La Repubblica Centrafricana tra l’imperialismo e i BRICS

I ribelli seleka formano il nuovo governo nella Repubblica Centrafricana
Abayomi Azikiwe, Global Research, 1 aprile 2013 – Panafrican News Wire

centrafricana_repMichel Djotodia, il leader della Coalizione Seleka, che ha preso il potere nella Repubblica Centrafricana (CAR), il 24 marzo, a Bangui ha stabilito un nuovo governo in gran parte composto da esponenti dell’opposizione. Francois Bozizé, che è stato spodestato dal colpo di Stato, ha lasciato il Paese e sarebbe in Camerun, Stato dell’Africa occidentale. Un leader importante dell’opposizione, Nicolas Tiangaye, è il Primo ministro, mentre Djotodia si è auto-nominato ministro della difesa oltre che presidente. Tiangaye è stato inizialmente nominato Primo ministro a gennaio, quando i negoziati tra il governo Bozizé e i Seleka portò a un accordo di pace che doveva creare un governo di coalizione. Tuttavia, da marzo, i ribelli seleka accusavano il governo Bozize di non attuare l’accordo di pace e cominciarono ad occupare le città principali, suscitando panico a Bangui.
Djotodia ha immediatamente sospeso la costituzione quando ha preso Bangui e ha riconfermato Tiangaye a Primo ministro. Nel nuovo governo vi sono almeno nove membri del gruppo seleka insieme ad altre otto persone provenienti dai partiti di opposizione. Solo un portafoglio è stato dato a una figura associata al governo Bozizé. Djotodia è nato nella regione nord-est del Paese, a Vakaga, è islamico, il primo leader musulmano del Paese da quanto ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960. Solo il 15 per cento della popolazione della CAR è musulmana, essendo la maggioranza cristiana. Djotodia ha studiato nell’ex Unione Sovietica e parla correntemente il russo. Secondo quanto riferito, ha vissuto in Unione Sovietica per un decennio, dove si sposò ed ebbe dei figli. Il nuovo presidente è stato un diplomatico centrafricano in Sudan. E’ presidente dell’Unione delle Forze Democratiche per l’Unità e del Gruppo di Azione Patriottica per la Liberazione della Repubblica Centrafricana. Nel 2006, mentre viveva in Benin, è stato arrestato dalle autorità assieme al suo portavoce Abakar Sabon. Furono trattenuti per oltre un anno e rilasciati nel febbraio 2008, dopo che decisero di partecipare ai colloqui di pace sul futuro della CAR.
Nonostante le affermazioni di Djotodia e dei ribelli seleka, di preoccuparsi del benessere del popolo  e di voler sradicare la corruzione, non c’è modo di sapere se la loro presenza migliorerà le condizioni del Paese. Sia Bozizé che Djotodia guardano alla Francia e l’Unione europea per gli aiuti. Bozizé aveva chiesto l’intervento della Francia per fermare l’avanzata dei ribelli. Djotodia ha detto che ricorrerà all’UE per la ricostruzione del Paese. La Francia ha rafforzato la sua presenza nella CAR alla vigilia della presa del potere dei Seleka. Vi sarebbero 500 truppe francesi di stanza nell’aeroporto, presso la capitale. La Chatham House di Londra, un istituto che studia gli affari internazionali, ha riferito che le azioni dei seleka si basano esclusivamente sull’ambizione. Alex Vines del programma africano della Chatham House, ha dichiarato che “Tutti i resoconti sui Seleka affermano che non hanno una visione dello sviluppo della CAR. Si tratta esclusivamente di spartirsi il patrimonio dello Stato conquistato.” (Associated Press, 1 aprile)

Il dibattito sulla morte dei soldati sudafricani
Almeno 13 soldati delle South African National Defense Forces (SANDF) sono stati uccisi nella CAR, il 23 marzo, quando hanno tentato di difendere la capitale dalle forze d’invasione seleka. I sudafricani erano nel Paese nell’ambito dell’operazione di mantenimento della pace assegnata dall’Unione africana e dalla Comunità economica regionale degli Stati dell’Africa centrale. Le relazioni successive, emanate dal governo dell’African National Congress (ANC) del presidente Jacob Zuma, hanno indicato che circa 200 soldati delle SANDF combatterono oltre 3.000 ribelli.  La morte nella CAR dei soldati SANDF, ha scatenato un dibattito nel parlamento del Sud Africa.
