I fantocci “Pussy Riot” supportati dal Dipartimento di Stato USA

Tony Cartalucci, Global Research, 18 agosto 2012 – Land Destroyer

La troupe di “attivisti” statunitensi continua con i tentativi di dividere e indebolire la società russa.
Quando gli Stati Uniti sostengono apertamente l’invasione terroristica della Siria, vede morte, profughi e rovina di milioni di vite all’estero, mentre ospita un dittatore genocida latitante, allora a cosa mira sostenendo un atto di teppismo in una chiesa russa, mirato contro un rivale geopolitico?
Il cosiddetto “gruppo punk” sostenuto dal Dipartimento di Stato USA, noto con il nome di “Pussy Riot”, ha fatto irruzione in una chiesa di Mosca per diffamare il governo russo, mentre prendeva in giro le credenze dei fedeli con volgarità e comportamento violento. Commercializzato come atto di “libertà di espressione” dai media occidentali e dalla manica di ministri degli esteri occidentale, in realtà si tratta di ciò che verrebbe chiamato crimine dell’odio e condotta violenta, in occidente. Inoltre, sempre in occidente, un tale atto sarebbe colpito da multe salate e da lunghe condanne.
In realtà, casi simili si sono avuti in occidente, con una scarsa finta indignazione su una presunta  violazione della libertà di parola di presunti bigotti, razzisti e teppisti che hanno preceduto le “Pussy Riot.” In molti casi, l’occidente ha perseguito attivamente non solo delle persone, ma ne ha vessato altre, provocando disordini pubblici, e anche coloro che diffondono materiale di persone che pensavano cose che venivano semplicemente percepite come “socialmente pericolose”.
L’occidente ha imprigionato molte persone per reati simili o minori:
- 3 anni di carcere per Revisionismo Storico: nel 2006, la BBC riferiva che lo “storico britannico David Irving era stato condannato a Vienna per negazione dell’Olocausto degli ebrei europei e condannato a tre anni di carcere”. La BBC aveva anche riferito che “il giudice nel processo per le  2000 denunce di diffamazione, lo aveva dichiarato un negatore attivo dell’Olocausto… antisemita e razzista.” Le credenze di Irving, per quanto impopolari possano essere, sono state espresse nei suoi scritti e discorsi, non irrompendo in una sinagoga.
- 4 anni e 2 anni di carcere per la gestione di un sito web “razzista”: Per il reato di gestione di un sito web “razzista” statunitense con l’intento di distribuire “materiale razzista,” due inglesi, Simon Sheppard e Stephen Whittle sono stati condannati a 4 anni e 2 anni rispettivamente nel Regno Unito, nel 2009. Il giudice, secondo la BBC, “disse agli uomini che il loro materiale era “sconveniente e ingiurioso” e poteva causare “gravi danni sociali.””A differenza delle Pussy Riot, tuttavia, questi 2 uomini avevano solo messo i loro volantini sulla porta di una sinagoga, invece di irrompervi, ed hanno avuto 2-4 anni in prigione.
- 5 anni di carcere per disaccordo con la storia ufficiale: anche nel 2009, un uomo è stato condannato a 5 anni per “propagare idee naziste o per negazione dell’Olocausto” in Austria, afferma la Reuters. Gerd Honsik avrebbe scritto libri e riviste che aveva tentato di distribuire nelle scuole, anche se era il contenuto del materiale, e non il modo in cui ha cercato di distribuirlo, che gli è valsa la sua lunga detenzione. Per quanto impopolari possano essere le sue idee, secondo l’ultima tirata dall’occidente, non solo avrebbe dovuto avere il permesso di pubblicizzarle, ma anche di farlo in un luogo di culto di coloro che disprezzava.
- 3 anni di carcere per molestie a un ebreo e incitamento all’odio pubblico: Nel 2011, un australiano ha pubblicato un video “antisemita” su YouTube, prendendosi 3 anni di carcere. Il video a quanto pare, mostrava l’uomo condannato insultare un ebreo prima di darsi a una filippica “di fronte alla Perth Bell Tower“, riferiva ABC of Australia. Chiaramente insultare qualcuno e provocare disturbo pubblico  in Australia è un reato punibile, ma in qualche modo il governo australiano vede le ingiurie ai fedeli in Russia una “libertà di espressione”. Altrettanto chiaro è che questa ipocrisia e selettività dei principi sono liberamente esercitati.
- Detenzione per disturbo di quiete pubblica per “odio”: Quest’anno, il britannico Daily Mail, nel suo articolo, “Elmo in manette: Uomo vestito come il personaggio di Sesame Street viene portato via da Central Park dopo uno sfogo antisemita di fronte a bambini“, e che “l’aspetto di un uomo che diffonde odio travestito da Elmo era una cosa stridente per molti abitanti di New York che hanno visitato Central Park, nel pomeriggio di domenica.” L’articolo diceva che se l’uomo era stato ammanettato e portato via, non era stato arrestato. Mentre nessun arresto o condanna è stato emesso, la storia indica chiaramente che vi è una linea tra ciò che è “libertà di parola” e ciò che è “disturbo della quiete pubblica” negli Stati Uniti.
- Arresti per gravi commenti “religiosi e razziali” su Facebook: Per il reato di pubblicazione di osservazioni “antisemite” su Facebook; la BBC ha riferito che “cinque uomini e un 15enne” sono stati arrestati nel maggio 2012. La BBC avrebbe proseguito, “le sei persone arrestate sono state accusate di violazione della pace con aggravanti religiose e razziali.”

