Una pipeline dalla Russia all’India attraverso la Cina

Rossijskaja Gazeta, Global Research, 17 aprile 2014

17495I colloqui sulla costruzione del progettato oleodotto Russia all’India dovrebbero concludersi entro la metà del 2014, secondo i funzionari dell’ONGC. Così la Russia cambia direzione politica nell’esportazione energetica mentre la forte domanda di idrocarburi, sia in Cina che in India, tra le maggiori economie del mondo, continua a crescere. I vantaggi sono evidenti, anche quelli relativi ai piani dell’India per divenire membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO). La Cina appoggia i rifornimenti via oleogasdotti per l’India, cosa non sorprendente. Una delle opzioni del progetto è la costruzione di un gasdotto dalla regione di Altai al nord dell’India attraverso il nord-ovest della Cina. Il direttore del Centro per gli Studi Strategici sull’Energia della Repubblica popolare cinese, Xia Yishan, dice: “Il progetto è vantaggioso per l’India e la Cina, in quanto consentirà alla Cina di diventare una rotta per il petrolio, oltre ad avere lo ‘status’ di consumatrice del petrolio russo. “Per la Russia, un’ulteriore vantaggio del progetto è rifornire di petrolio il mercato della SCO”. “La Russia e l’India hanno concordato la costituzione di un gruppo congiunto per studiare la possibilità di trasportare direttamente via terra gli idrocarburi” afferma la dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Manmohan Singh di dicembre. La discussione del progetto iniziò nel 2005. Alla fine dello scorso anno, ONGC ne ha sostenuto l’attuazione dicendo: “Il gasdotto dalla Russia appare adeguato. I dettagli del progetto saranno chiariti con i partner russi“. Secondo il direttore dell’agenzia del gas Mikhail Ermolovich, il progetto potrà essere associato alla creazione di una joint venture petrolchimica russo-indiana in Gujarat. Gli investimenti in questa impresa sono stimati 450 milioni di dollari e la sua capacità in 100000 tonnellate di prodotti finiti all’anno. In generale, l’India programma l’aumento significativo delle sue riserve di oro nero, per via dell’aumento della domanda interna. Il segretario del Ministero degli Esteri indiano Ajay Bisaria ha detto che “nel 2013, gli acquisti di petrolio in Russia ammontavano a 176 milioni di dollari, ma l’India intende acquistarne di più. Ciò richiede una rotta via terra“. Fino al 35 per cento del gasdotto passa in territorio montagnoso. Il costo preliminare del progetto sarebbe di 30 miliardi di dollari e il completamento della costruzione è previsto per il 2020-2022.
Riguardo il mercato occidentale, per via della crisi nell’eurozona la domanda di petrolio è assai volatile. Inoltre, se vuole “fare pressione” su Mosca, l’UE può aumentare l’importazione di greggio da Norvegia, Nord Africa, Golfo e Trinidad, ma questo è un problema dell’UE. In aggiunta a ciò, l’UE si lamenta dei prezzi interni bassi di petrolio e gas in Russia, è per questo molte merci prodotte in Russia vengono tassate con restrizioni antidumping. Timur Nigmatullin, analista d’Investkafe ha detto: “L’uso delle cosiddette rettifiche sull’energia da parte dell’Unione europea, appare un tentativo di ridurre uno dei principali vantaggi competitivi della nostra economia. Tale approccio ha introdotto dazi antidumping ingiustificati, motivo per cui le aziende russe ogni anno perdono più di 600 milioni di dollari“. In breve, vi è la necessità di nuovi mercati, in particolare quelli in cui si sviluppano i processi d’integrazione con la partecipazione della Russia. Si tratta soprattutto della SCO. “La crescita dei mutui investimenti in Russia e Cina è accompagnata dalla maggiore attività del business russo e cinese negli altri Paesi della SCO”, ha detto il presidente dell’Organizzazione internazionale dei creditori Robert Abdullin. “La crescita economica in questi Paesi è più favorevole di quanto lo sia nei Paesi industrializzati”. Paesi come India, Pakistan, Mongolia, Vietnam e loro vicini sarebbero naturalmente attratti dalla stretta collaborazione con la SCO, comprese le partnership nell’energia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni contro la Russia: il loro impatto negativo sulla sicurezza energetica globale

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc
baltic_pipelineDopo una serie di dichiarazioni da testata sulla possibilità di “orientare” i consumatori europei verso il gas statunitense, i media degli USA si sono affrettati ad annunciare l’offensiva del petrolio e del gas di Obama contro la Russia. In realtà l’UE non è attualmente disposta, né tecnicamente né in termini di prezzi, ad acquistare risorse energetiche dagli Stati Uniti. Ci vorrebbero almeno dieci anni per adeguare anche il tecnicamente avanzato sistema energetico tedesco all’uso del gas statunitense. Nelle crisi, quando è particolarmente urgente avere un rapido ritorno degli investimenti, tali progetti sono irrealistici.
Se l’industria tedesca sia pronta a pagare di più il gas estero solo per il dubbio piacere di “punire” qualcuno, è una grande domanda. A differenza dei funzionari dell’UE, il governo tedesco non mette pubblicamente in discussione i suoi contratti a lungo termine con la Russia o il futuro del gasdotto South Stream. Il 13 marzo 2014, il presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, Aleksej Miller, ha partecipato a un incontro con il vicecancelliere e ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania Sigmar Gabriel. “La Germania è il primo partner della Russia nel mercato del gas e dell’energia in Europa“, ha dichiarato Miller. “Il gas russo rappresenta il 40% di tutte le importazioni tedesche. E persino si nota l’aumento delle forniture di gas dalla Russia. Lo scorso anno, le esportazioni ammontavano ad oltre 40 miliardi di metri cubi, con un aumento annuale del 20%“. Guardando queste statistiche, è chiaro che tutte le chiacchiere sulla solidarietà atlantica non hanno alcun effetto sul razionale processo decisionale del governo tedesco. “Non abbiamo bisogno di un’escalation del conflitto“, ha affermato Sigmar Gabriel nella tavola rotonda degli esperti in politica energetica di fine marzo. “La Russia ha rispettato gli obblighi previsti dai contratti sul gas anche negli anni più bui della guerra fredda“. Sigmar Gabriel sa di cosa parla. Per l’Europa poter utilizzare pienamente le forniture di gas dagli Stati Uniti, sarà necessario costruire impianti costosi per decomprimere e immagazzinare il gas. Inoltre, al fine d’integrare il gas “americano” nei sistemi energetici locali, i Paesi europei avrebbero bisogno di costruire nuove stazioni di pompaggio.  L’infrastruttura associata ne aumenterà il prezzo al consumatore. Né i padroni dell’industria tedesca, né i leader politici responsabili, sosterranno tale politica.

