MiG-35: l’aereo che non morirà

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 maggio 2014

Il jet da combattimento multiruolo MiG-35, rifiutato dall’India, si appresta a compiere un atterraggio spettacolare in Egitto, nell’ambito dell’offensiva diplomatica di Mosca in Medio Oriente.

3576Il russo MiG-35, in stallo nel concorso per il caccia multiruolo per l’India del 2010, probabilmente volerà nei cieli egiziani. Mosca e Cairo starebbero lavorando su un accordo da 3 miliardi di dollari per la fornitura al Paese strategicamente importante di tra l’altro 24 avanzati caccia MiG-35. La vendita del MiG-35, discussa durante la visita della delegazione militare russa in Egitto ad aprile, è uno sviluppo significativo delle relazioni tra Cairo e Mosca. Mikhail Rijabov esperto militare del team di consulenza militare russa durante la guerra arabo-israeliana del 1973, ha detto ad al-Ahram Weekly: “Le offerte saranno attuate nel prossimo futuro. C’è un accordo tra Cairo e Mosca. Poiché l’Egitto era governato da un governo ad interim, l’accordo è verbale invece che su carta. I russi puntano su un Feldmaresciallo Abdel-Fatah al-Sisi vincente alle elezioni per attuare l’accordo all’inizio del suo mandato. Al-Sisi veleggia verso il potere questo mese.” Il campo di applicazione dell’accordo potrebbe allargarsi includendo ulteriori equipaggiamenti per la difesa come gli elicotteri da combattimento Mi-35, missili anticarro e sistemi di difesa costiera.

Il velivolo
L’aeronautica egiziana, in gran parte basata sugli obsoleti jet F-16 degli USA, probabilmente sarà entusiasta di ricevere il nuovo caccia da superiorità aerea russo. Il nuovo MiG, presentato nell’air show di Bangalore del 2007, è un velivolo multi-ruolo con buone capacità ognitempo nelle missioni aria-aria e d’attacco di precisione contro obiettivi terrestri. La versione per l’esportazione sarà equipaggiata con il radar a matrice a scansione elettronica attivo (AESA) Zhuk-AE, ed è compatibile con sistemi d’arma russi e occidentali. Mentre i suoi detrattori dicono che i MiG-35 sia solo un MiG-29 rinnovato, in realtà il MiG-35 è un aereo notevolmente migliorato, il 30 per cento più grande e classificato come jet da combattimento di 4.ta++ generazione. Non solo è un asso nel dogfight in grado di neutralizzare aerei d’attacco e missili da crociera, ma può distruggere obiettivi di superficie a distanza e può anche condurre missioni di ricognizione. Può anche avere alcune caratteristiche stealth per via dell’uso di materiali compositi. Inoltre, non è più un figliastro dei militari russi. Secondo il comandante dell’aeronautica russa Generale Aleksandr Zelin, fino a quando il caccia stealth PAK-FA sarà introdotto, l’esercito russo utilizzerà i nuovi caccia multiruolo MiG-35D per fronteggiare l’ultimo aereo stealth statunitense F-35. “Non abbiamo rinunciato ai velivoli leggeri MiG-35D, ma punteremo al PAK-FA in futuro”, ha detto il Generale Zelin. La Russia ha firmato un contratto da 473 milioni di dollari per 16 caccia MiG-35 da consegnare dal 2016. Secondo l’United Aircraft Corporation, la società prevede che circa 100 caccia MiG-35 saranno prodotti “nel breve termine”.

Dogfight mediorientale
Se la vendita andrà in porto, sarà un evento d’importanza strategica perché segnerà il ritorno della Russia nel Medio Oriente dopo 40 anni di deserto diplomatico. Nel 1972, l’allora presidente egiziano Anwar Sadat espulse oltre 17000 consiglieri militari sovietici dal Paese e aderì all’alleanza impopolare con Stati Uniti e Israele. Non solo l’accordo indica che l’influenza statunitense nella regione s’indebolisce, ma dal punto di vista della Russia sarebbe un altro successo dopo la Siria e la Crimea, nel suo braccio di ferro strategico con l’occidente. Secondo gli analisti strategici Yiftah Shapir, Zvi Magen e Gal Perel dell’Istituto di studi sulla sicurezza nazionale israeliano, “la Russia ha designato il Medio Oriente come un altro fronte nella lotta globale contro l’occidente, in parte  bilanciando le pressioni in Europa orientale… La Russia quindi ha un interesse preciso nel vendere armi all’Egitto, in quanto potrebbe migliorarne significativamente la posizione internazionale ed essere il degno esempio per gli altri Paesi della regione dell’espansione della cooperazione“. Gli israeliani credono che l’accordo sarà una grave sconfitta politica e diplomatica degli Stati Uniti in Medio Oriente, un rifiuto diretto a Washington. Un analista locale l’ha descritto come il possibile  caso di “Obama che cede l’Egitto a Putin“.

