Putin in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/07/2014

Putin-CastroDurante il suo tour latino-americano, il Presidente Putin non ha mai detto che il viaggio è la risposta alle provocazioni di USA e NATO ai confini russi. Non ha mai fatto dichiarazioni di natura conflittuale, non importa se gli USA sfruttano la grave crisi in Ucraina per flettere i muscoli lungo i confini russi. La Russia e i suoi politici subiscono continue minacce e offese dagli Stati Uniti. Il viaggio riguarda Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. Nulla di simile è mai accaduto ai tempi dell’Unione Sovietica. La visita di numerosi Stati sarà routine. Vi sono inviti, ordini del giorno adempiuti e precisati. C’è ogni motivo per parlare di rinascita delle relazioni latinoamericane-russe… L’isolamento della Russia è una bolla, una fantasia di Foggy Bottom, solo un altro tentativo di avverare un sogno che riflette il fallimento di Obama nel percepire adeguatamente gli eventi  mondiali. La seria supposizione che gli Stati Uniti avranno altre possibilità di costruire un mondo unipolare, ne suscita il rifiuto anche dagli alleati di Washington. Solo gli anglosassoni sembrano accettarlo. Lo stile amichevole e costruttivo di Putin nel comunicare con i suoi partner latinoamericani, il suo impegno al raggiungimento di accordi reciprocamente vantaggiosi nell’economia, finanza, politica e cultura è molto apprezzato dai leader latinoamericani e trova risposte positive tra la gente comune. Le attività dei blogger confermano l’efficacia della visita del presidente. Ecco alcuni esempi:
Putin è un politico eccezionale che visita l’America Latina. La nuova strategia russa è un nuovo motivo per Obama di arrabbiarsi. I latino-americani fanno paragoni a favore della Russia. L’ambasciata degli Stati Uniti fa quel che vuole qui, in Paraguay; i media trascurano le notizie sulla visita. Chi pensa capisce bene quello che succede”.
“Hai ragione, amigo dal Paraguay; molti Paesi latinoamericani erano satelliti degli USA, tra cui il mio preferito, Kiskeya (Repubblica Dominicana)”.
“I legami tra Russia e Cuba sono sempre più forti facilitando pace, progresso, lotta contro la povertà e per l’uguaglianza sociale in America Latina. Questo è un esempio della strategia positiva di Putin volta alla coesistenza pacifica. L’impero degli Stati Uniti, le sue società petrolifere e di armi devastano interi territori, come Siria e Ucraina. Fiumi di sangue scorrono per consentire agli Stati Uniti di acquisire risorse petrolifere e minerarie. Ecco perché l’America Latina accoglie con favore il presidente russo e l’amico popolo russo”.
“E’ grande la Russia che tende una mano per salvare l’America Latina dal giogo statunitense. La caduta dell’impero, che si presenta ancora come la principale economia mondiale, si avvicina. Hugo Chavez ha detto che sarebbe successo a metà secolo. Gli Stati Uniti saccheggiano gli Stati latino-americani con il cosiddetto contributo finanziario, mentre ne arraffano le risorse minerarie. Gli USA lo fanno in Perù, Paraguay, Suriname e America Centrale. Negli Stati sull’istmo centroamericano solo il Nicaragua ha conservato la sovranità, grazie all’aiuto di Cina e Russia”.
“Qualunque cosa ho letto sul Presidente Putin mi convince che sia un grande leader. Ci sono pochi politici così sinceri e modesti”.
I media occidentali percepiscono la visita come una sfida geopolitica della “Russia al contrattacco!” Lo spagnolo El Pais è un media antirusso utilizzato dai servizi speciali degli Stati Uniti per spargere informazioni ostili sui “regimi populisti” nell’emisfero occidentale. Questa volta dà rilievo speciale alla cooperazione militare tra Russia e Paesi dell’America latina. I commenti di questo tipo sono usati per scopi antirussi dipingendo l’interazione militare come “aggressione armata”. Ecco come i voli dei bombardieri strategici (per rifornirsi) e l’approdo di navi da guerra sono dipinti. L’idea che tali visite siano usate per far riposare gli equipaggi e la manutenzione tecnica, suscita panico al Pentagono e tra i militari statunitensi situati in decine di basi in Colombia, Guatemala, Honduras, Paraguay e altri Paesi. I media USA sembrano seguire la visita di Putin su istruzione di Obama. La propaganda statunitense risuscita i fantasmi raccapriccianti dell’aggressione russa all’Ucraina, quando il presidente russo lo trova come il momento propizio per visitare l’America Latina. I media statunitensi usano il modello tradizionale, ignorare o denigrare. “I russi fanno promesse che non mantengono mai”. Come i grandi accordi firmati a L’Avana, compresa l’estrazione di petrolio. Il debito multi-miliardario di Cuba viene cancellato eliminando una dissonanza nel rapporto bilaterale. A Managua il Presidente Putin ha avuto intensi colloqui con il Presidente Daniel Ortega, che ha definito storica la visita. Ha detto che un presidente russo era sul suolo nicaraguense per la prima volta nella storia, e che il popolo era felice di dargli il benvenuto. Ortega ha confermato la volontà irremovibile di sviluppare la cooperazione con Mosca. Ha detto che Managua è pronta ad unirsi alle iniziative di pace mondiali della Russia. La risoluzione dei conflitti non viene raggiunta dai bombardamenti, ma da approcci ragionevoli e dalla volontà del popolo. Il Nicaragua è un alleato vero e provato della Russia in America Latina. Ortega è stato uno dei primi a sostenere la Russia sull’adesione della Crimea alla Federazione russa con il referendum di marzo. La Russia concede al Nicaragua un significativo aiuto economico e finanziario, fornisce grano, autobus e automobili Lada Kalina utilizzate dai tassisti. La Russia ha interesse a partecipare alla costruzione del canale interoceanico, alternativo al Canale di Panama, non escludendone la partecipazione alla difesa da attacchi marittimi o aerei. Il programma di cooperazione militare con le forze armate sandiniste ha grandi prospettive.

