L’accordo sulle armi Russia-Egitto: importante passo avanti mentre gli USA arretrano in Medio oriente

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/09/2014putin-sisi2Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi nella località del Mar Nero di Sochi, in Russia, il 12 agosto 2014. Era la sua prima visita ufficiale nella Federazione Russa in qualità di presidente. E Vladimir Putin è stato il primo leader ad invitarlo al di fuori del mondo arabo, dopo il suo giuramento come capo di Stato. L’ordine del giorno prevedeva la presentazione di materiale militare russo da vendere. (1) I due leader decisero di ampliare la cooperazione nelle esportazioni di armi all’Egitto oltre a studiare l’istituzione di un centro logistico a Masri, sulle coste del Mar Nero. Gli Stati Uniti hanno sospeso parte delle forniture di armi alla caduta dell’ex-presidente egiziano Muhammad Mursi, nel luglio 2013, seguita dalla repressione di Sisi del precedente governo islamico. Il 17 settembre Russia ed Egitto raggiungevano un accordo preliminare per l’acquisto di armi da parte di Cairo del valore di 3,5 miliardi dollari. Aleksandr Fomin, capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare, ha detto che l’accordo è stato raggiunto nel corso di una mostra sulle armi in Sud Africa. (2)

Sanzioni occidentali: nessun impatto sull’industria militare russa
La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo dopo gli Stati Uniti. Il direttore di Rosoboronexport, ente statale che si occupa dell’esportazione di armi, ha detto che il valore degli ordini dell’agenzia era alto nonostante le sanzioni occidentali contro Mosca per l’Ucraina. “Oggi il nostro portafoglio ordini è di 38,7 miliardi di dollari. Uno dei dati più forti di Rosoboronexport negli ultimi anni“, ha detto Anatolij Isajkin a una conferenza stampa all’expo sulle armi. L’azienda aveva firmato 1202 ordini l’anno scorso con 60 Paesi. Tra i maggiori importatori di armi e attrezzature militari russe vi sono India, Cina, Vietnam, Indonesia, Venezuela, Algeria e Malaysia. V’è grande interesse da parte degli acquirenti stranieri per i sistemi di difesa aerea, il MiG-29 o il nuovo caccia Su-35, così come per l’aereo da addestramento Jak-130, gli elicotteri da trasporto e da combattimento e i missili anticarro. Stati Uniti ed Unione europea hanno preso di mira l’industria degli armamenti della Russia nel quadro delle sanzioni contro Mosca, accusandola di aver avuto un ruolo nel fomentare i disordini separatisti in Ucraina. Ma la Russia è uno dei pochi Paesi al mondo quasi autosufficiente nella produzione per la difesa, secondo l’esperto di IHS Jane, Guy Anderson. (3) Nel breve termine, il divieto sulle armi non dovrebbe avere un impatto significativo sulla potenza militare della Russia. “L’embargo di per sé non cambia nulla delle capacità militari russe al momento“, ha detto Siemon Wezeman, ricercatore del SIPRI. (4) Le nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Russia non avranno alcun impatto serio sulle esportazioni di armi russe, ha detto il 12 settembre un alto funzionario della società high-tech statale Rostec. (5) “Secondo le nostre previsioni e conclusioni, nonché i nostri compiti nel quadro (del programma) di sostituzione delle importazioni, non ci aspettiamo un impatto serio dalle nuove sanzioni”, ha detto Sergej Goreslavskij Vicedirettore generale di Rostec. Rostec è una società industriale russa composta da 663 organizzazioni di 60 regioni della Federazione Russa. I prodotti dell’azienda arrivano ai mercati di oltre 70 Paesi.

