La Russia salva l’Iraq

L’Iraq salvato dalla Russia da una guerra civile come quella in Siria?
Valentin Vasilescu Reseau International 13 luglio 2014

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Chi ha addestrato i ribelli islamici del SIIL, ben armati ed appositamente preparati all’uso di efficaci sofisticate armi anticarro e alle condizioni specifiche del combattimento urbano nelle città irachene? Nel marzo 2013, Der Spiegel riferì che istruttori delle forze speciali statunitensi furono schierati dal febbraio 2012 nella base militare di Safawi, nel nord della Giordania. Casualmente, il dispiegamento militare statunitense in Giordania avvenne subito dopo l’incontro tra Hillary Rodham Clinton e re Abdullah II di Giordania, il 18 gennaio 2012. Safawi è la base utilizzata dagli statunitensi per addestrare i ribelli islamici cosiddetti “moderati”, nell’ambito del piano segreto di Stati Uniti e alleati per aiutare gli insorti a combattere contro il regime del Presidente Bashar al-Assad. L’addestramento dei combattenti islamici a Safawi fu la prima informazione a filtrare a smentiva il discorso ufficiale che affermava che Washington non aveva legami con i gruppi estremisti nemici. Gli Stati Uniti addestrarono in Giordania, nel 2012-2013, più di 200 ribelli, tra cui membri dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante, in particolare all’uso delle armi anticarro e nei combattimenti urbani. Successivamente, il Guardian integrava le informazioni di Der Spiegel, affermando che altri ribelli islamici furono addestrati da istruttori delle forze speciali inglesi e francesi, in un’altra base nel sud della Giordania. Ad integrazione di tali informazioni, WND.com  rivelò l’esistenza di un terzo campo di addestramento del gruppo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), oltre ai due in Giordania, sotto la supervisione di istruttori degli eserciti di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Tale base non è lontana dalla base aerea di Incirlik, nei pressi di Adana in Turchia. La base aerea di Incirlik è utilizzata dall’esercito turco e dall’esercito degli Stati Uniti e si trova 40 km ad ovest del terminale petrolifero di Ceyhan, sul Mar Mediterraneo.
I combattenti del SIIL sorprendono per le loro attrezzature, pari a quelle dell’esercito iracheno.  Sono dotati di mimetiche statunitensi con giubbotti antiproiettile e dispongono di visori notturni statunitensi AN/PVS-7. Le armi leggere sono i fucili d’assalto M-16 con lanciagranate M-203 da 40 mm già montati, e mitragliatrici M60E3. È l’equipaggiamento standard dei soldati statunitensi. La difesa antiaerea è fornita dai missili statunitensi FIM-92C Stinger, e la mobilità delle subunità del SIIL è facilitata da diversi mezzi, quali blindati Humvee, MRAP e APC. Tutte queste armi sono state acquisite dopo l’attacco a sorpresa e la conseguente cattura di Mosul, nel nord dell’Iraq, dove vi sono depositi di attrezzature, armi e munizioni della 2.nda Divisione di fanteria irachena, responsabile della difesa del settentrione. Poiché tali obiettivi militari della 2.nda Divisione di fanteria erano supportati da plotoni di carri armati statunitensi M1A1 Abrams appartenenti alla 36.ma brigata corazzata, i combattenti del SIIL si dotarono di mezzi anticarro, dimostrando  competenza nel loro uso. Sul posto, 28 carri armati furono distrutti, di cui 5 crivellati dai proiettili anticarro sparatigli contro. E ancora, il SIIL non ha utilizzato i missili anticarro a guida laser 9M133 Kornet che possono penetrare la corazza per 1000-1200 mm a una distanza di 8000 m, per la semplice ragione che non avevano molti. Al contrario, il SIIL aveva lanciagranate portatili RL90 M95 (versione modernizzato del M79 OSA) fabbricati in Croazia, che possono penetrare 400 mm di corazza. Il RL90 M95 fa parte dell’arsenale consegnato ai ribelli islamici in Siria dalla Croazia, Paese membro della NATO, su richiesta di Hillary Clinton, segretaria di Stato degli Stati Uniti.
Nel luglio 2008, la Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti approvò la richiesta irachena per l’acquisto di armi per un valore di decine di miliardi di dollari. La maggior parte delle armi apparteneva da decenni alle forze armate statunitensi. Verso la fine del 2012, l’esercito iracheno acquisiva:
140 carri armati M1A1 Abrams
64 veicoli blindati M1151A1B1 Hummer
92 veicoli M1152
centinaia di APC
I tre battaglioni corazzati della 36.ma Brigata abbandonarono i carri armati sovietici per essere equipaggiati con carri armati statunitensi M1A1. L’attacco alla guarnigione a Mosul dimostra che i carri armati statunitensi M1A1 Abrams non sono immuni alle armi meno costose, anche se gli Stati Uniti si vantavano, fino a quel momento, che i loro carri armati fossero invulnerabili. Dopo l’occupazione dell’Iraq da parte dell’esercito degli Stati Uniti, tutti gli aviogetti MiG-21, MiG-23, MiG-29, Su-22, Su-24, L-39, Mirage F-1Q e gli elicotteri d’attacco Mi-24 rimasti illesi dopo i bombardamenti furono demoliti dalle truppe di occupazione. Al contrario, gli Stati Uniti permisero all’Iraq di acquistare:
36 aerei turboprop d’attacco al suolo Beechcraft AT-6B Texan II
8 aeromobili con motori a pistoni Cessna 208 Caravan, adattati al lancio di missili anticarro
10 elicotteri da ricognizione Bell OH-58 Kiowa
24 elicotteri civili Bell 407
Gli elicotteri sono armati con mitragliatrici e razzi. Durante i combattimenti contro i gruppi del SIIL, 6 elicotteri di produzione statunitense sono stati abbattuti dalle armi pesanti dei ribelli, perché privi di protezione. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha cercato l’aiuto della Russia per combattere il terrorismo, acquistando un primo lotto di 12 elicotteri corazzati Mi-35, che ora sopportano il peso della lotta contro il gruppo SIIL. Oltre agli equipaggiamenti di cui sopra, l’esercito iracheno è stato dotato dagli statunitensi di:
10 aerei da ricognizione Beechcraft 350 King Air
18 velivoli monomotori giordani Seabird SBL-360 Seeker/Westar dotati di sensori (velocità massima 207 kmh)
6 velivoli da trasporto C-130J Hercules.
Tutti questi mezzi si sono rivelati vulnerabili al fuoco delle mitragliatrici pesanti e ai missili portatili, pertanto inefficaci contro colonne e piccoli gruppi in movimento dei jihadisti del SIIL. Anche se nel marzo 2009 il governo iracheno comprò e ricevette l’approvazione del Congresso per l’acquisto di uno squadrone di 18 F-16E/F Block 60 o F-16 C/D Block 52+ (Desert Falcon) oggi nessuno di essi è ancora stato consegnato dagli Stati Uniti. Pressato dall’offensiva del SIIL, il primo ministro iracheno ha fatto di nuovo appello alla Russia, il 25 giugno 2014, ricevendo i primi 3 dei 5 velivoli d’attacco al suolo Su-25, armati e pronti al combattimento, che prenderanno parte ai combattimenti a 3-4 giorni dall’arrivo. Il 28 giugno 2014, sulla pagina facebook del primo ministro iracheno, apparve l’annuncio relativo alla fornitura dei 6 velivoli Su-30K, parte dei 12 Su-30K e 5 Su-25 che costituiscono il contratto da 500 milioni di dollari firmato con la Russia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq ringrazia la Siria per aver bombardato il SIIS, e Obama aiuta il settarismo in Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 giugno 2014