I quotidiani sudafricani Sunday Times e City Press hanno intervistato i soldati delle SANDF che hanno dichiarato che bambini-soldato facevano parte delle forze ribelli, durante la battaglia del 23 marzo. I soldati, che hanno parlato di questi problemi sotto anonimato, hanno riferito che dei bambini sono stati uccisi negli scontri.
L’Alleanza democratica all’opposizione (DA) ha chiesto una indagine sull’incidente e ha accusato il governo dell’ANC di aver schierato truppe nella CAR per tutelare degli interessi minerari. L’ANC ha respinto queste accuse e ha minacciato un’azione legale contro la DA. In una dichiarazione rilasciata dall’ANC il 1° aprile, affermava che il giornale Mail & Guardian aveva diffuso notizie tendenziose “Calcolate per danneggiare l’immagine della ANC e seminare sfiducia sulle nobili decisioni del governo sudafricano, che derivano da politiche pubbliche e trasparenti. … La cosa più inquietante dell’accusa, sono le palesi menzogne che suggeriscono che una società legata all’ANC abbia interessi nella CAR. Sappiamo che questa società non ha alcuna attività nella CAR. Sebbene la loro accusa sia falsa, crediamo che i sudafricani abbiano diritto di fare affari in tutto il mondo, anche nel continente africano.” (Mail & Guardian, 1 aprile)
La presa del potere da parte dei ribelli nella CAR segue una tendenza preoccupante nel continente, dove hanno avuto luogo colpi di Stato in Mali e Guinea-Bissau, nel corso dell’ultimo anno. In Mali, un colpo di Stato attuato da un ufficiale addestrato dal Pentagono, ha provocato ulteriore instabilità nel nord del Paese e l’intervento della Francia e di altri Stati imperialisti nello Stato dell’Africa occidentale. Nella confinante Niger, gli Stati Uniti hanno costruito una base per droni ed hanno schierato centinaia di forze speciali. L’invio di truppe in Niger rientra in una grande politica che vedrà la presenza di oltre 3.500 truppe statunitensi nel continente africano, nel tentativo volto, in apparenza, a “combattere il terrorismo e la pirateria”.
Stati Uniti, Canada e altri Paesi europei hanno interessi minerari nella CAR. Il Paese produce diamanti, oro, rame, minerale di ferro, manganese uranio e grafite. Nonostante gli interessi minerari molte persone si guadagnano da vivere con il piccolo allevamento. Il popolo rimane in gran parte povero, nonostante l’aumento delle attività minerarie nel Paese.

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Chi c’è dietro il colpo di stato a Bangui?
I golpisti filo-francesi della Repubblica Centrafricana rigettano gli accordi petroliferi con  i cinesi
Thomas Gaist, Global Research, 1 aprile 2013

JamhadaSeleka1Più di 500 truppe francesi sono schierate a Bangui, Repubblica Centrafricana, a sostegno del nuovo regime guidato da Michel Djotodia, a capo della coalizione ribelle dei seleka, che recentemente ha deposto il presidente della CAR François Bozizé. Djotodia ha annunciato lo scioglimento del parlamento e la sospensione della costituzione del 2004. “A tal fine, abbiamo deciso di guidare il destino del popolo della Repubblica Centrafricana in questo triennio di transizione… Durante questo periodo di transizione, che ci porterà ad elezioni libere, credibili e trasparenti, legifererò per decreto“, ha detto.
Djotodia ha già annunciato che rivedrà i contratti petroliferi e minerari con la Cina, firmati dal governo Bozizé, “per vedere se le cose sono state fatte male, e cercarle di eliminarle.” Inoltre, Djotodia ha dichiarato che avrebbe invitato l’ex potenza coloniale della CAR, la Francia, insieme agli Stati Uniti, a riqualificare l’esercito ufficiale sconfitto dai seleka lo scorso fine settimana. “Ricorreremo all’Unione europea per sviluppare questo Paese”, ha detto Djotodia aggiungendo che circa l’80 per cento degli aiuti esteri del Paese provenivano da questo blocco. “Quando stavamo male, l’Unione europea era al nostro capezzale. Ora non ci abbandonerà.” In effetti, Djotodia si prepara a consegnare le risorse chiave dell’economia della CAR all’imperialismo europeo.