2985Cairo in bancarotta, chi paga?
L’Egitto è a pochi passi dal disastro finanziario. Da quando i russi se ne andarono negli anni ’70, i requisiti per la Difesa del Paese furono affidati agli Stati Uniti. Tuttavia, nell’ottobre 2013 gli USA dissero che avrebbero “ricalibrato” gli aiuti per la Difesa dell’Egitto sospendendone una parte secondo una disposizione legale statunitense che vieta di vendere armi ai regimi che arrivano al potere con un colpo di Stato militare. In tale contesto, la capacità dell’Egitto di auto-finanziare tali acquisti è dubbia. Mentre Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti sarebbero disposti a pagare i MiG, la grande domanda è, sarà vero? Entrambe le dittature del Golfo sono fermamente nel campo statunitense, ma ultimamente cercano di ricucire con Mosca. I sauditi, che apertamente sostengono i fondamentalisti islamici in Siria nel tentativo di rovesciare il Presidente Bashar Al-Assad, si sentirono frustrati quando gli Stati Uniti ci ripensarono e decisero di non attaccare la Siria. L’Arabia Saudita è anche preoccupata dalle aperture statunitensi verso l’acerrimo nemico Iran. Rafforzare l’Egitto, l’unico Paese arabo (ora che l’Iraq è neutralizzato) che può essere un baluardo contro i temuti persiani, è quindi nell’interesse di Riyadh. Tuttavia, se i finanziamenti in petrodollari non passano, ciò non significa che Mosca mollerà tale opportunità strategica. L’azienda di esportazioni di armamenti russa Rosoboronexport piazza vendite in tutto il mondo, utilizzando finanziamenti agevolati garantiti dal governo russo. Sergej Tshimisov, funzionario per gli armamenti russo, ha detto al giornale kuwaitiano al-Ray che Mosca è pronta a essere “molto flessibile” nei pagamenti essendo interessata a consolidare i rapporti con Cairo.

Occasione mancata?
Quando il MiG-35 fu offerto all’India, il problema principale dell’aeromobile era la mancanza di sostegno statale al programma. Ciò funse da ostacolo nel garantire ordini esteri. La manutenzione è il secondo problema. Il tempo fra le revisioni del motore era di almeno 2000 ore e la vita totale era di 4000 ore, ma l’RD-33 non soddisfaceva questi parametri, secondo una fonte di Kommersant. Entrambi i problemi sono ora sistemati e l’aereo è pronto per il decollo. La Serbia è un’altra nazione che ha firmato per l’aeromobile. La domanda è, l’India rimpiangerà di non aver acquistato il MiG-35, che costa solo 30-40 milioni di dollari per unità rispetto al Rafale prezzato oltre 100 milioni di dollari, in aumento.

AIR_MiG-35D_5oclock_lgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

i0570rp
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: operazioni “soft” dell’esercito russo

Valentin Vasilescu, Reseau International

569Con ordinanza del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin le forze del comando strategico occidentale hanno avviato l’attuazione di una esercitazione militare di cinque giorni. Tale esercitazione è volta a testare l’uso massiccio di sistemi C4I nella mobilità aerea e nella lotta antiterrorismo.
Il C4I è un concetto moderno di moltiplicazione per 10 di mobilità, velocità di risposta, efficienza e precisione della tecnica nel combattimento convenzionale, basandosi sull’utilizzo esteso di microprocessori, attrezzature di comunicazione satellitare, sensori integrati di rilevamento e puntamento di ultima generazione. La potenza di elaborazione e memoria dei server e della protezione crittografia digitale su tutta la gamma di ultima generazione, rende impossibile qualsiasi interferenza. Pertanto, nell’ambito di questa operazione non partecipano gruppi navali, formazioni di bombardieri, concentramenti di corazzati o missili balistici intercontinentali.
Un primo obiettivo dell’esercitazione è controllare la capacità d’infiltrazione occulta e simultanea di  centinaia di gruppi di ricognizione strategica (i gruppi Alfa, composti da un massimo di 10 elementi), in aree urbane considerate ostili dagli organizzatori dell’esercitazione. Data la densità della popolazione e le grandi aree urbane nella parte europea della Russia, il luogo dell’attivazione dell’esercitazione si trova nella Russia occidentale. La missione è cooperare con i volontari che operano in questa regione fornendo le informazioni per rilevare con precisione i gruppi terroristi specializzati in operazioni di guerriglia urbana.
Lo scopo del gruppo Alfa è rilevare a distanza, con un dispositivo innovativo ancora in fase di test, i depositi di armi, munizioni, esplosivi, ogni membro dei gruppi terroristi e i loro sostenitori. Questo dispositivo permette il monitoraggio continuo, anche via satellite, dei bersagli mobili e fissi segnalati. Il secondo obiettivo dell’operazione è verificare la capacità d’infiltrazione e le azioni appropriate dei gruppi di assalto aviotrasportati, di notte, per catturare o neutralizzazione obiettivi terroristici e, successivamente, l’esfiltrazione dei gruppi assalto e dei gruppi Alfa dalla regione.

1510538Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare dell’aeroporto di Otopeni, laureatosi in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rafforza la difesa antimissile

