Il gangsterismo degli USA rafforza l’Unità latino-americana

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 06.12.2011


A giudicare dalla copertura offerta dai media occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, si aveva l’impressione che l’istituzione della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) sia classificata essenzialmente come una notizia di sfondo. I servizi da Caracas, dove un forum di 33 presidenti e primi ministri dei paesi della regione si sono riuniti il 2-3 dicembre, sono stati volutamente minimalisti, con emozioni superficiali solo in connessione con i problemi di salute del leader venezuelano H. Chavez, che ha ospitato il vertice. Infatti, ha messo in chiaro un certo numero di volte, che aveva lo aveva affrontati ed era pronto a farsene carico per paio di decenni a venire, ma l’Impero, con la sua permanente campagna di disinformazione, non sembra sentirlo.
Tuttavia, il vertice non ha lasciato alcuna possibilità alla nota dottrina Monroe, che solo di recente ha promesso di vivere finché gli Stati Uniti resteranno al loro posto. Già nel 2008, Chavez ha chiesto all’amministrazione statunitense di rottamare la dottrina Monroe, introdotta dal quinto presidente degli Stati Uniti J. Monroe, che implicava che gli Stati Uniti non avrebbero interferito nelle colonie europee, ma in cambio chiedeva d’isolare l’emisfero occidentale dai tentativi di colonizzazione europea. Chavez ribadisce in ogni contatto con i media statunitensi, che Washington dovrebbe abbandonare la dottrina e cita la dichiarazione del terzo presidente statunitense T. Jefferson, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero assorbito una ad una tutte le repubbliche a sud di essi, provando la natura imperiale degli Stati Uniti.
Una più stretta integrazione dell’America Latina, voluta dal liberatore del continente Simon Bolivar, è stata un tema ricorrente durante il forum di Caracas. Bolivar aveva detto nel 1828 che, paradossalmente, gli Stati Uniti erano destinati a seminare la povertà in America Latina, in nome della libertà.  I leader di destra, sinistra e centristi latino-americani, allo stesso modo, hanno fatto spesso riferimento al concetto di Caracas. L’aggressiva politica  estera di Washington evoca spiegabili preoccupazioni nei paesi a sud del Rio Grande. L’Impero usa costantemente la potenza pura per attuare i suoi disegni strategici e geopolitici, immischiandosi con pretesti falsi negli affari degli stati sovrani, e organizzando regolarmente trame con lo scopo di uccidere i politici che lo sfidano. Ora che il Pentagono si è impantanò in Asia e Africa, potrebbero accrescersi le illusioni che l’Impero perda interesse per l’America Latina, anche se mai in realtà, negli Stati Uniti, le attività sovversive contro di essa si sono arrestate. Gli sforzi più seri di Washington, si sono concentrati sull’identificazione di obiettivi strategici in Brasile, Venezuela e Cuba, ma gli alleati degli Stati Uniti come la Colombia, Cile e Messico non devono sentirsi immuni. Gli alleati di oggi possono essere i nemici di domani, e sono anch’essi soggetti a sorveglianza e controllo.
Raul Castro ha esortato i partecipanti al forum ad essere più decisi nel contrastare i tentativi esterni di destabilizzare la situazione nella regione. Ha sottolineato che a Washington non sarebbe stato più permesso di trattare l’America Latina come in passato, quando impose ai popoli del continente modelli di sviluppo sleali e li sottomesse. Castro ha parlato degli ultimi decenni dello spietato blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba, che ha descritto come uno dei peggiori crimini contro l’umanità nella storia. Ha detto che, analogamente, le campagne degli Stati Uniti in Libia e altri paesi sono dei crimini internazionali che, peraltro, rischiano di diventare una norma, data la vergognosa inazione delle Nazioni Unite.
Subito, un paio di osservatori hanno interpretato la creazione del CELAC come la “vendetta storica” dei paesi latino-americani. Dal 1948, tutti essi erano membri della Organizzazione degli Stati Americani, ideata dagli USA, che l’Impero abitualmente governava tramite repressioni, torture e stragi – verso i paesi sfidanti come Guatemala, Nicaragua, Grenada, Panama o Cile. I programmi di tortura messi insieme nella Scuola delle Americhe, sono ancora in uso nei paesi politicamente allineati con gli Stati Uniti.
