Gli interessi aziendali dietro il golpe in Ucraina

JP Sottile ConsortiumNews 16 marzo 2014

Dietro il colpo di Stato sostenuto dagli USA che ha spodestato il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina vi sono gli interessi economici delle multinazionali, da Cargill a Chevron, che vedono il Paese come potenziale “miniera d’oro” di profitti nello sfruttamento agricolo ed energetico, afferma JP Sottile.
0,,17488968_303,00Il 12 gennaio si disse che 50000 ucraini “pro-occidentali” scesero in piazza Indipendenza a Kiev per protestare contro il governo del Presidente Viktor Janukovich. Alimentato in parte da un attacco al capo dell’opposizione Jurij Lutsenko, la protesta segnava l’inizio della fine del governo di Janukovich. Quello stesso giorno, il Financial Times riportava un importante accordo del gigante agroalimentare statunitense Cargill. Nonostante le turbolenze della politica ucraina, dopo che Janukovich aveva respinto l’importante accordo commerciale con l’Unione europea, appena sette settimane prima, Cargill era abbastanza fiduciosa sul futuro da sborsare 200 milioni di dollari per acquistare una partecipazione nell’UkrLandFarming dell’Ucraina. Secondo il Financial Times, UkrLandFarming è l’ottavo maggiore coltivatore di terra del mondo e secondo produttore di uova.  E quelle non sono le uniche uova nel sempre più ampio cesto della Cargill. Il 13 dicembre, Cargill annunciava l’acquisto della partecipazione di un porto del Mar Nero. Il porto di Cargill a Novorossijsk, ad est della strategicamente e storicamente importante base navale in Crimea della Russia, fornisce un importante punto di accesso ai mercati russi e aggiungendosi alla lista delle aziende Big Ag che investono nei porti del Mar Nero, in Russia e Ucraina. Cargill per oltre due decenni in Ucraina ha investito in silo e acquisito un’importante società di mangimi ucraina nel 2011. E in base al suo investimento nell’UkrLandFarming, Cargill era decisamente fiduciosa nel  caos post-accordo UE. E’ un accostamento stridente con l’allarme suonato dai media statunitensi, dai politici bellicosi di Capitol Hill e dai politici perplessi della Casa Bianca. E’ ancora più netto rispetto all’ansia espressa da Morgan Williams, Presidente e CEO dell’USA-Ukraine Business Council, che “promuove i rapporti commerciali USA-Ucraina dal 1995”. Secondo il suo sito Williams, intervistato dall’International Business Times il 13 marzo, nonostante la buona volontà dimostrata di Cargill, disse: “L’instabilità ha costretto le imprese a seguire solo le attività quotidiane e a non fare progetti per futuri investimenti, espansione e assunzione di altri dipendenti”. In realtà, Williams, che è anche direttore degli affari governativi della società di private equity SigmaBleyzer, ha affermato: “I business plan sono a un punto morto“. A quanto pare non sapeva degli investimenti di Cargill, il che è strano dato che avrebbe potuto semplicemente chiamare Van A. Yeutter, vicepresidente per gli Affari Societari di Cargill, e chiedergli dell’assai attivo business plan della sua azienda. Non c’è dubbio che Williams ne abbia il numero di telefono, perché Yuetter fa parte del Comitato Esecutivo dell’USA-Ukraine Business Council. Un piuttosto accogliente club per investimenti. Secondo il suo profilo sul sito di SigmaBleyzer, Williams “ha iniziato a lavorare sull’Ucraina nel 1992” e da allora ha comunicato che gli agro-alimentari statunitensi “investono nell’ex-Unione Sovietica“. Da esperto agente di Big Ag, deve essere abbastanza vicino a suoi CdA.

I luminari di Big Ag
E il comitato è il vero e proprio gotha di Big Ag. Tra i luminari che lavorano instancabilmente e senza dubbio disinteressatamente per una migliore e più libera Ucraina, vi sono:
– Melissa Agustin, Direttrice, International Government Affairs & Trade di Monsanto
– Brigitte Dias Ferreira, Consigliere, International Affairs per John Deere
– Steven Nadherny, Direttore, Institutional Relations for agriculture equipment-maker CNH Industrial
– Jeff Rowe, Direttore regionale per DuPont Pioneer
– John F. Steele, Direttore Affari Internazionali di Eli Lilly & Company
E naturalmente Van A. Yeutter della Cargill. Ma Cargill non è il solo ad avere caldi sentimenti verso l’Ucraina. Come Reuters ha riferito nel maggio 2013, Monsanto, la maggiore azienda di sementi al mondo, progetta di costruire un impianto di sementi di mais “non-GM (non geneticamente modificati) in Ucraina”  da 140 milioni dollari. E subito dopo l’accordo commerciale dell’UE, Jesus Madrazo, Vicepresidente per la Corporate Engagement della Monsanto ha ribadito “l’impegno verso  l’Ucraina” della sua azienda e “l’importanza nel creare un ambiente favorevole che incoraggi l’innovazione e favorisca il continuo sviluppo dell’agricoltura“. La strategia di Monsanto comprende anche pubbliche relazioni per “cuori e menti”. Sulla scia delle affermazioni di Madrazo, la Monsanto ha annunciato “un programma di sviluppo sociale dal titolo “Grain Basket of the Future” per aiutare gli abitanti dei villaggi rurali del Paese a migliorare la loro qualità di vita“. L’iniziativa elargisce sovvenzioni per 25000 dollari per sviluppare programmi che offrano “opportunità d’istruzione, rafforzamento della comunità e sviluppo delle piccole imprese“. Il ben congegnato nome “Grain Basket of the Future” dice perché, una volta, l’Ucraina fosse nota come “il granaio” dell’Unione Sovietica. La CIA indicava, durante l’era sovietica, che l’Ucraina era seconda solo alla Madre Russia come “componente economicamente più importante dell’ex-Unione Sovietica“.
In molti modi, i terreni agricoli dell’Ucraina furono la spina dorsale dell’URSS. La sua “terra nera fertile” generava più di un quarto dell’agricoltura dell’URSS. Esportava “notevoli quantità” di cibo nelle altre repubbliche e le sue aziende erano quattro volte più produttive della “repubblica prima in classifica”. Sebbene la produzione agricola dell’Ucraina sia crollata nel primo decennio dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il settore agricolo è cresciuto in modo spettacolare negli ultimi anni. Mentre l’Europa lotta per scrollarsi dalla Grande Recessione, il settore agricolo dell’Ucraina è cresciuto del 13,7% nel 2013. L’economia agricola dell’Ucraina è attiva. Quella della Russia no.  Ostacolata dagli effetti del cambiamento climatico e da 25 milioni di ettari di terreno agricolo incolto, la Russia è in ritardo rispetto il suo antico granaio. Secondo il Centro per gli Studi Orientali, le esportazioni agricole ucraine sono aumentate da 4,3 miliardi di dollari nel 2005 a 17,9 miliardi nel 2012 e come nell’apogeo dell’URSS, l’agricoltura rappresenta attualmente il 25 per cento del totale delle esportazioni. L’Ucraina è anche il terzo maggiore esportatore mondiale di grano e mais. E il mais non è solo cibo. E’ anche etanolo.

