Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha interesse ad evitare indagini oggettive sull’incidente delle Malaysia Airlines MH-17?

Prof. Valentin Vasilescu, Reseau International, 29 luglio 2014
mh17-wreckIl Consiglio Nazionale di Sicurezza della Malesia ha dichiarato che gli investigatori internazionali sugli incidenti aerei hanno ricevuto, il 21/07/2014, dalla Repubblica di Donetsk, le scatole nere dell’aereo malese, sigillati e senza nessuna traccia d’intervento esterno. Così, mentre si consegnavano le “scatole nere” ai 3 piloti olandesi e 12 malesi della commissione d’inchiesta, l’esercito ucraino lanciava un attacco con carri armati sulla stazione di Donetsk, dove si teneva un incontro tra il primo ministro della RP di Donetsk e gli investigatori internazionali, accompagnati da una delegazione dell’OSCE.
I missili antiaerei non funzionano come i missili anticarro che cercano di colpire il bersaglio,  perforano la corazza ed esplodono all’interno. Il missile superficie-aria ha una potenza di fuoco con una testata di prossimità da 40 a 70 kg, basato su un complesso dispositivo che misura la velocità angolare del movimento del bersaglio cui punta il missile. In pratica, il tiro di prossimità avvia l’esplosione della carica ad una certa distanza dal bersaglio, tipicamente da 50 a 100 m. La detonazione della testata di prossimità provoca un’esplosione di energia sparando schegge ad altissima velocità, che possono perforare la fusoliera del bersaglio aereo, ma date le dimensioni del Boeing 777 (73 m di lunghezza e 64 m di apertura alare), le parti della fusoliera non possono spezzarsi od esplodere, come accade con i caccia, 7-10 volte più piccoli. Se le schegge tagliano il sistema di alimentazione del Boeing 777, il carburante fluisce nella fusoliera e nelle ali potendo provocare un incendio a bordo. Allo stesso modo, se viene spezzata una linea idraulica, l’aeromobile può divenire difficile da controllare, se non per nulla, dall’equipaggio. Quindi, se un aereo di grandi dimensioni come il Boeing 777 delle Malaysia Airlines è stato colpito da un missile superficie-aria o aria-aria, l’equipaggio poteva riferire la situazione a bordo al controllo del traffico aereo ucraino. Ma l’equipaggio non ha riferito nulla. Inoltre, il missile che aveva colpito l’aereo della Malaysia non aveva modo di disintegrare completamente i comandi (timone e piani di coda orizzontali) facendo quindi passare l’aeroplano dal volo orizzontale alla picchiata. Così l’equipaggio avrebbe continuato a cercare di controllare l’aereo utilizzando i controlli. Eppure non vi è alcuna prova che questo sia successo. Un aereo non si disintegra in aria, come sembra essere stato nel caso del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, a meno che non entra in picchiata a 10000 m, a un angolo quasi verticale, quindi superando il limite massimo di velocità consentita. L’unica possibilità che ciò accada è dovuta all’incapacità dell’equipaggio di azionare i comandi, per via di un evento nella cabina di pilotaggio, seguito da depressurizzazione.
Il controllo del traffico aereo della regione di Dnepropetrovsk ha un centro di controllo di area (ACC) per guidare gli aeromobili nello spazio aereo dell’Ucraina orientale, vale a dire sulle regioni di Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Donetsk, Lugansk e Kharkov. Nella zona di controllo c’è l’area TMA di Donetsk, in cui l’aereo è precipitato. I controllori del traffico aereo ACC di Dnepropetrovsk  informarono il pubblico che persero dai loro schermi il volo MH17 alle 14:15 UTC (16:15 ora locale). La scomparsa dallo schermo non fu dovuta al fatto che il controllore del traffico aereo non vedeva l’aereo sul radar, ma che non riceveva dati identificativi e su altitudine, velocità, velocità verticale, ecc. dallo specifico transponder automatico montato sul velivolo. Quando il transponder non trasmette al controllore a terra, l’aereo scompare dal traffico. E’ possibile che il sistema sia stato fuori servizio per due minuti, fin quando l’equipaggio e il contatto transponder si sono schiantati? Poiché i contatti dell’avionica formano un’immagine della cabina che collega l’equipaggio a terra dopo l’avviamento del primo motore e del transponder montato in cabina, un’esplosione in essa  incide sulle capacità del transponder e dell’equipaggio. Joe Biden, nel frattempo, ha detto che la causa presunta della tragedia è dovuta ad un’esplosione in aria dell’aereo della Malaysia. L’esplosione si sarebbe verificata inavvertitamente sul territorio di Donetsk controllato dalla forza di autodifesa. Ricordiamo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che il velivolo è stato fatto intenzionalmente esplodere in aria: “Non è un incidente. È esploso in cielo“,  Biden non ha detto che è stato colpito da un missile, indipendentemente da chi l’ha lanciato. Dalle immagini scattate dai cronisti sulla scena dello schianto del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, sembra che l’aereo si sia spezzato in almeno tre sezioni. Ali e sezione centrali della fusoliera, contenenti i serbatoi di carburante, sembrano essere i più importanti. Hanno bruciato completamente schiantandosi nei pressi del villaggio Gabrove. A Rozsipne, a 5 km a sud-ovest di Gabrove, caddero alcuni frammenti della fusoliera anteriore, tra cui la cabina di pilotaggio. Secondo i testimoni di Rozsipne, sentirono un tonfo seguito pochi secondi dopo da cadaveri che cadevano dal cielo. Analizzando le prove fotografiche pubblicate, Douglas Barrie, ricercatore presso l’International Institute for Strategic Studies, ha notato che i bordi di un frammento del lato destro della cabina di guida della fusoliera erano ripiegati dall’interno verso l’esterno. Ciò indicherebbe un’esplosione interna, che sarebbe stata impossibile se l’aereo fosse stato colpito da un missile dotato di spoletta di prossimità. Sembra chiaro che ci sia stata un’esplosione nell’aereo. Poiché i frammenti della sezione della fusoliera non sono stati bruciati dalle fiamme che divoravano ali e sezione centrale della fusoliera, se non è stata l’artiglieria antiaerea dell’esercito ucraino, gli esperti aeronautici della commissione internazionale d’inchiesta potranno determinare se l’abitacolo è esploso a causa di una bomba o meno. Comunque la Russia e le forze di autodifesa di Donetsk hanno dimostrato fino a che punto sono interessati a che l’inchiesta sullo schianto del volo MH-17 delle Malaysia Airlines, avvenga secondo professionalità e obiettività.

