suo ruolo in tal modo: “Ho reso il Messico e specialmente Tampico, sicuro per gli interessi petroliferi statunitensi nel 1914. Ho contribuito a rendere Haiti e Cuba dei posti decenti per i tizi della National City Bank che raccoglievano le tasse; ho contribuito a stuprare mezza dozzina di repubbliche centroamericane a beneficio di Wall Street. Ho rastrellato il Nicaragua per la banca internazionale Brown Brothers, nel 1902-1912. Ho illuminato la Repubblica Dominicana agli interessi degli zuccherieri statunitensi nel 1916. Ho reso l’Honduras il posto giusto per le aziende della frutta statunitensi, nel 1903”.
Più di sette decenni dopo la morte di Butler, un altro eroe statunitense oggi rivela ancora una volta la brutale natura del governo degli Stati Uniti e delle sue relazioni estere. Edward Snowden, che in precedenza aveva lavorato come analista d’intelligence presso la National Security Agency, ha sollevato il coperchio sul criminale sistema globale di spionaggio e raccolta di informazioni del suo governo. Il 30enne ex-contractor dela CIA ha rivelato come Washington abbi sistematicamente infranto leggi e trattati internazionali contro decine di Paesi, violando i diritti sovrani di governi, istituzioni diplomatiche, aziende private e milioni di cittadini di tutto il mondo e degli Stati Uniti.  Non solo, Snowden, insieme a giornalisti come Glenn Greenwald del quotidiano britannico Guardian, ha rivelato i retroscena di come alti funzionari del governo e politici degli Stati Uniti, tra cui il presidente Barack Obama, abbiano deliberatamente mentito o ingannato il proprio popolo e il Congresso quando interrogati su queste attività clandestine. Le attività segrete che Snowden ha svelato con le sue coraggiose rivelazioni rappresentano gravi violazioni della Costituzione statunitense, e le successive mendaci ‘spiegazioni’ e ‘giustificazioni’ invocate da Obama ed altri, rappresentano l’ulteriore aggravarsi di questa vasta criminalità da indagare.
Tale sistematica sorveglianza segreta è iniziata con il presidente George W. Bush, subito dopo l’11/9, ma si è notevolmente ampliata con l’amministrazione Obama. Dalle recenti rivelazioni di Snowden, questi programmi segreti sono stati retrospettivamente giustificati come misure difensive necessarie nella presunta ‘guerra al terrore’. Quando Snowden ha iniziato a spifferarlo, dopo essere fuggito dagli Stati Uniti ad Hong Kong, all’inizio del mese scorso, il governo degli Stati Uniti ha cercato di minimizzare le violazioni sostenendo che fossero infrazioni lievi alla privacy personale, dovute ai bisogni della sicurezza nazionale. Ma ciò che Snowden ha continuato a rivelare distrugge il mito della cosiddetta guerra al terrorismo. Le rivelazioni precedenti hanno mostrato come Washington spiasse sistematicamente Russia e Cina. Anche se questo non è in alcun modo legalmente giustificabile, quelle trasgressioni ci si poteva aspettarle e forse erano comprensibili, date le persistenti inimicizie nella guerra fredda. Ma nelle relazioni successive, ciò che è trapelato è che gli Stati Uniti, assistiti dai complici dei servizi segreti britannici, spiassero presunti alleati, come i governi e i cittadini dell’Europa occidentale. Secondo le ultime rivelazioni, Washington ha supervisionato la sorveglianza generalizzata di tutta l’America Latina, compresi quei Paesi ritenuti alleati o amichevoli, come Brasile, Colombia, Messico, Perù, Costa Rica, Panama e El Salvador.  Nonostante le proteste iniziali del presidente Obama e di alti funzionari, tra cui il generale Keith Alexander, il capo della NSA, e il direttore della National Intelligence James Clapper, secondo cui  l’unico scopo dei programmi di sorveglianza è contrastare il terrorismo, ora è diventato palesemente chiaro che il vero scopo dell’offensiva dello spionaggio statunitense fosse colpire i governi sovrani, le loro economie e i loro cittadini. Da quando i governi e i cittadini dell’Europa occidentale, tra cui i Paesi membri della NATO Francia e Germania, sono diventati rifugi per le reti terroristiche che tramano per distruggere gli Stati Uniti? Chiaramente, la giustificazione ufficiale degli Stati Uniti (e degli inglesi) per la sorveglianza, la Guerra al Terrore, è una facciata per mascherare ciò che altrimenti è una criminale raccolta di informazioni per altri scopi. Ciò è sottolineato dalle recenti rivelazioni secondo cui Washington ha origliato e spiato i suoi vicini sudamericani.