Russia e Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) si preparano a blindare il proprio spazio aereo dai missili balistici
Andrej Kisljakov, Rossijskaja Gazeta, 30/01/2014

full-17362-18351-5p85te2_baz_6402_tel_1sCon l’obiettivo di migliorare il sistema di difesa aerospaziale, la Russia da qualche anno lavora per creare un unico sistema di difesa antiaerea e antimissile per proteggere efficacemente sia il proprio territorio che i Paesi che compongono la Comunità degli Stati indipendenti (CSI). Il sistema avrà diversi elementi, con sistemi di difesa a corto raggio (Tunguska, Tor-M2, Pantsir-S1, Buk e Morfej), a medio raggio (S-300 e Vitjaz) e a lungo raggio S-400, S-500 e A-235 Samoljot-M. I sistemi S-500 e A-235, utilizzati dalla difesa antimissile di Mosca, saranno gli elementi chiave della difesa militare spaziale con la capacità di neutralizzare i missili balistici intercontinentali e i missili balistici a medio raggio. Le batterie antiaeree S-500 avranno per missione primaria contrastare l’attacco con missili balistici a raggio medio e lungo, potendoli distruggere nella fase terminale della loro traiettoria. Il complesso sarà dotato di radar in grado di rilevare bersagli da una distanza di 900 km. Il Consorzio per la Difesa Aerea Almaz-Antej, responsabile dello sviluppo del sistema, avvierà i test di alcune batterie di S-500. Il piano prevede di mettere a punto il sistema al più presto: la prima batteria antiaerea di serie dovrebbe diventare operativa in pochi anni, ha riferito il Generale Aleksandr Golovko, comandante della Difesa Aerospaziale russa. Il generale ha aggiunto che il programma degli armamenti prevede l’acquisto di cinque batterie dei sistemi missilistici antiaerei S-500.

La velocità spaziale non aiuterà i bersagli
Secondo il Generale Viktor Bondarev, Comandante supremo delle Forze aeree russe, il sistema S-500 può raggiungere simultaneamente dieci bersagli balistici. La velocità dei bersagli attaccati può raggiungere i 7 km/s. In confronto, la velocità richiesta per posizionare un oggetto in orbita è 7,9 km/s. Bondarev ha anche osservato che le caratteristiche tecniche dell’S-500 saranno superiori a quelle dell’S-400 russo e del MIM-104F Patriot PAC-3 statunitense. Il complesso verrà utilizzato per la difesa antiaerea e antimissile di grandi aree del Paese, come impianti industriali e postazioni strategiche. Questo complesso è unificato al sistema Amur-135, parte della difesa missilistica di Mosca e al sistema A-235 Samoljot-M. Inizialmente, il sistema missilistico S-500 utilizzerà il missile dell’S-400 Trjumf, presente nell’arsenale della Russia, come affermato dal viceministro della Difesa Viktor Popovkin, nel febbraio 2011.

Mosca sarà protetta da un supercomputer
I test del nuovo sistema di difesa antimissile di Mosca, l’A-235, sono iniziati nel 2013. Tutto indica che il sistema Samoljot-M sarà dotato di moderni missili intercettori 53T6, oggi utilizzati dal sistema Amur. Il nuovo sistema di difesa antimissile balistico potrebbe esser dotato di testate cinetiche e nucleari. Il contratto di elaborazione del sistema A-235 fu firmato nel 1991. Il progetto principale è prodotto dal consorzio Almaz-Antej, che ha creato gli S-300 ed S-400 e sviluppa l’S-500. Probabilmente il sistema A-235 sarà equipaggiato con il supercomputer Elbrus-3M, oltre alla stazione radar Don-2N e da due anelli ABM di media e lunga gittata. I dati essenziali del sistema S-500 rimangono segreti, ma si ritiene che possa scambiare informazioni con il sistema Samoljot-M,  aumentandone la precisione nella distruzione dei bersagli manovranti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sopravvivenza del dollaro dietro le tensioni USA-Cina

