Japanime: Anime, Giappone e Capitalismo

Il business dell’animazione giapponese
Anime-kun, 05/06/2014

xHorribleSubs-Haiyore-Nyaruko-san-W-01-714x401_png_pagespeed_ic_LkQGf4Ibd9Con l’avvento di internet, i fan occidentali dell’animazione giapponese non sono mai stati così  coinvolti dal loro media preferito. Praticamente tutto ciò che viene fatto in Giappone è immediatamente accessibile in occidente, con ampio accesso a informazioni dettagliate su produzione, distribuzione e consumo degli anime nell’arcipelago. Gestire e interpretare questi dati è un’arte, permettendo a coloro che ne sanno di aprirsi a campi d’analisi e a critiche sull’industria.  Un’arte che può alimentare discussioni costruttive sul Japanime, ma può anche intrappolare chi venga accecato dai dati. Un’arte che ci si propone di presentare. Molti qui dicono cose apparentemente ovvie, soprattutto per coloro che battono da tempo le loro tastiere nei forum di Japanime. Tuttavia, più che le informazioni, sono legami e relazioni che rendono interessante questa informazione. Qui si parla solo delle serie televisive animate giapponesi, che costituiscono la maggior parte delle discussione dei fan nel mondo.

Japanime ed economia
Nonostante la recente abbondanza, se non proliferazione, gli anime giapponesi non vengono dal nulla; sono sempre più spesso il risultato della collaborazione di agenti a volte molto diversi. Inizialmente le serie animate erano prodotte su ordine delle reti TV dagli studi di animazione. Perciò gli anime erano spesso adattamenti di manga popolari e di serie originali per il grande pubblico. Gli studi che desiderano esprimesi più liberamente o per un pubblico particolare, ricorrevano agli OVA o alla pellicola. La svolta si ebbe nei primi anni 2000, quando le reti TV giapponesi decisero di produrre live set (sceneggiati) invece dei cartoni animati. Allo stesso tempo, grazie al successo di alcune serie presso gli otaku, negli anni ’90, e con l’invecchiamento della popolazione giapponese, la domanda di anime è costantemente cresciuta presso un pubblico di adolescenti e giovani adulti. Rispondendo a tale evoluzione le reti televisivi pubbliche si adattarono offrendo la trasmissione di anime a tarda notte, per un pubblico di giovani adulti, comunemente chiamati anime notturni. La serie Noitamina proposta da Fuji TV nel 2005, ne è un famoso esempio, così come i canali via cavo specializzati nell’animazione, come WOWOW o AT-X, che si distinguono trasmettendo versioni non censurate di alcune serie. D’altra parte, le serie iniziarono ad essere prodotte tramite l’innovativo sistema dei comitati di produzione. Ed è qui che inizia il vero divertimento.
Un comitato di produzione è un gruppo di persone che si riunisce per realizzare un progetto di una serie animata. Il comitato di produzione comprende il produttore, ovviamente, lo studio di animazione, l’emittente (rete TV), l’editore del manga o romanzo, un autore di videogiochi, il responsabile dei prodotti derivati, autori musicali, agenzie di marketing e tutti gli altri interessati al progetto. Una volta che il comitato è formato, ciascun membro apporterà il proprio capitale o capacità produttiva, come ad esempio un’azienda. Il produttore porta i soldi, lo studio l’esperienza, la rete TV il pacchetto della distribuzione, l’editore i diritti cinematografici, ecc. La serie proviene da tutte queste associazioni, spesso sconosciute al grande pubblico che non ha alcun motivo di indugiarvi. Tuttavia, per i curiosi, è possibile controllare l’elenco dei comitati di produzione degli anime trasmessi nel 2013, e si vedrebbe che spesso le stesse persone si trovano in varie serie, ma anche aziende lontane dall’animazione. Il vantaggio di ciò è che i membri di produzione non sono sullo stesso piano. Recentemente, mentre la maggior parte dei nuovi anime sono adattamenti di manga e light novel, gli editori tendono a creare e guidare i comitati. In realtà, la maggior parte della recenti serie animate sono progetti avviati dagli editori per promuovere i loro manga/LN, in cui gli studi di animazione sono solo degli esecutori. Se l’editore vede un potenziale commerciale nel suo prodotto, è più probabile che l’avvii, e viceversa. Gli utili riportati dalla serie non saranno equamente distribuiti tra i membri. Gli editori potranno intascarne la maggior parte, come i produttori e distributori. Le reti TV potranno beneficiare della pubblicità nella trasmissione e i produttori di giocattoli delle vendite dei loro prodotti. Gli studi di animazione si accontentano dei resti; in alcuni casi, sono contrattualmente vincolati al comitato di produzione e ricavano un reddito fisso indipendentemente dal successo della serie. In altre parole, una serie può avere un grande successo e dare molti profitti senza che lo studio di animazione sia necessariamente premiato. Ciò spiega i problemi con lo status degli animatori in Giappone: bassi salari, orari lunghi, mancanza di protezioni sociali che hanno portato alla crisi delle vocazioni nel Paese e alla crescente importanza dell’outsourcing in Corea del Sud e Cina. Per ridurre tale tensione, alcuni studi hanno istituito un regime speciale per discostarsi dall’influenza degli editori. Così lo studio Kyoto Animation ha lanciato una propria rete per controllare completamente la propria produzione di anime. Una configurazione audace ed i risultati sembrano comunque farsi aspettare. Una volta indicate queste generalità sulla produzione degli anime, possiamo guardare dall’altra parte del soggetto, il consumo di anime e il suo valore…

gargantia 1Japanime e statistiche
Perché i fan occidentali degli anime s’interessano alle vendite delle serie animate giapponesi? Dopo tutto loro stessi contribuiscono a trasformare l’industria, seduti comodamente davanti al computer su un qualche sito peer to peer. Come accennato in premessa, la disponibilità costante di dati commerciali sugli anime, ha permesso ai fan di aggiungere un ulteriore livello di argomentazione nelle loro discussioni sui media. In un così piccolo e competitivo mercato, il successo può dare rapidamente origine a delle tendenze. Pertanto, anche conoscendo parzialmente la situazione del mercato, si possono comprendere i legami tra le serie e gli obiettivi che ne sostengono lo sviluppo.  Dichiarare se una serie sia un successo o meno non è una semplice questione di dimensioni. Molti fattori vanno considerati: la serie a chi si rivolge? Come si svolge? Con quali mezzi è distribuita?  Tali domande portano a concentrarsi di nuovo sul comitato di produzione. La prima cosa cui il Comitato di produzione bada creando un anime è il target della serie, come ottenerne il massimo a seconda della tipologia della serie. I vari segmenti del pubblico non consumano gli anime allo stesso modo: tradizionalmente si distinguono gli anime per famiglie/figli, e anime per otaku.
I bambini guardano la loro serie in televisione, ma non sono del tipo che poi compra la serie su DVD/Blu-Ray, semplicemente perché DVD/Blu-Ray sono estremamente costosi in Giappone, ed i bambini non hanno abbastanza denaro per comprare la raccolta di tutte le serie che guardano. Così i comitati di produzione si concentrano su altri tipi di profitti: quelli televisivi (sponsor e pubblicità) e quelli relativi ai prodotti derivati (giocattoli, carte, giochi, gadget…). Allo stesso modo, per far funzionare il modello della serie per bambini, spesso vi sono numerosi episodi (oltre 50 puntate) per mantenere il pubblico e vendere più spazi pubblicitari in TV. Non sorprende, e quindi non preoccupa molto, non vedere serie ultra-popolari come Precure, Detective Conan o One Piece tra i grandi distributori: le vendite fisiche non fanno parte del loro modello di business e non ne limita la redditività. Al contrario, la serie notturne degli anime traggono profitto dalla vendita di DVD/BR, sfruttando le risorse finanziarie di un pubblico adulto. Perciò, tali serie devono essere brevi (una stagione di 12 episodi, o due stagioni di circa 24 episodi) invitando lo spettatore ad acquistare più spesso collezioni complete. E’ solo per queste serie che i dati di vendita di DVD/BR hanno un senso reale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che dalle serie per otaku soprattutto derivano i profitti delle aziende (i produttori di giocattoli sono nel comitato di produzione di ogni serie di Gundam da decenni, per esempio). Si noti anche che le vendite di serie OST e dramma in CD con le voci dei doppiatori della serie, possono assumere notevole importanza se c’è una determinata persona nel cast.
Prima di passare alle cifre reali, alcuni dettagli aggiuntivi. In Giappone è possibile trovare la serie animata in edizione DVD o Blu-Ray, e questi due formati non sono per lo stesso tipo di pubblico. I DVD costano meno e sono più comuni. I Blu-Ray costano di più, sono meno diffusi ed offrono una migliore qualità dell’immagine e del suono. Così, il pubblico otaku tenderà ad acquistare anime in Blu-Ray, mentre la maggior parte del pubblico sarà generalmente soddisfatto dei DVD. Chi è interessato solo a vendere serie per otaku può quindi semplicemente puntare alle vendite di Blu-Ray; anche se l’analisi delle vendite dei DVD è anche importante per avere un’idea generale del successo di una serie (se una serie che ha avuto enorme successo in Blu-Ray ed ha completamente floppato nei DVD, è una serie fortemente orientata agli otaku, se le vendite sono più equilibrate, significa che la serie ha un ampio pubblico). Recentemente appaiono serie che fanno il passo ulteriore e sono pubblicati solo in edizioni Blu-Ray, come Fate/Zero o Suisei no Gargantia.
Andiamo ora finalmente al succo. In Giappone le vendite di DVD e Blu-Ray sono seguite con precisione e regolarmente da un’organizzazione chiamata Oricon. Inizialmente specializzata nella classifica di vendite di CD, Oricon segue anche le vendite di DVD/BR e di conseguenza le vendite di anime. Oricon raccoglie informazioni sui risultati della maggior parte dei rivenditori in Giappone e ne dà la classifica ogni settimana. Le informazioni di Oricon sono difficili da ottenere per la persona media; bisogna raccogliere dati grezzi da decine di siti giapponesi e occidentali, da presentare in modo comprensibile. Il grande sito giapponese DVDBD-WIKI propone un database di tutte le serie uscite per ogni stagione da quindici anni, con i dati di vendita di ogni volume. Ancora più chiaro, il sito inglese Someanithing riprende la classifica settimanale e compila i dati fornnedo la classifica per stagione e anno. Come leggere tali classifiche? Si giudicano le prestazioni di una serie facendo la media delle vendite di ogni volume in DVD e Blu-Ray. Si consideri il recente successo di Attacco dei Giganti. Quando si legge che Attacco dei Giganti ha raggiunto una media di 50k vendite, certamente non vuol dire che la serie ha venduto 50000 copie! Ne ha venduto di più; le vendite di ogni volume variano nel corso delle uscite, dando una media di 50k.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