La situazione per la popolazione della CAR rimane disastrosa. La maggior parte di Bangui è priva di acqua corrente ed elettricità, e l’unico ospedale funzionante ancora ricovera 30 feriti al giorno. Le Nazioni Unite riferiscono che carenze di cibo interessano decine di migliaia di persone, attanagliando il Paese, ed i prezzi dei beni di prima necessità, come la manioca e il riso, sono triplicati. Già, l’aspettativa di vita, oggi, è poco più di 40 anni con solo un 40 per cento di alfabetizzazione e un tasso di HIV alle stelle.
La presa di Bangui da parte dei ribelli seleka con il sostegno dei francesi e degli Stati Uniti, rappresenta la fase più recente dell’attuale ricolonizzazione dell’Africa da parte delle potenze imperialiste, avviata con la guerra della NATO alla Libia, nel 2011. Testimonia il carattere reazionario ed etnicista delle varie fazioni borghesi e piccolo-borghesi africane, costantemente manipolate dalle potenze imperialiste tra il crescente impoverimento dei lavoratori e delle masse rurali. Seleka (che significa “unione”) è una coalizione di fazioni dissidenti formatasi nel settembre del 2012. La loro decisione di prendere Bangui viola il Comprehensive Peace Agreement di Libreville, che avevano firmato con il governo nel 2008. Il colpo di Stato delle forze seleka ha posto la CAR al centro della lotta per l’influenza tra Stati Uniti, Francia, Sud Africa e Cina.
Mentre avanzavano su Bangui, controllata dalle forze fedeli a Bozizé, combattenti seleka si sono scontrati con un  distaccamento delle South African National Defense Force (SANDF), ed hanno attaccato i sudafricani in inferiorità numerica, uccidendone 13 e ferendone 28. Il corso futuro della politica militare sudafricana nella CAR rimane oscuro. Un anonimo alto ufficiale ugandese ha detto: “L’intenzione dei sudafricani è riorganizzarsi e quindi rischierarsi in maniera massiccia nella RCA e rovesciare questi ribelli. Sono stati umiliati e vogliono vendicarsi.” I media sudafricani indicano che le truppe SANDF sono presenti in Uganda per una “nuova missione” nella CAR. Un rappresentante del Sud Africa, il Colonnello Selby Moto, mette in guardia contro tale punto di vista, tuttavia, sostenendo che le truppe sudafricane sono semplicemente in attesa in Uganda “fino a quando la decisione di rafforzarsi o di ritirarsi” sarà presa dal governo del Sud Africa, a Pretoria. “Questo è un completo disastro per il Sud Africa“, ha detto alla Reuters Thierry Vircoulon, specialista dell’Africa Centrale del Gruppo di crisi internazionale (*). “Non hanno affatto capito che stavano sostenendo il cavallo sbagliato.”
La sconfitta delle forze sudafricane e il rigetto degli accordi petroliferi cinesi sono particolarmente provocatori ed umilianti, avvenendo durante la conferenza a Durban dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Il presidente cinese Xi Jinping ha detto che la Cina dovrebbe “intensificare, non indebolire” il suo impegno in Africa, estendendo 20 miliardi di dollari di credito per i prossimi due anni. Il supporto imperialista ai seleka è solo una delle componenti di una grande strategia volta a contenere la crescente influenza della Cina in tutto il continente africano. Entro il 2011, il volume del commercio sino-africano aveva raggiunto i 166 miliardi dollari, e le esportazioni africane verso la Cina superavano i 90 miliardi dollari. Al momento della presa dei seleka, Xi compiva un tour nel continente africano, dove ha firmato accordi con molti Paesi africani ricchi di risorse.
