Il Likud sionista verso la sconfitta totale

Jim Dean New Oriental Outlook, 06.10.2013

E per quanto riguarda chi è interessato agli ebrei che controllano l’America, vedano le cose in questo modo. Se non è vero, non c’è niente di cui preoccuparsi. Se è vero, è meglio, sarebbe molto bello per noi“, Aaron Breitbart, Simon Wiesenthal Center, Los Angeles

Campaign-2012-Obama-Netanyahu-20120302Io, Io… che differenza può fare una telefonata. Ovviamente nessuno si aspettava che in Israele, da venerdì sera, i likudnik si agitassero in preda al panico. Avevano schierato tutta la loro intelligence per convertire il mancato intervento degli Stati Uniti contro la Siria in un prepotente soprassalto dello spauracchio sul programma nucleare iraniano. Ma l’AIPAC s’è schiantato e bruciato di nuovo. Netanyahu ha preso in giro se stesso di fronte alle Nazioni Unite, ancora una volta, cosa che tutti sanno non imbarazzarlo affatto, e sembra neppure gli israeliani. Bibi è su una nave che affonda per la sua scommessa sulla minaccia dell’Iran, perché un numero crescente di Paesi occidentali ha pubblicamente annunciato, uno per uno, di essere disposti a migliorare le relazioni con l’Iran. Ci sono stati due eventi chiave che hanno contribuito a chiarire il percorso della telefonata della svolta. L’Unione europea ha messo il suo prestigio nella lista dei singoli Paesi che migliorano le relazioni con l’Iran. Poi c’è stato il vertice alle Nazioni Unite con il gruppo P5 +1, che ha generato commenti sulla stampa molto promettenti riguardo “la risoluzione di tutte le questioni in sospeso“, per la prossima riunione di ottobre.
Le pretese della stampa statunitense hanno accreditato Obama sull’iniziativa della telefonata a Ruhani, potendo così testarne la ricezione al suo ritorno a casa, in Iran. Nel settore delle PR lo si chiama ‘messa in scena’. Ma Obama in realtà segue, e non guida. Tutte le aperture pubbliche degli altri Paesi all’Iran hanno preparato il terreno ad Obama, per poter dare a Bibi la cattiva notizia… che la bufala della minaccia nucleare dell’Iran è un cane morto. E’ giunto il momento per il mondo di andare avanti. Bibi corre a Washington per vedere Obama, lunedì. Ha anche ordinato a tutto il suo governo di imbavagliarsi, nessuno doveva commentare pubblicamente sui media ciò che dimostra la storica telefonata. Come affermato da una fonte anonima israeliana, “Netanyahu teme che si dirigano verso un pessimo accordo con l’Iran, e se è così, preferisce non ci sia alcun accordo“, ha detto la fonte. Vorrei chiedere al torbido Netanyahu, di quale accordo sta parlando. Hanno solo accettato di parlare. Ogni accordo è ovviamente ancora in ipotesi, per ora. L’Iran è già inciampato scioccamente nella pretesa che le sanzioni siano eliminate prima di iniziare la trattativa, un grande e inutile errore da parte sua. Quello che penso di Bibi, ma non vorrei dire, è che lui e i suoi estremisti del Likud vedono che la possibilità che l’esercito e il denaro dei contribuenti statunitensi siano usati  per eliminare un avversario dei sionista, stia sparendo. I Primi ministri israeliani, a lungo, hanno venduto al pubblico israeliano la loro capacità di avere l’aiuto militare e il sostegno dei contribuenti statunitensi. Le armi di distruzione di massa d’Israele rendono gli aiuti degli Stati Uniti tecnicamente illegali, ma questi continuano a mostrare che ‘una correzione’ stia ancora consolidando le proprie competenze in politica estera. Gli israeliani vedono i loro capi come se manipolassero la politica statunitense. Se ne sono anche vantati pubblicamente. Ho il sospetto che Bibi arriverà a Washington con un piano in due parti. Cercherà di far deragliare qualsiasi normalizzazione degli Stati Uniti con l’Iran, forse minacciando qualcosa come costruire altri 5000 nuovi insediamenti in Cisgiordania. Oppure potrebbe cercare di estorcere la promessa di ottenere armi nucleari statunitensi di quarta o addirittura quinta generazione, in sostituzione delle ADM che gli israeliani hanno già, come premio di consolazione.
I sionisti radicali non possono immaginare un mondo in cui non hanno una crescente forza d’attacco nucleare. E per averla, devono tirare fuori questi spauracchi fasulli, per nascondere il fatto che hanno già queste armi offensive. I babbei hanno anche testato i loro nuovi missili balistici a lungo raggio, proprio nel bel mezzo del dramma del minacciato attacco alla Siria. E poi hanno testato due missili lanciati dai sottomarini. Penso che Netanyahu senta che il vento stia cambiando, che senza una qualche minaccia esterna artificiale, non vi sia alcuna reale necessità per Israele di tenersi il suo non dichiarato arsenale di ADM. Ciò significa che è a un passo dal sentirsi chiedere di consegnare quello che ha, nell’ambito di un piano di pace regionale. Rifiuterà, naturalmente, aprendo le porte alle sanzioni, che il mondo intero sosterrebbe subito. Chi lo meriterebbe più dei sionisti? La Lega araba già appoggia questo desiderato ‘Medio Oriente libero dalle ADM’, e l’unica cosa che ha protetto Israele in tutti questi anni, è la corruzione della politica statunitense. Per avere i finanziamenti politici ebraici, nel cuore della campagna elettorale, tutti i candidati hanno dovuto giurare fedeltà alla supremazia militare totale d’Israele su tutta la regione. Questo assegno in bianco a sostegno della politica israeliana, è stato un fallimento totale e causa di tanta miseria e distruzione in Medio Oriente, solo così i politici statunitensi potevano contare sui contanti ebraici per la loro campagna. Tutti coloro che l’hanno fatto, violavano il loro giuramento, mettendo a rischio la sicurezza nazionale statunitense per un piccolo Paese mediorientale di nessuna importanza strategica.
Proprio nel bel mezzo di tutto questo, Israele ha chiesto un grosso aumento supplementare in aiuti militari statunitensi. Caspita, sembra che vogliano che gli USA gli comprino i loro ICBM, proprio quando affrontiamo la chiusura per il tetto del debito. Gli statunitensi sono sempre al passo con il registratore di cassa d’Israele. Il fascino politico dell’offensiva iraniana continua ad essere sempre più pressante, alle sessioni delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri Zarif ha fatto centro rispondendo agli insulti da quattro soldi di Netanyahu sui tentativi dell’Iran per una riconciliazione. “L’offensiva del sorriso è assai meglio dell’offensiva della menzogna. Netanyahu e i suoi pari hanno detto, fin dal 1991… che l’Iran è a sei mesi dall’avere un ordigno nucleare. E sono passati quanti anni, 22? E ancora dicono che siamo a sei mesi dalle armi nucleari”. Caro Bibi, Zarif se ne fa beffe delle tue sparate, e il notiziario domenicale della ABC, pure. Sento cambiare il vento, Bibi, e penso che anche tu lo senti. Volevo controllare ciò che gli agenti dello spionaggio israeliano faranno, di lavoro straordinario la domenica. Ciò di solito comporta tirar fuori i media e think tank da loro controllati e far spargere materiale, già preparato da qualche ‘esperto’, con un documento importante o qualche intervista televisiva. Non ho avuto bisogno di aspettare molto.
Il Los Angeles Times, la Tel Aviv sul Pacifico, aveva un articolo di Paul Richter. La mia scommessa era che i sionisti avrebbero preteso il divieto totale di qualsiasi attività nucleare dell’Iran, quale unico modo con cui il mondo potrebbe essere messo al sicuro da un Paese, che non ha attaccato nessuno in 1000 anni. Avevo ragione. Mark Dubowitz della pro-sanzioni Fondazione per la Difesa delle Democrazie, pigolava che il diritto al riprocessamento dell’Iran previsto dal TNP, sia in qualche modo oggetto di soggetti estranei, come il desiderio d’Israele di annullarlo. La FDD è uno dei più grandi think tank neocon filo-israeliani che abbiamo, con personaggi famosi come l’ex-direttore della CIA James Woolsey, che vuole che Jonathan Pollard sia rilasciato quando lui e gli israeliani hanno ucciso più persone di qualsiasi uomo della CIA, nella storia. Woolsey deve essere considerato un traditore della fedele comunità dell’intelligence, che vorrebbe vederlo con Pollard a condividere la cella. L’intelligence israeliana spesso s’infiltra in questi grandi gruppi di riflessione, a fini di controllo, perché vi sono pezzi da novanta, come ex-politici e capi dipartimento, quale Loui Freeh dell’FBI, rendendo difficile investigare, se non impossibile… questo è il punto. La FDD è una copertura per le aggressive operazioni di cambiamento di regime all’estero, e sembra rappresentare una varietà di benefattori, anche degli interessi stranieri. Per esempio, sosterebbe il terrorismo di al-Qaida in Siria senza battere ciglio. Dovrebbe cambiare il nome in Fondazione per la democrazia del terrorismo. Altri articoli del LA Times affermano che qualsiasi ritrattamento nucleare iraniano serva solo a poter continuare a nascondere gli impianti per costruire la bomba. La bufala è stata smascherata da secoli da chi segue le procedure di ispezione. Queste élite dei media e dell’impostura, dimenticano che noi contadini sappiamo leggere.
L’AIEA ha confermato con i suoi controlli che non un grammo di materiale nucleare iraniano è andato disperso. Non è una novità per noi di Veterans Today, come per il nostro esperto nucleare Clinton Bastin, per 40 anni al dipartimento di Energia, che sa come come tutti i depositi siano sotto costante monitoraggio e siano in grado di rilevare qualsiasi deviazione quasi in tempo reale. Abbiamo anche altre fonti che confermano che le strutture segrete per la bomba sono un’altra beffa, con la nostra tecnologia satellitare che rileva il ritrattamento… ovunque, e potendolo fare da molto tempo. Non posso dire come o mi sparerebbero, e preferirei continuare a scrivere queste righe per voi. La gente sa in fondo che la minaccia nucleare dell’Iran è solo una grande operazione psicologica truffaldina, fin dall’inizio. E’ stata utilizzata per preparare i cittadini ad accordare fiducia a un futuro attacco all’Iran, quando quelle stesse persone non avrebbero creduto che il loro governo gli mentiva in faccia, e perché. Scriverò oltre su quali siano queste ragioni. Dovete solo fare un lungo viaggio sulla strada della memoria delle guerre passate, per scoprirne il perché.