Nutrire l’Europa
1207Ma la gente deve mangiare, in particolare in Europa. Come Frank Holmes dell’US Global Investors ha stimato nel 2011, l’Ucraina è pronta a diventare la macelleria dell’Europa. La carne è difficile da spedire, ma l’Ucraina è in posizione perfetta per sfamare l’Europa. Appena due giorni dopo che la Cargill ha acquistato l’UkrLandFarming, Global Meat News (sì, “Global Meat News” esiste) ha riferito di un possibile enorme picco in “tutte” le esportazioni di carne ucraina, con un incremento dell’8,1% complessivo e un sconcertante picco del 71,4% nelle esportazioni di carne di maiale. Non c’è da stupirsi che Eli Lilly sia rappresentata nel Comitato Esecutivo dell’US-Ukraine Business Council. La sua unità Elanco Animal Health è un importante produttore di integratori alimentari. Ed è anche noto che l’impianto dei semi previsto da Monsanto sia non-OGM, forse anticipando l’emergente mercato europeo no-OGM e il crescente appetito dell’Europa per gli alimenti biologici. Quando si parla del futuro redditizio di Big Ag in Europa, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Per la Russia e la sua economia agricola ostacolata, è un’altra di una lunga serie di perdite dovute all’invasione degli Stati Uniti, dall’espansione della NATO verso l’Europa orientale alla presenza militare degli Stati Uniti nel sud e all’importante accordo di sviluppo del gas di scisto recentemente firmato dalla Chevron in Ucraina.
Quindi, perché Big Ag è così fiduciosa sull’Ucraina, anche di fronte a tanta incertezza e alla prevedibile reazione della Russia? La risposta è che i semi della svolta dell’Ucraina dalla Russia furono piantati negli ultimi due decenni dalla persistente alleanza da guerra fredda tra aziende e politica estera. Si tratta di una versione dello “Stato profondo”, di solito associata alle industrie del petrolio e della difesa, ma esiste anche nell’altro settore fortemente sovvenzionato degli USA, l’agricoltura. Morgan Williams è il nesso dell’alleanza tra Big Ag e la politica estera degli Stati Uniti. Cioè, l’agente di SigmaBleyzer Williams collabora con “varie agenzie del governo degli Stati Uniti, membri del Congresso, commissioni del Congresso, l’ambasciata dell’Ucraina negli Stati Uniti, istituzioni finanziarie internazionali, think tank e altre organizzazioni US-Ucraina dedite a imprese, commercio, investimenti e sviluppo economico“. In qualità di presidente dell’USA-Ukraine Business Council, Williams ha accesso al cortigiano del Consiglio David Kramer, presidente di Freedom House. Ufficialmente organizzazione non governativa, è palesemente collegata ai segreti tentativi “democratici” in luoghi dove la porta non è aperta agli interessi statunitensi, cioè alle aziende statunitensi.
Freedom House, National Endowment for Democracy e National Democratic Institute finanziarono e sostennero la “rivoluzione arancione” ucraina nel 2004. Freedom House è finanziata direttamente dal governo degli Stati Uniti tramite National Endowment for Democracy e dipartimento di Stato USA. David Kramer è un ex-vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici e, secondo la sua pagina web di Freedom House, “ex-senior fellow presso il Progetto per il Nuovo Secolo Americano”.

Il ruolo della Nuland
Ciò mette Kramer e, a una certa distanza, l’agente di Big Ag Morgan Williams in compagnia del co-fondatore del PNAC Robert Kagan, che casualmente è sposato con Victoria “Fottiti UE” Nuland, l’assistente dell’attuale segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Curiosamente Nuland parlò alla Fondazione USA-Ucraina il 13 dicembre esaltando le virtù del movimento Euromajdan quale incarnazione dei “principi e valori capisaldi di tutte le democrazie libere“. Nuland ha anche detto al gruppo che gli Stati Uniti avevano investito oltre 5 miliardi di dollari a sostegno delle “aspirazioni europee” dell’Ucraina, cioè nel sottrarre l’Ucraina alla Russia. Commentava da una pedana dallo sfondo decorato dal logo della Chevron. Inoltre, il suo collega e compare di telefonata, l’ambasciatore USA in Ucraina Geoffrey Pyatt ha aiutato Chevron a stipulare l’accordo 50.ennale sul gas shale proprio nel cortile della Russia. Anche se Chevron ha sponsorizzato l’evento, non è indicato quale sostenitore della fondazione. Ma la fondazione indica Coca-Cola Company, ExxonMobil e Raytheon come suoi sponsor principali. E per chiudere il cerchio dell’influenza, l’USA-Ukraine Business Council è anche elencata come sostenitrice.

Cosa porta la storia dell’agente Big Ag Morgan Williams
Anche se era cupo sullo stato attuale degli investimenti in Ucraina, sfuma nel roseo quando guarda al futuro, quando dice ad International Business Times che “Il potenziale per agricoltura/agroalimentare è incredibile… la produzione potrebbe raddoppiare. Il mondo ha bisogno del cibo che l’Ucraina potrebbe produrre in futuro. L’agricoltura dell’Ucraina potrebbe essere una vera miniera d’oro“. Naturalmente la sua priorità è garantire che il pane delle imprese ben ammanicate sia generosamente imburrato nell’ex-granaio della Russia. E niente è meglio ammanicato nel gruppo collegato alle società interessate all’Ucraina che l’agroalimentare statunitense. Data l’entità del coinvolgimento ufficiale degli Stati Uniti nella politica ucraina, tra cui il fatto interessante che l’ambasciatore Pyatt abbia promesso l’assistenza degli Stati Uniti al nuovo governo nelle indagini per sradicare la corruzione, la strategia degli investimenti apparentemente rischiosa di Cargill, probabilmente non lo è dopo tutto.

