La Primavera araba: una trappola degli islamisti infiltrati alla Casa Bianca
marzo 24, 2013 3 commenti
Fakhreddin Besbes, Dottore in Scienze Politiche, Tunisie-Secret, 23 marzo 2013
Dopo aver letto questo articolo, si capirà perché Ghannouchi e Morsi sono andati al potere in Tunisia e in Egitto. Due anni dopo la sua esplosione in Tunisia, la “primavera araba” appare per ciò che nessuno aveva visto all’inizio: la metodica distruzione degli Stati-nazioni e loro sostituzione con regimi dispotici, ma modernisti, nati dalla colonizzazione dei reazionari regimi islamisti asserviti agli Stati Uniti. Diciamo che si tratta di una lettura degli eventi “cospirazionista”. Questa è l’argomentazione della disinformazione e degli agenti al soldo dell’imperialismo. Ecco i fatti esposti da un dottore in scienze politiche, che ci ha gentilmente inviato la sua analisi. Giudicate voi stessi.
La Primavera araba: una trappola degli islamisti infiltrati alla Casa Bianca
Tutto è iniziato subito dopo gli attentati criminali dell’11 settembre 2001. Quando Usama bin Ladin, ex agente della CIA, si era rivoltato contro la potenza che l’aveva armato e supportato contro la presenza sovietica in Afghanistan. La decisione degli Stati Uniti di colpire al-Qaida in Afghanistan di per sé non era illegale. Bin Ladin, i suoi soci e i suoi protettori dovevano pagarla. Ma nel suo delirio narcisistico, George W. Bush decise d’invadere l’Iraq nel 2003, uno Stato che non aveva assolutamente alcuna responsabilità per gli attentati dell’11 settembre, a differenza dell’Arabia Saudita, custode dei santuari e dei pozzi di petrolio.
Da George W. Bush a Barack Hussein Obama
E’ con questa invasione che gli Stati Uniti decisero di cambiare strategia e alleanze, piuttosto che farseli nemici, gli islamisti pentiti saranno i nostri alleati e i custodi dei nostri interessi nel mondo arabo. Con la scusa della democrazia e dei diritti umani, si lasceranno decadere i regimi che li opprimono facendoli installare al potere. Li chiamiamo “islamisti moderati”, vale a dire democratici e moderati iper-imperialisti. Fissiamo le tre linee rosse da non attraversare: il nostro controllo sulla ricchezza energetica del mondo musulmano, la sacralità dello Stato d’Israele e bloccare le azioni che ci terrorizzano. Questo riavvicinamento tra imperialisti e islamisti, che riattiva la vecchia alleanza tra il wahabismo saudita e il pragmatismo americanista, e anche tra servizi segreti inglesi e i Fratelli musulmani, è stato descritto nell’importante libro di Robert Dreyfuss, “Devil’s Game. How the United States Helped Unleash Fundamentalist Islam”, (Gioco Diabolico. Come gli Stati Uniti hanno scatenato l’Islam fondamentalista), pubblicato nel novembre 2005.
Con l’avvento al potere di Barack Hussein Obama, questo riavvicinamento tra l’amministrazione statunitense e la setta islamista ha preso una svolta decisiva. Con un padre kenyano e musulmano, e poi un patrigno indonesiano, Barak Hussein era immerso nell’identità islamista e nel vittimismo comunale che non ha nulla a che fare con l’Islam quietista, spirituale e disinibito della maggior parte dei musulmani nel mondo. Negli anni ’80 era assistente sociale, o più precisamente “organizzatore di comunità” nella periferia sud di Chicago. Nello stesso tempo, aderiva alla Chiesa Unita di Cristo guidato localmente dal controverso pastore Jeremiah Wright, del culto della Nation of Islam e, infine, “convertito” al protestantesimo. Con Barak Hussein Obama alla Casa Bianca, gli islamisti hanno così trovato l’alleato ideale che sostiene la loro lotta e condivide i loro ideali, così come l’opportunità storica di passare alla fase finale della loro conquista del potere nel mondo arabo. Per loro, Obama è in qualche modo il Messia liberatore, il braccio con cui il piano di Allah si avvererà, non solo nel mondo arabo ma anche, nel medio e lungo termine, nel vecchio continente indebolito dalla scristianizzazione avviata da più di un secolo. Gli islamisti non sanno ancora che Obama è l’Anticristo, piuttosto, la cui politica ha portato direttamente a uno scontro di civiltà che farà scomparire l’Islam come religione. Dividere i musulmani, uccidere l’Islam con il veleno islamista, sono una machiavellica strategia del governo degli Stati Uniti.