malaysia-flight-mh17-black-box-may-now-be-in-moscowTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

La distruzione della Libia, un avvertimento per Egitto, Siria ed Ucraina

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 27/07/2014libyaL’articolo di RT, “Con il 90% degli aerei distrutti nell’aeroporto di Tripoli, la Libia può chiedere l’assistenza internazionale“, riferisce che: “La Libia valuta il dispiegamento di una forza internazionale per ristabilire la sicurezza, tra l’ondata di violenze a Tripoli che ha visto decine di razzi distruggere la maggior parte della flotta aerea civile nel suo aeroporto internazionale. “Il governo esamina la possibilità di un appello alle forze internazionali per ristabilire la sicurezza sul terreno e aiutare il governo ad imporre la sua autorità”, ha dichiarato il portavoce del governo, Ahmad Lamin”. Il “domani democratico” promesso dalla NATO nel 2011 s’è realizzato, sotto forma di brogli elettorali prevedibilmente da nessuno accettati, lasciando un vuoto di potere che chiaramente sarà risolto con conflitti armati sempre più violenti. Forse la cosa più ironica di tutte è che tali conflitti sono intrapresi dai vari fantocci armati che la NATO ha usato per la guerra  terrestre, mentre bombardava la Libia per quasi tutto il 2011.

