I legami di Washington con i terroristi ceceni

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 26 aprile 2013

cia_0Scorrendo la lista dei maggiori sostenitori statunitensi del movimento secessionista ceceno, che in certi punti è difficilmente distinguibile dai terroristi ceceni finanziati dagli alleati degli Stati Uniti Arabia Saudita e Qatar, si notano alcuni tra i più noti guerrieri freddi degli Stati Uniti. Le prove si accumulano sull’imputato delle morti alla maratona di Boston Tamerlan Tsarnaev, presumibilmente ucciso durante una sparatoria con la polizia il 19 aprile a Watertown, Massachusetts, che sarebbe diventato un musulmano ‘radicalizzato’ durante la partecipazione ad un programma coperto della CIA, gestito attraverso la Repubblica di Georgia, per destabilizzare la regione russa del Caucaso del Nord… L’obiettivo finale della campagna della CIA era spingere gli abitanti musulmani della regione a dichiarare l’indipendenza da Mosca e a inclinare verso i governi wahhabiti di Arabia Saudita e Qatar filo-Stati Uniti.
I media corporativi occidentali hanno in gran parte ignorato l’importante notizia riportata dale Izvestija di Mosca: Tamerlan Tsarnaev ha frequentato i seminari tenuti dal Fondo Caucaso della Georgia, un gruppo affiliato al think tank neo-conservatore Jamestown Foundation, tra gennaio e luglio 2012. I media statunitensi hanno riferito che durante questo lasso di tempo, di circa sei mesi, Tsarnaev veniva radicalizzato in Daghestan dall’imam radicale ‘Abu Dudzhan’, ucciso in uno scontro con le forze di sicurezza russe nel 2012. Tsarnaev aveva visitato il Dagestan anche nel 2011. Tuttavia, dai documenti trapelati dal Dipartimento controspionaggio del ministero degli Interni georgiano, Tsarnaev veniva individuato a Tbilisi mentre partecipava a ‘seminari’ organizzati dal Fondo Caucaso, creato durante la guerra Georgia-Ossezia meridionale del 2008, una guerra iniziata quando truppe georgiane invasero la Repubblica filo-russa dell’Ossezia del Sud, durante le Olimpiadi di Pechino. La Georgia è sostenuta militarmente e nell’intelligence da Stati Uniti e Israele, e il sostegno statunitense comprende consiglieri delle forze speciali statunitensi sul terreno in Georgia. I documenti segreti georgiani indicano che Tsarnaev ha frequentato i seminari della Jamestown Foundation di Tbilisi. La Fondazione Jamestown fa parte di una rete di neo-conservatori che si sono riciclati, dopo la guerra fredda, da antisovietici e anticomunisti ad anti-russi e “pro-democrazia”. La rete è costituita non solo dalla Jamestown e dal Fondo Caucaso, ma anche da altri gruppi finanziati dall’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dall’Open Society Institute di George Soros (OSI).
La Georgia è diventato un nodo dell’aiuto degli Stati Uniti all’opposizione russa che cerca di spodestare il Presidente Vladimir Putin e i suoi sostenitori. Nel marzo 2010, la Georgia sponsorizzò, con fondi di CIA, Soros e dell’inglese MI-6, una conferenza dal titolo “Nazioni nascoste, crimine continuo: i circassi e il popolo del Caucaso settentrionale tra passato e futuro”. La Georgia e i suoi alleati CIA, Soros e servizi segreti inglesi inviavano denaro e altre forme di sostegno al secessionismo delle minoranze etniche in Russia, tra cui circassi, ceceni, ingusci, balcari, kabardini, abazi, tatari, talysh e kumiachi. La conferenza del 21 marzo 2010 a Tbilisi fu organizzata dalla Fondazione Jamestown e dalla Scuola Internazionale di Studi del Caucaso dell’università di Ilia, in Georgia. Se secondo i documenti del controspionaggio georgiano Tamerlan Tsarnaev frequentò le conferenze della Jamestown a Tbilisi nel 2011, forse il russo FSB l’ha rintracciato al seminario sulle ‘Nazioni Nascoste’ della Jamestown, nel marzo 2010? In ogni caso, un anno dopo l’FSB ha deciso di contattare l’FBI sui legami di Tsarnaev con i terroristi.
La prima richiesta russa all’FBI avvenne attraverso l’ufficio dell’addetto dell’FBI presso l’ambasciata statunitense a Mosca nel marzo 2011. L’FBI ha atteso fino al giugno 2011 per concludere che Tamerlan non rappresentasse alcuna minaccia terroristica, ma aggiunse il suo nome nel sistema di controllo delle comunicazioni della tesoreria, o TECS, che monitora le informazioni finanziarie come i conti bancari detenuti all’estero e i bonifici. Nel settembre 2011, le autorità russe, ancora una volta, allertarono gli Stati Uniti sui loro sospetti su Tamerlan. Un secondo avviso giunse alla CIA.  Entro settembre 2011, le agenzie di sicurezza russe erano ben consapevoli che il seminario delle Nazioni Nascoste, tenuto l’anno prima, era stato un evento sponsorizzato dalla CIA e sostenuto dal governo di Mikheil Saakashvili in Georgia, e che si tennero altri simili incontri, e ne furono  pianificati altri, tra cui quello in cui partecipò Tamerlan Tsarnaev, a Tbilisi nel gennaio 2012. Ad un certo punto, dopo il primo avviso russo e introno al secondo, la CIA inserì il nome di Tamerlan nell’elenco Identities Terrorist Datamart Environment (TIDE), una banca dati con più di 750.000 voci gestito dal Centro nazionale antiterrorismo di McLean, Virginia.
La Fondazione Jamestown è una vecchia facciata della CIA, essendo stata fondata, in parte, dal direttore della CIA William Casey nel 1984. L’organizzazione è stata utilizzata per dare un lavoro ai disertori di alto rango del blocco sovietico, tra cui il sottosegretario generale sovietico all’ONU Arkadij Shevchenko e l’ufficiale dell’intelligence rumena Ion Pacepa. L’Ufficio federale della sicurezza nazionale FSB e l’Agenzia d’intelligence estera SVR russi, hanno a lungo sospettato che la Jamestown contribuisse a fomentare le ribellioni in Cecenia, Inguscezia e in altre repubbliche del Caucaso settentrionale. La conferenza del 21 marzo a Tbilisi, nel Caucaso del nord, un paio di giorni prima degli attentati ai treni di Mosca, ovviamente aumentò i sospetti di FSB e SVR. Il consiglio amministrativo della Jamestown include guerrieri freddi come Marcia Carlucci, moglie di Frank Carlucci, ex agente della CIA, ex-segretario della Difesa e presidente del Carlyle Group (Frank Carlucci è stato anche uno di coloro che chiesero al governo degli Stati Uniti di consentire all’ex ‘ministro degli Esteri della repubblica cecena’ Ilyas Akhmadov, accusato dai russi di legami terroristici, di avere asilo politico negli Stati Uniti, dopo il veto della Homeland Security e del dipartimento della Giustizia), l’editore anti-comunista Alfred Regnery, e la Viceassistente per gli Affari Pubblici del segretario alla Difesa Caspar Weinberger, Kathleen Troia ‘KT’ McFarland. Vi è anche l’ex governatore repubblicano dell’Oklahoma Frank Keating, governatore nel 1995 al momento dell’attentato al Murrah Federal Building. Coopera con la Jamestown, non solo nelle operazioni d’informazione nel Caucaso meridionale e settentrionale, ma anche in Moldova, Bielorussia, Uighur e Uzbekistan, l’onnipresente Open Society Institute di George Soros, un altro agente dell’intelligence degli Stati Uniti e degli interessi bancari globali. Il Progetto Eurasia Centrale di Soros promuove una serie di seminari con la Jamestown.
La sicurezza russa indicò nella sua prima comunicazione all’FBI che Tamerlan Tsarnaev era cambiato drasticamente fin dal 2010. Questo mutamento avvenne dopo la conferenza delle Nazioni Nascoste a Tbilisi. Il sostegno degli Stati Uniti alla secessione in Cecenia e Caucaso settentrionale è il risultato di una dichiarazione pubblica dell’agosto 2008 da parte del candidato presidenziale repubblicano John McCain, secondo cui “dopo che la Russia ha illegalmente riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, i Paesi occidentali dovrebbero pensare all’indipendenza del Nord Caucaso e della Cecenia”. Dopo esser divenuto presidente nel 2009, Barack Obama ha adottato la proposta di McCain e autorizzato il supporto della CIA ai secessionisti e terroristi del Nord Caucaso con denaro riciclato di USAID, National Endowment for Democracy, Open Society Institute di Soros, Freedom House e Jamestown Foundation. Nel gennaio 2012, Obama ha nominato un attivista di Soros e neocon, Michael McFaul della destroide Hoover Institution presso la Stanford University, ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. McFaul subito spalancò le porte dell’ambasciata statunitense a una varietà di dissidenti russi, tra cui secessionisti del Caucaso del Nord, alcuni dei quali sospettati dall’FSB russo di legami con i terroristi islamici.
Se Tamerlan Tsarnaev sia stato sempre un uomo della CIA e che abbia partecipato a una  operazione “falsa bandiera” a Boston, divenendo un inconsapevole “capro espiatorio” in un complotto della CIA, come il ‘marine disertore in Unione Sovietica’ Lee Harvey Oswald divenne il ‘capro espiatorio’ dell’assassinio del presidente Kennedy, o che si sia davvero radicalizzato nel tentativo d’infiltrarsi nelle file dell’emirato del Caucaso, decidendo di disertare e condurre un attentato terroristico contro gli Stati Uniti, non si potrà mai sapere. Se è vero l’ultimo caso, Tsarnaev è molto simile a Usama bin Ladin, un tempo combattente della CIA in Afghanistan, che avrebbe deciso di lanciare la jihad contro gli Stati Uniti. Se Tsarnaev era un “capro espiatorio”, come Oswald, ciò potrebbero spiegare la presenza di un ordigno incendiario al John F. Kennedy Library di Boston, dieci minuti dopo il duplice attentato alla maratona di Boston. Dopo che la polizia di Boston aveva dichiarato che l’incendio era stato causato da un’esplosione, i Vigili del Fuoco di Boston divennero silenziosi e cercarono di attribuire l’incendio a qualcuno che aveva gettato una sigaretta accesa su del materiale infiammabile.
Attraverso una miriade di organizzazioni della ‘società civile’, gli Stati Uniti hanno finanziato gruppi ceceni nella repubblica autonoma, in Russia e all’estero. Tuttavia, grandi porzioni del finanziamento degli Stati Uniti sono ‘sgocciolati’ ai terroristi ceceni e altri gruppi terroristici nel Caucaso del Nord, che il dipartimento di Stato e le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti insistono a definire ‘guerriglieri separatisti’, ‘nazionalisti’ o ‘ribelli’ invece che terroristi. L’US National Security Agency (NSA) ha costantemente rifiutato di definire i ceceni e i terroristi dell’emirato islamico che operano in Russia ‘terroristi’. I report della NSA sulle analisi dei segnali di intelligence (SIGINT) di polizia russa, Ufficio di Sicurezza Federale (FSB), Servizio d’Intelligence Estero (SVR) e delle comunicazioni militari russe, tra cui radio, telefono fisso e cellulare, fax e SMS, dal 2003 definiscono i terroristi ceceni e del Caucaso settentrionale ‘guerriglieri’. Prima di quell’anno, le direttive interne Top Secret della NSA dichiaravano che i terroristi ceceni dovevano essere chiamati ‘ribelli’. Immaginate la sorpresa se gli Stati Uniti iniziassero a riferendosi ad al-Qaida come a guerriglieri e ribelli islamici, invece che terroristi. Eppure, questo è esattamente ciò che la NSA e la CIA fanno in riferimento ai terroristi in Russia che lanciano attentati mortali negli aeroporti, treni, stazioni della metropolitana, scuole, cinema e teatri di tutta la Federazione Russa.
