Bisogna distruggere Qatar e Arabia Saudita per evitare la terza guerra mondiale

John Wayne Tunisie Secret 14 agosto 2014

Non è un mistero che John Wayne, pseudonimo di un ex-alto funzionario degli Interni e degli  Esteri della Tunisia, ostacoli mercenari e traditori in sonno. Seguendo il nostro articolo “Con prove, un oppositore del Qatar accusa il suo Paese di finanziare il terrorismo“, ci ha inviato le cinque osservazioni seguenti.

623930-11-03-31-bashar-al-assadFui il primo al mondo ad aver predetto il ritorno della Guerra Fredda, sulla rivista elettronica tunisina Business News, meno di un anno dopo il 14 gennaio 2011, quando la Siria era immersa in  violenze inaudite e il cui regime laico e nazionalista di Bashar a-Assad, ancora una volta, mostrava al mondo il suo rapporto storico, stretto e leale con la Russia. Sì, la guerra fredda è tornata e i nazionalisti arabi sono felici, perché dopo tutto, l’ex-Guerra Fredda vide il sostegno incrollabile dell’URSS al mondo arabo abbandonato e sabotato dall’occidente a favore di Israele. Chi non ricorda il momento di gloria del Canale di Suez, quando Mosca minacciò di colpire con i missili Parigi e Londra, e quando Israele, Francia e Gran Bretagna si ritirarono davanti a un Nasser determinato e un Canale di Suez chiuso alla navigazione con le navi affondate dal Rais? Quel giorno fu l’indipendenza della Tunisia, uno dei momenti di maggiore orgoglio della mia vita.

La III guerra mondiale è iniziata
Ma questa non è una nuova guerra fredda. È l’inizio della terza guerra mondiale in cui le potenze nucleari NATO e Russia combattono tramite Paesi terzi… Per ora! Ciò che è peggio, è che la fine della guerra nel prossimo futuro è assai improbabile ed è molto probabile che si traduca anche nella morte di milioni di civili inermi, come nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ma peggio ancora, questa guerra è arrivata alle porte della Russia, in Ucraina, dove l’incoscienza della NATO esegue esercitazioni militari sotto il naso di una Mosca infuriata e la cui costituzione prevede che il Paese, storicamente vicino agli arabi, si riserva il diritto di usare le armi nucleari per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. La III guerra mondiale è cominciata. E se si contano pogrom, abusi, atrocità e uccisioni in Siria, Libia e Iraq, tale guerra avrà presto il suo milione di morti e il genocidio di una minoranza religiosa, come nella seconda guerra mondiale. Mancano i campi di concentramento, ma esistono le prigioni in cui carcerieri libici salafiti, vicini a Bernard Henry Levi, ammucchiano neri africani accusati di lavorare per il regime di Gheddafi. E nel caso dei salafiti in avanzata nell’Iraq, hanno le camere a gas nelle tombe del deserto in cui seppelliscono vivi donne e bambini accusati del reato di essere cristiani.

Il 14 gennaio 2011 ci fu un colpo di Stato della CIA
Tale guerra non è iniziata con un incidente come l’assassinio di un arciduca o l’invasione della Polonia, ma con l’uccisione di un ex-detenuto trasformato in martire del regime per presunti abusi e le cui malefatte furono esagerate presso milioni di tunisini, uno più ignorante dell’altro. Un incidente istigato dalla CIA dopo aver incaricato un ufficiale dell’esercito tunisino, con il complesso dell’uomo bianco, compiendo uno dei colpi più intelligenti della sua storia. Anche più intelligente di quelli a Teheran, Saigon, Santiago, Cile e Guatemala. Il golpe della CIA dal 14 gennaio 2011 fu attuato così abilmente da lasciare ancora dubbi e confusione nella popolazione tunisina, che ancora crede fermamente che la piazza abbia cacciato Ben Ali dal palazzo di Cartagine, una vittoria del popolo che ha galvanizzato le rivoluzioni per la libertà e la dignità in altri Paesi arabi contro i tiranni. Le rivoluzioni di barbuti Gavroche in qamis che brandiscono teste mozze esangui e occhi vitrei. I colpi di Stato della CIA hanno generalmente la firma di tali servizi segreti distruttivi.  Questa volta non è così, in generale non ha alcuna maschera. Saigon e i suoi generali addirittura aspettarono ufficialmente il via libera dall’ambasciata degli Stati Uniti, sotto forma di una telefonata. A Santiago, in Cile, la CIA mobilitò cacciatorpediniere e sottomarini e migliaia di marines che effettuarono anche uno sbarco preventivo. A Teheran, il colpo di Stato contro Mossadeq vide Kermit Roosevelt, nipote del presidente Roosevelt supportato dai mullah di Qom, distribuire biglietti da 100 dollari negli inferi e nelle strade ai bazari iraniani, mentre l’esercito del generale Fazlollah Zahidi arrestava il presidente democraticamente eletto Mossadeq. Il golpe di Teheran fu un colpo di Stato in valuta, costando la modica somma di diecimila dollari. Diecimila dollari per rimuovere dalla carica il presidente di un Paese dal passato millenario così che la Anglo Persian Oil Company, poi chiamata British Petroleum, potesse restare inglese e rifornire le navi dell’impero di Londra che viaggiavano per l’India o il Corno d’Africa attraversando il Canale di Suez. A Tunisi, nel febbraio 2011, le banconote furono distribuite in Avenue Habib Bourguiba da ignoti alla guida di Mercedes, poco prima delle dimissioni di Muhammad Ghannuchi. Non c’è dubbio che l’uso dei dollari sia stato fin troppo evidente. A volte la CIA si rinnova nei suoi colpi, Come quando incaricò il suo servo Qatar di far crollare completamente il regime di Ben Ali e di non  lasciare al potere nessuno dei suoi geniali dirigenti. Gli spazi politici erano favorevoli ai parassiti dell’umanità, i cosiddetti islamisti alimentati nelle loro gabbie del fanatismo spirituale da CIA, MI6 e Mossad. C’è il diritto di porsi la domanda, oggi: quanto è costato il colpo di Stato del 14 gennaio 2011, a Cartagine? Spero sia costato più di diecimila dollari, una somma che sarebbe umiliante e ridicola per la Tunisia, il suo passato e cultura con tremila anni di storia.

Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen
E questa guerra in cui i cristiani vengono sepolti vivi nel deserto iracheno, ha alla testa CIA, MI6 e Mossad, ma il corpo, e in particolare le banche, sono Qatar e Arabia Saudita, Paesi più ricchi da quando il prezzo del barile è rimasto elevato e stabile dopo che George W. Bush ha cancellato dalla mappa l’Iraq e immerso l’intera regione nella guerriglia permanente tra sciiti e sunniti. I regimi feudali di Golfo e Arabia Saudita hanno il massimo desiderio di perpetuare per secoli la loro sopravvivenza, che dipende dalla creazione di una zona che raccolga gli islamisti del mondo arabo. Tali Paesi non attaccheranno mai Israele, anche se compie un genocidio, in quanto servono lo Stato ebraico indirettamente, ed essendo essi stessi e Israele grandi basi militari statunitensi. Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Tunisia come altrove, sono sotto il comando statunitense. Condannano le atrocità di Israele, ma aiutano lo Stato ebraico obbedendo a Washington e promuovendo islamismo e barbarie nel mondo. Hamas è un’astuta creazione del Mossad affinché i palestinesi non abbiano mai uno Stato. Non ci saranno mai più altri accordi di Camp David con l’ostinazione degli islamisti palestinesi, caduti nella trappola della estrema destra israeliana che sogna sempre di radere la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme.
Nei miei anni alla Sorbona, mi appassionai della cultura russa soprattutto perché ebbi la possibilità, come a Sadiqi e altrove, di frequentare gli insegnanti di storia più intelligenti e più colti. Per me c’è la civiltà russa e il resto del mondo. I russi, anche se a volte politicamente in pubblico appaiono maldestri nelle convenzioni internazionali in cui il sionismo è dilagante e domina, sono dei notevoli esseri umani. L’URSS ha combattuto il nazismo senza mendicare aiuti agli statunitensi e senza resistere pacificamente con dei governi di Vichy. I russi preferirono perdere dieci milioni di uomini affrontando la sesta armata del Führer, piuttosto che capitolare. La Francia cedette alla Blitzkrieg, ma peggio collaborò con i nazisti per mantenere lo stile di vita aristocratico, raffinato e sofisticato dei suoi politici. Infine, alcuni francesi erano buoni solo a uccidere civili algerini inermi, uccidendoli come si uccide un cane sospettato di avere la rabbia. Certo, la Francia mi ha istruito, ma ciò che rimprovero a questo Paese è il suo colonialismo il cui mascheramento ha attraversato i decenni. La Francia promuove i diritti umani nel mondo pur essendo uno dei Paesi più colonialisti. Falsifica il suo passato genocida in Algeria condannando i genocidi, tranne quelli d’Israele. Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen. Alcuni nuovi politici francesi sono dei Menachem Begin e Golda Meir in incognito, quando non degli Al Capone, come colui che ha distrutto la Libia e ora gioca al salvatore provvidenziale di una Francia economicamente malconcia. Sì, a volte ho un certo risentimento verso la Francia, anche se la sua cultura mi affascina e alcuni dei suoi grandi capi meritano rispetto. Ma non posso perdonare questo Paese per aver colonizzato il mio popolo e io celebro la sconfitta di Dien Bien Phu più spesso del mio compleanno. E nemmeno intendo soffermarmi sulla campagna militare in Libia con cui la Francia, come tutta le campagne coloniali, ha distrutto questo Paese e il suo povero popolo, aggrappato all’Islam come soluzione al sottosviluppo voluto. E neanche oso affrontare la questione del supporto logistico e delle armi fornite ai salafiti siriani da Francois Hollande, che ora decapitano i cristiani dell’Iraq e giocano a bocce con le loro teste. Sì, molti francesi e alcuni dei loro  politici, come del resto tunisini, sono dei pezzenti. Anche dopo secoli di colonizzazione e abusi impuniti, continuano ad oltraggiare il diritto del popolo arabo e glorificano Israele.