Finian Cunningham, PRESS TV 1.12.2013

1463253L’escalation delle tensioni militari tra Washington e Pechino sul Mar Cinese Orientale è solo superficialmente dovuta alla dichiarazione unilaterale della Cina di una zona di difesa aerea. La vera ragione dell’ira di Washington è il recente annuncio dei cinesi di voler ridurre la loro riserva di dollari. Questa mossa è volta a ridurre i 3,5 trilioni di dollari USA di riserva e ad aumentare il commercio globale cinese di petrolio basato su valute nazionali, rappresenta una minaccia mortale per i petrodollari e l’intera economia statunitense. Questa minaccia al reddito degli USA, già sull’orlo del fallimento, del debito record e del crollo sociale, spiegherebbe il motivo per cui Washington ha risposto con tale belligeranza alla creazione dell’Air Defense Identification Zone (Adiz) della Cina che si estende a 400 miglia dalle coste sul Mar Cinese Orientale. Pechino ha detto che la zona è volta a fermare le azioni intrusive degli aerei spia statunitensi sul suo territorio. Gli Stati Uniti hanno condotto sorvoli militari sul territorio cinese per decenni, senza dare a Pechino la minima notifica. Nell’aprile 2001, un pilota di caccia cinese fu ucciso quando il suo aereo si scontrò con un aereo spia statunitense. L’equipaggio statunitense sopravvisse, ma l’incidente scatenò il furore diplomatico di Pechino, che illustrava la violazione illegale e sistematica di Washington della sovranità cinese.
Pochi giorni dopo l’annuncio della Cina sulla nuova ADIZ, gli Stati Uniti hanno inviato due bombardieri B-52 nello spazio aereo senza dare a Pechino la necessaria notifica della rotta. Gli alleati degli USA, Giappone e Corea del Sud, hanno anche inviato aerei militari in sfida alla Cina.  Washington ha respinto la zona dichiarata dai cinesi e ha affermato che è spazio aereo internazionale. Una seconda intrusione aerea sul suo territorio, denunciata dalla Cina, ha coinvolto due aerei da ricognizione statunitensi e 10 jet da combattimento F-15 giapponesi di fabbricazione statunitense. In tale occasione, Pechino ha reagito con forza facendo decollare caccia Su-30 e J-10 per inseguire i velivoli stranieri intrusi. Molti analisti vedono le ultime tensioni nell’ambito del contenzioso tra Cina e Giappone sulle isole conosciute rispettivamente come Diaoyu e Senkaku, nel Mar Cinese Orientale. Entrambi i Paesi ne rivendicano la proprietà. Le isole sono disabitate, ma il mare circostante è una ricca zona di pesca e il fondo marino potrebbe contenere enormi riserve di petrolio e gas. Controllando il cielo sopra le isole, la Cina sembra aggiungerebbe ai suoi diritti territoriali le isole contestate.
Con un avvertimento provocatorio a Pechino, il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel ha ribadito che il decennale patto militare USA-Giappone riguarda qualsiasi violazione cinese della pretesa del Giappone sulle isole Diaoyu/Senkaku. E’ difficile giustificare Washington e la posizione di Tokyo sulla questione. Le isole sono molto più vicine alla Cina continentale (250 miglia) che al Giappone (600 miglia). La Cina sostiene che le isole fecero parte del proprio territorio per secoli, fino a quando il Giappone li annesse nel 1895, durante la sua espansione imperialista, che alla fine portò alle vere e proprie invasione e guerra di aggressione alla Cina. Inoltre, come sottolinea Pechino, gli Stati Uniti e il loro alleato giapponese dal dopoguerra, hanno dichiarato proprie zone di difesa aerea. E’ davvero inconcepibile che aerei e bombardieri spia cinesi possano violare senza preavviso la West Coast degli Stati Uniti senza che il Pentagono ordini una feroce rappresaglia. Inoltre, la mappe mostrano che la zona di difesa aerea statunitense si estende dal territorio meridionale del Giappone ben oltre ogni limite ragionevole, a metà strada tra Cina e Giappone.  Questa imposizione arbitraria sostenuta dagli statunitensi sulla sovranità territoriale cinese è, quindi, vista come una convenzione arrogante, istituita e mantenuta da Washington per decenni.
Gli Stati Uniti e i loro media presentano assurdamente la recentemente dichiarata zona di difesa aerea di Pechino come “dimostrazione di muscoli e un fomentare le tensioni della Cina”. E Washington sostiene che difende nobilmente i suoi alleati giapponesi e sudcoreani dall’espansionismo cinese. Tuttavia, sullo sfondo vi è la mossa della Cina volta ad abbandonare il dollaro USA, probabilmente la vera causa del militarismo di Washington nei confronti di Pechino. L’apparente confronto sul territorio aereo e marittimo, su cui la Cina ha diritto, non è che il pretesto degli Stati Uniti per mobilitare il loro esercito e in effetti minacciare la Cina.
Negli ultimi anni, la Cina si allontana gradualmente dall’egemonia finanziaria statunitense. Questa egemonia si basa sul dollaro quale valuta di riserva mondiale e, per convenzione, normale mezzo di pagamento nel commercio internazionale e in particolare del petrolio. Tale regime è obsoleto data la bancarotta dell’economia degli Stati Uniti, ma permette agli Stati Uniti di continuare a rastrellare crediti. La Cina, seconda più grande economia del mondo e primo importatore di petrolio, ha o  cerca accordi commerciali petroliferi con i suoi principali fornitori, tra cui Russia, Arabia Saudita, Iran e Venezuela, coinvolgendo l’impiego di valute nazionali. Tale sviluppo rappresenta una grave minaccia per i petrodollari e il loro status di riserva globale. L’ultima mossa di Pechino del 20 novembre, il preavviso di voler basare le proprie riserve di valuta estera passando dai rischiosi titoli del Tesoro degli Stati Uniti a una combinazione di altre valute, è il presagio che l’economia statunitense ha i giorni contati, come Paul Craig Roberts ha osservato la settimana scorsa.
Questo è naturalmente un legittimo diritto della Cina, come lo sono le sue rivendicazioni territoriali. Ma nella mentalità imperialista e megalomane di Washington, la “minaccia” all’economia statunitense e al suo modello di vita basato sul debito viene percepita come un tacito atto di guerra.  Ecco perché Washington reagisce così furiosamente e disperatamente al recente corridoio aereo  dichiarato dalla Cina. Si tratta di un pretesto degli Stati Uniti per mostrare il pugno di ferro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA minacciano la Siria: la politica estera dal grilletto facile

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29.08.2013

996546Le informazioni e le dichiarazioni fatte a Washington sono molteplici e spesso contraddittorie.  L’unica cosa chiara sono i funzionari degli Stati Uniti che sembrano preparare il terreno per un’azione militare contro la Siria per un presunto utilizzo di armi chimiche, un’affermazione non confermata. Con tutte le dichiarazioni fatte e il clamore sollevato sull’uso di armi chimiche in Siria, l’amministrazione è rimasta quasi nessuna scelta, poiché altrimenti minerebbe la propria credibilità. Il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden non hanno lasciato alcun dubbio che saranno presi provvedimenti. In un’intervista alla BBC, il segretario alla Difesa USA Chuck Hagel affermava che i militari sono ‘pronti a rispondere’ alla Siria. Aveva detto alla BBC, il 27 agosto, che l’esercito statunitense aveva ‘inviati i mezzi sul posto’, così tutte le opzioni sono a disposizione del presidente. Secondo Kerry, la prova di un grande attacco con armi chimiche in Siria era ‘innegabile’, una rivendicazione che Assad definiva ‘assurda’. Ricordandosi del ‘dossier’ prima della guerra in Iraq, le prove saranno sottoposte a notevoli controlli questa volta.
Gli Stati Uniti lanceranno un attacco contro la Siria, mentre la squadra delle Nazioni Unite è ancora nel Paese? L’amministrazione non potrà tentare alcun attacco mentre è in programma un viaggio di Obama, che deve avere incontri in Svezia e in Russia la prossima settimana, al fine di evitare che il comandante in capo sia all’estero, quando gli Stati Uniti lanceranno l’azione militare. Nel frattempo, le borse sprofondano e il prezzo del petrolio schizza vertiginosamente per la crescente preoccupazione di un attacco imminente.