Ipocrisia politicamente orientata e posa dei fantocci
Indipendentemente dalle proprie convinzioni su cosa possa essere la “libertà di espressione”, e quali linee esistono tra l’uso responsabile e irresponsabile di questa libertà, non si può ignorare la stupefacente ipocrisia esibita dall’occidente, che ora si torce le mani in segno di finta disapprovazione per l’incarcerazione delle “Pussy Riot”, mentre le loro carceri sono piene di “incitatori all’odio”, molti dei quali non hanno nemmeno specificamente preso di mira o disturbato i soggetti del loro presunto disprezzo.


Foto: la campagna di sostegno alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Società per l’amicizia russo-cecena” finanziata dal Dipartimento di Stato USA, una stanza di compensazione della propaganda dei terroristi ceceni. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato Dipartimento di Stato USA e dai media dell’Occidente dalla loro parte, le “punk rockers” hooligan anti-establishment ora sotto processo a Mosca, hanno un supporto decisamente di “regime”.

La vera ragione per cui i media occidentali si sono così appassionati nel seguire il processo delle “Pussy Riot” non ha nulla a che fare con la “libertà di parola”.
L’occidente, e più specificamente, gli interessi finanziario-corporativi di Wall Street e Londra, vedono l’attuale governo della Russia come una barriera non solo al ritorno dell’implacabile saccheggio del popolo russo, cosa di cui avevano goduto negli anni ’90, ma un controllo ed equilibrio che inibisce le loro ambizioni egemoniche globali. L’Occidente ha appoggiato con denaro e sostegno politico il movimento di opposizione da cui le “Pussy Riot” promanano.
L’ultima prodezza è volta specificamente a dare nuovo respiro alla fatiscente “opposizione” sostenuta apertamente dall’estero; un tentativo di dividere e indebolire la Russia e il governo del presidente Vladimir Putin, prima, durante e dopo il suo ritorno alla presidenza. Invece, quest’ultima prodezza non fa altro che esporre ulteriormente l’ipocrisia sempre più visibile e l’ingiustizia pervasiva di tutte le componenti della società occidentale.
Infine, le “Pussy Riot” non sono punk rockers. Sono strumenti sostenuti dal Dipartimento di Stato USA dell’egemonia corporativo-finanzieria, utilizzati come leva contro il governo russo che si oppone all’ordine mondiale della corporatocrazia internazionale di Wall Street e Londra. La cultura punk, rappresenta l’antitesi di un tale ordine internazionale, ironicamente, infatti, molti hanno superficialmente difeso le “Pussy Riot” presentate più “punk” di quanto esse lo siano sostanzialmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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