Il principio di Newton russo: Mosca si prepara alla chiamata alla guerra occidentale

VestiReseau International 12 settembre 2014

7999e60b815e24bffbdc478aa7923fb9La Russia deve essere pronta a qualsiasi provocazione bellica. S’è parlato al Cremlino delle nuove armi per l’esercito nel prossimo futuro. Vladimir Putin ha avuto una riunione sul programma degli armamenti del governo entro il 2025, mentre l’infrastruttura militare della NATO si avvicina ai confini della Russia. Mosca non ha intenzione di rimanere inerte, come negli anni ’90. Il presidente ora dirigerà personalmente i lavori del complesso militare-industriale.
Spettacolo affascinante: il missile balistico da 30 tonnellate Bulava, decollava da sotto il mare e scompariva all’orizzonte. Questo è il primo lancio dal sottomarino “Vladimir Monomakh” nelle manovre militari nel Mar Bianco. E il primo lancio riuscito, come annunciato dallo Stato Maggiore Generale, dopo pochi minuti le testate del missile raggiungevano il loro obiettivo in Kamchatka. “Nell’ambito dei test del sottomarino lanciamissili strategico ‘Vladimir Monomakh’ è stato lanciato con successo un missile strategico dal Mar Bianco“, annunciava con orgoglio il comandante della Marina militare Victor Tshirkov. Ciò è servito a introdurre il grande incontro al Cremlino sul nuovo programma degli armamenti del governo.
Al fine di valutare il numero di missili, sottomarini, carri armati e armi varie necessari alla Russia, Putin ha riunito i vertici militari e finanziari, iniziando con questa notizia: “È stato firmato il decreto sulla creazione della nuova Commissione militare-industriale della Federazione Russa. Questo comitato riferisce al Presidente. Abbiamo discusso la questione con il governo e il capo del governo. Abbiamo convenuto che in questo modo il lavoro sarà più efficace, considerando che la commissione supervisionerà una parte significativa della sostituzione delle importazioni. Su tale punto devono concordare non solo il governo ma anche le varie strutture direttamente sotto l’autorità del presidente“, ha spiegato il presidente ai partecipanti alla riunione. Il Vicepresidente del Comitato sarà il vicepremier Dmitrij Rogozin, che supervisionerà i lavori del complesso militare-industriale. La sua prima preoccupazione sarà il nuovo programma degli armamenti del governo per il periodo 2016-2025. Questo programma ha una base finanziaria solida; l’esercito ha ricevuto 2500 miliardi di rubli nel 2000 e sarà di oltre 20 miliardi di dollari entro il 2020, assieme a 3 miliardi di dollari assegnati separatamente alle industrie militari. Il presidente ha sottolineato che si tratta di enormi spese necessarie. “Questa concentrazione di risorse si spiega con il fatto che dobbiamo ri-equipaggiare l’Esercito e la Marina Militare e modernizzare l’industria della Difesa. Non è collegata ad alcuna corsa agli armamenti. Questo perché il nostro armamento principale, il nostro sistema difensivo e i nostri sistemi offensivi sono in esaurimento o obsoleti, sostituendoli con equipaggiamenti avanzati e moderni, dall’affidabilità solida. Dobbiamo recuperare il tempo perduto, quando la nuova tecnologia passò a una produzione ridotta e le fabbriche hanno perso le loro capacità e i loro dirigenti“, ha proseguito il presidente russo.
Il Capo di Stato Maggiore fornisce dati sulla situazione di agosto. L’esercito ha ricevuto 3600 armamenti di base e 241000 pezzi. Quali esattamente, non l’ha specificato. I dettagli probabilmente furono riportati nella riunione a porte chiuse. Vladimir Putin ha impostato la nuova missione del Consiglio del complesso militare-industriale e i punti cui prestare attenzione: “Bisogna misurare in modo affidabile e completo le potenziali minacce alla sicurezza militare del nostro Paese. Ciascuna di tali minacce deve essere definita adeguatamente come un’efficace risposta. Come sappiamo, da un paio di anni gli Stati Uniti hanno violato unilateralmente il trattato ABM, attivando il loro sistema di difesa antimissile. I colloqui al riguardo non funzionano, tanto che il sistema viene sviluppato in Europa e Alaska, presso i nostri confini”, ha avvertito il capo dello Stato. “L’espansione della NATO a Est è una seria preoccupazione. Le promesse su ciò di Stati Uniti e loro alleati sono dimenticate. Sapete che è stato deciso recentemente di aumentare la presenza della NATO in Europa orientale. La Crisi ucraina, causata e creata dai nostri partner occidentali, viene ora utilizzata per rilanciare il blocco militare della NATO. Tutto ciò deve essere preso in considerazione e considerato nel processo decisionale per garantire la sicurezza del nostro Paese. Faremo tutto ciò che è necessario affinché la sicurezza sia affidabile e completamente garantita. abbiamo già annunciato e ripetuto che, se saremo costretti, dico costretti, adotteremo misure adeguate per garantire la nostra sicurezza. L’abbiamo detto più e più volte, e vedremo che ne conseguiranno reazioni isteriche quando saranno adottate definitivamente tali decisioni ed agiremo. Voglio sottolineare che tutto ciò che facciamo è una risposta“, ha ripetuto il presidente. “Un’ulteriore minaccia alla Russia è il rapido colpo globale (Prompt Global Strike), studiato e attivamente sviluppato dagli Stati Uniti, e che dovrebbe annientare tutti i centri di comando delle forze strategiche. La Russia non rimarrà semplice spettatrice“. Come annunciato dal viceministro della Difesa e dal segretario del nuovo comitato, la Russia svilupperà la propria risposta. “Possiamo, se saremo costretti dal materializzarsi della minaccia, prima di tutto sviluppare la risposta a tale nuova arma“, è stata la risposta ai giornalisti del viceministro della Difesa russo Jurij Borisov. “I finanziamenti per questi programmi si baseranno sull’economia russa e non sarnno a scapito dello sviluppo“.
Alcuni vorrebbero riprendere la corsa agli armamenti, ovviamente non rientrano in tale quadro, è assolutamente escluso. Agiremo secondo le reali prospettive di sviluppo economico“, ha detto Vladimir Putin. “Se il programma del governo precedente era basato sulla modernizzazione delle armi esistenti, il nuovo programma sarà anticipare“, afferma Dmitrij Rogozin. “La posta in gioco sono le armi intelligenti ad alta tecnologia“. “Questo programma degli armamenti deve garantire la piena possibilità difensiva del nostro grande Paese, con l’uso di armi ‘intelligenti’ che, dice, trasformeranno il soldato e l’ufficiale in operatori degli armamenti; queste armi saranno attivate a distanza dagli operatori militari, lontano dalle zona di combattimento. De facto, dobbiamo vedere il nemico prima che lui ci veda, sentirlo prima che ci senta, rilevarlo, seguirlo e distruggerlo“, ha detto Dmitrij Rogozin sulle nuove armi intelligenti. Un altro compito attuale è la sostituzione delle importazioni in risposta alle possibili sanzioni economiche degli occidentali. “Non abbiamo intenzione di disturbare indebitamente la cooperazione con i nostri partner stranieri, ma dobbiamo comprendere i rischi esistenti, la nostra industria deve essere pronta a fornire attrezzature e materiali critici necessari e disporne la produzione, come di conseguenza tecnologie, sviluppo e base tecnica”, questo è il compito specificato da Vladimir Putin ai dirigenti del complesso militare-industriale. Oltre all’indipendenza, ciò sarà uno stimolo per l’industria degli armamenti. Tali ordini erano attesi da tempo nel settore.
Il secondo incontro s’è svolto a porte chiuse, costituendo la prima riunione della nuova commissione militare-industriale guidata da Vladimir Putin. Qui il Cremlino ha finalmente approvato il nuovo principio delle Forze Armate russe, il principio della non-aggressione, del non intervento e dell’autosufficienza militare.

BulavaMonomakhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avanza la Shanghai Cooperation Organization

Alexander Clackson (UK) Oriental Review 18 settembre 2014

41d504a7b89788664539Mentre continua il braccio di ferro tra Russia e occidente, un’organizzazione sembra essere completamente fuori dal radar, eppure è riuscita a compiere grandi passi avanti nello sviluppo e nella crescita. Questo organismo è l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo intergovernativo dei Paesi dell’Asia centrale volto a promuovere la cooperazione tra i sei Stati membri: Russia, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’obiettivo principale della SCO è fungere da forum per allentare le tensioni nella regione. Nel 2002 lo statuto sulle “misure di fiducia” dell’organizzazione fu fissato come prima priorità dell’Alleanza. Un aspetto chiave di questa strategia è la lotta ai cosiddetti “tre mali”: terrorismo, estremismo e separatismo. I media occidentali parlano raramente di questa organizzazione, però al suo vertice annuale tenutosi l’11-12 settembre in Tagikistan, la SCO ha suggerito e realizzato alcune proposte degne di nota. Il forum è stato presenziato dai leader regionali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin e le sue controparti cinese e iraniana Xi Jinping e Hassan Rouhani. In un importante passo avanti nell’espansione dell’influenza regionale, la SCO ha perfezionato le procedure per l’adesione di nuovi membri, con India, Pakistan e Iran primi in lizza. Infatti ampliare la SCO è una delle principali priorità dell’organizzazione. Teng Jianqun dell’Istituto di studi internazionali cinese ha recentemente dichiarato che “l’ampliamento è assolutamente necessario” per la SCO. Il ragionamento alla base della necessaria espansione è evidente. Alla SCO, per avere un peso reale sulla scena internazionale ed essere una prestigiosa organizzazione che rivaleggi con la NATO, sono necessarie ulteriori adesioni. Se India, Pakistan, Iran e Mongolia diventano membri permanenti, cosa probabile, il gruppo controllerà il 20 per cento del petrolio e la metà di tutte le riserve mondiali di gas al mondo. Oltre a ciò, il blocco rappresenterebbe circa la metà di popolazione mondiale. Ciò rafforzerà la reputazione della SCO come organizzazione dominante, e inoltre la Turchia ne diverrebbe un membro. La sua leadership da tempo cerca di aderire e i governi turcofoni sono propensi a sostenerne la richiesta.
Anche se il terrorismo e la sicurezza regionale (in particolare in Afghanistan) restano in cima dell’agenda della SCO, gli eventi in Ucraina sicuramente ne influenzano i membri. La natura aggressiva delle azioni occidentali verso la Russia ha certamente unito i membri della SCO. Ciò che li lega, membri ed osservatori, è il rifiuto delle istituzioni controllate dagli occidentali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, tutte basate negli Stati Uniti. La SCO, come i BRICS, con la creazione della Banca per lo Sviluppo, si propone come forum contro l’ordine globale dominato dall’occidente. Prima del vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Presidente Vladimir Putin per colloqui bilaterali. Putin ha dichiarato che la Russia “attribuisce importanza e apprezza le posizioni della Cina e alle sue proposte sulla questione ucraina“. Ha detto che la Russia è disposta a continuare a comunicare con la Cina sulla situazione in Ucraina. Putin ha anche suggerito che Cina e Russia “migliorino il coordinamento sulle questioni internazionali e regionali“. Promuovendo la SCO Cina e Russia perseguono il comune obiettivo di creare un’architettura di sicurezza asiatica indipendente da Stati Uniti e loro alleati. Mentre l’enfasi principale era sulla sicurezza, il vertice SCO ha anche incoraggiato ulteriormente la cooperazione economica tra i suoi membri. L’integrazione economica è una parte sempre più grande del programma della SCO, in particolare la Cina promuove la sua idea di Cintura economica della Via della Seta che comprenda gli Stati membri e osservatori della SCO. La Cina ha già confermato che stanzierà 5 miliardi di dollari di credito per i Paesi membri della SCO per realizzare i progetti comuni. I due operatori dominanti del gruppo, Cina e Russia, hanno anche rifinito il nuovo partenariato energetico. Recentemente, la Russia ha iniziato a costruire la sua sezione del gasdotto Cina-Russia. Entrambi i leader vogliono che la SCO sia un’organizzazione più forte e che garantisca stabilità e sviluppo a tutti i suoi aderenti. La Russia agirà come Presidente della SCO fino al prossimo summit nel 2015. Il paese ha già delineato i piani per questo periodo per un più ampio uso delle monete nazionali negli accordi. Le prospettive sono buone per il lancio dei grandi progetti multilaterali nel settore dei trasporti, energia, ricerca e tecnologia innovative, agricoltura ed uso pacifico dello spazio. Business Council, Consorzio interbancario ed Energy Club della SCO sono in prima linea nell’espandere la cooperazione tra gli Stati membri. Saranno inoltre adottate misure per stabilire relazioni con l’Unione economica eurasiatica, attualmente è composta da Russia, Kazakistan e Bielorussia, con Armenia e Tagikistan che probabilmente vi aderiranno nel prossimo futuro.
Nel complesso, il futuro della SCO sembra assai promettente. Una combinazione di nuove adesioni e determinazione faranno dell’organizzazione un importante e influente blocco, garantendo che la SCO continui a svilupparsi e ad espandersi. L’ambizione di creare un’organizzazione dominante e libera da qualsiasi influenza occidentale potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro.

Map_SCOAlexander Clackson è il fondatore di Global Political Insight, think tank di Londra e organizzazione politica mediatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo

I primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
RusVesna - Histoire et Societé 13/09/2014

13930305000564_PhotoIA Dushanbe, capitale del Tagikistan, si è conclusa la parte ufficiale del vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Anche se formalmente non è stato menzionato, in realtà il primo risultato dell’evento è riassunto dalle parole di un esperto: “Perfetto, ora la NATO fa un po’ di spazio“. In primo luogo, dopo la creazione della struttura unitaria della SCO per la lotta al traffico di droga, è stata annunciata a Dushanbe il quadro unificato della lotta al terrorismo. In realtà, si tratta di un’alleanza militare, forse ancora più potente della NATO, visto che si parla della possibilità di formare contingenti militari congiunti con comando unificato e condivisione di tutte le risorse necessarie contro un nemico comune. La dichiarazione dopo il vertice è stata preceduta dalle esercitazioni militari congiunte “Missione di Pace – 2014″, del 24-29 agosto in Cina, le più ambiziose nella storia della SCO. La ragione ufficiale della decisione è la prospettiva della ritirata delle truppe NATO dall’Afghanistan mentre il Paese è sempre più teatro dello scontro tra forze governative e radicali. Tuttavia, il commento del presidente del Tagikistan ha lasciato intendere che non si tratta dei taliban. Rakhmonov ha detto: “La situazione diventa preoccupante quando un gruppo di persone possiede moderne tecnologie militari, una volta esclusivamente appannaggio degli Stati. Tali cambiamenti mutano radicalmente la natura delle sfide che affrontiamo, e l’approccio alla loro soluzione“. Chiaramente si tratta del SIIL, i cui membri sono già attivi in tutti i Paesi aderenti alla SCO: Russia, Cina, Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan, e in tutti i Paesi osservatori della SCO: Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran. Un altro Paese interessato alla lotta contro il SIIL è la Turchia, che ha lo status di “interlocutore della SCO”. A tal proposito è importante ricordare che, sotto la presidenza della Russia, da Dushanbe si prevede di fissare nel 2015 l’adozione della strategia per sviluppare l’organizzazione per il 2025, facendo aderire alla SCO India e Pakistan come membri a pieno titolo.
Nonostante le varie complesse relazioni tra gli Stati della SCO, la loro volontà di agire come fronte unito contro la minaccia comune, indica anche la volontà di negoziare a vantaggio della prosperità comune: i progetti prioritari della SCO sono i programmi di collaborazione per lo sviluppo economico strategico. Così si parla di unione, non solo di alleanza economica, ma anche militare di quasi tutta l’Asia meridionale. Dato che la SCO ha strette relazioni con la Comunità economica eurasiatica e i Paesi CSI e BRICS, è comprensibile che molti esperti considerino il vertice di Dushanbe una chiara linea contro Stati Uniti e NATO, che hanno sostenuto la creazione della minaccia terroristica internazionale, tra cui anche il SIIL, provocando il crollo di numerosi Stati. Anche se la SCO non è destinata ad essere il contraltare di UE e NATO, con la loro disciplina di ferro, a giudizio di alti funzionari russi, la causa del rafforzamento dell’organizzazione è chiara: nonostante le contraddizioni, i principali Paesi del mondo non europeo sono pronti a difendersi dagli attacchi occidentali alla propria sovranità e la Russia è la mediatrice che ha contribuito all’unione. Particolarmente evidente è la posizione della SCO indicata a Dushanbe sulla “crisi ucraina”, che deve essere risolta pacificamente al più presto.
Rendendosi conto che il conflitto in Ucraina è una minaccia diretta alla Russia e quindi alle associazioni internazionali e soprattutto ai programmi economici e sociali cui partecipano, tutti i Paesi della SCO hanno espresso sostegno al piano di pace di Vladimir Putin. Si ricordi che questo piano attua il cessate il fuoco e avvia i negoziati. Tuttavia, il ritiro delle truppe dalle aree popolate dovrebbe essere superiore alla gittata dell’artiglieria. Il che significa che i gruppi della spedizione punitiva di Kiev devono lasciare il Donbas, dato che la densità della popolazione non gli permette di ritirarsi nella distanza specificata e di rimanere entro i suoi confini.

