Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. [...] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

mmrca-finalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea

Valentin Vasilescu Reseau International 27 maggio 20140_a8a96_19399f59_XXXLDopo più di tre mesi di propaganda occidentale sulla crisi in Ucraina, dove la Russia viene presenta come aggressore libero di attaccare tutti, si pone la questione se l’attuale russofobia sia stata indotta dal fallimento degli Stati Uniti nel sequestrare con la forza le avanzate attrezzature militari russe del valore di decine di miliardi di dollari. Qualsiasi Paese che dimostri una certa indipendenza verso Stati Uniti ed occidente, ricco di risorse e che pone un’alternativa al dominio USA nella regione, diventa automaticamente antidemocratico e un grave pericolo per la pace mondiale. I leader di questi Paesi vengono definiti dittatori e la maggior parte di loro muore prematuramente. Questo s’è notato in particolare nei Paesi del Mediterraneo che esercitano un vero centro d’influenza contro la forza degli Stati Uniti sostenuta da altri Paesi NATO (vedasi il caso di Jugoslavia, Libia, ecc.) In un documento del Ministero della Difesa russo del 2011, il principale nemico della Russia è il terrorismo internazionale, riferendosi ai ribelli islamisti in Siria e Libia. In tal modo, la Russia ha aperto il vaso di Pandora, mentre fissa luogo e ruolo della potente nuova squadra navale russa nel Mediterraneo, strutturata sulla base della Flotta del Mar Nero. Vale la pena ricordare che compito di questa flotta è impedire il bombardamento della Siria da parte degli Stati Uniti. Secondo il documento, la Russia è riuscita a creare una base per i rifornimenti degli aerei da pattugliamento marittimo Tu-142M e dei caccia intercettori MiG-31BM nella base aerea “Andreas Papandreou” a Paphos, Cipro.
Quando gli Stati Uniti hanno negato gli aiuti militari all’Egitto, del valore di 1,3 miliardi dollari all’anno, l’Egitto iniziò a negoziare il ritorno dei russi, dopo un’assenza di 40 anni, nella base aerea di Ras Banas nella penisola sul Mar Rosso, che gli avevano tolto per far posto agli statunitensi. La Russia è in trattative per l’invio permanente delle navi della Flotta del Mar Nero a Port Victoria, nelle Seychelles. Queste isole dell’Oceano Indiano occupano una posizione che permette di raggiungere facilmente sia il Golfo Persico che il Mar Rosso. A seguito della riorganizzazione del comando strategico meridionale della Russia, la 30.ma Divisione Navale (Flotta del Mar Nero), è stata dotata di 20 moderne navi in fase di ultimazione, tra cui sei sottomarini classe Varshavjanka, fregate lanciamissili specializzate in interferenze e ricognizione radio-elettroniche (SIGINT ed ELINT) e la prima portaelicotteri Mistral costruita dai francesi. La Flotta del Mar Nero comprende anche un corpo di spedizione (come gli Stati Uniti), composto da truppe aviotrasportate e truppe di fanteria navale. Il sostegno della Flotta del Mar Nero è fornito dalla 4.ta Divisione aerea e dal supporto antiaereo. Inoltre, una flotta indipendente da trasporto pesante, costituita da 135 aeromobili An-22, An-124, Il-76MD e An-12, fornisce la mobilità aerea alla forza di risposta rapida supplementare di 80000 soldati russi del 49° e 58° Corpo. La Forza di reazione rapida è soggetta alla Flotta del Mar Nero. Questo potente corpo di spedizione ha la capacità di distruggere qualsiasi gruppo o sistema considerato terroristico dalla Russia nel Mediterraneo, Africa orientale, Golfo Persico e Medio Oriente. Questa è solo la parte visibile dell’iceberg, dicono vari generali della riserva che hanno lavorato nel campo della Difesa spaziale della Federazione Russa, il cui elemento chiave è il sistema C4I, organizzato nella base ultramoderna della Flotta Mar Nero, nel sud della penisola di Crimea. E’ da lì che si assicura il coordinamento delle operazioni terrestri e navali in tutta la parte europea del territorio russo e del fianco meridionale della Federazione Russa. Nell’era sovietica, l’attuale base della Flotta del Mar Nero fu utilizzata per ospitare il centro di gestione delle missioni spaziali KIP-10, la cui responsabilità era guidare le missioni Saljut, Sojuz, Sojuz-Apollo e il programma Lunokhod dei veicoli automatici progettati per atterrare sulla Luna e percorrerne la superficie per analizzarne autonomamente la struttura, grazie al laboratorio a bordo.
L’errore di omissione commesso dagli analisti politici e militari stranieri, dicono i generali della riserva russa, deriva dalla loro ignoranza della nuova dottrina militare della Federazione russa che non può nemmeno concepire una futura operazione militare senza l’uso della potente componente spaziale. La componente spaziale, fatte salve le sede della Flotta del Mar Nero, mira ad aumentare di 10 volte mobilità, reattività, efficienza e precisione delle tecniche di combattimento convenzionali tramite sorveglianza e monitoraggio continui del 25% dell’emisfero settentrionale del globo. Il Centro Spaziale riceve informazioni dal radar antibalistico Voronezh-M (raggio operativo 6000 km) accoppiato ai sensori ottici e laser situati a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo), Pjonerskij (Kaliningrad) e Armavir sulla sponda orientale del Mar Nero. Il Centro Spaziale russo in Crimea riceve informazioni dalla rete satellitare di allerta KMO/K in grado di rilevare dall’orbita il lancio  di missili da crociera e balistici. Il centro è collegato alla rete di satelliti ELINT militari russi che controlla le trasmissioni radio ed elettroniche, così come i sistemi di navigazione che equipaggiano  missili antiaerei, aerei e navi da guerra nel Mediterraneo, Mar Nero, Mar Rosso, Golfo Persico e in profondità negli Stati rivieraschi. Le operazioni del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero sono svolte con microprocessori di ultima generazione, antenne e apparecchiature di rilevazione, comunicazione e controllo satellitare (il P-2500 dal diametro di 70 m di Evpatorija) in 20 strutture militari russe sul territorio della Crimea, permettendo l’integrazione dei sensori per il rilevamento e il puntamento automatizzato delle armi ad alta precisione della Flotta del Mar Nero.
Come NATO e Stati Uniti possono compromettere il piano russo di spezzare l’egemonia degli Stati Uniti nel Mediterraneo e Golfo Persico e basato sulla Flotta del Mar Nero? Disorganizzandone e neutralizzandone il centro nevralgico in Crimea e sostituendo le truppe russe con quelle degli Stati Uniti. E più di qualsiasi altro metodo, il più probabile nel raggiungere tale obiettivo non era fomentare il colpo di Stato del febbraio 2014 a Kiev contro il presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich? L’errore che gli Stati Uniti hanno commesso, vedendosi già padroni della Crimea, è non aver avuto la pazienza di aspettare lo smantellamento del sistema di attrezzature C4I della Russia dopo i risultati delle elezioni presidenziali anticipate. Si affrettarono a schierare  prematuramente uno squadrone di droni da ricognizione a Dnepropetrovsk. Con il sorvolo permanente di tali droni della Crimea, prima dell’annuncio del referendum, gli stessi statunitensi rivelarono le loro vere intenzioni ai russi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

INS Vikramaditya: punta di diamante della flotta indiana

Aumentando la potenza militare dell’India, la portaerei russa aumenta il peso diplomatico del Paese a serio attore della regione Asia-Pacifico
Rakesh Krishnan Simha, RIR, 15 novembre 2013

Aircraft-Carrier-INS-Vikramaditya-Indian-Navy-01Dopo diversi anni di ritardo e 2,5 miliardi dollari, l’INS Vikramaditya è finalmente pronta a svolgere un ruolo importante nella realizzazione della strategia di sicurezza nazionale dell’India. Quando la portaerei costruita dai russi arriverà nella sua base di Karwar, sulla costa sud-ovest dell’India, non sarà sola; lunga quasi 300 metri e alta 60 metri, sarà al centro di un gruppo da battaglia (CBG) pesantemente armato comprendente una scorta di cacciatorpediniere, fregate, motomissilistiche, sottomarini d’attacco e navi da rifornimento. Coperta dal cielo da aerei da ricognizione come il Boeing P-8 Poseidon, alla ricerca di minacce sottomarine e di superficie, e  ancora più in alto dal satellite della marina militare GSAT-7, a quasi 4000 km sulla regione dell’Oceano Indiano, fornendo agli ammiragli dell’India una vista divina sull’ambiente marittimo. Il radar di sorveglianza aerea della Vikramaditya potrà avvistare le minacce entro un raggio di 300 km, e inoltre i suoi elicotteri-radar di primo allarme Kamov Ka-31 potranno rilevare aerei nemici entro un raggio di 150 km e navi di superficie a una distanza di 250 km. Ma soprattutto i 16 aerei MiG-29K della portaerei potranno colpire obiettivi a 850 chilometri di distanza, che con il rifornimento in volo, arriveranno a 3500 km. Ciò significa che la Vikramaditya può operare a grandi distanze dalle sponde nemiche mentre compie le sue missioni. Questa capacità di proiezione fu dimostrata dalla prima portaerei dell’India, INS Vikrant, durante la guerra del 1971 contro il Pakistan. Durante quel conflitto di 14 giorni, la portaerei imbottigliò la marina del Pakistan a Chittagong (ora in Bangladesh), permettendo agli aeromobili della Vikrant di distruggere diverse navi da guerra pakistane rifugiatesi nel porto.
Questo il quadro: se le armi nucleari e i missili balistici conferiscono la potenza militare, la Vikramaditya segnala un traguardo militare. Il messaggio è: non importa quanto sei lontano, verremo a prenderti. “L’ingresso della Vikramaditya segna un cambiamento di paradigma, in quanto annuncia una nuova epoca nelle operazioni della Marina indiana“, ha detto a The Hindu il Contrammiraglio S. Madhusudanan, sovrintendente del Naval Ship Repair Yard di Cochin.

