FF2 – Freedom Flotilla o False Flag? (II Parte)
luglio 11, 2011 4 commenti
L’estrema sinistra occidentale, collusioni tra socialcolonialismo e liberal-islamismo
Solo conoscendo le connessioni esistenti nella rete delle ONG facenti capo all’Ikhwan (i Fratelli Mussulmani), si comprende meglio il comportamento di Egitto, Turchia, Qatar e Regno Unito, riguardo l’aggressione alla Libia. Così come si comprende l’apparentemente ‘bizzarro’ comportamento dell’estrema sinistra europea ocidentale, ma che è invece dettato da ferree alleanze, createsi sicuramente negli anni ’80, in occasione della guerra sovietico-afgana, e che spiega concretamente il posizionamento strategico pro-atlantista e filo-imperialista del grosso delle sinistre occidentali. Non è un caso che Olivier Besancenot, leader del Nuovo Partito Anticapitalista (NPA) francese, partecipi alla FreedomFlotilla2, organizzata e finanziata dalle petro-monarchie del Golfo Persico e dagli strati compradores del mondo arabo. L’NPA, come la maggior parte delle decadenti sinistre estreme, o antagoniste, italiana e francese, ha fin dal primo giorno applaudito e invocato il pieno sostegno alla ‘rivoluzione’ libica; arrivando apertamente a rivendicare l’intervento della NATO in Libia. Così si sono viste delle vecchie mummie, che fanno parte dell”album di famiglia’ delle sinistre radicali occidentali, arrivare a paragonare i mercenari neo-coloniali e i tagliagole afgansy dei Saud, alle Brigate Internazionali. In Francia, l’NPA di Besancenot e di Alain Krivine ha predicato presso Sarkozy, assieme al cialtrone parigino BH Levy, la causa del riconoscimento del CNT golpista islamo-monarchico di Bengasi a unico ‘legittimo’ rappresentante della Libia. Una volta accontentata, la sinistra ‘antagonista’ ha predicato anche l’intervento armato della NATO e degli USA contro la Jamahiriya, con tanto di deputati del PCF che invocavano apertamente la ‘distruzione di Gheddafi’. Una posizione apparentemente incomprensibile, di primo acchito, ma una volta studiati e conosciuti gli organizzatori del viaggio-premio a Gaza dei leader e liderini della decadente sinistra estrema euro-occidentale, tante domande trovano una risposta.
Nell’agosto del 2008, tre navi del Free Gaza Movement, ebbero da Israele il permesso di partire per Gaza, mentre a una nave libica venne rifiutato lo stesso “privilegio“… Due milioni di dollari di farmaci erano a bordo, dono della Charity Qatar. Mentre Israele dichiarava la Libia “stato nemico“, il Qatar ospitava gli israeliani, guidati dall’allora ministra degli esteri sionista Tzipi Livni, a Doha, già nell’aprile 2008. Il Free Gaza Movement aveva annunciato, il 4 dicembre 2008, una missione congiunta con la Charity Qatar, per trasportare a Gaza 2 milioni di dollari in medicine oncologiche. Con questo viaggio, Charity Qatar era la prima organizzazione araba a rompere il blocco israeliano di Gaza. Il Free Gaza Movement l’aveva già sfidato con successo in tre occasioni, quell’anno, ad agosto, ottobre e novembre. Caoimhe Butterly, Coordinatore del viaggio per Gaza dichiarava: “… Speriamo che la missione del Qatar ispirerà i vicini della Palestina a creare missioni simili, costituendo la base per una politica diretta e una azione continua nel mondo arabo“.
I passeggeri a bordo della Dignity, il natante del FGM, erano: 5 funzionari di Charity Qatar e 2 rappresentanti governativi del Qatar, guidati dallo sceicco Ayed al-Qahtani; militanti australiani, statunitensi, britannici e italiani per i diritti umani; un chirurgo britannico e giornalisti di al-Jazeera (la corrispondente Katia Nasser) e di McClatchy.