Jim W. Dean è caporedattore di VeteranToday.com, produttore di Heritage TV Atlanta, membro della Associazione dei funzionari dei servizi segreti e dei Figli dei Veterani confederati, appositamente per New Oriental Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avaaz: una cortina di fumo che nasconde le bombe all’uranio impoverito

Dominique Guillet Liberterre 14 novembre 2012

IllusionofPeacePoco dopo l’operazione speciale psicologica chiamata 11/9, il generale Wesley Clark, ex comandante in capo della NATO (North Atlantic Terrorist Organization), incontrò al Pentagono un ufficiale di stato maggiore che l’invitò a guardare un documento riservato del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e che prevedeva, nei successivi 5 anni, l’invasione di sette Paesi (da “liberare” nel linguaggio orwelliano) da parte degli Stati Uniti: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. Il generale Wesley Clark, in pensione, ha più volte dichiarato pubblicamente in proposito: “E’ stata una dichiarazione sorprendente: l’esercito servirebbe a scatenare le guerre e far cadere i governi e non a impedire i conflitti. Invadiamo Paesi. I miei pensieri correvano. L’ho messo da parte, era come una pepita da conservare. Un gruppo di persone ha preso il controllo del Paese con un colpo di Stato politico, Wolfowitz, Cheney, Rumsfeld… Potrei citare una mezza dozzina di altri dipendenti del Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC). Volevano che il Medio Oriente sia destabilizzato, incasinato e posto sotto il nostro controllo.” (1)
E’ una coincidenza che l’organizzazione chiamata Avaaz ha sostenuto l’intervento militare in Libia (19/20/21) e Siria (25/26/27/28)? E’ una coincidenza che Avaaz s’immischia negli affari interni della Somalia (2/3/4)? E’ un caso che Avaaz s’immischia negli affari interni del Sudan (5) accusando inoltre l’assai demonizzato Iran di rifornirlo di armi (7/8)? E’ una coincidenza che Avaaz s’immischi negli affari interni dell’Iran (9/10)? Chi sono questi “attivisti di Avaaz” coinvolti concretamente, nel 2012, nelle operazioni per destabilizzare la Siria (11)? L’organizzazione Avaaz non è semplicemente una testa di ponte della CIA, ma una gigantesca cortina fumogena che nasconde le bombe liberatrici all’uranio impoverito dell’imperialismo occidentale?
Avaaz-org_italiano Nell’autunno del 2009, scrivendo i miei quattro articoli sulla truffa del riscaldamento globale antropogenico (13), ho scoperto che gli attivisti di questa organizzazione hanno cercato di raccogliere fondi in pochi giorni, fino a 150.000 dollari US, per creare un blog per il vertice di Stoccolma. “Abbiamo solo un paio di giorni, da qui a lunedì potremmo raccogliere 150000 dollari, Avaaz potrebbe impegnare maggiori risorse in questo progetto, costruendo una mappa del mondo e un blog tipo twitter per collegare tutti gli eventi organizzati per il clima entro il 21 settembre, creando un database globale telefonico per permettere a migliaia di noi d’inondare i nostri leader di telefonate, ed infine, assumendo un team di professionisti per fare un balzo di qualità mediatico, contro le potenti lobbie industriali e del petrolio.” 150.000 dollari finanziati da ingenui attivisti per creare un blog! La mente vacilla. Al momento pensai che Avaaz fosse una ONG fraudolenta, un’organizzazione per gabbare i gonzi all’unico scopo di sottrarre un sacco di soldi agli attivisti, e il cui strumento principale si basa su patologie moderne, il petizionismo acuto e la sfrenata coniugazione del verbo “cliccare”. Ed è chiaro che Avaaz eccelle quale gigantesca macchina per cliccare/spillare dollari/euro. Basta  verificare su internet una delle sue campagne, del 2009, per raccogliere fondi, con grande enfasi sulle piccole quantità: “Questo è un momento cruciale per l’Iran e per il mondo. Possiamo scoprire la verità attraverso l’organizzazione di un sondaggio post-elettorale rigoroso e urgente di cittadini iraniani, chiedendogli per chi hanno votato e pubblicando i risultati nei media. Più di un terzo dei voti è in gioco, e il nostro sondaggio può ben dimostrare che diciamo la verità, se siamo in grado di raccogliere 119.000 euro nelle prossime 24 ore, pubblicheremo i risultati prima che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione non renda pubblici i risultati del conteggio dei propri voti. Se possiamo raccogliere più soldi, possiamo estendere la portata della campagna. Abbiamo urgente bisogno che 10.000 di voi forniscano una piccola somma. Aiutateci a finanziare l’indagine utilizzando il modulo sicuro qui di seguito.”(10)
Ci si chiede anche di cosa sia sicura Avaaz, con la seguente frase in grassetto rosso: “228449 dollari donati per aiutare a finanziare un sondaggio per la verità in Iran“, che vi appare? Sul sito di Avaaz-Francia di oggi, novembre 2012, si può premere il pulsante Paypal per contribuire finanziariamente al sondaggio, quantomeno molto “post-elettorale”. Dopo aver controllato la stessa campagna sul  sito statunitense, si scopre che la sede centrale si è profusa in scuse, nel 2009, circa l’impossibilità di fare il sondaggio, secondo essa a causa della corruzione in Iran. All’epoca, Avaaz propose ai derubati, in tutta sincerità naturalmente, di recuperare il maltolto inviando una e-mail, o di renderlo disponibile per un’altra campagna che aveva appena lanciato per garantire la connessione internet gratuita in Iran! (12)… assicurandosi il jackpot di Paypal.
_58771112_jex_1334851_de27-1Perché Avaaz ha bisogno di soldi, tanti soldi, per organizzare le sue petizioni virtuali su alcuni computer, specialmente per la remunerazione dei suoi dirigenti. Perché, affermiamolo forte e chiaro, i dirigenti di Avaaz non sono pagati con arachidi virtuali: il fondatore e direttore esecutivo Ricken Patel ha ricevuto nel 2010 la modesta somma salariale di 183.264 dollari (15.200 dollari al mese), un leggero aumento rispetto al suo stipendio di 120.000 dollari dell’anno precedente, mentre il manager delle campagne, Ben Wikler, ha raggiunto 111.384 dollari di stipendio. Quello stesso anno, il 2010, Avaaz disse nella sua dichiarazione dei redditi (modulo 990) dichiarò 921.592 dollari per “nuove campagne e consulenze”, 182.196 dollari per “spese di viaggio”, 262.954 dollari per “spese pubblicitarie”, 404.889 dollari per “costi nella tecnologia dell’informazione”, ecc, ecc. Tutto questo puzza di clientelismo e truffa finanziaria arci-dollarizzata. Tra le poche spese di gestione di Avaaz vi è Milena Berry (e il marito Paul) per il lavoro di consulenza IT (Information Technology), qualcosa come 245.182 dollari nel 2009 e 294.000 nel 2010. Nonostante l’elevato stipendio di Milena Berry, che si presenta come il capo tecnico della gestione IT, l’organizzazione Avaaz ha lanciato un appello alla generosità nelle donazioni per rafforzare il proprio sistema informatico, a seguito di un presunto attacco informatico nel maggio 2012. No comment.
L’organizzazione Avaaz non sembra aver fretta di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi del 2011, il che è abbastanza comprensibile data la pletora di articoli apparsi su internet che denunciano questa organizzazione fraudolenta. A metà novembre 2012, il “modulo 990″ era ancora assente dal sito, mentre la revisione della relazione finanziaria venne rilasciata da una società di revisione di New York (Lederer, Levine e Associati), il 19 giugno 2012. Avaaz fu creata nel 2006 da MoveOn.org e Res Publica. “Avaaz” in diverse lingue dell’Asia e dell’Europa orientale significa “voce”. La voce silenziosa dietro Avaiaz e Res Publica è quella di tre individui: Tom Perriello, ex-membro del Congresso degli Stati Uniti; Ricken Patel, consulente di molti enti controllati da predatori psicopatici; e Tom Pravda, ex-diplomatico inglese e consulente del dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Altri fondatori di Avaaz sono Eli Pariser (direttore esecutivo di MoveOn), Andrea Woodhouse (consulente per la Banca Mondiale), Jeremy Heimans (co-fondatore di GetUp! e di Purpose) e l’imprenditore australiano David Madden (co-fondatore di GetUp! e di Purpose).
MoveOn, il co-fondatore di Avaaz, distribuì nel 2002, attraverso il suo comitato di azione politica, 3 milioni e mezzo di dollari USA a 36 candidati del Congresso. Nel novembre 2003, MoveOn ricevette 5 milioni dollari dal miliardario speculatore George Soros. Ricken Patel, del resto, ha dichiarato pubblicamente che l’Open Society Institute di George Soros (rinominato nel 2011 Open Society Foundation) è uno dei membri fondatori di Avaaz. Chi è George Soros? Uno dei predatori psicopatici alla guida del CFR (Council for Foreign Relations) e membro del Gruppo Bilderberg. CFR e Bilderberg Group sono due tentacoli della piovra del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”. CFR e Gruppo Bilderberg furono creati dai Rockefeller, la famiglia responsabile di molti mali che affliggono il mondo. Per la cronaca, la Fondazione Rockefeller promosse le leggi eugenetiche negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso, ha finanziato il nazismo prima e durante la seconda guerra mondiale, e finanziato la ricerca genetica dal 1945, quindi l’intero settore delle chimere genetiche, e infine ha lanciato la devastante Rivoluzione Verde…