Colmando le lacune
Con l’unica portaerei indiana, l’INS Viraat, che passava più tempo nel bacino di carenaggio che in mare, e l’Indigenous Aircraft Carrier (IAC) da 40.000 tonnellate ritardata al 2018, l’aviazione navale indiana era seriamente limitata. La portaerei di costruzione russa colmerà tale noioso vuoto marittimo. Secondo il Contrammiraglio Madhusudanan, “Il modo in cui è stata ricostruita e dotata di sistemi ed attrezzature avanzati farà in modo che la portaerei sia operativa per altri 30 o 40 anni.”  In secondo luogo, a causa del ritardo nella consegna della Vikramditya, i piloti della marina indiana erano di stanza presso la base aerea Dabolim di Goa. Questo naturalmente era un triste stato di cose.  Le competenze su appontaggio e decollo da portaerei, acquisite negli anni, possono degradarsi se i piloti non si allenano su una portaerei. La Vikramaditya è quindi la soluzione a molti problemi che affliggono la Marina indiana.

Antica potenza marittima
L’Oceano Indiano è l’unico oceano che prende il nome da un Paese. Ciò è in parte dovuto al fatto che l’India fu una nazione marinara fin dall’era vedica. Durante il medioevo, l’impero Chola e gli altri regni indiani del sud colonizzarono gran parte del Sud-est asiatico fino a Taiwan. Nei primi anni del 1700, il leggendario ammiraglio maratha, Kanhoji Angre, sconfisse le marine inglese, olandese e portoghese in pieno oceano. Per 33 anni, fino alla sua morte nel 1729, la marina maratha rimase imbattuta. Gli inglesi furono così infuriati, che lo definirono un pirata. Le navi indiane dell’epoca erano così avanzate nella progettazione e resistenza, che gli inglesi le inserirono nella propria flotta. Secondo Usha Kiran Rai, esperto navale, l’ammiraglia di Horatio Nelson, l’HMS Victory che prese parte alla battaglia di Trafalgar nel 1805, era un vascello costruito dagli indiani. Con la Vikramaditya, la ruota gira e l’India si avvia a recuperare il potere navale che ebbe tre secoli fa.

Portaerei: vulnerabilità contro potenza
Nel 1982, fu chiesto nel corso di un’audizione al Senato per quanto tempo le portaerei degli Stati Uniti sarebbero sopravvissute in una grande guerra contro l’URSS, l’ammiraglio Hyman Rickover rispose con la nota frase “Circa due giorni“. Nonostante la candida ammissione, la storia d’amore dell’US Navy per le portaerei continuò, oggi possiede 10 grandi portaerei. La Marina sovietica, che in gran parte evitò il concetto della portaerei durante la guerra fredda, sviluppò il temibile bombardiere Backfire per distruggere i gruppi delle portaerei statunitensi, compì un voltafaccia. E richiese sei portaerei pesanti per i successivi 20-30 anni. Inoltre, la Cina che nel 1971 dichiarò che “non costruirà mai una portaerei” perché “le portaerei sono strumenti dell’imperialismo, e sono anatre da bersaglio“, ora basa la propria strategia navale attorno alle portaerei giganti. A dire il vero, una portaerei da miliardi di dollari è un bersaglio irresistibile. Ma qui sta il problema: per attaccare una portaerei, dovete prima trovarla. Le portaerei possono essere grandi e costosi obiettivi, spiegando forse il disprezzo comunista per queste grandi navi di linea, ma sono in continuo movimento. C’è  bisogno di mezzi aerei, marittimi e preferibilmente spaziali, per individuarle e colpirle.
Quando scoppiò la guerra del 1971, la grande domanda del comando navale di New Delhi fu: “Dov’è la Vikrant?” Ci volle un paio di momenti di ansia prima che qualcuno trovasse un porto sicuro a Visakhapatnam, sulla costa sud-orientale. I vertici navali avevano ragione di essere preoccupati. Le intercettazioni delle comunicazioni navali pakistane avevano rivelato che la marina del Pakistan aveva spedito il suo ultimo sottomarino d’attacco di costruzione statunitense, il Ghazi, ad affondare la Vikrant. Così, l’Intelligence indiana fece ricorso alla classica disinformazione, inviando una serie di messaggi, procedura normale quando una portaerei è in movimento, secondo cui la Vikrant navigava al largo di Visakhapatnam. Ciò attirò il Ghazi, che venne poi attaccato con cariche di profondità e affondato dal INS Rajput, un cacciatorpediniere di costruzione russa.
Oggi, le difese ad alta densità di un CBG sono così efficaci che quando un sottomarino riesce a filtrare le difese, fa notizia. Secondo l’US Naval War CollegeLe portaerei che operano in acque internazionali, sono politicamente e militarmente meno vulnerabili delle forze schierate a terra in prima linea e delle forze aeree. Mentre le portaerei sono più vulnerabili delle piccole navi nel rilevamento, la loro dimensione le rende le navi più difficili da affondare e distruggere, e sono meno vulnerabili in ogni altro aspetto”.

Il principiante cinese
Mentre le attività navali statunitensi puntano verso il Pacifico, la strategia navale della Cina è oramai diventata USA-centrica. Quindi aspettatevi un enorme aumento delle attività navali cinesi.  Lo sviluppo delle portaerei di Pechino è entrato nella fase di accelerazione. La loro portaerei ex-sovietica da 67.000 tonnellate, Liaoning, è attualmente la piattaforma per l’addestramento dei piloti della propria marina. La crescita della potenza marittima del drago probabilmente farà scattare i campanelli d’allarme a New Delhi, ma è pertinente ricordare che l’aviazione navale della Cina  insegue quella dell’India. “Mentre la Vikramaditya è una nuova portaerei e il MiG-29K un aereo nuovo per la marina indiana, le operazioni dalle portaerei non sono una novità per la marina“, scrive su The Diplomat James Holmes, professore associato di strategia presso l’US Naval War College. “L’arma ha gestito almeno una portaerei da più di mezzo secolo… insomma, i marinai indiani sono immersi nella cultura aeronavale che i cinesi iniziano solo ad affrontare.”

India infatuata
A differenza delle incertezze su ICBM e bombe nucleari, la posizione dell’India sulla portaerei è stata sorprendentemente inequivocabile, ne ha posseduto almeno una fin dal 1961. Chiaramente, gli ammiragli subito si resero conto che, nonostante la posizione del Paese in una zona pericolosa, i rischi affrontati da una portaerei sono scarsi. C’è anche consenso sul fatto che le portaerei contribuiscano enormemente agli interessi nazionali. Tutti i dubbi sulle intenzioni dell’India di costruire una flotta oceanica sono ormai sparati con l’arrivo della Vikramaditya.

vikramaditya_2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Grande Gioco sulla Siria

