Quando l’intelligence si ribella alla strategia suicida della Francia in Siria

Arabi Press Afrique-Asie 3 gennaio 2013

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Secondo un ex ufficiale dell’intelligence francese, “la crisi siriana ha risvegliato l’orso russo … Assad tiene, e noi dobbiamo cambiare la nostra politica.”

AD, un ex ufficiale della DGSE (Direzione generale per la sicurezza esterna francese) scommette sui tempi per riparare agli errori commessi dal governo francese nella crisi siriana, negli ultimi due anni. Di ritorno da Beirut (si rifiuta di ammettere di aver visitato la Siria e di avervi incontrato  funzionari di diversi servizi di sicurezza), elenca gli errori dalla Francia:
- L’allineamento alla politica degli Stati Uniti di alleanza con gli islamisti, a prescindere dagli interessi storici della Francia in Siria.
- Rinunciare alle preziose fonti di informazioni siriane che provenivano dai servizi antiterrorismo siriani che da molti anni proteggevano la Francia dal terrorismo.
- L’inconsulta scommessa sulla caduta del regime di Bashar al-Assad, scommessa che ha risvegliato l’orso russo con il precedente libico, spingendolo a difendere fieramente i propri interessi. Il risultato è una nuova guerra fredda che mina i fragili interessi della Francia nel mondo.
- La perdita della cooperazione strategica e di sicurezza con la Siria, e gli svantaggi politici di una situazione il cui esito sarà amaro, nel migliore dei casi, e nel peggiore dei casi un enorme caos che non salverà le strade delle periferie di Parigi, che ospitano un’alta concentrazione di popolazione musulmana.
Cosa faceva un ex ufficiale dell’intelligence francese in Libano, nei pressi del confine con la Siria? Risposta da un altro esperto di politiche di sicurezza occidentali: “A casa, un ufficiale dei servizi segreti in pensione o diventa un intellettuale o un contadino o un professionista o uno sciocco. In Francia, continua l’esperto, diventa un ricercatore, per contratto a titolo personale o mette le sue abilità al servizio di uno dei molti istituti o aziende che offrono servizi di consulenza al governo, all’opposizione o a soggetti influenti di entrambi i campi.” Il nostro ufficiale in pensione AD è diventato un ricercatore, e ritiene che la Francia abbia commesso errori strategici e stupidi in Siria, perché è entrata in una partita (contro il regime siriano), in cui perderà comunque e gli unici vincitori saranno gli statunitensi. Per quanto riguarda le perdite, la Francia fa la parte del leone, se trionfa il piano dei suoi nemici armati e finanziati dai paesi della NATO e dalle monarchie del Golfo.
A proposito della passata cooperazione franco-siriana, l’ex ufficiale francese dice: “La politica di escalation tra la Francia e la Siria non è un problema in sé, fra gli Stati non c’è amicizia o animosità eterna, solo gli interessi decidono la natura dei rapporti. La Grande perdita della Francia è la fine della sua cooperazione per la sicurezza con la Siria.” Aggiungendo: “I servizi di sicurezza siriani hanno salvato la Francia più volte dai terribili disastri che i terroristi di origini arabe si apprestavano a causare. Solo le informazioni fornite dai servizi siriani ci hanno permesso di sconfiggerli e di salvare delle vite innocenti.”