Alla fine del 45° vertice del blocco commerciale latinamericano, Mercosur, nella capitale uruguayana Montevideo, i capi di governo hanno fermamente condannato le intercettazioni illecite di Washington. Il presidente boliviano Evo Morales ha detto ai delegati che le sue comunicazioni private e quelle dei suoi alti collaboratori erano state violate dai servizi segreti degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman ha anche detto al vertice come il suo governo sia stato aggredito. Anche Brasile, Cile, Messico, Paraguay e Perù, perfino il governo di destra della Colombia, uno stretto alleato di Washington e terzo maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele ed Egitto, sono stati spiati dagli Stati Uniti, ed ora con rabbia chiedono spiegazioni da Washington. Non è del tutto sorprendente che Washington spii le comunicazioni dei governi di Venezuela, Ecuador e Nicaragua, dato che questi Paesi sono acuti critici dell’imperialismo yankee. Tuttavia, anche assumendo questa antipatia verso Washington, non vi sono motivi obiettivamente giustificabili per l’onnipresente spionaggio degli USA. Nessuno degli Stati del Sud America ha una qualsiasi remota connessione con una minaccia terroristica nei confronti degli USA. Così proprio lì, la logica ufficiale di Washington per la sua rete spionistica va in polvere. Qui le rivelazioni sugli USA che spiano l’America Latina, dimostrano non solo la farsa totale del pretesto della Guerra al Terrore, ma anche il vero motivo imperialista alla base di questa attività illegale. Le più recenti rivelazioni di Snowden pubblicate dal più grande quotidiano del Brasile, O Globo, mostrano che lo scopo principale di Washington nel spiare il continente fosse raccogliere sensibili informazioni industriali e commerciali. Preoccupazione predominante per Washington è raccogliere informazioni sull’industria energetica del Sud America. Venezuela, Messico, Brasile ed Ecuador non sono solo i principali fornitori di petrolio degli Stati Uniti, ma in riferimento ai piani di questi ultimi per rilanciare la propria industria petrolifera, il Sud America rappresenta anche un importante concorrente energetico.
Questo atteggiamento imperialista e politico, inaccettabile in un mondo di uguali e per il diritto internazionale, è ulteriormente rivelato dalla campagna di Washington per intimidire i paesi latino-americani a non offrire asilo politico ad Edward Snowden. L’informatore statunitense è stato bloccato nell’aeroporto internazionale Sheremetevo di Mosca, da quando è arrivato da Hong Kong il 23 giugno, mentre si recava in Ecuador, poiché il governo degli Stati Uniti ha annullato il suo passaporto. Snowden ha ora chiesto asilo temporaneo in Russia, da dove intende ancora  eventualmente cercare rifugio in uno dei Paesi latino-americani, come Bolivia, Venezuela e Nicaragua. Ma Washington intensifica la retorica mettendo in guardia i Paesi dell’America Latina dall’ospitare Snowden. La scorsa settimana, l’aereo presidenziale boliviano di Evo Morales è stato costretto a un atterraggio di emergenza in Austria, durante un viaggio di ritorno da una conferenza sull’energia in Russia, ospitata dal presidente Putin. Nel corso di tale conferenza, Morales ha espresso il suo sostegno a Snowden. Ore dopo, Washington incaricava i Paesi europei, Francia, Spagna, Portogallo e Italia a ritirare il permesso di volo al jet presidenziale, con il presunto sospetto che Snowden fosse a bordo. Il giovane statunitense non era a bordo, ma Morales e i suoi ministri hanno aspettato per 13 ore all’aeroporto di Vienna, prima di ricevere l’autorizzazione a continuare il loro volo. La violazione della sovranità della Bolivia, su ordine di Washington, è stata giustamente denunciata dal governo boliviano come un “atto di pirateria” e “aggressione”. Era una dimostrazione inequivocabilmente schietta d’intimidazione verso la Bolivia e gli altri Paesi latino-americani, per mostrare le misure sconsiderate che Washington è disposta a prendere per arraffare Snowden e processarlo per spionaggio negli Stati Uniti.