Type 071 (LPD) (Yuzhao-class)Mentre le grandi navi d’assalto anfibio delle Flotte del Mar Nero e del Baltico Novocherkask e Minsk, si uniscono alla squadra navale russa nel Mediterraneo, il ministero della Difesa russo  dichiarava che “una volta che le navi arriveranno nella zona designata del Mar Mediterraneo, assumeranno i compiti assegnati dal comando operativo”, il 2 settembre si posizionava “presso le coste della Siria la nave dell’intelligence russa Azov, che svolgerà le operazioni di raccolta informazioni in caso di escalation del conflitto.” Nel frattempo, Mosca trasferisce nel Mediterraneo orientale anche l’incrociatore lanciamissili Moskva, affiancando un cacciatorpediniere della Flotta del Baltico e una fregata della Flotta del Mar Nero. “L’incrociatore Moskva si dirige verso lo stretto di Gibilterra. Entro 10 giorni sarà nel Mediterraneo orientale, dove assumerà il comando della task force navale russa” affermava il Ministero della Difesa russo. Il dispositivo navale russo sarà pronto entro l’inizio dei colloqui tra Obama e Putin a San Pietroburgo. Anche la Cina avrebbe inviato delle navi verso le coste della Siria. Infatti, almeno una nave da assalto anfibio Tipo 071 (la 999), in grado di trasportare hovercraft d’assalto, si dirigerebbe in direzione del canale di Suez. Dei media cinesi affermano che “l’invio della squadra navale a monitorare le operazioni della NATO è stato deciso due settimane prima.”
Il 3 settembre, alle 10.16, il radar OTH Voronezh-DM di Armavir, nella Russia meridionale, registrava il lancio di due missili balistici nel Mar Mediterraneo, diretti verso la Siria. I missili sono poi caduti in mare a 300 km dalle coste. Israele poco dopo dichiarava che si trattava di un’esercitazione. Probabilmente gli Stati Uniti avevano condotto un test per valutare le difese aeree siriane. Ma tale lancio di missili balistici, nella regione mediterraneo-mediorientale, era in contrasto con gli accordi internazionali, i lanci di prova vanno sempre comunicati settimane in anticipo. In effetti, gli USA avrebbero testato la difesa aerea siriana, e solo dopo che i missili erano precipitati in mare, Israele si è assunta la responsabilità del loro lancio. Secondo le informazioni fornite dal ministero della Difesa russo, gli oggetti erano stati lanciati “dal centro del Mediterraneo” verso le coste mediterranee orientali. Il ministro della Difesa aveva informato il Presidente Putin dell’intercettazione. Gli Stati Uniti negavano di aver lanciato dei missili, ma alla fine il ministero della Difesa israeliano ammetteva di aver effettuato un test del proprio sistema di difesa missilistica Arrow, che avrebbe coinvolto il lancio di un missile-bersaglio Silver Sparrow. Tale missile avrebbe simulato il profilo di volo del missile iraniano Shahab-3, dalla gittata di 2.000 km. Lo scopo del test era inseguire il bersaglio tramite un radar Super Green Pine e trasferirne le informazioni al Sistema di Controllo e Gestione in combattimento Citron Tree. Anche la Missile Defense Agency statunitense aveva partecipato alla preparazione del test. I punti di lancio ed impatto del test missilistico rientrano nell’area coperta dal  radar di Armavir, che ha inseguito il missile che volava fino a una quota di 200 km. Secondo l’esperto Pavel Podvig, “tutto fa pensare che i militari controllassero la situazione e che i  russi sapessero esattamente ciò che accadeva.” Anatolij Antonov, il viceministro della Difesa, aveva dichiarato che il lancio aveva allertato i centri di comando dello Stato Maggiore e delle Forze di Difesa aerospaziale russi.
Nel frattempo, secondo fonti diplomatiche occidentali, le forze di sicurezza siriane schiacciavano un’operazione degli Stati Uniti volta ad infiltrare centinaia di terroristi addestrati in Giordania, per riconquistare una importante città meridionale siriana. Le fonti affermano che una forza del filo-occidentale esercito libero siriano era penetrata per 10 chilometri in Siria, prima che venisse individuata e attaccata dall’Esercito arabo siriano. Si trattava di una forza di 600 terroristi egiziani e sauditi, ben addestrati ed equipaggiati con missili antiaerei e anticarro, nonché con sistemi per la visione notturna. L’unità era destinata a raggiungere i sobborghi di Damasco, ma una volta attraversato il confine con la Giordania, veniva sbaragliata rapidamente. Il 17 agosto, due altre unità dell’ELS avevano attraversato il confine con la Giordania dirette verso la vicina città di Daara. Ma i terroristi dell’ELS vennero immediatamente circondati dalle milizie druse e beduine, ostili ad al-Qaida. Quindi, entro poche ore unità dell’esercito siriano giungevano e ricacciavano i terroristi verso le alture del Golan e la frontiera con Israele. Le unità dell’ELS sbandavano e alcuni terroristi  cercarono di aggredire la forza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace nel Golan, nel tentativo di farne il proprio scudo umano. Ma entro il 20 agosto, tutte le unità dell’ELS venivano spazzate via, mettendo fine alle speranze degli Stati Uniti di utilizzare la Giordania come base per una rapida avanzata dei ribelli sul fianco meridionale siriano. Tale strategia di Washington si basa su quella utilizzata nel golpe contro Muammar Gheddafi in Libia, nel 2011, quando la NATO utilizzò Bengasi come trampolino di lancio per gli attacchi aerei alla Jamahiriya. “Gli statunitensi hanno portato avanti questa strategia in stile Bengasi per più di un anno, nonostante il fatto che la Siria non sia la Libia, Assad non sia certamente Gheddafi, e che Damasco abbia potenti alleati che si battono per salvare il regime. Ma vi è la sensazione, tra gli alleati, che gli USA non lo comprendano.”
A rimarcare il senso di tale osservazione, giungeva una dichiarazione del leader nordcoreano Kim Jong-un, in cui ribadiva, incontrando una delegazione siriana guidata dal segretario generale Abdullah al-Ahmar, “la solidarietà assoluta del proprio Paese alla Siria nella sua lotta contro l’imperialismo“, aggiungendo che “Stati Uniti, Israele e i loro alleati non potranno mai sconfiggere la Siria e scoraggiarne la resistenza“. Kim Jong-un ha condannato “ogni forma di ingerenza negli affari interni della Siria da parte dell’imperialismo globale” e ha messo in guardia contro “l’aggressione continua contro la Siria, in quanto può causare in Medio Oriente un conflitto dalle conseguenze tali da minacciare la pace e la sicurezza internazionale”. Aveva sottolineato “l’assoluta fiducia della Corea democratica nella Siria”, aggiungendo che “sarà vittoriosa grazie alla coesione del popolo e dell’esercito siriano sotto la guida del Presidente Bashar al-Assad.” Da parte sua, al-Ahmar aveva dichiarato “che gli eventi vissuti in Siria, sono dovuti ai complotti degli Stati Uniti, dell’occidente, e anche di alcuni Paesi arabi, per minare l’unità, la sicurezza e la stabilità della Siria“, aggiungendo che “la consapevolezza del popolo siriano nel rispetto per l’unità e la volontà nazionale, oltre alla volontà di combattere con l’esercito, hanno contribuito a sventare il complotto e ad infliggere una schiacciante sconfitta agli oppressori.”
Gli Stati Uniti, afferma da parte sua l’analista russo Nikolaj Starikov, “si comportano come un gorilla. Prima dell’attacco, il primate si batte il petto e lancia forti urla, in modo che il nemico possa… scappare. Da più di una settimana si discute del potenziale attacco degli Stati Uniti alla Siria. Ma non succede niente. Perché fare una dichiarazione bellicosa e poi starsene fermi? Pensate a un gorilla, che fa così quando non vuole combattere”. Quindi? Quindi Obama si preparerebbe a negoziare con Putin, ma con il supporto dei congressisti statunitensi. Tuttavia, la Casa Bianca non può ancora essere sicura del sostegno dei repubblicani nel voto contro la Siria. “Eravamo d’accordo su molte cose, ma il diavolo è nei dettagli“, ha commentato i risultati della riunione con il presidente Obama il senatore guerrafondaio McCain. Nel frattempo la Russia rastrella risultati positivi sul piano diplomatico-economico; il presidente armeno Serzh Sarghisjan ha dichiarato la decisione del suo Paese di aderire all’Unione doganale eurasiatica, durante l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin a Mosca, il 3 settembre. Secondo Sarghisjan, il suo Paese “è pronto a prendere a tal fine le necessarie misure pratiche e, in futuro, a partecipare alla creazione dell’Unione economica eurasiatica“. Inoltre, Russia e Cina hanno deciso il vertice per annunciare la creazione di una nuova “unione monetaria”, un fondo sovrano che dovrebbe avere la capacità di emettere titoli e la possibilità di finanziare a basso tasso di interesse i progetti congiunti russo-cinesi, estensibili anche alle aziende straniere che opereranno sul loro suolo. Tale mossa costringe gli USA, che affrontano una grave crisi finanziaria interna, a sfidare seriamente la Federazione Russa e la Repubblica Popolare di Cina, per sabotare il loro programma di “unione monetaria”. Da ciò la ragione dell'”improvvisa” escalation della situazione in Siria, dove degli Stati Uniti indeboliti, minacciano e agitano i pugni, ma senza colpire, per prepararsi a contrattare la salvaguardia del loro rapporto privilegiato con l’Arabia Saudita, primo finanziatore sia del terrorismo islamista che del sistema economico statunitense.

1175258Fonti:
Jerusalem Post
Al-Manar
Counterpsyops
Russian Forces
N.Starikov
3MV

Alessandro Lattanzio, 5/9/2013

Navi da guerra della NATO al largo delle coste siriane

Il dispiegamento navale è stato deciso “prima” dell’attacco chimico del 21 agosto
Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 3 settembre 2013 (Parte di queste osservazioni conclusive è stata scritta nell’agosto 2012)