10455051Il presidente degli USA Obama è ancora una volta coinvolto in nuovi intrighi sinistri, perché mentre lo Stato Islamico d’Iraq e Siria (SIIS) è intento a frazionare Iraq e Siria, l’unica risposta a tale realtà è, per Obama, cercare di portare altro caos e settarismo in Siria. Infatti, è evidente come l’assalto del SIIS in Iraq segua naturalmente le orme delle manovre militari in Giordania di USA e innumerevoli alleati. Mai SIIS e altre forze settarie e taqfiriste in Siria hanno temuto Israele e la NATO in Turchia. Al contrario, SIIS e altre forze settarie e taqfiriste prosperano all’ombra di Israele, Giordania e NATO in Turchia. Allo stesso modo, alcuni elementi del blocco anti-Hezbollah e anti-Aoun in Libano giocano con i taqfiristi e il demonio settario. Il recente attacco del SIIS in regioni dell’Iraq è stato accolto dalla solita bizzarria dell’amministrazione Obama. Ciò vale per l’illogica necessità di rafforzare le forze anti-siriane in Siria, così rafforzando SIIS e altre forze settarie e terroristiche. L’Iraq deve prendere atto che le potenze del Golfo e della NATO partecipano all’intera agenda settaria in Siria e, naturalmente, che tale realtà mina lo Stato nazione iracheno. Dopo tutto, le forze settarie taqfiriste in Siria sono sostenute da varie nazioni del Golfo e dalla Turchia, alleate degli USA e che ovviamente la destabilizzazione della Siria iniziò usando le enormi scorte militari rimaste in Libia. Allo stesso tempo, il cosiddetto controllo di CIA, MI6, DGSE e altre intelligence in Turchia e Golfo è una farsa, perché i terroristi inondano la Siria e l’Iraq da tutto il mondo. Infatti, l’unico controllo che sembra esserci è volto ad armare le varie forze settarie in Siria contro il governo laico del Presidente Bashar al-Assad.
USA ed alleati occidentali adorano la parola “democrazia” quando fa comodo, ma il popolo della Siria è dannato se vota o meno. Questa visione neo-coloniale di USA, Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito è estremamente irritante. Pertanto i siriani, nel Paese e all’estero, che sostengono il governo di Assad, non contano. Ciò spinge Obama ad ignorare le elezioni in Siria, proprio come USA ed alleati occidentali ignorano la schiavitù delle donne nel Golfo. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita è il paradiso dei pedofili perché vecchi possono sposare bambine di otto anni, mentre naturalmente il regno della Casa dei Saud supporta l’uccisione degli gli apostati verso il cristianesimo. Naturalmente, ciò non fa aggrottare la fronte, pur essendo  completamente nota tale realtà. Pertanto, con l’Iraq che affronta altro settarismo e barbarie taqfirista, non sorprende sentire Obama finanziare ulteriore settarismo e terrorismo in Siria. Anche le forze  antisiriane fuori dalla nazione non possono negare che l’esercito libero siriano (ELS) spesso combatte a fianco delle varie forze taqfiriste e settarie. Altre volte si combattono perché la loro unica caratteristica vincolante è uccidere, decapitare, perseguitare minoranze e applicare barbarie a chiunque capiti di essere in disaccordo con il loro dominio.
Diversamente dall’amministrazione Obama che cerca d’indebolire le forze centrali in Siria al fine di potenziare il SIIS, il governo siriano bombarda tale movimento barbaro presso il confine tra Iraq e  Siria. L’Iraq viene messo in pericolo da USA e satelliti di NATO e Golfo, accendendo il settarismo in Siria, con il risultato di mettere in pericolo Libano e Iraq. Allo stesso tempo, la Turchia di Erdogan non disdegna contrattare in Iraq con strutture di potere estranee a Baghdad. Ciò significa che l’Iraq deve affrontare la duplice minaccia della barbarie del SIIS e del ruolo della Turchia nell’ignorare le forze economiche centrali della nazione. Nel frattempo, mentre le potenze del Golfo e la Turchia giocano la carta settaria contro il governo della Siria, mettendo chiaramente in pericolo l’Iraq, la saggezza del Grande Ayatollah Ali al-Sistani entra in gioco. Ciò vale in particolare per i fedeli sciiti che ascoltano con passione il grande ayatollah dell’Iraq. Tuttavia, questo venerato leader religioso si rivolge a tutti i cittadini iracheni, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Il grande ayatollah sa bene che le forze sinistre estranee all’Iraq cercano di trascinare la nazione, ancora una volta, nel settarismo. Nonostante ciò, il venerato leader sciita fa sapere che l’unità è essenziale contro SIIS e altre forze settarie che prosperano sulle divisioni nella società. Pertanto, a prescindere dall’aspetto politico dell’Iraq moderno, è chiaro che il SIIS cerca d’imporre uno status draconiano alla società, per imporle l’”anno zero”. Non sorprendono gli appelli all’unità dei leader sunniti e sciiti in Iraq, perché i leader religiosi sanno perfettamente che i taqfiristi odiano tutti. Allo stesso modo, gli studiosi religiosi in Iraq comprendono appieno che tali forze brutali lavorano all’ombra delle potenze del Golfo e della NATO.
Recentemente è stato riportato che la Siria ha bombardato il SIIS al confine tra Iraq e Siria. La BBC riferisce: “Il primo ministro Nuri al-Maliqi dell’Iraq ha detto alla BBC di sostenere l’attacco aereo sui militanti islamici in un valico di frontiera tra Iraq e Siria… Fonti militari e ribelli dicono che l’attacco ha avuto luogo nell’Iraq, all’incrocio Qaim, anche se Maliqi ha detto che s’è avuto sul lato siriano“. Tuttavia, mentre la Siria cerca di arginare la marea del SIIS, il governo USA è intento a promuovere la minaccia taqfirista sostenendo altre forze settarie in Siria contro il governo centrale.  Il New York Times: “Il presidente Obama ha chiesto 500 milioni di dollari al Congresso per addestrare ed equipaggiare ciò che la Casa Bianca chiama membri “adeguatamente controllati” dell’opposizione siriana, riflettendo maggiore preoccupazione per l’allargamento del conflitto siriano in Iraq“. Naturalmente, gli “opportunamente controllati” esistono solo nelle menti deliranti dell’amministrazione Obama. In effetti, un gran numero di massacri brutali sono dovuti a tali cosiddetti “moderati”, che in realtà sono settari e apertamente partecipi al banditismo di massa. Pertanto, mentre Baghdad e Damasco sono minacciate dai “taqfiri da anno zero”, l’amministrazione Obama cerca di versare ulteriore benzina sul fuoco sostenendo altra destabilizzazione in Siria. Ciò  deve aprire gli occhi ai leader dell’Iraq, perché sanno che gli alleati degli USA nel Golfo e la Turchia consentono che il virus settario, sedizioso e terrorista taqfirista si diffonda. Pertanto, i governi di Iraq, Iran, Siria e il movimento Hezbollah devono collaborare più strettamente, arginando l’agenda settaria e taqfirista di Arabia Saudita, Quwayt e Qatar, amplificata dalla NATO in Turchia e dal totale fallimento di USA, Francia e Regno Unito.