L’assistenza ‘umanitaria’ e ‘civica’ statunitense ai gruppi islamici radicali, negli ultimi tre decenni, è  filtrata nelle casse dei gruppi terroristici celebrati a Washington quali ‘combattenti per la libertà’. Questo è stato il caso del sostegno degli Stati Uniti ai mujahidin afghani attraverso gruppi come il Comitato per un libero Afghanistan durante l’insurrezione islamista contro la Repubblica democratica popolare dell’Afghanistan negli anni ’80 e del Fondo per la Difesa della Bosnia negli anni ’90. Nel caso dell’Afghanistan, il denaro degli Stati Uniti e dell’Arabia Sauditi finì nelle mani dei ribelli che avrebbero poi costituito al-Qaida, e in Bosnia i fondi statunitensi furono utilizzati da elementi di al-Qaida che combattevano contro la Jugoslavia e la Repubblica Serba di Bosnia e, più tardi, dagli elementi di al-Qaida in supporto all’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) nella sua guerra contro la Serbia. Dopo le rivelazioni che un’entità denominata Fondo Caucaso è stato usata dalla filiale della CIA, la Jamestown Foundation di Washington, DC, per sponsorizzare seminari sul Caucaso del Nord a Tbilisi, dal gennaio al luglio 2012, le autorità georgiane si mossero per chiudere il fondo. La motivazione addotta dalla Georgia era che l’organizzazione aveva ‘compiuto la sua missione dichiarata’. Le iniziative della Jamestown Foundation e del Fondo per il Caucaso sono state accusate di esser state frequentate dall’attentatore della maratona di Boston Tamerlan Tsarnaev, un cittadino del Kirghizistan nato da genitori provenienti dal Daghestan. La Jamestown precedentemente aveva tenuto un seminario a Tbilisi sulle ‘Nazioni Nascoste’ nel Caucaso, il quale, tra l’altro, ha promosso una ‘Grande Circassia’ nel Caucaso.
ALQQ41P5likwBMHvGli aiuti della ‘società civile’ statunitense vanno ai gruppi che fomentano terrorismo, nazionalismo, separatismo e irredentismo nel Caucaso, direttamente attraverso l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), od occultamente attraverso organizzazioni finanziate dall’Open Society Institute di George Soros. Si può apprendere molto del sostegno degli Stati Uniti ai gruppi terroristici che operano nel Caucaso del Nord, grazie alle informazioni raccolte sulla tranche di un quarto di milione di dollari, trapelate dai cabli classificati del dipartimento di Stato. Il 12 novembre 2009 un cablo confidenziale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca indicava che la ONG Carnegie Centre di Mosca era impegnata ad ostacolare gli obiettivi politici ed economici della Russia nel Caucaso del Nord, in particolare sfruttando il 50 per cento di disoccupazione in Inguscezia e il 30 per cento in Cecenia. Le aree di alta disoccupazione nel mondo musulmano  servivano da principale terreno di reclutamento per i chierici radicali wahhabiti e salafiti finanziati da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati di Sharjah e Ras al-Khaimah. Il Daghestan è citato in un cablo dell’8 giugno 2009 dell’ambasciata a Mosca, come la regione ‘più debole’ del Caucaso della Russia. Il 16 settembre 2009, un cablo confidenziale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca indicava che l’Assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici, Philip Gordon, sollecitava a sostenere il concetto che il governo di Ramzan Kadyrov in Cecenia non avesse ‘né controllo né stabilità’. L’ONG Caucasian Knot disse a Gordon, in una riunione presso l’ambasciata degli Stati Uniti, che ‘combattenti stranieri’ si stavano unendo alla jihad nella regione e che vi era la ‘scelta obbligata’ tra i ‘terroristi’ e il ‘corrotto governo locale’. A quanto pare, l’amministrazione Obama ha deciso, probabilmente con il forte sostegno dell’allora viceconsigliere per la sicurezza nazionale e attuale direttore della CIA, John O. Brennan, un saudofilo confermato e un partecipante al pellegrinaggio alla Mecca come Hadj, di optare per i terroristi.
Altri cabli confidenziali trapelati forniscono dettagli approfonditi sul sostegno di Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia all’esilio del capo ‘ceceno d’Ichkeria’ Akhmed Zakaev, amico intimo del defunto magnate russo-israeliano in esilio Boris Berezovskij. Un cablo confidenziale del 29 luglio 2009 presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo, cita il capo della sezione russa del ministero degli Esteri norvegese, Skagestad Odd, dire all’ambasciata statunitense che Zakaev era il “rappresentante legittimo non solo della comunità degli esuli ceceni, ma dei ceceni in Cecenia“, anche se aggiunse che “Zakaev è su varie liste dell’INTERPOL” per sospetti legami con i terroristi. Skagestad dichiarò al PST, l’FBI norvegese, di ignorare i mandati di arresto dell’INTERPOL e di consentire a Zakaev di visitare la Norvegia dal suo luogo di esilio a Londra. L’ambasciata di Oslo ha anche dichiarato che il capo norvegese del ‘Forum per la Pace in Cecenia‘, Ivar Amundsen, era molto ‘riservato’ sulle sue attività ed era un amico intimo del defunto rinnegato ex-agente dell’intelligence russa Aleksandr Litvinenko. Zakaev aveva anche ricevuto un significativo sostegno dai governi di Danimarca, Finlandia e Repubblica Ceca, dove vi sono attive comunità dell’esilio ceceno. Il Kavkaz Center di Helsinki, Finlandia, gestisce un sito web pro-emirato del Caucaso e fornisce un importante servizio di pubbliche relazioni alle cellule terroristiche del leader dell’emirato Doku Umarov, nel sud della Russia…
Ruslan Zaindi Tsarnaev, lo zio dei sospetti attentatori Tamerlan e Dzokhar Dudaev, che vive in Maryland, ha creato il Congresso delle Organizzazioni internazionale cecene, insediato nel Maryland il 17 agosto 1995, e nel Distretto di Columbia il 22 settembre 1995. Lo status dell’entità del Maryland è stato sospeso e non è in regola, probabilmente a causa di irregolarità gravi negli obblighi di registrazione richiesti. Nel Distretto di Columbia l’entità aziendale è stata attiva per 17 anni e sette mesi. È interessante notare che lo status corporativo nel DC è stato revocato intorno agli attentati della maratona di Boston. Ruslan Tsarnaev, noto anche come Ruslan Tsarni, laureato alla Duke University Law School nella Carolina del Nord, ha lavorato per l’USAID in Kazakhstan e in altri Paesi per consegnarli agli avvoltoi capitalisti dei derivati finanziari e degli hedge fund. L’indirizzo nel Maryland del Congresso delle organizzazioni internazionali cecene è elencato nel registro aziendale del Maryland presso 11114 Whisperwood Lane, Rockville, Maryland 20852, ovvero l’indirizzo di Graham E. Fuller. Fuller è un ex ufficiale della CIA russofono, capo della stazione di Kabul e vicepresidente del National Intelligence Council negli anni ’80, durante lo scandalo Iran-Contra, in cui Fuller era pesantemente coinvolto. Fuller è stato attivo nelle iniziative sponsorizzate dalla Jamestown Foundation, tra cui la nota e importante conferenza del 29 ottobre 2008 dal titolo ‘Turchia e Caucaso dopo la Georgia‘. La figlia di Fuller, Samantha Ankara Fuller, ha la doppia cittadinanza inglese e statunitense, viene indicata come direttrice di Insource  Energy, Ltd. del Regno Unito, una società di proprietà della Carbon Trust, società senza scopo di lucro ‘con la missione di accelerare il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio’. Secondo il Financial Services Register della Prudential Regulation Authority della Banca d’Inghilterra, il precedente nome di Samantha Ankara Fuller era Samantha Ankara Tsarnaev. Era la moglie di Ruslan Tsarnaev ed ex-zia dei due accusati dell’attentato di Boston. Al momento del suo matrimonio con Ruslan Tsarnaev, Fuller era una consulente per gli investimenti di Dresdner Bank, JP Morgan Ltd. UK, JP Morgan Securities e JP Morgan Chase Bank, secondo il registro dei servizi finanziari inglese. Ruslan Tsarnaev è il vicepresidente per lo sviluppo imprenditoriale e segretario aziendale della Big Sky Energy Corporation, di Calgary in Canada, e il quartier generale della sua Big Sky Group holding si trova a Little Rock, Arkansas. Atti processuali della Carolina del Nord indicano che i Tsarnaev si sono sposati nel North Carolina nel 1995, quando Ruslan creò il Congresso delle organizzazioni internazionali cecene a Washington DC, e in Maryland, e divorziarono nel 1999. Il divorzio fu concesso a Orange County, Carolina del Nord.
È interessante notare che l’agente di registrazione cumulativo a Washington DC per il Congresso delle organizzazioni internazionali cecene è la Prentice-Hall. La Prentice-Hall è di proprietà di Pearson, la casa editrice di Londra che possiede il Financial Times e il cinquanta per cento del gruppo Economist. Nel 1986, l’Economist Group ha acquistato la Business International  Corporation (BIC) di New York, la società di facciata della CIA per la quale Barack Obama Jr. lavorò nel 1983-1984, e da cui entrò nell’Economist Intelligence Unit. L’altro zio dei presunti attentatori di Boston, Alvi S. Tsarnaev di Silver Spring, Maryland, non lontano dalla casa di suo fratello Ruslan, è apparentemente affiliato ad un’altra organizzazione di esuli ceceni, l’Alleanza Stati Uniti-Repubblica cecena SpA., con indirizzo a 8920 Walden Road, Silver Spring, Maryland 20901-3823. L’indirizzo è anche quello di Alvi S. Tsarnaev. La società è ufficialmente registrata presso l’US Internal Revenue Service sotto il nome di Lyoma Usmanov. L’organizzazione è registrata come organizzazione caritatevole impegnata nello ‘Sviluppo economico internazionale’. Nel libro Power and Purpose: U.S. Policy Toward Russia after the Cold War, di James M. Goldgeier e Michael McFaul, quest’ultimo è l’attivista neo-conservatore ambasciatore statunitense in Russia che ha direttamente interferito nella politica russa per cercare di cacciare il Presidente Vladimir Putin e fomentare gli estremisti secessionisti, religiosi e politici in tutta la Federazione Russa. Secondo questo libro, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski è stato lo sponsor di Usmanov negli Stati Uniti: “Brzezinski ha contribuito a creare e finanziare la rappresentanza cecena negli Stati Uniti guidata da Usmanov”.
Un altro gruppo statunitense che ha sostenuto il movimento ceceno, indipendentemente dalla presenza di entità terroristiche, è il Comitato americano per la pace nel Caucaso (CCAA), precedentemente noto come Comitato americano per la pace in Cecenia. La CCAM è stata fondata nel 1999 da Freedom House, un gruppo di guerrieri freddi di destra finanziato dal National Endowment for Democracy e dai gruppi che l’USAID finanzia. Il CCAA ha difeso l’asilo politico negli Stati Uniti dell’ex ministro degli esteri ceceno Ilyas Akhmadov, accusato di avere legami terroristici. La CCAM della Freedom House coopera con la Jamestown Foundation, fondata nel 1984 dal direttore della CIA William Casey insieme ai disertori di alto rango dell’intelligence di Unione Sovietica, Romania, Polonia e Cecoslovacchia. Un cablo riservato del 17 ottobre 2008 dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, delinea le priorità di USAID e delle ONG nelle loro operazioni nel Caucaso del Nord. Il cablo afferma che il programma per il Caucaso del Nord era attivo in Ossezia del Nord e Kabardino-Balkaria e collaborava con le ONG locali. Il cablo affermava esplicitamente che la missione dell’USAID nel Caucaso del Nord è ‘promuovere gli interessi fondamentali degli Stati Uniti’. Le ‘zone calde’ specificate dall’USAID, includono Cecenia, Inguscezia e la regione Elbruz della Kabardino-Balkaria. Il programma dell’USAID per il Nord Caucaso è incentrato su quattro regioni chiave: Cecenia, Inguscezia, Ossezia del Nord e Daghestan, oltre all’oblast di Krasnodar, Repubblica di Adygea, Karachay-Circassia, oblast di Stavropol’ e Repubblica Kabardino-Balkarskaja. La rete delle ONG dell’USAID nella regione viene identificata nel cablo. Esse sono: International Rescue Committee (IRC), World Vision, Keystone, IREX,  Fondo per l’Ossezia del Nord (CFNO), Centro russo per la Microfinanza, UNICEF, ACDI/VOCA, Centro Risorse Regionale Meridionale (SRAC), Centro per la politica fiscale (PCP ), Centro Internazionale per l’Impresa Privata (CIPE), Institute for Urban Economics, “Fede, Speranza e Amore” (FHL), Federazione internazionale della Croce Rossa (IFRC) e Fondo per lo Sviluppo Sostenibile (FSD). Molti di questi gruppi hanno stretti legami con la CIA e/o Soros, in particolare World Vision e IRC.
Gli interessi collegati al terrorismo in Russia e alla maratona di Boston vanno dalle ONG finanziate da Soros, alle aziende di facciata e agli agenti non ufficiali (NOC) della CIA, ai servizi segreti stranieri e alle società energetiche occidentali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I misteri della maratona di Boston