4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine dell’impero, la carta della ‘de-dollarizzazione’ di Cina e Russia

Tyler Durden Zerohedge 12/09/2014

China-buying-U.S.-DebtLa storia non è finita con la guerra fredda e, come Mark Twain ha detto, se la storia non si ripete spesso fa rima. Come Alessandro, Roma e Gran Bretagna cedettero il loro dominio globale assoluto, così sarà anche per gli Stati Uniti già in declino. Il dominio economico globale degli USA è in declino dal 1998, ben prima della crisi finanziaria globale. Gran parte di tale declino ha effettivamente poco a che fare con le azioni degli Stati Uniti, ma piuttosto con il dipanarsi di un’anomalia economica lunga un secolo. La Cina ritorna ad avere la posizione economica globale che aveva per millenni prima della rivoluzione industriale. Proprio come il dollaro è divenuto valuta di riserva globale mentre la sua potenza economica cresceva così, come il grafico sottostante indica, la crescente spinta alla dedollarizzazione del ‘resto del mondo isolato’, è una scommessa intelligente…

20140912_USANo2Come spiega Jim Reid di Deutsche Bank, “Nel 1950 la quota della Cina di popolazione mondiale era il 29%, la sua quota di produzione economica mondiale (su base PPP) era di circa il 5% (Figura 98). Per contro gli Stati Uniti era il contrario, con l’8% della popolazione mondiale detenevano il 28% della produzione economica”.

20140912_USANo22Dal 2008, l’enorme secolare ritardo economico della Cina era già sulla via del superamento (Figura 97).

20140912_USANo21Sulla base delle tendenze attuali, l’economia cinese supererà quella statunitense in potere d’acquisto, nei prossimi anni. Gli Stati Uniti non sono più l’unica superpotenza economica del mondo e in effetti la loro quota di produzione mondiale (su base PPP) è caduta a meno del 20%, storicamente utile per indicare la singola superpotenza economicamente dominante. In termini economici siamo già nel mondo bipolare. Stati Uniti e Cina di oggi controllano oltre un terzo della produzione mondiale (su base PPP). Tuttavia, come abbiamo già sottolineato, la dimensione economica di una nazione non è l’unico fattore determinante dello status di superpotenza. C’è un moltiplicatore “geopolitico” che deve essere contabilizzato, permettendo alle nazioni performance superiori o inferiori al loro potere economico sul piano geopolitico globale. Abbiamo già discusso di come la riluttanza degli Stati Uniti ad impegnarsi nel resto del mondo prima della seconda guerra mondiale, fece sì che sulla scena mondiale gli Stati Uniti non fossero una superpotenza a dispetto dell’enorme vantaggio economico, e come la capacità e la volontà dell’URSS di sacrificare altri obiettivi per assicurarsi lo status di superpotenza, le permettesse di competere con gli Stati Uniti per il potere geopolitico, nonostante la sua economia molto più debole. Guardando il mondo di oggi, si potrebbe sostenere che gli USA continuano a godere di un’influenza smisurata rispetto alle dimensioni della propri economia, mentre geopoliticamente la Cina non sfrutta la sua economia. Per usare il termine che abbiamo qui sviluppato, gli Stati Uniti hanno un moltiplicatore geopolitico maggiore di uno, mentre per la Cina è minore di uno. Perché?
Quasi un secolo di dominio economico e mezzo secolo di status da superpotenza degli Stati Uniti, hanno lasciato il segno sul mondo. Il potere lascia un’eredità. Primo, il “soft power” degli Stati Uniti rimane in gran parte senza rivali, la cultura degli Stati Uniti è onnipresente (si pensi a Hollywood, alle università della Ivy League e a McDonald), le maggiori imprese statunitensi sono giganti globali e la lista degli alleati USA è senza pari. Secondo, il presidente degli Stati Uniti continua ad avere il titolo di “leader del mondo libero”, e gli USA sono impegnati a difendere questo mondo. Anche se ultimamente delle domande si pongono, gli Stati Uniti sono l’unica nazione disposta ad intervenire per sostenere tale ordine del “mondo libero”, e la sua spesa militare fa impallidire quella del resto del mondo. La spesa militare degli USA è oltre il 35% del totale mondiale e i loro alleati coprono un altro 25%.
Il ritardo geopolitico cinese ha una serie di ragioni plausibili, per cui la Cina continua a non sfruttare la sua economia sulla scena mondiale. Prima di tutto ha le sue priorità. La Cina pone la crescita interna in cima a tutte le sue preoccupazioni, nonostante i recenti progressi, milioni di cittadini cinesi continuano a vivere in povertà. Così finora è stata disposta a sacrificare il potere globale sull’altare della crescita economica. Ciò probabilmente si riflette meglio sulla dimensione del bilancio militare, che in dollari è meno di un terzo di quello degli USA. In secondo luogo la Cina non ha lo stesso livello di soft power degli Stati Uniti. Il comunismo cinese non fu seducente come il comunismo sovietico ed oggi l’ascesa della Cina generalmente spaventa i vicini piuttosto che farne degli alleati. Tali fattori probabilmente contribuiscono a spiegare perché, in un certo senso geopolitico, gli USA sembrano restare l’unica superpotenza del mondo; utilizzando il modello di superpotenza dominante di cui parliamo, ci aiuta a spiegare perché le tensioni geopolitiche globali fossero relativamente basse, almeno prima della crisi finanziaria globale. Tuttavia questa situazione è cambiata negli ultimi cinque anni. Non solo l’economia cinese continua a crescere molto più velocemente di quella statunitense, ma forse ancora più importante si può affermare che il moltiplicatore geopolitico degli Stati Uniti cede, riducendo il predominio degli Stati Uniti sulla scena mondiale, andando verso una ripartizione equilibrata del potere geopolitico mondiale, come non s’è visto dalla fine della Guerra Fredda. Se è così, allora il mondo sarebbe nel pieno dell’inasprimento delle tensioni geopolitiche, strutturali e non temporanee.
Perché affermiamo che il moltiplicatore geopolitico degli Stati Uniti, la sua capacità di trasformare la forza economica in potere geopolitico, sia in declino? Su molte ragioni secondo cui ciò sarebbe vero, tre ne spiccano. In primo luogo, dalla crisi gli Stati Uniti (e l’occidente in generale) hanno perso fiducia. L’apparente fallimento del laissez faire economico rappresentato dalla crisi, combinato con la debole ripresa economica degli Stati Uniti, li lascia meno sicuri sul generazionale modello nazionale democratico e liberista. Poiché tale incertezza è aumentata, la volontà statunitense di sostenere che il resto del mondo debba seguire il suo modello è scemata. Secondo, la guerra in Afghanistan e, in particolare, in Iraq hanno lasciato gli Stati Uniti assai meno disposti ad intervenire nel mondo. Una delle più importanti lezioni che gli Stati Uniti sembrano aver tratto dalla guerra in Iraq, è che non possono risolvere tutti i problemi del mondo, ed in effetti spesso li peggiorano. In terzo luogo, l’avanzata dei politici faziosi negli Stati Uniti, lascia il popolo sempre meno fiducioso verso il governo. Il risultato netto di questi cambiamenti nei sentimenti del popolo degli Stati Uniti e del suo governo, è il declino del loro predominio geopolitico globale. Gli eventi degli ultimi 5 anni l’hanno sottolineato. Guardando alle quattro principali questioni geopolitiche di questo periodo, l’esito della Primavera araba (soprattutto in Siria), l’ascesa dello Stato islamico, le azioni della Russia in Ucraina e della Cina nella regione con la sua dimostrazione di forza navale, gli Stati Uniti si sono dimostrati sostanzialmente inefficienti. Il presidente Obama si allontanò dalla “linea rossa” dell’uso da parte del governo siriano di armi chimiche. Gli Stati Uniti escludono un intervento significativo nel nord dell’Iraq contro lo Stato islamico. Gli USA non possono frenare l’azione pro-russa in Ucraina e solo dopo molto tempo (con l’impeto del tragico disastro aereo civile) hanno convinto i loro alleati ad adottare ciò che sarebbe generalmente considerata una “prima risposta” ad una situazione del genere, le sanzioni economiche. E finora gli Stati Uniti non hanno dato alcuna risposta strategica alle azioni della Cina nei mari orientale e meridionale cinesi. È importante sottolineare che tali scelte politiche non necessariamente riflettono la scelta dell’attuale amministrazione, ma piuttosto riflettono lo stato d’animo del popolo degli Stati Uniti. Nel sondaggio Pew 2013 sul ruolo degli USA nel mondo, la maggioranza (52%) ritiene che “gli Stati Uniti dovrebbero pensare ai propri affari e lasciare che altri Paesi facciano al meglio ciò che possono per conto proprio“. Questa percentuale oscillava dal 20% nel 1964, al 41% nel 1995 al 30% nel 2002.