Assad è il Georges Clemenceau degli arabi
Per vincere le guerre, si devono affrontare le infrastrutture e i finanziamenti dei nemici. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati bombardarono ogni notte gli stabilimenti della Ruhr e le raffinerie tedesche. Un Paese senza denaro o petrolio difficilmente può continuare la guerra.  Durante la prima guerra del Golfo, l’esercito statunitense avanzò con i carri armati Abrams in Quwayt seguiti da centinaia di autocisterne. In guerra, è il petrolio la linfa vitale. Questa terza guerra mondiale potrebbe durare anni, soprattutto se si tiene conto del fatto triste che Paesi come Iran e Libano potrebbero essere attaccati dai jihadisti trascinandoli in un conflitto sanguinoso. L’uomo che emerge da questo conflitto come un eroe leggendario non è il Maresciallo al-Sisi, ma il Dottor Bashar al-Assad. Il Maresciallo al-Sisi ha certamente salvato il suo Paese dalle grinfie dell’islam, ma deve spezzare gli accordi di Camp David. Se difficilmente si può battere militarmente Israele, dev’essere isolato e gli arabi vinceranno con una continua guerra fredda che riduca lo Stato ebraico a una repubblica delle banane nel deserto, affollata e avendo, come il Terzo Reich e la Gestapo, dei generali inquisiti dalle Nazioni Unite per aver commesso genocidi in serie. L’aiuto statunitense all’Egitto è una forma di colonizzazione e di pressione per mantenere delle relazioni diplomatiche con Israele prive di significato. Non deve conciliarsi con un Paese che un tempo aveva progettato di sganciare la bomba atomica su Cairo.
Come ho già detto, questo sanguinoso conflitto farà della Siria il Paese arabo militarmente più potente. La Russia ha bisogno della Siria, perché è una zona cuscinetto all’islamismo che ne minaccia la popolazione musulmana. Perché se la Siria cade, le popolazioni musulmane del Caucaso settentrionale, tra Mar Caspio e Mar Nero, cederanno alla Jihad e attaccheranno il Cremlino. Dopo tutto, un sesto della popolazione russa è musulmana. Questa guerra potrebbe essere breve se la Siria e la sua alleata Russia attaccassero le infrastrutture degli sponsor della Jihad globale, cioè Arabia Saudita e Qatar. Senza le loro infrastrutture del gas e petrolio, verrebbero neutralizzati per decenni e travolti dalla bancarotta. La Russia ha fornito alla Siria missili balistici di nuove generazioni, ma questi, anche se molto precisi, possono raggiungere solo città come Ankara e Istanbul. La Turchia di Erdogan è un Paese di pezzenti e colonia israeliana. Non vale un missile russo. Ma se la Russia dovesse inviare in Siria dei missili balistici a lungo raggio che possano colpire il complesso gasifero del Qatar e gli impianti petroliferi in Arabia Saudita, la distruzione di essi sarebbe la svolta nella guerra globale, che potrebbe costare la vita di decine di milioni di innocenti. In ogni guerra serve una strategia di reciprocità. Qatar e Arabia Saudita preparano la loro versione crudele e falso di Islam, per distruggere il mondo arabo a vantaggio dell’espansione israeliana. Questi sono i nemici del mondo arabo e dell’umanità. La distruzione di questi due Paesi farebbe giustizia delle vittime del conflitto, ma anche del profeta Muhammad stesso, la cui parola è usurpata da regimi feudali assetati di sangue e privi di alcun rispetto per lui stesso o la specie umana.
Bashar al-Assad ha iniziato la guerra di logoramento contro i jihadisti della NATO da cui non può che emergere vittorioso. Una vittoria che farà della Siria un Paese distrutto, ma rafforzato, come la Russia, dopo l’Operazione Barbarossa di Hitler. L’Armata Rossa vittoriosa avanzò con i suoi carri armati fino a Berlino. I missili di Bashar devono colpire Doha e Riyadh. Bashar al-Assad è il Georges Clemenceau degli arabi, che devono sostenerne la linea dura.

Syria's President Bashar al-Assad and Russia's President Dmitry Medvedev review the honor guards at al-Shaaeb presidential palace in DamascusF. M. alias John Wayne. Ex-studente al Sadiqi College, laureato in Storia e Scienze Politiche presso l’Università di Parigi – Sorbona. Ex funzionari dei ministeri degli Esteri e degli Interni dei governi tunisini di Habib Burguiba e Zin al-Abidin Ben Ali. Diplomatico di carriera ed esperto di sicurezza e intelligence.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Costa d’Avorio: perché Sarkozy ha abbattuto Gbagbo?

Capitano Martin Tunisie Secret 8 agosto 2014

Abbandonato dai suoi amici del PS nel 2011, abbandonato dall’Internazionale socialista poiché il legittimo presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, viene giudicato dal Tribunale penale internazionale, istituito per punire i “dittatori” africani, arabi, asiatici e latino-americani e mai i capi occidentali che hanno commesso crimini contro l’umanità, specialmente in Iraq, come George W. Bush e Tony Blair, o in Palestina, come Golda Meir, Yitzhak Shamir, Ariel Sharon e Benjamin Netanyahu. Il nostro amico “Capitano Martin”, ci ha inviato questo articolo che solleva il velo sulle vere ragioni per cui Nicolas Sarkozy “cacciò” Laurent Gbagbo, che ha poca più fortuna di Gheddafi, e sostituirlo con il burattino Alassane Ouattara. Si potrebbe pensare che qui le ragioni di Sarkozy siano ragione di Stato ed interessi della Francia, ma in realtà sono mercanteggiamenti vergognosi e grossolani, come nel caso della Libia e delle vecchie spedizioni coloniali.   Gbagbo_2486173bLaurent Gbagbo, ex-presidente della Costa d’Avorio, è attualmente incarcerato presso la Corte penale internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. Quattro le accuse contro colui che viene  presentato come il perdente delle elezioni del 2010: omicidio, stupro e violenza sessuale, persecuzione e altri atti inumani. No, naturalmente, che la persona accusata abbia commesso tali atrocità, ma in quanto responsabile burocratico, e perfino ispiratore. Questa storia sembra essere l’ennesimo caso dei tanti dittatori che hanno insanguinato l’Africa. Laurent Gbagbo è stato chiamato a rispondere delle sue azioni dopo che le forze speciali Licorne lo catturarono nel palazzo presidenziale, dove si era barricato. L’ex presidente ivoriano è nato nel 1945 e subito s’immerse nella politica e le sue opinioni socialiste e panafricane lo portarono rapidamente ad opporsi al regime autoritario di Houphouët-Boigny, che governò la Costa d’Avorio per quasi trent’anni. Imprigionato più volte, infine fu costretto all’esilio a Parigi. Nelle elezioni presidenziali del 2000 Laurent Gbagbo ebbe l’effettiva possibilità di vincere. Il 23 ottobre, i primi risultati indicavano che era davanti a Robert Guei. La sera del primo turno, tale concorrente gli contestò la vittoria e sciolse il 23 ottobre la commissione elettorale, prima che il dipartimento degli Interni ne annunciasse la vittoria il giorno successivo. Ma il 25 ottobre, decine di migliaia di manifestanti scesero in piazza e, nonostante i soldati gli sparassero, costrinsero il capo della giunta a mollare. Laurent Gbagbo fu finalmente nominato presidente il 26 ottobre ed iniziò il mandato in un’atmosfera velenosa. Presidente in carica, nel 2010 si presenta contro Alassane Ouattara, ex-ministro di Houphouët-Boigny. La votazione fu segnata da violenze. Dopo il secondo turno, Ouattara fu proclamato il 2 dicembre quarto presidente della Costa d’Avorio, con il 54,1% dei voti. Ma il Consiglio costituzionale invalidò i risultati del Nord e annunciò la riconferma di Laurent Gbagbo con il 51,45% dei voti. Alassane Ouattara aveva il sostegno della “comunità internazionale”. L’11 aprile 2011, Laurent Gbagbo fu arrestato dalle forze del suo rivale appoggiate dall’esercito francese. Quest’ultimo si proclamò presidente il 6 maggio 2011 e la sua nomina avvenne a Yamoussoukro il 21 maggio 2011, alla presenza di molti capi di Stato, tra cui Nicolas Sarkozy. Pochi giorni prima di togliere il potere al governo democraticamente eletto, l’Eliseo era in trattative con lui. Secondo fonti attendibili, le discussioni s’incentrarono sulla ricchezza del sottosuolo ivoriano. L’ex-presidente francese chiese al suo omologo ivoriano L. Gbagbo di conservare per la Francia l’80% dei proventi del petrolio del bacino del Golfo di Guinea. Del restante 20%, il 10% doveva essere trasfuso al Burkina Faso e il resto alla Costa d’Avorio. Sulla questione, fonti vicine alle discussioni telefoniche tripartite (Eliseo, ambasciata di Francia in Costa d’Avorio, ministero degli Esteri francese) indicano che il capo di Stato ivoriano avrebbe opposto un rifiuto categorico. La Francia non ebbe altra alternativa che bombardare la residenza di L. Gbagbo e posizionare dei ribelli. Dalla cacciata dell’ex-presidente ivoriano, Total ha ottenuto una buona quota degli idrocarburi, dopo aver completato l’acquisizione del secondo blocco petrolifero offshore nel Golfo di Guinea. Gli investitori francesi generalmente si fregano le mani. Parigi ha un controllo sempre più stretto sull’economia della Costa d’Avorio: la Banca di Francia emette moneta attraverso l’unione monetaria dell’Africa occidentale (Franco CFA) e i molti investimenti rendono l’economia ivoriana dipendente dalla metropoli. Gruppi come Bouygues, Orange, BNP Paribas, Société Generale, Bolloré e Total oggi ne traggono succosi benefici. Nonostante gli sforzi di Fadi al-Abdallah, portavoce della Corte penale internazionale, e dell’assistente procuratore Fatu Benuda, la procedura è costellata da molte ombre e dimostra che la manovra era volta solo a sbarazzarsi di un personaggio fastidioso. Con un sottile giro di prestidigitazione democratica, venne eseguita l’operazione. Via Gbagbo e viva Ouattara! L’ex potenza coloniale è ancora presente in Africa…
La Francia non ha mai abbandonato, dai presidenti Chirac e Sarkozy, la ribalta del continente nero. I numerosi contributi di questi ultimi anni (Mali, Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, ecc.) sono lì a dimostrarlo. Per Parigi, la vecchia dottrina della Françafrique è più attuale che mai, con il suo colonialismo basato su sfruttamento e violenze. Ma questa volta con il sostegno della “comunità internazionale”.

cotedivTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Comunitaristi e neoconservatori: il sostegno francese all’aggressione israeliana

Bourgoin
sergents1François Hollande ha assicurato sostegno al suo amico Benjamin Netanyahu affermando che “il governo israeliano adotta tutte le misure necessarie per proteggere la sua popolazione“. Inutile dire che il messaggio è stato ricevuto dalla persona che va in overdose nel distruggere Gaza, la sua gente e le sue infrastrutture. I morti (e i feriti) non finiscono di affollarsi senza una prospettiva di un cessate il fuoco all’orizzonte. In Francia, il governo non resta inattivo, lungi da ciò, non risparmia sforzi per mettere a tacere le tante voci contro tale aggressione. I raduni a sostegno del popolo palestinese non sono più consentiti e quando ci sono, i manifestanti sono minacciati e picchiati dagli estremisti ebrei del JDL, milizia del governo socialista (uno dei suoi membri è guardia del corpo di Hollande). Più sottile, ma non meno efficace, molte altre strutture non risparmiano tempo nel spezzare la resistenza: associazioni istituzionali contro il razzismo, circoli neconservatori, siti comunitaristi, gruppi identitari e antifa. A volte contrapposti, ma uniti da un obiettivo comune: difendere la politica d’Israele, combattere la Resistenza, equiparare il sionismo con l’antisemitismo, e con lo stesso metodo: disinformare, e se necessario, intimidire e terrorizzare. Nel sostenere incondizionatamente Israele e le sue politiche, in Palestina e nel resto del mondo, tali “neocon con passaporto francese” si comportano come agenti al servizio di una potenza straniera.

I neoconservatori: Dreuz.info e il Circolo dell’Oratorio
bhlL’ideologia ufficiale dell’Impero, la teoria dello scontro di civiltà che contrappone il barbaro Islam conquistatore e la civiltà giudaico-cristiana sotto assedio, trova eco mobilitante ed efficace in Francia. Una la linea: la difesa incondizionata d’Israele, testa di ponte dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente. L’aggressione contro Gaza, assimilata da Dreuz.info a una “guerra contro il terrore”, viene pienamente giustificata e trova proporzionata la risposta israeliana. E anche lieve, 583 palestinesi morti in 15 giorni “non sono molti”. Soprattutto se si tiene conto della cosiddetta pratica degli scudi umani usati da Hamas, menzogna deliberata d’Israele, che s’è già illustrato nella disinformazione. Ma se Israele “difende solo i propri civili contro razzi e missili di terroristi, criminali e mafiosi“, qual è la ragione della campagna dai media occidentali contro di esso? La risposta ha il pregio della semplicità: perché “odiano questo Paese e vogliono vedere i musulmani europei scendere in piazza e imporre i bazar“, chi dimostra sostegno a Gaza sono gruppi di islamisti radicali. La strategia del vittimismo paga sempre…
Un’altra risorsa neoconservatrice, il Circolo dell’Oratorio, ospita l’avanguardia sionista degli André Glucksmann, Romain Goupil, Cécilia Gabizon, Elisabeth Schemla, Pierre-André Taguieff, Frédéric Encel, Basbous Fadela Amara.. per lo più ex-sinistri divenuti atlantisti furiosi. Tali sostenitori incondizionati d’Israele furono noti per l’intenso lobbying a favore della guerra in Iraq nel 2003, quando dissero: “Da parte nostra, abbiamo scelto il campo del popolo iracheno, la sua libertà ora dipende dalla vittoria degli eserciti anglosassoni…” Senza dubbio mosso dallo stesso altruismo, Frédéric Encel ritiene Hamas così violentemente antisemita che dev’essere neutralizzato, essendo sempre stato “per la politica del peggio e del confronto con Israele” di cui “non riconosce l’esistenza”, con l’obiettivo di prendere il controllo dei palestinesi “nei territori e anche fuori” con la violenza. E infine 95000 morti in 65 anni di occupazione, sono infatti assai ragionevoli, soprattutto se confrontiamo questa cifra alle vittime di altri conflitti, come in Africa. Un cavillo?
Fadela Amara, che considera il velo islamico come una “bara vivente” e si sente “a casa” in Israele, dove ha vissuto la vera diversità senza alcuna pressione razzista, non riesce a trovare parole abbastanza forti nel denunciare l’oscurantismo islamico e il suo corollario, l’antisemitismo: “Purtroppo il problema dell’antisemitismo non è stato completamente risolto nel mio Paese, dove ritorna in forma diversa nelle periferie, dove gli islamisti marciscono i cervelli dei nostri figli. Se avessimo giocato il nostro ruolo in modo corretto ed eliminato l’antisemitismo in Francia, anche nell’amministrazione, non avremmo visto la sua rinascita nei quartieri nella forma islamista, insieme al suo discorso dalle connotazioni fasciste. Tutto per la nostra vigliaccheria, perché non volevamo ammetterlo e non volevamo sapere“. Non sorprendentemente, la sua associazione Né puttane né sottomesse, affiliata al Circolo dell’Oratorio, mira a stigmatizzare la “cultura della città” associata a oscurantismo, sessismo e antisemitismo, anche denunciando il “fascismo verde” musulmano. Ma tali preoccupazioni vanno ben oltre i confini francesi. Insieme a SOS Racisme e Unione degli studenti ebrei di Francia, altre risorse sioniste, ha lanciato un appello comune per la liberazione dei tre membri delle Femen detenute in Tunisia. E al momento dell’operazione Piombo Fuso contro Gaza, non dissero una parola sulle tante vittime palestinesi, unica preoccupazione era “arginare l’ondata di antisemitismo improvviso“, rispondendo alle preoccupazioni dell’Unione degli studenti ebrei di Francia. Preoccupazione che Pierre-André Taguieff condivide per le attuali manifestazioni pro-Gaza, in cui vede l’espressione della Francia “anti-ebraica”. Per non parlare di Rudy Reichstadt membro del Circolo dell’Oratorio e amico di Pierre-André Taguieff, BHL e Caroline Fourest. Sul sito che gestisce, “Conspiracy Watch“, si dedica a denunciare le “teorie del complotto” (in sostanza, le analisi che denunciano l’influenza del sionismo). A geometria variabile, ancora aspettiamo la sua risposta alla tesi di Alexandre Arcady secondo cui molti rapporti o relazioni internazionali sui bambini palestinesi uccisi da bombe e proiettili israeliani, sarebbero una gigantesca cospirazione fomentata dai sostenitori del popolo palestinese.

Islamofobia: Riposte Laïque, Résistance Républicaine e Génération Identitaire
380px-Mossad_seal.svg_Presso l’avamposto del sostegno all’aggressione israeliana, l’associazione di estrema destra Riposta Laica (il cui direttore è anche membro di NPNS), organizza regolarmente azioni contro “l’islamizzazione della Francia” insieme al Blocco Identitario, bersagliando solo i musulmani e le loro pratiche culturali e religiose. Pierre Cassen, uno dei suoi fondatori, ex-trotzkista, promuove regolarmente le tesi di Riposta Laica negli incontri organizzati dal B’nai B’rith. Islamofobo e sionista, considera Dieudonné “islamo-collaborazionista”. Tale associazione promuove la teoria razzista d’Eurabia secondo cui il mondo arabo sarebbe una minaccia demografica e terroristica all’Europa, in particolare, e al “mondo civilizzato” in generale. Abbastanza per giustificare la guerra contro Hamas, “movimento islamico”, d’Israele “che difende solo se stesso” salvando “il più possibile i civili“, secondo Pierre-William Goldnadel, presidente dell’associazione Francia-Israele. E’ vero che dal suo punto di vista, Israele è uno Stato democratico alle prese con un”organizzazione terroristica islamista omofoba ed antisemita“. Inoltre tortura cristiani, minaccia i giornalisti e spara a vista agli abitanti di Gaza, secondo Francia-Israele, che non ha paura di mostrare la corda nel demonizzare l’Islam, e per cui i manifestanti pro-Gaza sono tutti antisemiti e jihadisti. Per tali lobbisti, non c’è nessuno che difenda Israele, neanche France 2, membro della disinformazione pro-palestinese, né i politici francesi, indulgenti nei confronti di Hamas… e verso il criminale, antisemita e cristianofobo islamismo.
Il Blocco identitario è ferocemente islamofobo, nasconde a malapena il suo sostegno a Israele dietro il principio dell’astensione (né kefiah né kippah): “le ultime manifestazioni pro-palestinesi, sostenute da un gran numero di gruppi politicamente orientati a sinistra, ci ricordano tutti i benefici del multiculturalismo e comunitarismo alla francese“, si può leggere sul loro sito di Lione. Per il Blocco Identitario, chi sostiene la Palestina è fondamentalista o di sinistra o antisemita, o anche tutte e tre le cose, mentre “l’antisemitismo in Francia riguarda principalmente musulmani e simpatizzanti di estrema sinistra“. Il sito Français de souche, sempre anti-Islam, ha una visione simile. Stessa storia con Resistenza repubblicana (la cui presidente, Christine Tasin, islamofoba ed antipalestinese patentata, è anche co-presidente di Risposta Laica), che giustifica i tiri dell’artiglieria israeliana contro le ambulanze delle Nazioni Unite con il diritto d’Israele di difendersi contro il terrorismo (come è noto, le ambulanze coprono i terroristi). L’unico responsabile del massacro è comunque Hamasche vuole il massimo di morti a Gaza”, mentre “per Israele la salvaguardia della vita umana è una priorità”. Affermazioni alquanto sorprendenti per un’organizzazione che suona l’allarme sull'”eccessiva presenza di musulmani in Francia” e ritiene Dieudonné (non scherzo) un “agente iraniano sciita“.