Parla sempre l’ex-ufficiale: “Fino all’inizio della crisi attuale, la cooperazione continuava e i funzionari di entrambe le parti collaboravano strettamente contro il terrorismo internazionale. Ma la stupidità dei politici francesi ha messo con le spalle al muro i servizi antiterrorismo siriani, ponendo fine a tale cooperazione. Io non li biasimo! Come possiamo mettere sotto sanzioni francesi ed europee degli ufficiali (come Hafiz Maqlouf) feriti durante un’operazione contro dei terroristi che volevano attaccare le ambasciate statunitense e francese a Damasco?! Immaginate qualcuno che salva i nostri figli da morte certa, e invece di ringraziarlo la nostra diplomazia lo tratta da terrorista e l’inserisce come un criminale nell’arrogante lista delle sanzioni.” Continuava: “Hafiz Maqlouf e altri ufficiali siriani hanno compiuto missioni i cui benefici non erano limitati solo alla Siria, ma che hanno beneficiato il popolo francese e gli altri popoli d’oriente e d’occidente. Non divulgo un segreto, dicendo che quest’uomo ha ricevuto i ringraziamenti di grandi aziende farmaceutiche per avere smantellato fabbriche clandestine di farmaci contraffatti, e arrestato i trafficanti di droga più importanti che utilizzavano una rete siriano-libanese per vendere i loro veleni in Europa e soprattutto in Francia. Invece di ringraziarli, li abbiamo messi sulla lista delle sanzioni!”
La fonte francese continua: “Attraverso la cooperazione con la Siria, abbiamo avuto informazioni preziose che ci aiutarono a sventare un complotto terroristico nel 2008, che avrebbe provocato migliaia di morti nella metropolitana di Parigi. I servizi di intelligence siriani diedero le loro preziose informazioni dopo che il colonnello Maqlouf aveva smantellato un gruppo dei più pericolosi terroristi di al-Qaida, tra cui Aymen al-Daher alias Khaled al-Qashef, Abdullah Azzam (che non ha nulla a che fare con la teorico palestinese famoso, ora defunto, e che era il mentore di Osama bin Ladin, di cui è omonimo), Ghassan Abu Qassab, Abdelhakim Qassem, Naaman al-Mandou, Layth Badran, e il più pericoloso di tutti, Asaad Houriah, responsabile dell’operazione fallita ‘della Metropolitana di Parigi’, che avrebbe ucciso migliaia di persone, se non fosse stata sventata in tempo. Questa operazione, al-Qaida ha impiegato anni per svilupparla, e il gruppo è stato arrestato sulla via per la Francia, attraverso la Siria, Libano e Beirut. Si stavano muovendo per attuare il loro piano terroristico.”
Gli ufficiali dei servizi antiterrorismo francesi erano quasi di casa a Damasco. Parlavano con i capi dei servizi di sicurezza siriani. “Questi leader continuano a collaborare con noi contro il terrorismo che punta ai nostri civili in Francia, mentre li abbiamo messi sulla lista nera e gli abbiamo vietato l’ingresso nel nostro paese?!” Si chiede l’ex ufficiale francese che conosce a memoria il problema: “I politici francesi sono ragionevoli, quando credono di fare un servizio alle legittime aspirazioni del popolo siriano sostenendo i terroristi, anche quelli che abbiamo combattuto fianco a fianco con i nostri omologhi siriani? Il governo siriano ci ha salvato dagli attacchi terroristici e lo stiamo ringraziando sostenendo gli attacchi terroristici sul suo territorio! É una politica ragionevole?!”
Questa analisi del disilluso ex-ufficiale francese, che ha il sostegno della stragrande maggioranza dei servizi anti-terrorismo francesi, finirà per pesare sui responsabili politici di Parigi e a convincerli a cambiare direzione prima che che sia troppo tardi? A questa domanda, l’ex ufficiale francese ha risposto: “Sì! Ci sono molte persone ragionevoli nel servizio francese. Sono in grado di influenzare il corso della politica francese nei confronti della Siria, in particolare dopo il fiasco dello scenario libico, progettato e realizzato da Parigi e Londra. La posizione della Russia alla fine rafforza il campo pragmatico e mette in difficoltà gli estremisti che cercano di soddisfare gli Stati Uniti. Soprattutto da quando è diventato chiaro che il regime siriano tiene, e che il sostegno russo non è congiunturale: è strategico, coerente e non cambierà. Sta a noi a cambiare e dobbiamo farlo per gli interessi della Francia.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia conduce il gioco in Medio Oriente?

