La Cina respinge il perno in Asia degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar, 24 ottobre 2014

xi-jinpingVenti Paesi hanno raggiunto la Cina quali “fondatori” dell’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) in via di realizzazione da parte di Pechino. Il memorandum d’intesa intergovernativo è stato firmato a Pechino oggi. I 20 paesi includono i 10 Paesi dell’ASEAN, altri 5 dell’Asia del Sud come India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal e 2 dell’Asia centrale (Kazakistan e Uzbekistan) e 3 Paesi del GCC (Qatar, Quwayt e Oman). Dell’Asia, gli assenti importanti sono tre, Australia, Indonesia e Corea del Sud, che appaiono incapaci di resistere alle forti pressioni statunitensi affinché non aderiscano all’iniziativa cinese. Pechino era entusiasta di avervi la Corea del Sud e spera di convincerla, ma pare indifferente verso l’Australia. C’è ancora tempo per Corea del Sud e Indonesia ad aderire all’AIIB prima che venga formalmente istituita entro la fine del 2015. I Presidenti Park Geun-hye e Xi Jinping s’incontreranno a margine del vertice APEC a Pechino il 10-11 novembre (dove si prevede che Xi annunci la costituzione dell’AIIB). A dire il vero, la Cina ha segnato una grande vittoria diplomatica. Inoltre, ciò è successo a dispetto dell’opposizione degli Stati Uniti (e del Giappone). Un modo di vedere come l’economia s’inventa la geopolitica, ma poi nell’economia non è mai del tutto assente la politica. Cioè i Paesi asiatici, tra cui Vietnam, Filippine e India, possono avere dispute territoriali con la Cina ma danno priorità allo sviluppo della loro politica regionale e comprendono l’importanza della Cina come motore della crescita. In altre parole, la strategia del ‘perno’ degli Stati Uniti volta al contenimento della Cina è fallita. D’altro canto, l’opposizione USA non era solo basata sulla strategia del contenimento della Cina. Il nucleo della questione è che l’AIIB colpisce al cuore le istituzioni finanziarie internazionali formatesi nell’ambito del sistema di Bretton Woods. Il regolamento interno di governo e gestione dell’AIIB sarà attentamente osservato. Vi è la grande probabilità che l’AIIB non seguirà le orme di FMI e Banca Mondiale nel prescrivere condizioni (volute da Washington di volta in volta) per motivi quali diritti umani, lavoro minorile, ambiente e così via, ai mutuatari.
eco Come l’indignato segretario al Tesoro degli USA Jacob Law ha detto a una conferenza all’inizio di questo mese a Washington, “Le domanda critica è, ‘l'(AIIB) segue le stesse pratiche usate per aiutare le economie a crescere e mantenersi forte e stabili?’” Ciò che la Cina persegue con la manovra a tenaglia che sfida il sistema finanziario globale dominato dagli Stati Uniti, l’avrà quando Pechino ospiterà l’AIIB, mentre la banca di sviluppo dei BRICS, come deciso a luglio, sarà a Shanghai. Infatti, ciò a cui la Cina punta è una matrice molto complessa, senza silurare l’architettura economica internazionale esistente, ma introducendo nuove regole di governance in sintonia con l’economia globale in trasformazione. Così l’AIIB coopererà e competerà con le banche di sviluppo esistenti. Sarà “più snella e più veloce” e sarà in sana concorrenza con le banche esistenti. Citando David Dollar, ex-rappresentante del Tesoro degli Stati Uniti e della Banca mondiale in Cina, “speriamo che il successo della banca (AIIB) favorisca la rapida riforma delle istituzioni più vecchie. Sarebbe il miglior risultato globale” (qui). Senza dubbio Tokyo ribolle di rabbia. L’AIIB inizia con 50 miliardi di dollari di capitale, in gran parte provenienti dalla Cina, ma mira chiaramente ad aumentare tale importo nel tempo. Considerando che, dopo decenni di esistenza, la Banca asiatica di sviluppo che Stati Uniti e Giappone controllano, aveva 175 miliardi di dollari di capitale alla fine del 2013 e 67 membri. Chiaramente, l’AIIB sarà in concorrenza con l’ADB dato che l’Asia ha bisogno di circa 8 miliardi di dollari di investimenti entro il 2020, per migliorare le infrastrutture martoriate della regione e affrontare il rallentamento della crescita economica, oltre a costringere il radicato cartello FMI-Banca Mondiale-ADB a ridurre la burocrazia e i lacci politici nei prestiti.
Il ministro delle Finanze della Cina Lou Jiwei ha detto a Pechino, dopo il vertice dei ministri delle Finanze dell’APEC, che l’AIIB farà “investimenti commerciali” sulle infrastrutture, piuttosto che legare i prestiti alle “preoccupazioni per alleviare la povertà nei richiedenti”. Detto ciò, naturalmente resta il fatto che la costituzione dell’AIIB è pur sempre una “necessità strategica”della Cina per più di una ragione convincente: fornisce una piattaforma per influenzare l’Asia; va assai oltre l’economia di produzione ad alta intensità di lavoro; migliora le prospettive del renminbi come valuta di scambio internazionale; crea un nuovo canale per diversificare la massiccia riserva in valuta estera da 3000 miliardi di renminbi della Cina; controbilancia il potere del Giappone e la presenza degli Stati Uniti nella regione asiatica (per cominciare) e così via. A mio avviso, però, in tale meraviglia svoltasi questa mattina, lo spettacolo più affascinante è stata la signora con gli occhiali indiana, in rappresentanza del ministero delle Finanze, presentarsi a Pechino questa mattina dietro la bandiera indiana, al tavolo della conferenza, per firmare il memorandum d’intesa sull’AIIB. Come mai l’India non ha seguito Giappone e Australia? Non prima che il governo di Narendra Modi entrasse in carica a maggio, il viceministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, visitava Delhi e l’AIIB era un punto all’ordine del giorno nei colloqui con la nuova leadership indiana. Al vertice BRICS di luglio, Xi ha invitato Modi a fare dell’India un ‘socio fondatore’. Modi aveva chiaro da quel momento che l’India doveva far parte dell’AIIB e vide l’evoluzione di questa idea esclusivamente col prisma degli interessi nazionali. Le considerazioni dell’India possono essere riassunte come segue: a) l’India condivide l’apatia della Cina verso le ingiustizie dell’architettura finanziaria globale; b) l’India respinge le pratiche sui prestiti delle banche esistenti, legate a questioni non economiche quali diritti umani, l’ambiente, ecc; c) il partenariato nell’AIIB consente all’India di accedere a una nuova (anche se piccola) fonte di finanziamenti infrastrutturali; d) In poche parole, l’India s’interessa all’offerta della Cina dal valore geopolitico, laddove Pechino considera Delhi un partner nella rete politico-economica intessuta tra i Paesi vicini. In ultima analisi, l’India segue una politica estera indipendente.