Vale la pena notare che l’elenco dei presidenti “puniti” da Washington include politici sia di destra che di sinistra. La lista degli assassinati di sinistra – J. Gaitan, in Colimbia, S. Allende in Cile, O. Torrijos a Panama – è quasi infinita. M. Noriega a Panama, però, era senza dubbio di destra ma è stato fatto fuori bruscamente da Washington. Ha lealmente contribuito a fornire le armi degli Stati Uniti ai contras dell’America centrale, ma è stato messo dietro le sbarre da Washington per il business della cocaina, una volta non più necessario. Noriega aveva reso difficile alla DEA  monopolizzare l’invio di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, via Panama. L’ex presidente colombiano A. Uribe è un potenziale prossimo bersaglio. Uribe è stato fondamentale per organizzare le formazioni paramilitari che hanno lanciato raid sanguinari contro gli insorti. Cercando di rimanere utile ai suoi protettori statunitensi, in seguito ha promosso campagne contro i regimi populisti, inoltrando le invettive di Washington contro H. Chavez, C. Correa e E. Morales. Come tante volte prima, scommettendo sulla gratitudine degli Stati Uniti per “il suo figlio di puttana”, ha dimostrato una malintesa tattica nel caso di Uribe.
Washington abbastanza spesso preme per sanzioni contro i regimi sfidanti nell’Organizzazione degli Stati Americani. Non c’è dubbio che Chavez abbia attirato l’ira di Washington più di ogni altra figura politica latinoamericana nel recente passato. Il leader venezuelano ha guidato la riforma dell’OPEC che ha fissato dei prezzi dell’energia più giusti, e quindi non poteva non far arrabbiare gli Stati Uniti, ha fermamente avanzato l’integrazione latino-americana e, con il sostegno della Russia e della Cina, ha avviato il riarmo delle forze armate venezuelane. Chavez rimprovera l’Organizzazione degli Stati americani – una formazione obsoleta, inefficiente e ostile, nelle sue parole – per il suo orientamento pro-USA e sostegno de facto al blocco imposto a Cuba. Chavez e i suoi alleati del Nicaragua, ecuadoriani e boliviani, mettono in discussione la capacità dell’Organizzazione degli Stati americani a sostenere una riforma sensata, e a ritenere che un ritiro dall’alleanza malandata potrebbe essere la soluzione ottimale.
E’ chiaro che la sicurezza regionale farà salire più in alto nell’agenda il CELAC. In privato, i leader latino-americani discutono da lungo tempo del potenziale impatto che possa avere l’instabilità socio-economica degli Stati Uniti, soprattutto nelle più ampie implicazioni dell’attuale crisi globale. Ad oggi, le guerre condotte da Washington sono di tipo apertamente gangsteristico, l’obiettivo palese è quello di minare completamente la configurazione globale esistente, nell’interesse della Pax Americana. Di conseguenza, la priorità strategica dell’impero è neutralizzare al massimo i centri alternativi di potere. Chavez sostiene che, in assenza di una stato di guerra permanente, le possibilità dell’Impero di rimanere a galla sono poche: l’economia statunitense si troverà ad affrontare una crisi ancora più profonda, a meno che il saturo complesso militare-industriale del paese perpetui un completo carico di lavoro. Il recente attacco degli USA contro un checkpoint del Pakistan  nucleare, invia al mondo un minaccioso messaggio, le cui motivazioni degli strateghi del Pentagono sono rimaste oscure. Chavez ritiene che Washington affronti un dilemma, scegliere tra una guerra nucleare e una evaporazione totale del suo potere globale, alla metà del secolo XXI.
E’ impossibile al momento, prevedere quale forma esattamente prenderà lo smantellamento dell’Impero, ma la sua politica interna sembra già essere pronta a far esplodere le proteste. In particolare, le elite degli Stati Uniti hanno paura delle migliaia di veterani delle campagne irachene e afghane. I media abbondano di rapporti di suicidi tra i veterani, ma non dicono nulla circa la disponibilità di molte di queste persone a cercare vendetta per gli anni persi della loro vita, per la morte dei loro coetanei e per il crollo dei loro ideali.  Questo nuovo tipo di minaccia terroristica sta fermentando nel suburbio svantaggiato degli USA, in attesa di essere sbloccato dalla crisi. Le elite degli Stati Uniti sperano di fronteggiare la sfida, basandosi sul mito di un nuovo pericolo di origine esterna. Il ruolo  attribuito ad al-Qaida, mentre il nemico degli Stati Uniti di oggi è la Siria, dove l’amministrazione reprime proteste che sono in realtà azioni dagli agenti della CIA e dei servizi segreti israeliani, britannici e francesi, e inoltre l’Iran, il paese coperto di denunce di voler costruire un arsenale nucleare per poter far scattare un attacco contro l’Occidente.
La poetessa cilena e, vincitrice del Premio Nobel del 1945, Gabriela Mistral ha detto che, assieme alla loro bellissima lingua, i latino-americani sono, più di qualsiasi altra cosa, uniti dall’odio per gli Stati Uniti. Indipendentemente da quante cose siano cambiate dall’epoca in cui ha coniato tale frase, l’odio è ancora lì ed è sempre più forte, uno dei motivi che rendono il CELAC solido come una roccia.