Quindi chi c’è dietro la pretesa di punire la Russia?
Barack Obama continua a guardare all’Europa per fare pressione su Mosca. Non è un caso che le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in politica energetica coincidano con la sua visita in Arabia Saudita. Il presidente Obama è venuto a Riyadh per abbattere i prezzi, in cambio dello sviluppo delle strutture saudite per estrarre e liquefare il gas da inviare in Europa. E’ improbabile che anche lo stesso Charles Maurice de Talleyrand possa convincere i sauditi a riversare la maggior quantità di risorse possibile sul mercato e solo in cambio della nebulosa  promessa di un aiuto statunitense nell’avere nuovi impianti gasiferi, in un imprecisato futuro. Anche la posizione del Qatar deve essere considerata. Vi sono gravi disaccordi tra i sauditi e l’ex-emiro del Qatar, ipersensibile come nessuno in Medio Oriente sul bisogno di un nuovo concorrente nel settore del gas. Il tentativo di Obama di ripetere il trucco petrolifero di Ronald Reagan in Medio Oriente “abbattendo” i prezzi globali, dovrà affrontare molti ostacoli. L’abbattimento del prezzo del petrolio a 80 dollari susciterebbe un altro problema, la vera polemica nella campagna per la rielezione di Obama, e cioè cosa fare dell’Iraq. Anche un calo del 10% del prezzo del petrolio potrebbe eliminare l’economia irachena, ancora scossa dall’invasione degli Stati Uniti. E Israele osserva i tentativi della Casa Bianca di avviare il riavvicinamento con l’Iran. Se lo Zio Sam tenta d’imporre sanzioni energetiche contro la Russia per le sue posizioni politiche in Medio Oriente, presto scoprirà di aver caricato la pistola solo per spararsi ai piedi.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Ernest Moniz, incaricato da Obama e appassionato di scisto, s’è esaltato nel dibattito su come “punire” la Russia. Ha promesso di prendere in considerazione nuovi sforzi per le navi metaniere dagli Stati Uniti all’Europa. In questo caso particolare, il suo intervento difficilmente rifletterebbe la posizione dei CEO delle major petrolifere.  Sanno molto bene che un vera svolta dei prezzi nel settore non si avvicina a quella di 30 anni fa, per via dell’inflazione e dei costi operativi sempre più elevati. Solo il terminale Sabine Pass da 10 miliardi di dollari, una struttura della Cheniere di Cameron Parish, ha l’approvazione necessaria dal dipartimento dell’Energia e dalla Regulatory Commission della Federal Energy statunitensi. Ai primi di marzo, l’economista statunitense Philip Verleger, che ha lavorato alla Casa Bianca e al Tesoro degli Stati Uniti negli anni ’70, ha parlato da esperto sulla questione di come usare l’energia per “punire” la Russia. Nella newsletter del 3 marzo 2014 che pubblica per i suoi clienti, Verleger ha scritto che gli Stati Uniti dispongono di uno strumento per influenzare la Russia, la sua Strategic Petroleum Reserve (SPR). La riserva statunitense attualmente è pari a circa 700 milioni di barili di petrolio, cinque milioni dei quali sono stati immessi sul mercato durante la visita a Washington del primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk. “E’ quasi una sfida alla logica pensare non ci sia un legame“, ha osservato John Kingston, direttore della divisione notizie della Platts. Toccare l’SPR per manipolare il mercato globale sarebbe una decisione assai straordinaria. L’unico modo per esercitare una reale pressione sui prezzi mondiali del petrolio sarebbe cedere almeno il 50% di tutta la SPR e concedere licenze di esportazione a chiunque lo volesse. Il DoE statunitense non è ovviamente pronto a tali misure draconiane. Guardando il Rapporto 2014 scritto dagli analisti del DoE, noti per la loro fede quasi religiosa nelle energie alternative, il prezzo minimo per il petrolio nel 2015 sarà di 89,75 dollari/barile. Il bilancio nazionale russo, nel 2014, gravato dalle spese per le Olimpiadi, è stato redatto sulla base di un prezzo medio di 93 dollari al barile. Ergo, anche 80-90 dollari non sarebbero affatto un disastro per Mosca, tanto meno 100 dollari al barile. Inoltre, la pressione “non di mercato” dagli Stati Uniti potrebbe essere bilanciata dalle nazioni esportatrici. Ad esempio, con l’idea della “moneta energetica”, a lungo tema caldo presso l’OPEC e il Gas Exporting Countries Forum (GECF).
Per la prima volta nella storia delle relazioni USA-Russia, assistiamo a un dibattito pubblico sulla minaccia di sanzioni economiche che può avere ampi effetti negativi sulla sicurezza energetica globale. L’amministrazione Obama si comporta come se seguisse un vecchio libro di testo di economia politica sovietico. Al momento, a quanto pare, il dogma sacro del libero mercato, da Samuelson a Friedman, può essere comodamente trascurato solo per punire una nazione sovrana. Quando il capo dello Stato più influente del mondo parla di manipolazione dei prezzi di mercato per punire attori recalcitranti, di che tipo di “libero mercato globale” e fair play parla per davvero?

09670350-8cd2-45af-ac1c-2ea3331d3383Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: sanzioni russe e isolamento occidentale

