Mobilitazione permanente

Nuovo articolo di MV Litvinov sui numerosi tentativi della giunta fascista di effettuare una qualche mobilitazione
MV Litvinov, Cassad 26 luglio 2014
tank-graveyard-6_2840058kAnche se un altro fine settimana di luglio è davanti noi e di conseguenza altri cambiamenti della situazione non possono essere esclusi, alcune conclusioni possono essere fatte. Poiché l’offensiva generale della spedizione punitiva, iniziata subito dopo il cessate il fuoco, s’è spenta già il 15 luglio, il raggiungimento degli obiettivi tattici più vicini può essere discusso. Nel frattempo, i risultati dell’offensiva luglio del corpo di spedizione armato dell’Ucraina nel Donbass ha avuto una conclusione abbastanza ambigua. Da un lato, le truppe della spedizione hanno liquidato due (Slavjansk-Kramatorsk e Severodonetsk-Lisichansk) delle sei grandi regioni della resistenza. Ciò ha portato ad un miglioramento delle condizioni del raggruppamento armato dell’Ucraina che, data la superiorità numerica in generale, ne ha migliorato la situazione operativa. Allo stesso tempo, le truppe della spedizione sono avanzate in maniera significativa isolando la regione della resistenza di Gorlovka da Donetsk e Lugansk e, dopo l’abbandono di Popasnaja e parte di Lisichansk, la minaccia di abbandonare Pervomajsk, Stakhanov e Brjanka ora incombe. Inoltre, le truppe della spedizione hanno migliorato la loro situazione nella zona avvicinando l’assedio a Donetsk e Lugansk e anche stabilendo un collegamento stabile con l’aeroporto di Donetsk. Dall’altra parte, non solo il problema di escludere la milizia dal confine russo resta irrisolto, ma al contrario il gruppo che avrebbe dovuto risolvere tale problema è in rotta. Attualmente, tra Chervonopartizansk e Dmitrovka vi sono 8 roccaforti delle truppe della spedizione. Queste roccaforti sono isolate le une dalle altre e sono gravemente carenti nei rifornimenti. Sono anche regolarmente bombardate dalla milizia. I tentativi di sbloccare tali gruppi non hanno avuto successo, nonostante l’impiego delle ultime riserve meccanizzate del corpo di spedizione, il battaglione della 28.ma brigata meccanizzata, rafforzato dal gruppo tattico della 25.ma brigata aeroportata. Così, circa un quarto delle unità di prima linea delle truppe della spedizione (unità aviotrasportate, meccanizzate e altamente mobili delle Forze Armate dell’Ucraina) sono fuori combattimento. E’ estremamente importante il fatto che la maggior parte dei blindati disponibili sia andata persa. Nel frattempo l’isolamento dell’aeroporto di Lugansk continua, dove forze molto significative della spedizione sono bloccate (gruppi tattici dell’8.vo reggimento delle forze speciali, 25.ma brigata aeroportata, 15.mo reggimento di fanteria da montagna e 80.ma brigata aeroportata). I tentativi del corpo di spedizione di continuare l’offensiva il 20-23 luglio lanciando in battaglia i battaglioni della difesa territoriale con la massima motivazione, anche se ha portato a una serie di successi tattici, sono stati accompagnati dall’aumento significativo delle perdite, innescando numerosi contrattacchi riusciti della milizia. Tutto ciò conferma l’indebolimento del corpo di spedizione nel Donbas. Cercando di migliorare la situazione, la leadership a Kiev ha iniziato la successiva fase della mobilitazione.

Obiettivi della terza fase della mobilitazione
Il motivo principale e cruciale del terzo ordine di mobilitazione è il semplice fatto che l’ordine è l’unico fondamento giuridico per mobilitare unità militari, perché non c’è né guerra né legge marziale. Tuttavia, la durata operativa delle mobilitazioni parziali è limitata a 45 giorni (non il termine del piano, ma esattamente il termine della mobilitazione). Naturalmente, a coloro che sono stati mobilitati è stato detto di firmare il contratto, con le buone o con le cattive. Il motivo fondamentale se c’è la mobilitazione almeno avrete dei soldi. Ciò è dettato dalla disoccupazione nel Paese. Tuttavia, l’intensificarsi dell’azione militare costringe i mobilitati a rivedere le loro opinioni sulla redditività di tale offerta. E la rottura di un contratto in assenza di guerra e azioni militari è, in sostanza, una questione puramente legale. In tal modo, tra il 20 giugno e il 24 luglio 2014, in sostanza, abbandonando le loro unità, i militari mobilitati non possono essere considerati disertori. E se all’inizio l’analfabetismo giuridico e la tregua hanno portato ad ignorare tale possibilità, con l’offensiva di luglio l’ondata di “disertori” e “MIA” ha iniziato a crescere, raggiungendo il punto in cui i militari del raggruppamento armato ucraino hanno iniziato ad abbandonare le posizioni, entrando su convogli di APC in territorio russo, al fine di rompere il contratto e di cedere lo status di militari. Tuttavia, la mobilitazione ha anche obiettivi secondari. Si deve rilevare che l’essenza della mobilitazione è diversa dalle precedenti, questa volta. Nelle precedenti, 71 unità militari furono mobilitate. In maggioranza unità militari, senza contare le 6 unità di frontiera del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina, 3 battaglioni di volontari della riserva e 9 unità della Guardia Nazionale ucraina, 53 unità militari delle Forze Armate dell’Ucraina. Si deve notare che tra le unità militari mobilitate delle FAU, in maggioranza (29) sono battaglioni della difesa territoriale. Le unità di supporto militare (genieri, logistica, riparazioni, comunicazioni, medico-infermieristico) effettivamente non furono mobilitate. Le loro attività furono sostituite da personale non schierato delle unità e dall’uso di strutture oligarchiche e volontari civili. Quindi, l’attività militare delle truppe di spedizione aveva l’aspetto di un’organizzazione commerciale. Da lunedì a venerdì gli impiegati in divisa fecero largo uso di outsourcing, raccogliendo e consegnando il materiale per attuare le operazioni militari, dopo di che, nei fine settimana i raggruppamenti armati ucraini combattevano. Se le risorse venivano lasciate, le azioni militari attive continuavano il lunedì-martedì. Qualsiasi deviazione dal normale funzionamento in tempo di pace, gravi perdite in feriti o materiale danneggiato, creare una testa di ponte o un’importante roccaforte, interrompeva  immediatamente le operazioni. La nuova fase della mobilitazione comprende il dispiegamento di 15 unità militari e 44 unità di supporto alle operazioni, si suppone per compensare l’indebolimento delle capacità da combattimento delle unità ed alte perdite attese, con rinforzi, evacuazione, cure e riparazioni. Si deve notare che le unità sostitutive non sono state dispiegate. Quindi, numerose unità di prima linea sono rimaste nei luoghi di dislocazione permanente per sostituire e compensare le perdite. Questo sistema è promosso da due fattori. Primo, c’è la ragione legittima di evitare di inviare al fronte gli ufficiali e soldati più eccentrici delle unità mobilitati. In secondo luogo, la carenza di materiale da schierare, cosa che verrà descritta di seguito. Naturalmente nelle FAU, a differenza della GNU, è impossibile organizzare una corretta sostituzione, e il problema non è stato ancora indicato. Tuttavia, sostituire correttamente le perdite con tale sistema è anche impossibile. E le perdite aumentano; le perdite sanguinose di luglio hanno superato le perdite di giugno di un terzo.  E luglio è ancora lungi dall’essere finito. Ecco perché le FAU devono aumentare il personale supplementare sostituendo quello eliminato.