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line del Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dall’Afghanistan socialista alla Libia socialista: al-CIAdia torna in affari!

BJ Murphy 3 Red Ant Liberation Army 1 Giugno 2011

L’imperialismo e la NATO – seriamente preoccupati per l’ondata rivoluzionaria scatenatasi nel mondo arabo, che produce la gran parte del petrolio che sostiene le economie di consumo dei paesi ricchi e sviluppati – non potevano mancare la possibilità di sfruttare il conflitto interno della Libia, per promuovere l’intervento militare. Le dichiarazioni formulate dal governo degli Stati Uniti, fin dall’inizio sono chiaramente in questa linea “.
Fidel Castro (l’inevitabile guerra della NATO)

Dopo oltre un mese per decidere o meno se l’opposizione dei ribelli libici sia un legittimo movimento “democratico“, o se Gheddafi sia veramente dalla parte dell’imperialismo, nonostante gli sforzi dei principali organi di stampa e della cosiddetta “sinistra rivoluzionaria“, nel dipingere un simile quadro, in realtà si è rivelata una realtà opposta. 
Secondo il New York Times, la CIA ha “…operatori clandestini in Libia, per raccogliere informazioni per gli attacchi aerei e prendere contatti con i ribelli che combattono le forze del colonnello libico Muammar Gheddafi.” (1) Questa è stata anche confermata, in parte, dai ribelli, dove il “Magg. Gen. Suleiman Mahmoud, il secondo in comando dei ribelli, ha detto alla BBC che le forze ribelli avevano bisogno di tempo, pazienza e di aiuti per organizzarsi“, e che “…gli ufficiali di collegamento alleati stavano lavorando con i ribelli per organizzare i raid” (2).
Oltre alla CIA statunitense, abbiamo funzionari britannici che affermano che “…decine di forze speciali britanniche e di agenti dei servizi segreti MI6, stanno lavorando in Libia.” (3) Tutto mentre i media britannici, la BBC, affermano che “USA e Gran Bretagna hanno suggerito la risoluzione delle Nazioni Unite, che autorizza l’azione internazionale in Libia, potrebbe anche consentire la fornitura di armi.” (4)
Il 27 marzo, il presidente Obama aveva previsto un discorso in diretta al popolo statunitense, sul ruolo attuale degli Stati Uniti in Libia. Nonostante quello che sappiamo ora, che la CIA partecipa alle missioni segrete assieme l’opposizione libica, Obama ha cercato di sostenere che “…il ruolo dell’America sarebbe limitato, che non avrebbe inviato le truppe di terra in Libia, che metterebbe a fuoco le nostre capacità unicamente sul i fronte delle operazioni e che avremmo trasferimento le responsabilità ai nostri alleati e partner. Questa sera, portiamo a compimento questo impegno.” (5)
Naturalmente, questa non era l’unica affermazione fuorviante fatta da Obama in questo discorso.

Al-Qaida e i ribelli
Ho messo in chiaro che mai esiterò a usare i i nostri militari rapidamente, con decisione, e unilateralmente quando fosse necessario per difendere la nostra gente, la nostra patria, i nostri alleati e i nostri interessi principali. Ecco perché stiamo andando ovunque al-Qaida cerchi un punto d’appoggio. È per questo che continuiamo a combattere in Afghanistan“, aveva detto il presidente Obama. (6) E, naturalmente, ben anche implicando lo stesso in Libia.
Il problema con questa sua affermazione è che, nonostante la sua pretesa di “andare dove al-Qaida“, in verità, gli Stati Uniti stanno aiutando al-Qaida contro il presidente della Libia Gheddafi. Questo ciò in totale accordo col comandante ribelle libico Abdel-Hakim al-Hasidi, che ponendo al-Qaida in buona luce, affermava che “i membri di al-Qaida sono anche dei buoni musulmani che lottano contro l’invasore.” (7) Si può solo immaginare cosa significhi “l’invasore“. La mia ipotesi è che stiano parlando degli Stati Uniti in Naturalmente, questo da solo rende tali azioni irrilevanti, dato il chiaro aiuto ricevuto da parte di questi stessi invasori.
Ciò era, naturalmente, fu per la prima volta indicato dal colonnello Gheddafi che ha avvertito che i ribelli erano a fianco di al-Qaida. (8) Anche se i media avevano solo allora descritto le sue parole come nulla più che di semplice teorie della cospirazione.
La cosa interessante di questo legame tra la CIA degli Stati Uniti e al-Qaida, che lavorano insieme per rovesciare un regime che non si adatta bene con gli interessi stranieri dell’Occidente, è che stiamo assistendo ad un altro déjà vu.  E un déjà vu, voglio dire, della storia dell’Afghanistan durante la leadership socialista del Partito democratico popolare (PDPA) (9).
Dove la CIA degli Stati Uniti ha finanziato e addestrato Usama Bin Ladin e i mujahidin (che si sarebbero poi divisi in due note organizzazioni terroriste – i taliban e al-Qaida) al fine di rovesciare il Governo dell’Afghanistan socialista, e stiamo ora assistendo alla storia che si ripete, con la CIA che sta aiutando sia al-Qaida che i ribelli contro il Governodella Libia socialista, in quello che sembra ormai abbastanza chiaramente essere l’obiettivo finale – un cambio di regime.