Alessandro Lattanzio, 22/3/2014809px-krim_of_Russia-grayIl presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge sull’adesione di Crimea e Sebastopoli alla Russia e sulla formazione delle due nuove regioni russe, che il 20 marzo la Duma ha ratificato, con 443 voti contro uno, e il Consiglio Federale ha approvato con 155 su 166 senatori che hanno votato a favore. Il trattato tra la Crimea e la Russia è stato firmato al Cremlino il 18 marzo dal Presidente Vladimir Putin, dal presidente del Consiglio Supremo di Crimea Vladimir Konstantinov, dal Primo ministro di Crimea Sergej Aksjonov e dal sindaco di Sebastopoli Aleksej Chaly. “Il trattato si basa sulla libera espressione e volontà del popolo di Crimea nel referendum tenutosi nella Repubblica Autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli il 16 marzo 2014, durante cui il popolo di Crimea ha deciso di riunirsi con la Russia“, dice una nota del trattato. La Federazione Russa garantisce il diritto a conservare la lingua madre e s’impegna a creare le condizioni per studiare e sviluppare la lingua natia di tutti i popoli della Repubblica di Crimea e della città federale di Sebastopoli. Russo, ucraino e tartaro sono state dichiarate lingue ufficiali della Repubblica di Crimea. La frontiera terrestre della Repubblica di Crimea con l’Ucraina è il confine di Stato della Federazione Russa. Le acque di Mar Nero e Mar d’Azov sono delimitate in base a trattati internazionali, norme e principi del diritto internazionale. Dal giorno dell’adesione di Crimea alla Russia, i cittadini ucraini e apolidi che risiedono permanentemente nella repubblica o a Sebastopoli devono essere riconosciuti cittadini russi, ad eccezione di coloro che dichiarino entro un mese il desiderio di conservare un’altra cittadinanza. La Corte Costituzionale russa ha indicato che il trattato internazionale dell’adesione della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli alla Federazione russa è in linea con la Costituzione, ha detto il presidente della Corte Costituzionale russa Valerij Zorkin. “La Corte Costituzionale riconosce che il Trattato corrisponde alla Costituzione russa“. I primi passaporti sono stati consegnati dopo che il trattato di adesione “è stato firmato… E tutti coloro che in Crimea hanno fatto appello al Servizio federale dell’immigrazione, riceveranno i loro passaporti. Questo lavoro è iniziato. Alcuni passaporti sono stati emessi oggi“, dichiarava Konstantin Romodanovskij, direttore del Servizio federale dell’immigrazione. Romodanovskij ha anche detto che la Russia è interessata dai sintomi di un’imminente “catastrofe umanitaria” in Ucraina. “Un segnale è il numero più che raddoppiato di anziani e bambini che entrano in Russia. Abbiamo condiviso tali preoccupazioni con l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In una certa misura, le nostre preoccupazioni sono state comprese e abbiamo iniziato un’interazione con l’organizzazione“. Inoltre il Ministero del Lavoro porterà le pensioni della Crimea al livello russo. “Tutti i cittadini della Russia devono essere posti nelle medesime condizioni. Come, è vostro affare. Ci pensino i deputati della Duma di Stato e lo facciano. Non devono esserci ritardi. Lo si faccia al più presto possibile“, ha detto il Presidente Putin al ministro del Lavoro Maksim Topilin. Secondo Topilin, attualmente vi sono 677000 pensionati in Crimea, che ricevevano circa 160 dollari dallo Stato ucraino. “È significativamente inferiore alla media in Russia”, ha sottolineato Topilin, aggiungendo che sono la metà di quelle in Russia.
Le forze di autodifesa di Crimea aderiranno alle forze armate russe, “Dopo che Crimea e Sebastopoli si sono unite alla Russia, le forze di autodifesa dovrebbero divenire parte del Distretto Militare del Sud della Russia“, ha detto Vladimir Komoedov, presidente della commissione Difesa nella camera bassa del Parlamento russo. Komoedov, ex-comandante della Flotta del Mar Nero della Russia, ha sottolineato che il passaggio dovrebbe essere accelerato data la mobilitazione dei riservisti in Ucraina e la necessità di garantire la sicurezza della Crimea. Comunque, 72 unità militari ucraine di stanza in Crimea, tra cui 25 navi della marina, hanno issato la bandiera russa. “72 unità militari quasi a piena forza hanno deciso di unirsi alle forze armate russe. Ora trattiamo del servizio e della cittadinanza di ufficiali e soldati di queste unità“, ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. In effetti, la bandiera di Sant’Andrea della Marina militare russa è stata issata anche sull’unico sottomarino dell’Ucraina, il Zaporozhja. Il Capitano Anatolij Varochkin, comandante della flottiglia sottomarini della Flotta del Mar Nero, ha detto che “Metà dell’equipaggio del sottomarino è pronto a servire la Russia e ad adempiere ai propri compiti. Sa di essere sulla sua nave e continuerà il servizio“. Anche la 36.ma Brigata della guardia costiera della Marina ucraina, di stanza a Perevalnoe, provincia di Simferopoli in Crimea, ha deciso di aderire alle Forze armate russe. “L’unità ha innalzato la bandiera della Russia“, sottolineava il comando dell’unità. Circa 100 soldati saranno trasferiti in altre regioni d’Ucraina, ma gli altri 400 continueranno ad operare nell’esercito russo.
1606880Secondo il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev, Kiev deve restituire 16 miliardi di dollari di prestiti russi. “Penso che sia perfettamente legittimo sollevare la questione del ritorno di questi fondi dal bilancio dell’Ucraina, che può avvenire tramite tribunali, in base alle regole dell’accordo. Certo, si tratta di misure dure, ma (…) abbiamo fatto un accordo. I nostri partner ucraini devono capire che devono pagare“. In base all’accordo di Kharkov la Russia concedeva all’Ucraina uno sconto di 100 dollari ogni 1000 metri cubi di gas in cambio della permanenza della Flotta russa del Mar Nero in Crimea. “In effetti, è stato un passo avanti, in accordo con le disposizioni speciali di quel periodo. E in fondo, non avremmo dovuto pagare, ma l’abbiamo fatto tenendo conto dei termini del contratto, aiutando lo Stato ucraino. Ma nelle nuove circostanze questo prestito deve essere restituito“. Nel corso della riunione straordinaria del Consiglio della Federazione, Putin ha detto che la Russia aveva concesso all’Ucraina uno sconto sul gas anticipato, “considerando il prolungamento della permanenza della flotta iniziato nel 2017. Voglio dire, abbiamo dato questi soldi. L’importo totale delle passività (ucraina) raggiunge una cifra notevole”. Il debito totale dell’Ucraina con la Russia è di 16 miliardi di dollari. “L’Ucraina ha un grande debito nei confronti della Federazione russa, sia pubblico che aziendale (…) Crediamo di non permetterci di perdere quei soldi, dato che il nostro budget subisce delle difficoltà. Anche tenendo a mente i 3 miliardi di finanziamento concesso recentemente concesso, con i nostri accordi, sotto forma di acquisto di eurobond. Il debito accumulato verso Gazprom è di circa 2 miliardi. Pertanto, l’importo totale del debito (ucraina) é di 16 miliardi di dollari“.
Kiev invece continua ad istigare violenze contro i cittadini russofoni dell’Ucraina orientale. In un discorso televisivo il “premier” di Scientology Arsenij Jatsenjuk ha minacciato le popolazioni delle città dell’Ucraina orientale, dicendo che Kiev avrebbe fatto in modo che “il terreno bruci sotto i loro piedi”, e difatti i funzionari vengono minacciati dai neonazi di Fazione Destra che li rimuove fisicamente dai loro incarichi. Il 14 marzo, il sindaco di Poltava Aleksandr Mamaj è stato aggredito, picchiato, rapito e costretto a firmare le dimissioni. Il “candidato presidenziale” Oleg Ljashko ha rapito un parlamentare filo-russo dell’Oblast di Lugansk, mentre un altro ducetto nazista, Aleksandr Muzichko, ha minacciato le autorità dell’Oblast di Rovno, un procuratore locale e il parlamento regionale, brandendo un AK-47. Secondo l’agenzia ceca CTK, il governo ceco organizzerà l’emigrazione dei cechi dalla Volinja ucraina. Secondo il presidente del parlamento Jan Hamacek, il rimpatrio deve essere preparato in fretta. Emma Snidevic, presidente della comunità ceca di Volin, nella regione di Zhitomir in Ucraina, afferma che 40 famiglie hanno già chiesto formalmente alle autorità ceche di essere rimpatriate. Sempre secondo Snidevic, la situazione in Ucraina peggiora di giorno in giorno.
Il Cremlino ha infine annunciato sanzioni contro nove politici statunitensi: i senatori John McCain e Daniel Coats, il presidente della Camera dei rappresentanti John Boehner, Caroline Atkinson, viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, i consiglieri di Barack Obama Benjamin Rhodes e Daniel Pfeiffer, Harry Reid, leader della maggioranza democratica del Senato, Robert Menendez, presidente della commissione Esteri del Senato e la senatrice Mary Landrieu. “In risposta alle sanzioni annunciate dal governo degli Stati Uniti il 17 marzo 2014 contro alcuni alti funzionari e membri del Parlamento Federale russi, come “punizione” per il sostegno al referendum in Crimea, la Russia ha annunciato l’introduzione di sanzioni sulla base della reciprocità verso lo stesso numero di alti funzionari e legislatori statunitensi. Abbiamo ripetutamente avvertito che l’uso delle sanzioni è un’arma a doppio taglio per gli Stati Uniti“, ha detto il Ministero degli Esteri russo. “È inaccettabile e controproducente parlare con il nostro Paese in questo modo. Gli Stati Uniti continuano a credere ciecamente nell’efficacia di tali metodi, presi dall’arsenale del passato e non vogliono ammettere l’ovvio: che nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, i residenti di Crimea hanno democraticamente votato per la riunificazione con la Russia, e la Russia ha accettato e rispettato questa volontà. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che risponderemo in modo adeguato ad ogni ostilità“.
Gli USA hanno intanto preso nuove misure contro altri funzionari che secondo Washington supporterebbero le azioni del governo russo. Obama ha aggiunto una banca russa alla lista dei sanzionati. Il portavoce del governo degli Stati Uniti ha specificato che la nuova lista comprende 20 funzionari russi. Obama ha detto di aver firmato anche un nuovo ordine esecutivo che consente all’amministrazione statunitense di applicare sanzioni contro settori chiave dell’economia russa. Tuttavia, il presidente ha riconosciuto che l’applicazione di tali misure potrebbe avere un impatto negativo sull’intera economia mondiale. Inoltre, il documento permette d’introdurre misure punitive nei confronti di persone e organizzazioni che operano nell’interesse dell’industria militare della Russia, oltre che a fornire sostegno materiale alle persone incluse nella lista nera. A sua volta, Vitalij Katsenelson, CEO dell’Investment Management Associates, dice: “La comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, può mostrare il proprio sdegno, ma le opzioni si limitano a togliere l’amicizia alla Russia su Facebook o, nel peggiore dei casi, se le cose davvero degenerano, smettere di seguire la Russia su Twitter“. L’autore Simon Jenkins sul Guardian scrive “La Russia è ormai un serio attore economico, anche se non del peso della Cina. Ma non si tratta di Iraq, Afghanistan o Myanmar, piccoli Paesi poveri che i governi occidentali possono facilmente impoverire per soddisfare i loro capricci morali. La Russia può almeno rispondere con un certo grado di caos, come indicato nel memorandum trapelato (e sensibile) di Downing Street. La Germania, sempre punto di salute mentale nella diplomazia europea, si oppone chiaramente al taglio rapporti con la Russia sulla Crimea. I rapporti commerciali sono di totale interesse per l’Europa, ed a lungo termine ridurranno l’attrito tra Europa e Russia“. L’ex segretario alla Difesa USA Robert Gates, aveva detto, il 9 marzo, “Penso che i russi si riprenderanno un territorio che gli apparteneva, e non credo che la Crimea gli sfuggirà dalle mani“. Gates ha osservato che la questione non è se l’incursione russa in Crimea sia “aggressiva” o “illegittima”, ma se “qualcuno possa farci nulla“.