NICARAGUA-RUSSIA-PUTIN-ORTEGABuenos Aires è un’altra tappa. I colloqui Russia-Argentina si sono svolti in un’atmosfera estremamente cordiale. Le ragioni sono evidenti. Il Presidente Putin e la Presidentessa Cristina Kirchner hanno opinioni simili sulle principali questioni internazionali. Ritengono che la Carta delle Nazioni Unite debba essere rispettata quale documento fondante per mantenere la pace sul pianeta. Gli accordi raggiunti includono: un contratto prolungato tra i governi sull’energia nucleare, che prevede la costruzione di centrali nucleari, la ricerca congiunta e la generazione di isotopi per l’industria e le esigenze mediche. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato accordi sull’energia nucleare con l’Argentina, nell’ambito del viaggio latino-americano volto a costruire l’influenza della Russia nella regione. L’Argentina ha costruito centrali elettronucleari per il suo programma nucleare riducendone la dipendenza dai combustibili fossili, nel pieno della crisi energetica. Putin e la Presidentessa Cristina Fernandez hanno detto che la società atomica russa Rosatom sarà coinvolta nella costruzione di un’unità della centrale nucleare argentina Atucha III. “Si tratta di accordi molto importanti”, ha detto Fernandez, assente dal pubblico per una settimana per via di un’infezione alla gola. “L’Argentina è leader nell’America Latina nella produzione elettronucleare”, ha detto Fernandez alla conferenza stampa congiunta al palazzo presidenziale. “Riaffermiamo i nostri legami di amicizia e i legami strategici”. L’Argentina ha uno dei più grandi giacimenti di petrolio e gas di scisto del al mondo, ma solo poche aziende hanno preso impegni per svilupparli. I membri della delegazione russa hanno visitato Vaca Muerta, un giacimento nella provincia di Neuquen. “Ne parliamo con la Russia, uno dei principali produttori mondiali di gas e petrolio del mondo. Ma noi argentini abbiano i nostri e sembra che altri l’abbiano notato”, ha detto Fernandez. Secondo stime preliminari Vaca Muerta può produrre energia sufficiente a soddisfare le esigenze di Argentina e Paesi del Cono Sud. I capi di Stato si sono scambiati regali tradizionali. Il Presidente Putin ha dato a Cristina Kirchner uno squisito scrigno d’argento come dono. Cristina gli ha regalato un bandoneon, strumento musicale per il tango.
La tappa brasiliana non sarà meno fruttuosa. La Presidentessa Dilma Rousseff ha contributo notevolmente al successo dei colloqui, abolendo alcune formalità. Putin l’ha ringraziata per l’atteggiamento ben augurante. Rousseff ha sottolineato che vi sono grandi prospettive nella cooperazione su sfruttamento del petrolio, costruzione delle ferrovia e sfera militare. Il Brasile è consapevole della posizione leader nella produzione di armi della Russia. Alcuni esperti latinoamericani dicono che il saluto particolarmente caldo di Rouseff all’ospite russo, sottolinea il malcontento per le recenti rivelazioni sullo spionaggio statunitense su suolo brasiliano. Rousseff ha dimostrato che atteggiamento positivo e fiducia sono possibili nel rapporto tra Stati. Gli Stati Uniti possono strappare una pagina dal libro Russia-Brasile.