tnSenso e prognosi dei risultati della terza fase della mobilitazione
Si deve notare che le fasi precedenti della mobilitazione non hanno mobilitato tutte le unità militari.  E la nuova fase della mobilitazione non sarà di molto aiuto. Naturalmente, nessuno può impedire un’ulteriore dispiegamento dei battaglioni della difesa territoriale, dotati di autobus scolastici invece che di blindati. E la situazione dei blindati è tale che di fatto una sola brigata del genere è stata mobilitata. Sulla carta, le forze di terra, la marina e le brigate aviotrasportate altamente mobili avevano 723 carri armati e 2426 blindati. Inoltre, 400 semoventi di artiglieria dovrebbero esservi aggiunti. Naturalmente, le informazioni su quanti ne siano operativi resta un importante segreto militare del regime di Kiev, come quanti di essi potrebbero essere effettivamente riparati. Ma ricorrendo agli esempi storici si può avere una stima abbastanza precisa, senza sbirciare nei documenti segreti del regime di Kiev. Si deve capire che la stragrande maggioranza dei blindati ed automezzi ha 23 o più anni (ad esempio, dei 3000 veicoli della GNU, il 70% ha più di 30 anni).  Mantenere operativi motori e telai è sempre più difficile (anche se sono semplicemente depositati). Qui per esempio c’è una testimonianza oculare sullo stato dell’equipaggiamento del battaglione motorizzato in Crimea. “Nel battaglione, su 130 autoveicoli solo 9 erano più o meno operativi (e anche tra essi, durante un viaggio di 50 km, 3 dovettero essere rimorchiati)”. Cioè solo il 7% dei veicoli era operativo. Naturalmente, si trattava di un’unità motorizzata, e i pezzi di ricambio dei veicoli proveniva dal mercato rispetto ai pezzi di ricambio per mezzi corazzati. Naturalmente, era un’unità di base. Tuttavia, ciò dà un’idea della situazione operativa dei materiali. Non ci sono molti esempi di un Paese in guerra pur non avendo effettivamente nessun equipaggiamento militare di età inferiore ai 20 anni, e anche con una piuttosto prolungata manutenzione trascurata. Anche l’esperienza Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non va bene, qui. L’arsenale militare in realtà aveva meno di 20 anni ed era circa tre volte più giovane. È molto difficile incolpare la dirigenza dell’URSS per negligenza. Tuttavia, qualcosa si può realmente imparare dalla storia. Ad esempio, i carri francesi Renault F-18 furono accettati nell’esercito francese nel 1918. Ve ne furono 3177. Nel 1940 solo 832 erano operativi, circa un quarto di tutta la flotta, e più di un migliaio di mezzi fu radiato in quel momento. Sulla base di questi fatti, possiamo trarre alcune conclusioni. Queste conclusioni effettivamente penderebbero contro la parte ucraina, perché i francesi ebbero migliore cura del loro equipaggiamento militare tra le due guerre, e 23 anni erano l’età massima, mentre in Ucraina 23 anni sono effettivamente l’età minima.
La flotta corazzata ucraina, dopo il taglio inevitabile per via del Trattato CFE, era pari a 4000 carri armati, 5000 APC e IFV, 1300 semoventi di artiglieria. Di conseguenza, la stima potenziale dei corazzati nei raggruppamenti armati dell’Ucraina è circa 1000 carri armati, 1300 APC e IF, e 350 sistemi di artiglieria semoventi, sarebbe ragionevole. Tuttavia, questa stima è soggetta a determinate correzioni. Prima di tutto sui carri armati. Dei 1300 carri armati T-72, 700 furono venduti all’estero.  Naturalmente, ciò a spese della cannibalizzazione dei restanti 600, soprattutto riguardo ai motori.  Naturalmente è possibile mettere un motore made in Ucraina in un T-72. Tuttavia, l’Ucraina non può che produrre che qualche decina di motori al mese, ed è meglio metterli negli scafi dei corazzati disponibili, i T-64. La situazione dei T-80 con il loro motore a turbina è anche peggiore. Quindi, in realtà si può parlare di circa 550-600 T-64. Riguardo l’artiglieria semovente, si deve rilevare che i Gvozdika sono in disarmo e re-impiegarli richiede altri veicoli. Il fatto è che i mezzi dei depositi non sono effettivamente degni di riparazione ed è necessario parlare di uno vero e proprio restauro, come viene particolarmente evidenziato dal seguente fatto. Il deposito di Artjomovsk ha diverse centinaia di blindati. Il deposito è rimasto in mano alla milizia per più di due mesi, divenendo oggetto di attacchi regolari. In questo periodo, non un singolo veicolo corazzato è stato utilizzato per difendere la base. Il discorso sul recupero dei circa 1000 blindati, presumibilmente nelle fabbriche ucraine, negli ultimi 3 mesi, si abbina perfettamente alla differenza tra veicoli  effettivamente operativi all’inizio della spedizione punitiva e veicoli che possono essere riparati utilizzando risorse interne e l’invio di qualche pezzo di ricambio. Si deve notare che video e foto della zona confermano che l’operazione dell’attuale spedizione delle congregazioni armate dell’Ucraina fa largo uso di vari surrogati di blindati. Quindi, possiamo dire che i distaccamenti di carri armati potrebbero essere rafforzati sulla carta all’80%, quelli meccanizzati e altamente mobili al 55%, d’artiglieria semovente al 90%. Non c’è nulla di sorprendente che in tale stato delle cose si possano usare solo 12 battaglioni meccanizzati su 25 per la spedizione punitiva. E i rimanenti, se saranno probabilmente usati correttamente, combatteranno con una quantità limitata di blindati. Inoltre, si deve notare che una parte significativa di questa flotta corazzata è andata perduta. In Crimea, la marina aveva 40 carri armati, 199 IFV e APC (complessivamente 279 blindati). Secondo i media ucraini, 184 veicoli corazzati della marina ucraina non sono stati poi restituiti dalla Russia. E’ anche vero che la stessa parte ucraina ha annunciato che 121 blindati furono effettivamente trasferiti entro il 27 maggio. Tale informazione è sconcertante, perché i numeri non corrispondono. A quanto pare, tra i 30 e 70 blindati sono stati trasferiti dalla Russia all’Ucraina, di cui vi erano documenti ufficiali. Ma in Ucraina sono andati persi. Qualcuno in Ucraina a quanto pare li ha trovati. Niente di sorprendente per un Paese in cui s’è verificato il collasso dello Stato. Nel frattempo, vi sono insinuazioni secondo cui i veicoli corazzati della Crimea siano stati trasferiti alla parte ucraina tra il 27 maggio e il 17 giugno. È possibile che siano andati persi. Con lo stesso livello di fiducia, si può stabilire il saldo del raggruppamento armato ucraino, con equipaggiamenti per 3 battaglioni meccanizzati, 2 aeroportati, 1 corazzato e 1 squadrone di semoventi d’artiglieria, inviati nei pressi del confine con la Russia. Come risultato, lo stato dei blindati dei battaglioni meccanizzati delle truppe della spedizione si ridurrà al livello dei battaglioni delle forze aviotrasportate, da 42 a 22 AFV. E aumentare tali cifre sarà molto difficile, poiché l’equipaggiamento non solo subirà perdite nei combattimenti, ma verrà utilizzato da equipaggi la cui preparazione è assai al di sotto della norma. Ci sono anche alcuni problemi con i veicoli da trasporto esteri. In primo luogo perché la flotta dei principali veicoli corazzati ucraini è unica. T-64 e BMP-2 non sono presenti in gran numero negli eserciti della NATO. E in luoghi in cui vi sono riserve per i sistemi dell’esercito ucraino, T-72 e BMP-1 sono molto diversi dai mezzi di base sovietici. E così mantenere segrete tali operazioni sarà estremamente difficile.