Washington ha dato seguito alla minaccia contattando tutte le capitali dell’America Latina, tra cui le telefonate personali del vicepresidente statunitense Joe Biden ai capi di Stato. “Non c’è un Paese dell’emisfero il cui governo non capisca la nostra posizione su questo punto”, ha detto al New York Times un alto funzionario del dipartimento di Stato. Il funzionario ha aggiunto che se un Paese latinoamericano dovesse offrire asilo a Snowden “danneggerebbe gravemente le relazioni, a lungo in futuro”. Tuttavia, i Paesi latino-americani non li appoggiano giù, come avrebbero potuto fare in passato. I quattro membri fondatori del Mercosur, Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela, hanno espresso solidarietà alla Bolivia per la violazione in Europa e hanno annunciato che avrebbero richiamato i loro ambasciatori da Francia, Italia, Portogallo e Spagna. “Abbiamo deciso una serie di azioni, al fine di strappate spiegazioni e scuse pubbliche dalle nazioni europee che hanno aggredito nostro fratello Evo Morales”, ha detto il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. In una dichiarazione, i membri del Mercosur hanno condannato il “comportamento inaccettabile” dei Paesi europei, “per  le violazioni della nostra sovranità che danneggiano le relazioni tra le nazioni”. “La gravità dell’incidente, indicativa di una mentalità neocoloniale, costituisce un atto ostile che viola i diritti umani e impedisce la libertà di viaggio, nonché il rispetto e l’immunità di un capo di Stato” continuava la dichiarazione congiunta.
Morales ha anche minacciato di chiudere l’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz. “Non ne abbiamo bisogno in ogni caso”, ha detto. Già Francia e Spagna sono state costrette a scusarsi con la Bolivia.  Se Edward Snowden riuscirà ad ottenere un passaggio sicuro per la sua destinazione, resterà da vedersi nelle prossime settimane. Ha detto che ha informazioni ancora più dannose sul comportamento scorretto del governo statunitense. Dalla disperazione di Washington nel fermare l’informatore, sembrerebbe che il governo degli Stati Uniti stia anticipando anche alcune rivelazioni molto compromettenti. Così, da quel punto di vista, si può supporre che la sicurezza di Snowden è gravemente a rischio. Nel frattempo, possiamo fare il punto su alcuni importanti spunti storici tratti dalla vicenda di Snowden, accentuati dalle ultime rivelazioni e dalle tensioni in America Latina. Il più importante è che la rete globale di spionaggio illegale istituita da Washington negli ultimi dieci anni, può essere considerata totalmente scollegata dalla lotta al terrorismo. In effetti, si può dedurre dalla criminalità segreta di Washington contro una serie di Stati neutrali e amichevoli, che la ‘guerra al terrorismo’ è una ridicola farsa cui nemmeno il governo statunitense crede. Il vero scopo delle violazioni di Washington del diritto internazionale e della sovranità delle altre nazioni era massimizzare i vantaggi politici ed economici, o in una parola, l’imperialismo. Inutile dire che tali comportamenti sono del tutto riprovevoli e inaccettabili. Questo è chiaro nel caso dei Paesi dell’America Latina, che non hanno mai rappresentato una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. In realtà, la minaccia alla sicurezza esistente in quel continente proviene, come sempre, da Washington contro i Paesi dell’America Latina. La lunga funesta teoria di colpi di Stato, di squadroni della morte, terrorismo di stato, blocchi e guerre voluti dagli USA, è coerente con le rivelazioni di Snowden sul grande traffico di Washington per spiare e manipolare i suoi vicini meridionali. Quando la facciata della cosiddetta Guerra al Terrore sarà spazzata via, ciò che vedremo sarà solo quel ‘gangster dell’imperialismo’ degli Stati Uniti di cui il Maggiore-Generale Smedley Butler parlò quasi un secolo fa. In questo modo, non è cambiata molto la pessima natura della politica estera degli Stati Uniti quale braccio militare del capitalismo statunitense.