Lou JiweiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La moneta comune dei BRICS potrebbe contribuire a spezzare l’egemonia finanziaria occidentale

BRICS Business Magazine 22 ottobre 2014 – RBTH

Oleg Sienko, Direttore Generale dell’UralVagonZavod Research and Production Corporation, parla di come la Russia può cooperare con i partner dei BRICS per stimolare la crescita economica.

2_oleg-sienko-samyy-realnyy-shagI problemi strutturali e le sanzioni occidentali hanno messo l’economia russa in una posizione difficile. La Russia deve continuare l’integrazione con i Paesi BRICS, in particolare mediante la creazione di un sistema finanziario comune e una moneta unica, per evitare stagnazione e garantire l’accesso a tecnologie critiche ed infine divenire una potenze tecnologica mondaile. Oleg Sienko, Direttore Generale dell’UralVagonZavod Research and Production Corporation, ne discute in un’intervista con BRICS Business Magazine.

A fine settembre, la Banca Mondiale ha pubblicato tre scenari a medio termine sullo sviluppo economico della Russia, il migliore dei quali prevede una bassa crescita del PIL nei prossimi anni. Tra le altre cose, gli esperti della banca sottolineano che un’ulteriore accelerazione della crescita economica non sarà possibile semplicemente mantenendo la politica di stimolo fiscale vigente. È d’accordo con tali conclusioni? Come valuta la situazione attuale dell’economia russa?
Non è affatto semplice. E’ già evidente che le sanzioni hanno causato gravi problemi. E’ difficile discutere con gli esperti della Banca Mondiale, non ci sarà una crescita importante, soprattutto dei settori fondamentali dell’economia. Tuttavia, è altrettanto evidente che il Paese dovrà prendere misure per stimolare l’economia, oggi, a prescindere dalle limitazioni di bilancio. Altri Paesi sono riusciti a trovare una via d’uscita da crisi simili iniettando denaro nell’economia. A mio parere, c’è un altro aspetto importante in questo caso. Se vogliamo uscire dalla crisi in fretta, il governo deve essere molto più attivo di quanto sia stato. Decisioni lente significano che gli sforzi per combattere la crisi devono essere raddoppiati.

Come si manifesta?
Ci sono settori economici che hanno bisogno di supporto immediato. Noi stessi abbiamo creato alcuni di tali problemi, adottando leggi a destra e a sinistra come ad esempio sugli appalti pubblici, e ora cerchiamo strenuamente di superarle. Per qualche ragione nessuno sembra preoccuparsi di tale incoerenza politica, anche se si tratta di un punto abbastanza critico. Ma non solo. L’aiuto del governo non dovrebbe limitarsi solo ad iniettare denaro nell’economia; dovrebbe anche concentrarsi su protezione e preservazione del mercato interno. Finora è stato il contrario. Quando la Russia ha aderito all’OMC, quasi tutti ebbero accesso al mercato russo.

Potrebbe citare esempi specifici?
Si prenda l’industria automobilistica. L’obiettivo della localizzazione del 50%, incorporato negli accordi con le società automobilistiche estere che gestiscono l’assemblaggio industriale, è ancora irraggiungibile, come sempre. Le aziende metallurgiche russe fabbricano lamiere per carrozzerie, ma non vengono utilizzate o almeno non nella misura in cui potrebbero esserlo. Non producendo componenti a livello nazionale non riusciamo a stimolare altri settori della nostra economia, come l’industria mineraria, metallurgica, delle costruzioni, e la lista continua lungo la filiera. Questo dovrebbe ricevere più attenzione.

Chiede di limitare l’accesso a questi mercati?
Prendete l’India, per esempio. Questo Paese è membro dell’OMC dal 1995, ma vi sfido ad importarvi prodotti di cotone. Finireste per pagare un dazio doganale tra il 50% e il 100%. Provate a importare un auto a Cipro, Stato membro dell’UE, pagherete un dazio del 100%. Ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Ciò non include le famigerate sanzioni antirusse, in contrasto con ogni regola del commercio globale, e la nostra appartenenza all’OMC non ha alcuna influenza su di esse. Ciò dimostra solo che ciò viene attuato per un unico obiettivo, aprire i nostri mercati.

Un’alternativa al dollaro
Ha sostenuto il riavvicinamento tra i Paesi BRICS, compresa la creazione di una moneta comune. Perché è così importante? E soprattutto è fattibile?
E’ del tutto fattibile. I Paesi BRICS rappresentano la metà della popolazione del pianeta, e hanno già fatto un passo importante verso la creazione di un proprio meccanismo finanziario indipendente. Mi riferisco al recente accordo per creare la Banca di sviluppo BRICS e un pool di valute per controbilanciare istituzioni come il FMI. Il prossimo passo logico sarebbe creare una moneta unica per i Paesi BRICS. A mio parere, tale misura permetterà di liberarci dalla dipendenza dai centri finanziari occidentali e dal dollaro come principale valuta di transazione e riserva internazionale. Questo è il passo più realistico, che potrebbe preannunciare il miglioramento economico di tutti i Paesi BRICS, Russia compresa.

Secondo Lei qual è il meccanismo necessario per creare una tale moneta?
Si dovrebbe selezionare un ‘moneta BRICS’ per tutte le transazioni tra i Paesi BRICS e scegliere l’euro per effettuare la conversione più rapida, quindi creare centri monetari e di transazione e un proprio sistema di pagamento. Sono sicuro che molti Paesi in America Latina, Sud-Est asiatico e Africa passerebbero a questa valuta, essendo sempre più stanchi dell’egemonia di dollaro ed euro, le uniche valute in cui i beni vengono acquistati e gli investimenti effettuati. Intendiamoci, le persone sono pienamente consapevoli del fatto che tali investimenti sono in funzione della stampa, e non prodotto di un’economia reale. Se accadesse nei prossimi tre anni, il nuovo sistema di pagamento globale dovrebbe includere almeno il 70% di tutti i Paesi in termini di popolazione globale, abbattendo il dollaro statunitense una volta per tutte.

Come potrebbe la moneta comune BRICS essere diversa da dollaro o euro?
La differenza sarebbe che la moneta BRICS sarà supportata da attività e risorse reali; risorse umane, naturali e materie prime di cui i nostri Paesi sono ricchi e con tutta probabilità, una volta che queste misure saranno introdotte, il mondo sarà diviso in due campi: il campo ‘progressista’ dei Paesi BRICS e dei mercati emergenti allineati, e i “pessimisti” che includerebbero Stati Uniti, Europa e Paesi ad essi associati. Ecco perché creare la nostra moneta è un passo fondamentale. Quanto prima avviene, maggiori progressi farà il nostro sviluppo economico e migliori possibilità avremo di costruire un’alleanza forte ed indipendente controbilanciando gli Stati Uniti.