79-1Usare i risultati della mobilitazione
Dopo aver completato la terza fase della mobilitazione, l’Ucraina non avrà più di 38 battaglioni di fanteria con pochi blindati. E’ possibile aggiungervi altri 29 battaglioni della difesa territoriale senza blindati ed armi pesanti. Non ci saranno più di 50 compagnie carri (di 10 mezzi ciascuna), 14 squadroni di obici semoventi (dai calibri di 122mm e 152mm), uno squadrone di cannoni semoventi di sostegno “Nona” (18 veicoli). Inoltre 10 squadroni di MLRS “Grad”, 3 squadroni di “Uragan” e “Smerch”, 2 squadroni di “Pjon” e “Giatsint” (12 veicoli ciascuno). È più difficile valutare lo stato dell’artiglieria trainata. Ma bisogna considerare che con il pieno dispiegamento del personale delle due brigate d’artiglieria, non ci saranno più di dieci squadroni. Complessivamente, circa 690 pezzi d’artiglieria e tubi lanciarazzi. Le capacità delle FAU sopra descritte sono limitate e ovviamente non saranno complete dopo l’emanazione del prossimo ordine di mobilitazione. Tutto il contrario. Tale emanazione sarà solo un punto di partenza per le suddette misure. Il livello precedentemente descritto si avrà non prima di un mese, come suggerito dall’esperienza delle mobilitazioni precedenti. Nell’immediato la principale fonte delle capacità militari del corpo di spedizione saranno i battaglioni della difesa territoriale che entreranno in prima linea. Oggi 5 battaglioni territoriali sono stati gettati in combattimento (12.mo “Kiev” e 24.mo “Ajdar” a nord di Lugansk, 34.mo “Kirovograd-2″ e 39.mo “Dnipro-2″ a nord di Donetsk, 5.to “Prikarpate” nell’area di Amvrosievka). Inoltre, altri 6 battaglioni sono in servizio (9.no “Vinnitsa” a sud della regione di Donetsk, 40.mo “Krivbass” a ovest della regione di Donetsk, 10.mo, 13.mo, 15.mo e 22.mo a nord della RPL). A giudicare dalla densità delle forze di occupazione a nord della RPL, vi sono motivi per supporre che il numero di battaglioni della difesa territoriale sul territorio della RPD è assai superiore a 2 ed ammonti a 6-8, tenendo presente la necessità probabilmente d’occupare l’area  Slavjansk – Kramatorsk – Artemovsk. Inoltre, occupare l’area Rubezhnoe – Lisichansk – Severodonetsk richiederà non meno di 2 battaglioni, e la zona Popasnaja – Pervomajsk – Stakhanov – Brjanka altri 2. Dopo tali misure, le autorità di Kiev non avranno più di 10 battaglioni a disposizione.
Si deve notare che l’occupazione è effettuata non solo dai battaglioni della difesa territoriale. Effettivamente questi distaccamenti non entrano negli insediamenti, perché si dissolverebbero  immediatamente tra la popolazione locale. Controllano i posti di blocco, circondano i centri urbani e le basi. Ma anche qui il personale delle FAU viene mescolato ai distaccamenti della GNU.  Soprattutto reparti congiunti di unità specializzate motorizzate militari della polizia sono utilizzati per tale scopo. Il loro rapporto è di circa un plotone della GNU per ogni compagnia delle FAU. Gli effettivi complessivi di tali distaccamenti della GNU nella zona d’operazione è circa 3000 elementi o 100 plotoni. A differenza delle FAU, vengono sostituiti regolarmente (un mese e mezzo) e ricevono stipendi e benefici decenti. Garantiscono la sicurezza interna ne posti di blocco e  guarnigioni delle FAU. La sicurezza esterna è data principalmente da fortificazioni e blindati leggeri della GNU. Si deve rilevare che la GNU fornisce non solo il grosso degli effettivi. Queste formazioni operano con gli stessi principi nei posti di blocco e in prima linea. Nelle città e cittadine l’ordine è imposto dai battaglioni speciali. Complessivamente vi sono 27 battaglioni e 5 compagnie con sulla carta 5660 effettivi. E anche se non sono inquadrati, non ci sono motivi per supporre che la terza fase della mobilitazione gli permetterà di raggiungere il pieno organico. Non ci sono informazioni sulla rotazione di tali distaccamenti, oggi, e le loro condizioni sono sufficientemente confortevoli per non richiedere tale rotazione. Tuttavia, la sostituzione dell’unità non può essere esclusa totalmente. In questo momento è noto che 12 battaglioni e 1 compagnia di tali distaccamenti sono stati inviati nella zona di operazioni. Hanno nomi famosi: “Azov”, “Artjomovsk”, “Shakhtjorsk”, “Dnipro-1″, “Shtorm”, “Lugansk”, “Kievshina”, “Slobozhanshina”, “Kiev-1″, “Kharkov-1″, “Chernigov”, “Nikolaev” e “Kharkov-2″. Tali reparti collaborano strettamente con i reparti speciali della SBU nei territori occupati. Incontrarli sul fronte è improbabile (non vogliono esservi per nulla), e per sbaragliarli bisogna compiere incursioni partigiane nelle città da essi occupate, come è stato fatto a Lisichansk. I battaglioni dei volontari di riserva (in totale 3) sono distaccamenti militari della GNU, il primo dei quali attualmente è a riposo. Il terzo battaglione di riserva della GNU era formato da personale del 25.mo battaglione della difesa territoriale “Donbas”. Ora non c’è un tale battaglione nelle FAU, c’è solo una compagnia “Donbas” formato dal 24.mo battaglione della difesa territoriale “Ajdar”. Il nuovo 25.mo battaglione della difesa territoriale è stato costituito nella regione di Kiev e si chiama “Kiev Rus“. Oltre ai 3 battaglioni della riserva, l’operazione militare in prima linea viene svolta anche dai gruppi tattici costituiti dalle forze speciali della Guardia Nazionale ucraina, per un totale di 200 elementi ciascuno. Vengono sostituiti regolarmente ogni mese e mezzo, quindi il loro numero totale in prima linea non supera i 7. In prima linea vi sono 32 battaglioni di fanteria, 25 compagnie carri armati, 15 squadroni di artiglieria, 7 squadroni di MLRS “Grad“, 5 squadroni di artiglieria pesante e 30 compagnie da ricognizione e operazioni speciali; complessivamente l’organico sulla carta è di 35000 effettivi, inclusa la sussistenza. Considerando perdite e disertori, oggi non sarebbero più di 30000, così schierati sul fronte in questo momento:
a nord-ovest di Lugansk – 7 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
aeroporto di Lugansk – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Chervonopartizansk e Djakovo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Marinovka e Starobeshevo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
nord-ovest di Donetsk – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
presso Gorlovka – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
settore di Popasnaja – Lisichansk – Severodonetsk – Krasnij Liman – Jampol – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo.
Mentre i combattimenti si svolgono nell’ampia zona urbana, i battaglioni saranno utilizzati sempre meno. Le compagnie saranno più comuni, con un significativo rinforzo di carri armati. Tuttavia, gestirle non sarà facile, anzi sarà più difficile. Un netto successo potrà essere raggiunto soltanto con un’azione coordinata tra diversi gruppi, reparti da ricognizione e batterie degli squadroni di artiglieria assortiti. È un’operazione a livello di brigata, non di battaglione. Per ora gli sforzi delle truppe della spedizione saranno volti contro i reparti della milizia più deboli e isolati, con l’obiettivo di evitare di vincolare le proprie forze nell’assedio a tali posizioni. I battaglioni possono essere utilizzati per smembrare le comunicazioni della milizia su:
Pervomajsk – Stakhanov – Alchevsk;
Alchevsk – Zorinsk – Debaltsevo – Enakievo;
Khartsitsk – Shakhtjorsk – Torez – Snezhnoe;
Antratsit – Rovenkij – Sverdlovsk;
separare Krasnodon da Lugansk.
Solo la sconfitta della spedizione punitiva nell’assalto alle città indicate può impedire operazioni di tale tipo. Per raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, è necessario rischiare gruppi miliziani da  500 elementi, con 50-60 granatieri qualificati e 20 armi da supporto per fanteria (ATGM, MANPADS, AGL, mitragliatrici e mortai pesanti).