Russian President Vladimir Putin Visits Argentina

bildeLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ritornando nel cielo blu dell’Avana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 14.07.2014
putin-castro-afpIl presidente russo Vladimir Putin ha iniziato un viaggio di sei giorni in America Latina in concomitanza con il vertice BRICS a Brasilia. L’ordine del giorno completo comprende Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. I canali televisivi occidentali utilizzano un mantra trito e ritrito ripetendo sempre che il tour è il tentativo della Russia di rompere l’isolamento internazionale. Questo tipo di discorso nasce dalla nostalgia del governo degli Stati Uniti quando guidava i golpe nell’emisfero occidentale. 30-40 anni fa l’America Latina era il santuario degli Stati Uniti. I governi fantoccio obbedivano a tutte le direttive di Washington. Cuba era l’unico a resistere all’impero, respingendo tutti gli attacchi e pagaiando la propria canoa. Si eliminavano i regimi nazionalisti nel continente che cercavano l’indipendenza. Washington recisamente pose fine a tutti i tentativi d’installare regimi “pro-sovietici” con metodi come complotti, terrore, “quinta colonna”, sabotaggio economico e annientamento fisico dei politici caduti in disgrazia. Guatemala, Grenada, Cile e Panama sono solo alcuni Paesi dissidenti puniti dagli Stati Uniti, anche con azioni sanguinarie. Nei giorni della guerra fredda, i politici statunitensi erano abituati a fare ballare gli altri con la loro musica. Hanno sempre trattato l’America Latina come una colonia. Oggi Venezuela, Ecuador, Cuba, Bolivia, e molte nazioni insulari dei Caraibi, Brasile e Argentina mettono i loro interessi nazionali in cima alla lista delle priorità, suscitando grande esasperazione a Washington. Gli Stati Uniti coltivano l’odio verso chi si rifiuta di conformarsi. I servizi speciali degli Stati Uniti lanciano i piani di destabilizzazione e provocano conflitti tra Stati latino-americani, in particolare nel caso dei Paesi governati da “leader populisti”. L’obiettivo è diffondere il caos sul continente e creare nuovi attriti da usare come pretesto per l’intervento armato. Cuba e Venezuela sono i principali nemici. Se non fosse per la solidarietà dei Paesi latino-americani, il progresso dell’integrazione e le politiche equilibrate di Brasile e Argentina, che rifiutano categoricamente l’ostile retorica “anti-populista” di Washington, senza dubbio ci sarebbero stati “bombardamenti umanitari” contro questi Paesi. L’irrazionalità e imprevedibilità degli Stati Uniti preoccupano i Paesi amichevoli verso gli USA nel continente. In America Latina ritengono ampiamente che Washington avrebbe sacrificato qualsiasi alleato e utilizzato qualsiasi inganno per i propri interessi. Dopo gli scandali spionistici in Europa e le rivelazioni dell’intelligence statunitense verso le agenzie governative tedesche, tale parere si rafforza. Se gli statunitensi trattano i loro più stretti alleati in questo modo, cosa faranno clandestinamente in America Latina? Gli Stati Uniti ritengono di poter fare qualsiasi cosa, violare regole, ignorare ragioni. Questo è ciò che i miei colleghi latinoamericani mi hanno detto in privato.
L’America Latina è incline a cooperare con i Paesi che rispettano il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Il viaggio del Presidente Putin è benvenuto, non importano gli sforzi della “propaganda nera”. L’America Latina ritiene che Putin sia il più popolare politico contemporaneo.  Alcuni media hanno anche pubblicato immagini che confrontano il cordiale sorriso del presidente russo e la sua mano tesa per una stretta di mano, e il volto minaccioso del presidente Barack Obama con le mani convulsamente serrate a pugno. Gli alleati regionali degli Stati Uniti sono stanchi della dittatura degli Stati Uniti. Questi gringos norteamericanos vogliono sempre comandare e intimidire, imponendo sanzioni. I latino-americani sono storditi dalle minacce degli Stati Uniti alla Russia. Se una piccola Cuba subisce il blocco, le eventuali sanzioni contro la Russia non sono che conseguenziali. Il viaggio del presidente Putin è iniziato con il Paese che considera la Russia con simpatia e amore. Le persone in età ricordano la canzone La Paloma brillantemente eseguita da Klavdia Shulzhenko:
Cuando de tu ciudad de la Habana, navegó yo en la distancia, Sólo ha de las adivinar Arreglo para mi tristeza!”
“Quando lascio la vostra Havana navigando lontano, Puoi solo indovinare il mio dolore!”
La visita del Presidente della Russia ha un significato simbolico. Dopo aver attraversato momenti difficili negli ultimi anni, l’alleanza tra Russia e Cuba emersa negli anni dopo la vittoria della rivoluzione cubana, diventa sempre più forte adattandosi alle nuove realtà storiche. L’agenda di Putin include la cerimonia della posa della corona di fiori al Memoriale di soldato sovietico internazionalista… Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato di Cuba e Presidente del Consiglio dei Ministri di Cuba, ha preso parte alla cerimonia. Il Presidente Putin ha firmato 20 accordi economici e umanitari. Il più interessante per i cubani è stata la decisione del parlamento russo (Duma) di ripianare il debito cubano accumulato fin dai tempi sovietici. L’importo pari al 90% (oltre 30 miliardi di dolari) della somma viene condonato mentre i restanti 3,5 miliardi saranno investiti nell’economia dell’isola. Cancellando il debito si aprono nuove opportunità nei settori dell’energia, comunicazioni, medicina e aviazione. Zarubezhneft ha firmato un contratto con CubaPertoleo per l’esplorazione e lo sviluppo del giacimento di Boca de Jaruco. La società che in precedenza aveva stipulato un contratto con la cubana Union de Cubapetroleo per le operazioni pilota, valutazione e applicazione di metodi di recupero del petrolio secondario presso il giacimento di Boca de Jaruco, aveva scelto la ERIELL Group quale contractor per la perforazione. Zarubezhneft, Rosneft e CubaPetrolero svilupperanno il lotto 37 sulla piattaforma continentale. Secondo le prime stime, le riserve cubane superano i 20 miliardi di barili. In totale ci sono 59 lotti da licenziare, e contratti sono stati firmati con aziende di Venezuela, Cina, Brasile, India e Canada.  La concorrenza è forte.
Russia e Cuba sono intente ad incrementare la joint venture. Nel 2013 il fatturato del commercio è stato solo 185 milioni dollari, ed è in leggero calo quest’anno. Gli esperti ritengono che il credito concesso dalla Russia nel 2009 sia troppo limitato. In primo luogo è stato utilizzato per l’edilizia e l’acquisizione di attrezzature agricole. 25 contratti con esportatori sono stati conclusi nel 2010-2013 con la partecipazione di 16 esportatori russi e 5 importatori cubani. KAMAZ, IVEKTA, CHETRA – macchine industriali, Cheljabinsk macchinari da costruzione e stradali. I cubani adempiono pienamente ai loro obblighi creditizi contrattuali, pagando regolarmente gli interessi e la Russia non ha reclami. La Russia prevede di partecipare allo sviluppo della zona di libero scambio nella città portuale di Mariel, nelle vicinanze de L’Avana. I progetti congiunti di assistenza sanitaria ed energia aumentano. La cooperazione militare viene anche intensificata. I cubani sanno bene come gestire i sistemi russi… Alcuni aspetti di questa cooperazione rimangono nell’ombra per ben noti motivi. L’accordo spaziale Russia-Cuba è stato firmato nel febbraio 2013, entrando in vigore entro la fine di quest’anno. Uno dei problemi è la base giuridica per l’installazione dei siti di GLONASS. Vladimir Putin ha detto che la Russia è interessata a collocare il sistema GLONASS a Cuba. “La Russia è interessata a collocare stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. E in questo caso, la parte cubana avrà accesso a servizi e tecnologie per comunicazioni satellitari nella zona della stazione”, ha detto il presidente dopo i colloqui con il presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Secondo RIA Novosti è stato firmato l’accordo intergovernativo russo-cubano per la cooperazione spaziale nel febbraio 2013. Si prevede che entrerà in vigore a breve. Quindi ci sarà una base giuridica per la realizzazione delle stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. La Russia ha avuto colloqui con gli Stati Uniti per distribuire le stazioni GLONASS sul suolo statunitense (sulla base della reciprocità, vi sono 19 siti statunitensi in Russia). Il Pentagono e la Central Intelligence Agency si oppongono. Le agenzie ritengono che le stazioni GLONASS potrebbero essere utilizzate per scopi spionistici e militari. Il ?ongresso degli Stati Uniti suona l’allarme sulla tecnologia satellitare russa richiedendo agli alti funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti di fornire informazioni sulla minaccia rappresentata dalla proposta russa di istituire stazioni di monitoraggio per il sistema di navigazione satellitare GLONASS sul suolo statunitense. Come l’Armed Services Committee del Congresso martella sui dettagli finali del National Defense Authorization Act per il 2015, il rappresentante Jim Bridenstine ha proposto un emendamento che richiede al segretario alla Difesa, al segretario di Stato e al direttore della National Intelligence di riferire al Congresso sulla proposta russa per impiantare 8 stazioni di monitoraggio GLONASS negli USA. I funzionari della sicurezza nazionale dovrebbero rivelare le posizioni dei siti GLONASS, valutare le potenziali minacce che pongono all’infrastruttura di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e presentare piani concreti per mitigare queste minacce. Gli eventi si svolgono in modo tale che la Russia dovrà chiudere definitivamente le stazioni statunitensi.
Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia aiuterà Cuba a superare il blocco illegale imposto dagli Stati Uniti, dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Il Ministro del Commercio Estero di Cuba, Rodrigo Malmierca, ha detto che il principale obiettivo della nuova legge sugli investimenti Esteri nel Paese è attrarre capitali nei diversi settori dell’economia nazionale. “Il nostro disegno di legge prevede garanzie per il capitale straniero e difende i nostri interessi nazionali nella ricerca di Cuba della sovranità nella proiezione di capitali per l’economia nazionale. Senza mai fare ciò che fu fatto nel passato neocoloniale, quando praticamente il Paese fu venduto”, ha detto il funzionario cubano durante un’intervista speciale a Telesur. In viaggio nella capitale venezuelana, dove a 200 aziende vengono presentati i dettagli dei nuovi regolamenti, Malmierca ha detto che dopo l’inaugurazione lo scorso gennaio dell’Area di sviluppo spaziale o del porto di Mariel, s’è avuto la nuova apertura del Paese al capitale straniero. “E già operativo. Spostiamo il terminal dei container di L’Avana (Havana) a Mariel, un porto moderno”, ha spiegato il diplomatico, aggiungendo che è un “grande vantaggio sviluppare questa zona speciale”, mirando a fornire maggiori incentivi nell’attrarre capitale straniero, soprattutto di aziende tecnologiche, di marketing ed agricole tra le altre. Sul rapporto commerciale con i Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), ha detto che si tratta di un approccio integrato dell’economia cubana e “sarà presente nello sforzo di Cuba per commercializzare l’economia nazionale”. Sull’embargo commerciale degli USA subito dall’Avana per 50 anni, ha detto che è l’unico grande ostacolo che affronta il Paese, ma non influenzerà il corso del modello economico. Allo stesso modo, si riferiva all’unificazione monetaria e del cambio attuato dal governo cubano, aggiungendo che il presidente Raul Castro aveva recentemente detto che tale processo deve progredire gradualmente, proteggendo i soldi della popolazione. Il ministro ha detto che il Paese non ripeterà gli errori del passato sperperando le ricchezze nazionali.
Come previsto, Vladimir Putin ha incontrato Fidel Castro, che non detiene posizioni ufficiali ed è coinvolto principalmente in programmi giornalistici. Si concentra sui temi scottanti del nostro tempo, proponendo definizioni e previsioni struggenti e perspicaci. È attento e sa tutto della politica mondiale. Credo che sarà interessante per il Presidente Putin conoscere il parere di Fidel Castro su alcuni eventi e personaggi politici (sa come fare confronti). Non credo che le loro opinioni differiscano molto. L’esperienza è di enorme rilevanza nella politica contemporanea.