Comunitaristi: CRIF e LICRA
ldj10Tale tema xenofobo e razzista identitario si riflette anche sul CRIF che ha recentemente lanciato sul suo sito un documentario israeliano sulla “minaccia islamica” in Europa e che sostiene il giornalista apertamente islamofobo Robert Redeker. La LICRA, nel frattempo, vuole combattere l’antisionismo allo stesso titolo dell’antisemitismo e ritiene che “l’islamofobia sia un diritto“. CRIF e LICRA sono gli avamposti del supporto ad Israele nella guerra contro Hamas. Il CRIF va oltre chiedendo alle autorità francesi di vietare le manifestazioni pro-palestinesi, dicendo che i recenti scontri  preoccupano sulla sorte della comunità ebraica che vive in Francia. Il suo presidente Roger Cuckierman è stato ricevuto da François Hollande per discutere tali questioni e il messaggio passa quando le manifestazioni “antisemite” (secondo la LICRA) vengono vietate in diverse città, con grande sollievo dell’ufficio nazionale di vigilanza sull’antisemitismo, secondo cui ogni sostegno alla Palestina è antisemitismo. Al contrario, il principio di non-importare in territorio francese i conflitti, difeso dal governo e dai sionisti, non sembra applicarsi quando il CRIF fa una dichiarazione alla “riunione unitaria degli amici di Israele” davanti l’ambasciata israeliana, promuovendo “il diritto d’Israele di difendersi dagli attacchi indiscriminati contro la sua popolazione”. Con l’approvazione del governo e, naturalmente, il supporto logistico della JDL, milizia della lobby pro-Israele.

Teppisti fascisti: LDJ e Betar
I mercenari del sionismo, LDJ e Betar commettono regolarmente violenze contro i sostenitori della causa palestinese. Attaccano violentemente i dimostranti pro-palestinesi lanciando insulti (“fottiti Palestina”), come si può vedere sul video e dalle numerose testimonianze dei manifestanti present, tra cui quelle dell’Unione ebraica francese per la pace, e sempre sotto la protezione del CRS. Vengono anche utilizzati in combinazione con le forze ausiliarie di polizia, come si vede qui dove caricano i manifestanti di concerto con la polizia. Ma ciò non sorprende dato che la Polizia Nazionale presta i suoi uffici alle truppe della JDL per allenarsi al Krav Maga, l’arte marziale dell’esercito israeliano gestita da consiglieri israeliani… e i cui abusi sono coperti da tutti i politici.

I delatori della disinformazione: JSS News
Nella stessa ottica, la rivista franco-israeliana JSS News ha varato lo scorso inverno una vera e propria caccia all’uomo, vantandosi di “dare in pasto ogni giorno i nomi e qualche volta i dettagli di decine di persone condannate a rovinarsi la vita con la quenelle (sic)”. Con qualche piccolo inconveniente, ma non preoccupante, senza alcuna conseguenza per la rivista che può tranquillamente continuare il suo sporco lavoro. Veri soldati dell’IDF, senza uniformi, (JSS News invita i lettori a fare donazioni online ai militari), i suoi giornalisti vanno oltre la disinformazione, attribuendo ad Hamas i bombardamenti degli ospedali delle Nazioni Unite! In ogni caso, niente disturba abbastanza nel perseguire la “deterrenza”, neanche “radere Gaza” o “sradicare i palestinesi”, leitmotiv della posta dei lettori, in ogni caso; terrorizzare i palestinesi “fino a pisciarsi addosso alla sola menzione del nome d’Israele”. Come ricorda uno dei lettori, “La deterrenza è quando Gaza sarà Groznij e i gazawi liquidati come i ceceni“. L’inenararrabile Frédéric Haziza è andato oltre la sua solita disinformazione, facendo passare un’immagine (del 2009) di un manifestante iraniano che minaccia un poliziotto per un pro-palestinese. Beccato, il giornalista ha ammesso l’errore, ma senza correggersi, a dispetto di ogni etica. E senza attirare le ire dei suoi colleghi.

Falsi amici: antifa e antirazzismo istituzionale
d6fd00909e0f5936f25c8084eGli antifa teorizzano la propria confusione ideologica, mentre hanno la pretesa di sostenere i palestinesi, combattono quasi esclusivamente l’antisionismo, i nemici e i gruppi di attivisti che criticano Israele e la sua politica degli insediamenti: dissidenti, nazionalisti progressisti, sovranisti o veri comunisti, specialmente del Comitato Valmy e il PCRF, vengono qualificati nazional- comunisti. Veri neoconservatori di sinistra, gli antifa concentrano i loro attacchi contro i leader stranieri che resistono all’imperialismo di Stati Uniti o Israele: Assad, Hugo Chavez e Vladimir Putin in particolare, salvando però i sanguinari Stati del Golfo, Israele e l’Ucraina fascista. Un semplice copia/incolla dell’asse del male degli Stati Uniti…
SOS Racisme è sulla stessa lunghezza d’onda, cancellando il colonialismo israeliano. Rivendicando la lotta alla discriminazione razziale in tutte le sue forme, l’organizzazione è completamente mobilitata sul fronte dell’antisemitismo, da 10 anni, risparmiando curiosamente l’islamofobia sulla base del fatto che si tratta di discriminazione religiosa, non di razzismo. In tal modo, SOS Racisme aiuta a banalizzare l’islamofobia che continua a crescere in Francia. Non sorprende se si considera il legame quasi organico con l’UEJF sin dalla sua fondazione, nel 1984. Così, l’avvocato di SOS Racisme è ora Patrick Klugman, ex-presidente dell’UEJF e membro del comitato direttivo del CRIF. L’antirazzismo autentico, a differenza dell’antirazzismo istituzionale, riconosce giustamente l’apartheid israeliano sionista quale forma particolarmente virulenta di discriminazione razziale. L’ONU le aveva all’epoca equiparate. Ancora una volta, la politica dei due pesi e due misure. Così, nel febbraio 2006 SOS-Racisme prese posizione a favore della pubblicazione delle vignette su Muhammad del giornale Jylland-Postens su Charlie Hebdo, firmando una petizione a sostegno. Dominique Sopo, presidente di SOS Racisme, testimoniò anche per Charlie Hebdo nel processo sulle caricature. In tale occasione, SOS Racisme espresse forte impegno alla laicità, ritenuta pilastro fondamentale del vivere insieme e condizione essenziale per l’esistenza di un regime democratico, co-firmando un manifesto contro il fondamentalismo religioso (leggasi musulmano), pubblicato su Libération nel novembre 2011. Al contrario, da brava risorsa sionista, SOS Racisme ha perseguitato inesorabilmente i quenelliers.
Tale indignazione invariabilmente selettiva appare nel trattare i manifestanti di entrambi i lati: tolleranza minima per i rari slogan antisemiti dei filo-palestinesi, utilizzati per vietare le manifestazioni a sostegno di Gaza, e nulla contro gli insulti razzisti della LDJ. Ma le associazioni dell’antirazzismo istituzionale, infine, riprendono la linea pro-Israele dell’UMPS: la ministra degli Interni, come del resto il Partito socialista, Anne Hidalgo e il comunitarista Claude Goasguen, secondo cui i palestinesi sono “un popolo di terroristi selvaggi e terribili“, sono sulla stessa lunghezza d’onda ritenendo che la tranquillità dei coloni israeliani valga il sacrificio di qualche migliaio di bambini palestinesi. Tale unanimità, tale potere schiacciante a favore delle guerra dello Stato ebraico, dimostrano l’efficacia dei sayanim, gli agenti del sionismo in Francia che supportano ad ogni costo l’onnipotenza d’Israele e la sua assoluta impunità.

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L’esrrema destra sionista non è mai esistita! “Non sono antisionista, signor agente, sono solo sionista” “Ops! Perdonatemi”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per un’alleanza franco-russa

Questo testo, ancora in discussione, è stato scritto a nome del Comitato Editoriale per un’Europa solidale, firmato da Jean-Paul Baquiast e Jean-Claude Emperor
Dedefensa 30/07/2014

russie-mistral_97Introduzione
20111004klphisuni_3_Ies_SCOAbbiamo precedentemente dimostrato (vedi “Europa, epicentro di un conflitto distruttivo“) che, se l’Europa non si libera degli oltre sessant’anni di dominio imposto dagli Stati Uniti, rimarrà per sempre un semplice strumento attraverso cui perseguiranno il loro piano principale in questa parte del mondo: distruggere la Russia. Ma per sfuggire a tale dominio, l’Europa dovrebbe muoversi verso una entità geopolitica ancora in costituzione, i BRICS. Europa e BRICS rappresenterebbero una forza capace di controbilanciare la potenza statunitense, che rimarrà a lungo superiori nei mezzi a disposizione, se Europa e BRICS agiranno separatamente. Ciò ammesso, vanno fatte due constatazioni:
*L’Europa è troppo dispersa e imbevuta d’influenza statunitense perché sia ragionevole pensare che  possa muoversi velocemente e con l’intensità necessaria verso un’alleanza, o anche una semplice cooperazione strategica, con i BRICS. Sarebbe necessario che gli Stati europei agiscano individualmente, sbarazzandosi dei vincoli imposti dalla diplomazia dell’Unione europea, prendendo l’iniziativa di negoziare un riavvicinamento possibile.
*I BRICS sono troppo diversi e anche troppo lontani dall’Europa affinché negoziati globali con essi siano possibili a breve termine, salvo casi particolari. Ancora una volta, gli europei dovrebbero avere partner privilegiati con cui condividere il maggior numero di obiettivi. Per rispondere a queste due esigenze, ci proponiamo di considerare un’alleanza strategica tra Francia e Russia come primo passo essenziale per l’eventuale creazione di un’alleanza tra Europa e BRICS. Francia e Russia, anche se non hanno frontiere terrestri comuni, condividono dai tempi di Caterina la Grande alla Seconda Guerra Mondiale, visioni e interessi molto simili. Al tempo della dittatura stalinista stessa, le due nazioni non furono realmente contrapposte. De Gaulle fu tra i primi capi di Stato europei a promuovere il riavvicinamento con la Russia. Va notato subito che tale progetto di alleanza con la Russia, oggi potrebbe essere esteso ad altri Paesi europei, tra cui principalmente Germania, Spagna e Italia. Ma in ognuno di questi casi vanno sviluppate le ragioni d’interesse nel rafforzare i legami con la Russia oggi, e che potranno essere ancora più d’interesse domani. Ciò va oltre la portata di questo articolo.
Tornando alla Francia, ricordiamo che quando le truppe dello zar Alessandro occuparono momentaneamente Parigi dopo la caduta di Napoleone, furono quasi perfettamente educate. Ricordiamo anche che l’alleanza franco-russa negoziata nel contesto della prima guerra mondiale, era molto popolare in entrambi i Paesi. Il continuo successo in Francia del dolce dallo stesso nome, non è solo aneddotico. Ciò dimostra la profonda connessione tra le due società, sorta successivamente tale data negli aspetti più spettacolari: letteratura e arti, tecnologia e scienza… Ma su quali basi oggi progettare un’alleanza franco-russa che possa essere prototipo dell’alleanza euroBRICS?