Gli Stati Uniti hanno reagito gemendo lievi critiche sull’avanzata dei seleka. Washington ha rilasciato una dichiarazione affermando che il governo di unità nazionale guidato dal primo ministro Nicolas Tiangaye, è il “solo governo legittimo” della CAR. Tuttavia, non ha chiesto la reintegrazione di Bozizé, né criticato il rigetto degli accordi sulle risorse petrolifere delle aziende cinesi. Tiangaye è un avvocato e membro della Lega per i diritti umani (HRL), una rete globale di operatori diritto-umanitari di Parigi (**), che opera con il sostegno finanziario dei governi europei e di Washington. Gli operatori politici della HRL hanno svolto un ruolo cruciale nell’organizzare e promuovere l’agenda imperialista in Libia, Siria e altrove. Tiangaye è chiaramente uno strumento dell’imperialismo francese, avendo partecipato a delicati processi a dirigenti africani che hanno goduto del sostegno francese, ma che Parigi poi ha successivamente rigettato. Scelto dal dittatore della CAR, l’imperatore Jean-Bedel Bokassa, per difenderlo nel processo del 1986, ha anche difeso i funzionari ruandesi accusati di aver perpetrato il genocidio del 1994 in Ruanda.

(*) Altra agenzia di disinformazione strategica, dopo la Chatam House, legata all’imperialismo. NdT
(**) Distintasi in Libia, dove ha diffuso propaganda e disinformazione a supporto dell’aggressione atlantista contro la Jamahirya Libica. NdT.

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Cina e Africa hanno un comune destino: Xi
Yang Jingjie, GlobalTimes 29/03/2013

india-china-flagIl presidente cinese Xi Jinping ha detto ai leader africani che la Cina e l’Africa hanno un destino comune, e ha promesso di continuare fermamente le politiche di amicizia verso il continente, senza farle mutare dalle circostanze internazionali. Xi ha fatto queste osservazioni ad una colazione di lavoro con un gruppo di leader africani che aveva partecipato al Forum del dialogo BRICS-Africa a Durban, in Sud Africa. Xi ha detto ai leader che la Cina sarà per sempre un amico affidabile e un vero e proprio partner dei Paesi africani, e contribuirà ulteriormente alla pace e allo sviluppo del continente, afferma Xinhua. Il presidente ha inoltre dichiarato che la Cina parteciperà attivamente alla mediazione e alla risoluzione dei problemi più acuti dell’Africa, anche incoraggiando le imprese cinesi a incrementare gli investimenti in Africa.
I leader africani hanno detto che gli investimenti e gli aiuti cinesi supportano lo sviluppo economico e sociale del continente. Hanno detto che i fatti dimostrano che la Cina è un amico e un partner affidabile dell’Africa, e che le accuse secondo cui la Cina perseguirebbe il “neocolonialismo” in Africa, sono infondate. Xi dovrebbe visitare la Repubblica del Congo, l’ultima tappa di questo viaggio. La prima volta che un presidente cinese visiterà il Paese. La Cina è il principale partner commerciale della Repubblica del Congo, e importa soprattutto petrolio greggio e legname.
Xu Weizhong, ricercatore sull’Africa presso l’Istituto delle relazioni internazionali contemporanee della Cina, ha detto al Global Times che le tre tappe della visita del presidente in Africa, vale a dire Tanzania, Sud Africa e Repubblica del Congo, riflettono una politica estera equilibrata che assegna importanza a Paesi tradizionalmente amichevoli e alle potenze emergenti. In precedenza i leader dei BRICS hanno riaffermato il sostegno allo sviluppo infrastrutturale dell’Africa. Xi ha detto che i Paesi emergenti dovrebbero partecipare congiuntamente alla costruzione di grandi progetti multinazionali in Africa. Secondo una dichiarazione rilasciata dopo il vertice BRICS, le banche import-export e le banche per lo sviluppo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno concluso l'”Accordo multilaterale sul co-finanziamento delle infrastrutture dell’Africa.” Xu ha detto che ciascuno dei cinque Paesi è profondamente impegnato nella costruzione di infrastrutture in Africa, ma il nuovo accordo dovrebbe coordinare lo sviluppo delle loro forze congiunte. Xu ha osservato che l’infrastruttura transnazionale e trans-regionale, necessaria per i Paesi africani per promuoverne la connettività, è un progetto troppo grande per un Paese soltanto, anche per la Cina.