ap229496324122Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iraq: situazione dal 23 al 27 giugno

Alessandro Lattanzio, 28/6/2014
801cff3273e5183d6ee40d9cf5b4042e22 giugno, Umaya Naji Jabara, consigliera del governatore di Tiqrit, veniva uccisa da un cecchino del SIIL, ma dopo aver eliminato tre terroristi.
23 giugno, la Giordania invia truppe, blindati e pezzi di artiglieria al suo confine con l’Iraq. Presso la raffineria Baiji, l’assalto di 11 autoveicoli dei terroristi viene respinto con la distruzione di 9 di essi tramite attacchi aerei, 22 i terroristi eliminati. Presso Ramadi, le forze di sicurezza irachene riprendono il controllo del valico di frontiera di al-Walid, tra Iraq e Siria, dopo che i terroristi del SIIL l’avevano brevemente sequestrato. Liberato anche il valico di Tribil con la Giordania. Più di 70 persone uccise nella provincia di Babil, dopo che i terroristi hanno attaccato un convoglio che trasferiva i detenuti di una prigione.
24 giugno, l’aviazione irachena attacca le postazioni dei terroristi a Tal Afar. Il Maggior-Generale Abu Walid afferma di aver ripreso la parte meridionale della città dopo la riorganizzazione delle forze governative. I terroristi entrano ad al-Alam, ad est di Tiqrit, dopo un accordo con il locale clan Jabur. I servizi di sicurezza e le milizie irachene eliminano i terroristi da al-Athim, 60 km a nord di Baquba. Riyadh al-Athath, a capo del governo provinciale di Baghdad, afferma che le forze di sicurezza a Baghdad sono sufficienti per affrontare il SIIL. Arrivano i primi 50 ‘consiglieri’ statunitensi, inviati a Kirkuk per crearvi un centro d’intelligence. Il compito principale degli “osservatori” degli Stati Uniti è, secondo il dipartimento della Difesa USA, “valutare le forze irachene che combattono contro le brigate del SIIL“. I 300 “consiglieri” statunitensi non sono che spie inviate a compromettere la sicurezza operativa e le forze irachene. Il quotidiano turco Milliyet afferma che cittadini dei seguenti Paesi sono presenti al confine con la Siria: Cina, Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Arabia Saudita, Azerbaijan, Afghanistan, Stati Uniti, Uzbekistan, Tagikistan, Yemen, Marocco, Tunisia, Libano, Sudan e Russia. Il capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Rad, afferma che il movimento di resistenza libanese affronterà i mandanti del SIIL, dopo che il presidente iraniano Hassan Ruhani aveva indicato negli Stati del Golfo Arabo i finanziatori del terrorismo. “Sappiamo come affrontare i vostri piani e come abbattere le vostre illusioni. Si volgeranno contro di voi quando il nostro popolo in Iraq li scaccerà“. Ruhani aveva invitato gli “Stati dei petrodollari” a interrompere il finanziamento del terrorismo, “Consiglio i Paesi musulmani che sostengono i terroristi con i loro petrodollari di fermarsi. Domani sarete i prossimi ad essere presi di mira… da tali terroristi selvaggi, che si sporcano le mani uccidendo musulmani“.
25 giugno: il premier Nuri al-Maliqi dichiara che i tentativi occidentali di eliminarlo tramite “l’invito a formare un governo nazionale di emergenza è un colpo di Stato contro la costituzione e il processo politico. L’obiettivo pericoloso di formare un governo nazionale di emergenza non è occulto. È un tentativo di coloro contrari alla Costituzione e al processo democratico, sabotando il voto degli elettori”. L’alleanza elettorale dell’amministrazione al-Maliqi ha 92 seggi in parlamento, tre volte quelli del secondo partito. Al-Maliqi ha avuto circa 720000 voti personali, di gran lunga superiore a qualsiasi altro candidato. L’Iran avrebbe inviato velivoli carichi di forniture militari in Iraq, dove avrebbe anche istituito un centro di raccolta informazioni e d’intercettazione delle comunicazioni a Baghdad, ed impiegato droni da ricognizione. La Siria effettua attacchi aerei sulle posizioni dei terroristi nell’Iraq occidentale. Il governo egiziano chiude tre canali iracheni, al-Baghdadiya, al-Rafadayn e al-Hadath su richiesta del governo iracheno, poiché incitano all’odio settario in Iraq. Scontri tra terroristi a Sayda, provincia di Diyala. 5 terroristi del SIIL eliminati a Tiqrit. Il SIIL ha finora bruciato 11 chiese e distrutto la tomba del profeta Yunus e la tomba del profeta Shayth a Mosul.
26 giugno, 40 turcomanni sciiti vengono assassinati dal SIIL nei villaggi Tuz Khurmato e Bashir, presso Kirkuk. Muqtada al-Sadr, a Najaf, afferma “Faremo tremare il terreno sotto i piedi dell’ignoranza e dell’estremismo“. Il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masud Barzani, visita Kirkuk per rassicurare i funzionari locali che le forze curde difenderanno la città contro il SIIL. La visita di Barzani è avvenuta il giorno dopo l’attentato che ha ucciso 7 persone e ferito altre 20. Una bomba nel quartiere sciita di Baghdad di Qadhimiya uccide 8 persone. William Hague, il ministro degli Esteri inglese si reca a Baghdad e nel Kurdistan iracheno per incontrarne i capi. Iyad Allawi, ex-premier fantoccio degli USA e capo della coalizione United Alliance, incontra capi curdi e sunniti “per trovare una soluzione per il futuro dell’Iraq”. Infatti Washington spera che i gruppi armati sunniti fiancheggiatori del SIIL possano essere persuasi a passare dall’altra parte, a condizione che siano inclusi in un nuovo governo. Gli iracheni riorganizzano le forze armate, che  respingono un altro assalto a Samara eliminando 6 terroristi. Le forze di sicurezza governative eliminano il capo del SIIL a nord