Un progetto geopolitico
Si deve trattare anzitutto di un progetto geopolitico. Questo termine fa riferimento alla proposta di alleanza o riavvicinamento politico tra gli Stati che condividono una stessa area geografica e stessi obiettivi strategici. Questa condivisione, anche nell’età del commercio globalizzato, implica necessariamente interessi comuni. Per Francia e Russia, la condivisione dello spazio geografico non è ovvia osservando una mappa. Ma approfondendolo, questo concetto s’impone: i collegamenti ferroviari, marittimi e aerei sono già numerosi e potrebbero aumentare a costi inferiori. Le similitudini prevalgono in ciò che de Gaulle chiamò l’Europa dall’Atlantico agli Urali e oltre, certo. Oggi degli Stati s’interpongono geograficamente tra la Francia e la Russia, ma non vi è alcuna ragione di pensare che questi stati, o almeno i loro popoli, s’oppongano alla riconciliazione tra le due ali di questo insieme, da cui tutti possono trarre beneficio. Inoltre non sarebbe che la riattivazione di ciò fu l’Europa dell’Illuminismo, prima della Rivoluzione francese.

Un progetto basato sulla comunanza delle complementarità
La complementarità è soprattutto quella delle risorse ed opportunità da sviluppare congiuntamente.  Geograficamente la Russia potrebbe accedere attraverso la Francia alle zone marittime che ancora assai difficilmente raggiunge: arco atlantico, Mediterraneo occidentale, mari d’estensione considerevole (fatto unico) circostanti ciò che compone i cosiddetti territori d’oltremare francesi. Viceversa la Francia potrebbe accedere alle regioni polari e siberiane che, opportunamente gestite, saranno sempre più importanti nel contesto del cambiamento climatico. In termini economici, la Francia relativamente ben industrializzata potrebbe aiutare la Russia a sviluppare i settori interessati, pur beneficiando in cambio di competenze e risorse russe, tra cui tecnologia, energia e miniere (terre rare). Nel settore chiave della ricerca e sviluppo citiamo la possibilità di avviare importanti programmi comuni, quali l’energia verde, le tecnologie NBIC (nano, bio, info e cognitive), ma anche spaziali e della Difesa. Infine, a livello politico e diplomatico, la complementarità sarà più evidente. Come già, in gran parte, nel caso della lotta contro pericolosi  movimenti islamisti in Russia come in Europa e Medio Oriente. La loro estensione attualmente arriva nell’Africa sub-sahariana. Anche se la Francia affronta tale problema in modo diverso dalla Russia, la cooperazione sarà necessaria. In modo più costruttivo, se la Francia smetterà di continuare a seguire docilmente le complessità politiche statunitensi, Francia e Russia unite potrebbero pesare decisamente sui grandi negoziati o conflitti che si svolgono alle loro frontiere: Iran, Iraq, Siria, questione israelo-palestinese, questione curda, ecc. La questione delle differenze di approccio a democrazia politica, libertà civili e morale non dovrebbe essere un ostacolo alla cooperazione proposta. Con il tempo queste differenze diminuiranno e d’altra parte, ogni partner deve dimostrare la propria volontà di dare all’altro la responsabilità delle proprie scelte sociali, senza cercare di cambiarle.

Un processo graduale
Non si dovrebbe nascondere il fatto che differenze e motivazioni sono ancora vive, soprattutto in Francia, in relazione a ciò che potrebbe essere l’alleanza franco-russa. Anche movimenti e politici convinti del suo interesse proporrebbero un approccio graduale, optando per tempi lunghi. Ma chi ha detto che la progressività significhi non decidere su immediati punti emblematici. Si è quindi affermato che se la Francia, cedendo agli ordini degli Stati Uniti, decidesse di non consegnare alla Russia ciò che le appartiene, in questo caso le navi da proiezione e combattimento del tipo Mistral, ideate a Saint Nazaire, è grazie alle sottese speranze di una cooperazione tra i due Paesi. Al contrario, se Francia e Russia approfondissero la cooperazione, già molto fertile, nell’industria spaziale, potrebbero sviluppare più rapidamente vettori, moduli per equipaggi e stazioni terrestri comuni necessari a una maggiore cooperazione negli studi cosmologici, ma anche per l’esplorazione di Luna, Marte e satelliti. Nelle aree d’applicazione immediata, esigenze e opportunità della cooperazione sono numerose, come medicina, robotica, traduzione automatica, scienze sociali e politiche…

Conclusione
Come associazione crediamo nella necessità di un’alleanza franco-russa, e svilupperemo le nostre attività in questo campo sforzandoci di creare, con altre organizzazioni della medesima natura, sia in Francia che nei Paesi europei e in Russia, una rete virtuale utilizzando gli strumenti digitali per suscitare profondi cambiamenti nell’opinione pubblica.

rafale-decore-pour-les-70-ans-du-normandie-niemenTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Lugansk, Berlino e Washington

Alessandro Lattanzio, 12/7/201460Secondo il ministero degli Interni ucraino, i miliziani majdanisti avrebbero subito 173 morti e 446 feriti nell’operazione contro l’Ucraina orientale. Il 7 luglio, le truppe golpiste bombardavano con l’artiglieria Lugansk, “Si ritiene che i militari ucraini puntassero sull’accademia dell’aeronautica, utilizzata dalla milizia popolare. Nel giro di un’ora la milizia rispondeva aprendo il fuoco con i  mortai“. Le forze di autodifesa della Repubblica Popolare del Donetsk inoltre si dotavano di artiglieria antiaerea. In Ucraina occidentale, nella regione di Volin, opera un campo di addestramento per i volontari del Partito nazionaldemocratico bielorusso, inviati nell’est del Paese a combattere contro le repubbliche popolari. Il distaccamento bielorusso si chiama “Caccia” e adotta la bandiera dei collaborazionisti nazisti, vietata nel 1996 da Aleksandr Lukashenko ed utilizzata dall’opposizione naziatlantista bielorussa. L’organizzazione giovanile ucraina Alleanza Nazionale da 10 anni collabora con le organizzazioni bielorusse Young Front e Gioventù BPF addestrandole nei campi ‘patriottici’. L’opposizione bielorussa ha partecipato attivamente ad euromajdan fin dall’inizio, ed almeno 200 ‘oppositori’ bielorussi hanno aderito ai gruppi armati di Pravyj Sektor, come i battaglioni Ajdar e Azov. Young Front è registrata nella Repubblica Ceca. Inoltre la Lituania, aderente alla NATO, dichiarava di fornire assistenza medica alle truppe majdaniste attive contro i federalisti ucraini. Vilnius aveva già fornito cure alla teppa golpista a Kiev.
Le truppe ucraine avrebbero subito gravi perdite presso le alture strategiche di Savr Mogila, nella regione del Donetsk, da cui si può controllare la strada Donetsk – Lugansk. Il battaglione di mercenari ucraini Azov, composto da 300 elementi, in tre giorni di combattimento avrebbe perso il 70 per cento del personale, tra morti e feriti, oltre a un carro armato T-64. Il quartier generale della milizia affermava “Gravi perdite inflitte al nemico dagli obici presso le alture di Savr Mogila“. I difensori del Donbas poterono respingere il nemico grazie a nuove armi, come corazzati ed artiglieria costituita da mortai, obici e sistemi lanciarazzi multipli Grad. Nel frattempo, un migliaio di volontari si univa all’esercito della Repubblica Popolare del Donetsk, “Non c’è una mobilitazione forzata, contiamo sui volontari“, aveva detto il capo del dipartimento mobilitazione del Ministero della Difesa della RPD. “Durante la scorsa settimana, oltre un migliaio di volontari s’è arruolato nel nostro esercito“. In una conferenza stampa congiunta, Igor Strelkov, Aleksandr Borodaj e Vladimir Antjufeev (rispettivamente responsabili delle forze militari, questioni politiche e sicurezza dello Stato) annunciavano la formazione del consiglio dei comandanti militari incaricato di tutte le unità militari della Novorossija.
Il 10 luglio, le milizie della Repubblica Popolare del Donetsk respingevano l’esercito ucraino a 10 km da Karlovka, presso il villaggio Galitsinovka. Le truppe majdaniste avevano cercato di occupare Karlovka per più di una settimana, utilizzando anche l’artiglieria pesante. Un altro battaglione di Pravyj Sektor, il ‘Donbas’, veniva distrutto.
L’11 luglio, la milizia della Repubblica Popolare di Lugansk abbatteva un aereo da attacco al suolo ucraino Su-25, presso la città di Perevalsk. Sempre presso Luganskj, a Zelenopolja, il 24.mo battaglione meccanizzato della 79.ma brigata ucraina veniva completamente distrutto, subendo 400 tra morti e feriti. L’unità era stata attaccata da MLRS e fanteria dell’esercito di Novorossija. A Slavjansk, una colonna di carri armati e BTR ucraini subiva un’imboscata, perdendo 2 T-64, 3 BTR e 18 soldati. Pesanti combattimenti nei pressi di Kramatorsk contro un battaglione corazzato majdanista, che perdeva 4 carri armati T-64: 3 distrutti e 1 catturato. A Krasna Zarija, a 25 km da Donetsk, 1 BTR-80 e 1 BMP-2 majdanisti saltavano su delle mine, causando la morte di 2 soldati e il ferimento di altri 11.
Le autorità statunitensi avviavano indagini sulle operazioni di Commerzbank e Deutsche Bank con Paesi sotto l’embargo degli Stati Uniti, un’offensiva che inaspriva le tensioni tra Berlino e Washington. Commerzbank, la seconda banca tedesca, è posseduta al 17% dallo Stato. Come la banca francese BNP Paribas, Commerzbank è accusata di aver effettuato operazioni in dollari USA per conto di gruppi che operano in Iran e Sudan. Il 1° luglio la filiale messicana di Deutsche Bank, Banamex Citigroup, e altre due grandi banche francesi, Societé Generale e Credit Agricole sono state sottoposte ad indagini dal dipartimento della Giustizia dagli Stati Uniti, e quindi multate per presunto riciclaggio di denaro o violazione delle sanzioni. La Germania infine espelleva il capo della stazione CIA di Berlino, reagendo così ai ricatti di Washington. “Al rappresentante dei servizi segreti degli Stati Uniti presso l’ambasciata degli Stati Uniti è stato chiesto di lasciare la Germania. La richiesta s’è avuta in conseguenza delle indagini dei procuratori federali come pure delle domande sulle attività delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti in Germania“. L’azione avviene dopo che la polizia di Berlino ha arrestato un agente dell’intelligence militare tedesco sospettato di aver spiato per conto degli Stati Uniti, a cui avrebbe venduto 218 documenti segreti tedeschi per 25000 dollari, e di aver raccolto informazioni su un’indagine parlamentare tedesca sulla sorveglianza dei leader della Germania da parte della NSA statunitense.