Avaaz è stata nel giugno 2009 uno dei partner della campagna Tcktcktck di Havas, accanto all’EDF, Banca Loyds… e 350.org, un’organizzazione finanziata da Fondazione Ford, Rockefeller Foundation, Rockefeller Brothers Fund e dall’organizzazione del miliardario George Soros. George Soros è il primo finanziatore di tutto questo movimento delle ONG dagli obiettivi occulti. Durante l’estate del 2009, l’Open Society Institute (Soros) diede un contributo di 150.000 dollari ad Avaaz.  In aggiunta a tale concessione, Avaaz ricevette da Res Publica (finanziata da Soros) 225.000 dollari nel 2006, 950.000 nel 2007 e 500.000 nel 2008. La Fondazione per promuovere l’Open Society (Soros) ha dato ad Avaaz nel 2008/2009 300.000 dollari per il sostegno generale, e 300.000 per la campagna (la truffa) climatica con cui Avaaz ha la particolarmente brillante esperienza di saper creare denaro non virtuale per combattere il riscaldamento globale virtuale con petizioni altrettanto virtuali. Ricken Patel non dice d’altronde e da nessuna parte, nella sua crociata contro il riscaldamento globale di origine antropica, come ridurre l”impronta di carbonio’ generata dagli enormi emolumenti concessi dai suoi buoni amici di Avaaz (una redistribuzione delle generose donazioni della cricca di Soros, mentre Avaaz afferma sfrontatamente che l’organizzazione riceve denaro da donazioni individuali!), e l”impronta di carbonio’ generata dagli altissimi salari di Avaaz! Si tratta probabilmente di una riduzione virtuale. E per di più, non abbiamo controllato se le multiple tasche di Ricken Patel abbiano generato molteplici “impronte di carbonio” associate a stipendi multipli. Anzi, è co-fondatore e co-direttore di Faith in Public Life (una grande organizzazione cristiana), e consulente dell’International Crisis Group, della Fondazione Rockefeller, della Bill Gates Foundation, delll’ONU, dell’Harvard University, di CARE International, International Center for Transitional Justice, co-fondatore e co-direttore di DarfurGenocide.org e co-fondatore e direttore di Res Publica. Un ecc, ecc, fino alla nausea.
tom-perriello-tim-robinette-2010-7-15-16-20-24 Nella cricca dei fondatori di Avaaz, la cui ideologia si basa sulla pratica della sindrome del click-click e delle piccole somme, Patel non è l’unico a indossare cappelli multipli. Tom Perriello si ritrova consulente o gestore di: National Council of Churches of Christ, Catholics United, Catholics in Alliance for the Common Good, Faithful America, Faith in Public Life, Center for a Sustainable Economy, Center for American Progress Action Fund, Youth and Environmental Campaigns, E-Mediat Jordan, International Center for Transitional Justice, Res Publica, The Century Foundation, l’ONU, Open Society Institute, ecc. ecc. Ha lavorato con il reverendo James Forbes sui concetti di “giustizia profetica”. Tom Perriello supporta la cosiddetta “guerra al terrore“, l’operazione speciale psicologica lanciata da Bush e continuata da Obama. La sua visione d’Israele rientra nella favola: vede questo Paese come una delle “creazioni più spettacolari ed emozionanti della comunità internazionale” del 20° secolo ed è convinto che “vi sia un rapporto strategico e morale tra Stati Uniti e Israele“, ecc, ecc fino alla nausea. Il grande amore di Tom Perriello per Israele non impedisce ad Avaaz di lanciare una petizione per sostenere i poveri palestinesi perseguitati dallo Stato sionista! E qui sta il grande genio strategico di Avaaz nel sfruttare attivisti sinceri: Avaaz promuove, di volta in volta, “nobili” cause: le api, i palestinesi… e anche Kokopelli. Avaaz ha anche lanciato una petizione per mandare i banchieri in galera, quegli stessi banchieri che hanno promosso assieme ad Avaaz la legislazione “cap and trade(JP Morgan Chase, Bank of America…) o con cui i fondatori di Avaaz collaborano nell’International Crisis Group (Morgan Stanley, Deutsche Bank…).
Avaaz ha raggiunto il picco della grande farsa quando l’organizzazione lanciò la campagna per fermare la “guerra contro la droga”. Il 3 giugno 2011, il burattino Ban Ki-moon ricevette dalle mani di Ricken Patel, insieme a Richard Branson fondatore della Virgin, una petizione di 600.267 persone: “Terminate la guerra alla droga“. Di cosa stiamo parlando? Di una campagna per depenalizzare cannabis, ayahuasca, funghi di psilocibina e peyote? O una campagna per fermare la guerra contro la cancrena sociale formata dalla commercializzazione a tutto campo dell’eroina e della cocaina? Scommetto che è la seconda alternativa. Eroina e cocaina sono i due più generosi fondi neri della mafia dei predatori psicopatici, così come fonte di contanti per le grandi banche internazionali. La presenza dell’alleanza occidentale in Afghanistan ci dice, tra le altre cose, che il controllo dell’oppio, il 95% della produzione mondiale, si concentra in questo Paese. Quali  giornalisti degni di tale titolo hanno informato il pubblico dell’enorme scandalo del riciclaggio di centinaia di miliardi di narcodollari, dall’eroina e dalla cocaina, delle principali banche internazionali (23/24) HSBC, Wells Fargo, Bank of America…?
13469133412 Tutte queste campagne sono solo una grande cortina fumogena per nascondere le finalità odiose che Avaaz supporta al servizio dell’imperialismo occidentale, la distruzione della Libia, la destabilizzazione della Siria, la destabilizzazione dell’Iran, la destabilizzazione della Bolivia di Evo Morales. Tutte queste operazioni di distruzione e destabilizzazione di Paesi sovrani sono promosse da Tom Perriello, le cui opinioni belliciste (“pro-guerra”) non sono un segreto per nessuno. In un video (14), Tom Perriello, si presenta come il direttore onorario di E-Mediat Jordan, un’organizzazione situata in Giordania, un paese al confine con l’Iraq e la Siria. Si rivolge ai giovani dell’organizzazione (“un centro di formazione, tecnologie e strumenti“) che sono pronti, ha detto, “a sacrificarsi per il loro Paese“, cioè a servire da carne da cannone per l’avanzamento dell’imperialismo occidentale.
Nel maggio del 2009, quando 60 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’assegnazione di 97 miliardi dollari nelle guerre in Iraq e Afghanistan, Tom Perriello la votò. Nel marzo 2010, un ricevimento fu organizzato da due organizzazioni pseudo-verdi “League of Conservation Voters” e “Environmental Defense Action Fund” per raccogliere fondi per la rielezione al Congresso degli Stati Uniti di Tom Perriello. MoveOn.org, co-fondatore di Avaaz, gli assegnò 100.000 dollari per la sua campagna di rielezione. Nel marzo del 2010, quando 60 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’estensione della guerra in Afghanistan, Tom Perriello la votò. Il 27 luglio 2010, Tom Perriello votò contro il ritiro delle truppe statunitensi dal  Pakistan. Il 27 luglio 2010, quando 115 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’assegnazione di ulteriori 33 miliardi dollari per la guerra in Iraq, Tom Perriello la votò. Il 30 luglio 2010, Tom Perriello votò contro il regolamento (HR 3534) per supervisionare la perforazione di  petrolio offshore e votò a favore di una moratoria all’imposizione di sorveglianti nelle perforazioni offshore. Il 15 dicembre 2011, Tom Perriello divenne direttore di CAP Action, uno dei rami del Center for American Progress. Sul Democracy Journal, dopo aver elogiato il “successo” dell’intervento militare in Libia, disse: “Oggi, Gheddafi è morto e il popolo libico può, per la prima volta da decenni, avere la possibilità di godere di una governance responsabile e democratica… Non ci sono stati morti tra le truppe americane. I combattenti ribelli e la stragrande maggioranza della popolazione hanno celebrato la vittoria come una liberazione e i siriani coraggiosi che affrontano la morte ogni giorno, opponendosi al proprio regime repressivo, hanno accolto con favore la caduta di Gheddafi. Tutti questi risultati sono piccole imprese per coloro che hanno a cuore la dignità umana, la democrazia e la stabilità…
Queste sono in realtà le grandi conquiste che caratterizzano la “liberazione” della Libia, che era il Paese più ricco dell’Africa: un diffuso caos sociale, attentati quotidiani, continue lotte interne, per non parlare di 50-100000 civili libici liberati per sempre dall’”oppressione” di Gheddafi, morendo sotto le bombe contenenti uranio impoverito dell’occidente. Sia attraverso i piani guerrafondai dei suoi fondatori o le proprie campagne di destabilizzazione e d’invasione militare di Paesi sovrani, Avaaz è chiaramente un’organizzazione complice di crimini di guerra. Non ho né il tempo, né la voglia di sondare ulteriormente le profonda immoralità di questa organizzazione malvagia. Rinvio i lettori ai diversi articoli e storie che iniziano ad emergere su internet (29/30/31/32) e, in particolare, a quattro ottimi rapporti investigativi scritti da Cory Morningstar, in Canada (15/16/17/18). Ciò che credo sia una grande cortina fumogena, diffusa dalle campagne “umanistiche” di Avaaz per i palestinesi, le api, la foresta amazzonica o Kokopelli… sta svanendo rapidamente. Avaaz è la “voce” occulta del complesso militare-industriale che cerca di seminare il caos bellico sul pianeta.
Avaaz, giù la maschera!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Booz Allen, Mercosur e la palla di neve Snowden