Chi guida i ribelli?
Attraverso un singolo articolo pubblicato dal Washington Post, siamo in grado di raccogliere informazioni sufficienti per capire chi sono i membri della Conferenza Nazionale dell’Opposizione libica (NCLO) – il “consiglio di transizione” che guida i ribelli. Secondo il Post, “i ribelli hanno creato un governo interinale, noto come Consiglio nazionale di transizione. [...] Il gruppo include gli attivisti che hanno combattuto per decenni e recenti disertori di Gheddafi” (10).
Non è niente!‘ si potrebbe dire. Naturalmente, c’è di più:
“Altri membri del consiglio nazionale includono un professore di scienze politiche istruitosi negli USA, un noto leader dei giovani e un parente dell’ex monarca della Libia, che ha trascorso 31 anni in prigione per aver partecipato a un tentativo di golpe contro Gheddafi. Il Consiglio ha inoltre sfruttato dei diplomatici esperti che hanno disertato, come suoi rappresentanti nelle capitali occidentali e arabe.
Mahmoud Jibril, un professore istruitosi negli USA ed ex capo del consiglio nazionale per lo Sviluppo Economico della Libia, è il rappresentante all’estero della leadership ribelle e di cui si prevede un incontro con la Clinton, al Cairo. In un cablo diplomatico statunitense del 2009, rilasciato da Wikileaks e scritto dall’ambasciatore Usa in Libia, Gene Cretz, Jibril viene descritto come “un interlocutore serio che ‘adotta’ il punto di vista degli USA.” (11)
Quindi, non solo abbiamo una opposizione ribelle aiutata sia dalla CIA che da al-Qaida, abbiamo anche un “consiglio di transizione” che dirige i ribelli, che è formato da professori di formazione occidentale che “adottano la prospettiva degli Stati Uniti“, e con familiari dello spodestato ex re libico Idris quali  membri di tale consiglio.
Ciò che rende il “consiglio di transizione” ancora più interessante, è il fatto che i paesi imperialisti che attualmente conducono la guerra contro l’indipendenza della Libia, hanno anche riconosciuto il consiglio come il “Governo legittimo” della Libia (12). Ignorando completamente l’attuale governo della Libia, guidato dal colonnello Gheddafi.