di Tiqrit. Altri 22 terroristi e 8 loro autoveicoli vengono eliminati dai Servizi di sicurezza nella provincia di Anbar. Altri 7 terroristi sono liquidati a nord di Baquba. Elicotteri dell’esercito iracheno bombardano il palazzo di Sadam Husayn a Tiqrit. Le forze irachene lanciano un assalto aereo a Tiqrit sbarcando dei commando nello stadio dell’università, un elicottero viene abbattuto dai terroristi. Intensi scontri intorno al complesso universitario. I tiratori dell’esercito si posizionano sugli edifici del complesso universitario. In precedenza, le forze governative avevano inviato commando d’élite a bordo di elicotteri a difendere la più grande raffineria di petrolio del paese, a Baiji. Il segretario di Stato USA John Kerry s’incontra a Parigi con il ministro degli Esteri iracheno Nasser Judah e le controparti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per discutere di Siria e Iraq.
27 giugno, il portavoce dell’esercito Qasim Ata dichiara, “i militanti del SIIL che cercavano di avvicinarsi alla raffineria di Baiji sono stati schiacciati. Vi assicuriamo che la raffineria è il cimitero dei vili terroristi del SIIL“. Dopo il raid dei commando governativi iracheni a Tiqrit, i terroristi del SIIL fuggivano verso Kirkuk, mentre la locale base militare ritornava ai governativi. Kerry chiarisce che gli Stati Uniti non chiedono un governo d’emergenza, avendo Maliqi respinto qualsiasi idea di governo di unità nazionale di emergenza, proposto ufficialmente dal fantoccio della CIA Iyad Allawi. Tre sospetti, l’ex-ufficiale statunitense Douglas Gillem, l”accademico’ (leggasi agente della CIA) statunitense Mark Polyak e il ‘ricercatore’ francese Fabrice Jean-Michel Robert Blanche, vengono arrestati mentre tentano d’infiltrarsi in Siria, a Kilis. Erano equipaggiati di macchine fotografiche, telefoni satellitari e dispositivi di navigazione. Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman afferma “L’Iraq si spezza sotto i nostri occhi e sembra che la creazione di uno Stato curdo indipendente sia scontata“, anche il presidente israeliano Shimon Perez, ha detto “I curdi hanno di fatto creato un proprio Stato democratico. Uno dei segni della democrazia è la concessione della parità alle donne“. Difatti, il greggio curdo fluisce in Israele passando per la Turchia: una nave cisterna, la Baltic Commodore, era arrivata nel porto israeliano di Ashkelon carica di greggio iracheno già il 31 gennaio 2014, seguita dalla Hope A carica di greggio curdo giunta ad Ashkhelon e Haifa il 10-15 febbraio. Infine la Kriti Jade, sempre carica di greggio curdo, era salpata dalla Turchia per Ashkhelon e Haifa, il 17-20 maggio. Il primo ministro della regione curda Nechervan Barzani, visita Ankara per incontrare il ministro degli Esteri turco Ahmed Davotoglu, il ministro dell’Energia e delle Risorse naturali Taner Yildiz, il capo del servizio d’intelligence turco MIT Hakan Fidan e rappresentanti dell’AKP, il partito al potere in Turchia, per discutere del riconoscimento dello Stato curdo nel Nord dell’Iraq. La visita in Turchia segue una del premier curdo a Teheran.
Dal 2004 le Forze Armate irachene hanno ricevuto dagli Stati Uniti 146 carri armati Abrams A1AIM; 10000 veicoli corazzati ruotati M-1117, Cougar, Humvee; 1000 veicoli trasporto truppe M-113; semoventi M-109 e obici M-198 da 155 mm; missili anticarro Hellfire; sistemi antiaerei missilistici Hawk ed Avenger/Stinger. L’Iraq intanto acquista velivoli da combattimento da Russia e Bielorussia per combattere i terroristi, dati i gravi ritardi nel consegnare i caccia F-16 degli Stati Uniti. Le truppe irachene sono rimaste senza supporto aereo e il primo ministro Nuri al-Maliqi dichiara che gli aviogetti “dovrebbero arrivare tra due o tre giorni. Se Dio vuole, entro una settimana questa forza sarà efficace e distruggerà i covi dei terroristi“. Al-Maliqi accusa “di lungaggine e grave lentezza” gli Stati Uniti nella consegna di 36 velivoli da combattimento. “Sarò franco dicendo che c’eravamo illusi quando abbiamo firmato il contratto con gli Stati Uniti. Non dovevamo comprare solo jet statunitensi, ma avremmo dovuto comprare jet inglesi, francesi e russi per fornire supporto aereo. Se oggi avessimo avuto il supporto aereo, niente di tutto questo sarebbe successo“. Secondo il sito dell’intelligence militare israeliana DEBKAfile “L’attacco aereo siriano in Iraq è una dimostrazione impressionante della stretta sincronizzazione operativa tra i centri di comando iraniani a Damasco e Baghdad, collegati agli alti comandi degli eserciti siriano e iracheno. Questo coordinamento permette flessibilità ai centri di comando di Teheran nelle due capitali arabe, inviando droni iraniani dalle basi aeree siriane e irachene, per informare i centri con l’intelligence necessaria per la pianificazione strategica delle operazioni militari degli eserciti siriano e iracheno”, volte a respingere il tentativo del SIIL di creare un’entità tra Diyala e Raqah, puntando a tagliare i collegamenti tra Iran e Siria, e a collegare la Turchia a Giordania e Arabia Saudita. Uno degli obiettivi della guerra d’Israele contro il Libano, nel luglio 2006, era il “Nabucco“, il gasdotto che dal Mar Caspio doveva raggiungere la Turchia e il porto di Haifa in Israele, per poi arrivare al Mar Rosso, creando un’alternativa alla rotta via stretto di Hormuz. È lo stesso obiettivo del SIIL. Il gasdotto Bassora-Banyas che trasporta petrolio e gas dall’Iran al Mar Mediterraneo è stato infatti interrotto dal SIIL.