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64a037ecc63c0d7ab77291e13645de84Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La distruzione della Libia, un avvertimento per Egitto, Siria ed Ucraina

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 27/07/2014libyaL’articolo di RT, “Con il 90% degli aerei distrutti nell’aeroporto di Tripoli, la Libia può chiedere l’assistenza internazionale“, riferisce che: “La Libia valuta il dispiegamento di una forza internazionale per ristabilire la sicurezza, tra l’ondata di violenze a Tripoli che ha visto decine di razzi distruggere la maggior parte della flotta aerea civile nel suo aeroporto internazionale. “Il governo esamina la possibilità di un appello alle forze internazionali per ristabilire la sicurezza sul terreno e aiutare il governo ad imporre la sua autorità”, ha dichiarato il portavoce del governo, Ahmad Lamin”. Il “domani democratico” promesso dalla NATO nel 2011 s’è realizzato, sotto forma di brogli elettorali prevedibilmente da nessuno accettati, lasciando un vuoto di potere che chiaramente sarà risolto con conflitti armati sempre più violenti. Forse la cosa più ironica di tutte è che tali conflitti sono intrapresi dai vari fantocci armati che la NATO ha usato per la guerra  terrestre, mentre bombardava la Libia per quasi tutto il 2011.

Cannibalismo tra fantocci della NATO
Nel maggio 2014, i combattimenti nella città di Bengasi lasciarono decine di morti, e ancor più feriti e abitanti in fuga per salvarsi la vita, mentre ciò che i media occidentali chiamano “generale rinnegato” guida la guerra ai “militanti islamici” nella città. Reuters nel suo articolo, “Famiglie evacuano Bengasi mentre il generale rinnegato promette nuovi attacchi“, afferma: “L’autoproclamato esercito nazionale libico guidato da un generale rinnegato, ha detto ai civili di lasciare Bengasi prima di lanciare un nuovo attacco agli islamisti, il giorno dopo che decine di persone sono state uccise nei peggiori scontri da mesi”. Il generale rinnegato Qalifa Haftar (talvolta scritto Hiftar), che viveva negli Stati Uniti, presso Langley in Virginia, da anni a libri paga della CIA fino al suo ritorno in Libia nel 2011, per guidare le forze di terra nell’invasione per procura della NATO. Business Insider riferiva nel suo articolo del 2011 “Il generale Qalifa Hiftar è un uomo della CIA in Libia?“, che: “Fin dal suo arrivo negli Stati Uniti nei primi anni ’90, Hiftar viveva in Virginia, presso Washington, DC. Badr ha detto che era incerto su cosa esattamente facesse Hiftar per sostenersi, e che si concentrava principalmente su come aiutare la sua numerosa famiglia. Così un ex-generale di Gheddafi, passato agli Stati Uniti, metteva radici in Virginia, presso Washington DC, dove in qualche modo manteneva la famiglia ingannando un collega che lo conosce da sempre. Hmm. La probabilità che Hiftar sia coinvolto in una qualche attività è piuttosto elevata. Proprio come figure quali Ahmad Chalabi, coltivato per l’Iraq post-Sadam, Hiftar può aver giocato un ruolo simile mentre l’intelligence statunitense lo preparava per una svolta in Libia”. L’ironia è che molti dei settari che Haftar combatte a Bengasi sono gli stessi che Muammar Gheddafi ha combattuto per decenni da leader della Libia, gli stessi militanti che la NATO ha armato e spalleggiato a fianco di Haftar per rovesciare Gheddafi nel 2011. Sulla sua campagna a Bengasi, Haftar ha affermato che continuerà fino a quando “Bengasi sarà ripulita dai terroristi“, e “abbiamo iniziato questa battaglia e la continueremo fino a quando raggiungeremo i nostri obiettivi. La piazza e il popolo libici sono con noi“. I sentimenti di Haftar fanno eco a quelli di Muammar Gheddafi nel 2011, solo che allora i media occidentali negarono l’esistenza dei terroristi presenti a Bengasi da decenni, e ritraevano le operazioni di Tripoli come un “massacro” di “pacifici manifestanti pro-democrazia“.

La NATO distrugge la Libia
Le atrocità citate dalla NATO per avviare l’”intervento umanitario” in Libia, in primo luogo, iniziarono immediatamente per mano delle stesse forze NATO e dei suoi fantocci. Intere città furono circondate, affamate e bombardate fino a quando non capitolarono. In altre città, intere popolazioni furono sterminate, sfrattate e respinte oltre i confini della Libia. La città di Tawarga, la patria di circa 10000 libici fu totalmente sradicata, indicata dal London Telegraph come “città fantasma“.
Dalla caduta di Tripoli, Sirte e altre città libiche che resistettero all’invasione per procura della NATO, ritornò in Libia scarsa stabilità di fondo, per non parlare della “rivoluzione democratica” promessa dalla NATO e dai suoi collaboratori. Il governo di Tripoli rimane nel caos, le sue forze di sicurezza sono divise e ora una “canaglia” della CIA guida una grande operazione militare contro Bengasi, usando anche aerei da guerra apparentemente senza l’approvazione di Tripoli. Anni dopo la conclusione della “rivoluzione”, la Libia resta un Paese sciancato che regredisce. I molti successi del governo di Muammar Gheddafi sono da tempo annullati, e difficilmente saranno ripristinati, e figuriamoci superati, nel prossimo futuro. La NATO ha effettivamente rovesciato e distrutto un intero popolo, non solo bruciandolo mentre le risorse sono saccheggiate dalle multinazionali occidentali, ma anche usandolo come modello per le future avventure extraterritoriali in Siria, Egitto, Ucraina e ora Iraq.

Il modello libico: attenti Egitto, Siria e Ucraina
Proprio come in Libia, le “rivoluzioni” hanno cercato di mettere radici in Egitto, Siria e Ucraina.  Gli stessi racconti, testualmente, ideati da think tank politici e spin doctors dei media occidentali per la Libia, vengono ora riutilizzati per Egitto, Siria e Ucraina. Le stesse organizzazioni non governative (ONG) vengono usate per finanziare, armare e comunque sostenere i gruppi d’opposizione in ogni Paese. Termini come “democrazia”, “progresso”, “libertà” e lotta contro la “dittatura” sono temi familiari. Le proteste erano e sono ognuna accompagnate da estremisti armati totalmente sostenuti dall’occidente. In Siria, la pretesa delle proteste è stata eliminata così come il concetto dei “combattenti per la libertà”. I media occidentali ora trascorrono molto tempo a giustificare il motivo per cui la NATO e i suoi partner regionali finanziano e armano i settari, come al-Qaida, per rovesciare il governo siriano. In Egitto c’è ancora qualche ambiguità, come nel 2011 sulla Siria, su chi siano davvero i manifestanti, che cosa vogliono veramente e da quale parte del conflitto sempre più violento l’occidente stia. Un’attenta analisi rivela che proprio come i Fratelli musulmani furono usati in Siria per preparare il terreno per la devastante guerra che v’infuria, la Fratellanza musulmana egiziana fa altrettanto nei confronti di Cairo. Infine, in Ucraina, i manifestanti “pro-democrazia” “pro-Unione Europea” e “Euromaidan” si sono rivelati dei neo-nazisti e nazionalisti di ultra-destra che ricorrono regolarmente a violenze ed intimidazioni politiche. Proprio come in Siria nel 2011, e in Egitto oggi, l’intensità degli scontri armati aumenta  verso ciò che si può definire guerra per procura tra NATO e Russia in Europa orientale. Ma per queste tre nazioni, ed i partecipanti su tutti i campi, lo stato attuale della Libia dev’essere esaminato. Tali “rivoluzioni” hanno una sola conclusione logica e prevedibile: saccheggio, divisione e distruzione di ogni nazione, prima di essere piegata a Wall Street e al montante ordine sovranazionale di Londra, per essere sfruttata al massimo e per sempre da Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea già da oggi. Coloro che chiedono cosa ne sarà di Egitto, Siria e Ucraina, se la NATO dovesse vincere, dovrebbero solo guardare alla Libia. E coloro che hanno sostenuto la “rivoluzione” in Libia, devono chiedersi se sono soddisfatti del suo esito finale. Non vogliono un tale risultato anche per Egitto, Siria e Ucraina? Hanno immaginano che i piani della NATO per ciascuno di tali Paesi finissero diversamente? E perché?