Cannibalismo tra fantocci della NATO
Nel maggio 2014, i combattimenti nella città di Bengasi lasciarono decine di morti, e ancor più feriti e abitanti in fuga per salvarsi la vita, mentre ciò che i media occidentali chiamano “generale rinnegato” guida la guerra ai “militanti islamici” nella città. Reuters nel suo articolo, “Famiglie evacuano Bengasi mentre il generale rinnegato promette nuovi attacchi“, afferma: “L’autoproclamato esercito nazionale libico guidato da un generale rinnegato, ha detto ai civili di lasciare Bengasi prima di lanciare un nuovo attacco agli islamisti, il giorno dopo che decine di persone sono state uccise nei peggiori scontri da mesi”. Il generale rinnegato Qalifa Haftar (talvolta scritto Hiftar), che viveva negli Stati Uniti, presso Langley in Virginia, da anni a libri paga della CIA fino al suo ritorno in Libia nel 2011, per guidare le forze di terra nell’invasione per procura della NATO. Business Insider riferiva nel suo articolo del 2011 “Il generale Qalifa Hiftar è un uomo della CIA in Libia?“, che: “Fin dal suo arrivo negli Stati Uniti nei primi anni ’90, Hiftar viveva in Virginia, presso Washington, DC. Badr ha detto che era incerto su cosa esattamente facesse Hiftar per sostenersi, e che si concentrava principalmente su come aiutare la sua numerosa famiglia. Così un ex-generale di Gheddafi, passato agli Stati Uniti, metteva radici in Virginia, presso Washington DC, dove in qualche modo manteneva la famiglia ingannando un collega che lo conosce da sempre. Hmm. La probabilità che Hiftar sia coinvolto in una qualche attività è piuttosto elevata. Proprio come figure quali Ahmad Chalabi, coltivato per l’Iraq post-Sadam, Hiftar può aver giocato un ruolo simile mentre l’intelligence statunitense lo preparava per una svolta in Libia”. L’ironia è che molti dei settari che Haftar combatte a Bengasi sono gli stessi che Muammar Gheddafi ha combattuto per decenni da leader della Libia, gli stessi militanti che la NATO ha armato e spalleggiato a fianco di Haftar per rovesciare Gheddafi nel 2011. Sulla sua campagna a Bengasi, Haftar ha affermato che continuerà fino a quando “Bengasi sarà ripulita dai terroristi“, e “abbiamo iniziato questa battaglia e la continueremo fino a quando raggiungeremo i nostri obiettivi. La piazza e il popolo libici sono con noi“. I sentimenti di Haftar fanno eco a quelli di Muammar Gheddafi nel 2011, solo che allora i media occidentali negarono l’esistenza dei terroristi presenti a Bengasi da decenni, e ritraevano le operazioni di Tripoli come un “massacro” di “pacifici manifestanti pro-democrazia“.

La NATO distrugge la Libia
Le atrocità citate dalla NATO per avviare l'”intervento umanitario” in Libia, in primo luogo, iniziarono immediatamente per mano delle stesse forze NATO e dei suoi fantocci. Intere città furono circondate, affamate e bombardate fino a quando non capitolarono. In altre città, intere popolazioni furono sterminate, sfrattate e respinte oltre i confini della Libia. La città di Tawarga, la patria di circa 10000 libici fu totalmente sradicata, indicata dal London Telegraph come “città fantasma“.
Dalla caduta di Tripoli, Sirte e altre città libiche che resistettero all’invasione per procura della NATO, ritornò in Libia scarsa stabilità di fondo, per non parlare della “rivoluzione democratica” promessa dalla NATO e dai suoi collaboratori. Il governo di Tripoli rimane nel caos, le sue forze di sicurezza sono divise e ora una “canaglia” della CIA guida una grande operazione militare contro Bengasi, usando anche aerei da guerra apparentemente senza l’approvazione di Tripoli. Anni dopo la conclusione della “rivoluzione”, la Libia resta un Paese sciancato che regredisce. I molti successi del governo di Muammar Gheddafi sono da tempo annullati, e difficilmente saranno ripristinati, e figuriamoci superati, nel prossimo futuro. La NATO ha effettivamente rovesciato e distrutto un intero popolo, non solo bruciandolo mentre le risorse sono saccheggiate dalle multinazionali occidentali, ma anche usandolo come modello per le future avventure extraterritoriali in Siria, Egitto, Ucraina e ora Iraq.