Dedefensa 27 ottobre 2012

Una breve nota de La Voce della Russia, tratta dall’intervista al diplomatico russo Venjamin Popov, suggerisce che una nuova impressione generale sulla diplomazia russa comincia ad essere apprezzata… Si tratta del nuovo atteggiamento dei paesi arabi del Golfo Persico, dal conservatorismo e dal filo-americanismo pronunciati, nei confronti della Russia. Questo cambiamento sarebbe dovuto proprio e paradossalmente alla posizione che la Russia ha preso ed ha mantenuto continuamente senza mostrare segni di debolezza fin dall’inizio dell’anno, verso la crisi in Siria. (Effettivamente e simbolicamente la politica russa è percepita nella sua continuità dal voto negativo della Russia, il 4 febbraio, contro una risoluzione delle Nazioni Unite, bloccando l’azione “umanitaria” del BAO contro la Siria, che avrebbe provocato un intervento.) La Voce della Russia del 26 ottobre 2012 fornisce alcune informazioni tratte dall’intervista a Popov. Questa nuova posizione araba, secondo Popov, è ovviamente molto più favorevole alla Russia, in particolare per la posizione chiara e ferma con cui si è sbarazzata di ogni impegno settario e ideologico: “Il mondo islamico di oggi è ben lungi dall’essere omogeneo e vede la coesistenza di varie tendenze. Tuttavia, la posizione della Russia rimane la stessa: sviluppare i rapporti economici con l’intera regione…”
• Il 19-21 ottobre 2012 vi è stato un importante forum ad Istanbul, organizzato dalla Fondazione Carnegie per il Medio Oriente. Popov riporta i risultati principali, tra cui l’adozione da parte di diversi paesi della posizione russa sulla soluzione della crisi siriana attraverso i canali diplomatici… “E’ stato un convegno importante, frequentato da delegazioni russa, cinese e iraniana. La Siria non era presente. I partecipanti hanno discusso del conflitto siriano in modo piuttosto franco, ed ho visto che il mondo arabo sta cominciando a cambiare atteggiamento verso la posizione della Russia sulla Siria. I paesi sembrano essere finalmente dell’idea della Russia e l’apprezzano. Iraq, Libano, Egitto e Giordania, hanno tutti parlato di una soluzione politica della crisi, esattamente ciò che la Russia chiede. Le cose sono cambiate molto, rispetto all’inizio del 2012, quando i nostri partner arabi erano abbastanza scettici sulle proposte russe. Oggi, tutti capiscono che la via d’uscita politica dalla crisi non è possibile senza la Russia e la Cina, e che l’equilibrio del potere sta cambiando.”
• A novembre, ci sarà un importante incontro tra i ministri degli esteri della Russia e dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar). La cosa si presenta di particolare importanza. “I ministri degli esteri hanno deciso di incontrarsi in Arabia Saudita il prossimo novembre. Credo che questo forum sarà cruciale per l’ulteriore cooperazione della Russia con il Golfo Persico. Avrà luogo dopo le elezioni degli Stati Uniti e, credo si concentrerà sulla Siria.” Secondo molti aspetti e secondo molti punti di vista, si può considerare che la crisi siriana è stata ed è, per gli attori esterni, una partita al rilancio: si perde tutto o si prende tutto, raddoppiando i propri vantaggi. Questo potrebbe essere il caso della Russia, ma con una soddisfazione ulteriore; aver condotto il “gioco” in modo studiato, strutturato, ben definito, supportato su principi e non su esclamazioni esagerate, e che potrebbe essere, in ultima analisi, la ragione di un possibile esito felice della posizione della Russia in Medio Oriente.