4524La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il gangsterismo degli USA rafforza l’Unità latino-americana

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 06.12.2011


A giudicare dalla copertura offerta dai media occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, si aveva l’impressione che l’istituzione della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) sia classificata essenzialmente come una notizia di sfondo. I servizi da Caracas, dove un forum di 33 presidenti e primi ministri dei paesi della regione si sono riuniti il 2-3 dicembre, sono stati volutamente minimalisti, con emozioni superficiali solo in connessione con i problemi di salute del leader venezuelano H. Chavez, che ha ospitato il vertice. Infatti, ha messo in chiaro un certo numero di volte, che aveva lo aveva affrontati ed era pronto a farsene carico per paio di decenni a venire, ma l’Impero, con la sua permanente campagna di disinformazione, non sembra sentirlo.
Tuttavia, il vertice non ha lasciato alcuna possibilità alla nota dottrina Monroe, che solo di recente ha promesso di vivere finché gli Stati Uniti resteranno al loro posto. Già nel 2008, Chavez ha chiesto all’amministrazione statunitense di rottamare la dottrina Monroe, introdotta dal quinto presidente degli Stati Uniti J. Monroe, che implicava che gli Stati Uniti non avrebbero interferito nelle colonie europee, ma in cambio chiedeva d’isolare l’emisfero occidentale dai tentativi di colonizzazione europea. Chavez ribadisce in ogni contatto con i media statunitensi, che Washington dovrebbe abbandonare la dottrina e cita la dichiarazione del terzo presidente statunitense T. Jefferson, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero assorbito una ad una tutte le repubbliche a sud di essi, provando la natura imperiale degli Stati Uniti.
Una più stretta integrazione dell’America Latina, voluta dal liberatore del continente Simon Bolivar, è stata un tema ricorrente durante il forum di Caracas. Bolivar aveva detto nel 1828 che, paradossalmente, gli Stati Uniti erano destinati a seminare la povertà in America Latina, in nome della libertà.  I leader di destra, sinistra e centristi latino-americani, allo stesso modo, hanno fatto spesso riferimento al concetto di Caracas. L’aggressiva politica  estera di Washington evoca spiegabili preoccupazioni nei paesi a sud del Rio Grande. L’Impero usa costantemente la potenza pura per attuare i suoi disegni strategici e geopolitici, immischiandosi con pretesti falsi negli affari degli stati sovrani, e organizzando regolarmente trame con lo scopo di uccidere i politici che lo sfidano. Ora che il Pentagono si è impantanò in Asia e Africa, potrebbero accrescersi le illusioni che l’Impero perda interesse per l’America Latina, anche se mai in realtà, negli Stati Uniti, le attività sovversive contro di essa si sono arrestate. Gli sforzi più seri di Washington, si sono concentrati sull’identificazione di obiettivi strategici in Brasile, Venezuela e Cuba, ma gli alleati degli Stati Uniti come la Colombia, Cile e Messico non devono sentirsi immuni. Gli alleati di oggi possono essere i nemici di domani, e sono anch’essi soggetti a sorveglianza e controllo.
Raul Castro ha esortato i partecipanti al forum ad essere più decisi nel contrastare i tentativi esterni di destabilizzare la situazione nella regione. Ha sottolineato che a Washington non sarebbe stato più permesso di trattare l’America Latina come in passato, quando impose ai popoli del continente modelli di sviluppo sleali e li sottomesse. Castro ha parlato degli ultimi decenni dello spietato blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba, che ha descritto come uno dei peggiori crimini contro l’umanità nella storia. Ha detto che, analogamente, le campagne degli Stati Uniti in Libia e altri paesi sono dei crimini internazionali che, peraltro, rischiano di diventare una norma, data la vergognosa inazione delle Nazioni Unite.
Subito, un paio di osservatori hanno interpretato la creazione del CELAC come la “vendetta storica” dei paesi latino-americani. Dal 1948, tutti essi erano membri della Organizzazione degli Stati Americani, ideata dagli USA, che l’Impero abitualmente governava tramite repressioni, torture e stragi – verso i paesi sfidanti come Guatemala, Nicaragua, Grenada, Panama o Cile. I programmi di tortura messi insieme nella Scuola delle Americhe, sono ancora in uso nei paesi politicamente allineati con gli Stati Uniti.
Vale la pena notare che l’elenco dei presidenti “puniti” da Washington include politici sia di destra che di sinistra. La lista degli assassinati di sinistra – J. Gaitan, in Colimbia, S. Allende in Cile, O. Torrijos a Panama – è quasi infinita. M. Noriega a Panama, però, era senza dubbio di destra ma è stato fatto fuori bruscamente da Washington. Ha lealmente contribuito a fornire le armi degli Stati Uniti ai contras dell’America centrale, ma è stato messo dietro le sbarre da Washington per il business della cocaina, una volta non più necessario. Noriega aveva reso difficile alla DEA  monopolizzare l’invio di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, via Panama. L’ex presidente colombiano A. Uribe è un potenziale prossimo bersaglio. Uribe è stato fondamentale per organizzare le formazioni paramilitari che hanno lanciato raid sanguinari contro gli insorti. Cercando di rimanere utile ai suoi protettori statunitensi, in seguito ha promosso campagne contro i regimi populisti, inoltrando le invettive di Washington contro H. Chavez, C. Correa e E. Morales. Come tante volte prima, scommettendo sulla gratitudine degli Stati Uniti per “il suo figlio di puttana”, ha dimostrato una malintesa tattica nel caso di Uribe.
Washington abbastanza spesso preme per sanzioni contro i regimi sfidanti nell’Organizzazione degli Stati Americani. Non c’è dubbio che Chavez abbia attirato l’ira di Washington più di ogni altra figura politica latinoamericana nel recente passato. Il leader venezuelano ha guidato la riforma dell’OPEC che ha fissato dei prezzi dell’energia più giusti, e quindi non poteva non far arrabbiare gli Stati Uniti, ha fermamente avanzato l’integrazione latino-americana e, con il sostegno della Russia e della Cina, ha avviato il riarmo delle forze armate venezuelane. Chavez rimprovera l’Organizzazione degli Stati americani – una formazione obsoleta, inefficiente e ostile, nelle sue parole – per il suo orientamento pro-USA e sostegno de facto al blocco imposto a Cuba. Chavez e i suoi alleati del Nicaragua, ecuadoriani e boliviani, mettono in discussione la capacità dell’Organizzazione degli Stati americani a sostenere una riforma sensata, e a ritenere che un ritiro dall’alleanza malandata potrebbe essere la soluzione ottimale.
E’ chiaro che la sicurezza regionale farà salire più in alto nell’agenda il CELAC. In privato, i leader latino-americani discutono da lungo tempo del potenziale impatto che possa avere l’instabilità socio-economica degli Stati Uniti, soprattutto nelle più ampie implicazioni dell’attuale crisi globale. Ad oggi, le guerre condotte da Washington sono di tipo apertamente gangsteristico, l’obiettivo palese è quello di minare completamente la configurazione globale esistente, nell’interesse della Pax Americana. Di conseguenza, la priorità strategica dell’impero è neutralizzare al massimo i centri alternativi di potere. Chavez sostiene che, in assenza di una stato di guerra permanente, le possibilità dell’Impero di rimanere a galla sono poche: l’economia statunitense si troverà ad affrontare una crisi ancora più profonda, a meno che il saturo complesso militare-industriale del paese perpetui un completo carico di lavoro. Il recente attacco degli USA contro un checkpoint del Pakistan  nucleare, invia al mondo un minaccioso messaggio, le cui motivazioni degli strateghi del Pentagono sono rimaste oscure. Chavez ritiene che Washington affronti un dilemma, scegliere tra una guerra nucleare e una evaporazione totale del suo potere globale, alla metà del secolo XXI.
E’ impossibile al momento, prevedere quale forma esattamente prenderà lo smantellamento dell’Impero, ma la sua politica interna sembra già essere pronta a far esplodere le proteste. In particolare, le elite degli Stati Uniti hanno paura delle migliaia di veterani delle campagne irachene e afghane. I media abbondano di rapporti di suicidi tra i veterani, ma non dicono nulla circa la disponibilità di molte di queste persone a cercare vendetta per gli anni persi della loro vita, per la morte dei loro coetanei e per il crollo dei loro ideali.  Questo nuovo tipo di minaccia terroristica sta fermentando nel suburbio svantaggiato degli USA, in attesa di essere sbloccato dalla crisi. Le elite degli Stati Uniti sperano di fronteggiare la sfida, basandosi sul mito di un nuovo pericolo di origine esterna. Il ruolo  attribuito ad al-Qaida, mentre il nemico degli Stati Uniti di oggi è la Siria, dove l’amministrazione reprime proteste che sono in realtà azioni dagli agenti della CIA e dei servizi segreti israeliani, britannici e francesi, e inoltre l’Iran, il paese coperto di denunce di voler costruire un arsenale nucleare per poter far scattare un attacco contro l’Occidente.
La poetessa cilena e, vincitrice del Premio Nobel del 1945, Gabriela Mistral ha detto che, assieme alla loro bellissima lingua, i latino-americani sono, più di qualsiasi altra cosa, uniti dall’odio per gli Stati Uniti. Indipendentemente da quante cose siano cambiate dall’epoca in cui ha coniato tale frase, l’odio è ancora lì ed è sempre più forte, uno dei motivi che rendono il CELAC solido come una roccia.