Il modello libico: attenti Egitto, Siria e Ucraina
Proprio come in Libia, le “rivoluzioni” hanno cercato di mettere radici in Egitto, Siria e Ucraina.  Gli stessi racconti, testualmente, ideati da think tank politici e spin doctors dei media occidentali per la Libia, vengono ora riutilizzati per Egitto, Siria e Ucraina. Le stesse organizzazioni non governative (ONG) vengono usate per finanziare, armare e comunque sostenere i gruppi d’opposizione in ogni Paese. Termini come “democrazia”, “progresso”, “libertà” e lotta contro la “dittatura” sono temi familiari. Le proteste erano e sono ognuna accompagnate da estremisti armati totalmente sostenuti dall’occidente. In Siria, la pretesa delle proteste è stata eliminata così come il concetto dei “combattenti per la libertà”. I media occidentali ora trascorrono molto tempo a giustificare il motivo per cui la NATO e i suoi partner regionali finanziano e armano i settari, come al-Qaida, per rovesciare il governo siriano. In Egitto c’è ancora qualche ambiguità, come nel 2011 sulla Siria, su chi siano davvero i manifestanti, che cosa vogliono veramente e da quale parte del conflitto sempre più violento l’occidente stia. Un’attenta analisi rivela che proprio come i Fratelli musulmani furono usati in Siria per preparare il terreno per la devastante guerra che v’infuria, la Fratellanza musulmana egiziana fa altrettanto nei confronti di Cairo. Infine, in Ucraina, i manifestanti “pro-democrazia” “pro-Unione Europea” e “Euromaidan” si sono rivelati dei neo-nazisti e nazionalisti di ultra-destra che ricorrono regolarmente a violenze ed intimidazioni politiche. Proprio come in Siria nel 2011, e in Egitto oggi, l’intensità degli scontri armati aumenta  verso ciò che si può definire guerra per procura tra NATO e Russia in Europa orientale. Ma per queste tre nazioni, ed i partecipanti su tutti i campi, lo stato attuale della Libia dev’essere esaminato. Tali “rivoluzioni” hanno una sola conclusione logica e prevedibile: saccheggio, divisione e distruzione di ogni nazione, prima di essere piegata a Wall Street e al montante ordine sovranazionale di Londra, per essere sfruttata al massimo e per sempre da Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea già da oggi. Coloro che chiedono cosa ne sarà di Egitto, Siria e Ucraina, se la NATO dovesse vincere, dovrebbero solo guardare alla Libia. E coloro che hanno sostenuto la “rivoluzione” in Libia, devono chiedersi se sono soddisfatti del suo esito finale. Non vogliono un tale risultato anche per Egitto, Siria e Ucraina? Hanno immaginano che i piani della NATO per ciascuno di tali Paesi finissero diversamente? E perché?

pepsi-libiaTony Cartalucci, ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MH17: Uccidere civili inermi per salvare il fascismo ucraino e l’espansionismo NATO

Vladimir Suchan 24 luglio 2014
malaysian-airlines-boeing-777La versione completa di ciò che è successo inizia ad emergente pezzo per pezzo. In primo luogo, come ho sottolineato in precedenza, in uno dei rapporti quotidiani, Strelkov e i suoi sottoposti indicano, anche se di sfuggita, che l’aereo di linea malese Boeing 777 è stato abbattuto da caccia ucraini. Poi il briefing del ministero russo della Difesa ha mostrato un Su-25 ucraino a 3-5 km dal Boeing nel momento stesso in cui veniva colpito. Nei successivi quattro minuti, il caccia ucraino rimase in zona. Al momento, quando il Boeing fu colpito, era entro la gittata di diverse batterie di Buk ucraini schierati presso Donetsk, solo per quel giorno, a 8 km a sud di Shakhtjorskoe, a qualche chilometro dal luogo dello schianto. Il 23 luglio, Anna-News ha pubblicato un’intervista all’ex-colonnello dell’aeronautica russa Aleksandr Zhilin, commentatore militare sul conflitto in Ucraina. L’informazione più importante appare nei minuti 2:00-05:00 dell’intervista. Secondo il colonnello, alle 16:19:45, un caccia ucraino colpiva il Boeing con un missile aria-aria R-60. Il missile danneggiava il motore destro del Boeing. Il Boeing colpito riusciva comunque a rimanere in aria. Tuttavia, in tal modo, il Boeing virò di 180 gradi a sinistra. Fu in quel momento che l’attacco sotto falsa bandiera iniziava ad andare a pezzi. Secondo Zhilin, parte del piano degli Stati Uniti eseguito dagli ucraini, era che l’incidente del Boeing avvenisse oltre il confine sud russo-ucraino. Caduto il Boeing lì, si presidiavano i siti del crash con truppe in risposta alla pressione internazionale, soprattutto permettendo così efficacemente a Kiev di togliere l’accerchiamento alle sue brigate nella sacca sud sul confine russo. Quando però il Boeing iniziò a virare nella direzione opposta, ed era ancora apparentemente gestibile, il quartier generale dell’operazione speciale USA-ucraino fu in preda al panico e ordinava alla batteria Buk di distruggere l’aereo in volo, al fine d’impedire la possibilità di un atterraggio di emergenza del Boeing. Un missile Buk fu sparato e l’aereo definitivamente distrutto.
La divulgazione dell’intelligence elettronica russa (in realtà, solo in parte), il 21 luglio ha messo gli Stati Uniti con le spalle al muro. L’esistenza di questa intelligence e di altri dati significativi impedisce a gli Stati Uniti di mostrare la vera intelligence in possesso, compresi i dati della loro esercitazione da guerra elettronica Sea Breeze 2014 e i dati del loro satellite spia, che si trovava sulla zona durante l’abbattimento del Boeing malese. Le altre informazioni pertinenti, che il colonnello russo ha rivelato, sono che il Boeing malese era assicurato per 97 milioni di dollari contro danni o perdite a seguito di azioni militari.