Russia-Egitto: grandi prospettive per la cooperazione militare
Dal 1979, gli Stati Uniti hanno fornito all’Egitto quasi 70 miliardi di dollari in finanziamenti, più della metà dei quali per l’acquisto di attrezzature militari statunitensi. Gli aiuti da 1,3 miliardi di dollari l’anno per l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti, rappresentavano l’80 per cento del bilancio annuale militare egiziano. Oltre a standardizzare l’arsenale di Cairo e accrescerne l’interoperabilità con le forze statunitensi, le vendite di armi diedero a Washington una significativa leva politica. Nell’ottobre 2013, Washington prese una decisione importante. In un drammatico cambio verso l’importante alleato arabo, l’amministrazione Obama annunciava la sospensione di una parte rilevante degli aiuti militari all’Egitto, per via della repressione sanguinosa dei Fratelli musulmani, elementi assai vicini ai militanti dello Stato islamico che gli USA combattono in Iraq oggi. La mossa, che interessa centinaia di milioni in aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano, si ebbe al culmine di mesi di dibattito nell’amministrazione su come rispondere alla cacciata dell’ex-presidente Muhammad Mursi, capo per la prima volta eletto in Egitto ed incline a un regime autoritario. L’Egitto da tempo cerca di diversificare i fornitori di armamenti per non dipendere da Washington. Cerca nuovi aerei da combattimento da un altro fornitore che non gli Stati Uniti, per sostituire i sistemi sovietici e cinesi obsoleti. In particolare, ha urgente bisogno di elicotteri d’attacco per combattere la crescente insurrezione islamista nel Sinai. Gli Apaches statunitensi sono un problema. I programmi di manutenzione ordinaria in genere occupano più di un terzo dei 35 velivoli esistenti. A complicare le cose, le fonti della difesa egiziana notano che gli avvisi sui viaggio del dipartimento di Stato e l’evacuazione temporanea di personale statunitense “non essenziale” dall’Egitto, negli ultimi tre anni, hanno interrotto la manutenzione cruciale fornita dagli appaltatori statunitensi. Gli elicotteri d’attacco Mi-35 e/o gli elicotteri multiruolo Mi-17 russi farebbero parte dell’accordo concluso. L’Egitto ha già quasi 100 di questi velivoli ad ala rotante e di vecchi elicotteri Mi-8 dell’epoca sovietica, nelle versioni trasporto truppe, cargo, intelligence elettronica e attacco, quest’ultima attrezzata con cannoni da 23mm e 500 kg di bombe o missili anticarro. Alcuni di questi sistemi operano nel Sinai. Gli Stati Uniti inoltre affrontano un altro problema. L’Arabia Saudita è disposta ad essere generosa per colpire Washington. Insieme con gli Emirati Arabi Uniti, Riyadh sottoscrive l’acquisto dell’Egitto di armi russe. Questo contributo segue l’annuncio di dicembre secondo cui il regno avrebbe fornito alle Forze Armate libanesi, la maggior parte del cui budget era già finanziato da Washington, 3 miliardi di dollari per acquistare armi francesi. La decisione di Riyadh di finanziare con 5 miliardi di dollari l’acquisto di armi russe e francesi da clienti tradizionali degli Stati Uniti, è un segno inequivocabile del malcontento saudita verso la politica degli Stati Uniti su questioni regionali sensibili, in particolare Iran, Siria ed Egitto. Inoltre, il finanziamento saudita delle armi egiziane annulla la politica di Washington nel vincolare gli aiuti militari a riforme politiche. In ogni caso, dato che la leadership attuale dell’Egitto vede il conflitto con i Fratelli musulmani e l’insurrezione jihadista nel Sinai come minacce esistenziali, gli sforzi degli Stati Uniti per sfruttare le vendite di armi a favore di un governo inclusivo hanno scarse probabilità di successo.
L’ex-ambasciatore egiziano in Russia ed onnipresente figura mediatica, Rauf Sad, ha sostenuto che i due governi condividono una visione comune del terrorismo e che la stretta relazione di Mosca con l’Etiopia aiuterà Cairo a gestire le preoccupazioni nella costruzione della diga della Rinascita sul Nilo. (6) Gli ufficiali egiziani hanno anche osservato che l’assenza da parte della Russia di condizioni sulle vendite di armi, ne fa un partner più affidabile di Washington, che ha trattenuto le armi in attesa della riforma politica. Egitto e Russia furono alleati strategici. Il rapporto che emerge ricorda l’era del Presidente Gamal Abdal Nasser, il grande leader egiziano che guidò il Paese dopo che l’esercito rovesciò la monarchia nel 1952. Nasser forgiò stretti legami con l’Unione Sovietica fino al 1970. La cooperazione militare era molto stretta in quei giorni, consentendo al Paese di difendere l’indipendenza nella politica mondiale.
L’accordo concluso tra Russia ed Egitto il 17 settembre, presagisce la progressiva riduzione della capacità di Washington nel controllare qualità e quantità delle armi che Cairo riceve e mantenere il vantaggio regionale militare qualitativo d’Israele. Stretti legami commerciali agricoli e militari fra Cairo e Mosca difficilmente aiuteranno Washington nel congelare efficacemente le relazioni Est-Ovest sulla crisi ucraina. La Russia ha risposto all’isolamento diplomatico degli Stati Uniti e dei loro alleati europei stipulando il massiccio accordo sul gas con la Cina e invitando i Paesi latino-americani a vendere i loro prodotti agricoli alla Russia a condizioni preferenziali. L’accordo con Cairo illustra come le sanzioni occidentali contro il complesso militare industriale russo siano inefficaci. L’accordo in questione è un importante passo avanti della Russia in Medio Oriente e un chiaro successo della politica russa.

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà i rifornimenti di armi

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà gli aiuti militari

Note di chiusura:
1. Youtube
2. RG
3. Youtube
4. Siemon Wezeman
5. ITAR-TASS
6. Washington Institute

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. [...] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

mmrca-finalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’influenza combinata di India e Russia si accresce nell’Asia-Pacifico