Dean Henderson 20 luglio 2013

PrintMartedì scorso ad Atlanta, l’ex presidente Jimmy Carter ha definito la fuga di Edward Snowden dalla NSA”vantaggiosa per la nazione“. Secondo Der Spiegel, Carter, parlando ad una riunione dell’Atlantic Bridge, ha detto che gli Stati Uniti non hanno “alcuna democrazia funzionale in questo momento“. In precedenza, secondo la CNN, Carter aveva detto, “l’invasione dei diritti umani e della privacy statunitense è andata troppo lontana“. Con Snowden rintanato nella zona di transito dello Sheremetevo International Airport di Mosca, i problemi sullo spionaggio incontrollato e la violazione delle privacy personali della NSA sono saltati dalla proverbiale padella a una rabbiosa tempesta di fuoco globale. Un recente sondaggio Quinnipiac ha dimostrato che il 55% degli statunitensi pensa che Snowden sia un informatore, mentre solo il 34% ha ingoiato la linea dei bankster illuminati secondo cui è un traditore. I russi si godono ogni minuto di ciò, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno arricciato il naso sulle manovre militari russe in sostegno della Siria firmando l’aperto armamento da parte dei monarchi del GCC dei loro mercenari dell’esercito libero siriano, ora seriamente alle corde.
L’asse bancario anglo-statunitense, i suoi vari conglomerati e monopoli e le filiali chiave delle amministrazioni Cameron e Obama, devono sentirsi un po’ meno ottimisti con la valanga scatenata da Snowden. Snowden è stato licenziato dal contractor della NSA Booz Allen Hamilton, rendendo pubblica la portata della cooperazione NSA/social media/utility nello spiare gli statunitensi.

Il seguente passo è tratto dal capitolo 20 di 11/9: Big Oil & i suoi banchieri…
Booz è una delle quattro facciate spionistiche coinvolte negli affari tra Arabia Saudita e Stati Uniti. Le altre sono Vinnell, O’Gara Protective Services e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza per la Casa dei Saud e le altre monarchie del CCG. In dettaglio la sicurezza della Casa dei Saud include anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen, con sede a McLean, Virginia, nel 1995 ricevette un contratto di 5 anni, da 21,8 milioni dollari, per aggiornare la marina saudita. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola militare saudita. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen ha iniziato a stipulare contratti con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per il programma Total Information Awareness prima dell’11 settembre 2001. Booz ricevette 13 contratti dalla DARPA per un valore di 23 milioni di dollari. Superato solo dai 23 contratti della DARPA, del valore di 27 milioni dollari, concessi alla Lockheed-Martin.
L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp James Woolsey ora lavora per la Booz Allen. Nel 2008, la Carlyle Group ha acquistato la partecipazione di maggioranza della Booz per 2,54 miliardi dollari. La SAIC ha ricevuto due contratti dalla Casa dei Saud alla fine degli anni ’90, del valore di 166 milioni dollari, aggiornando i sistemi di comunicazione e comando delle Royal Saudi Naval Forces. La SAIC addestra spesso personale saudita nella sua sede di San Diego. La CIA ha assunto la SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe degli Stati Uniti che operarono nel conflitto del 1991. Nel 1995, la SAIC acquistò la Network Solutions, la società che assegna i nomi dei domini e “supervisiona” internet. Nel CdA della SAIC vi sono l’ex-vicedirettore della CIA e ufficiale della TF-157 della Marina Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale dell’esercito Maxwell Thurman, il direttore della CIA di Bush Sr. Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e consigliere della Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. La SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine penali, mentre ha contratti investigativi del valore di 200 milioni di dollari con l’IRS.
Nonostante e a causa della fiorente industria dello spionaggio, la palla di neve Snowden è rotolata fino in Sud America, i cui leader si erano riunitia Montevideo, Uruguay, per il XLV vertice Mercosur, lo scorso fine settimana. Venezuela, Bolivia e Nicaragua hanno offerto asilo politico a Snowden. La presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, il cui Paese è stato indicato come obiettivo chiave della sorveglianza elettronica degli Stati Uniti, ha biasimato le attività della NSA secondo O Globo. Rousseff ha detto al Mercosur che era necessario “imporre un limite… dobbiamo adottare misure pertinenti per evitare il ripetersi di tali situazioni”. Il tono antimperialista della conferenza è stato stabilito dall’incidente aereo agli inizi di luglio riguardante l’aereo del presidente boliviano Evo Morales. Dopo aver lasciato Mosca, dove ha dato garanzie di asilo a Snowden, l’aereo aveva virato indietro atterrando a Vienna, Austria. Un Morales irritato aveva detto che Francia, Spagna, Portogallo e Italia gli avevano chiuso il loro spazio aereo, costringendolo ad atterrare a Vienna. Alla conferenza dello scorso fine settimana, i membri del Mercosur hanno annunciato di aver richiamato gli ambasciatori di quelle nazioni per protestare contro tale divieto. Hanno anche chiesto rassicurazioni dagli Stati Uniti che la NSA non spii il loro continente. Gli statunitensi, saggiamente, dovrebbero approfittare di questa opportunità per chiedere lo stesso.

3-4-Revolving-DoorDean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Potete iscriverti gratuitamente al suo settimanale Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Edward Snowden e altri ‘spifferatori’ degli USA

William Blum, The Anti-Empire Report -118, 26 giugno 2013

Edward Snowden
EDWARD SNOWDEN 1Nel corso della sua vita professionale nel mondo della sicurezza nazionale, Edward Snowden deve aver affrontato numerose interviste d’indagine, esami con la macchina della verità ed estremamente dettagliati controlli personali, così come la compilazione di infiniti moduli accuratamente progettati per catturare ogni tipo di menzogna o incoerenza. Il Washington Post (10 giugno) ha riferito che “alcuni funzionari hanno detto che la CIA ora, senza dubbio, inizierà a rivedere il processo con cui Snowden è stato assunto, cercando di determinare se fossero stati trascurati dei segnali che un giorno avrebbe tradito i segreti nazionali.”
Sì, c’era un segnale che hanno ignorato, Edward Snowden aveva qualcosa dentro di lui, una forma di coscienza, soltanto in attesa di una causa. E’ stato lo stesso per me. Andai a lavorare presso il dipartimento di Stato, allo scopo di diventare un funzionario del servizio esteri, con le migliori, le più patriottiche, intenzioni, facendo del mio meglio per uccidere la bestia della Cospirazione Comunista Internazionale. Ma poi l’orrore quotidiano di ciò che gli Stati Uniti facevano al popolo del Vietnam entrò a casa mia tramite ogni tipo di media, e ciò mi addolorava. La mia coscienza aveva trovato la sua causa, e nulla di ciò che risposi all’intervista di pre-assunzione avrebbe allertato i miei interrogatori del possibile pericolo che ponevo, perché non lo sapevo io stesso. Nessuna domanda dei miei amici e parenti avrebbe suscitato il minimo accenno del radicale attivista contro la guerra che sarei diventato. I miei amici e parenti dovevano essere sorpresi quanto lo ero io di esserlo. Non c’era alcun modo per l’ufficio di sicurezza del dipartimento di Stato di sapere che non avrei adottato e celato un tale segreto. (1)
Così cosa può farci un povero Stato di sicurezza nazionale? Beh, potrebbe prendere in considerazione il proprio comportamento. Smettere di fare tutte le cose terribili che rattristano  persone come me, Edward Snowden e Bradley Manning, e tanti altri. Fermare i bombardamenti, le invasioni, le guerre infinite, le torture, le sanzioni, i golpe, il sostegno alle dittature, il sostegno assoluto ad Israele, fermare tutte le cose che rendono gli Stati Uniti tanto odiati, creando tutti questi terroristi anti-americani che costringono lo Stato di Sicurezza Nazionale, per pura autodifesa, a spiare il mondo intero.