I cinque Paesi emergenti hanno deciso di istituire una banca di sviluppo, dicendo che il “contributo iniziale alla banca deve essere considerevole e sufficiente affinché sia efficace nel finanziare le infrastrutture“, secondo la dichiarazione. Tuttavia, l’annuncio non è stato all’altezza delle aspettative.
Li Xiangyang, direttore dell’Istituto di Studi Asia-Pacifico dell’Accademia delle scienze sociali cinese, ha detto che i problemi sulla struttura organizzativa della banca potrebbe ostacolarne il progresso. Oltre a una riserva per imprevisti da 100 miliardi di dollari, istituita dai BRICS, la banca può concedere prestiti ad altre economie in via di sviluppo, e dovrebbe avere una struttura più rigorosa e più complessa, ha detto Li. Yongming Fan, direttore del Centro per gli Studi dei BRICS presso la Fudan University, ha detto che oltre a questi risultati tangibili, il vertice ha anche dimostrato l’influenza politica dei Paesi emergenti in tutto il mondo e rafforzato la fiducia mondiale nel gruppo, nonostante lo scetticismo dell’occidente sul loro slancio, negli ultimi anni. Alcuni hanno espresso pessimismo sulle loro forze combinate, data la sfiducia reciproca tra alcuni aderenti al gruppo. Fan ha detto che le controversie interne non ostacolerebbero la cooperazione, perché tutti hanno bisogno di una piattaforma comune per sostenere la riforma dell’ordine internazionale, e possono ricucire le loro differenze nel corso del processo. “Prendete la Cina e l’India, ad esempio, durante la loro collaborazione i due potrebbero comprendere di collaborare all’obiettivo di unire i Paesi in via di sviluppo, invece di competere tra loro nella leadership del mondo in via di sviluppo“, ha  osservato Fan.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sierra in Florida

Dedefensa 8 novembre 2012

Le informazioni che aveva diffuso la pubblicazione on-line Free Bacon di Washington, lo scorso agosto, firmate da Bill Gantz, sull’incursione di un sottomarino russo tipo Akula nel Golfo del Messico, dovrebbero essere considerate ora molto credibili, data la presenza di due navi da guerra russe, tra cui un sottomarino della classe Sierra, al largo delle coste della Florida durante l’uragano Frankenstorm, più in generale e ufficialmente noto con il nome di Sandy. (Riguardo all’Akula, si veda in particolare 17 agosto 2012 e 22 agosto 2010.) Bill Gantz ha dettagliato il caso di due navi russe il 5 novembre 2012, sempre sul sito Free Bacon di Washington. Vediamo che le inchieste di Gantz sono ampiamente supportate dalle dichiarazioni dei funzionari del Pentagono, con delle informazioni sul rifugio fornito  durante l’uragano ad una delle due unità, una nave di sorveglianza elettronica, in un porto in Florida.