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line del Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dall’Afghanistan socialista alla Libia socialista: al-CIAdia torna in affari!

BJ Murphy 3 Red Ant Liberation Army 1 Giugno 2011

L’imperialismo e la NATO – seriamente preoccupati per l’ondata rivoluzionaria scatenatasi nel mondo arabo, che produce la gran parte del petrolio che sostiene le economie di consumo dei paesi ricchi e sviluppati – non potevano mancare la possibilità di sfruttare il conflitto interno della Libia, per promuovere l’intervento militare. Le dichiarazioni formulate dal governo degli Stati Uniti, fin dall’inizio sono chiaramente in questa linea “.
Fidel Castro (l’inevitabile guerra della NATO)

Dopo oltre un mese per decidere o meno se l’opposizione dei ribelli libici sia un legittimo movimento “democratico“, o se Gheddafi sia veramente dalla parte dell’imperialismo, nonostante gli sforzi dei principali organi di stampa e della cosiddetta “sinistra rivoluzionaria“, nel dipingere un simile quadro, in realtà si è rivelata una realtà opposta. 
Secondo il New York Times, la CIA ha “…operatori clandestini in Libia, per raccogliere informazioni per gli attacchi aerei e prendere contatti con i ribelli che combattono le forze del colonnello libico Muammar Gheddafi.” (1) Questa è stata anche confermata, in parte, dai ribelli, dove il “Magg. Gen. Suleiman Mahmoud, il secondo in comando dei ribelli, ha detto alla BBC che le forze ribelli avevano bisogno di tempo, pazienza e di aiuti per organizzarsi“, e che “…gli ufficiali di collegamento alleati stavano lavorando con i ribelli per organizzare i raid” (2).
Oltre alla CIA statunitense, abbiamo funzionari britannici che affermano che “…decine di forze speciali britanniche e di agenti dei servizi segreti MI6, stanno lavorando in Libia.” (3) Tutto mentre i media britannici, la BBC, affermano che “USA e Gran Bretagna hanno suggerito la risoluzione delle Nazioni Unite, che autorizza l’azione internazionale in Libia, potrebbe anche consentire la fornitura di armi.” (4)
Il 27 marzo, il presidente Obama aveva previsto un discorso in diretta al popolo statunitense, sul ruolo attuale degli Stati Uniti in Libia. Nonostante quello che sappiamo ora, che la CIA partecipa alle missioni segrete assieme l’opposizione libica, Obama ha cercato di sostenere che “…il ruolo dell’America sarebbe limitato, che non avrebbe inviato le truppe di terra in Libia, che metterebbe a fuoco le nostre capacità unicamente sul i fronte delle operazioni e che avremmo trasferimento le responsabilità ai nostri alleati e partner. Questa sera, portiamo a compimento questo impegno.” (5)
Naturalmente, questa non era l’unica affermazione fuorviante fatta da Obama in questo discorso.

Al-Qaida e i ribelli
Ho messo in chiaro che mai esiterò a usare i i nostri militari rapidamente, con decisione, e unilateralmente quando fosse necessario per difendere la nostra gente, la nostra patria, i nostri alleati e i nostri interessi principali. Ecco perché stiamo andando ovunque al-Qaida cerchi un punto d’appoggio. È per questo che continuiamo a combattere in Afghanistan“, aveva detto il presidente Obama. (6) E, naturalmente, ben anche implicando lo stesso in Libia.
Il problema con questa sua affermazione è che, nonostante la sua pretesa di “andare dove al-Qaida“, in verità, gli Stati Uniti stanno aiutando al-Qaida contro il presidente della Libia Gheddafi. Questo ciò in totale accordo col comandante ribelle libico Abdel-Hakim al-Hasidi, che ponendo al-Qaida in buona luce, affermava che “i membri di al-Qaida sono anche dei buoni musulmani che lottano contro l’invasore.” (7) Si può solo immaginare cosa significhi “l’invasore“. La mia ipotesi è che stiano parlando degli Stati Uniti in Naturalmente, questo da solo rende tali azioni irrilevanti, dato il chiaro aiuto ricevuto da parte di questi stessi invasori.
Ciò era, naturalmente, fu per la prima volta indicato dal colonnello Gheddafi che ha avvertito che i ribelli erano a fianco di al-Qaida. (8) Anche se i media avevano solo allora descritto le sue parole come nulla più che di semplice teorie della cospirazione.
La cosa interessante di questo legame tra la CIA degli Stati Uniti e al-Qaida, che lavorano insieme per rovesciare un regime che non si adatta bene con gli interessi stranieri dell’Occidente, è che stiamo assistendo ad un altro déjà vu.  E un déjà vu, voglio dire, della storia dell’Afghanistan durante la leadership socialista del Partito democratico popolare (PDPA) (9).
Dove la CIA degli Stati Uniti ha finanziato e addestrato Usama Bin Ladin e i mujahidin (che si sarebbero poi divisi in due note organizzazioni terroriste – i taliban e al-Qaida) al fine di rovesciare il Governo dell’Afghanistan socialista, e stiamo ora assistendo alla storia che si ripete, con la CIA che sta aiutando sia al-Qaida che i ribelli contro il Governodella Libia socialista, in quello che sembra ormai abbastanza chiaramente essere l’obiettivo finale – un cambio di regime.