Le impressioni qui sopra riportate non sono improvvisate, uscite di punto in bianco, e non abbiamo scelto di appoggiarvici solo per il loro valore. Al contrario, confermano un cambiamento percettibile da diverse settimane, con il conseguente fallimento della ribellione per far cadere il governo di Assad; il fallimento dell’unificazione della ribellione che ha messo in evidenza che la maggior parte dei paesi del blocco BAO ha giocato un gioco molto più grande di sé, e che non può  alimentare o continuare, constatando che la posizione molto assertiva a favore della ribellione siriana sta cominciando a sfumare rapidamente (in Turchia, Arabia Saudita). D’altra parte, la straordinaria diffusione di notizie del blocco BAO e dei suoi alleati, la manipolazione delle informazioni, ecc., definisce un atteggiamento segnato anch’esso dall’azzardo, ma assai rapidamente fallimentare; una comunicazione assai offensiva che soffoca e trascina tutto con il suo ritmo molto elevato, ma inconcludente e che s’impantana rapidamente nelle sue contraddizioni, nelle sue gravi deformazioni, ecc., mentre la narrazione fabbricata allo scopo si dissolve… Questo è chiaramente ciò che è successo.
E’ tempo di constatare in mezzo a questo paesaggio che muta, che un attore ha mantenuto imperturbabile il suo corso, che corrisponde alla logica e alla conservazione nell’attuale  situazione di disordine. Ciò alla fine si riconosce e si fa notare. I russi hanno sempre detto e ripetuto che la loro posizione è stata motivata fin dall’inizio dal  desiderio strutturale di appoggiarsi ai principi fondamentali, in sostanza alla sovranità, anche prima di prendere in considerazione gli interessi e le alleanze. Se i loro interessi e alleanze coincidevano con questa preoccupazione fondamentale, tanto meglio, ma è anche il risultato della loro scelta iniziale: questi interessi e alleanze sono anche, per natura e logica, il prodotto dello stesso principio politico. Oggi, sembra che i russi stiano per convincere alcuni dei loro “partner”, di cui sono stati avversari indiretti per diversi mesi, della validità della loro scelta. Questo riconoscimento riguarda meno la Russia stessa che la paura del disordine e dell’impasse della destrutturazione, contro cui si attivano i russi. Questi risultati sono attualmente ipotetici, con tutti gli infortuni e le reazioni ostili possibili, ma l’innegabile vantaggio della Russia è di apparire al centro di una evoluzione molto più che soltanto politica.
La “coalizione” anti-Assad, disparata, instabile, unita da interessi dispersivi e da impulsi politici spesso dipendenti dall’umore, è di una debolezza che può sorprendere. La Turchia sta attualmente rivedendo la propria politica, l’Arabia Saudita esita sempre più, come i paesi del Golfo Persico, i paesi del blocco BAO sono sempre più distratti dalla propria situazione interna, e sono al termine di una logica che agisce in base ad esigenze stravaganti ed irragionevoli. Oltre ai specifici cambiamenti nei paesi arabi, i russi, ovviamente, hanno il vantaggio di avere buoni rapporti con quelli con una posizione diversa (Iran e Iraq). Infine, dobbiamo menzionare la visita di Lavrov in Egitto, prevista per novembre, oltre alle riunioni con i paesi del Golfo Persico. La Russia potrebbe chiudere il 2012 con la possibilità di una situazione completamente rovesciata rispetto a quella che i paesi del blocco BAO s’accanivano a descrivere al suo inizio. Il racconto grottesco della Russia potenza isolata e alla deriva, sarà dimenticato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La battaglia di Damasco è iniziata