Perché le forze della coalizione hanno invaso la Libia?
Quello che era iniziato come una  coalizione che conduce una no-fly zone sul Libia e attacchi aerei sulle città in cui vi erano diverse forze pro-Gheddafi, si sta ora trasformando in una guerra della NATO (qualcuno può dire Jugoslavia? (13)), ciò che non è chiaro, almeno agli occhi della stampa tradizionale e dei liberali/conservatori che non hanno abbastanza coscienza per capire nemmeno lontanamente quello che succede in Libia, è innanzitutto il motivo dietro l’invasione.
Secondo il presidente Obama:
Gheddafi ha scelto di intensificare i suoi attacchi, lanciando una campagna militare contro il popolo libico. Persone innocenti sono state presa di mira per essere uccise. [...] Jet militari ed elicotteri da combattimento sparavano su persone che non avevano mezzi per difendersi contro gli attacchi dal cielo. [...]
“Di fronte a questa repressione brutale e crisi umanitaria, ho ordinato alle navi da guerra di entrare nel Mediterraneo. [...] E con la mia direzione, l’America ha attuato un’azione con i nostri alleati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per una risoluzione storica che autorizza la no-fly zone per fermare gli attacchi aerei del regime, ed ha ulteriormente autorizzato tutte le necessarie misure per proteggere il popolo libico.” (14)
Naturalmente, come tutto ciò che Obama aveva dichiarato nel suo discorso, ciò non era esattamente preciso.
Secondo il think-tank dell’”intelligence internazionale” occidentale International Institute for Strategic Studies, attraverso un briefing militare di un’ora, dove ha dichiarato:
Quando i secchioni della politica globalista parlano con franchezza, al di fuori delle brevi capacità di attenzione del grande pubblico, parlano delle forze professionali di Gheddafi, che prestano particolare attenzione a evitare vittime civili, ben sapendo che ciò alimenterebbe le richieste d’intervento occidentale.” (15)
Quando gli è stato chiesto se ci fosse alcuna conferma sule affermazioni dei media, di civili libici uccisi dalle forze filo-Gheddafi attraverso attacchi aerei, il segretari Gates aveva dichiarato che aveva “visto i comunicati stampa, ma non abbiamo conferma di ciò.”
Però, non è tutto. Durante una conferenza stampa del Dipartimento della Difesa, con il segretario alla Difesa Robert Gates e il presidente dei capi di stato maggiore, ammiraglio Mike Mullen, alla domanda se ci fosse o meno alcuna conferma alle affermazioni dei media di civili che dei libici erano stati uccisi dalle forze filo-Gheddafi, attraverso attacchi aerei, il Seg. Gates e l’ammiraglio Mullen avevano dichiarato che non avevano “…visto nessuna conferma di sorta.” (16)
Ciò che rende le relazione che affermano il contrario, ancora più confuse, secondo l’intelligence militare russo, durante il primo mese di guerra civile in Libia, non vi sono stati attacchi aerei di sorta. Tutto ciò, secondo loro, era stato confermato via satellite. (17)
Quindi, dal momento che possiamo più o meno sbarazzarci dei “civili vittime di attacchi aerei” come motivo per l’invasione della coalizione/NATO, cos’altro avrebbe potuto portarli a voler rovesciare il Governo attuale della Libia? OH! E’ vero, il petrolio!
Il 16 marzo, appena un giorno prima che gli USA annunciassero che non solo avrebbero sostenuto la no-fly zone sulla Libia, ma anche compiuto attacchi aerei (18), il Col. Gheddafi aveva annunciato ciò che le potenze occidentali più temevano:
Non crediamo più all’Occidente , è per questo che invitiamo russi, cinesi e indiani a investire sui settori del petrolio e delle costruzioni della Libia. [...] Non ci fidiamo delle loro imprese – hanno preso parte alla congiura contro di noi.” (19)
Per coronare il tutto, dal 2009, il colonnello Gheddafi aveva voglia di nazionalizzare l’industria petrolifera libica, la ragione era dovuta alla perdita di profitti a causa della privatizzazione sotto interessi stranieri. (20) E chi sono i ribelli che fanno questo? Secondo la BBC News, i ribelli hanno firmato un accordo per l’esportazione del petrolio con il Qatar – una delle forze imperialiste in lotta assieme alla coalizione contro il colonnello Gheddafi (21). Quindi, chiaramente, Gheddafi ha cominciato ponendo una barriera tra le grandi aziende private dell’Occidente e i giacimenti di petrolio situati in Libia. E con quali mezzi l’Occidente va riaffermando il controllo sul rifornimento? Il Cambio di regime.