Risposta internazionale
Il dibattito interno sottolinea lo scarso interesse internazionale per un ampio schieramento di forze in Siria. La posizione degli Stati Uniti è inequivocabilmente approvata da Regno Unito, Francia, Germania e alcuni altri membri della NATO. Fonti dell’opposizione siriana hanno detto di aspettarsi un imminente intervento occidentale nel conflitto. “Non vi è alcuna tempistica precisa… ma si può parlare di un imminente intervento internazionale contro il regime. E’ questione di giorni e non di settimane”, l’agenzia AFP citava il funzionario della Coalizione nazionale siriana Ahmad Ramadan. Ciò che è importante è l’assenza di un aperto sostegno dai governi arabi, neanche dall’Arabia Saudita, così l’occidente trova scarsa copertura politica regionale per un intervento che potrebbe prendere la direzione sbagliata. La Lega Araba aveva detto che riterrà il presidente siriano Bashar al-Assad responsabile degli attacchi e aveva richiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Ma qui i suoi delegati, il 27 agosto, esortavano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, piuttosto che l’occidente, ad adottare un’azione ‘deterrente’ contro la Siria per evitare il ripetersi dei presunti attacchi chimici del 21 agosto. I leader arabi hanno pubblicamente sostenuto che ogni azione militare internazionale dovrebbe essere sanzionata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia è stato l’unico grande alleato musulmano in Medio Oriente degli Stati Uniti ad annunciare che avrebbe aderito alla coalizione militare internazionale contro la Siria, anche senza l’approvazione dell’ONU.
In un’intervista pubblicata il 27 agosto sul sito della Syrian Arab News Agency, il Presidente Assad accusava gli USA e altri Paesi di “indegna e palese mancanza di rispetto dell’opinione pubblica degli Stati Uniti e degli altri Paesi, non c’è ente nel mondo, per non parlare di una superpotenza, che lanci un’accusa e poi raccolga le prove per dimostrarla”. Assad avvertiva che se gli Stati Uniti attaccavano la Siria, si sarebbero trovati di fronte “ciò che hanno dovuto subire in ogni guerra dai tempi del Vietnam: il fallimento”. L’agenzia stampa della Cina ha ricordato che l’intelligence usata per giustificare l’invasione dell’Iraq, nel 2003, si rivelò errata, mentre il vicino e alleato della Siria, l’Iran, dichiarava che qualsiasi attacco potrebbe minacciare la stabilità della regione. La Russia avvertiva le potenze occidentali, il 26 agosto, contro qualsiasi intervento militare in Siria. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva detto che Mosca non ha intenzione di essere coinvolta in un conflitto militare e che Washington e i suoi alleati avrebbero ripetuto ‘gli errori del passato’, se intervenivano in Siria. “L’uso della forza senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una gravissima violazione del diritto internazionale”, aveva detto Lavrov in una conferenza stampa, in cui metteva in dubbio le accuse dei ribelli secondo cui le forze governative siriane hanno usato armi chimiche. “Se qualcuno pensa che con il bombardamento e la distruzione dell’infrastruttura militare siriana, lasciando che sul campo di battaglia gli oppositori del regime vincano, tutto sarebbe finito, s’illude”. Il ministro aveva anche espresso dubbi sulla veridicità delle affermazioni degli Stati Uniti e degli europei sull’incidente, “Washington, Londra e Parigi dicono di avere prove inconfutabili che il governo siriano sia dietro l’attacco chimico a Damasco, ma non hanno ancora presentato queste prove. Eppure, continuano a dire che la ‘linea rossa’ è stata attraversata.” Il ministro ha detto che tali eventi mettono il mondo su una ‘strada pericolosa’ ed ha avvertito che ‘ripetere lo scenario iracheno e libico’ coinvolgendo forze esterne, sarebbe un ‘terribile errore che porterà ad ulteriore spargimento di sangue‘. Nella conferenza stampa Lavrov ha parlato di come i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Francia suscitino emozioni tra persone scarsamente informate che, una volta eccitate, devono essere soddisfatte con una guerra.