Nel 2009, in seguito all’operazione israeliana Piombo Fuso, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti promisero miliardi di dollari in aiuti ai palestinesi. Ma dopo che le loro promesse avevano ottenuto parecchia pubblicità, questi paesi si sottrassero alle loro stesse promesse. Per esempio, nell’ottobre 2010 “l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, si era impegnato a versare 30 milioni di dollari per le operazioni umanitarie delle Nazioni Unite a Gaza … ma i soldi non arrivarono mai.”
L’8 luglio 2010, Huwaida Arraf, dirigente del Free Gaza Movement, aveva detto che il gruppo stava raccogliendo fondi per organizzare la nuova flottiglia per Gaza. “Mi piacerebbe vedere una barca degli Emirati Arabi Uniti. Vogliamo davvero vedere il Golfo, e mi piacerebbe vedere gli Emirati più coinvolti“.
Avvocatessa americana di origine palestinese, Arraf ha partecipato ai sette tentativi di sfida al blocco navale israeliano della striscia di Gaza. Free Gaza aveva lanciato il primo tentativo di sfida al blocco nell’agosto del 2008. Il gruppo da allora ha compiuto diversi viaggi riusciti. Altri tentativi sono stati bloccati da Israele, tra cui il più recente tentativo del Maggio 2010 che si è concluso con la morte di nove persone. Sara Yousef, 23 anni, una designer d’interni degli Emirati, è stata una delle tante persone negli Emirati Arabi Uniti e in tutto il mondo colpiti dall’attacco israeliano alla Freedom Flotilla. Una nave pagata dal Kuwait era tra le barche che salparono nel maggio 2010. Nel corso degli anni, il governo e i gruppi degli Emirati Arabi Uniti hanno fornito ai palestinesi miliardi di dirham in assistenza umanitaria e sviluppo. “Penso che gli Emirati partecipano alla causa facendo donazioni attraverso associazioni come la Mezzaluna Rossa“, ha detto Sultan al-Suwaidi, membro del Consiglio Federale Nazionale di Dubai. “Penso che sia meglio se gli individui contribuiscano attraverso organizzazioni ufficiali, invece di farlo da soli, perché ci sono persone specializzate che possono inviare i contributi alle persone giuste“.
Il 20 maggio 2011, il Qatar aveva proposto di effettuare lavori a Gaza e di riaprire le relazioni diplomatiche con Israele, in cambio del riconoscimento da Israele dell’importanza del Qatar come mediatore per la pace in Medio Oriente:
Israele ha respinto la proposta del Qatar di effettuare lavori di riabilitazione della Striscia di Gaza, in cambio di rinnovate relazioni diplomatiche, dopo che l’Egitto ha chiarito che avrebbe trovato un accordo del genere “difficile da digerire“. Secondo fonti egiziane, Israele ha fornito al presidente egiziano Hosni Mubarak, con uno schema di proposta del Qatar, che le consentirebbe di portare materiali da costruzione e altri beni nella Striscia. Il Qatar avrebbe intrapreso la ricostruzione delle infrastrutture ed ha ottenuto una dichiarazione israeliana che riconosce l’importanza del Qatar nel Medio Oriente. In cambio, la missione diplomatica israeliana in Qatar, chiusa durante l’operazione Piombo Fuso, riaprirebbe. I rapporti tra Qatar ed Egitto sono tesi, in parte a causa delle aspre critiche espresse su al-Jazeera sull’Egitto e la sua politica verso Gaza. La stazione televisiva è di proprietà della famiglia regnante dell’emirato. Qatar persegue una propria politica estera indipendente.