pepsi-libiaTony Cartalucci, ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’oligarca del fascismo: Kolomojskij vuole diventare l’unico padrone dell’Ucraina

Danielle Bleitrach Histoire et Societé 9 luglio
1852111_pic_970x641RT spesso molto ben informata ci assicura: l’oligarca ucraino Igor Kolomojskij ha proposto la confisca dei beni, impianti e altre risorse degli imprenditori che finanziano la milizia a est. Ad esempio, in Ucraina, con il pretesto del patriottismo comincia la redistribuzione globale delle proprietà degli oligarchi che per FMI e occidente rappresenta il modo con cui prendere il denaro del Paese, mantenendo un tasso di cambio favorevole a tale esodo, con politiche di austerità,  disoccupazione e privatizzazione. Il massacro del popolo del sud-est, del Donbass, ma anche di Odessa, è per loro un modo per eliminare i concorrenti in tale bottino. Kolomojskij che afferma la propria ebraicità, ha passaporto ucraino ed israeliano, vive a Ginevra ed impiega gli squadroni della morte neo-nazisti di Pravij Sektor anche con l’aiuto degli Stati Uniti, per diventare il padrone e sovrano assoluto dell’Ucraina.
L’idea di Kolomojskij di confiscare le proprietà degli oppositori politici è apparsa sulla pagina facebook di Boris Filatov della regione di Dnepropetrovsk, dov’è governatore, riferendone le  parole: “Lo Stato ora è semplicemente obbligato a confiscare beni, proprietà, azioni dei sostenitori del separatismo. Tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere il terrorismo nel Paese, non solo godono senza motivo e gratuitamente di decine di fabbriche, aziende e servizi di telecomunicazione ucraine, ma ora queste aziende, sulla scia di Janukovich e soci, hanno ordinato l’assassinio dei nostri cittadini“. Kolomojskij ritiene che la proprietà dovrebbe essere trasferita ad una società i cui azionisti siano coloro che finanziano la spedizione punitiva nel sud-est dell’Ucraina, e i parenti dei soldati deceduti. L’idea di Kolomojskij è stata immediatamente sostenuta dall’ultra-nazionalista Pravij Sektor. “Non è liberalismo. E non si può dire che non sia democratico e che non corrisponda ai valori pan-europei“, ha scritto sulla sua pagina facebook Boris Filatov. Il politologo tedesco Guenter Scholz ritiene che Pjotr Poroshenko presto lascerà il posto a Kolomojskij. Secondo lui, l’Ucraina inevitabilmente affronterà una crisi di leadership, e Igor Kolomojskij rientra in tale impasto di appetiti oligarchici e di pseudo nazional-socialismo qual è la confisca di immobili di altri oligarchi. Gunter Scholz spiega: “Vediamo che Poroshenko si comporta come Karzai, ha cercato di negoziare con i clan locali corrotti, mentre la guerra civile rigaurda tutti i nuovi territori dell’Ucraina, spostandone gradualmente i confini occidentali. Questo è esattamente ciò che accade oggi nell’Afghanistan di Karzai. E non possiamo permetterci un secondo Afghanistan ai confini dell’Europa unita. Per evitarlo, sarebbe preferibile che s’installi Kolomojskij che ha dimostrato efficienza e capacità nel gestire la situazione nei territori difficili, dove ora ha autorità”, l’UNN cita l’esperto. “Dovete capire che la situazione in Ucraina peggiora, e qualsiasi ritardo nel prendere le decisioni necessarie (da Poroshenko), minaccia che l’irreversibilità della crisi possa solo aggravarsi“, dice Scholz.

06F08E41-57FD-4FBA-BFE1-C77AE30AA2E7_mw1024_s_nL’oligarca dalle mani insanguinate
In precedenza, gli esperti hanno notato che Igor Kolomoisky è in realtà l’unico che beneficia del cambio di potere in Ucraina. Quando Viktor Janukovich prese il potere, Kolomojskij organizzò  la nomina a governatore della regione di Dnepropetrovsk. La gestione di altri settori fu assegnata ai suoi seguaci. Così, a sua volta, la regione di Donetsk fu diretta da un altro oligarca, Sergej Taruta. La gestione di Odessa andò a un sostenitore e amico di Igor Kolomojskij, Mace. Va notato che Mace poté installarsi dopo la tragedia di Odessa. Il 2 maggio, i sostenitori dell’integrazione europea e gli attivisti “antimajdan” attaccarono la casa dei sindacati. Gli ultranazionalisti lanciarono molotov nell’edificio. Così, secondo i dati ufficiali, 48 persone furono uccise, e altre 48 sarebbero ancora disperse. Il vicesindaco di Odessa Vadim Savenko ritiene che le autorità di Kiev abbiano nascosto la verità sulle vittime. Secondo lui, nell’incendio della “Khatyn di Odessa” sono state uccise 116 persone. L’attacco al campo “antimajdan” fu organizzato e finanziato da Igor Kolomojskij. A Dnepropetrovsk e Odessa si decise che gli assassini degli oppositori di Majdan, a Odessa, si camuffassero da agenti del ministero degli Interni dell’Ucraina, “Est” e “Tempesta“, il cui finanziamento fu assicurato dall’affarista ucraino e politico Igor Kolomojskij, ed anche la candidatura alla presidenza di Petro Poroshenko, l’oligarca re del cioccolato che possedeva numerosi immobili a Sebastopoli.
Igor Kolomojskij creò il suo esercito privato. Hacker hanno scoperto informazioni sul finanziamento dell’oligarca dei battaglioni della Guardia Nazionale “Dnepr-1″, “Doneck-Lugansk”, battaglione speciale PPP Artjomovskij. Grazie agli stretti rapporti con il ministro degli Interni dell’Ucraina Arsen Avakov, Kolomojskij ha legalizzato il suo esercito privato, conferendogli lo status di battaglione della Guardia Nazionale. Gli attivisti hanno non solo il diritto di portare armi, ma le usano nelle regioni recalcitranti dell’Ucraina. Tuttavia, non possiamo dire che la formazione della Guardia Nazionale sia effettuata solo a spese di Kolomojskij. La prima banca ucraina, controllata dall’oligarca, Privat-Bank, a marzo ha ricevuto dalla Banca Nazionale di Ucraina 9 miliardi. Per sostenere il sistema bancario, la BNU ha speso 21 miliardi. In altre parole, “Privat-Bank” ha preso quasi la metà di tale importo. Questo non è il solo denaro ricevuto con il supporto di Kiev. Controllando la “ukrtatnaft” (gas), ha vinto una gara per la fornitura di carburante all’esercito ucraino. Non è un un segreto per la sua cerchia,che il magnate Kolomojskij abbia il monopolio nel Paese. “Il vicecapo dell’amministrazione regionale Gennadij Korban dice che Kolomojskij ha il monopolio sulle forniture di petrolio all’esercito: “Kolomojskij possiede la raffineria petrolifera nazionale ucraina”, e il massacro ad Odessa in realtà mirava a controllare le raffinerie della città. La Privat-Bank, spiega Korban, è anche la prima banca ucraina. Va osservato che in sei mesi in Ucraina sono fallite 5 banche, e secondo gli economisti ucraini, 40 banche hanno chiesto aiuto allo Stato. La BNU ha aiutato Kolomojskij a riprenderle”.