523596Il Parlamento PanAfricano (PAP) ha espresso sostegno alla posizione della Russia sulla Crimea, affermando che nessuno ha il diritto di ignorare la volontà del popolo di Crimea, espresso nel referendum in questione, ha dichiarato Mikhail Margelov, inviato speciale del presidente russo per la cooperazione con l’Africa e a capo del Comitato per gli affari esteri del Consiglio della Federazione. L’ex-Presidente del Ghana Jerry Rawlings “Ha dato il suo sostegno pieno e assoluto alla posizione della Russia in Crimea. I deputati lo hanno applaudito. Dopo di che, è venuto da me e mi ha stretto la mano. Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha detto lo stesso in una conversazione privata“. I deputati panafricani gli hanno detto che i giorni del mondo unipolare sono finiti perché la Russia era di nuovo forte: “Siete la nostra speranza“. Il Parlamento panafricano riunisce i 54 Paesi africani ed è l’organo legislativo principale dell’Unione Africana, i cui “deputati hanno sottolineato che nessuno può sfidare la volontà popolare espressa nel referendum e che nessuno ha cancellato il diritto delle nazioni all’autodeterminazione. I parlamentari africani hanno criticato l’occidente per la sua politica del doppio standard, che gli Stati africani subiscono. E’ di vitale importanza per essi che la Russia difenda i propri interessi nazionali. Questo è la mia maggiore impressione da questa sessione“, ha sottolineato Margelov. “Gli africani sono disposti a partecipare al St. Petersburg International Economic Forum. Se l’occidente decide di tagliare i rapporti con la Russia, siamo pronti a discutere su come orientarci verso l’Africa e continuare il dialogo che il presidente russo Vladimir Putin ha iniziato con i 20 leader africani a margine del vertice BRICS tenutosi in Sud Africa nel 2013. Gli africani ritengono che possiamo collaborare sul piano dell’economia e del commercio“. Le isole Malvinas sono sempre appartenute all’Argentina come la Crimea è sempre appartenuta alla Russia, ha detto a sua volta la Presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, aggiungendo che la situazione in Ucraina dovrebbe essere risolta nel quadro di un negoziato politico. “Non si può essere d’accordo con l’integrità territoriale in Crimea e in disaccordo con l’integrità territoriale dell’Argentina. O si è d’accordo con tutti sull’integrità territoriale e il rispetto della sovranità e della storia di tutti i Paesi… rispettando gli stessi principi per tutti, o vivremo in un mondo senza legge, dove non c’è rispetto per ciò che diciamo, ma solo rapporti fondamentalmente brutali. Se non ha nessun valore il referendum in Crimea, a pochi chilometri dalla Russia, tanto meno l’ha in una colonia a 13000 chilometri di distanza“. Da questa duplice posizione, ha insistito la presidentessa dell’Argentina, riferendosi ai Paesi occidentali, “non si può continuare a cercare di presentarsi da garanti di un governo mondiale“.
Secondo Nikolaj Stolpkin, l’obiettivo principale dell’occidente, piaccia o no, è fermare l’avanzata della Cina indebolendo il suo principale alleato, la Russia, e la Siria e l’Ucraina vanno chiaramente in quella direzione. Non è un caso che l’area d’influenza della NATO in questi ultimi anni si sia progressivamente estesa. Cina e Russia, quindi, sono obbligate ad affrontare l’ingegneria geopolitica delle forze occidentali guidate dagli Stati Uniti in collaborazione con l’UE, volte al controllo assoluto delle fonti di energia. Non affrontandole, le proiezioni economiche future di Russia e Cina potrebbero essere pregiudicate, come è stato dimostrato in Iraq e Libia, e con il rallentamento economico che ha colpito Siria e Iran. Il motivo per cui  l’occidente non affronta direttamente Cina e Russia è dovuto solo ai forti interessi economici tra la Russia e l’Europa e tra Cina e USA-UE. Un segnale deciso di un confronto verso l’ingegneria geopolitica occidentale sarebbe lo sviluppo di un organo o struttura simile alla NATO, per proteggere gli interessi del blocco orientale e frenare l’avanzata di USA e UE sulle sue aree d’influenza. Cina e Russia sono chiamate a proseguire su questa strada se vogliono espandersi economicamente e soddisfare il loro crescente bisogno di energia. Vale lo stesso per i Paesi dalla grande mobilità economica (“emergenti“) che potrebbero essere ostacolati dal blocco occidentale (con attacchi militari o blocchi economici). Un’azione collettiva avrà un impatto maggiore che non l’azione di una sola potenza. Cina e Russia devono fornire maggiore sicurezza alle loro proiezioni e agire di slancio con i loro alleati. Il blocco capitalista per natura aspira al dominio nello scenario economico, pertanto non sarebbe illogico rispondere su tutto ciò che riguarda i propri interessi di blocco. Il blocco orientale deve agire in maniera collettiva come avviene presso il suo omologo, dovrebbe anche direttamente appropriarsi dei due cavalli da tiro dell’occidente nel legittimare le proprie azioni: l’uso del termine “comunità internazionale” e penetrazione multimediale orientale in occidente. L’Est, mentre cresce, ha il dovere di costringere l’occidente ad accettare il proprio declino economico.
Wang Yiwei, scrive sul Quotidiano del Popolo cinese, che l’Ucraina è il campo di battaglia finale della “guerra fredda”, e c’è la possibilità che la crisi attivi una seconda “guerra fredda”. Il braccio di ferro tra Russia e Paesi occidentali ci insegna quattro cose.
Il conflitto geostrategico conduce alla tragedia della politica delle grandi potenze: la crisi finanziaria ha causato un conflitto di civiltà, spingendo l’Ucraina sull’orlo della bancarotta e della frammentazione, creando un vuoto che ha fornito alle grandi potenze l’incentivo per immischiarsi negli affari dell’Ucraina.
La super-dipendenza dell’Ucraina dalla Russia, è il ventre molle della sua sicurezza nazionale: negli ultimi anni i Paesi occidentali sono riusciti a promuovere diversi cambi di regime. L’Ucraina è sull’orlo del default e del fallimento. L’eccessiva dipendenza economica dell’Ucraina dalla Russia è il ventre molle della sua sicurezza nazionale. I Paesi occidentali hanno approfittato di questo punto debole nel promuoverne il cambio di regime.
Il fallimento dei Paesi occidentali nel capire le lezioni del passato: il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda ha generato una certa compiacenza in occidente. Con l’ascesa del neo-conservatorismo e del neo-imperialismo, gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq e l’Afghanistan. Questi punti di stress sono il risultato dell’incapacità occidentale di comprendere le lezioni della storia.
I doppi standard dei Paesi occidentali ne dimostrano l’ipocrisia: alcuni Paesi occidentali sostennero il referendum sull’indipendenza della provincia autonoma di Kosovo e Metohija, ma ora obiettano sul referendum in Crimea. In passato hanno sostenuto il diritto all’autodeterminazione contro la sovranità, ora sostengono la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Tale doppiopesismo occidentale è interamente determinato da interessi”.
4BRICSPer Viktor Kuzmin, Russia e India hanno ricevuto l’inaspettata opportunità di aumentare notevolmente il commercio bilaterale. Le sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l’Unione europea preparano contro la Russia costringeranno Mosca a riorientarsi verso l’Oriente. Nel 2012 la Russia tenne il vertice APEC a Vladivostok, gettando le basi per la cooperazione con le economie dei Paesi asiatici, e scambi di visite con Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e altri Paesi della regione divenuti partner importanti. Queste iniziative contribuiranno a preservare la stabilità economica di Mosca. Inoltre New Delhi potrebbe diventare il principale beneficiario avendo Russia e India notevoli relazioni commerciali. Mosca sarà interessata ad una significativa intensificazione della cooperazione commerciale con Delhi, secondo Maksim Pleshkov, analista presso l’agenzia di rating RusRating. Il primo passo è stato la creazione di un gruppo di ricerca speciale, la CECA (Accordo di cooperazione economica globale), per studiare come aprire una zona di libero scambio tra l’India e l’Unione doganale. I suoi obiettivi sono la definizione del concetto di zona, la sua portata, le principali aree di negoziazione e le conseguenze economiche previste. L’India potrebbe essere interessata ai prodotti high-tech e alla tecnologia avanzata russe. Questo vale soprattutto per armi, navi, aerei, tecnologia missilistica e sviluppo congiunto di sistemi missilistici, così come la cooperazione nell’energia nucleare. A febbraio i due Stati hanno confermato i piani per incrementare la cooperazione nell’energia nucleare, per la costruzione di altre unità per il Kudankulam Nuclear Power Project (KNPP) e in altre regioni dell’India. Inoltre, l’India e la Russia firmeranno un accordo finalizzato alla costruzione di un gasdotto. Organizzazioni russe possono inoltre partecipare alla creazione e ricostruzione delle infrastrutture indiane, come autostrade, metropolitane, oleodotti e gasdotti. “Il settore dell’estrazione del carbone e l’industria meccanica indiane hanno un buon potenziale. Inoltre, l’India ha partecipato alla ricostruzione del porto commerciale di Novorossijsk, aziende farmaceutiche indiane hanno investito nel settore farmaceutico russo, così come nella lavorazione dei diamanti, nei tessuti, tè, tabacco e altri prodotti agricoli. Sullo sfondo della svalutazione del rublo, è possibile la crescita del commercio della Russia con i Paesi asiatici in molti segmenti dei beni di consumo“, afferma il Direttore Generale della Sovtransavtoekspeditsij Leonid Shljapnikov. La società russe possiedono una quota sostanziale del mercato di nichel, oro e platino: “limitando l’offerta di platino nel mercato possono danneggiare l’industria automobilistica europea, in quanto comporterà l’aumento dei costi delle componenti. E ci sarà un impatto positivo sul settore agricolo indiano, con la Russia che si concentrerà sull’esportazione di concimi minerali“. Nel 2012, il volume del commercio bilaterale ha raggiunto gli 11 miliardi e nel 2013 l’importazione dell’India di armi russe ha raggiunto i 4,78 miliardi di dollari. Un settore che attira l’India sono le armi intelligenti prodotte dalla russa Morinformsystem-Agat Concern.
Il 18 marzo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peshkov ha affermato che la Russia dovrebbe passare a nuovi partner in caso di sanzioni economiche dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, sottolineando che il mondo moderno non è unipolare e la Russia ha forti legami con altri Stati. Questi “nuovi partner” sono i BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che rappresentano il 42 per cento della popolazione mondiale e un quarto dell’economia mondiale. Un blocco dal peso globale. I Paesi BRICS sostengono il ruolo centrale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i principi del non-uso della forza nelle relazioni internazionali. Tuttavia, la cooperazione tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa va oltre gli aspetti politici, come dimostrato dal commercio dinamico e dai progetti in diversi settori. Oltre 20 iniziative di cooperazione nei Paesi BRICS sono attive. Ad esempio, a febbraio è stato raggiunto un accordo sulla cooperazione scientifica e tecnica in 11 campi, dall’aeronautica alla bio-nanotecnologie. Al fine di modernizzare il sistema economico globale è stata creata l’Alleanza borsistica dei BRICS e si lavora alla creazione di una banca di sviluppo per il finanziamento dei grandi progetti infrastrutturali. Mentre l’occidente cerca di colpire la Russia, questa è pronta a passare ad altri mercati, aumentando il volume degli scambi con i Paesi del BRICS. Infatti, la Russia acquista una notevole quantità di prodotti provenienti da Stati membri della NATO. Tuttavia la Russia intensifica i propri rapporti economici con il mondo in via di sviluppo. Durante l’ultimo anno, le relazioni tra la Russia e la Cina si sono sviluppate attivamente in vari ambiti. Nel 2013 hanno firmato 21 accordi commerciali, tra cui un nuovo accordo sulla fornitura di 100 milioni di tonnellate di petrolio alla cinese Sinopec. Nell’ottobre 2013, l’agenzia Xinhua ha anche riferito che i due governi avevano firmato un accordo per costruire una raffineria di petrolio a Tianjin, ad est di Pechino, mentre la Cina ha promesso 20 miliardi di dollari di investimenti nei progetti nazionali in Russia, come infrastrutture per i trasporti: autostrade, porti e aeroporti. Nel 2013 il volume degli scambi tra i due Stati ha raggiunto gli 89 miliardi di dollari, puntando ad arrivare ai 100 miliardi entro il 2015. Nel 2013 il maggiore produttore indipendente di gas naturale della Russia, Novatek, ha firmato un memorandum preliminare con la CNPC per vendere almeno 3 milioni di tonnellate di GNL all’anno. La Rosneft, per il 75 per cento di proprietà dello Stato, espande notevolmente i suoi progetti sul GNL concentrandosi sui mercati orientali, come il Giappone e la Cina. Nel 2014,  Russia e Cina hanno un’ampia agenda sulla cooperazione bilaterale, che comprende non solo commercio ma anche energia, costruzione di aeromobili, ingegneria meccanica, cooperazione militare e scientifica, turismo e rapporti culturali. I leader di Russia e Cina hanno anche deciso di preparare congiuntamente gli eventi per celebrare il 70° anniversario della vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese nel 2015. Un altro aspetto importante della cooperazione tra Russia, Cina e India riguarda l’Afghanistan, che potrebbe diventare un fattore importante per la leadership afgana dopo il ritiro degli Stati Uniti, oltre ad essere fondamentale per la sicurezza regionale di Russia, Cina e India. Un altro aderente ai BRICS, il Brasile esporta in Russia anche caffè, zucchero, succhi di frutta e alcool ed importa principalmente fertilizzanti. Ad esempio, nel 2012 la Russia ha comprato il 41 per cento della carne bovina dal Brasile. Mosca e Brasilia si sono impegnati a sviluppare la cooperazione globale in diversi altri settori. Ad esempio, nel dicembre del 2012 hanno firmato un trattato per la forniture di elicotteri russi al Brasile. Il volume totale degli scambi tra la Russia e il Brasile nel 2013 arrivava a 5,7 miliardi di dollari. L’indice commerciale nel gennaio 2014 aveva già raggiunto i 438,9 milioni dollari.
Non sarà razionale per Stati Uniti ed Unione europea isolare la Russia: la Russia è il maggiore produttore di petrolio e gas nel mondo; investe massicciamente nel mercato finanziario statunitense, di conseguenza, se la Russia decidesse di ritirare i suoi investimenti in risposta alle sanzioni occidentali, danneggerebbe seriamente l’economia degli Stati Uniti. Infine, il mercato russo è uno dei più grandi mercati di sbocco per le merci dell’UE. In caso di peggioramento delle relazioni tra la Russia e l’occidente, l’UE subirebbe danni permanenti con la cancellazione delle sue joint-ventures con la Russia.