Le opzioni militari in generale
A luglio il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) degli USA, Generale Martin Dempsey, aveva detto che l’amministrazione Obama stava preparando diversi scenari per un possibile intervento militare in Siria. A luglio, il massimo comandante militare degli USA aveva pubblicamente sconsigliato l’intervento militare in Siria. Secondo le stime del CJC, stabilire una no-fly zone o un santuario in Siria, o controllare le armi chimiche del governo della Siria, costerebbe almeno un miliardo di dollari al mese e richiederebbe navi, aerei e diverse migliaia di truppe. La CIA aveva inviato armi in Giordania per consentire un assalto concertato con i ribelli per agosto-settembre. Qualche centinaio di combattenti è entrato in Siria. Il 22 luglio, Dempsey delineava cinque opzioni per l’intervento militare in Siria, in una lettera non classificata indirizzata al Congresso degli Stati Uniti. Il sito del quotidiano dei militari degli Stati Uniti Stars and Stripes, forniva un riassunto del documento, che diceva che gli Stati Uniti hanno bisogno di effettuare 700 sortite con inevitabili perdite, per degradare le forze armate del regime. Tale opzione richiederebbe centinaia di aerei e navi, e che “a seconda della durata, il costo sarebbe di miliardi di dollari”.
Secondo il giornale (1), queste sono le cinque opzioni descritte da Dempsey per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria:
– una missione ‘per addestrare, consigliare e assistere’ senza che truppe degli USA siano direttamente coinvolte nei combattimenti;
– limitati attacchi aerei stand-off, al di fuori della Siria, mirando “alle strutture di difesa aerea, aviazione, esercito, missili, forze navali, di supporto e centri comando del regime”;
– adottare una no-fly zone per abbattere le difese aeree siriane e controllare i cieli in tutto il paese.  Perché all’aviazione statunitense sarebbe necessario sorvolare lo spazio aereo siriano, altrimenti il rischio per le truppe statunitensi sarebbe più alto.
– creazione di zone cuscinetto per proteggere i confini della Turchia e della Giordania, e per proteggere i civili siriani.
– controllare le armi chimiche. Questa è l’opzione più complessa. Richiederebbe attacchi aerei e missilistici, una no-fly zone e migliaia di truppe sul terreno.
Il mese scorso, il Pentagono lasciava circa 800 truppe da combattimento dotate di una squadriglia di aerei da combattimento F-16 e del sistema antimissile Patriot sul confine giordano, dopo un’esercitazione militare di routine. La forza farà parte dell’operazione.

Lo scenario di domani
Il presidente ha finora escluso d’inviare truppe statunitensi sul terreno in Siria ed ufficiali dicono che non prendono in considerazione la creazione unilaterale di una no-fly zone. Un attacco limitato consentirebbe ad Obama di poter dire di attuare il suo avvertimento di un anno prima, secondo cui Assad subirebbe il ‘cambio del gioco’ se usasse armi chimiche. Tra le opzioni militari in esame vi sono attacchi missilistici su unità siriane ritenute responsabili degli attacchi chimici o alla forza aerea e ai siti dei missili balistici di Assad, secondo ufficiali degli USA. Tali attacchi potrebbero essere lanciati da navi e sottomarini (in numero limitato) o da aerei da combattimento degli USA in grado di lanciare missili all’esterno dello spazio aereo siriano, evitando così le difese aeree siriane. Quattro cacciatorpediniere della marina degli Stati Uniti attendevano nel Mediterraneo orientale l’ordine del presidente Obama di colpire le risorse militari del regime siriano, ciascuno dotato di 90 missili da crociera Tomahawk (cifra assurda anche nel totale. NdT). L’USS Mahan, USS Gravely, USS Barry e USS Ramage sono “pronti e posizionati per qualsiasi opzione”, riferivano gli ufficiali della difesa USA. Gli ufficiali avevano detto che i probabili bersagli di eventuali attacchi con i missili cruise sarebbero collegati alla capacità del regime di lanciare attacchi con armi chimiche. Possibili obiettivi comprenderebbero arsenali, centri di comando e controllo, radar, comunicazioni, e altri comandi militari. Meno probabile l’attacco ai siti di armi chimiche, a causa del rischio di rilasciare gas tossici.
NBC aveva riportato che gli attacchi missilistici avrebbero luogo il 29 agosto. Altre fonti dicono che l’attacco si svolgerà nei prossimi giorni. Un breve singolo attacco potrebbe invece essere simbolico e non durare più di un paio di giorni, limitandosi ai quattro cacciatorpediniere, piattaforme di lancio dei missili da crociera nel Mediterraneo, che colpiscono il sistema di comando e controllo, nonché altri obiettivi militari fondamentali. Questa operazione sarebbe simile al bombardamento della Libia degli Stati Uniti nel 1986, nome in codice Operazione El Dorado Canyon. L’attacco fu condotto da US Air Force, US Navy e US Marine Corps per mezzo di attacchi aerei, in risposta all’attentato a una discoteca di Berlino del 1986. Limitata nel tempo, avrebbe costi  contenuti. Non c’è dubbio che in qualsiasi scenario, la Quarta Divisione corazzata e la sua 155.ma Brigata, principale componente da combattimento, saranno tra i bersagli. Il secondo scenario prevede un’operazione aerea piuttosto lunga, simile a quella condotta dalla NATO contro la Libia nel 2011. Questa linea di condotta coinvolgerà l’occidente nella guerra a fianco dei ribelli, continuandola fin quando Assad sarà rovesciato o l’intervento fallirà. C’è anche uno scenario intermedio che presuppone intensi bombardamenti e consecutiva sostituzione nell’iniziativa con attori regionali come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso nessuna decisione sulla Siria, il 28 agosto, e non si sa ciò che s’è detto a porte chiuse. La Russia ha detto che l’ONU deve terminare le indagini sulle accuse, prima di discutere qualsiasi risoluzione. Prendendo in considerazione quanto forte sia il supporto all’intervento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, bisogna dare un’occhiata a quale potrebbe essere la risposta…