Il popolo libico sta con l’imperialismo o l’indipendenza?
Durante il primo mese della guerra civile che si svolge in Libia, i media affermavano che il colonnello Gheddafi comprava i “mercenari” per uccidere i membri dell’opposizione ribelle. Ciò che per primo era apparso chiaro, era che i cosiddetti “mercenari” erano in realtà dei migranti africani, che attraversavano la Libia per cercare lavoro. (22)
Migliaia di libici restano come scudi umani contro il bombardamento imperialista  degli Stati Uniti/europeo dello Stato libico. Da allora in poi, abbiamo cominciato a ricevere segnalazioni di ribelli che conducevano una campagna razzista di esecuzione (23), linciaggio (24) ed imprigionamento dei migranti africani. (25)
Naturalmente, ciò non è stata una sorpresa per coloro che effettivamente hanno prestato attenzione agli eventi della Libia, secondo Human Rights Watch, non hanno trovato alcuna prova  di sorta della presenza di “mercenari” in Libia. (26) Quindi, ciò che è iniziato come una storia del “popolo libico contro i mercenari“, poi si è evoluto in quello che ora si appare come una guerra civile nel popolo della Libia – i fedeli al colonnello Gheddafi contro i suoi oppositori.
Secondo il presidente Obama, “Gheddafi aveva perso la fiducia del suo popolo e la legittimità di guidarlo“, e così, a causa di ciò, il colonnello Gheddafi “…deve dimettersi dal potere.” (27) Ma il colonnello Gheddafi ha veramente perso la fiducia del suo popolo, nel suo complesso?
Ebbene, secondo un rapporto di Stratfor, un’azienda “intelligenza globale” filo-imperialista e anti-Gheddafi:
Secondo la narrazione, Gheddafi dovrebbe rapidamente esser stato travolto – ma non è andata così. In realtà ha un sostegno sostanziale tra alcune tribù e all’interno dell’esercito. Tutti questi sostenitori avevano molto da perdere se fosse stato rovesciato. Pertanto, si sono dimostrati molto più forti collettivamente dell’opposizione, anche se sono stati colti di sorpresa dal successo iniziale dell’opposizione. Con sorpresa di tutti, Gheddafi non solo non è fuggito, ma ha contrattaccato e respinto i suoi nemici. [...]
“Una delle parti della narrazione è che il tiranno sopravvive solo con la forza, e che la nascente democrazia lo metteva subito in rotta. Il fatto è che il tiranno ha un ampio sostegno in questo caso, l’opposizione non è particolarmente democratica, molto meno organizzata o coesa, ed è stato Gheddafi che li ha sbaragliati.” (28)
Non troppo tempo fa, ci avevano dato notizia che la più grande tribù della Libia – la tribù Warfalla – si era schierata con Gheddafi, chiedendo la riconciliazione, invece di una guerra civile:
Alcuni sono giovani che vogliono delle cose, ma sono stati usati. Vogliono dividere il paese? No, non saremo d’accordo. Vogliono una Costituzione? La maggioranza deve essere d’accordo. Nessuno vuole sostituire Muammar Gheddafi. Ma il problema è una cospirazione contro la Libia.” (29)
Non molto tempo fa, in quello che in origine si pensava fosse una roccaforte dei ribelli, le forze pro-Gheddafi hanno attuato delle proteste, a Bengasi, nonostante la detenzione e le esecuzioni da parte dei ribelli libici contro coloro che ritengono essere “pro-Gheddafi“. Questo era il segno della forza e del coraggio tra le forze pro-Gheddafi:
Quindi, come possiamo vedere chiaramente, Gheddafi non solo ha ancora la fiducia di una parte del suo popolo, ma la fiducia è cresciuta nella stragrande maggioranza del popolo libico. Contraddicendo il discorso del presidente Obama sul colonnello Gheddafi che perde la sua fiducia. Così, perdendo la giustificazione tra le sue affermazioni sulla “necessità di dimettersi dal potere” del colonnello Gheddafi.
Mentre la coalizione continua a cercare di contrastare l’avanzata delle forze pro-Gheddafi verso l’ultimo città-chiave di Bengasi, e i ribelli continuano a fallire nell’avanzare, data la chiara mancanza, nel complesso, del sostegno del popolo libico, la guerra civile deve ancora vedere la fine. Con la Libia socialista già in passato nel mirino dell’imperialismo, la sua indipendenza è minacciata e ora lo è più che mai, necessitando del sostegno e della solidarietà di tutti i popoli del mondo, e non solo dei marxisti-leninisti.