L’ultima battaglia per l’Ucraina
Oggi Kolomojskij ha iniziato ad attaccare le attività dei suoi concorrenti nel sud-est dell’Ucraina e si deve osservare il massacro nel Donbass alla luce di tale attacco tra bande di oligarchi che si azzannano con diverse alleanze, mentre povere vittime ne pagano il conto. Tuttavia, secondo il direttore del centro comunicazione Eurasia Aleksej Pilko (Soros, NdT) il magnate ha voluto perseguire contemporaneamente più obiettivi. Il primo è motivare il suo esercito alla guerra. “Kolomojskij vuole stimolare finanziariamente” la punizione. “Infatti, è una pratica della seconda guerra mondiale che le truppe tedesche praticarono massicciamente quando gli vennero offerti i beni confiscati a coloro che sostenevano i guerriglieri. Spesso ebrei. Ironia della storia è un ebreo che segue tali metodi; Kolomojskij non si fermerà, non è un politico, ma un criminale di guerra“. Il piano di Kolomojskij è impadronirsi del Paese. “Ha già annunciato un piano per istituire un governatorato che includa non solo Dnepropetrovsk ma Donetsk, Lugansk e Zaporozhe. Sì, vuole diventare il Gauleiter dell’Ucraina“. Devo dire che con mia grande sorpresa, durante il mio recente soggiorno in Crimea, tutti sapevano delle mene di Kolomojskij senza la minima riflessione sul paradosso di tale ebreo che applica la strategia nazista con l’aiuto di comprovati sostenitori di Bandera. Non ho che sentito del ruolo dell’oligarca spiegandomi che per 23 anni si sono visti montare orrori come le piaghe d’Egitto. Ma tornando ai piani di Kolomojskij, presentati come nazionalsocialismo che punisce gli oligarchi sequestrandogli i beni, dove avrebbe avuto la parte del leone assieme alle vedove dei suoi sodali. Poroshenko appare una figura più o meno di facciata, già oggi non ha alcun controllo. Cerca di porsi da leader nazionale, ma non ci riesce per nulla. Ha tutte le possibilità di essere un mero capro espiatorio, e presto.
D’accordo con questo parere è il politologo Aleksandr Dugin, che si dice sia consigliere di Putin. Secondo lui, Kolomojskij fa parte del gruppo di oligarchi simili a Boris Berezovskij e altri imprenditori dell’epoca che, per amore del denaro, erano disposti a commettere i crimini peggiori. “La loro posizione è indebolita in Russia e Ucraina, ma purtroppo, avanzano“, ha detto l’esperto. “Penso che Kolomojskij sia beneficiario della carneficina in Ucraina orientale. Sappiamo che ordinò l’eccidio di Odessa. Finanzia la spedizione punitiva della lotta contro il terrorismo. Tali mercenari hanno ucciso bambini, donne e anziani russi nella regione del sud-est. Naturalmente investe non solo soldi nella guerra, ma ne ottiene tutti i dividendi“, ha detto Aleksandr Dugin. Secondo lui, l’obiettivo finale di Kolomojskij è strappare tutte le risorse degli oligarchi ucraini che controllavano il sud-est dell’Ucraina. “Notando che i suoi concorrenti perdono la guerra, è pronto a mettere la zampa su di esse, o ciò che ne resta. Kolomojskij e il complice altro oligarca Poroshenko, condividono tali attività”, pensa l’esperto. Dugin è stato oggetto di una campagna in Francia per presentarlo come grande russo ultranazionalista e quindi sospetto di antisemitismo con il pretesto che denuncia certi oligarchi. Per fortuna o purtroppo, Putin e il suo entourage non se ne curano e non sottolineano mai i legami di Kolomojskij con la comunità ebraica russa ed anche ucraina che, con veemenza, denunciano il personaggio, anche se gli Stati Uniti sono ripetutamente intervenuti per cercare di suscitare  condanne dalla comunità ebraica stessa, arrivando a fabbricare falsi antisemiti nel Donetsk (che sappiamo essere opera degli amici di Kolomojskij), ampiamente distribuiti sulle reti sociali pro-Israele, mentre la destra israeliana si rifiutava di avallare tali campagne. Il vantaggio della situazione ucraina è mostrarci come gli interessi di classe sono molto più potenti di qualsiasi appartenenza con cui cercare di far dimenticare la vera forza dei suddetti interessi… Il fascismo organizza tale confusione per preservare i suddetti interessi.

unnamedTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MH17: verso la verità?

Jacques Sapir Russeurope 23 luglio 2014

7117673Mentre il tempo passa, le questioni sollevate dalla caduta del volo MH17 sono pesanti. Ora, il noto giornalista statunitense Robert Parry, l’uomo che rivelò le operazioni illegali dell’era Reagan (Iran-Contra), ha appena pubblicato sul sito della sua fondazione [1] diversi articoli importanti, accusando l’esercito ucraino [2] e un misterioso “disertore” dell’esercito [3]. Possiamo quindi tentare di riformulare tali interrogativi. Perciò, dobbiamo prima sapere di cosa si parla.

1. Cosa ha causato l’incidente?
L’ipotesi più frequentemente citata si riferisce ad un missile SA-11/17 chiamato “Buk” in Russia.  Nella versione M1 o M2 il missile ha una guida radar semi-attiva (SARH – Semi-Active Homing Radar), con una testata di 70 kg con 40/50 kg di esplosivo. L’esplosione del missile è attivata da una spoletta di prossimità. La distruzione del bersaglio è assicurata dalla combinazione di onde d’urto (più violente se più alta è la densità dell’atmosfera) e frammentazione. Va notato che se l’arma è perfettamente efficace contro un cacciabombardiere di 25-35 tonnellate, il Boeing 777 NCM delle Malaysian Airlines pesa 300 tonnellate. Per un confronto, il bombardiere strategico B-52 pesa solo 220 tonnellate, e poté essere distrutto nelle incursioni su Hanoi con missili SA-2 dalla testata di 200kg. Inoltre, questo permette di escludere il “Buk” dalla distruzione di un Antonov che volava a 6500m a 500 km/h. Infatti, questo aereo del peso di 25 tonnellate sarebbe stato completamente distrutto dal missile e il suo equipaggio ucciso. Altre fonti, soprattutto russe, riferiscono di missili aria-aria. Questi missili hanno testate da 7,5 a 60 kg. Si possono escludere i missili leggeri. É  possibile si trattasse di un AA-10 “Alamo” o R-27, il cui peso è di circa 40 kg. Questo missile è solitamente sparato in coppia. Riguardo i missili “pesanti”, l’AA-12 (R-77 in codice russo) appare come altro possibile “colpevole”. La testata del missile è paragonabile a quella del missile “Buk”. Se un missile “Buk” è all’origine del disastro, il missile è esploso probabilmente davanti o su un lato anteriore del Boeing 777. Il sistema di navigazione del missile inerziale anticipa la rotta del suo bersaglio, e mette il missile in rotta di collisione anticipandone i movimenti. Si tratta di una differenza importante dai missili a guida a raggi infrarossi, che generalmente seguono il bersaglio  colpendolo a poppa.