Può riassumere i passaggi chiave che Russia e Paesi BRICS dovrebbero adottare per compensare le conseguenze delle sanzioni e, soprattutto, sviluppare le proprie economie a un nuovo livello tecnologico?
Come ho già detto, la prima mossa sarebbe creare una moneta comune. La seconda aggiornare la nostra base tecnologica assieme ai nostri partner. Non tutte le tecnologie critiche sono disponibili nelle nazioni che c’impongo le sanzioni. Inoltre, vi sono Paesi occidentali dalla visione più sobria; hanno le tecnologie di cui abbiamo bisogno, ma non possiedono materie prime. Dobbiamo negoziare e trovare il modo di raggiungere e scoprire opportunità di scambio reciprocamente vantaggiose. Ovviamente, dobbiamo costruirci le tecnologie. La Russia vanta una grande tradizione in questo settore ed è già ben avviata nel crearne di nuove. Ad esempio, siamo il principale produttore di rompighiaccio a propulsione nucleare e di piattaforme petrolifere artiche. Siamo anche impegnati nello sviluppo del fondale dell’Artico. Dobbiamo attivare il nostro cervello. Infine, il terzo passo riguarda le infrastrutture, e forse questa è l’area più importante. Le infrastrutture spronerebbero le altre industrie all’azione, perché sono il fondamento su cui tutto è costruito, dal chiodo al più complesso equipaggiamento. Per far si che accada, dobbiamo adottare un nuovo modo di pensare e iniziare ad affrontare questi problemi. Dobbiamo farlo subito, e non procrastinare secondo le vecchie abitudini.

201112290908087654406Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia, Siria, Mistral, Africa-Russia: Intervista a Igor Korotchenko

Mikhail Egorov-Gamandij Voce della Russia

Igor Korotchenko è un esperto militare, direttore della rivista russa Nacional’naja Oborona (Difesa nazionale), direttore del Centro Globale di Analisi sul traffico di armamenti e membro del Consiglio pubblico del Ministero della Difesa della Federazione Russa.

vladivostok_4.3.14_bp_0Mikhail Gamandij-Egorov, Voce della Russia: Salve signor Korotchenko! La mia prima domanda sarà sulla Novorossija, essendo probabilmente l’argomento più discusso in questo momento in Russia. Oggi un cessate il fuoco si osserva tra le deboli forze della Novorossija e le forze ucraine. Un cessate il fuoco ripetutamente violato a Donetsk e altri luoghi, che continuano ad essere bombardati dall’artiglieria pesante ucraina. Secondo lei quali sono le prospettive nel prossimo futuro? La ripresa dei combattimenti su larga scala, o il fragile cessate il fuoco che vediamo oggi sarà ancora attuale?
Igor Korotchenko: Vi sono molti rischi che l’attuale cessate il fuoco avvii una nuova guerra. L’Ucraina continua le sue provocazioni. Le città del Donbas continuano ad essere bombardate dai militari ucraini. Senza contare che alcuni battaglioni al comando di Kiev semplicemente non rispettano tale cessate il fuoco. In tali condizioni ed oggettivamente, il rischio di una nuova guerra è grave. Soprattutto dopo l’elezione della Rada ucraina, dove molti seggi saranno occupati da locali signori della guerra che hanno combattuto nel Donbas, e ci sarà generalmente una maggiore radicalizzazione delle posizioni di Kiev. Inoltre, una forte pressione potrà essere esercitata su Poroshenko affinché, in un modo o nell’altro, i combattimenti siano ripresi dagli ucraini.

VdR: Se ciò dovesse accadere, come vede gli eventi sapendo che è molto difficile prevederli. Tuttavia, cosa pensa delle azioni delle forze armate della Novorossia? E cosa dovrà fare la Russia da parte sua?
Igor Korotchenko: Politicamente la Russia sosterrà la resistenza. Ovviamente non possiamo ignorare le atrocità e i massacri commessi contro il popolo della Novorossija, nostri compatrioti russi. Più in generale direi che l’Ucraina come Stato unitario vive gli ultimi giorni. Già è un Paese completamente diviso. Il modo ottimale sarebbe creare il piano complessivo della Novorossija, unificando le regioni del Sud-Est dove i sentimenti filo-russi sono prevalenti. Una Novorossija da Odessa al Donbas, creando un collegamento con la Repubblica moldava del Dnestr. L’Ucraina di Kiev perderà l’accesso al mare e sotto il profilo economico e industriale le regioni più sviluppate. Ciò richiama in qualche modo la situazione delle due Germanie. Qui avremo a che fare con due Ucraine, occidentale e Orientale. Ciò risponderà in modo ottimale all’equilibrio di potere che vediamo ora. É una realtà geopolitica oggettiva. Ripeto ancora una volta, oggi non esiste più un’Ucraina unita e unitaria, che vive i suoi ultimi giorni. Non ci sarà mai più.

VdR: E la Novorossia allargata sarà a medio o lungo termine?
Igor Korotchenko: difficile parlare di tempo in questa situazione. Dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà in Ucraina, soprattutto quest’inverno. Una grave crisi incombe. E qual è la via d’uscita da tale crisi? Una soluzione potrebbe essere creare una grande Novorossija. Altre opzioni sono possibili. Aspettiamo e poi vediamo come vanno le cose, soprattutto perché non rimane molto da aspettare.

VdR: Passiamo alla Siria. Ancora una volta preoccupa molti osservatori. La cosiddetta coalizione agli ordini degli Stati Uniti oggi bombarda parte del territorio siriano, il tutto senza il consenso del legittimo governo della Siria e senza l’approvazione delle Nazioni Unite. In realtà, la coalizione ha bombardato i suoi ex-alleati. Ma soprattutto c’è il serio rischio che tale cosiddetta coalizione cominci a bombardare le posizioni dell’Esercito arabo siriano. Secondo voi, questo rischio è realmente grave? Un tale scenario è realistico?
Igor Korotchenko: Sì, assolutamente. Cominciando dal bombardamento del cosiddetto Stato islamico si può passare assai rapidamente al bombardamento di Damasco. Gli Stati Uniti non hanno escluso l’obiettivo di rovesciare Bashar al-Assad. Riguardo la recente attivazione dello SI, è il risultato diretto dei fallimentari calcoli della politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno armato, addestrato, finanziato e fatto affidamento sui terroristi per rovesciare il leader siriano. Ma il cosiddetto Stato islamico, vedendo la lotta accanita delle forze governative siriane, ha optato per una tattica diversa. Le sue truppe si sono spostate dalla Siria all’Iraq attaccando e respingendo le forze governative di Baghdad. E oggi bombardando il loro ex-alleato gli Stati Uniti cercano di far rientrare nella bottiglia il genio che hanno tirato fuori. Ci sono poche probabilità che ci riescano. Sul fatto che cosiddetta operazione avvenga senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è ovviamente assai negativo. Soprattutto è il governo siriano che deve prima dare il permesso per spazzare via gli islamisti dal suo territorio. Il territorio della Repubblica araba siriana. Poi deve seguire la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con un mandato chiaro e obiettivi definiti, in modo che gli USA non possano interpretare il mandato come credono e agire da gendarme del mondo.