Nel frattempo la Turchia ha condotto trattative segrete con Israele per convincere congiuntamente le Nazioni Unite ad ammorbidire il rapporto che critica i due paesi per il raid israeliano contro la flottiglia di Gaza. Tali colloqui sono l’ultimo segnale di una possibile ripresa dei rapporti tra Israele e quello che una volta era il suo più stretto alleato musulmano. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva inviato una lettera al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, congratulandosi con lui per la rielezione all’inizio di giugno. I media hanno riferito che il vice primo ministro israeliano, Moshe Yaalon, aveva incontrato segretamente Feridun Sinirlioglu, sottosegretario del ministero degli Esteri turco, a Ginevra a metà giugno, per migliorare le relazioni legami. I contatti rinnovati possono esser messi a repentaglio dal nuovo convoglio di aiuti per Gaza. Anche se l’Egitto ha recentemente aperto le sue frontiere e Israele ha allentato alcune restrizioni, gli attivisti sostengono che Gaza soffre ancora degli effetti del blocco. La flotta ha subito un duro colpo il 17 giugno quando il gruppo turco che era visto come la forza trainante del piano, la ong IHH collegata con l’Ikhwan, ha annunciato che la Mavi Marmara, la nave turca in cui sono stati uccisi nove attivisti lo scorso anno, non avrebbe partecipato. Il documento dell’ONU raccomanda a Israele di pagare un risarcimento alle famiglie di coloro che sono stati uccisi o feriti nell’attacco. Israele ha già accettato di farlo. La Turchia insiste sul fatto che le relazioni con Israele non saranno riabilitate, a meno che Israele non si scusa pubblicamente per l’attacco. Ozdem Sanberk, rappresentante della Turchia alle Nazioni Unite, ha dichiarato al quotidiano turco Hurriyet che la Turchia potrebbe anche accettare se Israele ammette di aver “fallito l’operazione“, ed ha aggiunto che la Turchia potrebbe perdere la sua influenza nella regione, se la crisi non viene risolta. Netanyahu ha respinto la richiesta turca, dicendo: Israele è disposto solo ad esprimere rammarico per la perdita di vite umane.
La Campagna Europea per Porre Fine all’Assedio di Gaza (ECESG) aveva promosso la FF1 insieme ad una coalizione di quattro altre organizzazioni guidate dall’IHH turca. Da allora la ECESG e altri membri della coalizione hanno intensamente promosso nuovi programmi come la Freedom Flotilla 2 e l’invio di un aereo nella Striscia di Gaza. La ECESG è stata fondata nel 2007 dal PRC (Centro per il Ritorno Palestinese) e dalla Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa (FIO), un organismo dell’Ikhwan. La ECESG ha contribuito a coordinare la Freedom Flotilla del 2010 assieme alla turca IHH, anch’essa collegata all’Ikhwan e all’Unione del Bene di al-Qardawi. Dal punto di vista organizzativo, ECESG è un’organizzazione ombrello che collega più di 30 organizzazioni pro-palestinesi nei vari paesi europei. Alcuni di essi hanno proprie reti, altri hanno solo un piccolo numero di attivisti o, addirittura, non esistono affatto (non hanno neanche una presenza su Internet e nessuna informazione su di essi è accertata). La ECESG coopera spesso con altre organizzazioni come Viva Palestina e il Free Gaza Movement, ed ha ufficialmente sede a Bruxelles, ma la maggior parte della sua attività si svolge in Gran Bretagna (un punto focale per le attività europee dei Fratelli Musulmani); infatti la ECESG è diretta da attivisti palestinesi che vivono e operano a Londra. Inoltre vi sono due sudditi britannici, un portavoce dell’organizzazione e Clare Short, una deputata del partito laburista britannico, è stata ministra nel governo di Tony Blair. Era a bordo della Dignity nel novembre 2008. Rappresenta la ECESG negli incontri con i leader mondiali. Partecipa inoltre a conferenze e altri eventi organizzati dal Centro per il Ritorno Palestinese (PRC). Oltre alle organizzazioni interne, la ECESG è supportata da più di 40 singoli attivisti (“VIP”, secondo il suo sito web) che non appartengono a nessuna organizzazione in particolare. Ci sono membri del Parlamento, in particolare quelli del partito laburista e dei partiti di sinistra di Gran Bretagna, Scozia e Irlanda, così come dei partiti verdi e degli ambientalisti. Ideologicamente, la ECESG è eterogenea, con attivisti islamisti, di sinistra (soprattutto dalla estrema sinistra), attivisti dei diritti umani, membri del sindacato e anche ecologisti.