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 19 luglio 2012

Le potenze occidentali e del Golfo hanno lanciato la più grande operazione di guerra segreta dai tempi dei Contras in Nicaragua. La battaglia di Damasco non è destinata a rovesciare il presidente Bashar al-Assad, ma a spezzare l’esercito siriano per meglio assicurare il dominio di Israele e degli Stati Uniti in Medio Oriente. Mentre la città si sta preparando a un nuovo assalto dei mercenari stranieri, Thierry Meyssan traccia il punto della situazione.


Da cinque giorni Washington e Parigi hanno lanciato l’operazione “Vulcano di Damasco, e terremoto in Siria.” Non è una nuova campagna di bombardamenti aerei, ma un’operazione militare segreta, simile a quella utilizzata ai tempi di Reagan in America Centrale.
40-60000 Contras, soprattutto libici, sono arrivati in pochi giorni nel paese, il più delle volte dal confine giordano. La maggior parte di loro sono aggregati all’esercito libero “siriano”, struttura paravento delle operazioni segrete della NATO, posta sotto il comando turco. Alcuni sono affiliati a gruppi di fanatici, tra cui al-Qaida, posti sotto il comando del Qatar o della fazione della famiglia reale saudita dei Sudeiri. Tra l’altro, hanno preso alcuni posti di frontiera, e poi si sono trasferiti nella capitale, dove hanno seminato confusione attaccando dei bersagli casuali che trovavano: gruppi di poliziotti o militari isolati.
Mercoledì mattina, una esplosione ha distrutto il quartier generale della Sicurezza Nazionale, dove si incontravano alcuni membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Avrebbe ucciso il Generale Daoud Rajha (Ministro della Difesa), il Generale Assef Shawkat (Viceministro) e il Generale Hassan Turkmani (sostituto Vicepresidente della Repubblica). Le modalità  dell’operazione rimangono incerte: potrebbe essere stato un attentatore suicida o il lancio da un drone stealth.
Washington spera che la decapitazione parziale dell’apparato militare induca alcuni alti ufficiali a disertare con le loro unità, o addirittura a rivoltarsi contro il governo civile. Non è accaduto nulla. Il presidente Bashar al-Assad ha immediatamente firmato i decreti di nomina dei loro successori e la continuità dello Stato è stata garantita impeccabilmente.
A Parigi, Berlino e Washington, i mandanti dell’operazione si sono scatenati nella squallida farsa della condanna delle azioni terroristiche, mentre riaffermano il proprio sostegno politico e logistico militare ai terroristi. Senza vergogna, hanno concluso che la responsabilità di questi omicidi non era dei colpevoli, ma delle vittime che avevano rifiutato di dimettersi sotto pressione e di consegnare la loro patria agli appetiti occidentali.
Caracas e Teheran hanno inviato le loro condoglianze alla Siria, sottolineando che l’attentato è stato commissionato e finanziato dalle potenze occidentali e del Golfo. Anche Mosca ha espresso le sue condoglianze e ha detto che le sanzioni richieste del Consiglio di Sicurezza contro la Siria, equivalgono al sostegno politico dei terroristi che l’attaccano.
I canali televisivi nazionali hanno cominciato a trasmettere musica militare e canzoni patriottiche. Interrompendo i programmi, il Ministro dell’Informazione Umran al-Zou’bi ha chiesto la mobilitazione di tutti: non è più il tempo delle dispute politiche tra governo e opposizione, è la nazione che viene attaccata. Ricordando l’articolo della Komsomolskaja Pravda, in cui ho descritto l’operazione mediatica di demoralizzazione preparata dalle reti TV del Golfo e occidentali [1], ha avvertito i suoi connazionali del suo imminente lancio. Poi, ha smentito le menzogne delle reti TV del Golfo secondo cui una rivolta era scoppiata nella quarta divisione e delle esplosioni avrebbero devastato la sua principale caserma.