50k è una cifra enorme che pone la serie in cima agli anime di maggior successo degli ultimi dieci anni; la classifica è dominata da Bakemonogatari (78k), Madoka Magica (71k) Destiny Gundam Seed (68k) e Fate/Zero (52k). In realtà, qualsiasi serie che supera la media di 10k può legittimamente essere considerata un successo, assicurando redditività al comitato di produzione e ponendo le basi per un seguito. Tuttavia, dobbiamo interpretare i numeri alla luce delle aspettative del comitato di produzione; se una serie importante come la produzione di Suisei no Gargantia avesse ricevuto “solo” 10k, il suo comitato produzione probabilmente ne sarebbe stato deluso. Al contrario, una serie come Psycho-pass(*) non ha mai raggiunto 10k, ma è stato sufficiente al comitato di produzione per annunciarne un sequel. La chiave è collegare i dati con un’analisi critica della serie, per averne un quadro costruttivo. Allo stesso modo, i numeri devono essere contestualizzati per avere un senso. Il fatto che gli anime più vecchi (prima del 2000) non abbiano o abbiano pochi punti, non significa che queste serie non abbiano avuto successo all’epoca. Solo che il mercato da allora è cresciuto e il modello di vendita fisica non era ancora pienamente efficace, casi mitici come Evangelion e 100k+ sono ovviamente leggendarie eccezioni. Se si capisce tutto ciò, si comprende la sostanza di ciò che c’è da sapere sull’entità delle vendite in Japanimation. Tuttavia, si potrà certamente parlare delle vendite delle serie terminate, ma difficilmente si potrà farlo per le serie in corso. Nella terza e ultima parte, verrà indicato come leggere il futuro…

403477Japanime e prospettiva
Il calcolo delle vendite medie di una serie, e valutazione della performance finanziaria in genere, richiedono tempo e grande pazienza. A volte passa più di un anno dalla trasmissione della serie in televisione, per avere dati precisi. Allo stesso modo, le vendite non smettono improvvisamente, un anime popolare può continuare a vendere per anni; come nel caso dei film dello Studio Ghibli. Ma la pazienza non è forte presso la comunità online, soprattutto in un ambiente come Japanime, dove i numerosissimi e frequenti nuovi contenuti (più di venti nuove serie ad ogni stagione) impongono ai fan un ritmo costante. Pertanto, sono stati sviluppati strumenti per giudicare rapidamente le prestazioni di una serie. Il più elementare: giudicare una serie sulle vendite del primo volume uscito. Il vantaggio di tale metodo permette di avere l’ordine di grandezza media delle vendite; infatti, una delle costanti del settore è che le vendite del primo volume sono generalmente superiori alla media della serie. Se prendiamo l’esempio di Suisei no Gargantia, è abbastanza evidente che il primo volume ebbe 83k in totale, mentre la media della serie è 50k. È possibile andare oltre osservando le vendite il v1wk1, cioè le vendite del primo volume nella prima settimana. Anche qui funziona, Suisei no Gargantia fece 57k il v1wk1, sempre superiore alla media della serie. Le vendite nel primo volume sono molto utili a coloro che possono leggerle ogni settimana su Oricon, fornendo i dati di vendita dei primi volumi delle nuove serie, permettendo di discutere del successo (o fallimento) delle ultime serie. Questi dati non sono assoluti però: possono classificare in base alla popolarità una serie, ma non esistono dati precisi sulle loro prestazioni. Alcune serie vendono in modo costante per diverse settimane, mentre altre diminuiscono notevolmente dopo la spinta iniziale. Da qualche tempo, è ancora più difficile essere precisi, dato che i primi volumi della serie contengono alcuni gadget o biglietti per eventi (come concerti) gonfiandone i dati e dando un’immagine distorta della performance della serie. Un famoso caso di quest’anno è Super Sonico The Animation che ha venduto il suo primo volume con una figurina esclusiva. Il volume ebbe una performance relativamente rispettabile, la prima settimana (3,6k) prima del crollo dell’80% del secondo volume (0,7k). In questo caso, si può quasi dire che si sia comprato il gadget piuttosto che l’anime. Al contrario, poiché il primo volume di una serie di solito vende meglio rispetto alla media, una serie che inizia bassa o molto bassa, difficilmente si riprende e ha un grande successo; ciò consente d’identificare rapidamente i fallimenti aziendali. Per le serie degli anime notturni, i cui profitti provengono dalle vendite fisiche, viene considerata media meno di 5k e scarsa meno di 2k. Ma, come continuiamo a ripetere, tutto dipende da ciò su cui la serie ha investito da subito. Alcune serie dal budget molto basso si retribuiscono assai rapidamente accontentandosi di punteggi modesti. Il concetto di fallimento nel mercato Japanime è gestito con cura, non tutte le serie non sono destinate ad essere successoni.
Negli ultimi anni è possibile andare oltre le classifiche di Oricon, prevedendo le prestazioni della vendita. Stalker Amazon è un sito di fan giapponesi che utilizza complessi algoritmi per prevedere le vendite di DVD/Blu-Ray in base ai preordini sui vari siti di shopping on-line come Amazon, il maggiore rivenditore del mercato. Non necessariamente accurato sulle cifre, Stalker è comunque molto utile per individuare le tendenze di serie/film/OVA che fanno rumore in Giappone e potrebbero vendere molto. Aggiornato ogni giorno, Stalker rileva ogni forma di fluttuazione  monitorando in tempo reale l’evoluzione del mercato Japanime. Basta che una serie attualmente in onda alla TV faccia un buon punteggio, per vederla salire improvvisamente sulla classifica di Stalker. Invece una serie che trasmette una replica può vedersi degradata per via dell’annullamento dei preordini. Tutto ciò dimostra come il mercato sia esaminato in dettaglio dai fan, anche se TV/DVD/BR sono solo una piccola parte del settore. Un mercato ristretto altamente competitivo, da cui il desiderio dei fan (ma probabilmente dei comitati di produzioni) di tenere d’occhio dati e  classifiche, al fine di individuare le tendenze e guidare la creazione di anime verso le direzioni più richieste.

51qeov91jpLConclusione
Il mercato della serie animata rappresenta una parte della vasta industria dell’intrattenimento giapponese. Uno sguardo alla classifica del 2013 dei franchise più redditizi dimostra che, al di là delle cifre dell’ultimo anime alla moda dalle vendite eccezionali, il pubblico rimane fedele ad alcune vecchie serie ed il pubblico può diversificarsi molto. Nel frattempo, decine di serie, ogni stagione, finiscono in fondo alla classifica con dati di vendita terrificanti. Una riflessione su questi dati è in gran parte questione di gusti personali. Da un lato, i dati di vendita continuano a crescere, il modello dei comitati di produzione sembra funzionare assai efficacemente e il futuro promette forse anche dei blockbuster ambiziosi che irradieranno Japanime testimoniando la salute dell’industria. Ma d’altra parte, come ignorare gli allarmi sugli studi che chiudono, gli animatori che mollano sostituiti dal digital imaging senz’anima? I dati di vendita insolenti non sarebbero l’albero che nasconde la foresta? C’è dove poterlo dire, a voi la parola.