Le conseguenze geopolitiche del declino del dominio globale
Ognuno di tali eventi ha mostrato la riluttanza statunitense nell’adottare una forte azione in politica estera e certamente ne sottolinea la riluttanza ad usare la forza. Alleati e nemici degli USA l’hanno notato e preso atto. Il moltiplicatore geopolitico degli USA è diminuito anche se la lor forza economica è relativamente in declino e gli Stati Uniti degradano rispetto al resto delle grandi potenze mondiali in termini di potere geopolitico. Qui cerchiamo di vedere cosa imparare dalla storia cercando di comprendere i cambiamenti nelle tensioni geopolitiche strutturali mondiali. Abbiamo in generale sostenuto che l’ampio dipanarsi della storia del mondo suggerisce che la spinta principale ai cambiamenti strutturali delle tensioni geopolitiche globali era l’ascesa o la caduta della potenza leader mondiale. Abbiamo anche suggerito una serie di segnali importanti per tale punto di vista, soprattutto che una superpotenza dominante causerebbe minori tensioni geopolitiche strutturali quando fosse stabile internamente. Abbiamo anche cercato di distinguere tra una superpotenza “economica” (che possiamo misurare direttamente) e una vera e propria superpotenza “geopolitica” (cosa che non possiamo misurare). Su tale argomento abbiamo ipotizzato che la potenza geopolitica di una nazione può essere stimata approssimativamente moltiplicandone la potenza economica con il “moltiplicatore geopolitico” che ne riflette la capacità di accumulare e pianificare la forza, la volontà d’intervenire negli affari mondiali e l’estensione del suo “soft power”.
Tenuto conto di questa analisi, ci colpisce il fatto che oggi siamo nel pieno di un evento storico estremamente raro, il relativo declino di una superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, il cui dominio geopolitico mondiale è in declino, da un lato per l’ascesa storica della Cina dalla sua spropositata arretratezza e dall’altro da varie questioni interne, dalla crisi della fiducia sul nucleo del modello economico degli Stati Uniti e dalla stanchezza per la guerra in generale. Ciò non vuol dire che la posizione degli USA nel sistema globale sia sull’orlo del collasso. Lungi da ciò, gli Stati Uniti rimangono la maggiore delle due grandi potenze del prossimo futuro, dato che il “moltiplicatore geopolitico” potenziato dal soft power profondamente radicato e dal costante impegno per l’ordine del “mondo libero”, permette di sovrastimarne la potenza economica. Come l’attuale segretario alla Difesa USA Chuck Hagel ha detto all’inizio dell’anno, “Noi (gli USA) non c’impegniamo nel mondo perché siamo una grande nazione. Piuttosto, siamo una grande nazione perché c’impegniamo nel mondo“. Ciò nonostante gli Stati Uniti perdono il posto di unica superpotenza geopolitica dominante e la storia suggerisce che durante tali mutamenti le tensioni geopolitiche aumentano strutturalmente. Se questa analisi è corretta, allora l’aumento negli ultimi cinque anni, e più in particolare l’anno scorso, delle tensioni geopolitiche globali potrebbe rivelarsi non temporaneo, ma strutturale al sistema mondiale attuale, e il mondo continuerà a sperimentarne più frequenti, duraturi e ampi rispetto agli ultimi vent’anni, almeno. Se sarà davvero così, allora i mercati potrebbero aumentare i prezzi per via dei maggiori rischi geopolitici in futuro.

SCO_updated_versionCina e Russia affronteranno unite le sfide
The BRICS Post 11 settembre 2014

putin-sco-dushanbe-summit2.siIl presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo, Vladimir Putin, si sono incontrati a Dushanbe, capitale del Tagikistan, per il 14° summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO). I due alleati hanno discusso di “questioni urgenti della cooperazione bilaterale, in particolare nei settori energetico, aerospaziale e infrastrutturale“, ha detto un comunicato del Cremlino. E’ il quarto incontro nel 2014 tra i due leader. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto, durante l’incontro, che le leadership delle due nazioni “affronteranno congiuntamente le sfide estere”. “Sono pronto ad ulteriori contatti per rafforzare il sostegno reciproco e ampliare l’apertura tra i nostri Paesi, in modo da poter sempre attingere al reciproco sostegno, affrontando congiuntamente le sfide estere e raggiungere i nostri grandi obiettivi di sviluppo e rinascita”, ha detto Xi.
All’inizio della scorsa settimana, la Cina ha solidamente appoggiato il piano di pace di Vladimir Putin sull’Ucraina , anche se l’Unione europea ha preparato altre sanzioni bancarie ed energetiche alla Russia. Il presidente russo ha lodato l’accordo sul gas da 400 miliardi di dollari firmato questo maggio tra i due Paesi, garantendo all’utente energetico più importante del mondo una delle principali fonti di combustibile pulito. “Ciò è stato fatto con il sostegno diretto del presidente della Cina. Ora ne abbiamo praticamente iniziato l’attuazione che, ne sono certo, che procederà secondo le regole del business e sarà realizzato efficacemente da entrambe le parti, Russia e Repubblica popolare di Cina“, ha detto Putin a Dushanbe. L’accordo ha aperto un nuovo mercato a Mosca che rischia di perdere clienti europei per la crisi ucraina. “L’amicizia personale di Putin” con il presidente cinese è un suo trionfo politico, mentre i capi occidentali intensificano i tentativi d’isolare Putin per il presunto sostegno della Russia ai ribelli pro-Mosca in Ucraina orientale. “Compiamo progressi in altri settori tradizionali della cooperazione come energia nucleare, ingegneria aerospaziale, infrastrutture e così via”, ha detto Putin.
Xi ha detto che Pechino e Mosca supervisionano i progressi nello sviluppo congiunto del jumbo jet a lungo raggio e degli elicotteri pesanti, così come altri importanti progetti comuni. “All’inizio del mese abbiamo preso personalmente parte alla cerimonia dell’avvio della costruzione del gasdotto Potere della Siberia, mostrando quanto seriamente consideriamo l’espansione della cooperazione energetica russo-cinese”, ha detto Xi Putin. “Abbiamo istituito una commissione intergovernativa russo-cinese sulla cooperazione degli investimenti. Valutiamo attivamente la cooperazione nella costruzione di ferrovie ad alta velocità e lanciato la cooperazione nei sistemi di navigazione satellitare, cui ho prestato personalmente grande attenzione“, ha aggiunto.
Xi e Putin hanno anche avuto colloqui a luglio in Brasile durante il 6° vertice BRICS. Xi ha avuto colloqui o incontrato Putin nove volte da quando ha assunto la carica di Presidente della Cina, nel marzo 2013, a testimonianza di relazioni sino-russe più forti e assertive. In un momento saliente dell’incontro sugli investimenti, Mosca e Pechino hanno stipulato un patto per incrementare l’uso di rublo e yuan nelle transazioni commerciali. Durante la riunione inaugurale nella Grande Sala del Popolo di Pechino, la Commissione per la Cooperazione negli Investimenti Russia-Cina ha discusso dei 32 progetti d’investimento bilaterali, ha detto il viceprimo ministro russo Igor Shuvalov.
Xi e Putin partecipavano al 14° summit della SCO nella capitale tagika.

