La Libia nel caos a due anni dalla liberazione umanitaria della NATO

F. William Engdahl, Global Research, 27 settembre 2013

930224c0-d1c9-4b8e-8724-877ff3fe3844_mw1024_n_sNel 2011, quando Muammar Gheddafi si rifiutò di lasciare tranquillamente il governo della Libia, l’amministrazione Obama, nascondendosi dietro le sottane dei francesi, lanciò una feroce campagna di bombardamenti e una “no-fly zone” sul Paese per supportare i cosiddetti combattenti per la democrazia. Gli Stati Uniti mentirono a Russia e Cina, con l’aiuto del filo-USA Consiglio di cooperazione del Golfo, per la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Libia, utilizzata per giustificare una guerra illegale. La dottrina della “responsabilità di proteggere” fu anche usata, la stessa dottrina che Obama vuole utilizzare in Siria. E’ utile guardare alla Libia due anni dopo l’intervento umanitario della NATO.

Il caos nel settore petrolifero
L’economia della Libia dipende dal petrolio. Subito dopo la guerra, i media occidentali salutarono il fatto che le installazioni petrolifere non fossero state danneggiate dai bombardamenti sulla popolazione e che la produzione di petrolio fosse quasi normale, pari a 1,4 milioni di barili/giorno (bpd). Poi, a luglio le guardie armate al soldo del governo di Tripoli improvvisamente si ribellarono e presero il controllo dei terminali dei giacimenti petroliferi orientali che dovevano proteggere. Vi si estraeva il grosso del petrolio della Libia, nei pressi di Bengasi, dove dalle pipeline le petroliere ricevevano il petrolio per l’esportazione nel Mediterraneo. Quando il governo perse il controllo della produzione e dei terminali, le esportazioni registrarono un netto calo. Poi un altro gruppo tribale armato prese il controllo dei due giacimenti petroliferi nel sud, bloccando il flusso di petrolio per i terminali sulla costa nord-ovest. Gli occupanti tribali chiedevano maggiori paghe e scesero in sciopero per chiedere maggiore retribuzione e la fine della corruzione. Il risultato finale, oggi, inizio di settembre, è che la Libia ha pompato solo 150.000 barili su una capacità di 1,6 milioni di barili al giorno. Le esportazioni sono diminuite a 80.000 barili al giorno. [1]

Milizie armate contro i Fratelli musulmani
La Libia è uno Stato artificiale, come gran parte del Medio Oriente e dell’Africa, tracciato dall’Italia in epoca coloniale, nella prima guerra mondiale. Era governato per consenso delle numerose tribù. Gheddafi fu scelto con un lungo processo di voto dagli anziani delle tribù, cosa che poteva richiedere fino a 15 anni, mi è stato detto da un esperto. Quando fu assassinato e la sua famiglia braccata, la NATO impose il dominio del Consiglio nazionale di transizione (CNT) dominato dalla Fratellanza musulmana. Ora, ad agosto, una nuova Assemblea è stata eletta, sempre dominata dalla Fratellanza come l’Egitto di Mursi o la Tunisia. Suonava bene sulla carta, ma la realtà è che, a detta di tutti, le bande di fuorilegge armati, per la prima volta dalla guerra, con armi moderne e jihadisti  stranieri di al-Qaida, compiono bombardamenti quotidiani in tutto il Paese per avere il controllo locale. Tripoli stessa ha numerose bande armate che ne controllano i quartieri. Si sta passando alla lotta armata tra le milizie tribali locali, che vanno formandosi, e la fratellanza che controlla il governo centrale. I leader delle province di Cirenaica e Fezzan prendono in considerazione la rottura con Tripoli, e le milizie ribelli di mobilitano in tutto il Paese. [2]

Attentati a Tripoli ogni giorno, mentre si diffonde l’illegalità
Nuri Abu Sahmain, fratello musulmano e neoeletto Presidente del Congresso, ha convocato le milizie alleate della Confraternita nella capitale, per cercare d’impedire un colpo di stato, un’azione che l’opposizione vede come un colpo di Stato della Fratellanza. Il principale partito di opposizione, le forze di centro-destra dell’Alleanza nazionale, di conseguenza ha abbandonato il Congresso insieme a diversi partiti etnici più piccoli, lasciando il partito della Giustizia e della Costruzione della Fratellanza a capo di un governo dall’autorità in rovina. “Il Congresso è  sostanzialmente collassato”, ha detto un diplomatico a Tripoli. [3] L’amministrazione Obama ha promosso il cambio di regime in tutto il mondo musulmano, dall’Egitto alla Tunisia alla Siria, in favore degli oscuri Fratelli musulmani, nell’ambito della strategia a lungo termine per il controllo dell’Arco di Crisi musulmano, dall’Afghanistan alla Libia. Mentre il colpo di Stato militare sostenuto dai sauditi contro il presidente della Fratellanza Muhammad Mursi, in Egitto, a luglio, ha dimostrato che la strategia di Obama ha qualche problema.

Rivolte e illegalità
Con l’aumento delle violenze, il ministro dell’Interno Muhammad Qalifa al-Shaiq si è dimesso ad agosto. Circa 500 prigionieri nel carcere di Tripoli entrarono in sciopero della fame per protestare contro due anni di detenzione senza accuse. Quando il governo ha ordinato al Comitato supremo della sicurezza di ristabilire l’ordine, spararono ai prigionieri attraverso le sbarre. A luglio, 1200 prigionieri fuggirono da una prigione dopo una rivolta a Bengasi. Illegalità e anarchia si  diffondono. [4] I berberi, la cui milizia aveva assaltato Tripoli nel 2011, hanno occupato temporaneamente il parlamento a Tripoli. Poiché Stati Uniti e NATO furono irremovibili nel non avere “stivali sul terreno”, consegnarono deliberatamente qualsiasi arma a tutti i ribelli che avrebbero sparato alle truppe del governo di Gheddafi. Ancora oggi hanno armi e la Libia mi viene descritta, da un giornalista francese che di recente vi si era recato, come “il più grande bazar all’aperto di armi del mondo“, dove chiunque può acquistare qualsiasi moderna arma della NATO. Gli stranieri sono in gran parte fuggiti da Bengasi, laddove l’ambasciatore statunitense fu ucciso nel consolato degli Stati Uniti dai miliziani jihadisti, lo scorso settembre. E il procuratore militare della Libia, colonnello Yusif Ali al-Asaifar, incaricato di indagare sugli omicidi di politici, militari e giornalisti, è stato lui stesso assassinato da una bomba nella propria auto, il 29 agosto. [5]
Le prospettive sono tristi mentre si allarga l’illegalità. Suleiman Qajam, un membro della commissione parlamentare per l’energia, ha detto a Bloomberg che “il governo utilizza le sue riserve. Se la situazione non migliora, non sarà in grado di pagare gli stipendi entro la fine dell’anno“. L’amministrazione Obama sostiene che l’uso, non ancora provato, del governo di Assad di armi chimiche in Siria giustifica una guerra con bombardamenti da parte della NATO e di alleati come Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Giordania, in base all’ingannevole dottrina “umanitaria” detta “responsabilità di proteggere”, che sostiene che certe violazioni dei diritti o della sicurezza delle persone, sono così gravi da trascendere il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite o le norme costituzionali degli Stati Uniti, facendo sì che per motivi morali, qualsiasi presidente degli Stati Uniti possa bombardare un Paese di sua scelta. C’è qualcosa di sbagliato qui…

Libyan Defence Minister Mohammed al-Bargathi looks on during a ceremony to mark the second anniversary of the country's revolution in BenghaziNote
[1] Krishnadev Calamur, Libya Faces Looming Crisis As Oil Output Slows To Trickle, NPR, 12 settembre 2013;
[2] Patrick Cockburn, We all thought Libya had moved on — it has, but into lawlessness and ruin, 3 settembre 2013
[3] Chris Stephen, Libyans fear standoff between Muslim Brotherhood and opposition forces, The Guardian, 20 agosto, 2013
[4] Patrick Cockburn, op.  cit.
[5] Ibid.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Cina e CSTO tracciano la linea rossa della NATO