*E’ un caso che gli anime acquistati in Italia, soprattutto dai Rai4 del benemerito Carlo Freccero, siano generalmente brutti (esclusi SAO, La Maliconia di Haruhi Suzmiya, Toradora e PlanetE?). Non si dica che sia una questione di soldi. NdT.

Fonti: Someanithing, DVDBD, Oricon, The Japan Times, Anime News Network, Manga-News, Wikipedia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia di Erdogan si avvicina alla Russia

William Engdahl New Eastern Outlook 23/08/2014

6D31656F-8DDC-4AEE-A8CA-5420D3FF0C82_mw1024_n_sIl primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, non è altro che un superstite politico. Dopo un anno tempestoso di tentativi per cacciarlo degli USA, per il mancato avvio di un guerra diretta turca per rovesciare Bashar al-Assad nella vicina Siria, ora Erdogan, seguace della Realpolitik forse ancor più del Corano, cerca all’estero nuovi alleati strategici. Da quando NATO, amministrazione Obama e altri fanno di tutto per demonizzare Putin con il pretesto ucraino, Erdogan si avvicina molto  indovinate a quale leader politico mondiale. Sì, Vladimir Putin e la Russia. Le implicazioni di un  fondamentale riallineamento geopolitico turco potrebbero avere conseguenze globali ben oltre la mera dimensione o il peso politico della Turchia. I primi passi per una alleanza economica più stretta tra Turchia e Russia si sono avuti lo scorso aprile, dopo il colpo di Stato orchestrato dagli Stati Uniti in Ucraina e dopo che il Parlamento di Crimea chiese di unirsi alla Russia, aprendo il diluvio della propaganda anti-russa occidentale. Il 21 aprile il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz invitava il vicepresidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ad Ankara per definire i dettagli di un importante incremento del gas russo da inviare in Turchia con il gasdotto Blue Stream della Gazprom. La Turchia è già il secondo maggiore importatore di gas e petrolio russi dopo l’Unione europea. I due hanno deciso di incrementare la capacità del gasdotto Blue Stream a 16-19 miliardi di metri cubi all’anno, aumentando così i legami economici vincolanti tra i due storici rivali.

Partecipare all’Unione Economica Eurasiatica?
Ora il governo di Erdogan avvia colloqui con la Russia e altri Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica per aprire una zona di libero scambio tra Turchia e l’UEE, secondo il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev, dopo i colloqui con il ministro dell’Economia turco Nihat Zeybekci, il 19 luglio, al culmine della demonizzazione NATO e Washington di Putin e della Russia, rimproverandogli l’abbattimento dell’aereo di linea malese MH17 sull’Ucraina orientale. “Abbiamo discusso delle possibili forme di cooperazione, tra cui la formazione di una zona di libero scambio tra Unione doganale e Turchia. Abbiamo deciso di creare un gruppo di lavoro e iniziare una discussione più dettagliata su queste possibilità e prospettive a settembre“, aveva detto Uljukaev a margine della riunione dei ministri del commercio del G20 a Sidney, in Australia. I colloqui hanno avuto luogo durante il recente vertice del G20 in Australia. C’è un significativo vantaggio economico per entrambi i gruppi. Attualmente il volume degli scambi tra  Russia e Turchia era pari a 32,7 miliardi dollari nel 2013, e la Russia è il secondo partner commerciale della Turchia dopo l’Unione europea. La Turchia si colloca all’ottavo posto tra i partner del commercio estero della Russia. La Turchia vuole costruire anche un hub per i trasporti e la logistica con la Russia con collegamenti a porti, aeroporti, ferrovie e autostrade, ha aggiunto Zeybekci.
Altre misure che si aggiungono alla tendenza crescente delle altre nazioni ad evitare il dollaro statunitense, uno dei pilastri del potere globale statunitense; la Turchia ha proposto solo due giorni prima dei colloqui con l’Unione Eurasiatica, di utilizzare le monete nazionali nel commercio con la Russia, al Ministero dello Sviluppo Economico della Russia. “La Turchia propone alla Russia l’uso delle valute nazionali nei pagamenti reciproci“, annunciava il servizio stampa del ministero dopo l’incontro tra il ministro dello sviluppo economico russo Aleksej Uljukaev e il suo omologo turco Nihat Zeybek. Dalla crisi ucraina e le crescente sanzioni economiche, la Russia è più aggressiva  nell’evitare l’uso del dollaro negli scambi. Inoltre, Erdogan ha espresso forte interesse per l’adesione della Turchia all’organizzazione dei BRICS. I BRICS hanno deciso non solo di creare una grande alternativa a FMI e Banca Mondiale di Washington per finanziare infrastrutture e altri progetti nei mercati emergenti, indipendentemente dai gravi condizionamenti di Washington, che storicamente ha agito da cuneo occulto neo-coloniale costringendo le economie emergenti ad aprirsi a multinazionali e banche dell’UE e degli Stati Uniti.
Tutto ciò porta a un possibile significativo cambio geopolitico della Turchia, Paese che Washington attirò nella NATO assieme alla Grecia nel 1952. Negli ultimi sessanta anni, la Turchia non fu solo un posto di osservazione della NATO per spiare l’Unione Sovietica e poi la Russia. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la NATO e in particolare CIA e dipartimento di Stato, utilizzarono la Turchia, soprattutto tramite l’ex-imam della CIA Fetullah Gülen, ora in esilio a Saylorsburg, in Pennsylvania, per organizzare i fondamentalisti islamici jihadisti in Uzbekistan, Kirghizistan, Cecenia e in altre regioni islamiche dell’ex-Unione Sovietica. Un passo di Erdogan, che ha avuto un duro scontro con Gülen e il suo potente blocco nella polizia e sistema giudiziario turchi, che potrebbe assetare ai falchi neoconservatori di Washington un duro colpo alla loro corsa nel fomentare il conflitto in Medio Oriente, Eurasia ed altrove. Da quando gli inglesi manipolarono nel 1850 la guerra di Crimea per favorire le tensioni tra impero russo e impero ottomano, fu la politica anglo-statunitense a fare della Turchia un nemico geopoliticamente strategico della Russia. Che tale epoca possa presto finire. map_gp_eng_1
F. William Engdahl è consulente sui rischio strategico e docente, laureatosi in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incubo di Washington diventa realtà: Il partenariato strategico russo-cinese diventa globale

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 21 agosto 2014

La partnership strategica russo-cinese (RCSP), ideata nel 1996, è l’ancora geopolitica dell’Eurasia del 21° secolo, plasmandone evoluzione ed ingresso nel mondo multipolare. Nessun altro rapporto politico tra attori dei due continenti vi si avvicina, facendo della RCSP l’unico formidabile rivale degli Stati Uniti con le loro alleanze militari privilegiate con NATO, regni del Golfo e Giappone. Nella lotta di questo secolo per il supercontinente, l’interazione tra RCSP e Stati Uniti definirà la politica mondiale.

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Detrattori o distrattori?
Molto rumore proviene dai media occidentali sulla RCSP, con qualche illuminazione dell’importanza sfida al Washington Consensus, e altro, presentata come null’altro che l’aggravarsi  della dipendenza di Mosca da Pechino. Tali vedute vengono spesso strombazzate sia per spaventare gli statunitensi e giustificare l’aggressione del loro governo a Russia e Cina, che per alimentare la disinformazione volta a dividere Russia e Cina. Solo raramente la RCSP viene citata come avvertimento agli Stati Uniti nel moderare le proprie politiche, modo più competente di presentare tali fatti all’elettore occidentale. L’intento dell’articolo è sostenere provocatoriamente che la RCSP è già una realtà nel mondo in divenire, manifestazione dell’incubo di Washington che si estende dall’Eurasia al Nord Africa e America Latina, sfidando l’ordine occidentale, ma solo per guidarne la transizione al mondo multipolare, obiettivo di entrambi i Paesi nella loro solidarietà dal 1997. La riluttanza degli Stati Uniti nel riconoscere i cambiamenti radicali verificatisi nel mondo, da allora, e l’insistenza nel prolungare il momento unipolare in dissoluzione, sono le maggiori cause della destabilizzazione globale attuale. Nonostante i detrattori che cercano di suscitare paure e le tattiche divisive dei distrattori, la RCSP è solida, difensiva e più unita che mai. Esplorando le convergenze della politica russo-cinese nei settori chiave dell’Eurasia e altrove, l’articolo dimostrerà che la RCSP è viva e in crescita, e che attivamente avvicina il mondo al multipolarismo.