Origliare il pianeta
nsa-wiretap-eagle_0Quanto sopra è il titolo di un saggio che ho scritto nel 2000, apparso in un capitolo nel mio libro Con la scusa della libertà: Guida all’unica superpotenza del mondo. Ecco alcuni stralci che possono aiutare a mettere le attuali rivelazioni di Edward Snowden in prospettiva…
Le persone del 21° secolo possono immaginare una maggiore violazione della privacy su tutta la terra, di tutta la storia? Se è così, non devono che aspettare che la tecnologia sia al passo con la loro immaginazione. Come un mega-aspirapolvere nel cielo, la National Security Agency (NSA) succhia di tutto: il telefono di casa, telefono d’ufficio, telefono cellulare, email, fax, telex… trasmissioni satellitari, il traffico delle comunicazioni su fibra ottica, ponti radio… voce, testi, immagini… vengono continuamente captati dai satelliti in orbita sulla Terra, poi elaborati dai computer ad alta potenza… se funziona con l’energia elettromagnetica, la NSA è lì, con l’altissima tecnologia.  Ventiquattro ore al giorno. Forse miliardi di messaggi vengono aspirati ogni giorno. Nessuno sfugge. Non i presidenti, primi ministri, il Segretario Generale, il Papa, la regina d’Inghilterra, le ambasciate, gli amministratori delegati delle multinazionali, amici, nemici, tua zia Nina… se Dio ha un telefono, è monitorato… forse il vostro cane non può essere spiato. Gli oceani non ti proteggeranno. I sottomarini statunitensi per decenni hanno cablato con dei pod d’intercettazione i cavi sottomarini.
Nel sistema denominato ECHELON, avviato negli anni ’70, la NSA e i suoi partner minori di Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canada gestiscono una rete di stazioni d’intercettazione di massa, altamente automatizzate, che copre il globo intorno a loro. Qualsiasi parti può chiedere a tutte le altre di intercettare le proprie comunicazioni interne. Si può quindi affermare in verità che non si spiano i propri cittadini.
A parte gli individui e le istituzioni presi di mira specificatamente, il sistema ECHELON funziona indiscriminatamente intercettando grandi quantità di comunicazioni e utilizzando i computer per individuare ed estrarre i messaggi interessanti dalla massa degli indesiderati. Ogni messaggio intercettato, tutti i cablo d’ambasciata, le offerte di lavoro, le chiacchiere sul sesso, gli auguri di compleanno, viene vagliato tramite parole chiave, che potrebbero essere qualsiasi cosa i ricercatori pensano che possa interessare. Tutto ciò che serve per contrassegnare una comunicazione, è che una delle parti utilizzi un paio o poco più di parole chiave del “dizionario” di ECHELON, “Vive in una bella casa antica bianca sulla Bush Street, proprio vicino a me. Posso spararmi laggiù in due minuti.” Entro tali limitazioni, i computer possono “ascoltare” le chiamate telefoniche e riconoscere le parole chiave evocate. Queste chiamate vengono filtrate e registrate separatamente, per essere ascoltate per intero da esseri umani. La lista degli obiettivi specifici in un dato momento è senza dubbio ampia, arrivando ad includere soggetti come Amnesty International e Christian Aid.
ECHELON ha operato in segreto, senza alcun riconoscimento ufficiale della sua esistenza, per non parlare di un qualsiasi controllo democratico o pubblico o legislativo in merito al fatto se abbia o meno una finalità dignitosa. La vastità della rete globale ECHELON è un prodotto di decenni d’intensa attività da Guerra Fredda. Eppure, con la fine della guerra fredda, il suo bilancio, lungi dall’essere fortemente ridotto, è stato aumentato, e la rete è cresciuta in potenza e portata, ancora un altro elemento che prova che la guerra fredda non è stata una battaglia contro un qualcosa chiamato “cospirazione comunista internazionale”.
Il Parlamento europeo alla fine degli anni ’90 iniziò a svegliarsi riguardo tale intrusione negli affari del continente. Il Comitato per le libertà civili del Parlamento europeo commissionò un rapporto, apparso nel 1998 che raccomandava una serie di misure per affrontare il crescente potere delle tecnologie di sorveglianza. Senza mezzi termini consigliava che: “Il Parlamento europeo dovrebbe respingere le proposte provenienti dagli Stati Uniti di rendere i messaggi privati della rete di comunicazione globale [Internet] accessibili alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti.” Il rapporto denunciava il ruolo della Gran Bretagna come agente doppio, spiando i propri partner europei.
Nonostante queste preoccupazioni gli Stati Uniti hanno continuato ad espandere la sorveglianza di ECHELON in Europa, in parte a causa del crescente interesse per lo spionaggio commerciale, per scoprire le informazioni industriali che avrebbero fornito alle società statunitense un vantaggio sui rivali stranieri.
Esperti della sicurezza tedeschi hanno scoperto, diversi anni fa, che ECHELON è stato impegnato in un grave spionaggio commerciale in Europa. Tra le vittime vi erano imprese tedesche come l’azienda di pale eoliche Enercon. Nel 1998, Enercon sviluppò quello che pensava fosse un’invenzione segreta, consentendo di generare energia elettrica da fonte eolica ad un tasso molto più economico rispetto a prima. Tuttavia, quando la società ha cercato di commercializzare la sua invenzione negli Stati Uniti, subì il confronto con la rivale statunitense Kenetech, che annunciò di aver già brevettato un prodotto quasi identico. La Kenetech poi trascinò in tribunale l’Enercon vietandole la vendita delle proprie attrezzature negli Stati Uniti. In una rara comunicazione al pubblico, un dipendente della NSA, rimasto anonimo, accettò di apparire in silhouette alla televisione tedesca per rivelare come avesse sottratto i segreti dell’Enercon spiando il telefono e le linee di collegamento dei computer che passavano dal laboratorio di ricerca di Enercon alla sua unità di produzione, a circa 12 chilometri di distanza. I piani dettagliati dell’invenzione della società furono poi trasferiti alla Kenetech. Nel 1994, la Thomson SA di Parigi, e le Airbus Industrie di Blagnac Cedex, Francia, persero dei contratti lucrativi, strappati dai rivali statunitensi aiutati dalle informazioni raccolte segretamente da NSA e CIA. Le stesse agenzie origliarono anche i rappresentanti giapponesi durante i negoziati con gli Stati Uniti, nel 1995, per il commercio sui ricambi per auto.
L’industria tedesca lamentava di trovarsi in una posizione particolarmente vulnerabile perché il governo vieta ai suoi servizi di sicurezza di condurre simili atti di spionaggio industriale. “I politici tedeschi continuano a sostenere l’idea, piuttosto ingenua, che gli alleati politici non dovrebbero spiare le rispettive imprese. Gli statunitensi e gli inglesi non hanno tali illusioni“, disse il giornalista Udo Ulfkotte, specialista nello spionaggio industriale europea, nel 1999. Quello stesso anno, la Germania chiese agli Stati Uniti di richiamare tre agenti della CIA per le loro attività di spionaggio economico in Germania. La notizia affermava che i tedeschi “da tempo sospettavano delle capacità d’intercettazione dell’enorme radar e del complesso per le comunicazioni degli Stati Uniti di Bad Aibling, nei pressi di Monaco di Baviera“, in realtà una stazione d’intercettazione della NSA. “Gli statunitensi ci dicono che è utilizzata esclusivamente per monitorare le comunicazioni dei potenziali nemici, ma possiamo essere del tutto sicuri che non prelevano pezzi di informazioni che pensiamo dovrebbero rimanere del tutto segreti?” si chiedeva un ufficiale tedesco. I funzionari giapponesi, molto probabilmente, hanno sentito simili racconti da Washington riguardo la dozzina di basi d’intelligence dei segnali che il Giappone ha permesso fosse situata sul suo territorio.
Nel loro tentativo di ottenere l’accesso a più informazioni private, la NSA, l’FBI e gli altri componenti dell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti si sono impegnati da anni in una campagna per imporre ai produttori di sistemi di telecomunicazioni statunitensi la progettazione di  attrezzature e reti per ottimizzare le capacità d’intercettazione delle autorità. Alcuni esperti del settore dicono di credere che alcuni aggeggi da esportare fuori dagli USA contengano “porte” della NSA (chiamate anche “botole”). Gli Stati Uniti hanno cercato di convincere i Paesi dell’Unione Europea di adottare delle “back-door” d’accesso nei programmi di crittografia, sostenendo che ciò soddisfaceva le esigenze delle forze dell’ordine. Tuttavia, un rapporto pubblicato dal Parlamento europeo nel maggio 1999, affermava che i piani di Washington sui software di controllo della crittografia in Europa, non avevano nulla a che fare con le forze dell’ordine, ma soltanto con lo spionaggio industriale degli Stati Uniti. La NSA ha anche inviato agenti dell’FBI in missioni d’assalto per violare i libri dei codici degli impianti stranieri negli Stati Uniti, ed ufficiali della CIA a reclutare impiegati delle comunicazione straniere all’estero e ad acquistarne i codici segreti, secondo ex-funzionari dell’intelligence.
obama-dati-privati-nsa-20Per decenni, a partire dagli anni ’50, l’azienda svizzera Crypto AG ha venduto la tecnologia per crittografia più sofisticata e sicura del mondo. L’azienda ha puntato la sua reputazione e  preoccupazioni per la sicurezza dei propri clienti sulla sua neutralità nella guerra fredda o in qualsiasi altra guerra. Circa 120 nazioni fecero acquisti presso di loro, tra cui i principali bersagli dell’intelligence statunitense come l’Iran, l’Iraq, la Libia e la Jugoslavia, fiduciose che le loro comunicazioni fossero protette, come i messaggi inviati dalle loro capitali alle loro ambasciate, missioni militari, uffici commerciali e centri di spionaggio nel mondo via telex, radio, e fax. E nel frattempo, grazie a un accordo segreto tra la società e la NSA, questi governi consegnavano di propria mano i propri messaggi a Washington, non codificati. Le loro macchine della Crypto AG venivano modificate prima di essere vendute, in modo che quando venivano usate, la chiave di cifratura casuale potesse essere automaticamente e clandestinamente trasmessa insieme al messaggio cifrato. Gli analisti della NSA potevano leggerne facilmente i messaggi come se leggessero il giornale del mattino.
Nel 1986, a causa delle dichiarazioni pubbliche degli Stati Uniti riguardo all’attentato alla discoteca La Belle di Berlino ovest, i libici cominciarono a sospettare che qualcosa di marcio vi fosse con le macchine della Crypto AG e passarono a un’altra impresa svizzera, la Gretag Data Systems AG. Ma sembra che la NSA avesse convinto anche quella. Nel 1992, dopo una serie di circostanze sospette negli anni precedenti, l’Iran giunse a una conclusione simile e arrestò un dipendente della Crypto AG, in Iran per un viaggio d’affari. Finalmente fu rilasciato, ma l’incidente fece si che la truffa iniziasse ad essere svelata sul serio. Nel settembre 1999 fu rivelato che la NSA s’era organizzata con la Microsoft per inserire “chiavi” speciali in un software di Windows, dalle versioni 95-OSR2 in poi. Uno informatico statunitense, Andrew Fernandez della Cryptonym in North Carolina, aveva smontato parti del codice di istruzioni di Windows e trovò la pistola fumante, gli sviluppatori di Microsoft non erano riusciti a rimuovere i simboli dei debug utilizzati per testare il software prima che lo rendessero pubblico. Nel codice vi erano le etichette per due chiavi. Una si chiamava “KEY”.  L’altra si chiamava “NSAKEY”. Fernandez svelò la sua scoperta ad una conferenza in cui alcuni erano presenti sviluppatori di Windows. Gli sviluppatori non negarono che la chiave NSA fosse inserita nel loro software, ma si rifiutarono di dire ciò che la chiave facesse, o perché erano state messe lì all’insaputa degli utenti. Fernandez dice che la “porta sul retro” della NSA nel sistema operativo più utilizzato al mondo, rende “assai più facile al governo degli Stati Uniti accedere ai computer.” Nel febbraio 2000, fu rivelato che la Delegazione Affari Strategica (DAS), l’intelligence del ministero della Difesa francese, aveva preparato un rapporto nel 1999 che affermava che la NSA aveva contribuito a installare programmi segreti nel software di Microsoft. Secondo la relazione della DAS, “sembrerebbe che la creazione di Microsoft sia stata in gran parte sostenuta, anche finanziariamente, dalla NSA, e che l’IBM abbia fatto accettare il sistema operativo [Microsoft] MS-DOS dalla stessa amministrazione.” Il rapporto dichiarava che vi era il “forte sospetto di carenze nella sicurezza alimentate da voci insistenti circa l’esistenza di programmi spia su Microsoft, e dalla presenza di personale della NSA nel team di sviluppo di Bill Gates.” Il Pentagono, dice il rapporto, era il più grande cliente di Microsoft nel mondo.
Negli ultimi anni si è saputo che, durante il conto alla rovescia per l’invasione dell’Iraq nel 2003, gli Stati Uniti avevano ascoltato il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, gli ispettori dell’ONU in Iraq e tutti i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unitem nel corso delle delibere circa le azioni da intraprendere in Iraq. E’ come se l’establishment della sicurezza nazionale statunitense senta di avere il diritto inalienabile di ascoltarci, come se ci fosse un emendamento costituzionale applicabile a tutto il mondo, che afferma che “il Congresso non emetterà leggi che limitino la libertà del governo di intercettare le comunicazioni personali di qualcuno” e come se il quarto emendamento sia stato cambiato, leggendovi: “Le persone devono essere protette nelle loro persone, case, carte ed effetti contro perquisizioni e sequestri ingiustificati, salvo nei casi di sicurezza nazionale, reali o presunti.” (2)