004JP Sottile è un giornalista freelance, co-conduttore radio, documentarista ed ex-produttore di notiziari di Washington, DC. Il suo show settimanale, Inside the Headlines w/The Newsvandal, co-ospitato da James Moore, va in onda ogni venerdì su Kruu-FM a Fairfield, Iowa ed è disponibile online. Il suo blog è Newsvandal.com e lo si può seguire su Twitter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le massicce PSYOP contro l’Ucraina da parte di GCHQ e NSA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/02/2014 1002342Era solo questione di tempo. Il partner inglese dei cinque occhi della National Security Agency, il Gouvernement Communications HeadQuarters (GCHQ), ha fatto causa comune con un’altra creazione dei servizi segreti inglesi, il Tavistock Institute of Human Relations di Londra. Dalla sua creazione nel 1921 sotto l’egida della presidenza del Bureau of Psychological Warfare dell’esercito inglese, l’Istituto Tavistock è in prima linea nella ricerca e applicazione di tecniche di controllo mentale, mirate e di massa. L’istituto ha collaborato con enti di ricerca, tra cui Stanford Research Institute (SRI) e Esalen Institute degli Stati Uniti, che svolgono operazioni psicologiche per conto della Central Intelligence Agency e del dipartimento della Difesa. L’ultima tranche di diapositive PowerPoint rivelata dall’informatore della NSA Edward Snowden mostra le analogie con l’Human Science Operations Cell (HSOC) del Joint Threat Research Intelligence Group (JTRIG) del GCHQ. Il nome stesso di “Human Science Operations” appare stralciato dalla Carta operativa del Tavistock Institute, inclusa la capacità d’impegnarsi nel “dominio a spettro completo” dei servizi segreti statunitensi e inglesi, in altre parole, i due principali membri dell’alleanza dei cinque occhi. Ciò che è più allarmante della recente divulgazione di diapositive contrassegnate SECRET//SI//RELTOUSA.FVEY (intelligence speciale, solo negli Stati Uniti e per i cinque occhi) e UK TOP SECRET STRAP, è che l’alleanza dell’intelligence elettronica dei cinque occhi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda applica operazioni psicologiche (PSYOPS) e operazioni di controllo mentale ideate dal Tavistock, al tradizionale ruolo d’intelligence dei segnali (SIGINT). Il miscuglio tra SIGINT e intelligence umana (HUMINT) nell’ambito della cyber-warfare e dello sfruttamento della rete di computer (CNE), con poco o nessun controllo effettivo da parte delle autorità legislative di vigilanza, fino ad oggi è la prova più vicina a svelare come NSA e partner abbiano intrapreso la politica di controllo da Grande Fratello di “1984”, utilizzando internet come arma primaria. L’ultima tranche di diapositive indica una serie di programmi d’inganno via web. Tra cui la creazione di alias e mascheramenti (con l’impiego di “manichini” umani, già usati dai militari degli Stati Uniti per ostacolare e influenzare internet), messaggistica di massa (o spamming) e propaganda per “invocare bombardamenti” e “narrazioni d’istigazione”. Tali tattiche sono state perfezionate quando la CIA e i suoi alleati delle organizzazioni non governative finanziate da George Soros crearono la “primavera araba” rovesciando i governi di Egitto, Tunisia, Libia e Yemen, e avviando la sanguinosa guerra civile in Siria. In Ucraina, il governo democraticamente eletto del Presidente Viktor Janukovich è caduto più rapidamente del presidente egiziano Hosni Mubaraq e del leader libico Muammar Gheddafi, semplicemente perché i media corporativi occidentali hanno pienamente collaborato ai tentativi dei cinque occhi nell’attivare gli eserciti di burattini con alias che diffondono propaganda anti-Janukovich e, con l’aiuto dei media globali aziendali, “narrazioni d’istigazione”. Nel caso dell’Ucraina, tali “narrazioni” erano prodotte dagli uffici propaganda di CIA, NSA, GCHQ, MI-6 e Canadian Communications Security Establishment (CSEC) cooperando strettamente con le facciate di tali agenzie d’intelligence come Open Society Institute di Soros, Freedom House, Hudson Institute, Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS), Heritage Foundation e Demos del Regno Unito. Le agenzie d’intelligence occidentali hanno diffuso le “narrazioni d’istigazione” attraverso Twitter, Facebook, Flickr e Youtube. Queste applicazioni sono parte integrante del Computer Network Information Operations (CNIO) di GCHQ e NSA. Al di fuori del campo della guerra tecnologica, JTRIG ammette l’impiego “della raccolta di credenziali” contro “le agenzie di stampa estere”. In realtà, spie e provocatori mascherati da spie furono scoperti non solo diffondere notizie fasulle sull’Ucraina, ma anche sul Venezuela, nella simultanea rivolta antigovernativa nel Paese. Falsi giornalisti sono stati smascherati anche in Egitto, Thailandia, Cina e Russia.
Due programmi del GCHQ sono stati probabilmente utilizzati per bombardare gli organi d’informazione con la propaganda dell’opposizione ucraina filo-occidentale, i cui nomi in codice sono INFINITE CURVATURE e MOUNTAIN SLOPE. (CURVATURA INFINITA e PENDIO DI MONTAGNA). Senza verificare in modo indipendente ciò che veniva diffuso tramite messaggi di testo, email, fax e telefonate, i media aziendali globali volentieri ritrasmettevano e ripubblicavano la propaganda dei cinque occhi sulla situazione in Ucraina, come dati di fatto. Comprese le falsità sui cecchini delle forze speciali russe Spetsnaz che sparavano sui manifestanti a piazza Maidan a Kiev (relazioni reali indicavano agitatori neo-nazisti in piazza Maidan sparare ai manifestanti con l’intento d’incolparne il personale di sicurezza del governo), l’accumulo di Janukovich di un tesoro di costosi dipinti e sculture alla maniera di Muammar Gheddafi e Saddam Hussein (in realtà, i gusti di Janukovich sono più orientati al kitsch barocco) e i manifestanti bruciati dalla polizia. Sull’ultimo punto, l’Associated Press ha trasmesso la foto di ciò che descriveva come manifestante di Kiev che fugge in fiamme. In realtà, il “contestatore” era un poliziotto ucraino e le insegne della polizia ucraina MBC possono facilmente vedersi sulla manica sinistra dell’uniforme. Dove JTRIG e i suoi gestori addestratisi al Tavistock prendono immagini, documenti e altre informazioni utilizzate per la propaganda ingannevole e le interferenze delle PSYOPS? La risposta si trova nelle ultime diapositive pubblicate: il database delle informazioni estratte da internet SALAMANCA. Inoltre, il GHCQ e la sua alleata NSA possono indirizzare cellulari specifici per diffondere propaganda attraverso designatori d’identificazione geografica (Target Geographic Identifiers – TGI) assegnati a particolari telefoni cellulari. Tali operazioni possono anche essere utilizzate per disturbare i telefoni cellulari di individui presi di mira attraverso le interruzioni CNIO. Le diapositive di JTRIG sottolineano come le operazioni di rete vengano utilizzate per supportare le operazioni d’intelligence sul campo. Queste operazioni sono identificate come infiltrazione, inganno, messa in scena, false flag, falso salvataggio, interruzione e puntate. Nel caso dell’Ucraina, agenti palesi e segreti occidentali infiltratisi tra i manifestanti a piazza Maidan. In alcuni casi, le operazioni di contro-CNIO possono avere successo contro le agenzie d’intelligence occidentali. Un video di Piazza Maidan mostra un Berkut della polizia speciale ucraina trattenere un uomo che portava una credenziale scaduta del 2012 dell’International Police Association (IPA) di nome di Oleksandr Bojarchuk, oltre a un distintivo dell’IPA ucraina. L’IPA è accusata di essere una copertura delle agenzie d’intelligence occidentali. Il tiro dei cecchini neo-nazisti sui manifestanti di piazza Maidan è uno stratagemma e un’operazione false flag. L’obiettivo generale di tale operazione era denigrare il personale di sicurezza ucraino con la morte di manifestanti e, riguardo ai media occidentali interessati, l’inganno e la false flag sono riuscite. Un’organizzazione mediatica dopo l’altra ha paragonato tali morti al massacro di piazza Tiananmen del 1989 e Janukovich a Saddam Hussein e Gheddafi, entrambi vittime delle primitive operazioni disinformative via rete…
cceb-logoL’operazione in Ucraina è stata anche un’operazione scenografica, un’operazione prevedibile impiegata con successo in passato. Certo, la rivolta di piazza Maidan era quasi una copia carbone, ma molto più violenta, della rivoluzione arancione in Ucraina, preparata dall’occidente nel 2004. Lo stesso modello, sviluppato dai provocatori di Otpor della CIA contro il governo di Slobodon Milosevic in Serbia e raffinato dal Center for Applied Non-Violent Action and Strategies (CANVAS), utilizzato nelle “rivoluzioni a tema” in Georgia, Iran, Egitto, Tunisia, Siria, Venezuela, Myanmar, Maldive, Thailandia e altri Paesi, così come nell’ultimo colpo di Stato in Ucraina. Le  operazioni irregolari sono state utilizzate anche nella fase iniziale in Ucraina, principalmente dal movimento FEMEN, sionista e finanziato da Soros, un gruppo anticristiano e antimusulmano che lavora a stretto contatto con Pussy Riot e Voina, disturbatori sociopatici in Russia. Gli attacchi delle FEMEN ai simboli del cristianesimo in Ucraina hanno contribuito al disordine sociale che alla fine ha portato alla rivolta nel centro di Kiev. La destra neonazista ed ultranazionalista ucraina si agitò per gli attacchi alle croci cristiane e alle chiese nel Paese, citando l’aperto sostegno dato alle Femen da ebrei sionisti statunitensi come Jed Sunden, proprietario di media ucraini come il Kyiv Post. L’uso di agenti neo-nazisti, sionisti e nazionalisti appare su una slide del JTRIG, che prevede l’”individuazione e lo sfruttamento dei punti di frattura” del Paese, regione o altro elemento preso di mira. L’intento di ciò è creare “tensione” sfruttando le “fratture preesistenti” e le concorrenti “differenze ideologiche”. Questi fattori sono accoppiati a “ciò che tiene insieme un gruppo” come “un’opposizione condivisa” e “credenze comuni”. Sfruttare tali fattori avvantaggiano il tipo di operazione d’intelligence riuscita in Ucraina. Altre tattiche impiegate dal sistema di analisi umana (HSA) dell’Online Covert Action (OCA) del personale di GCHQ e NSA, sono la definizione degli obiettivi per le “trappole al miele” (l’uso di esche sessuali per incastrare le persone mirate); cambiare le foto sul social networking utilizzando sofisticate tecniche di Photoshop; creare blog che pretendono di essere della vittima o delle vittime del bersaglio, e-mailing ed sms false e diffamatorie ad amici, colleghi e vicini di casa del bersaglio. Tali tattiche portano su internet le familiari operazioni fisiche “sporche” utilizzate in passato dagli agenti dell’intelligence umana. Altri settori in cui JTRIG e Tavistock cooperano sono l’uso del “pastore” e della “dinamica di gruppo” per creare “gruppi di pensiero” tra i bersagli. La rapidità della popolazione in generale ad accettare tutto ciò che viene scritto e trasmesso sulla situazione in Ucraina ne è un esempio calzante. Solo i media alternativi fornivano fatti imparziali su ciò che accadeva in Ucraina senza la propaganda delle agenzie d’intelligence. Tuttavia, JTRIG ha un sistema di risposta rapida alle notizie da fonti alternative: impiega “storie cospirazioniste” per influenzare pensieri e comportamenti. Le fonti alternative vengono derise come teorie cospirative dalle organizzazioni per operazioni d’influenza di GCHQ e NSA, oppure le agenzie d’intelligence stesse s’inventano storie  cospirazioniste per confondere le acque. JTRIG si basa anche sulle Dimensioni Hofstede dello psicologo olandese Geert Hofstede, che richiedono l’impiego dell’intreccio culturale del “collettivismo” o “pensiero di gruppo” per raggiungere gli obiettivi psicologici. Tali pratiche sono un puro dogma per il Tavistock. Ciò, oltre al desiderio del JTRIG di praticare la “magia informatica” su internet, rientra nella piena fiducia del Tavistock sull’occulta estensione della propria capacità di plasmare opinioni e comportamenti su vaste aree della popolazione mondiale. La tattica del Tavistock fu usata per produrre consenso popolare nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Fredda, nella “Guerra globale al terrorismo”, nella guerra dei Balcani, nei conflitti africani e nelle due guerre occidentali contro l’Iraq. Più di recente, i metodi del Tavistock, raffinati e impiegati da GCHQ e NSA, sono stati utilizzati durante la primavera araba e il recente sconvolgimento in Ucraina.
La fusione di SIGINT, HUMINT e tecnologia di manipolazione mentale del Tavistock rappresenta una mossa pericolosa delle agenzie d’intelligence occidentali, in un’arena in cui si possono subire tremendi contraccolpi. La disgregazione sociale vista con l’uso di tali pratiche in Libia e Siria, ha provocato la guerra civile. Anche l’Ucraina può sprofondare nella guerra civile tra nazionalità e gruppi linguistici concorrenti, similmente alla Jugoslavia.