2964257Un massiccio dispiegamento navale degli Stati Uniti e alleati si svolge nel Mediterraneo orientale al largo delle coste della Siria, così come nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Anche se questa dimostrazione di forza militare potrebbe non rientrare nel piano di attacco immediato contro la Siria, crea un clima di timore in Siria. L’US Navy ha schierato l’USS San Antonio, una nave da assalto anfibio nel Mediterraneo orientale. La San Antonio raggiunge cinque cacciatorpediniere statunitensi “già sul posto per dei possibili attacchi missilistici sulla Siria, ha detto un funzionario della difesa.” L’USS San Antonio, con diversi elicotteri e centinaia di marine a bordo, “staziona nel Mediterraneo orientale“, ma “non ha ricevuto alcun compito specifico“, ha detto l’anonimo funzionario della difesa. L’US Navy schiera cinque navi da guerra e una nave anfibia in Mediterraneo davanti la Siria. L’USS San Antonio disponendo di attrezzature per lo sbarco anfibio, può essere utilizzata per sbarcare seimila tra marinai e marine, ma comunque “niente scarponi sul terreno” rimane il motto ufficiale. Allora, perché gli statunitensi schierano la loro più avanzata nave da assalto anfibio? Le notizie suggeriscono che sia routine e che non ci siano piani di attacco: “Nessuno sbarco anfibio è previsto, tuttavia, il presidente Barack Obama ha escluso qualsiasi ‘stivale sul terreno’”. (Ibid)
Attualmente vi sono cinque cacciatorpediniere al largo delle coste della Siria: gli USS Stout, Mahan, Ramage, Barry e Graveley, per non parlare della nave d’assalto anfibio San Antonio. I cacciatorpediniere sono equipaggiati con missili da crociera Tomahawk, e “sono pronti a sparare… se Obama dà l’ordine.” Il 28 agosto, l’US Navy annunciava il dispiegamento del cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, USS Stout, in rotta per unirsi ad altri quattro cacciatorpediniere,”mentre fioccano le accuse che il regime del presidente siriano Bashar al-Assad ha usato armi chimiche contro i civili, il 21 agosto“. Nella solita torsione, questo dispiegamento di Forze navali di Stati Uniti ed alleati, viene preceduto dall’attacco chimico attribuito al Presidente Bashar al-Assad. Secondo i registri navali, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Stout (DDG 55) è partito dalla Naval Station Norfolk, in Virginia, il 18 agosto 2013, “per schierarsi nella zona di responsabilità della VI Flotta statunitense“. L’USS Ramage ha lasciato la Naval Station Norfolk il 13 agosto per il Mediterraneo orientale, “per rilevare il Mahan“. Ma in realtà è stato deciso di schierare tutti e cinque cacciatorpediniere lungo le coste siriane. Questa decisione è stata presa dal Pentagono molto prima degli attacchi chimici del 21 agosto, che costituiscono il pretesto di Obama per intervenire su motivazioni umanitarie.
La nave d’assalto anfibio San Antonio che trasporta elementi del 26° Marine Expeditionary Unit, si è unita ai cinque cacciatorpediniere dell’US Navy nel Mar Mediterraneo orientale, ha confermato un funzionario della difesa (30 agosto). “Nessun compito specifico è stato assegnato finora”, ha detto il funzionario, parlando in condizione di anonimato. “La San Antonio è in mare nella prudente decisione che possa essere spedita dove è necessaria.” I cinque cacciatorpediniere posizionati vicino la Siria sono: Barry, Gravely, Mahan, Ramage e Stout. L’US Navy aveva tre cacciatorpediniere nel Mediterraneo, e il Ramage e lo Stout dovevano sostituire il Mahan e il Gravely rispettivamente, quando sono arrivati questo mese. Ma i funzionari hanno deciso di mantenerli tutti e cinque sul posto, mentre gli Stati Uniti soppesano un attacco. Ogni cacciatorpediniere può trasportare fino a 90 missili da crociera Tomahawk, anche se di solito ne trasportano assai di meno durante le operazioni. Marinecorpstimes.com, 30 agosto 2013
Questo massiccio dispiegamento navale comprende anche dei sottomarini strategici, ordinato prima del tragico evento del 21 agosto, ponendo così la domanda: “Se l’attacco chimico è la giustificazione per intervenire, perché l’ordine di lanciare l’operazione navale “umanitaria” R2P contro la Siria è stata decisa “Prima” del 21 agosto? Vi era già la consapevolezza o l’intelligence riguardo l’evento dell’attacco chimico del 21 agosto?” Un attacco contro la Siria immediato o a breve termine è improbabile. Obama ha annunciato il 31 agosto che avrebbe cercato l’approvazione formale del Congresso degli Stati Uniti, che si riunirà il 9 settembre. Le notizie da fonti indipendenti forniscono prove certe che i ribelli di al-Qaida, sponsorizzati dagli Stati Uniti (reclutati e addestrati dalle Forze Speciali alleate), hanno in possesso armi chimiche, e questo ritardo non favorisce la credibilità politica del presidente. Inoltre, vi è la prova che i ribelli sponsorizzati dagli USA hanno usato armi chimiche contro i civili. Nel fornire queste armi chimiche ai “ribelli” di al-Qaida, l’alleanza USA-NATO-Israele viola il diritto internazionale, per non parlare della propria legislazione antiterrorismo. Sostenere apertamente al-Qaida è diventata la “Nuova Norma”. Quando le varie prove vengono assemblate, il quadro che emerge è quello di un'”operazione falsa bandiera” svolta dai “ribelli” e dalle forze speciali statunitensi, per incolpare il Presidente Bashar al-Assad di aver ucciso la propria gente. Come accennato in precedenza, il dispiegamento navale è stato deciso prima dell’attacco chimico del 21 agosto. Tale diabolico attacco false flag, che consiste nell’uccidere dei civili e incolparne il governo siriano, costituisce la giustificazione dell’intervento militare per  “motivi umanitari”.
Gli Stati Uniti e i loro alleati sono in procinto di schierare le loro forze navali al largo delle coste siriane. Il Pentagono ha confermato che la portaerei USS Nimitz e il suo gruppo d’attacco si dirigono verso il Mar Rosso dall’Oceano Indiano ma, secondo dichiarazioni ufficiali, “non è stato dato l’ordine di partecipare all’attacco limitato degli Stati Uniti contro la Siria“. “Il funzionario ha detto che il gruppo d’attacco non ha avuto assegnata alcuna missione e il passaggio del Mar Rosso è una mossa prudente, nel caso siano necessarie le sue risorse per “massimizzare le opzioni disponibili”. Le altre navi del gruppo d’attacco dell’USS Nimitz sono l’USS Princeton e tre caccia, USS William P. Lawrence, USS Stockdale e USS Shoup. Le ultime notizie indicano che la portaerei USS Harry S. Truman e il suo gruppo d’attacco siano nel Mare Arabico settentrionale. Nel frattempo, vi sono conferme che la Francia ha inviato la sua fregata antiaerea Chevalier Paul nel Mediterraneo orientale. La nave da guerra francese si unisce alla flotta di navi da guerra statunitensi e britanniche”, tra cui i cacciatorpediniere dell’US Navy e i sottomarini inglesi e statunitensi, armati con missili da crociera Tomahawk.” La Siria viene dipinta dai media francesi come l’aggressore: “La nave Chevalier Paul è uno dei caccia più avanzati francesi della classe Horizon,… sarà “estremamente utile” se la Siria decidesse di lanciare attacchi aerei contro la flottiglia internazionale”. La portaerei a propulsione nucleare francese Charles de Gaulle rimane in banchina, nel porto di Tolone, nel sud della Francia, secondo le agenzie di stampa.”

Navi da guerra russe verso le coste siriane
Una situazione critica si sta affermando: anche Mosca ha annunciato l’invio di due navi da guerra nel Mediterraneo orientale, per aumentare la sua potenza navale presso la base navale russa del porto di Tartus, nella Siria meridionale. L’agenzia ha citato una fonte dello stato maggiore delle forze armate dire che una nave anti-som e un incrociatore lanciamissili saranno inviati nei prossimi giorni, perché la situazione “richiede alcuni aggiustamenti” della forza navale. ‘Navi da guerra francesi e russe verso la Siria’ – France24

I sistema di difesa aerea della Siria
L’S-300 russo è operativo. Il dispiegamento del sistema missilistico superficie-aria S-300 in Siria è previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. La Siria possiede anche il sistema di difesa aerea Pechora-2M. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema antiaereo multiplo, che può essere utilizzato anche contro i missili da crociera. Se questa difesa aerea non fosse attiva, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO sarebbe senza dubbio già stato previsto. Descrizione: il Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio, progettato per la distruzione di aerei, missili da rociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei volanti a quote basse e medie. Inoltre, in risposta alle installazioni dei missili Patriot della NATO in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“: l’Iskander può volare a velocità ipersonica, ad oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) ed ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.