Lo spifferatore leader di tutti i tempi: Philip Agee
philip-agee-4Prima che ci fossero Edward Snowden, William Binney e Thomas Drake… prima che ci fossero Bradley Manning, Sibel Edmonds e Jesselyn Radack… c’era Philip Agee. Ciò che Agee rivelò resta ancora l’informazione più sorprendente e importante della politica estera degli Stati Uniti che ogni spifferatore governativo statunitense abbia mai rivelato. Philip Agee ha trascorso 12 anni (1957-1969) come ufficiale della CIA, soprattutto in America Latina. Il suo primo libro, Inside the Company: CIA Diary, fu pubblicato nel 1974, era un lavoro pionieristico sui metodi dell’Agenzia e sulle loro devastanti conseguenze, apparso in circa 30 lingue in tutto il mondo e fu un best seller in molti Paesi; includeva un’appendice di 23 pagine con i nomi di centinaia di agenti e organizzazioni sotto copertura dell’Agenzia.
Sotto la manipolazione, la direzione e, in genere, il pagamento della CIA, vi erano passati e presenti presidenti di Messico, Colombia, Uruguay e Costa Rica, “il nostro ministro del lavoro”, “il nostro vice-presidente”, “la nostra polizia”, giornalisti, leader sindacali, leader studenteschi, diplomatici e molti altri. Se l’Agenzia voleva diffondere propaganda anticomunista, suscitare dissenso nei ranghi della sinistra o far espellere personale di un’ambasciata comunista, doveva solo preparare alcuni documenti fasulli, presentarli ai ministri e giornalisti appropriati e, subito!, scoppiava lo scandalo all’istante. L’obiettivo di Agee, nel nominare tutte queste persone, molto semplicemente era rendere il più difficile possibile alla CIA continuare a fare il suo sporco lavoro.
Una comune tattica dell’agenzia era scrivere editoriali e notizie fasulle a pubblicare consapevolmente nei media latinoamericani, senza indicazione della paternità o del finanziamento CIA a tali media. Il valore della propaganda di una tale “notizia” poteva essere moltiplicato venendo raccolta da altre stazioni della CIA in America Latina, che le avrebbero diffuse attraverso un’agenzia di stampa o una stazione radio di proprietà della CIA. Alcune di queste storie ritornarono negli Stati Uniti per essere lette o sentite da ignari nordamericani. Il corteggiamento della classe operaia ebbe un trattamento speciale. Dozzine di sindacati, a volte poco più che sigle, vennero create, modificate, combinate, liquidate e ricreate nel tentativo quasi frenetico di trovare la combinazione giusta per competere con i sindacati di sinistra esistenti e sottrarne la leadership nazionale. Nel 1975 queste rivelazioni erano nuove e sconvolgenti, per molti lettori fu il primo indizio che la politica estera statunitense non era proprio ciò che i loro libri di testo delle scuole superiori gli avevano detto, né quello che il New York Times gli aveva riferito. “Il completo resoconto del lavoro di spionaggio,  probabilmente non sarà pubblicato da nessuna parte l’autentico racconto di come funziona un ordinario ‘case officer’ statunitense o inglese… Tutto questo… presentato con una precisione micidiale“, ha scritto Miles Copeland, un ex dirigente della CIA e ardente nemico di Agee. (Non c’è ex-agente della CIA più odiato dai membri dei servizi segreti di Agee, nessuno gli si avvicina; ciò a causa del suo viaggio a Cuba e dei suoi lunghi contatti con i servizi segreti cubani.)
Al contrario di Agee, WikiLeaks ha cancellato i nomi di centinaia di informatori dai quasi 400.000 documenti sulla guerra in Iraq che ha rilasciato. Nel 1969, Agee si dimise dalla CIA (e dai colleghi che “da tempo avevano smesso di credere in quello che fanno“). Mentre fuggiva dalla CIA scrisse Inside the Company, e mentre lottava per la propria vita, Agee fu espulso o respinto da Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania ovest, Olanda e Norvegia. (La Germania ovest alla fine gli diede asilo, perché sua moglie era una ballerina di primo piano nel Paese.) Un resoconto di Agee del suo periodo di fuga può essere trovato nel suo dettagliato libro On the Run (1987). E’ una lettura appassionante.