L’Unione del Bene è diretta da Yussuf al-Qardawi, un religioso musulmano egiziano e uno dei capi della Fratellanza Musulmana (Ikhwan), risiede in Qatar, dove è la starlette di al-Jazeera; infatti, in quella rete TV satellitare, al-Qardawi ha invocato a più riprese, negli ultimi mesi, l’assassinio di Muammar Gheddafi e di Bashar al-Assad. È noto per le sue idee politiche estremiste ed ha una notevole influenza su Hamas. Nel 1977, con il sostegno del regime del Qatar, ha fondato il Dipartimento della legge islamica (Shari’a) all’università del Qatar, e al tempo stesso fondato un istituto per lo studio della Sunnah. Fino ad oggi le sue istituzioni sono un importante centro della sua attività religiosa. Inoltre, si oppone alla linea prudente adottata dall’università di al-Azhar; opera senza interferenze da parte delle autorità del Qatar. In virtù della sua autorità, al-Qardawi gestisce dei fondi di beneficenza per la Palestina. E’ stato anche nominato membro del consiglio di amministrazione della Banca al-Taqwa. Come detto, al-Qardawi sa usare i mass media per diffondere la sua dottrina: ha un suo proprio programma su al-Jazeera e un sito Internet: Islam-Online. Come presidente del Consiglio europeo sulla ricerca della Fatwa, da lui fondata nel 1997, è anche coinvolto negli affari musulmani nei paesi europei e nel luglio 2004 era stato ufficialmente invitato dall’ex sindaco di Londra, Ken Livingstone, in Gran Bretagna per accelerare la creazione di una unione mondiale degli studiosi islamici, il cui obiettivo sarebbe quello di divenire la massima autorità dell’intero mondo musulmano. Nell’agosto del 2004, in una conferenza tenutasi al Cairo sotto l’egida del sindacato dei giornalisti egiziani, al-Qardawi, l’attuale alleato degli USA e della NATO nell’aggressione alla Libia, presentò una fatwa che consentiva il sequestro e l’assassinio di cittadini americani in Iraq; un mezzo per fare pressione agli USA. “Tutti gli americani in Iraq sono soldati, non vi è alcuna differenza tra soldati e civili, e devono essere combattuti, perché i cittadini americani sono venuti in Iraq per servire l’occupazione. Il rapimento e l’uccisione di americani in Iraq è un obbligo [religioso] per costringerli a lasciare il Paese immediatamente.” Dieci giorni dopo, per le reazioni che seguirono, al-Qardawi scrisse al quotidiano arabo al-Hayat, negando tutto ciò che la stampa gli aveva attribuito.
Il direttore esecutivo dell’Unione è Essam Salih Mustafa Yussuf, ex capo d’Interpal (Palestinians Relief and Development Fund) in Gran Bretagna e attualmente suo vice-presidente. Gli altri membri del consiglio di amministrazione sono figure islamiche di rilievo internazionale, tra cui sceicco Ikrimah Sabri, Mufti di Palestina e Sheikh Ra’ed Salah, leader del movimento islamico in Israele, ex-sindaco della città arabo-israeliana di Umm el-Fahem.