29cyberwar_480La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “rivoluzioni colorate” sono spontanee?

Vladimir Platov New Oriental Outlook 23/01/2014

1017542Per oltre 3 anni, i Paesi del mondo arabo hanno vissuto sotto l’influenza delle “rivoluzioni” che hanno scosso le fondamenta politiche di numerosi Stati regionali, determinando il cambio della classe dirigente e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Nei media locali, ed esteri, si discute instancabilmente della domanda fondamentale: chi ha avvantaggiato tali “rivoluzioni” e chi ne è il vero istigatore? Queste domande vengono poste dai giornalisti seguendo la nascita e lo sviluppo delle “rivoluzioni colorate” in altre regioni del mondo, in particolare in Ucraina, che vede una recrudescenza ultimamente. Gli esperti sono particolarmente perplessi di fronte alle azioni dei politici europei e statunitensi, che chiedono all’opposizione ucraina maggiori azioni contro il governo legalmente eletto del Paese, con il quale, per inciso, l’Unione europea e i mandatari degli Stati Uniti hanno relazioni diplomatiche, come ufficialmente attestato dai governanti di Kiev. La questione non si limita solo agli appelli del senatore John McCain degli Stati Uniti, & company, a rovesciare il regime ucraino attuale, ma si estende anche al sostegno finanziario organizzato per i singoli “leader” dell’opposizione, che indubbiamente sono ospitati negli Stati Uniti e nei Paesi dell’UE, “per servizi rivoluzionari”.
Un primo esempio di ciò è il “leader” dell’opposizione ucraina Klischko, che ha la residenza negli Stati Uniti e in Germania. In tale contesto, le conclusioni degli esperti del noto Centro francese per la ricerca sull’Intelligence (CF2R) possono rivelarsi particolarmente interessanti: domandandosi se le “rivoluzioni colorate” siano spontanee o il risultato di operazioni coordinate. Gli esperti francesi ritengono che gli attivisti rivoluzionari nei Paesi dell’Europa orientale e del mondo arabo, in particolare il movimento giovanile 6 aprile che spodestò il presidente egiziano Hosni Mubaraq, e persino in Sud America, furono istruiti nei seminari sulla strategia della “rivoluzione nonviolenta”, tenuti in Serbia dalla celebre organizzazione CANVAS (Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies), nata nel 2001 dal soggetto politico serbo Otpor!, diventando un centro di formazione per l'”azione nonviolenta” dopo l’abbattimento del regime di Slobodan Milosevic. Gli esperti del  CF2R hanno rintracciato le attività dei “consiglieri” di CANVAS nel preparare la rivoluzione delle rose in Georgia e la rivoluzione arancione in Ucraina, così come i loro stretti legami con l’organizzazione bielorussa Zubr (“Bisonte“) fondata nel 2001 con l’obiettivo di rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Hanno anche scoperto i legami di CANVAS con l’opposizione venezuelana.
Durante l’inverno del 2011 le bandiere con gli emblemi di CANVAS, ereditate da Otpor!, furono sventolate dagli studenti egiziani del movimento giovanile 6 aprile, giocando un ruolo attivo nelle manifestazioni per le strade del Cairo. CF2R presta particolare attenzione alle fonti del finanziamento dichiarato da CANVAS, dato che le attività di questa struttura necessitano di un sostegno finanziario sostanziale. Secondo il direttore di CANVAS, Srda Popovic, l’organizzazione opera “esclusivamente con donazioni private”. Gli autori dello studio, tuttavia, dipingono un quadro abbastanza diverso. Secondo fonti francesi informate, due organizzazioni statunitensi finanziano attivamente CANVAS, l’International Republican Institute (IRI) e Freedom House. L’International Republican Institute è un’organizzazione politica associata al Partito Repubblicano degli Stati Uniti, fondata nel 1983 dopo il discorso del presidente statunitense Ronald Reagan al parlamento inglese  a Westminster, dove offrì a partiti politici e organizzazioni estere aiuto nel creare “infrastrutture per la democrazia”. E’ ben noto che l’IRI sia finanziato dal governo degli Stati Uniti (in particolare, da dipartimento di Stato, Agenzia per lo sviluppo internazionale – USAID e National Endowment for Democracy). Le sue attività comprendono “fornire ampia assistenza ai partiti politici e formazione dei loro attivisti”. Gli esperti francesi, tuttavia, indicano chiaramente che l’International Republican Institute, infatti, non sia altro che una copertura della CIA. In tali circostanze, vale la pena notare che il famoso attivista di Euromaidan a Kiev, il senatore statunitense John McCain, non è solo un rappresentante del Partito Repubblicano degli Stati Uniti, ma anche un campione dell’IRI. Alla  domanda su chi possa guidare le sue azioni, le informazioni rispondono da sé.
Riguardo la Freedom House, la sua attività principale è l'”esportazione dei valori americani”. Tale  organizzazione non governativa fu fondata nel 1941 e svolge attività di ricerca sullo stato delle libertà politiche e civili in diversi Paesi. Tra il 60 e il 80 per cento del suo bilancio è costituito da sovvenzioni del governo degli Stati Uniti (principalmente dipartimento di Stato e USAID). Fino al 2005 il suo direttore era l’ex capo della CIA James Woolsey indicando chiaramente, secondo il parere degli esperti di CF2R, il coinvolgimento dell’intelligence USA nelle attività di Freedom House. Un fatto molto notevole, trovato dai francesi, è l’invito di Freedom House al famoso blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento giovanile 6 aprile, a partecipare a un evento organizzato dall’organizzazione, dove seguì un programma di addestramento alle “riforme politiche e sociali”. Tutte le attività erano finanziate da USAID.
La partecipazione finanziaria di IRI e Freedom House, così come delle forze speciali statunitensi dietro di esse, può essere rintracciata nelle “attività rivoluzionarie” non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, Libia, Siria e altri Stati del Medio Oriente. Come notato dai francesi, è estremamente difficile in tali condizioni non notare il ruolo degli Stati Uniti e la loro manipolazione degli eventi in Medio Oriente in questi ultimi anni, anche in mancanza di riferimenti diretti in tali attività dell’amministrazione Obama. Ancora più sorprendente è il fatto che la stampa occidentale sia stata e continui ad essere assai discreta sul tema (con rare eccezioni), e taccia sul rapporto tra gli eventi in corso nel mondo arabo e i “consiglieri” degli Stati Uniti. “Anche coloro che di solito sono prossimi alle “teorie del complotto”, restano stranamente silenziose“, rilevano gli esperti francesi. Dato che le attività di IRI, Freedom House, l’USAID e le altre organizzazioni fortemente utilizzate da Washington nelle “riforme politiche”, continuano ad essere sfruttate (e non solo in Medio Oriente), non possiamo aspettarci un rapido declino dei movimenti “rivoluzionari” nel mondo, neanche in Medio Oriente, Ucraina e altrove.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti hanno davvero svolto un ruolo nella rivoluzione tunisina?