2. Com’è precipitato?
La massa del MH17 superava di gran lunga quella degli aerei militari contro cui i missili terra-aria e aria-aria sono progettati. Ma abbiamo già il caso del Boeing 747 coreano, distrutto nel 1983 dall’Aeronautica Militare Sovietica (IA-PVO), il famoso volo KAL007. In questo caso del 1 settembre 1983, un Boeing 747 della compagnia aerea Korean Air Lines (KAL 007) fu distrutto da uno o due (forse due) missili aria-aria R-98 con testate da 40 kg. Ma l’aereo non esplose, continuò la rotta perdendo quota per alcuni minuti (almeno 4) prima di schiantarsi. Data la massa del Boeing 777 delle Malaysia Airlines (300 t contro 370 del 747 del volo KAL007), è anche probabile che il missile non sia riuscito a far esplodere in volo l’aereo. Dal precedente del Boeing 747 della KAL, si potrebbe pensare, dato l’angolo d’impatto della spoletta di prossimità, che il danno immediato sia dovuto allo shrapnel. E’ molto probabile che questi frammenti abbiano ampiamente colpito la cabina di guida, il che spiegherebbe l’immediata perdita di contatto a terra. Altri danni sarebbero stati causati dall’onda d’urto, anche se a 10000 m è ridotta. Questi danni, oltre a quelli causati dalle schegge in cabina, potrebbero aver perforato la cellula del velivolo, spiegano la distribuzione dei resti per quindici chilometri. Ma ancora con il precedente del KAL-007, sembra che tali danni siano stati progressivi. Il velivolo poté continuare la rotta per un certo tempo prima di iniziare a cadere a pezzi. Pertanto non seguì una traiettoria parabolica, come quella di una bomba, ma una mix di rotta aerodinamica e parabolica. In base a questa interpretazione, confermatami da uno specialista in strutture per aeromobili civili, ho stimato in 30 km la distanza minima tra l’impatto del missile e il luogo dello schianto. Faccio notare che lo specialista piuttosto postulava una distanza di 40-45 km, e un calcolo fatto da un blogger russo dice almeno 30 km [4]. Questo blogger ha anche osservato gli effetti distruttivi dei frammenti, ma non sembra aver fatto il parallelo tra MH17 e KAL007 del 1983. Se MH17 è stato vittima di missili aria-aria, il danno non sarebbe molto diverso. Se i missili erano gli R-27, è possibile che il danno sia stato più ampio. Nel caso di un R-77 sparato contro l’aereo, la testata di quest’ultimo missile è molto simile a quella del “Buk“.

I6JYJ46B5432-kKpC-U10302117362303wEC-568x320@LaStampa.it3. Scenari
Il governo statunitense sostiene che un missile superficie-aria sparato dalla zona sotto il controllo degli insorti, sia responsabile del disastro. Sostiene di avere foto satellitari. La batteria missilistica sarebbe giunta dalla Russia pochi giorni prima dell’abbattimento. Ma la distanza tra il probabile punto d’impatto del missile e la frantumazione di MH17 rende l’ipotesi improbabile. Inoltre, gli operatori insorti non erano addestrati alle procedure minime per attivare il missile in un tempo così breve. Ci vogliono diverse settimane per addestrare, anche sommariamente, gli operatori. Mentre è perfettamente possibile che questi operatori siano stati brevemente addestrati in Russia, ma in un periodo di almeno 15 giorni e, probabilmente, più di 21 giorni, ponendo la data della decisione di consegnare una batteria di SA-17 agli insorti a 25 giugno, al più tardi. Non è del tutto impossibile, ma nulla nei combattimenti svoltisi al momento giustificavano l’invio di questo tipo di materiale.  Siamo di fronte a due incongruenze. Robert Parry, nel frattempo, riferisce di una fonte presso la CIA che gli avrebbe detto che il missile è stato sparato dai soldati ucraini fedeli al governo di Kiev, che sarebbero stati brilli al momento del lancio: “… La valutazione iniziale era che le truppe fossero ucraine. Così si pensò che i soldati coinvolti fossero indisciplinati e forse ubriachi, dato che l’immagine mostra ciò che sembrano bottiglie di birra sparse in tutto il sito, secondo la fonte [5]“.
Il Los Angeles Times del 22 luglio ha riportato la possibilità che “le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti finora non abbiano potuto determinare nazionalità o identità dell’equipaggio che ha lanciato il missile. Funzionari degli Stati Uniti hanno detto che era possibile che il SA-11 sia stato lanciato da un disertore dall’esercito ucraino addestrato ad utilizzare sistemi missilistici analoghi. [6]“- In altre parole, sarebbe un “disertore” dell’esercito ucraino ad aver sparato il missile da una compagnia dell’esercito di Kiev in zona. Si noti che ciò risolverebbe la contraddizione sulla distanza tra zona dell’impatto del MH17 e zona di lancio del missile. Inoltre, vi sono voci di aerei da combattimento ucraini di scorta all’MH17, e non possiamo escludere che uno di essi l’abbia abbattuto.

4. Conclusioni provvisorie
In realtà abbiamo il governo degli Stati Uniti che sostiene di avere la prova definitiva del coinvolgimento degli insorti, che non vuole mostrare. Si è quindi in presenza di una “comunicazione politica” tipica del governo degli Stati Uniti. Ogni volta proclama o presenta delle presunte prove, ma non le produce. Colpisce il fatto che non gliele si chiedano. I media di Stati Uniti e Paesi della NATO prendono tali dichiarazioni alla lettera e non si curano di una verifica immediata. Naturalmente, in ogni caso, la risposta più probabile sarebbe che tali documenti sono riservati, non possono essere rivelati rendendo pubblici metodi ed attività di mezzi segreti.  Ricordiamo che questo fu il metodo adottato dall’esercito francese durante l’affare Dreyfus. Questa prova, in realtà, dovrebbe essere affidata ad una commissione d’inchiesta internazionale indipendente. E’ vero che la credibilità del governo degli Stati Uniti è lungi dall’essere perfetta dalle falsità pronunciate da Colin Powell alle Nazioni Unite nel 2003. È pertanto urgente che il governo degli Stati Uniti consegni le immagini e i mezzi per verificarle alla commissione d’inchiesta internazionale indipendente. Nel frattempo, è chiaro che il coinvolgimento degli insorti ucraini appare più che dubbio, e possiamo avere buone ragioni per sospettare le autorità di Kiev. La campagna di stampa contro la Russia appare così un’oscenità senza alcuna giustificazione fattuale,  che obbedisce in realtà ad obiettivi politici e geopolitici, in particolare di Stati Uniti ed alleati.

10565283Fonti:
[1] Consortium News
[2] Robert Parry, “What Did US Spy Satellites Vedere in Ucraina?” 20 Luglio 2014 .  Vedi anche blog DeDefensa
[3] Robert Parry, “Il mistero del ‘traditore’ dell’esercito ucraino“, 22 Luglio 2014
[4] Vineyard Saker, vedi pag.  8 e 9.
[5] Consortium News, p.3.
[6] Consortium News, p.3.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I militari salveranno l’Ucraina?