Parte I: Struttura
Prima di passare ai dettagli geopolitici della RCSP, occorrerà identificarne le basi strutturali: il ruolo di Russia e Cina, le basi della loro cooperazione e le azioni istituzionali per la ristrutturazione dell’ordine internazionale.

Contrappeso russo e porta cinese
Ci sono ruoli definiti che entrambi i partner svolgono nella loro interazione. La Russia agisce come equilibratore militar-politico in Eurasia, divenendo un’alternativa (che siano Stati Uniti o Cina) per  grandi potenze, Stati emergenti ed entità interessate. Verrà mostrato come funziona la stretta collaborazione della Russia con la Cina nell’assicurarsi che questo equilibrio raggiunga gli obiettivi strategici di entrambi, a volte riproducendo la dinamica del ‘poliziotto buono, poliziotto cattivo’. La Cina, da parte sua, è sulla via del sorpasso degli Stati Uniti quale prima economia mondiale in termini di PIL, quest’anno, ed è la potenza economica predominante nel mondo in via di sviluppo. I suoi profondi e privilegiati legami nei mercati in via di sviluppo dell’agricoltura e delle materie prime di Africa, America Latina e Stati del filo di perle ne fa la porta economica della Russia, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi. Così, ciò che la Russia può fornire alla Cina in termini di equilibrio militar-politico nelle regioni chiave, la Cina lo ricambia con opportunità economiche e agevolazioni negli scambi tramite i suoi contatti e reti di elitarie. Naturalmente, il tandem tra Russia e Cina è ben lungi dall’essere perfetto, come lo è l’applicazione strategica nel mondo, ma questa è la teoria generale dell’approccio cauto: la Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più agiscono  assieme, per esempio in Medio Oriente e America Latina, più se ne intravedono gli obiettivi multipolari puri e lo stretto coordinamento; allo stesso modo, più si avvicinano questi due nuclei eurasiatici, più il rapporto appare complesso e difficile da comprendere.

La culla della cooperazione
La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è la culla in cui la RCSP è nata e cresciuta.  Originariamente fondata come i Cinque di Shanghai nel 1996, fu riformata come SCO nel 2001 con l’inclusione dell’Uzbekistan. Da allora, ha stabilito la cooperazione con osservatori come Mongolia, India, Pakistan, Afghanistan e Iran, così come il dialogo per la collaborazione con Sri Lanka, Turchia e  Bielorussia. Questi Paesi rientrano direttamente nella sfera immediata della RCSP, in cui  Russia e Cina esercitano un certo grado d’importante influenza su vari livelli. Inoltre, la SCO fonda  le basi della RCSP, indicando la lotta contro “terrorismo, separatismo ed estremismo in tutte le loro manifestazioni” (quindi anche le rivoluzioni colorate), in quanto nemici principali. Si dà il caso che gli Stati Uniti siano impegnati in tali attività nella campagna per il caos e il controllo in Eurasia, mettendosi così in contrasto esistenziale con Russia e Cina, così come con gli altri aderenti. Non va dimenticato che la SCO conduce anche regolarmente esercitazioni militari congiunte.

Il bastione dei BRICS
Nella forma più visibile della RCSP, i due Paesi cooperano come forza nell’ambito dei BRICS. A  maggio Putin aveva dichiarato che con la Cina “abbiamo priorità comuni, sia globali che regionali… Abbiamo deciso di coordinare più strettamente la nostra politica estera, anche in seno a Nazioni Unite, BRICS e APEC… Non abbiamo divergenze. Al contrario, abbiamo grandi piani che siamo  determinati a tradurre in realtà”. Questa innovativa dichiarazione d’intenti globale s’è tradotta nel passaggio indispensabile all’azione al vertice BRICS di luglio in Brasile, in cui i cinque membri hanno fondato la nuova Banca di Sviluppo confrontandosi direttamente con il predominio economico istituzionale occidentale. Memorandum importanti sulla comprensione multipolare e la creazione di una riserva di valuta hanno conformato gli altri importanti risultati del vertice. Si può dunque vedere che i BRICS sono divenuti il baluardo istituzionale del coordinamento mondiale russo-cinese.

Sintesi strutturale
Russia e Cina hanno ruoli distinti nel loro tandem del potere, e ancora ne perfezionano l’interazione reciproca. La SCO, pur essendo un quadro multilaterale, opera essenzialmente come ente bilaterale della grande cooperazione russo-cinese, con l’Asia centrale come campo di attuazione di future applicazioni esterne. La continua collaborazione istituzionale tra Russia e Cina appare chiaramente nei BRICS, in particolare nell’ultimo vertice. Una volta analizzati unitariamente, entrambi i Paesi uniscono le forze nelle istituzioni appropriate, perseguendo l’obiettivo comune della multipolarità.

Parte II: Applicazione geopolitica
Ora è il momento di seguire le applicazioni geopolitiche della RCSP.  Questa sezione inizierà con l’Asia nordorientale e poi procederà in senso antiorario esplorando il doppio approccio verso Asia centrale, Asia meridionale e sud-est asiatico. Poi passerà all’Europa prima di guardare a Medio Oriente/Nord Africa (MENA) e America Latina. Solo in Africa la RCSP deve ancora maturare, anche se ci sono sicuramente possibilità per la Cina di bilanciare l’influenza della Russia nel continente, in futuro, e d’influenzare i leader regionali espandendone i legami commerciali con Mosca. Infine, la conclusione unificherà l’articolo dimostrando che la RCSP è veramente il rapporto più importante del 21° secolo e veicolo definitivo del multipolarismo. Al lettore si consiglia di tenere a mente quanto segue durante la lettura di questa sezione: ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte nelle regioni/Stati in cui sarebbe in svantaggio rispetto al partner, con lo scopo finale di stabilire un vero multipolarismo globale. Con ciò premesso, l’esame della geopolitica della RCSP inizia.

Asia orientale
L’essenza della RCSP in Asia nordorientale è affrontare con attenzione la “portaerei inaffondabile” degli Stati Uniti e neutralizzarne la letalità. Russia e Cina avevano già dispute territoriali con il Giappone, prima dell’avvio della RCSP, ma il Giappone non ha aggravato tali tensioni che nei primi anni 2010. Il problema giapponese potrebbe più accuratamente essere visto come un problema statunitense, a causa dell’occupazione e della mutua sicurezza reciproca con il Paese, quindi tramite un delegato, la RCSP effettivamente affronta l’ostruzione statunitense al processo di pacificazione del Nordest asiatico. Tokyo ha sempre la ‘clausola per optare’ per la normalizzazione dei rapporti con Mosca (nell’interesse nazionale di entrambi gli attori), ma ciò non sembra apparire nell’orizzonte dell’amministrazione Abe. L’occupazione statunitense è troppo forte e influente perché il Paese se ne liberi nel prossimo futuro; sarebbe un colpo di fortuna una sua frattura e l’avvio di una vera politica estera indipendente, permettendo a Mosca di svolgere un ruolo positivo nel moderare le azioni di Tokyo verso Pechino. Nel contesto attuale, tuttavia, Russia e Cina sanno che il Giappone, e non la Corea democratica (entrambi i Paesi s’impegnano ai colloqui multilaterali per la denuclearizzazione), pone il forte rischio della destabilizzazione del nord-est asiatico, per via dell’aggressività delle rivendicazioni territoriali, in ciò aiutato e spalleggiato dagli Stati Uniti al fine di avere un partner regionale eterodiretto volto a sabotare la prospettiva della cooperazione pan-regionale. Così, per quanto improbabile possa sembrare al momento, nel caso in cui scoppiasse una guerra, Russia e Cina potrebbero cooperare militarmente o userebbero i più forti strumenti diplomatici e politici a disposizione per spingere il Giappone a fare marcia indietro e fermare le ostilità al più presto possibile.