Osservazioni conclusive
Il mondo è a un bivio pericoloso. Il dispiegamento navale di Stati Uniti e alleati nel Mediterraneo orientale, è contiguo al dispiegamento di navi da guerra russe presso la base navale russa di Tartus. La Siria ha un sistema di difesa aerea avanzato, che sarà utilizzato nel caso di un attacco statunitense. Consiglieri militari russi assistono le forze armate siriane. La Siria ha anche potenti forze terrestri. La Siria ha costruito il suo sistema di difesa aerea con l’arrivo e l’installazione negli ultimi anni del sistema russo S-300.
La storia ci dice che le guerre sono spesso causate in modo imprevisto, da “errori politici” ed umani. Questi ultimi sono tanto più probabili nel sistema politico corrotto e diviso di Stati Uniti ed Europa occidentale. La pianificazione militare USA-NATO è supervisionata da una gerarchia militare centralizzata. Le operazioni di comando e controllo sono, in teoria, “coordinate”, ma in pratica sono spesso segnate da errori umani. I servizi segreti spesso operano indipendentemente e al di fuori della responsabilità politica. Mentre i pianificatori militari sono profondamente consapevoli dei pericoli dell’escalation, i politici rispondono agli interessi economici dominanti, e in ultima analisi decidono il lancio di un importante teatro di guerra. Qualsiasi forma d’intervento militare diretto USA-NATO contro la Siria destabilizzerebbe l’intera regione, che potrebbe condurre a un’escalation su una vasta area geografica, dal Mediterraneo orientale al confine Afghanistan-Pakistan con il Tagikistan e la Cina. La pianificazione militare comporta scenari intricati e giochi di guerra da entrambe le parti, tra cui opzioni militari relative ai sistemi d’arma avanzati. Uno scenario da Terza Guerra Mondiale è contemplato dai pianificatori militari USA-NATO-Israele fin dall’inizio del 2000. L’escalation è parte integrante dell’agenda militare. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “avanzato stato di preparazione” da diversi anni. Abbiamo a che fare con il complesso processo decisionale politico e strategico che coinvolge l’interazione di potenti gruppi d’interesse economico e le azioni occulte dei servizi segreti. Nel caso della Siria, l’intelligence degli USA e delle sue controparti occidentali e israeliane sostengono l’insurrezione armata in gran parte integrata dai mercenari di al-Qaida e dagli squadroni della morte.
Il ruolo della propaganda di guerra è di primaria importanza non solo per lo conformare l’opinione pubblica affinché accetti l’ordine del giorno bellico, ma affinché si crei un consenso nelle alte sfere decisionali. Una forma selettiva di propaganda di guerra è diretta agli “alti funzionari” (TOPOFF) delle agenzie governative, dell’intelligence, delle forze armate e dell’ordine, ecc. Tutte destinate a creare un consenso inflessibile a favore della guerra e dello Stato di polizia. Mentre i piani di guerra  avanzano, è essenziale che i pianificatori politici e militari siano giustamente impegnati a condurre la guerra “in nome della giustizia e della democrazia“. Perché ciò avvenga, devono credere fermamente nella loro propaganda, vale a dire che la guerra è “uno strumento di pace e di democrazia”. Non hanno alcun interesse per il devastante impatto dei sistemi d’armi avanzati, ordinariamente classificato come “danni collaterali”, e tanto meno per il senso e il significato della guerra preventiva con l’utilizzo di armi nucleari. Va notato che il consenso alla guerra umanitaria sarà estremamente fragile se ampi settori dell’opinione pubblica saranno contrari alla guerra. Le guerre sono sempre decise dai leader civili e dagli interessi aziendali, piuttosto che dai militari. La guerra serve agli interessi economici dominanti, che agiscono dietro le quinte, nelle riunioni aziendali a porte chiuse, nei think tank di Washington, ecc.
La realtà capovolta. La guerra è pace. La menzogna diventa verità. La propaganda di guerra, vale a dire le menzogne mediatiche, costituisce il più potente strumento di guerra. Senza la disinformazione dei media, l’agenda bellica US-NATO-Israele sarebbe crollata come un castello di carte. La legittimità dei criminali di guerra ai vertici sarebbe spezzata. E’ quindi essenziale disarmare non solo i media mainstream, ma anche il segmento degli autoproclamati media alternativi “progressisti” che danno legittimità alla “responsabilità di proteggere” (R2P) del mandato della NATO, in gran parte con l’obiettivo di smantellare il movimento contro la guerra. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra all’Iran comporterebbe, come primo passo, la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione. La pianificazione militare riguardante la Siria è parte integrante dell’agenda bellica contro l’Iran. La guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO-Israele contro l’Iran, in cui Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. E’ fondamentale diffondere le notizie e spezzare i canali di disinformazione mediatica. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.
Il nostro obiettivo è in definitiva di smantellare l’arsenale militare USA-NATO-Israele e ripristinare la pace nel mondo. E’ essenziale che i popoli di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Israele, Turchia e di tutto il mondo impediscono questa guerra.

2939493Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA minacciano la Siria: la politica estera dal grilletto facile

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29.08.2013

996546Le informazioni e le dichiarazioni fatte a Washington sono molteplici e spesso contraddittorie.  L’unica cosa chiara sono i funzionari degli Stati Uniti che sembrano preparare il terreno per un’azione militare contro la Siria per un presunto utilizzo di armi chimiche, un’affermazione non confermata. Con tutte le dichiarazioni fatte e il clamore sollevato sull’uso di armi chimiche in Siria, l’amministrazione è rimasta quasi nessuna scelta, poiché altrimenti minerebbe la propria credibilità. Il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden non hanno lasciato alcun dubbio che saranno presi provvedimenti. In un’intervista alla BBC, il segretario alla Difesa USA Chuck Hagel affermava che i militari sono ‘pronti a rispondere’ alla Siria. Aveva detto alla BBC, il 27 agosto, che l’esercito statunitense aveva ‘inviati i mezzi sul posto’, così tutte le opzioni sono a disposizione del presidente. Secondo Kerry, la prova di un grande attacco con armi chimiche in Siria era ‘innegabile’, una rivendicazione che Assad definiva ‘assurda’. Ricordandosi del ‘dossier’ prima della guerra in Iraq, le prove saranno sottoposte a notevoli controlli questa volta.
Gli Stati Uniti lanceranno un attacco contro la Siria, mentre la squadra delle Nazioni Unite è ancora nel Paese? L’amministrazione non potrà tentare alcun attacco mentre è in programma un viaggio di Obama, che deve avere incontri in Svezia e in Russia la prossima settimana, al fine di evitare che il comandante in capo sia all’estero, quando gli Stati Uniti lanceranno l’azione militare. Nel frattempo, le borse sprofondano e il prezzo del petrolio schizza vertiginosamente per la crescente preoccupazione di un attacco imminente.

Risposta internazionale
Il dibattito interno sottolinea lo scarso interesse internazionale per un ampio schieramento di forze in Siria. La posizione degli Stati Uniti è inequivocabilmente approvata da Regno Unito, Francia, Germania e alcuni altri membri della NATO. Fonti dell’opposizione siriana hanno detto di aspettarsi un imminente intervento occidentale nel conflitto. “Non vi è alcuna tempistica precisa… ma si può parlare di un imminente intervento internazionale contro il regime. E’ questione di giorni e non di settimane”, l’agenzia AFP citava il funzionario della Coalizione nazionale siriana Ahmad Ramadan. Ciò che è importante è l’assenza di un aperto sostegno dai governi arabi, neanche dall’Arabia Saudita, così l’occidente trova scarsa copertura politica regionale per un intervento che potrebbe prendere la direzione sbagliata. La Lega Araba aveva detto che riterrà il presidente siriano Bashar al-Assad responsabile degli attacchi e aveva richiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Ma qui i suoi delegati, il 27 agosto, esortavano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, piuttosto che l’occidente, ad adottare un’azione ‘deterrente’ contro la Siria per evitare il ripetersi dei presunti attacchi chimici del 21 agosto. I leader arabi hanno pubblicamente sostenuto che ogni azione militare internazionale dovrebbe essere sanzionata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia è stato l’unico grande alleato musulmano in Medio Oriente degli Stati Uniti ad annunciare che avrebbe aderito alla coalizione militare internazionale contro la Siria, anche senza l’approvazione dell’ONU.
In un’intervista pubblicata il 27 agosto sul sito della Syrian Arab News Agency, il Presidente Assad accusava gli USA e altri Paesi di “indegna e palese mancanza di rispetto dell’opinione pubblica degli Stati Uniti e degli altri Paesi, non c’è ente nel mondo, per non parlare di una superpotenza, che lanci un’accusa e poi raccolga le prove per dimostrarla”. Assad avvertiva che se gli Stati Uniti attaccavano la Siria, si sarebbero trovati di fronte “ciò che hanno dovuto subire in ogni guerra dai tempi del Vietnam: il fallimento”. L’agenzia stampa della Cina ha ricordato che l’intelligence usata per giustificare l’invasione dell’Iraq, nel 2003, si rivelò errata, mentre il vicino e alleato della Siria, l’Iran, dichiarava che qualsiasi attacco potrebbe minacciare la stabilità della regione. La Russia avvertiva le potenze occidentali, il 26 agosto, contro qualsiasi intervento militare in Siria. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva detto che Mosca non ha intenzione di essere coinvolta in un conflitto militare e che Washington e i suoi alleati avrebbero ripetuto ‘gli errori del passato’, se intervenivano in Siria. “L’uso della forza senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una gravissima violazione del diritto internazionale”, aveva detto Lavrov in una conferenza stampa, in cui metteva in dubbio le accuse dei ribelli secondo cui le forze governative siriane hanno usato armi chimiche. “Se qualcuno pensa che con il bombardamento e la distruzione dell’infrastruttura militare siriana, lasciando che sul campo di battaglia gli oppositori del regime vincano, tutto sarebbe finito, s’illude”. Il ministro aveva anche espresso dubbi sulla veridicità delle affermazioni degli Stati Uniti e degli europei sull’incidente, “Washington, Londra e Parigi dicono di avere prove inconfutabili che il governo siriano sia dietro l’attacco chimico a Damasco, ma non hanno ancora presentato queste prove. Eppure, continuano a dire che la ‘linea rossa’ è stata attraversata.” Il ministro ha detto che tali eventi mettono il mondo su una ‘strada pericolosa’ ed ha avvertito che ‘ripetere lo scenario iracheno e libico’ coinvolgendo forze esterne, sarebbe un ‘terribile errore che porterà ad ulteriore spargimento di sangue‘. Nella conferenza stampa Lavrov ha parlato di come i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Francia suscitino emozioni tra persone scarsamente informate che, una volta eccitate, devono essere soddisfatte con una guerra.