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 19 settembre 2014

La regione, attualmente trascurata per le in Medio Oriente e Ucraina, è un potenziale focolaio di conflitti geopolitici nei prossimi anni.15modi-xi2Una pacifica, stabile ed economicamente vivace regione Asia-Pacifico sarebbe di buon auspicio per gli interessi russi e indiani. Quando si tratta delle differenze tra la Cina e i suoi vicini sulle isole nel Mar Cinese Meridionale, India e Russia preferirebbero una soluzione pacifica delle controversie, e un’evoluzione nel quadro multilaterale con la Cina attore chiave nella risoluzione dei conflitti. Nuova Delhi e Mosca appoggerebbero la buona volontà dei Paesi regionali. Paesi che temono minacce all’integrità territoriale e alla sovranità ne cercano la cooperazione. Vietnam e Indonesia hanno espresso interesse ad acquistare il missile BrahMos sviluppato congiuntamente, rafforzando le proprie difese. La Russia è un fornitore chiave dei sistemi della difesa nella regione, laddove l’India ha recentemente aumentato la cooperazione nella difesa. Indiani e vietnamiti hanno firmato un accordo per l’esplorazione petrolifera nel 2013, e in seguito, durante la recente visita, il Presidente Pranab Mukherjee ha firmato una lettera di intenti per l’esplorazione petrolifera in un altro luogo. L’India può beneficiare dell’esperienza della Russia nell’esplorazione petrolifera nella regione.
Nel mondo globalizzato e multipolare le vecchie nozioni di rivalità diventano dura valutazione pragmatica dei costi e benefici di una particolare mossa. Mentre la Cina è il principale partner commerciale dell’India, con prospettive di un incremento con la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, la cooperazione nella Difesa dell’India con il Vietnam e la fornitura della Russia di sottomarini classe Kilo, non necessariamente scompenserebbero l’equilibrio delle relazioni tra i tre Paesi. Come la stretta collaborazione della Cina con il Pakistan non ha ostacolato lo sviluppo di relazioni più strette con l’India, rivale del Pakistan, allo stesso modo la stretta cooperazione di India e Russia con il Vietnam e altri Paesi dell’Asia-Pacifico non squilibrerebbe le loro relazioni con la Cina. Questo è ciò che l’equilibrio di potere nella teoria politica internazionale suggerisce: le nazioni bilanciano reciprocamente le ambizioni geopolitiche sia singole che di gruppo, evitando la guerra e promuovendo interessi. India e Russia, partner strategici, possono bilanciare le ambizioni geopolitiche di altre potenze dominanti nella regione Asia-Pacifico. Con la cooperazione dell’India con la Cina pur tra differenze, e le crescenti relazioni della Russia con la Cina e altri Paesi nella regione Asia-Pacifico, i relativi problemi possono esser meglio affrontati congiuntamente da India e Russia piuttosto che separatamente.
Oltre alla Cina, l’altra potenza geopolitica ambiziosa nella regione Asia-Pacifico sono gli Stati Uniti Negli ultimi anni, Washington ha espresso il desiderio di giocare un ruolo più importante, forse per contrastare le crescenti aspirazioni della Cina. E una delle mosse recentemente teorizzate in questa direzione è corteggiare l’India. Le relazioni indo-statunitensi non sono state molto incoraggianti negli ultimi mesi. Gli USA devono fare i conti con un leader cui negano il visto da circa dieci anni. I rapporti non facili si riflettono anche nel fatto che non ci sia un ambasciatore statunitense in India da marzo. Circolano idee su come migliorare le relazioni, tra cui invitare l’India alla Trans-Pacific Partnership, in cui Stati Uniti, Australia e altri Paesi dell’Asia-Pacifico sono membri. Sovrapponendo l’invito a India e Cina a svolgere un ruolo più grande nell’Asia Pacific Economic Cooperation, in cui la Russia è membro. Le strette relazioni della Cina con India e Russia, e l’incremento della cooperazione economica tra i tre, possono svilupparsi bilanciando le manovre geopolitiche degli Stati Uniti, che potrebbero non coincidere sempre con gli interessi di questi Paesi.
Durante la Conferenza sull’interazione e la costruzione della fiducia in Asia a maggio, il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di una architettura di sicurezza in Asia-Pacifico. Secondo lui, “La regione richiede un’architettura di sicurezza che garantisca parità d’interazione, vero equilibrio di forze e armonia di interessi”. Putin ha anche proposto l’idea di ‘sicurezza indivisibile’ implicando che la sicurezza non può più essere definita negli interessi di una particolare nazione o di un gruppo di nazioni. L’insicurezza di una parte del mondo colpisce le altre parti del mondo. Gli elementi di questa architettura dettati da Putin sono: armonia di interessi, parità d’interazione ed equilibrio di forze. L’India nella sua politica estera ha sottolineato questi elementi. I principi della coesistenza pacifica, o Panchsheel, adottati dall’India riflettono questi elementi. Putin durante il suo intervento ha sottolineato che il futuro della regione Asia-Pacifico dipenderà dall’equilibrio dei meccanismi della diplomazia bilaterale e multilaterale. Nel contesto della diplomazia multilaterale, India e Russia sono già coinvolti in molti forum multilaterali come RIC, BRICS e G20. L’inclusione dell’India all’APEC rafforzerà ulteriormente la diplomazia multilaterale. La Russia supporta la candidatura dell’India, e recentemente la Cina ha espresso disponibilità a prenderne in considerazione la candidatura. Il primo ministro indiano Narendra Modi molto probabilmente parteciperà al summit APEC di novembre. Appare incongruente che l’India non faccia parte di questo organismo multilaterale di 21 aderenti, tra cui Paesi lontani come il Perù e piccoli come il Brunei. L’India è la terza economia in Asia e una delle economie in rapida crescita. L’inclusione dell’India rafforzerà il multilateralismo, e bilancerà le ambizioni geopolitiche promuovendo diplomazia multilaterale ed armonia degli interessi.
Negli ultimi anni, India e Russia hanno sempre messo in gioco le loro richieste in Asia Pacifico. A luglio, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato: “La regione Asia-Pacifico è tra le priorità della politica estera della Russia”. Il ministro degli Esteri dell’India Sushma Swaraj ha sottolineato, nel contesto della politica dell’India verso Est, “Agire, non basta guardare ad Est“. India e Russia possono bilanciare la regione Asia-Pacifico. L’India di Modi non nasconde l’ambizione di svolgere un ruolo maggiore in Asia-Pacifico. Le superiori capacità militari della Russia e la sua partnership strategica possono aiutare l’India a promuovere gli interessi bilaterali e conciliare le ambizioni di altre potenze in un quadro multilaterale.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano che si occupa di conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, ed aspetti strategici della politica eurasiatica.

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Cina e India firmano accordi in vista della cooperazione nucleare
The BRICS Post 18 settembre 2014