I canali nazionali hanno trasmesso più volte, per ore, degli annunci che indicavano come ricevere i loro programmi su Atlantic Bird, in caso di interruzione dei satelliti Arabsat e Nilesat.
In Libano, Sayyed Hassan Nasrallah ha ricordato la fratellanza d’armi che unisce Hezbollah alla Siria contro l’espansionismo sionista, ed ha assicurato l’esercito siriano sul suo sostegno.
L’attentato è il segnale della seconda parte dell’operazione. I commando infiltratisi nella capitale hanno  poi attaccato diversi obiettivi, più o meno scelti. Così, un gruppo di 100 Contras ha attaccato la casa adiacente al mio appartamento, al grido di Allah Akbar! Un alto funzionario militare vi risiedeva. Dieci ore di combattimento ininterrotto vi hanno fatto seguito.
Considerando che, all’inizio della notte, l’esercito reagiva con misura, l’ordine veniva restaurato con più ritardo che usando la forza indiscriminatamente. Non si trattava più di combattere contro dei terroristi giunti per destabilizzare la Siria, ma di affrontare un’invasione straniera occulta, e di salvare la patria in pericolo.
L’aviazione è entrata in azione per distruggere le colonne dei mercenari diretti verso la capitale.
In tarda mattinata, è tornata la calma a poco a poco in città. I Contras ed i loro collaboratori sono stati dappertutto costretti a ritirarsi. Il traffico è stato restaurato sulle strade principali, e degli sbarramenti sono stati installati nel centro della città. La vita riprendeva. Tuttavia, ancora si sentono degli spari sparsi qua e là. La maggior parte delle attività sono chiuse, e ci sono lunghe code davanti alle panetterie.
Tutti si aspettano che l’assalto finale venga lanciato nella notte di giovedì e venerdì, e per tutto il giorno di venerdì. Non c’è dubbio che l’esercito siriano uscirà vittorioso ancora una volta, perché il rapporto di potenza è a suo vantaggio, e che l’esercito di leva sia sostenuto dalla popolazione, compresa l’opposizione politica interna.
Come previsto, Arabsat e Nilesat hanno scollegato il segnale televisivo di al-Dunya nel bel mezzo del pomeriggio. L’account Twitter di al-Dounia è stato dirottato dalla CIA, per diffondere dei falsi messaggi che annunciano il ritiro dell’esercito siriano.
Le reti TV del Golfo hanno annunciato il crollo della valuta, preludio della caduta dello Stato. Il governatore della Banca centrale, Adib Mayaleh, ha parlato alla televisione nazionale smentendo la disinformazione e confermando il tasso di cambio di 68,30 lire siriane per un dollaro USA.
Rinforzi sono stati dispiegati intorno alla piazza degli Omayyadi per proteggere gli studi televisivi pubblici, che sono considerati un obiettivo prioritario per tutti i nemici della libertà. Degli studi di ricambio sono stati installati presso l’hotel Rosa di Damasco, dove si crogiolano gli osservatori delle Nazioni Unite. La presenza di coloro che hanno lascito perpetrare l’attacco alla capitale, senza interrompere la loro pigrizia, serve da protezione de facto dei giornalisti siriani che cercano di informare i loro concittadini che rischiano la vita.
Al Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina si sono opposte per la terza volta ponendo il veto a una bozza di risoluzione occidentale e del Golfo, volta a rendere possibile un intervento militare internazionale. I loro rappresentanti hanno instancabilmente denunciato la propaganda volta a far passare l’attacco straniero contro la Siria per una rivolta repressa nel sangue.
La battaglia di Damasco dovrebbe riprendere stasera.