D’altra parte, i tempi sono sostanzialmente cambiati. Il potere politico ed economico degli Stati Uniti non è più quello di una volta. Il Paese sta vivendo una crisi sociale storica che tradisce la salute moribonda del capitalismo nel 21° secolo. L’opinione pubblica ordinaria, nel Nord e Sud America, è molto più consapevole del diritto e dei diritti internazionali, anche se il governo degli Stati Uniti non lo è, oltre ad essere più consapevole della chiara fraudolenza politica e mediatica di Washington su quasi tutto quello che dice. L’immenso sostegno a Snowden da parte del pubblico, come indicato nei recenti sondaggi, dimostra che le accuse ufficiali contro di lui vengono respinte dal tribunale dell’opinione popolare. Inoltre, oggi i Paesi dell’America Latina sono anche più coesi e fiduciosi nel far valere la loro indipendenza da Washington. Non sono più malleabili ai subdoli desideri di aziende e banche di Washington, come in passato. E’ ancora del tutto inaccettabile che Washington e le vecchie potenze coloniali d’Europa possano presumere di prevaricare le altre nazioni inseguendo chi onorevolmente dice la verità, come Edward Snowden. Ciononostante, la loro evidente impotenza nel perseguire i loro scopi malvagi dimostra che il mondo è  significativamente cambiato rispetto ai ‘buoni-vecchi tempi’ dell’unilaterale diplomazia delle cannoniere.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morales taglia corto con gli USA: ‘Non abbiamo bisogno della vostra ambasciata in Bolivia’

21st Century Wire 5 luglio 2013

Dopo che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha applicato tattiche d’intimidazione, facendo atterrare il jet del presidente boliviano Evo Morales, nella loro caccia all’ex-agente della NSA Ed Snowden, 21st Century Wire predisse che questa mossa sconsiderata di Washington DC avrebbe dato un grande balzo alla credibilità dell’icona populista Morales, come ora succede, ma non è tutto…

998832L’arrivo del Presidente Morales nella capitale boliviana di La Paz, accolto come un eroe all’aeroporto, è solo l’inizio. Il suo profilo, da versione più affabile di Hugo Chavez, era già alto agli occhi dell’America Latina, e ora va ancora più in alto. Come previsto, i funzionari degli Stati Uniti negano, pretendendo di non aver applicato alcuna pressione sui Paesi europei, come Francia, Spagna, Italia e Portogallo nel negare lo spazio aereo al jet presidenziale boliviano che volava da Mosca a La Paz via Isole Canarie. Chiamatela arroganza o incompetenza. Qualunque cosa potreste chiamarla, questo disastroso sbilanciarsi degli USA potrebbe aver innescato un Watergate internazionale. Spionaggio e fine delle libertà civili per la propria popolazione possono essere una cosa, ma estendere lo stato di polizia degli Stati Uniti facendo del bullismo sulle nazioni europee per limitare i movimenti del capo di Stato boliviano, è un’altra questione, assai preoccupante.
Solo una settimana fa, in Senegal, in una conferenza stampa congiunta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha pronunciato una delle affermazioni più condiscendenti da parte di un capo di Stato, a memoria d’uomo. Alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero “interdetto” eventuali voli internazionali negando lo spazio aereo a un velivolo con a bordo Snowden, Obama ha risposto che lui non avrebbe fatto “decollare dei jet militari per prendere un hacker 29enne“. Ciò che gli USA hanno fatto, invece, questa settimana, è potenzialmente assai peggiore, innescando una crisi internazionale della fiducia nella sedicente autorità internazionale degli USA.