Iraqi Checkpoint StationFonti:
al-Alam
Aydinlik Daily
Dedefensa
Islamic Invitation Turkey
Jordan Times
National Post
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Reseau International
Times of India
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Zerohedge

Alessandro Lattanzio all’IRIB: “Guantanamo per reclutare dirigenti dell’esercito di mercenari e terroristi

Iraq: situazione dal 16 al 20 giugno

Alessandro Lattanzio, 21/6/2014

10459962Il 16 giugno, l’aeronautica irachena colpisce le posizioni del SIIS a Tal Afar. Il governatore di Mosul è il baathista colonnello Hashim al-Jamas.
17 giugno il governo iracheno accusa l’Arabia Saudita di sostenere il SIIS, “Riteniamo l’Arabia Saudita responsabile del sostegno finanziario e morale a tali gruppi. Il governo saudita dovrebbe essere ritenuto responsabile dei crimini commessi da tali pericolosi gruppi terroristici“. I ribelli sono formati da tre elementi: gli islamisti del SIIS e altri gruppi islamisti, il Consiglio militare formato da ex-ufficiali dell’esercito iracheno, ex-collaboratori degli statunitensi, e l’ordine dei naqshabandi dell’ex-baathista Izat Ibrahim al-Duri. A Mosul il Consiglio militare ha chiesto al SIIS di ritirare i suoi combattenti stranieri, mentre i poster di Sadam Husayn suscitano tensioni tra SIIS e naqshabandi. Assalto a Baquba con pesanti combattimenti, mentre nel villaggio turkmeno di Bashir, 15 chilometri a sud di Kirkuk, il SIIS si scontra con i servizi di sicurezza turkmeni e forze curde. 6 guardie curde restano uccise negli scontri. Arshad Sahili, presidente del Fronte Turkmeno Iracheno dichiara che se i curdi “si rifiutano di restituire Kirkuk al governo iracheno, ci batteremo di nuovo“, annunciando la creazione di una nuova milizia turkmena. Il governo regionale curdo (KRG) apre una base militare a Kirkuk. Baghdad invia 1200 combattenti della Brigata d’Oro, unità di élite, a Tal Afar a rinforzare le truppe governative che resistono all’assedio del SIIS, mentre Ghasem Soleimani, comandante della Forze speciali iraniane al-Quds, sarebbe in Iraq. Nechirvan Barzani, premier curdo, dichiara che non si tornerà allo status quo precedente, sostenendo la partizione dell’Iraq su linee etniche, suggerendo di chiedere ai sunniti iracheni se vogliono un loro Stato indipendente. Il SIIS controlla alcuni villaggi nella provincia di Diyala, mentre funzionari dell’amministrazione locale hanno chiesto al governo di Baghdad di consentire ai peshmerga di entrarvi per lottare contro il SIIS. Baiji a nord di Samara è nelle mani del SIIS, ma non la raffineria di petrolio, nelle mani del governo. 6 attentati terroristici a Baghdad causano 17 morti e 34 feriti. La polizia scopre i corpi di 18 soldati assassinati presso Samara. Yuval Steinitz, il ministro israeliano per gli affari strategici, avverte che “l’Iran non dovrebbe essere aiutato ad espandere la propria influenza in Iraq“. Nasrallah dichiara: “Siamo pronti a sacrificare martiri in Iraq cinque volte più di quanto ne abbiamo sacrificato in Siria, per proteggerne i santuari molto più importanti dei luoghi santi in Siria“.
96008618 giugno, le milizie sciite respingono i ribelli a Baquba. Pesanti combattimenti a Tal Afar, dove l’esercito ha aviotrasportato truppe. La città di Qaratapa, nella provincia di Diyala, a 110 km a nord di Baquba è sotto controllo dei peshmerga. Scontri tra peshmerga e SIIS a Jalawla, cittadina a 70 km a nord di Baquba. Saqlawiyah, una cittadina a nord di Fallujah, è nelle mani del governo, dove le sue forze di sicurezza hanno eliminato 250 terroristi, mentre l’aviazione irachena attacca una parata militare del SIIS a Falluja, eliminando 270 terroristi e 7 loro autoveicoli. Altri 56 terroristi eliminati a Baghdad, 70 a Samarra e 17 a Baquba. L’assalto del SIIS alla raffineria di Baiji viene respinto con l’eliminazione di 40 terroristi. Altri 21 militanti del SIIS eliminati ad Anbar, 20 a Tiqrit e 19 a Idhaym. Le forze governative recuperano Bala, Dhuluiya e Ishaqi. Masud Barzani, presidente del KRG, annuncia la mobilitazione generale delle forze peshmerga. I turchi ritengono che una volta fuori servizio la raffineria di Baiji, l’Iraq sarebbe costretto ad importare prodotti petroliferi raffinati dalla Turchia. La raffineria di Baiji copre il 25% del fabbisogno iracheno. Il governo turco rimuove il Fronte al-Nusra, un ramo di al-Qaida in lotta contro il governo siriano, dalla lista delle organizzazioni terroristiche che rientrano nella categoria “al-Qaida in Iraq“, e ha designato il gruppo come separata organizzazione terroristica. Il giorno prima l’ideologo di al-Qaida Abu Mohammad al-Maqdisi veniva scarcerato in Giordania. I suoi scritti ed insegnamenti salafiti hanno ispirato terroristi come Abu Musab al-Zarqawi, defunto capo di al-Qaida in Iraq, e Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin alla guida di al-Qaida. Maqdisi è un sostenitore di Jabhat al-Nusra, il cui obiettivo è rovesciare il governo baathista di Damasco e creare uno califfato della Sharia. La rimozione di Jabhat al-Nusra, permetterà che acceda nuovamente al supporto logistico turco.