0_0_1_brics_summitFonti:
English Russia
FBII
ITAR-TASS
Nsnbc
People Daily
Poder en la Red
RBTH
RussiaToday
RussiaToday
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
RIR
Russia Today
Russia Today
Voice of Russia
Voice of Russia
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Valutare costi e benefici “punendo la Russia”

Eric Draitser New Oriental Outlook 17/03/2014F92148F5-B647-4AF8-A9A9-D2538FA79023_mw1024_n_sCon il referendum sull’indipendenza di Crimea e la possibile riunificazione con la Russia, ora in corso, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno minacciato azioni punitive contro Mosca. Tali misure comprendono la negazione dei visti, congelamento dei beni, forse anche sanzioni economiche contro Russia ed interessi russi. Tale escalation della tensione sarà indubbiamente negativa e potenzialmente disastrosa per l’economia europea e globale, per non parlare degli importanti legami politici e diplomatici tra occidente e oriente. Il 15 marzo, il giorno prima dello storico referendum in Crimea, il Washington Post, notoriamente considerato primo portavoce  dell’establishment politico degli Stati Uniti, ha pubblicato un pezzo collettivo del comitato di redazione intitolato USA, l’UE deve mantenere la rotta sulle sanzioni alla Russia per l’Ucraina. L’articolo definisce un certo numero di azioni punitive che l’occidente dovrebbe, secondo gli autori, utilizzare contro la Russia, comprese sanzioni mirate contro personaggi russi della cerchia di Putin. In particolare, gli autori suggeriscono di negare visti e congelare beni di figure chiave come Igor Sechin (presidente della Rosneft), Vladimir Jakunin (presidente delle Ferrovie russe) e Aleksej Miller (presidente di Gazprom). Tali misure devono, secondo gli autori, essere combinate con la “punizione” diplomatica della Russia, tra cui l’esclusione dal G8 e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Se Stati Uniti ed Unione europea perseguono queste e altre sanzioni, senza dubbio scateneranno un’efficace risposta russa, una risposta che avrebbe conseguenze disastrose per la situazione economica già fragile di Europa e Stati Uniti.