Abdelaziz Belkhodja, Tunisie Secret 26 dicembre 2013

Tre anni dopo la calamità che ha colpito la Tunisia e parte del mondo arabo, Abdelaziz Belkhodja torna sulla questione tunisina. Conoscendo ora la risposta, non c’è bisogno di essere un esperto per sapere che in geopolitica non solo gli statunitensi hanno svolto un ruolo di primo piano nella destabilizzazione della Tunisia, ma hanno scelto l’anello debole per realizzare il loro piano sionista del Grande Medio Oriente, iniziato con l’invasione e la partizione dell’Iraq nel 2003. Questa cospirazione contro la Tunisia non sarebbe stata possibile senza l’aiuto dei cyber-collaborazionisti. di cui l’autore di questo articolo non indica che il movimento Taqriz. E tuttavia, non menziona i nomi dei fondatori di Taqriz, “due giovani anonimi tunisini”. L’opinione pubblica tunisina ha il diritto di sapere chi sono: Riadh Didan (Foetus), di Ben Arus e che vive a New York, e Qasim Marzuqi (Waterman), commercialista che vive nella regione di Lione. Presto pubblicheremo i nomi e le foto di tutti i cyber-collaborazionisti di cui abbiamo potuto ricostruire l’elenco completo.

april_6_youth_movementOggi, mentre i fatti cominciano a datarsi, le teorie di un complotto estero abbondano. E’ chiaro che la dittatura di Ben Ali aveva critici all’interno e all’estero. Questi critici stranieri avrebbero svolto un ruolo nella rivolta? Quale? Molto fu fatto dai blogger. Che fossero solitari od organizzati in gruppi, come Taqriz, effettivamente agirono. Ma quale fu il peso reale di tale azione? Tornando all’inizio: creato nel 1998 da due giovani anonimi tunisini, Taqriz [1] (ma anche e-MAG) fu un tenace oppositore del regime. Un terzo membro chiave, soprannominato Ettounsi, entrò nel gruppo nel 2000. Quest’ultimo, responsabile di Publinet [2], fu identificato e arrestato nel 2002. Il suo nome era Zuhayr Yahyawi [3]. Torturato per mesi, secondo Amnesty e Human Rights Watch, fu condannato ad una pena detentiva. Nel 2005, a seguito del rapido deterioramento della salute, morì. Taqriz subito si silenziò. Tre anni dopo, nel 2008, il gruppo risorse usando metodi simili a quelli del potente movimento nato nel 1998 in Serbia [4]: Otpor (Resistenza). Tale movimento fu rapidamente recuperato dalle ONG [5] legate a potenti lobby che indirizzavano i blogger verso la resistenza “non violenta”. Dopo il successo delle rivoluzioni [6], dei “corsi” furono organizzati apertamente nelle ambasciate USA in Tunisia, Egitto e Siria, dopo dei soggiorni negli Stati Uniti e in Marocco. Durante queste visite, corsi di formazione furono preparati per i dissidenti. Dal 14 gennaio, diversi blogger tunisini dichiararono di avervi partecipato.
Fino al 2008, le autorità tunisine, che controllavano perfettamente internet, non credevano ad una minaccia specifica dalle reti sociali [7], ma era troppo tardi: qualche dissidente e oppositore finanziato dal NED ottenne un po’ di reputazione sul web. Alcuni adottarono gli intelligenti metodi della “non-violenza” [8] studiati nei corsi seguiti. Tra questi metodi, la destabilizzazione delle forze dell’ordine tramite la provocazione non violenta [9] o la disinformazione. Ad esempio realizzando foto o video fasulli, pubblicando notizie false o documenti ufficiali falsificati, ecc. Sui video, i tunisini furono particolarmente scioccati nel vedere le dolorose sequenze della repressione e di civili uccisi, alcuni di questi video, anche se pochi, furono fabbricati [10] per scioccare. Inoltre, dopo la redazione della lista ufficiale [11] delle vittime, sappiamo che tra il 25 dicembre 2010 e il 7 gennaio 2011 non vi fu alcuna vittima da arma da fuoco. Eppure i video mostrano morti e testimonianze di molti omicidi, in quei giorni. Tali metodi furono notati anche in Siria, Egitto e Libia. L’addestramento pubblico a tali metodi è ormai parte integrante di un avanzato programma specializzato in scienza politica presso l’Università di Belgrado. [12] Secondo un libro di testo, troviamo tra l’altro queste tattiche non violente:
– l’organizzazione di un finto funerale. [13]
– l’uso di veri funerali di massa per protestare [14]
– la gestione di campagne politiche riflesse
– l’organizzazione di scioperi strategici, per bloccare un sistema economico.
Tutto ciò riguarda le azioni non violente. Restano le azioni violente. Qui è molto più difficile agire.  Si tratta di trovare un altro tipo di militante, capace di rischiare la vita in scontri molto pericolosi. Qui, forse, serve cercare dei collegamenti con le tifoserie. Tali gruppi, ben organizzati, cresciuti nell’anonimato imparando ad affrontare la polizia in modo organizzato (battaglie) e lanciando campagne diffamatorie, contribuiscono a creare e rafforzare tra i giovanissimi uno spirito di resistenza alla polizia. In Tunisia, tali gruppi furono a lungo potenziati, fino ad attrarre dal 2006 l’attenzione della polizia che li ha perseguiti impedendogli di organizzare manifestazioni [15] negli stadi e poi reprimendoli direttamente. Gli stadi e il web [17]: in tal modo le strutture dell’intelligence tunisine [16] furono costrette, nell’emergenza, ad adattarsi ai due nuovi campi di battaglia correlati. Tali gruppi di tifosi, che mantenevano da anni l’odio per l'”Haqim” [18], giocarono un ruolo nelle manifestazioni organizzate pubblicamente su facebook? Giocarono un ruolo negli attacchi contro la polizia? Diversi testimoni oculari confermarono che organizzarono degli assalti con le molotov, ma ciò non costituisce una prova. Il numero di attacchi fu così grande (il 14 gennaio si registrò la distruzione di 126 commissariati e di 260 edifici pubblici), spesso firmate dalle tifoserie, tanto da far pensare a gruppi organizzati che partecipavano o istigavano al saccheggio di edifici pubblici. Va notato, andando in questa direzione, che il gruppo Taqriz era il più vicino a determinate tifoserie, e gli internauti videro foto e video delle loro imprese pubblicati dagli  amministratori di Taqriz: irruzioni nelle serate organizzate dal RCD, la firma ACAB (“tutti i poliziotti sono bastardi”), e varie provocazioni e attacchi organizzati negli stadi, nel 2010. Oltre all’appello alla violenza, il gruppo [19] pubblicava anche manuali d’istruzione per fabbricare maschere anti-lacrimogeni e bombe molotov. Casi simili furono osservati durante la rivoluzione egiziana. A piazza Tahrir, gli “ultras” del famoso club al-Ahly organizzarono la resistenza per contrastare alcuni attacchi, come quello dei cammellieri inviati a disperdere la folla. Si noti inoltre che uno dei blogger egiziani disse di aver frequentato dei corsi in Serbia. [20]
In breve, sindacalisti, associazioni, insegnanti, giornalisti, partiti politici, Taqriz, blogger, gruppi di tifosi e semplici cittadini poterono, ciascuno a suo modo, attivarsi per far cadere il regime di Ben Ali, con l’ardente desiderio di finirlo. Si noti che altri blogger e migliaia di internauti normali, che non ricevettero un addestramento, contribuirono enormemente a divulgare informazioni “sensibili”,  correndo rischi e subendo minacce, clandestinità o il carcere del ministero degli Interni. Se il ruolo degli Stati Uniti passò attraverso le ONG [21], si trattò del supporto classico agli oppositori e del finanziamento dei cyber-dissidenti, poi lasciati liberi di agire. Tale tipo di sostegno è esistito per anni in decine di Paesi, è per questo motivo che non fu per nulla decisivo.