Christof Lehmann, Nsnbc, 23 settembre 2013

Dopo i tentativi degli Stati Uniti di ricattare la Russia per far adottare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che aprirebbe la strada a una aggressione contro la Siria, ai sensi del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, minacciando di bloccare l’adesione della Siria all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, la Cina e la Russia hanno risposto tracciando una linea rossa inequivocabile riguardo la Siria. La posizione cinese e russa ha il sostegno degli Stati membri del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), che sottolineano la necessità di una soluzione pacifica alla situazione in Siria, in una riunione del Consiglio della CSTO.
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Forte risposta russa al tentativo degli Stati Uniti di ricattare la Russia sull’adesione della Siria all’OPAC
Un tentativo degli Stati Uniti di ricattare la Russia su un voto simultaneo sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che aprirebbe una scappatoia all’aggressione militare contro la Siria, ai sensi del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, ha indotto risposte inequivocabili da parte di Russia e Cina. Secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, gli Stati Uniti hanno minacciato che avrebbero ritirato il loro sostegno all’adesione della Siria nella Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC). Il capo della diplomazia russa ha risposto dicendo: “I nostri partner statunitensi iniziano a ricattarci: ‘Se la Russia non supporta una risoluzione ai sensi del capitolo 7, ritireremo il nostro sostegno all’ingresso della Siria nell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC)’. Ciò è in totale disaccordo con ciò che si era stabilito con il segretario di Stato John Kerry“. Lavrov ha descritto gli Stati Uniti, dicendo che sono accecati dalla missione ideologica del cambio di regime. La dichiarazione di Lavrov sostiene ciò che gli analisti avevano denunciato, mettendo in guardia sull’accordo concordato tra Siria e Russia per consegnare le armi chimiche al controllo internazionale e diventare un membro dell’OPAC.

Il rigetto congiunto russo-cinese delle minacce, ritenute inaccettabili
Il Congresso nazionale del popolo cinese e il Consiglio della Federazione Russa hanno dichiarato  che le minacce di usare la forza o l’intervento militare contro la Siria, sono inaccettabili, e che l’unico modo per risolvere la crisi è il dialogo. La dichiarazione congiunta è stata diffusa a conclusione di un incontro dei comitati degli Esteri dei due Paesi a Mosca. I delegati russi e cinesi hanno sottolineato che la conferenza internazionale, da troppo ritardata, sulla Siria a Ginevra deve essere tenuta al più presto possibile, per trovare una soluzione politica e porre fine alle sofferenze del popolo siriano. La dichiarazione congiunta implicava il rischio che il fallimento nel trovare una soluzione politica, potesse causare ulteriori tragici sviluppi in Medio Oriente.

La Cina condanna l’attacco terroristico all’ambasciata russa di Damasco
Domenica scorsa, un colpo di mortaio è caduto sul territorio dell’ambasciata russa a Damasco.  Anche se un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha trasmesso le condoglianze della Cina per le vittime, la Russia non ha parlato di vittime e afferma che l’ambasciata opera normalmente. L’attacco però, ha suscitato la condanna inequivocabile della Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, ha condannato l’attacco terroristico all’ambasciata russa nella capitale siriana Damasco, dicendo: “Esprimiamo viva preoccupazione per l’attacco con granate contro l’ambasciata russa in Siria. Denunciamo tali azioni e le nostre condoglianze alle vittime dell’attentato. Facciamo appello a tutte le parti nel rispettare la Convenzione di Vienna, al fine di garantire la sicurezza dei diplomatici in Siria. Chiediamo un cessate il fuoco e l’avvio del dialogo per stabilizzare la situazione nel Paese”. La pronta risposta cinese all’attacco terroristico non è inaspettata, essendo l’ambasciata della Cina nella ex Jugoslavia stata “accidentalmente” attaccata da un missile da crociera statunitense. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, visita gli Stati Uniti d’America chiedendo un accordo, il più presto possibile, riguardo le armi chimiche della Siria. A seguito dell’annuncio dei russi del tentativo di ricatto degli Stati Uniti, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato all’agenzia cinese Xinghua, che è importante per la comunità internazionale raggiungere al più presto possibile un compromesso riguardo le armi chimiche della Siria. Nel corso dell’incontro con il Segretario Generale Ban Kyi-moon, a New York, il ministro degli Esteri cinese ha sottolineato che la comunità internazionale dovrebbe sbarazzarsi di queste armi e trovare una soluzione equa alla crisi. Wang Yi ha sottolineato l’importanza di obiettività, onestà e professionalità del lavoro nell’OPAC riguardo le armi chimiche della Siria, e che la Cina è pronta a inviare esperti per partecipare al processo di ispezione e distruzione delle armi chimiche in Siria. Sottolineando l’importanza dell’oggettività, il ministro degli Esteri cinese potrebbe aver impedito ulteriori minacce degli Stati Uniti di ritirare il proprio sostegno all’adesione della Siria all’OPAC, e relativi sviluppi. Un recente articolo di Nsnbc, per esempio, ha avvertito che sia il Regno Unito che la Germania possano essere coinvolti nel tentativo di incastrare la Siria per non conformità all’obbligo di fornire un inventario completo.

Putin alla CSTO nel settembre 2013
La Collective Security Treaty Organization (CSTO), mette in guardia contro la diffusione del terrorismo e sottolineava la necessità di una posizione comune sulla risoluzione della crisi in Siria. il Consiglio della CSTO s’era riunito per discutere della situazione in Siria e del rischio di diffusione del terrorismo in tutta la regione. Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha avvertito che la diffusione del terrorismo in Paesi in difficoltà, come la Siria, costituisce una vera minaccia ai Paesi aderenti alla CSTO. Putin ha sottolineato che le organizzazioni terroristiche attualmente attive nei paesi in difficoltà, non vengono dal nulla e che non spariranno semplicemente nel nulla. Il presidente russo ha denunciato apertamente gli Stati Uniti e gli altri Paesi della NATO per il loro uso, ben documentato e sistematico, di al-Qaida come brigata di mercenari per il sovvertimento delle nazioni prese di mira. La NATO ha implicitamente istigato la sovversione nei Paesi abusando delle risoluzioni delle Nazioni Unite e in collaborazione con le brigate di al-Qaida, nell’ambito  della dottrina militare adottata al 25° vertice della NATO a Chicago, nel giugno 2012. Putin ha descritto le brigate terroristiche in termini di minaccia reale e di vero problema che può colpire un qualsiasi membro della CSTO. Putin ha sottolineato che la CSTO non può permettersi di ignorare la situazione in Siria e che è necessario che i membri della CSTO formulino una posizione comune su come risolvere la crisi.

La riunione del Consiglio della CSTO è di maggiore rilevanza di quanto non appaia a prima vista
La riunione del Consiglio della CSTO e le discussioni sulla formulazione di una posizione comune su come risolvere la crisi in Siria e sul rischio terrorismo, può avere più importanza di quanto si possa essere indotti a credere dalla carente copertura dei media mainstream. Analisti, tra cui Agha H. Amin e Christof Lehmann, da qualche tempo hanno avvertito sui piani USA/NATO per creare una serie di conflitti a bassa intensità dal Mediterraneo orientale, al Medio Oriente, lungo il ventre molle energifero di Russia e Cina, e alle repubbliche dell’Asia centrale. F. William Engdahl avverte sul rischio di un aggravamento del conflitto a bassa intensità nella provincia del Baluchistan, in Pakistan, che avrebbe un impatto sia sugli Stati membri della CSTO così come sulla Cina. Riguardo la Cina, il perno di Stati Uniti/Globalisti ha iniziato colpendo il Myanmar e le forniture di gas e petrolio ai cinesi, come Lehmann ha scritto nel 2012. Un approccio comune sulla Siria da parte degli Stati membri della CSTO, e l’aumento degli sforzi cinesi nel sottolineare che un’altra aggressione degli Stati Uniti è inaccettabile, indicano che la “crisi in Siria” è un scontro de facto tra USA/NATO e Russia-Cina e alleati.
Durante l’apertura della riunione del Consiglio CSTO nella città russa di Sochi, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto: “Siamo preoccupati dalla situazione in Siria, non solo alla luce delle sue ripercussioni su tutta la regione, ma anche per le conseguenze sulle leggi internazionali“. Sia la Russia che la Cina tracciano una, secondo gli analisti e gli esperti internazionali, linea rossa tanto chiara quanto necessaria verso la spinta degli Stati Uniti all’aggressione militare illegale contro la Siria. Nel 2012 un articolo, dal titolo Il Mar della Cina sud-orientale, una crisi Perfetta per l’International Crisis Group”, gli autori Black, Fetzer, Mezjaev e Lehmann dettagliavano quello che chiamavano la disintegrazione dei fondamenti del diritto internazionale e la discesa nell’anarchia e nel dispotismo del diritto internazionale. La dichiarazione del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, dicendo “I nostri partner statunitensi iniziano a ricattarci: ‘Se la Russia non supporta una risoluzione ai sensi del capitolo 7, ritireremo il sostegno all’ingresso della Siria nell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC)’. Ciò è completamente diverso da quello che era stato concordato con il segretario di Stato John Kerry“, indica quanto si sia discesi nell’illegalità. La dichiarazione assertiva indica anche che il periodo post-2001 dell’incontrastata spinta di USA/NATO al dominio globale totale, sta terminando in Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rottura senza precedenti tra sauditi e Washington sull’Egitto