Thierry Meyssan, Rete Voltaire Damasco (Siria) 28 aprile 2013

Due settimane dopo gli attentati di Boston, le autorità statunitensi forniscono a uno a uno gli indizi che hanno scoperto. La questione ruota intorno all’origine cecena di “colpevoli” e alle conclusioni da trarre. Da parte loro, gli utenti della stampa e internet russi mostrano una storia diversa, secondo cui il “colpevole” principale è un agente della CIA.

CraftDue settimane dopo l’attentato di Boston (15 aprile, 14:49), le autorità statunitensi hanno indicato i fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev quali responsabili. Sostengono di aver ucciso il fratello maggiore e arrestato il suo complice. Il giovane 19enne è stato ricoverato in ospedale, ma le sue ferite gli avrebbero impedito di esprimersi se non annuendo. Indipendentemente da ciò, avrebbe ammesso i fatti. Tuttavia, non si sa nulla delle condizioni in cui Tamerlano è stato ucciso, o di quelle dell’arresto di Dzhokhar. Avrebbero ceduto alla “sindrome di Oswald” e fatti notare uccidendo senza ragione o testimoni, un agente della polizia della loro università. Poi hanno sequestrato una Mercedes di un autista anonimo, costringendolo presumibilmente a ritirare 800 dollari da un bancomat. L’uomo ha testimoniato alla polizia che avevano affermato di essere i colpevoli.
Finora, la stampa non ha incontrato il sospetto o intervistato il testimone. Si limita a riprendere le parole di amici e parenti degli indagati, tutti sorpresi di vederli coinvolti in questo caso. In ogni caso, la giudice Marianne B. Bowler ha incriminato Dzhokhar per “uso di armi di distruzione di massa“, ovvero delle pentole a pressione piene di chiodi. Questa è la prima volta che il termine “arma di distruzione di massa” viene applicato a uno strumento di uso comune.
Da parte sua, il leader democratico della commissione sull’intelligence, Dutch Ruppersberger, ha detto, dopo un incontro a porte chiuse con i funzionari di tre servizi d’intelligence, che Tsarnaev aveva usato un telecomando giocattolo per azionare le due bombe. Vedendone la conferma che i sospetti avevano imparato a produrre tale attrezzatura leggendo Inspire, la rivista online siglata da “Al-Qaida nella penisola arabica.” Tuttavia, se il numero 1 della rivista (datata “Estate 2010″) illustra in dettaglio la costruzione di una bomba con una pentola a pressione, da nessun’altra parte  mostra come utilizzare un telecomando giocattolo per azionare un esplosivo installato in un contenitore chiuso.
Tutto questo clamore ruota intorno a una sola conclusione: i fratelli Tsanaev sono ceceni, mettendo la Russia al centro della scena. Il presidente Vladimir Putin ha discretamente eliminato le domande sulla questione, durante la lunga sessione di risposte al popolo che ha avuto lo scorso giovedì. I  jihadisti ceceni in Siria hanno rapito due vescovi ortodossi. E il rischio che siano a Sochi durante le Olimpiadi. È interesse della Russia rafforzare la cooperazione antiterrorismo con gli Stati Uniti, soprattutto se effettivamente dispiegherà le truppe dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) in Siria. Nel frattempo, gli utenti di Internet sono divisi tra coloro che si allineano con l’FBI e coloro che lo sfidano. Due le principali obiezioni che circolano sul web.
La prima accusa i servizi di sicurezza di aver hanno inscenato una storia emozionante piena di figuranti. Le immagini estratte da un video mostrano due individui che cercano di manomettere il corpo di Jeff Bauman, che ha perso entrambe le gambe. Si tratterebbe in realtà di un tenente dell’esercito degli Stati Uniti che ha perso le gambe a Kandahar nel novembre 2011, Nick Vogt. Si resta stupiti dal fatto che “Jeff Bauman” abbia sempre la testa alta e non sembri soffrire dell’emorragia, mentre viene portato su una sedia a rotelle senza che le sue gambe mutilate siano state legate con lacci emostatici. La cosa è tanto più significativa perché è proprio la testimonianza di “Jeff Bauman” che ha permesso d’individuare i sospetti (conferenza stampa del 18 aprile, 05:20).
Il secondo è la presenza di un team di sicurezza, probabilmente dell’esercito privato della Craft International, che sembra avere lo stesso zaino che secondo l’FBI avrebbe contenuto una pentola a pressione. Ma la cosa più sorprendente è un’altra. Un’esercitazione con una bomba era stata condotta presso la maratona di Boston, due ore prima della tragedia, nel luogo esatto in cui le bombe sono esplose per davvero. Ma quando un giornalista ha chiesto di ciò alla conferenza stampa, l’agente speciale dell’FBI Richard Deslauriers si è rifiutato di rispondere e ha risposto a un’altra domanda.
Infine, secondo le Izvestija (24 aprile), Tamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario in Georgia del Fondo per il Caucaso, un’associazione di facciata della Jamestown Foundation creata dalla CIA. Poi avrebbe seguito un corso per “aumentare l’instabilità in Russia” [1]. In una nota di protesta, il Fondo del Caucaso nega ed evoca un’omonimia [2]. E’ troppo presto per trarre delle conclusioni su ciò che è realmente accaduto a Boston. Una cosa è certa: l’FBI mente.