VdR: Se un tale scenario caotico dovesse accadere, quali dovrebbero essere le azioni dei Paesi e movimenti da sempre contrari a tale scenario, come Russia, Cina, Iran e movimento libanese Hezbollah?
Igor Korotchenko: Nel nostro caso agiremo politicamente. Questo è ciò che facciamo già ricordando sempre che nessuna azione può essere intrapresa senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La stessa posizione è stata adottata dalla Cina. Quindi politicamente agiamo così, oggi. Riguardo l’Iran e le azioni che potrebbe intraprendere, penso che contribuirà direttamente ed amplierà il proprio intervento tecnico-militare in favore di Damasco, nel caso di un tale scenario. E sarà a mio parere una decisione sovrana e corretta di Teheran. Per gli interessi nazionali dell’Iran. Un possibile rovesciamento del Presidente Bashar al-Assad sarebbe un duro colpo per le posizioni dell’Iran nella regione. E infatti l’Iran ha la possibilità di coordinarsi con il movimento in questione, al fine di riconfigurare la situazione a scapito degli Stati Uniti e dei loro alleati.

VdR: Altro tema popolare di questi giorni è la consegna o meno dalla Francia alla Russia delle navi portaelicotteri Mistral. Vediamo molta manipolazione e anche ricatto. La Francia è sotto grande pressione esterna, soprattutto da Stati Uniti e NATO, a cui cede dopo diversi anni. Ora vengono imposte “condizioni” sulla consegna sebbene ne guadagni di più la Francia che non la Russia in tale vicenda. Tuttavia, da grande esperto militare, cosa ne pensa?
Igor Korotchenko: la Russia ha adottato una posizione molto tranquilla sull’argomento. Il contratto è firmato, il denaro versato. Il contratto deve quindi essere adempiuto. Se Parigi e l’Eliseo annullano la transazione, la Francia dovrà rimborsare tutto ciò che ha ricevuto di contratto e pagare una grossa penalità. Quanto a noi, abbiamo reagito con calma, senza eccessi.

VdR: la Francia sarebbe perdente in tale vicenda, in caso di mancata consegna? Abbiamo davvero bisogno di queste Mistral?
Igor Korotchenko: In primo luogo, per la Francia sarà un durissimo colpo alla propria immagine e reputazione di Paese rifornitore. D’altra parte, le Mistral che saranno costruite in Russia sono appositamente studiate per le esigenze e le specifiche russe, che non sono le stesse della Francia che utilizza le Mistral per svolgere missioni in Africa. Le Mistral per la Russia non hanno ponte e hangar delle stesse dimensioni… Primo perché gli hangar sono progettati per gli elicotteri russi Ka-52. Anche la funzione rompighiaccio è adatta alle nostre esigenze. I nostri sistemi sono integrati. Parigi avrà difficoltà a vendere tali navi ad altri che non la Russia. Un altro punto importante è che il rifiuto di eseguire il contratto porterà alla crisi della cantieristica francese. I sindacati hanno già detto apertamente che non accetteranno la risoluzione del contratto. Il presidente francese Hollande, che anche senza tale storia ha perso e continua a perdere sostegno politico, potrebbe divenire il politico che ha apertamente tradito gli interessi nazionali della Francia. Gli elettori francesi non lo perdoneranno. Inoltre non perdoneranno le forze politiche a lui associate. Pertanto, l’eventuale rifiuto di adempiere al contratto farà perdere alla Francia più di quanto ne raccolga. Quanto alla Russia, si concentrerà sui propri mezzi. Non sarà una tragedia.

VdR: L’ultimo tema che volevo discutere con voi è l’Africa, un continente che mi è caro. Questo continente attende il nostro ritorno. Da qualche tempo la Russia ha espresso il desiderio di tornarvi. Oggi ne vediamo i primi risultati. La cooperazione russo-africana è fortemente legata tra l’altro alla collaborazione tecnico-militare, così come ad altri settori dell’economia e del commercio. Pensa che le condizioni siano mature per un ritorno della Russia in Africa e al rafforzamento del partenariato Africa-Russia?
Igor Korotchenko: E’ vero ed è un peccato che in 20 anni abbiamo guardato l’Africa come un continente di poco o nessun interesse. In particolare, le nostre posizioni sono state occupate dagli Stati Uniti. La Cina ha anche una molto forte presenza. Oggi in realtà torniamo. Se parliamo degli armamenti, abbiamo firmato una nuova serie di contratti con l’Egitto, così modernizzeremo e perfezioneremo la difesa aerea egiziana. Vi sono inoltre nuovi contratti con l’Angola per la consegna di blindati e caccia Sukhoj Su-30. Molti Paesi africani acquistano armi russe, soprattutto l’Algeria. L’Uganda ha recentemente firmato un contratto molto importante, anche per aerei da caccia Su-30. Inoltre promuoviamo attivamente i nostri elicotteri. Sono stato di recente nella Repubblica Sudafricana, dove nei pressi di Pretoria si è tenuta una grande mostra di armamenti. La Russia era rappresentata dalle nostre maggiori aziende: Almaz-Antej, Visokotochne Kompleksij, Vertoletij Rossij (“Elicotteri Russi”), Rosoboronexport. Nel complesso tutti sanno che oggi si deve lavorare attivamente con l’Africa. Ma sottolineo ancora una volta che dovremmo lavorare in condizioni di estrema concorrenza. La Cina è molto attiva, come gli Stati Uniti ed altri attori. Il nostro valore aggiunto è poter dare garanzie che i Paesi occidentali non possono. Garanzie politiche, a conferma che la cooperazione continuerà a dispetto di qualsiasi potenziale forza maggiore. Mentre gli Stati Uniti usano l’embargo quando e dove vogliono, rifiutando anche i servizi al cliente o la fornitura di parti di ricambio. L’armamento moderno opera per molto tempo: 20 anni e più. Così il Paese acquirente, con la scelta di questo o quel sistema d’arma, si aspetta che lo Stato fornitore garantisca gli obblighi per tutto il ciclo di vita delle armi in questione. La Russia ha una buona immagine su questo aspetto, di partner affidabile e prevedibile. Inoltre la Russia rafforzerà le sue posizioni e sarà libera politicamente, anche in caso di sanzioni che appaiono paradossali, ma il numero di Paesi disposti a comprare armi russe potrà solo crescere. Questo già si vede oggi. Una posizione forte e indipendente assieme alle ottime caratteristiche dei nostri sistemi di difesa, attraenti per tutti gli acquirenti stranieri, compresa l’Africa.