F. William Engdahl, Global Research, 18 luglio 2013

969337Uno dei meno commentati aspetti del spodestamento dell’egiziano Mursi, è la sfida della casa reale saudita nel sostenere l’estromissione della Confraternita e la restaurazione militare. La mossa saudita non ha precedenti per la sua aperta sfida alla Casa Bianca, che ha dichiarato appoggio ai Fratelli musulmani. Le implicazioni della rottura sono enormi.

Crepuscolo nel deserto?
Nel 1945, al suo ritorno dalla fatidica Conferenza di Jalta, il presidente degli USA Roosevelt incontrò il re saudita Ibn Saud e ottenne i diritti esclusivi per le società petrolifere del gruppo statunitense Rockefeller sulle grandi ricchezze petrolifere dell’Arabia Saudita, il rapporto tra l’Arabia e la politica estera degli USA è stato quasi una satrapia dei sauditi. [1] In seguito allo “shock petrolifero” del 1973, orchestrata da Kissinger, in cui l’OPEC alzò il prezzo di circa il 400%, Washington strappò l’impegno dai sauditi che avrebbero assicurato che l’OPEC vendesse il petrolio solo in dollari, garantendo in tal modo il continuo dominio del dollaro come valuta di riserva mondiale. In cambio, Washington accettava di vendere armi statunitensi e anche di addestrare l’Aeronautica militare saudita. [2] E nel 2010, proprio mentre Washington avviava la sua offensiva di primavera della “democrazia” araba in Tunisia, Egitto e in tutto l’arco di crisi islamico, l’amministrazione Obama annunciava il più grande accordo sulle armi della storia. Gli USA accettarono di vendere ai sauditi 84 F-15 nuovi e di aggiornarne altri 70, nell’ambito di un accordo da 46 miliardi di dollari, il più grande affare sulle armi nella storia degli Stati Uniti, preparandosi ad isolare l’Iran. [3]
Come abbiamo riportato in un precedente articolo, prima del colpo di Stato militare egiziano, i sauditi stipularono un accordo segreto con il ministro della Difesa e capo dell’esercito, generale Abdul Fatah al-Sisi, che i sauditi, assieme ad altri petro-Stati conservatori del Golfo, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, avrebbero garantito il sostegno finanziario se l’amministrazione Obama avesse tagliato il miliardo di dollari in aiuti annuali ai militari egiziani, per rappresaglia per la cacciata del loro uomo, Mursi. [4] Il 17 luglio, il neo-governo di transizione egiziano ha confermato di aver ricevuto 6 miliardi di sovvenzioni, prestiti e carburante da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’Arabia Saudita ha approvato 4 miliardi di dollari in aiuti all’Egitto, e gli Emirati Arabi Uniti hanno offerto 2 miliardi di dollari per sostenere le disperate necessità dell’economia. I fondi sauditi comprendono 1,5 miliardi di deposito alla banca centrale, 1,5 miliardi di prodotti energetici e 750 milioni in contanti, ha detto il ministro delle Finanze saudita Ibrahim al-Assaf. Gli Emirati Arabi Uniti doneranno 750 milioni all’Egitto e 1,5 miliardi di prestiti sotto forma di deposito non fruttifero presso la banca centrale d’Egitto. [5]
La notizia è un doppio schiaffo a Washington che aveva insistito sul fatto che il governo Mursi dovesse accettare le dure richieste del FMI come condizione preliminare per l’aiuto finanziario.

Il Qatar reagisce in modo drammatico
Vistosamente, uno dei più ricchi petro-Stati del Golfo latita da questi aiuti; il Qatar, il cui emiro Hamad bin Khalifa al-Thani aveva versato oltre 6 miliardi all’Egitto dopo la rivoluzione di due anni e mezzo fa, e forse altri 7 miliardi per finanziare gli islamisti in Libia, Siria e Gaza, l’enclave palestinese gestita da Hamas, un ramo della Fratellanza musulmana. Il Qatar ospita la sede centrale del Comando Centrale e il Combined Air Operations Center degli Stati Uniti. E, in particolare, fino al colpo di Stato militare sostenuto dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti contro il domino della Fratellanza in Egitto, il 3 luglio, il Qatar era sede di importanti membri della Fratellanza musulmana ed uno dei suoi principali finanziatori in Siria, Egitto, Libia e in tutto il mondo islamico.[6] Pochi minuti dopo il golpe sostenuto da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in Egitto, l’emiro del Qatar prendeva atto delle conseguenze e annunciava l’abdicazione in favore del figlio Tamim.  Hamad bin Jassim al-Thani, che aveva plasmato la politica estera filo-Fratellanza musulmana del Qatar, è stato messo a tacere, sostituito da un militare che agiva da viceministro degli Interni. La nuova leadership del Qatar ora utilizza parole come “rivalutazione”, “ritaratura” e “correzioni” per discutere della propria politica estera. In breve, non osa rischiare il totale isolamento tra gli Stati del Golfo a dominio saudita. [7]
La coraggiosa decisione saudita di agire per fermare ciò che percepisce come la disastrosa strategia islamica statunitense nel sostenere le rivoluzioni della Fratellanza in tutto il mondo islamico, ha inferto un duro colpo alla folle strategia statunitense di credere di poter utilizzare la Fratellanza come forza politica per controllare più strettamente il mondo islamico e usarlo per destabilizzare la Cina, la Russia e le regioni islamiche dell’Asia centrale. La monarchia saudita cominciava a temere che la Fratellanza segreta sarebbe balzata un giorno anche contro il suo governo. Non ha mai perdonato a George W. Bush e Washington di aver rovesciato la dittatura laica del partito Baath di Saddam Hussein in Iraq, che ha portato la maggioranza sciita al potere, né la decisione degli USA di rovesciare lo stretto alleato dell’Arabia saudita, Mubaraq in Egitto. Da esemplare “Stato vassallo” degli USA in Medio Oriente, l’Arabia Saudita si è ribellata il 3 luglio sostenendo e supportando il colpo di Stato militare in Egitto. Oltre a far protestare rumorosamente contro il colpo di Stato dei generali egiziani, i suoi alleati della Fratellanza, Washington finora ha potuto fare ben poco, indicazione del crollo del potere globale degli Stati Uniti. Il Pentagono ha inviato due navi da assalto anfibio che trasportano 2.600 marine presso le coste meridionali egiziane del Mar Rosso. L’enorme USS Kearsarge con 1.800 marines e l’USS San Antonio con 800 marines, “hanno risalito il Mar Rosso e si sono posizionate al largo dell’Egitto, perché non sappiamo cosa succederà”, ha dichiarato il generale James Amos, comandante del Corpo dei marines.
Washington è improvvisamente preda di un grande caos in politica estera, mentre il nuovo governo ad interim egiziano ha giurato…

Note
[1] F. William Engdahl, Gods of Money, 2009, edition.engdahl,Wiesbaden, pp. 190-193.
[2] F. William Engdahl, A Century of War, edition.engdahl, 2011, Wiesbaden, pp. 152-156.
[3] Ian Black, Barack Obama to authorise record $60bn Saudi arms sale, The Guardian, UK, 13 settembre 2010.
[4] F. William Engdahl, Washington Islamist Strategy in Crisis as Morsi Toppled, Veterans Today, 4 luglio 2013.
[5] Reuters/AP, Egypt wins $ 8 billion Saudi and UAE aid names PM, 17 luglio 2013.
[6] N.P., Qatar’s foreign policy: Change of tack, The Economist, UK, 15 luglio 2013.
[7] Ibid.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina è una minaccia militare? Perché la Cina è innervosita dal Perno di Obama