Cina, Russia e Mongolia creano un corridoio economico
The BRICS Post 12 settembre 2014

2014091207125869365Il presidente cinese Xi Jinping ha proposto di costruire un corridoio economico che colleghi Cina, Mongolia e Russia, durante i colloqui tripartiti tra i leader dei tre Paesi a Dushanbe, capitale del Tagikistan. Xi ha avuto colloqui con i suoi omologhi russo Vladimir Putin e mongolo Tsakhiagiin Elbegdorj a margine del 14° summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Xi ha detto che il vertice trilaterale è di “grande importanza per approfondire la fiducia reciproca e portare avanti la cooperazione regionale nell’Asia nordorientale“. Il presidente mongolo aveva suggerito che i tre Paesi s’incontrino in un formato trilaterale. “Naturalmente, la vicinanza geografica di Mongolia, Russia e Cina aiuta a realizzare vantaggiosi progetti a lungo termine infrastrutturali, energetici e minerari. Abbiamo cose da discutere e troviamo importante, fattibile e utile stabilire un dialogo regolare“, ha detto Putin durante l’incontro. Il presidente cinese ha detto che i tre vicini possono collegare l’iniziativa di Pechino della Cintura economica della Via della Seta al piano ferroviario transcontinentale della Russia e al programma Vie della Prateria della Mongolia, costruendo insieme un corridoio economico Cina-Mongolia-Russia. Ciò potrebbe trasformare la Mongolia in un “corridoio” che collega le economie cinese e russa.
La Mongolia è più estesa di Giappone, Francia e Spagna messe insieme. Le tre parti devono anche rafforzare l’interconnettività del traffico, agevolare il flusso dei trasporti e studiare la fattibilità della costruzione di una rete elettrica transnazionale, ha detto Xi. I tre leader hanno inoltre deciso di istituire un meccanismo di consultazione ministeriale per coordinare e promuovere la cooperazione trilaterale. La Mongolia è di crescente interesse strategico per Russia, Cina e Stati Uniti. La proposta del presidente cinese di un corridoio economico mira anche a contrastare il maggiore interesse di Washington sulla regione. La Cina è il maggiore partner commerciale della Mongolia, anche se gli Stati Uniti hanno significativi legami nella difesa con il Paese. Xi ha suggerito che le tre nazioni rafforzino la cooperazione attraverso gruppi di riflessione, media e l’allineamento sulla tutela ambientale e la prevenzione delle catastrofi. Sulla cooperazione internazionale, Xi ha detto che i tre Paesi devono “salvaguardare congiuntamente le norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, sostenere il nuovo concetto di sicurezza con fiducia reciproca, mutuo vantaggio, uguaglianza e collaborazione, promuovendo congiuntamente la soluzione politica delle controversie internazionali e questioni scottanti”.
Xi e Putin hanno ribadito l’invito alla Mongolia a partecipare alle attività congiunte di Cina e Russia previste il prossimo anno per commemorare il 70° anniversario della vittoria della guerra mondiale antifascista e della guerra popolare cinese di resistenza contro l’aggressione giapponese. Il presidente mongolo ha detto a Xi e Putin che il suo Paese è pronto a rafforzare la cooperazione con i due alleati nella Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC).

Xi-Jinping-and-Vladimir-Putin-toast-May-2014Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia: verso un nuovo modello di sviluppo?

Jacques Sapir, Russeurope 8 settembre 20141La questione del modello di sviluppo che la Russia potrebbe seguire nei prossimi anni è ormai apertamente legata all’evoluzione del contesto internazionale. Il gioco delle sanzioni e contro-sanzioni è destinato a continuare. Possiamo chiederci se non abbia già causato un cambiamento significativo nella percezione del mondo da parte del governo ed anche dell’élite russa.

Il ritorno della Guerra Fredda?
Le relazioni tra Stati Uniti, Unione europea e Russia sono peggiorate notevolmente dall’inizio del 2014, e non erano buone prima. Le contraddizioni in politica estera erano chiare da circa due anni. Ma l’iniziativa russa sulla questione delle armi chimiche in Siria ha mostrato che una collaborazione era ancora possibile. Collaborazioni anche necessarie per gli Stati Uniti, che non possono uscire dall’Afghanistan senza il supporto implicito della Russia, o per la Francia, che dipende in gran parte dal trasporto aereo pesante delle società russe per le operazioni in Africa. Eppure c’è un impressionante deterioramento del rapporto fin dall’inizio del 2014. John Mearsheimer, professore di scienze politiche presso l’Università di Chicago, ha dimostrato in un recente articolo sulla rivista Foreign Affairs che la responsabilità di tale peggioramento è piuttosto da ricercarsi negli Stati Uniti e nell’Unione europea [1]. In questo degrado, un importante punto di svolta sembra essere stato il dramma del volo MH17 delle Malaysian Airlines, distrutto sull’Ucraina orientale. Gli Stati Uniti subito dichiararono che gli insorti del Donbas e Russia erano responsabili della tragedia. Ora sembra che le cose siano molto più complesse e che prove per condannare la Russia e gli insorti semplicemente non esistano [2]. Gli ex-funzionari dei servizi segreti statunitensi si sono mossi [3]. Ma qualunque sia l’origine della crisi, il suo slancio attuale è perno importante nelle relazioni internazionali, ben oltre il caso della sola Russia. Questo nuovo contesto internazionale è naturalmente preso in considerazione dall’élite russa. Cambia, esplicitamente o implicitamente, il loro rapporto con il mondo e, da questo punto di vista, vi sono importanti implicazioni per il modello di sviluppo adottato dalla Russia. Quindi è probabilmente esagerato parlare di “nuova guerra fredda”, come fanno certi commentatori, non c’è dubbio che si osservano tutte le caratteristiche di un allontanamento tra la Russia e i Paesi definiti, a torto o a ragione, occidentali Tuttavia, la maggiore differenza tra la situazione attuale e quella della seconda metà del ventesimo secolo, è che ora il “bacino atlantico” (Stati Uniti, Canada e Europa occidentale) non concentra più l’essenziale delle tecniche e tecnologie di produzione. La possibile espulsione della Russia non può comportarne l’isolamento, ma lo spostamento delle relazioni verso altri Paesi.