Asia centrale
Molto è stato scritto su una presunta rivalità russo-cinese in Asia centrale, ma in realtà non è così, e non è altro che un pio desiderio di coloro che intendono dividere la RCSP e vedere Russia e Cina scornarsi sulla regione. La Russia guida il processo d’integrazione politica ed economica con  Kazakistan e Kirghizistan sotto gli auspici dell’Unione eurasiatica, ed ha accordi di mutua sicurezza con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e nella CSTO (anche partecipando regolarmente alle esercitazioni militari). La Cina, d’altra parte, è più di un leader dal basso profilo in Asia centrale, dopo aver stipulato lucrosi contatti commerciali in questi anni ed accordi energetici estremamente strategici con la maggior parte degli Stati della regione, in primo luogo il Turkmenistan. La situazione in Asia centrale è la seguente: la Russia consolida l’influenza sulla sfera ex-sovietica, con gli Stati con cui già coltivava rapporti profondi, mentre la Cina colma il vuoto in alcuni aspetti economici. E’ della massima importanza per la Cina poter diversificare le rotte d’importazione delle risorse, al fine di evitare lo stretto di Malacca, occupato e controllato dagli USA, da cui l’interesse per l’energia dell’Asia centrale. Tramite l’accettazione implicita della Russia del coinvolgimento della Cina, la RCSP procede senza intoppi, essendo nell’interesse della Russia avere un forte partner in una Cina il più possibile energeticamente indipendente. L’espansione fulminea dell’influenza energetica della Cina in Asia centrale è anche utile alla Russia, comunque. I legami che ha favorito con l’Uzbekistan, che negli ultimi anni s’era allontanato dalla Russia (lasciando la CSTO nel 2012 e programmando di acquistare molte avanzate attrezzature militari della NATO in Afghanistan) e  prossimo a divenire il socio eterodiretto degli Stati Uniti dopo la ritirata afghana, potrebbe temperarne le politiche regionali. Non è detto che la Cina possa convincerlo ad astenersi da una maggiore cooperazione militare con gli Stati Uniti, ma potrebbe esercitare l’influenza economica e il forte impatto energetico sull’Uzbekistan cercando di evitare un catastrofico confronto militare con il Tagikistan, che probabilmente coinvolgerebbe la Russia attraverso le sue responsabilità nella CSTO.

Asia meridionale
Questa è una regione in cui la RCSP assume una natura molto complessa, estremamente difficile discernere, fatta eccezione per i più attenti osservatori. Tracciando accordi politici, la Russia è il più stretto alleato dell’India, con il nuovo Primo ministro Nahrendra Modi che ha recentemente proclamato che “Se chiedete a qualcuno tra l’oltre miliardo di persone che vive in India, chi sia il più grande amico del nostro Paese, ogni persona, ogni bambino dirà la Russia. Tutti sanno che la Russia è sempre stata a fianco dell’India nei momenti più difficili, e senza chiedere nulla in cambio”. Questo è un rapporto politico di per sé intriso di titaniche implicazioni globali, ma nel contesto della RCSP, permette alla Russia di esercitare una forte influenza sull’India, mantenendo la pace con la Cina, tanto più che quest’ultima ha aumentato drasticamente la retorica sulla disputa di confine, negli ultimi due anni, con uno stile ironicamente simile a quello che il Giappone usa con la Cina. A differenza del Giappone, però, la Cina ha indicato due mesi fa di essere disposta a risolvere finalmente tale disputa, dando così alla Russia il ruolo di stabilizzatore da svolgere da dietro le quinte, in modo che nessuna delle parti agisca incautamente e metta in pericolo i colloqui. Sempre in tale senso, la Cina ha un rapporto strategico assai stretto con il Pakistan, rivale mortale dell’India, e i due Paesi interagiscono su base militare ed economica. La Cina è interessata a un corridoio energetico verso l’Oceano Indiano, saldamente sotto il suo controllo, e il Pakistan ha bisogno del suo grande vicino per coprirsi contro la minaccia indiana. Questo rapporto minaccia ovviamente l’India, trovandosi in cima alle considerazioni della politica estera dell’élite diplomatica della nazione, così come la strategia navale della collana di perle della Cina nell’Oceano Indiano. Questo è il nome dato alla politica cinese volta a stabilire rapporti navali preferenziali con Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar, aumentando l’azione nel cortile dell’India e assicurandosi le rotte energetiche che attraversano la regione. Con tale rivalità geopolitica tra India e Cina, il ruolo della Russia verso entrambi gli attori assume un’importanza fondamentale nel garantire pace e stabilità e, a differenza dell’Asia nord-orientale con il Giappone, in Asia del Sud la Russia ha l’alta probabilità di poter influenzare gli eventi in misura più incisiva. Proseguendo nella strategia della collana di perle della Cina, si aprono anche le porte alle opportunità della Russia. Grazie al rapporto di Pechino con Islamabad e la sensibilità politica sull’invio di armi al suo partner, la Russia può agire per delega e vendere elicotteri da combattimento con la pretesa della lotta antidroga del Pakistan. Anche se irrita l’India, ciò rappresenta un “cambio di paradigma” in più di un senso: non solo Russia e Pakistan snobbano l’occidente, ma la Russia può utilizzare la fiducia dell’India per fare accettare (o comunque sopportare) agli indiani questa nuova relazione militare. La vendita aiuta il Pakistan a bilanciare la Cina in quanto delegato verso l’India (non importa quanto sia secondario), e aiuta indirettamente la Russia sulla situazione in Afghanistan nel dopo 2014. Tale sviluppo monumentale è interamente attribuibile all’intercessione della Russia, in quanto se la Cina avesse venduto apparecchiature simili al Pakistan, avrebbe potuto creare una crisi nelle relazioni bilaterali con l’India e affondato i possibili colloqui sulla definizione della disputa sui confini. Inoltre, tangenzialmente, la Russia potrebbe in futuro utilizzare i legami commerciali preferenziali della Cina con i suoi partner della collana di perle, per la diversificazione economica dei prodotti agricoli, obiettivo intrapreso da quando le contro-sanzioni sono state emanate ai primi di agosto. Ciò sarebbe soltanto un ricambio per quanto la Russia ha permesso alla Cina in Asia centrale, con la diversificazione energetica, per esempio; quindi ha un senso nella struttura della RCSP che la Cina aiuti la Russia nel fare questo per la sua agricoltura e la bassa diversificazione commerciale verso l’Asia meridionale. Come è stato sottolineato all’inizio della seconda parte dell’articolo, Russia e Cina sono complementari in tutti i modi possibili, essendo ciò la spina dorsale del partenariato strategico. Se uno apre la porta alla cooperazione con un certo Stato o regione a proprio vantaggio, poi permette all’altro di entrarvi, se non anche dal retro, lontano dal controllo pubblico.

Sud-Est asiatico
Questa regione è una delle più deboli per la RCSP, ma è ancora un’opportunità per entrambi gli Stati. La Cina è coinvolta nell’aspro battibecco con i vicini sui reclami nel Mar Cinese Meridionale, in particolare con il Vietnam. E’ qui che si presenta l’occasione per la Russia di svolgere il ruolo di bilanciamento strategico e di adoperarsi per promuovere la grande partnership con la Cina. Russia e Vietnam hanno un rapporto lungo e cordiale risalente all’epoca sovietica, Mosca fornisce ad Hanoi sottomarini dandogli una relativa tranquillità verso la Cina.  Anche se la rivalità cino-vietnamita nel sud-est asiatico non è strutturalmente feroce come quella indiano-pakistana in Asia meridionale, in entrambi i casi la Russia può fungere da mediatore tra i due grazie alla sua posizione unica. E’ ironico che il rapporto russo-vietnamita, costruito durante la guerra fredda per contrastare la Cina, possa ora essere utilizzato per aiutare Pechino in modo contorto. Russia e Cina, come già accennato, hanno bisogno l’uno dell’altro per restare forti e stabili, raggiungendo l’obiettivo a lungo termine del multipolarismo globale, quindi l’invio di armi della Russia al Vietnam non dovrebbe essere visto come un tentativo d’indebolire la Cina, ma piuttosto di ancorare l’influenza di Mosca in un Paese che s’è già dimostrato problematico per Pechino. Attraverso questa profonda presenza, la Russia può quindi influenzare le decisioni dell’élite politica vietnamita operando verso una soluzione costruttiva (o almeno non militare), anche se ciò si traduce in un ‘conflitto congelato’ o prolungamento dell’attuale stallo. Naturalmente, vi sono altri attori che influenzano il Vietnam (in particolare gli USA), ma l’influenza russa ad Hanoi non va sottovalutata, in quanto entrambi i Paesi parlano anche di maggiore cooperazione economica nell’ambito dell’Unione Eurasiatica, mostrando così che il fattore Russia ancora ha un peso nella capitale vietnamita.

Europa
Alla luce dell’attuale spirale nelle relazioni Russia-UE, non c’è praticamente nulla che la Russia possa fare nella RCSP per aiutare la Cina, ma la Cina può offrire un’opportunità alla Russia. Così, uno dei grandi disegni strategici della Cina è facilitare il commercio accelerato con l’UE attraverso un triplice approccio: Nuova Via della Seta (con componenti terrestri e marittime), Ponte Eurasiatico e Rotta Artica. Gli ultimi due passano direttamente sul territorio russo, marittimo o terrestre, aumentando così la prominenza geopolitica della Russia tra Europa e Cina, che piaccia o no all’UE. Non importa se l’Europa ricambia trasportando i propri prodotti attraverso il territorio russo o meno, dato che la Cina ancora prevede nettamente di farlo, consegnando ancora alla Russia una posizione economica più forte e guadagni più tangibili rispetto a prima.