F. William Engdahl, Global Research, 21 novembre 2012

Leggendo i media mainstream occidentali, si potrebbe concludere che la Cina è diventata un gigante economico intenzionato a mostrare la sua forza militare, avviando una massiccia corsa agli armamenti. La Cina ha designato il suo nuovo presidente, Xi Jinping, che ha appena sostituito il  predecessore Hu Jintao sia al vertice del partito comunista che della potente Commissione militare centrale, dando a Xi il controllo completo delle forze armate e del partito. Una recente analisi della BBC, nell’articolo intitolato “La Cina estende la portata militare“, nella tipica copertura mediatica occidentale del programma militare della Cina: “La prima portaerei della Cina inizierà le prove in mare entro la fine dell’anno. Alla fine dell’anno scorso, erano trapelate le prime immagini del prototipo del nuovo caccia “stealth” di Pechino. E gli esperti militari statunitensi ritengono che la Cina abbia iniziato a schierare il primo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire una nave in movimento in mare“. [1]
In Giappone, i politici nazionalisti, come l’ambizioso governatore di Tokyo Shintaro Ishihara e Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, ottengono popolarità con la retorica anti-cinese, sostenendo che il Giappone deve sviluppare le capacità per opporsi alla supremazia militare cinese. A maggio l’autorevole New York Times ha pubblicato un articolo allarmante sull’annunciato “incremento a due cifre” delle spese militari della Cina. Nell’articolo si parla di un aumento dell’11% rispetto al bilancio precedente, di gran lunga inferiore perfino al tasso di inflazione. Tuttavia, quando si esamina in dettaglio il reimpiego effettivo e le mosse militari delle forze armate statunitensi nella regione dell’Asia, dopo l’annuncio del presidente Obama dell’”Asia Pivot”, per una nuova  ridefinizione delle capacità militari degli Stati Uniti passando dall’Europa occidentale alla regione dell’Asia, diventa chiaro che la Cina reagisce allo scopo di affrontare le future molto reali minacce alla sua sovranità, piuttosto che agire aggressivamente.
Il semplice fatto che il presidente al potere Obama, nel corso dei dibattiti presidenziali televisivi nazionali, abbia etichettato la Cina come “avversario” è indicativo del cambiamento della posizione militare degli Stati Uniti. La profondità e la natura del perno degli Stati Uniti sulla Cina è cristallino quando si guardano più da vicino i recenti sviluppi dello schieramento asiatico dell’US Missile Defense, chiaramente rivolto contro la Cina e nessun altro. La Cina ufficialmente spende appena il 10% di quello che gli Stati Uniti spendono per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari, e se alcune importazioni di armi e altri costi vi sono inclusi, forse si arriva a 111 miliardi di dollari all’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è chiaro che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, partendo da una base militare-tecnologica di gran lunga inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti non è solo di gran lunga il più grande del mondo. Domina tutti gli altri, ed è del tutto indipendente da qualsiasi minaccia percepibile. Nel XIX.mo secolo, la Royal Navy inglese costruì la sua flotta in base alle flotte dei due potenziali nemici più potenti della Gran Bretagna; gli strateghi del bilancio della difesa degli USA, affermano che sarebbe una “catastrofe” se gli Stati Uniti avessero una marina meno di cinque volte superiore a quelle di Cina e Russia messe insieme.[2]
Se includiamo la spesa da parte della Russia, il più forte alleato della Cina nella Shanghai Cooperation Organization, la loro spesa totale annuale combinata per la difesa sarebbe di quasi 142 miliardi dollari. Le dieci prime nazioni al mondo per spesa per la difesa, oltre agli Stati Uniti, la più grande, e la Cina, la seconda più grande del Mondo, sono Regno Unito, Francia, Giappone, Russia, Arabia Saudita, Germania, India e Brasile. Nel 2011, la spesa militare degli Stati Uniti era pari a uno sbalorditivo 46% della spesa totale di un mondo di 171 stati, quasi la metà del mondo intero. [3]
Chiaramente, con tutta la sua retorica sulle missioni di mantenimento della pace e per la promozione della “democrazia”, il Pentagono sviluppa ciò che i suoi pianificatori chiamano “Full Spectrum Dominance”, il controllo totale globale aereo, terrestre, marittimo, spaziale, cosmico e ora cyberspaziale. [4] E’ chiaramente determinato a usare la sua forza militare per garantirsi il dominio o l’egemonia globale. Nessun altra interpretazione è possibile. La Cina di oggi, per via della sua dinamica crescita economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, e solo perché esiste, sta diventando “l’immagine del nemico” o il nuovo avversario del Pentagono, sostituendo l’”immagine del nemico” non più utile dell’islam, usata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono. Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto “il perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare Sud-Est asiatico, cioè, la Cina.

Parte II: la ‘Dottrina Obama’ e il BMD asiatico
Fino ad oggi il cuore delle fasi iniziali del Perno Cinese comporterà la costruzione di un massiccio anello antimissile intorno alla Cina per neutralizzarne il potenziale d’attacco nucleare. Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito la nuova dottrina della minaccia e della prontezza militare degli Stati Uniti sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, mentre era in Australia, il Presidente degli Stati Uniti ha presentato ciò che viene chiamata ‘Dottrina Obama’. [5]
Le seguenti sezioni del discorso di Obama in Australia valgono d’essere citate in dettaglio: “Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e più di metà del genere umano, l’Asia in gran parte definirà se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione… In qualità di Presidente ho quindi preso una decisione deliberata e strategica… gli Stati Uniti giocheranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro… ho indicato alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nel Pacifico-Asia una priorità assoluta… Preserveremo la nostra unica capacità di proiettare potenza e scoraggiare le minacce alla pace… Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico e siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando la postura difensiva dell’America nell’Asia-Pacifico. …Vediamo la nostra nuova postura qui in Australia… credo che si possano affrontare sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [6]
Il 24 agosto, 2012, il Wall Street Journal di New York riportava che l’amministrazione Obama, nell’ambito della sua nuova politica imperniata sulla Cina, amplierà il suo scudo di difesa missilistica, la difesa antimissile balistico o BMD, come è noto in campo militare, alla regione dell’Asia-Pacifico. [7] La ragione ufficiale del Pentagono per il nuovo dispiegamento della sua BMD nel teatro asiatico è proteggere Giappone, Corea del Sud e altri paesi alleati degli Stati Uniti nella regione contro un attacco missilistico nucleare della Corea del Nord. Questo argomento non regge ad un attento esame. In realtà, secondo numerose segnalazioni, Washington ha deciso di investire su una grande rete per la difesa antimissile in Giappone, Corea del Sud e Australia. Il vero obiettivo del sistema BMD non è la Corea del Nord, ma piuttosto la Repubblica Popolare Cinese, l’unica potenza nella regione a possedere anche una potenziale minaccia nucleare con grandi capacità di lancio a lungo raggio. Fa parte della nuova strategia del Pentagono imporre il pieno controllo sullo sviluppo futuro della Cina. L’offensiva della BMD di Washington deve essere vista anche alla luce della tempestiva decisione, del governo giapponese, di provocare deliberatamente le tensioni con la Cina sulle controverse isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale, una regione ritenuta enormemente ricca di gas. [8]