Sanzioni e contromosse della Russia
Ci sono molti in occidente e in Russia che credono che il suggerimento di azioni punitive di Stati Uniti e Unione europea sia solo vuota minaccia. Tuttavia, è fondamentale esaminare come Mosca potrebbe rispondere a tali misure provocatorie, le sanzioni sarebbero certamente viste come una gravissima escalation. Inoltre, è essenziale considerare come la risposta russa colpirebbe il mondo. Prima di tutto la Russia detiene la chiave del futuro energetico dell’Europa. Con la Russia che fornisce più di un terzo delle importazioni di gas dell’Europa, le eventuali sanzioni potrebbero immediatamente portare la Russia a ridimensionare, o anche drasticamente tagliare il gas all’Europa. Ciò crea innumerevoli problemi all’Europa, in particolare all’economia dipendente dalle esportazioni della Germania, che senza dubbio è la potenza economica del continente. Con  tecnologia tedesca, auto di lusso e roba simile non più in produzione nelle quantità richieste, l’economia da un giorno all’altro subirebbe una brusca frenata. Inoltre, la futura sicurezza energetica tedesca sarebbe minacciata, essendo la linfa vitale principale del Paese il gasdotto russo Nord Stream, che trasporta il gas russo attraverso il Baltico al nord della Germania. Inoltre, un tale scenario creerebbe un’enorme quantità di discordie politiche nell’UE, tra Paesi tradizionalmente amichevoli con la Russia, come l’Italia, che fanno pesantemente affidamento sull’energia russa, divenendo sempre più disincantati verso le politiche bellicose di Bruxelles nei confronti di Russia e Ucraina. Con turbolenze già avanzate in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e molti altri Paesi economicamente devastati del Sud Europa, è improbabile che permanga la volontà politica di portare avanti un regime di sanzioni suicida.
La Russia ha anche un’arma finanziaria enorme che potrebbe essere scatenata contro Stati Uniti ed UE: le sue riserve in dollari. Il governo russo, per non parlare delle aziende private russe, ha una quantità enorme di dollari e potrebbe facilmente scegliere di trasferire o scaricare i suoi dollari e creare il panico a Wall Street e Washington. In realtà, questo scenario potrebbe aver già avuto luogo su piccola scala. La CNBC ha riferito la scorsa settimana che la Banca centrale russa potrebbe aver discretamente trasferito offshore una parte dei suoi beni in dollari. Più di 106 miliardi di dollari in titoli statunitensi detenuti da banche centrali estere sono stati improvvisamente trasferiti dalla Federal Reserve statunitense, per la maggior parte costituiti da obbligazioni del Tesoro USA. Non è chiaro esattamente quale banca centrale abbia effettuato il trasferimento, anche se si ritiene abbastanza che si tratti della Russia. Sebbene la mossa non sia sufficiente a colpire gravemente i mercati, è stata interpretata come l’avvertimento di Mosca a Washington e Wall Street che i russi sono disposti a reagire in caso di guerra economica. Naturalmente, il pericolo per gli Stati Uniti non è semplicemente che le aziende russe facciano oggetto di dumping le loro attività in dollari, ma la fuga dal dollaro che tale dumping potrebbe innescare. La Cina e altre potenti economie possono pesantemente fare leva sul dollaro, le loro banche centrali potrebbero preoccuparsi per i propri investimenti e potrebbero con cautela cominciare ad uscire dal dollaro, innescando una reazione a catena che potrebbe rivelarsi devastante per la valuta statunitense e l’economia in generale. A parte contromisure puramente economiche, la Russia ha numerose mosse politiche e strategiche che potrebbe usare per vendicarsi contro eventuali sanzioni. Principalmente, Mosca potrebbe cominciare ad agire con maggiore impunità nei teatri di conflitto. In Siria, la Russia potrebbe passare da sostenitore discreto del governo Assad, a primo fornitore e finanziatore. La Russia potrebbe finalmente fornire i sistemi d’arma che finora era riluttante a cedere a Damasco, compresi i più moderni sistemi missilistici, aerei da combattimento e altre forniture militari critiche. In Iran, la Russia potrebbe cessare la sua ostinazione riguardo la fornitura di sistemi d’arma avanzati, scegliendo invece di rafforzare il potere militare iraniano, reagendo alla pressione degli Stati Uniti.