Note
1. Per leggere delle mie avventure al Dipartimento di Stato e altrove, vedasi il mio libro West-Bloc Dissident: A Cold war Memoir (2002)
2. Vedasi Con la scusa della libertà: Si può parlare di impero americano?, Capitolo 21, per le note di cui sopra.

Qualsiasi parte di questo articolo può essere diffuso senza autorizzazione, a condizione che l’attribuzione di William Blum, come autore e un link al sito vi siano inseriti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio, Gladio-B e al-Qaida

Dedefensa, 28 maggio 2013

gladioPer oltre un decennio, polemiche e varie rivelazioni sono occasionalmente comparse riguardo Sibel Edmonds, giovane accademica multilingue assunta come traduttrice dell’FBI subito dopo l’attacco dell’11/9 per un lavoro di traduzione su ciò che si sono dimostrati essere dei documenti ultra-sensibili. Fu licenziata dopo essere intervenuta presso i suoi superiori sul contenuto di alcuni cabli top-secret che aveva tradotto, che dimostravano la fattiva collaborazione tra i vari dipartimenti e funzionari del governo degli Stati Uniti e diversi individui ed organizzazioni terroristiche vagamente affiliate al-Qaida, o raggruppati sotto questo nome. Edmonds ha pubblicato un libro sulla sua storia l’anno scorso (Classified Woman: The Sibel Edmonds Story). Ha incontro l’accademico, giornalista, scrittore e attivista Nafeez Mosaddeq Ahmed che ha pubblicato questa intervista con un lungo articolo sul rapporto tra gli statunitensi e i gruppi islamisti. L’articolo è stato pubblicato il 17 Maggio 2013 sul sito della rivista Ceasefire, ripreso da vari siti e finalmente pubblicato sul sito di Nafeez Mosaddeq Ahmed, Cutting Edge, il 21 maggio, 2013. In questa ultima versione, Nafeez Mosaddeq Ahmed aggiunge alcuni dettagli, tra cui il nome di determinate persone precedentemente designate in forma anonima. Ecco il lungo resoconto, molto dettagliato, della straordinaria complessità delle connessioni USA-islamisti e della miriade di implicazioni e operazioni sotto copertura che l’accompagnano.
Pubblichiamo la presentazione dell’articolo di Nafeez Mosaddeq Ahmed, l’inizio del articolo che descrive la carriera Edmonds, del suo licenziamento dall’FBI, delle pressioni e varie sfide legali che ha dovuto affrontare, e un passaggio particolarmente interessante che caratterizza lo sviluppo e la diffusione di una organizzazione designata Gladio-B, sviluppatasi da Gladio. L’uso dello schema Gladio-B prevede che i gruppi terroristici islamici siano utilizzati dal 1990, nello stesso modo dei gruppi neofascisti e neonazisti utilizzati principalmente in Europa negli anni ’70, in operazioni terroristiche attuate con le operazioni Gladio, soprattutto in Italia e in Belgio. Il collegamento è ovviamente molto interessante e permette di prendere in considerazione una panoramica delle operazioni sotto copertura e delle attività terroristiche del gruppo dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti, di numerosi Paesi della NATO e di altri Paesi associati al blocco BAO, come quello del presidente egiziano Mubaraq. Si conferma l’importanza fondamentale di Gladio, estesa a Gladio-B, per l’intero periodo post-1945. Vediamo che l’operazione in generale, tendeva e tende a sorvegliare, se non a riunire, tutto il sistema delle operazioni sovversive del Sistema nel suo ramo americanista, durante questo periodo e fino ad oggi, secondo lo scenario volto ad attuare cambiamenti politici o di governo/regime in Paesi di diverse regioni (l’Europa con Gladio, l’Asia centrale e dintorni con Gladio-B) attraverso la strategia della provocazione che utilizza lo strumento del terrorismo per fini specifici che possono variare. Questi dati confermano l’analisi di Daniele Ganser, universitario svizzero e migliore specialista di Gladio, che ha trovato i collegamenti diretti tra l’azione di Gladio durante la guerra fredda e le implicazioni della stessa Gladio nell’attacco dell’11/9 e in generale con questo periodo del post-guerra fredda (vedasi due nostri testi su Ganser e Gladio, un’intervista del 27 dicembre 2005, e un’analisi simile del 27 dicembre 2005).

Introduzione di Nafeez Mosaddeq Ahmed
Venerdì scorso, la rivista Ceasefire ha pubblicato il mio esclusivo e approfondito articolo investigativo che svela la sponsorizzazione occulta del Pentagono dei terroristi di al-Qaida dalla fine degli anni ’90 all’11 settembre, tra cui la sponsorizzazione dello stesso Ayman al-Zawahiri. La mia relazione si basa su interviste all’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds, il cui caso straordinario è stato seguito dai professionisti di Vanity Fair e American Conservative, così come dai giornalisti del Sunday Times che hanno corroborato le sue affermazioni e parlato di una serie investigativa su cui stavano lavorando nel 2008 sulla base delle sue rivelazioni, che fu “ritirato” inspiegabilmente su  pressione del governo degli Stati Uniti. L’articolo è andato veramente bene raccogliendo oltre 4.000 contatti su Facebook, 500 su Tweets e venendo ripubblicato in tutto il web. L’articolo è stato anche ripubblicato dall’assai rispettata rivista investigativa Counterpunch. Ma c’è di più…
Le versioni pubblicate finora sono state modificate per evitare di fare certi nomi. Qui di seguito, in esclusiva per questo blog, pubblico la versione originale che indica il “funzionario del dipartimento di Stato” indicato da Sibel in passato, Marc Grossman, un alto funzionario del governo che ha lavorato per le amministrazioni Bush e Obama prima di passare al settore privato/lobbying...”

Il Sistema contro Sibel Edmonds
“Un’informatrice ha rivelato notizie straordinarie sul sostegno del governo degli Stati Uniti alle reti terroristiche internazionali e alla criminalità organizzata. Il governo ha negato le accuse ed ha anche  fatto di tutto per farla tacere. I suoi critici l’hanno derisa come affabulatrice e falsificatrice. Ma ora arriva la notizia che alcune delle sue più gravi accuse sono state confermate da un importante quotidiano europeo, solo per essere scacciate su richiesta del governo degli Stati Uniti. In un libro recente, Sibel Edmonds, ex traduttrice dell’FBI, descrive come il Pentagono, la CIA e il dipartimento di Stato hanno avuto legami intimi con al-Qaida fino al 2001. Nelle sue memorie Donna classificata: la vicenda di Sibel Edmonds, pubblicata l’anno scorso, accusa alti funzionari governativi di negligenza, corruzione e collaborazione con al-Qaida nel contrabbando di armi e  traffico di droga in Asia centrale.
Nell’intervista a questo autore ai primi di marzo, Edmonds ha sostenuto che Ayman al-Zawahiri, attuale capo di al-Qaida e vice di Usama bin Ladin all’epoca, ha avuto innumerevoli incontri periodici all’ambasciata statunitense di Baku, in Azerbaijan, con militari e funzionari dei servizi segreti statunitensi tra il 1997 e il 2001, nell’ambito di una operazione denominata ‘Gladio B’. Accusando che al-Zawahiri così come i vari membri della famiglia bin Ladin e altri mujahidin, furono trasportati su aerei della NATO in varie parti dell’Asia centrale e dei Balcani per partecipare alle operazioni di destabilizzazione del Pentagono. Secondo due giornalisti del Sunday Times, che parlano in condizione di anonimato, queste e altre rivelazioni sono state confermate dai vertici del Pentagono e da funzionari dell’MI6 nell’ambito di una serie investigativa in quattro parti che avrebbe dovuto essere pubblicata nel 2008. I giornalisti del Times hanno descritto come la storia sia stata inspiegabilmente abbandonata su pressione di non dichiarati “gruppi di interesse” che, suggeriscono, sarebbero stati associati al dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
Descritta dall’American Civil Liberties Union come la “persona più imbavagliata negli Stati Uniti d’America“, Edmonds ha studiato diritto penale, psicologia e politica presso le università George Washington e George Mason. Due settimane dopo gli attacchi terroristici dell’11/9, la sua fluidità del turco, persiano e azero l’è valsa un contratto dell’FBI presso l’ufficio di Washington DC. Fu incaricata di tradurre fonti d’intelligence altamente classificate in operazioni contro sospetti terroristi dentro e fuori gli Stati Uniti. Nel corso del lavoro, è venuta a conoscenza di elementi che  provano come militari e agenzie di intelligence degli Stati Uniti collaborassero con i militanti islamici affiliati ad al-Qaida, proprio le forze incolpate degli attacchi dell’11/9, e di come i funzionari dell’FBI coprissero tali prove. Quando Edmonds si lamentò con i suoi superiori, la sua famiglia venne minacciata da uno dei soggetti della sua denuncia, e lei venne licenziata. Le sue accuse di spionaggio contro i suoi colleghi dell’FBI furono poi esaminati dall’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Giustizia, che non diede dettagli sulle accuse rimaste classificate. Anche se non vi sono conclusioni definitive raggiunte sulle accuse di spionaggio, il dipartimento della Giustizia ha concluso che molte delle accuse di Edmonds “sono provate, che l’FBI non le prese abbastanza sul serio e che furono, difatti, il fattore più significativo nella decisione dell’FBI di interrompere il suo servizio“.
Quando tentò di rendere pubblica la sua vicenda nel 2002, e di nuovo nel 2004, il governo degli Stati Uniti mise a tacere Edmonds invocando un precedente giuridico noto come “privilegio del segreto di Stato”, un potere illimitato per annullare una causa basata esclusivamente sulla pretesa del governo che prove o testimonianze potrebbero divulgare informazioni che potrebbero minare la “sicurezza nazionale”. Con questa dottrina, il governo cercò di classificare retroattivamente le informazioni riguardanti il caso Edmonds già note al pubblico, tra cui, secondo il New York Times, “quali lingue Edmonds traducesse, quali casi avesse gestito e con quali dipendenti avesse lavorato, disse il funzionario. Informazioni anche di routine e ampiamente diffuse, come e dove lavorava, sono ora classificate“. Anche se non è stata di certo la prima invocazione del “privilegio del segreto di Stato”, il caso Edmonds è stato utilizzato più volte come precedente nell’era post-11/9 dalle amministrazioni Bush e Obama per proteggere il governo degli Stati Uniti dal giudizio del tribunale su tortura, estradizioni, intercettazioni senza mandato, così come nella rivendicazione dei poteri di guerra del presidente. Altri esperti d’intelligence concordano che Edmonds sia inciampata su una cospirazione criminale nel cuore del sistema giudiziario statunitense. Nelle sue memorie, racconta che l’agente speciale dell’FBI Gilbert Graham, che lavorava per l’ufficio di Washington sulle operazioni di controspionaggio, le aveva detto davanti a un caffè “come si controllassero i precedenti dei giudici federali” nei “primi anni novanta per conto dell’FBI… Se arriviamo alla merda, agli scheletri nei loro armadi, il dipartimento della Giustizia li teneva in serbo per usarli contro di loro in futuro o per fargli fare ciò che voleva  su alcuni casi. Casi come il tuo“. Una versione redatta della divulgazione classificata di Graham al dipartimento di Giustizia, riguardo queste accuse, uscì nel 2007, riferendosi all’”abuso di autorità” dell’FBI nel condurre intercettazioni illegali per avere informazioni su funzionari pubblici degli Stati Uniti.