Parte III: Giappone, chiave della difesa antimissile
Nel settembre 2012, il segretario alla difesa Leon Panetta annunciava che gli Stati Uniti e il Giappone avevano raggiunto un importante accordo per schierare un secondo grande avanzato radar della difesa antimissile sul territorio giapponese. [9] Nel suo annuncio Panetta dichiarava: “Lo scopo di ciò è rafforzare la nostra capacità di difendere il Giappone. È stato inoltre progettato per aiutare le avanguardie delle forze americane e inoltre sarà efficace nel proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia dei missili balistici nordcoreani“. [10] Uno sguardo alla mappa mostra i buchi nucleari della dichiarazione di Panetta. I siti missilistici cinesi sono appena oltre il confine coreano, entro la gittata della nuova installazione della BMD di Stati Uniti-Giappone. La decisione di Washington di installare infrastrutture avanzate della BMD in Giappone è stata presa tempo fa, nell’ambito della strategia per il dominio globale militare degli Stati Uniti.
La cooperazione nella BMD con il Giappone iniziò il 19 dicembre 2003, quando il governo giapponese emise il decreto governativo “Introduzione del sistema della Ballistic Missile Defense e altre misure.” Da allora, l’istituzione di un robusto sistema di difesa missilistica è stata la priorità per la sicurezza nazionale del Giappone. Secondo l’interpretazione del governo giapponese dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la partecipazione del Giappone a un sistema di difesa collettivo è vietata, in quanto utilizza le capacità della difesa antimissile per difendere un paese terzo, anche se è un alleato come gli Stati Uniti. Shinzo Abe, capo del Partito LiberalDemocratico, quasi certo di divenire primo ministro dopo le elezioni del 16 dicembre per la Camera Bassa, è un forte sostenitore della BMD e della modifica dell’articolo 9. Ciò significa che ci si può aspettare un grande cambiamento verso una posizione militare ulteriormente anticinese du Tokyo. [11]
Secondo i resoconti della stampa militare statunitense, la caratteristica più importante del nuovo progetto BMD giapponese sarà l’installazione di un potente radar di preallarme ‘X-band’, della Raytheon Co. E’ “un grande centro di controllo del tiro ‘phased array’, con capacità di rilevamento di precisione e di sostegno all’intercettazione”, progettato per contrastare le minacce degli ‘stati canaglia’. Sarà installato su un’anonima isola meridionale giapponese. [12] Il ministro della difesa del Giappone Satoshi Morimoto ha confermato che Tokyo e Washington “hanno avuto varie discussioni sulla difesa antimissile, tra cui modalità di schieramento del sistema radar in banda-X degli Stati Uniti“. [13] il Giappone ospita già un radar in banda X nella prefettura settentrionale di Aomori, dal 2006. E’ fortemente contrastato dai residenti locali che temono, non senza ragione, che la presenza del radar li renda un bersaglio per dei potenziali attacchi nemici. [14]

Parte IV: La BMD in tutta l’Asia
La decisione degli Stati Uniti di dare priorità all’installazione della sua BMD in Asia coinvolge non solo il Giappone. Washington sta anche aiutando l’India a migliorare il suo nuovo sistema di difesa missilistica. Gli indiani vogliono costruire una rete multi-livello di difesa missilistica con l’aiuto degli Stati Uniti. Pubblicamente il governo indiano cita il Pakistan come causa. In privato, è la Cina. L’India ha testato il suo missile balistico a gittata intermedia Agni-V, all’inizio di quest’anno e la stampa indiana ha apertamente citato la capacità del sistema di colpire qualsiasi parte della Cina, come sua caratteristica più importante. [15] Secondo Steven Hildreth, un esperto di difesa antimissile del Congressional Research Service di Washington, negli Stati Uniti, ciò “getta le basi” per un sistema di difesa antimissile regionale che consisterebbe nelle difese contro i missili balistici degli USA in combinazione con quelle delle potenze regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. Anche se presumibilmente finalizzata a contenere le minacce dalla Corea del Nord, Hildreth ha anche affermato, “la realtà è che stiamo anche guardando, a lungo termine, all’elefante nella stanza, cioè la Cina.”
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, il radar in banda-X permetterebbe agli Stati Uniti di ‘sbirciare più in profondità’ in Cina, oltre alla Corea del Nord. [16] Come pure vi sono relazioni da parte di anonimi funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, su un terzo radar in banda-X che verrebbe posizionato nelle Filippine, permettendo al Pentagono di monitorare con precisione i missili balistici lanciati dalla Corea del Nord, ma anche da buona parte della Cina. [17] Oltre al Giappone, Washington ha invitato la Corea del Sud e l’Australia a partecipare al programma asiatico della BMD. Il quotidiano ufficiale cinese in lingua inglese, Global Times, ha sottolineato “Tra le potenze nucleari, la Cina ha il minor numero di armi nucleari. E’ anche l’unico paese ad essersi impegnato nella dottrina del ‘non primo uso’. L’installazione di un sistema di difesa missilistico in Asia non rispetta la politica nucleare della Cina.” L’articolo del Global Times osserva ancora: “Se Giappone, Corea del Sud e Australia aderiscono al sistema, una viziosa corsa agli armamenti in Asia potrebbe accendersi. Non è ciò che la Cina vuole, ma dovrà fare i conti con la corsa agli armamenti, se accadesse. Gli Stati Uniti stanno sconvolgendo l’Asia. La regione in futuro può vedersi intensificare i conflitti. La Cina dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per impedirlo, ma deve preparasi al peggio”. [18]

Parte V: la BMD incoraggia il Primo Attacco nucleare
La strategia della BMD degli Stati Uniti in Asia segue una decisione presa dalle amministrazioni Bush e Obama per lo schieramento del primo anello della BMD che circonda la Russia con installazioni in Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, mirato contro l’arsenale russo dei missili balistici intercontinentali. Mentre alti ufficiali in pensione delle forze armate USA hanno messo in guardia che lo schieramento della difesa antimissili balistici contro un potenziale avversario nucleare, come Russia, Cina, Corea del Nord o Iran, sarebbe una follia in stretti termini di strategia militare. Con anche un primitivo scudo di difesa missilistica, gli Stati Uniti potrebbero lanciare un primo attacco contro i silos dei missili e le flotte dei sottomarini russi o cinesi, con meno timore di ritorsioni efficaci; ma i pochi missili nucleari russi o cinesi rimasti sarebbero in grado di lanciare una risposta sufficientemente distruttiva.
Durante la Guerra Fredda, la capacità del Patto di Varsavia e della NATO per annientarsi reciprocamente aveva portato ad una situazione di stallo nucleare, soprannominata dagli strateghi militari MAD-mutua distruzione assicurata. Era spaventoso ma, in un certo senso bizzarramente più stabile di quello che sarebbe accaduto con la ricerca unilaterale degli Stati Uniti della supremazia nucleare. La MAD era basata sulla prospettiva della reciproca distruzione nucleare, senza alcun vantaggio decisivo per nessuna delle parti, ma ha portato ad un Mondo in cui la guerra nucleare era diventata ‘impensabile’. Ora gli Stati Uniti, con la BMD in Europa contro la Russia e in Asia contro la Cina, perseguono la possibilità di una guerra nucleare come ‘pensabile.’ Questa è una vera e propria ‘pazzia.’ La prima nazione con scudo ‘difesa’, con la difesa antimissile balistico (BMD), avrebbe di fatto la ‘capacità del primo colpo,’ facendo della BMD un sistema non difensivo ma offensivo all’estremo. Il Tenente-Colonnello Robert Bowman, direttore del Programma di Difesa Antimissile dell’aviazione degli degli Stati Uniti, durante l’era Reagan, ha recentemente definito la difesa missilistica, “l’anello mancante per un Primo Attacco.” [19] La BMD fornisce l’incentivo per attuare il primo colpo nucleare, qualcosa di mai prima immaginabile a causa dell’incertezza che la nazione non divenisse  un cumulo di macerie radioattive. In termini militari, la BMD è offensiva, non difensiva come dice il nome, e dovrebbe correttamente essere chiamata Attacco dei Missili Balistici.

Note ulteriori: Bowman
Sotto Reagan e Bush I, si chiamava Strategic Defense Initiative Organization (SDIO). Sotto la presidenza di Clinton, è diventata la Ballistic Missile Defense Organization (BMDO). Ora Bush II ha creato la Missile Defense Agency (MDA) e gli ha dato la libertà di vigilanza e di controllo precedentemente goduto solo dai programmi neri o top secret. Se il Congresso non agisce subito, questa nuova agenzia indipendente può prendersi un bilancio essenzialmente illimitato e spendere al di fuori del controllo pubblico e del Congresso, in armi di cui non sapremo nulla fino a quando saranno nello spazio. In teoria, quindi, i guerrieri spaziali governerebbero il mondo, potendo distruggere qualsiasi bersaglio sulla Terra senza preavviso. Saranno queste nuove superarmi a dare  sicurezza al popolo statunitense? Difficilmente. [20]
Lo schieramento principale della BMD di Washington in tutta l’Asia, è una delle probabili ragioni principali per l’improvvisa decisione di ritardare il 18.mo Congresso del Partito fino a dopo le elezioni degli Stati Uniti, per vedere se la Cina avrebbe avuto di fronte il presidente Romney o il presidente Obama. Ciò si concretizza in termini di decisioni militari degli USA, nei pochi mesi da quando Obama ha proclamato la sua Dottrina del Perno in Asia, chiarendo perché la Dottrina Obama rende la Cina sempre più nervosa per il ‘perno’ di Obama.