Siria: capacità di resistenza
La Siria non cadrà vittima di attacchi informatici, il suo sistema di comando e controllo non dipende dai computer. E’ un vantaggio date le circostanze. Le Forze armate siriane hanno impedito l’intervento per due anni e mezzo. Sono una forza con cui fare i conti anche su scala globale (truppe di terra e forza aerea), il morale è alto, e vi sono stati pochi disertori finora. I sistemi di combattimento sono relativamente obsoleti, ma in grado di infliggere gravi danni. Si ricordi la Jugoslavia nel 1999, quando gli obsoleti S-125 colpirono i moderni F-117A e F-16C. La Siria è in grado di colpire da grande distanza bersagli navali, come piattaforme per missili da crociera e navi anfibie. Questa capacità è fornita da aggiornati missili antinave. Il K-300P Bastion-P (nome in codice NATO SSC-5) è un moderno sistema missilistico mobile a lungo raggio russo per la difesa costiera, progettato per distruggere diverse navi di superficie. Il sistema utilizza il P-800 Jakhont (SS-N-26) un missili cruise antinave con una portata massima di 300 km. Il sistema missilistico è montato su un veicolo mobile che può dispiegare i missili in meno di cinque minuti e rimanere in attesa attiva per un periodo di 3-5 giorni, mantenendo alla larga la 6a flotta statunitense.
La difesa aerea siriana ha 40.000 effettivi e un comando indipendente nelle Forze Armate; è dotata di 650 lanciamissili fissi SA-2 (S-200 Angara), SA-3 (2K12 Kub) e SA-5 (S-200), 200 lanciamissili mobili SA-6 (versione mobile del Kub), SA-11 (Buk) e Pantsir-S1 (SA-22) oltre a 4.000 cannoni antiaerei. La difesa a bassa quota comprende i moderni missili di produzione russa SA-22 Greyhound (96K6 Pantsir S-1E) e Buk-M2. I sistemi di alta quota sono i relativamente obsoleti SA-2 Guideline (CP-75 Dvina/S-75M Volga) e SA-3 Goa (S-125 Neva/S-125M Pechora), ma ancora abbastanza efficienti per colpire qualsiasi bersaglio volante moderno. La Siria ha una difesa aerea abbastanza forte per infliggere perdite significative. I lanciamissili antiaerei portatili e i sistemi di artiglieria per la difesa aerea resteranno intatti.
I 28 membri della NATO possiedono circa 20.000 carri armati e 6000 aerei da combattimento  dall’Alaska al Kurdistan turco. In contrasto, la Siria possiede circa 5000 carri armati e 500 aerei da combattimento concentrati sul suo territorio relativamente limitato. Facendo un confronto individuale, gli Stati Uniti sono l’unico membro dell’Alleanza numericamente prominente. La NATO ha il vantaggio sulle navi, ma non è un fattore decisivo, non questa volta, perché si tratta di una battaglia aereo-terrestre. Secondo il rapporto preparato dal prestigioso RUSI di Londra, il dato minimo richiederebbe almeno 500.000 truppe di terra efficienti con una forza aerea che fornisca supporto in combattimento e forze navali sufficienti ad assicurare un continuo e libero appoggio marittimo, soprattutto nelle prime fasi dell’intervento e quale precauzione in caso di fallimento. (2)