Medio Oriente e Nord Africa (MENA)
Dalla rivoluzione colorata della Primavera araba del 2011, il MENA è il punto focale dell’intenso coordinamento politico russo-cinese. Sergej Lavrov aveva dichiarato nel maggio 2011, dopo un incontro con il ministro degli Esteri cinese, che “Abbiamo deciso di coordinare le nostre azioni utilizzando le capacità di entrambi gli Stati per facilitare una prima stabilizzazione e impedire ulteriori conseguenze negative imprevedibili”. Fu la risposta ovvia alla violazione occidentale della UNSC 1973, quando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza fu palesemente violata per giustificare la guerra della NATO alla Libia e il successivo cambio di regime. Chiaramente, Russia e Cina compresero che tale violazione potrà un giorno verificarsi anche più vicino ai loro confini, se non perfino affrontare destabilizzazione interna e relativo indebolimento dello Stato, e quindi anche nei loro stessi Paesi. Nel Medio Oriente si può anche facilmente vedere che entrambi i Paesi adempiono ai loro ruoli specifici nel partenariato. L’interazione della Russia con Siria e Iran, e più recentemente Egitto, visibilmente ne illustra il ruolo di equilibratore militare e politico. La Cina è profondamente coinvolta nel commercio energetico dal MENA, con il 60% del petrolio proveniente da qui. Entra anche nell’economia non-energetica della regione, in particolare negli Emirati Arabi Uniti. Così, oltre al coordinamento politico generale e l’assoluto accordo tra Russia e Cina nel MENA, la regione ne definisce i rispettivi ruoli.

America Latina
Questa regione, più del MENA, mostra senza dubbio che la RCSP è attiva in condizioni di quasi-laboratorio. L’America Latina è lontana dagli intrighi geopolitici dell’Eurasia, rendendo in tal modo la cooperazione tra Russia e Cina comprensibile anche per l’occhio inabituato ad osservare. Negli ultimi dieci anni la Russia è tornata in America Latina, sia nello stile che nella sostanza. Le sue navi hanno visitato porti ed attuato esercitazioni congiunte con il Venezuela, bombardieri russi l’hanno sorvolato e vi si sono riforniti. Il Nicaragua ospiterà una base russa a guardia del canale finanziato dai cinesi, ora in costruzione nel Paese. Gazprom ha iniziato ad investire in Bolivia e Argentina, e Rosneft è attiva in Venezuela. Medvedev e Putin hanno anche visitato la regione, ed è stato ipotizzato che la Russia abbia accettato di riaprire la base spionistica sovietica a Cuba, nella visita di quest’ultimo a luglio. Si può quindi affermare che la Russia è più influente in America Latina oggi di quanto lo sia mai stata durante la Guerra Fredda. La Cina, essendo la porta economica, è l’investitore in più rapida crescita in America Latina, ed è destinata a diventarne il secondo maggiore partner commerciale. Come già accennato, finanzia il rivoluzionario canale del Nicaragua, diversificando la rotta trans-oceanica dal cliente panamense degli Stati Uniti, invitando ulteriori investimenti e commerci non-statunitensi nella zona. Questo in realtà già accade anche senza il canale. La Russia capitalizza un decennio di contatti ristabiliti con l’America Latina, diversificando il commercio agricolo dall’occidente per via delle recenti contro-sanzioni. Ciò rivela l’ampia strategia della Russia, spezzando il predominio occidentale su taluni mercati agricoli e fornendo ai produttori un’opzione alternativa. La Russia vuole anche migliorare la propria sovranità statale e quindi diminuire l’influenza economica occidentale sulla sua economia interna, da cui l’espansione commerciale verso i mercati non-occidentali delle ultime settimane. Complessivamente, l’America Latina è la base più adatta nel far progredire il mondo multipolare nel cortile del gigante unipolare in dissoluzione. Russia e Cina non hanno assolutamente alcun interesse a una qualche competizione in questo teatro, senza dubbio dimostrando così i grandi obiettivi strategici generali della RCSP. Il coinvolgimento russo e cinese nella regione avanza a ritmo spettacolare e multiforme, aprendo così la possibilità di una drammatica trasformazione geopolitica proprio sulla porta di casa degli Stati Uniti. L’America Latina è in molti sensi per gli Stati Uniti ciò che è l’Europa dell’Est per la Russia, una regione dall’intensa antipatia verso il suo grande vicino e quindi da gestire in modo flessibile partecipando anche ad azioni dannose per il suo ex-egemone.

Pensieri conclusivi
Il partenariato strategico Russia-Cina (RCSP) è veramente di portata globale, comprendendo il mondo intero su vari livelli. Gli assiomi presentati devono essere riesposti al fine di ricordarne al lettore l’essenza: Ogni mano della RCSP è destinata a lavare l’altra e a completare la controparte in regioni/Stati in cui può essere in svantaggio rispetto al partner, allo scopo di stabilire vero multipolarismo globale. La Russia è il contrappeso e la Cina la porta. Più cooperano per esempio in Medio Oriente e America Latina, più si possono vederne i puri obiettivi multipolari e lo stretto coordinamento tra questi Stati; allo stesso modo, più questi due nuclei eurasiatici si avvicinano, più appare complesso il rapporto e più sarebbe difficile capirlo.
Con ciò in mente, la RCSP è più facile da comprendere, e le sue ambizioni multipolari appaiono evidenti. Tornando all’inizio del testo, dove sono citati detrattori e distrattori, è ormai dimostrato che i distrattori gettano fumo cercando di nascondere l’ovvio, la RCSP è una forza reale e tangibile nel mondo. I detrattori a loro volta, avevano torto quando affermavano che questa partnership è aggressiva. Sicuramente sfida il Washington Consensus, ma lo fa con mezzi pacifici e politici, soprattutto con un approccio che combina contatti militari-diplomatici e contrappeso politico della Russia al ruolo di porta economica della Cina. Così è indiscutibile che, nel 21° secolo, la RCSP sarà il partenariato più dinamico nella costruzione della multipolarità mondiale, respingendo i disperati tentativi degli Stati Uniti di preservarsi l’anacronismo unipolare.

xi_putin3Andrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Inizio della fine in Ucraina

MK Bhadrakumar - 22 agosto 2014

putin-merkelQuando ho scritto sul blog in precedenza, qui, che Russia e Unione europea si scambiavano occhiate, francamente non immaginavo che il flirt sarebbe cominciato così presto. Ma l’atteso incontro a Minsk tra i presidenti di Russia e Ucraina Vladimir Putin e Petro Poroshenko, e la responsabile della politica estera Catherine Ashton dell’UE, significa che s’avvia la corsa per la ricerca della pace in Ucraina. I ministri degli Esteri di Germania, Francia, Russia e Ucraina s’erano già incontrati a Berlino, una settimana prima, in cui “tutti gli aspetti della crisi in Ucraina” furono discussi e i vertici diplomatici quasi “riuscirono a raggiungere una sorta d’interpretazione comune sulla carta”, come il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha riassunto nel briefing ai media. Chiaramente lo sfondo di tutto ciò sarebbero le consultazioni dirette tra Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Ricapitolando, l’articolo esclusivo del quotidiano inglese Independent del 31 luglio, sulla comprensione russo-tedesca in Ucraina e l’accordo su un “piano segreto”, bloccato dal trambusto sul (misterioso) abbattimento del velivolo malese sull’Ucraina orientale, sembra aver avuto qualche base solida. (È interessante notare che l’articolo non è stato smentito finora). E’ una supposizione ragionevole che, spentasi la guerra di propaganda anti-russa sulla tragedia del velivolo malese, Mosca e Berlino decisamente sarebbero tornati ai piani in studio. Merkel ha fatto un importante discorso a Riga, il 18 agosto, dove ha sostanzialmente chiesto il bilanciamento degli interessi occidentali e della Russia in Ucraina ed escluso la presenza permanente della NATO nella regione ai confini della Russia. Si tratta di questioni d’interesse fondamentali per la Russia nello scacchiere ucraino, che l’occidente ha cercato timidamente di non riconoscere finora. Merkel andrà a Kiev (per una strana coincidenza, in occasione del 75° anniversario del famoso patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939), e vi potrebbe essere del simbolismo politico. Da oggi, non è chiaro se Merkel piloti un’iniziativa tedesca (o nella migliore delle ipotesi franco-tedesca) in Ucraina, o se abbia l’appoggio tacito dell’amministrazione Obama. Infatti, l’opinione pubblica di destra statunitense sembra sconvolta da Merkel. L’AP ha causticamente osservato che gli sforzi di Merkel per risolvere la crisi ucraina “sottolinea la grande ambizione della Germania di trasformarsi da potenza economica a peso massimo diplomatico… mentre molte nazioni europee (leggi Gran Bretagna) si concentrano su problemi nazionali e gli Stati Uniti sono impegnati in altre crisi” (qui).
Probabilmente, le nuove preoccupazioni degli Stati Uniti in Medio Oriente (dopo l’uccisione del fotoreporter statunitense James Foley per mano dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante) potrebbe significare che l’Ucraina, nella strategia del perno in Asia degli Stati Uniti, verrebbe sorpassata dalle priorità nella politica estera di Obama. Forse è un mio pio desiderio, essendo un ottimista incorreggibile, o forse no. In ogni caso, la  destra necocon invoca un serio intervento degli Stati Uniti in Iraq e Siria. Vedasi l’articolo di Zalmay Khalilzad intitolato ‘Un piano in cinque fasi per  distruggere lo Stato islamico‘. Ora, supponendo che Obama non cada nella trappola neocon, inizierebbe a percepire che a un certo punto, abbastanza presto, i rapporti USA-Russia devono riprendere se la cooperazione di Mosca venisse sollecitata per l’imminente nuova guerra al terrorismo,  indubbiamente è irta di gravi pericoli per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, contro il SIIL (che lo stesso Obama ha appena descritto come un “cancro” che minaccia l’intero Medio Oriente e non ha un posto nel 21° secolo). Basti dire che un momento decisivo appare nella dinamica del potere globale. L’esito del vertice in Bielorussia darà un fiero indizio sul verso cui i grandi venti soffiano, modulando il rapporto di forze nella politica globale.
Allora, cosa c’è sull’incudine ucraino? E’ ovvio che la Russia cercherà l’immediata sospensione della repressione militare dei separatisti dell’Ucraina orientale. Finora Washington ha istigato Kiev a continuare le operazioni, ma ciò potrebbe cambiare. Questa è una cosa. Se ciò accadesse, Russia e Germania avrebbero l’occasione per iniziare il percorso per la pace, che Putin e Merkel starebbero mettendo a punto. Finora Washington ha fatto di tutto per minare sistematicamente ogni tentativo volto al dialogo intra-ucraino, ma tale sorta di ‘negazionismo’ non può più essere sostenibile, mentre la Germania mette il suo peso sul processo per il dialogo. Insomma, se ascoltiamo attentamente, possiamo sentire i deboli suoni dei passi in ritirata dello Zio Sam. Il noto pensatore strategico russo Boris Kagarlitskij scrive, nel suo stile tipicamente provocatorio, qui, facendo comprendere le incredibilmente complesse manovre in Ucraina orientale e come avrebbero creato la gravitas per l’imminente vertice di Minsk. Dopo tutto, il Cremlino ha le carte vincenti.