VdR: Ultima domanda. Secondo lei possiamo rafforzare i nostri legami con i Paesi africani che intendono collaborare al massimo livello con la Russia, mentre sono sotto la forte pressione dei loro ex-colonizzatori occidentali e degli Stati Uniti? Mi riferisco segnatamente ai Paesi africani francofoni.
Igor Korotchenko: Certo. Prendiamo l’esempio del Mali che compra le nostre armi. Soprattutto su alcune posizioni non c’è alternativa. Dobbiamo necessariamente rafforzare le nostre posizioni in tali Paesi. Ma devo sottolineare un punto importante che, oltre alla cooperazione tecnico-militare, il nostro business globale deve anche essere molto più attivo nel continente africano. Si guardi come sono attive le aziende cinesi che operano in Africa, in tutti i settori economici del continente. Noi abbiamo interesse a partecipare ai progetti minerari e d’estrazione delle risorse naturali. Il nostro capitale, i nostri investimenti, le nostre armi dovrebbero completarsi a vicenda. Nel mondo di oggi le imprese e la vendita di armi si accompagnano, perché possono promuovere gli interessi strategici del Paese. Senza dubbio, dobbiamo guardare all’Africa dritto negli occhi, essendo stata sottovalutata da tempo come partner. Ecco perché dobbiamo assolutamente ampliare la nostra partnership.

VdR: Grazie di tutto.

166043Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’ascesa vertiginosa dell’oro cinese

Sargis Tsaturjan, Iarex - Reseau International 15 ottobre 2014

dec-2010-china-pac-man-goldL’ordine mondiale va a pezzi, e i migliori esperti sono in preda alla confusione totale. Il nervosismo causato dall’assenza di visibilità travolge anche i politici. Tutti sono preoccupati per il futuro della finanza globale, inseparabile dal mercato di oro, argento e petrolio. Il capo del Fondo Monetario Internazionale C. Lagarde attende il momento della verità, il 10 ottobre, promettendo “di eseguire la danza del ventre” per avere l’approvazione del Congresso sulle riforme dei propri servizi. I parametri della riforma, in conformità con il G20 del 2010 suggeriscono la decisione del possibile raddoppio dei prestiti a 739 miliardi e l’aumento dei contingenti per i Paesi in via di sviluppo. Lagarde ha sempre avuto spirito combattivo al punto che a un certo momento l’attuazione delle riforme è divenuto il compito principale del suo mandato da direttrice del FMI, posizione che copre dal 28 giugno 2011. “La diversità (implicando diversi Paesi a finanziarne la gestione) è l’elemento principale della riforma per l’eliminazione assoluta di barriere e ostacoli da tutti i membri. Ci sarà grande beneficio se il massimo numero di membri seguirà il FMI”, disse C. Lagarde nella sua prima conferenza stampa. La posta in gioco è più alta che mai. Con la ratifica del disegno di legge, il FMI diventerà regolatore globale, determinando non solo il destino di ogni Paese, ma la risoluzione dei problemi dello sviluppo socio-economico globale e regionale. E’ chiaro che l’equilibrio del Fondo pende verso i Paesi BRICS, rafforzandone la posizione nel commercio mondiale. I congressisti statunitensi sono spaventati soprattutto dalla Cina. Infatti, il Financial Times, riferendosi alla Thomson Reuters GFMS, osserva che nel 2013 il Regno di Mezzo è divenuto il maggiore consumatore di oro al mondo. Infatti la domanda di oro ha raggiunto le 1190 tonnellate, cinque volte il livello del 2003. Secondo Financial Times, nel prossimo futuro, la Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC) avrà il controllo di una delle divisioni anglo-sudafricane della Standard Bank che si prevede sostituirà la Deutsche Bank nel fissare i prezzi a Londra. Ricordiamo che il prezzo dell’oro viene fissato a Londra ogni giorno (dal 12 settembre 1919 due volte al giorno, mattina e sera, alle 22:30 e 15:00) e viene utilizzatp da tutti gli operatori sul mercato interbancario dell’oro a Londra.
genuine-chinese-gold-panda-obverse Le prime 5 banche che controllano il mercato dell’oro a Londra sono NM Rothschild & Sons, Mocatta & Goldsmid, Pixley & Abell, Samuel Montagu & Co. e Sharps Wilkins. Nel 2004, dopo che l’inglese Rothschild ufficialmente lasciò la struttura dei prezzi, il suo posto fu preso da Barclays Capital. Altre modifiche hanno interessato altre figure giuridiche. Infatti Mocatta & Goldsmid fu acquisita da Scotia Mocatta, mentre Pixley e Abell è finita alla Deutsche Bank, e Samuel Montagu & Co. alla HSBC. Il quinto membro del pool dell’oro è la francese Société Générale. Se l’ICBC cinese comprasse la Deutsche Bank, ne venderà le attività sotto la pressione delle autorità tedesche, mentre Pechino avrà un notevole mezzo per influenzare i prezzi mondiali e rafforzare il controllo dell’acquisizione di oro nel Paese. La rivista However, citando il vicedirettore generale della ICBC per i mercati finanziari, Shishena Shen, ha confermato che la banca aveva già operato al Shanghai Gold Exchange come agente di clienti che esterni alla borsa ed ha aperto uffici a Londra e New York, da cui prevede di partecipare alla formazione dei prezzi dell’oro nelle due città. Le conseguenze di tali misure non si faranno attendere: il richiamo dello yuan-oro aumenterà il nervosismo degli statunitensi. Ma ciò non significa che domani i cinesi si sbarazzeranno del dollaro, ma in dieci anni questo piano potrebbe essere realizzato nella misura in cui non appaia irrealistico. A giudicare dal tono dell’articolo dall’economista Alan Greenspan, del 29 settembre per la rivista Foreign Affairs, Wall Street si prepara a un grande cambiamento. Greenspan fornisce alcune statistiche interessanti: “Alla fine del 2013, la Cina si è classificata al quinto posto per riserve auree del mondo. Ora è al secondo posto dietro Stati Uniti (261 milioni di once), Germania (109 milioni di once), Italia (79 milioni di once) e Francia (78 milioni di once) mentre il FMI ha 90 milioni di once. L’ex governatore della Federal Reserve degli Stati Uniti è di per sé francamente pessimista sulle prospettive cinesi. “La Cina non potrà mai recuperare il ritardo con il PIL degli Stati Uniti, e raggiungere il potere d’acquisto degli statunitensi, avendo voluto continuare nei giganteschi progressi degli ultimi anni”. Secondo lui, “questo corso è sempre più difficile da mantenere“. Nel pronunciare la sentenza, Greenspan ha previsto un rallentamento dell’economia cinese e la riduzione della competitività. Vi è un altro Paese in questo gruppo della ‘corsa all’oro': la Russia. Il giornale Pravda, in riferimento al World Gold Council, scrive che nel 2° trimestre 2014 la Russia ha raggiunto il sesto posto per riserve auree. Infatti a fine giugno 2014 la quantità di oro era pari a 1094,7 tonnellate, con un aumento di 54 tonnellate rispetto al precedente periodo di riferimento, superando la Cina le cui riserve sono rimaste a 1054,1 tonnellate. Mosca non si ferma qui. L’11 ottobre 2014 Russia e Iran hanno deciso d’istituire il finanziamento bancario congiunto commerciale e per i programmi economici comuni. “Per via del fatto che le banche russe hanno paura ad operare con l’Iran per le sanzioni occidentali, stabiliamo una banca congiunta russo-iraniana con il supporto delle nostre banche centrali e dei privati. Questo ente potrà avviare lo scambio in valute nazionali e sbarazzarsi dei pagamenti internazionali in dollari, euro e sterline“, aveva detto il presidente della Camera di Commercio russo-iraniana A. Asgaroladi in un’intervista alla TASS. Fonti del governo indicano che l’Iran già utilizzi monete nazionali nelle operazioni internazionali con alcuni partner.
Nessuno in occidente prende sul serio le azioni di Russia e Cina. B. Steil, membro del Council on Foreign Relations, ha definito la banca BRICS “colpo fiacco” all’egemonia monetaria degli Stati Uniti, citando il fatto che “i membri del gruppo continueranno ad usare il dollaro, aumentandone così l’importanza e l’applicazione“. La logica di tale affermazione è innegabile, ma i cambiamenti nell’economia mondiale sono all’inizio. Gli Stati-nazione fanno tutto il possibile per assicurare che i loro sistemi monetari evitino il dollaro. Tale escalation della Cina stimola la Russia, e non è solo perché l’esempio cinese è contagioso. Gli errori dell’amministrazione Obama sono molto costosi per gli USA.