19 giugno, secondo gli iraniani la disinformazione ha avuto un ruolo cruciale nella caduta di Mosul. Le voci della caduta della città si diffusero prima che accadesse effettivamente, in linea con la disinformazione che diede Tripoli caduta 48 ore prima dell’assalto definitivo alla città. PetroChina evacua parte del suo personale dall’Iraq. La Cina rinnova l’offerta di aiutare il governo di Baghdad. Infatti Pechino è il maggiore investitore e cliente dell’industria petrolifera irachena. Maliqi annuncia la corte marziale per 59 ufficiali accusati di abbandono dei loro doveri. Il premier turco Tayip Erdogan chiede agli Stati Uniti di non bombardare il SIIS, mentre il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei, afferma che il SIIS è uno strumento di Washington. Gli Emirati Arabi Uniti richiamano il loro ambasciatore in Iraq accusandone il governo di settarismo. Combattimenti tra SIIS e peshmerga curdi a Kirkuk. Abu Qabib al-Jazirim, saudita ed importante capo del SIIS, viene eliminato a Tiqrit dalle forze di sicurezza irachene. 150 australiani combattono nel SIIL.
iraqi-army-soldiers-aboard-m1114-humvee-stocktrek-images20 giugno, 12 morti nei combattimenti tra forze curde e SIIS alla periferia di Kirkuk, nel villaggio Mala Abdallah e nella città di Bashir, dove si sono avuti attacchi aerei governativi. Muhammad al-Qaldi, braccio destro dello speaker sunnita del Parlamento Usama al-Nujaifi, afferma, “Abbiamo chiesto a USA, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita e Iran d’impedire ad al-Maliqi un nuovo mandato. Il blocco sciita deve sostituirlo“. A Baiji, la raffineria resta nelle mani del governo, i terroristi si ritirano dopo aver incontrato una forte resistenza. Il leader della tribù di Sadam Husayn, shayq Hasan al-Nasiri, afferma “Coloro che prendono parte a tale lotta non sono veri seguaci di Sadam Husayn o del partito Baath, un movimento con principi e ideologia che non hanno nulla a che fare con al-Qaida“. Scontri tra forze governative e terroristi del SIIS a Tal Afar, Baiji, Tiqrit, Samara, Falluja, Kirkuk e Baquba. Alcuni dei gruppi alleati con il SIIS sono l’Esercito naqshabandi a Kirkuk e Mosul; la Brigata della Rivoluzione 1920, formata da ex-ufficiali, a Diyala; i salafiti a Falluja e nella provincia di Ninive; il Consiglio rivoluzionario tribale di Anbar; l’Esercito Islamico in Iraq, a Baghdad, guidato da shayq Ahmad Husayn Dabash Samir al-Batawi, noto anche come Ahmad al-Dabash, finanziatore del terrorismo in Iraq, in particolare degli attentati alla città santa sciita di Qarbala del 2 marzo 2004, dove oltre 140 iracheni furono uccisi e centinaia feriti. Dabash sarebbe anche responsabile dell’attentato alla moschea sciita di al-Tawhid e di altri attacchi terroristici a Baghdad. Dabash è vicino ad al-Qaida. La maggior dei valichi di frontiera tra le regioni curde di Siria e Iraq sono sotto controllo curdo. A Mosul, il SIIS giustizia 29 civili. L’ambasciatore  statunitense a Baghdad Robert S. Beecroft, e Brett McGurk, alto funzionario del dipartimento di Stato per l’Iraq e l’Iran, hanno incontrato Usama al-Nujaifi,  a capo del blocco sunnita Uniti per la Riforma, e Ahmad Shalabi, candidato a primo ministro. “Brett e l’ambasciatore si sono incontrati con Nujaifi e sono d’accordo di non volere che Maliqi rimanga“, ha detto Nabil al-Qashab, consigliere di Nujaifi. Va infine ricordato che i terroristi del SIIS furono addestrati dal 2012 da istruttori statunitensi presso basi segrete in Giordania. Secondo funzionari giordani, decine di terroristi del SIIS furono addestrati segretamente nell’ambito del programma di Stati Uniti, Turchia e Giordania per gestire basi di addestramento dei terroristi nella città giordana di Safawi. Secondo la rivista tedesca Spiegel, circa 1200 terroristi furono addestrati dagli statunitensi presso due basi in Giordania e un campo di addestramento presso l’Incirlik Air Base in Turchia, dove è presente personale statunitense. Da tali basi migliaia di terroristi del SIIS si sono infiltrati in Iraq attraverso la Siria. Il Kurdistan iracheno ha completato l’oleodotto che collega Kirkuk alla Turchia, consentendo ai curdi di avviare le esportazioni di greggio da Kirkuk scavalcando Baghdad. Le esportazioni di petrolio curde saliranno a 250000 barili al giorno a luglio, e poi a 400000 alla fine dell’anno. Il petrolio della regione autonoma del Kurdistan iracheno arriva al terminale petrolifero turco di Ceyhan, i cui depositi sono quasi pieni. Circa 100000 barili al giorno di petrolio curdo iracheno sono stati esportati in Turchia finora. Secondo l’editorialista Kadri Gursel del quotidiano turco Milliyet, “E’ un passo verso l’indipendenza del Governo regionale del Kurdistan, che mette in discussione l’integrità dell’Iraq“. Con tali accordi i curdi iracheni puntano a una maggiore cooperazione con Ankara; infatti la Turchia è coinvolta in numerosi progetti di sviluppo nella provincia curda, dagli aeroporti ad alberghi, strade, supermercati.

kurdistan_gas_and_oil_nov_2013Fonti:
e-Kurd
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
WND

ISIS svelato: l’identità della rivolta in Siria e Iraq

Christof Lehmann Nsnbc 15.06.2014

L’offensiva dell’ISIS/SIIL del giugno 2014 in Iraq e le eventuali risposte politico-militari non possono essere compresi senza prima “svelare l’ISIS”. Le brigate ISIS/SIIL in pochi giorni hanno occupato la città settentrionale irachena di Mosul e la maggior parte dell’Iraq occidentale. L’esercito iracheno s’è ritirato dalla seconda città dell’Iraq senza opporre resistenza. Svelando l’ISIS, tutti i sentieri conducono alla casa reale dei Saud, al quartier generale della CIA e alla loro rete globale di mercenari e terroristi chiamata al-Qaida.