Chi guida i ribelli?
Attraverso un singolo articolo pubblicato dal Washington Post, siamo in grado di raccogliere informazioni sufficienti per capire chi sono i membri della Conferenza Nazionale dell’Opposizione libica (NCLO) – il “consiglio di transizione” che guida i ribelli. Secondo il Post, “i ribelli hanno creato un governo interinale, noto come Consiglio nazionale di transizione. [...] Il gruppo include gli attivisti che hanno combattuto per decenni e recenti disertori di Gheddafi” (10).
Non è niente!‘ si potrebbe dire. Naturalmente, c’è di più:
“Altri membri del consiglio nazionale includono un professore di scienze politiche istruitosi negli USA, un noto leader dei giovani e un parente dell’ex monarca della Libia, che ha trascorso 31 anni in prigione per aver partecipato a un tentativo di golpe contro Gheddafi. Il Consiglio ha inoltre sfruttato dei diplomatici esperti che hanno disertato, come suoi rappresentanti nelle capitali occidentali e arabe.
Mahmoud Jibril, un professore istruitosi negli USA ed ex capo del consiglio nazionale per lo Sviluppo Economico della Libia, è il rappresentante all’estero della leadership ribelle e di cui si prevede un incontro con la Clinton, al Cairo. In un cablo diplomatico statunitense del 2009, rilasciato da Wikileaks e scritto dall’ambasciatore Usa in Libia, Gene Cretz, Jibril viene descritto come “un interlocutore serio che ‘adotta’ il punto di vista degli USA.” (11)
Quindi, non solo abbiamo una opposizione ribelle aiutata sia dalla CIA che da al-Qaida, abbiamo anche un “consiglio di transizione” che dirige i ribelli, che è formato da professori di formazione occidentale che “adottano la prospettiva degli Stati Uniti“, e con familiari dello spodestato ex re libico Idris quali  membri di tale consiglio.
Ciò che rende il “consiglio di transizione” ancora più interessante, è il fatto che i paesi imperialisti che attualmente conducono la guerra contro l’indipendenza della Libia, hanno anche riconosciuto il consiglio come il “Governo legittimo” della Libia (12). Ignorando completamente l’attuale governo della Libia, guidato dal colonnello Gheddafi.

Perché le forze della coalizione hanno invaso la Libia?
Quello che era iniziato come una  coalizione che conduce una no-fly zone sul Libia e attacchi aerei sulle città in cui vi erano diverse forze pro-Gheddafi, si sta ora trasformando in una guerra della NATO (qualcuno può dire Jugoslavia? (13)), ciò che non è chiaro, almeno agli occhi della stampa tradizionale e dei liberali/conservatori che non hanno abbastanza coscienza per capire nemmeno lontanamente quello che succede in Libia, è innanzitutto il motivo dietro l’invasione.
Secondo il presidente Obama:
Gheddafi ha scelto di intensificare i suoi attacchi, lanciando una campagna militare contro il popolo libico. Persone innocenti sono state presa di mira per essere uccise. [...] Jet militari ed elicotteri da combattimento sparavano su persone che non avevano mezzi per difendersi contro gli attacchi dal cielo. [...]
“Di fronte a questa repressione brutale e crisi umanitaria, ho ordinato alle navi da guerra di entrare nel Mediterraneo. [...] E con la mia direzione, l’America ha attuato un’azione con i nostri alleati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per una risoluzione storica che autorizza la no-fly zone per fermare gli attacchi aerei del regime, ed ha ulteriormente autorizzato tutte le necessarie misure per proteggere il popolo libico.” (14)
Naturalmente, come tutto ciò che Obama aveva dichiarato nel suo discorso, ciò non era esattamente preciso.
Secondo il think-tank dell'”intelligence internazionale” occidentale International Institute for Strategic Studies, attraverso un briefing militare di un’ora, dove ha dichiarato:
Quando i secchioni della politica globalista parlano con franchezza, al di fuori delle brevi capacità di attenzione del grande pubblico, parlano delle forze professionali di Gheddafi, che prestano particolare attenzione a evitare vittime civili, ben sapendo che ciò alimenterebbe le richieste d’intervento occidentale.” (15)
Quando gli è stato chiesto se ci fosse alcuna conferma sule affermazioni dei media, di civili libici uccisi dalle forze filo-Gheddafi attraverso attacchi aerei, il segretari Gates aveva dichiarato che aveva “visto i comunicati stampa, ma non abbiamo conferma di ciò.”
Però, non è tutto. Durante una conferenza stampa del Dipartimento della Difesa, con il segretario alla Difesa Robert Gates e il presidente dei capi di stato maggiore, ammiraglio Mike Mullen, alla domanda se ci fosse o meno alcuna conferma alle affermazioni dei media di civili che dei libici erano stati uccisi dalle forze filo-Gheddafi, attraverso attacchi aerei, il Seg. Gates e l’ammiraglio Mullen avevano dichiarato che non avevano “…visto nessuna conferma di sorta.” (16)
Ciò che rende le relazione che affermano il contrario, ancora più confuse, secondo l’intelligence militare russo, durante il primo mese di guerra civile in Libia, non vi sono stati attacchi aerei di sorta. Tutto ciò, secondo loro, era stato confermato via satellite. (17)
Quindi, dal momento che possiamo più o meno sbarazzarci dei “civili vittime di attacchi aerei” come motivo per l’invasione della coalizione/NATO, cos’altro avrebbe potuto portarli a voler rovesciare il Governo attuale della Libia? OH! E’ vero, il petrolio!
Il 16 marzo, appena un giorno prima che gli USA annunciassero che non solo avrebbero sostenuto la no-fly zone sulla Libia, ma anche compiuto attacchi aerei (18), il Col. Gheddafi aveva annunciato ciò che le potenze occidentali più temevano:
Non crediamo più all’Occidente , è per questo che invitiamo russi, cinesi e indiani a investire sui settori del petrolio e delle costruzioni della Libia. [...] Non ci fidiamo delle loro imprese – hanno preso parte alla congiura contro di noi.” (19)
Per coronare il tutto, dal 2009, il colonnello Gheddafi aveva voglia di nazionalizzare l’industria petrolifera libica, la ragione era dovuta alla perdita di profitti a causa della privatizzazione sotto interessi stranieri. (20) E chi sono i ribelli che fanno questo? Secondo la BBC News, i ribelli hanno firmato un accordo per l’esportazione del petrolio con il Qatar – una delle forze imperialiste in lotta assieme alla coalizione contro il colonnello Gheddafi (21). Quindi, chiaramente, Gheddafi ha cominciato ponendo una barriera tra le grandi aziende private dell’Occidente e i giacimenti di petrolio situati in Libia. E con quali mezzi l’Occidente va riaffermando il controllo sul rifornimento? Il Cambio di regime.