Le opzioni militari in generale
A luglio il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) degli USA, Generale Martin Dempsey, aveva detto che l’amministrazione Obama stava preparando diversi scenari per un possibile intervento militare in Siria. A luglio, il massimo comandante militare degli USA aveva pubblicamente sconsigliato l’intervento militare in Siria. Secondo le stime del CJC, stabilire una no-fly zone o un santuario in Siria, o controllare le armi chimiche del governo della Siria, costerebbe almeno un miliardo di dollari al mese e richiederebbe navi, aerei e diverse migliaia di truppe. La CIA aveva inviato armi in Giordania per consentire un assalto concertato con i ribelli per agosto-settembre. Qualche centinaio di combattenti è entrato in Siria. Il 22 luglio, Dempsey delineava cinque opzioni per l’intervento militare in Siria, in una lettera non classificata indirizzata al Congresso degli Stati Uniti. Il sito del quotidiano dei militari degli Stati Uniti Stars and Stripes, forniva un riassunto del documento, che diceva che gli Stati Uniti hanno bisogno di effettuare 700 sortite con inevitabili perdite, per degradare le forze armate del regime. Tale opzione richiederebbe centinaia di aerei e navi, e che “a seconda della durata, il costo sarebbe di miliardi di dollari”.
Secondo il giornale (1), queste sono le cinque opzioni descritte da Dempsey per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria:
– una missione ‘per addestrare, consigliare e assistere’ senza che truppe degli USA siano direttamente coinvolte nei combattimenti;
– limitati attacchi aerei stand-off, al di fuori della Siria, mirando “alle strutture di difesa aerea, aviazione, esercito, missili, forze navali, di supporto e centri comando del regime”;
– adottare una no-fly zone per abbattere le difese aeree siriane e controllare i cieli in tutto il paese.  Perché all’aviazione statunitense sarebbe necessario sorvolare lo spazio aereo siriano, altrimenti il rischio per le truppe statunitensi sarebbe più alto.
– creazione di zone cuscinetto per proteggere i confini della Turchia e della Giordania, e per proteggere i civili siriani.
– controllare le armi chimiche. Questa è l’opzione più complessa. Richiederebbe attacchi aerei e missilistici, una no-fly zone e migliaia di truppe sul terreno.
Il mese scorso, il Pentagono lasciava circa 800 truppe da combattimento dotate di una squadriglia di aerei da combattimento F-16 e del sistema antimissile Patriot sul confine giordano, dopo un’esercitazione militare di routine. La forza farà parte dell’operazione.

Lo scenario di domani
Il presidente ha finora escluso d’inviare truppe statunitensi sul terreno in Siria ed ufficiali dicono che non prendono in considerazione la creazione unilaterale di una no-fly zone. Un attacco limitato consentirebbe ad Obama di poter dire di attuare il suo avvertimento di un anno prima, secondo cui Assad subirebbe il ‘cambio del gioco’ se usasse armi chimiche. Tra le opzioni militari in esame vi sono attacchi missilistici su unità siriane ritenute responsabili degli attacchi chimici o alla forza aerea e ai siti dei missili balistici di Assad, secondo ufficiali degli USA. Tali attacchi potrebbero essere lanciati da navi e sottomarini (in numero limitato) o da aerei da combattimento degli USA in grado di lanciare missili all’esterno dello spazio aereo siriano, evitando così le difese aeree siriane. Quattro cacciatorpediniere della marina degli Stati Uniti attendevano nel Mediterraneo orientale l’ordine del presidente Obama di colpire le risorse militari del regime siriano, ciascuno dotato di 90 missili da crociera Tomahawk (cifra assurda anche nel totale. NdT). L’USS Mahan, USS Gravely, USS Barry e USS Ramage sono “pronti e posizionati per qualsiasi opzione”, riferivano gli ufficiali della difesa USA. Gli ufficiali avevano detto che i probabili bersagli di eventuali attacchi con i missili cruise sarebbero collegati alla capacità del regime di lanciare attacchi con armi chimiche. Possibili obiettivi comprenderebbero arsenali, centri di comando e controllo, radar, comunicazioni, e altri comandi militari. Meno probabile l’attacco ai siti di armi chimiche, a causa del rischio di rilasciare gas tossici.
NBC aveva riportato che gli attacchi missilistici avrebbero luogo il 29 agosto. Altre fonti dicono che l’attacco si svolgerà nei prossimi giorni. Un breve singolo attacco potrebbe invece essere simbolico e non durare più di un paio di giorni, limitandosi ai quattro cacciatorpediniere, piattaforme di lancio dei missili da crociera nel Mediterraneo, che colpiscono il sistema di comando e controllo, nonché altri obiettivi militari fondamentali. Questa operazione sarebbe simile al bombardamento della Libia degli Stati Uniti nel 1986, nome in codice Operazione El Dorado Canyon. L’attacco fu condotto da US Air Force, US Navy e US Marine Corps per mezzo di attacchi aerei, in risposta all’attentato a una discoteca di Berlino del 1986. Limitata nel tempo, avrebbe costi  contenuti. Non c’è dubbio che in qualsiasi scenario, la Quarta Divisione corazzata e la sua 155.ma Brigata, principale componente da combattimento, saranno tra i bersagli. Il secondo scenario prevede un’operazione aerea piuttosto lunga, simile a quella condotta dalla NATO contro la Libia nel 2011. Questa linea di condotta coinvolgerà l’occidente nella guerra a fianco dei ribelli, continuandola fin quando Assad sarà rovesciato o l’intervento fallirà. C’è anche uno scenario intermedio che presuppone intensi bombardamenti e consecutiva sostituzione nell’iniziativa con attori regionali come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso nessuna decisione sulla Siria, il 28 agosto, e non si sa ciò che s’è detto a porte chiuse. La Russia ha detto che l’ONU deve terminare le indagini sulle accuse, prima di discutere qualsiasi risoluzione. Prendendo in considerazione quanto forte sia il supporto all’intervento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, bisogna dare un’occhiata a quale potrebbe essere la risposta…

Siria: capacità di resistenza
La Siria non cadrà vittima di attacchi informatici, il suo sistema di comando e controllo non dipende dai computer. E’ un vantaggio date le circostanze. Le Forze armate siriane hanno impedito l’intervento per due anni e mezzo. Sono una forza con cui fare i conti anche su scala globale (truppe di terra e forza aerea), il morale è alto, e vi sono stati pochi disertori finora. I sistemi di combattimento sono relativamente obsoleti, ma in grado di infliggere gravi danni. Si ricordi la Jugoslavia nel 1999, quando gli obsoleti S-125 colpirono i moderni F-117A e F-16C. La Siria è in grado di colpire da grande distanza bersagli navali, come piattaforme per missili da crociera e navi anfibie. Questa capacità è fornita da aggiornati missili antinave. Il K-300P Bastion-P (nome in codice NATO SSC-5) è un moderno sistema missilistico mobile a lungo raggio russo per la difesa costiera, progettato per distruggere diverse navi di superficie. Il sistema utilizza il P-800 Jakhont (SS-N-26) un missili cruise antinave con una portata massima di 300 km. Il sistema missilistico è montato su un veicolo mobile che può dispiegare i missili in meno di cinque minuti e rimanere in attesa attiva per un periodo di 3-5 giorni, mantenendo alla larga la 6a flotta statunitense.
La difesa aerea siriana ha 40.000 effettivi e un comando indipendente nelle Forze Armate; è dotata di 650 lanciamissili fissi SA-2 (S-200 Angara), SA-3 (2K12 Kub) e SA-5 (S-200), 200 lanciamissili mobili SA-6 (versione mobile del Kub), SA-11 (Buk) e Pantsir-S1 (SA-22) oltre a 4.000 cannoni antiaerei. La difesa a bassa quota comprende i moderni missili di produzione russa SA-22 Greyhound (96K6 Pantsir S-1E) e Buk-M2. I sistemi di alta quota sono i relativamente obsoleti SA-2 Guideline (CP-75 Dvina/S-75M Volga) e SA-3 Goa (S-125 Neva/S-125M Pechora), ma ancora abbastanza efficienti per colpire qualsiasi bersaglio volante moderno. La Siria ha una difesa aerea abbastanza forte per infliggere perdite significative. I lanciamissili antiaerei portatili e i sistemi di artiglieria per la difesa aerea resteranno intatti.
I 28 membri della NATO possiedono circa 20.000 carri armati e 6000 aerei da combattimento  dall’Alaska al Kurdistan turco. In contrasto, la Siria possiede circa 5000 carri armati e 500 aerei da combattimento concentrati sul suo territorio relativamente limitato. Facendo un confronto individuale, gli Stati Uniti sono l’unico membro dell’Alleanza numericamente prominente. La NATO ha il vantaggio sulle navi, ma non è un fattore decisivo, non questa volta, perché si tratta di una battaglia aereo-terrestre. Secondo il rapporto preparato dal prestigioso RUSI di Londra, il dato minimo richiederebbe almeno 500.000 truppe di terra efficienti con una forza aerea che fornisca supporto in combattimento e forze navali sufficienti ad assicurare un continuo e libero appoggio marittimo, soprattutto nelle prime fasi dell’intervento e quale precauzione in caso di fallimento. (2)