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10514909Fonti:
Alawata
Gazeta
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
NTV
Reseau International
RussiaToday
Space Daily
Telegraph
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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Novorossija: Kiev, Slavjansk e resto del mondo

Alessandro Lattanzio, 7/7/2014

ф9_jpg1 luglio 2014, i majdanisti bombardano Slavjansk, Semjonovka, Krasnij Liman, Nikolaevka e Kramatorsk. 10 civili uccisi.
2 luglio, a Gornjak, nel Donetsk, la naziguardia e Pravij Sektor uccidono una donna. Un cacciabombardiere Su-24 ucraino colpito su Semjonovka. Bombardamenti su Savr Mogila, Snezhnoe, Lisichansk, Karlovka, Seversk e Slavjansk. Nel corso degli scontri la Milizia ha danneggiato 2 aeromobili, distrutto 1 carro armato ed inflitto perdite per 70-100 uomini tra morti e feriti alle forze majdaniste. La Milizia ha subito 5 caduti e 6 feriti. 1 donna cecchino polacca eliminata a Savr Mogila.
3 luglio, bombardamenti su Nikolaevka, Zakotnoe, Jampol, Kramatorsk, Stanitsa Luganskaja e Slavjansk. Scontri a Ananevka, presso la frontiera russa, Krasnodon e nei valichi di frontiera di Izvarino e  Dolzhanskij, bombardato il valico di frontiera di Novoshakhtinsk, nella Federazione Russa. Attacchi aerei su Krasnij Liman e Nikolaevka, dove un hummer majanista viene distrutto. Pesanti combattimenti a Nikolaevka, dove i blindati ucraini entravano sostenuti dagli aerei. A Marjupol i naziguardiani uccidono due civili. A Donetsk, 2 poliziotti stradali vengono assassinati e altri 2 gravemente feriti da individui in mimetica e mascherati. 1 elicottero Mi-8 majdanista viene abbattuto nella zona di Seversk e presso Konstantinovka un altro aereo d’attacco ucraino Su-25 viene colpito. Distrutta la centrale elettrotermica di Nikolaevka. Bombardamenti su Lugansk e Kramatorsk, dove una persona viene uccisa. Tra il 2 e il 4 luglio almeno 125 miliziani ucraini sono stati eliminati nelle operazioni nel territorio della Repubblica Popolare di Lugansk. Kiev avrebbe acquistato 20 aerei, oltre a carri armati e blindati, da Romania e Ungheria. La NATO, secondo il Vicepremier russo Dmitrij Rogozin, invita i suoi membri dell’Europa orientale ad inviare equipaggiamento militare ex-sovietico in Ucraina. “Gli Stati Uniti sono pronti a compensare le “perdite” dei nuovi membri della NATO. Il complesso militare-industriale statunitense sarà felice” commenta Rogozin su twitter.A proposito, è un luogo comune che la NATO spenga il fuoco delle guerre civili con il cherosene per aerei“. Ciononostante, i soldati ucraini si lamentano degli equipaggiamenti di cui dispongono, “Questa è l’armatura che le nostre truppe utilizzano. Questa è la spazzatura che ci mandano“, dice un miliziano della Guardia Nazionale mostrando un giubbotto a prova di proiettile perforato da un proiettile… Altri miliziani si lamentano delle poche munizioni a disposizione, mentre maledicono il loro presidente, “Penso che l’abbia prodotto lui stesso da una lattina. Fottuto affarista“. Le guardie nazionali si lamentano anche del pane che ricevono, “Abbiamo dovuto eliminare la maggior parte del pane di questi otto sacchi. Solo una piccola parte è commestibile, ma c’è un sacco di gente qui“. Il ‘ministro’ degli Interni golpista Arsen Avakov non vuole sentir parlare di difficoltà, “Non importa quanto sarà dura, ma ognuno deve fare quello che deve fare. Se sarà così, vinceremo molto rapidamente“. Ma mentre le autorità parlano, i miliziani majdanisti restano confusi, letteralmente, “Ho bisogno di un navigatore GPS, non di queste mappe del 1985. Ci siamo andati e non abbiamo trovato nulla che fosse segnato sulla mappa. Ci dovevano essere due laghi, laggiù“. Poroshenko alimentava grandi aspettative presso i mercenari majdanisti, “Questa sarà la nostra priorità, i volontari dell’esercito avranno 85 dollari al giorno, e assicurazioni sulla vita solide“, aveva detto due giorni prima delle elezioni. Solo promesse, “Dicono che hanno pagato gli stipendi, ma non abbiamo avuto nulla“, dice una donna, “Mio marito non ha capito, continuano a promettere che sarà per domani. Mia figlia s’è svegliata questa mattina e ha detto che ha fame. Cosa dovrei dirle?
10445578 Inoltre, molte le proteste significative contro la guerra del regime golpista da parte dei soldati di leva dell’esercito ucraino e relative famiglie, amici e sostenitori. Il 10 giugno, un soldato parlava a una manifestazione a Kharkov, “Il mio primo dovere (come soldato) è salvare il popolo ucraino. Prima di tutto, devo proteggere il popolo, non l’integrità territoriale. (Uomo dalla folla: “proteggere dai fascisti, giusto!” Applausi). Sono stato arruolato nell’esercito. Vogliono che vada in guerra per uccidere i ragazzi del Donbas, che hanno fatto lo stesso mio giuramento. Ciò che voglio dire… è il comando dell’esercito che mi spinge a proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina. Poi ti consegnano a Unione europea e Stati Uniti. (Voci dalla folla: “Sì hai ragione!!”) Solo uno stupido non lo capirebbe. Voglio dire di più… ho servito nell’unità carri ‘Desna’. Ho giurato sotto la bandiera rossa dell’esercito, del reggimento ‘Aleksandr Nevskij’. Pensateci! In questo reggimento, ora, ci sono coloro che hanno sparato alle truppe della sicurezza interna in piazza Majdan, ai miei fratelli delle unità speciali, studiano come sparare missili anticarro. Imparano ad usare le armi della fanteria, come tutte le forze di terra. Ora si preparano ad uccidere coloro che non sono d’accordo con loro, che hanno posizioni diverse. Uccidono gli agenti di polizia che si rifiutano di obbedire ai loro ordini. E’ un dato di fatto. Questo è ciò che intendo dire. La gente, mi guarda, ho 22 anni, non fumo o bevo. Sono nato in questo Paese. E’ un dato di fatto. Grazie ai fascisti e ai neo-nazisti, il giorno dopo seppellirete ragazzi come me. Capite? È una grave responsabilità. Vi esorto, comunque a non spargere sangue. Mostrate prudenza, attenetevi alla pace. Naturalmente, se scoppia la guerra, vi esorto a fornire tutto il sostegno possibile alle proteste contro la giunta di Kiev. Siate delle brave persone! Abbasso la giunta! Esercito e popolo uniti!” (La folla applaude e canta “Abbasso la giunta” e “Esercito e popolo uniti!“)
Diverse le notizie sui soldati ucraini che si rifiutano di andare in guerra contro i concittadini. Il 24 giugno 400 soldati della 25.ma Brigata aeroportata di Dniepropetrovsk si sono dimessi piuttosto che servire nella guerra in oriente. I loro commenti smentiscono la propaganda dei governi e dei media occidentali che parlano dell’autodifesa dell’Ucraina orientale formata da “separatisti pro-Russia” o di milizie russe o cecene. “Hai visto là forse russi, ceceni?“, si domanda a un soldato ucraino che risponde Non uno. Magari ce ne sono alcuni, ma non posso affermarlo con fermezza, al 90 per cento i ribelli sono del Donetsk, sono in realtà nostri ex-commilitoni dell’esercito ucraino, in particolare ex-paracadutisti ucraini“.
Il 24 giugno familiari e amici dei soldati di Zhitomir, nord-ovest dell’Ucraina, bloccarono il traffico stradale, protestando contro i 110 giorni di richiamo dei riservisti dell’esercito ucraino.
Il 22 giugno a Kiev, i naziatlantisti attaccavano un raduno degli oppositori della guerra. La manifestazione era indetta per commemorare l’aggressione nazista all’Unione Sovietica. I nazitlantisti invocavano l’annullamento di qualsiasi commemorazione sovietica, “Vinceremo. Costringeremo tutti a portarci rispetto. E se le autorità non ci ascolteranno, agiremo ancor più radicalmente. Gloria all’Ucraina! (Saluto nazista), Morte ai nemici!” Poi assaltarono una filiale della banca russa Sberbank a Kiev e una Chiesa ortodossa russa, dove i fascisti minacciarono la funzione religiosa per commemorare l’aggressione del 22 giugno 1941.
Un parlamentare del partito Patria, Ivan Stojko, parla della necessità che Stati Uniti e UE forniscano aiuti militari all’Ucraina perché, “conduciamo una guerra contro la razza mongoloide della Russia fascista, delle cavallette striscianti verso l’Ucraina che cercano di distruggere”. Un altro criminale neonazista è il miliardario e governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomojskij, che organizza e finanzia le milizie naziste responsabili del massacro del 2 maggio di Odessa. Altra figura dominante dell’aggressione contro il movimento autonomista nel sud-est ucraino è un altro fascista, Andrej Parubij, segretario della Consiglio della sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina, cruciale nell’apparato repressivo golpista. Parubij comandava le milizie di Majdan ed è co-fondatore del Partito nazionalsocialista ucraino, che nel 2004 si fuse con altri elementi di destra creando Svoboda, un partito razzista. Il 26 giugno, a Kiev, la conferenza della Federazione dei Sindacati di Ucraina veniva attaccata dai naziatlantisti di Fazione destra, UNSO e movimento Majdan. Lo scopo reale dell’aggressione era usurpare gli edifici ed altri beni di proprietà dei sindacati ucraini. Infatti, diversi microsindacati fascisti sostengono la guerra nell’est, come il sindacato revisionista dei minatori e la confederazione dei sindacati liberi di Ucraina (KVPU). I loro capi sono membri del partito Patria, come Mikhail Volinets del KVPU. Mentre il 22 giugno una dimostrazione contro la guerra del Partito comunista ucraino e altre organizzazioni si svolgeva a Kharkov, il movimento Euromajdan chiedeva la messa al bando del Partito Comunista e dei “raduni separatisti a Kharkov“, dove centinaia di teppisti naziatlantisti tentarono di marciare contro la manifestazione antifascista e antigolpista. L’associazione di sinistra Borotba, costretta ad operare in clandestinità, ha avuto i suoi uffici perquisiti dai paramilitari fascisti della Guardia nazionale. Alcuni suoi esponenti furono salvati dai rapitori fascisti, a Kharkov, grazie all’intervenuto dei passanti. Infine, il 29 giugno un raduno dei fascisti golpisti si svolgeva nella capitale per chiedere la fine del cessate il fuoco e la ripresa degli assalti contro il Donbas.