Il popolo libico sta con l’imperialismo o l’indipendenza?
Durante il primo mese della guerra civile che si svolge in Libia, i media affermavano che il colonnello Gheddafi comprava i “mercenari” per uccidere i membri dell’opposizione ribelle. Ciò che per primo era apparso chiaro, era che i cosiddetti “mercenari” erano in realtà dei migranti africani, che attraversavano la Libia per cercare lavoro. (22)
Migliaia di libici restano come scudi umani contro il bombardamento imperialista  degli Stati Uniti/europeo dello Stato libico. Da allora in poi, abbiamo cominciato a ricevere segnalazioni di ribelli che conducevano una campagna razzista di esecuzione (23), linciaggio (24) ed imprigionamento dei migranti africani. (25)
Naturalmente, ciò non è stata una sorpresa per coloro che effettivamente hanno prestato attenzione agli eventi della Libia, secondo Human Rights Watch, non hanno trovato alcuna prova  di sorta della presenza di “mercenari” in Libia. (26) Quindi, ciò che è iniziato come una storia del “popolo libico contro i mercenari“, poi si è evoluto in quello che ora si appare come una guerra civile nel popolo della Libia – i fedeli al colonnello Gheddafi contro i suoi oppositori.
Secondo il presidente Obama, “Gheddafi aveva perso la fiducia del suo popolo e la legittimità di guidarlo“, e così, a causa di ciò, il colonnello Gheddafi “…deve dimettersi dal potere.” (27) Ma il colonnello Gheddafi ha veramente perso la fiducia del suo popolo, nel suo complesso?
Ebbene, secondo un rapporto di Stratfor, un’azienda “intelligenza globale” filo-imperialista e anti-Gheddafi:
Secondo la narrazione, Gheddafi dovrebbe rapidamente esser stato travolto – ma non è andata così. In realtà ha un sostegno sostanziale tra alcune tribù e all’interno dell’esercito. Tutti questi sostenitori avevano molto da perdere se fosse stato rovesciato. Pertanto, si sono dimostrati molto più forti collettivamente dell’opposizione, anche se sono stati colti di sorpresa dal successo iniziale dell’opposizione. Con sorpresa di tutti, Gheddafi non solo non è fuggito, ma ha contrattaccato e respinto i suoi nemici. [...]
“Una delle parti della narrazione è che il tiranno sopravvive solo con la forza, e che la nascente democrazia lo metteva subito in rotta. Il fatto è che il tiranno ha un ampio sostegno in questo caso, l’opposizione non è particolarmente democratica, molto meno organizzata o coesa, ed è stato Gheddafi che li ha sbaragliati.” (28)
Non troppo tempo fa, ci avevano dato notizia che la più grande tribù della Libia – la tribù Warfalla – si era schierata con Gheddafi, chiedendo la riconciliazione, invece di una guerra civile:
Alcuni sono giovani che vogliono delle cose, ma sono stati usati. Vogliono dividere il paese? No, non saremo d’accordo. Vogliono una Costituzione? La maggioranza deve essere d’accordo. Nessuno vuole sostituire Muammar Gheddafi. Ma il problema è una cospirazione contro la Libia.” (29)
Non molto tempo fa, in quello che in origine si pensava fosse una roccaforte dei ribelli, le forze pro-Gheddafi hanno attuato delle proteste, a Bengasi, nonostante la detenzione e le esecuzioni da parte dei ribelli libici contro coloro che ritengono essere “pro-Gheddafi“. Questo era il segno della forza e del coraggio tra le forze pro-Gheddafi:
Quindi, come possiamo vedere chiaramente, Gheddafi non solo ha ancora la fiducia di una parte del suo popolo, ma la fiducia è cresciuta nella stragrande maggioranza del popolo libico. Contraddicendo il discorso del presidente Obama sul colonnello Gheddafi che perde la sua fiducia. Così, perdendo la giustificazione tra le sue affermazioni sulla “necessità di dimettersi dal potere” del colonnello Gheddafi.
Mentre la coalizione continua a cercare di contrastare l’avanzata delle forze pro-Gheddafi verso l’ultimo città-chiave di Bengasi, e i ribelli continuano a fallire nell’avanzare, data la chiara mancanza, nel complesso, del sostegno del popolo libico, la guerra civile deve ancora vedere la fine. Con la Libia socialista già in passato nel mirino dell’imperialismo, la sua indipendenza è minacciata e ora lo è più che mai, necessitando del sostegno e della solidarietà di tutti i popoli del mondo, e non solo dei marxisti-leninisti.

Viva l’indipendenza della Libia! Abbasso l’imperialismo occidentale!
Saluti comunisti!

Aggiornamento
Dalla prima pubblicazione di questo articolo, due eventi importanti hanno avuto luogo che rinforzano ulteriormente la mia analisi sui ribelli libici. Secondo il Dipartimento di Stato USA, il “governo dei ribelli che controlla la parte orientale della Libia, ha effettuato la sua prima vendita di petrolio del territorio da esso controllato” a una raffineria degli Stati Uniti, la Tesoro. (30) L’altro evento importante ha avuto luogo pochi giorni prima, in cui è stato annunciato che i ribelli libici volevano riconoscere ufficialmente lo stato sionista di Israele, (31) una mossa che non è mai stata fatta dal colonnello Gheddafi, nonostante le passate concessioni agli imperialisti.

Note
1. Mazzetti, M. e Schmitt, E., “CIA in Libya Aiding Rebels, US Officials Say”, The New York Times, 30 marzo 2011.
2. “Libya: Foreign Minister Moussa Koussa ‘defects to UK’”, BBC News, 30 marzo 2011.
3. Mazzetti and Schmitt.
4. BBC News, 30 marzo 2011.
5. “Trascrizione del discorso di Obama sulla Libia“, News One, 28 marzo 2011.
6. Ibid.
7. Swami, P., “Libyan rebel commander admits his fighters have al-Qaeda links”, The Telegraph, 25 marzo 2011.
8. Kumar Sen, A., “Gadhafi blames al Qaeda for uprising in Libya”, The Washington Times, 24 febbraio 2011.
9. Dixon, N., “How the CIA created Osama bin Laden”, Green Left, 19 settembre 2011.
10. Raghavan, S., “Rebel council seeks to transform Libya”, The Washington Post,  15 marzo 2011.
11. Ibid.
12. “Libya: France recognises rebels as government”, BBC News, 10 marzo 2011.
13. Chossudovsky, M., “YUGOSLAVIA VERSUS LIBYA: NATO’s War of Aggression against Yugoslavia”, Global Researcher, 24 marzo 2011.
14. News One, 28 marzo 2011.
15. “The Conflict In Libya And Military Options For The International Community”, Youtube, 16 marzo 2011. 
16. “DOD News Briefing with Secretary Gates and Adm. Mullen from the Pentagon”, US Department of Defense, 1 marzo 2011.
D: Lei ha visto alcuna prova che effettivamente abbiano sparato contro il suo popolo dall’aria? Ci sono state segnalazioni, ma avete una conferma indipendente? In caso affermativo, in che misura?
“SEG. GATES: Abbiamo visto le notizie della stampa, ma non abbiamo conferma di ciò.
“AMM. MULLEN: Esatto. Non abbiamo avuto nessuna conferma.”
17. ““Airstrikes in Libya did not take place” – Russian military”, Russia Today,  1 marzo 2011.
18. Nicholas, P., “US considers action beyond no-fly zone”, The Spokesman-Review, 17 marzo 2011.
19. “’The West is to be forgotten. We will not give them our oil’ – Gaddafi”, Russia Today, 16 marzo 2011.
20. “Reason for war? Gaddafi wanted to nationalise oil”, Pravda.ru, 25 marzo 2011.
21. “Libyan rebels ‘sign oil export deal with Qatar’”, BBC News, 27 marzo 2011.
22. “Libya: African migrants, no mercenaries!”, Radio Netherlands Worldwide, 16 marzo 2011.
23. “LIBYA: Rebels execute black immigrants while forces kidnap others”, Somaliland Press, 4 marzo 2011.
24. Martins Aresa, F., “World And Press Watch As Africans Are Lynched In Libya”, Sahara Reporters, 1 marzo 2011.
25. Smith, G. “In a rebel prison, any African is a mercenary”, The Globe and Mail, 28 marzo 2011.
26. “HRW: No mercenaries in eastern Libya”, Radio Netherlands Worldwide, 2 marzo 2011.
27. News One, 28 marzo 2011.
28. Friedman, G., “Libya, the West and the Narrative of Democracy”, Stratfor Global Intelligence, 21 marzo 2011.
29. Black, I., “Libya’s biggest tribe joins march of reconciliation to Benghazi”, Guardian, 23 marzo 2011.
30. Crawford, J., “Libyan rebel group sells first oil to US”, CNN, 8 giugno 2011.
31. “Libyan rebels will recognise Israel, Bernard-Henri Lévy tells Netanyahu”, Radio France Internationale, 2 giugno 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Operazione “Alba dell’Odissea” in Libia: Kosovo Rivisto