Sanzioni: una forza positiva per la Russia?
Anche se ci sono indubbiamente dei costi per la Russia connessi con la possibilità di sanzioni, è ugualmente possibile vedere in tali misure un vantaggio a lungo termine per il potere russo, in quanto potrebbero motivare la Russia a risolvere controversie ed espandere la propria influenza globale. In questo modo, le sanzioni potrebbero benissimo essere la forza esterna che promuove lo sviluppo geopolitico, economico e strategico della Russia. Ad esempio, la possibilità di sanzioni europee in materia di energia russa, potrebbe essere la spinta necessaria per la Russia per risolvere finalmente le sue controversie sui prezzi con la Cina ed ufficialmente compiere progressi sul  commercio energetico russo-cinese. Come il Financial Times ha riportato a gennaio, il colosso energetico russo Gazprom è molto vicino a concludere l’accordo con la Cina sui prezzi del gas. Una volta che l’accordo sarà ufficiale, Gazprom potrebbe quindi avviare il forte investimento necessario a sviluppare i gasdotti e altre infrastrutture energetiche necessari a raggiungere finalmente il sogno, a lungo ricercato, del vitale rapporto energetico sino-russo. Se le sanzioni UE saranno effettivamente attuate, la Russia sarebbe ancor più motivata a superare gli ultimi ostacoli e quindi a trasformare il proprio calcolo economico e geopolitico in modo incommensurabile.
Non solo ciò darebbe a Mosca ulteriori motivi per lavorare a stretto contatto con Pechino, ma trasformerebbe le relazioni della Russia con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, in particolare il Turkmenistan, che attualmente fornisce una quantità enorme di energia alla Cina. Le relazioni tra i Paesi, spesso contestate negli ultimi anni, potrebbero stabilizzarsi sulla base della cooperazione sui prezzi dell’energia e la cooperazione con il gigante industriale cinese. Inoltre, le sanzioni probabilmente rafforzerebbero i legami nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) che, per necessità, ha bisogno di concentrarsi per tutelare i propri interessi ed agire in contrappeso all’espansione della NATO. Inoltre, ciò fornirebbe un’altra leva alla Russia nelle sue relazioni con le altre repubbliche ex-sovietiche, in particolare il Kazakhstan, certamente candidate alla destabilizzazione occidentale. Infine, la cooperazione militare della Russia nel mondo senza dubbio migliorerebbe. Recentemente l’esercito russo ha dichiarato il desiderio di costruire strutture militari e navali in Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Cuba, Seychelles, Singapore e altri Paesi. Con l’imposizione di sanzioni, Mosca avrebbe solo maggiore urgenza nell’attuare questi piani e fare concessioni necessarie ai Paesi interessati, al fine di raggiungere questo obiettivo. Senza dubbio, tali iniziative muterebbero enormemente la posizione geopolitica e strategica della Russia nel mondo.
Se Stati Uniti e UE perseguiranno con le loro minacce di sanzioni e altre misure punitive, per lo meno si avranno enormi effetti negativi sull’economia mondiale. Tuttavia, se l’occidente, accecato dalla sua arroganza, pensa che tali sanzioni metteranno la Russia in ginocchio, ha grossolanamente sbagliato i calcoli. Invece di punire la Russia, queste azioni spingeranno Mosca sulla strada della vera indipendenza strategica dall’occidente. Forse ciò potrebbe anche portare alla creazione di un vero e proprio mondo multipolare. Se ciò accadesse, chi è interessato a pace e stabilità giustamente ne gioirebbe.

1947736Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Europa e geopolitica dell’energia

Eric Draitser New Oriental Outlook 25/02/2014

Dalla Siria a Sochi, dalla Polonia alle Pussy Riot, i conflitti diplomatici e geopolitici tra la Russia e l’occidente dominano i titoli dei giornali. Tuttavia, dietro questi problemi c’è la competizione economica fondamentale in cui inquadrare qualsiasi analisi delle politiche e dell’interazione tra i due.

20140220_ukr7Rifornire l’Europa
La posizione dominante della Russia nel mercato europeo dell’energia consolida la posizione di Mosca nel futuro dell’occidente, costringendo Washington e i suoi alleati ad affrontare il rivale orientale. Inoltre, è proprio la presenza di tale obbligo che accresce l’influenza della Russia in Europa e nel mondo, influenza che suscita la continua propaganda russofoba sui media e la cultura popolare occidentali. Fin dai primi anni del periodo post-sovietico, la Russia ha accresciuto costantemente le esportazioni di energia, passando alla posizione attuale di maggiore fornitore di petrolio e gas dell’Europa. Con circa un terzo delle importazioni europee di petrolio e di gas dalla Russia, il loro rapporto economico è diventato di primaria importanza per entrambe le parti. L’Europa è fortemente dipendente dalla Russia nel rifornire produzione e consumatori, mentre la Russia impiega le entrate di petrolio e gas per l’Europa per finanziare sviluppo e diversificazione dell’economia. Da quando questo rapporto è sbocciato negli ultimi dieci anni, le due parti hanno lavorato per cementare ulteriormente questa relazione, nonostante la resistenza politica di Stati Uniti e di molti in Europa. Lo sviluppo del gasdotto russo Nord Stream, ufficialmente inaugurato nel 2011, ha ulteriormente radicato la Russia a principale fornitore di energia per il Nord Europa, in particolare per la potenza industriale della Germania. Il gasdotto Nord Stream trasporta circa 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno sotto il Mar Baltico, in Germania e nel resto d’Europa. Il Nord Stream, visto da molti come mossa necessaria della Russia per diversificare la propria infrastruttura di distribuzione energetica per evitare la dipendenza totale dall’Ucraina, ha aumentato la leva della Russia nelle relazioni con l’Europa. Inoltre crea un flusso di entrate affidabile per Mosca, che dal 2000 ha promesso di usare i proventi delle esportazioni energetiche per diversificare l’economia da una puramente “petro-economica”. Tuttavia, non c’è solo il Nord Stream. La Russia costruisce un gasdotto complementare, il South Stream, che farà per l’Europa meridionale ciò che il Nord Stream ha fatto per il Nord. Il South Stream, che ufficialmente sarà attivato il prossimo anno, farà della Russia l’attore dominante nelle esportazioni verso Mediterraneo ed Europa centrale. Il South Stream dovrebbe trasportare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, divenendo uno dei maggiori gasdotti del mondo. Visto sullo sfondo della perdurante crisi economica continentale, la Russia è un partner commerciale ancora più attraente per i Paesi spinti dalla necessità di riconquistare una parvenza di crescita economica. Naturalmente, questi due gasdotti non sono l’unica infrastruttura energetica critica europea controllata dalla Russia. Attualmente la Russia vende ancora una grande quantità di gas nel continente attraverso il suo partner recalcitrante, l’Ucraina, la cui rete di gasdotti risale all’epoca sovietica. La tela di gasdotti ucraini, in con-proprietà con l’operatore russo della pipeline bielorussa Beltransgaz, permette a Mosca di consolidare una posizione dominante nel mercato europeo, terrestre e sottomarino. Naturalmente l’occidente, gli Stati Uniti in particolare, vede tale rapporto reciprocamente vantaggioso tra UE e Russia come una minaccia all’egemonia geopolitica di Washington sull’Europa. Per questo motivo, una serie di misure sono state adottate dai governi e dalle multinazionali occidentali per minare il predominio energetico della Russia.