Descrizione di Gladio-B
Nella sua intervista di marzo a questo autore, Edmonds ha detto che le operazioni del Pentagono con gli islamisti erano l’”estensione” di un’originale programma di ‘Gladio’, scoperto negli anni ’70 in Italia, nell’ambito europeo dell’operazione segreta della NATO avviata già negli anni ’40. Come lo storico svizzero Daniele Ganser indica nel suo libro fondamentale, Gli eserciti segreti della NATO, un’inchiesta parlamentare italiana confermò che l’MI6 britannico e la CIA avevano stabilito una rete segreta “stay-behind” di eserciti paramilitari, gestiti da collaborazionisti fascisti e nazisti.  Gli eserciti segreti compirono attacchi terroristici in tutta l’Europa occidentale, ufficialmente attribuiti ai comunisti in quello che l’intelligence militare italiana chiamò ‘strategia della tensione’. “Si dovevano attaccare civili, donne, bambini, innocenti, sconosciuti assai lontani da ogni gioco politico“, ha spiegato Vincenzo Vinciguerra, operativo di Gladio, durante il suo processo nel 1984. “La ragione era molto semplice. Dovevano costringere queste persone… a chiedere allo Stato maggiore sicurezza“. Mentre la realtà dell’esistenza di Gladio in Europa è una questione storica, Edmonds sostiene che la stessa strategia è stata adottata dal Pentagono negli anni ’90 in un nuovo teatro di operazioni: l’Asia. “Invece di usare i neonazisti, hanno usato i mujahidin diretti dai vari bin Ladin, così come al-Zawahiri“, ha detto.
L’ultimo incontro di Gladio noto pubblicamente si svolse al Comitato Clandestino Alleato della NATO (ACC) di Bruxelles nel 1990. Mentre l’Italia era un punto focale per le maggiori attività europee, Edmonds ha detto che la Turchia e l’Azerbaigian furono i principali condotti per una completamente nuova e diversa serie di operazioni in Asia con i veterani della campagna anti-sovietica in Afghanistan, i cosiddetti “arabi afghani” addestrati da al-Qaida. Queste nuove grandi operazioni del Pentagono ebbero il nome in codice ‘Gladio B’ dal controspionaggio dell’FBI: “Nel 1997, la NATO chiese [al presidente egiziano] Hosni Mubaraq di scarcerare i militanti islamici affiliati ad Ayman al-Zawahiri [il cui ruolo nell'assassinio di Anwar Sadat portò all'ascesa di Mubaraq]. Furono trasportati, agli ordini degli Stati Uniti, in Turchia per [l'addestramento e l'impiego in operazioni] del Pentagono“, ha detto. Le accuse di Edmonds trovano qualche pubblica conferma indipendente. Il Wall Street Journal riferisce di un accordo nebuloso tra Mubaraq e “l’ala operativa della Jihad islamica egiziana, che fu poi guidata da Ayman al-Zawahiri… Molti dei combattenti di quel gruppo accettarono un cessate il fuoco con il governo dell’ex presidente Hosni Mubaraq, nel 1997.” Youssef Bodansky, ex direttore del Congressional Task Force sul terrorismo e la guerra non convenzionale, ha citato fonti dell’intelligence USA in un articolo per la difesa e gli affari esteri: Politica strategica, confermando le “discussioni tra il leader terrorista egiziano Ayman al-Zawahiri e un arabo-statunitense noto per essere un emissario della CIA e del governo degli Stati Uniti.” Fece riferimento a un’”offerta” fatta ad al-Zawahiri nel novembre 1997 per conto dell’intelligence degli Stati Uniti, concedendo mano libera in Egitto ai suoi islamisti mentre  sostenevano le forze statunitensi nei Balcani. Nel 1998, il fratello di al-Zawahiri, Muhammed, guidava un’unità d’elite dell’Esercito di liberazione del Kosovo contro i serbi durante il conflitto in che Kosovo, avrebbe avuto contatti diretti con la leadership della NATO. “È per questo”, continuò Edmonds nella sua intervista, “anche se l’FBI regolarmente monitorava le comunicazioni  diplomatiche di tutti i Paesi, solo quattro ne furono esenti, Regno Unito, Turchia, Azerbaijan e Belgio, sede della NATO. Nessun altro Paese, nemmeno gli alleati Israele e Arabia Saudita, ne furono esenti. Ciò perché questi quattro Paesi erano parte integrante delle cosiddette operazioni Gladio-B del Pentagono“.
Edmonds non specula sugli obiettivi delle operazioni ‘Gladio B’ del Pentagono, ma evidenzia le seguenti possibilità: proiezione di potenza degli Stati Uniti nell’ex sfera di influenza sovietica per avere un accesso strategico, precedentemente inutilizzato, all’energia e alle riserve di minerali per le aziende statunitensi ed europee; respingere la presenza russa e cinese e ampliare la portata delle lucrose attività criminali come particolarmente il traffico di armi e droga. L’esperta di finanza del terrorismo Loretta Napoleoni stima il valore totale dell’economia criminale a circa 1.500 miliardi dollari ogni anno, la maggior parte dei quali “finisce nelle economie occidentali, dove viene riciclata negli Stati Uniti e in Europa“, un “elemento vitale del flusso monetario di queste economie.” Non è un caso quindi che il commercio dell’oppio, come Edmonds ha detto a questo autore, sia cresciuta rapidamente nell’Afghanistan occupato dalla NATO: “So per certo che gli aerei della NATO inviano abitualmente eroina in Belgio, da dove poi finiscono in Europa e nel Regno Unito. Hanno anche inviato eroina nei centri di distribuzione di Chicago e New Jersey. Le operazioni di controspionaggio dell’FBI e della DEA (Drug Enforcement Agency) acquisirono le prova di questo traffico di droga sorvegliando una vasta gamma di obiettivi, tra cui funzionari del Pentagono, della CIA e del dipartimento di Stato. Nell’ambito di questa sorveglianza, il ruolo dei Dickerson, con il supporto di Grossman, nel facilitare il traffico di droga, aumentò d’importanza. Era chiaro da ciò che l’intero traffico di droga, denaro e terrorismo in Asia centrale era diretto, prima dell’11/9, da Grossman.” La prova di ciò, secondo Edmonds, resta nelle registrazioni di sorveglianza del controspionaggio dell’FBI che le venne chiesto di tradurre. Anche se queste presunte prove non sono mai apparse in tribunale, a causa degli sforzi del governo degli Stati Uniti con il ‘privilegio del segreto di Stato’, poteva testimoniare in dettaglio le sue accuse contro Grossman e altri, fatte sotto giuramento nel 2009. Inoltre, diffuse queste accuse con un’intervista all’ex funzionario della CIA Philip Giraldi della rivista American Conservative, quello stesso anno…

scott2cia_opiummapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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