iraq_syria-isis-activity_al_qaedaL’origine di ISIS/SIIL come al-Qaida in Iraq
ISIS/SIIL è un’organizzazione erede dell’ex-al-Qaida in Iraq, presumibilmente fondata da Abdullah al-Rashid al-Baghdadi. Al Baghdadi tuttavia è una creatura di al-Qaida, una figura pubblica per assegnare alla creazione saudita-statunitense “al-Qaida” un volto iracheno cui i radicali sunniti iracheni possano identificarsi. Dean Yates riferisce in un articolo di Reuters del 18 luglio 2007: “Un capo di al-Qaida in Iraq catturato questo mese, ha raccontato agli inquirenti militari degli Stati Uniti che un importante gruppo di al-Qaida è solo una facciata e il suo leader fittizio, ha detto un portavoce militare. Il Brigadier-Generale Kevin Bergner ha detto in conferenza stampa che Abu Umar al-Baghdadi, capo del sedicente Stato Islamico dell’Iraq, presumibilmente istituito lo scorso anno, non esiste. Lo Stato islamico dell’Iraq è stato creato per cercare di dare un volto iracheno a  una rete eterodiretta, ha detto Bergner. Il nome Baghdadi deriva dalla capitale irachena”. Una delle persone responsabili del marchio al-Baghdadi era l’egiziano Abu Ayub al-Masri, stretto collaboratore e successore di Abu Musab al-Zarqawi di al-Qaida, ucciso in un raid aereo statunitense il 7 giugno 2006. Al-Masri era politicamente attivo nei fratelli musulmani egiziani (Iqwan), da cui si unì alla Jihad islamica egiziana di Ayman al-Zawahiri nel 1982. continuò con  Usama bin Ladin a dirigere il campo di addestramento di al-Faruq in Afghanistan nel 1999. Andò  in Iraq passando dal Regno Emirati Arabi e dall’Arabia Saudita nel 2002.

L’ISIS rinasce, l’Iraq chiude le vie del contrabbando saudite di al-Anbar, creando tensioni tra sauditi, giordani e statunitensi
ISIS/SIIL era dormiente in Iraq, mentre alcune sue brigate furono coinvolte da Arabia Saudita, Stati Uniti, Qatar e Turchia nella loro guerra alla Siria. Armi, forniture logistiche e mercenari per l’ISIS furono inviati prevalentemente dall’Arabia Saudita attraverso le vie del contrabbando nella provincia di al-Anbar. Il governo filo-iraniano del Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi fu lasciato “relativamente” incontrastato dall’ISIS, cioè Arabia Saudita e Stati Uniti, fino a quando l’amministrazione al-Maliqi, nell’autunno del 2012, decise di aumentare la propria presenza militare ad al-Anbar. L’obiettivo era fermare il flusso di armi e combattenti dall’Arabia Saudita alla Siria. Anche se non c’è una documentazione dettagliata disponibile, è probabile che Damasco e Teheran abbiano incitato Baghdad a chiudere le rotte del contrabbando. La chiusura di tali rotte aggravò le tensioni tra Giordania, Arabia Saudita e Stati Uniti. L’invio di armi e combattenti già instradati via Iraq alla Siria, dovette essere re-indirizzato dall’Arabia Saudita attraverso la città di confine giordana di al-Mafraq. Ttruppe statunitensi e combattenti stranieri arrivarono ad al-Mafraq a fine 2011. Quando il traffico via al-Mafraq aumentò tra fine 2012 e inizio 2013, la situazione in Giordania divenne critica. I parlamentari giordani iniziarono a lamentarsi della maggiore presenza di truppe statunitensi, del flusso di armi attraverso la Giordania per la Siria e della maggiore presenza di combattenti stranieri. Nel luglio 2013, il Vicepresidente del Parlamento giordano Qalil Atiya espresse preoccupazione per l’aumento della presenza di truppe USA in Giordania, dicendo: “Come deputati rappresentanti del popolo giordano, non accettiamo truppe degli Stati Uniti o di qualsiasi altro Paese in Giordania. I giordani non credono che la Siria rappresenti una minaccia“. Il capo del Centro di studi politici al-Quds, Urayb Rintavi, dichiarava all’AFP: “I giordani non si sentono a proprio agio con la presenza di truppe e armi statunitensi nel Paese. Per la gente comune della Giordania, la presenza militare degli Stati Uniti è associata alla cospirazione contro i vicini della Giordania… La società non accoglie gli statunitensi, anche se dicono di voler proteggere il nostro Paese“.

Il dilemma dell’amministrazione al-Maliqi. La decisione di far rinascere l’ISIS
Come si può vedere, l’amministrazione del primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi si trovò di fronte a un dilemma. Lasciare l’Arabia Saudita usare le rotte del contrabbando nella provincia di al-Anbar per placare Arabia Saudita, Stati Uniti e Giordania, mentre abbandonava la lobby di iracheni sciiti, Teheran e Damasco. Al-Maliqi avrebbe scelto di prendere tempo, almeno fino alla eventuale caduta di Damasco. L’altra opzione era placare Damasco e Teheran affrontando ad al-Anbar i militanti ISIS/SIIL dell’alleanza antisiriana Arabia Saudita, Stati Uniti ed occidente. Due fattori possono aver contribuito alla scelta dell’amministrazione al-Maliqi per la seconda opzione. Uno dei motivi principali fu la decisione di Israele, GCC e NATO di lanciare la guerra alla Siria per impedire il completamento del gasdotto Iran-Iraq-Siria, dai giacimenti di gas iraniani di Pars nel Golfo Persico alle coste orientali del Mediterraneo in Siria. Al-Maliqi deve aver saputo che l’Iraq sarebbe il successivo se Damasco cadesse. La seconda è che l’amministrazione al-Maliqi è strettamente allineata a Teheran e alla lobby degli sciiti filo-iraniani in Iraq. Litigare con Teheran avrebbe rotto i legami con l’unico supporto regionale su cui può contare l’amministrazione al-Maliqi. La decisione fu presa nell’autunno del 2012, quando l’esercito iracheno ebbe l’ordine di chiudere le rotte del contrabbando di al-Anbar e affrontare i mercenari sauditi-statunitensi dell’ISIS/SIIL. A dicembre, un deputato iracheno avvertì sui media che intenzioni contro l’Iraq venivano covati da Turchia, Qatar e Arabia Saudita, invitando tutti i cittadini iracheni ad essere vigili. Il mese prima, il premier al-Maliqi avvertì che Arabia Saudita e Qatar cercavano di attuare: “Un complotto in Iraq contro la Siria nel tentativo di rovesciarne il governo impiegando i terroristi“. In un’intervista alla rete satellitare libanese al-Mayadin, al-Maliqi precisò che un colpo di Stato era pianificato contro l’Iraq, dicendo: “Qatar e Arabia Saudita, cercando di rovesciare il governo siriano, ora attuano la stessa ingerenza per rovesciare il regime iracheno. Il loro obiettivo è rovesciare il governo iracheno, il  sistema di governo iracheno e non me“. È interessante notare che il think tank degli Stati Uniti Stratfor, nel 2002 suggerisse di dividere l’Iraq in tre Stati. Nuri al-Maliqi e la sua amministrazione sapevano che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden approvò tale piano nel 2002, quando ancora senatore degli Stati Uniti.