Il controllo dell’influenza russa
La crescita della posizione dominante energetica della Russia è una grave preoccupazione per l’establishment politico degli Stati Uniti e dell’Unione europea che riconoscono che, lasciata incontrollata, la forza politica ed economica di Mosca indebolirebbe seriamente la posizione strategica dell’occidente. Quindi, alla luce di questo fatto inequivocabile, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno intrapreso numerosi progetti di gasdotti volti a compensare la crescita della Russia. Forse il più ambizioso di tali progetti occidentali è il gasdotto Nabucco, destinato a portare energia in Europa dall’Iraq, così come dalla regione del Caspio, attraverso la Turchia. Il Nabucco è stato incluso nel gasdotto trans-anatolico (TANAP), assieme a numerosi altri progetti più piccoli, tutti complessivamente considerati un progetto coerente. Inoltre, il gasdotto trans-adriatico, che dovrebbe portare gas in Europa attraverso la Grecia, viene considerato nell’equazione per una maggiore diversificazione. I recenti sviluppi politici, economici e diplomatici hanno reso il progetto  Nabucco irrealizzabile. Ciò ha spinto le società energetiche e i governi occidentali a promuovere invece una versione ridotta del progetto, denominato Nabucco West, che porterebbe il gas dalla Turchia all’Europa, fermandosi in Austria. Inoltre, la compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian (Socar) ha completato 1200 km di nuovi gasdotti attraverso la repubblica ex-sovietica (e attuale alleata NATO) Georgia, portando a speculare sull’ulteriore diversificazione delle infrastrutture. In particolare, gli esperti considerano l’espansione del gasdotto georgiano come segno che il sospeso progetto trans-Caspio, che trasporterebbe gas del Caspio dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, potrebbe eventualmente essere riavviato. In sostanza, tutti questi progetti vengono interpretati come il tentativo più serio dell’Europa per diversificare le forniture di gas riducendone la dipendenza dalle importazioni russe. In particolare, Nabucco e gli altri erano intesi a sovvertire l’influenza del gasdotto South Stream. Naturalmente, non si tratta solo di ridurre la dipendenza dalla Russia, ma piuttosto di fare leva su Mosca su una serie di conflitti geopolitici.

Concorrenza energetica e “Grande Scacchiere”
Ogni conflitto geopolitico tra Russia e occidente ha una dimensione energetica. Il conflitto attuale in Ucraina può essere compreso, almeno in parte, come lotta per il controllo delle importanti  infrastrutture gasifere. All’apice, nell’ultimo decennio, i gasdotti ucraini rappresentavano quasi l’80% dei rifornimenti di gas dalla Russia all’Europa. La controversia sul gas tra Russia e Ucraina del 2009, mise in netto rilievo quanto sia importante il gas nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi e, forse ancor più quanto l’Ucraina sia fondamentale per i proventi delle esportazioni della Russia. Questo conflitto, e altri che lo precedettero, fu una delle principali motivazioni per la costruzione di Nord Stream e South Stream. L’attuale crisi politica in Ucraina dovrebbe essere parzialmente dettata dalla concorrenza economica tra Europa e Russia sull’Ucraina. L’accordo di partenariato UE che il presidente ucraino Janukovich ha respinto, era specificamente progettato per essere “esclusivo”, costringendo l’Ucraina a schierarsi o con la Russia o con l’Europa, mettendo il governo in una posizione insostenibile. La crisi in questo Paese è il risultato diretto di tali misure economiche provocatorie.
La guerra in Siria, e la conseguente situazione di stallo diplomatico tra Russia ed occidente, è anche in parte dovuta a questioni energetiche. I primi giorni del conflitto in Siria coincisero con la firma per la cosiddetta “Pipeline islamica”, un gasdotto che avrebbe trasportato gas iraniano e iracheno nel Mediterraneo, e successivamente all’Europa attraverso la Siria. Naturalmente, un tale sviluppo sarebbe stato un assalto diretto all’egemonia del gas del Qatar e delle monarchie del Golfo. Visto in questo modo, il finanziamento e l’armamento continui da Qatar e Arabia Saudita dei gruppi terroristici in Siria sono il tentativo di tali monarchie d’impedire qualsiasi violazione ai loro proventi europei del gas. Naturalmente la Russia, il cui accesso al mercato europeo è sicuro grazie a Nord Stream e South Stream, aiuta Damasco, suo ultimo alleato in Medio Oriente, nel tentativo di bloccare ciò che può essere visto solo come il tentativo di distruggere la Siria stessa. Altri sviluppi nel settore dell’energia complicano ulteriormente tali problemi. La recente scoperta di giacimenti di gas al largo delle coste israeliane nel Mediterraneo orientale, fornisce ulteriori motivazioni alle potenze USA-NATO per destabilizzare gli interessi russi e strappare il controllo dei principali alleati russi da Mosca. La voce di un possibile gasdotto Israele-Turchia sarebbe intesa come ennesimo tentativo di minare il predominio del gas russo. Naturalmente, le tanto propagandate “Shale Revolution” e fratturazione idraulica (conosciuta come “fracking“), ha portato tutti gli attori, anche la Russia, a rivalutare i loro piani energetici strategici e ad esaminare tutte le opzioni possibili per il futuro prossimo e a medio termine.
L’uscita della Russia dai giorni bui dei primi anni ’90 è dovuta ampiamente alle sue esportazioni energetiche. Il continuo sviluppo economico e il conseguente sviluppo politico e militare, rappresentano una minaccia all’egemonia USA-NATO in Europa e nel mondo. E’ questa minaccia che le potenze occidentali cercano di affrontare con varie forme di hard e soft power. Il famigerato “scudo antimissile” in Europa orientale, la guerra in Siria, la crisi in Ucraina e molte altre questioni, sono tutti fattori di tale grande contrasto. Inoltre, i media occidentali continuano a condurre una guerra di propaganda incessante per demonizzare la Russia. Apparentemente, il carattere russofobo di tali attacchi viene decorato dalla retorica dei diritti umani e della libertà. Tuttavia, queste premesse sono mera copertura del tentativo ben orchestrato di manipolare l’opinione pubblica per farle credere che, come durante la Guerra Fredda, la Russia è il nemico, e USA-NATO rappresentano le forze del bene. Come al solito, i servili media aziendali obbediscono alla politica estera USA-NATO. Per tutti questi motivi, appare chiaro che la battaglia per l’influenza continua più furiosa che mai. La scacchiera geopolitica è ancora una volta al centro della scena, e sotto di essa, l’energia e gli oleogasdotti sono la forza trainante.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org, opinionista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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