Un funzionario della difesa ha detto che il sottomarino avrebbe condotto un’esercitazione antisottomarino contro i sottomarini lanciamissili balistici e da crociera degli Stati Uniti, di base a Kings Bay, Georgia. Un secondo funzionario ha detto che il sottomarino non navigava presso Kings Bay e non minacciava il gruppo da battaglia di una portaerei statunitense, che svolgeva esercitazioni nell’Atlantico orientale. […] Nel frattempo, i funzionari hanno detto che alla nave per l’intelligence elettronica (AGI) russa è stato concesso rifugio nel porto commerciale di Jacksonville, in Florida, nel raggio di ascolto delle forze di Kings Bay. Alla nave russa AGI, (Intelligence Generale Ausiliaria), è stato permesso di rimanere nel porto per evitare il super-uragano che ha devastato la costa orientale degli USA, la scorsa settimana. A Jacksonville, la portavoce della Port Authority non ha fatto commenti immediati sulla nave AGI russa nel porto. Una nave AGI e un SSN russi nella stessa area geografica, vicino a una delle più grandi basi per sottomarini lanciamissili balistici degli USA, Kings Bay, ricorda le attività della marina sovietica nella Guerra Fredda, per seguire i movimenti dei nostri SSBN”, ha detto un terzo funzionario degli Stati Uniti, riferendosi alla designazione dei sottomarini lanciamissili balistici, SSBN. “Anche se non posso dirvi come li abbiamo scoperti, posso dirvi che tutto ha funzionato nel modo corretto”, ha detto il secondo funzionario, affermando che il sottomarino russo “non costituisce alcuna minaccia…
La notizia è stata ripresa da RussiaToday, che aveva seguito con attenzione le informazioni relative all’Akula, lo scorso agosto. Il 6 novembre 2012, un articolo di RT conteneva le informazioni di Gantz. (RT sembra fare confusione tra la presenza delle due navi, come riportato da Gantz, e la versione secondo cui il Sierra veniva trasformato in nave AGI che avrebbe trovato, quindi essa soltanto, un rifugio in un porto sulle coste della Florida. (“I funzionari della difesa comunica che un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare russo ha navigato entro 200 miglia dagli Stati Uniti, la scorsa settimana, ed è stato accolto in un porto sicuro quando il super-uragano Sandy ha colpito la costa orientale.”) Questi fatti stessi, così come le unità coinvolte, come descritto, non sembrano in alcun modo avere una funzione strategica fondamentale, o anche fondamentalmente nuova nella distribuzione generale teorica dello schieramento delle forze. Pertanto, le disposizioni strategiche adottate dai russi, che sono ben illustrate dagli incidenti descritti, non hanno a loro volta un “carattere strategico fondamentale.” E’ in un altro campo, nel sistema mediatico, che si deve cercare l’importanza di questi eventi e il loro impatto “strategico”, resi più urgenti dalla pubblicazione della cosa, anche se questa descrizione è estremamente moderata, precisamente dal punto di vista mediatico, ma oramai c’è, tanto più che si riflette a livello internazionale con RT, ed è questo ciò che conta. (Si noti ancora una volta come, a tale riguardo, come la strategia, e quindi la geostrategia, dipendano dalla percezione che i media veicolano, e quindi dalla comunicazione.)
Gli incidenti qui descritti rendono pubblica l’esistenza, o meglio più precisamente e più significativamente, la rinascita di una strategia della Russia per affermare il suo potere nei confronti degli Stati Uniti. Il sottomarino tipo Sierra, indipendentemente dalla potenza che rappresenta, era a 200 miglia dalle coste statunitensi e nella zona di manovra della Flotta dell’Atlantico USA. Questa è una conferma diretta, dopo l’incidente dell’Akula, dell’attuale strategia russa. Si tratta di un dispositivo da “guerra fredda” che non ha una particolare specificità politica, non è una recrudescenza della guerra fredda, ma semplicemente la prova che la posizione di potenza della Russia verso gli Stati Uniti, che non hanno cessato di affermare la propria posizione strategica aggressiva, si incontra con l’atteggiamento sovietico durante la Guerra Fredda, nella constatazione che nessun altro dispiegamento strategico è possibile a questo proposito, se non una presenza strategica “vicina” alla massa degli Stati Uniti. La cosa importante, in questo senso, è non vedere solo le cause tecniche di questo “revival”. Le cause sono politiche e senza dubbio rispondono alla dinamica e all’aggressività guerrafondaia degli Stati Uniti che alimentano la reazione strategica russa. L
e reazioni ufficiali del Pentagono questa volta cercano di minimizzare completamente il problema, presentandolo come una circostanza di routine. Ciò fa parte della “politica” del Pentagono di eliminare ogni drammatizzazione delle situazioni strategiche, in particolare verso la Russia. Ciò non esclude l’esistenza di fatti, e questi fatti diventano una nuova (conferma) sull’importante sviluppo delle relazioni strategiche tra gli Stati Uniti e la Russia, dalla prospettiva russa. Gli eventi mediatici che hanno avuto luogo non possono più nascondere questo nuovo fattore nelle relazioni internazionali. Questo fattore ha meno a che fare con il desiderio di affermazione di potenza della Russia che con la realizzazione della preoccupazione russa verso la politica aggressiva e guerrafondaia degli USA, avviata e continuata dalla loro leadership politica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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