L’infiltrazione dei Fratelli musulmani
Il 22 dicembre 2012 apparve sulla rivista egiziana Ros al-Youssef un articolo di grande importanza, dal titolo: “Un uomo e sei fratelli alla Casa Bianca”, firmato da Ahmed Shawki, uno pseudonimo. L’autore scrive che sei persone hanno cambiato la politica degli Stati Uniti: “La Casa Bianca è passata dall’ostilità nei confronti dei gruppi e delle organizzazioni islamiche a più grande sostenitore mondiale dei Fratelli musulmani“. Secondo l’autore, i sei individui sono: Arif Ali Khan, Assistente per lo sviluppo delle politiche del segretario alla Sicurezza Nazionale; Mohamed Elibiary, membro del Consiglio consultivo per la Sicurezza Nazionale, Hussein Rashid, inviato speciale degli USA presso l’Organizzazione della Conferenza Islamica, Salim al-Marayati, fondatore del Muslim Public Affairs Council (MPAC), Mohamed Majid, presidente dell’Islamic Society of North America (ISNA), Eboo Patel, membro del consiglio consultivo del presidente Obama, incaricato dei consigli comunali inter-religiosi.
Il pedigree dei sei fratelli
Nato nel 1968 da padre indiano e madre pakistana, Arif Ali Khan è un avvocato musulmano e docente presso la National Defense University, specializzata nella lotta contro il terrorismo. Dopo il suo successo come vicesindaco di Los Angeles, è stato nominato da Obama, nel 2009, Assistente del segretario alla Sicurezza Nazionale. E’ stato soprattutto il consulente incaricato da Obama sui dossier degli Stati islamici. Fondatore della Organizzazione Mondiale Islamica, un ramo della Fratellanza musulmana, è stato colui che ha provveduto ai collegamenti e alle trattative con i movimenti islamici prima e dopo la “primavera araba”.
Nato ad Alessandria d’Egitto, Mohamed Elibiary è cresciuto in Texas, dove i suoi genitori si erano trasferiti fuggendo dalla persecuzione degli islamisti in Egitto. Mohamed Elibiary, alias il “qutbita” per il suo fanatismo verso le idee di Said Qutb, è un membro di spicco dei Fratelli musulmani degli Stati Uniti. Laurea in gestione e progettazione di reti, è stato direttore della sezione di Houston del Consiglio per gli Affari Islamici Americani (CAIR), una vetrina dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. E’ stato colui che ha scritto il discorso di Obama che chiedeva ad Hosni Mubarak di lasciare il potere.
Nato nel 1978 nel Wyoming, Hussein Rashid è un avvocato indo-pakistano, già membro segreto dei Fratelli musulmani. Nel giugno 2002 ha partecipato alla Conferenza annuale del Consiglio Mussulmano Americano, già guidato da Abdul Rahman al-Amudi, condannato per finanziamento del terrorismo. Ha inoltre partecipato al comitato organizzatore della Riflessione critica islamica, accanto alle figure più importanti dei Fratelli musulmani degli Stati Uniti, come Jamal Barzinji, Hisham al-Talib e Yacub Mirza. Dopo l’adesione alla squadra elettorale di Obama, quest’ultimo l’ha nominato consigliere della Casa Bianca nel gennaio 2009. Barak Hussein Obama l’ha anche nominato responsabile della redazione dei suoi discorsi sulla politica estera. Nel 2009, fu Hussein Rashid che scrisse il discorso di Obama di Cairo. In risposta alle critiche, Obama disse del suo amico e consigliere, “L’ho scelto per questo ruolo perché è un avvocato compiuto e perché ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo dei partenariati chiesti a Cairo. E come Hafiz (esperto) del Corano, è un membro rispettato nella comunità musulmana americana.”