Sanzioni e controsanzioni
Il meccanismo delle sanzioni e delle controsanzioni, ora al culmine, pesa sulle aspettative dei diversi attori economici. Le diverse fasi del processo delle sanzioni e delle risposte del governo russo, costruiscono un particolare contesto psicologico la cui importanza va ben al di là degli effetti concreti delle misure adottate. Riguardo gli Stati Uniti e l’Unione europea, vi è una serie di misure (comprese quelle dell’8 settembre 2014) che comprende la cooperazione industriale come le transazioni finanziarie. In primo luogo, le misure contro le attività industriali, soprattutto le compagnie petrolifere, la tecnologia militare o che potrebbe avere capacità “duale”. Queste misure, tuttavia, restano limitate per diversi motivi:
(I) Si dovrebbero applicare solo ai nuovi contratti, in particolare petrolio e militare, e non pregiudicare i contratti già firmati.
(II) Tali misure sono limitate nel tempo, rinnovabili (ogni 6 mesi).
Si noti inoltre che un certo numero di Paesi in possesso di tali tecnologie non partecipa alle “sanzioni” in questione. Questi Paesi continueranno a rifornire la Russia. Si può anche immaginare che una società di un Paese che applica le sanzioni, trasferisca ad una società in un Paese che non applica tali sanzioni, la concessione delle licenze tecnologiche colpite dalle sanzioni [4]. Ciò riduce notevolmente l’impatto sulla Russia. Poi vi sono le misure che riguardano la sfera finanziaria. Gli Stati Uniti hanno deciso dal 30 marzo di vietare qualsiasi contratto e congelare i beni della banca Rossija e di 6 piccole banche. A luglio decisero di estendere tali misure all’industria della difesa, cantieristica statale (OSK) e costruzioni aeronautiche statali (OAK). Poi vi sono le sanzioni che rientrano nel regime SSI delle sanzioni industriali. Si tratta del divieto alle compagnie russe di prendere prestiti per oltre 90 giorni sui mercati finanziari internazionali. Tali sanzioni vietano sia l’aumento del debito estero di imprese private, sia il fatturato del debito (roll-over) quando matura.

G1Il debito delle banche coinvolte è stimato a 140 miliardi di dollari. Di tale importo, circa 12 miliardi di dollari sarebbero soggetti alle misure roll-over entro il terzo trimestre del 2014 e 22 entro la fine del 2014.

Le aziende colpite dalle sanzioni
Banche: Gazprombank, VEB, VTB, Banca di Mosca, Rosselkhozbank
Industrie: Gazprom, Rosneft, Novatek, OAK, OSK

Il debito estero lordo delle società russe è dell’ordine dei 650 miliardi di dollari. Le banche rappresentano un po’ meno della metà dell’importo (310 miliardi dollari), ma sono loro che hanno la crescita più forte, poiché il debito aziendale è pressoché costante dal 2012. Tali misure essenzialmente penalizzano il settore bancario russo. Un aspetto importante delke sanzioni è che de facto danno agli Stati Uniti una presa sull’UE. La “legge BNP Paribas” renderà imprese e banche europee estremamente riluttanti nel trattare affari in dollari che potrebbero rientrare nel quadro dello status SSI degli Stati Uniti. L’effetto indotto potrebbe essere la riduzione dei flussi in dollari a favore dell’euro o dello yuan (ora utilizzato più degli euro per gli investimenti) e di altre valute. La Russia ha deciso, in risposta a queste misure, d’imporre il divieto di un anno su certi prodotti alimentari provenienti da UE, Stati Uniti, Canada e Australia. Tali misure rientrano in due approcci distinti: rappresaglia che può essere sospesa quando saranno annullate le sanzioni di Stati Uniti ed Unione europea, e misure protezionistiche. In realtà, sembra che il governo russo abbia colto l’occasione fornita dalle sanzioni per adottare misure il cui effetto sull’economia russa potrebbe essere positivo.

Il possibile impatto sul modello di sviluppo della Russia
Dall’ottobre 2005 sembrava esservi un compromesso tra “interventisti” e liberali nel governo, e più in generale nell’élite russa, per un uso misurato dei fondi da reddito delle materie prime. Le quattro “priorità nazionali” fissate da Putin al momento (salute, istruzione, alloggio e integrazione agro-industriale) sono destinate a canalizzare alcune attività degli investimenti, come desiderato dagli “interventisti” ma senza causare notevoli squilibri macroeconomici. Queste priorità nazionali sono responsabilità dell’ex-capo dell’amministrazione presidenziale, Medvedev. nominato Primo Vicepremier nell’autunno 2005, e dovrebbe essere coerente con le regole stabilite da Kudrin e Gref. Va notato che Kudrin, al tempo ministro delle finanze, continua ad opporsi a qualsiasi uso massiccio dei fondi accumulati con le esportazioni dell’economia russa, per il rischio di squilibrio macroeconomico. Questo fu già discusso con la crisi economica mondiale (2008-2010) che ha visto lo Stato assumere un ruolo sempre più importante nell’economia. Nel 2010-2013, vi fu ciò che potrebbe essere chiamata l'”illusione” del possibile ritorno a tale equilibrio.

G2Fonte: Banca Centrale della Russia. 2014: stime di Sberbank

Allo stesso tempo, apparve la strategia industriale per organizzare l’economia russa in tre settori.
A) Il settore prioritario per lo sviluppo dell’economia russa, strettamente controllato dallo Stato: energia e materie prime.
B) Il settore delle industrie strategiche, definito nella logica per la diversificazione della produzione industriale. C’è una notevole industria metalmeccanica. In questo settore, lo Stato non intende esercitare un controllo diretto, ma fornire una direzione strategica. L’ingresso di attori esteri è possibile ed anche auspicabile, ma solo se la politica di tali attori s’integra con la strategia formulata. Inoltre, le aziende russe cercheranno di entrare nel capitale delle grandi imprese occidentali (EADS, Oerlikon), e in cambio il capitale di alcune società russe potrebbe essere aperto.
C) il settore delle altre industrie in cui lo Stato russo non intende intervenire, salvo che per rispettare la legislazione.
In realtà, la compatibilità tra le varie politiche economiche presente nel compromesso del 2005 è problematica. Non sorprende che il punto di equilibrio tra le forze contrapposte nel governo russo sia mutato decisamente dopo la crisi del 2008. Il compromesso sembra essere stata la prima vittima dei cambiamenti del contesto internazionale. Ma i segni di un cambio potrebbero essere stati percepiti alla fine del 2013 o anche prima, con la dipartita del governo Kudrin. Da questo punto di vista, il cambio di modello di sviluppo non è la semplice reazione al cambio geopolitico, ma viene usato per mutare l’ordine del giorno dalla fine del 2012 e che dovrebbe portare ad un modello di sviluppo che per la Russia sarebbe molto più egoista di quanto appaia, puntando decisamente alla costruzione di un’industria innovativa [5].

Una politica per la sostituzione delle importazioni
Si notano negli ultimi mesi cambiamenti significativi, in qualche misura il prodotto del nuovo sistema di relazioni internazionali. L’impatto delle sanzioni sembrava molto debole fino ad aprile 2014, ma oggi possiamo fare le seguenti osservazioni:
A) Vi è una ripresa dell’attività industriale (+ 2,5% nel primo semestre), ed è chiara.
B) L’attività agricola e alimentare sembra accelerare a giugno e luglio, prima dell’entrata in vigore della rappresaglia russa.
C) Questi effetti positivi sembrano direttamente correlati al deprezzamento di circa il 10% del rublo da marzo.

G3La crisi ucraina ha anche causato gravi disagi, ma era limitata sul mercato dei cambi e finanziario russo. Se le fluttuazioni del mercato azionario di Mosca hanno poca influenza (i fondi della borsa di Mosca sono solo l’1% degli investimenti in Russia), le perturbazioni del mercato dei cambi sono più importanti. Da questo punto di vista, per valutare l’impatto reale della crisi ucraina si segnala quanto segue:
1) La Russia ha un tasso d’inflazione di gran lunga superiore a quello di UE e Stati Uniti, con un tasso nel 2014 stimato al 7,5%. Questo significa che per analoghi incrementi di produttività, il deprezzamento del rublo dovrebbe essere del 5% nei confronti del dollaro e del 6,5% verso l’euro, per mantenere la competitività del Paese.
2) Infatti, i guadagni di produttività della produzione russa sono superiori di circa il 2,5% rispetto a quanto noto di Stati Uniti e Unione europea. La svalutazione del rublo dovrebbe essere del 2% nei confronti del dollaro e del 4% nei confronti dell’euro.
3) Ora vediamo una perdita media dell’8-12% contro il dollaro e dell’11-16% rispetto all’euro, in media un deprezzamento reale del rublo dell’8% contro il dollaro e del 9% nei confronti dell’euro. Questi livelli di deprezzamento possono effettivamente avere un effetto positivo sui produttori locali russi. Ha senso allora che l’economia russa reagisca positivamente e non negativamente alle sanzioni, in quanto si ha un notevole potenziale di crescita nel settore delle sostituzioni delle importazioni. Tuttavia, l’effetto diretto del deprezzamento del tasso di cambio è al culmine da 6 a 18 mesi dopo l’ammortamento. L’effetto tende a diminuire in seguito, ed è considerato esaurito da 36 a 60 mesi dopo l’ammortamento. Tuttavia, si tratta di un’analisi puramente statica che presuppone che le società locali non investino per migliorare qualitativamente la loro competitività. La vera questione è se l’investimento in capitale produttivo delle società locali incrementerà la produzione dell’industria manifatturiera, ma anche dell’industria alimentare in qualità e diversità.

Verso l’indipendenza finanziaria?
In realtà, la questione degli investimenti si riferisce all’autonomia o indipendenza che la Russia potrebbe raggiungere nei prossimi anni. Dal 2011, le autorità russe hanno dato segni ricorrenti di voler acquisire una propria autonomia dai mercati finanziari occidentali. Ciò s’è accelerato significativamente a fine 2013m nell’ambito dell’alleanza di fatto con la Cina. Il cambio dello yuan alla borsa di Mosca, ma anche la creazione di un mercato del rublo “non residente”, vanno verso la costruzione di un’economia russa autonoma dallo spazio finanziario dominato dal dollaro. Ora, ciò è destinato ad avere implicazioni serie per l’equilibrio finanziario globale, perché la Russia è un importante esportatore di petrolio e gas, ma anche di alcuni metalli e, finora, queste operazioni sono state condotte in gran parte in dollari. La costruzione da parte della Russia di un sistema di finanziamento che ne assicuri l’autonomia dai mercati finanziari occidentali può avere accelerato la logica delle sanzioni. La costruzione di questo sistema è una priorità per la Russia se vuole sfruttare appieno la logica della sostituzione delle importazioni, in cui sembra essere impegnata. Il ruolo dello Stato sarà importante nel sistema dei finanziamento, e non è ancora chiaro se questo ruolo sarà legato direttamente al Ministero delle Finanze o se sarà attuato dalle banche statali. Tuttavia, la costruzione di un tale sistema avrà implicazioni estremamente importanti per il sistema finanziario internazionale, che potrebbe vedere la propria crisi accelerare dallo squilibrio così prodotto.

russias-pipelines-could-loop-around-earth-more-than-six-times[1] Mearsheimer J., “Why the Ukraine Crisis is the West’s fault“, Foreign Affairs, settembre/ottobre 2014
[2] Sapir J., “MH17, doubts in the intelligence community“, Russeurope, 1 agosto 2014
[3] “Senior U.S. Intelligence Officers: Obama Should Release Ukraine Evidence“, 29 luglio 2014
[4] “Rosneft to take 30 percent in Norwegian driller”, RT Business, 22 agosto 2014
[5] Trenim D., Russia’s New National Strategy

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’è la “Novorossija”?

Alain Benajam, Rete Voltaire, Parigi (Francia) 10 settembre 2014

La presentazione degli eventi a Lugansk e Donetsk da parte dei media atlantisti ignora le richieste del popolo. Tuttavia, non si tratta di una semplice rivolta contro il potere a Kiev, ma dell’affermazione di un particolare ideale. Alain Benajam, che ha viaggiato nel Paese per 40 anni, ci parla dei simboli del nuovo Stato di “Novorossjia.”

10325601“Novorossija”, il cui nome esatto è “Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija” è l’ultimo arrivato tra gli Stati democraticamente costituiti, anche se non è riconosciuto dalla comunità internazionale, esiste ed opera. L’esistenza dell'”Unione delle Repubbliche del Popolo della Nuova Russia” è una piccola rivoluzione, va capito perché. Tutti i termini e simboli della Nuova Russia sono stati accuratamente scelti ed hanno un significato profondo. La Nuova Russia o Novorossija ha cultura e lingua russa, ma non pretende di integrarsi nella Federazione russa. La Federazione Russa è uno Stato federale multietnico che si estende dal Baltico all’Oceano Pacifico e comprende numerose repubbliche autonome e popoli culturalmente non russi.

Come si può definire un’identità nazionale?
I confini statali sono tracciati dalla storia e dai suoi conflitti e non sempre tengono conto dei confini culturali e linguistici. Gli Stati moderni sono definiti da qualcosa di diverso da etnia o cultura, e se l’etnia non è molto precisata ed è valida solo per descrivere isolati gruppi tribali, la cultura indica essenzialmente una lingua e riferimenti storici comuni. Lo Stato moderno viene definito dal territorio delimitato da confini riconosciuti internazionalmente. Come tutti sanno il primo trattato sul reciproco riconoscimento dei confini fu il Trattato di Westfalia del 1648, a seguito della terribile Guerra dei Trent’anni che devastò l’Europa. Nel territorio degli Stati riconosciuti internazionalmente si applicano leggi e tasse specifiche. La definizione dello Stato moderno si sovrappone a quella di nazione, oggi si parla di Stato-nazione, dove la cittadinanza è definita dalla legge e nient’altro. L’appartenenza ad uno spazio culturale e linguistico e l’appartenenza a uno Stato-nazione oggi sono completamente separate. Molti Stati hanno popolazioni di cultura e lingua diversa come Svizzera, Belgio, Spagna, Regno Unito, Finlandia in Europa. In Africa e Oriente la colonizzazione ha plasmato Stati indipendentemente dalle differenze storico-culturali, ma ognuno ha accettato questi confini giuridici tenendoseli e componendo nuove nazioni sulla base dei nuovi Stati. Popolazioni con la stessa cultura e lingua possono trovarsi in Stati diversi, come lo Stato francese e la provincia del Quebec del governo federale canadese. Le popolazioni di lingua inglese di origini europee dell’ex-impero britannico si trovano in diversi Stati distinti come Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e lo stesso vale per il mondo ispanico, in America Latina. Anche la Germania fu divisa in due Stati per diversi anni. Il reciproco riconoscimento degli Stati dalla comunità internazionale non significa che i popoli riconosciuti nazionalmente dagli Stati siano culturalmente e linguisticamente ignorati. Ad esempio i popoli colonizzati dagli altri Stati dovettero lottare per avere la possibilità di formare uno Stato indipendente, come l’Algeria che si separò dalla Francia. La Carta delle Nazioni Unite ha definito giusto, nel dopoguerra, l’autodeterminazione dei popoli che vogliono divenire Stati indipendenti tramite il referendum. Il diritto dei popoli, caro al Generale de Gaulle, è un aspetto importante del diritto internazionale. Così ogni Stato nazione riconosciuto dalla comunità internazionale non può in alcun modo essere definitivo, ma dovrebbe essere sempre soggetto alla volontà di coloro che lo compongono. Tornando alla nostra Nuova Russia, si tratta di un nuovo Stato russo. Se culturalmente è russo, giuridicamente è diverso dalla Federazione russa, come se la provincia canadese del Quebec, divenendo indipendente, formasse un nuovo Stato francese, anche se non si parlerebbe di “Nuova Francia”, come la “Nuova Russia”.

Cosa significa “Repubblica Popolare”?
2a28b7242039947c814c3843aa429610 La Nuova Russia (Novorossia) è uno Stato federale che incorpora repubbliche popolari. Oggi comprende solammente due repubbliche, la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk, i cui confini seguono quegli degli ex-oblast ucraini dallo stesso nome. La Nuova Russia dovrà riunire nell’autodeterminazione gli altri oblast dell’ex-Ucraina che scegliessero democraticamente, con il referendum, di costruire la loro Repubblica popolare e di aderire all’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia. Ricordiamo da subito che l’Ucraina è sempre stata una provincia russa, perfino il luogo in cui venne fondata la Russia, Rus’, e l’ex-Ucraina fu arbitrariamente creata dall’Unione Sovietica senza mai contemplare le assai diverse popolazioni che abitano questa regione. Oggi, la democrazia è tornata ed è pienamente in linea con il diritto internazionale, chiedendo l’opinione dei diversi popoli che compongono questo recente Stato artificiale. I fondatori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk insistono sul termine “popolare”. Fu usato storicamente dagli Stati sotto l’influenza sovietica, dopo la seconda guerra mondiale, definendosi sulla via della costruzione del socialismo. Il socialismo nella sua definizione marxista-leninista disciplina la proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio. Il socialismo non è certo il comunismo, secondo la definizione marxista-leninista, poiché nel comunismo descritto dal Manifesto di Marx ed Engels nel 1848, non c’è la proprietà, la proprietà sociale, né il governo, né i salari. La parola “comunista” per descrivere questi Stati fu usata dalla propaganda statunitense. Nessuno Stato finora ha affermato di essere comunista. Nella sua conferenza stampa via skype del 6 settembre, a Parigi, Pavel Gubarjov, uno dei fondatori della Repubblica popolare di Donetsk ed ex-governatore “popolare”, precisava che il regno degli oligarchi era finito in Novorossija, adempiendo a una delle principali pretese di “Majdan”. Chi sono questi oligarchi dilaganti in Ucraina, Russia e negli altri Paesi che hanno abbandonato la via socialista? Tali persone sono soprattutto ex-burocrati della nomenklatura precedente, ma anche mafiosi, che si accaparrarono con la forza e illegalmente le industrie pubbliche divenendo immensamente ricchi. Ciò fu in qualche modo ostacolato in Russia e gli oligarchi che stavano estinguendo lo Stato russo sotto Boris Elstsin furono fermati da Vladimir Putin, che ha imprigionato qualche soggetto. In Ucraina, il fenomeno oligarchico è particolarmente devastante, enormi fortune sono state accumulate da pochi individui, mentre la gente è sempre più povera. L’Ucraina è il Paese europeo dai salari più bassi (inferiori a quelli in Cina). Il termine “popolare” non significa che si torna ai giorni dell’URSS, dove furono nazionalizzate tutte le attività economiche. Questo termine significa che solo le grandi industrie, come energia, l’industria pesante e degli armamenti saranno sotto il controllo del popolo che costituisce gli Stati federali. L’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia non mira a ricostruire l’URSS antidemocratica del partito unico, ma riconosce alcuni aspetti positivi della URSS, dove tutti avevano il diritto a salute, alloggio e lavoro.

Il motto e la bandiera della Novorossija
Il motto dell’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è “Libertà e Lavoro”, indicando chiaramente il desiderio di assicurare la libertà degli individui e una particolare attenzione per i lavoratori, cosa che non appartiene agli oligarchi. I valori di libertà e lavoro sono simboleggiati anche dalla bandiera, la bandiera rossa dei lavoratori, della Comune di Parigi di cui una si trova nel mausoleo di Lenin, una bandiera rossa con la croce di Sant’Andrea, il santo patrono della Russia, fondatore della Chiesa di Costantinopoli e all’origine dell’evangelizzazione, simboleggiata dalla bandiera bianca con la croce blu (chiamata di S. Andrea, ricordandone le torture). Questa bandiera sarebbe, non necessariamente, fregiata dalle armi della Novorossija simboleggiate dell’aquila a due teste delle antiche monarchie slave, coronata da una muratura industriale, indicando il carattere slavo e russo della Nuova Russia. Al centro vi è inserito lo scudo con la figura di un cosacco, ricordando che questa regione è anche la terra dei cosacchi. A sinistra vi è il martello dei metallurgici. A destra un’ancora, perché la nuova Russia ha il porto di Mariupol sul Mar d’Azov, accedendo al Mar Nero attraverso lo Stretto di Kerch. La zampa destra serra una spiga di grano, simbolo di pace, e la zampa sinistra un fascio di frecce, simbolo della guerra, indicando che la Nuova Russia vuole vivere in pace ma che si difenderà se necessario, come ha dimostrato. Sulla muratura a corona appare il cartiglio su cui è inciso “Novorossia” in cirillico e sotto l’aquila il motto “Lavoro e Libertà” in russo.

Il valori sincretici di Novorossija
E la bandiera dell’Unione delle Repubbliche del Popolo della Russia crea un nuovo sincretismo esprimendo due valori. Quella del lavoro e delle organizzazioni politiche dei lavoratori passate e presenti, volte a liberare il mondo dal sistema capitalistico, simboleggiato dalla bandiera rossa. Poi vi è la croce di Sant’Andrea che simboleggia i valori tradizionali e storici a cui i russi sono attaccati e senza cui non possono vivere. La storia segnata dal cristianesimo ortodosso ricorda anche le feroci battaglie della Grande Guerra Patriottica contro i nazisti e i collaborazionisti ucraini di Stepan Bandera. Questa lotta al fascismo ucraino e al nazismo tedesco è simboleggiata dal nastro di San Giorgio, che commemora il grande sacrificio dei russi nel salvare la Patria. Ora è indossato dai soldati di Novorossija che combattono la giunta di Kiev messa al potere dagli Stati Uniti con colpo di Stato particolarmente sanguinoso. Colpo attuato da gruppi e partiti neonazisti come Pravij Sektor (Fazione Destra) e il partito ex-nazista ucraino Svoboda. Tali partiti esibiscono apertamente simboli nazisti ed antisemitismo, definiscono i russi come facevano i nazisti, chiamandoli “subumani” (untermenshen), occupando lo Stato nonostante i loro scarsi risultati alle elezioni. Tali teppisti costituiscono la maggior parte dei battaglioni che combattono contro le Forze Armate di Novorossija (FAN), come il battaglione Azov che ha lo stesso simbolo dell’infame divisione SS Das Reich in Francia. Tali gruppi sostengono di essere nazionalisti, ma agiscono per conto degli Stati Uniti, Stato straniero che non vuole nulla di buono per l’Ucraina ma che cerca d’imporre il proprio potere economico e politico della regione. Tale caratterizzazione “nazionalista”, di cui si compiacciono, non li descrive per nulla, ma quella di “collaborazionista”, come il loro mentore Stepan Bandera, gli si adatta assai meglio. Tali neonazisti violenti, razzisti ed assassini sono fortemente supportati da media ed élite politiche dei Paesi soggetti agli Stati Uniti, laddove il comico Dieudonné viene condannato per la quenelle in cui ridicolmente vedono il saluto nazista invertito.

La resistenza all’imperialismo
Ciò che caratterizza il popolo della Nuova Russia è il desiderio di non essere integrato nel sistema euro-atlantico dominato dagli Stati Uniti tramite NATO ed Unione Europea. Tale sistema s’è ampiamente dimostrato inefficace e dannoso. Le nazioni che vi aderiscono declinano e sprofondano nella stagnazione economica e nel declino morale. È storicamente la prima volta che una nazione europea prende le armi per non farsi integrare nel sistema imposto dagli USA, rifiutandone non solo il sistema economico, ma anche i valori morali. Tale rifiuto è simile a quello di sempre più europei e francesi che, davanti al disastro, cercano di sbarazzarsi di tale infamia e di riprendere il controllo del proprio destino. Nella lotta dei popoli per recuperare l’indipendenza, i concetti di destra e sinistra non hanno più senso, le forze politiche che sostengono la dipendenza dal sistema degli Stati Uniti tramite Unione europea e NATO, si dichiarano di sinistra e di destra, quelli qualificati dai media come “estremisti” di destra e di sinistra sostengono il ritorno all’indipendenza. Egualmente con la sottomissione al sistema capitalista, che ha perso il carattere industriale di un tempo divenendo nient’altro che un sistema finanziario e globalista. Le forze politiche di destra e di sinistra che vi si oppongono, sono ovviamente demonizzate dai media ufficiali e da una stampa sovvenzionata dallo Stato. Così presso i media, l’Unione delle Repubbliche Popolari della Nuova Russia è odiata perché giustamente rappresenta la sintesi necessaria della rivoluzione anticapitalista, che è anche rivoluzione antiglobalizzazione, con la volontà dei popoli di recuperare le proprie tradizioni contro il sistema culturale globalista che non fornisce che il comun denominatore dell’edonismo più misero al posto dei valori del lavoro e del sacrificio. Perciò, le Repubbliche federate popolari della Nuova Russia sono un esempio per gli altri e l’inizio di qualcosa di nuovo che cambierà il mondo?

10653501raduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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