Thierry Meyssan al-Watan (Siria)

[1] “Тамерлана Царнаева завербовали через грузинский фонд?“, Izvestia, il 24 aprile 2013.
[2] “Нота протеста “Фонда Кавказа” по поводу публикации, касающейся Бостонского теракта, в газете “Известия” от 24 апреля 2013г?“, Fondo del Caucaso, 25 aprile 2013.

Boston: i Tsarnaev alleati dei Fuller
Rete Voltaire 28 aprile 2013

iRqoV394KcEULa figlia di Graham E. Fuller, Samantha A. Fuller, ha sposato Ruslan Tsarnaev, zio dei “sospetti” dell’attentato di Boston, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev. Graham E. Fuller è l’ex capo della stazione della CIA in Afghanistan, ex “agente referente” di Fethullah Gulen negli Stati Uniti, ex analista della RAND ed ex collaboratore di Le Monde Diplomatique. Attualmente è professore a contratto presso la Simon Fraser University di Vancouver (Canada). Samantha A. Fuller ha lavorato, a metà degli anni ’90, per la Price Waterhouse, a Bishkek (Kirghizistan) nei programmi di privatizzazione. Ha sposato Ruslan Tsarnaev da cui ha divorziato nel 1999.
Ruslan Tsarnaev è il fratello di Ansor Tsarnaev, padre dei “sospetti.” Ha lavorato per l’USAID (che serve da copertura della CIA), e come quadro in diverse società del gruppo Halliburton. Ora vive a Montgomery Village, MD, e ha descritto i suoi nipoti come dei “perdenti”. Graham E. Fuller definisce “assurdo” qualsiasi tentativo di collegare l’ex di sua figlia all’atto dei nipoti.

Izvestija: Tamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario della CIA nel 2012
Rete Voltaire 27 aprile 2013
ALQQ41P5likwBMHvSecondo il quotidiano russo Itzvestija, Tamerlan Tsarnaev ha partecipato nel 2012 ad un seminario dell’associazione georgiana Fondo per il Caucaso. Questa associazione è un ramo della Jamestown Foundation, un’agenzia di propaganda creata dalla CIA. Il Fondo per il Caucaso ha organizzato diversi seminari per giovani caucasici per “destabilizzare la Russia.” In una lettera di protesta pubblicata il giorno dopo, il Fondo per il Caucaso nega ciò e suggerisce un’omonimia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grande Scacchiera dell’Asia Centrale

Dean Henderson, Left Hook – Counterpsyops

Nel 1997 il ‘fondatore della Commissione Trilaterale’ Zbigniew Brzezinski, il padrino dei mujahidin afghani, scrisse un libro dal titolo La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geopolitici, nel libro Brzezinski, che sedeva nella direzione della BP Amoco, sostiene che la chiave del potere globale è il controllo dell’Eurasia e che la “chiave per controllare l’Eurasia è il controllo delle repubbliche dell’Asia centrale“. Il piano di Brzezinski prevedeva di occupare l’Asia centrale attraverso il controllo dell’Uzbekistan, che confina con l’Afghanistan a nord. Nel 1997 la Enron  tentò di negoziare un accordo da 2 miliardi di dollari con la statale Neftegas uzbeka, con l’aiuto della Casa Bianca di Clinton. [1]
Se questo sforzo e altri tentativi di privatizzazione furono respinti nel 1998, gli attentati islamisti appoggiati dalla CIA contro il governo dell’Uzbekistan, ebbero libero sfogo. Nel 1999 una serie di esplosioni scosse la capitale uzbeka di Tashkent. Gli islamisti addestrati da al-Qaida ne erano i responsabili. I ribelli, che si definivano Partito Islamico del Turkestan, tentarono di assassinare il presidente socialista Islam Karimov. Attaccarono la fertile valle di Fergana, nel tentativo di distruggere i raccolti e l’approvvigionamento di cibo uzbeko. Karimov venne attaccato dal Movimento islamico dell’Uzbekistan e dall’Hizb-ut-Tahrir. Dopo che il “tappeto di bombe” aveva cominciato a piovere sul vicino Afghanistan, nell’ottobre 2001, l’Uzbekistan, insieme ai vicini Kirghizistan e Tagikistan, fu costretto ad accettare nuove basi militari statunitensi. Nel 2005 il presidente del Kirghizistan, il nazionalista Askar Akaev fu deposto dagli islamisti nella rivoluzione dei tulipani. In pochi giorni, Donald Rumsfeld incontrava i nuovi dirigenti. [2] Karimov aveva visto abbastanza e ordinò alle truppe statunitensi di lasciare l’Uzbekistan.
La tempistica del libro di Brzezinski e la minaccia ai taliban del “tappeto di bombe” dell’Amministrazione Bush Jr., è istruttiva in quanto avvenuta prima degli attentati dell’11 settembre 2001, che fornirono il pretesto ideale per il massiccio intervento nell’Asia centrale che Brzezinski, Bush e i loro capi della City di Londra volevano. Il dr. Johannes Koeppl, ex ufficiale del Ministero della Difesa tedesco e consigliere del Segretario Generale della NATO Manfred Werner, aveva spiegato questa ondata di “coincidenze” nel novembre del 2001, “Gli interessi dietro l’Amministrazione Bush, come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale e il Gruppo Bilderberg, hanno preparato e stanno attuando la dittatura aperta sul mondo (che sarà istituita) entro i prossimi cinque anni. Non stanno combattendo contro i terroristi. Stanno combattendo contro i cittadini.”

Drogastan
L’Asia centrale produce il 75% dell’oppio mondiale. Secondo le Nazioni Unite, l’aumento della produzione di oppio nella regione coincise con il crollo dell’Unione Sovietica, “incoraggiata” dall’amministrazione Reagan e dalla CIA. Inoltre coincise con il boom petrolifero del Mar Caspio (dei Quattro Cavalieri Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP-Amoco e Royal Dutch/Shell). Mentre gli Stati Uniti emettevano certificazioni umilianti per giudicare i paesi sulla loro capacità di fermare il traffico di droga, Big Oil produsse il 90% dei prodotti chimici necessari per la raffinazione di cocaina ed eroina, surrogati nel processo e nella distribuzione della CIA. I chimici della CIA furono i primi a produrre eroina. Come il candidato presidenziale ecuadoriano Manuel Salgado ha detto, “Questo ordine mondiale che professa il culto dell’opulenza e del crescente potere economico delle droghe illegali, non consente alcun attacco frontale diretto per distruggere il narcotraffico, perché tale attività, che muove 400 miliardi dollari ogni anno, è troppo importante perché le più importanti potenze mondiali l’eliminino. Gli Stati Uniti… puniscono i paesi che non fanno abbastanza per lottare contro la droga, mentre i loro ragazzi della CIA hanno costruito paradisi della corruzione in tutto il mondo con i profitti della droga“. [3]
Il “paradiso della corruzione” afgano ha prodotto 4.600 tonnellate di oppio nel 1998. Nel 1999 i taliban annunciarono un giro di vite sulla produzione di oppio in Afghanistan. La mossa fece arrabbiare la CIA, l’aristocrazia afghana e i loro alleati turchi dei Lupi grigi, le cui linee di contrabbando costeggiano l’oleodotto del Mar Caspio dei Quattro Cavalieri, recentemente aperto dalle loro imprese in Turchia. Quando i taliban hanno usato la mano pesante verso la produzione di oppio, i campi di papavero fiorirono a nord, dove gli islamisti sponsorizzati da CIA/ISI stavano combattendo in Tagikistan, Uzbekistan, Cecenia, Daghestan, Armenia e Azerbaijan. Pepe Escobar di Asia Times, ha definito l’intera regione “Drogastan”. [4] L’autore pakistano Ahmed Rashid dice che i sauditi adempirono il loro solito ruolo di “ufficiali pagatori”, finanziando lo spostamento a nord della produzione dei papaveri. [5] Facevano parte di una più ampia operazione gestita dalle agenzie di intelligence occidentali per accerchiare la Russia, occupare i giacimenti di petrolio e destabilizzare l’intera regione dell’Asia centrale con i fondamentalisti islamici e i proventi dell’eroina. Nel 1991 il super-fantasma Richard Secord della Air America/Iran-Contra arrivò a Baku, Azerbaigian sotto la copertura della azienda petrolifera MEGA. [6] Secord aveva venduto addestramento e armi israeliane, passato “valigie piene di soldi” e spedito oltre 2.000 combattenti islamici in Afghanistan in aiuto del cocco della CIA Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afghana aveva cominciato a invadere Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti  dalla polizia a Mosca, nel 1991. “Ognuno di essi era gestito da azeri, che utilizzavano il ricavato per acquistare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia per il Nagorno-Karabakh“. [7] Una fonte dell’ intelligence turca afferma che Exxon e Mobil (ora Exxon-Mobil) erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti di Secord vi parteciparono. Usama bin Ladin istituì una ONG a Baku come base per attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Il più flessibile presidente Heidar Aliev venne installato in Azerbaigian. Nel 1996, per volere dell’Amoco (ora BP), il presidente venne invitato alla Casa Bianca per incontrare Clinton, il cui consigliere della sicurezza nazionale, Sandy Berger, possedeva azioni per 90.000 dollari dell’Amoco. [8]
Non contento che la polacca Solidarnosh conducesse l’occupazione dell’Europa orientale e la divisione delle petrolifere repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg  ora utilizzava i surrogati mujahidin in Cecenia per cacciare via ancora la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nel campo di Amir Muawia in Afghanistan. Nella provincia di Khost. Usama bin Ladin aveva costruito il campo per la CIA. L’ora defunto comandante ceceno Shamil Basaev si laureò ad Amir Muawia e venne inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Qui si incontrò con i funzionari pakistani dell’ISI. [9] L’ISI storicamente eccelle nel lavare i panni sporchi della CIA. Gli islamisti ceceni si occuparono di una grossa fetta del commercio di eroina nella Golden Crescent, lavorando con le famiglie criminali cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con l’Halliburton. Avevano anche legami con i laboratori di eroina albanesi, gestiti dall’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Un rapporto del FSB russo ha dichiarato che i ceceni cominciarono ad acquistare beni immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della programmata separazione del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno di origine araba, l’emiro al-Khattab, istituì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi erano finanziati dal traffico di eroina, dalla prostituzione e dalla contraffazione. Le reclute venivano invitate da Basaev e dall’Islamic Relief Organization della Fratellanza musulmana, finanziata dalla Casa dei Saud. [10] Nel febbraio 2002 inviò 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “sradicare il nostro terrorismo“. Il 20 settembre 2002, il Ministro degli Esteri russo Igor Ivanov aveva dichiarato che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, e che prendevano di mira il suo paese, ottenevano rifugio dal governo della Georgia. La strategica pipeline Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro Cavalieri, venne costruita attraverso la capitale georgiana Tbilisi. La presenza degli Stati Uniti era una cortina di fumo per la protezione della pipeline.
Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi, nonostante il fatto che fosse stato eletto per restarvi fino al 2005. Mikheil Saakashvili venne insediato dal FMI per completare il colpo di stato bancario, soprannominato Rivoluzione delle Rose. Secondo The Guardian, tra i finanziatori della Rivoluzione delle Rose vi erano il Dipartimento di Stato USA, l’USAID, il National Democratic Institute for International Affairs, l’International Republican Institute, il Bilderberg Group, l’ONG Freedom House, l’Open Society Institute di George Soros e la National Endowment for Democracy (NED). Quando Gulbuddin Hekmatyar cedette Kabul ai taliban nel 1995, i campi di addestramento dei taliban in Pakistan ed Afghanistan furono rilevati dal Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (JUI) che, con l’aiuto dei chierici wahabiti sauditi, reclutarono e addestrarono i volontari fondamentalisti islamisti per combattere le guerre di destabilizzazione nei Balcani e in Asia centrale. Finanziati dall’eroina della Mezzaluna d’Oro (Golden Crescent), questi terroristi furono mandati a combattere assieme ai ribelli ceceni, all’esercito di liberazione del Kosovo, all’esercito bosniaco musulmano, all’esercito di liberazione nazionale (dei separatisti albanesi che combattevano contro il governo di Macedonia) e i ribelli uiguri del Turkestan dell’Est che lottano contro Pechino. Inoltre da questi stessi campi provenivano il Lakshar e-Taiba e il Jamiash-i-Mohammed, che nel dicembre 2001 attaccarono il Parlamento indiano di Nuova Delhi, uccidendo quattordici deputati e provocando gli indiani a un massiccio dispiegamento militare lungo il confine con il Pakistan.
Nei primi anni ’90, la CIA aveva aiutato i mujahidin afghani ad ottenere il passaporto per emigrare negli Stati Uniti. Il Centro rifugiati al-Kifah di Brooklyn, dove molti afgani sbarcarono, venne trasformato in una base di reclutamento della CIA per le guerre in Jugoslavia e nell’Asia centrale. Tra coloro che frequentarono il centro vi erano Sayyid al-Nosair, che assassinò l’israeliano estremista di destra rabbino Meir Kahane, e lo sceicco Omar Abdel Rahman, un religioso fondamentalista egiziano collegato all’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat. La CIA portò lo sceicco a Brooklyn come strumento per il reclutamento. [11] Suo figlio fu ucciso nel dicembre 2001, era un leader chiave di al-Qaida nella lotta contro gli Stati Uniti in Afghanistan. La CIA aveva organizzato il viaggio dei leader egiziani di al-Qaida in Albania nel 1997, dove aiutarono nell’addestramento e nei combattimenti l’esercito di liberazione del Kosovo. Il braccio destro di bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, guidava la Jihad islamica egiziana. L’aiutante di al-Zawahiri, Ali Mohammed, venne negli Stati Uniti nel 1984, addestrava i terroristi a Brooklyn e a Jersey City, nei fine settimana. Il suo compito era istruirli con le forze speciali regolari statunitensi a Fort Bragg. Nel 1998 partecipò al bombardamento delle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. [12]
Secondo il parlamentare britannico Michael Meacher, in un articolo de The Guardian, l’MI6 ha reclutato fino a 200 musulmani britannici per combattere in Afghanistan e Jugoslavia. Meacher dice che una fondazione di Dehli descrive Omar Saeed Sheikh, l’uomo che ha decapitato il giornalista statunitense Daniel Pearl nel 2002, come un agente britannico. Dice che fu Sheikh che, per volere del generale dell’ISI Mahmood Ahmed, inviò 100.000 dollari a Mohammed Atta poco prima dell’11 settembre, un fatto confermato da Dennis Lomel, direttore dell’unità sui crimini finanziari dell’FBI.[13]

La restaurazione della petro-monarchia
Secondo i rapporti del Mossad, dal 1° luglio 2001, 120.000 tonnellate di oppio erano state immagazzinate in Afghanistan in attesa di essere spedite. Due mesi dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Afghanistan. Le spedizioni di oppio ripresero. Gli Stati Uniti pagarono diversi signori della guerra afghani 200.000 dollari ciascuno e gli diedero telefoni satellitari per guidare un surrogato di esercito dell’Alleanza del Nord nell’attacco terrestre contro i taliban. Più di 7 milioni di dollari vennero spesi per comprare questi narcotrafficanti signori della guerra, tra cui il macellaio uzbeko Rashid Dostum. [14] Amnesty International e il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson, chiesero una indagine su un incidente a Mazar-i-Sharif, dove Dostum si occupò della resa di centinaia di combattenti taliban e di al-Qaida, che furono poi massacrati in un bombardamento da parte di aerei degli USA, durante una presunta rivolta dei prigionieri. Il “talib americano” John Walker Lindh fu tra i pochi superstiti. I prigionieri erano venuti da Kunduz dove, secondo il giornalista investigativo Seymour Hersch del New Yorker, la Casa Bianca aveva ordinato alle forze speciali statunitensi di creare un corridoio di evacuazione con cui venne permesso agli aerei militari pakistani di trasportare non meno di 2.500 combattenti taliban e di al-Qaida con i loro consiglieri dell’ISI e almeno due generali pakistani, per metterli al sicuro in Pakistan. Mentre l’amministrazione Bush usava la presunta alleanza al-Qaida/Saddam Hussein come pretesto per voltare i suoi cannoni verso l’Iraq ricco di petrolio, i leader di al-Qaida e dei taliban in Pakistan rimanevano illesi.
In Afghanistan, l’inviato degli Stati Uniti ed ex dirigente dell’Unocal Zalmay Khalilzad era occupato a spianare la strada alla costruzione del gasdotto del Centgas guidato da Unocal. Più tardi Khalilzad divenne ambasciatore degli USA in Iraq. L’ambasciatrice degli Stati Uniti in Pakistan, Wendy Chamberlain si riunì con il ministro del petrolio del Pakistan, Usman Aminuddin, e l’ambasciatore saudita in Pakistan, per pianificare il gasdotto che sarebbe passato vicino a Khandahar, casa del leader talib mullah Mohammed Omar. Omar aveva favorito il consorzio Centgas e rimase misteriosamente libero. Il capo dell’Alleanza del Nord Burhanuddin Rabbani, che era stato primo ministro afgano fino a quando fu deposto da Hekmatyar e dai taliban nel 1996, entrò tranquillamente nel nuovo governo di Kabul, apparentemente per favorire il consorzio del gasdotto guidato dall’argentina Bridas. [15] La Banca Mondiale e il Fondo Monetario aprirono un ufficio a Kabul dopo una pausa di 25 anni. La Brown & Root controllata da Halliburton e altri “specialisti della ricostruzione” del dopoguerra fecero la fila per gli appalti. Il 27 dicembre 2002 il Turkmenistan, l’Afghanistan e il Pakistan firmarono un accordo che apriva la strada al gasdotto Centgas.
Il primo ministro afghano Hamid Karzai, selezionato con cura dagli USA, emerse dopo l’assassinio del contendente Abdul Haq, che finì su una mina in Afghanistan, mentre presumibilmente era sotto la protezione della CIA. Il gestore di Haq era Robert “Bud” McFarlane, consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan che ora gestiva la società di consulenza petrolifera K-Street. Haq non aveva legami con l’industria petrolifera ed era considerato dalla CIA troppo accondiscendente con l’Iran e la Russia. Il comandante militare dell’Alleanza del Nord di Rabbani, Sheik Massoud, fu misteriosamente assassinato due giorni prima l’11 settembre 2001. Secondo fonti governative iraniane, afgane e turche, Hamid Karzai è stato un consigliere dell’Unocal durante i negoziati con i taliban. E’ stato anche un contatto della CIA durante la decennale guerra in Afghanistan. Bill Casey fece in modo che la famiglia Karzai fosse messa al sicuro negli Stati Uniti dopo che l’anarchia aveva investito Kabul. [16] Karzai era vicino a re Zahir Shah, che era tornato in Afghanistan dall’esilio per convocare la lealista loya jerga, nel luglio 2002. Quando tutti gli altri candidati alla presidenza misteriosamente abbandonarono la gara, appena 24 ore prima delle elezioni, Karzai ottenne l’assenso dei padroni per divenire capo di stato. La sua gente quindi sospese il dibattito in occasione della conferenza, fece ostruzionismo alla creazione del parlamento e si rifiutò di nominare un governo. La polizia segreta di Karzai setacciò la conferenza alla ricerca di dissidenti da mettere in prigione. Secondo il rappresentante tribale Hassan Kakar, i delegati in disaccordo con Karzai non ebbero nemmeno il permesso di parlare. [17]
Il governo Karzai rappresenta un ritorno della monarchia afghana, come sempre conforme agli interessi dei banchieri internazionali nella regione. Nel 2005 la Chevron-Texaco comprò la Unocal, cementando il controllo dei Quattro Cavalieri sul gasdotto trans-afghano Centgas.