Проанализируем то, что известно по Боингу. Самолет отклонился от заданного курса и пролетал над зоной боевых действий. Вел его диспетчер или так произошло по ошибке пилота, станет понятно после исследования «черных ящиков», – рассказал Александр Жилин. – Один из украинских штурмовиков, сопровождавший авиалайнер, сделал выстрел по Боингу, в результате чего тот повернулся на 180% и полетел на территорию Украины. В руководстве спецоперации началась паника, ведь им никак нельзя было допустить экстренной посадки Боинга. Поэтому был отдан приказ нанести второй ракетный удар, окончательно уничтоживший самолет, который, по изначальному плану, должен был упасть в зоне российско-украинской границы. Безусловно, здесь на лицо спланированная акция США, которую не смогли реализовать фашисты. По всей видимости, даже высшие силы нам помогают в этой войне, ведь если бы план американских спецслужб был выполнен, ополченцы стали бы криминализированы в глазах мирового сообщества. А этот факт сильно бы усложнил положение воинов Новороссии, а также ослабил бы позицию России относительно украинского кризиса. Теперь ситуация, после объявления результатов экспертизы, может обернуться боком как для кровавых украинских карателей, так и для возомнивших себя хозяевами мира властей США”.
# SaveDonbassPeople
# DonbassAgainstNazi
Aleksandr Zhilin ha anche fornito una sintetica mappa dell’ultimo momento del volo MH17, con l’indicazione di una netta virata di 180 gradi in seguito alla perdita del suo motore, subito dopo essere stato colpito da un missile aria-aria R-60 di un jet da combattimento ucraino. Se la mappa di Zhilin è corretta, allora l’aereo MH17 è stato colpito praticamente proprio sulla linea del fronte, quando già passava Snezhnoe, e ciò significa prima di quanto affermato da qualsiasi altra informazione finora pubblicata. La tempistica e la posizione del tentativo di abbattimento si accordano anche con la teoria che il luogo dell’incidente dovesse essere sul territorio controllato dall’esercito ucraino, o molto più vicino al confine tra Russia e Ucraina, dove la “messa in sicurezza del sito” avrebbe permesso di togliere l’accerchiamento strategico delle truppe ucraine nel sud e, quindi, soprattutto, risparmiare alla giunta di Kiev la sua prima grande sconfitta militare.
L’analisi di Zhilin si basa in parte sulle indagini di Nikolaj Istomin, che rivelano un fatto singolarmente sconvolgente che Kiev, Stati Uniti, NATO e media corporativi nascondono. Un’analisi più dettagliata e attenta della rotta di MH17, infatti, conferma che MH17 raggiunse Snezhnoe alle 16:19 ora locale, ancora intero, completo e in buona salute, per così dire. Ma il luogo dello schianto è a Grabovo, quasi 20 km (25 km di strada) a nord di Snezhnoe. Il che significa che l’aereo 1) rientrava e che 2) il luogo dell’incidente era sul punto più meridionale che l’aereo raggiunse. Questo smentisce completamente la creativa “teoria” degli Stati Uniti (dipartimento di Stato USA) del presunto missile Buk che colpisce l’aereo in rotta su Snezhnoe. Questa virata poi aiuta anche a spiegare perché Kiev, con la finta “conversazione tra ribelli”, cercasse di collocare la “batteria dei Buk dei ribelli” a Debaltzevo, proprio davanti Grabovo, più a nord. Tuttavia ciò non spiegherebbe la virata che cercavano così tanto di nascondere, indicando i jet da combattimento ucraini. Il secondo nastro “trapelato” cercava di collocare la “batteria dei Buk ribelli” a Donetsk, visto che il primo tentativo era troppo