201112290908087654406Cina e India hanno firmato un gran numero di accordi economici e commerciali durante la visita del Presidente Xi Jinping a Nuova Delhi mentre Pechino ne valuta il peso finanziario. I due membri dei BRICS hanno anche detto che avrebbero presto avviato i colloqui sulla “cooperazione per l’energia civile nucleare rafforzando l’ampia cooperazione sulla sicurezza energetica“. Xi e il primo ministro indiano hanno assistito alla firma di 12 accordi di cooperazione, tra cui la costruzione di due parchi industriali cinesi in India e l’impegno di circa 20 miliardi di investimenti cinesi in India per cinque anni. Le due nazioni hanno anche firmato un patto per la cooperazione ferroviaria e un gemellaggio tra gli hub commerciali di Shanghai e Mumbai. Xi è stato accolto dal primo ministro indiano Narendra Modi ad Ahmedabad, capitale dello stato occidentale indiano del Gujarat, il secondo incontro tra i due leader da quando il nuovo governo indiano ha prestato giuramento. Xi aveva incontrato Modi al 6° vertice dei BRICS in Brasile a luglio. Il Primo Ministro indiano ha inoltre sottolineato il maggiore accesso al mercato cinese delle merci indiane. “Ho esortato le nostre aziende all’opportunità di accedere più facilmente al mercato e agli investimenti in Cina“, ha detto Modi dopo i colloqui con Xi. Incontrando il suo omologo indiano Pranab Mukherjee a Nuova Delhi, Xi detto che Cina e India devono coordinarsi sulle questioni internazionali. “Siamo anche due importanti forze in un mondo sempre più multipolare. Pertanto, la nostra relazione ha un significato strategico e globale“, ha detto Xi.
Pechino e New Delhi hanno fissato come obiettivo rapporti commerciali per 100 miliardi dollari entro il 2015. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano Syed Akbaruddin ha detto che Xi e Modi hanno discusso “tutte le questioni sensibili d’interesse, a lungo” a Nuova Delhi, riferendosi alle notizie della stampa indiana sulla presunta “incursione” di truppe cinesi in territorio indiano questa settimana. “Dovremmo anche cercare una tempestiva soluzione alla questione dei confini“, ha detto il primo ministro indiano, dopo i colloqui con Xi. La breve guerra di confine nel 1962 interruppe i legami tra i due vicini. Le due parti hanno firmato un accordo di base sul confine lo scorso anno. Cina e India condividono 2000 km di confine mai formalmente delineati. I due Paesi hanno iniziato a discutere della questione del confine nel 1980. I media cinesi hanno detto che i due Paesi hanno compiuto “grandi sforzi per garantire che la cooperazione globale non sia sviata dalle dispute sul confine“. “Cina e India sono membri dei BRICS e possono cooperare e coordinarsi strettamente nell’ambito del quadro regionale accelerando lo sviluppo economico e migliorando la vita dei propri popoli“, affermava un editoriale di Xinhua.
La Cina soppianta gli Stati Uniti come grande potenza dalla maggiore influenza nel continente asiatico. L’impennata economica della Cina trascina blocchi come ASEAN, SCO e la regione dell’Asia centrale nell’orbita di Pechino. La Cina ha anche detto che vorrebbe che l’India partecipi al piano della Cintura economica della Via della Seta della Cina. “La Via della Seta vanta una popolazione di 3 miliardi di abitanti e un mercato senza eguali per dimensioni e potenzialità“, ha detto Xi nel settembre dello scorso anno. Una nuova mappa svelata da Xinhua riporta i piani cinesi per la Via della Seta che passando dal nord del Xinjiang, attraverso l’Asia centrale, in Kazakistan e passando per Iraq, Iran, Siria e Istanbul, in Turchia, arrivi in Europa diretto a Germania, Paesi Bassi e Italia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto l’anno scorso che Cina, India e Russia possono “svolgere un ruolo importante nella costruzione del Corridoio economico della Via della Seta“. La proposta del Presidente Xi Jinping d’integrare il corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIM) alla grande cintura economica della Via della Seta mira a promuovere le opportunità d’investimento per la Cina. La Cina ha aumentato il commercio bilaterale con il Bangladesh a circa 10,3 miliardi di dollari, e con il Myanmar a 6 miliardi nel 2013.
La Cina è il principale partner commerciale dell’India, mentre l’India è il maggiore della Cina in Asia meridionale, con il commercio bilaterale che raggiungeva i 65,4 miliardi dollari nel 2013. Cina e India, assieme ad altri due vicini asiatici, hanno già istituito un organismo intergovernativo lo scorso dicembre per costruire il corridoio economico Cina-India-Birmania Bangladesh. Quest’anno ricorre anche il 60° anniversario dell’accordo firmato nei primi giorni della Guerra Fredda sul crescente impegno della Cina per la pace. Nel 1954, Cina, India e Myanmar firmarono i cinque principi della coesistenza pacifica, promettendo mutua non aggressione e non-ingerenza negli affari interni, ideali adottati dal Movimento dei Paesi Non-Allineati per non scegliere tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Narendra Modi greets Xi JinpingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il principio di Newton russo: Mosca si prepara alla chiamata alla guerra occidentale