Note:
[1] “Central Asia Unveiled”. Mike Edwards. National Geographic. 2-02
[2] Reaping the Whirlwind: The Taliban Movement in Afghanistan. Michael Griffin. Pluto Press. London. 2001. p.124
[3] “The Geostrategy of Plan Columbia”. Manuel Salgado Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.37
[4] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[5] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. YaleUniversity Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[6] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post- SovietRepublic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[7] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[8] Vedasi Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[9] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. 12-17-01
[10] Ibid
[11] “The Road to September 11”. Evan Thomas. Newsweek. 10-1-01. p.41
[12] “Bin Laden’s Invisible Network”. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[13] The Asian News. 9-30-05
[14] “US Paid Off Warlords”. Andrew Bushnell. Washington Times.2-7-02I

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 21 ottobre 2012

Nota dell’autore I recenti sviluppi in Siria e Libano puntano verso l’escalation militare, vale a dire verso una grande guerra regionale, che è sul tavolo del Pentagono dal 2004. I confini di Siria e Libano sono circondati. Truppe inglesi e statunitensi sono di stanza in Giordania, l’Alto Comando turco in collaborazione con la NATO sta fornendo sostegno militare all’esercito libero siriano. Le forze navali alleate sono dispiegate nel Mediterraneo orientale. Secondo un recente rapporto d’intelligence del Debka News Service israeliano: “Le truppe statunitensi inviate al confine Giordania-Siria stanno costituendo un quartier generale in Giordania per rafforzarne le capacità militari, nel caso le violenze si riversassero dalla Siria, suggerendo un ampliamento dell’intervento militare statunitense nel conflitto siriano.”
Il dispiegamento di truppe alleate al confine meridionale della Siria è coordinato con le azioni intraprese dalla Turchia e dai suoi alleati al confine nord della Siria. Nel frattempo, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha chiesto il sostegno della NATO contro la Siria, secondo la dottrina della sicurezza collettiva. “Faremo ciò che deve essere fatto, se la nostra frontiera sarà violata di nuovo“, aveva detto ai giornalisti il 13 ottobre. Davutoglu aveva sottolineato la presunta violazione del confine della Turchia da parte della Siria come una violazione dei confini della NATO. Ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington, l’attacco a uno stato membro dell’Alleanza Atlantica è considerato come un attacco contro tutti gli stati membri della NATO. “In questo contesto, ci aspettiamo il sostegno dei nostri alleati”, aveva detto Davutoglu, intendendo che sia la Germania che gli altri Stati membri dell’alleanza atlantica dovrebbero agire per difendere la Turchia secondo la dottrina della sicurezza collettiva: “Se un tale attacco si producesse, ciascuna di essi, nell’esercizio del diritto individuale o collettiva alla legittima difesa … assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale…” (Vedi testo completo dell’articolo 5 del Trattato di Washington, aprile 1949).
Inoltre, le azioni di Israele e Turchia sono coordinate nel contesto di una trentennale alleanza militare diretta contro la Siria. In base a tale patto bilaterale, Turchia e Israele sono d’accordo “a collaborare nella raccolta d’intelligence” dalla Siria e dall’Iran. Durante l’amministrazione Clinton, un’intesa triangolare militare tra Stati Uniti, Israele e Turchia venne creata. Questa ‘triplice alleanza’, controllata dall’US Joint Chiefs of Staff, integra e coordina le decisioni dei comandi militari tra Washington, Ankara, Tel Aviv e il quartier generale della NATO, a Bruxelles, riguardanti il Medio Oriente. La triplice alleanza è anche accoppiata all’accordo di cooperazione militare NATO-Israele del 2005, in base al quale Israele è diventato un membro de facto dell’alleanza atlantica. Questi legami militari con la NATO sono visti dai militari israeliani come un mezzo per “rafforzare la capacità di deterrenza d’Israele verso potenziali nemici che lo minacciano, soprattutto l’Iran e la Siria.”

L’ultima bomba a Beirut
L’attentato dinamitardo che ha devastato un quartiere cristiano di Beirut il 19 ottobre, ha provocato 8 morti e più di 80 feriti. Poche ore dopo l’attacco, i media occidentali, così come il Dipartimento di Stato USA, hanno accusato, senza uno straccio di prova, Damasco di essere dietro l’attentato e la morte del direttore del servizio di sicurezza interno del Libano, il Brigadier-Generale Wissam al-Hassan. A seguito di tali segnalazioni, il governo siriano è stato accusato di aver ordinato l”assassinio politico’ di Wisssam al-Hassan, che viene descritto come un componente della fazione anti-siriana di Saad Hariri. “Volevano farlo, e l’hanno fatto“, ha detto Paul Salem, analista regionale della Carnegie Middle East Center. Mentre non vi è alcuna prova del coinvolgimento del governo siriano in questo attentato, molti osservatori hanno sottolineato il fatto che il bombardamento del quartiere cristiano di Beirut assomiglia a quelli svolti dall”opposizione’ dell’esercito libero siriano (ELS) contro la comunità cristiana in Siria.
Il bombardamento di Beirut del 19 ottobre ha le caratteristiche di un attacco sotto falsa bandiera, una provocazione destinata a scatenare una guerra settaria in Libano, così come a destabilizzare il governo della Coalizione 8 marzo, che ha il sostegno di una parte della comunità cristiana. L’obiettivo è forzare alle dimissioni il governo della Coalizione 8 marzo. Il 21 ottobre, due giorni dopo l’attentato di Beirut, Israele e Stati Uniti hanno avviato grandi esercitazioni di guerra, simulando “un attacco missilistico iraniano, siriano e/o di Hezbollah su Israele.” Soldati statunitensi sono ora presenti in Israele e Giordania. Forze speciali britanniche sono state inviate in Giordania.

La guerra del 2006 contro il Libano
Lo sfondo storico di questi eventi recenti dovrebbe essere inteso. Nel 2006, il Libano è stato bombardato dalle forze aeree israeliane. Le truppe israeliane attraversarono il confine e furono respinte dalle forze di Hezbollah. La guerra del 2006 contro il Libano era parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra del 2006 contro il Libano alla Siria era stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Quest’ampia agenda militare del 2006 era strettamente legata alla strategia del petrolio e degli oleodotti. Era sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi.
Uno degli obiettivi militari formulati nel 2006 era che Israele ottenesse il controllo delle coste libanese e siriana del Mediterraneo orientale, cioè la creazione di un corridoio costiero che si estendesse da Israele alla Turchia. Il seguente testo scritto nel 2006, al culmine della guerra del Libano del 2006, esamina la geopolitica dei corridoi e dei gasdotti dell’energia e del petrolio, attraverso il Libano e la Siria. Un altro importante obiettivo strategico d’Israele è il controllo sulle riserve di gas offshore nel Mediterraneo orientale, comprese quelle di Gaza, Libano e Siria. Queste riserve di gas costiere si estendono dal confine d’Israele con Egitto al confine turco.