Viva l’indipendenza della Libia! Abbasso l’imperialismo occidentale!
Saluti comunisti!

Aggiornamento
Dalla prima pubblicazione di questo articolo, due eventi importanti hanno avuto luogo che rinforzano ulteriormente la mia analisi sui ribelli libici. Secondo il Dipartimento di Stato USA, il “governo dei ribelli che controlla la parte orientale della Libia, ha effettuato la sua prima vendita di petrolio del territorio da esso controllato” a una raffineria degli Stati Uniti, la Tesoro. (30) L’altro evento importante ha avuto luogo pochi giorni prima, in cui è stato annunciato che i ribelli libici volevano riconoscere ufficialmente lo stato sionista di Israele, (31) una mossa che non è mai stata fatta dal colonnello Gheddafi, nonostante le passate concessioni agli imperialisti.

Note
1. Mazzetti, M. e Schmitt, E., “CIA in Libya Aiding Rebels, US Officials Say”, The New York Times, 30 marzo 2011.
2. “Libya: Foreign Minister Moussa Koussa ‘defects to UK’”, BBC News, 30 marzo 2011.
3. Mazzetti and Schmitt.
4. BBC News, 30 marzo 2011.
5. “Trascrizione del discorso di Obama sulla Libia“, News One, 28 marzo 2011.
6. Ibid.
7. Swami, P., “Libyan rebel commander admits his fighters have al-Qaeda links”, The Telegraph, 25 marzo 2011.
8. Kumar Sen, A., “Gadhafi blames al Qaeda for uprising in Libya”, The Washington Times, 24 febbraio 2011.
9. Dixon, N., “How the CIA created Osama bin Laden”, Green Left, 19 settembre 2011.
10. Raghavan, S., “Rebel council seeks to transform Libya”, The Washington Post,  15 marzo 2011.
11. Ibid.
12. “Libya: France recognises rebels as government”, BBC News, 10 marzo 2011.
13. Chossudovsky, M., “YUGOSLAVIA VERSUS LIBYA: NATO’s War of Aggression against Yugoslavia”, Global Researcher, 24 marzo 2011.
14. News One, 28 marzo 2011.
15. “The Conflict In Libya And Military Options For The International Community”, Youtube, 16 marzo 2011. 
16. “DOD News Briefing with Secretary Gates and Adm. Mullen from the Pentagon”, US Department of Defense, 1 marzo 2011.
D: Lei ha visto alcuna prova che effettivamente abbiano sparato contro il suo popolo dall’aria? Ci sono state segnalazioni, ma avete una conferma indipendente? In caso affermativo, in che misura?
“SEG. GATES: Abbiamo visto le notizie della stampa, ma non abbiamo conferma di ciò.
“AMM. MULLEN: Esatto. Non abbiamo avuto nessuna conferma.”
17. ““Airstrikes in Libya did not take place” – Russian military”, Russia Today,  1 marzo 2011.
18. Nicholas, P., “US considers action beyond no-fly zone”, The Spokesman-Review, 17 marzo 2011.
19. “’The West is to be forgotten. We will not give them our oil’ – Gaddafi”, Russia Today, 16 marzo 2011.
20. “Reason for war? Gaddafi wanted to nationalise oil”, Pravda.ru, 25 marzo 2011.
21. “Libyan rebels ‘sign oil export deal with Qatar’”, BBC News, 27 marzo 2011.
22. “Libya: African migrants, no mercenaries!”, Radio Netherlands Worldwide, 16 marzo 2011.
23. “LIBYA: Rebels execute black immigrants while forces kidnap others”, Somaliland Press, 4 marzo 2011.
24. Martins Aresa, F., “World And Press Watch As Africans Are Lynched In Libya”, Sahara Reporters, 1 marzo 2011.
25. Smith, G. “In a rebel prison, any African is a mercenary”, The Globe and Mail, 28 marzo 2011.
26. “HRW: No mercenaries in eastern Libya”, Radio Netherlands Worldwide, 2 marzo 2011.
27. News One, 28 marzo 2011.
28. Friedman, G., “Libya, the West and the Narrative of Democracy”, Stratfor Global Intelligence, 21 marzo 2011.
29. Black, I., “Libya’s biggest tribe joins march of reconciliation to Benghazi”, Guardian, 23 marzo 2011.
30. Crawford, J., “Libyan rebel group sells first oil to US”, CNN, 8 giugno 2011.
31. “Libyan rebels will recognise Israel, Bernard-Henri Lévy tells Netanyahu”, Radio France Internationale, 2 giugno 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Operazione “Alba dell’Odissea” in Libia: Kosovo Rivisto

William Bowles - Global Research, 23 marzo 2011

Nessun dubbio sull’auto-flagellazione che è attualmente in corso nella ‘sinistra’ occidentale, o almeno dovrebbe essere, dato la loro atroce lettura della ‘rivoluzione’ libica.
Fin dall’inizio dell’Operazione ‘Alba dell’Odissea’, di qualcosa non quadrava proprio circa la ‘rivoluzione’ libica. Fin dall’inizio non è stata una pacifica insurrezione civile, come quelle che si svolgono altrove nella regione. In altre parole, ha cominciato come una guerra civile pesantemente camuffata – con aiuto occidentale – da rivoluzione ‘del popolo’, ma armata e pericolosa.
Osservatori diplomatici sono stati sconvolti dalla risoluzione  spazzatutto approvata dal Consiglio di Sicurezza, che permette “tutte le misure necessarie” da usare contro la Libia. La Carta delle Nazioni Unite limita strettamente col Capitolo 7 le azioni militari che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, che la Libia non ha mai rappresentato, ma esclude l’interferenza negli affari interni degli Stati membri. Il pretesto citato in questo caso è stata la protezione dei civili inermi, ma è chiaro che i ribelli costituiscono una forze militare proprio secondo il diritto. Visto che nessuno Stato può essere aggressore del proprio territorio, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza si trova in flagrante violazione della Carta dell’ONU. Russia, Cina, Brasile, Germania e India si sono astenuti. La risoluzione contiene un embargo sulle armi nei confronti della Libia, che gli USA stanno già violando armando i ribelli attraverso l’Egitto.” – Libia la Baia dei Porci di Obama: l’aggressione imperialista straccia la Carta delle Nazioni Unite, del Dr. Webster G. Tarpley. 

Truffati di nuovo
Nel frattempo molti della ‘sinistra’ occidentale hanno versato meliose liriche sulla ‘rivoluzione’ libica, unendosi allo stesso tempo al coro imperiale, chiedendo un intervento militare occidentale per motivi ‘umanitari’, e tutto ciò mentre l’impero complotta per sbarazzarsi di un altro fantoccio ‘fastidioso’, per la partizione corretta a metà della Libia, tra Occidente e Oriente, con l’Oriente (dove la maggior parte del petrolio si trova), guidata da ‘rivoluzionari’, per lo più ex-agenti di Gheddafi e ‘attivi’ della CIA. Così tanto la ‘sinistra’ comprende il funzionamento dell’Impero.
SAS has been operating in Libya for weeks – Daily Mirror, 21 Marzo 2011

In realtà, L’Operazione ‘Odissey Dawn’ come viene ufficialmente chiamata, serve molteplici funzioni:
1. Agisce come un altro diversivo/delusione su altri eventi più pressanti (il tempo è sempre critico);
2. Tenta di mettere l’Impero sul ‘lato degli angeli’ dopo l’imbarazzo per i suoi finanziamenti e (continuo) supporto a un branco di sanguinarie dittature militari;
3. Dà all’impero un’altra testa di ponte in Africa;
4. E, naturalmente, si garantisce la maggiore fonte di petrolio in Africa.