Putin-Merkel2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sveglia, i cinesi arrivano!

MK Bhadrakumar - 18 agosto 2014  modi-12C’è molta lavorio per la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, il mese prossimo. E’ difficile ricordare un tale traffico per un vertice India-Cina. Dev’essere l’effetto ‘Modi’, basti dire che Pechino si appresta alla visita di Xi con grandi aspettative sulla svolta storica nelle relazioni con l’India. Cruciali nei colloqui preparatori tra Delhi e Pechino, saranno le consultazioni a Pechino del ministro del Commercio Nirmala Sitharaman, ai primi di settembre, poco prima della visita di Xi. Seetharaman è stato a Pechino di recente, accompagnato dal Vicepresidente MH Ansari. La seconda visita così ravvicinata, suggerisce che questioni commerciali e d’investimento domineranno l’agenda di Xi nei colloqui con il Primo ministro Modi. La visita di Xi offre la grande opportunità all’India d’attrarre investimenti cinesi in volumi molto più grandi di quanto è stato finora. L’espansione all’estero degli investimenti della Cina è iniziata solo circa un decennio fa, ma la media annuale che si attestava a quasi 3 miliardi di dollari nel 2005, è aumentata in modo esponenziale toccando i 90 miliardi già l’anno scorso. In effetti, questa ondata contrasta con i livelli decrescenti degli FDI globali. La Cina è oggi uno dei principali esportatori mondiali di investimenti diretti. Lo spread è semplicemente da mozzafiato, come l’Heritage Foundation Investment Tracker Map presenta qui. Le tendenze sono abbastanza chiare. La Cina traduce seriamente la sua ricchezza, accumulatasi negli ultimi decenni da maggiore potenza commerciale mondiale, in potenza economica globale. La quota dell’India è gracile, nemmeno mezzo miliardo di dollari. Dovrebbe avvertire il fatto che gli Stati Uniti, nonostante la tanto declamata strategia del ‘perno’ bla bla, abbiano attirato 15 dei 90 miliardi di dollari, l’anno scorso, divenendo di gran lunga la prima destinazione degli investimenti cinesi globali. Gli esperti indiani avrebbero qualcosa su cui rimuginare seriamente. L’aumento degli investimenti cinesi è destinato a continuare. Xi intende liberalizzare i flussi finanziari, e gli Stati Uniti sperano di attirare i liberalizzati flussi di investimenti esteri cinesi prestandovi maggiore attenzione e tenendo in considerazione il potenziale d’investimento quale acceleratore di forti relazioni USA-Cina. (qui).
Il governo UPA, al contrario, fu nervoso. Ora le recenti dichiarazioni di Sitharaman suggeriscono che il governo Modi è fiducioso nel compiere quest’atto di fede. Naturalmente è necessario un occhio più esigente, sempre in materia di investimenti stranieri nella nostra economia, non importa da dove provengano. Senza dubbio, i supremi interessi della sicurezza nazionale prevarranno. Ma detto ciò, un bilanciamento sagace è necessario, anche perché non c’è Paese che abbia un surplus investimenti come la Cina; è disposta a concedere finanziamenti e, innegabilmente, gli investimenti cinesi potrebbero rilanciare crescita ed occupazione, divenendo un0importante fonte dell’occupazione in India. Gli investimenti riguarderanno anche il problema dello squilibrio commerciale bilaterale. Lo spin-off politico è evidentemente svolto dagli investimenti cinesi, che non infondono più paura, ma cominciano a sembrare ‘normali’ e banali azioni di mercato. L”ordinarietà’ degli investimenti cinesi in India è certamente una prospettiva futura, ma in termini immediati vi sono grandi decisioni da prendere. Xi ha esteso l’invito alle Maldive ad aderire al progetto di Via della Seta Marittima, nella riunione con il Presidente Abdulla Yameen, a Nanchino. La Cina ha già invitato l’India a partecipare al progetto, ma il governo UPA non poteva prendere tale grande decisione prima di essere sostituito. Pechino ha mostrato interesse nell’adesione dell’India al progetto della Via della Seta Marittima. Un modo di guardare all’iniziativa cinese è considerarla (con disposizione predeterminata, forse) la conferma dell’ambizione del Paese d’emergere come grande nazione marittima. Se questo è l’obiettivo della Cina, è naturale. Ma un grave problema sorge se si dovesse caricarlo anche del gioco delle grandi rivalità. In secondo luogo, vi è una nozione fantasiosa tra i nostri esperti, incoraggiata senza dubbio dagli analisti occidentali, che il progetto cinese sfiderebbe le ambizioni indiane come supremo signore dell’Oceano Indiano. In realtà, però, l’iniziativa cinese della Via della Seta Marittima deve essere vista sullo sfondo del ‘perno in Asia’ degli Stati Uniti, che Pechino ritiene una malcelata strategia del contenimento contro la Cina. La spinta strategica dell’iniziativa della Via della Seta Marittima si basa sulla costruzione di una serie di accordi tra la Cina e i Paesi di Asia sud-orientale, Asia meridionale, Asia centrale, Eurasia, Golfo Persico e Asia occidentale, al fine di ‘neutralizzarli’, se non coltivarne amicizia, oltre ovviamente a sviluppare scambi e legami economici reciprocamente vantaggiosi, evitando l’emersione di una falange regionale guidata dagli Stati Uniti schierata contro la Cina.
Non ci vuole molto per capire che la spinta del progetto è nel contenuto economico, perché in tale ambito i fattori del vantaggio Cinese si ritrovano nel ‘sedurre’ i Paesi di queste regioni dalle diverse culture, sistemi politici e storia, affinché passino alla piattaforma comune della Cina. Pechino calcola giustamente che apporterebbe una certa ‘addizionalità’ che Stati Uniti ed Europa semplicemente non possono corrispondere, nel commercio e negli investimenti, integrandosi bene con gli obiettivi nazionali di sviluppo dei questi Paesi (come Turchia, Qatar, Iran, Mongolia, Uzbekistan, Pakistan, Maldive, Sri Lanka e Malaysia). La Cina non è così stupida da sperare di esercitare un’egemonia da ‘Grande Fratello’ su clienti difficili come Turchia, Iran, Uzbekistan, Sri Lanka e Malaysia, noti per il loro nazionalismo convinto e senso d’indipendenza. Né è nel DNA della Cina formare alleanze militari. Pertanto, fare un parallelo con le potenze coloniali dei secoli 17° e 18° significa travisare la storia moderna. La grande ondata di nazionalismo e liberazione del 20° secolo continua a modulare la politica mondiale e Pechino non può che esserne a conoscenza. D’altra parte, se l’India dovesse rimanere fuori dalla Via della Seta Marittima, rischia di perdervi notevolmente. Oltre a un possibile totale isolamento nella regione dell’Asia meridionale, è al cento per cento sicuro che Bangladesh, Nepal, Myanmar, Sri Lanka, Maldive, Pakistan saranno attratti dalle lusinghe dello sviluppo delle infrastrutture finanziato dai cinesi; l’India deve anche prevedere che l’iniziativa cinese sarà l’unico spettacolo in città per molto tempo. USA e Unione europea non avranno l’interesse (o la capacità) di entrare in una tale intensa cooperazione economica con i Paesi asiatici (che non sono d’importanza vitale quanto i collegamenti lo sono per la Cina). L’India può corrispondere alla Via della Seta Marittima cinese con un’iniziativa altrettanto seducente? Beh, no.
A mio avviso, la vera sfida dei responsabili politici indiani fu la lunga assenza di una visione sana della cooperazione regionale, come invece ha la Cina. Non si può negare il fatto che l’India abbia trascurato il SAARC. SAARC e SCO sono casi da manuale di come il formidabile ritardo storico e il lavoro incompiuto attuali possano  essere superati dal solo senso delle priorità politiche regionali con un ‘quadro generale’ sullo sfondo. Fortunatamente, però, l’India rientra oggi nella nuova alba della politica regionale. Tutto indica che l’adesione dell’India alla SCO probabilmente si materializzerà a settembre. Sempre a settembre, Xi potrebbe rinnovare l’invito a Modi di aderire all’Asian Investment Development Bank e al progetto della Via della Seta Marittima. La sfida di Sitharaman da ministro con doppio incarico, nel commercio e nella finanza, con un ruolo centrale nella preparazione della visita di Xi, sarà capire come i suddetti piani a settembre possano effettivamente correlarsi e divenire un vantaggio strategico dell’India tramite una complementarità con le priorità dello sviluppo nazionale del governo Modi.