[1] “La NATO sta preparando una grande operazione di disinformazione“, Réseau Voltaire, 10 giugno 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il GCC e la NATO stanno perdendo la loro leadership

Il doppio veto che impedisce la guerra imperiale contro la Siria
Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 5 febbraio 2012

Contrariamente a quello che era successo durante l’attacco contro l’Iraq, la Francia non ha difeso i principi del diritto internazionale nel caso della Siria, ma si è unita al campo imperiale e alle sue menzogne. Con il Regno Unito e Stati Uniti, ha subito una storica sconfitta diplomatica, mentre la Russia e la Cina sono diventate i campioni della sovranità dei popoli e della pace. Il nuovo equilibrio del potere internazionale non è solo una conseguenza del declino delle forze armate statunitensi, ma sanziona anche il declino del loro prestigio. In definitiva, gli occidentali hanno perso la leadership che hanno condiviso per tutto il ventesimo secolo, perché hanno abbandonato ogni legittimità, tradendo i propri valori.

La fine del mondo unipolare
Questo quadruplo veto sigilla la fine di un periodo delle relazioni internazionali che ha avuto inizio con il crollo dell’Unione Sovietica, ed è stato marcato dal dominio completo degli Stati Uniti sul mondo. Ciò non significa un ritorno al precedente sistema bipolare, ma l’emergere di un nuovo modello i cui contorni restano indefiniti. Nessuno dei progetti del Nuovo Ordine Mondiale si è concretizzato. Washington e Tel Aviv non sono riusciti a istituzionalizzare l’operazione unipolare che volevano stabilire come paradigma intangibile, mentre il BRICS non è riuscito a creare un sistema multipolare che avrebbe permesso ai suoi membri di raggiungere un livello più alto.
Come anticipato giustamente dallo stratega siriano Imad Fawzi Shueibi, è la crisi siriana che ha cristallizzato un nuovo equilibrio di potere, e da lì, una ridistribuzione del potere che nessuno ha pensato o voluto, ma che ora è vincolante per tutti [1].
In retrospettiva, la dottrina do Hillary Clinton della “leadership da dietro” appare come un tentativo degli Stati Uniti di testare i limiti che non possono superare, facendo sopportare la responsabilità e le conseguenze ai loro alleati inglesi e soprattutto francesi. Sono questi ultimi che si sono messi in prima fila come leader politici e militari, durante il rovesciamento della Jamahiriya araba libica, e che aspiravano ad esservi di nuovo, nel rovesciare la Repubblica araba siriana, anche se agivano da vassalli e mercenari dell’impero statunitense. Sono quindi Londra e Parigi, più che Washington, che hanno subito una sconfitta diplomatica e ne sopporteranno le conseguenze in termini di perdita di influenza.
Gli Stati del Terzo Mondo non mancheranno di trarre le loro conclusioni dagli avvenimenti recenti: coloro che cercano di servire gli Stati Uniti, come Saddam Hussein, o  di negoziare con essi, come Muammar al-Gheddafi, possono essere eliminati dalle truppe imperiali e il loro paese potrà essere distrutto. Al contrario, coloro che resistono, come Assad e costruiscono alleanze con la Russia e la Cina sopravviveranno.

Trionfo nel mondo virtuale, sconfitta nel mondo reale.
Lo scacco del GCC e della NATO mostra un rapporto di potere che molti sospettavano, ma nessuno poteva verificare: l’Occidente ha vinto la guerra mediatica e ha dovuto rinunciare alla guerra militare. Parafrasando Mao Zedong: è diventata una tigre virtuale.
Durante questa crisi, e ancora oggi, i leader occidentali e i monarchi arabi sono riusciti ad avvelenare non solo i loro popoli, ma una gran parte dell’opinione pubblica internazionale. Sono riusciti a far credere che la popolazione siriana si fosse ribellata al loro governo e che questo reprimesse la protesta politica nel sangue. Le reti satellitari non solo hanno creato dei falsi per ingannare il pubblico, ma hanno anche ripreso immagini fabbricate negli studi, ai fini della loro propaganda. In definitiva, il GCC e la NATO hanno inventato e fatto vivere mediaticamente per dieci mesi una rivoluzione che esisteva solo nelle immagini, mentre sul terreno, la Siria si trovava ad affrontare solo una guerra a bassa intensità condotta dalla Legione wahhabita supportata dalla NATO.
Tuttavia, la Russia e la Cina avendo fatto uso, per la prima volta, del loro diritto di veto, e l’Iran avendo annunciato l’intenzione di combattere a fianco della Siria, se necessario, gli Stati Uniti e i loro vassalli hanno dovuto ammettere che se continuavano nel loro piano, sarebbero stati assorbiti in una guerra mondiale. Dopo mesi di estrema tensione, gli Stati Uniti hanno ammesso che stavano bluffando e che non avevano delle buone carte per il loro gioco
Nonostante un bilancio militare di oltre 800 miliardi di dollari, gli Stati Uniti sono un colosso dai piedi d’argilla. Infatti, se le forze armate sono in grado di distruggere gli Stati in via di sviluppo, sfiniti da guerre precedenti o da embarghi di lunga data, come Serbia, Iraq o Libia, non possono occuparne il territorio, né possono misurarsi con Stati in grado di reagirgli e di portare la guerra in America.
Nonostante le certezze del passato, gli Stati Uniti non sono mai stati una significativa potenza militare. Non sono che intervenuti un paio di settimane dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, contro un nemico già esaurito dall’Armata Rossa, e sono stati sconfitti in Corea del Nord e Vietnam, non sono stati in grado di controllare nulla in Afghanistan e sono stati costretti a fuggire dall’Iraq, per paura di esservi schiacciati.
Nel corso degli ultimi due decenni, l’impero statunitense ha cancellato la realtà umana delle sue guerre e ha comunicato equiparando la guerra ai videogiochi. Su questa base ha condotto campagne di reclutamento, e sempre su tale base ha addestrato i suoi soldati. Oggi, ha centinaia di migliaia di videogiocatori camuffati da soldati. Pertanto, al minimo contatto con la realtà, le loro forze armate vengono demoralizzate. Secondo le proprie statistiche, la maggior parte dei loro morti non cade in battaglia, ma si suicida, mentre un terzo del personale delle proprio forze armate, è affetto da disturbi psichiatrici che li rendono inadatti al combattimento. Lo smisurato bilancio militare del Pentagono non è in grado di compensare le risorse umane al collasso.