I coniugi Adam Shapiro e Huwaida Arraf sono gli organizzatori del Free Gaza Movement, Arraf ne è la presidente ed è membro del comitato direttivo della FF2. Quelli che seguono sono a bordo della The Audacity of Hope: Ray McGovern, Robert Naiman, Kate Gould, Yonatan Shapira, Kathy Kelly, Alice Walker, Hedy Epstein, Greta Berlin, Ann Wright. McGovern, un ex analista della CIA, Naiman, direttore di Just Foreign Policy, Shapira è un ex pilota dell’aviazione israeliana e refusnik. Walker è vincitore del Premio Pulitzer e autore de “Il colore viola“, Kelly è co-coordinatore di Voices for Creative Nonviolence, Epstein è una sopravvissuta all’Olocausto, Berlin è una co-fondatrice di Free Gaza Movement, Wright è una ex colonnello dell’US Army e diplomatica statunitense, che si era dimessa nel 2003 durante l’invasione dell’Iraq. La piccola barca francese Dignité/el-Karameh, che annovera tra i propri passeggeri, Olivier Besancenot, leader del NPA, Nicole Kiil-Nilsen membro del Parlamento europeo, e altre personalità francesi ben note, il 5 luglio è salpata per Gaza dalla Corsica, secondo un giornalista di al-Jazeera, presente a bordo della barca. Finora l’unica imbarcazione della flottiglia organizzata da attivisti filo-palestinesi, a navigare con successo verso Gaza, mentre la maggior parte della flottiglia è confinata nei porti della Grecia. Lo yacht a vela da crociera francese Louise Michel, con 24 passeggeri a bordo, è stata bloccata dalla guardia costiera greca, mentre John Klusme, il capitano della Audacity of Hope, è stato temporaneamente arrestato. Quentin Girard, giornalista del quotidiano Liberation a bordo della Dignité, aveva detto ad al-Jazeera: “Siamo a circa 20 minuti dalle acque internazionali, e quando vi arriveremo, gli organizzatori decideranno il da farsi“. Girard ha dichiarato che gli attivisti vogliono andare a Gaza, ma lo decideranno una volta arrivati in acque internazionali. “Penso che andranno se il comitato internazionale della flottiglia li incoraggia ad andare”.
La proprietaria della barca canadese Tahrir* è Sandra Ruch, ma ci viene detto dagli attivisti lei è solo il “proprietario sulla carta” della barca. E chi è il capitano di questa barca? Quando la Tahrir, con 50 attivisti a bordo, ha tentato di prendere il mare a Creta, in violazione degli ordini del governo, è stata ripresa circa 15 minuti dopo l’uscita dal porto, ma nessuno era presente nella timoneria. Interrogati, passeggeri ed equipaggio hanno affermato “siamo tutti capitani” e identificato il capitano nel “sig. Northstar“, in riferimento al pilota automatico Northstar (Stella Polare). Il capitano non si era identificato. Trainata in porto la Tahrir, molti degli attivisti sono stati arrestati e poi rilasciati. Jesse Rosenfeld si descrive come un “giornalista in missione in Grecia per coprire la FreedomFlotilla2“. È anche un attivista. La Tahrir ha una seria “perdita di gasolio per un impatto subito in porto.” I “veri proprietari” e il “capitano fantasma“, sapendo che si tratta di un viaggio di sola andata, non hanno affrontato i problemi preesistenti della loro barca, forse perché acquistata in fretta? La perdita è così grave da generare fumi nella “cabina” (Rosenfeld parla probabilmente della timoneria). Oltre ad un generatore difettoso che causa la perdita intermittente di energia elettrica.
Una perdita di carburante di grandi dimensioni è una situazione rara, ma molto pericolosa per qualsiasi imbarcazione. Unitamente alla mancanza di energia elettrica, vi è l’impossibilità di essere in grado di evacuare completamente il carburante dalle sentine della barca, e così di ventilare la barca e la sala macchine, poiché anche se il gasolio è meno esplosivo, è altamente tossico. Niente elettricità significa anche niente radio per comunicazioni, niente RADAR, niente scandaglio, niente navigazione elettronica e niente “aria condizionata“, la cosa principale ci cui gli attivisti si lamentano.
Alessandro Lattanzio, 11/7/2011
*Nome indicativo, di certo non poteva chiamarsi Pearl’s Square.