VestiReseau International 12 settembre 2014

7999e60b815e24bffbdc478aa7923fb9La Russia deve essere pronta a qualsiasi provocazione bellica. S’è parlato al Cremlino delle nuove armi per l’esercito nel prossimo futuro. Vladimir Putin ha avuto una riunione sul programma degli armamenti del governo entro il 2025, mentre l’infrastruttura militare della NATO si avvicina ai confini della Russia. Mosca non ha intenzione di rimanere inerte, come negli anni ’90. Il presidente ora dirigerà personalmente i lavori del complesso militare-industriale.
Spettacolo affascinante: il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, decollava da sotto il mare e scompariva all’orizzonte. Questo è il primo lancio dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco. E il primo lancio riuscito, come annunciato dallo Stato Maggiore Generale, dopo pochi minuti le testate del missile raggiungevano il loro obiettivo in Kamchatka. “Nell’ambito dei test del sottomarino lanciamissili strategico ‘Vladimir Monomakh’ è stato lanciato con successo un missile strategico dal Mar Bianco“, annunciava con orgoglio il comandante della Marina militare Victor Tshirkov. Ciò è servito a introdurre il grande incontro al Cremlino sul nuovo programma degli armamenti del governo.
Al fine di valutare il numero di missili, sottomarini, carri armati e armi varie necessari alla Russia, Putin ha riunito i vertici militari e finanziari, iniziando con questa notizia: “È stato firmato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Questo comitato riferisce al Presidente. Abbiamo discusso la questione con il governo e il capo del governo. Abbiamo convenuto che in questo modo il lavoro sarà più efficace, considerando che la commissione supervisionerà una parte significativa della sostituzione delle importazioni. Su tale punto devono concordare non solo il governo ma anche le varie strutture direttamente sotto l’autorità del presidente“, ha spiegato il presidente ai partecipanti alla riunione. Il Vicepresidente del Comitato sarà il vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisionerà i lavori del complesso militare-industriale. La sua prima preoccupazione sarà il nuovo programma degli armamenti del governo per il periodo 2016-2025. Questo programma ha una base finanziaria solida; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000 e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari. Il presidente ha sottolineato che si tratta di enormi spese necessarie. “Questa concentrazione di risorse si spiega con il fatto che dobbiamo ri-equipaggiare l’Esercito e la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa. Non è collegata ad alcuna corsa agli armamenti. Questo perché il nostro armamento principale, il nostro sistema difensivo e i nostri sistemi offensivi sono in esaurimento o obsoleti, sostituendoli con equipaggiamenti avanzati e moderni, dall’affidabilità solida. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, quando la nuova tecnologia passò a una produzione ridotta e le fabbriche hanno perso le loro capacità e i loro dirigenti“, ha proseguito il presidente russo.
Il Capo di Stato Maggiore fornisce dati sulla situazione di agosto. L’esercito ha ricevuto 3600 armamenti di base e 241000 pezzi. Quali esattamente, non l’ha specificato. I dettagli probabilmente furono riportati nella riunione a porte chiuse. Vladimir Putin ha impostato la nuova missione del Consiglio del complesso militare-industriale e i punti cui prestare attenzione: “Bisogna misurare in modo affidabile e completo le potenziali minacce alla sicurezza militare del nostro Paese. Ciascuna di tali minacce deve essere definita adeguatamente come un’efficace risposta. Come sappiamo, da un paio di anni gli Stati Uniti hanno violato unilateralmente il trattato ABM, attivando il loro sistema di difesa antimissile. I colloqui al riguardo non funzionano, tanto che il sistema viene sviluppato in Europa e Alaska, presso i nostri confini”, ha avvertito il capo dello Stato. “L’espansione della NATO a Est è una seria preoccupazione. Le promesse su ciò di Stati Uniti e loro alleati sono dimenticate. Sapete che è stato deciso recentemente di aumentare la presenza della NATO in Europa orientale. La Crisi ucraina, causata e creata dai nostri partner occidentali, viene ora utilizzata per rilanciare il blocco militare della NATO. Tutto ciò deve essere preso in considerazione e considerato nel processo decisionale per garantire la sicurezza del nostro Paese. Faremo tutto ciò che è necessario affinché la sicurezza sia affidabile e completamente garantita. abbiamo già annunciato e ripetuto che, se saremo costretti, dico costretti, adotteremo misure adeguate per garantire la nostra sicurezza. L’abbiamo detto più e più volte, e vedremo che ne conseguiranno reazioni isteriche quando saranno adottate definitivamente tali decisioni ed agiremo. Voglio sottolineare che tutto ciò che facciamo è una risposta“, ha ripetuto il presidente. “Un’ulteriore minaccia alla Russia è il rapido colpo globale (Prompt Global Strike), studiato e attivamente sviluppato dagli Stati Uniti, e che dovrebbe annientare tutti i centri di comando delle forze strategiche. La Russia non rimarrà semplice spettatrice“. Come annunciato dal viceministro della Difesa e dal segretario del nuovo comitato, la Russia svilupperà la propria risposta. “Possiamo, se saremo costretti dal materializzarsi della minaccia, prima di tutto sviluppare la risposta a tale nuova arma“, è stata la risposta ai giornalisti del viceministro della Difesa russo Jurij Borisov. “I finanziamenti per questi programmi si baseranno sull’economia russa e non sarnno a scapito dello sviluppo“.
Alcuni vorrebbero riprendere la corsa agli armamenti, ovviamente non rientrano in tale quadro, è assolutamente escluso. Agiremo secondo le reali prospettive di sviluppo economico“, ha detto Vladimir Putin. “Se il programma del governo precedente era basato sulla modernizzazione delle armi esistenti, il nuovo programma sarà anticipare“, afferma Dmitrij Rogozin. “La posta in gioco sono le armi intelligenti ad alta tecnologia“. “Questo programma degli armamenti deve garantire la piena possibilità difensiva del nostro grande Paese, con l’uso di armi ‘intelligenti’ che, dice, trasformeranno il soldato e l’ufficiale in operatori degli armamenti; queste armi saranno attivate a distanza dagli operatori militari, lontano dalle zona di combattimento. De facto, dobbiamo vedere il nemico prima che lui ci veda, sentirlo prima che ci senta, rilevarlo, seguirlo e distruggerlo“, ha detto Dmitrij Rogozin sulle nuove armi intelligenti. Un altro compito attuale è la sostituzione delle importazioni in risposta alle possibili sanzioni economiche degli occidentali. “Non abbiamo intenzione di disturbare indebitamente la cooperazione con i nostri partner stranieri, ma dobbiamo comprendere i rischi esistenti, la nostra industria deve essere pronta a fornire attrezzature e materiali critici necessari e disporne la produzione, come di conseguenza tecnologie, sviluppo e base tecnica”, questo è il compito specificato da Vladimir Putin ai dirigenti del complesso militare-industriale. Oltre all’indipendenza, ciò sarà uno stimolo per l’industria degli armamenti. Tali ordini erano attesi da tempo nel settore.
Il secondo incontro s’è svolto a porte chiuse, costituendo la prima riunione della nuova commissione militare-industriale guidata da Vladimir Putin. Qui il Cremlino ha finalmente approvato il nuovo principio delle Forze Armate russe, il principio della non-aggressione, del non intervento e dell’autosufficienza militare.

BulavaMonomakhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua in guerra

Alessandro Lattanzio, 14/9/2014

00-donetsk-dnr-soldiers-06-09-14Nonostante la tregua, il 6 settembre si registravano scontri a Pervomajsk, Marjupol e Kirovsk, e bombardamenti su Amrosievka, Donetsk, Dzerzhinsk, Gorlovka, Jasinovataja, Kirovsk, Makeevka, Markov Jar, Shastie, Volonovakha e Zolotoe. Le FAN liberavano i villaggi di Sakhanka, Sartana, Shirokino, Talakhovka e Zemljanoe presso Marjupol. Una colonna di carri armati ucraini tentava di entrare a Volnovakha, venendo però fermata dalla milizia alla periferia della città. Telmanovo veniva ripresa dalle truppe ucraine dopo un attacco a sorpresa. Telmanovo era stata prima bombardata e poi assalita da una grande colonna di veicoli blindati della naziguardia. La milizia distrusse diversi BTR-3E ucraini. Comunque, nel pomeriggio del 6 settembre, dopo aver subito notevoli perdite, i majdanisti si ritiravano da Telmanovo. Qui le truppe ucraine furono colpite dall’artiglieria federalista che distrusse 7 BTR, 1 carro armato T-64 e 2 autocarri, eliminando 70 majdanisti a bordo del convoglio. Anche una colonna di blindati ucraini del battaglione neonazista Ajdar venne distrutta, con l’eliminazione di 35 naziguardie, mentre cercava di rompere l’accerchiamento presso Shastie. A Donetsk i bombardamenti dei naziatlantisti uccidevano 4 civili e ne ferivano altri 10.
Il 7 settembre, presso Volnovakha, gli ucraini bombardavano per errore una colonna della Guardia Nazionale, mentre presso Krasnij Luch una colonna majdanista finiva su un proprio campo minato.
L’8 settembre i golpisti bombardavano Enakievo, Frunze, colle Veselaja, Jasinovataja, Krasnij Partizan, Ocheredino, Shirokino, Spartak e Donetsk. Le truppe majdaniste si ritiravano da Shastie, Privetnoe, Pankovo, Stukalova Balka, Svetloe, Oboznoe, Khristovo, Markovka, Novopskov, Belovodsk, Novoajdar, Severodonetsk, Starobelsk e Svatovo.
Il 9 settembre, a Mariupol, la milizia distruggeva 1 carro armato e un checkpoint ucraini, eliminando 3 naziguardie. Presso Donetsk, 30 soldati dell’esercito ucraino venivano uccisi dalla propria artiglieria. I soldati ucraini avevano deciso di arrendersi presso Elenovka, tuttavia furono bombardati dalle milizie di ‘Pravij Sektor‘. 2 aerei cargo Hercules atterravano nell’aeroporto di Kharkov scaricando 2 MLRS Larom romeni e 1 MLRS Teruel-3 spagnolo assieme a grandi quantità di munizioni.
380650_600 Il 10 settembre, scontri a Popasnoe, Debaltsevo, Uglerdosk, Amrosievka, Marjupol, Shastie, Stanitsa-Luganskaja, Krasnij Luch, Donetsk, Enakievo, Shakhtjorsk, Karlovka e Dokuchaevsk. Combattimenti a Volnovakha. Pervomajskoe, presso Telmanovo, veniva liberato dalla milizia della RPD, così come Stanitsa Luganskaja e Uspenka da parte della milizia della RPL. Alcune unità ucraine venivano circondate dalla milizia a Debaltsevo.
Il 12 settembre, l’ennesimo tentativo dei majdanisti di uscire dall’aeroporto di Donetsk veniva respinto nei pressi del villaggio Tonenkoe. Le Forze Armate di Novorossia (FAN) liquidavano la sacca presso Starobeshevo liberando Patrjotichnoe, nel distretto di Novoazovsk, dove i resti delle unità delle naziguardie si erano trincerate. Presso Volnovakha il battaglione territoriale majdanista Kharkov-1 subiva gravi perdite. Scontri presso Jasinovataja con l’impiego di carri armati e semoventi di artiglieria da parte degli ucraini. Lo scopo dell’offensiva era salvare le truppe majdaniste accerchiate dalle milizie presso Zhdanovka.
Il 13 settembre, i majdanisti bombardavano Makeevka e Kirovskoe, dove uccidevano 30 civili. Nella regione di Kharkov veniva distrutto un treno carico di carburante per le truppe majdaniste. I majdanisti perdevano 200 effettivi nei combattimenti presso Ilovajsk, dove alcuni battaglioni ucraini della Guardia nazionale e dei volontari neonazisti furono accerchiati dalle milizie. Un nuovo convoglio umanitario russo arrivava a Lugansk.
Delle unità operative dell’esercito ucraino, la 72.ma e la 79.ma brigata devono essere ricostituite avendo subito notevoli perdite. Ciò che resta della 25.ma brigata rimane circondato (assieme ai resti della 24.ma) presso il confine con la Russia. La 95.ma brigata ha subito perdite significative, tanto che se si ripristinassero almeno parte dei suoi battaglioni, avrebbero un’efficienza assai inferiore ai precedenti, soprattutto riguardo ai blindati. La 80.ma brigata ha subito perdite significative, soprattutto in materiali. La maggior parte si trovava ad ovest di Lugansk, insieme ai resti della 1.ma brigata corazzata e della 30.ma brigata. Il 3.zo e l’8.vo reggimenti speciali erano stati trasformati in brigate (1.ma e 2.nda), dotate di pochi e scadenti blindati, utili come unità per il presidio di centri urbani. Una brigata si trovava presso Marjupol. La 28.ma brigata è stata posta in riserva il 17 agosto, essendo stata annientata tra Savroka e Ilovajsk, assieme al 92.mo battaglione. Della 51.ma brigata era rimasto intatto solo il comando. La 93.ma brigata era l’ultima unità rimasta efficiente nell’esercito ucraino. La 30.ma brigata aveva subito la perdita di due battaglioni su tre e della maggioranza dei propri mezzi. Probabilmente il comando della brigata sarebbe stato posto in riserva assieme ai comandi della 80.ma e della 1.ma brigate. La 2.nda brigata aveva perso 2 battaglioni e la 128.ma brigata aveva subito perdite a nord da Lugansk, conservando comunque l’ossatura dell’unità. Il 1.mo e 17.mo battaglione venivano utilizzati come riserve, pur avendo subito perdite. Infine, il battaglione ucraino Cherkassij, composto da 400 naziguardie dell’Ucraina occidentale e centrale, disertava a Volnovakha.
Dopo la firma della tregua a Minsk, Igor Plotnitskij, a capo della di Repubblica Popolare Lugansk (RPL), dichiarava “Ho già detto che qualsiasi tentativo di usare il protocollo di Minsk contro di noi non funzionerà. Abbiamo firmato il protocollo come accordo sulla coesistenza. Non possiamo essere isolati o strangolati. Non consegneremo i nostri confini con la Russia al controllo nemico. Siamo pronti ad affrontare economicamente l’Ucraina. Presto il mondo intero vedrà che l’Ucraina è destinata a povertà e degrado, senza l’industrioso Donbas”. La dichiarazione di Plotnitskij rispondeva a Jurij Lutsenko, consigliere di Poroshenko, che aveva detto che il protocollo di Minsk non prevedeva uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Lugansk. “Il consigliere di Poroshenko fa trapelare i piani del suo capo? O parla per sé? Minaccia il Donbas d’isolamento? La rivoluzione e l’amicizia con il vicepresidente USA Joe Biden non sfameranno un solo uomo. Altri territori ucraini presto vorranno vivere liberamente come noi. Se Poroshenko vuole il dialogo, faccia chiudere il becco ai suoi consiglieri chiacchieroni”.
JykXbn3ZxTE La Polonia forniva a Kiev il gas acquistato dalla Russia, violando il contratto con Gazprom. La Russia avrebbe risposto abbassando il volume del gas fornito alla Polonia. Mentre 34 carri armati tedeschi Leopard-2 operavano presso Ternopol nell’ambito dell’esercitazione NATO “Rapid Trident” con 1000 soldati atlantisti, il ministro della Difesa golpista Geletej affermava che “Ho incontrato i ministri della Difesa dei Paesi più importanti del mondo, che a porte chiuse ci hanno sentito iniziando a consegnarci armi”. Il consigliere del presidente ucraino Jurij Lutsenko dichiarava che tali Paesi erano Stati Uniti, Francia, Italia, Polonia e Norvegia e che avevano deciso d’inviare in Ucraina anche consiglieri militari oltre alle armi.
Il 9 settembre, il ministero della Difesa russo dichiarava che 15 navi, 10 aerei ed elicotteri e l’artiglieria costiera avevano preso parte alle esercitazioni di Sebastopoli, con il lancio di missili antinave K-300P Bastion. “Il lancio nel poligono a sud-est di Sebastopoli è stato effettuato da un avanzato complesso Bastion. Gli obiettivi, simulati da uno squadrone della marina, furono attaccati da quattro cacciabombardieri Su-24. Tutti i missili hanno colpito gli obiettivi, distruggendoli“, comunicava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, l’11 settembre le truppe nell’Estremo Oriente della Russia venivano poste in allerta per partecipare alle esercitazioni con 100000 militari, “Nel quadro di una verifica della prontezza al combattimento delle truppe del distretto militare orientale. Le unità di stanza nella regione orientale della Federazione Russa hanno completato l’attuazione delle misure per adottare il massimo grado di prontezza al combattimento”, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Le manovre coinvolgevano il 3° Comando dell’Aeronautica e della Difesa Aerea, il Comando della Flotta del Pacifico e il Comando Aereo Strategico. L’esercitazione era stata avviata alle 10:00 dell’11 settembre su ordine del Comandante Supremo delle Forze armate russe, Presidente Vladimir Putin. L’esercitazione a sorpresa “prevedeva la partecipazione a pianificazione e controllo dei combattimenti dei comandi di distretto militare, armata, brigata, delle unità della fanteria meccanizzata, da ricognizione, trasmissioni e logistiche, navi, sottomarini e mezzi ausiliari, così come delle unità strategiche, da trasporto e tattiche dell’Aeronautica“, secondo il Generale Nikolaj Bogdanovskij, a capo del gruppo comando e controllo.