F. William Engdahl è economista e analista geopolitico. Maggiori informazioni su i suoi vari libri e articoli si possono trovare su www.williamengdahl.com

Note:
[1] Jonathan Marcus, China extending military reach, 14 giugno 2011
[2] Winslow Wheeler, The Military Imbalance: How The US Outspends the World, 16  marzo 2012.
[3] Ibid.
[4] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edition.engdahl, Wiesbaden.
[5] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[6] Ibid.
[7] Brian Spegele et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, The Wall Street Journal, 24 agosto 2012.
[8] Kazunori Takada, Japanese firms shut China plants, US urges calm in islands row, Reuters, 17 settembre 2012.
[9] Thom Shanker and Ian Johnson, US Accord With Japan Over Missile Defense Draws Criticism in China, The New York Times, 17 settembre 2012
[10] Chris Carroll, US, Japan Announce Expanded Missile Defense System, 17 settembre 2012, Stars and Stripes
[11] Masako Toki, Missile defense in Japan, Bulletin of the Atomic Scientists, 16 gennaio 2009
[12] RT, Shield revealed US spreads missile defenses East, Russia Today, 24 agosto 2012.
[13] Brian Spegele, et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, Wall Street Journal, 24 agosto 2012
[14] Ibid.
[15] Trefor Moss, Asia’s New Arms Race: Missiles, Missile Defenses, 27 agosto 2012.
[16] RT, op. cit.
[17] Brian Spegele, op. cit.
[18] Global Times, US missile shield fosters Asian arms race, Beijing, Global Times, 29 marzo 2012.
[19] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, edition.engdahl,Wiesbaden, 2009, p. 162.
[20] Ibid., p. 161.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cambiamento di regime in Russia?

Perché Washington vuole farla finita con Putin?
F. William Engdahl GlobalResearch 13 gennaio 2012 

Washington vuole porre fine manifestamente con Putin, ne ha abbastanza! Il messaggio è un po come Kefaya!, Basta!, del movimento egiziano della scorsa primavera. Hillary Clinton e i suoi amici, hanno evidentemente deciso che la possibilità di avere come prossimo presidente russo la persona di Putin, sia un grosso ostacolo ai loro piani. Poco, invece, per capirne il perché. La Russia di oggi, insieme con la Cina e l’Iran in una certa misura, è la spina dorsale, per quanto debole, del solo asse della resistenza efficace in un mondo che sarebbe dominato dall’unica superpotenza globale.
L’8 dicembre, alcuni giorni dopo che i risultati delle elezioni parlamentari russe sono state annunciate, che mostravano un forte calo di popolarità del partito del Primo Ministro Putin, “Russia Unita“, Putin ha accusato gli Stati Uniti e in particolare il ministro degli esteri statunitense Hillary Clinton, di istigare i manifestanti dell’opposizione e le loro proteste contro i risultati delle elezioni. Putin ha detto: “la ministra degli esteri degli Stati Uniti è stata molta veloce nel valutare le elezioni, dicendo che erano parziali e ingiuste, prima ancora di aver ricevuto i materiali degli osservatori dell’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (gli osservatori elettorali internazionali dell’OSCE)“. [1]
Putin ha continuato dicendo che i commenti prematuri della Clinton, erano il segnale necessario, atteso dai gruppi di opposizione sostenuti dal governo degli USA nelle loro manifestazioni. I commenti della Clinton, ha detto l’uomo, esperto nel campo dell’intelligence russo, è diventato un “segnale per i nostri attivisti che hanno iniziato il loro lavoro attivo con i ministeri degli affari esteri stranieri.” [2]
I grandi media occidentali hanno scelto sia di minimizzare la dichiarazione di Putin o di concentrarsi quasi esclusivamente sulle dichiarazioni del movimento di opposizione russo che emerge dalla situazione. Non dobbiamo guardare lontano per mostrare che lo stesso Putin ha minimizzato il vergognoso grado di interferenza nel processo politico nel suo paese. In questo caso, il paese è la Tunisia, lo Yemen e perfino l’Egitto. Questo è la seconda potenza nucleare del mondo, anche se resta una più piccola potenza economica. Hillary sta giocando con il fuoco termonucleare.  Democrazia o qualcos’altro?
Nessun errore, Putin non è un campione della pratica di ciò che i più considerano essere la democrazia. Il suo annuncio di qualche mese prima dell’accordo tra lui e l’attuale presidente Medvedev, di scambiare la loro posizione dopo le elezioni presidenziali del 4 marzo, ha sconvolto molti russi come se si trattasse di politica volgare e di accordi di retrobottega. Detto questo, ciò che Washington fa per interferire con il cambio di regime è qualcosa di più di un intervento palese. L’amministrazione Obama, la stessa che ha firmato e convertito in legge una serie di misure che stracciano di fatto i diritti costituzionali degli statunitensi, la Costituzione degli Stati Uniti [3], si pone a giudice supremo del mondo, in modo che altri aderiscano a ciò che si creda sia la democrazia.
Esaminiamo più da vicino le accuse do Putin di interferenza degli Stati Uniti nel processo delle elezioni russe. Se guardiamo, troviamo dichiarato apertamente nel loro rapporto annuale di agosto 2011, che una ONG a Washington dal nome  innocente di National Endowment for Democracy (NED), ha i suoi tentacoli in tutta la Russia.
Il NED finanzia un centro di stampa internazionale a Mosca, dove circa 80 ONG possono organizzare conferenze stampa sul tema di loro scelta. Finanzia molti “gruppi della gioventù attivisti” e workshop sulla leadership per “aiutare i giovani a impegnarsi nell’attivismo politico“. Infatti, spende ufficialmente 2,7 milioni di dollari in decine di programmi in tutta la Russia. Le spese per il 2011 saranno pubblicate successivamente nel 2012. [4]
Il NED finanzia anche dei partiti chiave del sistema di rilevazione e studio del sistema elettorale russo, una parte cruciale per poter piagnucolare di frode elettorale. Finanzia in parte l’organizzazione civica di difesa dei diritti e delle libertà democratiche, Golos. Secondo il rapporto annuale del NED, i fondi sono andati a “una dettagliata analisi del ciclo elettorale in Russia, nell’autunno 2010 e nella primavera 2011, che include una valutazione della stampa, dei disordini politici, delle attività delle commissioni elettorali, e altri aspetti dell’attuazione della legislazione elettorale, sul lungo termine delle elezioni“. [5]
Nel settembre del 2011, poche settimane prima delle elezioni di dicembre, il NED ha finanziato una conferenza a Washington invitando una organizzazione d’indagine “indipendente“, il Centro Levada.  Secondo il sito web di Levada, altro contenitore del finanziamento dal NED, [6] ha condotto una serie di sondaggi, un metodo standard usato in Occidente per analizzare i sentimenti dei cittadini. I sondaggi “profilavano gli umori degli elettori prima delle elezioni della Duma e delle elezioni presidenziali, le percezioni dei candidati e dei partiti politici e la fiducia degli elettori nel sistema di “democrazia gestita” che è stato istituita nell’ultimo decennio”.
Uno degli ospiti della conferenza di Washington era Vladimir Kara-Murza, Consigliere del Parlamento per Solidarnost (Solidarietà), il movimento russo d’opposizione democratica. E’ anche  “consulente dell’opposizione alla Duma di Boris Nemtsov,” secondo la NED. Un altro oratore era del think-tank neo-conservatore Hudson Institute. [7] 
Nemtsov è un personaggio dell’opposizione a Putin ad oggi più importante, ed è anche il presidente di Solidarnost, un nome curiosamente ripreso dai giorni della Guerra Fredda, quando la CIA finanziava l’opposizione  polacca dei lavoratori e del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa. Altro su Nemtsov, più avanti in questo articolo.
Il 15 dicembre 2011, sempre a Washington, mentre una serie di azioni anti-Putin è stata innescata dai manifestanti sostenuti dagli Stati Uniti, guidati da Solidarnost e da altre organizzazioni, il NED tenn un’altra conferenza su “L’attivismo giovanile in Russia: una nuova generazione può fare la differenza“, in cui l’oratore principale era Tamirlan Kurbanov, che secondo il NED “è stato responsabile del programma presso la sede di Mosca del National Democratic Institute for International Affairs”, dove era coinvolto “nello sviluppo e nell’espansione della capacità delle organizzazioni politiche e civili, a promuovere la partecipazione dei cittadini nela vita pubblica, in particolare l’impegno politico dei giovani“. [8] L’Istituto è un ramo del NED.