Implicazioni
La Siria è completamente diversa dalla Libia, ha alleati: Iran, Hezbollah in Libano, che si attiverebbero, soprattutto Hezbollah. L’organizzazione libanese è un fedele alleato della Siria, con più di 20.000 soldati, carri armati e missili. Il personale ha acquisito esperienza affrontando l’esercito israeliano. L’organizzazione ha filiali in Giordania, Yemen e nel Sinai. Il potenziale della Siria è reale, a differenza di quello della NATO, che in alcuni casi è forte solo sulla carta. Dopo aver lanciato l’operazione in Libia nel 2011, gli alleati non poterono trovare che un centinaio di aerei, mentre formalmente ne avevano più di 2500. Germania, Grecia ed Europa orientale evitarono l’operazione. Così oggi, Stati Uniti e Regno Unito otterrebbero probabilmente solo sostegno verbale. Colpendo le infrastrutture militari di comando e controllo siriani, gli Stati Uniti minerebbero la capacità della Siria di assicurare i depositi di armi chimiche, aumentando notevolmente la possibilità che possano finire nelle mani sbagliate. Sarà responsabilità degli Stati Uniti e dei loro compagni d’armi, se accadesse. Gli europei (e i nemici arabi dei siriani) entrano nel panico anche solo sentendo dell’impossibilità di attuare una qualsiasi operazione militare senza subire eventuali perdite militari. La crisi economica in atto in Europa non è certo un momento propizio per farsi coinvolgere in avventure militari. Si ricordi come la limitata operazione in Libia ha danneggiato i budget militari dei membri della NATO, con il resoconto dell’esaurimento di carburante e munizioni ad alta precisione. Le PGM furono quasi tutte usate per distruggere l’equipaggiamento corazzato e l’artiglieria estremamente obsoleti della Libia. Le ‘bombe intelligenti’ si rivelarono assai diverse da ciò che si credeva fossero, spesso una munizione ad alta precisione è più costosa del bersaglio, mentre l’arsenale occidentale ha avuto meno PGM che bersagli da colpire. La Libia è stata una vittoria di Pirro, facendo emergere i grandi errori del pensiero e della pianificazione militari occidentali contemporanei. Provate a immaginare cosa sarebbe stato se degli aerei da combattimento fossero andati persi. Lo saranno nel caso della Siria.
Se l’obiettivo è rovesciare il regime di Assad, allora i missili da crociera non sono sufficienti. In nessun modo potrebbero limitarsi ai soli attacchi aerei; una fase terrestre è inevitabile, e tale fase è impossibile senza la Turchia. Se la Turchia aderisce all’operazione, subirebbe pesanti perdite. La NATO colmerebbe i vuoti nel caso delle munizioni o degli equipaggiamenti necessari, ma la partecipazione non si tradurrà anche in un pesante tributo di vite umane. La Turchia ne avrà dei dividendi politici reali? Quasi nessuno, il suo ruolo sarà probabilmente quello di carne da cannone dell’occidente. La Turchia ebbe una clamorosa occasione per avviare la guerra, quando un suo aereo fu colpito il 22 giugno 2012, ma non invocò l’articolo 5 del trattato di Washington per una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Invece preferì “lamentarsi” presso la NATO, ricevendo “sostegno morale” in cambio. Nessun articolo 5 era all’ordine del giorno. E il Paese ha appena visto cosa sia una rivolta civile su larga scala. Il popolo turco difficilmente sarebbe felice del coinvolgimento in un’avventura militare. E il fattore curdo è certamente qualcosa che il governo turco non può ignorare, soppesando le varie probabilità.
La Siria esaurirà la NATO diminuendone notevolmente le capacità per un’operazione contro l’Iran. Se l’Iran difenderà la Siria, allora lo scenario sarà molto più complicato e più ampio. Se l’Iran interviene poi in tutta la regione, sarà interessata da combattimenti che si diffonderanno nel Golfo Persico, dove gli sciiti hanno già dimostrato scontento verso la loro situazione nei Paesi governati da sunniti. L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz, uno scenario che comporterebbe  difficoltà economiche per molti. Vi saranno violenze settarie nell’intera regione. La guerra innescherà scontri tra le comunità in Libano. Una possibilità è che la grande contesa locale si trasformerebbe in combattimenti su larga scala provocando la guerra civile. L’intervento verserà benzina sulle violenze in Iraq, dove gli attentati sono quasi diventati quotidiani. Il sentimento anti-americano nel mondo arabo sarà inevitabilmente diffuso, dopo tutto, essendo la Siria a lungo in contrasto con il suo vicino, Israele, stretto alleato degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e gli altri partecipanti all’operazione saranno responsabili dei danni collaterali inevitabili, verso cui dicono di preoccuparsi tanto; la vita dei civili inermi in cittadine densamente popolate e assai vicine, renderanno la missione NATO assai più pericolosa, mentre ulteriori vittime civili sarebbero inevitabili, se la NATO dovesse compiere attacchi aerei. Se le forze di Assad sono così indiscriminate da uccidere civili, così lo saranno anche quelle degli Stati Uniti.
L’ultimo sondaggio indica che solo il 45% degli statunitensi vorrebbe attaccare la Siria se avesse usato armi chimiche. Il supporto non è abbastanza forte da giustificare l’azione. A giugno un sondaggio Pew evidenziava che il 70% degli statunitensi è contrario ad armare i ribelli siriani. Il presidente Obama deve ancora convincere le persone della necessità dell’azione. Tutti i recenti interventi militari degli USA hanno fallito. La Serbia ha perso il suo territorio quando il Kosovo è diventato una zona colpita dal crimine; l’Iraq è diviso ed estremamente instabile, il Kurdistan iracheno è ormai diventato uno Stato separato, l’Afghanistan è il luogo in cui la NATO rischia di giocarsi il proprio destino e la Libia è incontrollata e divisa. C’è un forte motivo per non credere alle affermazioni degli Stati Uniti sulla veridicità sull’impiego di armi chimiche da parte della Siria. A maggio, la commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria segnalò ‘forti e concreti sospetti’ che i ribelli appoggiati dagli USA avessero gas sarin, “che fu usato dall’opposizione, dai ribelli, non dalle autorità del governo”, ha detto il commissario Carla del Ponte. C’è una ragione per credere che la corsa alla guerra, persegua l’obiettivo di impedire il controllo delle Nazioni Unite che smentirebbe le accuse di Washington ed eventualmente indicherebbe il coinvolgimento di Washington in un attacco false flag dei ribelli, inscenando una provocazione, qualcosa che sembrano aver già fatto in precedenza.
L’imminente attacco è un duro colpo alla speranza di una soluzione pacifica. Ora non vi è alcun incentivo ai ribelli per partecipare ai colloqui di pace con il governo siriano, mentre i militari dell’occidente vengono in loro aiuto. Parlando delle armi di distruzione di massa, è una questione di principio se delle persone vengono uccise da esplosivi all’uranio impoverito, come nei conflitti avviati dagli Stati Uniti, o con agenti chimici o qualsiasi altra arma. E perché dovrebbero essere demonizzate le armi chimiche, ma non le “bunker busters” nucleari da usare contro l’Iran? Un intervento militare in Siria potrebbe trasformarsi nella jihad dei terroristi, aiutandoli a rovesciare il governo secolare di Assad. Gli Stati Uniti non ha mai imparato la lezione dell’Iraq e sono sulla via di immergere loro stessi, e il mondo, in un altro pantano di caos e instabilità dalle conseguenze globali disastrose; gli appelli ad ascoltare la ragione non servono a nulla.

Note:
1. Stripes
2. Rusi.org

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 383 follower