Note
[1] – “Collera” in tunisino.
[2] – All’epoca Publinet, libero ritrovo per i giovani, vero incubo della DSE (comunemente nota come polizia politica), erano assai controllato.
[3] – Parente del giudice Zuhayr Yahyawi e della blogger Amira Yahyawi (Mira404).
[4] – Movimento creato da Srdja Popovic e da diversi studenti nel 1998. Questo gruppo operò per la caduta di Milosevic nel 2000 e di altri regimi ex-sovietici in seguito.
[5] – National Endowment for Democracy (NED): associazione il cui obiettivo ufficiale è l’istruzione e la formazione per la democrazia in tutto il mondo. Freedom House organizzazione che indaga ufficialmente sull’estensione della democrazia nel mondo. “Braccio armato” dell’associazione americana contro il comunismo. La loro principale fonte di finanziamento proviene dal dipartimento di Stato USA. Queste ONG sono virulente verso certi regimi “non democratici”, ma sono molto più morbide verso le petromonarchie.
[6] – In Georgia, Eduard Shevardnadze fu rovesciato nel novembre 2003 dalla Rivoluzione delle Rose. In Ucraina: l’elezione che vide vincitore l’autocrate Victor Janukovich, nel novembre 2004, fu cancellata sotto la pressione della rivoluzione arancione. In Kirghizistan: Askar Akaev fu rovesciato nel marzo 2005 dalla Rivoluzione dei Tulipani.
[7] – I cinesi furono più attivi ed immediatamente bloccarono l’accesso a Facebook, Twitter, Dailymotion, YouTube, certi blog, ecc.
[8] – La nonviolenza è una tecnica di azione politica e di disobbedienza civile intelligente nella guerra non convenzionale adottata dalla CIA nel rovesciare governi inflessibili, senza provocare un’indignazione internazionale.
[9] – Proprio come accade negli stadi o nel giorno di “Nhar 3ala Ammar“.
[10] – In alcuni video non si vedeva nulla, ma si sentivano commenti o altro, e si mostravano finti morti o feriti con il mercurio cromo. Salim Amamu stesso disse che agenzie straniere fornirono apparecchiature video ai giovani tunisini, incoraggiandoli ad utilizzare tali metodi.
[11] – Lista compilata dopo l’indagine approfondita della Commissione per l’accertamento dei fatti.
[12] – Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies [CANVAS]. Fondatori e docenti provengono da Otpor, come Srdja Propovic.
[13] – “La lotta non-violenta in 50 punti”, Popovic, p. 159, Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies (CANVAS), Belgrado, 2007. Fonte affidabile, l’incendio dell’ipermercato Géant fu causato dopo un finto funerale, non essendoci alcun cimitero nelle vicinanze. La polizia tunisina sequestrò varie bare vuote durante queste sceneggiate.
[14] – Il funerale di “al-Hansha”, giovane ucciso il 14 gennaio, alle 15:00, su Avenue Bourguiba, suscitò un panico indescrivibile seguito dal lancio di gas lacrimogeni e cariche della polizia.
[15] – “Daqla”, letteralmente “l’entrata”, una manifestazione 5-10 minuti prima delle partite che coinvolgeva migliaia di tifosi. La scenografia, a volte molto elaborata, si basava su fiamme, fumo, canzoni e cartelloni colorati.
[16] – Nel 2008, la Direzione Generale Speciale e la Direzione Generale dei Servizi Tecnici crearono delle strutture comuni per l’infiltrazione e l’intelligence. Centinaia di giovani informatici, giornalisti, cameraman, blogger e tifosi furono reclutati per l’infiltrazione.
[17] – Il 30% della popolazione tunisina fu contattata su facebook (2012).
[18] – Si chiama “Haqim” in Tunisia qualsiasi autorità.
[19] – Diversificato in diversi sottogruppi regionali.
[20] – Muhammad Adil, giovane blogger egiziano di 22 anni, ad al-Jazeera: “Ero in Serbia e mi sono addestrato nell’organizzazione di manifestazioni pacifiche, il mezzo migliore per contrastare la brutalità della polizia”.
[21] – Nel 2009, la NED finanziò programmi per l’addestramento di attivisti, associazioni e media in tutta la regione MENA, per fare “conoscere le regole fondamentali dei diritti umani e del dialogo sull’Islam moderato“. I fondi stanziati per la Tunisia ammontavano a meno di 200.000 dollari. I  funzionari della sicurezza tunisini ai tempi di Ben Ali, confermano che tali attività erano note e legali, anche se incompatibili con il regime.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Buazizi, il “barbone” divenuto icona nazionale

Karim Zmerli Tunisie-Secret 15 dicembre 2013

Dallo schiaffo che non ha mai ricevuto alla laurea che non ha mai avuto, tutta sbagliata la storia di questo “barbone”, come dice Farhat Rajhi, divenuto icona nazionale e celebrità mondiale. Come quella che prese di mira l’Iraq, la disinformazione non fu mai così fuorviante, potente e distruttiva per gli Stati-Nazione. Tale disinformazione era un’arma dei servizi statunitensi e fu usata da un gruppo di cyber-collaboratori tunisini, dentro e fuori il Paese. Tre anni dopo la distruzione della Tunisia, si svela l’icona “nazionale” che distrusse la nazione.

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Tra un paio di giorni, ci potrebbe essere ancora qualche tunisino che celebra il terzo anniversario dell’immolazione di Tariq Buazizi  (s’è la sua vera identità), che incendiò la Tunisia e il cui devastante incendio si diffuse in Libia, Egitto, Yemen e Siria. Questa è l’occasione per tornare su tale manipolazione di massa che distrusse la Tunisia, di cui i nostri connazionali non hanno finito di pagare, perché il peggio deve ancora venire.
Come abbiamo scritto più volte nel 2011, Bouazizi non si chiamava Muhammad ma Tariq. Non  ebbe una laurea, ma un diploma. Non era di una famiglia povera di Sidi Buzid, ma di una famiglia media, come il 50% dei tunisini, i poveri, i veri poveri, rappresentano il 17% della popolazione tunisina. Non era un venditore ambulante che sfamava la famiglia, ma un ubriacone che ogni notte frequentava feccia come lui. Dopo ogni sbornia, picchiava la madre Manubia per null’altro che  denaro e con cui aveva un conto in sospeso: dopo la morte del marito Taib, dal quale ebbe tre figli, tra cui Tariq, ne sposò il fratello, cioè lo zio paterno di Tariq, dal quale ebbe altri quattro figli.
Il 17 dicembre 2010, Fayda Hamdi (47 anni), agente comunale ed ex segretaria del governatorato di Sidi Bouzid, retrocessa per far posto ad un candidato raccomandato, controllò Tariq Buazizi, fruttivendolo ambulante e senza licenza. “Devi fare come tutti i commercianti, avere una licenza per vendere legalmente“, disse. Volgare e violento, quest’ultimo rispose: “Vai ai farti...!” Lei finse di confiscargli la bilancia, replicando: “Come pensi di pesare ora?” Sempre violento e minaccioso,  rispose: “Con le tue tette da pu...”. Fayda Hamdi dichiarò: “Gli dissi di andarsene, ma cominciò ad urlare, mi spinse. Volevo confiscargli bilancia e merce. Ha resistito ferendomi a una mano. Mi insultò con pesanti parolacce. Cercò di strapparmi la spallina dell’uniforme. Dei rinforzi arrivarono…” solo allora la merce dell’ubriacone fu confiscata da altri agenti comunali giunti in soccorso. Dopo una bevuta di tre ore, Tariq Buazizi si recò al governatorato dove nessuno voleva riceverlo. Meno di un’ora dopo si diede fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Buzid. Da quel momento si avviò la macchina della disinformazione e propaganda. In diretta connessione con agenzie straniere (statunitensi ed europee), un gruppo di cyber-collaborazionisti creò la tragica finzione che non lasciò indifferenti i giovani tunisini: la storia di “Muhammad” Buazizi, un giovane laureato disoccupato, umiliato e schiaffeggiato dalla polizia di Ben Ali. La sera stessa, la rete TV  islamo-sionista al-Jazeera diffuse questa tragica finzione. In questa manica di cyber-collaborazionisti istruiti ai metodi dell’organizzazione serba Otpor, agenzia della CIA finanziata da Freedom House, vi erano persone pienamente consapevoli di lavorare per delle potenze straniere e vi erano coloro che li seguivano come pecore. Questi cyber-collaborazionisti sono noti a tutti e non è necessario ricordarne i nomi.
Sei mesi dopo la morte di Tariq Buazizi, il mito iniziò ad incrinarsi. In un articolo di Christophe Ayad, “La rivoluzione dello schiaffo” su Libération dell’11 giugno 2011, Lamin Buazizi,  sindacalista da Sidi Bouzid, ammise che “In realtà, tutto fu inventato a meno di un’ora dalla sua morte. Disse di essere un laureato disoccupato per colpire il pubblico, quando era solo diplomato, e che era un fruttivendolo. Per istigare gli analfabeti s’inventò lo schiaffo di Fayda Hamdi. Questa è una zona rurale tradizionale, e ciò scioccò la gente.” Il sindacalista si dimenticò di dire che questa disinformazione non fu un prodotto locale, ma proveniva da oltre Atlantico! Questo sindacalista venduto all’ambasciata degli Stati Uniti di Tunisi, e in costante contatto con la cellula nera di al-Jazeera, non aveva altra scelta che ammettere una parte della verità. Il 19 aprile 2011, dopo quattro mesi di detenzione nel carcere di Gafsa, il giudice di Sidi Bouzid ordinò un non-luogo a procedere, essendo Fayda Hamdi totalmente innocente. Il primo a scrivere che “Lo schiaffo non ci fu mai” fu il professor Abdelhamid Largash del giornale on-line Leaders, il 25 maggio 2011. Poi ci fu l’articolo di Christophe Ayad, come detto sopra. Il colpo di grazia arrivò da Muhammad Amin Manqai con il suo articolo “Tunisia, ascesa e caduta di Muhammad Buazizi“, Kapitalis, 23 giugno 2011, in cui  cita Farhat Rajhi, l’effimero ministro degli Interno dopo la caduta del regime: “Muhammad Buazizi era un barbone, null’altro che un tizio da evitare quando cammini con tua moglie o tua sorella per strada!” Così, in pochi mesi, un Hela Beji fu elevato alla dignità di “San Buazizi” (Le Nouvel Observateur del 10 gennaio 2011), Farhat Rajhi lo sminuì all’indegnità di “barbone e null’altro.” Il ribasso di Tariq Buazizi nella borsa della “primavera araba” non impediva a Bertrand Delanoë, sotto la pressione di comunisti ed ambientalisti, di assegnarne il nome a una piazza di Parigi, proprio quando la targa che ne onorava la memoria nella città natale, Sidi Bouzid, veniva distrutta da ragazzini, laureati disoccupati, umili del Paese, persone oneste ed affidabili nonostante la povertà e l’ingiustizia sociale.
Tariq Buazizi non partecipò alla distruzione della Tunisia. Questo giovane ubriacone, come migliaia in Tunisia, non pianificò il suo suicidio, né tanto meno la destabilizzazione, occupazione e islamizzazione della Tunisia. Coloro che ne furono responsabili, davanti alla storia, fu il branco di cyber-collaborazionisti della CIA, che sotto l’ombrello di Alec Ross, consigliere speciale di Hillary Clinton, e di Jared Cohen, l’organizzatore dell’Alliance for Youth Mouvement (AYM) che si tenne a Washington nel dicembre 2008 riunendo i vari piccoli ratti tunisini, egiziani, libici, yemeniti, siriani e algerini della futura “primavera araba“. Tra i responsabili di fronte alla storia vi è anche l’esercito virtuale (facebook e tweeter) dei rinnegati involontari, ingannati dai cyber-collaborazionisti e istigati dalla TV islamo-sionista al-Jazeera.

howtostartTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo il fallimento in Siria e in Egitto, Erdogan vuole incendiare l’Algeria

Karim Zmerli, Tunisie-Secret,  1 dicembre 2013

Con la molla islamo-atlantista, questo fratello musulmano si crede il nuovo califfo dell’impero ottomano. Ma l’eroica resistenza della Siria e il risveglio nasseriano egiziano hanno disilluso subito questo megalomane al soldo di USA e Israele. Ma non molla ancora, con i suoi continui attacchi all’Egitto e le sue attività sovversive contro l’Algeria.

Prime-Minister-ErdoganSecondo fonti algerine degne di fede, l’ambasciata turca di Algeri ha contattato diverse personalità dei media della cosiddetta opposizione algerina, dei diritti dell’uomo e giovani cyber-collaboratori già supportati da Freedom House, per mobilitarli contro ciò che chiamano giunta militare. Inviti formali sono stati inviati per partecipare ad un importante simposio che presto si terrà a Istanbul, con il patrocinio di Erdogan. Il trucco che questo fratello musulmano ha trovato per nascondere le sue vere intenzioni è unire tutte le personalità e organizzazioni algerine, che condividono l’odio verso la “giunta”, intorno ad un tema: esigere dal governo siriano la restituzione il mantello dell’emiro Abdelkhader! Idea aneddotica, ma nella terra dell’Islam “moderato” non manca la fantasia! In realtà, questa manovra erdoganiana è la risposta a un gruppo di politici, giornalisti e intellettuali algerini recatisi di recente in Siria. Questi patrioti algerini si sono incontrati con il Presidente Bashar al-Assad e hanno pubblicamente dichiarato il loro sostegno al governo e al popolo siriano contro l’invasione terrorista supervisionata dall’occidente e finanziata da Qatar e Arabia Saudita. In quella riunione offrirono al presidente siriano un soprabito tradizionale algerino e un dipinto dell’emiro Abdelkhader. Tutto ciò ha ovviamente sconvolto pesantemente il leader della Fratellanza musulmana turca e alleato strategico di Israele, uno dei suoi scagnozzi ha detto sulla TV di Hamad e Moza che “la vera opposizione algerina non è libera di muoversi e di esprimere opinioni, sia sulla situazione interna algerina che sui Paesi della primavera araba, in particolare la Siria”.
Dalla svolta degli eventi in Egitto, lo scorso luglio, Recep Tayyip Erdogan non è più nella Taquiya (doppiezza) cara ai Fratelli musulmani. Il 22 novembre, in risposta all’espulsione del suo ambasciatore a Cairo, Fuad Tugay, ha detto che il suo governo non avrebbe “mai rispettato dei leader messi al potere dai militari“, non esitando ad agitare come un adolescente il simbolo della setta dei fratelli, la mano con quattro dita di Rabia. “Non rispetterò mai chi è andato al potere con un golpe” ha detto ai giornalisti, aggiungendo che 60 anni di dittatura militare e di corruzione hanno rovinato l’Egitto. C’è un proverbio francese che dice: “Quando si usa l’arma della morale, si devono avere i pantaloni puliti.” Erdogan sembra dimenticare che quando si tratta di corruzione, non ha nessuna lezione da dare agli egiziani e ancora meno agli algerini. Il nostro selgiuchide fu smascherato dai suoi padroni statunitensi con un cablo del 30 dicembre 2004, inviato dall’ex ambasciatore statunitense ad Ankara, Eric S. Edelman, alla sua amministrazione e reso pubblico da Wikileaks nel novembre 2010. Il diplomatico scrisse che “fratello Recep comincia ad infastidirci e presenta un autoritarismo galoppante che minaccia d’implosione l’AKP… la sua corruzione può causare una grave crisi in Turchia.” L’unico giornale occidentale ad essersi interessato alla corruzione di Erdogan fu il quotidiano svizzero Le Temps, che rivelò l’esistenza di sette conti bancari in Svizzera a nome del nostro selgiuchide, del figlio Ahmet Burak e della moglie Amina. Di fronte alle critiche dell’opposizione in esilio, Erdogan finalmente ammise una fortuna personale di 1,2 milioni di dollari, due terreni del valore di 37000 dollari, il possesso del 10% azioni della società di suo figlio “Burak Food and Commercial” e che la moglie velata, Amina, viaggia in Volkswagen!
Purtroppo per il fratello musulmano che si sogna califfo, Rahmi Koç, uno dei più ricchi della Turchia, ha detto che la fortuna di Erdogan ammonta a un miliardo di dollari, che i suoi quattro figli praticano il racket e monopolizzano il commercio, che ha comprato a suo figlio Ahmet Burak una nave da carico da 2 milioni e 300 mila dollari, e a suo figlio Bilal un complesso industriale in Bulgaria…
Il signore dell’islamismo “moderato” dovrebbe ripulire casa propria prima di criticare la “giunta algerina”, il regime egiziano e il Presidente Bashar al-Assad, che ha avuto il coraggio di sconfiggere il piano islamo-sionista sulla regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria? Parte III

Valentin Vasilescu, AVIC, 15 giugno 2013

480653Nel paragrafo precedente abbiamo visto come questi ribelli sono stati selezionati, addestrati e coinvolti nelle “guerre sporche” dalle forze speciali degli Stati Uniti, quelle stesse che gli statunitensi hanno vissuto in Vietnam, nei Paesi dell’America centrale e nell’Iraq. Ci soffermiamo ora su altri aspetti che ci permettono di rispondere a molte domande.