Lavoro fatto
Tra coloro che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, vi sono Russia, Cina, Brasile, Germania e India. Non sono imbarazzate per la loro esposizione collettiva d’ignoranza quanto meno, e al più d’indifferenza? La Russia o la Cina hanno usato il loro veto, per questa invasione clandestina che potrebbe almeno aver subito dei ritardi? Accidenti a tutti i politici!
Nel Regno Unito solo tredici deputati hanno votato contro l’operazione Libia. dopo che l’invasione era già stata lanciata! Così tanto per la democrazia (cosa sarebbe successo se per miracolo qualche comune avesse votato contro? Può il governo britannico non uccidere la gente che ha già ucciso in Libia?).
Il grado con cui i politici usano la propaganda è illustrata dal seguente citazione di un parlamentare britannico, John Woodcock:
Qualsiasi percorso che scegliamo è irto di difficoltà e vite innocenti saranno perse, ma il colonnello Gheddafi è probabile che uccida molte altre migliaia di civili, se scegliamo di tirarci fuori dall’esecuzione di una no-fly zone.” – ‘Cumbrian MPs support UN action against Libyan forces’, Northwest Evening Mail, 22 marzo 2011
Più rappresaglie preventive! Su questa base chiunque, ovunque può essere attaccato sulla base di ciò che avrebbero potuto fare. E’ vergognoso che la gente civile possa essere d’accordo (post-immunità) nel fare piovere morte e distruzione sul popolo libico, basandosi su niente di più che un parere! Si basa semplicemente sul fatto che i ribelli affrontavano di Bengasi la sconfitta e sull’ipotesi che le forze di Gheddafi sarebbe poi andare su tutte le furie violentando e massacrando gli abitanti di Bengasi.
Così, invece che farlo Gheddafi, è stato fatto dalle forze unite della macchina militare più potente del pianeta, che agisce impunemente, perfino scusandosi degli inevitabili ‘danni collaterali’, sulla base semplicemente di ciò che si pensa sarà il numero di morti in entrambi i lati! Qui parla la voce dell’Impero: “Ogni percorso che scegliamo” significa in realtà: il diritto divino di intervenire ovunque si desideri.
È cominciato con le ben piazzate voci atrocità, creato dagli ex-collaterali du Gheddafi, ottenendo che rotolasse tutta la palla. Un mossa classica del Kosovo: falso storie di pulizia etnica e genocidio ad opera dei Serbi (tutto mentre si arma il fascista Kosovo Liberation Army, che ha commesso atrocità e che ha finanziato le sue le loro operazioni col traffico di eroina ), quindi inviare la NATO e bombardare merda sui nativi.
Non è forse giunto il momento che la ‘sinistra’ occidentale smetta di giudicare il funzionamento degli altri paesi (immagino che dovrei essere grato di tutto quello che ha fatto), ma con parole che riflettono sostanzialmente la mentalità imperiale? L’atteggiamento da ‘ne sappiamo di più’, è qualcosa in cui mi sono imbattuto troppo spesso nei miei viaggi nel pianeta, è una cosa fortemente intrisa di razzismo, anche se di tipo paternalistico (in realtà forse il peggiore, il ‘razzismo liberale’ tipo Robert Fisk ).
Fidel può essere molto prolisso e un tipo troppo fuori moda con il suo pensiero da ‘vecchia scuola’, ma lui sa come funziona l’Impero, che è anch’esso troppo ‘vecchia scuola’.
I paesi della NATO stanno elaborando un piano di emergenza, prendendo come modello l’esclusione delle zone di volo stabilite nei Balcani nel corso degli anni ’90, nel caso in cui la comunità internazionale decida di imporre un embargo aereo sulla Libia, dicono dei diplomatici.” – ‘NATO’s Inevitable War: The Flood of Lies regarding Libya’ Fidel Castro, 4 Marzo 2011
Nota: quando Fidel ha scritto questo, il 4 marzo, quasi tre settimane fa, prevedeva con precisione che l’invasione era già un ‘affare fatto’. Ma c’era bisogno di un pretesto, tipo ‘Golfo di Bengasi’, così il video di un jet che cade su Bengasi è stato offerto come prova delle cattive intenzioni di Gheddafi.  Il problema è che era un jet ribelle, abbattuto senza dubbio dalle forze di Gheddafi.
Come per tutto il resto sulla ‘rivoluzione’ libica (spero), che nulla è ciò che sembra, tutto è un’illusione fedelmente spacciata dal complice MSM. Così la possibilità per il popolo libico di rendersi realmente responsabile del proprio futuro, è stata interrotta dall’Impero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 282 follower