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Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Novorossia
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
Voice of Sevastopol
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1092014

La lotta per il potere in Russia

Philippe Grasset Dedefensa 13 settembre 2014

_76359220_023108303-1Igor Strelkov, questo ex-colonnello del FSB (ex-KGB) distintosi in diverse battaglie post-moderne (il post-comunismo dell’ex-Unione Sovietica ridiventata Russia) prima di organizzare la prima resistenza della Novorussia a Kiev, per poi lasciare (costretto a lasciare) questa posizione un paio di settimane fa. Tornato in Russia, Strelkov ha fatto la sua prima apparizione pubblica a Mosca. “Saker” ha pubblicato il 12 settembre 2014 un video (sottotitolato) dell’intervento (conferenza stampa). La presentazione ha riassunto la posizione di Strelkov suggerendo l’importanza della battaglia in corso a Mosca per il potere e la direzione politica della Russia. Ciò implica pure, e certamente conferma, che la crisi ucraina e la battaglia tra Kiev e Novorussia sono per la Russia l’inizio di una crisi o l’avvio di una crisi assai più profonda… “L’ex ministro della Difesa della RPD, Repubblica Popolare di Donetsk, è decisamente un sostenitore di Putin e contrario alla quinta colonna liberale in Russia. Mette in guardia dai falsi patrioti del gruppetto Altra Russia, “nessuno userà il mio nome” e che il “fronte centrale è in Russia…”
Il 12 settembre 2014, Saker aveva pubblicato un lungo commento sulle ragioni storiche e la spiegazione delle complesse ramificazioni del potere russo, dei rapporti di Putin con gli oligarchi (russi), sulla situazione degli oligarchi in generale sostenitori della cosiddetta “quinta colonna” (o “liberal-atlantisti”), e di certi sostenitori di Putin presentati come oppositori dei “liberal-atlantisti”, ecc. Saker è chiaramente un forte sostenitore di Putin e ritiene Strelkov, personalità che ritiene acquisirà notevole peso politico a Mosca, un alleato di Putin senza condividerne tutte le opzioni. Ancora più importante, mette la “lotta per il potere”, in cui lo scopo dei “liberal-atlantisti” sostenuti dal blocco BAO è chiaramente la caduta di Putin (cambio di regime), anche su istigazione di falsi ultra-nazionalisti; nel contesto globale dello scontro in atto, ciò riporta alla nostra equazione antisistema contro sistema. Riportiamo la conclusione del testo di Saker, che naturalmente è centrato sulla personalità di Strelkov ma entro un contesto assai ampio, planetario.
Ero stupito e tremendamente incoraggiato dalla presentazione molto sofisticata di Strelkov della sua posizione. Anche se potrebbe essere troppo presto per concludere, e potendo essere insolitamente ottimista su ciò, credo che Strelkov possa divenire il leader della Novorussia che speravo emergesse. Se è così, allora sarò lieto di dichiararmi colpevole di averlo sottovalutato.  Eppure, voglio anche ammettere di esser molto preoccupato. Il fatto che a quanto pare i media russi non abbiano seguito o trascurato la sua conferenza stampa, in combinazione con la voce che era stato ucciso, è un chiaro messaggio inviatogli dalla 5° colonna, mostrando quanto sia potente ancora. In particolare, ritengo che la voce del suo suicidio sia una seria minaccia di morte. Ancora peggio, e forse è la mia inclinazione paranoica a parlare, vi sono molto che potrebbero essere interessati a vedere Strelkov morto. Gli integrazionisti atlantici e la loro 5° colonna lo vorrebbe morto perché li denuncia apertamente, ma non per sbagliare, potrebbe anche esserci qualche sovranista eurasiatico che lo vorrebbe morto per farne un martire e simbolo dell’eroismo russo. È cinico e brutto? Sì. E così è la lotta per il potere in Russia. La maggior parte degli occidentali non ha idea di quanto spietata possa essere tale lotta. A differenza di Putin, Strelkov non è protetto da un potente apparato di sicurezza statale e, visto che può essere colpito da entrambi i lati, è meglio essere molto molto attenti. Solo per aver accettato di svolgere il ruolo che gioca ora (e lui, essendo un ex-colonnello dell’FSB, ne conosce perfettamente i rischi) lo considero un eroe ed ha la mia sincera ammirazione. “Loro” cercheranno di usarlo, minacciarlo, manipolarlo, screditarlo, usando  ogni sporco trucco possibile per controllarlo o schiacciarlo. In verità, il suo destino è già tragico e il suo coraggio straordinario. Combattere i nazisti ucraini, i wahabiti ceceni o gli ustascia croati è una vacanza rilassante rispetto al tipo di “guerra” in corso per il controllo della Russia. Dato che la Russia è de-facto il leader dei BRICS e della SCO, la lotta per la Russia è in realtà la lotta per il futuro del pianeta. Credo che Strelkov lo sappia.
tamn815Non prenderemo certo posizione su orientamenti, complessità, manovre, ecc., ben descritti ed esplorati dal commento di Saker. Se il famoso termine storico “oriente complesso” viene utilizzato per il Medio Oriente, certo può anche esserlo per la Russia, oggi come ieri… la formula di Churchill è ancora valida (“un enigma, avvolto nel mistero e nascosto in un segreto”); ma se fu detta (nel 1939) per descrivere il potere sovietico, soprattutto in riferimento alla posizione detenuta dalla struttura di una polizia segreta straordinariamente potente, come avrebbe descritto oggi una situazione molto più aperta, più identificabile nei suoi componenti, con battaglie a cielo aperto e comunque in ogni caso estremamente evidenti e comprensibili. Questo è un altro tipo di “enigma…”, completamente postmoderno, con fattori assai importanti direttamente costitutivi dell’evoluzione del potere in generale (in particolare nel blocco BAO), nell’inaudita crisi di potere generale che vediamo. (La prova migliore di tale aspetto della situazione è la famosa “quinta colonna”, diretta emanazione a Mosca delle componenti fondamentali del sistema di potere del blocco BAO). Semplicemente (si fa per dire), la complessità russa paradossalmente fornisce una percezione più realistica dello scontro, e la potenza della corrente antisistema in Russia chiarisce le questioni all’ordine del mondo, il famoso scontro antisistema – sistema. Ironia della sorte, ancora una volta, il grande scontro di potere in Russia è molto più aperto (più “democratico” si potrebbe dire, perché c’è la percezione popolare del problema attraverso il sostegno a Putin) che nella situazione del potere nel blocco BAO, dove il confronto è difficilmente politico ed è appena noto alla masse per via del trionfo del sistema, esprimendosi segretamente nel risultante continuo inasprirsi delle crisi psicologiche (anche del potere). Paradossalmente, diciamo che la Russia è completamente integrata nella crisi generale o collasso del sistema, con la versione di crisi generale del potere molto più attiva e viva a Mosca (“più democratica” ripetiamo ancora più ironicamente) che nei Paesi del blocco BAO, in cui si manifesta con debolezze, paralisi, schizofrenie e quindi  conseguente devastante “crisi psicologica” ad ogni livello, ufficiale, di “dissenso”, popolare, ecc.  Infine, è chiaro che la Russia è il tramite fondamentale tra il blocco BAO completamente intrappolato dal sistema e le forze in formazione nel resto del mondo, la cui consapevolezza anti-sistema è notevolmente risvegliata fino a comprendere attivamente lo svilupparsi reale della crisi del sistema, crisi di civiltà, di più, del collasso del sistema e della sua civiltà. Ciò comporta la graduale comprensione che non c’è solo uno scontro tra “modelli”, ma piuttosto una crisi esplosiva e il collasso sia tra le componenti, alcune completamente sottomesse, altre tra sottomissione imposta e crescente tentazione alla rivolta, uno scenario senza dubbio sotto il controllo e l’influenza del sistema, in crisi anch’esso.
Vediamo come questa complessità russa permette paradossalmente di chiarire, mettere a nudo l’artificio e i simulacri, semplificandone gli elementi fondamentali in gioco nella crisi generale.  Ancora una volta, ribadiamo che la Russia è meno un “modello” antisistema, frase assurda per definizione in quanto l’antisistema necessariamente dipende dall’evoluzione del sistema cui si oppone, che punto detonante delle dinamiche fondamentali antisistema. Guida la rivolta, senza sapere dove porta (e ci porta) subendo la formidabile portata di inganni e manovre del sistema. Il grande contributo della crisi ucraina e delle interpretazioni di Strelkov e Saker che evidenziano quest’ultimo punto, illuminano e aumentano la consapevolezza della sua importanza. E’ ben noto che vi sia una crisi di potere a Mosca, come altrove, con le sue specificità, ma s’inizia a comprenderne forza, potenza e ruolo essenziale nella crisi generale mondiale. La versione di Mosca della crisi generale dell’autorità, creando la crisi del collasso del sistema, è ora più pericolosa, più esplosiva ma anche il più illuminante, più educativa nel comprendere il problema fondamentale dello schema antisistema contro sistema al vertice politico. La crisi di potere in Russia illumina completamente la crisi generale del mondo, il collasso del sistema fino a sostantivare i fondamenti metafisici e spirituali di tale evento, soprattutto per il carattere e l’anima russa che giungono ad esprimersi, malgrado tutto. E’ solo in Russia la crisi di potere oppone direttamente le posizioni di principio ai fondamenti anti-principio, in cui i fattori spirituali (o anti-spirituali) sono presentati apertamente come tali dai vertici delle autorità. Il blocco BAO, annebbiato dal bombardamento continuo della dialettica sui “valori”, imprigionando e terrorizzando il pensiero, ha una crisi di ritardo e la consapevolezza del ritardo sulla crisi del potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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