1.  Come si realizza una “primavera araba”? O si telecomanda una rivoluzione ‘colorata’ come se si fosse presenti.
La parte più sensibile dell’operazione, dove la probabilità di un fallimento è molto alta, è la fase di avvio. Questo è il motivo per cui molto spesso la “scintilla” che innesca il movimento è assai ben nascosta. Insisteremo sulle sue caratteristiche. La cosiddetta “primavera araba”, con spontanee adunate “rivoluzionarie” in piazza Tahrir a Cairo, fu in realtà un’operazione attentamente pianificata dagli Stati Uniti. Molti anni fa, attraverso l’ambasciata statunitense a Cairo, dei “dissidenti” egiziani furono addestrati in Serbia presso il Centre for Applied Nonviolent Action and Strategy (CANVAS: Centro per l’azione nonviolenta applicata e strategie). Il centro è gestito da attivisti di Otpor, un movimento serbo di disobbedienza civile e resistenza pacifica, creato nel 1998 dalla CIA a Belgrado per rovesciare il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Otpor è attualmente attivo in 37 paesi e si è trasformato in una sorta di fortezza della rivoluzione mondiale “non violenta”.
La ‘guida alla lotta nonviolenta in 50 punti’ è una creazione del colonnello statunitense Robert Helvey, veterano dei Berretti Verdi, ed è alla base di tutte le rivoluzioni nell’ex Unione Sovietica. La “rivoluzione delle rose” in Georgia, nel 2003, “arancione” in Ucraina nel 2004, dei “tulipani” in Kirghizistan nel 2005, nella Repubblica di Moldova nel 2009 e nella “primavera araba”. La guida ha lo scopo di descrivere i metodi utilizzati da manifestanti professionisti per superare la paura ed eccitare le folle. Grazie alla Freedom House Foundation, a George Soros e all‘International Republican Institute, finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dall’USAID, le truppe delle operazioni  speciali degli USA furono pronte alle riforme “politiche e sociali” e alla guerriglia urbana. Prendiamo come esempio la manifestazione pacifica del 7 aprile 2009 a Chisinau, che “spontaneamente” si trasformò in un movimento devastante saccheggiando e incendiando il palazzo del Parlamento moldavo. L’evento fu trasmesso in diretta dalla maggiore rete televisiva rumena e si poteva osservare quello che accadeva in diretta. Si potevano vedere, in particolare, le squadre per le speciali operazioni seguite da piccoli gruppi, infiltrarsi a intervalli regolari e in silenzio nella massa dei manifestanti pacifici. I punti d’infiltrazione nella massa, le posizioni di partenza per l’offensiva e le tattiche di tutti i gruppi si svilupparono con precisione. Ogni gruppo aveva il suo obiettivo tattico, una struttura ben definita, una missione separata, segni e segnali di riconoscimento e gruppi di sostegno tra gli organizzatori della protesta.
Il primo gruppo, Alfa, è addestrato a saper generare un contagio emotivo nella massa dei manifestanti. Nella prima fase, il suo ruolo è lanciare per 2 ore vari slogan, difatti dei già noti simboli della guerra psicologica per influenzare e motivare i manifestanti. Da un punto di vista psicologico, il ruolo del gruppo Alfa è trasformare gli individui in un gregge disposto a seguire ciecamente ogni esortazione, senza usare il filtro della ragione. Una volta che ciò viene compiuto, il gruppo Alfa avvia la fase 2, cioè l’assalto frontale, di tipo dimostrativo, al fine di costringere il comandante della polizia ad ordinare un raggruppamento per concentrare le forze contro di loro, continuando a posizionarsi scaglionando le linee e spostando l’attenzione delle forze dell’ordine. La sequenza più importante e meglio eseguita dell’operazione viene condotta contemporaneamente da altri due gruppi (Bravo e Charlie), composti da veterani degli scontri di strada. Avviano un’azione estremamente veloce e ben coordinata avvolgendo da entrambi i lati il nuovo schieramento della polizia antisommossa. Nel frattempo, altri due gruppi distinti (Delta e Echo), fanno pressione infiltrandosi in profondità nella massa dei manifestanti (mettendosi a circa 50-70 m dalla polizia). Poi spingono con forza i giovani al centro per  incanalare il movimento in direzione delle zone di rottura dei due gruppi Bravo e Charlie. Il risultato è folgorante: lo schieramento della polizia antisommossa va in frammenti, dividendosi in piccoli gruppi facili da attaccare da tutte le direzioni e impossibilitati a reagire o far intervenire le riserve.
A Belgrado, nel 2000, a Chisinau nel 2009 e a Cairo nel 2011, l’occupazione e l’incendio del Palazzo del Parlamento e del Palazzo Presidenziale fu sufficiente ad avviare le dimissioni del governo e ad indire nuove elezioni. In Libia e in Siria, regimi più autoritari, bisognava occupare i locali della polizia e delle unità militari. A tal fine, a fianco dei professionisti delle proteste, si  unirono i combattenti armati islamici il cui obiettivo era sequestrare i depositi di armi e munizioni delle unità militari.

2. Quali sono i punti deboli di questi ribelli islamici?
Come accennato in un precedente articolo: “I mujahidin reclutati dagli statunitensi in Siria sono quasi analfabeti, non hanno idea della tattica e della strategia, e hanno imparato solo a condurre la guerra psicologica contro  la popolazione siriana. La loro unica possibilità è ridotta all’approssimativo uso degli AK-47, dei lanciagranate portatili AG-7 e dell’esplosivo, verso cui i civili siriani non hanno difese. Dall’altro lato, abbiamo le forze armate della Siria (aviazione, forze per operazioni speciali, marina, fanteria di marina ed esercito). Sono esperti nella progettazione e realizzazione delle strategie militari, sono laureati nelle scuole ufficiali e sottufficiali dell’arma di appartenenza (l’addestramento dura da due 3 a 5 anni) e diventano specialisti  dei materiali bellici.” La prima osservazione è che i mujahidin non sanno pilotare aeroplani o elicotteri, o utilizzare i sistemi missilistici antiaerei o terra-terra a medio raggio. Anche se mai recuperassero le armi dell’esercito siriano. Al contrario, l’esercito siriano ha già condotto attacchi aerei e utilizzato con successo missili tattici. L’unico modo per superare questo handicap è l’intervento statunitense. In Libia, gli statunitensi imposero all’inizio della guerra civile una “no-fly zone”, distruggendo gli aerei libici negli aeroporti e le forze di terra di Gheddafi. Come fecero in Jugoslavia nel 1999. In Siria, in un primo momento, gli statunitensi erano troppo fiduciosi nella rapida vittoria dei ribelli islamici. Poi, quando si sono ripresi e volevano creare una ‘no-fly zone’, si scontrarono con l’opposizione dei russi.
Un’altra vulnerabilità dei ribelli, come dimostra la battaglia di al-Qusayr, è la mancanza di strutture di comando efficaci, con esperti ufficiali di comando e stato maggiore. Lo schieramento dell’esercito siriano, che guidò  l’accerchiamento, poteva essere facilmente penetrato con forti attacchi. Ma i ribelli non hanno mai avuto unità altamente mobili che conoscessero il terreno per i contrattacchi. La direzione dell’attacco della brigata ribelle doveva concentrarsi in 2-3 battaglioni, con manovre perfettamente sincronizzate nel tempo e nello spazio, e una riserva della dimensione di un battaglione per introdursi nella breccia creata. Ad al-Qusayr, i comandanti ribelli guidavano in battaglia l’equivalente di un battaglione, dove ogni gruppo agiva indipendentemente. Questo è comprensibile, in quanto il comandante dell’esercito libero siriano, il generale Salim Idriss di 54 anni, è un ex professore di elettronica presso l’Accademia tecnica militare di Aleppo. Infine, un altro aspetto va sottolineato. Il curriculum della maggior parte degli ufficiali che compongono lo Stato Maggiore dell’esercito siriano, fedeli a Bashar al-Assad, dimostra che hanno iniziato la loro carriera militare nelle scuole militari in Romania, e diversi ufficiali anche in URSS. Nel periodo 1979-1985 nelle scuole militari (raggruppate a Sibiu) della Romania di Ceausescu furono inviati annualmente gruppi di 5-6 allievi siriani che seguivano lo stesso corso dei futuri ufficiali dell’esercito rumeno. Molti di loro tornarono in Romania nel periodo 1987-1990 per seguire corsi sul comando e stato maggiore presso l’Accademia. “Furono addestrati sulla base della dottrina militare della Difesa Nazionale della Romania, dove il compito principale era proteggere la popolazione civile e le proprietà. Applicando le regole dell’arte militare, sovrastarono i mercenari in motivazione e forza morale.”
Con l’entrata nella NATO, l’esercito romeno ha abbandonato i manuali di strategia militare AN-1 e AN-2, le cui operazioni, pianificate all’epoca di Ceausescu, furono applicate dagli ufficiali siriani di al-Qusayr. Questi manuali vennero sostituiti da traduzioni di libri di testo statunitensi, gli stessi utilizzati per addestrare i ribelli islamisti.

3. Gli statunitensi entrano in scena in Siria per riprodurre le guerre arabo-israeliane?
L’Operazione Badr, con cui l’esercito egiziano ottenne lo stesso successo del presidente Bashar al-Assad nel 2013. Se l’esito della guerra non fu favorevole agli egiziani, gli statunitensi misero a punto l’operazione Valiant, indicando agli israeliani un corridoio in una zona paludosa al tergo delle 3° e 4° armata egiziane, rilevato da un aereo da ricognizione strategica SR-71. In questa breccia, nella notte del 15/16 ottobre 1973, gli israeliani riuscirono a infiltrarsi attraversando il canale con 20 carri anfibi e 7 veicoli della fanteria, entrando in Egitto. Ciò non cambiò le sorti della guerra, ma permise agli Stati Uniti d’intervenire dichiarando una tregua per pareggio.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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