Yuri-Gagarin-Gold-CoinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuovo slancio nella cooperazione energetica indo-russa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 14 ottobre 2014

0,,16320091_303,00La recente offerta russa alla ONGC Videsh Limited (OVL) di una quota del 10 per cento del campo petrolifero Vankor in Siberia centrale non fa notizia nei media; tuttavia ha un notevole significato per la cooperazione economica bilaterale e regionale. Oltre ad attestare il credo della mutua complementarietà tra i due tradizionali alleati, la recente offerta contiene molte promesse per la sicurezza energetica dell’India e per l’espansione della cooperazione energetica della Russia verso est e sud. Oltre a Vankor, il colosso energetico russo Rosneft ha anche offerto fino al 49 per cento del capitale di Jurubcheno-Tokhomskoe. Il giacimento Vankor, situato a nord del territorio di Krasnojarsk, in Siberia centrale, fu avviato nel 1988; all’inizio del 2014 le riserve recuperabili iniziali di petrolio ammontavano a 500 milioni di tonnellate di petrolio e condensati e a 182 miliardi di metri cubi di gas. Il dibattito sulla prospettiva dell’adesione dell’India al progetto Vankor non è né recente, né imposto dalle sanzioni occidentali alla società russe, tra cui Roseneft. L’interesse della Russia ad includere partner tradizionali nell’esplorazione energetica non è nuova. Nel lontano 2005, il primo vice-CEO di Rosneft, Sergej Alekseev, espresse interesse all’inclusione dell’India. Alekseev dichiarò: “Siamo lieti di avere la ONGC-Videsh Ltd. (OVL) nostro partner nel progetto petrolifero e gasifero Vankor da quando collaboriamo con successo nello sviluppo del giacimento di petrolio e gas Sakhalin-1“. La partecipazione dell’India a Sakhalin-1 è una storia ben nota di questa cooperazione bilaterale. La società indiana OVL acquisì il 20 per cento delle azioni di Sakhalin-1 del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2001, nel 2009 acquisì Imperial Energy. Ad agosto Rosneft ha inviato una proposta ad OVL per lo sviluppo congiunto del giacimento petrolifero Jurubcheno-Tokhomskoe nella Siberia orientale. Secondo un rapporto, OVL è alla ricerca di una fonte da un milione di barili al giorno di petrolio e gas equivalente in Russia.
ONGC Videsh logo Per soddisfare il 70 per cento del fabbisogno energetico, l’India ha ampliato le opzioni per l’acquisizione di risorse da diversi Paesi. Negli ultimi due anni, OVL ha effettuato nuove acquisizioni nella regione eurasiatica, tra partecipazioni nei campi Azeri, Chirag e Guneshli al largo dell’Azerbaigian; un ulteriore 12 per cento del blocco BC-10 del bacino Campos in Brasile, e dalla Videocon il 6 per cento del capitale del 1 Blocco offshore dell’Area Rovuma in Mozambico. Ma tra le acquisizioni delle partecipazioni estere, le probabilità dell’India di avere un accordo equo in Russia sono migliori per via della comprensione tra i leader dei due Paesi. Durante la riunione dei ministri degli Esteri dei due Paesi, a margine del vertice SCO di settembre 2014, l’espansione dei legami tra i due Paesi nei settori commerciale, degli investimenti, energia e difesa sono stati discussi. Sarebbe inverosimile sostenere che le sanzioni occidentali abbiano spinto la Russia a volgersi a sud e ad est per ampliare la cooperazione energetica. La visita di Putin in Cina qualche mese fa e la firma dell”affare del secolo’ sul gasdotto dalla Russia orientale della Cina, potrebbero aver contribuito a tale dibattito, ma la cooperazione energetica della Russia con India e Cina è guidata dai reciproci vantaggi economici. Le sanzioni di luglio pongono ostacoli all’accesso di Rosneft ai prestiti esteri, in particolare il divieto di ricevere prestiti con più di 30 giorni di scadenza. Lo scenario emergente dà luogo a molte prospettive di cooperazione e integrazione economica regionale. Questi Paesi, insieme ai loro partner, possono essere spinti a creare un regime di cambi senza il dollaro. Ad esempio, la Russia potrebbe essere interessata a sviluppare accordi bilaterali, come accordi finanziari Rupia-Rublo e Renminbi-Rublo per la cooperazione energetica. Gli attori multilaterali come BRICS e SCO possono anche sviluppare una rete energetica con complementarità reciproche e con organizzazioni come l’Unione economica eurasiatica, BRICS, SCO e altre regionali, quali attori. Vi sono altre aree di cooperazione economica recentemente deliberate. Pochi giorni prima il Primo Viceministro dell’Industria e del Commercio della Russia, Nikitin Gleb, con un team di rappresentanti di società russe come Kamaz Motorz Ltd, GAZ Group, REP e Uralmashzavodat, ha discusso con i funzionari indiani sulla prospettiva per rafforzare la cooperazione nei settori minerario, dei fertilizzanti e aerospaziale. Un articolo citava un funzionario del ministero del commercio indiano secondo cui “Con la crisi ucraina che inacidisce le relazioni della Russia con Unione europea e Stati Uniti, essa è pronta a indirizzare parte degli investimenti in nazioni amiche come l’India. Le parti si adopereranno a finalizzare alcune occasioni, prima della visita del Presidente Putin”. Da questo punto di vista, sembra che la prossima visita del Presidente Putin sarà promettente per le relazioni bilaterali.
Vi sono dibattiti anche sulla possibilità di un accordo di libero scambio per dare impulso alla cooperazione economica. La cooperazione bilaterale crescente ha sempre più ampie prospettive in Asia. Con l’effettiva partecipazione della Russia nel soddisfare le esigenze dei principali attori del continente come India e Cina, le prospettive di crescita del secolo energetico asiatico non si possono escludere. Questo non vuol dire che ampliare la cooperazione energetica della Russia in Asia porterà a revocare la cooperazione energetica con l’occidente, ma certamente darà alla Russia spazio sufficiente per adottare scelte politiche ed economiche non decise dall’occidente. Le incursioni a sud della Russia che affronta la crisi energetica, possono anche avere altre implicazioni. India e Pakistan, entrambi affamati di petrolio e gas, potranno collegarsi alla Russia nel quadro della sicurezza energetica. Forse problemi di sicurezza energetica e relazioni amichevoli della Russia con entrambi i Paesi e l’approccio positivo a progetti regionali come TAPI, IPI e corridoio nord-sud allevieranno le preoccupazioni sulla sicurezza territoriale che si traducono spesso in conflitti.