La storia della nebulosa NED
Aiutare i giovani a impegnarsi nell’attivismo politico, è precisamente ciò che la stessa NED ha fatto in Egitto negli ultimi anni, in preparazione del rovesciamento di Mubarak. Il NED è stato determinante secondo fonti informate negli Stati Uniti, nelle “rivoluzioni colorate“, fomentate dagli Stati Uniti nel 2003-2004 in Ucraina e Georgia, che ha portato al potere dei burattini pro-NATO. Il NED è stato anche attivo nel promuovere i “diritti umani” in Myanmar, Tibet e nella provincia dello Xinjiang, ricca di petrolio. [9]
Come analisti seri della “rivoluzione arancione” in Ucraina e altre rivoluzioni colorate hanno scoperto, il controllo dei  sondaggi e la capacità di dominare le percezioni dei media internazionali, soprattutto dei grandi  canali televisivi come la CNN e la BBC, sono componenti essenziali del programma di destabilizzazione di Washington. Il Centro Levada si trova in una posizione cruciale in questo senso, per la pubblicazione dei sondaggi d’insoddisfazione verso il regime.
Secondo la sua stessa descrizione, il NED è “una fondazione privata senza scopo di lucro dedicata allo sviluppo e al rafforzamento delle istituzioni democratiche nel mondo. Ogni anno, con il finanziamento del Congresso degli USA, il NED ha sostenuto oltre 1000 progetti di gruppi non governativi all’estero, che lavorano per degli obiettivi democratici in oltre 90 paesi“. [10]
Non potrebbe sembrare più nobile e ben intenzionato. Ad ogni modo, preferiscono omettere la loro vera storia. Nei primi anni ’80, il direttore della CIA Bill Casey convinse il presidente Reagan a creare una ONG plausibile, il NED, per far avanzare l’agenda globale di Washington con metodi diversi dall’azione diretta della CIA . Questo fu parte del processo di “privatizzazione” dei servizi segreti statunitensi, per rendere il loro lavoro più “efficiente“. Allen Weinstein, che ha contribuito a scrivere la legislazione che ha creato il NED, ha detto in un’intervista al Washington Post nel 1991: “Molto di ciò che facciamo oggi è stato fatto clandestinamente dalla CIA, 25 anni fa“. [11] Interessante. La maggior parte dei finanziamenti dal NED proviene dal contribuente attraverso il Congresso. Il NED è, in ogni senso del termine, un feudo della comunità d’intelligence del governo statunitense.
Il NED è stato creato dall’amministrazione Reagan per fungere, di fatto, da CIA privatizzata. per fornire più risorse e libertà di azione. I membri del comitato direttivo del NED tradizionalmente provengono dalla comunità dell’intelligence e dal Pentagono. Tra cui il generale in pensione Wesley Clark, l’uomo che ha bombardato la Serbia nel 1999. I membri chiave legati al servizio delle azioni segrete della CIA, che hanno servito nel comitato direttivo del NED, comprendono Otto Reich, John Negroponte, Elliott Abrams e Henry Cisneros. Il presidente del consiglio del NED nel 2008 è stato Vin Weber, fondatore dell’ultra-conservatrice Empower America e donatore della campagna presidenziale di George W. Bush. L’attuale presidente del NED è John Bohn, ex amministratore delegato della controversa agenzia di rating Moody, che ha svolto un ruolo malsano nel crollo del mercato dei subprime e della sicurezza degli Stati Uniti. Il comitato direttivo attuale del NED comprende l’ultra-conservatore ambasciatore di Bush in Iraq e in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. [12]
E’ anche molto istruttivo guardare le persone che sono assurte nelle posizioni di leader dell’opposizione, recentemente, in Russia. Il “poster boy” dei giovani dell’opposizione e in particolare dei media occidentali, è Aleksej Navalny, il cui blog Navalny LiveJournal lo presenta come una quasi-martire del movimento di protesta, dopo aver trascorso 15 giorni nelle carceri di Putin, partecipando a una manifestazione vietata. In una grande manifestazione del giorno di Natale a Mosca, Navalny, che forse era stato intossicati dalla visione di troppi film di Eisenstein sulla rivoluzione del 1917, ha detto alla folla: “Vedo gente a sufficienza per prendere il Cremlino e la Casa Bianca (sede presidenziale russa) ora…” [13]
L’establishment mediatico occidentale tifa per Navalny, la BBC lo ha descritto come “probabilmente l’unica figura  dell’opposizione degna di questo nome in Russia, negli ultimi cinque anni” e la rivista Time l’ha definito “l’Erin Brockovich russo“, un curioso riferimento al film di Hollywood che ha caratterizzato Julia Roberts come investigatrice legale ed attivista. Comunque, la cosa più importante è che Navalny sia della Yale University sulla East Coast degli USA, che è anche l’Università della famiglia Bush (nota: e luogo di residenza della “fratellanzaSkull and Bones), dove è stato un “Fellow World Yale“. [14]
Il carismatico Navalny è  anche nella lista delle persone pagate dal NED per destabilizzare il paese.  Secondo un post sul blog Navalny stesso, il suo LiveJournal, che è sostenuto dal NED (nota: dunque la CIA, il che non significa che sia un “agente“, naturalmente) nel 2007 e 2008. [15] [16]
Con Navalny, i protagonisti del movimento di protesta anti-Putin sono centrati attorno Solidarnost, che è stato creato nel 2008 da Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov e altri. Nemtsov non è qualcuno che contesta la corruzione. Secondo Business Week Russia del 23 settembre 2007, Nemtsov ha presentato il banchiere russo Boris Brevnov a Gretchen Wilson, cittadino USA e dipendente della International Finance Corporation, una filiale della Banca Mondiale. Con l’aiuto di Nemtsov, Wilson è riuscita a privatizzare la Balakhna Pulp e Paper Mill (nota: società di carta di grandi dimensioni) al prezzo ridicolmente basso di 7 milioni di dollari. La società è stata prosciugata e poi venduta alla Banca Swiss Investment di Wall Street, CS First Boston Bank. I rapporti finanziari dicono che il reddito dell’impianto è stato di 250 milioni di dollari. [17]
La CS First Boston Bank anche pagato tutte le spese di viaggio di Nemtsov al molto esclusivo per forum economico mondiale di Davos, in Svizzera. Nemtsov, quando divenne membro del gabinetto del direttore, il suo protetto Brevnov fu nominato presidente della Unified Energy System di Russia – JSC. Due anni dopo, nel 2009, Boris Nemtsov, oggi il “Signor anticorruzione“, ha usato la sua influenza per liberare Brevnov dalle accuse di appropriazione indebita per miliardi di beni della Unified Energy System di Russia. [18]
Nemtsov anche accettato denaro dal carcere oligarca Mikhail Khodorkovsky nel 1999, quando ha usato i suoi miliardi per cercare di acquistare il Parlamento, o Duma. Nel 2004, Nemtsov ha incontrato l’oligarca miliardario in esilio Boris Berezovsky, in un incontro segreto con altri russi influenti in esilio. Quando Nemtsov è stato accusato di finanziare il suo nuovo partito politico “Per una Russia legale e senza corruzione” con fondi esteri, i senatori statunitensi John McCain, Joe Lieberman e Mike Hammer del Consiglio di Sicurezza Nazionale del presidente Obama, sono volati in suo aiuto. [19]
Molto vicino al delinquente Nemtsov, Vladimir Ryzhkov di Solidarnost è anche molto vicino ai circoli svizzeri di Davos, ed ha anche finanziato una Davos siberiana. Secondo i resoconti della stampa russa di aprile 2005, Ryzkhov formò il comitato 2008 nel 2003, per “attrarre” i fondi di Khodorkovsky imprigionato e per sollecitare fondi dagli oligarchi latitanti come Boris Berezovsky e dalle fondazioni occidentali come la Fondazione Soros. Lo scopo dichiarato della manovra è riunire le forze della “democrazia” contro Putin. Il 23 maggio 2011, Ryzhkov, Nemtsov e altri hanno registrato un nuovo partito politico, Partito della Libertà Popolare, in modo da poter mettere in campo un candidato contro il presidente Putin nel 2012. [20]
Un’altra persona di influenza nel recente movimento anti-Putin è l’ex campione mondiale di scacchi, riciclatosi politico di destra, Gary Kasparov, un altro membro fondatore di Solidarnost. Kasparov è stato identificato alcuni anni fa, come membro del consiglio di think tank neo-conservatore militare di Washington. Nell’aprile 2007, Kasparov ha ammesso che era membro del National Security Advisory Council Center for Security Policy, “un’organizzazione della sicurezza nazionale e senza scopo di lucro, e non di parte, che è specializzata nell’identificazione di politiche, azioni e risorse vitali per la sicurezza degli Stati Uniti.” In Russia, Kasparov è più tristemente conosciuto per i suoi legami con Leonid Nevzlin, l’ex vice presidente della Yukos e partner di Mikahail Khodorskovsky. Nevzlin fuggì in Israele per evitare le accuse mosse contro di lui per omicidio e di aver assunto sicari per eliminare “dei suoi obiettori“, quando era vice presidente della Jukos. [21]
Nel 2009, Kasparov e Boris Nemtsov incontrarono lo stesso Barack Obama per discutere dell’opposizione russa a Putin, e questo su invito personale del presidente statunitense, presso il Ritz Carlton Hotel di Washington. Nemtsov aveva chiesto a Obama di incontrarsi con le forze dell’opposizione russa: “Se la Casa Bianca è d’accordo con il suggerimento che Putin non può parlare che con le organizzazioni pro-Putin … vuol dire che Putin ha vinto, non solo, ma che Putin ha confermato che Obama è debole“, ha detto.Nel corso di questo stesso 2009, Nemtsov è stato invitato a parlare al Council on Foreign Relations (CFR) di New York, senza dubbio il think-tank sulla politica estera più potente degli Stati Uniti. Quindi, non solo il Ministero degli Affari Esteri e NED ha speso milioni per costruire l’opposizione a Putin e una coalizione contro di lui in Russia, ma il presidente degli Stati Uniti intervenne personalmente nel processo. [22]
Ryzhkov, Nemtsov, Navalny e l’ex ministro delle Finanze di Putin, Aleksej Kudrin, sono stati coinvolti nell’organizzazione della manifestazione anti-Putin a Mosca il 25 dicembre, che hanno attirato circa 120 000 persone. [23] Perché è Putin?
La questione rilevante è perché Putin a questo punto? Non dobbiamo guardare lontano per una risposta. Washington e in particolare l’amministrazione Obama, se ne fregano se la Russia è democratica o meno. La preoccupazione principale è l’ostacolo ai piani di Washington al dominio totale del pianeta che Putin rappresenta. Secondo la Costituzione russa, il Presidente della Federazione Russa è il capo di stato, comandante in capo e il titolare delle più alte posizioni della federazione. Dirigerà il controllo della difesa e della politica estera.
Dobbiamo chiederci quale politica? Certamente delle contromisure drastiche contro l’accerchiamento della Russia da parte delle forze della NATO e contro l’installazione di Washington di un pericoloso sistema di missili balistici a intorno alla Russia, questo sarà un punto critico del programma di Putin. L’”aggiornamento dei rapporti russo-americani” d’Hillary Clinton finirà nella spazzatura, se non c’è già. Possiamo anche aspettarci un uso più aggressivo della carta dell’energia russa, con una diplomazia degli oleodotti volta a rafforzare i legami con i membri della NATO, come Francia, Italia e Germania, indebolendo così il supporto alla politica aggressiva della NATO e alle sue misure contro la Russia. Possiamo aspettarci un consolidamento dei legami fra la Russia e l’Eurasia, in particolare con la Cina, l’Iran e forse anche l’India, per rafforzare la debole spina dorsale della resistenza contro i piani del Nuovo Ordine Mondiale sostenuti da Washington.
Ci vorrà più di qualche manifestazione a temperature sotto lo zero, a Mosca e a St Pietroburgo, di una cricca di personaggi della corrotta e nebulosa opposizione come Kasparov e Nemtsov, per far deragliare la Russia. Ciò che è chiaro è che Washington sta spingendo a tutto campo contro l’Iran, la Siria, dove la Russia ha una base vitale navale, la Cina, e ora nella stessa Russia e nei paesi dell’area dell’euro guidata dalla Germania. Si intuisce il tentativo di por fine alla partita, per una superpotenza in declino.
Gli Stati Uniti oggi sono una superpotenza nucleare fallita de facto. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale non è mai stato così contestato dai tempi di Bretton Woods, nel 1944. Questo ruolo e quello degli Stati Uniti di potenza militare mondiale assoluta, furono le basi del secolo dell’egemonia statunitense dal 1945.
Indebolendo il ruolo del dollaro nel commercio internazionale e, infine, come valuta di riserva, la Cina è in procinto di stabilire relazioni bilaterali commerciali con il Giappone,  cortocircuitando il dollaro. La Russia sta facendo lo stesso con i suoi principali partner commerciali. La ragione principale per cui Washington ha lanciato una guerra monetaria totale aperta contro l’euro, alla fine del 2009, è impedire la minaccia crescente, dalla Cina e da altre nazioni, che si allontanino dal dollaro prendendo l’euro come valuta di riserva. Questo non è un compito facile. In realtà Washington può finanziare le sue guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e altrove. per il fatto che la Cina e altre nazioni con un surplus commerciale, investono il loro surplus di dollari in titoli di Stato degli Stati Uniti, con l’acquisto del debito degli Stati Uniti. Se questo dovesse cambiare anche di poco, causerebbe un notevole aumento dei tassi di interesse negli USA e la pressione finanziaria su Washington diventerebbe enorme.
Di fronte ad una crescente erosione del suo status di unica superpotenza mondiale, Washington si rivolge ora sempre più alla forza militare dura e pura per mantenere il suo status. Per questo per avere successo, deve essere neutralizzati Russia e Iran e Cina. Questa sarà la chiave nell’agenda del presidente degli Stati Uniti a venire, chiunque sia.