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 21/07/2014
Subject is Porky PoroshenkoGli eventi in Ucraina si svolgono in modo tale che molti iniziano pensare che l’unico via per tenere unito il Paese sia un duro regime militare appena possibile. Molti credono che l’economia stia collassando creando disordini sociali. I flussi finanziari occidentali prolungano la crisi esistente. Ma i flussi di denaro estero sono sempre più sottili per via degli enormi sprechi e dell’appropriazione indebita. Secondo diverse stime, quest’anno il Paese avrà bisogno di altri 30-50 miliardi di dollari. Una somma che l’occidente non è pronto a consegnare. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk ha capito la situazione disperata e s’è dimesso, anche se ciò non è ancora stato accettato dal parlamento. Forse accettarlo sarebbe suicida, ma ogni cosa ha i suoi limiti. Il presidente Poroshenko sembra sicuro di sé, ma perde credito. Deve spendere tempo e fatica per respingere le pugnalate alla schiena politiche di Julija Timoshenko, capo dell’ancora abbastanza forte partito Batkivshina, e degli altri oligarchi, prima di tutto Igor Kolomojskij, governatore di Dnepropetrovsk. La crescente militarizzazione della vita economica e sociale, fa dei pistoleri figure di spicco. La pistola può essere puntata in molte direzioni. Ci sono tanti aspiranti al ruolo di capo. Ciascuno appartiene a un certo gruppo d’interessi. L’idea del pugno di ferro è supportata dagli abusi finanziari ampiamente diffusi nella spedizione punitiva nel Donbas. “Il problema di uno è l’occasione di un altro”. Come si dice in tempo di guerra “Per alcune persone la guerra è guerra, per altri, una manna”, il che significa che certuni soffrono in guerra; altri fanno fortuna. Aleksandr Kuzmuk, parlamentare ed ex-ministro della Difesa, ha detto al parlamento che 11,5 miliardi di Grivne sono state stanziate per la difesa. La somma è svanita. Premi in denaro vanno soprattutto a coloro che operano negli stati maggiori. Secondo Kuzmuk, la situazione è inusuale. Gli effettivi coinvolti nei combattimenti sono sostenuti soprattutto dai parenti che inviano denaro e derrate alimentari. I volontari hanno bisogno di molto aiuto, abbisognano di acqua come di visori agli infrarossi. Un’inchiesta presso lo stabilimento di Zhitomir ha illuminato sulla scomparsa dei componenti di 78 veicoli revisionati. Centraline elettriche, torrette ed altro di 225 veicoli corazzati sono scomparse in una fabbrica di Kiev; quattro carri armati da 6 milioni di Grivne mancano. L’ufficio del pubblico ministero è stordito dalla portata dei furti.
Aleksandr Zhilin, il capo del centro per lo studio dei problemi pubblici applicati, ha detto che durante l’operazione “anti-terrorismo” cinque generali ucraini sono diventati milionari, in dollari, in particolare quelli coinvolti nelle azioni punitive. Vi sono altri esempi di furti e appropriazione indebita. I soldati morti restano sul libro paga riempiendo le tasche dei superiori a Kiev. Secondo l’esperto, se tali enormi fondi continueranno ad essere sottratti, la guerra non finirà mai. Per evitare la coscrizione si deve pagare una tangente di 500 dollari nei centri di reclutamento. Non tanto, può sembrare a prima vista, ma il numero dei renitenti è di centinaia di migliaia, comportando un buon profitto. Una volta in prima linea, solo una tangente consente a un soldato di avere il permesso per andare a casa. L’euforia dopo la cattura di Slavjansk ed alcune altre zone delle repubbliche popolari, evapora. S’inizia a capire che non è una vera vittoria, ma piuttosto un serio fallimento della leadership responsabile dell’operazione. Un osservatore su hvylya.org ne parla criticamente. Secondo lui, Slavjansk non è stata presa in battaglia, è stata solo lasciata dagli insorti senza sparare un colpo. Le forze nemiche hanno lasciato la città senza perdite. E’ una cortina fumogena. E’ impossibile eliminare un gruppo di diverse migliaia con armi pesanti nella città di Donetsk, che ha una popolazione di oltre un milione di abitanti, anche se venissero utilizzate tattiche da guerra network-centrica. Ma le forze ucraine usano la tattica degli anni ’30, ancor più obsoleta dell’arte della guerra dei tempi della seconda guerra mondiale. Un altro autore ucraino ha scritto su Ukraine on Verge of Chaos che il peggio deve accadere ad autunno, quando il tenore di vita cadrà con il collasso economico, il freddo e l’impoverimento, e la gente sarà esasperata e stanca della guerra, le cui perdite incessanti faranno diffondere la sindrome di Donetsk (in stile afgano) tra i militari veterani delle operazioni di combattimento nella regione di Donetsk. I politici populisti sfrutteranno la situazione a proprio vantaggio; i media versano benzina sui sentimenti sciovinisti e militaristi. I tumulti esploderanno attaccando uffici statali e con pubblico linciaggio di parlamentari e funzionari di tutte le forze politiche. Già oggi i parenti dei soldati protestano di fronte alla residenza presidenziale. Vengono informati via cellulari delle cose scioccanti che accadono sul campo, dei comandanti che abbandonano i loro subordinati sul campo di battaglia. Una prima prova di colpo di Stato c’è stata a fine giugno. 300 soldati dei battaglioni organizzati e finanziati dal magnate Igor Kolomojskij, Donbass, Azov e Ajdar, mascherati e in tenuta da combattimento si riunivano a piazza Majdan, a Kiev. Volevano la fine del cessate il fuoco, l’instaurazione del regime militare, armi migliori per i volontari e il permesso di utilizzare ogni mezzo per eliminare le unità di autodifesa del Donbas. Sembrava essere un colpo di Stato militare. Nazionalisti estremisti ben armati della Guardia Nazionale lasciavano il fronte per riunirsi a Kiev con Pravij Sektor e le unità di autodifesa Majdan, chiedendo il cambio di potere dell’esistente regime corrotto. Secondo Sergej Juldashev, il capo dell’ufficio del procuratore di Kiev, 12 edifici amministrativi, tra cui il Palazzo di ottobre e la Casa ucraina, sono ancora occupati dai volontari. Ci potrebbero essere molte armi all’interno. Ad oggi, le unità di autodifesa non hanno alcun desiderio di lasciare gli edifici. Senza dubbio Igor Kolomojskij sarà il primo beneficiario nel caso in cui gli eventi procedano in questo modo.
I media nazionalisti avvertono Poroshenko. Dicono che l’esercito è l’unico attributo del potere legittimo dello Stato. Tutto il resto è degradato. Ma Petro Poroshenko respinge l’esercito. Cioè rifiuta il popolo. Allora chi è il suo alleato? Sembra che presto non avrà nessuno su cui contare. Perde la fiducia della gente. I militari iniziano ad odiarlo. Polizia e servizi di sicurezza sono demoralizzati e corrotti da tempo. Nel modo in cui procede la situazione, non durerà tre anni come Janukovich. C’è sempre il tramonto dopo l’alba. In generale, un possibile modello ucraino va emergendo. Secondo Jurij Romanenko, “il regime autoritario avrà caratteristiche da democrazia militare su base popolare. Senza base sociale solida, il regime semplicemente non resisterà a un nemico potente. Mosca ha fatto di tutto per convincere i russi che la giunta a Kiev governa. Questo è il momento per la giunta di resistere e mostrare quanto sia efficace”. Poroshenko comincia a rendersi conto di essere in pericolo e prende misure preventive. La fretta degli appuntamenti con i vertici militari e della sicurezza indica che si prepara ad affrontare un nemico interno piuttosto che esterno. Valerij Geletej è il neo-ministro della Difesa personalmente fedele al presidente. E’ stato a capo dell’Amministrazione della Sicurezza dello Stato (UDO) specializzata nella protezione dei funzionari governativi. La prima cosa che h fatto assumendo il nuovo ufficio, fu metter fine alla distribuzione di armi ai volontari (mercenari dei magnati) presso i depositi militari. Kolomojskij voleva queste armi per le sue formazioni, ma il ministro della Difesa gli ha detto di rivolgersi direttamente al Comandante Supremo, istigando i radicali disposti a prendere il potere. Poroshenko capisce che continuando la guerra nel Donbas, sprona sentimenti militaristi e ambizioni personali nel Paese, segnando la data del suo rovesciamento, che verrebbe accompagnato da spargimenti di sangue.
Le riforme economiche sono impossibili, date le circostanze. Il presidente ucraino è minacciato; vi sono forze che esigono la guerra fino a una fine vittoriosa. Ma è impossibile vincere una guerra contro il proprio popolo. Le divisioni non sono limitate ai campi di battaglia; esistono nelle menti e nei cuori della popolazione. Non importa quante azioni di combattimento si compiranno, le divisioni rimarranno. Ma chi chiede di continuare la guerra fino alla vittoria, guadagnerà forza diventando sempre più pericoloso. Il presidente Poroshenko ha l’istinto dell’autoconservazione e cercherà una tregua e un compromesso con i connazionali? Nel suo caso è l’unica possibilità di rimanere al potere. La gente lo sosterrebbe se scegliesse di agire di questo modo.

10458649La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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