I nuovi valori: l’onestà e la sovranità
Il fallimento degli Stati del GCC e della NATO è anche quello dei loro valori. Si presentarono come i difensori dei diritti umani e della democrazia, mentre hanno fatto delle torture un sistema di governo, e la maggior parte di essi sono contrari al principio della sovranità popolare.
Anche se l’opinione pubblica in Occidente e nel Golfo è disinformata su questo argomento, gli Stati Uniti e i loro vassalli hanno avviato dal 2001 una vasta rete di prigioni e centri di tortura segreti, anche sul territorio dell’Unione europea. Con il pretesto della guerra contro il terrorismo, hanno diffuso terrore sequestrando e torturando più di 80.000 persone. Nello stesso periodo, hanno creato unità per operazioni speciali dotate di un budget di quasi 10 miliardi dollari ogni anno, compiendo omicidi politici in almeno 75 paesi, secondo i propri rapporti.
Per quanto riguarda la democrazia, gli Stati Uniti di oggi non fanno mistero di ciò che non significa ai loro occhi “governo del popolo, dal popolo, per il popolo” nelle parole di Abraham Lincoln, ma solo la soggezione dei popoli alla loro volontà, come dimostrano le parole e le guerre del presidente Bush. Inoltre, la loro costituzione respinge il principio della sovranità popolare e hanno sospeso le libertà costituzionali fondamentali nella creazione di uno stato permanente di emergenza con il Patriot Act. Quanto ai loro vassalli del Golfo, non è necessario ricordare che si tratta di monarchie assolute.
Questo modello, che combina sfacciatamente crimini di massa e discorso umanitario, è stato sconfitto dalla Russia e dalla Cina; gli Stati, il cui bilancio sui diritti umani e la democrazia, per quanto sia molto discutibile, è comunque infinitamente superiore a quelli del GCC e della NATO.
Facendo uso del loro diritto di veto, Mosca e Pechino hanno difeso due principi: il rispetto per la verità, senza la quale la giustizia e la pace sono impossibili, e il rispetto per la sovranità dei popoli e degli stati, senza cui nessuna democrazia è possibile.
E’ tempo di lottare per ricostruire la società umana dopo il periodo di barbarie.

[1] “Russia and China in the Balance of the Middle East: Syria and other countries“, Imad Fawzi Shueibi, Voltaire Network, 27 gennaio 2012. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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