L’ISIS e la famiglia reale dell’Arabia Saudita
Zahran_alloushIl coinvolgimento diretto del ministero degli Interni e dell’intelligence dell’Arabia Saudita nella gestione delle brigate di al-Qaida in Siria, Iraq e altrove è ben documentata. Per citare un esempio;  il fondatore e comandante supremo della Liwa al-Islam, direttamente coinvolto nell’attacco chimico nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale del 21 agosto 2013, Zahran al-Lush, lavora per l’intelligence saudita dal 1980. ISIS/SIIL è sotto il comando diretto della famiglia reale dell’Arabia Saudita. Nel gennaio 2014, al-Arabiya pubblicò un articolo e un video dell’interrogatorio di un combattente dell’ISIS catturato in Siria. L’articolo e il video completo furono rimossi, ma l’Istituto per gli Affari del Golfo finanziato dall’Arabia Saudita ha ancora un estratto del video sul suo canale Youtube, caricato il 22 gennaio 2014. Brevemente sui retroscena. Le brigate-fantoccio di Arabia Saudita e Qatar furono coinvolte in pesanti scontri in Siria dal 2012, che portarono infine alla quasi eliminazione delle brigate fantoccio del Qatar, mentre brigate saudite presero il sopravvento in tutta la Siria. I dettagli su tale lotta intestina sono spiegati nell’articolo “Alti funzionari USA e sauditi responsabili delle armi chimiche in Siria“. Interrogato sul perché l’ISIS “insegue l’Esercito libero siriano” e su chi comandasse, il combattente catturato dell’ISIS afferma che non sapeva perché, ma che gli ordini provenivano da Abu Faysal, noto anche come principe Abdul Rahman al-Faysal, fratello del principe Saud al-Faysal e del principe Turqi al-Faysal.
Domanda: Perché (l’ISIS) monitora i movimenti dell’esercito libero siriano?
Detenuto: Non so esattamente perché, ma abbiamo ricevuto ordini dal comando ISIS.
Domanda: Chi nell’ISIS da gli ordini?
Detenuto: il principe Abdul Rahman al-Faysal, anche noto come Abu Faysal.
Il “comandante supremo” dell’ISIS/SIIL è il principe Abdul Rahman al-Faysal, della famiglia reale saudita, del ministero degli Interni e dell’intelligence dell’Arabia Saudita. L’ISIS svelato descrive una serie di operazione d’intelligence e mercenarie di Arabia Saudita-USA-NATO. Non c’è nulla di “misterioso” nell’ISIS/SIIL. Non è nemmeno così misteriosa da impedire ai media mainstream occidentali di riferirne i fatti.

Comunicazione preventiva
Saudi royal family behind ISIL crimes in Syria: ReportI governi sauditi e statunitensi hanno una risposta standard a dichiarazioni pubbliche imbarazzanti sulla partecipazione di dirigenti sauditi alle operazioni dei mercenari-terroristi. L’esempio di Usama bin Ladin è il prototipo del modello standard ideato per la disinformazione. Usama, si dice al mondo, era “la pecora nera” della famiglia bin Ladin. La disinformazione è sorretta da media mainstream complici, anche quelli che convincono i lettori di non essere una facciata dell’intelligence come The Guardian. Dopo gli incidenti dell’11 settembre 2001, che divenne la giustificazione per l’invasione di Afghanistan e Iraq sotto falsi pretesti, The Guardian fece ciò che ci si aspetta da un giornale infiltrato da MI5-6. Il 12 ottobre 2001, il Guardian pubblicò l’intervista al fratello di Usama bin Ladin, Abdullah, dal titolo “No è mio fratello”. Il Guardian lasciò Abdullah dire ai lettori del Guardian: “So che nei primi anni ’90 la famiglia più volte l’aiutò tentando di moderarne le idee. Dopo questi tentativi falliti, ci fu il consenso unanime, ma riluttante, che Usama doveva essere disconosciuto”. Per impedire una simile campagna di disinformazione sull’ISIS/SIIL guidato dal principe Abdul Rahman al-Faysal, dobbiamo affermare chiaramente che il principe Abdul, in nessun modo appartiene a una “frangia” della famiglia reale saudita. L’uomo che guida nel 2014 la guerra di Stati Uniti-Arabia Saudita all’Iraq fu viceministro della Difesa dell’Arabia Saudita nel 1978-2011, ed è anche fratello del principe Saud al-Faysal e del principe Turqi al-Faysal. Il principe Saud al-Faysal è ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita dal 13 ottobre 1975, ed è il secondogenito di re Faysal. Turqi al-Faysal fu direttore dell’intelligence dell’Arabia Saudita nel 1979-2001, ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Si dimise da direttore dell’intelligence pochi giorni prima degli attacchi “terroristici” negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001. Turqi al-Faisal ha pubblicamente accusato il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi “di cessione di gran parte del nord dell’Iraq ai terroristi“.

ISIS Svelato – un mostro a due teste
Abbiamo svelato ISIS, l’ISIS svelato si rivela un mostro a due teste. Il suo corpo è costituito da volontari, mercenari e agenti di servizi segreti e forze speciali sauditi, turchi e statunitensi. Le sue due teste sono la famiglia reale saudita e il quartier generale della CIA di Langley, Virginia, Stati Uniti d’America. Qualsiasi valutazione di qualsiasi intervento straniero, politico o militare in Iraq senza considerare tali fatti, porterà a conclusioni sbagliate. Perciò non si avrà alcuna informazione diversa da quella frammentata sui vari media occidentali o del Golfo arabo.

10458823Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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