Da Mladic a Gheddafi: La Geopolitica sopprime la legittimità dei leader nazionali

Pjotr Iskenderov Strategic Culture 01/06/2011
 
L’arresto in Serbia, dell’ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco, il leggendario Gen. R. Mladic, e la dichiarazione sull’illegittimità del governo di Gheddafi in Libia, rilasciata collettivamente in occasione del vertice G8 di Deauville, si combinano perfettamente all’interno dello stesso paradigma: in un mondo unipolare, fin quando continua ad esistere, i leader dei paesi al di fuori della cerchia superiore, non hanno diritto a politiche indipendenti…
Era chiaro fin dall’inizio che la coalizione del governo serbo filo-occidentale con il presidente B. Tadic al timone, avrebbe consegnato Mladic al TPI, sacrificando così gli interessi e l’orgoglio nazionali all’Occidente. L’arresto e l’estradizione di R. Karadzic, ex presidente della repubblica serba di Bosnia, e l’occulta deriva di Belgrado verso una riconciliazione de facto sul Kosovo, hanno ucciso qualsiasi illusione che l’amministrazione serba potesse sfidare la pressione dell’Occidente su una qualsiasi seria questione. Come gesto eloquente, la squadra di Tadic, in gran parte addestrata da  guru delle PR pro-occidentali alla fine degli anni ’90, hanno sincronizzato l’arresto di Mladic con l’apertura del vertice del G8 e il tour in Serbia delle delegazioni dell’UE guidate da due dignitari Bruxelles: il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, e dall’Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton. Se il piano era quello di impressionare, il tentativo deve essere ritenuto un successo: quasi contemporaneamente, il presidente francese N. Sarkozy si felicitava della notizia a Deauville e Barroso, appena rientrato da Belgrado, riconosceva l’accoglimento dell’UE come un “messaggio positivo” dalla Serbia.
Eppure, i balletti sull’arresto e l’estradizione a L’Aia di Mladic, non significano che l’invito della Serbia all’UE sia in marcia. Sarkozy, Barroso e Ashton hanno lodato la mossa del paese, un altro passo – uno dei non pochi fatti, verso il raggiungimento dell’obiettivo. Le stime sul tempo necessario alla Serbia per convergere verso l’adesione all’UE è di 6-7 anni, durante i quali il paese dovrà rispondere a tutta una serie di pretese. La lista dei desideri dell’occidente comprende l’arresto e l’estradizione dell’ex leader dei serbi di Croazia Goran Hadzic, il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo e l’adeguamento della statualità della Serbia intesa a rafforzare le autonomie regionali, fino al punto di trasformare il paese in un conglomerato di territori vagamente collegati. La pressione sulla Serbia sul tema del Kosovo, è probabilmente in cima all’agenda UE dei Balcani nel prossimo futuro, ma in generale, lo spettro dei requisiti dell’UE che Belgrado dovrà affrontare, si amplierà all’infinito.
Data la sua condizione attuale, l’UE ovviamente ha problemi più pressanti da affrontare che non accogliere la Serbia. L’Occidente ha bisogno della Serbia solo come stato canaglia perpetuo, la cui stessa esistenza aiuta a giustificare l’intervento NATO nella crisi jugoslava negli anni ’90, i bombardamenti spietati del paese nel 1999, il sostegno convinto per la causa del separatismo del Kosovo, e la presenza militare di NATO, USA e UE nei Balcani strategici. Le forze politiche filo-occidentali della Serbia rendono il gioco più facile per l’Occidente, ma non importa a quali concessioni costringano a fare il paese – non l’aiuteranno ad acquisire uno status paragonabile a quelle degli altri aspiranti all’UE. Di conseguenza, le possibilità della Serbia di essere ammessa all’Unione europea – con Mladic lontano o venduto, con o senza Tadic – sono inesistenti.
Invece, ciò che colpisce l’estradizione all’Aia di figure chiave serbe ricercate  dal tribunale è la situazione nei paesi ingaggiati come la Libia e la Siria. Ad esempio, l’arresto di Mladic che l’Occidente aveva accettato come partner negoziale legittimo, quando si stipulò l’accordo di Dayton del 1995, legittima ulteriormente che lo status di un qualsiasi leader di un paese sovrano dipenda dalle dinamiche geopolitiche, piuttosto che dalla scelta politica della relativa nazione. Mosca dovrebbe essere consapevole di quanto sopra, ora che si sta offrendo all’Occidente di mediare nel conflitto con la Libia.
Il giorno dopo l’arresto di Mladic, il G8 ha confermato in coro, l’opinione che Gheddafi sia illegittimo quale leader della Libia. La dichiarazione del vertice, inoltre, ha messo in discussione la legittimità dell’intera amministrazione della Libia. Al tempo stesso, i partner della Russia al vertice, si sono assicurati il consenso di Mosca nella mediazione nella colonia libica. La mediazione in una trattativa con un leader di un paese, a priori dichiarato illegittimo, è una missione senza precedenti nella storia della diplomazia.  Neanche le storie dei negoziati sulla Bosnia e il Kosovo, non hanno dovuto dispiegarsi in un quadro così assurdo.
Mladic e Karadzic, entrambi molto popolari nella Repubblica serba di Bosnia, hanno contribuito alla firma degli accordi di Dayton. Nel 1999, S. Milosevic aveva dato importanti garanzie – sigillate dalla Russia – che la missione di pace in Kosovo si sarebbe svolta sotto la bandiera dell’ONU e che, contrariamente ai desideri della NATO, le forze internazionali di stanza in Kosovo non sarebbero state autorizzate a muoversi nel resto della Jugoslavia. Nessuna delle principali potenze del mondo, né la NATO, ufficialmente misero il cambio di regime a Belgrado all’ordine del giorno, quando venne sottoscritto l’accordo tecnico-militare tra Jugoslavia e la NATO del 9 giugno 1999, o fu approvato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU della risoluzione 1244, o venne schierata la KFOR. Tuttavia, le accuse sul Kosovo avanzate contro Milosevic – sorprendentemente simili a quelle attualmente sollevate contro Gheddafi – sono diventate la base per le accuse infine prodotte all’Aia. Non venne notato che nessun documento ufficiale recava l’idea che tali accuse potessero, in qualche modo, corrodere la legittimità di Milosevic.
In altre parole, al momento Gheddafi non può aspettarsi di avere dalla NATO o dalla Russia neanche le garanzie come quelle che Milosevic ha ricevuto nel pacchetto che pose fine agli attacchi aerei su Belgrado. A differenza di Karadzic e Mladic in Bosnia-Erzegovina, non avrà un ruolo nella ricomposizione in Libia. Tra le altre cose, quanto sopra significa che negli ultimi dieci anni gli architetti occidentali del nuovo ordine mondiale, hanno acquisito la capacità di attuare i propri piani riguardanti le crisi in varie parti del globo, senza il sostegno della Russia o pretendendo che li sostenga. Ad oggi, a Mosca, nel caso della Libia – si suppone semplicemente di appoggiare i piani di Washington e di Bruxelles in cui meccanismi di negoziazione praticabili non sono neanche menzionati. Nel 1999, il Boston Globe ha scritto che, in modo sorprendente, che la vittoria in crisi come quella del Kosovo, basandosi unicamente sui raid aerei, era possibile. In questi giorni, è comune vedere nella NATO, e nell’elenco dei leader dei paesi – quelli che vanno dalla Siria e Iran al Pakistan e alla Corea del Nord – la cui legittimità può essere annullata con una mossa sola di pochi candidati. In effetti, ce n’è abbastanza per gestire un paese per ogni vertice del G8…

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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