in contrasto con i tempi del (primo) impatto. Il missile avrebbe dovuto superare l’aereo, voltarsi e colpirlo da dietro… il frettoloso falso del “Donetsk”  doveva affrontare tali incongruenze, che sarebbero sorte. Ma il luogo dello schianto a Grabovo, a nord della rotta nota, e quindi anche lontano dalla portata della batteria piazzata a Donetsk, non  risolveva tutte le rimanenti divergenze, per non parlare del fatto astutamente o semplicemente trascurato dalla Casa Bianca e dai media occidentali, che già questi due nastri non solo si escludono a vicenda, ma anche si confutano a vicenda. Così, solo alcune ore dopo il secondo nastro, Kiev propose un video, che molto probabilmente mostrava una batteria di Buk ucraini, che in realtà a 8 km a sud di Shakhtjorsk sparava contro il Boeing. Kiev, tuttavia, ha sostenuto che si trattava di batteria di Buk dei ribelli. Ahimè, il cartellone sul lato sinistro del breve video chiarisce che è stato realizzato alle prime ore del mattino del 18 luglio a Krasnoarmejsk, controllata dalla giunta dall’11 maggio. Questo video e la seguente falsa “intelligence” degli Stati Uniti affermavano che i ribelli avevano sparato contro l’aereo da Snezhnoe. Tuttavia, mentendo sulla posizione a Grabovo che, anzi, alcuni media occidentali posero a sud di Snezhnoe, o spostando di nuovo verso nord il punto da cui il (primo) missile ha colpito. Questo ancora, però, non poteva spiegare perché il luogo dell’incidente era a est della rotta, e anche presupponeva che l’aereo sarebbe stato colpito dal missile Buk a prua.
Per perpetrare tale storia bisognava rivelare meno fatti e dati topografici (o mappa del luogo dell’incidente) possibile, cosa che per i media occidentali non è mai stato un problema. Perciò, fatti cruciali rivelati da Zhilin sono la parte posteriore dell’aereo, il luogo dell’incidente principale a Grabovo, a 20 km a nord-est di Snezhnoe, che l’aereo effettivamente sorvolò e, soprattutto che la cabina dei piloti era ancora più a nord (e più a ovest) rispetto al resto dell’aereo. La cabina dei piloti si era schiantata nel villaggio di Rozsipne/Rassipnoe, a pochi chilometri a nord-ovest del luogo dell’incidente principale dell’aereo, come si può vedere sulle mappe di Zhilin e Istomin e da questa mappa della zona (il villaggio Rozsipne/Rassipnoe è ben segnalato):
Grabovo La posizione della cabina dei piloti e della carlinga principale dell’aereo chiaramente mostrano in quale direzione e verso quale direzione l’aereo cadde a terra, l’esatto contrario di ciò che viene fatto credere.
Sulla scia dell’annuncio che l’Ucraina si rifiuta di consegnare agli investigatori internazionali i dati del crash dell’MH17, le conversazioni e le indicazioni passate dai controllori del traffico aereo ucraino al Boeing malese, arrivano segnalazioni secondo cui tali dati siano persi, e che il controllore chiave di Dnepropetrovsk che comunicava con l’aereo sia scomparso. Altri rapporti hanno dichiarato che un gruppo di esperti degli Stati Uniti è occupato a rivedere i dati per decidere cosa  può e non può essere rilasciato e in quale forma, se non del tutto. Forse è già stata presa la decisione. Il controllo del traffico aereo, che ha guidato l’aereo nel suo ultimo istante sulla Repubblica Popolare di Donetsk, opera da Dnepropetrovsk, bastione e sede principale dell’oligarca Igor Kolomojskij e del suo feudo nazista.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’US intelligence nasconde la verità sul jet malese abbattuto in Ucraina