Implicazioni
La Siria è completamente diversa dalla Libia, ha alleati: Iran, Hezbollah in Libano, che si attiverebbero, soprattutto Hezbollah. L’organizzazione libanese è un fedele alleato della Siria, con più di 20.000 soldati, carri armati e missili. Il personale ha acquisito esperienza affrontando l’esercito israeliano. L’organizzazione ha filiali in Giordania, Yemen e nel Sinai. Il potenziale della Siria è reale, a differenza di quello della NATO, che in alcuni casi è forte solo sulla carta. Dopo aver lanciato l’operazione in Libia nel 2011, gli alleati non poterono trovare che un centinaio di aerei, mentre formalmente ne avevano più di 2500. Germania, Grecia ed Europa orientale evitarono l’operazione. Così oggi, Stati Uniti e Regno Unito otterrebbero probabilmente solo sostegno verbale. Colpendo le infrastrutture militari di comando e controllo siriani, gli Stati Uniti minerebbero la capacità della Siria di assicurare i depositi di armi chimiche, aumentando notevolmente la possibilità che possano finire nelle mani sbagliate. Sarà responsabilità degli Stati Uniti e dei loro compagni d’armi, se accadesse. Gli europei (e i nemici arabi dei siriani) entrano nel panico anche solo sentendo dell’impossibilità di attuare una qualsiasi operazione militare senza subire eventuali perdite militari. La crisi economica in atto in Europa non è certo un momento propizio per farsi coinvolgere in avventure militari. Si ricordi come la limitata operazione in Libia ha danneggiato i budget militari dei membri della NATO, con il resoconto dell’esaurimento di carburante e munizioni ad alta precisione. Le PGM furono quasi tutte usate per distruggere l’equipaggiamento corazzato e l’artiglieria estremamente obsoleti della Libia. Le ‘bombe intelligenti’ si rivelarono assai diverse da ciò che si credeva fossero, spesso una munizione ad alta precisione è più costosa del bersaglio, mentre l’arsenale occidentale ha avuto meno PGM che bersagli da colpire. La Libia è stata una vittoria di Pirro, facendo emergere i grandi errori del pensiero e della pianificazione militari occidentali contemporanei. Provate a immaginare cosa sarebbe stato se degli aerei da combattimento fossero andati persi. Lo saranno nel caso della Siria.
Se l’obiettivo è rovesciare il regime di Assad, allora i missili da crociera non sono sufficienti. In nessun modo potrebbero limitarsi ai soli attacchi aerei; una fase terrestre è inevitabile, e tale fase è impossibile senza la Turchia. Se la Turchia aderisce all’operazione, subirebbe pesanti perdite. La NATO colmerebbe i vuoti nel caso delle munizioni o degli equipaggiamenti necessari, ma la partecipazione non si tradurrà anche in un pesante tributo di vite umane. La Turchia ne avrà dei dividendi politici reali? Quasi nessuno, il suo ruolo sarà probabilmente quello di carne da cannone dell’occidente. La Turchia ebbe una clamorosa occasione per avviare la guerra, quando un suo aereo fu colpito il 22 giugno 2012, ma non invocò l’articolo 5 del trattato di Washington per una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Invece preferì “lamentarsi” presso la NATO, ricevendo “sostegno morale” in cambio. Nessun articolo 5 era all’ordine del giorno. E il Paese ha appena visto cosa sia una rivolta civile su larga scala. Il popolo turco difficilmente sarebbe felice del coinvolgimento in un’avventura militare. E il fattore curdo è certamente qualcosa che il governo turco non può ignorare, soppesando le varie probabilità.
La Siria esaurirà la NATO diminuendone notevolmente le capacità per un’operazione contro l’Iran. Se l’Iran difenderà la Siria, allora lo scenario sarà molto più complicato e più ampio. Se l’Iran interviene poi in tutta la regione, sarà interessata da combattimenti che si diffonderanno nel Golfo Persico, dove gli sciiti hanno già dimostrato scontento verso la loro situazione nei Paesi governati da sunniti. L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz, uno scenario che comporterebbe  difficoltà economiche per molti. Vi saranno violenze settarie nell’intera regione. La guerra innescherà scontri tra le comunità in Libano. Una possibilità è che la grande contesa locale si trasformerebbe in combattimenti su larga scala provocando la guerra civile. L’intervento verserà benzina sulle violenze in Iraq, dove gli attentati sono quasi diventati quotidiani. Il sentimento anti-americano nel mondo arabo sarà inevitabilmente diffuso, dopo tutto, essendo la Siria a lungo in contrasto con il suo vicino, Israele, stretto alleato degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e gli altri partecipanti all’operazione saranno responsabili dei danni collaterali inevitabili, verso cui dicono di preoccuparsi tanto; la vita dei civili inermi in cittadine densamente popolate e assai vicine, renderanno la missione NATO assai più pericolosa, mentre ulteriori vittime civili sarebbero inevitabili, se la NATO dovesse compiere attacchi aerei. Se le forze di Assad sono così indiscriminate da uccidere civili, così lo saranno anche quelle degli Stati Uniti.
L’ultimo sondaggio indica che solo il 45% degli statunitensi vorrebbe attaccare la Siria se avesse usato armi chimiche. Il supporto non è abbastanza forte da giustificare l’azione. A giugno un sondaggio Pew evidenziava che il 70% degli statunitensi è contrario ad armare i ribelli siriani. Il presidente Obama deve ancora convincere le persone della necessità dell’azione. Tutti i recenti interventi militari degli USA hanno fallito. La Serbia ha perso il suo territorio quando il Kosovo è diventato una zona colpita dal crimine; l’Iraq è diviso ed estremamente instabile, il Kurdistan iracheno è ormai diventato uno Stato separato, l’Afghanistan è il luogo in cui la NATO rischia di giocarsi il proprio destino e la Libia è incontrollata e divisa. C’è un forte motivo per non credere alle affermazioni degli Stati Uniti sulla veridicità sull’impiego di armi chimiche da parte della Siria. A maggio, la commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria segnalò ‘forti e concreti sospetti’ che i ribelli appoggiati dagli USA avessero gas sarin, “che fu usato dall’opposizione, dai ribelli, non dalle autorità del governo”, ha detto il commissario Carla del Ponte. C’è una ragione per credere che la corsa alla guerra, persegua l’obiettivo di impedire il controllo delle Nazioni Unite che smentirebbe le accuse di Washington ed eventualmente indicherebbe il coinvolgimento di Washington in un attacco false flag dei ribelli, inscenando una provocazione, qualcosa che sembrano aver già fatto in precedenza.
L’imminente attacco è un duro colpo alla speranza di una soluzione pacifica. Ora non vi è alcun incentivo ai ribelli per partecipare ai colloqui di pace con il governo siriano, mentre i militari dell’occidente vengono in loro aiuto. Parlando delle armi di distruzione di massa, è una questione di principio se delle persone vengono uccise da esplosivi all’uranio impoverito, come nei conflitti avviati dagli Stati Uniti, o con agenti chimici o qualsiasi altra arma. E perché dovrebbero essere demonizzate le armi chimiche, ma non le “bunker busters” nucleari da usare contro l’Iran? Un intervento militare in Siria potrebbe trasformarsi nella jihad dei terroristi, aiutandoli a rovesciare il governo secolare di Assad. Gli Stati Uniti non ha mai imparato la lezione dell’Iraq e sono sulla via di immergere loro stessi, e il mondo, in un altro pantano di caos e instabilità dalle conseguenze globali disastrose; gli appelli ad ascoltare la ragione non servono a nulla.

Note:
1. Stripes
2. Rusi.org

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Onda Rossa: la Cina dispiegherà una nuova classe di sottomarini nucleari strategici nel prossimo anno