OqFuedx-m2M Un memorandum del think tank statunitense RAND suggerisce ai golpisti ucraini di scatenare la guerra totale contro le regioni orientali, interrompendo tutte le comunicazioni, incarcerando tutti i cittadini nei campi di concentramento ed uccidere tutti i resistenti anti-golpisti. La RAND elenca i vantaggi dell’attacco militare totale contro le regioni dell’Ucraina orientale: il movimento politico federalista dovrebbe essere decimato e i suoi elettori disorganizzati; distruggere l’industria carbonifera e le industrie del Donbas, per sgravare la giunta golpista di Kiev degli oneri della loro sovvenzione e ridurre la domanda ucraina di gas russo; distruggere l’oligarca locale Rinat Akhmetov e il suo peso politico ed economico; per isolare le regioni orientali e perseguitare tutti i civili del Donbas  quali “complici dei disordini”, imporre la legge marziale e sciogliere tutti gli enti locali; accerchiamento militare delle regione, con particolare attenzione delle aree confinanti con la Russia; tutti i media locali dovrebbero essere chiusi e quelli internazionali “sottoposti a una procedura speciale“; attacchi aerei e di artiglieria contro le strutture strategiche “del nemico”, con l’uso di armi non convenzionali “al fine di garantire minori vittime tra il nostro personale“; assalto con forze corazzate su ogni città ed esecuzioni di chiunque venga trovato con le armi; pulizia etnica in cui tutti i maschi adulti siano internati nei campi di concentramento, ed eliminazione fisica di ogni resistenza; bambini ed anziani dovrebbero essere imprigionati nei campi d’internamento e le proprietà dei residenti di Donetsk e Lugansk espropriate; la zona delle operazioni resa off limits ai media.
5 luglio, un nucleo di sabotatori della RPD distrugge un posto di osservazione ucraino sul mare di Azov. Un gruppo di 15 assaltatori giunge a bordo di 2 imbarcazioni e con mortai e armi automatiche distrugge il locale punto d’osservazione majdanista, eliminando 1 guardia di frontiera e ferendone altre 8. Slavjansk veniva parzialmente occupata dai golpisti. L’intero esercito ucraino aveva impiegato oltre due mesi per occupare la cittadina, risultato della combinazione tra efficienza dei difensori della milizia ed incompetenza dei majdanisti. Il comandante dell’Autodifesa Strelkov decide di abbandonare la città lasciandovi una piccola retroguardia per proteggere la ritirata. Infatti, la colonna dei difensori composta di 2 carri armati, 1 cannone semovente 2S9 Nona-S, 1 BTR, 3 autocarri Kamaz e 15 autoveicoli leggeri sfonda le linee dei golpisti dirigendosi verso Gorlovka e Kramatorsk. Lo sfondamento aveva comportato lo scontro tra blindati presso un checkpoint dei golpisti, conclusosi con la distruzione di 2-3 BMP e 1-2 carri armati T-64 majdanisti e di 2 mezzi della milizia dell’autodifesa. Mentre il gruppo dei blindati della Milizia distruggeva il checkpoint dei majdanisti, il resto del convoglio si dirigeva su Kramatorsk, venendo rilevato dai droni dei golpisti e fatto oggetto del tiro dei loro lanciarazzi Grad. Lo scopo militare di Slavjansk era concentrare gli squadroni della morte naziatlantisti consentendo la preparazione della difesa lungo l’asse Donetsk-Gorlovka-Lugansk. “Le forze di autodifesa hanno dovuto lasciare Slavjansk per impedire la morte di numerosi civili, ma non significa assolutamente che la resistenza sia stata schiacciata”, dichiara Andrej Purgin, l’unico componente della dirigenza della RPD rimasto a Donetsk, mentre gli altri, come Pushilin e Borodaj, sono a Mosca. Secondo il giornalista Dmitrij Steshin, la caduta di Slavjansk fu decisa ad aprile-maggio, quando il colle Karachun fu occupato dai golpisti, rendendo impossibile una difesa piena e attiva della città sottoposta ai tiri dell’artiglieria nemica. Ma nonostante ciò la Milizia ha resistito contro un nemico superiore per numero e mezzi. “Slavjansk ha attratto le forze principali dell’esercito ucraino, permettendo la mobilitazione della Milizia di Lugansk e Donetsk, consentendo al resto della regione di creare una dozzina di capisaldi della resistenza. Infine, a Slavjansk è stata abbattuta la maggior parte dei velivoli persi dagli ucraini. Slavjansk quindi ha dato il tempo necessario ai centri politici del Donbas di consolidarsi e radunare migliaia di miliziani. L’esercito ucraino s’è infilato in una trappola per topi, invece di cogliere un trofeo. Infatti, risulta che l’esercito majdanista non sia ancora entrato in città, il 6 luglio”. Quel giorno, l’artiglieria ucraina continua a bombardare Slavjansk, soprattutto i quartieri Artjom, Lesnoj, Severnij e Tselinaja. Almeno un centinaio i colpi sparati dai golpisti sulla città da loro stessi appena ‘occupata’. Invece a Donestk, l’area dell’aeroporto viene quasi completamente bonificata dalla Milizia, mentre nell’aeroporto di Lugansk, la Milizia elimina 1 aereo da trasporto Il-76, 7 APC, 1 mortaio, 1 cannone binato antiaereo ZU-23, 5 autoveicoli e un centinaio di combattenti majdanisti. I golpisti assaltano gli insediamenti di Aleksandrovsk, Bolshaja Vergunka, Krasnij Jar e Metalist, ma sono respinti dall’esercito della RPL subendo la perdita di 30 mercenari e 2 mortai. Sverdlovsk viene bombardata. L’aeroporto di Donestk, oramai liberato dalla milizia, viene bombardato dai golpisti. Il responsabile della Repubblica popolare di Lugansk Valerij Bolotov scioglie il governo, nominando Marat Bashirov Primo Ministro ad interim, che dovrà presentare un nuovo organismo esecutivo. Mosca spicca un mandato di cattura contro il governatore e oligarca mafioso ucraino Igor Kolomojskij per omicidio e rapimento. Anche il ministro degli Interni golpista ucraino Arsen Avakov subirà lo stesso procedimento. Il governo russo esamina un disegno di legge che dia agli agenti delle forze dell’ordine russi il diritto di arrestare cittadini stranieri latitanti. SVR e FSB avranno poteri supplementari.
Il 7 luglio, il ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Lugansk, Igor Plotichkij, afferma “Un velivolo ucraino Su-25 è stato costretto ad atterrare  ed è stato catturato. Dopo una veloce riparazione entrerà in servizio nelle forze militari della RPL, che avranno il primo aereo”. Tutti gli ingressi per Donetsk sono sorvegliati dai posti di blocco della Milizia. Slavjansk viene sottoposta a pulizia etnica: tutti gli uomini sotto i 35 anni rimasti vengono  sequestrati dai golpisti.
UKRAINE-RUSSIA-UNREST-POLITICS-CRIMEA Dal 4 luglio, 20 navi da guerra, 20 aerei ed elicotteri, Fanteria di marina ed artiglieria costiera della Federazione Russa partecipano alle esercitazioni della Flotta del Mar Nero, “Il piano delle esercitazioni prevede numerose manovre di addestramento al combattimento, tra cui la distruzione di forze navali nemiche e l’organizzare delle difese aeree navali e costiere“. Sotto il comando dell’Ammiraglio Aleksandr Vitko, l’esercitazione della Flotta russa del Mar Nero riguarderà anche ricerca, individuazione e distruzione di sottomarini nemici. Azioni coordinate tra forze navali, unità costiere e aviazione saranno condotte durante le manovre. “Le truppe costiere e la Fanteria di marina opereranno contro una forza d’assalto tattica, mentre gli aerei della flotta saranno impegnati in ricognizione e attacco antinave. Gli ufficiali comandanti miglioreranno le competenze decisionali in un ambiente in rapida evoluzione previsto dallo scenario dell’esercitazione“. Nell’ambito delle manovre, il 4 luglio sono stati lanciati 5 missili da crociera Moskit e Malakhit, e velivoli Su-24 hanno attaccato obiettivi navali. Contemporaneamente si svolgevano le esercitazioni Sea Breeze della NATO, sempre nel Mar Nero, con la partecipazione di navi da guerra di Turchia e Stati Uniti.
Secondo Moon of Alabama, “I sostenitori degli insorti sembrano accusare il Presidente Putin di mancanza di (visibile) sostegno. Ma questo è pensare in piccolo. E’ presto per avere idea di chi ha vinto o perso in Ucraina. Putin cerca, con crescente successo, di staccare gli europei dall’ingerenza degli Stati Uniti. Un nuovo accordo sul cessate il fuoco è stato negoziato e concordato da Russia, Francia, Germania e Ucraina. Quando la cancelliera tedesca Merkel ne ha informato il presidente Obama, gli Stati Uniti ancora una volta hanno minacciato la Russia ed esortato il Poroshenko a continuare l'”operazione antiterrorismo”. Tedeschi e francesi ne avranno preso atto e si avvicineranno sempre più alla Russia”. E a proposito di Germania, l’amministrazione statunitense minaccia la Germania di sospendere la cooperazione nell’intelligence dopo l’arresto di un ufficiale tedesco sospettato di spionaggio a favore degli USA. Tale arresto può “vanificare gli sforzi per ripristinare la fiducia” tra i due Paesi dopo lo scandalo delle intercettazioni del cellulare della Cancelliera Angela Merkel da parte della National Security Agency degli Stati Uniti (NSA). Il ministero degli Esteri tedesco ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, John Emerson, per “avere i chiarimenti necessari“. L’ufficiale del BND aveva inviato alla National Security Agency informazioni sull’inchiesta di una commissione speciale del Bundestag sulle attività della NSA in Germania.
Nel frattempo, il Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, Fang Fenghui, incontra il Direttore Generale dell’esercito indiano Bikram Singh, nella sua prima visita ufficiale in Cina per approfondire la cooperazione nella Difesa tra i due eserciti asiatici. “La vostra visita è la prima delegazione militare di alto livello dalla formazione del nuovo governo indiano. Riflette la grande importanza che l’India attribuisce alle relazioni bilaterali“, dichiara Fang. Singh incontrerà alti dirigenti militari cinesi e il vicepresidente cinese. “L’India attribuisce massima priorità alle relazioni con la Cina, ed è impegnata a sviluppare ulteriormente relazioni e cooperazione con il Paese“, afferma il Generale Bikram Singh. I due capi militari discutono di “mantenimento della pace ai confini, cooperazione marittima, interazioni tra le forze armate e questioni relative alla sicurezza globale“. Inoltre, Cina e Corea del Sud raggiungono un accordo per utilizzare le rispettive monete nazionali nel  commercio bilaterale. L’accordo è volto a ridurre la pressione del tasso di cambio del dollaro e il suo impatto sugli scambi finanziari e commerciali tra i due Paesi.