modi-jinping_650_072114094947Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Australia rimane un lacchè degli Stati Uniti, mentre il Brasile firma contratti enormi

Valentin Vasilescu, Reseau International, 16 agosto 2014
89d4f16c-1891-4721-959a-d858d8cc315fIn un’intervista pubblicata da The Telegraph, l’ex-primo ministro australiano John Malcolm Fraser ritiene che l’Australia debba tagliare i legami con gli USA ed essere completamente indipendente dagli Stati Uniti. Primo ministro nel 1975-1983, il liberale Fraser permise all’Australia di vivere il migliore periodo di prosperità. Così le opinioni di Fraser sono molto seguite dalla stampa australiana e inglese. Il paradosso è che il primo ministro Fraser era un sostenitore dell’espansione dell’alleanza militare con gli Stati Uniti. Introdusse l’Australia nell’alleanza segreta delle “cinque orecchie” (Stati Uniti, Inghilterra, Nuova Zelanda, Canada e Australia). Ricordiamo che la NSA ha costruito una rete SIGINT in tutto il mondo assieme a Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, composta da stazioni riceventi dotate di decine di antenne paraboliche con diametro di 33 m. Tale rete, denominata ECHELON, era volta a intercettare, registrare e analizzare il traffico telefonico, fax, radio e dati raccolto dai satelliti spia statunitensi. Fraser spiega il suo atteggiamento sull’alleanza con gli Stati Uniti durante la guerra fredda, affermando che era una barriera all’espansionismo sovietico. Secondo il trattato ANZUS degli anni ’50, gli australiani furono costretti ad inviare truppe in Vietnam, Iraq e Afghanistan su richiesta degli Stati Uniti. Ma l’Unione Sovietica si disintegrò nel 1991, e con essa la minaccia globale scomparve. Tuttavia gli USA ampliarono Echelon modificandolo molto, divenendo esso stesso una minaccia. La differenza tra il periodo attuale e la guerra fredda, quando c’erano due superpotenze, è che oggi gli USA vogliono essere il capo militare ed economico e non hanno alcuna intenzione di lasciare tale posizione, a rischio di scatenare la terza guerra mondiale. Il coinvolgimento statunitense in Medio Oriente, con tutto ciò che accade in Siria e in Iraq, sembra essere il culmine del fallimento della politica statunitense. E’ tempo per l’Australia di evitare le guerre imperialiste statunitensi, ha detto Fraser.
Secondo l’ex-primo ministro John Malcolm Fraser l’alleanza con gli Stati Uniti non è più utile per il futuro dell’Australia e la dipendenza militare dagli Stati Uniti deve essere eliminata prima che l’Australia sia coinvolta in una guerra contro la Cina. Ciò non significa che l’alleanza con gli Stati Uniti debba essere sostituita da una con la Cina, ma che l’Australia deve garantirsi che australiani e cinesi non siano nemici, anche se gli USA lo volessero. Negli ultimi 25 anni, economicamente la Cina è riuscita a dimostrarsi l’alternativa più valida per l’Australia rispetto a Giappone, Unione europea e Stati Uniti. L’importazione massiccia di materie prime come minerale di ferro, carbone e gas liquefatto in Cina per 68 miliardi di dollari all’anno, aiuta l’economia australiana a non sentire gli effetti dolorosi della recessione globale e ad avere un tasso di crescita annuo del 4-5%. A differenza della Cina, gli Stati Uniti hanno imposto tariffe preferenziali attraverso il trattato AUSFTA, all’importazione di cereali, ortaggi, frutta, carne, tabacco, cotone e tessuti australiani, per un valore di 9,2 miliardi di dollari USA all’anno. Washington ha cercato invano per anni d’imporre misure per eliminare, con la forza, l’Australia quale importante fonte di materie prime della Cina. L’amministrazione Obama usa il pretesto che il governo Abbott dovrebbe allinearsi alla politica statunitense sulle cosiddette misure per la riduzione del riscaldamento globale.
In occasione del sesto vertice dei BRICS tenutosi il 14-16 luglio 2014, la Presidentessa del Brasile ha proposto alla Cina un paio di progetti d’investimento di grandi dimensioni, a cui ha risposto immediatamente. Tra i 298 passeggeri morti nell’incidente aereo in Ucraina il 17 luglio, vi erano 28 australiani. Vero incidente o complotto degli statunitensi, il primo ministro australiano Tony Abbott ha accusato, con veemenza e senza prove, la Russia e le forze di auto-difesa di aver abbattuto il Volo MH17 con un missile antiaereo, con l’intenzione di inviare in Ucraina orientale truppe per operazioni speciali australiane, naturalmente dirette contro le forze di autodifesa fiancheggiando l’esercito ucraino. Ciò ha irritato la Cina, socio nei BRICS della vicina Russia e le conseguenze non tardano a comparire. La Cina, che acquista oltre il 60% del minerale di ferro venduto ogni anno in tutto il mondo, ha dato una risposta positiva alle proposte del Brasile e deciso di passare dalle importazioni dall’Australia a quelle dal Brasile. Il Brasile è un membro dei BRICS, seconda fonte di minerale di ferro nel mondo e sesta economia mondiale dal 2011, quando superò l’Inghilterra.  Pertanto, la società siderurgica cinese Wuhan sposta i suoi impianti siderurgici in Brasile acquistando azioni della seconda maggiore società mineraria brasiliana MMX (Mineracao & Metalicos). Wuhan ha investito nella costruzione del nuovo porto brasiliano di Acu, dalla superficie di 90 kmq e con l’acciaieria più moderna di tutte per la produzione dell’acciaio per costruzioni navali. Il gruppo cinese Baosteel ha investito a sua volta nelle azioni della Brasileira de Metalurgia e Mineracao (CBMM), il più grande produttore mondiale di niobio. Il Niobio è un metallo raro usato per avere acciai fortemente temprati. La logica cinese è elementare. Invece d’inviare 5 carichi di minerale di ferro, uno di carbone e uno di petrolio dall’Australia per produrre acciaio in Cina, è meglio usare minerale di ferro, petrolio, energia e lavoro brasiliani nel nuovo complesso siderurgico costruito dai cinesi in Brasile. Poi, solo una nave trasporterà i prodotti in acciaio in Cina, e il Brasile beneficerà anche della produzione d’acciaio per sviluppare la propria industria automobilistica.
Reagendo alla decisione della Cina, Tony Abbott ha cancellato i colloqui con gli omologhi cinesi sul rapido miglioramento delle relazioni bilaterali nella Difesa che permettesse una presenza militare cinese in Australia. La fregata australiana HMAS Warramunga era stata invitata per la prima volta a partecipare alle esercitazioni con navi della marina militare cinese. Queste manovre si sono svolte nel Mar Giallo, al largo delle coste nord-orientali della Cina, dove navi statunitensi, giapponesi e sudcoreani non furono mai invitate.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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