1382532513811980500Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le stupide sanzioni di Obama lasciano a Putin un nuovo premio petrolifero

William Engdahl New Eastern Outlook 13/10/2014167182064Il presidente degli USA Barack Obama, o almeno i falchi neocon guerrafondai nel mondo, vengono colpiti dal boomerang delle stupide sanzioni economiche contro la Russia di Putin. Pochi giorni fa, la maggiore società petrolifera russa statale, OAO Rosneft, guidata da un alleato di Putin, Igor Sechin, annunciava la scoperta di un nuovo gigantesco giacimento nell’Artico russo a nord di Murmansk. La stupidità della decisione di Obama è dovuta all’imposizione di sanzioni a Sechin e alla sua compagnia, e a vietare alle aziende statunitensi di farvi affari. Il 27 settembre, in un comunicato congiunto, Rosneft e il gigante petrolifero statunitense ExxonMobil annunciarono la scoperta di un nuovo enorme giacimento di petrolio con il pozzo Universitetskaja-1 nel Mare di Kara. Per più di due decenni le compagnie petrolifere russe avevano sognato di raggiungere ciò che ritenevano essere gli enormi giacimenti di petrolio nell’Artico. Nel 2011, il CEO di ExxonMobil, la maggiore megacompagnia petrolifera statunitense e cuore del gruppo petrolifero Rockefeller, firmava un accordo di joint venture con la Rosneft di Sechin per perforazioni nell’Artico russo. I dati di Universitetskaja-1 suggeriscono la scoperta di 750 milioni/1 miliardo di barili di petrolio greggio leggero e di alta qualità, per un valore di 7,5-10 miliardi di dollari ai prezzi attuali. La scoperta del mare di Kara è solo la prima in una regione che gli esperti ritengono possa divenire una delle più importanti aree di produzione di greggio nel mondo, più grande del Golfo del Messico. Le stime indicano che la regione d’esplorazione della Rosneft nel Mare di Kara, Universitetskaja, la cui struttura geologica è stata perforata, ha le dimensioni della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili di petrolio. Il primo pozzo è stato il più costoso nella storia di ExxonMobil; 600 milioni di dollari per la perforazione. Con grande eufemismo, Sechin ha detto alla stampa “Supera le nostre aspettative. Questa scoperta è d’importanza eccezionale mostrando la presenza di idrocarburi nella regione artica“.
La scoperta di enormi giacimenti di petrolio in Russia, nel Mare di Kara, a nord est di Murmansk é una grande spinta alla geopolitica energetica di Putin e una grave sconfitta per Washington e ExxonMobil. Sechin ha detto che la produzione di petrolio dal giacimento Mare di Kara potrebbe iniziare entro cinque-sette anni. Il giacimento scoperto sarà chiamato “Vittoria”. C’è molta ironia in questo nome. A causa delle sanzioni del sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria del dipartimento del Tesoro USA, David S. Cohen, il 10 ottobre ExxonMobil sarà costretta a ritirarsi dal progetto russo incorrendo ad ingenti perdite o violando le sanzioni del governo statunitense, per cui affronterebbe severe sanzioni. L’amministrazione Obama ha appena segnato un autogol (Eigentor?) con la nuova brillante decisione dell’unità di guerra finanziaria ed economica del dipartimento del Tesoro. Bravo, Washington! Avete inflitto gravi danni a una delle più grandi aziende degli Stati Uniti. Quando ExxonMobil si accordò con Rosneft, scommise che la regione artica, la regione petrolifera inesplorata dal maggiore potenziale del mondo, potesse essere la salvezza della società assicurandosi le forniture di greggio a lungo termine. La scommessa si è rivelata corretta e l’ha fatto proprio mentre gli stupidi burocrati dell’amministrazione Obama impongono sanzioni a Sechin e al progetto sull’Artico con l’intenzione di danneggiare la Russia.