Generale Leonid Ivashov e Tamara Zamjatina, Global Research, 24 luglio 2014

mh17_brief_09-900Sei giorni dopo la tragedia del Boeing malese, funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti hanno riconosciuto che Washington non aveva informazioni sul coinvolgimento diretto della Russia nell’incidente aereo del 17 luglio. “Pertanto, i servizi di sicurezza degli Stati Uniti hanno respinto la dichiarazione del Segretario di Stato John Kerry del 20 luglio, secondo cui il sistema missilistico della difesa aerea aveva abbattuto il Boeing-777 malese nella parte orientale dell’Ucraina era stato consegnato dalla Russia“, ha detto ad ITAR-TASS il presidente del Centro internazionale di analisi geopolitiche, Colonnello-Generale Leonid Ivashov. “I funzionari della sicurezza statunitensi continuano a sostenere che l’aereo di linea malese sia stato abbattuto ‘per errore’, avendo la milizia scambiato per un aereo da guerra, ma non insistono sul ruolo della Russia nell’invio di sistemi di difesa aerea alle forze di Donetsk. Non danno dettagli tecnici, così non cercano prove per indagare sull’incidente del Boeing, ma fare infondate accuse politiche“, ha detto Ivashov, ex-capo del dipartimento di cooperazione militare internazionale del Ministero della Difesa russo. “Dopo che il Ministero della Difesa russo ha pubblicato i dati dell’intelligence raccolti dai sistemi di radiosorveglianza, la comunità internazionale ha compreso che Mosca sa chi sia responsabile dell’incidente del Boeing malese. L’esercito russo ha individuato i luoghi esatti in cui sono stati implementati i sistemi missilistici di difesa aerea Buk ucraini, individuato il decollo di un caccia  ucraino, presumibilmente un Sukhoj Su-25, e trasmesso queste informazioni all’Unione europea.  Gli Stati Uniti hanno dichiarato di avere le immagini satellitari, ma nulla è stato reso pubblico”, ha detto Ivashov. “In queste condizioni i servizi di sicurezza statunitensi hanno dovuto riconoscere che la Russia non è coinvolta nella tragedia dell’aereo di linea. Ma Washington nasconde la verità sul ruolo di Kiev nell’attacco al Boeing, anche se sicuramente possiede tali informazioni. I servizi di sicurezza non dicono mai tutta la verità sugli interessi di Stato“, ha detto. “Secondo una delle teorie, il Boeing è stato abbattuto da unità militari ucraine che non hanno un centro di comando comune, e agiscono da sole, ad esempio le forze del governatore (della regione di Dnepropetrovsk) (Igor) Kolomojskij, Fazione destra (partito ultra-nazionalista) e truppe ucraine. Gli statunitensi  certamente analizzano tale teoria“, ha aggiunto Ivashov. “La ragione per cui gli Stati Uniti cercano comunque di rigettare la responsabilità del Boeing abbattuto alla Russia, accusando il Paese di ‘creare le condizioni’ per la tragedia, è che l’incidente aereo ha scosso la comunità internazionale. Washington cerca di trattenere la rabbia dell’opinione pubblica e volgerla contro Mosca e Putin personalmente”, ha detto. “Gli Stati Uniti perdono posizioni geopolitiche in molte regioni del mondo: in Medio Oriente, dove un califfato islamico viene creato, nonostante la volontà di Washington; nel Vecchio Mondo, dove gli Stati Uniti non riescono ancora a spingere l’Unione europea ad imporre sanzioni industriali alla Russia, in Ucraina e anche in America Latina, dove si è tenuto il riuscito vertice BRICS e una nuova banca di sviluppo congiunta è stata creata per rivaleggiare con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Gli USA sfruttano la tragedia del Boeing d’indebolire la posizione in via di consolidamento della Russia nel mondo. I 298 passeggeri innocenti morti nello schianto del Boeing potrebbero essere pedine di un grande e sporco gioco politico“, ha detto Ivashov. “Gli Stati Uniti possono continuare i tentativi di destabilizzare la Russia, basandosi sulla ‘quinta colonna’ nel Paese e istigando conflitti interetnici. La questione è stata discussa in una riunione del Consiglio di sicurezza russo. Gli Stati Uniti possono consegnare armi all’Ucraina e poi spingere il Paese ad un’invasione della Crimea (divenuta parte della Russia a marzo)“, ha detto l’esperto. “L’attuale amministrazione statunitense non si calmerà prima di raggiungere l’obiettivo di confrontarsi con la Russia e l’Ucraina direttamente de, infine, spezzare i legami politici ed economici tra Russia ed Europa. Pertanto, la leadership e i cittadini russi non dovrebbero rilassarsi”, ha aggiunto Ivashov.

Leonid-Ivashov-Academia-Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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