Nato in Iraq, Salim al-Marayati è di adozione statunitense. Attualmente è direttore esecutivo del Muslim Public Affairs Council (MPAC), un’organizzazione islamica fondata nel 1986 dai Fratelli musulmani. E’ stato scelto nel 2002 per lavorare con la National Security Agency. I sospetti che pesavano sul MPAC durante la campagna sicurezza post-11 settembre 2001, non hanno impedito ad al-Marayati di avvicinarsi, ai neocons e poi ai democratici della squadra di Obama.
Nato nel nord del Sudan nel 1965, Mohamed Majid è figlio dell’ex- ìMufti del Sudan. Emigrato negli Stati Uniti nel 1987, dopo ulteriori studi, nel 1997 insegnava alla Howard University, come specialista di esegesi coranica. Membro dei Fratelli musulmani, è stato molto influente tra le comunità musulmane in America del Nord. Da avvocato è stato un attivista feroce nella criminalizzazione di ogni diffamazione dell’Islam. Avendo sostenuto la candidatura di Obama alle elezioni presidenziali, quest’ultimo gli ha dato diverse missioni associative di tipo comunitarista. Nel 2011, è stato nominato consulente del dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) nella lotta contro l’estremismo e il terrorismo. È attualmente consigliere del Federal Bureau of Investigation (FBI) e di altre agenzie federali.
Infine, Patel è un musulmano statunitense di origine indiana. Ha completato i suoi studi in sociologia nell’Illinois, presso l’Urbana-Champaign. Da studente era un islamista militante presso i musulmani provenienti da India, Sri Lanka e Sud Africa. Con il finanziamento della Fondazione Ford, ha avviato la IFYC nel 2002. Fratello musulmano e amico di Hani Ramadan, è membro del comitato consultivo religioso del Council on Foreign Relations. Era anche molto vicino a Siraj Wahhaj, un ben noto Fratello musulmano statunitense. Patel è attualmente consulente del dipartimento per la Sicurezza Nazionale e membro del consiglio consultivo di Barack Obama.
Anche Hillary Clinton ha una musulmana al suo servizio
Il suo nome è Huma Mahmoud Abidin e ha giocato con la Clinton un ruolo importante all’inizio della “primavera araba”. Prima di entrare nella squadra elettorale della Clinton, proveniva anche lei dal vecchio ambiente delle associazioni comunitarie di Barak Hussein Obama. Per rendere la pariglia al grande capo nero, Hillary Clinton l’ha reclutata tra i suoi più stretti collaboratori. E’ nata nel 1976 da padre indiano e madre pakistana. E’ cresciuta ed è stata educata nel Paese del wahhabismo, l’Arabia Saudita, dove i suoi genitori lavoravano. Durante le primarie democratiche del 2008, era assistente personale di Hillary Clinton. E’ sposata con David Anthony Weiner, un membro del Partito Democratico eletto a New York.
Conclusione
Fin dai suoi primi vagiti in Tunisia, la “primavera araba” è stata un’enorme truffa e un grande complotto mediatico dell’islamo-imperialismo che il popolo tunisino, desiderando la libertà e la democrazia, non ha visto. Con tali influenti personaggi islamisti presenti nel processo decisionale e di sicurezza statunitensi, la “primavera araba” non poteva che essere un inverno islamista. Non è un caso che i due principali sostenitori dell’islamismo mondiale, Arabia Saudita e Qatar, fin dalla “rivoluzione dei gelsomini” hanno supportato le cosiddette rivolte spontanee. Non è un caso che questi Stati continuino a finanziare i jihadisti nella Siria che hanno messo a fuoco e fiamme, in attesa di colpire probabilmente Iran, Libano e Algeria. Per gli ignoranti, questo è il secolo del risveglio dell’Islam. Per i consapevoli, è iniziata la fine dell’Islam.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora