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio
Michel Chossudovsky, Global Research, 26 luglio 2006

Esiste una relazione tra il bombardamento del Libano e l’inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che destinerà più di un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali? Virtualmente ignota, l’inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tblisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, fin dall’inizio dei bombardamenti israeliani in Libano. Un giorno prima degli attacchi aerei israeliani, i principali partner e azionisti del progetto BTC, tra cui molti capi di Stato e dirigenti di compagnie petrolifere, erano presenti nel porto di Ceyhan. Poi si precipitarono a un ricevimento inaugurale ad Instanbul, patrocinato dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer, nei lussuosi dintorni del Palazzo Cyradan. Vi parteciparono l’Amministratore Delegato della British Petroleum (BP), Lord Browne, insieme ad alti funzionari governativi di Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele. La BP guida il consorzio dell’oleodotto BTC. Altri principali azionisti occidentali sono Chevron, Conoco-Phillips, la francese Total e l’italiana ENI. Il ministro dell’energia e delle infrastrutture di Israele, Binyamin Ben-Eliezer era presente assieme ad una delegazione di alti funzionari israeliani del settore petrolifero.
L’oleodotto BTC elude del tutto il territorio della Federazione Russa. Transita attraverso le repubbliche ex-sovietiche dell’Azerbaijan e della Georgia, che sono entrambe diventate ‘protettorati’ degli Stati Uniti, ben integrate in un’alleanza militare con gli Stati Uniti e la NATO. Inoltre, sia l’Azerbaigian che la Georgia hanno accordi di cooperazione militare di lunga data con Israele. Israele ha una quota dei campi petroliferi azeri, dai quali importa circa il venti per cento del suo petrolio. L’apertura del gasdotto aumenterà in modo sostanziale le importazioni petrolifere israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c’è un’altra dimensione che si correla direttamente alla guerra in Libano. Considerando che la Russia è stata indebolita, Israele è destinato a giocare un ruolo strategico importante nel ‘proteggere’ i corridoi di Ceyhan e la pipeline del Mediterraneo orientale.

La militarizzazione del Mediterraneo Orientale
Il bombardamento del Libano è parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Questa più ampia agenda militare è intimamente legata alla strategia sul petrolio e gli oleodotti. È sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. Nel contesto della guerra in Libano, Israele cerca il controllo territoriale delle litoraneo del Mediterraneo orientale. In questo contesto, l’oleodotto BTC, controllato dalla British Petroleum, ha cambiato drammaticamente la geopolitica del Mediterraneo orientale, che adesso è collegata, mediante un corridoio energetico, al bacino del Mar Caspio: “[L'oleodotto BTC] cambia considerevolmente lo status dei paesi della regione e cementa una nuova alleanza pro-occidente. Avendo collegato l’oleodotto al Mediterraneo, Washington ha praticamente creato un nuovo blocco con Azerbaijan, Georgia, Turchia e Israele“. (Komersant, Mosca, 14 luglio 2006) Israele fa ora parte dell’asse militare anglo-statunitense, che serve gli interessi dei giganti petroliferi occidentali in Medio Oriente e Asia Centrale. Mentre i rapporti ufficiali dichiarano che l’oleodotto BTC “porterà petrolio ai mercati occidentali“, quello che non viene riconosciuto è che parte del petrolio del Mar Caspio sarà direttamente incanalato verso Israele. A questo proposito, il progetto di oleodotto sottomarino israelo-turco è previsto che colleghi Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon e da lì, attraverso le pipeline principali d’Israele, al Mar Rosso.
L’obiettivo di Israele non è solo acquisire petrolio dal Mar Caspio per il proprio consumo interno, ma anche svolgere un ruolo chiave nella riesportazione del petrolio del Caspio verso i mercati asiatici, attraverso il porto di Eilat sul Mar Rosso. Le implicazioni strategiche di questo re-instradamento del petrolio dal Mar Caspio, sono di vasta portata. Così è previsto il collegamento dell’oleodotto BTC alla pipeline Trans-Israele Eilat-Ashkelon, anche noto come Tipline d’Israele, da Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon. Nell’aprile 2006, Israele e Turchia annunciarono piani per quattro oleodotti sottomarini che ignorano il territorio siriano e libanese. “La Turchia e Israele stanno negoziando la costruzione di un progetto multi-milionario per il trasporto di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio mediante degli oleodotti per Israele, con il petrolio da inviare da Israele verso l’Estremo Oriente. La nuova proposta israelo-turca in discussione, vedrebbe il trasferimento di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele mediante quattro oleodotti sottomarini”. JPost
Il petrolio di Baku può essere trasportato ad Ashkelon attraverso questo nuovo oleodotto, e da lì  all’India e all’Estremo Oriente. [Attraverso il Mar Rosso]. Ceyhan e il porto mediterraneo di Ashkelon sono situati a soli 400 km di distanza. Il petrolio può essere trasportato in città con petroliere o mediante una pipeline appositamente costruita sott’acqua. Da Ashkelon, il petrolio può essere pompato attraverso oleodotto già esistente verso il porto di Eilat sul Mar Rosso, e da lì può essere trasportato in India e in altri paesi asiatici, su navi petroliere”. (REGNUM)

Acqua per Israele
Parte di questo progetto è una condotta per l’acqua diretta a Israele, pompata dalle riserve del sistema fluviale a monte del Tigri e dell’Eufrate, in Anatolia. Questo è da tempo un obiettivo strategico di Israele a detrimento della Siria e dell’Iraq. L’agenda di Israele riguardo l’acqua è sostenuta dall’accordo di cooperazione militare tra Tel Aviv e Ankara.

Il reindirizzo strategico del petrolio dell’Asia centrale
Il reindirizzo del petrolio dell’Asia centrale e del gas verso il Mediterraneo Orientale (sotto la protezione militare israeliana) per riesportarlo verso l’Asia, serve a minare il mercato dell’energia inter-asiatico, che si basa sullo sviluppo dei corridoi petroliferi che collegano l’Asia centrale e la Russia all’Asia del Sud, alla Cina e all’Estremo Oriente. In definitiva, questo progetto ha lo scopo di indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale e di escludere la Cina dalle risorse petrolifere dell’Asia centrale. È inoltre destinato a isolare l’Iran. Nel frattempo, Israele è emerso come nuovo e potente giocatore nel mercato globale dell’energia.

La presenza militare della Russia in Medio Oriente
Nel frattempo, Mosca ha risposto al progetto di USA-Israele-Turchia per militarizzare il litoraneo  del Mediterraneo Orientale con l’intenzione di stabilire una base navale russa nel porto siriano di Tartus: “Fonti del ministero della difesa ricordano che una base navale a Tartus permetterà alla Russia di consolidare le proprie posizioni in Medio Oriente e garantire la sicurezza della Siria. Mosca intende dispiegare un sistema di difesa aereo attorno alla base, per fornire copertura aerea alla stessa base e a una parte consistente del territorio siriano. (I sistemi S-300PMU-2 Favorit non saranno consegnati ai siriani, ma saranno gestiti da personale russo.)(Kommersant, 2 giugno 2006) Tartus è strategicamente situata a 30 km dal confine con il Libano. Inoltre, Mosca e Damasco hanno raggiunto un accordo per la modernizzazione delle difese aeree siriane così come un programma di sostegno alle forze terrestri, per la modernizzazione dei caccia MiG-29 e dei sottomarini. (Kommersant, 2 giugno 2006). Nel contesto di una escalation a un conflitto, questi sviluppi hanno implicazioni di vasta portata.

Guerra e oleodotti
Prima del bombardamento del Libano, Israele e Turchia avevano annunciato degli oleodotti sottomarini che evitavano la Siria e il Libano. Questi oleodotti sottomarini non violano apertamente la sovranità territoriale del Libano e della Siria. D’altra parte, lo sviluppo di corridoi terrestri alternativi (per il petrolio e l’acqua) attraverso il Libano e la Siria richiederebbe il controllo territoriale israelo-turco delle coste del Mediterraneo orientale di Libano e Siria. L’implementazione di un corridoio terrestre, in contrasto con il progetto di gasdotto sottomarino, richiede la militarizzazione del litoraneo del Mediterraneo orientale, che si estende dal porto di Ceyhan e, attraverso Siria e Libano, arriva al confine israelo-libanese. Non è forse questo uno degli obiettivi occulti della guerra in Libano? Aprire uno spazio che permetta ad Israele di controllare un vasto territorio che si estende dal confine libanese alla Turchia attraverso la Siria.
Vale la pena notare che l’Accademia militare degli Stati Uniti aveva previsto la formazione di un “Grande Libano” che si estenda lungo la costa tra Israele e la Turchia. In questo scenario, tutta la costa siriana sarà collegata ad un protettorato israelo-anglo-statunitense. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che l’offensiva israeliana contro il Libano “durerà molto tempo“. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno accelerato l’invio di armi a Israele. Vi sono obbiettivi strategici sottesi alla “Lunga Guerra”, collegati al petrolio e agli oleodotti. La campagna aerea contro il Libano è inestricabilmente legata agli obiettivi strategici israelo-statunitensi sul Medio Oriente, compresi Siria e Iran. Recentemente, la Segretaria di Stato Condoleeza Rice ha dichiarato che lo scopo principale della sua missione in Medio Oriente non è cercare un cessate il fuoco in Libano, ma piuttosto isolare la Siria e l’Iran. (Daily Telegraph, 22 luglio 2006). In questo particolare momento, il rifornimento di scorte a Israele di armi di distruzione di massa degli Stati Uniti, punta ad un’escalation della guerra sia entro che oltre i confini del Libano.

Michel Chossudovsky è l’autore del best seller internazionale “The Globalization of Poverty”, pubblicato in undici lingue. E’ Professore di Economia presso l’Università di Ottawa e Direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione.  È anche collaboratore dell’Enciclopedia Britannica. Il suo libro più recente è intitolato: La “guerra al terrorismo” dell’America, Global Research, 2005. Per ordinare il libro di Chossudovsky, clicca qui.

Per ulteriori informazioni sulla campagna contro l’oleodotto BTC

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esemplare sconfitta di Saakashvili

DeDefensa 4 ottobre 2012

Il 16 agosto 2008, Michael Binyon scrisse sul Times:Le guerre moderne normalmente seguono uno schema familiare. Quando lo scontro finisce, i diplomatici negoziano un cessate il fuoco, si ritirano le truppe, le forze di pace vengono inviate e si avviano negoziati per impedire altre ostilità. La Guerra della Georgia contro un’enclave tra le montagne sembra ignorare tale tendenza. Questo conflitto rischia di innescare una lotta che, se non gestita, potrebbe consumare l’intero continente.” (Vedi Dedefensa.org, 22 agosto 2008.)
La guerra in Georgia” si svolse per cinque giorni, con la Russia che, con il suo esercito vecchio e superato, invadeva senza colpo ferire, e con una rapidità logistica che nessun esercito del blocco BAO formato in base agli standard della NATO è in grado di eguagliare, una buona metà del territorio georgiano dal 7 agosto 2008. Tuttavia, la tensione era rimasta alta, i russi non si ritirarono, nonostante il cessate il fuoco che chiedeva il loro ritiro. Almeno fino al 25-31 agosto 2008, il conflitto georgiano covava sotto la cenere, minacciando ancora di riaccendere una guerra in Europa. Né gli Stati Uniti, né la NATO si erano mossi, perché non avevano nulla da spostare. Gli Stati Uniti semplicemente agirono nel loro solito modo provocatorio e irresponsabile, imponendo alla Polonia la firma dell’accordo missilistico BMDE, di cui poi i polacchi si sono bruscamente ricreduti.
In pratica… dopo tutto questo trambusto, il presidente georgiano Misha Saakashvili, amico di tutte le botteghe neocon e degli altri pappagalli del partito dei salottieri, era favorito dalla dinamica strategica delle “rivoluzioni colorate” (Georgia 2003). Non si ebbe una guerra europea dalla guerra georgiana, per mancanza di combattenti, infine, da parte del blocco BAO, dove il meccanismo di avvio è molto lento quando si tratta di mantenere e allineare forze. Si è preferita la commedia dei diritti dell’uomo e dell’”aggressione morbida.”
Recentemente è stato annunciato che Saakashvili avrebbe voluto scatenare nuove tensioni con la Russia, con il sostegno degli Stati Uniti e di tutto il caravanserraglio. In un certo senso, si capisce che se avesse avuto la possibilità di sfuggire alla maledizione delle urne, l’avrebbe fatto… Da lunedì, Misha Saakashvili se non è sul punto di andarsene, è almeno sulla difensiva, da un giorno all’altro… Justin Raimondo è moderatamente ottimista, su Antiwar.com del 3 ottobre 2012:
…Il colpo finale contro Saakashvili è stato inferto da un video che mostra i disgustosi abusi sui prigionieri in un carcere della Georgia. Un mandato d’arresto è stato emesso verso la guardia carceraria che ha diffuso il video: ha cercato asilo politico all’estero. Nonostante il plauso ufficiale per la “riforma democratica” di Saakashvili, e che le terribili condizioni nelle carceri della Georgia fossero ben note ai dirittumanitari, ciò non ha impedito al governo degli Stati Uniti di inviare miliardi al suo fantoccio “democratico”.
Durante la campagna, il ritornello del regime era che Ivanishvili ed i suoi sostenitori erano dei “traditori”, “agenti russi” che volevano mettere la Georgia in balia di Putin: questa, infatti, era la sua risposta a qualsiasi e a ogni critico che osava parlare. Gli elettori georgiani non se la sono bevuta: ma sarebbe un errore pensare che Saakashvili stia per levare le tende e andarsene tranquillamente. E’ ancora il presidente, e se le riforme governative saranno volte a ridurre i poteri del suo ufficio, con il passaggio a un sistema parlamentare, la transizione deve ancora iniziare.
Ivanishvili chiede a Saakashvili di dimettersi, ma ciò non accadrà. “Misha” farà di tutto per ostacolare il nuovo governo, e in questo momento senza dubbio medita la sua vendetta. Nel frattempo, però, il popolo oppresso della Georgia avrà la sua vendetta; aprendo la strada a un lungo e interminabile dramma. Saakashvili avrà sempre i suoi apologeti americani, come quei figuri che hanno respinto le accuse di Ivanishvili al regime autoritario della Georgia come ‘storie volte a sopprimere il voto filo-governativo e retorica dell’opposizione che sembra rigettare le stesse istituzioni del governo.’ Sì, le urla dei dissidenti torturati provenienti dai sotterranei della Georgia, sono solo i guaiti di anarchici miscredenti sostenitori di Ron Paul, secondo questi rozzi neocon. Aspettatevi di sentire altro dal club dei ben pagati fan americani di Saakashvili, mentre la deflorazione della ‘Rivoluzione delle rose’ continua.”
Naturalmente, i russi sono molto soddisfatti dall’esito delle elezioni, sperando in un gesto importante della Georgia per rilassare le relazioni, in particolare per le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014, vicine al territorio georgiano, e che Saakashvili avrebbe voluto vedere boicottate. I russi quindi aspettano il nuovo primo ministro, il capo del ‘Sogno Georgiano’ che ha vinto le elezioni (RussiaToday, 3 Ottobre, 2012 ):
Il leader di ‘Sogno Georgiano’, Bidzina Ivanishvili è un uomo d’affari miliardario che ha la maggior parte dei suoi beni in Russia. Nel suo programma elettorale aveva dichiarato più volte, che la normalizzazione delle relazioni con la Russia è una priorità chiave nella sua pianificazione politica. Attualmente cittadino francese, Ivanishvili sta cercando di riavere un passaporto georgiano per assumere la carica di primo ministro.”
Il 2 ottobre 2012 sul suo sito web Indian Punchline, MK Bhadrakumar è stato molto più aggressivo nelle sue valutazioni. Conosce la zona e diversi suoi attori, e pensa che la cosa sia un colpo maestro dei russi. “La cittadella occidentale nello spazio post-sovietico è caduta – la Georgia. Un triste epilogo è stato scritto per l’epopea della “rivoluzione colorata”. [...] Di gran lunga maggiore rilevanza, però, è che il Sogno sia guidato dal magnate miliardario Bidzina Ivanishvilli. Il punto non riguarda la sua grande ricchezza, ma da dove proviene e come l’ha ottenuta? In poche parole, l’ha ottenuta tutta in quei giorni felici della Russia dei primi anni ’90, quando Boris Eltsin mise in vendita le vaste ricchezze della Russia, introducendo i russi alle infinite possibilità del capitalismo clientelare. Basti dire che gli oligarchi si arricchirono in pieno giorno, e BI era uno di loro. Il presidente Vladimir Putin ha fama di andare splendidamente d’accordo con BI. Mosca sembra affascinata dalle immagini televisive provenienti da Tbilisi. Washington si sente a disagio e Mosca potrebbe ricominciare a tirare le fila a Tbilisi. La Georgia è un elemento vitale per i giochi geopolitici che si svolgono nello spazio post-sovietico tra Washington e Mosca. Vi si aggiunga l’intensità del freddo in cui si sono rapidamente immersi i legami USA-Russia, come testimonia la decisione di Mosca di espellere l’USAID. La rivalità USA-Russia è in eruzione in tutto l’Heartland eurasiatico e le sue periferie. Putin sta portando avanti il suo progetto di Unione Eurasiatica, e allo stesso modo, gli Stati Uniti si assicureranno fortemente che ci sia un lungo cammino per il Cremlino…
Il destino di Misha Saakahvili è, finora, una bella parabola sui metodi utilizzati dal sistema, che utilizza i mass media per tentare di compensare la mancanza di sostanza dei suoi principi. Sappiamo come Saakashvili è salito al potere, con il sostegno dell’ineffabile “Rivoluzione delle Rose”, un puro prodotto della cooperazione del mondo delle relazioni pubbliche e degli aiuti ufficiali americanisti (USAID), in cui il progetto politico è evidente. Ne ha fatto l’uso che ci si aspettava da lui, con il picco dell’agosto 2008, che doveva dare una conclusione vittoriosa alle sue azioni, in un modo o nell’altro. Ma non ha incontrato alcun trionfo. Il punto interessante in questo schema è il riflusso, che illustra anche la mancanza di legittimità del personaggio utilizzato.
Il sistema, dopo aver utilizzato Saakashvili, non ha trovato alcuna alternativa dopo il fallimento del 2008, semplicemente perché non c’era alternativa, per via dei principi di impunità e imbattibilità, dei nomi che esprimono i comportamenti psicologici fondamentali che guidano effettivamente la strategia del sistema. (Con ‘imbattibilità’ si intende l’incapacità di riconoscere la sconfitta, e con ‘impunità’ si intende l’incapacità di riconoscere le proprie responsabilità). Saakashvili è rimasto al suo posto, anche se la sua sconfitta sarebbe stata, nella strategia di gestione delle “rivoluzioni colorate”, modo per una sua eliminazione senza esitazione, per la ricerca di altre vie politiche, e forse di altri leader che potessero seguire queste vie. Dopo la sua sconfitta, Saakashvili non poteva che portare il sistema della “rivoluzione colorata” al declino e al crollo.
Oggi è intrappolato dalle norme stabilite dalla “rivoluzione colorata”, dalle regole democratiche che non hanno più il supporto delle dinamiche attivate dal sistema. L’incapacità del sistema sia di far mantenere all’opposizione le idee che promuove, che di “inventare” una opposizione che sia un’alternativa “democratica”, in realtà segna i limiti della strategia seguita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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