Bill Gertz – Washington Free Beacon 23 luglio 2013

china_chines_submarine_s640x480L’anno prossimo, la marina della Cina inizierà i primi pattugliamenti in mare di una nuova classe di sottomarini nucleari strategici, mettendo in evidenza una nuova e crescente minaccia missilistica per gli Stati Uniti, secondo i funzionari della difesa degli Stati Uniti. “Prevediamo che pattuglie di combattimento di sottomarini dotati del nuovo missile balistico sub-lanciato JL-2, inizieranno il prossimo anno“, ha detto un funzionario a conoscenza delle recenti valutazioni dell’intelligence sulla forza sottomarina strategica cinese. La forza di sottomarini lanciamissili strategici della Cina  attualmente comprende tre nuovi sottomarini Tipo 094, ciascuno dotato di 12 tubi di lancio dei missili. Le pattuglie di sottomarini includeranno decine di nuovi missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) JL-2 sui Tipo 094. I sottomarini sono chiamati dal Pentagono anche battelli lanciamissili classe Jin. I pattugliamenti dei sottomarini missilistici, se effettuati dal 2014, saranno le prime operazioni sottomarine della Cina che coinvolgano missili a testata nucleare schierati lontano dalle sponde cinesi, pur avendo già una piccola forza di sottomarini lanciamissili dalla fine degli anni ’80.
Il Washington Free Beacon aveva riportato per la prima volta, nell’agosto scorso, che la Cina aveva effettuato un test di volo del JL-2, che secondo gli analisti probabilmente sarà equipaggiato con testate multiple. Questo test è stato effettuato nel Mare di Bohai in prossimità della costa nord-orientale della Cina, secondo i funzionari a conoscenza dei rapporti sul test. Funzionari della difesa hanno detto che il JL-2 rappresenta una potenziale minaccia missilistica nucleare di ‘primo attacco’ per gli Stati Uniti, ed è uno dei quattro nuovi tipi di missili a lungo raggio del crescente arsenale nucleare strategico della Cina. L’Air Force National Air and Space Intelligence Center all’inizio di questo mese ha pubblicato un rapporto sulle minacce missilistiche che identificavano il JL-2 quale arma che “per la prima volta, consentirà agli SSBN cinesi di colpire porzioni degli Stati Uniti da aree operative situate vicino le coste cinesi.” SSBN è l’acronimo militare per sottomarini lanciamissili nucleare. Il più recente rapporto annuale del Pentagono sulle forze militari della Cina dichiara che la Marina militare di Pechino ha posto la priorità sulla costruzione delle forze sottomarine. Oltre ai tre Tipo 094 attualmente dispiegati, la Cina aggiungerà almeno altri due sottomarini prima di schierare un sottomarino lanciamissili di nuovo generazione denominato Tipo 096, afferma il rapporto. E’ stata la prima volta che il Pentagono ha rivelato l’esistenza del nuovo sottomarino lanciamissili strategico. “La classe Jin e il JL-2 daranno alla Marina dell’EPL il suo primo credibile deterrente nucleare navale“, dice il rapporto del Pentagono.
Il Capo delle Operazioni Navali, Ammiraglio Jonathan Greenert, ha detto al Congresso, a maggio, che non era preoccupato dalla flotta cinese, compresi i nuovi sottomarini nucleari, ma che si tratta di uno sviluppo che ha bisogno di essere studiato. Greenert vantava nel corso di un’audizione al Congresso sugli stanziamenti per la difesa che “possediamo il dominio del mondo sottomarino.” La marina cinese “non ci arriva ancora” in termini di potere sottomarino, nonostante lo schieramento attuale di una forza di 55 sottomarini, sia diesel che a propulsione nucleare, ha detto Greenert. “Vorrei solo dire che restiamo vigili”, ha risposto alle domande circa i progressi dei sottomarini cinesi. “Non vorrei dire che sono preoccupato, non ancora, perché non sono necessariamente preoccupato. Siamo molto attenti e dobbiamo prestare attenzione e comprendere le intenzioni. E li sfidiamo su queste intenzioni“.
David Helvey, viceassistente del segretario alla Difesa per l’Asia orientale, ha detto ai giornalisti a maggio che i cinesi investono massicciamente in programmi di guerra sottomarina e in sottomarini. Inoltre, i cinesi non hanno ancora effettuato un test di lancio di un missile da un sottomarino immerso, ha detto. “Vediamo la Cina che investe considerevolmente nelle funzionalità per le operazioni in questo settore“, ha detto. Un rapporto del 2008 prodotto dalla US-China Economic and Security Review Commission afferma che non ci sono indicazioni che la Cina stia progettando di schierare un missile antisatellite sui suoi sottomarini lanciamissili. Questo missile include l’ultimo stadio di un missile terrestre ASAT (anti-satellite) sull’ogiva di un JL-2. La relazione della commissione ha citato un articolo del 2004 di Liu Huanyu dell’Accademia Navale di Dalian, che afferma che “distribuire qualche missile anti-satellite sui sottomarini nucleari nell’oceano, può seriamente minacciare l’intero sistema spaziale militare del nemico.”
Mark Stokes, analista degli affari militari cinesi, ha detto che prime pattuglie di sottomarini lanciamissili balistici cinesi, nel prossimo anno, non sarebbero sorprendenti. “La domanda più importante è quale organizzazione controlla, custodisce e garantisce la disponibilità delle testate nucleari che apparentemente sarebbero assegnate agli SLBM delle pattuglie”, ha detto Stokes all’Istituto Progetto 2049. La Cina mantiene uno stretto segreto sulle sue forze nucleari, come ad esempio quante ne sono schierate, come sono controllate e conservate, nel timore che qualsiasi discussione pubblica possa comprometterne il valore deterrente. “La [Commissione Militare Centrale] ha tradizionalmente affidato solo al Secondo Corpo di Artiglieria il controllo centralizzato sulle armi nucleari“, ha detto Stokes. “La concessione della CMC alla Marina dell’EPL del potere di sviluppare e mantenere una propria infrastruttura indipendente per lo stoccaggio e la movimentazione delle testate, sarebbe un allontanamento significativo dal passato. Questo tipo di decentramento potrebbe avere implicazioni che vanno ben oltre la Marina“. Richard Fisher, esperto di affari militari cinesi, ha detto che l’avvio di pattugliamenti dei sottomarini missilistici soddisferebbe le ambizioni dei leader del Partito comunista cinese dai tempi di Mao Zedong negli anni ’60. “Con tre SSBN Tipo 094 ora definiti ‘operativi’ dal Pentagono, è possibile che un Tipo 094 possa essere mantenuto in costante pattugliamento“, ha detto Fisher, dell’International Assessment and Strategy Center. “Tre SSBN cinesi contro 14 della Marina degli Stati Uniti non possono sembrare motivo di preoccupazione, ma se si assume che il JL-2 ha una gittata di 8.000 chilometri, assai simile all’ICBM DF-31, allora il Tipo 094 potrebbe colpire comodamente le basi aree sensibili e le basi della difesa missilistica dell’Alaska dalle aree protette nel Mar Giallo, e dalle coste orientali della Corea democratica potrebbe colpire la base degli SSBN dell’US Navy dell’isola di Kitsap, nello Stato di Washington“, ha detto.
Fisher ha avvertito che l’amministrazione Obama prevedendo di ridurre le forze nucleari degli Stati Uniti, potrebbe aumentare il rischio di un futuro primo attacco cinese. “Se l’amministrazione Obama avrà successo nel suo obiettivo di ridurre le testate nucleari degli Stati Uniti fino a circa 1000, non è escluso che la Base di Kitsap possa diventare responsabile di una percentuale molto più grande della capacità di rappresaglia nucleare degli Stati Uniti“, ha detto. “Tale mossa potrebbe determinare un notevole aumento dei rischi per gli Stati Uniti.” Tenuto conto delle “incertezze” sui livelli effettivi attuali e futuri dell’arsenale nucleare della Cina, “sarebbe più saggio non prendere in considerazione un’ulteriore riduzione nucleare, che potrebbe minacciare la robusta triade nucleare di ICBM, SSBN e bombardieri degli Stati Uniti“, ha detto Fisher. Sul sottomarino lanciamissili di prossima generazione della Cina, Fisher ha detto che il Tipo 096 potrebbe essere dotato di un missile con una gittata maggiore, il “JL-3″ in grado di colpire obiettivi in tutti gli Stati Uniti.
Thomas M. Skypek, analista della sicurezza nazionale, ha dichiarato in un documento del 2010 che la Cina, nei prossimi 10 anni, potrebbe costruire diversi tipi di forze missilistiche strategiche, dalla forza modesta dei quattro sottomarini Tipo 094, a una forza con due Tipo 094 e otto Tipo 096, ciascuno armato con 24 missili JL-3 dotati di testate multiple. “Nella sua corsa a sviluppare un credibile deterrente nucleare navale, Pechino cercherà di mettere in campo sottomarini furtivi con molti missili balistici MIRVizzati, ottenendo una assai maggiore capacità rispetto a ciò che la prima e la seconda generazione di SSBN e di SLBM potevano offrire“, ha dichiarato Skypek. Skypek ha detto i militari cinesi hanno riscontrato problemi con il JL-2 del Tipo 094. Tuttavia, ha aggiunto che la “traiettoria attuale della marina cinese suggerisce che la Cina stia per compiere un salto significativo nelle sue capacità e presto schiererà un deterrente nucleare navale credibile.” “Una volta a regime, la flotta di SSBN [cinesi], anche con un modesto numero di battelli, rafforzerà la capacità della Cina di compiere attacchi strategici e di rafforzare la deterrenza complessiva di Pechino, ottenendo maggiori gittata, mobilità, furtività, sopravvivenza, penetrazione e letalità.” Il governo giapponese ha messo in guardia, con un libro bianco della difesa pubblicato all’inizio di questo mese, sulla minaccia rappresentata dal JL-2. “Una volta che il JL-2 raggiungerà l’operatività, si ritiene che le capacità nucleari strategiche della Cina miglioreranno grandemente“, dichiara il libro bianco.
Il Maggior-Generale cinese Yao Yunzhu, un ricercatore, ha suggerito a maggio che gli sforzi degli Stati Uniti per aumentare le difese missilistiche in Asia producono l’accrescersi dell’arsenale nucleare strategico della Cina. “Lo sviluppo attuale, in particolare la diffusione di sistemi di difesa missilistica in Asia orientale sarebbe, agli occhi cinesi, un fattore molto inquietante che avrebbe implicazioni sul calcolo della Cina verso l’arsenale nucleare e strategico“, ha detto Yao Yunzhu, ricercatore presso l’Accademia di Scienze Militari della Cina. Yao ha anche detto che le operazioni congiunte statunitensi sulla difesa antimissile in Asia hanno “implicazioni per la Cina”. Il Pentagono lavora a stretto contatto con il Giappone sulle difese missilistiche congiunte, per contrastare la minaccia rappresentata dai missili nordcoreani. Il Wall Street Journal, citando “esperti cinesi”, ha riferito a maggio che le mosse dei militari statunitensi in Asia improbabilmente potranno influenzare lo sviluppo dell’arsenale nucleare della Cina, tra cui il varo di sottomarini lanciamissili nel 2014. Tuttavia, il numero di testate nucleari e di missili strategici potrebbe essere “regolato” sulla base dei piani militari statunitensi in Asia. L’amministrazione Obama ha lanciato il “perno” per l’Asia, che include l’incremento delle forze militari statunitensi nella regione e delle esercitazioni con gli alleati e gli amici asiatici.
Il Vicesegretario alla Difesa Ashton B. Carter ha annunciato ad aprile che la Marina militare statunitense schiererà, nel 2015, un quarto sottomarino d’attacco a propulsione nucleare a Guam.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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