5-6-14Fonti:
Colonel Cassad
ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Rabble
Reseau International
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Sott
The BRICS Post
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker

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Dollaro KO per accerchiamento? I cinesi campioni del mondo nel GO

Caro Reseau International 5 luglio 2014

Bank-of-China_2556148bSun Tzu: vincere la guerra senza combattere
Dall’inizio di luglio, le notizie dalla Cina sono strettamente collegate… e tutte importanti. In primo luogo, per la Cina stessa.

1) La Banca centrale della Cina ha ratificato un accordo con Londra per la conversione yuan/sterlina
Il London Stock Exchange Group (LSEG) ha firmato accordi con due banche statali cinesi per incrementare il commercio off-shore in yuan nel Regno Unito. Una partnership con Bank of China (BoC) consente a LSEG e agenzie del credito di valutare e stabilire le regole di compensazione comuni e il processo di finanziamento dei futuri prodotti denominati in yuan, afferma una dichiarazione pubblicata sul sito del LSEG. La Bank of China, il terzo maggiore istituto di credito in Cina per attività, mira a diventare membro del LSEG. “La Cina potrà abbreviare il processo d’internazionalizzazione della sua moneta di almeno 10 anni, se potrà attingere al mercato europeo“, ha detto Dai. “Londra è un buon punto di partenza, perché la città ha esperienza nel trading di valute estere e perché i risultati dei suoi mercati finanziari hanno un forte impatto sui Paesi dell’eurozona“.

2) La Cina contatta e firma convenzioni con due banche centrali europee:
• La Banca centrale del Lussemburgo
• La Banque de France
La banca centrale ciense ha firmato due protocolli d’intesa con le banche centrali europee. Il contenuto dell’accordo è molto importante perché indica che la firma di questo protocollo d’intesa è il primo passo verso la creazione di un’infrastruttura per la compensazione e il regolamento delle operazioni in renminbi a Parigi. Ciò significa che ora i flussi di capitale non saranno più controllati dai due istituti di compensazione europei Euroclear e Clearstream, anche se Clearstream è di proprietà di Deutsche Boerse sulla carta, dato che sembra che gli azionisti siano statunitensi, ed Euroclear appartiene a JP Morgan. Perché il Lussemburgo? Perché questo Paese è il primo per detenzione di capitale, indispensabile per effettuare quei trasferimenti, che di solito avvenivano nei paradisi fiscali statunitensi o inglesi, avvengano in Asia in modo discreto. Firmando separatamente con le banche centrali nazionali, la Cina neutralizza qualsiasi opposizione di Draghi a riguardo.

3) La Cina crea una banca mondiale concorrente
Finora 22 Paesi hanno partecipato al progetto volto a creare una nuova “Via della Seta”, l’antica rete commerciale tra Asia ed Europa che collega la città di Xian in Cina alla città di Antiochia in Turchia. L’istituto per lo sviluppo dovrebbe portare il nome d’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e coprire un’area che si estende dalla Cina al Medio Oriente. Il finanziamento dovrebbe essere utilizzato per sviluppare tali infrastrutture nella regione, tra cui una colossale linea ferroviaria che colleghi Pechino a Baghdad, secondo fonti citate dal Financial Times.

4) La Cina ha i mezzi per le sue ambizioni, dato che le banche cinesi raccolgono oggi un terzo dei profitti globali
I tre principali investitori mondiali, nel 2013, erano la cinese PetroChina con 50,2 miliardi dollari, la russa Gazprom (44,5 miliardi) e la brasiliana Petrobras (41,5 miliardi). Total è il settimo maggiore investitore con 30,8 miliardi, davanti EDF (17.mo con 18,4 miliardi) e GDF Suez (43.mo con 10,4 miliardi). Questi Paesi non hanno abbandonato il potere sovrano di creare moneta, in cui lo Stato ha il controllo delle società, avendo cinesi, russi e brasiliani capito che la liberalizzazione dei servizi energetici non favorisce gli investimenti.

5) La Cina ha firmato un accordo di libero scambio totale con la Svizzera
Il primo trattato di questo tipo del Regno di Mezzo con un Paese europeo. Gli svizzeri si mettono al riparo da deliri e diktat dell’Unione europea, spesso dettati da Washington.

6) Il prossimo vertice dei BRICS sarà cruciale: la nuova architettura finanziaria
In particolare un fondo di riserva monetaria chiamato Accordo sui Fondi di Riserva (Contingent Reserve Arrangement – CRA) e una banca di sviluppo, chiamata Banca BRICS, avranno funzioni di sostegno multilaterale nella bilancia dei pagamenti e nei fondi per il finanziamento degli investimenti. De facto, i BRICS si allontanano da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM), istituzioni insediate 70 anni fa nell’orbita del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America. In piena crisi, le due iniziative aprono spazi alla cooperazione finanziaria, a fronte della volatilità del dollaro, e al finanziamento alternativo di Paesi in crisi, senza sottoporli alle condizioni dei programmi di adeguamento strutturale e ristrutturazione economica. Il nuovo vertice dei BRICS mette il FMI sottochiave… Inoltre, contrariamente al “Chiang Mai Initiative” (che include Cina, Giappone, Corea del Sud e le 10 economie dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), il CRA dei BRICS può fare a meno del supporto del FMI nei suoi prestiti, assicurandosi una maggiore autonomia da Washington. La guerra valutaria delle economie centrali capitaliste contro le economie della periferia ne richiede l’attuazione in tempi brevi.

7) L’Argentina è invitata al vertice
In questo contesto, è chiaro che la dedollarizzazione accelera in modo inedito. Il potere degli Stati Uniti deriva anche dal fatto che il dollaro è la valuta globale standard. Se perde tale ruolo, gli Stati Uniti non avranno più potere o controllo, saranno un Paese come tutti gli altri. Ed è la de-dollarizzazione che probabilmente causa la massiccia fuga di capitali dagli Stati Uniti, il primo Stato in pericolo di fallimento, incapace di finanziarsi. Così cercano d’immaginare soluzioni deliranti come tassare la rivendita delle obbligazioni del tesoro. Ma quale investitore sarebbe abbastanza sciocco da comprare attività finanziarie che non può vendere senza rischiare gravi perdite finanziarie? O decidono di estendere unilateralmente le scadenze obbligazionarie. O, come appena annunciato da Lagarde, arraffare le assicurazioni, avendo il doppio vantaggio di causare panico in Europa facendo rientrare i capitali negli USA. Ma tali decisioni sono totalmente inefficaci, peggio ancora, aggravano la situazione, come indubbiamente dimostra l’ammenda alla BNP, ricattata politicamente per la consegna di armi alla Russia, probabilmente in obbedienza anche  alla logica di provare con tutti i mezzi a rimpatriare i capitali negli Stati Uniti. Perché ci vorrebbe una vera e propria strategia politica per imporre una politica economica e sociale alla finanza che la rifiuta, una strategia possibile solo se lo Stato mantiene l’autorità suprema di creare denaro… Come nel caso dei Paesi BRICS, perciò la loro strategia è coerente, efficiente e utile all’interesse generale dei popoli che rappresentano. Gli interessi dei finanzieri che gestiscono gli Stati Uniti (azionisti della FED) oggi sono contraddittori, non hanno strategia e sono antagonisti ai loro clienti, così come ai popoli statunitense e dei vassalli europei. In Europa, più che negli Stati Uniti, non vi sono più piloti… e il dollaro sta per essere messo KO dalla strategia coerente della Cina e dei Paesi BRICS, promettendo qualche turbolenza in estate dall’enorme impatto economico e sociale.

Avvertenza
PS: Tutti i calcoli degli articoli citati, in particolare sulle nuove banche di sviluppo e mondiali in via di creazione, sono in dollari per semplicità semantica e facilità giornalistica. Non penso che nel contesto attuale, in particolare nel caso della BNP, queste banche conservino gran parte delle loro attività in dollari.YuanFonti:
China
Xinhua
Agence Ecofin
Contrepoints
Romandie
Swissinfo
Reseau International
Reseau International
Zerohedge
Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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