RT ha riferito del vertice di emergenza dell’UNASUR in Bolivia, dove il Presidente Morales ha detto che la sua “mano non avrebbe esitato” se e quando, avrebbe “chiuso l’ambasciata degli Stati Uniti“. Il leader venezuelano Nicolas Maduro ha affermato, “La violazione del diritto internazionale contro Evo Morales, è anche contro tutti noi.” L’argentina Cristina Fernandez ha aggiunto: “E’ curioso che chi parla di diritti umani commetta queste violazioni.” E l’elenco potrebbe continuare.
Nel frattempo, il presidente statunitense Obama continua il tour africano e le vacanze in famiglia, che costeranno ai contribuenti statunitensi una cifra stimata 100 milioni di dollari. Incredibilmente, le ultime parole di Obama sulla vicenda Snowden dimostrano il livello di arroganza cui la sua carica è arrivata: “Non ho intenzione di creare il caso di un sospetto che cerchiamo di estradare, elevandolo improvvisamente al punto in cui debba iniziare intrallazzi e negoziati su tutta una serie di altre questioni, solo per ottenere l’estradizione del tizio per poterlo fare processare.” Obama vantava anche, la scorsa settimana, di quanto si sia esposto nell’artificiale posizione di autorità morale riguardo il diritto internazionale: “La mia continua aspettativa è che la Russia o altri Paesi che hanno detto di voler potenzialmente dare asilo a Snowden, riconoscano che sono parte della comunità internazionale e dovrebbero rispettare il diritto internazionale.”
La Bolivia è stata a lungo un parco giochi corrotto della CIA ed i suoi clienti delle multinazionali, che l’hanno utilizzata per il traffico di stupefacenti e, soprattutto, come base fondamentale per rovesciare una serie di governi democraticamente eletti in Sud America dagli anni ’50 agli anni ’80. L’elezione di Evo Morales ha inaugurato una nuova era per il Paese, migliorando le condizioni di milioni di abitanti.
La maggior parte degli statunitensi, tra cui i media statunitensi, resta alquanto incurante delle implicazioni internazionali di ciò che il governo ha combinato. Con il suo valore diplomatico già oscillante, da qualche parte, accanto alla Corea del Nord, l’amministrazione Obama sembra aver ormai perso completamente il controllo sulla vicenda Snowden, oltre ad essere indicata moralmente impossibilitata a imporre una qualsiasi posizione alla comunità internazionale che pretende di guidare. Lo stesso si potrebbe dire per il suo coinvolgimento nell’armare gli ascari terroristici in Siria, nell’imporre sanzioni paralizzanti all’Iran, nell’installare il governo islamista fallimentare in Egitto e nel distruggere la Libia, per non parlare del centro di tortura di Guantanamo Bay o della politica degli omicidi extragiudiziali in territori stranieri usando i droni.
Tutto sommato, quello che gli operatori di Washington DC pensano sia un esercizio casuale di flessione dei muscoli imperiali, potrebbe aver innescato la più significativa crisi diplomatica della presidenza Obama. Ulteriori effetti a catena sono ancora in corso, mentre il contraccolpo europeo potrebbe costringere i subalterni degli USA nella NATO a rivalutare il loro allineamento politico a tale comportamento apertamente imperiale. Inoltre, ciò potrebbe contribuire a indebolire la politica estera del mandato internazionale di Washington DC sulla guerra sporca in Siria, e sulle aspirazioni, assieme ad Israele, a un attacco preventivo all’Iran negli anni a venire.
La credibilità degli Stati Uniti sulla scena internazionale non potrebbe peggiorare, oggi; una prospettiva spaventosa, perché vuol dire che senza una conveniente via d’uscita di emergenza per salvare la propria immagine che affonda, i più oscuri attori della struttura del potere di Washington potrebbero essere tentati dal tutto per il tutto, ancora una volta, al fine di raccogliere la simpatia internazionale. Ma anche allora potrebbe essere troppo poco e troppo tardi. Il mondo cambia rapidamente, e le istituzioni del potere dominante sembrano essere gli ultimi a rendersene conto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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