William Bowles – Global Research, 23 marzo 2011

Nessun dubbio sull’auto-flagellazione che è attualmente in corso nella ‘sinistra’ occidentale, o almeno dovrebbe essere, dato la loro atroce lettura della ‘rivoluzione’ libica.
Fin dall’inizio dell’Operazione ‘Alba dell’Odissea’, di qualcosa non quadrava proprio circa la ‘rivoluzione’ libica. Fin dall’inizio non è stata una pacifica insurrezione civile, come quelle che si svolgono altrove nella regione. In altre parole, ha cominciato come una guerra civile pesantemente camuffata – con aiuto occidentale – da rivoluzione ‘del popolo’, ma armata e pericolosa.
Osservatori diplomatici sono stati sconvolti dalla risoluzione  spazzatutto approvata dal Consiglio di Sicurezza, che permette “tutte le misure necessarie” da usare contro la Libia. La Carta delle Nazioni Unite limita strettamente col Capitolo 7 le azioni militari che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, che la Libia non ha mai rappresentato, ma esclude l’interferenza negli affari interni degli Stati membri. Il pretesto citato in questo caso è stata la protezione dei civili inermi, ma è chiaro che i ribelli costituiscono una forze militare proprio secondo il diritto. Visto che nessuno Stato può essere aggressore del proprio territorio, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza si trova in flagrante violazione della Carta dell’ONU. Russia, Cina, Brasile, Germania e India si sono astenuti. La risoluzione contiene un embargo sulle armi nei confronti della Libia, che gli USA stanno già violando armando i ribelli attraverso l’Egitto.” – Libia la Baia dei Porci di Obama: l’aggressione imperialista straccia la Carta delle Nazioni Unite, del Dr. Webster G. Tarpley. 

Truffati di nuovo
Nel frattempo molti della ‘sinistra’ occidentale hanno versato meliose liriche sulla ‘rivoluzione’ libica, unendosi allo stesso tempo al coro imperiale, chiedendo un intervento militare occidentale per motivi ‘umanitari’, e tutto ciò mentre l’impero complotta per sbarazzarsi di un altro fantoccio ‘fastidioso’, per la partizione corretta a metà della Libia, tra Occidente e Oriente, con l’Oriente (dove la maggior parte del petrolio si trova), guidata da ‘rivoluzionari’, per lo più ex-agenti di Gheddafi e ‘attivi’ della CIA. Così tanto la ‘sinistra’ comprende il funzionamento dell’Impero.
SAS has been operating in Libya for weeks – Daily Mirror, 21 Marzo 2011

In realtà, L’Operazione ‘Odissey Dawn’ come viene ufficialmente chiamata, serve molteplici funzioni:
1. Agisce come un altro diversivo/delusione su altri eventi più pressanti (il tempo è sempre critico);
2. Tenta di mettere l’Impero sul ‘lato degli angeli’ dopo l’imbarazzo per i suoi finanziamenti e (continuo) supporto a un branco di sanguinarie dittature militari;
3. Dà all’impero un’altra testa di ponte in Africa;
4. E, naturalmente, si garantisce la maggiore fonte di petrolio in Africa.

Lavoro fatto
Tra coloro che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, vi sono Russia, Cina, Brasile, Germania e India. Non sono imbarazzate per la loro esposizione collettiva d’ignoranza quanto meno, e al più d’indifferenza? La Russia o la Cina hanno usato il loro veto, per questa invasione clandestina che potrebbe almeno aver subito dei ritardi? Accidenti a tutti i politici!
Nel Regno Unito solo tredici deputati hanno votato contro l’operazione Libia. dopo che l’invasione era già stata lanciata! Così tanto per la democrazia (cosa sarebbe successo se per miracolo qualche comune avesse votato contro? Può il governo britannico non uccidere la gente che ha già ucciso in Libia?).
Il grado con cui i politici usano la propaganda è illustrata dal seguente citazione di un parlamentare britannico, John Woodcock:
Qualsiasi percorso che scegliamo è irto di difficoltà e vite innocenti saranno perse, ma il colonnello Gheddafi è probabile che uccida molte altre migliaia di civili, se scegliamo di tirarci fuori dall’esecuzione di una no-fly zone.” – ‘Cumbrian MPs support UN action against Libyan forces’, Northwest Evening Mail, 22 marzo 2011
Più rappresaglie preventive! Su questa base chiunque, ovunque può essere attaccato sulla base di ciò che avrebbero potuto fare. E’ vergognoso che la gente civile possa essere d’accordo (post-immunità) nel fare piovere morte e distruzione sul popolo libico, basandosi su niente di più che un parere! Si basa semplicemente sul fatto che i ribelli affrontavano di Bengasi la sconfitta e sull’ipotesi che le forze di Gheddafi sarebbe poi andare su tutte le furie violentando e massacrando gli abitanti di Bengasi.
Così, invece che farlo Gheddafi, è stato fatto dalle forze unite della macchina militare più potente del pianeta, che agisce impunemente, perfino scusandosi degli inevitabili ‘danni collaterali’, sulla base semplicemente di ciò che si pensa sarà il numero di morti in entrambi i lati! Qui parla la voce dell’Impero: “Ogni percorso che scegliamo” significa in realtà: il diritto divino di intervenire ovunque si desideri.
È cominciato con le ben piazzate voci atrocità, creato dagli ex-collaterali du Gheddafi, ottenendo che rotolasse tutta la palla. Un mossa classica del Kosovo: falso storie di pulizia etnica e genocidio ad opera dei Serbi (tutto mentre si arma il fascista Kosovo Liberation Army, che ha commesso atrocità e che ha finanziato le sue le loro operazioni col traffico di eroina ), quindi inviare la NATO e bombardare merda sui nativi.
Non è forse giunto il momento che la ‘sinistra’ occidentale smetta di giudicare il funzionamento degli altri paesi (immagino che dovrei essere grato di tutto quello che ha fatto), ma con parole che riflettono sostanzialmente la mentalità imperiale? L’atteggiamento da ‘ne sappiamo di più’, è qualcosa in cui mi sono imbattuto troppo spesso nei miei viaggi nel pianeta, è una cosa fortemente intrisa di razzismo, anche se di tipo paternalistico (in realtà forse il peggiore, il ‘razzismo liberale’ tipo Robert Fisk ).
Fidel può essere molto prolisso e un tipo troppo fuori moda con il suo pensiero da ‘vecchia scuola’, ma lui sa come funziona l’Impero, che è anch’esso troppo ‘vecchia scuola’.
I paesi della NATO stanno elaborando un piano di emergenza, prendendo come modello l’esclusione delle zone di volo stabilite nei Balcani nel corso degli anni ’90, nel caso in cui la comunità internazionale decida di imporre un embargo aereo sulla Libia, dicono dei diplomatici.” – ‘NATO’s Inevitable War: The Flood of Lies regarding Libya’ Fidel Castro, 4 Marzo 2011
Nota: quando Fidel ha scritto questo, il 4 marzo, quasi tre settimane fa, prevedeva con precisione che l’invasione era già un ‘affare fatto’. Ma c’era bisogno di un pretesto, tipo ‘Golfo di Bengasi’, così il video di un jet che cade su Bengasi è stato offerto come prova delle cattive intenzioni di Gheddafi.  Il problema è che era un jet ribelle, abbattuto senza dubbio dalle forze di Gheddafi.
Come per tutto il resto sulla ‘rivoluzione’ libica (spero), che nulla è ciò che sembra, tutto è un’illusione fedelmente spacciata dal complice MSM. Così la possibilità per il popolo libico di rendersi realmente responsabile del proprio futuro, è stata interrotta dall’Impero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 361 follower