Rosneft ora guarda alla Cina
Ora con ExxonMobil e molto probabilmente MorganStanley come agenzia finanziaria che organizzava i miliardi per incrementare le perforazioni la prossima primavera, bloccate dalle sanzioni statunitensi, Sechin si volge ad est verso la Cina. Convenientemente per Rosneft, ExxonMobil è stata espulsa appena dopo aver terminato la parte più complessa e difficile del progetto. Il 1° settembre, il Presidente Putin ha detto personalmente ai cinesi che approvava la partecipazione finanziaria delle compagnie petrolifere statali cinesi nella grande società onshore controllata da Rosneft, Vankor. Sarà il più grande accordo azionario cinese con una compagnia petrolifera russa, ad oggi. Fino alla crisi Ucraina e alle sanzioni, la Russia aveva gelosamente limitato lo share-holding estero nelle proprie compagnie petrolifere e gasifere statali. L’accordo approfondisce i crescenti legami energetici tra Cina e Russia, ironia della sorte, è un risultato opposto a quello perseguito dalla strategia geopolitica in Eurasia di Washington. Come lo stratega statunitense Zbigniew Brzezinski scrisse nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera, la geopolitica degli Stati Uniti deve evitare a tutti i costi la sfida economica di un’Eurasia unificata all’egemonia globale statunitense. Oops, Obama avrebbe fatto l’opposto. Ecco cos’è abbastanza stupido, non riuscire a prevedere le conseguenze e i collegamenti delle proprie azioni.

ExxonRussiaJay_snallF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Germania: motore dell’Europa e cinghia di trasmissione della Russia

Valentin Vasilescu Reseau International 9 ottobre 2014putinschroederTra le principali aziende tedesche e quelle francesi, statunitensi, italiane e olandesi esiste una forte concorrenza per la supremazia sul mercato russo. Finora, la percentuale è del 65% a favore della Germania. Invece d’importare, la Russia ha preferito incoraggiare le imprese statali a formare joint venture con società straniere per convincerle a trasferire la produzione in Russia. Con queste condizioni, nel breve e medio termine, le sanzioni economiche imposte alla Russia dall’UE saranno nulle, perché non riguardano le aziende occidentali che producono in Russia. Da parte loro, i russi hanno fatto abbastanza “doni” alle società occidentali, in particolare quelle specializzate nella produzione militare, che potrebbero facilmente subire contraccolpi.
Non è un segreto che l’aereo M-346 Master prodotto da Alenia Aermacchi italiana ed esportato in Israele (30 esemplari), Singapore e Polonia (12 esemplari ciascuno) sia in realtà l’aereo russo Jakovlev Jak-130. Il gruppo francese Thales (ex-Thomson CFS) è specializzato nell’optoelettronica per Gazprom, controllandone la sicurezza di tutti gli obiettivi in Russia con la tecnologia più avanzata. E’ sempre Thales a proteggere gli obiettivi della Lukoil nel mondo. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la Germania, riunificatasi nel 1989, ha voluto stabilire un partenariato con la Russia, motivo per cui la Russia ha combattuto per la riunificazione. Non si dimentichi che prima del 1989, il Tenente-Colonnello Vladimir Putin era a capo del KGB in Germania Est, e che ha aumentato il partenariato con la Russia contribuendo a modernizzare i settori economici russi e dando alla Germania il principale mercato europeo: la Russia. La Siemens è entrata nel mercato russo vincendo la gara per la costruzione delle stazioni di liquefazione del gas naturale delle compagnie russe Gazprom e Transneft. Joseph Kaiser, responsabile di Siemens è legato da lunga amicizia con l’ex-cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, membro del consiglio di amministrazione di Gazprom. Siemens è uno dei collegamenti più importanti che rendono possibile l’esportazione in tutto il mondo del gas liquefatto russo estratto in Artico a bordo di metaniere.
La Russia è l’unico Paese al mondo con una flotta di rompighiaccio nucleari (costruita dal 1985) per l’Artico, che mantiene costantemente aperte le rotte per il trasporto di prodotti petroliferi. Siemens fabbrica i silenziosi motori elettrici della Russia Permasyn, celle per generatori di energia (detta anche sistema di propulsione indipendente anaerobico – AIP), utilizzati in immersione dai moderni sottomarini d’attacco della Russia, come dalle ultime versioni di sottomarini tedeschi prodotti dalla ThyssenKrupp Marine Systems. Siemens, che ha più di 10000 dipendenti nei propri stabilimenti nei monti Urali in Russia, l’anno scorso ha registrato un fatturato di 2,17 miliardi di euro. La marmitta catalitica è un dispositivo contenente palladio, utilizzato per ridurre la tossicità delle emissioni dei motori a combustione interna, obbligatoria con le norme automobilistiche europee e americane. Dal 1980 ad oggi, il prezzo del palladio è aumentato esponenzialmente, raggiungendo un valore pari a 4 volte l’oro. I principali produttori di palladio nel mondo sono Russia (50-60%) e Sud Africa (27%), due Stati membri dei BRICS. Un blocco delle esportazioni della Russia creerebbe gravi problemi per le case automobilistiche. La Russia è un mercato enorme per l’automobile. Ad esempio, lo scorso anno, 2,78 milioni di veicoli sono stati venduti in Russia, quanto in Germania, maggiore mercato europeo. Dopo l’acquisto di un pacchetto di azioni della Renault-Nissan da parte di RT-Auto (una divisione del consorzio statale Rostekh), i russi hanno compiuto maggiori investimenti sul gruppo tedesco Daimler, da parte dell’OAO KamAZ, nonostante i vantaggi offerti da altri produttori. Uno dei motivi è la divisione autocarri della Daimler, la più grande del mondo. Dal 2011 ad oggi, i camion russi KamAZ sono sempre stati sui tre podi della Parigi-Dakar, godendo delle stesse innovazioni di Mercedes-Benz Daimler. Un altro frutto della collaborazione con Daimler è l’emergere della controllata ZAO Mercedes-Benz RUS. Da sette anni produce o assembla in Russia limousine, furgoni Mercedes-Benz Sprinter (27% delle vendite in questa categoria della Daimler) e autoveicoli di progettazione russa, utilizzando robot, servizi e soluzioni ideati dagli ingegneri tedeschi della Daimler. Sempre da qui provengono anche i nuovi prodotti militari: GAZ-2975 Tigr (simile al HMMWV statunitense), VPK-3927 Volk e URAL- 63099 MRAP.
Oltre 6000 altre aziende tedesche operano in Russia fornendo almeno 300000 posti di lavoro all’indotto in Germania. Le grandi aziende tedesche, rifornite di gas russo con il gasdotto Nord Stream e quelle dipendenti dalle risorse minerarie della Russia, ritengono che la decisione di Washington di costringere l’Europa ad attuare il blocco economico globale contro la Russia sia volto ad eliminare la concorrenza della Germania. Gli Stati Uniti sperano che gli investimenti tedeschi in Russia, lo scorso anno del valore di 20 miliardi di euro rivelatisi proficui, vengano compromessi e che il Cremlino li abbandoni. Ma sono speranze vane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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