Note
[1] Alexei Druzhinin, Putin says US encouraging Russian opposition, RIA Novosti, Mosca, 8 dicembre 2011
[2] Ibidem.
[3] Jonathan Turley, The NDAA’s historic assault on American liberty, guardian.co.uk, 2 gennaio 2012
[4] National Endowment for Democracy, Russia, from NED Annual Report 2010, Washington, DC, pubblicato nell’agosto 2011
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] NED, Elections in Russia: Polling and Perspectives, 14 settembre 2011
[8] NED, Youth Activism in Russia: Can a New Generation Make a Difference?, 15 dicembre 2011 
[9] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edizione Engdahl press. Il libro descrive in dettaglio le origini del NED e delle varie ONG sui “diritti umani” sponsorizzate dagli USA e come sono stati utilizzati per rovesciare i regimi non amichevole, per una più ampia agenda geopolitica degli Stati Uniti.
[10] National Endowment for Democracy, About Us.
[11] David Ignatius, Openness is the Secret to Democracy, Washington Post National Weekly Edition, 30 settembre – 6 ottobre 1991, 24-25.
[12] F. William Engdahl, Op. Cit., p.50.
[13] Yulia Ponomareva, Navalny and Kudrin boost giant opposition rally, RIA Novosti, Mosca, 25 dicembre 2011.
[14] Yale University, Yale World Fellows: Alexey Navalny, 2010.
[15] Alexey Navalny, emails between Navalny and Conatser, (sinteti in inglese dell’autore su  www.warandpeace.ru).
[16] Ibidem.
[17] Business Week Russia, Boris Nemtsov: Co-chairman of Solidarnost political movement, Business Week Russia, 23 settembre 2007 .
[18] Ibidem.
[19] Ibidem.
[20] Russian Mafia.ru, Vladimir Ryzhkov: Co-chairman of the Party of People’s Freedom
[21] Russian Mafia.ru, Garry Kasparov: The leader of United Civil Front, http://www.rumafia.com/person.php?id=1518 .
[22] The OtherRussia, Obama Will Meet With Russian Opposition, 3 luglio 2009 
[23] Julia Ponomareva, op. cit.

F. William Engdahl è l’autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, può essere contattato tramite il suo sito web all’indirizzo: www.engdahl.oilgeopolitics.net

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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